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#IoLeggoDifferente – Il comunicato stampa


differente

 

Cari lettori, in queste settimane anche il Writer’s Dream è stato in contatto con una nuova iniziativa che, sin da subito, ha attirato la nostra attenzione: si tratta di Io Leggo Differente (#ioleggodifferente). Nata dall’idea di un gruppo di autori ed editori, con l’intento di far conoscere ai lettori una moltitudine di libri, spesso belli e interessanti, che rimangono a volte esclusi dal circuito della filiera libraria. Oggi questo progetto sta muovendo i primi passi nel web e con piacere, anche noi, ne condividiamo la mission partendo dal loro comunicato Stampa. Eccolo qua, mi raccomando, aderite e condividete, ma soprattutto ricordatevelo. #ioleggodifferente. E tu?
In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E’ un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso: gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb  #ioleggodifferente.
A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

 

 

L’#editoriachevorrei (o anche: l’inchiesta sull’editoria free)


(Per chi non ha voglia di leggersi l’introduzione: vogliamo avviare un’inchiesta sulle scorrettezze editoriali. Potete saltare direttamente qui.)

L’#editoriachevorrei, al momento, non esiste. Non è certamente solo per l’esistenza della famosa (famigerata?) editoria a pagamento, sul quale in questi sei anni di militanza abbiamo speso migliaia o forse milioni di parole.

Per un certo periodo di tempo si è diffusa l’idea che fosse valida l’equazione editore free = editore buono. Tante persone, non appena ricevevano un contratto di edizione che non richiedesse un esborso da parte dell’autore, si buttavano a capofitto sulla firma del contratto, dicendo cose come “e quando mi ricapita più?” e giustificando eventuali mancanze da parte delle case editrici con altre cose tipo “l’editore non mi ha chiesto soldi, che altro posso pretendere?”

Che paghi i diritti d’autore, per esempio.

Che rispetti i termini contrattuali, per esempio.

E che i termini contrattuali non siano cose come “a me editore vengono tutti i diritti letterari, digitali, cinematografici, di traduzione fino alla vendita della 5milionesima copia e tu, autore, fino ad allora non vedrai una lira. In più sarai vincolato a me per i prossimi vent’anni, dovendo sottopormi ogni singola produzione che uscirà dalle tue ditina sante e, nel caso in cui non volessimo pubblicarti o ricevessi proposte più vantaggiose della nostra, dovrai attendere il nostro via libera. Che, ovviamente, ci riserviamo di NON darti, né ora e né mai. Per i successivi vent’anni, come detto sopra.”
(Sì, esistono contratti di questo genere e sì, ci sono persone che li firmano.)

Ma negli anni le cose non sono migliorate, anzi. Sebbene gli autori abbiano iniziato a controllare con un po’ di attenzione in più quello che firmano – anche grazie a meritevolissime iniziative come quella di Scrittori in Causa – le case editrici che non rispettano i termini contrattuali o che propongono contratti che definire svantaggiosi è eufemistico sono aumentate.
E contrariamente a quel che si potrebbe pensare la cosa non è limitata alle piccole e medie case editrici, ma si allarga anche a editori famosi e di grandi dimensioni.

A tutto questo occorre sommare un’altra cosa, di cui abbiamo già parlato in passato: ovvero che la produzione di tante piccole/medie case editrici non a pagamento è tutt’altro che eccelsa – quando, teoricamente dovrebbero essere “baluardi della cultura e della qualità”.

La lotta contro l’editoria a pagamento non è che la punta dell’iceberg. Il proposito di Writer’s Dream è sempre stato quello di fare informazione corretta e documentata sull’editoria, il quanto più completa possibile.

A sei anni di distanza, in una situazione di profonda crisi del sistema editoriale, limitarsi a dire no all’editoria a pagamento non basta più.

L’inchiesta sull’editoria non a pagamento e sulle scorrettezze editoriali


È per questo che intendiamo avviare un’inchiesta sull’editoria non a pagamento, sui comportamenti delle case editrici, contrattuali ma non solo: vogliamo raccogliere tutte le esperienze negative, a 360°.

