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#IoLeggoDifferente – Il comunicato stampa


differente

 

Cari lettori, in queste settimane anche il Writer’s Dream è stato in contatto con una nuova iniziativa che, sin da subito, ha attirato la nostra attenzione: si tratta di Io Leggo Differente (#ioleggodifferente). Nata dall’idea di un gruppo di autori ed editori, con l’intento di far conoscere ai lettori una moltitudine di libri, spesso belli e interessanti, che rimangono a volte esclusi dal circuito della filiera libraria. Oggi questo progetto sta muovendo i primi passi nel web e con piacere, anche noi, ne condividiamo la mission partendo dal loro comunicato Stampa. Eccolo qua, mi raccomando, aderite e condividete, ma soprattutto ricordatevelo. #ioleggodifferente. E tu?
In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E’ un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso: gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb  #ioleggodifferente.
A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

 

 

L’#editoriachevorrei (o anche: l’inchiesta sull’editoria free)


(Per chi non ha voglia di leggersi l’introduzione: vogliamo avviare un’inchiesta sulle scorrettezze editoriali. Potete saltare direttamente qui.)

L’#editoriachevorrei, al momento, non esiste. Non è certamente solo per l’esistenza della famosa (famigerata?) editoria a pagamento, sul quale in questi sei anni di militanza abbiamo speso migliaia o forse milioni di parole.

Per un certo periodo di tempo si è diffusa l’idea che fosse valida l’equazione editore free = editore buono. Tante persone, non appena ricevevano un contratto di edizione che non richiedesse un esborso da parte dell’autore, si buttavano a capofitto sulla firma del contratto, dicendo cose come “e quando mi ricapita più?” e giustificando eventuali mancanze da parte delle case editrici con altre cose tipo “l’editore non mi ha chiesto soldi, che altro posso pretendere?”

Che paghi i diritti d’autore, per esempio.

Che rispetti i termini contrattuali, per esempio.

E che i termini contrattuali non siano cose come “a me editore vengono tutti i diritti letterari, digitali, cinematografici, di traduzione fino alla vendita della 5milionesima copia e tu, autore, fino ad allora non vedrai una lira. In più sarai vincolato a me per i prossimi vent’anni, dovendo sottopormi ogni singola produzione che uscirà dalle tue ditina sante e, nel caso in cui non volessimo pubblicarti o ricevessi proposte più vantaggiose della nostra, dovrai attendere il nostro via libera. Che, ovviamente, ci riserviamo di NON darti, né ora e né mai. Per i successivi vent’anni, come detto sopra.”
(Sì, esistono contratti di questo genere e sì, ci sono persone che li firmano.)

Ma negli anni le cose non sono migliorate, anzi. Sebbene gli autori abbiano iniziato a controllare con un po’ di attenzione in più quello che firmano – anche grazie a meritevolissime iniziative come quella di Scrittori in Causa – le case editrici che non rispettano i termini contrattuali o che propongono contratti che definire svantaggiosi è eufemistico sono aumentate.
E contrariamente a quel che si potrebbe pensare la cosa non è limitata alle piccole e medie case editrici, ma si allarga anche a editori famosi e di grandi dimensioni.

A tutto questo occorre sommare un’altra cosa, di cui abbiamo già parlato in passato: ovvero che la produzione di tante piccole/medie case editrici non a pagamento è tutt’altro che eccelsa – quando, teoricamente dovrebbero essere “baluardi della cultura e della qualità”.

La lotta contro l’editoria a pagamento non è che la punta dell’iceberg. Il proposito di Writer’s Dream è sempre stato quello di fare informazione corretta e documentata sull’editoria, il quanto più completa possibile.

A sei anni di distanza, in una situazione di profonda crisi del sistema editoriale, limitarsi a dire no all’editoria a pagamento non basta più.

L’inchiesta sull’editoria non a pagamento e sulle scorrettezze editoriali


È per questo che intendiamo avviare un’inchiesta sull’editoria non a pagamento, sui comportamenti delle case editrici, contrattuali ma non solo: vogliamo raccogliere tutte le esperienze negative, a 360°.

Sappiamo che fare nomi spaventa e (spesso) porta guai. Io stessa ne sono stata vittima (e poiché non ve ne ho mai parlato nel dettaglio ma ho lasciato parlare gli altri per un anno presto vi racconterò personalmente i dettagli di quella vicenda).

