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Il Comitato di Lettura


Ed eccoci qua, cari lettori, per segnalarvi una nuova iniziativa targata WD! Perché, come sempre sostengo io, il nostro sogno è scrivere, ma anche leggere bei libri e, a quanto pare, recensirli.

Sì, avete capito bene, parliamo di recensioni. Ma andiamo con ordine:

Lo abbiamo iniziato a rodare qualche mese fa, e ci è piaciuto davvero tanto, per cui vi annunciamo con piacere che ha aperto i battenti ufficialmente il nostro Comitato di lettura!
In breve, brevissimo, di cosa stiamo parlando?
Di un gruppo di lettori esperti e accaniti di marchio Writer’s Dream che hanno deciso di voler dedicare un po’ di tempo alla propria attività preferita: leggere e scrivere recensioni sincere sui testi che transitano tra le loro mani.

A chi è destinato?: a tutti gli autori esordienti/emergenti che hanno pubblicato un libro con una delle case editrici presenti nella nostra lista free.
Avete letto bene: Editori. Per il momento i testi auto-pubblicati non sono compresi nella cernita per pure motivazioni organizzative. Ma non demordete, presto ci saranno novità anche in questo ambito.

In questo momento abbiamo già delle letture in corso, ma non preoccupatevi, con un po’ di pazienza, ci sarà lo spazio per tutti quanti!
Chi volesse saperne di più, trovate qui il regolamento dell’iniziativa, che vi consiglio sin d’ora di consultare!
Un paio di suggerimenti:
– Non facciamo recensioni a pagamento
– Non leviamo/cancelliamo le recensioni su richiesta: chi ce la chiede lo fa a suo rischio e pericolo di poter ricevere delle critiche

Inoltre, le più belle recensioni di quei libri che ci hanno convinto di più, verranno postate anche sul blog del WD.
Per cui, cosa aspettate? Fatevi avanti!
E con questo, dal forum, il vostro Frà vi saluta, alla prossima!

#IoLeggoDifferente – Il comunicato stampa


differente

 

Cari lettori, in queste settimane anche il Writer’s Dream è stato in contatto con una nuova iniziativa che, sin da subito, ha attirato la nostra attenzione: si tratta di Io Leggo Differente (#ioleggodifferente). Nata dall’idea di un gruppo di autori ed editori, con l’intento di far conoscere ai lettori una moltitudine di libri, spesso belli e interessanti, che rimangono a volte esclusi dal circuito della filiera libraria. Oggi questo progetto sta muovendo i primi passi nel web e con piacere, anche noi, ne condividiamo la mission partendo dal loro comunicato Stampa. Eccolo qua, mi raccomando, aderite e condividete, ma soprattutto ricordatevelo. #ioleggodifferente. E tu?
In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E’ un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso: gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb  #ioleggodifferente.
A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

 

 

Buon anno a tutti voi


Carissim* utenti, staffer, scrittori, lettori, lurker e gente di ogni tipo,

siamo arrivati alla fine di un 2014 che per molti è stato brutto, per molti è stato bello, per molti è stato senza infamia e senza lode, per molti un anno come tanti altri.

Per me è stato un anno incredibilmente complesso, fatto di momenti fondamentali.

Ma non sono qui per parlare di me, bensì per parlare di voi.

Di ognuno di voi.

Vorrei ringraziarvi tutti, uno a uno, per tutte le cose straordinarie che fate per Writer’s Dream giorno dopo giorno, per tutte quelle che avete fatto e per tutte quelle che – sono certa – continuerete a fare.

Writer’s Dream è cresciuto tanto, tantissimo in questo 2014: abbiamo sfondato gli oltre seimila utenti registrati, superato i quattrocentomila post scritti, toccato punte di quattro milioni (4’000’000) di visite giornaliere.

Siamo la più grande community scrittevole (come amo questo termine, nato nel 2008 grazie a uno dei nostri primissimi staffer) di tutta Italia; ma non solo. A me piace pensarci come una grande famiglia: che litiga, bisticcia, discute ma è unita e si ama.

