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Trovato 104 risultati

  1. Aporema Edizioni

    Maschere di Cristallo

    Titolo: MASCHERE DI CRISTALLO Autore: Terry Salvini Casa Editrice: Aporema Edizioni ISBN: 9788832144277 (cartaceo) ISBN: 9788832144376 (ebook) Data di pubblicazione: Agosto 2019 Prezzo: € 14,90 (cartaceo) € 4,49 (ebook) Genere: Romance, giallo giudiziario Pagine: 414 Link all'acquisto: Sito di Aporema Quarta di Copertina Una notte di passione getta scompiglio nella vita e nella carriera della bella Loreley, giovane avvocato di New York, alle prese con un delicato caso giudiziario dall’esito in apparenza scontato. Pur di scoprire la verità, la donna decide di vestire anche i panni di detective, intrufolandosi in un ambiente ambiguo e poco raccomandabile. Intorno alla protagonista ruotano diversi personaggi: un vecchio amore, la famiglia, gli amici, i colleghi, ma soprattutto Sonny, un pianista e compositore ancora legato al proprio passato. Alcuni di loro restano fedeli a se stessi, altri si celano dietro maschere di cristallo, che il rapido e incalzante susseguirsi degli eventi finirà con l’infrangere.
  2. cignonero edizioni

    Cignonero Edizioni

    Nome: cignonero edizioni Generi trattati: Romance, Young Adult, New Adult, Narrativa romantica, erotico, romance storico, forbidden romance. Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@cignonero.it Distribuzione: tramite DirectBOOK Sito: http://www.cignonero.it/ Facebook: https://www.facebook.com/cignoneroediz/ Tempi di valutazione: 3-4 mesi circa.
  3. Kikki

    Saggese editori

    Nome: Saggese editori Catalogo: https://www.saggeseeditori.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.saggeseeditori.it/pubblica-il-tuo-libro/ Distribuzione: non specificato Sito: https://www.saggeseeditori.it/ Facebook: https://www.facebook.com/saggeseeditori/
  4. Rebby

    More Stories

    Nome: More Stories catalogo: https://www.morestories.it/titoli Modalità invio manoscritti: https://www.morestories.it/invio-manoscritti Sito: https://www.morestories.it Facebook: https://www.facebook.com/morestories.it/ Hanno già pubblicato Andrew Levine, Virginia Dellamore e altri.
  5. Selina

    Butterfly

    Nome: Butterfly Edizioni Generi trattati: romanzi d’amore (no erotici), romanzi contemporanei, romantic suspense, chick lit, umoristici e drammatici, young adult, new adult, thriller Modalità di invio manoscritti: https://butterflyedizioni.wordpress.com/about/ Distribuzione: https://butterflyedizioni.wordpress.com/distribuzione/ Sito: https://butterflyedizioni.wordpress.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/edizionibutterfly/ Dal sito: Accettiamo Opere di non oltre 650.000 battute spazi compresi. TEMPI DI VALUTAZIONE: da 1 a 4 mesi circa, rispondiamo anche in caso di esito negativo. La pubblicazione è gratuita e l’autore è sostenuto realmente nella promozione del proprio libro! I libri più amati dai lettori avranno anche la possibilità di finire all'estero. ------------------------------------------------------------------------- Esperienze con questa casa editrice? Mi pare che propongano l'ebook e il cartaceo solo dopo la vendita di un certo numero di copie..
  6. Ospite

    Graphofeel

    Nome: Graphofeel Generi valutati: saggistica, manualistica, narrativa, storie d’amore e di vita quotidiana Invio manoscritti: https://www.graphofeel.it/index.php/contact-us/335-invio-manoscritti Distribuzione: http://www.graphofeel.it/index.php/bookshop/doveacquistare Sito: www.Graphofeel.com Facebook: https://www.facebook.com/pages/Graphofeel-edizioni/1449085405350089 Segnalazione via mail:
  7. Hastalis

    La Corte Editore

    Nome: La corte editore Generi valutati: thriller, fantasy, sentimentale, narrativa e storico Invio Manoscritti: http://www.lacorteditore.it/invia-il-tuo-manoscritto/ Distribuzione: http://www.lacorteditore.it/distribuzione/ Sito: http://www.lacorteditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lacorteeditore Pubblicazione senza contributo Qualcuno conosce questa Casa Editrice? So che è free ma il loro sito e in ri(costruzione). Comunque ho chiamato sul numero del sito e mi hanno detto che accettano manoscritti sia di narrativa generale che Fantasy. C'è qualcuno che me ne sa dire di più?
  8. [A cura del Comitato di lettura] • Titolo: Come fiori tra le macerie • Autore: Monica Maratta • Editore: Capponi Editore • Pagine: 140 • ISBN: 9788897066873 • Genere: Narrativa • Formato: Cartaceo • Prezzo: € 15,00 Trama La storia, ambientata tra un piccolo paese della Ciociaria e la città di Roma, è liberamente ispirata alla vita della nonna dell’autrice. Siamo negli anni venti, in un’Italia sempre più povera e analfabeta. Filomena è una bambina dolce e serena quando all’improvviso il suo mondo cade a pezzi: la madre si ammala e muore, e il padre lascia il paese per rifarsi la vita all’estero. È un duro colpo per la piccola, costretta a crescere in fretta con l’aiuto degli anziani nonni. Diventata una bella ragazza, è molto ammirata in paese, specie da Peppino. Tra i due nasce un sentimento tenero, contrastato dai genitori del giovane che nutrono altre speranze per il figlio. Per guadagnarsi il pane e poter aiutare in casa, Filomena si trasferisce a Roma, dove incontra quello che crede l’amore della sua vita, ma che si rivela una cocente delusione. Ingannata e con il cuore a pezzi, cerca di andare avanti, senza mai rinunciare a se stessa e ai suoi sogni. Vittima di pregiudizi, la donna fa ritorno nel paese natio, per ricominciare, poco prima che l’Italia entrasse nella seconda guerra mondiale. La sua terra natale, situata sulla linea Gustav, è vittima di continui bombardamenti degli alleati. Filomena però non si perde mai d’animo. A guerra terminata rinascerà, insieme al paese pronto a guardare al futuro, come un fiore tra le macerie. Contenuti All’apparenza, sembra una storia d’amore e di guerra come molte altre, già raccontate in letteratura e sul piccolo e grande schermo. E invece è molto di più, è la storia di un intero Paese. Ci si ritrova, da lettori, a seguire le vicende di Filomena con il cuore in mano, ritrovando nel suo piccolo mondo, dolce e triste al contempo, un passato che non andrebbe dimenticato. Il passato delle donne d’altri tempi e forti di carattere, che camminavano sempre a testa alta nonostante tante avversità della vita. Ambientazione e personaggi Le descrizioni vivide, le poche pennellate che appaiono qua e là, danno la sensazione di stare nei luoghi insieme alla protagonista e a seguirla in ogni suo spostamento. L’atmosfera è quella tipica del passato, quando l’amore profumava di cannella, ma la vita non era proprio rose e fiori. I personaggi sono tratteggiati bene, con tutti i loro punti forti e deboli e li ho trovati abbastanza credibili. La più impressa rimane sicuramente la protagonista, con cui ogni lettrice romantica si potrà identificare. Colpisce molto la sua forza di andare sempre avanti e quell’animo battagliero che secondo me la contraddistingue anche nei momenti più tristi e duri. È una donna sì forte, ma anche orgogliosa, che non si fa mai mettere sotto. La si ama e ammira proprio per il suo carattere. I personaggi maschili non sono da meno. Sono entrambi tracciati bene, non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico, ma anche caratterialmente. Ho apprezzato l’uso del dialetto nei dialoghi, che rende autentici la storia e i suoi protagonisti. Stile e forma La lettura è scorrevole e abbastanza fluida, grazie a una scrittura limpida. Lo stile è semplice ma molto curato. L’unica, piccola critica che mi sentirei di fare riguarda alcune frasi in cui si parla di fatti storici, che mi sono sembrate più da manuale scolastico. Un pochino fredde in confronto al registro narrativo, molto più soft ed emotivo. Giudizio finale La storia è inquadrata bene nel suo genere. È un connubio tra lo storico e il romantico ben riuscito. Sarà il mio animo sensibile, però le vicende narrate mi hanno emozionato e commosso in più riprese. Mi sono ritrovata a sorridere con Filomena, ma ho anche sentito spesso la sua rabbia e il suo dolore. È una storia che ti prende, indubbiamente, nonostante la sua brevità. Ammetto che mi è rimasta la voglia di sapere di più su questa donna forte e sui risvolti successivi della sua vita. È stata una lettura molto piacevole, un vero tuffo nel passato per ricordare e soprattutto non dimenticare. La consiglio a tutti gli amanti del genere e non solo a loro.
  9. Bright sunshine