Per partecipare all’inchiesta e fornire la propria testimonianza sarà sufficiente contattarci privatamente – tramite mail, Facebook o messaggio privato sul forum – esponendoci dettagliatamente la vostra esperienza. Noi la riporteremo integralmente, ma rendendo totalmente irriconoscibili sia voi che la casa editrice (o agenzia letteraria) in questione. Questo tenendo anche conto della recente sentenza della Cassazione che sancisce l’esistenza del reato di diffamazione anche qualora non vengano fatti nomi ma si renda riconoscibile la “parte lesa”.
Come abbiamo sempre fatto con ogni testimonianza, tuttavia, rispetteremo alla lettera il diritto di cronaca:

  • che la notizia sia vera (“verità del fatto esposto”);
  • che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità ed utilità sociale (“rispondenza ad un interesse sociale all’informazione”, ovvero requisito della pertinenza);
  • che l’informazione venga mantenuta nei giusti limiti della più serena obbiettività (“rispetto della riservatezza ed onorabilità altrui”, ovvero “correttezza formale della notizia o della critica”).

Denunciare le scorrettezze è un passo fondamentale per uscire da questa situazione di stallo e di malessere che affligge l’editoria. Pertanto, contattateci nel modo che ritenete più opportuno e iniziamo a costruire un’editoria nuova. 

Letti di Notte 2014


Anche quest’anno, il 21 di Giugno, l’arrivo dell’estate può essere vissuto in mezzo ai libri e alla cultura.
Letti di notte è un evento letterario diffuso, che si svolge in diversi momenti della serata del 21 giugno in diversi luoghi che abbracciano tutta l’Italia, con un unico motto: La notte appartiene ai lettori. Per cui troverete diverse librerie, biblioteche, associazioni ed editori aperti per la notte con manifestazioni, rassegne, presentazioni e letture condivise. Perché in fondo Letti di notte non è altro che la notte bianca dei lettori.

Questo è il trailer:

Qui invece troverete i vari appuntamenti, gli editori coinvolti, i singoli programmi suddivisi per Regione. provate a cercare il luogo più vicino a voi e fateci un salto: avere mai provato l’ebbrezza di vivere un libro, in compagnia di tanti altri lettori, di notte?

 

Ulteriori informazioni, su Letteratura Rinnovabile.

 

Conta più il gesto o l’importo?


Dopo averne parlato tanto e dopo aver affrontato l’argomento da ogni punto di vista, non possiamo negare che ancora oggi in rete ci siano delle difficoltà ad afferrare cosa sia l’Editoria a Pagamento: un fenomeno non illegale  (e le persone lo possono accettare o meno), e che si sostanzia nella prassi di chiedere all’autore che vuole essere pubblicato la corresponsione di un pagamento, da utilizzarsi per le più disparate finalità. I casi più comuni (ma che non racchiudono la totalità delle richieste che conosciamo):
Contributo alle spese di produzione del libro: l’editore ti richiede una cifra X per contribuire alla produzione generica del materiale cartaceo/digitale;
Contributo con acquisto copie: l’editore vincola la pubblicazione all’acquisto di n X copie a prezzo di copertina (o scontato) sempre per sopperire alle spese di gestione e produzione del tuo lavoro;
Contributo per l’editing: l’editore ti pubblica, ma il tuo testo per essere pubblicato va editato (come di norma) e i costi del lavoro di editing sono a carico dell’autore;
Contributo per la promozione: l’autore si obbliga a procurarsi X presentazioni o X eventi o corrisponde una quota per il patrocinio delle attività promozionali all’editore;
Contributo di lettura: l’editore per leggere e valutare il tuo manoscritto si fa pagare,
Contributo di acquisto altrui opere:  ti richiede di acquistare tot libri dal suo catalogo e di dimostrarne l’acquisto per rientrare nei costi, prassi che se fosse a mo’ di invito (perché di norma un esordiente farebbe bene a leggere un libro degli editori che individua per rendersi conto del loro genere e del tipo di lavoro che svolgono) non ci sarebbe nulla da eccepire, nel momento in cui mi si obbliga, mi spiace, ma stai andando contro le leggi della libera lettura consapevole (e su questo, ci torneremo nella prossima puntata).

