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Inversione dei poli


Attenzione: questo post è polemico (molto polemico) e potrebbe farvi alzare la pressione. Se soffrite di problemi di questo tipo, non leggete ché non voglio essere citata per lesioni colpose. Sciò, sciò. Se proseguite, affar vostro.

Quando ho iniziato il cammino (vorrei dire arrampicata sui dirupi, viste le difficoltà che si incontrano, ma poi ci sarebbe qualcuno che se ne uscirebbe dicendo che sono un’arrampicatrice e voglio diventare la nuova capa Mondadori) nel mondo dell’editoria ero completamente dalla parte degli autori e vedevo gli editori quasi come il fumo negli occhi.
Ora le posizioni si sono quasi completamente ribaltate. Perché? Non fate quelle facce, fatevi un esame di coscienza, piuttosto.
Vi spiego tutto, subito.

L’autore – che sia aspirante, esordiente, emergente o chessoio – vuole che tutto sia giusto, pulito, perfetto, limpido e lindo. Vuole che il suo libro sia pubblicato, possibilmente gratis ma non è condizione necessaria – perché sapete com’è, al mondo non si pubblica se non si è raccomandati, se non si è qualcuno, e insomma, tutti fanno così e gli editori che pubblicano gratis non esistono e se esistono non sono mica così affidabili come dicono, mica fanno il loro lavoro nonononono – vuole che sia tradotto in 146 lingue, meglio se 492, ché ad abbondare non si fa mai male; vuole che venda, possibilmente il doppio di tutti i libri di Dan Brown e di tutta la saga di Harry Potter messi assieme, essere ospitato su Canale 5, Rai2, MTV e così via, comparire su Panorama, Il Giornale, Repubblica, Il Corriere della sera e… insomma, ci siamo capiti. L’autore pretende.
Ma, visto che è leggermente difficile ottenere tutto quanto descritto sopra, con un grande atto di umiltà cosa fa? Si accontenta.
Si accontenta del piccolo/medio editore di periferia e passa il suo tempo tra blog, forum, aNobii e Facebook a lamentarsi di come sia difficile essere uno scrittore, di come l’ostruzionismo dei librai sia impossibile da superare, di come i recensori non si trovano, di come… Ci siamo capiti, no?

Ora, mi collego a un fatto recente – recentissimo: la sospensione delle tariffe agevolate per le spedizioni per gli editori. Subito sulla rete è nato un grande movimento, tutti a urlare “ribelliamoci!” (ci ho fatto anche un post) e così via, lamentandosi di come sia possibile soffocare la cultura in questa maniera, già i piccoli editori sono in difficoltà e…
Come? Sì, ho letto giusto: i piccoli e medi editori sono in difficoltà, più precisamente sull’orlo del lastrico. Succede che case editrici formidabili – come Tanit, La Penna Blu, Las Vegas, Villaggio Maori, I sognatori, la mia adoratissima Edizioni XII – siano in via d’estinzione e rischino di crollare.
E’ verissimo. E’ amaramente verissimo.

Ma perché sono sul lastrico? Per quale stramaledettissimo motivo la piccola editoria sta crollando, perché? Perché, su 100 persone che vogliono pubblicare solo 1 è disposta a comprare un libro, anche ogni due o tre mesi, mica uno al giorno, di una piccola/media casa editrice.
Ah. Gli stessi che se ne lamentano sono i responsabili dell’andamento disastroso dell’editoria italiana.
Oh, sto parlando con te che mi stai leggendo, non con un generico “voi, loro”! Al 99% tu, che stai leggendo – magari annuendo convinto – sei uno di quelli contro cui sto puntando il dito! Quindi, non darmi ragione, e se me la dai fa qualcosa per cambiare!

Vi immaginate come sarebbero diverse le cose se ognuno di voi – sì, diamine, VOI – comprasse UN libro ogni mese, ogni due mesi, ogni tre mesi, da un piccolo o medio editore?
Vi rendete conto che, in media, un loro libro costa 10€?

Sinceramente, vale la pena di aiutare gente che piange e geme ma non fa niente di niente per cambiare la situazione per cui frigna? Non lo so più.
Datemi voi una risposta, datemi voi una giustificazione.
Io non ve ne do più.

Gesti concreti


In seguito alla notizia sulla sospensione delle tariffe agevolate per gli editori su Facebook e sulla rete sono nate iniziative che sostengono l’opposizione degli editori al fine di ottenere di nuovo le agevolazioni. Le solite raccolte di firme, il passaparola, spargi la voce, scrivi al Parlamento… quando mai una petizione è servita a qualcosa? C’è anche una petizione contro l’editoria a pagamento, in giro. Il problema è sempre il solito: si parla, si parla, a parole c’è un grandissimo sostegno. “Facciamo sentire la nostra voce” è il motto preferito di chi si arma di tastiera e Facebook, spargendo ai quattro venti un link che, nell’80% dei casi, verrà ignorato e catalogato come spam. L’ho firmato anche io, l’appello del Gruppo Edicom, ma sono certa che sarà del tutto inutile. Tentar non nuoce, e inserire la propria mail non costa nulla. Però. L’ho detto sopra, che c’è un problema: se tutti quelli che si stanno mobilitando per lasciare note sui profili di Facebook altrui (chissà con che utilità), scrivere petizioni, distribuirle e quant’altro comprasse un solo libro di un solo piccolo/medio editore il problema di rientrare nei costi non esisterebbe più, per il semplice motivo che si risolverebbe anche quella bellissima cosa chiamata “crisi della piccola e media editoria”. Quanti sono quelli che, dall’alto di blog, pagine di FB e via dicendo, inneggiano al sostegno della piccola e media editoria italiana? Innumerevoli.
E quanti sono quelli che sproloquiano per pagine e pagine, lamentandosi di quanto brutto, cattivo e puzzone sia il mondo dell’editoria per quei poveri, piccoli scrittori esordienti che non riescono, poveri loro, non riescono a farsi largo tra tutte quelle Grandi Case Editrici che oscurano il loro talento, li mettono in ombra?
Ancora più innumerevoli.

E quanti di questi innumerevoli individui compiono un gesto concreto al di là del bellissimo post che genera una marea di commenti di gente che annuisce accigliata, perché sì, diamine, bisogna far qualcosa per cambiare ‘sto posto di merda, ma lasciamo che siano gli altri a farlo, tanto da soli non si risolve mai niente, non ci sono più le mezze stagioni?
Incredibilmente pochi. Perché, e torno a ripeterlo a costo di risultare pedante, antipatica, asfissiante, se ognuno dei lamentosi blogger e degli autocommiserevoli aspiranti scrittori comprasse un solo libro da una piccola/media casa editrice le cose cambierebbero.

Non venitemi a dire “ma tanto le cose non si possono cambiare”, e non venitemi nemmeno a dare pacche sulle spalle dicendo “meno male che ci siete voi”.
Non so cosa farmene di pacche sulle spalle, io voglio gesti concreti. Perciò sciò, sgomberate: anziché regalare un uovo di Pasqua regalate un libro di un piccolo editore italiano.
Free, non a pagamento!