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Trovato 68 risultati

  1. Blue5now

    Il Fiorino Editore

    Nome: Il Fiorino Editore Generi trattati: libri per ragazzi, narrativa, poesia, saggistica, scienze, antropologia, psicologia, biografie, sport, guide e viaggi, religione-filosofia, parapsicologia, gastronomia Modalità di invio dei manoscritti: info@edizioniilfiorino.com Distribuzione: Sito: http://www.edizioniilfiorino.com/ Facebook: https://b-m.facebook.com/Edizioniifiorinomodena/
  2. Ospite

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: per il momento ci autodistribuiamo Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  3. IlGattoSulDivano

    Ho (conosciuto) incontrato una ragazza

    link al testo commentato HO CONOSCIUTO INCONTRATO UNA RAGAZZA Non dormo molto bene ultimamente. Quando ci riesco, mi sembra di svegliarmi con la batteria a mille (anche se la carica dura poco), e quando non ci riesco, come questa notte, metto la colpa agli ormoni della gravidanza che mi sballano completamente i ritmi “sonno-veglia-cibo-pazienza” e quant’altro. Ma non è questo il caso, adesso. Continuo a ripensare al pomeriggio appena trascorso. Ripenso a lei, e non riesco a riposare. Giovanni è di là a dormire, nella cameretta nuova che chissà quando verrà inaugurata finalmente dal suo legittimo proprietario. È lì perché deve alzarsi presto, e il fracasso che farebbe, sveglierebbe sicuramente Lorenzo, che a quasi tre anni ha un sonno anche troppo leggero in certe fasce orarie per i miei gusti. Quindi mi giro e rigiro da sola nel grande letto vuoto. Cerco di concentrarmi sul dolce respiro del mio principino nel suo lettino, ma nemmeno quello basta a calmarmi. Mi alzo. Vado da Giovanni e delicatamente lo prendo per mano per portarlo di là con me. Lui mi segue come un bambino, sbadigliando, e un po’ con gli occhi chiusi. Stiamo attenti a non inciampare nel triciclo che Lorenzo ha lasciato nel corridoio, e finalmente entriamo nella camera in penombra per rimetterci a letto, abbracciati. Lui mi accarezza la pancia. Io gli prendo la mano, e il suo respiro calmo dà un ritmo anche al mio. Sembra che vada un po’ meglio … almeno fino a quando non inizio a scoppiare di caldo. Dormire con Giovanni attaccato addosso all’inizio di luglio non è semplicissimo: dopo qualche minuto sembra di stare avvinghiati ad un termoconvettore, ma mi sforzo di resistere ancora. Lui dorme già profondamente, io continuo a provarci con disperazione perché sono appena le tre e mezza. Chiudo gli occhi … ma nonostante tutti i miei stratagemmi, quel viso continua ad apparire dietro le palpebre chiuse, con il suo sorriso, e i suoi occhi scuri che mi scavano dentro. Ormai la mia maglietta è da buttare, e Giovanni più che conforto mi dà un fastidio tremendo. Non c’è verso di riaddormentarmi, e allora sconfitta levo il suo braccio intorno a me, mi alzo in silenzio, e vado nello studio a fare quello che mi riesce meglio: mettermi davanti al pc, a sfogare in qualche modo la tempesta. Così scrivo … scrivo di quel pomeriggio, e della ragazza che non mi fa chiudere occhio. Ero con Lorenzo. Seduta sulla panchina a bordo di quel parco giochi sabbioso che mi dà sempre l’impressione di volersi inghiottire i bambini che scavano troppo. Si sta divertendo a salire e scendere dal piccolo scivolo colorato, a due metri da me. Quando è su mi saluta felice di aver conquistato la vetta, quando arriva a terra, ci vuole solo un attimo perché risalga di nuovo. Che bell’età! Sento una voce alla mia destra: una ragazza dai capelli scuri mi chiede se può sedersi, faccio un cenno gentile con la testa. Per farle posto, sposto la borsa con tutto l’armamentario che mi porto dietro da quando c’è anche il mio principino, e anche lei lascia libera la sua piccola belva, che schizza via verso Lorenzo, munita di ciuccio blu e leggermente caracollante. Avrà qualche mese in meno, penso. Ma Lorenzo è abituato ai bimbi più piccoli del nido, e infatti iniziano subito a giocare insieme. Il nuovo arrivato tira fuori un paio di macchinine, ed è amore. La ragazza alla mia destra se ne sta in silenzio ad osservarli. Il suo è uno sguardo vigile, da mamma che tiene tutto sotto