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Niente altro che urla


Oggi non parlo di libri, e nemmeno di editoria. Oggi voglio discutere dell’ennesima richiesta d’aiuto che è rimasta inascoltata.
Anche se siamo in agosto e tutti dovremo essere più rilassati… non è vero nulla. Il dileggio, l’odio e la mancata educazione alla diversità mietono vittime. In questi giorni l’ennesima, un giovane di 14 anni che, a Roma, non è riuscito a reggere il peso della consapevolezza che portava dentro.

Converrete con me, non ci sono parole che possano in nessun modo chiarire o lenire il senso di vuoto per una vita che si spegne senza un perché. Quanti di noi, a 14 anni, presi in giro, derisi, picchiati, hanno pensato che questo peso fosse troppo grande per le nostre spalle? Io l’ho pensato. Tante volte. Ho sperato che passasse in fretta quella fetta di tempo tra i 13 e i 20 anni, che mi mettesse in salvo dall’odio di chi mi sputava addosso, di chi mi picchiava per strada o voleva gettarmi nel cassonetto dell’immondizia perché ero magro, effeminato, piccolo, scheletrico e con gli occhiali. Perché sembravo gay.
Ci sono persone che non sono in grado di reggere eventi del genere e la fanno finita. Ci sono persone che, grazie al silenzio istituzionale, a chi ti dice che sei vittimista, a chi inquadra il modo differente con il male e indottrina gli altri, non riescono ad andare avanti serenamente e a cercare di stringere i denti, come ho fatto io. E non è colpa loro. Ma degli altri. Di chi non ti tutela perché non sei priorità o perché chiedere di essere difesi dalla legge lede il diritto di dirti che sei una lobby gay, o che solo perché sei gay fai schifo. Perché l’inganno del 21° secolo in Italia è che odiare qualcuno per quello che è non è odio, ma diventa opinione, diritto di offendere, dovere di libera espressione.

Non farò un sermone, non ho voglia. Dico davvero, mi cascano le braccia e pendono sui fianchi se ripenso a un dolore inascoltato. Come quello di questo giovane di 14 anni. Perché era prima che bisognava tendere l’orecchio, difendere, aiutare a fargli capire che l’odio non è opinione e che non è solo. Che un futuro migliore magari esisterà.
Eventi del genere fanno ammutolire le persone. Ho visto dispiacere di alcuni miei amici, di altri colleghi autori. Ho sentito l’assordante silenzio di molti altri. E questo è ugualmente triste.

Ma un gesto del genere non mi intimidisce. Non ha il potere di farmi nascondere a leccarmi le ferite, o di farmi scappare. Una morte del genere, senza senso (ma di sensi e responsabilità ce ne sono fin troppe) ha solo il potere di farmi ricordare che cosa ho subito io quasi 20 anni fa, e di farmi urlare, sì. Urlare ancora più forte che non mi avrete mai e che ce l’ho fatta. E che con tutto il mio piccolo potere di singolo, lotterò ogni giorno perché altri oggi non subiscano le cose che Francesco ha vissuto ieri.
Niente altro che dolore, strazio per una vita che si spegne. Urla, con tutta l’aria dei miei polmoni. Niente altro che urla. Che vorrei davvero diventassero coro.

Diritto di critica e dovere di recensire


Perché fare una recensione è un dovere, ma è anche un diritto.
Al suo interno bisogna essere capaci di dosare tutti gli elementi oggettivi e soggettivi della tua lettura, di quello che pensi, dei confronti con argomenti simili e, soprattutto, di ciò che l’esperienza con quel dato libro ti ha dato.
I requisiti minimi per recensire un testo senza ridicolizzarsi agli occhi di chi ti leggerà (ed è il più grande inganno in cui tutti cascano, soprattutto quando si è insolenti o supponenti) sono pochi, ma irrinunciabili:

Sincerità: non puoi dire b per a. Non puoi valutare bene qualcosa che non ti è piaciuto, o non leggere per intero un libro (anche se ne estrapoli gli estratti, tutti delle prime 40 pagine) e poi raccontare di quanto è pessimo tutto il prodotto. I lettori non sono scemi, e nemmeno quelli che cercano consigli. Se ne accorgono quando dici le bugie, e rischi di essere svergognato.

