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  1. Jhonjey

    La Madre – Giovanni Staibano

    Titolo: La Madre Autore: Giovanni Staibano Casa editrice: LFA Publisher ISBN: 88-3343-044-8 - EAN: 9788833430447 Data di pubblicazione (o di uscita): Maggio 2018 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 16,50 Cartaceo, 2,49 Digitale Genere: Thriller Pagine: 228 Quarta di copertina o estratto del libro: Fino a che punto si può spingere una madre alla quale sono stati sottratti i figli? In questo thriller dalle tinte forti, ambientato a cavallo degli anni 2000 nel Nord della Florida, le vite di tre donne, appartenenti a tre generazioni diverse, si intrecciano tra loro in un susseguirsi serrato di eventi: una dolce signora di mezz'età, con la sua bella villa in stile coloniale, che spinge il marito, affettuosissimo, sul baratro di un segreto indicibile; una ragazza brillante, con alle spalle una infanzia difficile, ma che con impegno riesce a diventare un medico dell'animo e della mente; e una donna che cresce in ambienti malfamati, dove la droga e la violenza si mescolano alla dolcezza degli occhi di due bambine appena nate. Link all'acquisto: http://www.giovannistaibano.it/lamadre.php# A tutti i lettori, e in particolar modo agli amanti del thriller, visitate il mio sito internet, date un'occhiata alla mia pagina fb, e se pensate che possa interessarvi leggere il mio libro, scrivetemi una mail raccontandomi qualcosa di voi. Basterà anche una sola riga, una sola parola. Risponderò a tutti per avvenuta ricezione, e ai tre lettori che più mi colpiranno (magari anche solo per il nome o il cognome), invierò una copia omaggio del mio libro. Cartaceo e con dedica. Entro e non oltre il 31 Ottobre 2018. L'indirizzo della mia mail lo trovate sul mio sito. Vi aspetto Giovanni Staibano www.giovannistaibano.it https://www.facebook.com/GiovanniStaibanoScrittore/
  2. Ospite

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: per il momento ci autodistribuiamo Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  3. Teleri

    I fiumi sotterranei - Lai M. Teleri

    Titolo: I fiumi sotterranei Autore: Lai M. Teleri Casa editrice: Bookabook Data di lancio: 2 ottobre 2018 Prezzo: 16 euro la versione cartacea, 6 euro quella digitale Genere: romanzo di formazione, thriller Caratteri: 388.238 Quarta di copertina: Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell'amica, ma anche con se stessa... Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l'incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, sarà Alice a dover districare il filo contorto che unisce i protagonisti. Link all'acquisto: https://bookabook.it/libri/i-fiumi-sotterranei/
  4. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo Conosciuti al Salone di Torino: molto simpatici, motivati e disponbilili. Il catalogo esposto era prevalentemente fantasy, horror e thriller. La pagina FB è poco seguita ma il gruppo e vivacissimo, animato da loro stessi. Fanno contest, interviste agli scrittori emergenti eccetera. La prima impressione è ottima, il resto a voi
  5. Marcello

    La pista portoghese – Marcello Nucciarelli

    Titolo: La pista portoghese Autore: Marcello Nucciarelli Collana: Gli occhi di tigre Casa editrice: Alcheringa Edizioni ISBN: 9788894897043 Data di pubblicazione (o di uscita): 20 giugno 2017 Prezzo: € 13,50 Genere: Poliziesco Pagine: 458 Quarta di copertina: Esiste un filo che collega l'assassinio di un politico lontano dalla scena pubblica da anni a quello di un deejay radiofonico molto discusso? E i presunti suicidi di due personaggi di spicco della comunità hanno qualcosa a che vedere con quegli omicidi? Al rientro in servizio dopo un anno di congedo a causa di una forte depressione, Gretije de Witt si trova di fronte questi dubbi angosciosi. Ma prima deve fare chiarezza con se stessa: è ancora in grado di condurre una squadra, dopo la malattia che l'ha messa a così dura prova? Il nuovo comandante, un arrogante presuntuoso più interessato all'immagine pubblica che a risolvere i casi, sembra volerle mettere i bastoni tra le ruote anziché agevolarla. Mai come questa volta Gretije avrà bisogno di tutte le persone che le sono accanto per venire a capo di un'inchiesta dai contorni inquietanti, che la farà inferocire ma le offrirà in cambio la possibilità quasi insperata di riallacciare i rapporti con il padre e la sua nuova famiglia. Link all'acquisto: sul sito dell'editore http://www.blomming.com/mm/alcheringaedizioni/items/la-pista-portoghese. IBS Amazon Libreria Universitaria Libro. Co e via via tutti gli altri distributori
  6. BramStoker