Sappiamo che fare nomi spaventa e (spesso) porta guai. Io stessa ne sono stata vittima (e poiché non ve ne ho mai parlato nel dettaglio ma ho lasciato parlare gli altri per un anno presto vi racconterò personalmente i dettagli di quella vicenda).

Per partecipare all’inchiesta e fornire la propria testimonianza sarà sufficiente contattarci privatamente – tramite mail, Facebook o messaggio privato sul forum – esponendoci dettagliatamente la vostra esperienza. Noi la riporteremo integralmente, ma rendendo totalmente irriconoscibili sia voi che la casa editrice (o agenzia letteraria) in questione. Questo tenendo anche conto della recente sentenza della Cassazione che sancisce l’esistenza del reato di diffamazione anche qualora non vengano fatti nomi ma si renda riconoscibile la “parte lesa”.
Come abbiamo sempre fatto con ogni testimonianza, tuttavia, rispetteremo alla lettera il diritto di cronaca:

  • che la notizia sia vera (“verità del fatto esposto”);
  • che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità ed utilità sociale (“rispondenza ad un interesse sociale all’informazione”, ovvero requisito della pertinenza);
  • che l’informazione venga mantenuta nei giusti limiti della più serena obbiettività (“rispetto della riservatezza ed onorabilità altrui”, ovvero “correttezza formale della notizia o della critica”).

Denunciare le scorrettezze è un passo fondamentale per uscire da questa situazione di stallo e di malessere che affligge l’editoria. Pertanto, contattateci nel modo che ritenete più opportuno e iniziamo a costruire un’editoria nuova. 

Chiedo i tuoi soldi, ma non dirlo a nessuno


Questo non sarà un post che darà delle risposte, perché a dire il vero, non ne ho. Ho frugato bene tra le mie tasche e, a parte qualche moneta (poche, perché siamo in tempo di crisi), non ho trovato la soluzione ai miei quesiti. Qui ci sono solo domande, magari.
Siamo nell’anno 2013 (lungi da me dire se di Buddha o del Signore), mese di agosto, caldo bestiale (almeno qua da me). E io mi barcameno tra i drammi del piccolo esordiente con tanta voglia di vedere le proprie parole stampate su carta (d’albero o elettronica, ha poca importanza, no?).
Di fatto, senza rigirarci troppo intorno, non posso negare di essermi anche io imbattuto nel fenomeno delle EAP.
Tranquilli: ne abbiamo parlato a dismisura, di cosa sia l’editoria a pagamento e su quanto possa essere concepito un fatto moralmente accettabile o meno.
Io ho una mia teoria al riguardo ma, siccome sono un sadico mancato, ve la svelerò solamente alla fine.