E via dicendo…

Fino a qui, tutto sembra liscio. Il problema nasce nel momento stesso in cui si quantifica il costo: molte persone infatti sostengono che esiste editoria ed editoria: se il contributo richiesto è elevato, si può esprimere un giudizio anche di non accordo, se il contributo invece è irrisorio, 10 € , 5 € o anche 1 cent, non possiamo “condannare” l’editore e anzi, non è editoria a pagamento.

Ecco, in fondo noi siamo dei sognatori, come tutti gli emergenti di questo mondo. Nell’universo che ci piace immaginare, noi crediamo che un editore che ti pubblica, si accolla, in qualità di azienda, i rischi del mestiere e, in quanto tale, non chieda nulla all’autore che già presta il suo lavoro con il suo manoscritto. Pagare per pubblicare non è un reato, ma nel nostro mondo editoriale immaginario, preferiamo pensare che l’autore non debba sborsare soldi e che anzi l’editore si assuma il rischio di impresa, come è giusto che sia nelle regole di mercato o, se ciò non è possibile, che non ti pubblichi e basta.
Per cui, per noi, non c’è differenza tra 10.000 o 10 euro in fondo, perché ciò che qualifica l’editoria a pagamento non è l’importo ma il gesto di chiederli i soldi, che per noi significa semplicemente una cosa: il tuo è un bel lavoro, ma io come impresa, non ci credo. E pertanto devi aiutarmi finanziariamente a crederci, anche se solo con 1 € o un libro del mio catalogo.

Cerchiamo di capirci, dunque: pagare per pubblicare è un fenomeno complesso, che esiste e che nessuno può cancellare: noi non siamo d’accordo, ma auspichiamo che vi sia almeno l’onestà di ammettere che chiedere soldi per pubblicare un sogno, a qualsiasi titolo e di qualsiasi entità, sia riconosciuto come editoria a pagamento.

Chiedo i tuoi soldi, ma non dirlo a nessuno


Questo non sarà un post che darà delle risposte, perché a dire il vero, non ne ho. Ho frugato bene tra le mie tasche e, a parte qualche moneta (poche, perché siamo in tempo di crisi), non ho trovato la soluzione ai miei quesiti. Qui ci sono solo domande, magari.
Siamo nell’anno 2013 (lungi da me dire se di Buddha o del Signore), mese di agosto, caldo bestiale (almeno qua da me). E io mi barcameno tra i drammi del piccolo esordiente con tanta voglia di vedere le proprie parole stampate su carta (d’albero o elettronica, ha poca importanza, no?).
Di fatto, senza rigirarci troppo intorno, non posso negare di essermi anche io imbattuto nel fenomeno delle EAP.
Tranquilli: ne abbiamo parlato a dismisura, di cosa sia l’editoria a pagamento e su quanto possa essere concepito un fatto moralmente accettabile o meno.
Io ho una mia teoria al riguardo ma, siccome sono un sadico mancato, ve la svelerò solamente alla fine.