controllo. Ora … c’è una cosa che dovete sapere: noi donne siamo sempre in competizione, e quando dico sempre, intendo dire davvero sempre. È inutile che lo neghiate perché direste una scemenza, ce l’abbiamo nel doppio cromosoma X: quando siamo bambine, ci invidiamo i giocattoli, poi ci invidiamo il look, poi i ragazzi, le conquiste, e poi la competizione si sposta su: “la mamma più brava del secolo”. Non lo facciamo nemmeno apposta! Ci viene naturale, e quando ci troviamo in una situazione come quella della panchina, non è che parliamo di noi stesse, parliamo di loro, punto, e di quanto siamo mamme fantastiche. Poi se viene fuori qualcosa di personale ok, ma se non viene, amen. Tanto stiamo competendo per “la mamma migliore”, mica per altro. Entro subito in modalità “chioccia”, quando la vedo schizzare a molla verso suo figlio, dopo che Lorenzo gli ha dato una leggera spintarella e quello è ruzzolato con il culetto imbottito a terra. Lo aiuta a rialzarsi, lo abbraccia e con dolcezza dice a Lorenzo che non si fa, che devono fare i bravi. Eccomi: sono evidentemente irritata, ma non mi muovo, perché ho vinto io il trofeo per “la mamma migliore”: i bambini devono vedersela tra loro, non si può scattare sull’attenti per una stupidaggine simile. Lei torna verso la panchina, appena i piccoli si rimettono a giocare, e i nostri sguardi si incrociano per la prima volta. Non so che faccia ho, ma probabilmente il fastidio mi si legge negli occhi, perché lei nel risiedersi mi sorride e si scusa. Non voleva rimproverare mio figlio, ma Francesco deve stare attento, mi spiega. Io mi sento svettare sul podio di “mamma migliore”, mentre stappo lo spumante e innaffio il mio pubblico, quindi alzo noncurante le spalle. Poi vedo Lorenzo lanciarsi di nuovo sullo scivolo, e Francesco bloccarsi di colpo nel tentativo di seguirlo. La ragazza scatta di nuovo in piedi e va ad abbracciarlo. Il piccolo la stringe, affonda il visino nel suo collo … poi le sue manine la lasciano riconoscenti, e con quell’andatura caracollante, segue finalmente Lorenzo, che lo sta aspettando. Lei torna di nuovo a sedersi, e allora, vedendo la mia espressione interrogativa, comincia a parlare … e io inizio a desiderare di strapparmi le orecchie. Mi dice che Francesco ha dolore quando fa pipì, perché da circa una settimana hanno dovuto mettergli il catetere … mi dice che prima aveva avuto paura che Lorenzo l’avesse colpito sul Porter, ma per fortuna non era così. Mi ghiaccio. Conosco quegli aggeggi. Li portava anche mia madre, quando è morta che avevo diciannove anni. Guardo i bambini, che hanno ripreso a giocare con le macchinucce. Lorenzo ride, Francesco fa “bruuum bruuum!” e scontrano i musi delle loro vetture, felici. C’è solo un motivo per cui un bambino così piccolo dovrebbe avere addosso cose simili. Non ho il coraggio di chiedere, ma la osservo. E la vedo. Guarda i bambini. Li guarda con un sorriso sereno. Il sorriso di chi sa che deve godersi quei momenti il più possibile, il sorriso di chi cerca di stamparsi nella memoria ogni istante, ogni attimo … ogni respiro. Forse sono inopportuna. Non ci conosciamo. Non so nemmeno come si chiami. Però credo sia la me stessa diciannovenne che allunga la mano, riempie quei pochi centimetri che ci separano, e stringe la sua. Lei un po’ stupita, ricambia la stretta. Restiamo così, per un pochino. Fino a quando Lorenzo non decide di sfogare la sua fase del “mio” su entrambe le macchinucce, strappando anche quella blu a Francesco. Allora sono io ad alzarmi come un militare, e ad andare a rimproverarlo: “Giocate insieme, non spingere Francesco, che è più piccolo. Insegnagli a far scivolare le macchinine sullo scivolo! Così!”