    Tempesta Eterna

    Era, credo, la notte del 21 Dicembre, anzi, ne sono sicuro, la fredda e umida notte del solstizio d’inverno. Aprendo la finestra che dava sulla mansarda, la mia testa si alzò quasi meccanicamente e si affacciò in alto, ammirando all’orizzonte un lenzuolo di stelle che luccicavano ad intermittenza e si stagliavano per chissà quanti chilometri in quello spazio infinito di puntini eburnei che a me sembrava tanto un mantello di velluto maculato di verniciature biancastre appena fresche. Tutto quello spettacolo mi trasmise un nonsoché di magico; stetti parecchi minuti, incantato da quell’ombra scura del cielo sfavillante, ad osservare come, quelle stelle immobili, non ostentassero alcun movimento. Il cielo quella notte sembrava più luminoso di come io lo ricordavo, e quel teatrino di stelle mi tenne attanagliato alla finestra come un chiodo arrugginito. Mi destò d’un tratto una specie di vento pungente e freddo, che mi picchiò in fronte facendomi svolazzare i lunghi capelli qua e là; sono certo che mi fece trasalire in quell’istante. Quella folata di vento sembrava arrivare da quei reconditi angoli di cielo che io fino a quel momento avevo ammirato ― trascinò con sé uno strano profumo, un profumo di terra, proveniente molto probabilmente dai larghi campi e dalle lunghe distese di prateria giù a nord, e, vivacissimo, attraversò il canaletto del mio naso facendomi conoscere parti di terra dimenticate al buio di quella mirifica notte di seta. Cercai di capire come era stato possibile come quella raffica di vento si fosse alzata tutt’a un tratto, di come, misteriosamente, si fosse liberata in quell’aria che a me sembrava tanto secca e arida. La risposta ancora una volta mi venne dal cielo, che sormontava la terra in tutta quella sua gelante imponenza. Conserti le braccia e mi abbandonai completamente al buio di quella notte. Con la luce della fiamma del candelabro che baluginava dietro la mia schiena, quel cielo sembrava spegnersi. Il vento sciorinò adesso tutta la sua veemenza, facendo danzare irrequiete le foglie degli aranceti e della gramigna che poco d’allora dormiva sotto il peso greve di quel cielo ammaliante. Io ovviamente non mi mossi. La mia curiosità ebbe il sopravvento, ed imperiosa, mi fece acquietare ancora una volta in quella mia vista, la quale stava diventando ormai una difficile, ma bella impotenza di resistere all’apoteosi della bellezza, che si snodava tramite i suoni di quella natura mobile e irrequieta. Così io guardai il paesaggio cambiare: nugoli di vapori scuri cominciarono a stagliarsi all’orizzonte, obnubilando la magnifica luminosità stellare con la quale mi ero abbandonato, come un sogno. Caterve di nuvoloni neri, come valanghe in piena notte, stormivano pesanti, e, carichi di folgori sfavillanti, abbuiarono il cielo, accerchiandolo, premendolo, come in una rissa. Adesso, io, come il cielo, mi sentivo addosso un’insana tristezza mista ad amarezza, che mi fece pervenire un’irrazionale voglia di chiudere la finestra e sprofondare tra le coperte, piangendo tra il cashmere del cuscino. Ma rimasi lì, ancora, quasi sconcertato, ma ancora incuriosito, a guardare come il paesaggio avrebbe reagito. Scoccai un’occhiata fugace ad est, dove pigolavano, seppur spenti, gli ultimi raggi di mezza luna, la quale non era riuscita a distinguersi in mezzo al tepore di quelle stelle; le quali, però, adesso, quasi inconsapevolmente, si stavano spegnendo come soffi su fiammelle di candele. E fu: il cielo si spense. Il nero di velluto inondò l’epidermide di tutte quelle piantine, che si sfasciavano sotto l’impetuosità di quel ventaccio rigido e ghiacciato. Io mi voltai di scatto come se qualcosa si fosse mossa sotto il letto. Trasalii quando mi accorsi che era stata solo la mia fervida immaginazione. La stanza in cui mi trovavo, nella notte di Dicembre, sembrava brancolare sotto ombre vacillanti, che danzavano nei muri come tribù africane, nel gelo della luce baluginante del candelabro. D’un tratto il paesaggio sembrò percorso da un’inquieta calma, silenziosa, che mi fece accapponare la pelle. Mi voltai ancora una volta verso quel buio fitto e opprimente del cielo, e, tra lo schioccare celere d’un battito di ciglia e l’inaspettata dilatazione delle pupille, vidi un’accecante saetta sfavillare in mezzo a quel buio smaniante. Tutto intorno sembrò fermarsi. Le piante, immobili; gli animaletti, tentennanti, zitti… silenzio. Un orrendo silenzio si riverberò in mezzo a quel buio inquietante. E poi, non so spiegarlo, perché credo di non essermene mai imbattuto, un inaudito frastuono così rombante sconquassò il cielo a due metà e fece tremare tutto. Io non so se il cuore mi batté nei successivi secondi, ma sapevo che mi trovavo per terra con la faccia che lambiva il pavimento freddo. Un tuono così fragoroso io non l’avevo mai sentito, e, ne sono certo, neanche un altro essere umano al mondo. Le finestrelle tremarono così fortemente che poco a lì si sarebbero sfracellate, i mobili traballarono, e quel piccolo cerchio di luce nella mia stanza si spense. Dopo seguì una strana quiete; e, vi giuro, io, appiattato su quel legno frigido, con le guance schiacciate a terra, vidi la mia stanza imbiancarsi di una strana luce, così accecante che per la prima volta nella mia vita sentì il cuore in gola, anzi, al cervello. Il bagliore lampeggiò per circa due o tre volte, per poi spegnersi proprio nel momento in cui mi accingevo a guardare da dove arrivasse. Adesso era tutto buio. Tutto. Mi girai e mi rigirai per cercare un fulcro su cui appoggiarmi. Cominciò a piovere, a piovere forte; io chiusi la finestra, istintivamente, per l’assurda e illogica protezione della specie umana che si difendeva da quel tuonante spettacolo. Non feci a meno di sentire il forte scroscio dell’acqua strapazzarsi sulle tegole sopra la mia testa e dedurre che una tempesta dalle dimensioni perplessamente enormi era arrivata alle porte. Tutto, dico tutto, intorno a me, era buio, ed io, accecato dal nero più assoluto, brancolai in mezzo alle ombre della mia stanza. Mi appropinquai caparbiamente allo scrittoio dove ricordavo che ci fosse il candelabro, ma inciampavo qua e là con le mani tese a mo’ di zombie per cercare di imbattermi contro qualche oggetto. Fu un respiro di sollievo quando le mie mani si smaltarono di cera. Le candele ancora fumavano, e per riaccenderle necessitavo della scatola di fiammiferi. Agguantai il candelabro con entrambe le mani. Mi feci strada tramite la luce abbarbagliante delle saette, le quali riuscivano a filtrare in su fino alle tendine vermiglie che coprivano la finestrella. Si stamparono sulle pareti strane ombre, più inquietanti, che oscillavano a ritmo di pioggia con movimenti davvero psichedelici, sullo sfondo rosso della tendina. Sentii un altro frastuono, stavolta più leggero, ma che comunque mi scosse e fece alzare un po’ di polvere dal linoleum. Trovai la scatola, mi avvicinai alla finestra per un po’ di luce, presi un fiammifero e lo sfregai contro la superficie ruvida dell’incarto, si accese e mi sentii subito sollevato. Un fuocherello, un fuocherello che mi faceva sentire protetto da non so quale entità o forza della natura… se ora ci penso mi fa ridere; ma ridere di tristezza, perché, oggettivamente, quello fu un primo segno di cedimento; e come ho già detto prima, non mi ero mai, e dico mai, nella mia vita, imbattuto in uno scenario così strano, misterioso e terrificante allo stesso tempo. La luce fioca intanto continuava a vacillare in quel lembo di buio pesto. Le ombre sulle pareti si dileguavano per poi riapparire, nascondersi per poi assumere sagome più orrende, che somigliavano tanto a fumi leggeri, forme geometriche irregolari, animaletti tentennanti ― tutto, insomma, sembrava muoversi sotto l’incanto di quel tiepido cerchio di luce. Infuocai tutte e tre le candele e soffiai il fiammifero. Mi chiedevo cosa stesse facendo tutta la mia famiglia dall’altra parte. Mi avvicinai alla porta, antica e acerba, la schiusi e me la lasciai alle spalle, non senza un cigolio raccapricciante. Il lungo corridoio, tale e quale come mi appariva davanti, così polveroso che non si puliva mai, sempre sudicio, dal quale non si vedeva la fine, mi trasmise un senso di misteriosa inquietezza che non mi seppi spiegare. Camminai in punta di piedi, furtivo, sul tappeto persiano che si srotolava per parecchi metri. C’era un odore di chiuso che l’aria sembrava quasi irrespirabile. Oltre la luce del candelabro segmenti di sguardi trapassavano i miei occhi, incrociandosi inspiegabilmente con quegli orrendi ritratti genealogici, propri delle nostre più antiche radici. Cercai di stare più appiccicato possibile alla luce e a fuggire da quelle occhiate che mi premevano. Si sentivano sulla mia testa colpetti di pioggia fastidiosi che naufragavano sulle tegole, le quali, tuttavia, sembravano trapassarle e gocciolare fin dentro casa. Visi vetusti, antichi, pieni di rughe, facce sbiadite, parevano fissarmi dietro le fioche fiammelle del candelabro d’argento. Ancora camminavo, sconcertato, lungo l’androne di casa. Accorsi il passo. Quel corridoio mi sembrò stranamente più lungo per qualche ragione di cui non mi riuscii a raccapezzare. Corsi, sfrecciando tra i quadri, cercando di sfuggire a quelle occhiate che mi comprimevano sempre di più. Mi lasciai dietro una mole incontenibile di buio… le pupille che si rimpicciolivano come quelle di un gatto… sembrava che quel corridoio non terminasse più. Il cuore mi batté più forte all’improvviso e le mani mi si intinsero di sudore. La gola divenne più secca d’un corpo privo di vita. Mi salì da non so quale parte del corpo un fetentissimo affanno che mi mondò quel minimo si sicurezza che custodivo dentro quelle mura di casa. Ansimai. Mi brillarono gli occhi. Il respiro diveniva ancora più difficile e come spine mi stringeva forte i polmoni. Quei quadri sembravano fissarmi minacciosamente, astiosi, forse, al baluginante barlume del candelabro. Sentii il corridoio stringersi, le mura chiudersi contro le mie ossa, i ritratti orripilanti che, ostili, mi guardavano come su una lettiga di morte vagante i quali mormoravano un qualcosa di demoniaco che mi fece perdere il lume della ragione. Chiusi gli occhi e mi affidai alla sorte, brancolando nel buio delle pupille, spaventato, irrazionale, e sbattei tutt’a un tratto la testa contro una superficie di legno, che, certamente, doveva essere la porta d’ingresso della cucina. Precipitai atterrito sulla pelliccia del tappeto, col candelabro che ora si era spento, flebile, perdetti i sensi. Mi svegliai con un fortissimo mal di testa. Davanti a me, facce sfocate mi osservavano, accoccolate sulle mie gambe molli. Dovevo essermi svegliato dopo qualche minuto, a giudicare dalla posizione delle lancette dell’orologio che segnava la mezzanotte. Mi alzai sui gomiti e cercai di sgranare gli occhi. Davanti a me mio padre e mia madre, che sorridevano. Chiesi loro con voce roca e distrutta cosa ci trovassero di tanto divertente. Loro lì, ancora, seduti vicino ai miei piedi, mi guardavano dritto negli occhi con quel sorrisetto che, adesso, ritornando appieno delle mie facoltà mentali, mi sembrava un po’ inquietante. La risposta non arrivò alle mie orecchie e adesso mi chiesi se fossi ancora stordito, o se quelle facce, toccandole, fossero vere. Così posi la domanda ancora una volta facendo attenzione a non essere troppo petulante:<<Insomma, che c’è da ridere?>> ― domandai imbarazzato con un segno chiaro d’imbranataggine. Un silenzio che mi fece rabbrividire percosse la stanza; dietro quei sorrisetti un qualcosa di davvero stravagante e raccapricciante sembrava racchiudere tutta l’alacrità di quel silenzio. Gli occhi di mia madre sembravano profondi, di un grigio spento, persi nel vuoto ― quelle labbra sterili e secche, prive di colore. Mio padre aveva la fronte corrugata, le sopracciglia arcuate, e quelle rughe, con gli occhi grandi e spalancati assieme a quel sorriso, sembravano nascondere una ferocia famelica che non aveva niente di umano e che non gli avevo mai visto. Ingoiai un brivido che mi fece tremare la pelle ed asciugare quel poco di saliva che mi rimaneva sulla lingua. Allora mi scattò impervio il pensiero di toccare quelle facce per constatare la reale condizione dei miei sensi, che mi sembravano tanto fiacchi quanto la botta che presi alla testa quando questa sbatté contro la porta della cucina. Ma qualcosa, dentro di me, mi diceva di non avvicinare il dito: mi ricordava tanto, da piccolo, il rossore del sangue che versai quando, senza saperlo, avvicinai una mano per accarezzare il pelo di un cane che ringhiava, con la schiuma in bocca. Quell’incubo mi si accavallò, mi imperversò le membra e, quando lo rievocai, mi accese un brivido proveniente da sotto, sotto la colonna vertebrale, fin su al collo. Mi feci forza. Dovevo toccare quelle facce. La mia vista tuttavia si sgranò completamente, e, solo adesso, potei distinguere con nitidezza tutto quello che mi circondava. Quei due corpi, ancora, fermi, mi guardavano opprimenti, i sorrisetti che sembravano ghigni feroci, le rughe delle sopracciglia che solo un pazzo poteva avere. Dovevo toccare quelle facce. La più vicina a me, proprio a cavallo delle mie costole, era quella di mia madre. Guizzai l’indice dal cuscino. Tremante, percorse uno spazio vuoto che sapeva di una terribile concezione di uno sbaglio incombente, di fronte alla terribile scena che i miei occhi rievocavano, di quel cane schiumeggiante, rabbioso, feroce. Avevo paura che questi si voltasse di scatto, non appena avvicinato il dito, o comunque dopo aver sentito la presenza di quest’ultimo. Il dito tremolava, lentissimo. Mi ero rassegnato che se fosse successa qualcosa, dopo quel mio avvicinarmi, mi sarebbe venuto un infarto dallo spavento. La tensione saliva, e con questa, le goccioline di sudore. Guardai gli occhi di mia madre con circospezione, al fine di poter intercettare qualsiasi mossa che ella, o meglio quella cosa, si fosse immaginata. L’indice sfiorò la sua guancia. Per fortuna non si era girata. L’unghia grattò la superficie della pelle, ma non sprofondò oltre. Cercai di spingere più in giù il dito, ma questo si fermò come in una pista di pattinaggio, con la sottile differenza che questa mi ricordava tanto le gocce del candelabro che mi avevano bruciato le mani. Gridai di paura e mi alzai di scatto. Un tremolio mi imperversò la colonna vertebrale. Ora, a due piedi dal divano, mi accorgevo di come le due figure guardassero, con un sorrisetto bianco e demoniaco, verso il posto su cui ero disteso, avendo ignorato il mio movimento istintivo di fuga. Gli gridai contro ancora una volta, con un brillio agli occhi e una voce confusa, ma niente; mi pizzicai le guance per constatare se quella scenetta, inquietante e spaventosa, fosse solo uno strano, terribile incubo, ma niente; ero sveglio, io ― io, da solo, davanti a quelle due figure ferme come statue, inclinate verso il divano, con espressioni astruse che facevano vacillare il senso di normalità a cui era abituato il mio stato d’animo. Li toccai ancora una volta, picchiettando l’indice contro la pelle dura, e mi raccapezzai scoprendo che avevo davanti due statue di cera! Mi misi le mani nei capelli per pensare e snebbiare la mente, doveva esserci un nesso logico con tutto quello che mi stava capitando, un collegamento trasversale con quelle scene in cui mi stavo imbattendo: quella tempesta rombante imbattutasi tutta di colpo, quel corridoio che sembrava interminabile, quelle due statue di cera posizionate di fronte al divano e… dov’era mio fratello? Quel bambinone precoce e testardo? Questi furono i dubbi che mi sormontarono in quel momento… <<Ashtooon!>> <<Ashtooooon!>> Gridai. Mi guardai attorno. Mi trovavo in cucina. C’era un pancarré con la martellata alla fragola sulla tovaglia. C’erano piatti e posate sporche ancora sul tavolo e una strana puzza di bruciato. Contai le sedie. Tre. Tre sedie. Le contai di nuovo. Tre sedie. Mi domandavo dove fosse l’altra, c’era sempre stata la quarta. Mi girai e mi rigirai, in cerca di quella sedia. Mi affacciai dalla finestra, ancora pioveva. Il paesaggio sembrava percorso da una calma silenziosa che faceva venire voglia di uscire e bagnarsi. Dal cortile non si vedevano che montagne oscurate e alberi frascheggianti. Uno strano luccichio che doveva essere probabilmente la luce della città rischiarava il fianco ovest dell’Etna. Lo ignorai e ricominciai la mia ricerca. La stanza di mio fratello era di fronte alla mia, e per arrivarci dovevo attraversare nuovamente quel corridoio cui avevo maturato un brutto ricordo. Mi ero ripromesso però che l’avrei trovato anche se fossi stato incerettato misticamente da qualcosa di paranormale che, adesso me ne resi più conto, vagheggiava nelle stanze di casa mia. Senza, e dico senza alcun problema attraversai il corridoio (perché prima sì e ora no?) e arrivai sull’uscio della porta che collegava questo alla stanza di Ashton. Il candelabro avvinghiato saldamente alle mie mani traballava qua e là, e la luce che si proiettava sui quadri era molto irregolare e deforme. Adesso, un dipinto alla mia destra, non mi guardava più come prima; tuttavia non vi nascondo che fui percorso dentro da una paura irrefrenabile che sarebbe esplosa in un grido se questo avesse roteato le pupille e quindi averle incrociate alle mie. Non ci feci caso come prima, immerso completamente nel fardello dell’azione, di scoprire il significato travolgente di quel mistero davvero enigmatico e labirintico. Lo chiamai da dietro il legno della porta, accentuando il suo nome con un tono di voce più acuto del solito, che rasentava paura e confusione. Nessuna voce accorse al richiamo. Picchiettai le nocche innumerevoli volte, bussando con energica portata. Ancora il nulla si sentiva, mentre il silenzio procrastinava già da sé un pensiero di rassegnazione davvero inquietante. Preso sempre di più dall’impazienza, cercai di sfondare la porta, scaraventandovi contro potenti calci e spallate. Dopo esattamente tre tentativi, la porta cedette e cadde oltre la soglia, dall’altra parte. Non riuscii a vedere niente; buio pesto e opprimente relegava le mura di quella stanza, che, naturalmente, non era grande quanto le altre. Superai la porta camminandoci su e la luce del candelabro, ad ogni mio passo, rischiarava, seppur in modo contenuto, la stanza. Una luce, una luce, filtrò dalla finestra: era quella di un fulmine. La stanza si illuminò di blu in un baleno, anzi, d’azzurro; tutto quello che mi ero immaginato era, tra la celerità di quel barbaglio in un battito di ciglia, davanti a me… la sedia, la sedia… la sedia era s-sistemata l-là… sssul piedistallo… lacci di scarpe sciolti dondolavano… le sscarpe, le scarpe vacillanti nel buio, u-un corrrpicino appppeso sssul tetto ― un capppio, un fottutissimo cappio stringeva il collo del mio fratellino. Strinsi i pugni. Gridai. Mi cadde il cuore a terra. Piansi. La pioggia fuori per dispetto ballava assieme al corpicino del mio fratellino. Guarda, un altro lampo. Un’altra luce, un altro grido silenzioso. Guarda, la fine della vita inspiegabile, maledetta e bastarda. E piansi ancora.
  7. dfense