    Una scena che si ripete

    Forse non era la sera migliore per uscire di casa. Era gennaio e la pioggia che cadeva a dirotto, il vento che ululava e il freddo che gelava il sangue avrebbero convinto chiunque a stare a casa, sotto le coperte, con una cioccolato calda a guardare un film o a leggere un libro. Tutti tranne Reyl che aveva preso la decisione irremovibile di uscire di casa. Quando veniva preso da questo pulsante bisogno non c’era nulla che lo potesse fermare e niente riusciva a impedirgli di fare quello che stava per fare. Magari il giorno dopo se ne sarebbe pentito come accadeva ogni singola volta da quando l’aveva fatto la prima volta e ne era consapevole, ma neanche questo era sufficiente per dissuaderlo. L’aveva fatto così tante volte che ormai conosceva a memoria tutte le sensazioni che avrebbe provato prima, durante e dopo. Era un ciclo che si ripeteva, come riguardare lo stesso film di cui a un certo punto impari anche le battute a memoria e sai già cosa deve accadere, il finale, sai tutto. Non ti sorprendi più, sei consapevole che non accadrà mai quella cosa che ti lascerà senza fiato perché non te l’aspettavi, quella cosa che ti farà pensare ‘Cazzo, ma sta succedendo veramente?!’. Nonostante questo, ti ostini a guardarlo, forse perché speri che quella volta sarà diversa. Speri che quel personaggio che tutte le volte in cui hai visto film si volta e scappa preso da una paura inspiegabile, quella volta non scappi e guardando l’altra persona la stringa a sé. Così il finale sarebbe stato diverso ed era proprio il finale che tu desideravi tanto vedere mostrato sullo schermo. Reyl era consapevole che il finale non sarebbe mai cambiato e anche il suo, come quello del protagonista del film, si sarebbe ripetuto ancora e ancora, sempre uguale, con le stesse dinamiche. Ma a lui questo non importa perché quando si trova in quello stato il futuro gli appare distante, come se non sarebbe mai arrivato, come se tutta la sua vita fosse focalizzata su quello che stava per fare. Tutto il resto sembra svanire nell’oblio e perde importanza. I suoi studi, le sue relazioni, i suoi impegni diventano solamente il margine della sua vita, al centro della quale vi è solamente la necessità impellente di stare meglio. Ma del resto, come dargli torto? Non è forse un desiderio condiviso da tutti gli esseri umani quello di raggiungere il proprio benessere e la felicità? Cambiano solo i mezzi attraverso cui ognuno tenta di farlo. Quando giorni dopo cerca di ricordare come si sentiva in quello stato, si dà il duro e aspro giudizio di essere una persona egoista. Sì, egoista perché in quei momenti niente ha importanza se non lui stesso. Diventa il centro del mondo e tutti gli altri scompaiono, non gli importa più di nessuno, né della famiglia, degli amici, dei parenti. Pensa solo a sé stesso e impiegando tutte le sue energie per concentrarsi su di sé, non gliene rimane altra da dedicare agli altri, nemmeno alle persone a lui più vicine. Ed è proprio in quei momenti che Reyl ha l’inusuale abitudine di passare molto del suo tempo ad auto analizzarsi. Cerca di capire cosa stia provando, di dare un nome alle sue emozioni, chiedendosi perché le stia sentendo. Quando lo fa, ha una profonda stima di sé perché sa bene che la maggior parte delle persone non è in grado di pensare a sé stessa come fa lui e di questo va molto fiero. Quello che succede è che ogni tanto si sdoppia e guarda la persona che gli compare davanti con il profondo desiderio di comprenderla. Può stare in quella condizione per ore e quando si stanca di studiarla o meglio, di studiarsi, lascia la mente libera di vagare e pensa a qualcosa, poi a qualcos’altro, e qualcos’altro ancora, come una catena in cui ogni pensiero ne richiama un altro, una catena di associazioni che liberamente e spontaneamente riempiono la sua mente. Quando crede di avere pensato a un numero sufficiente di idee, decide di interrompere quel flusso e ripensa alla catena di associazioni che ha creato. Cerca di darci un senso, di trovare un filo conduttore che leghi in qualche modo tutto ciò a cui centinaia o migliaia di neuroni e sinapsi nel suo cervello avevano dato luogo negli ultimi cinque minuti. Tuttavia, in quel momento le cose erano ben diverse. Non aveva la forza e forse neanche la volontà di studiarsi. Non aveva nessuna intenzione di comprendere cosa volesse davvero o perché si sentisse in quel modo, voleva soltanto una cosa: che quella sensazione insopportabile di vuoto finisse una volta per tutte. Non riusciva a pensare ad altro, tutta la sua mente era riempita da quell’unico pensiero e più tentava di scacciarlo più questo avanzava, persino più forte di prima. Forse avrebbe dovuto accoglierlo e accettarlo, ma non ci riusciva, perché Reyl in realtà non era contento di quello che avrebbe fatto di lì a poco e cercava di nasconderlo a sé stesso con tutte le forze. Tuttavia, Reyl non ha ancora imparato, o forse è solo un’altra delle tante cose che preferisce tenere sommersa, che quando si cerca di sotterrare la verità, di ignorarla o di far finta che non esista, questa spinge di più, ti piega in due e tu sei costretto a sforzarti ancora di più per rialzarti e rimanere in piedi senza vacillare. Sarebbe stata una verità troppo difficile da accettare, persino per lui. La via era quella, ora doveva solo trovare il numero della casa. Ripensò al messaggio che aveva ricevuto un’ora prima: Via Roma 146. Prima cercò di individuare quale dei due lati della strada fosse quello giusto, poi alzò lo sguardo e guardò il numero della casa che aveva di fronte: 12. Si rese conto che doveva camminare ancora un po’. Si aggiustò il cappuccio e si guardò intorno: fuori non c’era quasi nessuno. Percorse gli ultimi 200 metri pensando a come la pioggia evochi sensazioni diverse se ci sei sotto o se la senti mentre sei a casa, davanti al camino. Per lui invece in quel momento la pioggia era come se non ci fosse. Seppur la vedesse e ne sentisse il rumore, non gli provocava alcuna sensazione. Il portone gli comparve davanti improvvisamente. Non esitò nemmeno un po’, bussò al primo piano e una volta che si aprì, cominciò a salire le scale. Non era mosso da entusiasmo né da curiosità, forse da un po’ di eccitazione ma di certo la spinta più grande era data dalla volontà di colmare quel vuoto che si era creato in lui quel pomeriggio e che sapeva si sarebbe formato di nuovo la mattina dopo, nel momento in cui avrebbe ripensato a quella sera. Non appena lo vide, cercò di sfoggiare il sorriso più sincero che riuscì a fare. Si trattava solo di fingere mostrando una delle tante maschere che teneva nel suo armadio. Per Reyl non è una cosa difficile: apre l’armadio, prende la maschera più adatta alla situazione in cui si trova e la indossa. Il gioco è fatto, adesso le altre persone lo vedranno per quello che vogliono vedere e lui otterrà ciò che vuole. L’ha fatto tante volte in passato, in altri contesti, in altre situazioni, ma il meccanismo era sempre lo stesso. Rimase qualche secondo a guardarlo, soffermandosi sulle sue espressioni. Reyl è convinto che ciò rende davvero bella e attraente una persona è l’espressione che fa quando sorride. Quando una persona sorride diventa più bella e alcune persone hanno un sorriso che lui trova estremamente piacevole. Tuttavia, Reyl in quella sera di pioggia non aveva deciso di uscire per guardare il sorriso di uno sconosciuto, ma a lui veniva spontaneo giudicare le persone in quel modo. Pensò che in effetti fosse un bel ragazzo, persino migliore che nelle due o tre foto che gli aveva mandato. Di solito avviene il contrario, perché chi si scatta le foto cerca sempre di venire meglio possibile, scegliendo la luce giusta e la posa migliore che nasconda i suoi difetti. Il ragazzo che aveva di fronte, invece, per qualche motivo oscuro era più attraente di come Reyl se lo fosse immaginato. Aveva un bel viso, in cui i suoi occhi blu apparivano quasi magnetici. D’altro canto, Reyl percepì istantaneamente di piacergli. Era una cosa che gli veniva piuttosto bene. Era in grado di capire subito se l’altra persona fosse attratta da lui o meno e il ragazzo che aveva davanti non fece nulla per nascondere la sua attrazione. Glielo si leggeva negli occhi e da lì a poco anche da un’altra parte… Lo invitò a entrare e lo fece accomodare sul divano. Lui si sedette dall’altra parte e scambiarono qualche chiacchiera. Si chiamava Daniel. Poi parlarono delle solite cose di cui si parla per rompere il ghiaccio, di quelle cose che a nessuno interessa, ma che sono necessarie per rendere tutto così ipocritamente spontaneo. È così che deve andare. A volte capita che si passi direttamente ai fatti, ma molti non accettano di vedersi come quel tipo di persona che incontra solo per fare quello e allora si opta per nascondere tutto sotto questo sottile velo di falsità. Si comincia a chiacchierare, si racconta della propria vita, di quello che si fa, dei propri interessi, mentre con la mente si sta solo fantasticando su quello che gli faresti a letto una volta che avrete finito di recitare quella stupida scena da quattro soldi. Reyl non era per nulla interessato a conversare con quel ragazzo poiché aveva compreso subito che la discussione con lui sarebbe stata vuota e superficiale e allora si concentrò sul suo corpo, che trovava di certo più interessante di qualsiasi cosa sarebbe uscita dalla sua bocca. Dentro di sé pensava di dirgli che stava solo sprecando fiato, che lui non era come gli altri e che non c’era bisogno di fingere. Ma preferì tenere queste cose per sé e lasciarlo parlare. Alla fine, sa bene che ognuno mostra il meglio che ha da offrire e per quel ragazzo ‘il meglio’ era soltanto il suo corpo. “Forse è una visione troppo cinica delle persone”, pensava Reyl, ma in quel momento non aveva voglia di riflettere su cose complicate, era lì per un altro motivo, non per pensare. Riprese a guardare il suo fisico. Aveva le spalle larghe e i pettorali, che erano la parte del corpo maschile che più lo attraeva, si intravedevano da sotto la maglietta. Improvvisamente, mentre quel ragazzo sconosciuto continuava a parlare della sua vita noiosa, Reyl cominciò a immaginarlo nudo, prima senza maglia, poi senza pantaloni e infine senza più niente addosso. Sentì l’eccitazione salire dentro di lui e preso da un impulso incontrollabile, si avvicinò a lui e lo baciò. Era certo che anche a Daniel sarebbe piaciuto, forse aspettava solo questo. Le mani di Reyl cominciarono a toccarlo sul collo, sulle spalle, sul petto. Poi scesero più in giù… Reyl sentiva come quel ragazzo stesse quasi per esplodere dalla voglia di portarlo a letto e anche i suoi pantaloni, sotto la mano di Reyl, sembravano sul punto di fare la stessa cosa. Si spostarono in camera e cominciarono a spogliarsi. Non appena Daniel si tolse la maglia, Reyl rimase ipnotizzato dal suo fisico. Era perfetto ed era il segno del tempo passato in palestra ad allenare quel corpo che sotto le sue mani sembrava fosse scolpito nel marmo. Ormai erano completamente nudi ed entrambi eccitati. Anche lì sotto Daniel non era niente male, pensò Reyl, ma questo lui lo sapeva già. Era stato il biglietto da visita che Daniel gli aveva dato non appena si erano mandati il primo messaggio. Si era presentato così, poi aveva scritto ‘ciao’. Ma anche questo a Reyl non importava. Qualcuno si sarebbe scandalizzato di un approccio del genere, forse un tempo l’avrebbe fatto anche lui, ma non più. Dopo averlo fatto, rimasero un po’ sul letto. Daniel voleva parlare, mentre Reyl guardava fisso il soffitto. Poi si alzarono, andarono in bagno, prima uno e poi l’altro e poi si salutarono. Daniel gli raccomandò di risentirsi e di rivedersi, Reyl gli disse che l’avrebbe fatto, consapevole però che non si sarebbero rivisti mai più. Reyl non rivede mai la stessa persona due volte, non ne trova il motivo. Si erano incontrati e l’avevano fatto. Per Reyl andava bene così. Entrambi avevano ottenuto ciò che volevano. Perché incontrarsi di nuovo? Non appena tornò a casa, si lavò i denti e si mise a letto. Si addormentò subito, cosciente che i pensieri sarebbero arrivati soltanto l’indomani. Quando il giorno dopo riaprì gli occhi, la luce entrava dalla finestra. Si sveglia sempre con la luce del sole, non riesce a dormire se in camera sua c’è la luce e quindi è perfettamente sincronizzato con il sole. Dopo essere passato dal bagno, andò in cucina deciso a prepararsi la colazione. Prese la tazza e versò del latte. Ecco, proprio mentre versava il latte nella tazza e osservava come questa a poco a poco si riempisse, i fatti della sera prima decisero che fosse ora di fare capolino nella sua mente. Così ripensò a quello che aveva fatto, e intanto il latte continua a scendere, assolutamente incurante di come si sentisse Reyl. Perché doveva curarsene? Il latte non pensa mica a cosa provano le persone. Il latte non pensa affatto. Forse però avrebbe dovuto, perché ora stava uscendo dalla tazza e stava macchiando il tavolo. Reyl era talmente preso dai suoi pensieri che non si accorse di quello che stava succedendo. Non appena si rese conto della situazione, disse qualcosa di incomprensibile, forse un’imprecazione e poi andò a prendere un panno per rimediare al danno che aveva fatto. “È così facile, prendi un panno, lo passi sul tavolo et voilà, tutto come prima” intanto pensa. Come se non fosse successo, nessuno avrebbe saputo che quella mattina lui era stato talmente stupido da macchiare il tavolo con il latte e anche lui se lo sarebbe dimenticato. Certe altre cose, invece, non sono così facili da cancellare né da dimenticare. Come quello che era successo la sera prima. Guardò il telefono, erano le 8.30 e c’era anche una notifica. “è stato molto bello ieri sera. Mi piacerebbe rivederti. Daniel”. “Ah, è ancora lui.” pensò Reyl facendo un profondo sospiro. Anche a lui il sesso era piaciuto, e fisicamente Daniel era davvero un bel ragazzo. Ma con Reyl le cose funzionano diversamente. Non voleva illuderlo, quindi decise di scrivergli la verità. Preferisce sempre essere onesto e diretto con le persone. Prese in mano il telefono e cominciò a scrivere il messaggio. “È piaciuto anche a me, sei un bel ragazzo. Ma per me è stato bello così, è iniziato e finito ieri sera, non voglio che ci rivediamo. Ciao. Reyl” Un messaggio breve, ma per Reyl era sufficiente perché racchiudeva tutto quello che sentiva. Aveva detto la verità, quindi non poteva aver sbagliato. Reyl abitava da solo. Aveva preso quella casa in affitto quattro anni prima e da allora non ebbe mai il pensiero di cambiarla. Si trovava bene, l’interno gli piaceva, aveva tutto ciò di cui aveva bisogno e anche la zona e i vicini erano tranquilli. Quando si era trasferito in quella città per la prima volta, impiegò molto tempo per trovare quella casa. Reyl non è il tipo che si accontenta, o meglio, se può, preferisce sempre impiegare molto tempo per fare la scelta migliore. Quando l’aveva vista, aveva capito istantaneamente, come un insight, che fosse quella giusta. Firmò il contratto quel giorno stesso, diede al proprietario i soldi per l’anticipo e quella sera dormì nella sua nuova abitazione, felice e orgoglioso di sé. Finita la colazione andò a prendere i libri. Sì, Reyl è ancora uno studente, un giovane studente di 23 anni alle prese con la sessione e gli esami, ma forse ancora più alle prese con sé stesso e con il tentativo disperato di capire cosa diamine non vada in lui.
  10. RomBones

