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Il Comitato di Lettura


Ed eccoci qua, cari lettori, per segnalarvi una nuova iniziativa targata WD! Perché, come sempre sostengo io, il nostro sogno è scrivere, ma anche leggere bei libri e, a quanto pare, recensirli.

Sì, avete capito bene, parliamo di recensioni. Ma andiamo con ordine:

Lo abbiamo iniziato a rodare qualche mese fa, e ci è piaciuto davvero tanto, per cui vi annunciamo con piacere che ha aperto i battenti ufficialmente il nostro Comitato di lettura!
In breve, brevissimo, di cosa stiamo parlando?
Di un gruppo di lettori esperti e accaniti di marchio Writer’s Dream che hanno deciso di voler dedicare un po’ di tempo alla propria attività preferita: leggere e scrivere recensioni sincere sui testi che transitano tra le loro mani.

A chi è destinato?: a tutti gli autori esordienti/emergenti che hanno pubblicato un libro con una delle case editrici presenti nella nostra lista free.
Avete letto bene: Editori. Per il momento i testi auto-pubblicati non sono compresi nella cernita per pure motivazioni organizzative. Ma non demordete, presto ci saranno novità anche in questo ambito.

In questo momento abbiamo già delle letture in corso, ma non preoccupatevi, con un po’ di pazienza, ci sarà lo spazio per tutti quanti!
Chi volesse saperne di più, trovate qui il regolamento dell’iniziativa, che vi consiglio sin d’ora di consultare!
Un paio di suggerimenti:
– Non facciamo recensioni a pagamento
– Non leviamo/cancelliamo le recensioni su richiesta: chi ce la chiede lo fa a suo rischio e pericolo di poter ricevere delle critiche

Inoltre, le più belle recensioni di quei libri che ci hanno convinto di più, verranno postate anche sul blog del WD.
Per cui, cosa aspettate? Fatevi avanti!
E con questo, dal forum, il vostro Frà vi saluta, alla prossima!

#IoLeggoDifferente – Il comunicato stampa


differente

 

Cari lettori, in queste settimane anche il Writer’s Dream è stato in contatto con una nuova iniziativa che, sin da subito, ha attirato la nostra attenzione: si tratta di Io Leggo Differente (#ioleggodifferente). Nata dall’idea di un gruppo di autori ed editori, con l’intento di far conoscere ai lettori una moltitudine di libri, spesso belli e interessanti, che rimangono a volte esclusi dal circuito della filiera libraria. Oggi questo progetto sta muovendo i primi passi nel web e con piacere, anche noi, ne condividiamo la mission partendo dal loro comunicato Stampa. Eccolo qua, mi raccomando, aderite e condividete, ma soprattutto ricordatevelo. #ioleggodifferente. E tu?
In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E’ un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso: gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb  #ioleggodifferente.
A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

 

 

Di me diranno che ho ucciso un angelo


Ci sono dei libri che sono capaci di toccare il cuore del lettore con un dito invisibile. Che trascinano, semplicemente trascinano dentro il testo e tutti i suoi messaggi. È   questo l’effetto che mi ha fatto Gisella con il suo esordio, e proprio per tale motivo, non finirò mai di ringraziarla per avermelo mandato.

Gisella

Titolo: Di me diranno che ho ucciso un angelo
Autore: Gisella Laterza
Editore: Rizzoli
Prezzo: 15 euro
N. Pagine: 192

Trama: dopo una notte dove, di sicuro, nulla è andato come avrebbe voluto, Aurora, giovane ragazza triste, si ritrova in un tram. Sola. In quell’occasione incontrerà un angelo che, con pazienza, le racconterà la storia della sua caduta dal cielo, e la costante rincorsa della persona, la demone Sera, di cui si è perdutamente innamorato. Tra racconti di aneddoti della vita dell’angelo e della ricerca di Sera, la trama si sviluppa verso il suo epilogo dove l’amore, in modo dolce e amaro, alla fine vince. A ogni sacrosanto costo.