    Brè Edizioni

    Nome: Brè Edizioni Generi trattati: Narrativa, erotici, poesia, gialli, noir-thriller, horror, saggi Modalità di invio dei manoscritti: https://breedizioni.com/pubblica-con-noi/ Distribuzione: cito dal sito: "Abbiamo scelto di affidare la vendita delle nostre opere solo ad Amazon" Sito: https://breedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Brè-Edizioni-2105813419632447/
  8. Fedor90

    Edizioni Arpeggio Libero

    Nome: Edizioni Arpeggio Libero Sito web: http://www.arpeggiolibero.com Generi pubblicati: qualsiasi Distribuzione: http://www.arpeggiolibero.com/distributori Invio manoscritti: http://www.arpeggiolibero.com/contatti Facebook: https://www.facebook.com/edizioniarpeggiolibero/
  9. Sissi77

    Delrai edizioni

    Nome: Delrai edizioni Generi trattati: romance, distopico, fantasy, erotico, retelling, steam-punk, thriller e giallo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.delraiedizioni.com/invio-manoscritti Distribuzione: Sito: http://www.delraiedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/delraiedizioni/?fref=nf Conosciuti alla fiera del libro di Torino, molto gentili... Per invio manoscritti le modalità sono indicate sul loro sito internet. I tempi di attesa per la valutazione si aggirano attorno ai 3 mesi, così mi è stato detto a voce ed è scritto anche sul sito. Casa editrice free. Qualcuno ha avuto esperienze con questa loro?
  10. Marcello

    Tour umbro – Assisi – Appuntamento n. 2

    Fino a
    Tre libri – Tre autori venerdì, 28 settembre ore 17,30 presso Mondadori S.Maria degli Angeli – Assisi incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
  11. Andrea Garofalo