Partiamo da un presupposto fondamentale: d’accordo o non d’accordo, l’editoria a pagamento esiste, ed è legale. Non esiste nessuna legge che vieti a un’azienda di chiedere soldi per pubblicare l’autore, e l’autore è libero di scegliere se mettere mano ai cordoni della propria borsa e pagarsi il libro nel vano convincimento che così fan tutti. Perché, che esistano delle alternative, ormai dovrebbero saperlo anche le pietre. Eppure i sedicenti editori a pago continueranno a dire che esordire è difficile, che è indispensabile investire sul proprio lavoro, e rataplan pim pum pam. Il contributo può essere diversificato: devi pagarti l’editing, la promozione, devi comprarti le tue copie obbligatoriamente, oppure compartecipare ai costi dell’ebook fino ad arrivare anche all’acquisto di almeno due libri del catalogo. 10.000 o 2 euro, fa poca differenza. Se devo pagare, è editoria a pagamento. Poi ci sono anche quei modi fantasiosi, l’ultimo in ordine di serie è quello dove, dato che il mio libro non va bene, per una cifra modica di millemila euro l’editore mi propina un ghost writer che scriva al posto mio il mio romanzo (dico sul serio, è successo anche questo, e mi chiedo ancora adesso come possano pensare che un esordiente sconosciuto paghi per farsi scrivere un romanzo da un terzo e piazzarci il proprio nome sopra… altra domanda senza risposta?).
Però, spesso alla richiesta di danaro si nasconde l’insidiosa trappola del silenzio, ripetuto, o spesso imposto.
Guai a dirlo in giro, ancora peggio, non provateci nemmeno a catalogarmi come Editore a Pagamento. Le conseguenze, per il solo dire che ci sono esordi gratis con marchio editoriale e altri no, senza nemmeno arrivare alla creazione delle liste di informazione (che al Writer’s Dream abbiamo appena ripristinato) di solito, da parte degli editori a pagamento e dei suoi autori paganti, scatena una levata di scudi, se non una vera e propria rivoluzione.
Piovono minacce, chiarimenti, diffide, imposizioni, trolling postale, accuse di spionaggio e di diffusione di dati personali. Ecco.
La domanda a questo punto, è lecita.
Abbiamo detto che pagare per pubblicare, e richiedere soldi agli autori, non è reato.
Abbiamo detto anche che spesso la prima scusa addotta per la richiesta di danaro sta nel difficile mondo editoriale e nel credere ai propri sogni tanto da mettere mano al libretto degli assegni per  realizzarli. Addirittura diciamo che in realtà non c’è editore che non chieda soldi e autore che non  paghi e che chi non li chiede guadagna da altre fonti (sì, adesso la moda imperante degli EAP è sostenere che o l’editore chiede soldi o ha altre attività collaterali per sopravvivere. Tutto secondo certosine ricerche nel web con tanto di incrocio dei dati di indirizzo. Ho sentito affermare di editori che avessero un negozio di alimentari per sostenersi e sopravvivere, perché magari avevano lo stesso numero civico).
Allora mi spiegate perché non dobbiamo dirlo in giro, che i soldi li chiedo? Perché, davvero. Perché mi minacci se lo divulgo, parlandomi anche di tentativo di infangare la tua immagine aziendale? Perché quindi alla mia certezza che sia necessario farti pagare per pubblicare il tuo libro, non si accompagna la responsabilità del gesto compiuto e soprattutto la responsabilità di tutto quello che sostengo a corredo della richiesta di soldi.
Come vi dicevo, io non ho risposte, le pretendo semmai, da voi.
Se l’azienda che mi chiede i soldi mi impone però di farlo in silenzio, senza dirlo, magari c’è qualcosa che non va. E non parlo del contratto tra lettore e autore, dove il lettore andrebbe perlomeno informato del fatto che sta leggendo un libro a pago o no, ma semplicemente di una politica aziendale che porto avanti e che, dovrei, aver scelto di applicare. Capite bene che se contestualmente penso che debba essere un segreto e che infanghi la mia immagine come azienda, ci sia qualcosa che non torni… e che forse chiedere i soldi non sia proprio una prassi moralmente accettabile.
A voi, le conseguenti riflessioni.

Ah sì, dimenticavo. Vi avevo promesso di dire cosa penso io, Francesco Mastinu, piccolo autore esordiente, dell’editoria a pagamento.
Visto che siete arrivati sino alla fine del mio sermone, eccolo!
Io sono convinto che scrivere è, per tanti, un sogno da realizzare. E non una soddisfazione, ma un grande sogno col botto che, possibilmente, faccia di noi dei professionisti.
Ora, io credo che se desideriamo essere assunti dalla profumeria, non andiamo nel negozio a pagare il titolare per farci un contratto o che ci venga richiesto, per essere assunti, di comprare almeno 20 boccette di prodotti. Come anche, se vogliamo essere riconosciuti come dei veri latin lover, non andiamo a fare sesso a pagamento. Per cui, se voglio scrivere e voglio emergere, il mio compito è impegnarmi, studiare, a volte sputare sangue per migliorarmi.
Ma i sogni non hanno prezzo. E i titoli universalmente riconosciuti al di fuori di parenti, amici e conoscenti, non li compro pagando il datore di lavoro.
Per nessun motivo al mondo.

Il ritorno delle liste


Sono passati due anni da quando ho deciso di togliere le liste EAP e a Doppio Binario da Writer’s Dream. L’8 agosto 2011 scrivevo che “dopo molte discussioni e ragionamenti, siamo arrivati a una decisione: eliminare le liste doppio binario e a pagamento e mantenere solo la lista free.”