Contenuti: Pur presentandosi come fiaba moderna, i contenuti del testo che si evincono nell’immediato sono di ampia portata. Si parla di passione, ma non un amore comune: si tratta di quello che unisce due persone, un angelo e una demone, talmente diverse tra loro da richiedere a entrambi un percorso di cambiamento che possa in qualche modo andare incontro a entrambi, nel mezzo. A parte tutte le riflessioni a corredo, dove il lettore si ritrova a pensare che forse la diversità non va mai giudicata ma, nel caso, scavalcata per incontrare l’altro, in questa storia toccante ci ho ritrovato  la metafora della vita stessa, intesa come un percorso unico e irripetibile da affrontare senza remore per essere felici, qualsiasi siano le conseguenze. E in questo senso, ritengo che il concetto si esprima con vigore e che sia positivo che il target di lettura individuato sia anche nella gioventù, laddove proprio il senso della vita si disperde quando si fanno i conti con la società moderna. Vita, amore e intenti si mischiano, corrompendosi, parlandoci di esistenza spirituale e carnale nel contempo.
Pur richiamando, nella sua espressione attraverso incontri con personaggi nitidi e nel contempo sfuggenti, il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, il libro di Gisella Laterza fa un ulteriore passo in avanti, differenziandosi da quel tipo di storia a morale per diventare, nella sua stesura, essa stessa principio guida, da tenere a mente nei momenti di sconforto. Un altro contenuto sul quale ho riflettuto è l’avanzare della spersonalizzazione della società moderna, dove la tecnologia, la società e l’organizzazione aggregativa dei pari (e in questo è calzante l’intero vissuto inespresso di Aurora), così come la rincorsa del tempo da non perdere, i soldi o il sesso offuscano i piccoli valori quotidiani, facendo tendere l’animo a raggiungere un concetto mitizzato di felicità che poi, invece, si perde per strada proprio perché i valori e i piccoli obiettivi vengono dimenticati. Tutti i personaggi che compaiono nella storia definiscono questo concetto, lo sviscerano, ci propongono il prima e il dopo con immediatezza. Ci ricordano cosa sia l’eroismo, che parte nei gesti quotidiani, quanto sia importante l’innocenza nell’affrontare l’altro e, soprattutto, che il calore del cuore non è meno importante di altre cose effimere per farci stare bene con noi stessi e nel mondo.

Stile e forma: lo stile è immediato, carico e particolarmente emotivo. La forma, in questo frangente, è quasi sempre azzeccata, a parte qualche ripetizione di termine che anziché rinforzare il concetto emozionale, fa storcere il naso. Il quadro della trama, organizzata in comparti tra racconto dell’angelo/incontro e riflessione di Aurora/percorso di Sera, risulta alla fine essere funzionale e senza forzature. Sicuramente la dote maggiore è il riuscire, con la scrittura delicata ma non edulcorata, a rendere forti e vivide le passioni e i sentimenti, a volte senza nemmeno doverli esplicitare direttamente.

Ambientazione e personaggi: Una caratteristica che risulta chiara dalla narrazione è una predilezione per un ambiente buio, scuro o grigio, che si fonde nel substrato caldo della storia, quasi a creare un piccolo e piacevole contrasto che da un lato stempera i sentimenti forti, rinforzandoli. Piove, nella foresta fa buio, fuori fa freddo, si sente la brezza del mare, il sole sorge… tanti piccoli dettagli tristi che vengono gestiti con maestria consentendo alla storia di emergere sul resto e catturare il lettore. Non ci sono descrizioni approfondite, esse scivolano con semplicità all’interno dei gesti, senza mai ostacolare lo svolgersi delle vicende.
I personaggi sono di diverso grado e intensità. Alcuni, come Sera, Aurora e l’angelo, appaiono in tutta la loro drammaticità, in tutto il loro potenziale. Altri invece, per quanto intessuti tra loro in modo efficace, senza lasciare nulla al caso o alla comparsa del momento, compaiono più come delle macchie, evanescenti ma comunque indelebili nel ricordo che l’Angelo o Sera trasmettono e lasciano sulla carta. L’unico che appare fuori schema è Argento, proprio perché la natura del suo desiderio e delle sue motivazioni appaiono piuttosto oscure: compare, un breve attimo appena, nella narrazione, per poi farvi ritorno e contribuire all’epilogo. Forse, se fosse stato concesso al lettore qualche altro dettaglio della sua storia e del suo agire, apparirebbe meno forzato, meno legato al ruolo di fautore del destino dei due amanti.