    Tè nero

    Spensi il fuoco e lentamente versai l’acqua bollente nella tazza. Presi una bustina di tè nero e la osservai per qualche istante, rigirandola tra le dita. La immersi con cura contemplando il liquido che si tingeva inizialmente di arancio, poi di un colore sempre più scuro. Un aroma intenso si sprigionò con l’aiuto del vapore, che ora saliva e riempiva le mie narici. Un intero sistema di pensieri e ricordi stimolato da un singolo odore. Ricordai i pomeriggi a casa di mia nonna, le merende invernali. Fluirono dalla memoria le domeniche mattine, le colazioni affrettate e le inutili chiacchierate con persone ora lontane. Da sempre quell’infuso, e il suo profumo, avevano accompagnato la mia vita; un filo teso che legava la mia giovinezza con l’età adulta. Aggiunsi un cucchiaino di zucchero, poi afferrai la tazza e due lacci poggiati lì di fianco. Camminai verso il salotto assicurandomi che la bevanda non si riversasse sul pavimento, la posai silenziosamente sul tavolino e alzai lo sguardo. Lei era seduta su una sedia, dove l’avevo lasciata qualche minuto prima. Tentava di muovere leggermente le braccia legate dietro la schiena; i suoi occhi, fissi su di me, scrutavano ogni mio spostamento. Inspirò rumorosamente per un istante, poi si ricompose e balbettando chiese: «Chi sei?». Abbozzai un leggero sorriso, le porsi il tè fumante e le accarezzai dolcemente la guancia. Tremando scostò la testa, mi osservò impaurita per qualche secondo, quindi si dimenò violentemente sbraitando: «Cosa vuoi da me? Dove mi trovo?». «Calmati, ti prego» le dissi cercando di tranquillizzarla, «Non voglio farti nulla». Alla sua destra, poggiata sul tappeto, si trovava un’anfora di terracotta; oscillando con la sedia la colpì bruscamente, il vaso cadde rovinosamente e, mentre lo osservai frantumarsi a terra in mille pezzi, sentii l’addome stretto in una morsa e avvertii un odio crescente verso quel gesto compiuto con così tanta indifferenza. Provai a bloccarla afferrandole le spalle, poi, senza stringere eccessivamente i lacci, le immobilizzai le caviglie alle gambe della sedia. A quel punto il terrore emerse visibilmente sul suo volto; mantenne gli occhi spalancati, ma non riuscì a pronunciare alcuna parola. Dispiaciuto per quello che le avevo fatto, la avvolsi immediatamente in un abbraccio, appoggiando le mie labbra sulla sua spalla. Percepii subito il suo disgusto e, comprendendo quanto l’affetto non fosse ricambiato, mi allontanai rapidamente. «So che non mi conosci» affermai sottovoce, «Ma voglio solo che tu stia bene e che non mi uccida, non posso fare altro». In quel momento abbassi lo sguardo e osservai il pavimento: i cocci di terracotta erano disseminati in tutta la stanza. Rimasi immobile per qualche minuto fissando attonito il pavimento e percependo il violento disgregarsi della mia memoria. Ricordai una leggera brezza, l’odore di terra; risentii il rumore degli scalpelli sulle rocce. Poi la memoria si fece forza e vidi chiaramente il piccolo sito archeologico dove, più di vent’anni prima, iniziai a lavorare. Dissotterrai l’anfora in quel luogo, lavorando pedantemente come si addice ad una persona che voglia apparire il più laboriosa possibile. Il mio rivale, in quell’esibizionismo quasi agonistico, era una ragazza, intenta, come me, a dimostrare la sua preparazione; il suo sguardo balzava da un frammento di roccia ad un altro, mentre le sue mani, più velocemente, animavano il pennello. Ne rimasi incantato e, rifiutando il titolo di archeologo principiante del giorno e auspicando unicamente ad averla accanto, le chiesi aiuto per estrarre il mio ritrovamento. Si avvicinò, ed ogni giorno lo fece sempre di più, finché non mi fu accanto anche sull’altare. A quel punto il flusso che stava percorrendo le mie memorie si legò nuovamente a quell’odore, quella fragranza intensa proveniente dalla piantagione di tè che circondava la casa dove io e mia moglie abitavamo; l’aroma, crescendo di volume, raggiungeva la nostra camera e col tempo, gli anni, si imprimeva nelle pareti, nelle narici e nei ricordi. Tutte le parole, le risate, i discorsi, le litigate e gli abbracci racchiusi nella mente erano immersi in quel profumo. Lavoravamo ancora l’uno accanto all’atra, così come ci eravamo conosciuti, sempre in quegli scavi, tra le rocce e la terra. Non avrei mai immaginato che il luogo nel quale tutto era iniziato avrebbe imposto il suo crudele segno al corso degli eventi. Ricordo la pietra frantumarsi sopra le nostre teste, poi una nube di polvere; il pontile di legno sul quale ci trovavamo si inclinò e il rumore delle assi che si spezzavano accompagnarono un breve urlo di terrore. Rividi il corpo di mia moglie riaffiorare dal pulviscolo, che lentamente si diradava e che, non riuscendo a portare con sé la sua vita, le sottrasse tutto il resto. Scossi la testa e puntai lo sguardo verso la tazza, la afferrai e provai a porgerla nuovamente verso quel viso che ora appariva meno impaurito. Le slegai le braccia per consentirle di reggere la bevanda, che annusò cautamente. Si fermò un istante fissando il vuoto dinnanzi a sé, mentre la sua bocca semiaperta attendeva le parole che il cervello non riusciva a suggerirle. Poi, come se l’esperienza precedente non le fosse bastata, riavvicinò la punta del naso alla tazza e inspirò in modo più sicuro. Sperava, forse, che il vapore, inondandole le narici, potesse rischiarire e rivelarle ciò che lei non riusciva a percepire. Sapevo che qualcosa era riuscito a muoversi nell’oscurità che dominava la sua testa; qualcosa che cercava di farsi strada, ma che, priva di ogni impulso, moriva in qualche antro remoto della mente. Mi avvicinai al suo viso, tentando di non eseguire movimenti bruschi; cercai il suo sguardo, una minima luce nei suoi occhi. La sua espressione non accennava nessun cambiamento, nemmeno un frammento della mia persona destava in lei alcun interesse. Quando, rassegnato, decisi di allontanarmi, i suoi occhi guizzarono improvvisamente, poi, senza pensarci troppo, alzò la tazza sopra la spalla e la diresse violentemente verso la mia fronte. Una superficie rigida mi premeva fastidiosamente la faccia, mentre una gelida corrente d’aria si imbatteva continuamente sulla mia schiena. Spalancai gli occhi e mi accorsi di essere disteso a terra con il naso compresso sul pavimento; tentai un lieve movimento del dorso, ma fui immobilizzato all’istante. Due mani mi strinsero le braccia, sollevandomi vigorosamente sino a portarmi ad una posizione quasi eretta. Mi guardai rapidamente attorno e notai una divisa, poi il corpo panciuto che la riempiva; immaginai che l’uomo alle mie spalle fosse vestito similmente. Fui scortato in modo brutale fuori dalla mia abitazione, trascinato sul pavimento che avevo calpestato tranquillamente per anni. Alzai la testa muovendola repentinamente in cerca di un’ultima visione, qualcosa che, almeno io, potessi custodire. Ci riuscii nell’ultimo istante e, prima che la porta si richiudesse e che le luci lampeggianti mi accecassero la vista, porsi rassegnato un ultimo sguardo verso quel volto, che ora mi guardava spaventato e completamente avulso.
  12. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 4/4

    commento Gianni piacevolmente sorpreso dalla risposta di Silvio domandò: << Giusto, ma sai anche quale veleno? >> << No questo non lo so… >> << Nemmeno io, ho provato a cercarlo, ma niente. Però ho scoperto l’aconito. E’ una pianta che cresce sulle alpi. E’ pure bella, se l’incontri sul tuo cammino ti vien voglia di coglierla e allora sono problemi. >> A Gianni squillò il cellulare, si scusò con Silvio e rispose. << Sig. Rivalta, sono Clara. Ho organizzato la seduta del consiglio per martedì prossimo, le può andare bene? >> << Si, non ci sono problemi. Altro? >> << Non direi, ah suo figlio è andato a casa, non si sentiva bene. Deve essere l’influenza che c’è in giro. >> << Probabile, la saluto Clara. >> << Buona giornata Sig. Rivalta. >> Gianni si rimise al tavolo, che nel frattempo era stato sparecchiato, ordinò un caffè e controllò la sua agenda. Poco dopo le undici arrivarono due artigiani, simpatici e con un tono di voce alto avevano preso la scena al bancone. Tra Campari e birre discutevano con pepe di donne, calcio e tasse. Contemporaneamente. Il discorso non andava a finire da nessuna parte. Probabilmente l’indomani avrebbero ripetuto il copione. E così via per l’eternità. Ma non è questa l’umana esistenza? Mosche impazzite che sbattano contro la finestra chiusa, quando lì accanto c’è quella aperta. L’arrivo di Angela distolse dalla riflessione Gianni. << Ciao. >> << Ciao Angela. Hai avuto difficoltà a trovare il locale? >> << No, con il navigatore… >> S’interruppe per togliere la giacca Monclair e sistemarsi la sciarpa di seta. << Ti vedo un po’ giù è successo qualcosa? >> << No, Gianni non è nulla. >> << Hai fame? >> << Non molta, prendo un toast e una tisana calda. >> Gianni fece da cameriere e ordinò quanto richiesto dalla moglie. Lui optò per un panino e birra. Tornando al tavolo osservò la moglie. Era una bella donna, tutto sommato. Vicina ai sessanta, aveva combattuto il tempo con piccoli interventi chirurgici. Poi aveva deciso che doveva rifarsi le labbra e il risultato era stato grottesco. Quindi si, tutto sommato era ancora una bella donna. Parlarono del nulla fin quando non arrivò il pranzo a quel punto Gianni disse: << Questo è un regalo per te. >> Diede alla moglie una copia de “Il Conte di Montecristo”. Angela rispose con aria interrogativa. << Un libro? >> << Si, hai ragione. In realtà non è per te, è per il tuo amico… Marco. Il tuo Personal Trainer. >> Angela non riuscì a nascondere la sorpresa. Gianni proseguì: << Non ti preoccupare, so di voi da un paio di mesi. Ho fatto le mie belle ricerche e l’altro ieri sono andato a casa sua. O meglio, sono andato a casa di sua madre, e gli ho detto: ti scopi mia moglie, quindi mia moglie è una troia e le puttane si pagano. >> Gianni diede il tempo alla moglie per elaborare il concetto. Riprese: << Ho scoperto che vi vedete con frequenza settimanale da un paio di anni. Quindi ho pensato a cento incontri. Si, si lo so, che sono di più. Quei week end per Fitness Mania o gli stage in montagna non gli ho contati. Dopotutto Marco è un buon cliente, bisogna riconoscerlo. Si merita uno sconto. Per cui gli dico: cento incontri a cinquanta euro fanno cinquemila euro che mi devi. Lui a quel punto si è arrabbiato. Giuro. Dovevi vederlo, così mi è venuto il dubbio che lui fosse innamorato di una puttana. Sai che sono un dannato romantico, mi spiaceva per lui. E allora gli dico che non immaginavo che fosse innamorato, e che questo cambia tutto. Anzi, sento di dovermi comportare nella maniera corretta. Sono confuso e gli chiedo cosa fare. Se lui ti ama, e intende comportarsi in maniera responsabile, anche io lo farò: consegnando al suo datore di lavoro e ai Carabinieri le prove del suo operato. Sicuramente perderà il lavoro, e probabilmente finirà in galera. E’ un bel birichino il tuo Marco, con tutti gli steroidi che vende sottobanco. Se invece è andato a puttane… ci ha pensato per un po’, quattro… no, ci ha pensato per ben cinque secondi. Purtroppo lui non aveva quella somma, così siamo andati da sua madre, gli abbiamo raccontato tutto e lei mi ha fatto l’assegno. Siamo rimasti d’accordo che le prossime volte ti paga direttamente. Oh... ti vedo turbata, bevi la tisana che ti scalda. >> << Sei un mostro, un bastardo! >> << Lo sapevo, sei arrabbiata, effettivamente cinquanta sono pochi… >> << Vaffanculo… voglio il divorzio. >> << Marco ha disdetto per questa settimana, vero? E’ per questo che sei turbata? >> << Me ne vado, non ti devo dire nulla. >> << Ma te ne vai così? Finisci almeno il toast e bevi la tisana. Perché adesso ti spiego cosa accadrà a noi e ti pentirai di non averlo saputo adesso. Brava, rimetti il culo sulla sedia. >> << Allora che mi devi dire? >> << Finisci di mangiare e bere e lo saprai. >> Angela beve e mangia con rabbia. Alla fine guarda il marito e apre le braccia come a dire “ allora vecchio? Parla”. Gianni accontenta la moglie. << Da circa un minuto la tua carta di credito personale è stata bloccata, il conto cointestato è chiuso. Ho annullato le assicurazioni e fondi a tuo favore. In sostanza ti rimangono i soldi che hai sul tuo conto. Prima di pensare al divorzio dovrai affrontare un processo per appropriazione indebita. Hai usato la carta di credito della società per fare regali al tuo amante. Vedi avevo desiderato ucciderti per quello che hai fatto, ma non potevi cavartela così facilmente. Così amore mio a te la scelta. >> Gianni le mette sotto al naso dei documenti. << Firmando rinunci a tutto. Ti tieni i soldi che hai sul conto e lasci casa mia. Se non firmi, faccio partire immediatamente la denuncia. Qui c’è la penna. >> Angela era un vulcano che stava per esplodere, tentennò, sbuffò, lo maledisse ma cedette. Uscì dal locale trattenendo le lacrime. Gianni si gustò il panino, pagò e salutò Silvio. Mauro il socio di Silvio era arrivato per dargli il cambio, s’informò: << Allora com’è andata oggi? >> << Bene, tutto nella norma. >>
  13. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 3/4