Un comunicato brevissimo, con un paio di motivazioni solamente, che metteva fine al lavoro e a una battaglia durata anni, e combattuta con forza. Una battaglia che non ha mai avuto come scopo l’eliminazione o la diffamazione dell’editoria a pagamento – che è lecita, legalissima, e che non giudichiamo immorale perché qui di morale non si è mai discusso e non si è mai voluto discutere – ma bensì l’informazione, il più possibile corretta e completa.

Nessuno ha mai creduto che avessi voluto eliminare le liste per non fare pubblicità agli editori a pagamento. Volete sapere la verità?
Avevate ragione.
Ho deciso di togliere le liste in seguito all’ennesima diffida. Non avevo ancora compiuto vent’anni e già avevo una collezione tutt’altro che esigua di lettere di avvocati, convocazioni alla Polizia Postale e quant’altro; vivevo – e vivo tutt’ora – con i miei genitori, e la situazione era diventata insostenibile. Almeno, così pareva.

Perché poi la denuncia – l’unica che io abbia mai preso – non è arrivata da una casa editrice a pagamento, bensì dalla 0111, una casa editrice Free.

La sentenza l’avete vista girare parecchio, negli ultimi mesi: sono stata giudicata colpevole di diffamazione per messaggi non scritti da me.
Sulla vicenda scriverò un articolo completo in un secondo momento – vi lascio un approfondimento all’articolo sul blog del penalista Carlo Blengino su Il Post e a quello di Guido Scorza, “Tizio diffama Caio. Condannata Sempronia (ventunenne)” su l’Espresso, nel frattempo – ma tanto mi è bastato, da quando la sentenza è stata resa nota a oggi, per decidere che stare zitta non serve assolutamente a nulla. 

Non ho più intenzione di tacere le mie idee e le mie opinioni, che in cinque anni di vita di questo sito sono sempre stata attenta a esprimere con pacatezza, nel rispetto del diritto di cronaca e della libertà d’informazione e nel rispetto dell’altrui reputazione.

Abbiamo lavorato moltissimo per le liste, per creare un database di discussioni di confronto, di scambio civile di informazioni, opinioni, idee, testimonianze; questo lavoro non può andar perso, né portato avanti da altri – le scrittrici Loredana Lipperini e Michela Murgia avevano raccolto il nostro lavoro e pubblicato le liste sui rispettivi blog, ma come semplice elenco. La ricchezza delle nostre liste stava nel poter accedere ai messaggi e alle informazioni complete e dettagliate su ogni casa editrice, qualunque fosse la sua politica editoriale.

In questi due anni abbiamo continuato a lavorare, aggiornando le liste e spostando gli editori da una sezione all’altra, anche se era tutto invisibile.
Da oggi le liste tornano a essere tre: a pagamento, doppio binario e free, e tornano a essere accessibili a tutti. 

 
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LISTA EDITORI FREE

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LISTA EDITORI A DOPPIO BINARIO

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LISTA EDITORI A PAGAMENTO

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Sulla rivista Campus


La rivista Campus, ogni anno, compila una lista di 100 talenti italiani under 30. Quest’anno ci sono anche io, con il Writer’s Dream, a campeggiare su una bella pagina del giornale. Si parla del sito, delle nostre attività e di cosa facciamo: è una pagina molto bella e di cui – inevitabilmente – sono assai orgogliosa.

Clicca qui per leggere tutto.

Case editrici di qualità


Qualità, questa sconosciuta. Non del tutto, a dire il vero; però negli ultimi tempi più che mai si sente il bisogno – perlomeno in questi lidi – di avere qualche certezza in più, riguardo alla qualità dei libri. Dopo l’annosa polemica sulla cosiddetta spazzatura d’autore, sul forum e su tutti i nostri canali si è avviato un dibattito senza fine, ma che si può sintetizzare facilmente in poche parole: come si riconoscono i buoni libri?

