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Si scrive ‘Speechless’ si legge ‘perfect’.


Buonasera, buongiorno e buonanotte, mie adorate bestioline!
A distanza di due giorni – o tre, dipende da quando leggerete questo post (o da quando lo posterò io) – sono tornata su questi lidi, anche stavolta per una pseudo-recensione.
*Non hai qualcosa da fare? Come morsicarti le dita? Tagliarti una gamba? Studiare?*
… siete pessimi, lasciatevelo dire.

Anyway, suppongo vi stiate chiedendo cosa ci faccio di nuovo qui, perché e a portarvi cosa.
Beh, spero che il titolo dica abbastanza, ma per essere più espliciti, siamo qui per festeggiare (perché io e centinaia di altre persone, aspettavamo con assoluta impazienza!) l’uscita del nuovo numero di Speechless.
Suppongo vi ricordiate di cosa sto parlando (nella fattispecie, di questo qui, bestioline).
Prendete biscottini, thè caldo e mettetevi comodi, gente, the game is on!

 

Lo sapete, ormai, la prima cosa che io guardo è – ovvio – la copertina (sì, se ve lo state chiedendo, sono rimasta a guardarla per un periodo indefinito).

La cover artist di questo numero, è nientepopodimenoche Yuko Rabbit (qui, il suo sito), che ci delizia con un’intervista heart to heart (e una serie di lavori spettacolari dai colori morbidi e caldi) dove ci rivela il suo essere “autodidatta” e permettendoci di far diventare i suoi sogni, anche un po’ anche i nostri – e dandoci quel filo di speranza che in questo periodo manca, vé -.
(Se pensate che l’inizio sia col botto, immaginate il resto!)
Speechless tratta di argomenti attuali – come già ho avuto modo dirvi -, ma anche alcuni che spesso vengono lasciati in disparte e che costituiscono invece una nuova realtà editoriale (bellissima, a questo proposito, l’intervista a Emons Audiolibri) e, sempre sulla stessa linea, l’articolo editor-scrittore e sul self publishing (ho personalmente apprezzato le pagine dedicate a Bao Publishing, editore di fumetti perché… beh, perché amo i fumetti).
In realtà, Speechless – in questo numero come negli altri – ci omaggia di tantissimo materiale, curato, professionale, ma non per questo meno ironico e interessante, che ti permette di leggere oltre duecento pagine con la leggerezza e la voglia di scoprire che cosa ci sia come prossimo articolo, non accorgendoti di rimanere ore e ore incollato allo schermo senza mangiare, senza bere, senza cucinare (… non sto assolutamente parlando di me, che cosa vi viene in mente?).

Merito al merito, su questo punto, bisogna dire che questo è permesso anche dalla grafica ordinata e spaziale, che ti permette di sfogliare un’editoriale di questo livello, in assoluta tranquillità e benessere.

Per questo – e per altro – potrei stare ore a elencare tutti i vari passaggi di questo meraviglioso nuovo numero (come per esempio, il “capitolo” dedicato alla nuova grapich novel di Victoria Francés, quello dedicato al duecentennale di Orgoglio e Pregiudizio, l’intervista a Vicolo Cannery, oppure tutti i racconti presenti che s’incastrano alla perfezione con il resto) ma poi vi toglierei il divertimento di andare a leggerlo, e non voglio certo farvi un tale sgarbo, bestioline.

Quello che so – ed è un po’ personale come considerazione, ma anche assolutamente oggettiva e su cui vorrei rifletteste – è che (visto il risultato finale) può sembrare facile creare una rivista di questo genere (che sembrava così ben avviata fin dal principio) ma, in realtà, si va avanti, sì, con la professionalità – perché senza quella dove vai? – ma anche e specialmente con la voglia di fare bene il proprio lavoro, con l’essere innamorati della propria creatura, e con la consapevolezza (e la speranza) di riuscire dove molti hanno fallito.
Siamo passati da “svicolare i muri precocenttuali” (come avevo detto la scorsa volta) a “cambiamo le cose, perché possiamo farlo” e, in soli quattro numeri, penso sia un traguardo enorme, ed è anche per questo che considero Speechless la miglior rivista sul mercato (per modo di dire, considerando che è assolutamente gratuita) in questo momento.

By the way, in attesa della prossima uscita (… adesso? Dai, dai!) ci tengo a segnalare l’iniziativa che Diario porta avanti. Parlo di What woman (don’t) want, contro la violenza sulle donne. Il progetto completo uscirà a breve (e magari ci faremo un articolo particolare anche qui sul WD), ma nel frattempo vi lascio più che volentieri con la preview dei racconti.
Live long and prosper, bestioline (c’ho attaccato il morbo con Star Trek, che volete? Tzè!) e al prossimo post!

Speechless… and read it!