    commento Nel locale irruppe sua figlia. Con ampie falcate, sottolineate dai tacchi che picchiavano crudi il pavimento in legno, arrivò a lui. Gettò la borsetta Louis Vitton che atterrò tra il quotidiano sportivo e il bordo del tavolo. Con le mani ai fianchi del suo impermeabile e dietro occhiali neri vertiginosi sbottò: << Ma cosa stai facendo? Cosa cazzo combini? >> << Buon giorno Marianna. Perché non ti siedi e smetti di dare spettacolo? >> Mentre lei toglieva impermeabile e occhiali, Gianni ripiegava la Gazzetta salutando con mestizia la pallavolista. Appena seduta Marianna provò a parlare, il padre la stoppò: << Cosa prendi? >> << Come? Cosa? Uh… un decaffeinato macchiato. >> Gianni richiamò l’attenzione di Silvio con un gesto cortese. Giunto Silvio, Gianni ordinò il decaffeinato e aggiunse due succhi al pompelmo. Silvio li lasciò soli. << Ma io non voglio nessun succo… >> Protestò Marianna. << Fidati, sarà una sorpresa. >> << Di sorprese per oggi ne ho già avute abbastanza. E detesto il succo al pompelmo. >> << Come desideri mia cara. >> Gianni cambiò il succo con un bicchiere d’acqua, fatta la nuova ordinazione padre e figlia stettero alcuni istanti a fissarsi. << Papà mi vuoi spiegare? >> << C’è poco da spiegare, tuo marito è un ladro. >> << Ma cosa dici… io, io non ci posso credere. E come ti sei permesso di dirgli di lasciare casa mia? Con che diritto. Francesco si ammazza di lavoro. Non abbiamo avuto un incremento di fatturato grazie a lui? >> << No. >> << No cosa? >> << Non è grazie a lui che abbiamo aumentato il fatturato. >> << Ma che cosa dici? >> << Fai silenzio un attimo. Fammi parlare. >> Arrivarono le ordinazioni, ma Gianni proseguì come se nulla fosse. << Non ho tempo da sprecare. Ho preso una decisione e tale rimane. Per tua informazione la casa in cui vivi l’ho pagata io. In tutti questi anni non hai nemmeno sibilato un “grazie”. >> Marianna arrossì, a lui fece male. Cambiò tono: << Bevi il caffè prima che si freddi. >> Marianna bevve. Rimasero in silenzio il tempo di un caffè. << Ecco a te. >> Così dicendo Gianni le diede “Jane Eire”. << Per me? Grazie. >> Entrambi s’accorsero di quanto suonasse meccanicamente falso il ringraziamento. Gianni li tolse dall’imbarazzo: << Figurati. Lo conosci? >> << Ho visto il film, credo. Boh… o forse mi confondo. Senti papà ho la testa che mi scoppia. Devo sapere ti prego. Francesco non sarà il miglior uomo di questo mondo ma… ma è mio marito. Non so cosa ha fatto, forse non vi siete spiegati. Potrebbe anche essere. Tu sei così testardo, lui è così fiero… da una piccolezza viene fuori un dramma. Senti vieni a cena da noi stasera così parlate. Vi spiegate… no? Dai cosa dici? >> << Dico che dovresti leggerlo. Leggilo il prima possibile. >> << Ma ti sto parlando del mio matrimonio, della mia vita e tu straparli d’un libro? >> << Stiamo dicendo la stessa cosa. I libri siamo noi, sono la nostra vita, o meglio la vita che scegliamo di avere. Gli egoisti e gli sciocchi non lo comprendono. >> << Mi stai dando dell’egoista? >> << E sciocca. >> << Ora basta! Non sono venuta a farmi insultare. >> << Non ti sto insultando, faccio delle considerazioni. Sono tuo padre. Hai idea dell’amore che ho provato per te? Se tuo padre ti dice che è importante che tu abbia letto questo libro, solo una sciocca egoista ignorerebbe questo grido di dolore. >> Gianni prese in mano il libro mostrando la copertina alla figlia e disse: << Jane Eire è la persona che ogni essere umano ambisce a diventare. Così grande da essere fonte d’ispirazione. Ma tu non potrai nemmeno interrogarti su chi sei, dato che al massimo vedi dei film che non ricordi. Quello che mi atterrisce è che a te non importa. Contano le cazzate dei tuoi amici, conta quanto riesci a impressionarli. Cazzo… tu e tuo marito avete girato il mondo, per fare le cose che fate a Milano. Sono stanco Marianna. Ho preso la mia decisione, Francesco è fuori dalla società e da casa mia, tu fa quello che vuoi. >> << Papà ti prego… >> Marianna non riuscì a proseguire, paralizzata con gli occhi lucidi e mani sulle labbra a implorare la grazia. Gianni preso dallo sconforto disse: << Ascoltami, facciamo così: domani sera verrò a cena da voi. >> << Bravo! Grazie, così noi, insieme vi parlate e sono sicura tornerà tutto come prima. >> << Staremo a vedere. Ora però devi bere un tonico alle erbe, vedrai che dopo non avrai più da preoccuparti di nulla. >> Gianni versò tre cucchiai di petali blu e foglie nel bicchiere d’acqua, mescolò il tutto e lo diede alla figlia. << Mamma mia papà, è imbevibile. >> << Coraggio, non fare la difficile. >> << Finito… ho uno sgradevole sapore in bocca. >> Gianni diede alla figlia una bustina di miele. << Prendi, addolcisciti la bocca. Cambiando discorso, prima ero qui con tuo fratello e parlavamo di Amleto. Tu sai come è stato ucciso il padre di Amleto? >> Marianna rispose con la bocca impastata da petali e miele << No. Però fammi vedere. >> Prese lo smartphone, ma Gianni la fermò. << Lascia stare, lascia stare. Anche tuo fratello non lo sapeva, ma non importa. Ormai non importa più. Marianna è meglio che tu vada, adesso devo lavorare. >> << Si, certo. Allora ci vediamo domani sera… facciamo alle otto. >> << Alle otto va benissimo. Ciao. >> << Ciao papà. >> Attese che la figlia fosse andata per correre in bagno a vomitare. Si prese tutto il tempo necessario e ripresosi, tornò in sala. Si fermò al bancone, Silvio stava facendo un caffè a un cliente. << Silvio sai come muore il padre di Amleto? >> << Viene avvelenato... dal fratello! >>
  14. Marcello