. Incantati dalle meraviglie del piano inclinato, riprendono a giocare. Torno alla panchina, mi scuso. Lei mi sorride, e si scusa a sua volta. Succede una cosa strana quando si diventa mamme. Non so se per i papà sia lo stesso, non ho la presunzione di saperlo. Per tutta la vita siamo abituate ad essere il centro del nostro mondo. Possiamo anche illuderci di essere altruiste e di mettere gli altri al primo posto, partner compreso, ma è una cazzata: noi siamo il nostro fulcro, e tutto il resto orbita intorno, più vicino o più lontano a seconda dell’importanza che gli diamo. Poi quando senti un calcetto impercettibile, avverti anche un’altra cosa: il tuo asse si sta spostando. Ti manca improvvisamente l’equilibrio, però il paradosso è che non ti dispiace. I poli iniziano a cambiare, e quando quegli occhietti minuscoli ti fissano per la prima volta, dopo averti fatto soffrire come nessuno ha mai fatto, il cambiamento è definitivo e irreversibile: non si torna indietro. Sei fregata. Addio galassia dove sei tu il sole, adesso sei solo un pianeta, e il tuo sole è lì tra le tue braccia, che frigna e ti stringe un dito con la manina microscopica. Ecco, adesso che sono mamma posso capire mia nonna, quando ha visto scivolare via mia madre a soli quarantasei anni, lasciando soli me, mio padre e i miei fratelli. Il mio era il dolore di una figlia: il pianeta che mi girava più vicino si era improvvisamente fermato, costringendomi a ricostruire le orbite, a far partire nuovi pianeti, a cercare una soluzione a quella nera voragine. Ma per lei invece si era generato un buco nero, impossibile da colmare, che aveva spento ogni luce e fossilizzato la sua galassia. Trovo finalmente il coraggio di chiedere a quella ragazza, cos’ha suo figlio, perché arrivati a quel punto, sarebbe scortese non chiedere, anche più che chiedere. Lei risponde … mi racconta, si racconta. Io ascolto e intanto li guardo, e mi chiedo come diavolo sia possibile che tutto quello che mi sta dicendo sia vero, perché niente lascia scorgere nessuna differenza tra quei due bambini. Ma poi le noto: Francesco non ha l’andatura tipica di un bimbo di due anni. È più malfermo. L’ingombro del suo pannolino è maggiore, perché ne ha due per far fronte alla presenza del catetere. La sua maglietta cade strana sul piccolo petto, perché si rigonfia su quel minuscolo bottone che solo dio sa come hanno fatto a mettergli. È iniziato da un anno, mi dice. Francesco non andava al bagno da quasi quattro giorni, ma bè … capita! Un clisterino e si risolve, però non funzionava. Poi la mattina del quinto giorno, si rendono conto che c’era qualcosa di strano, allora lo portano in pronto soccorso, e lì inizia il calvario, la tortura. Ascolto. Ma non voglio sentire. Però sto zitta. Sento che devo stare lì, in quel momento, e stare zitta. È aggressivo mi dice. Il più aggressivo sulla piazza. Le terapie disponibili sono finite. Non si può operare. Adesso non rimane che aspettare, e rendere lo spegnersi di quella stella il meno doloroso possibile. Sento le mie guance bagnate. Le asciugo velocemente con la speranza che lei non mi abbia visto. Mi riprende la mano. Sono proprio un disastro: una sconosciuta che annega nel dolore più oscuro, mi sta consolando. Lei consola me … non viceversa. Dice che l’ha accettato. Però da come torna a guardare Francesco, capisco che non è vero. Nessuna madre potrebbe mai accettarlo. Ed eccomi, seduta al pc, insieme alla mia insonnia, mentre la stanza si tinge di arancio. Avete presente l’alba in montagna? No? Allora se vi capita cercate di vederla perché è bellissima: quando il sole sbuca tra gli alberi, lì in alto, la sua luce è di un arancione talmente vivo, che annulla tutti gli altri colori, e persino le ombre brillano. È un momento magico che dura poco, e mi giro per guardarlo, abbandonando la tastiera. Vaffanculo Dio. Fai queste cose meravigliose, ma in fondo sei una merda. E poi lo prego. Lo prego di farmi incontrare di nuovo quella ragazza al parco, magari tra qualche mese … ancora meglio tra uno o due anni, quando Lorenzo e Francesco saranno abbastanza grandi da spingersi da soli sull’altalena. Non so il suo nome. Lei non sa il mio. Non era importante presentarsi. L’avevamo già fatto senza bisogno di sapere come rintracciarci su Facebook. Ho conosciuto questo bambino ieri, ho conosciuto questa ragazza. Ma non voglio dire di conoscerla, perché conoscerla davvero, vorrebbe dire tuffarsi nel suo stesso oceano buio, e annaspare disperatamente per tenersi a galla … e mentre penso a Lorenzo, e alla piccolina che mi tira i calcetti nella pancia … mi rendo conto di una certezza assoluta: che io non riuscirei a venirne fuori.
  4. Claudio Piras Moreno