Acquistare da una piccola casa editrice è sempre più un’incognita, per tanti motivi (vi rimando al già citato post sulla spazzatura d’autore per farvi un’idea più chiara); e non ultima questa mail inviata da una lettrice – una delle tante – fa capire che la questione è ben lontana dal trovare una risposta:

Tuttavia, nella mia testa è comparsa una domanda birichina, una sorta di avvocato del diavolo personale che non mi lascia in pace. I libri sono sempre gli stessi. Non sono cambiati. I loro titoli, i loro contenuti, la loro copertina. Tutto è rimasto invariato. Allora: quando hanno pubblicato pagando, erano “narcisisti scrittori” che per soddisfare il loro ego di emergenti hanno pagato. Bando della critica, del pubblico consapevole, bando morale per la loro azione. Ora sono free. Quindi cosa sono diventati? Autori che credevano in se stessi ed hanno voluto scommetterci sopra economicamente, insieme all’editore che poi si è ricreduto? A lume di naso direi di no. Insomma come possiamo giudicare il contenuto di un libro che prima era per forza da scartare in quanto eap, ed ora è necessariamente da valutare in quanto free?
Mi viene sempre di più in mente il post di Nayan. Spazzatura d’autore. Il marchio free oppure il marchio eap non sono sufficienti a garantire qualità o non qualità di quello che leggiamo, non garantiscono che in circolazione ci siano solo testi validi.

Si parla di quegli editori che cambiano politica, passando da EAP a free. È anche per questo motivo che a settembre abbiamo creato la lista degli Editori di Qualità, gli editori “Qualità Oro”, per citare una famosa pubblicità di caffè. Come vedete sono solo sette case editrici. Ci piacerebbe che crescessero, e di parecchio. Per fare questo abbiamo bisogno di due cose:

  • Delle vostre testimonianze, come sempre. Abbiamo bisogno di sapere che avete letto libri che vi sono piaciuti, quanto vi sono piaciuti, di sapere che quei libri che vi sono piaciuti erano curati come si deve. Per darci le vostre testimonianze le vie sono tante: commenti, forum, mail;
  • Dei libri degli editori; c’è un’iniziativa in corso, si chiama Porto Emergenti; siamo ben consapevoli che le difficoltà economiche, l’abolizione delle tariffe agevolate per le case editrici e compagnia cantante: quindi siamo disponibilissimi a leggere i libri in formato elettronico. E non temete, i libri che ci piacciono ce li compriamo.

Abbiamo delle iniziative concrete in corso; dateci una mano ad ampliarle.

Dalle fanfiction alla pubblicazione


Non è inusuale che scrittori di fanfiction diventino scrittori veri e propri.
Per esaminare il fenomeno, partiamo prima scoprendo che cos’é la nostra materia prima, overo le le fanfiction.

Fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte dai fan (da qui il nome), prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale.

Il fenomeno è esistito già in passato: ad esempio, alcuni racconti di Sherlock Holmes, scritti da ammiratori del personaggio, possono essere considerati opere di questo tipo. Negli anni Settanta, racconti e romanzi ispirati a Star Trek appaiono su alcune fanzine e circolano nel mondo del fandom.

La diffusione delle fan fiction è tuttavia esplosa con l’arrivo di internet. La rete oggigiorno abbonda di lavori di questo tipo, creati soprattutto intorno a personaggi particolarmente amati, tratti da film, fumetti, manga, anime, videogiochi o romanzi. Tali opere vengono ideate dai fan per dare una propria visione della storia, creando situazioni inserite nella trama originale in un momento precedente o successivo alla storia, oppure inserite nella storia, in modo da “completare” parti che non sono state approfondite. In altri casi i fan si divertono anche a creare situazioni alternative alla storia in modo da avere spunti anche per parodiare il racconto.

Molto comuni nel web sono le fanfiction su Harry Potter e su Il Signore degli Anelli a prova della loro popolarità, e su molti manga e anime, soprattutto su I Cavalieri dello Zodiaco e Dragon Ball.

Tratto da Wikipedia.

Nel web sono molto comuni questo tipo di racconti, che si inizia a scrivere per lo più in giovane età. Il loro sviluppo ha portato alla creazione di archivi web appositi, causando così diversi fenomeni, dal plagio alla… fama.

E’ di questo che vogliamo parlarvi oggi, la fama che fa divenire scrittori pubblicati.