    Tour umbro 2018 – Terni – appuntamento n.1

    Fino a
    Presso la Biblioteca comunale di Terni (http://www.bct.comune.terni.it/) dal programma di settembre (http://www.bct.comune.terni.it/uploads/programma_settembre_2018.pdf) giovedì 27 settembre caffè letterario ore 17.00 incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
  15. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 1/4

    commento Silvio aveva fretta. Era venerdì mattina, faceva freddo, era febbraio e che altro? Aveva meno di mezz’ora e poi gli ambulanti sarebbero passati lì davanti. Se la serranda del Ramo fosse stata abbassata, il gruppo avrebbe proseguito e addio a otto caffè e brioche. Quella mattina era diversa. Fuori dal Ramo c’era un uomo distinto sulla sessantina. Mai visto prima. Fumava appoggiato con i gomiti al corrimano, fissando il pigro traffico di Via Italia, dando le spalle alla frenesia di Silvio. Quando era arrivato il signore era già lì. Aveva domandato a che ora aprisse il locale e Silvio aveva proposto al cliente di entrare al caldo. Il signore aveva declinato con eleganza. Proprio per il candore della risposta, Silvio aveva decuplicato le sue forze e alle sette e cinque fece accomodare lo straniero. Il signore ordinò un cappuccio e brioche alla crema. Chiese il permesso di accomodarsi ad uno dei sette tavolini, e rimase in silenzio a guardare il locale. Mentre Silvio montava il latte, gli fece i complimenti per il locale, osservò i libri in vendita e quando si accorse che l’ordinazione era pronta si sedette. - Ancora complimenti… ma vendete anche libri?- - Si. Quasi tutti classici, e comunque quelli che a noi piacciono. – - Avete per caso il “Giulio Cesare” di Shakespeare?- - No. Mi spiace… di Shakespeare abbiamo “Amleto”. – - Peccato. Comunque ho visto “Il Giovane Olden”. Ne avevo una copia, ma chissà che fine ha fatto. Immagino che anche lei sia un lettore. Ha mai smarrito un libro che ritiene fondamentale? - L’irruzione degli ambulanti lasciò che l’interrogativo rimanesse tale. L’uomo fece colazione e Sivlio badò ai clienti. Poco dopo le otto, un giovanotto, di quelli che non hanno tempo da perdere, entrò al Ramo d’Oro. Ignorò Silvio, e portò il suo essere impacchettato in un completo da ottocento euro al tavolo di Gianni. - Buon giorno Gianni, come stai?- Disse sedendosi. - Bene, grazie. Allora a che ora hai il volo?- - Nel primo pomeriggio, scusa… mi porta un decaffeinato macchiato? – - Glielo porto subito.- - Non ero mai stato in questo locale, bello.- - Si. E’ un bel locale. Francesco hai con te il contratto?- - Si. E’ qui.- disse mostrando la ventiquattrore, con l’enfasi del mago che estrae il coniglio. - Buttalo.- - Come?- - Buttalo. Brucialo, fanne ciò che vuoi. Se desideri incornicialo e appendilo in taverna.- - Scusa Gianni, non capisco. I Coreani hanno rinunciato? Non comprano più?- - Devi portare questo contratto.- Così facendo Gianni mise sul tavolo il documento. Questo venne rapito dalle affusolate dita di Francesco. Lesse avidamente. Strozzò un gemito, gli occhi da febbrili diventarono rabbiosi. Intuì il godimento di Gianni. Cercò la freddezza interiore per attaccare quel vecchio che rideva di lui. Silvio portò il caffè. Altri secondi di studio reciproco. Silvio percepì la tensione che stava montando e si congedò con un diplomatico – Ecco a lei.- - Gianni, proprio non capisco. Dopo mesi di trattative. Sai quanto ci ho lavorato. Sai benissimo che abbiamo bisogno di questa vendita, siamo prossimi alla bancarotta… Cristo. Proprio non capisco.- - Cosa c’è di complicato? Devi portare questo contratto.- - Ma mi prendi per il culo? Questo… questa è carta straccia. Vuoi che vada fin dall’altra parte del mondo per farmi ridire in faccia. Per mortificarmi proponendo il prezzo pieno invece che lo sconto che avevo così duramente contrattato.- - No. Voglio che tu venda i miei prodotti al giusto prezzo. Se hai tuoi amici Coreani non sta bene, cazzi loro.- - Non so cosa dire, mi sembra una follia. Cosa faremo con le banche? E gli azionisti?- - L’altro giorno, davanti a tutti i dipendenti hai tenuto un discorso sulle capacità di affrontare le avversità. Cosa che hai ripetuto all’infinito? Ah, giusto ripetevi: con dinamismo e coraggio. Dinamismo e coraggio cazzo. Ma no, il pezzo ad effetto è stato quando ci hai pregato, ma a me è sembrato ordinato, di tirar fuori le palle. Ricordi? Beh, mi chiedevo quando esattamente tu hai affrontato le avversità? Quando hai tirato fuori le palle? Quando sei stato veramente nella merda? Quando? Forse alle medie quando hai risposto giusto alla maestra? Quando hai sposato la mia ricca figlia? Quando? Dimmi. Ah! Giusto, oggi pensi di tirar fuori le palle! Regalando un prodotto di qualità, svilendo il lavoro di persone che non hanno il tuo conto in banca, ma che mi hanno dato il cuore. E cosa mi dici di fare? Di sputare in faccia a quegli uomini e donne leali, perché il mio arrivista genero teme di fare una figuraccia?- - Sono gli affari! Se vuoi stare nel mercato devi adeguarti. E se proprio ci tieni a saperlo, se non fosse per me questa società sarebbe già fallita da un pezzo.- - Sono sicuro che tu hai già fatto tutti i tuoi progetti. E quindi ti dico che le accetto.- - Cosa?- - Le tue dimissioni.- - Cosa!?- - Ma scusami, aver le palle e tutto il resto? Ti ho appena fatto capire che non ti ritengo all’altezza del tuo incarico. Ti dico che sei un essere spregevole, e tu, che sei quello con la schiena dritta, subisci in silenzio? Cosa difendi il tuo posto in Consiglio? Pensi di averlo ancora? Vedi, se almeno oggi avessi avuto un comportamento dignitoso… se mi avessi detto: non posso accettare questa marea di stronzate e quindi mi dimetto. Io ti avrei ammirato, non amato, rimani comunque uno stronzo. Forse avrei cercato di farti desistere. Ma… basta. Sono vecchio e non mi va di continuare questa discussione. Sei licenziato. E già che ci sei vattene da casa mia.- - Cosa? Come? Ma…- - Sei licenziato e devi andare via dalla casa in cui io ti ospito, super boy.- - Ma e Marianna e noi.. insomma. Ma io non capisco cosa, perché? – - Non ti ho detto che devi lasciare mia figlia. Non ho detto questo.- - Ascolta forse sono stato un po’ stronzo ultimamente e…- - Ultimamente?! Ragazzo mio sei un fenomeno. Un vero portento. Adesso tu con tutte le qualità nascoste dalle tue enormi palle, esci dal locale, ti cerchi casa e lavoro e sparisci dalla mia vita. Se vuoi, chiedi a Marianna di accompagnarti in questa nuova mirabolante avventura. E’ tutto. Il caffè lo pago io, buona giornata.- Francesco si alzò ostentando calma. Prese la ventiquattrore e fece per andare. L’orgoglio lo fece fermare a mezza strada, si girò e disse: - Entro sei mesi ti vedrò strisciare.- Gianni con un mezzo sorriso rispose: - Ci hai preso a metà… addio.- Francesco confuso uscì dal bar. I Simple Minds con “Don’t you forget by me” salvavano l’atmosfera, i presenti avevano assistito a quel battibecco e ora fissavano Gianni. - Mi scusi per l’accaduto.- - Non si preoccupi.- Rispose Silvio con un sorriso solidale. Gianni si avvicinò al bancone e mostrò il pacchetto di sigarette dicendo che usciva a fumare. Guardando i libri in vetrina a Gianni venne una idea. Assaporando la sigaretta l’idea si trasformò in progetto. Quando finì di fumare aveva per le mani un grande piano. Prima il piacere, chiamò la sua segretaria. - Buon giorno Signor Rivalta.- - Buon giorno Clara, è già in ufficio?- - Si, Signor Rivalta.- - Bene. Appena arriva Macchi me lo mandi qui al Ramo d’Oro.- - Certamente Sig. Rivalta.- - Le devo fare i complimenti per avermi consigliato questo locale.- - Ma s’immagini…- - Clara, un'altra cosa. Il Dottor Greggi non lavora più con noi. Prepari tutti documenti necessari… la buona uscita e il resto. Blocchi anche la carte di credito e il finanziamento. Gentilmente si faccia portare anche l’auto. E’ tutto chiaro?- - Si. Tutto chiaro.- - Torno in ufficio stasera, mi lasci tutto quello che serve sulla mia scrivania.- - Non si preoccupi. Ehm... signor Rivalta, lei sta bene?- Dolce e leale Clara. Era lei che aveva fissato tutti gli appuntamenti importanti della sua vita, compreso l’ultimo dal neurologo. Sempre lei lo aveva sostenuto con discreta determinazione. Tra loro non c’era mai stato nulla di scabroso. Erano due professionisti che si ammiravano. Gianni si sentì scaldare il cuore. - Non si preoccupi Clara, sto bene. Non mi sono mai sentito meglio. Grazie, grazie davvero.-
  16. Cerco  compagni per un gruppo di lettura. Il titolo è: Vox di Christina Dalcher.