Lettura: Sì. Perché tutti sanno leggere, ma non tutti sono in grado di raccontare e analizzare la loro esperienza. Se non te la senti, non sei obbligato a farlo. Leggere è in primo luogo un’esperienza intima, totalizzante. Rimane a te. Per trasferire quello che senti agli altri, devi essere capace di trasmettere.

Oggettività: Devi scordare che stai leggendo qualcosa di qualcuno che conosci. Che ami o che odi. Devi dimostrare che non ti sei fatto condizionare da quello che pensavi prima di leggere. Il gusto personale deve incidere, è ovvio, ma non può diventare il tuo unico metro di giudizio. Proprio perché alla fine rischi di non giudicare un testo sul bene e sul male, ma solo sul mi piace/non mi piace. Mi spiego: non è che se l’autore non traveste i propri protagonisti di glitter e swarosky e non li fa vivere nella società americana, un testo non vale la pena di esistere. Chiediamoci sempre perché sono d’accordo o in disaccordo con il contenuto di quello che leggo. Sono io… o realmente non va?

L’opera: Mai, in alcun modo, devi giudicare l’autore nel personale e nel suo complesso da un testo. Sia che lo faccia in maniera sottile o in modo palese. È una prassi squallida, che mostra soltanto agli altri quanto tu sia invidioso.

Critica Costruttiva: Quello che dici, anche se negativo, va sempre inserito in un’ottica di miglioramento, di suggerimento, di dimostrare gli ostacoli che l’autore deve superare. Fai attenzione a non travalicare il limite, perché rischi che alla fine non stai recensendo, ma dileggiando qualcuno e il suo lavoro. E sono pochi quelli che possono permettersi un lusso del genere, soprattutto se consideri che, ahinoi, tanti autori hanno l’ego di cristallo.

Ma, infine, il mio preferito è sempre uno:

L’autorevolezza. Perché, se non fosse chiaro a chi scrive e a chi legge, il primo punto su cui non discutere (e non fare sconti) è la sovranità del lettore, il cui potere di giudizio non va patteggiato. Può essere mediato, oggetto di confronto se possibile, ma non contestato. Mettiamoci in testa una buona volta che il parere del lettore è sacrosanto, e che è autorevole in quanto tale. Per cui piantiamola di schermarci dietro ai titoli, o dietro a presunte esperienze sul campo che di fatto possono essere smentite dal primo che sta a un gradino sopra di te. Il lettore è autorevole perché legge, va rispettato perché si dedica a te, ti regala il suo tempo e ha diritto di poter dire se questo tempo lo ha usato bene o male con il tuo libro, senza che tu, autore, lo attacchi.  Così come, quando recensisci, non spacciarti per chi non sei. Rischi di diventare lo zimbello per chi magari scopre che non è vero nulla, anche quando il tuo branco osanna le tue esperienze. Perché prima o poi qualcuno ti rimette al posto tuo, sollevando il velo su quello che non sei.

Non è chiaro?
È un po’ come dire di essere esperti in tematica letteraria LGBT e di aver addirittura fatto attivismo, e poi dimenticarsi di aver dichiarato in precedenza di  non sapere nemmeno chi sia Genet, o di non aver letto il De Profundis, di non vedere gli albori della tematica in Alice nel paese delle meraviglie, di non conoscere ma disprezzare Tondelli o ancora di parlar male di un Gastaldi o un Carrino che coi loro esordi hanno segnato indelebilmente l’evoluzione della narrativa post gay nel nostro paese.
È lo stesso principio, che io sostengo da anni, che vale per gli scrittori o presunti tali: pubblicare non ti dà un titolo. Quello te lo devi guadagnare con impegno, umiltà e sudore. Scrivere piace a tanti, ma non tutti lo sanno fare, e non tutti quelli che riescono ad avere un marchio su una copertina a proprio nome, possono sentirsi scrittori (e magari guardare gli altri dall’alto in basso).