Partiamo da un presupposto fondamentale: d’accordo o non d’accordo, l’editoria a pagamento esiste, ed è legale. Non esiste nessuna legge che vieti a un’azienda di chiedere soldi per pubblicare l’autore, e l’autore è libero di scegliere se mettere mano ai cordoni della propria borsa e pagarsi il libro nel vano convincimento che così fan tutti. Perché, che esistano delle alternative, ormai dovrebbero saperlo anche le pietre. Eppure i sedicenti editori a pago continueranno a dire che esordire è difficile, che è indispensabile investire sul proprio lavoro, e rataplan pim pum pam. Il contributo può essere diversificato: devi pagarti l’editing, la promozione, devi comprarti le tue copie obbligatoriamente, oppure compartecipare ai costi dell’ebook fino ad arrivare anche all’acquisto di almeno due libri del catalogo. 10.000 o 2 euro, fa poca differenza. Se devo pagare, è editoria a pagamento. Poi ci sono anche quei modi fantasiosi, l’ultimo in ordine di serie è quello dove, dato che il mio libro non va bene, per una cifra modica di millemila euro l’editore mi propina un ghost writer che scriva al posto mio il mio romanzo (dico sul serio, è successo anche questo, e mi chiedo ancora adesso come possano pensare che un esordiente sconosciuto paghi per farsi scrivere un romanzo da un terzo e piazzarci il proprio nome sopra… altra domanda senza risposta?).
Però, spesso alla richiesta di danaro si nasconde l’insidiosa trappola del silenzio, ripetuto, o spesso imposto.
Guai a dirlo in giro, ancora peggio, non provateci nemmeno a catalogarmi come Editore a Pagamento. Le conseguenze, per il solo dire che ci sono esordi gratis con marchio editoriale e altri no, senza nemmeno arrivare alla creazione delle liste di informazione (che al Writer’s Dream abbiamo appena ripristinato) di solito, da parte degli editori a pagamento e dei suoi autori paganti, scatena una levata di scudi, se non una vera e propria rivoluzione.
Piovono minacce, chiarimenti, diffide, imposizioni, trolling postale, accuse di spionaggio e di diffusione di dati personali. Ecco.
La domanda a questo punto, è lecita.
Abbiamo detto che pagare per pubblicare, e richiedere soldi agli autori, non è reato.
Abbiamo detto anche che spesso la prima scusa addotta per la richiesta di danaro sta nel difficile mondo editoriale e nel credere ai propri sogni tanto da mettere mano al libretto degli assegni per  realizzarli. Addirittura diciamo che in realtà non c’è editore che non chieda soldi e autore che non  paghi e che chi non li chiede guadagna da altre fonti (sì, adesso la moda imperante degli EAP è sostenere che o l’editore chiede soldi o ha altre attività collaterali per sopravvivere. Tutto secondo certosine ricerche nel web con tanto di incrocio dei dati di indirizzo. Ho sentito affermare di editori che avessero un negozio di alimentari per sostenersi e sopravvivere, perché magari avevano lo stesso numero civico).
Allora mi spiegate perché non dobbiamo dirlo in giro, che i soldi li chiedo? Perché, davvero. Perché mi minacci se lo divulgo, parlandomi anche di tentativo di infangare la tua immagine aziendale? Perché quindi alla mia certezza che sia necessario farti pagare per pubblicare il tuo libro, non si accompagna la responsabilità del gesto compiuto e soprattutto la responsabilità di tutto quello che sostengo a corredo della richiesta di soldi.
Come vi dicevo, io non ho risposte, le pretendo semmai, da voi.
Se l’azienda che mi chiede i soldi mi impone però di farlo in silenzio, senza dirlo, magari c’è qualcosa che non va. E non parlo del contratto tra lettore e autore, dove il lettore andrebbe perlomeno informato del fatto che sta leggendo un libro a pago o no, ma semplicemente di una politica aziendale che porto avanti e che, dovrei, aver scelto di applicare. Capite bene che se contestualmente penso che debba essere un segreto e che infanghi la mia immagine come azienda, ci sia qualcosa che non torni… e che forse chiedere i soldi non sia proprio una prassi moralmente accettabile.
A voi, le conseguenti riflessioni.

Ah sì, dimenticavo. Vi avevo promesso di dire cosa penso io, Francesco Mastinu, piccolo autore esordiente, dell’editoria a pagamento.
Visto che siete arrivati sino alla fine del mio sermone, eccolo!
Io sono convinto che scrivere è, per tanti, un sogno da realizzare. E non una soddisfazione, ma un grande sogno col botto che, possibilmente, faccia di noi dei professionisti.
Ora, io credo che se desideriamo essere assunti dalla profumeria, non andiamo nel negozio a pagare il titolare per farci un contratto o che ci venga richiesto, per essere assunti, di comprare almeno 20 boccette di prodotti. Come anche, se vogliamo essere riconosciuti come dei veri latin lover, non andiamo a fare sesso a pagamento. Per cui, se voglio scrivere e voglio emergere, il mio compito è impegnarmi, studiare, a volte sputare sangue per migliorarmi.
Ma i sogni non hanno prezzo. E i titoli universalmente riconosciuti al di fuori di parenti, amici e conoscenti, non li compro pagando il datore di lavoro.
Per nessun motivo al mondo.

