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Editori indipendenti: più piccoli più liberi


Lo scorso 4 dicembre, nel corso della fiera di Roma Più libri più liberi sono stati presentati i risultati dell’indagine Nielsen sul mercato della piccola e media editoria. I numeri fanno ben sperare in un mercato che prova almeno a svincolarsi dai monopoli e dalla cronica tendenza al ribasso delle vendite, attraverso l’innovazione.

Se, infatti, si registra un piccolo recupero nei fatturati, lo si deve soprattutto agli ebook che, secondo l’Aie, sostituiscono gradualmente per il lettore le copie acquistate nei tradizionali canali trade.

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Case editrici di qualità


Qualità, questa sconosciuta. Non del tutto, a dire il vero; però negli ultimi tempi più che mai si sente il bisogno – perlomeno in questi lidi – di avere qualche certezza in più, riguardo alla qualità dei libri. Dopo l’annosa polemica sulla cosiddetta spazzatura d’autore, sul forum e su tutti i nostri canali si è avviato un dibattito senza fine, ma che si può sintetizzare facilmente in poche parole: come si riconoscono i buoni libri?

Acquistare da una piccola casa editrice è sempre più un’incognita, per tanti motivi (vi rimando al già citato post sulla spazzatura d’autore per farvi un’idea più chiara); e non ultima questa mail inviata da una lettrice – una delle tante – fa capire che la questione è ben lontana dal trovare una risposta:

Tuttavia, nella mia testa è comparsa una domanda birichina, una sorta di avvocato del diavolo personale che non mi lascia in pace. I libri sono sempre gli stessi. Non sono cambiati. I loro titoli, i loro contenuti, la loro copertina. Tutto è rimasto invariato. Allora: quando hanno pubblicato pagando, erano “narcisisti scrittori” che per soddisfare il loro ego di emergenti hanno pagato. Bando della critica, del pubblico consapevole, bando morale per la loro azione. Ora sono free. Quindi cosa sono diventati? Autori che credevano in se stessi ed hanno voluto scommetterci sopra economicamente, insieme all’editore che poi si è ricreduto? A lume di naso direi di no. Insomma come possiamo giudicare il contenuto di un libro che prima era per forza da scartare in quanto eap, ed ora è necessariamente da valutare in quanto free?
Mi viene sempre di più in mente il post di Nayan. Spazzatura d’autore. Il marchio free oppure il marchio eap non sono sufficienti a garantire qualità o non qualità di quello che leggiamo, non garantiscono che in circolazione ci siano solo testi validi.

Si parla di quegli editori che cambiano politica, passando da EAP a free. È anche per questo motivo che a settembre abbiamo creato la lista degli Editori di Qualità, gli editori “Qualità Oro”, per citare una famosa pubblicità di caffè. Come vedete sono solo sette case editrici. Ci piacerebbe che crescessero, e di parecchio. Per fare questo abbiamo bisogno di due cose:

  • Delle vostre testimonianze, come sempre. Abbiamo bisogno di sapere che avete letto libri che vi sono piaciuti, quanto vi sono piaciuti, di sapere che quei libri che vi sono piaciuti erano curati come si deve. Per darci le vostre testimonianze le vie sono tante: commenti, forum, mail;
  • Dei libri degli editori; c’è un’iniziativa in corso, si chiama Porto Emergenti; siamo ben consapevoli che le difficoltà economiche, l’abolizione delle tariffe agevolate per le case editrici e compagnia cantante: quindi siamo disponibilissimi a leggere i libri in formato elettronico. E non temete, i libri che ci piacciono ce li compriamo.

Abbiamo delle iniziative concrete in corso; dateci una mano ad ampliarle.