Giudizio Finale: Per me, per noi, leggere è in primo luogo un’esperienza di vita. Di rado mi capita di incontrare dei testi che siano in grado appieno di strisciare dentro l’animo e apportare dei messaggi importanti anche per situazioni reali che, all’apparenza, non sono pertinenti con la storia. Questo per me è uno dei casi. Un bel libro, che Gisella ha saputo regalare alla comunità dei lettori e a cui auguriamo ogni bene di questo mondo. È consigliato a tutti coloro che vogliono leggere una bella storia su cui vogliono meditare, e a me e a tutti coloro che in questo momento stanno cercando risposte dalla vita

La bambina senza cuore


Titolo: La bambina senza cuore
Autore: Emanuela Valentini
Editore: Speechless Books
Prezzo: Gratuito, scaricabile qui: http://labambinasenzacuore.altervista.org/download/
Pagine: 295

Trama: Sullo sfondo di un borgo inglese, Whisperwood, circondato un bosco ricco di leggende e regolato da strane leggi che impongono alla cittadinanza il coprifuoco, la piccola Lola incontrerà l’adolescente Nathan. Nonostante i 100 anni di differenza che li separano, tra i due si svilupperà un sodalizio importante, che permetterà a Lola di recuperare la memoria sul suo tempo e la sua storia e nel contempo a Nathan di rimediare agli errori dei suoi avi una volta per tutte.

Contenuti: In 295 pagine si parla di amicizia, di dolore e di elaborazione del lutto, ma anche di famiglia e del valore dell’affetto e dell’onore. Tutte i personaggi si muovono nella scacchiera dell’ambientazione esprimendo, aldilà degli stravolgimenti e dei colpi di scena, dei sentimenti basilari comuni al vissuto degli esseri umani. Un aspetto di rilievo, espresso prioritariamente con gli usi e le etichette del 1890 (me che comunque poi si ripercuotono e passano attraverso anche gli atteggiamenti del 1990) è la concezione della donna “inconsueta” identificata come strega e, in quanto tale, da evitare/etichettare/isolare se non proprio punire. Aldilà dell’effettivo possesso di poteri paranormali, l’idea che transita al lettore è comunque un valore positivo della diversità che si deve affrancare agli occhi della collettività non con la tolleranza, ma con l’accettazione. ( – Non aver paura di quel che non conosci). I temi universali pertanto acquisiscono spessore all’interno della trama, restituendo nella lettura tanti piccoli messaggi sui quali riflettere, apprendere la lezione, proprio come nelle fiabe.

Personaggi: Tutti i personaggi della storia, che siano secondari o principali, hanno un ruolo ben definito e costruito sul piano narrativo. Al di là di alcuni cliché di massima (il padre scomparso di Maud, la madre di Lola che si sacrifica per lei e che la sorveglia sotto mentite spoglie, tanto per esemplificare) si acquisisce nella lettura un quadro dinamico e variegato che rende bene l’effetto di coralità della narrazione, concedendole il giusto brio. L’assenza di spessore di alcune comparse è comunque funzionale alla resa cinematografica (e ci torneremo a breve) del romanzo, consentendole un buon ritmo di lettura e assimilazione proprio con l’impatto visivo della scena raccontata.
Un altro aspetto sul quale è doveroso esprimersi è di sicuro la dimensione emotiva del vissuto e dei pensieri dei personaggi: le percezioni e il trasporto nel vissuto e nei sentimenti provati permeano il testo, consentendogli di coinvolgere oltre che di apparire verosimile, mediando l’aderenza tra ciò che i personaggi provano e quello che i lettori, secondo il proprio bagaglio esperienziale, riconoscono.

Ambientazione: E’ il vero punto di forza del testo. Nell’esperienza di lettura si percepisce con notevole forza la presenza fisica dell’ambiente dove le scene si svolgono: gli odori, i rumori, il clima ma soprattutto le tinte, estremamente cupe tanto da ricordare le atmosfere proprie di una corrente cinematografica espressa al meglio da Tim Burton. Le scene sono buie, brulle, desolate, ogni rumore si amplifica, ha delle eco che si ripercuotono tra le righe. L’effetto cinematografico, dove tutti gli elementi spazio temporali si amalgamano con prepotenza ai dialoghi e ai gesti dei personaggi, consente al lettore di visualizzare con semplicità il narrato e l’implicito dei protagonisti. Una tecnica ambiziosa e che non è facile da gestire, ma il risultato ottenuto dalla scrittura di questo testo non sfugge comunque al lettore, rilevando quasi mai incongruenze o sviste di alcun tipo. L’unico difetto plausibile è quello degli elementi atmosferici, che condiscono (forse troppo soprattutto quando vengono ripetuti più volte a poca distanza nel testo) l’ambientazione cupa, appesantendo, in alcuni momenti, la scena che dovrebbe magari acquisire un maggior dinamismo.