Diritto di critica e dovere di recensire


Perché fare una recensione è un dovere, ma è anche un diritto.
Al suo interno bisogna essere capaci di dosare tutti gli elementi oggettivi e soggettivi della tua lettura, di quello che pensi, dei confronti con argomenti simili e, soprattutto, di ciò che l’esperienza con quel dato libro ti ha dato.
I requisiti minimi per recensire un testo senza ridicolizzarsi agli occhi di chi ti leggerà (ed è il più grande inganno in cui tutti cascano, soprattutto quando si è insolenti o supponenti) sono pochi, ma irrinunciabili:

Sincerità: non puoi dire b per a. Non puoi valutare bene qualcosa che non ti è piaciuto, o non leggere per intero un libro (anche se ne estrapoli gli estratti, tutti delle prime 40 pagine) e poi raccontare di quanto è pessimo tutto il prodotto. I lettori non sono scemi, e nemmeno quelli che cercano consigli. Se ne accorgono quando dici le bugie, e rischi di essere svergognato.

Lettura: Sì. Perché tutti sanno leggere, ma non tutti sono in grado di raccontare e analizzare la loro esperienza. Se non te la senti, non sei obbligato a farlo. Leggere è in primo luogo un’esperienza intima, totalizzante. Rimane a te. Per trasferire quello che senti agli altri, devi essere capace di trasmettere.

Oggettività: Devi scordare che stai leggendo qualcosa di qualcuno che conosci. Che ami o che odi. Devi dimostrare che non ti sei fatto condizionare da quello che pensavi prima di leggere. Il gusto personale deve incidere, è ovvio, ma non può diventare il tuo unico metro di giudizio. Proprio perché alla fine rischi di non giudicare un testo sul bene e sul male, ma solo sul mi piace/non mi piace. Mi spiego: non è che se l’autore non traveste i propri protagonisti di glitter e swarosky e non li fa vivere nella società americana, un testo non vale la pena di esistere. Chiediamoci sempre perché sono d’accordo o in disaccordo con il contenuto di quello che leggo. Sono io… o realmente non va?

L’opera: Mai, in alcun modo, devi giudicare l’autore nel personale e nel suo complesso da un testo. Sia che lo faccia in maniera sottile o in modo palese. È una prassi squallida, che mostra soltanto agli altri quanto tu sia invidioso.

Critica Costruttiva: Quello che dici, anche se negativo, va sempre inserito in un’ottica di miglioramento, di suggerimento, di dimostrare gli ostacoli che l’autore deve superare. Fai attenzione a non travalicare il limite, perché rischi che alla fine non stai recensendo, ma dileggiando qualcuno e il suo lavoro. E sono pochi quelli che possono permettersi un lusso del genere, soprattutto se consideri che, ahinoi, tanti autori hanno l’ego di cristallo.

Ma, infine, il mio preferito è sempre uno:

L’autorevolezza. Perché, se non fosse chiaro a chi scrive e a chi legge, il primo punto su cui non discutere (e non fare sconti) è la sovranità del lettore, il cui potere di giudizio non va patteggiato. Può essere mediato, oggetto di confronto se possibile, ma non contestato. Mettiamoci in testa una buona volta che il parere del lettore è sacrosanto, e che è autorevole in quanto tale. Per cui piantiamola di schermarci dietro ai titoli, o dietro a presunte esperienze sul campo che di fatto possono essere smentite dal primo che sta a un gradino sopra di te. Il lettore è autorevole perché legge, va rispettato perché si dedica a te, ti regala il suo tempo e ha diritto di poter dire se questo tempo lo ha usato bene o male con il tuo libro, senza che tu, autore, lo attacchi.  Così come, quando recensisci, non spacciarti per chi non sei. Rischi di diventare lo zimbello per chi magari scopre che non è vero nulla, anche quando il tuo branco osanna le tue esperienze. Perché prima o poi qualcuno ti rimette al posto tuo, sollevando il velo su quello che non sei.

Non è chiaro?
È un po’ come dire di essere esperti in tematica letteraria LGBT e di aver addirittura fatto attivismo, e poi dimenticarsi di aver dichiarato in precedenza di  non sapere nemmeno chi sia Genet, o di non aver letto il De Profundis, di non vedere gli albori della tematica in Alice nel paese delle meraviglie, di non conoscere ma disprezzare Tondelli o ancora di parlar male di un Gastaldi o un Carrino che coi loro esordi hanno segnato indelebilmente l’evoluzione della narrativa post gay nel nostro paese.
È lo stesso principio, che io sostengo da anni, che vale per gli scrittori o presunti tali: pubblicare non ti dà un titolo. Quello te lo devi guadagnare con impegno, umiltà e sudore. Scrivere piace a tanti, ma non tutti lo sanno fare, e non tutti quelli che riescono ad avere un marchio su una copertina a proprio nome, possono sentirsi scrittori (e magari guardare gli altri dall’alto in basso).