     

    Rispondete se siete interessati, grazie. <3

  17. bukowsky77

    Nero Press

    Nome: Nero Press Generi: Horror e Gotico, Noir, Giallo, Thriller Modalità di invio Manoscritti: http://neropress.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: http://neropress.it/distribuzione/ Sito web: http://neropress.it/ Facebook: https://www.facebook.com/neropress.edizioni Casa editrice giovane e del tutto free, nasce come marchio editoriale dell'associazione culturale Nero Cafè. Hanno esordito traducendo in italiano l'horror Exilium - L'inferno di Dante di Kim Paffenroth, e in questi giorni esce il nuovo romanzo di Danilo Arona, L'autunno di Montebuio.
  18. Hastalis

    La Corte Editore

    Nome: La corte editore Generi valutati: thriller, fantasy, sentimentale, narrativa e storico Invio Manoscritti: http://www.lacorteditore.it/invia-il-tuo-manoscritto/ Distribuzione: http://www.lacorteditore.it/distribuzione/ Sito: http://www.lacorteditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lacorteeditore Pubblicazione senza contributo Qualcuno conosce questa Casa Editrice? So che è free ma il loro sito e in ri(costruzione). Comunque ho chiamato sul numero del sito e mi hanno detto che accettano manoscritti sia di narrativa generale che Fantasy. C'è qualcuno che me ne sa dire di più?
  19. Marcello

    Il segreto di Groningen - Marcello Nucciarelli

    Marcello Nucciarelli Il segreto di Groningen (le inchieste di Gretije de Witt 2) Alcheringa Edizioni ISBN 978-88.98621-31-1 Pagine 546 Euro 13,50 Poliziesco Quarta di copertina: Quando un commissario di polizia viene ucciso, l'intero distretto si mobilita per scoprire il colpevole. Se poi quell'uomo è il tuo superiore e ha conquistato la stima e l'affetto di tutti i suoi uomini, ognuno metterà nell'impresa tutte le energie possibili. È ciò che farà Gretije de Witt, ispettrice di Amsterdam, insieme alla sua squadra quando la notizia del brutale assassinio a Groningen di Tobias Wilder e della moglie sconvolgerà la routine del commissariato. Fra le pagine del diario di Rikhart, antiquario morto ad Auschwitz e nonno di Tobias, emergeranno inquietanti l'immane tragedia del popolo ebreo e una rivelazione rimasta sopita per anni che, arrivata fino a loro, ha scoperchiato un formicaio pericolosissimo. Il romanzo è uscito ieri e per qualche giorno ancora sarà disponibile solo all'editore, qui: http://www.blomming.com/mm/alcheringaedizioni/items/il-segreto-di-groningen poi verrà distribuito in tutti i principali store e nelle librerie che ne faranno richiesta.
  20. Gainsworth

    Gainsworth Publishing

    Nome: Gainsworth Publishing Generi: avventura classica, avventura per ragazzi, fiaba, fantasy, mystery, thriller/investigartivo, steampunk, saggistica, manualistica. Invio manoscritti: http://www.gainsworthpublishing.com/spazio_autori.html Distribuzione: http://www.gainsworthpublishing.com/distribuzione.html Sito: http://www.gainsworthpublishing.com/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Gainsworth-Publishing/192875810895490?fref=ts Siamo una CE interessata all'Avventura in tutte le sue varianti. Nei libri che leggiamo cerchiamo il senso della ricerca, la quest, il mistero e le palpitazioni di un viaggio oltre i confini della realtà, i segreti del passato, fino alle avventure più cupe e sinistre nella mente dei serial killer. I generi d'avventura a cui siamo interessati sono i seguenti: Avventura per adulti Avventura classica (sia di ambientazione storica che futuristica) Fantasy Urban Fantasy Paranormal Romance Thriller investigativo Thriller e Giallo di ambientazione storica Mistero Steampunk & futuri alternativi Biker life & avventura On the Road Avventura per bambini e ragazzi (Young Adults) Favole & Fiabe didattiche, con forte impronta avventurosa (viaggio, quest, imprese, ecc...) Avventura classica Fantasy Oltre alla narrativa avventurosa, siamo interessati anche a settori molto specifici di Saggistica e Manualistica. Valuteremo scritti appartenenti esclusivamente a queste tematiche: Saggistica e manualistica Open Innovation & Open Knowledge Smart Cities & Digital Life Cooperazione e Nuove Professioni Manuali di orientamento alla creazione del valore Recupero dei vecchi mestieri Altro Testi per lettori deboli Pur nutrendo grande rispetto per i generi, non valuteremo (e cestineremo senza risposta) opere di: Poesia Biografia Horror splatter Pulp Fan-fiction Narrativa non-di genere Romanzi drammatici Romanzi rosa Romanzi storici Romanzi a sfondo sociale Romanzi erotici Giallo Classico Psicologico & Introspettivo Un saluto a tutti e... aspettiamo che ci testiate!
  21. Ospite

    Scrittura&scritture

    Nome: Scrittura&scritture Generi valutati: romanzi storici, moderni, contemporanei, gialli, noir, polizieschi, thriller, narrativa breve, saggistica Invio manoscritti: http://www.scritturascritture.it/invio-opere/ Distribuzione: http://www.scritturascritture.it/distribuzione/ Sito: http://www.scritturascritture.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ScritturaScritture
  22. Ospite

    Nord

    Nome: Casa editrice Nord (Gruppo GEMS) Sito: http://www.editricenord.it Genere valutati: Azione e avventura, Gialli e mystery, Letteratura, Narrativa fantastica, Narrativa non di genere, Thriller Invio manoscritti: http://www.editricenord.it/invio_manoscritto.php Distribuzione: non specificata Facebook: https://www.facebook.com/CasaEditriceNord/?fref=ts
  23. Wladimiro