    Un duplex per tre - Romana Francesca Dimaggio

    Immagine di copertina: Titolo: Un duplex per tre Autore: Romana Francesca Dimaggio Casa editrice: Brè Edizioni ISBN-13: 979-1280065032 Data di pubblicazione: 14/03/2020 Prezzo: €2,99 e-book, €11.00 cartaceo Genere: romanzo rosa Pagine: 210 Quarta di copertina: Emily è una ragazza di ventotto anni che vive a San Francisco. Dopo aver rotto con il fidanzato Chad, perché si è resa conto di non essere felice con lui, si trasferisce a casa di sua nonna Nanny, che vive in un appartamento duplex su due livelli e ha affittato il primo piano a Ryan, un ragazzo che gestisce il “The rock”, un locale nel quale ospita giovani talenti musicali per dar loro un trampolino di lancio per il mondo discografico. L’incontro tra Emily e Ryan è bizzarro e rocambolesco, caratterizzato dalle manie della ragazza, la quale ha un appetito spropositato e una strana fissazione che la porta ad avere paura dei germi. L’attrazione tra i due è palpabile e nei giorni successivi al loro incontro seguono equivoci, attimi di vera passione e… momenti imbarazzanti. Tre inquilini, due cuori, un duplex. Ragazze, e ragazzi, qui c’è da divertirsi! Link all'acquisto: https://amzn.to/3cXNUSL
  11. Riccardo Bertoldi

    New-Book Edizioni

    Nome: New Book Edizioni Generi valutati: thriller, giallo, rosa, storico, per ragazzi. Invio manoscritti: http://www.new-bookedizioni.it/contatti.php Distribuzione: librerie fiduciarie, Amazon, IBS e altri store on-line Sito: http://www.new-bookedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/New-Book-Edizioni-389523121122968/
  12. Silverwillow

    Qualunque sia il tuo nome

    Titolo: Qualunque sia il tuo nome Autore: Laura Baldo Casa editrice: HarperCollins Italia ISBN: 9788830509238 Data di pubblicazione: 16 dicembre 2019 Prezzo: €3,99 (digitale); €6,90 (cartaceo) Genere: Romance, Storico Pagine: 263 Disponibilità del formato: digitale in esclusiva Kobo per tre mesi, poi su tutte le altre piattaforme; cartaceo disponibile da aprile 2020 Quarta di copertina o estratto del libro: Polonia, 1941/1948 Anna, scortata da una guardia, sta percorrendo un corridoio del quartier generale della Gestapo a Varsavia e sente una voce, che le provoca un tumulto di emozioni dolorose e laceranti. La voce appartiene a un ufficiale in divisa da SS, dall'aria arrogante e dagli occhi di ghiaccio che sembrano non riconoscerla. Lei però di lui non può dimenticarsi. Lo ha soccorso tre anni prima quando, ferito, è comparso nel fienile della fattoria di famiglia a Poznan. Tra loro era scoccata una scintilla, ma dopo che lui è partito Anna ha scoperto che le aveva mentito sulla propria identità, forse addirittura sul nome. E un dubbio ancora più grande la perseguita da allora: è davvero lui l’autore della soffiata che ha cambiato il corso della sua vita, spingendola a unirsi alla Resistenza per cercare vendetta? Link all'acquisto: Kobo Mondadori store
  13. sarac91