Ah. Io ora mi preparo per andare al mare, in compagnia di un buon libro.
Auguro “Buon relax” anche a tutti voi. 😀

 

Adotta l’editore – Starbooks Coffee


Lo Starbooks Coffee (se non sapete cosa sia vergognatevi e rimediate subito) ha organizzato un’iniziativa davvero simpatica.

Si chiama Adotta l’editore (non l’avreste mai detto, vero?) e consiste nel prendere sotto la propria ala una casa editrice – indipendente e rigorosamente non a pagamento – e seguirla come se fosse la propria squadra del cuore:

L’idea è quella di adottare una casa editrice o un autore indipendente e non a pagamento, seguirne le pubblicazioni, intervistare autori(editori, raccontarne la storia, insomma seguirli come si segue la propria squadra del cuore.

Come?

Attraverso interviste, post, racconti, aneddoti, recensioni, anche foto, illustrazioni. Il tutto deve essere molto personale e rappresentare il vostro punto di vista. Ricordate che potete anche esprimere critiche e giudizi negativi. Non stiamo facendo da ufficio stampa a un’azienda e non stiamo facendo spottoni.

Un modo alternativo e divertente per conoscere (e far conoscere) delle piccole realtà interessanti. Io sto ancora pensando a chi adottare; voi date un’occhiata alla nostra lista di editori Free – o, se ne conoscete altri, meglio ancora, e segnalateli anche a noi – e adottate l’editore che vi colpisce coi suoi occhioni di più.

Si scrive ‘Speechless’ si legge ‘perfect’.


Buonasera, buongiorno e buonanotte, mie adorate bestioline!
A distanza di due giorni – o tre, dipende da quando leggerete questo post (o da quando lo posterò io) – sono tornata su questi lidi, anche stavolta per una pseudo-recensione.
*Non hai qualcosa da fare? Come morsicarti le dita? Tagliarti una gamba? Studiare?*
… siete pessimi, lasciatevelo dire.

Anyway, suppongo vi stiate chiedendo cosa ci faccio di nuovo qui, perché e a portarvi cosa.
Beh, spero che il titolo dica abbastanza, ma per essere più espliciti, siamo qui per festeggiare (perché io e centinaia di altre persone, aspettavamo con assoluta impazienza!) l’uscita del nuovo numero di Speechless.
Suppongo vi ricordiate di cosa sto parlando (nella fattispecie, di questo qui, bestioline).
Prendete biscottini, thè caldo e mettetevi comodi, gente, the game is on!

 

Lo sapete, ormai, la prima cosa che io guardo è – ovvio – la copertina (sì, se ve lo state chiedendo, sono rimasta a guardarla per un periodo indefinito).

La cover artist di questo numero, è nientepopodimenoche Yuko Rabbit (qui, il suo sito), che ci delizia con un’intervista heart to heart (e una serie di lavori spettacolari dai colori morbidi e caldi) dove ci rivela il suo essere “autodidatta” e permettendoci di far diventare i suoi sogni, anche un po’ anche i nostri – e dandoci quel filo di speranza che in questo periodo manca, vé -.
(Se pensate che l’inizio sia col botto, immaginate il resto!)
Speechless tratta di argomenti attuali – come già ho avuto modo dirvi -, ma anche alcuni che spesso vengono lasciati in disparte e che costituiscono invece una nuova realtà editoriale (bellissima, a questo proposito, l’intervista a Emons Audiolibri) e, sempre sulla stessa linea, l’articolo editor-scrittore e sul self publishing (ho personalmente apprezzato le pagine dedicate a Bao Publishing, editore di fumetti perché… beh, perché amo i fumetti).
In realtà, Speechless – in questo numero come negli altri – ci omaggia di tantissimo materiale, curato, professionale, ma non per questo meno ironico e interessante, che ti permette di leggere oltre duecento pagine con la leggerezza e la voglia di scoprire che cosa ci sia come prossimo articolo, non accorgendoti di rimanere ore e ore incollato allo schermo senza mangiare, senza bere, senza cucinare (… non sto assolutamente parlando di me, che cosa vi viene in mente?).