E in questa giornata di pioggia e vento che vi diamo il buongiorno o buonasera cari lettori (c’è il fuso orario da qualche, non facciamo i razzisti e salutiamo tutti!). Avvolta nella mia shock blanket (oh, ci sono fan di Sherlock, qui? Fatevi avanti, bambini, non vi mangiamo!), tremando per il freddo e il sonno, oggi vi parlerò un po’ di Speechless.
Oh, sento già le vostre voci soavi porre la domanda fondamentale (di cui però la risposta non è 42) : what is Speechless?

Il primo numero di Speechless – rivista sull’editoria, sulla scrittura (e, più in generale, talenti di qualunque tipo) appendice del più navigato blog letterario Diario di pensieri persi che il 19 ottobre ha festeggiato i suoi tre anni di vita! – viene pubblicato alla fine di Maggio 2012.

Già dal numero zero, Speechless s’impone (come, personalmente, ho visto poche volte in questo nuovo universo) nel campo delle riviste digitali, sbancando il lunario – puramente numerico, giacché è disponibile gratuitamente online – e avendo riscontri sempre più visibili in ogni parte del web (e in testate giornalistiche nazionali, ricordiamo infatti un articolo in particolare, scritto da Loredana Lipperini ne La Repubblica).

Con il numero uno – e in meno di tre mesi – Speechless totalizza un milione di visite, quadruplicando in maniera precisa il numero zero (mica pizze e fichi, ragazzi!) e diventando in maniera ufficiale una testata giornalistica.

Dopo questa breve introduzione (d’obbligo, because of reason) eccoci qui giunti al numero due, uscito poco più di quindici giorni fa. Partiamo dal colpo d’occhio più evidente: l’immagine di copertina. Vi ricorda qualcosa? Andiamo, fan della Marvel! Inforcate gli occhiali e lasciatevi andare all’urlo disumano che vi sta consumando le viscere.

Sì, quello è il tratto di Simone Bianchi, siore e siori, condito con le illustrazioni stupende di Victoria Frances e una grafica curata nei minimi particolari, amalgamata in maniera perfetta con i contenuti variegati e interessanti che fanno capire la differenza fra una rivista e una rivista professionale.

Come detto poco sopra, Speechless si occupa principalmente di scrittura, editoria ma anche di talenti, e fra le pagine di questo nuovo numero ce ne sono davvero tanti, a partire dalle interviste a Vicki Satlow (che di talenti, ne ha scoperti parecchi), agli stessi Simone Bianchi e Victoria Frances, passando da Maurizio Bettini e Elisabetta Chicco Vitzizzai fino ad arrivare a Rebecca Coleman (e a tantissimi altri artisti!).

Si parla di libri in uscita, di libri già editi e di grandi della letturatura come Charles Dickens a Arthur Conan Doyle (di cui Speechless ci omaggia di un bellissimo racconto totalmente inedito!), ma si parla anche di musica, di cinema e serie tv, culminando con un articolo approfondito sullo sceneggiatore/animatore/regista/produttore Hayao Miyazaki (che io personalmente amo moltissimo) lasciandoci, inoltre, tanti racconti scelti dalla redazione da poter leggere.

Quando si arriva alla fine, ci si sente un po’ come quando, dopo ore e ore di chiacchiere fra amici, ci si rende conto di dover andare via ed è un po’ traumatico dover chiudere quella che, a tutti gli effetti, è una rivista specializzata un po’ in tutto (ben sapendo che si dovrà aspettare qualche mese per poter avere a “portata d’occhi” una nuova uscita).

Speechless è al terzo numero e ha già sfondato così tanti muri precocenttuali su questa realtà – a partire dal fatto che, ormai, i nuovi progetti “lasciano il tempo che trovano” – che io mi sento di dare pieno consenso a un giornale che, non solo ha dimostrato di poter imporsi e far parlare di sé semplicemente mettendoci cuore e professionalità, ma che si prospetta ogni numero più particolare e interessante.

Nel frattempo, aspettando Speechless tre, vi lascio con il trailer del due e I fuochi di Samhain – storie di streghe, una raccolta di raccolti per Halloween curata proprio da Speechless, resa pubblica qualche giorno fa.

Per il resto, che altro si può dire a parte Speechless… and read it!

Speechless #1


Speechless è un progetto che merita ben più di qualche parola. Nata dalla mente di Alessandra Zengo – alias Emanuela Taylor, già fondatrice dello splendido blog letterario Diario di Pensieri Persi – è una rivista digitale gratuita sul mondo dei libri e dell’editoria.

Speechless aveva esordito qualche mese fa con il numero 0, che ha totalizzato numeri decisamente impressionanti: oltre 50’000 letture, cifre che danno il capogiro, ancor di più se si pensa che le riviste gratuite sull’editoria e i libri spuntano come funghi e si ricavano nicchie minuscole, sull’ordine delle poche centinaia di download.

Il numero uno di Speechless ha esordito ieri, e ha una cover d’eccezione: in copertina trovate un’illustrazione di Luis Royo, e all’interno un’intervista al grande illustratore.