    Macerie - Claudio Piras Moreno

    Titolo: Macerie Autore: Claudio Piras Moreno Casa editrice: Amazon ISBN: 9781541250338 Data di pubblicazione (o di uscita): 1a edizione 01/14, 2a edizione 06/16 Prezzo della versione cartacea: 13 euro, digitale: 2,99 euro. Genere: Realismo magico Pagine: 200 Quarta di copertina: Durante un’alluvione una frana distrugge il paese di Antro e con esso svanisce ogni possibilità per Pietro di ricordare il proprio passato. Mentre tra le macerie ancora si scava, i sogni lo tormentano e lo guidano. Egli allora torna ad Antro e vi trova un ultimo superstite: Antòni. Lo porta a casa convinto che possa rendergli il passato ricomponendo la sua storia e quella del paese, e iniziano a succedersi i racconti. Antòni gli racconta “delle genti” ormai scomparse di Antro. Storie drammatiche e poetiche, difficili da credere, perché non tutto quello che lui racconta corrisponde a quanto i superstiti rammentano. Chi è allora Antòni? Mente dunque quando dice di parlare con i fantasmi di Antro? Difficile dirlo, ma pian piano le sue parole paiono indicare una via di redenzione per un’umanità colpevole e innocente insieme... Il romanzo è stato definito da Mattia Signorini, in una discussione del Writer's dream, come una sorta di Antologia di Spoon River romanzata. "Ognuno pativa la vendetta del paese sepolto dalla montagna e ripudiato dai suoi cittadini, che ad altro non pensavano che a dimenticarlo." "Quel luogo solitario e misterioso in cui sto rinchiuso è come una dimora per me, e se anche mi cercassero, lì non mi troverebbero. Anzi, alcuni che dicono di sapere dove sono, mi guardano con espressione ebete, senza scorgermi. La mia esistenza è presunta e non consensuale, perciò è preclusa a chiunque, e ancor più a loro. Quanti di voi hanno dato il consenso senza saperlo? Ora lo ritirerebbero! Ma non si può tornare indietro. Ogni errore compiuto ha messo radici nella nostra vita e non vi è modo di estirparlo." "Con il mio raccontare mi sono opposto all’oblio, al sedimento della polvere, alla morte. Con il mio corpo ho sfidato le leggi del probabile e ho portato una speranza. L’ho fatto aiutato dai morti di Antro, sopravvivendo, e poi facendo rivivere le loro storie, senza arrendermi nemmeno all’acqua e alle ruspe." Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Macerie-Claudio-Piras-Moreno-ebook/dp/B01GSNNJZ0
  5. EmperorOfDisaster