Stile: Il romanzo è strutturato con un rimando tra le vicissitudini dell’oggi (1990) e quelle accadute nel passato (1890), su diversi piani temporali non sistematici, ovvero le due narrazioni non hanno, a prima vista, un ritmo comune o una ripetitività. Aspetto che potrebbe trarre in inganno un lettore poco attento, nel dare la giusta collocazione alle vicende. La prosa si sviluppa con uno stile espositivo non semplice, ricco di sfumature sia emozionali che di periodi medio brevi, ma nel complesso la lettura non viene disturbata in quanto gli elementi trovano arricchimento dall’esposizione evitando la pesantezza.

Recensione e Considerazioni Finali: A metà strada tra la novella horror e la fiaba fantasy in chiave moderna (sempre a tinte dark, ma con una buona intenzione di morale) “La bambina senza cuore” è una scommessa narrativa sulla quale vale la pena investire il proprio tempo. Nonostante alcune piccole ingenuità di fondo relative alla costruzione della trama e soprattutto ad alcune prevedibilità nelle vicende, l’esperienza di lettura è positiva, il testo appare curato, si coglie la morale e soprattutto si riesce a immaginare una trasposizione cinematografica della storia, che acquisisce comunque un buon ritmo mediante la capacità di cogliere e utilizzare i colpi di scena per ravvivare le dinamiche della storia.
Il libro è godibile e si coglie appieno che si tratta di un lavoro appassionato ed entusiasta in grado di regalare al lettore, anche a quello più perplesso e non estimatore del genere, un buon ricordo. L’augurio è quello di vedere questa storia non soltanto evolversi in sento letterario, in quanto l’autrice di sicuro possiede le carte in regola per poter regalare tante altre belle esperienze letterarie, quanto quella di rendergli ancora maggiore giustizia con una buona trasposizione cinematografica.
Consigliato a chi ha bisogno di ritrovare la propria strada, di riprendere in mano i propri affetti e i valori irrinunciabili. Al di là del genere, la storia ha il potere magico di restituire un sorriso e di ricordarci che l’eroismo fa parte delle piccole cose di tutti i giorni.

Pensieri di un’aspirante


Faccio parte della truppa degli aspiranti scrittori.
Sai che novità, direte voi, dal momento che è assodato che in Italia una persona su due ha un romanzo nel cassetto (anche mio nipote, di due anni, ne ha uno. Probabilmente.).
Ecco, faccio parte di questa truppa o, perlomeno, pensavo di farne parte fino a pochissimo tempo fa. Potrete citarmi La Volpe e l’Uva, potrete dirmi che parlo per invidia verso coloro che hanno pubblicato e avuto il loro buon successo di pubblico e critica, potrete accusarmi di scarsa profondità in quello che sto per dire, ma il fatto è che non lo so più se davvero vorrei essere pubblicata.
Oggi.
In Italia.

Partiamo con un presupposto non da poco: prima di considerarmi aspirante scrittrice, sono senza ombra di dubbio una lettrice forte. Appartengo a quella razza in via di estinzione che si perde in libreria e che porta a termine ogni mese quattro o cinque titoli diversi. Ecco, forse, dovrei usare il passato anche qui.
Non riesco più a leggere così tanto, con così tanto gusto.
All’inizio pensavo che fosse del tutto colpa mia. Poi ho creduto fosse un periodo di stanchezza, in cui gli impegni quotidiani mettevano del loro per rendere difficile e discontinuo il mio hobby prediletto.
Poi mi ha colpita una consapevolezza: mentre riesco con la stessa intensità di prima a leggere e godere dei “classici”, o dei testi di autori che ho apprezzato in passato (le cosiddette “riletture”), faccio una gran fatica con i “nuovi arrivi”.

Non sarà forse che la colpa non sia del tutto mia?

Secondo me, c’è stato un abbassamento pazzesco nel livello letterario italiano. Dico italiano, perché – evidentemente – anche le opere importate non raggiungono quello che per me è il livello base di un buon libro.
Se penso che il record di vendite appartiene alle Cinquanta Sfumature mi spiego molte cose.
La prima: ormai un libro si vende come un dentifricio. È sparita l’aura strettamente “culturale” che rendeva quasi mitico il mestiere dell’editore. Oggi non si pensa più alla qualità, ma soltanto a generare nuovi – e possibilmente redditizi – filoni: i vampiri e gli angeli caduti prima, il sadomaso al’acqua di rose ora… E il fatto di rifilare spazzatura scritta come potrebbe averlo fatto mio nipote (ve l’ho già detto che ha due anni?), solo con contenuti un po’ più pruriginosi, non importa a nessuno. Questo, per quanto riguarda le grandi case editrici, che monopolizzano il mercato grazie anche alle catene di librerie dedicate ed alla possibilità di acquistare intere vetrine in quelle cosiddette indipendenti.