Ebbene, nel mondo delle fanfic (detto anche fandom) l’ambiente è piuttosto competitivo, al punto che esistono diverse figure affiancate al fic-writer, come i beta reader. Quesi oscuri personaggi sono la ragione per cui tanti racconti dedicati a Star Wars o Harry Potter che dir si voglia, sono scritte meglio di tanti racconti pubblicati da case editrici.

Difatti la cura che tali persone impiegano nella correzione delle opere scritte è il motivo per cui l’impropero “ma vai a scrivere fyccine” non è più un insulto.

Ma torniamo a noi. Molti scrittori di fanfiction, spesso non hanno mai scritto un racconto originale in tutta la loro esistenza, ma questo non è importante. Difatti, grazie alle loro opere, alcuni si sono fatti un nome nell’ambiente.

Sappiamo per certo che gli editor bazzicano gli archivi, visto che una di loro, appassionata di Harry Potter, ha addocchiato una certa Savannah. Da lì nasce Virginia de Winter e il suo splendido Black Friars, edito niente di meno che da Fazi.

Prima di lei, un’altra illustre fan-writer, pubblicava una ff su Inuyasha sulle pagine di EFP, intitolata Esbat. Vi dice nulla? ì, stiamo parlando proprio di Lara Manni e della sua prima fatica, la famosa fanfiction diventata libro (a mano a mano che si procedeva nella pubblicazione dei capitoli, l’autrice si rese conto che si allontanava sempre di più dal discorso fanficition, orientandosi sempre di più su qualcosa di personale) e pubblicata in questo caso da Feltrinelli.

Ancora prima di Lara, abbiamo Lemming, conosciuta anche come Laura Schirru che per Edizioni Montag ha pubblicato una serie di libri fantasy di spessore molto elevato (sia in altezza che in contenuti!)

Ora, noi non vi stiamo consigliando di mettervi a scrivere fanfiction su Star Trek e sperare nella pubblicazione, ma vogliamo sottolineare come spesso una forma di divertimento (impubblicabile, se non sul web) può aiutare a realizzare il proprio sogno di scrittori.

Oppure potete continuare a divertirvi come la sottoscritta, che ha appena inaugurato la sua duecentesima fanfiction.

Buona scrittura a tutti!

L’indifferenza delle librerie (indipendenti) e della (piccola) editoria


Ho aspettato mesi per vedere se le cose cambiavano, se qualcuno reagiva, se alzava la manina gridando “io ci sono!”. Ho ottenuto solo un imbarazzante, profondo e assoluto silenzio.

Qualche mese fa – a fine agosto – è nata un’idea che ritengo innovativa per la distribuzione e la promozione degli autori emergenti. L’idea era molto semplice: ogni mese, in base a segnalazioni e scelte dai cataloghi degli editori della lista free, si sarebbe stilato un elenco di libri. Tale elenco sarebbe stato sottoposto agli utenti: tramite un sondaggio i lettori avrebbero scelto qual era il libro più interessante per loro. E poi? E poi Writer’s Dream, a spese sue, si sarebbe occupato di spedirlo a librerie, riviste, blog, biblioteche, accompagnando il libro con locandine e materiale pubblicitario. Il libro sarebbe stato esposto per un mese, durante il quale sarebbe stato conosciuto, letto, recensito, e nel forum si sarebbe votato un altro libro, che il mese seguente avrebbe seguito lo stesso percorso.
Ci siamo fin qui?

Entusiasta dell’idea, ho compilato con lo staff un elenco di librerie, biblioteche, blog, e riviste. Dopo che alcuni grossi blog – come Booksblog, per citare un esempio – avevano acconsentito con altrettanto entusiasmo a partecipare all’iniziativa, siamo passati a contattare gli editori. Ho spedito lettere ed e-mail, spiegando il progetto, specificando che erano coinvolti blog di grandi dimensioni e che ci saremmo occupati interamente noi delle spese (e chiudevo dicendo che era possibile, ma libero e facoltativo, contribuire con una piccola donazione in seguito. Rileggete la frase. Rileggetela ancora. Ecco, ora proseguite).