    La Mirra di Alfieri.

    [Promettendo che sarò più presente sul forum quando avrò terminato la maturità, posto quello che è uno dei primi capitoli del romanzo cui sto lavorando e di cui ho redatto le prime cinquanta pagine. Così, giusto per avere un parere. Il mio venire dalla poesia si sente forse troppo, i personaggi sono solo uno strumento per costruire la distruzione e il romanzo ha ambizioni pseudo-esistenziali, ma va bene così: ci sarà tempo per cambiare. Un saluto!] La famiglia è tugurio del delirio. Sguardi intrecciati incensano la vita ed erigono statue in nome di Amore, despota che divarica le vertebre e li rende sepolcro di desideri trafugati, così abbarbicati alla paranoia del vivere: si sentono fragili di fronte a quella bambina che li osserva con occhi vispi. Sta giocando con delle bambole che, un tempo, sono state della madre, perché purtroppo non possono permettersi molto di più. Non ora, non con l’affitto da pagare. Sono felici, perché la vera felicità è povera: disadorna, si erge su pentole d’oro e anelli di diamanti, destinata a rimanere impressa come carezze grezze su un volto intessuto di utopie. La vera felicità è come la rima cuore-amore: banale. «Ha i tuoi capelli, piccola.» «E i tuoi occhi.» «Sono così fortunato.» «Perché?» «Perché mi sono riscoperto innamorato.» «Di lei?» «Di lei e soprattutto di te.» «Quante volte ti innamorerai ancora di me?» «Forse ogni giorno.» «Forse mai più.» «Perché questo pessimismo?» «Invecchierò anche io.» «Tanto meglio: se invecchierai così bene, sarai una bellissima milf.» «Daniele!» «Che c’è? È la verità...» «Sì, ma non dire certe cose davanti alla piccola.» «Mh, va bene. » Sorrisi lascivi stridono nell’anarchia dei giorni viscerali: potrebbero passare ore a scambiarsi silenzi eloquenti, a sedursi a vicenda con complimenti dirottati verso il nulla, per poi rivestirsi di concupiscenza nelle notti allucinate dai sessi schiusi come conchiglie. Il tempo è tiranno che incede senza periclitare la voglia di amarsi: più invecchiano, più si riscoprono incatenati l’uno all’altra e meno a se stessi. L’amore tra giovani è egoistico: parassita volto a colmare mancanze e fragilità esistenziali con corpi ingordi di vita. Poi cresciamo e ci riscopriamo carcasse del sentimento: uccisi, ci aggrappiamo l’uno all’altro pur di salvarci. Infine diveniamo baratro che accoglie l’abisso: ingolliamo le debolezze del compagno per farlo stare bene o, perlomeno, un poco meglio. Amarci significa annientarci, significa tentare di rinascere insieme alla persona che ci ha annichilito: l’amore è masochismo, è costruzione della distruzione; è vedere l’anima genuflettersi davanti alle macerie del cuore e godere di ciò, perché consapevoli del fatto che stia nel malessere l’unica grande verità. Bramiamo la distruzione perché coscienti di non poter essere costruttori: la costruzione appartiene agli Dei, forse persino agli uomini del passato, ma noi siamo bestie che giocano a essere umani. Possiamo anche provare a trascendere il tedio della vita quotidiana, ad ascendere all’infinito, ma guardiamo in alto, quando dovremmo guardare dentro: confinato nel finito, l’infinito non è altro che la percezione di tutto ciò che non siamo, perché è sul non-essere che ci concentriamo, piuttosto che sull’essere. Siamo diventati trans-umani perché abbiamo distrutto Dio, senza accorgerci che, tentando di annientarlo, ci siamo riconfermati suoi schiavi: gli abbiamo concesso il potere su di noi nel momento stesso in cui abbiamo provato ad annichilirlo, poiché abbiamo ammesso di essergli inferiori, quando nulla è superiore all’uomo. Nemmeno l’Arte, perché è dall’uomo che essa discende: non è l’idea platonica, bensì quella cartesiana. Antropocentrismo in shot bollenti. Ed è in questo essere superiori che si nasconde la nostra più grande fragilità: soffriamo, perché spesso in noi emotività e raziocinio viaggiano su due binari paralleli, sempre pronti a deragliare e a schiantarsi l’uno contro l’altro. Poi siamo mutati in dis-umani, dunque belve, perché come belve sappiamo, vediamo, ci accorgiamo di essere delirio, ma non sappiamo esplicitarlo: non sappiamo più chi siamo. La nostra vita è fingere di avere un’identità e talvolta persino fingere di fingere: siamo catastrofismo edulcorato dall’apparenza, ma l’unica grande realtà è la finzione, perché essa rivela ed è solo quando fingiamo di stare bene che stiamo male davvero e dunque siamo massimamente veri. Siamo tutti alétheia: verità nascosta che si disvela. E non c’è umanità nella rivelazione: umano è chi sempre domanda, non ciò che ha risposta. Quindi chi siamo noi? Forse siamo quell’uomo che abbraccia la moglie, la donna che si lascia coccolare, o la bambina che li osserva, incuriosita, con sguardo serpigno, per poi avvicinarsi, sfiorare la gamba della madre, slanciarsi per essere presa in braccio e chiederle: «Mamma, perché oggi desidero morire?» Ha sette anni e il Dolore è già il suo Dio. Lo scenario muta, polimorfo come il grande Teatro: la donna, una stella crollata; il padre, barlume di una razionalità liquefatta; la bambina, un sorriso tratteggiato di catastrofe. Distruzione psichica: tragedia lirica. Necrosi di ogni utopia genitoriale. La famiglia è tugurio del delirio: forse non siamo nulla, se non una distopia concretizzata.
  6. Kikki