    Melodia per anime spezzate - Sara Carli

    Buonasera a tutti, Dopo essermi presentata io, vengo qui a presentare il mio libro, uscito proprio ieri! Titolo: Melodia per anime spezzate Autore: Sara Carli Collana: Narrativa d'amore Casa editrice: Brè Edizioni ISBN: 9791280065285 Data di pubblicazione (o di uscita): 10 giugno 2020 Prezzo: 2,99 € e-book (per la prima settimana, poi 5,99 €, GRATIS su Kindle Unlimited, 20 € il cartaceo) Genere: Narrativa Pagine: 585 Quarta di copertina o estratto del libro: Emozioni, palpiti e avventure di un gruppo di ragazzi che si incontrano in Accademia. Hanno un unico desiderio: realizzare il loro sogno e riuscire a emergere nel difficile mondo dello spettacolo. Caterina ha la lingua tagliente e ama attirare gli sguardi su di sé. Eve nasconde le proprie insicurezze dietro un sorriso e sogna di diventare un’attrice. Oscar vive da sempre nell’ombra del padre e cerca il suo riscatto. E infine loro due, Luca e Viola. Lei, intrappolata dalla paura di non essere abbastanza, sfiora la vita tra un passo di danza e l’altro. Lui, parlantina sciolta e testa tra le nuvole, trova nella musica l’unico modo per mettere ordine nel caos che ha dentro. Tra Roma, Milano e viaggi da sogno a New York e Las Vegas si snodano insicurezze e paure, mentre si instaurano legami tanto inaspettati quanto profondi, dando vita a un romanzo popolato da persone determinate e da personaggi disposti a tutto per sfondare. Storie d’amore che si intrecciano. Amicizie che si trasformano in risentimento. Fragilità e timidezze che devono essere sconfitte, dolorosi viaggi nel passato che devono essere affrontati. Tra coreografie, canzoni e musica, nascono amori veri, fioriscono sentimenti di rivincita e ostilità. Ma soprattutto vengono messe in evidenza le passioni e le debolezze dei ragazzi, sviscerate con toni lievi e delicati. Una narrazione in tre volumi che fa sognare, dove l’amore e i sogni si rincorrono come note su uno spartito. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Melodia-anime-spezzate-Carli-Edizioni-ebook/dp/B089Y4TNPS/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=melodia+per+anime+spezzate&qid=1591892955&sr=8-1
  14. Elle87

    "Il diario segreto" di Lavinia Morano

    Titolo: Il diario segreto Autore: Lavinia Morano Casa editrice: Brè Edizioni ISBN: 979-1280065919 Data di pubblicazione (o di uscita): 6 Novembre 2020 Prezzo: €3.99 (ebook), €13.00 Genere: Horror/Rosa Caratteri: 289 pagine Quarta di copertina: “Il diario segreto” è, nel contempo, un romanzo d’amore e di terrore. Il messaggio principale di questa storia è quello di non lasciarsi sfuggire, finché si è in vita e finché se ne ha la possibilità, gli attimi di gioia che l’esistenza ha da offrire, e di imparare a scorgere la bellezza che si cela nelle piccole cose di ogni giorno, molte delle quali vengono spesso date per scontate. Il romanzo si incentra sulle vicende di più personaggi, che si vanno via via intrecciando fra di loro. Le storie principali sono tuttavia due. La prima è quella di Ivan e Kalìa. Ivan è un ragazzo di ventisei anni che ha sempre vissuto in un paesino dell’Italia meridionale con la propria famiglia, alla quale è molto legato, e con la sua ragazza, Lena, con la quale è fidanzato dai tempi delle superiori. La sua vita viene stravolta nel momento in cui incontra un’altra ragazza, Kalìa, della quale si innamora in un istante, perdendo la testa per lei. Kalìa ha un passato doloroso (e un po’ misterioso) alle spalle e, nel corso del racconto, sarà costretta a pagare le conseguenze di una colpa non sua ma della quale una persona a lei vicina si era macchiata. La seconda storia è quella di Sofia e del suo gruppo di amici. Sofia è la sorella di Ivan e, per il suo dodicesimo compleanno, riceve in dono un diario. La sua vita prende una svolta inaspettata quando la ragazzina si rende conto che questo non è un semplice diario, bensì un oggetto magico in grado di rivelare i pensieri più intimi di qualsiasi essere umano. Si rivelerà un oggetto utile e diabolico al tempo stesso e metterà in moto una serie di eventi che porteranno Sofia e i suoi amici a una macabra scoperta e, contemporaneamente, intrecceranno le vicende di Sofia con quelle di Ivan e Kalìa. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/diario-segreto-Lavinia-Morano-Edizioni-ebook/dp/B08MWJ7N47/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1605302327&sr=1-1
  15. Deborah Zan.

    Sacrificium

    commento Sacrificium L'edificio dell'Ecclesia, al suo interno, ha tutto l’aspetto di una chiesa dallo stile gotico. Venticinque sedie sono divise in due gruppi e disposte in file parallele; l'altare è decorato con forme che richiamano la natura e intorno ad esso sono stati sistemati quattro alti sostegni in ferro battuto posizionati seguendo i punti cardinali. Ognuno di loro sorregge un particolare oggetto. Vi è una scodella con del sale disposta a Nord, una boccetta di incenso a Est, una candela bianca a Sud e un recipiente con dell’acqua a Ovest. Venticinque studenti incappucciati sono ordinatamente seduti e il piccolo rosone dai vetri dipinti dona all'ambiente un aspetto macabro. Il rito è iniziato da una decina di minuti e l’uomo che lo sta celebrando ha una voce tonante, tanto da sovrastare il rumore della pioggia che ha ripreso a scendere, facendone da sottofondo. Mi sistemo dietro ad una colonna, sicura che da lì nessuno baderà a me. Trovarmi all’interno di quella stanza mi causa una sensazione strana. Un turbinio di emozioni negative mi avvolge, ma la curiosità è più forte e mi impedisce di fuggire. Non posso più tornare indietro. Il celebrante sta ringraziando gli alunni per il periodo trascorso. «Il vostro arrivo è stato determinante per l’Accademia. A differenza degli alunni giunti qui prima di voi avete dimostrato da subito una certa predisposizione all’anarchia. Non è un atteggiamento da lodare, ma vi faccio ugualmente i miei complimenti per i risultati acquisiti. Come accade ogni anno durante il Rito Propiziatorio cediamo un corpo in sacrificio agli Dei, dimostrando così la nostra devozione». Accende quindi la candela posta a Sud, ma viene interrotto da un ragazzo privo dell’indumento rituale che, arrivato da uno stanzino secondario, gli sussurra qualcosa all’orecchio. Il suo viso si accartoccia presto in un’espressione che di primo acchito non comprendo a pieno. È abile, tuttavia, a riacquistare la compostezza perduta. Si schiarisce quindi la voce e riprende a parlare. «Ho appreso una notizia imprevista». Non sa bene cosa dire. «Forse voi non lo sapete, ma il soggetto sacrificale è sempre stato un una pecora o una lepre». Sembra stia scegliendo le parole giuste mentre si massaggia concitatamente il polso. «Questa volta le cose andranno diversamente» informa non del tutto preparato a ciò che sta per succedere. Come vesponi gli studenti prendono a mormorare fra loro. Alex, seduto in seconda fila, fa spallucce a Thara che dalla prima fila si è girata verso di lui, perplessa. Il celebrante sbatte il pugno sull’altare, riportando l'attenzione su di lui. Attende che vi sia assoluto silenzio prima di proseguire. «Che entri il corpo sacrificale!». Gli occhi di tutti sono ora puntati sulla figura di un corpo incappucciato del quale non si riesce a distinguere l'identità. Due ragazzi, uno di questi è colui che ha riportato la notizia al celebrante, lo accompagnano ai piedi dell’altare. La curiosità generale è alle stelle. L’uomo ordina alla vittima sacrificale di togliersi il mantello per potersi sdraiare sulla superficie marmorea. Il giovane abbassa il cappuccio e un boato si espande in tutta la Ecclesia. Ho gli occhi fuori dalle orbite e temo di svenire da un momento all'altro. È Victor. Alex e Thara si guardano confusi e impauriti mentre il suo mantello scivola a terra. Indossa solamente un paio di pantaloni. I muscoli ben evidenti, la pelle risplende sotto la luce che proviene dal rosone. Le lacrime scendono senza preavviso e una morsa mi attanaglia lo stomaco. Nessuno dei presenti riesce a credere a ciò che sta accadendo. Victor si siede sull’altare e alcuni studenti cominciano ad indignarsi col celebrante, in disaccordo sul soggetto da sacrificare. «Non vi è regola alcuna che vieti tutto questo» delucida l'uomo. «Il sacrificio deve compiersi e lui ha scelto». Una scelta stupida! Alex cerca di dissuadere Victor con lo sguardo, ma lui si sdraia ugualmente. Il contatto col marmo gelido lo fa irrigidire. Thara si chiude il viso con le mani, incapace di sostenere quella visione. Il celebrante estrae dal suo mantello un pugnale con l’impugnatura d’oro e lo solleva in aria, pronto a scagliarla contro il torace di Victor che immobile attende la sua fine. Nessuno degli altri venticinque studenti interverrà. Nessuno impedirà la sua morte. Un’energia vorace si manifesta prepotente dentro di me. Muovo un passo fuori dal mio nascondiglio. Il celebrante abbassa il pugnale senza esitazione e la lama si conficca nel torace di Victor. Il suo gemito spezza il mio cuore in mille schegge acuminate che mi bucano l’anima. «No!» urlo d'istinto. Gli studenti si voltano all’unisono, richiamati dalle mie grida, mentre Alex mi raggiunge con uno scatto sovrumano, coprendomi prontamente col suo mantello. Abbandonare Victor è impensabile, ma sono costretta a chiudere immediatamente gli occhi. In un attimo ci ritroviamo a casa di Jessica, nella camera da letto. Aggrappata al mantello di Alex scoppio a piangere. «Sei una stupida! Non avresti dovuto essere li!» mi rimprovera. «Riportami da lui!» sbraito battendogli i pugni sul petto. «Allison, no». «Voglio andare da lui!» insisto, strattonandolo. «Basta!» esclama afferrandomi le spalle. «No, no, no. Non può averlo fatto». «Victor, è morto». Il fiato gli si ferma nelle corde vocali, le lacrime gli stanno appannando lo sguardo. Si smaterializza subito dopo, vergognandosene. Cado in ginocchio sul pavimento, sola, e scorgo la giacca di Victor rimasta a terra. L’afferro energicamente e scoppio in un pianto straziante. Se prima la ripudiavo ora la desiderio. Desidero stringere Victor ancora una volta. La indosso e cerco di proteggermi il più possibile da quest’indescrivibile sensazione di vuoto che mi opprime. Victor si è sacrificato per onorare gli Dei. No, non è questa l'esatta motivazione. Victor ha scelto di morire per salvare me. Per dimostrarmi che mi amava davvero. Ho un fremito convulso al termine del quale mi alzo di scatto e in un impeto d’ira comincio a scaraventare per aria qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Distruggo i cuscini, dai quali si libera una nuvola di piume. Poi lancio in aria i libri e successivamente i soprammobili. Urlo e piango. Piango e urlo. Sono colpevole della sua morte. Colpevole della mia sopravvivenza. Victor non doveva morire. Io non devo morire. Prendo la sedia girevole e la scaglio contro la parete, causando su quest’ultima un solco delle dimensioni di un pallone da rugby. Caccio un verso nervoso, mi asciugo le lacrime con la manica della giacca di Victor e smetto di piangere. Deve esistere una spiegazione valida a tutto questo.
  16. DoCo