Merito al merito, su questo punto, bisogna dire che questo è permesso anche dalla grafica ordinata e spaziale, che ti permette di sfogliare un’editoriale di questo livello, in assoluta tranquillità e benessere.

Per questo – e per altro – potrei stare ore a elencare tutti i vari passaggi di questo meraviglioso nuovo numero (come per esempio, il “capitolo” dedicato alla nuova grapich novel di Victoria Francés, quello dedicato al duecentennale di Orgoglio e Pregiudizio, l’intervista a Vicolo Cannery, oppure tutti i racconti presenti che s’incastrano alla perfezione con il resto) ma poi vi toglierei il divertimento di andare a leggerlo, e non voglio certo farvi un tale sgarbo, bestioline.

Quello che so – ed è un po’ personale come considerazione, ma anche assolutamente oggettiva e su cui vorrei rifletteste – è che (visto il risultato finale) può sembrare facile creare una rivista di questo genere (che sembrava così ben avviata fin dal principio) ma, in realtà, si va avanti, sì, con la professionalità – perché senza quella dove vai? – ma anche e specialmente con la voglia di fare bene il proprio lavoro, con l’essere innamorati della propria creatura, e con la consapevolezza (e la speranza) di riuscire dove molti hanno fallito.
Siamo passati da “svicolare i muri precocenttuali” (come avevo detto la scorsa volta) a “cambiamo le cose, perché possiamo farlo” e, in soli quattro numeri, penso sia un traguardo enorme, ed è anche per questo che considero Speechless la miglior rivista sul mercato (per modo di dire, considerando che è assolutamente gratuita) in questo momento.

By the way, in attesa della prossima uscita (… adesso? Dai, dai!) ci tengo a segnalare l’iniziativa che Diario porta avanti. Parlo di What woman (don’t) want, contro la violenza sulle donne. Il progetto completo uscirà a breve (e magari ci faremo un articolo particolare anche qui sul WD), ma nel frattempo vi lascio più che volentieri con la preview dei racconti.
Live long and prosper, bestioline (c’ho attaccato il morbo con Star Trek, che volete? Tzè!) e al prossimo post!

kLit, il Festival dei Blog Letterari a Thiene


Ne sentite parlare già da un po’, ma oramai siamo agli sgoccioli: il primo festival in Europa dei blog letterari si terrà a Thiene sabato 7 e domenica 8 luglio. L’ingresso è gratuito, così come la partecipazione a tutte le attività (tranne alcune, ma sarà espressamente indicato.)

Si tratta di un evento unico nel suo genere: “Non saranno conferenze, non saranno monologhi, sarà come entrare in un caffè letterario d’un tempo a sbirciare una chiacchierata informale sui temi caldi dell’attualità, intervallati da un turbinio di attività artistiche.” È questa la filosofia che sta dietro a kLit.

Writer’s Dream a kLit

Vi stavate chiedendo se noi ci saremmo stati? La risposta è !

L’appuntamento è per domenica 8 luglio dalle 17.30 alle 18.00 in Piazza Chilesotti. Io e Andrea Malabaila (oramai ci stiamo prendendo gusto) di Las Vegas Edizioni parleremo di editoria a pagamento.

Ecco le cose che vi serviranno:

– Il programma definitivo;

– Come arrivare a Thiene, le location dell’evento e le mappe;

– Il programma serale, kLit by night;

– La Crociera Letteraria, in collaborazione con Pachamama Viaggi e MSC Crociere, dal 22 al 28 ottobre 2012.

Altri riferimenti li trovate in questo post di Sul Romanzo e, naturalmente, sul sito ufficiale di kLit.

Supportiamo gli autori emergenti


Nelle due giornati precedenti Writer’s Dream ha acquistato libri di autori emergenti – pubblicati rigorosamente da editori free – per un valore di oltre 300€. Questi libri saranno messi a disposizione dei nostri utenti per la lettura gratuita, creando così un circuito bibliotecario di book exchange dedicato esclusivamente agli scrittori emergenti.

Iniziative simili, nei nostri tre anni di vita, sono sempre esistite e sempre esisteranno; però abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vi chiediamo di aiutarci con una donazione di 2€ su PostePay o PayPal, contribuendo così alla crescita dell’editoria emergente e all’emersione dei talenti.

Ricordate che, aiutando noi, aiutate voi stessi: anche i vostri libri potranno essere accolti da tanti nuovi lettori.

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