Ah. Io ora mi preparo per andare al mare, in compagnia di un buon libro.
Auguro “Buon relax” anche a tutti voi. 😀

 

Cinque anni di Writer’s Dream


Cinque anni, signore e signori. Sono già trascorsi cinque anni da quando Writer’s Dream era un piccolo forum dalla grafica orribile su Forumfree.

Dire che ne abbiamo passate, assieme, è riduttivo. Estremamente riduttivo.

Writer’s Dream è nato nella primavera del 2008 – pochi sanno che il 1 aprile è solo una data simbolica; ufficialmente, la fondazione risale al 10 marzo, ma è stato abbandonato a sé stesso per alcune settimane prima che mi decidessi a creare qualcosa di sensato. Dato che non avevo modo, all’epoca, di risalire alla data di fondazione e che non mi ricordavo assolutamente quando lo avevo effettivamente aperto, scelsi una data a caso.
Non troppo a caso: il 1 aprile mi piaceva perché coincideva con la fine di un mese a me antipatico – marzo non mi piace, non c’è nessun motivo particolare ma mi sta profondamente sulle scatole -, era il giorno internazionale degli scherzi e in più coincideva con l’inizio di un mese. Chi di voi segue il WD da un po’ di tempo avrà notato la mia fissa per gli inizi.

Questo post celebrativo – esattamente come il suo compagno sul forum – arriva decisamente in ritardo. È già sera, ma abbiamo leggermente spostato i festeggiamenti per due motivi:

– Oggi è Pasquetta;
– Fino a metà pomeriggio abbiamo fatto credere a tutti che avremmo chiuso WD per sempre.

Ma non angustiatevi: i festeggiamenti per il nostro primo lustro – primo di molti – dureranno ben cinque settimane.

Curiosi di sapere cosa abbiamo in serbo per voi? L’appuntamento è ogni giorno qui sul blog e sul forum.

Ritornando al futuro


Da luglio a questa parte sono comparsi solo due post sul blog. Due. Mea culpa, tutta mea.

Però, da ora in avanti si fa sul serio: abbiamo sfondato traguardi importanti in pochissimo tempo – superato i 3000 utenti iscritti al forum (che mentre il blog languiva continuava a prosperare, a essere visitato e crescere esponenzialmente) e raddoppiato le visite in meno di tre mesi.

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Seconda fase de La piccola bottega degli orrori, concorso horror


Raccolta fondi


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Writer’s Dream è una community diventata un punto di riferimento, nella rete italiana, per tutti coloro che amano scrivere. Da anni – dal 2008 – sosteniamo gli aspiranti autori e gli autori emergenti, l’editoria indipendente, e ci occupiamo di tutto ciò che riguarda i libri, la scrittura e l’editoria.

Writer’s Dream è un portale gratuito, che si autofinanzia; finora ci siamo sostenuti grazie a banner pubblicitari, ai piccoli proventi di attività collegate al nostro network e alle donazioni dei nostri utenti. Tuttavia, ci sono momenti in cui abbiamo più bisogno del vostro aiuto. Questo è uno di quei momenti.

Puoi donare anche solo 1€, e non sarai vincolato a farlo in futuro. Ecco a cosa serviranno le vostre donazioni:

– Spese di mantenimento del sito: molti di voi avranno notato che spesso il sito e il forum sono irraggiungibili: la causa è l’alto traffico, non supportato dal nostro server. Abbiamo la necessità di spostarci su un server più performante.
Inoltre, dobbiamo affrontare spese di manutenzione del software – che è a pagamento e costantemente aggiornato – per la grafica, e via dicendo;

– Portare avanti Bookaholic e la nostra collana editoriale, per la quale ci accolliamo tutte le spese. Attualmente, editor e impaginatori che si occupano della collana lavorano gratis, senza chiedere nulla in cambio; sono stati pagati solo gli illustratori, che sono collaboratori esterni;

– Acquistare libri di autori emergenti, per recensirli senza doverli richiedere gratuitamente alle case editrici;

– Coprire le spese per attività in librerie e locali: abbiamo intenzione di uscire dalla rete, e portare le attività di Writer’s Dream nelle città italiane. Per coprire le spese di trasporto abbiamo bisogno di un vostro aiuto;

– Finanziare la fondazione di un’associazione culturale registrata: vogliamo trasformare Writer’s Dream in un’associazione culturale a tutti gli effetti. Per farlo e per registrarla ufficialmente abbiamo bisogno di poter coprire le spese notarili;

[highlight_link link=”http://www.kapipal.com/writersdream” target=”blank”]Nella pagina delle donazioni[/highlight_link] troverai alcune piccole “ricompense” per la tua donazione, dei riconoscimenti per il tuo sostegno.