    Carmignani Editrice

    Nome: Carmignani Editrice Generi trattati: Infanzia, narrativa, poesia, saggistica, scrivere donna, profondo giallo, progetto puslar, progetto doc Modalità di invio manoscritti: http://eshop.carmignanieditrice.it/epages/63777.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/63777/Categories/Invia_un_manoscritto Distribuzione: non specificata Sito web: http://carmignanieditrice.com/ Facebook: https://www.facebook.com/carmiganieditrice/?fref=ts Ho scritto per avere informazioni a riguardo specificando se pubblicano sotto contributo o meno. Nessuna risposta per il momento. Passo la palla a voi esperti in materia.
  17. LauraMcMiller74

    Dentro il Mio Cuore

    Titolo: Dentro il Mio Cuore Autore: Laura McMiller Collana: Wheeler's Empire Casa editrice: kdp ISBN: 979-8667564058 Data di pubblicazione (o di uscita): il 20 Luglio è uscita l'edizione cartacea, il 23 digitale Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale)10,40 la cartacea 0,99 la digitale Genere: Rosa Pagine: 305 Quarta di copertina o estratto del libro: Gavin Wheeler ed Emily Black si conoscono sin da bambini, e sono stati poco tempo insieme, ma lui non l’ha mai dimenticata. Quando lei comincia a lavorare come assistente per il suo migliore amico John Garner basta uno sguardo per fare scoccare la scintilla della passione.Una passione tenuta a freno soltanto dalla paura e dal timore di lasciarsi andare ai sentimenti per colpa di un passato difficile da dimenticare.Dopo l’incontro nell’ufficio di Gavin per preparare alcuni documenti non proprio idilliaco, è proprio lui a convincere la ragazza di buttarsi e di cogliere l’attimo grazie al gesto generoso di lanciare il ristorante di Malcolm e Debbie, amici storici di Emy sin dalla sua infanzia.Sarà il viaggio a Miami a trasformare la scintilla in una fiamma che presto grazie a Malcolm, Debbie, Eddie, nuovo amore di Malcolm, Claire, Jen, Monica e tanti altri amici del gruppo che si formerà grazie a Gavin e a una sua idea geniale di utilizzarli per conquistarla e li aiuteranno a stare insieme; diventerà un incendio capace di fare crollare le loro difese apparentemente invalicabili, impossibile stare separati. Impossibile non abbandonarsi al desiderio e alla passione che divampa lacerando ogni cosa avessero conosciuto prima. Ma c'è qualcuno che trama nell'ombra e che vuole mettere nei guai Gavin, Chi sarà? Link all'acquisto: https://www.amazon.it/dp/B08D9KHFGV
  18. Writer's Dream Staff

    Leone Editore

    Nome: Leone editore Catalogo: https://www.leoneeditore.it/collane/ Invio manoscritti: https://www.leoneeditore.it/invia-manoscritto/invio-manoscritto-online/ Distribuzione: https://www.leoneeditore.it/distribuzione/distributori/ Sito: https://www.leoneeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/leone.editore
  19. Royal Books Edizioni

    Royal Books Edizioni

    Nome: Royal Books Edizioni Sito: www.royalbooksedizioni.com Modalità di invio dei manoscritti: http://www.royalbooksedizioni.com/invia-manoscritto/ Generi trattati: quasi tutte le sfumature del romance. No LGBT. Distribuzione: BookRepublic Facebook: https://www.facebook.com/royalbooksedizioni Instagram: https://www.instagram.com/royalbooksedizioni/ Tempistiche: come dichiarato sul sito, i tempi di valutazione dei manoscritti sono di 6 mesi e, in caso di valutazione positiva, l'autore verrà ricontattato entro il periodo predetto e gli verrà inviata la scheda di valutazione e la proposta editoriale. Non occorre scrivere nuovamente dopo l’invio del manoscritto per sapere se ci sono novità sulla valutazione. Si valutano anche romanzi già pubblicati da self o su piattaforme come Wattpad. Agenzia grafica: Catnip Design Responsabile Ufficio stampa: Annalisa C. (ufficiostampa@royalbooksedizioni.com)Data di apertura: giugno 2019 Romanzi pubblicati/in via di pubblicazione nel 2020: 4 Piano editoriale: annuale, quello del 2021 è completo e attualmente si sta lavorando al piano editoriale 2022/2023 C.E. prettamente digitale, ma stiamo lavorando alla realizzazione futura dei cartacei per alcune pubblicazioni.
  20. Ospite

    Leggereditore

    [G. E. Fanucci] Nome: Leggereditore Generi pubblicati: Letteratura femminile di vari generi, dallo storico, all’erotico, passando per il paranormal, l’avventura, il thriller, il romance, ma anche la letteratura tout-court. Modalità d'invio manoscritti: http://www.fanucci.it/pages/aspiranti-scrittori Tempi di lettura: dai 6 agli 8 mesi, rispondono unicamente in caso di interesse. Sito web: http://www.leggereditore.it/index.php Attualmente appartenente al GE Fanucci.
  21. Titolo: Qualunque sia il tuo nome Autore: Laura Baldo Editore: HarperCollins Italia Pagine: 299 ISBN: 9788830509238 Genere: Romance storico Formato: Cartaceo Prezzo: 6,90 Trama Durante la seconda guerra mondiale, un gruppo di “banditi” polacchi dell’Unione per la Lotta Armata stermina un drappello delle truppe di occupazione tedesche. L’unico sopravvissuto, un ufficiale della Gestapo, si rifugia ferito nel fienile della stessa fattoria dove hanno la loro base i partigiani. Anna, la nipote della proprietaria della fattoria, lo nasconde e lo cura. I due si innamorano: a dispetto delle difficoltà, e delle atrocità causate dall’odio tra le opposte fazioni, riusciranno i due giovani a sopravvivere e a coronare il loro sogno d’amore? Il finale non è scontato. Recensione Lo spunto è interessante: può l’amore trionfare sull’odio tra nemici? Anche senza scomodare i Montecchi e i Capuleti di Shakespeare, è ovvio che le aspettative, di fronte a un tema tanto impegnativo, siano elevate. Laura Baldo esprime con realismo i sentimenti e i dubbi dei protagonisti, mantenendo sempre l’attenzione sul contrasto odio e amore. La lettura procede gradevole, senza intoppi, coinvolgendo in una suspense intrigante che permea tutto il romanzo: agguati, insurrezioni, sospetti e tradimenti movimentano la trama, inedita, interessante e fondata su fatti realmente accaduti. Tutto ok, quindi? Sì, se prendiamo “Qualunque sia il tuo nome” come un romance tout court, e ci rivolgiamo soltanto agli amanti del genere. Ma, se pretendiamo di leggerlo anche come storico la faccenda cambia. La scelta di improntare la narrazione al presente avrebbe dovuto immergere il lettore nel vivo del racconto, rendendolo più partecipe, una sorta di show don't tell con realismo storico crudo ed efficace: siamo in guerra, perbacco, e i personaggi, anche quelli secondari, non vanno raccontati, ma devono uscire nitidi e vivi dalla violenza delle loro azioni. D’accordo, l’amore è l’amore, ma anche l’odio è l’odio, e l’autrice punta troppo sui buoni sentimenti, con l’indulgenza propria del romance. L’occupazione tedesca, le torture per interrogare i prigionieri, i bombardamenti, le grida delle vittime, l’odore del sangue, la disperazione dei sopravvissuti rimangono in secondo piano, un po’ tirati via, in sintesi sottaciuti, o trascurati, per addolcire la storia. Anche l’ambientazione, nei campi di prigionia, nei boschi, nella città bombardata, nei comandi tedeschi, avrebbe meritato una maggiore cura dei dettagli, per immergere di più il lettore nel presente . Non ho trovato errori particolari o refusi, e devo segnalare un bell’incipit che invoglia a proseguire la lettura. Lo stile è scorrevole e, se siete amanti del romanzo d’amore, “Qualunque sia il tuo nome” sarà per voi una piacevolissima lettura, veloce, intrigante e ben dosata, dove i sentimenti prevarranno sullo sfondo edulcorato della guerra.
  22. Alina Cebotari