Secondo: va bene, la soluzione allora dovrebbe arrivare dalle piccole.
Si suppone che la Piccola Casa Editrice abbia tutto l’interesse a crearsi una propria credibilità e quindi nei cataloghi si possano trovare vere e proprie perle.
Ehmmmm, sì. In un’altra vita, forse.
Sono una persona che ha sempre dato grande attenzione alle piccole case editrici, sia perché – appunto – speravo di trovare originalità e “nuovi talenti”, sia perché ho sempre sperato di cominciare da lì e per poter inviare uno scritto ad una casa editrice devi conoscerne almeno un poco la linea editoriale.
A fronte di poche realtà molto serie (che non cito perché conosco e chiacchiero via internet con una persona che ci lavora e sarebbe come fare una recensione-marchetta nella mente dei malati, no?) ho trovato anche gente assurda. Gente che pubblica la propria fidanzata, la quale non conosce la differenza d’uso di aggettivi come “tenue” e “leggero”. Gente che pubblica gratuitamente emuli di Tolkien che mettono gli stessi nomi di Tolkien, solo sostituendo le L alle R e viceversa. Gente che pubblica fan fiction di Twilight, chesssssivedecheèunafanfictiondiTwilight. Santoddio.

Ora, di certo passerò per snob, ma a volte mi chiedo se questi sedicenti editori non siano, appunto, sé – dicenti. Se la cantano e se la suonano, insomma.
In fondo, la realtà, per quanto riguarda un “piccolo” è questa: chiunque può aprire una casa editrice, purché abbia un tot di soldini da parte per gli investimenti iniziali. Quindi chiunque può sentirsi un po’ Padreeterno e dire: TU puoi pubblicare, TU no.
Se poi il Padreeterno in questione non sa distinguere una fan fiction di Twilight da un testo che contiene un vago omaggio a Borges, perché pensa che Borges sia un giocatore di calcio… chissenefrega. Tanto scaricare la colpa sull’orgoglio degli aspiranti scrittori che pensano di essere geni e non sopportano il rifiuto è lo sport preferito di tutti.

Ed ecco che, come per magia, l’Aspirante diventa il capro espiatorio, fonte e origine di tutti i mali dell’editoria. L’Aspirante che non legge (!), l’Aspirante che si crede chissà chi, l’Aspirante che è invidioso di coloro che ce l’hanno fatta!
Beh, no. Non sarò mai invidiosa di una persona che non distingue tra “tenue” e “leggero”, neanche se il suo libro fosse nella top ten di Tv Sorrisi e Canzoni. Non sarò mai invidiosa di uno il cui protagonista mago si chiama Gandarf. Né lo sarò mai – attenzione! – di una che scrive una fan fiction di Twilight, toglie il vampiro, ci mette un miliardario e fa credere a tutti di aver scritto il nuovo capolavoro dell’erotismo mondiale.

Il fatto è che se non so più se voglio entrare in questo mondo, ecco. Sarebbe stato meraviglioso scrivere una storia, proporla, essere rifiutata da editori severi, anche con parole dure… se poi sugli scaffali avessi trovato testi che mi avessero fatto sospirare e dire: “sì, ho ancora molto da imparare. Sì, voglio andare a casa a studiare e riscrivere, perché voglio arrivare a scrivere così”.
I libri di Neil Gaiman, per esempio, mi fanno questo effetto. Lui sì che dovrei invidiarlo. Invece, ogni pagina scritta da lui è motivo di orgoglio e ispirazione. Non dovrebbe essere questo, la letteratura?
Oggi, tutto questo mi manca. Sì, Neil Gaiman scrive ancora e ci sono ancora i “bravi”. Peccato che fanno sempre più fatica ad arrivare nelle librerie e – quel che è peggio – a rimanerci, in favore dei “venditori di dentifrici”.
Ora, poi, c’è la rete e temo che sarà questo il futuro, quindi tutto sarà ancora più confuso e difficile. E chissà se la mia passione sarà abbastanza forte…ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta.