AGGIORNAMENTO: la casa editrice Lettere Animate ha deciso di darci il suo sostegno, donandoci 1€ per ogni copia cartacea che sarà da loro venduta dal loro shop online. Li ringraziamo infinitamente.

#cenap, #noeap e le case editrici su Twitter


Da poco tempo, diciamo da fine marzo, il sito Librisulibri ha lanciato su Twitter l’hashtag #cenap, che sta per Censimento Editori Non A Pagamento. Censimento del quale su Finzioni s’è parlato in toni che lasciavano presupporre si trattasse di un’iniziativa alquanto nuova.

Del fatto che Writer’s Dream se ne occupi da quattro anni – abbiamo festeggiato il compleanno 10 giorni fa, ricordate? – e che abbia stilato (e continui a stilare) una lista che conta oltre 270 case editrici, suddivise in ordine alfabetico e per genere di pubblicazione non si è parlato. Ma non è questa la cosa che non mi è piaciuta – non solo, almeno.

Non mi è piaciuto il #cenap in sé, perché oltre a fare un inutile reboot di un lavoro che va avanti da anni limita il censimento a 140 caratteri su Twitter. A dichiarazione di editori e autori – che possono essere vere come no – sul fatto che questo o quell’altro editore non chiedano soldi. Dato che nella nostra lista ogni editore è collegato a una discussione sul nostro forum dove autori e lettori e persone che hanno avuto a che fare con la casa editrice portano la propria testimonianza e opinione, direi che la differenza è sostanziale: come si può “mappare”, “censire” le case editrici senza le testimonianze di chi con l’editore c’ha avuto a che fare?

Così, ho scritto una mail a Finzioni, per chiarire il mio punto di vista – e chiedendo una risposta, non scrivo mail per interloquire con l’etere. Fatto sta dopo tre giorni non ho ricevuto risposta, e ho re-inviato la suddetta mail, pensando che si fosse dispersa tra qualche filtro antispam particolarmente solerte. Invece, mi è stato detto che la mail era già arrivata il giorno stesso in cui l’avevo spedita, ma non mi è stato detto perché non mi fosse stata data risposta. Boh. La replica continuava invece dicendo “se decideremo (cosa probabile) di fare un approfondimento su questi censimenti, allora riporteremo le tue osservazioni e ti citeremo”.

Cosa che Finzioni ha effettivamente fatto ieri, in quest’articolo. Dove, sarò pignola e brontolona e incontentabile e aggiungete tutti gli aggettivi di vostro gradimento, a mio parere la questione viene dipinta come un bisticcio tra bambini che vogliono il primato. Anzi, i capricci di un bambino che si lamenta perché viene escluso dai giochi.

E così, viene detto che Writer’s Dream – anzi,  io – ho lanciato l’hastag #noeap qualche giorno fa, in risposta a #cenap, per concorrenza. E Camilla Cannarsa di Librisulibri commenta che “#noeap mi sembra una presa di posizione. “No editoria a pagamento” lo dice qualcuno che è contro l’editoria a pagamento.”  E fin qui non fa una piega: #noeap esiste da molto, molto, molto tempo, e non è un hashtag lanciato da Writer’s Dream, ma usato da Writer’s Dream quando pubblica e condivide articoli contro l’editoria a pagamento.