    Mozzafiato di Alina Cebotari

    Titolo: Mozzafiato Autore: Cebotari Alina Collana: Voci Casa editrice: Scatole Parlanti ISBN-10: 883281269X ISBN-13: 978-8832812695 Data di pubblicazione: 23 febbraio Prezzo: 15,00 Genere: narrativa contemporanea Pagine: 208 Maya si sente smarrita, non riesce a trovare la sua strada. Da quando sua sorella è morta, ha perso la serenità e la gioia di vivere. Dopo un periodo di profonda tristezza e monotonia, decide di lasciare Brescia e la sua famiglia. Si trasferisce a Norimberga con il progetto Workaway, durante il quale aiuta Rita, madre di due bambini, in cambio di vitto e alloggio. A una festa di quartiere conosce un ragazzo, Adam, che attira subito la sua attenzione. Si ritroveranno all'università, dove la giovane frequenta un corso di tedesco per stranieri. Ed è così che nasce una storia complicata, tormentata ma piena di passione e, forse, di autentico amore. In questo viaggio interiore e sentimentale, Maya riuscirà a riscoprire se stessa e a ritornare a sognare? Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Mozzafiato-Alina-Cebotari/dp/883281269X https://www.ibs.it/mozzafiato-libro-alina-cebotari/e/9788832812695
  23. Copertina Titolo: Crawling back to you Autore: Michela Chiucchi Editore: Inspired digital publishing Pagine: 189 ISBN: (non trovato) Genere: Rosa, introspettivo. Formato: Ebook. Prezzo: 1.99 euro Trama L'inizio ci pone di fronte alla scelta (solitaria e imposta) di Duncan di separarsi da Ginny. Quando si incontra con lei per farle firmare le carte della separazione, quest'ultima decide di suicidarsi ma non ci riesce e i suoi amici chiamano l'ambulanza salvandole, così, la vita. Il romanzo è dunque un lungo percorso che parte dalla fine "sbagliata" - la separazione - per riflettere e decidere cosa fare della propria vita. (Non aggiungo altro per non spoilerare.) Recensione L'idea in sé del percorso a ritroso per ritrovarsi a seguito di una separazione è una buona idea e porta a una narrazione in cui si alterna la vita ai ricordi in un sapore agrodolce carico di emozioni diverse. Si va a fondo nella vita dei due protagonisti, nei loro pensieri riguardo agli eventi che stanno vivendo, in contrasto con quanto hanno vissuto o con quanto vorrebbero fosse la loro vita. Il successo, l'essere "vip", diventa solo uno specchio vuoto che riflette una realtà in cui i due non si riconoscono: restano soli con i propri problemi e con le proprie paure, prima tra tutte che l'amore e il vissuto tra i due sia stata una scelta sbagliata. Anche la fragilità del loro rapporto viene messa a nudo proprio dalle prove del (presunto) tradimento di Ginny, ad opera dei paparazzi, specchio di quello stesso successo, arma a doppio taglio che li culla negli allori della musica ma che ne ha provocato la loro sconfitta psicologica. I due protagonisti sono trattati a fondo e la narrazione in prima persona cerca essa stessa di far "essere loro" al lettore. Si tratta però di una riuscita parziale secondo me. Da una parte l'autrice si sofferma molto su Ginny, sul suo percorso psicologico e sui suoi pensieri e si percepisce anche che si trova a suo agio con questo personaggio. D'altra parte, però, il personaggio di Duncan non mi convince, sia perché il personaggio in sé è molto garbato e trattenuto nei modi, sia perché troppo "lo scorbutico chiuso che non parla e tiene dentro i problemi". Non che devono per forza esserci scenate o lunghi dialoghi interiori, ma in un romanzo spesso introspettivo, si poteva essere più introspettivi, far cogliere qualcosa in più su di lui riguardo ai propri problemi. Gli altri personaggi li ho percepiti più come spalle dei protagonisti, senza essere tratteggiati molto profondamente dalla penna dell'autrice. Fanno eccezione, in parte, Brianna - la migliore amica dei due - e Charlie, soprattutto nel suo cercare di essere vicino a Ginny e nell'ossessione del suo amore (non corrisposto) per lei. L'ambientazione, in generale, è Londra, ma non la conosco per niente quindi non so cosa dire: devo dire però che un paio di locali li ho cercati su Google ed esistono nella realtà, quindi deduco che l'autrice sia stata piuttosto precisa nell'ambientazione. Il romanzo è scritto in modo semplice e scorrevole, niente da dire sotto questo punto di vista: la lettura è agevolata da una scrittura gradevole. Ho comunque trovato alcuni refusi di troppo e delle scelte strane per un romanzo editato (punti con molte ripetizioni di possessivi o avverbi in -mente). Cosa mi è piaciuto La trama. Si tratta di una storia ben articolata e mi piace molto l'intreccio: dall'incipit in medias res si ripercorrono gli inizi per poi vivere gli eventi seguenti non di rado in parallelo con il passato. L'autrice, inoltre, segue molto la protagonista e il suo percorso psicologico, in parallelo proprio con il susseguirsi degli eventi, tanto che gli stessi eventi diventano anche la dimostrazione del percorso di crescita della protagonista stessa. Il personaggio di Ginny (Ginevra), piacevole e molto curato dall'autrice. Non mi sono identificato con lei (forse perché maschio) e non sono entrato in particolare empatia ma si vede la cura che l'autrice ha messo in questo personaggio. Per me è un personaggio che vale la pena scoprire e leggere. Cosa mi ha lasciato indifferente La narrazione non mi ha colpito: è in prima persona, come un diario con tanto di "date-nome protagonista" narrante a inizio di ogni frammento. Mi lascia indifferente perché: da una parte è una buona scelta poiché ci consente di immergerci nella mente dei protagonisti e di vivere con loro/attraverso loro le emozioni raccontate dall'autrice; dall'altra rende il tutto molto schematico e a tratti poco fluido; alcuni capitoli sono molto brevi e incentrati su un'unica scena/evento (piccolo). Il contesto dei protagonisti non mi ha emozionato. I protagonisti sono dei ragazzi che ottengono molta fama e successo: non amo molto protagonisti così "ideali": da una parte è bello sognare, ma dall'altra penso sempre che si tratta di un mondo che non vedrò mai nemmeno con il binocolo (magari è meglio così). A loro tutto è concesso, possono prendersi pause, possono essere accuditi e possono avere tempo per pensare e dedicarsi loro stessi. Forse non lo apprezzo da impiegato verso il basso della scala sociale... Non mi ha coinvolto il personaggio di Duncan. Duncan è tratteggiato come introverso, riflessivo ma fragile dentro e tendente all'autodistruzione (da alcool) nei momenti di depressione. Il percorso di Duncan è quello di rendersi subito conto di amare ancora Ginny e di non volerla perdere. Tuttavia resta solo a meditare su se stesso, a ricordare e a deprimersi: ci sta, ma fa solo quello, almeno fino a quando alla fine, nell'unica scenata del romanzo, dà un pugno in faccia a un altro personaggio (che non nomino perché ho il sospetto di anticipare troppo). Non urla mai, non alza i toni, non si lascia trasportare dal momento e resta comunque sempre contenuto in tutto quello che fa. Non so, non mi ha entusiasmato questa scelta caratteriale. Cosa non mi piace Gli altri personaggi sono poco tratteggiati e li ho percepiti poco più che spalle rispetto a Ginny e Duncan. Non che devono essere le persone più complete e particolari del mondo, ma sono molto a lato della narrazione, più dei figuranti che degli attori. È giusto e sacrosanto incentrare il romanzo sui protagonisti, ma forse gli altri hanno poco spazio, anche perché, per esempio, mi sembra strano che influiscano così poco nei pensieri dei protagonisti in un momento delicato della loro vita. Nel complesso una piacevole lettura. Il genere mi piace, ma trovo interessanti molte riflessioni sull'amore, sul rapporto di coppia, oltre che l'intreccio narrativo molto interessante.
  24. Annuccella