L’angolo del moralista #1


Con questo articolo apriamo la rubrica “L’angolo del moralista”, una rubrica aperiodica dove il moralista di turno bacchetterà sulle nocche qualcuno. Apriamo le danze, quindi, e cominciamo a ballare…

Questo è un post provocatorio e abbastanza acido, se non volete leggerlo be’, non fatelo. Se invece siete persone intelligenti lo leggerete (stoccata number one, l’ho detto che era acido, no?). Partiamo dall’inizio: Paolo Rossi ha la passione per la scrittura, Paolo Rossi ama anche leggere (poco, ma almeno legge), Paolo Rossi dice “Pur’io! Pur’io!” e fa un libro.

Cos’è “un libro”? Secondo l’intento comune è qualcosa che ti fa diventare ricco e famoso, pieno di donne (o di uomini, se sei donna) di soldi, di fama, ancora di soldi e di spiccioli, perché gli spiccioli servono sempre.

Secondo i materialisti, che fanno da testimoni di nozze all’intento comune, il libro è quell’oggetto rettangolare fatto di carta, rilegato con la carta (a volte più dura, quella che si chiama “cartoncino” oppure “cartone” ,da qui i libri “cartonati”, avete presente? Quei robi grossi, pesanti, con le pagine piene di parole scritte con font diciotto, interlinea quindici, e che a conti fatti entravano in meno della metà delle pagine e che vengono venduti per l’equivalente in denaro del vostro fegato? Ecco, avete capito) e che serve a fare la figura dell’intellettuale quando si hanno parenti a cena: “Guarda, sono figo, ho tanti libri” (“Ne hai letti?” “No! Si rovinano e poi fan sfigurare il mobilio!” ).

Ora, prendiamo singolarmente le due figure, che chiameremo Paolo e Rossi.

Paolo è il primo, l’Uomo Comune.
Rossi e il Materialista.

Rossi non scrive libri, si limita a collezionarli, non li legge ma almeno evita di far danno e anzi nutre un po’ le librerie; è un uomo deprecabile? Abbastanza, ma se a dirlo è un lettore possiamo dire che a dirlo è una persona da ritenere “di parte” e quindi non abbastanza obiettiva da giudicare la cosa.

Paolo.
Paolo è una piaga.
Lui non è interessato a leggere e nemmeno a essere letto.
Paolo vuole la Fama, con la F maiuscola.
Paolo vuole i Soldi, con la S verde maiuscola.
Paolo, a dirla tutta, è un cretino.
Perché? Pensateci un momento, anzi, prendetevi un’ora e mezza e guardate Shortcut to Happiness, c’è Antony Hopkins che fa l’editore e un autore che vende l’anima al Diavolo per diventare famoso coi propri libri, libri che prima venivano rifiutati da tutti perché facevano (e fanno) schifo e che dopo il patto tutti vogliono ma nessuno li legge e tutti continuano a essere sicuri che facciano schifo ma aho, è famoso quindi i suoi libri vanno a ruba! (Questa storia mi ricorda qualcuno, un tipo che mandava il proprio libro ovunque, ma nessuno lo voleva, un tipo a cui fanno il film da libro e improvvisamente tutti lo vogliono, un tipo che tutti sanno non saper scrivere e che però viene ancora pubblicato, se indovinate di chi parlo vincete quattordici quoricini *errore volontario* d’ammore) e potrete capire molto bene il perché.

Paolo pubblica per la pubblicazione in sé e per quel che crede gli verrà dato dallo status di “Scrittore e Intellettuale, uomo Acculturato e Fygo” dimenticandosi di un piccolissimo dettaglio: i lettori. Come abbiamo detto all’inizio, Paolo è uno che legge (poco), legge King, Follett, Grisham… i soliti noti in pratica [Nota di Ayame: grazie per aver citato uno dei miei scrittori preferiti come lettura per gente come Paolo, eh!] Quando gli chiedi se ha letto il libro del Signor Bianchi ti risponde “Eh?” e che se anche gli regalassi una copia del libro del Signor Bianchi non la userebbe nemmeno come soprammobile.

Paolo è anche colui che una volta che ha riempito un libro di minchiate pretende che tutti ne abbiano una copia in casa, tutti devono Leggerlo (la L deve essere maiuscola, perché si aspetta non la lettura da parte di un lettore che cerca un romanzo, ma quella da parte di un Critico che ne esalti la Genialità!) anche se fa schifo, dovessero assimilarlo per osmosi, tutti devono sapere che lui e soltanto lui ha scritto un libro.

Notate una qualche contraddizione? Un controsenso? Una minchiata colossale?
Io sì.

