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Promuovere la lettura in ambiente digitale: l’Italia che fa scuola


Viviamo in una società in cui la lettura sta diventando una competenza fondamentale per partecipare e svolgere il proprio ruolo nella società. La lettura profonda aiuta le persone a connettersi pienamente con la realtà che le circonda, ciò significa che ha un ruolo nel benessere degli individui e delle società stesse. Un “lettore profondo” dovrebbe essere in grado di decodificare e processare i testi all’interno di uno specifico contesto, cioè non solo comprenderne il significato di base, ma anche l’intenzione, la funzione e lo stile, ed eventualmente applicarne il messaggio, pratico o simbolico. Ecco perché la promozione della lettura non può ridursi a mere manifestazioni in favore di autori o libri, ma è un insieme più complesso di azioni e tattiche, soprattutto quando la fruizione dei testi avviene in ambiente digitale.

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La lettura cresce del +1%, c’è da essere contenti?


Da qualche giorno non faccio che leggere analisi e opinioni sui dati Istat riguardanti la lettura in Italia. Secondo il presidente dell’Associazione Italiana Editori, bisogna festeggiare perché, finalmente, dopo la diminuzione dei lettori che si è registrata tra il 2012 e il 2013, la curva negativa si è assestata e solo un italiano su dieci ha dichiarato di non aver letto nemmeno un libro durante l’ultimo anno.

Nel 2015, il 42% dei cittadini intervistati di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non scolastici o professionali, un +1,7% rispetto al 2014.

Come al solito, mi sono detta, non tengono conto della lettura in digitale, degli ebook. Invece no, l’Istat rileva che nel 2015, quattro milioni e 687mila persone hanno letto o scaricato libri online o e-book (14,1% delle persone di 6 anni e più che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi).

Solo che l’ebook non risulta essere alternativo al cartaceo: la quota di persone che negli ultimi 3 mesi hanno letto online o scaricato libri o e-book aumenta in proporzione al numero di libri presenti in casa e tocca il valore massimo (23,8%) proprio tra le persone che dispongono già di una biblioteca domestica con oltre 200 volumi.

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Il libro come status symbol: il 73% dei giovani lo preferisce all’ebook


Ad un decennio dal lancio degli ereader, la carta stampata domina ancora le vendite di libri, anche sui mercati con una più elevata penetrazione di dispositivi digitali.

A mantenere il libro di carta vivo e vegeto, non sono i consumatori più anziani, cresciuti in un mondo di sola stampa. Secondo uno studio del Pew Research Center, ben il 73% dei giovani tra i 18 e i 29 anni sceglie il cartaceo, contro un 37% che invece predilige gli ebook.

Una preferenza che si potrebbe spiegare con la necessità di leggere per studio o per lavoro, quindi, con l’esigenza di fissare meglio nella memoria il contenuto dei testi. Oppure, dal fatto che oltre il 95% dei libri per bambini viene venduto in formato cartaceo, e bambini che leggono libri stampati hanno maggiori probabilità di continuare a prediligere il supporto cartaceo, piuttosto che l’ereader.

In realtà, l’attaccamento all’oggetto libro tra i cosiddetti Millennials sembra essere molto più viscerale.

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A pari merito, Famoso o Esordiente?


Prevenire è meglio che curare.
Ne siamo sicuri?

Facciamo un esempio: Lettore entra in libreria in cerca di Nuovo Libro, Lettore vede libro di Autore Famosissimo e di Machiè, un nuovo autore che non conosce nessuno.
Lettore da parte sua non conosce nemmeno Autore Famosissimo né, da parte sua, ha idea di chi sia Machiè, dal suo punto di vista entrambi gli autori potrebbero essere la stessa persona che scrive sotto pseudonimi.
Lettore prende in mano i libri, li sfoglia, ne guarda le copertine, ne legge la trama, ne guarda il prezzo: entrambi costi esorbitanti.
Ora, Lettore, si trova nella posizione di dover scegliere chi dei due leggere.