    Gelido inverno

    Gelido Inverno Per la terza volta l’uccellino abbandonato nel fondo della mia borsa mi avvisò, cinguettando, dell’arrivo dell’ennesima notifica sul display del mio cellulare. La curiosità fu più forte della necessità di tenere al caldo le mie mani infreddolite. “Che palle!” Se avessi saputo che a reclamare la loro presenza, anche piuttosto fastidiosa, erano degli inutili bollettini meteo, avrei evitato di disturbare i miei già intorpiditi polpastrelli. Mi bastava il mio gelido e indolenzito fondo schiena, che si era ritrovato ancora una volta seduto su una fredda e desolata panchina del parco, a testimoniare, unendosi al coro di tutti i Colonelli Giuliacci del mondo, che i giorni della merla erano entrati sul calendario Gregoriano. Ripiegai le ginocchia fino a sfiorare il mento con la rotula, ma niente da fare il freddo mi fece ancora accapponare la pelle. Luigi, il solito stronzo presente in tutte le famiglie, tranne in quelle fittizie delle serie TV americane, mi aveva di nuovo “invitata con poco garbo” ad uscire di casa. La maggior parte delle volte, ad essere sincera, meritavo il suo disappunto, ma in questa occasione l’ago della ragione pendeva dal mio piatto della bilancia. Carletta, la “reginetta dei like su Instagram” nonché oca starnazzante, era scoppiata in un fiume di insipide lacrimucce di coccodrillo e la colpa era stata affibbiata tanto per cambiare alla sottoscritta: ovvero, “Ester l’indomabile ribelle.” L’ochetta e la sua lagnosa mamma si erano sapute vendere più che bene con i pezzi grossi del Consiglio d’Istituto e dopo una furiosa lite con l’orco cattivo, mi ero ritrovata con il “culo al fresco” in un periodo dell’anno poco adatto per stare all' aria aperta. Per fortuna c’era sempre chi consolava la mia collera. Ma la compagnia che mi rallegravo di avere non era tra quelle che un genitore premuroso si augura pensando alla propria figlioletta. Soprattutto in tempi così difficili come quelli che la società moderna stava attraversando, nella quale il diverso, il profugo, lo straniero non erano solo parole di un dizionario di sinonimi, ma persone reali che incutevano una notevole paura nella gente, il più delle volte non del tutto giustificata. A sostenere queste “teorie del terrore” erano i fatti diffusi da ogni tipo di comunicazione esistente sulla faccia della terra. Dai Tg ai giornali, passando per il web, si propagavano sempre i soliti messaggi. Tutti raccontavano le stesse notizie: “come gli extracomunitari potevano rivelarsi pericolosi per una donna sola nel cuore della notte.” L’Internet Point che era dall'altra parte del marciapiede, era l’esempio di come tali disgrazie fossero realizzabili. Queste “terribili persone” di etnie diverse, entravano e uscivano dalla porta a vetri del locale, puntando nella mia direzione degli sguardi indecifrabili, ma non per questo giudicati pericolosi solo perché arrivavano da chi aveva salutato lo “stivale” dal ponte di un barcone. La mia mini gonna e la bocca dipinta di rosso fuoco insieme al tacco vertiginoso, erano testimoni di quanto potessi sembrare una ragazzaccia in cerca di compagnia. Per dirla breve: tutti possiamo apparire diversi agli occhi pregiudizievoli degli altri. Conoscevo i volti di tutti quelli che entravano e uscivano dall’ Internet Point. Jamal, il titolare, era tra le persone con cui avevo scambiato qualche parola di tanto in tanto. Sempre se si potessero chiamare “parole” gesti come muovere la testa, sollevare il sopracciglio, tirare di lato l’angolo della bocca. In virtù di una comunicazione di questo tipo, potevamo affermare di aver fatto un lungo e profondo discorso. Mosso a compassione per la mia aria da cane bastonato, Jamal si era mostrato interessato alla mia abituale permanenza sulla panchina del parco. Un semplice cenno con la testa in risposta ad una sua alzata di mento barbuto, era stata la nostra chiacchierata più eloquente. Non che lui mostrasse un interesse così fervente da spingerlo a sostenere una conversazione fatta di parole, ma d’altronde non ci si poteva aspettare solidarietà da un uomo la cui religione sparge sangue ovunque. Forse erano più votati alla violenza che all' amore reciproco. Ogni volta che mi ritrovavo in quella situazione, i miei pensieri finivano per andare nella stessa direzione. Alla mia mentalità aperta e tollerante sembrava assurda una cultura così chiusa verso il prossimo, da tentare comunque di trovare un senso a quel modo pericoloso che avevano di concepire la religione. Mi bloccavo sempre sulla stessa inevitabile domanda: “Come può un uomo pensare di onorare un dio che chiede di uccidere anime innocenti in virtù di una guerra santa?” Avrò avuto anche diciannove anni e una maturità quasi raggiunta, ma pensavo che le parole guerra e santa non potevano essere usate per dimostrare la fede di un uomo. Se qualcuno avesse ascoltato le mie riflessioni, mi avrebbe giudicato una razzista membro del più antico Ku Klux Klan americano, ma non lo ero affatto. Su questo ne ero convinta. Come ero sicura che le mie natiche fossero vicine all’ipotermia. Ero contraria ad ogni forma di violenza, sia fisica che psicologica. Sarà stato il mio vivere in famiglie affidatarie fin da quando ne avevo memoria ad aver alimentato il mio odio contro chi non usava le “buone maniere,” per usare un eufemismo, nelle relazioni sociali. Ritornando al mio amico esotico, non sapevo perché mi rivolgesse la parola, o meglio ancora, una gestualità appena accennata del corpo anche piuttosto confusa. Quando riusciva a guardarmi per più di dieci secondi, il che accadeva di rado, visto che era troppo interessato a fissarsi le scarpe, mi regalava delle occhiatacce enigmatiche. Potrei definirle tra il disgusto e la curiosità, forse. Non avrei saputo dirlo con certezza. Se anche fosse stato odio profondo o mancanza di stima, quello che trapelava dai suoi occhi, era ben nascosto dalla sua timidezza. Di sicuro il mio modo di vestire suscitava un certo ribrezzo. Figuriamoci, la sua cultura permetteva alle donne a malapena di mostrare il volto se non addirittura solo gli occhi, una come me che usava gonnelline piuttosto corte e provocanti, era giudicata pronta per la lapidazione. La mia autostima vacillava un tantino quando pensavo alla sua fronte accigliata, ma a lui facevo tutt’altro effetto. Basta. Questi pensieri innervosivano il mio stato d’animo già abbastanza provato. Era ora di levare le tende. Alzarmi fu un’impresa difficile. Sembravo un cigolante vecchio robot che tenta invano di stendere gambe e braccia bloccate da uno spesso strato di ruggine secca. Il freddo però mi stava uccidendo nel corpo e nella mente. Jamal avrebbe detto: “colpa dei tuoi abiti succinti se senti freddo.” Io avrei risposto: “colpa dei giorni della merla di fine gennaio.” Mi avviai, a passo di tartaruga, verso i casermoni travestiti da palazzine del rione popolare di Rozzano. Al quinto piano dell’edificio meno malandato abitava la mia migliore amica. La mia unica amica: Angela. Se fossi stata fortunata, l’avrei trovata a sonnecchiare sul divano, e i miei leggeri colpetti sulla porta avrebbero svegliato lei, ma non il resto della sua famiglia. - Toc. Toc. - nessuna risposta - Toc. Toc. Toc. - bussai con più energia. Da una fessura a mala pena visibile, spuntò un ciuffetto spettinato di capelli striati di bianco. Sapevo che non poteva essere sua madre. Le donne a quell’età tingono i capelli per nascondere l’inevitabile, le ragazzine alla moda, invece, si possono permettere il lusso di avere i capelli grigi senza temere i segni dell’età. - Ester, che succede? Di nuovo fuori casa? - mi chiese con la voce rotta dal sonno. Con un energico spintone spalancai la porta. Angela si dovette aggrappare al bracciolo del divano per non cadere vittima innocente della mia arroganza ingiustificata. Sbuffò. Storse gli occhi mettendo il broncio. Con la coperta che portava come una specie di mantello reale, avvolsi le mie spalle, costringendola a sedersi accanto a me per non morire strangolata dalla mia infinita maleducazione. - Porca miseria, Angela, come fai a vedere questi programmi televisivi? - chiesi alludendo ai documentari di cui si nutriva come il pane. - Prima di tutto sono istruttivi, e poi la voce narrante mi concilia il sonno. - - Ma se non dormi mai! - - Era quello che stavo facendo prima che tu arrivassi. - disse trattenendo uno sbadiglio. - Allora, Carletta ti ha messo in guai seri? - - Non mi va di parlarne. - risposi girandomi di spalle. La sentii sospirare mentre cercava di coprirsi con quel poco che restava del plaid che le avevo rubato. Minuta com’era non sarebbe stato difficile, per lei, sprofondare nel calduccio della coperta, lasciando al freddo solo il suo viso tondo e paffuto da perenne bambina, come quello dei bambolotti con i quali giocavamo da piccole. Il suo le somigliava tanto: pelle scura, occhi neri, capelli a caschetto lisci e sottili. Lo conservava ancora integro nella sua scatola originale. Il mio Cicciobello invece era uno sgorbio biondo platino dall’aspetto di un ciclope. Gli bagnavo i capelli di continuo, cullando tra le braccia una bambola con una stoppa arruffata al posto di una chioma morbida e setosa. Grazie al tepore emanato dal corpo di Angela e al ricordo di quei giorni spensierati, mi addormentai. *** Anche io, come lei, dormivo poco e male. Avrò sonnecchiato, se così si poteva chiamare il mio sonno agitato, per qualche ora. Alle sei ero già con gli occhi aperti a fissare il vuoto, ma con il cellulare scarico non avrei potuto verificarlo; negli ultimi anni, però, era diventata un’abitudine svegliarmi all’alba, da essere sicura che fosse l’ora giusta. Dopo aver restituito il resto della coperta ad Angela, in rigoroso silenzio, andai via; afferrando al volo un cappello di lana mezzo infeltrito e una sciarpa giamaicana, entrambi appesi ad un uomo morto che non poteva ritenersi tale visto l’aspetto malconcio che mostrava. Non capivo come facesse a reggersi ancora in piedi. Che stronza che ero, criticare l’unico rifugio che mi tenesse al caldo quando a casa mia c’era aria di tempesta. Ma alla mia età d’altronde la “stronzaggine” era più che tollerata. Anzi, direi, sarebbe stato più un caso da dottor Freud un comportamento da santarella buonista, che uno da giovane disagiata e arrabbiata. L’aria fuori era ancora gelida, anche se il cappello e la sciarpa evitavano al freddo pungente di congelare i miei neuroni. Senza più preoccuparmi di essere silenziosa come un Ninja, aprii la porta. Sapevo che Beatrice era seduta a fare colazione, come ero sicura che Luigi invece fosse già andato al lavoro. Una tazza di latte caldo era sistemata su una sbiadita tovaglietta, che un tempo sfoggiava il faccino sorridente di una delle Principesse Disney. Le mie abitudini non le conoscevo solo io, ma anche la donna che aveva fatto le veci di mia madre per quasi dieci anni: Beatrice, cinquant’anni portati benissimo, nonostante la spruzzata di sale e pepe nei suoi folti capelli ricci. Un seno abbondante in forte contrasto con un corpo magro come un grissino, che la costringeva a tenere le spalle richiuse in avanti. Molti avrebbero potuto giudicare remissivo il suo modo di camminare, ma se avessero visto come sbranava il marito quando litigavano, ci avrebbero pensato due volte prima di provocarla. - Siediti, Ester. Il latte si raffredda! - disse con il tono di chi stava per azzannarmi. - Lo sai che non ho colpe. - - Restare a guardare mentre aggrediscono un’altra persona non rende meno colpevoli di chi commette la violenza. - Più che una ramanzina era una predica vera e propria, con tanto di pulpito immaginario, che una catechista veterana qual era Beatrice, non poteva evitare di fare. - Carletta ha mentito solo per darmi in pasto ad un Consiglio d’Istituto che mi detesta a prescindere. Mi pare che questa sia malvagità allo stato puro. - - Questo non giustifica il fatto che tu non l’abbia difesa. - - Se avessi ascoltato quello che è uscito dalla sua “boccuccia innocente” un attimo prima che entrassero le sorelle cattive della quinta C, non l’avresti difesa neppure tu. - Guardò disgustata la poltiglia appiccicosa che era diventato il mio latte dopo che avevo inzuppato mezzo sacchetto di biscotti. Mi sorrise. Per lei era insopportabile solo l’idea che passassi la notte fuori casa, figuriamoci quando ciò accadeva per davvero. Ma dopo la mia maturità anagrafica non era riuscita a fermarmi. Luigi invece non aspettava altro. Il suo aspetto da Shrek, con la pelle arrossata sulle gote, la diceva lunga su quanto fosse irragionevole. Fumava di rabbia peggio di una ciminiera; se avesse avuto i capelli, sarebbero andati a fuoco un giorno sì e uno anche. Solo Beatrice riusciva a tenere a bada la belva che era in lui, anche perché in fondo non era un uomo violento. Viveva da una vita in quel quartiere disagiato e su quelle strade, se non eri una persona “tosta,” non sopravvivevi. Crescere una ragazza come me in periferia era difficile, ma io lo esasperavo a tal punto che, potersi avvalere del diritto di rendere concreta quella che per anni era stata solo una minaccia campata in aria, per lui era una liberazione. Ero quasi sicura che cercasse lo scontro di proposito. Giusto per spiattellarmi in faccia la solita frase fatta e realizzare la sua promessa per dimostrare a sé stesso di essere un uomo di parola: “questa è casa mia e comando io, se non ti sta bene…” Prima dei miei diciotto anni il seguito non poteva essere pronunciabile ma, dopo il raggiungimento del sospirato traguardo, non perdevo occasione per cogliere al volo l’invito a cambiare aria. Finivo sempre per ritornare, magari non subito, ma alla fine, la porta era sempre aperta per accogliere il figliol prodigo. Luigi mi faceva sudare sette camice prima di rivolgermi la parola, ma Beatrice mi amava più di quanto meritassi e per lei il mio ritorno era sempre un giorno di festa. Si alzò e mi strinse a sé cingendomi le spalle con le sue braccia sottili. Se non avessi allentato la presa, spingendo via le sue mani, mi avrebbe soffocata con il suo grande affetto. - Sono riuscita a farti riammettere a scuola. Hai la maturità, non puoi permetterti altri giorni di vacanza. - - Sul serio? Dimenticavo, sei sempre il migliore avvocato con la laurea nel cassetto che conosco. Ma qual è il prezzo da pagare? Perché di sicuro devo fare qualcosa per ottenere l’assoluzione, giusto? Io non lecco il culo a nessuno. Ricordalo! - - Non c’è bisogno di leccare un bel niente. Accidenti Ester! Modera il linguaggio. Sei una signorina. Devi dare solo una mano alla prof di letteratura per i corsi serali. - disse abbassando il tono della voce. Il dopo scuola. Oddio! Che noia mortale. Mi era stata assegnata già altre volte questa sciagurata punizione. Colpa della mia dedizione viscerale per la letteratura. Ero una ribelle nata ma non un’ignorante senza speranze, anzi al contrario ero piuttosto brava a scuola. Le materie letterarie e le lingue straniere erano la mia passione, ma anche nelle altre discipline cercavo sempre d’impegnarmi. La scuola, era il mio lascia passare per espatriare da quei quartieri in cui, nonostante tutto, mi piaceva un casino vagabondare.
  25. dyskolos