Dopo mesi, gli unici ad aver risposto sono stati tre editori, dieci librerie e una rivista. I blog invece erano numerosi e di qualità. Delle dozzine e dozzine di librerie e case editrici contattate, hanno risposto in tredici. Inizialmente ho pensato a problemi con le Poste. Ma possibile che di oltre settanta lettere inviate non ne sia arrivata nemmeno una?

Ora. Cosa dovrei pensare se, quando si prospetta a librerie ed editori una possibilità di avere una quantità gigantesca di pubblicità gratis tutti fanno orecchie da mercante? No, perché io continuo a leggere, dal 2008 a questa parte continue lamentele di editori e librerie indipendenti che non hanno modo di distribuire i propri libri, di farsi conoscere, di campare.

Ma se quando c’è l’occasione per – almeno provare – a migliorare le cose senza spendere un soldo tutti fanno finta di niente cosa vuol dire? Che le cose vanno male perché c’è un motivo o perché in realtà se ne sbattono?

La cosa che mi fa ancor più infuriare – perché sì, sono infuriata e amareggiata oltre ogni limite – è che non ho ricevuto uno stralcio di risposta. Nemmeno un “vai a farti fottere, testa di cazzo, tu e i tuoi progetti di merda”. E dire che sulla lettera ho scritto “vi preghiamo di farci sapere entro tal data”. Se ne sono fregati tutti.

Dato che tra il pubblico di Writer’s Dream c’è una nutrita schiera di editori e di librerie, tra cui molti rientrano nella categoria dei “lamentosi” di cui sopra: orsù, spiegatemi. Spiegatemi perché ve ne siete sbattuti del progetto, perché non avete detto nemmeno “a” e perché continuate a lamentarvi che le cose vi vanno male e che non riuscite a far arrivare i vostri libri a nessuno.
Spiegatemelo. Anche perché Writer’s Dream ha un’ottantina di utenti perennemente connessi al forum ogni giorno, una cinquantina pure di notte; il blog fa oltre 2500 visite giornaliere, e quelle del sito non le conto più. Gli altri blog coinvolti nel progetto ne fanno di più, e sommando tutti questi contatti la visibilità che avreste ottenuto sarebbe stata tanta.

Ora, spiegatemi. E spiegatelo agli autori e ai lettori, di grazia, perché se voi siete stufi di sentire gli autori lamentarsi noi siamo stufi di sentire lamentarsi voi.

(Giusto per la cronaca, perché i meriti vanno riconosciuti. Gli editori che hanno risposto positivamente alla proposta sono Diamonds, XII e BAE),

Consigli agli editori


Non sono solo gli scrittori – aspiranti o meno – ad aver bisogno di consigli. Anzi, ultimamente i più bisognosi di consigli sembrano essere proprio le case editrici. Tra copertine realizzate alla bell’è meglio, con soggetti improbabili e colori ancora più improbabili, prezzi esorbitanti, editing inesistenti e incapacità di fidelizzare e incuriosire i lettori, c’è da chiedersi se queste mancanze derivino da un disprezzo per il lettore o per una reale incapacità nel fare l’editore, come ipotizzava Elena di Studio83 pochi giorni fa.

Naturalmente – e lo specifico onde evitare 110 commenti come la scorsa settimana per una questione ovvianon sto parlando di tutti i piccoli e medi editori. Di parecchi sì, però, altrimenti non ci sarebbe motivo di dedicar loro un post.

Dato che, prima di tutto, siamo lettori, possiamo dispensare qualche consiglio in base a ciò che ci piacerebbe vedere nei siti degli editori, quando girovaghiamo. Le idee non sono solo mie, le riprendo da vari post sul forum:

  1. Curare la grafica: c’è un tripudio di copertine scialbe, insignificanti, scadenti, unito al festival dei colori chiassosi e dei soggetti senza senso. Una copertina può essere semplice ma elegante (un ottimo esempio è questa copertina de I Sognatori), un illustratore non è così caro da compromettere il fatturato di una piccola casa editrice. Poi, meglio pagare 50€ in più un bravo grafico che 50€ in meno un incapace che crea copertine pessime.
    Il discorso vale anche per il sito web: siamo nel 2010 – quasi nel 2011 – e vedere certi siti con le tabelle o con template disordinati e poco curati fa davvero una pessima impressione. Il sito web è il primo biglietto da visita della casa editrice: se il sito ha l’aria di essere costruito da un amatore che ha appena approcciato l’html il lettore difficilmente continuerà a navigare, e sicuramente non tornerà sul sito. Un sito come quello di Sogno Edizioni, per quanto buoni possano essere i suoi libri, non attira i visitatori. Una lettrice mi ha scritto:

    Sono andata a vederlo adesso e mi fa una brutta impressione. Il sito mi pare di pessimo gusto, gli autori sembrano più da Albatros che da free.