    La Signoria Editore

    Nome: La Signoria Editore Generi trattati: Pulp, Fantasy, Fantascienza, narrativa non di genere, narrativa per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: https://info81639.wixsite.com/lasignoriaeditore/invio-manoscritti Distribuzione: Tecnolibri S.r.l. Sito: http://www.lasignoriaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lasignoriaeditore/ ---------------------------------------------------------------------------------------------------- Sono loro particolarmente riconoscente perché mi hanno pubblicato. In ogni caso, se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Non richiedono alcun contributo per la stampa. Non obbligano all'acquisto di copie del tuo o di altri libri. Si occupano della correzione, dell'editing, della realizzazione della copertina in via totalmente gratuita. Ti organizzano eventi e presentazioni e forniscono all'autore supporto grafico per la realizzazione di pagine web e facebook. Il contratto che ti faranno sottoscrivere è già sul loro sito e non nasconde segreti o trappole. I manoscritti possono essere consegnati (in cartaceo) in alcune librerie (indicate sul sito) o inviate a mezzo mail all'indirizzo mail manoscritti@lasignoriaeditore.it In ogni caso è richiesto che il manoscritto rispetti le norme redazionali indicate sul loro sito e che la copia digitale sia in formato .odt Rispondono in circa sessanta giorni, sia che accettino di pubblicare il tuo romanzo, sia per indicarti come migliorarlo. Sono presenti sugli scaffali di diverse librerie e distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano. Il libre, se non è presente, può essere ordinato praticamente ovunque.
  24. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    Commento Purtroppo ci sono 300 caratteri in più del previsto, spero non sia un grosso problema ! ---------------------------------------------------------------------- “DIMMI PERCHE’ LO FACCIO !” urlò Carl mentre stringeva la pistola nella mano sinistra e la gola di uno sconosciuto nella destra tenendolo col suo peso steso a terra. Portò poi con gesto rabbioso la canna della pistola a contatto con la fronte dell’uomo a terra, stringendola fino a far diventare bianche le nocche. “Dimmelo … ORA!” , disse avvicinandosi alla faccia dello sconosciuto che poteva vedere ora distintamente il suo volto, nonostante la penombra che celava quasi tutto nel vicolo; dimenandosi e cercando di sottrarsi inutilmente alla stretta di Carl, il malcapitato riuscì solo a pronunciare qualche parola, soffocata dalla mancanza di ossigeno: “Non lo so … ti prego lasciami …”, mentre il colorito del volto virava verso il rosso. La vista si stava annebbiando a causa della morsa con cui Carl gli serrava la gola, e il respiro si faceva sempre più affannoso; il freddo della canna della pistola che premeva sulla fronte si stava facendo insopportabile e il punto di contatto iniziava a bruciare. Carl si sollevò leggermente per permettergli di respirare e tolse la mano dalla gola; rimase accovacciato lateralmente all'uomo a terra , con il braccio sinistro penzoloni fra le gambe e la pistola che toccava il terreno. Guardò l’uomo che aveva sotto di sé che respirava avidamente tossendo ancora e ancora, mentre gli occhi si riempivano di lacrime dallo sforzo. Tentò di mettersi seduto ma le braccia non gli ressero e ricadde steso a terra; un altro tentativo e vi riuscì. Si portò una mano alla gola massaggiando delicatamente mentre cercava di respirare in modo regolare; guardò Carl con timore e rabbia dicendo: “Ma chi diavolo sei tu? Cosa vuoi da me?” . Carl lo guardò un attimo sollevando il capo , e disse: “Come ti chiami?”, con voce bassa e tremolante. “Mi … mi chiamo Adam, e se le ho fatto un torto mi dispiace, vede io …”, ma Carl lo interruppe facendo segno di stare zitto portando la canna della pistola a contatto con la bocca. Adam ora poteva vederlo bene in volto: occhiaie profonde, scure che gli segnavano il volto scavato e con la barba incolta ormai da giorni; grossi occhi celesti umidi e arrossati dal pianto. Una felpa e un paio di jeans sdruciti gli davano l’aspetto di un senzatetto drogato. “Se le ho fatto un torto mi dispiace … Non volevo”, disse Adam mentre guardava Carl con gli occhi sbarrati; il suo aspetto trasandato e il suo sguardo quasi assente gli serravano le budella in una morsa di gelida di paura. “Guardami …” disse Carl come ridestato da un sogno ad occhi aperti; “Non lo senti questo respirare affannoso?” guardandosi attorno come a cercare qualcuno nascosto nella penombra. Gli occhi di Adam si riempirono di lacrime e si rannicchiò portandosi le ginocchia al petto. “Non sento nulla … Mi dispiace …” tirando su col naso. “Se non smetterà di respirare in questo modo io impazzirò …” disse Carl guardando Adam dritto negli occhi. “Si ferma soltanto quando una vita si spegne … Ma solo per poco … Solo per poco …” A quelle parole Adam trasalì, come se gli avessero dato un calcio nelle costole. Ora era tutto chiaro; ora era tutto maledettamente chiaro. Così come era ormai evidente che non sarebbe sopravvissuto a quell’incontro notturno. Carl restò immobile a fissare Adam come a cercare di leggergli l’anima. Poi con uno scatto improvviso Carl si portò le braccia a coprire le orecchie, stringendo gli occhi ed increspando la bocca in una smorfia di sofferenza. Un sibilo acuto, violento, come un gigantesco stridio di metallo, aggredì le sue orecchie, facendolo quasi cadere stordito a terra. Adam lo guardò impietrito, senza proferire una parola. Carl gemette fino a che il sibilo cessò e guardò Adam dicendo: <<Lo hai sentito vero? VERO?>> guardandolo ora con uno sguardo supplichevole. Adam scosse velocemente la testa, con le lacrime che gli offuscavano la vista e gli facevano colare il naso. <<Io non sento nulla …>> tirò sul col naso <<Non sento nulla …>> abbassando la testa rassegnato oramai al suo destino. Carl si avvicinò ad Adam, mettendo le sue labbra vicino all'orecchio destro di lui, per non farsi sentire, quasi a condividere un segreto inconfessabile: <<Lo sento respirare nella mia testa, sempre … Giorno e notte … Perché lo faccio? Perché accetto di farlo smettere al prezzo di una luce che si spegne? Sembra finita poi ecco … Lo senti? Sta ricominciando... e io mi sto perdendo>>. Adam tremava mentre l’alito caldo di Carl colpiva ad ondate il suo orecchio, non sapendo poi cosa dire ad un uomo in preda ad una evidente follia. <<Una luce dovrà spegnersi, adesso. ADESSO …>> disse Carl afferrando violentemente la mano destra di Adam e mettendogli in mano la pistola. Gli serrò la mano intorno al calcio della pistola, gli mise l’indice sul grilletto e la puntò alla tempia, mentre Adam si dimenava nel vano tentativo di lasciare la presa. <<Una luce si spegnerà, ora… Io non posso più decidere … Fallo tu … Scegli quale luce si spegnerà adesso … E lui smetterà di ansimare nella mia testa.>> La stretta di Carl sulla mano di Adam si fece più forte. <<Dimmi perché lo faccio, oppure decidi per me, ORA!>> Carl strinse più forte la mano di Adam; il grilletto scivolò indietro ed un colpo assordante scosse il silenzio quasi lugubre della notte. Il contraccolpo violento ed inaspettato fece volare la pistola dalla mano di Adam, mentre Carl venne sbalzato all'indietro dalla forza del proiettile. <<NO!>> gridò Adam mentre vedeva Carl steso a terra, ed il sangue formare una striscia rosso, argento scuro e nera, mentre attraversava la lama di luce del piccolo lampione nel vicolo. Adam si portò le mani alla bocca, incredulo a quella scena di puro terrore. Si guardò le mani, le vide sporche del sangue di Carl; si guardò il vestito, e la giacca e la camicia erano pieni di schizzi di sangue e di terra. Iniziò a dondolare leggermente avanti e indietro, sussurrando appena: <<Morto … E’ morto … Oddio e adesso cosa faccio… La polizia, No, no, meglio di no; cosa gli dirò? Agente ho sparato ad uno sconosciuto! Oddio, chi mi crederà… Perderò tutto, tutto.>> Poi guardò la pistola a terra a poca distanza da lui; si guardò attorno circospetto. <<Forse non ha sentito nessuno, è notte.>> Si avvicinò gattonando sull'asfalto fino alla pistola e la nascose nella tasca interna della sua giacca e cercò di pulirsi dagli schizzi di sangue in faccia. Si chiuse il cappotto ed iniziò a camminare svelto. <<Casa mia è a soli 5 minuti, posso farcela… posso farcela>> ripeteva a sé stesso a bassa voce mentre il cuore gli pulsava forte fino nelle orecchie e la testa iniziava a girare. <<Ecco , sono arrivato. Dove sono? Dannate chiavi.>> Mentre rovistava in tasca, le chiavi caddero a terra e con le mani che tremavano le raccolse e riuscì ad aprire. Entrato in casa, si tolse subito i vestiti gettandoli nella spazzatura e si infilò nella doccia. Respirava profondamente cercando di calmarsi mentre l’acqua calda gli scorreva addosso. Uscito dalla doccia si mise un asciugamano intorno alla vita e si mise davanti allo specchio. <<E’ morto, ma non potevo fare nulla… quegli occhi… oddio… pazzo … sì, sì … era pazzo.>> disse a sé stesso per poi passarsi una mano sulla faccia. <<Ho bisogno di un tè per calmarmi e poi deciderò cosa fare di quella maledetta pistola.>> A piedi nudi si recò in cucina, ed accese il bollitore. Dopo pochi minuti iniziò a fischiare ad indicare che l’acqua era pronta. Il sibilo del bollitore lo fece trasalire e lo guardò con terrore aggrottando le sopracciglia. Il sibilo sembrò aumentare di intensità fino a farsi insopportabile. Adam cadde in ginocchio gridando dal dolore e tenendosi le mani alle orecchie. Poi dopo pochi ma interminabili secondi il sibilo cessò. Adam si guardò intorno ansimando come se avesse corso inseguito da un branco di cani feroci. <<Calmo, calmo>> disse a sé stesso <<E’ finita … E’ finita …>> Sentì una voce flebile provenire dalla stanza da bagno. <<Chi c’è? CHI C’E’?>> quasi urlò dirigendosi nella stanza da bagno; con la mano tremante accese la luce. Niente, nessuno. Fece un sospiro di sollievo e si avvicinò allo specchio fissandosi negli occhi. Sentì un respiro sempre più prepotente e realizzò che non era il suo. Una goccia di sudore freddo gli imperlò la fronte e le mani si fecero dannatamente fredde ed insensibili. Poi udì una voce roca, fredda e senza espressione, eppure proprio per questo terrificante: <<Finalmente sono tornato a casa>>
  25. Nightafter

    Database della Polizia: notizia di persona suicida

    Scusate, non ho idea se questa sia la sezione corretta per porre questo quesito. Sto scrivendo un (chiamiamolo romanzo va), nel quale avvengono diversi suicidi di uomini, con caratteristiche decisamente inusuali. Orbene, l'investigatore di turno (Ispettore o commissario di Polizia si vedrà) casualmente ha notizia della morte recente di uno di loro che ricorda di aver conosciuto poiché implicato in un caso di molti anni prima. Dopo qualche settimana si verifica un nuovo suicidio (anche questo in un contesto insolito) e il nostro investigatore leggendo dell'evento ricorda che anche questo uomo era implicato nel vecchio caso. Preso da curiosità per la coincidenza dei due fatti, decide a titolo personale, di andare a rileggersi gli appunti sol vecchio caso e sulle identità dei diversi personaggi legati a esso. In breve gli salta agli occhi che questi si stanno ammazzando tutti in maniera plateale e con metodi assurdi. La mia domanda è la seguente. 1) come fa l'investigatore a scoprire il primo suicidio: data la spettacolarità della cosa lo apprende dai giornali o dalla Tv? Oppure esiste un sistema informativo nazionale consultabile giornalmente dal personale di Polizia, che riporti quotidianamente le notizie di reato, i fatti di sangue, e anche le notizie in merito a suicidi particolarmente inconsueti (chessò uno che si ammazza buttandosi nella scodella di colata di un altoforno). Insomma quale può essere il meccanismo con cui questo investigatore può venire a conoscenza che a poco tempo di distanza l'uno dall'altro, tutti i personaggi legati a quel vecchio caso si stanno togliendo la vita in maniere spettacolari? Non possedendo amicizie all'interno delle Forze dell'Ordine, non ho purtroppo nessuno a cui rivolgermi per avere qualche indicazione su questa cosa. Ringrazio in anticipo chiunque avrà la cortesia di illuminarmi. Grazie
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