    La terrazza che del mare s'è invaghita

    Mia madre mi aveva messo il nome della sua sorella morta giovane: Maria. Il problema è che io sono maschio, ma non tutto il male vien per nuocere. Un giorno infatti incontrai una ragazza che portava lo stesso nome e me ne innamorai subito. La nostra canzone, quella che ci sentivamo nella vene, diceva: “Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta. Le conto da sempre, da quando mi hai detto ‘Ma dai, pure tu sei degli anni Sessanta?’”. Noi di certo non nascemmo in quel decennio, ma di cose in comune ne avevamo parecchie: due mani, due braccia, due piedi, due gambe e un solo cervello. E, quel che più conta, eravamo nati nello stesso giorno d’inverno sotto un’imponente nevicata. Il giorno del nostro ventitreesimo compleanno, andai a prenderla a casa quando ormai il buio si era assiso sul trono. Lei viveva in un’altra città, quindi mi toccava ogni volta percorrere trenta chilometri. Quella volta, però, li sorvolai su di un’auto nuova, di cui lei non conosceva neppure l’esistenza. Arrivato che fui a casa sua, suonai il citofono e la vidi scendere le scale con un abitino semitrasparente e strettissimo. Mi si gettò al collo e disse in un orecchio: «Hai fatto tutto per me!». Mi baciò il lobo. «Vieni, ho la macchina nuova.» «Regalo di compleanno?» Gliela mostrai, salimmo e ci incamminammo verso il ristorante che avevo prenotato in un borgo antico. Lungo la via, passammo accanto a una spiaggia di ciottoli, dove ero cresciuto e conoscevo anche i sassi per nome. Lei mi accarezzò la mano sul cambio. «Fermati, amore» disse. Parcheggiai l’auto e facemmo una camminata lungo la spiaggia sui ciottoli che crepitavano sotto i nostri piedi. Mi stringeva la mano e solo una pallida luna ci illuminava il cammino, quando reclinò la testa sulla mia spalla e in quel momento sentii il profumo dolce dei riccioli sulla pelle. Poi mi fissò negli occhi verdi, come verdi erano i suoi, e mi baciò le labbra teneramente. «Adesso guardiamo le stelle» disse. Ci distendemmo sui sassi arrotondati che addoloravano le schiene. Pochi secondi dopo, una lucina venuta dal nulla sfrigolò verso l’alto. Poi esplose in mille frammenti, lassù nel vuoto: rossi di fuoco, essi composero un cuore enorme, che scendeva verso il mare, lento come la risacca, contro il nero del cielo notturno e lo sciabordìo continuo delle onde. «Appena avrà raggiunto il mare, morirà» osservai. «Spero che non accada mai nel nostro amore.» «Mai e poi mai.» Mi appoggiò la mano sul petto. «Batte forte, lo sento, non può morire.» Ci rimettemmo in auto e, quando fummo davanti al ristorante, entrammo nella terrazza e prendemmo posto all’unico tavolo presente, su cui due candele e due rose ondeggiavano al vento timido. «Sembra che l’aria spazzi la terrazza con i suoi turbini.» Poi indicò il cielo con un gesto rapido. «Quante stelle!» Le presi la mano, poi il dito e lo puntai più in alto. «Vedi? Quello è Marte.» «Quello è Saturno.» «Quello è Venere.» «La dea dell’Amore! Grazie, Maria. È bello guardare le stelle con te.» «Prego, Maria. Ti avevo promesso qualcosa di stellare per il nostro compleanno.» «Hai mantenuto la promessa. È un posto stellare e magico, questo.» Di là dalla terrazza, oltre la balaustrata, la luna proiettava un raggio lattiginoso sul mare placido e nero, dove tre faraglioni coperti di agavi e fichidindia torreggiavano maestosi. «E lucevan le stelle» disse lei osservando la volta celeste, che celeste non era più. «Mi sento piccina piccina al cospetto di cotanta immensità del Creato, che solo un dio onnipotente può concepire.» Mentre Maria osservava il cielo pensosa, notai due piccole trecce tra i suoi capelli. «Mi piacciono quelle treccine.» «Le ho fatte in onore di questa serata speciale.» Non appena decidemmo di andare via, presi una penna dalla tasca e scrissi questi versi su di un tovagliolo: C'è una terrazza che guarda il mare e di quel mare par che s’innamori mentre questo balena luci rare che la Luna gli regala come ori. E c'è ‘l mare che guarda la terrazza, nel vento timido e lieve che ondeggia e che d’odori di fiori la spazza e l'adorna come un re sua reggia. Una tavola con due candele, il verde degli occhi, i ricci capelli, le pelli scurite color del miele, trecce e fiamme sontüosi gioielli. La notte di luglio è passata così sulla terrazza del mare invaghita e tornerem, lassù tra le stelle, un dì a immaginar una storia infinita. Sono trascorsi dieci anni da quella notte indimenticabile. Oggi vago sulla terrazza di casa mia e guardo il sole che sta per tramontare sul mare, intanto che il cielo si colora e lei… lei è lontana, chissà dove. Una radiolina canta: Ma quando un giorno sarai lontana e vedrai il cielo quando si colora, pensami almeno per un momento, pensami almeno per mezz’ora.
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