    Come volevasi dimostrare.

  2. Adescare il lettore: cosa convince il lettore a comprare il libro da una determinata casa editrice piuttosto che da un’altra? Certamente la qualità dei titoli in catalogo, ma come fa  il lettore a rendersene conto? In libreria si ha la possibilità di sfogliare il libro, sul web no. Ecco che un grande punto a favore dell’editore è quello di rendere disponibile un estratto (come fa Asengard, per esempio), metà libro (come fanno I Sognatori) o addirittura l’intero testo gratuitamente sotto forma di eBook (come fa XII): sono moltissimi i dati, oramai, che confermano che rendere disponibile gratuitamente l’eBook o metà di esso aumentano le vendite del cartaceo. Senza scomodare esempi esteri citiamo gli italiani Wu Ming:

    Sul sito Wumingfoundation.com c’è una sottosezione della vostra bibliografia che riporta i dati di vendita dei vostri libri. Sembra che la possibilità di riprodurre i testi per scopi non commerciali non abbia intaccato, almeno più di tanto, l’acquisto dei volumi. Da parte degli editori, ci sono stati commenti in proposito? Avete mai ricevuto richieste perché la vostra impostazione cambiasse?

    La nostra conclusione, a sette anni dall’uscita di Q, è che senza la possibilità di scaricarli i nostri libri venderebbero meno. Più li si scarica, più li si conosce. Più li si conosce, più li si regala. Noi siamo in contatto stretto con un gran numero di lettori, coi quali discutiamo di molte questioni. Molti di loro hanno comprato/regalato i nostri libri dopo averne scaricato i testi. L’atto di acquistarli può essere visto come un “equo compenso” per averli resi disponibili gratis (una specie di shareware, insomma) o come una scelta di comodità (quello cartaceo resta il miglior supporto su cui leggere narrativa) o di possesso feticistico/collezionistico o un po’ tutte queste cose. Fatto sta che funziona così. A tutt’oggi, però, siamo tra i pochissimi a renderci conto di questo. La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenerla una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo “marketing” o “una furbata”. Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalty ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni “puristici” (!) anziché prendere esempio. Quanto all’essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh.

  3. Prezzi contenuti: chi glielo fa fare a un lettore di spendere 15€ per un libro di 120 pagine quando in libreria moltissime edizioni economiche a 8€ per 400 pagine lo aspettano? Sul forum è nata un’interessante discussione sul prezzo dei libri e la visione economica del lettore e dello scrittore, e trovo molto interessante questa particolare opinione:

    Ma perchè allora puntare anche sulla qualità dei materiali se poi i prezzi salgono al punto che i libri diventano cari?
    Chi se ne frega se è un’edizione ultraeconomica tipo urania&co. Io lettore rinuncio con gioia alla copertina morbida e alla bella carta se questo mi consente di ammortizzare le spese.
    Anche perchè libri di piccoli editori di 300 pagine e oltre e materiali buoni a 15 euro li ho visti, quindi non mi tornano tanto i conti coi libricini formato mignon.

    Sono parzialmente d’accordo su quanto detto: parzialmente perché io le edizioni TEA le trovo dignitosissime e molto appetibili, ma dall’altro lato apprezzo moltissimo libri come quelli di XII, che come oggetto-libro sono davvero stupendi. La soluzione potrebbe essere nello stampare tascabili per la diffusione e dare la possibilità di acquistare a un prezzo maggiore lo stesso libro ma in un’edizione davvero pregiata, appoggiandosi a stampe print on demand e risparmiando così sui costi di stampa.

I nostri consigli – per ora – si fermano qui. Attendiamo i vostri suggerimenti, commenti e idee.