Ricapitolando: perché l’esordiente medio pretende di essere pubblicato dimenticandosi il dettaglio infinitesimale che quello che sta scrivendo deve essere leggibile? Questa è una domanda alla quale non so trovare una risposta gentile (“È un cretino!” urla il pubblico immaginario dentro la testa dei lettori); questa è la domanda che pongo a tutti voi, che almeno una volta avete riempito un vostro romanzo o racconto di cretinate, dimenticando che poi qualcuno doveva leggervi, che per essere famosi in maniera sensata, qualcuno deve leggervi, che per rimanerlo qualcuno dovrà leggervi.

Quindi, per favore (un po’ di gentilezza sarcastica ci voleva) perché non prendete il vostro bel manoscritto, scritto alla macchina da scrivere (perché fa fygo) in una settimana, facendo un fantasy storico con influenze thriller sull’amore di un’elfa adolescente per un vampiro dentista e vegetariano che si taglia per bere il proprio sangue e pertanto digiuna da sempre, e lo ficcate dentro al camino (ogni scrittore dovrebbe averne uno) facendo un piacere al mondo?

Oppure, se volete rendere questo post stupido e rancoroso, fate una cosa intelligente: prendete quella schifezza, fatela leggere, fatevi dire che è una schifezza e… scrivete daccapo! Nessuno vi minaccia o vi ricatta, non è un dovere né una necessità che il vostro nome spunti su un libro subimmediatamente dopo che lo avete “finito”! Avete tempo, specialmente voi adolescenti convinti d’essere geni incompresi (e invece siete solo arrapati frustrati)! Per una volta in vita vostra, non pensate ai bambini.

Pensate ai lettori! Perché nessuno pensa mai ai lettori?!

 

Supportiamo gli autori emergenti


Nelle due giornati precedenti Writer’s Dream ha acquistato libri di autori emergenti – pubblicati rigorosamente da editori free – per un valore di oltre 300€. Questi libri saranno messi a disposizione dei nostri utenti per la lettura gratuita, creando così un circuito bibliotecario di book exchange dedicato esclusivamente agli scrittori emergenti.

Iniziative simili, nei nostri tre anni di vita, sono sempre esistite e sempre esisteranno; però abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vi chiediamo di aiutarci con una donazione di 2€ su PostePay o PayPal, contribuendo così alla crescita dell’editoria emergente e all’emersione dei talenti.

Ricordate che, aiutando noi, aiutate voi stessi: anche i vostri libri potranno essere accolti da tanti nuovi lettori.

Pubblicizzare i propri libri


Post a metà tra il consiglio e la critica (tanto per cambiare). In questi giorni si parlava sul forum di come “difendersi” dallo spam letterario che intasa la rete: il web, e in particolare Facebook, è invaso da scrittori esordienti che pubblicizzano il proprio libro a ripetizione, spesso buttando alle ortiche la propria dignità e invitare gli amici a diventare fan di sé stessi.
Ecco, io ho sempre trovato di una tristezza unica questo particolare comportamento: chiedere a qualcuno di diventare fan di sé stessi è allucinante.

Lo spam letterario ha la meravigliosa capacità di ottenere l’esatto opposto di quello che cerca: anziché avvicinare i lettori li allontana. Li fa proprio scappare a gambe levate.

Il problema è uno solo, ed è anche quello che determina la pessima qualità della stragrande maggioranza dei manoscritti: l’incapacità di comunicare.
Gli esordienti che sono riusciti a rosicchiarsi uno spazio sono abili comunicatori, sanno attirare l’attenzione su di loro tramite il proprio blog o spazio personale e a farsi un pubblico, un pubblico che, in buona parte, diventerà lettore del suo libro.
Quelli che intasano le caselle di posta elettronica, FB, forum e quant’altro (mi chiedo come mai non abbiano ancora allestito un call center e iniziato a chiamare a casa la gente) sono pessimi comunicatori. Quando mi arriva dello spam clicco automaticamente su “cancella” perché so già perfettamente che una persona che non sa comunicare con gli altri non sa farlo nemmeno all’interno di una storia.

L’altro giorno, per esempio, mi è capitata una tizia che mi ha taggato su una foto pubblicitaria; ho commentato acidamente dicendo di leggere i profili altrui, di tanto in tanto (nella pagina principale del mio profilo c’è scritto chiaramente di NON taggarmi a scopo pubblicitario) e l’ho rimossa dagli amici. Ha avuto la faccia tosta di contattarmi dicendo che no,. non aveva letto e che se anche l’avesse fatto mi avrebbe taggato comunque perché “fa parte della pratica di conoscenza” ed è una “pratica di buon vicinato”.