Camilla Cannarsa, nei suoi commenti, prosegue così: “#cenap è soltantro una lista (consultabile ed embeddabile da tutti) che elenca le case editrici non a pagamento, e cioè che svolgono la normale attività di editori (selezione, cura, editing e promozione delle opere).”
E qui sorge un altro problema, derivante da una falsa voce diffusa qualche tempo fa da brava gente: secondo questa voce, la nostra lista non è consultabile, non è condivisibile, non è linkabile e nessuno di noi vuole che venga diffusa. Praticamente, ci mettiamo davanti alla lista abbaiando e ringhiando contro chiunque si avvicini.  Il motivo per cui la compiliamo è oscuro, a questo punto, e non si capisce cosa sia successo negli ultimi quattro anni quando siamo stati riempiti di minacce, insulti e diffide: se le liste sono ssseggggrete perché siamo stati vittime di uno scassamento di balle inimmaginabile?

Le nostre liste sono talmente nascoste e inaccessibili e non vogliamo che nessuno le legga che ci siamo presi la briga, il 30 agosto 2010, di  farne una versione suddivisa per generi aggiornata manualmente [nota dell’1/11/2012: da oggi è aggiornata in automatico] (sapete cosa significa suddividere manualmente per generi 270 editori, di cui praticamente nessuno pubblica un solo genere?). Così, per divertimento.

(Seriamente, ma chi diavolo l’ha messa in giro questa voce? E come ha fatto a farsi credere da chicchessia?)

Finzioni, in ogni caso, chiude così l’articolo: “Pertanto, #cenap o #noeap che sia, chiunque voglia segnalare la più o meno corretta attività di un editore è libero di farlo nel modo che più preferisce. Più le informazioni giuste girano, meglio è per tutti.”

Permettetemi qualche piccola precisazione:

1. Abbiamo appurato che #noeap non è un hashtag nato per contrapporsi a #cenap per contribuire al mappamento delle case editrici non a pagamento italiane. Chiunque voglia segnalarci la sua esperienza lo fa via mail o sul forum.

2. Pensare di censire le case editrici italiane in 140 caratteri è totalmente impossibile. Non ci sono approfondimenti, non ci sono verifiche, non c’è niente perché è totalmente impossibile condensare un’esperienza editoriale in 140 caratteri, perché se anche l’esperienza fosse riassumibile in “è stata sublime” o “ha fatto schifo a livelli stellari” personalmente – e i membri della nostra community – vogliamo sapere il perché. Sapete quanta gente è arrivata dicendo “il mio editore è uno stronzo, picchiatelo!” e si è scoperto che l’autore in questione pensava che la casa editrice l’avrebbe tradotto in quindici milioni di lingue ed esportato su Alfa Centauri?

3. Più le informazioni giuste girano, meglio è per tutti. Appunto, informazioni giuste. Perché nella lista compilata da Librisulibri errori ce ne sono più di uno. Non è nostra intenzione emulare i furboni che da anni arrivano da noi dicendo “ci sono un sacco di errori, mancanze e cose da sistemare” e alla domanda “ovvero?” sparivano, ma non abbiamo né il tempo né la voglia di indirizzare sulla giusta via un reboot di un lavoro che portiamo avanti con un team di persone che se ne occupano costantemente e che per la sua stessa natura – 140 caratteri su Twitter – è e rimarrà superficiale e non approfondito.

Infine, la frase di intermezzo dell’articolo dove si dice “due progetti identici dove ciascuno coltiva il proprio orticello senza interloquire con l’altro, o due progetti distinti per natura e scopi pur trattando uno stesso tema? ” non mi è piaciuta poi tanto, e per tanti motivi: perché non è uno scontro né una gara a chi ha l’orto più verde, perché Writer’s Dream non è un piccolo orticello ma una delle più grandi community italiane sull’argomento, e perché è da quando ho aperto questo posto che personalmente cerco la collaborazione con chi ha progetti simili al mio e/o che suscitano il mio interesse.

Dato che dicevo che Finzioni ha risposto alla mia mail solo dopo aver sollecitato la risposta con un secondo invio, è giusto riportare anche che ho contattato anche Librisulibri per discutere della questione “reperibilità delle liste”, ma non ho ottenuto risposta. Giusto per ricordare che parlare con l’etere non è simpatico.

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