Secondo la logica comune che sempre più spesso mi capita di vedere in giro, si dovrebbe scegliere il libro in base a chi lo pubblica, in base al nome dell’autore, in base al numero di libri che quell’autore ha scritto: della serie freghiamocene della trama, se il primo libro è stato scritto da King allora è bello o almeno non è un pacco totale (sarebbe ben scritto) mentre l’altro farà schifo a prescindere oppure sarà infantile o ancora non si vuole rischiare di incappare in una patacca… e così via, accavallando scuse su scuse solo perché il secondo autore è al suo primo libro.

Ora, fermiamoci un momento a riflettere sull’esempio: per Lettore i due autori si equivalgono, lui non conosce nessuno dei due, entrambi i libri potrebbero essere un pessimo prodotto editoriale nato solo per spillare soldi come entrambi potrebbero rappresentare la scoperta del millennio, rendendo ricco chiunque sia così fortunato da averne comprato una prima edizione.

Ok, si sta estremizzando, ma serve a far capire una cosa: perché si parte prevenuti nei confronti degli esordienti? Tutti gli autori hanno avuto degli inizi, tutti gli autori sono stati degli esordienti, tutti gli autori possono piacere non piacere, tutti gli autori possono scrivere schifezze, che siano al primo o al secondo o al centododicesimo libro.

Ora potremmo fare una seconda domanda: perché è nato “L’Esordiente”? Questo strano essere, braccato dai più [ok, spesso a ragione, ma non è colpa dell’autore è colpa dell’editore in quel caso che ha permesso che la schifezza arrivasse in libreria, se lo schifo venisse pubblicato solo da EAP o solo tramite autopubblicazione non sopravviverebbe, nel primo caso non arriva in libreria nel secondo il tran-tran dei lettori forti (che sono gli unici che possono rivolgersi a un autopubblicato, visto che i lettori occasionali spesso nemmeno sanno cosa sia un POD) lo demolirebbero in niente] snobbato dagli altri, sconosciuto dagli ultimi, perché è nato? Esordiente dovrebbe essere l’etichetta con cui classificare quegli aspiranti professionisti che si affacciano per la prima volta in un determinato settore, di conseguenza, perché il termine si è evoluto a etichetta di snobbismo o, e spesso è peggio, di specie da salvare? Perché bisogna “aiutare gli esordienti”? Perché non si fa la cosa più semplice, cioè trattarli da autori? Se scrivono schifezze, amen: recensione negativa, si sconsiglia a chiunque di leggerli per non buttare il proprio tempo e via.

Scrivono bene? Ottimo, il contrario di quanto scritto prima.

Il senso di questo post? Sapere la vostra opinione in proposito, perché secondo voi è nato “L’Esordiente”? Perché non lo si tratta come un qualunque altro autore? Parallelamente: perché un autore famoso viene trattato meglio anche da chi non lo conosce nemmeno? Nel mio esempio all’inizio di questo articolo il nostro “Lettore” (con la L maiuscola) ragiona equiparando i libri, nella realtà questo caso diventa sempre più utopistico, anche i Lettori con la L maiuscola tendono a preferire autori affermati (o comunque non al loro primo libro) rispetto a degli sconosciuti (anche quando tecnicamente entrambi gli autori gli sono sconosciuti), perché siamo arrivati a questo punto? La colpa è soltanto degli editori che hanno creato attorno agli esordienti così tante aspettative tradite? Colpa dei lettori sempre troppo pochi in un paese dove non si legge? Colpa dei Maya e del 2012, dei cerchi nel grano e di poveri coniglietti spacciati per feti alieni?

Un post, tante domande, alcune banali, altre spero meno: diteci la vostra.

Gli italiani non leggono?


Ieri c’era l’offertona al centro commerciale, un libro un euro. Dopo una ressa allucinante nella quale ci si strappava letteralmente di mano i volumi (chi ha detto che gli italiani non leggono? Forse non leggono cagate pagate a peso d’oro) mi sono arraffata:
Orgoglio e Pregiudizio – oh, in cartaceo non ce l’avevo ancora XD
Piccolo amore di papà di Julia Latchen
Il mondo innocente di Ami Sakurai
Per il resto, solo fondi di magazzino, ma vista l’offerta era ovvio.