Questa gente non ha la più pallida idea di cosa significhi comunicare, e vuol fare lo scrittore.

Inversione dei poli


Attenzione: questo post è polemico (molto polemico) e potrebbe farvi alzare la pressione. Se soffrite di problemi di questo tipo, non leggete ché non voglio essere citata per lesioni colpose. Sciò, sciò. Se proseguite, affar vostro.

Quando ho iniziato il cammino (vorrei dire arrampicata sui dirupi, viste le difficoltà che si incontrano, ma poi ci sarebbe qualcuno che se ne uscirebbe dicendo che sono un’arrampicatrice e voglio diventare la nuova capa Mondadori) nel mondo dell’editoria ero completamente dalla parte degli autori e vedevo gli editori quasi come il fumo negli occhi.
Ora le posizioni si sono quasi completamente ribaltate. Perché? Non fate quelle facce, fatevi un esame di coscienza, piuttosto.
Vi spiego tutto, subito.

L’autore – che sia aspirante, esordiente, emergente o chessoio – vuole che tutto sia giusto, pulito, perfetto, limpido e lindo. Vuole che il suo libro sia pubblicato, possibilmente gratis ma non è condizione necessaria – perché sapete com’è, al mondo non si pubblica se non si è raccomandati, se non si è qualcuno, e insomma, tutti fanno così e gli editori che pubblicano gratis non esistono e se esistono non sono mica così affidabili come dicono, mica fanno il loro lavoro nonononono – vuole che sia tradotto in 146 lingue, meglio se 492, ché ad abbondare non si fa mai male; vuole che venda, possibilmente il doppio di tutti i libri di Dan Brown e di tutta la saga di Harry Potter messi assieme, essere ospitato su Canale 5, Rai2, MTV e così via, comparire su Panorama, Il Giornale, Repubblica, Il Corriere della sera e… insomma, ci siamo capiti. L’autore pretende.
Ma, visto che è leggermente difficile ottenere tutto quanto descritto sopra, con un grande atto di umiltà cosa fa? Si accontenta.
Si accontenta del piccolo/medio editore di periferia e passa il suo tempo tra blog, forum, aNobii e Facebook a lamentarsi di come sia difficile essere uno scrittore, di come l’ostruzionismo dei librai sia impossibile da superare, di come i recensori non si trovano, di come… Ci siamo capiti, no?

Ora, mi collego a un fatto recente – recentissimo: la sospensione delle tariffe agevolate per le spedizioni per gli editori. Subito sulla rete è nato un grande movimento, tutti a urlare “ribelliamoci!” (ci ho fatto anche un post) e così via, lamentandosi di come sia possibile soffocare la cultura in questa maniera, già i piccoli editori sono in difficoltà e…
Come? Sì, ho letto giusto: i piccoli e medi editori sono in difficoltà, più precisamente sull’orlo del lastrico. Succede che case editrici formidabili – come Tanit, La Penna Blu, Las Vegas, Villaggio Maori, I sognatori, la mia adoratissima Edizioni XII – siano in via d’estinzione e rischino di crollare.
E’ verissimo. E’ amaramente verissimo.

Ma perché sono sul lastrico? Per quale stramaledettissimo motivo la piccola editoria sta crollando, perché? Perché, su 100 persone che vogliono pubblicare solo 1 è disposta a comprare un libro, anche ogni due o tre mesi, mica uno al giorno, di una piccola/media casa editrice.
Ah. Gli stessi che se ne lamentano sono i responsabili dell’andamento disastroso dell’editoria italiana.
Oh, sto parlando con te che mi stai leggendo, non con un generico “voi, loro”! Al 99% tu, che stai leggendo – magari annuendo convinto – sei uno di quelli contro cui sto puntando il dito! Quindi, non darmi ragione, e se me la dai fa qualcosa per cambiare!

Vi immaginate come sarebbero diverse le cose se ognuno di voi – sì, diamine, VOI – comprasse UN libro ogni mese, ogni due mesi, ogni tre mesi, da un piccolo o medio editore?
Vi rendete conto che, in media, un loro libro costa 10€?

Sinceramente, vale la pena di aiutare gente che piange e geme ma non fa niente di niente per cambiare la situazione per cui frigna? Non lo so più.
Datemi voi una risposta, datemi voi una giustificazione.
Io non ve ne do più.