    O barra o

    Nome: O barra o Generi trattati: inchieste, Oriente-Occidente, libri di viaggio, saggi, scritti filosofici, teatrali, scientifici Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@obarrao.com Distribuzione: non specificato Sito: https://www.obarrao.com/ Facebook: https://www.facebook.com/obarra.edizioni
  7. Naif1988

    Come evitare una violenza di gruppo.

    Ciao a tutti, ho bisogno del vostro aiuto, perché altrimenti non ne vengo più fuori: come potrebbe fare una ragazza di diciassette anni ad evitare una violenza di gruppo progettata da alcuni suoi coetanei? C'è da dire che questa viene anche ricattata con un video che la ritrae in atteggiamenti osé. Dato che non voglio l'ennesima storia sul femminicidio, mi piacerebbe una protagonista femminile che alla fine riuscisse a vendicarsi. Ma come? Eliminare tre persone da sola mi sembra piuttosto improbabile e, oltretutto inverosimile. Potrebbe farlo con uno di questi. E gli altri? Che fine fanno? Se avete idee, vi ringrazio in anticipo. P.S.: Il genere sarebbe un romanzo di formazione/thriller. All'incirca.
  8. Francesca Maria Pagano

    WriteUp Site

    Nome: WriteUp Site Generi trattati: narrativa non di genere, romanzo di formazione, saggio, fantasy, manuale, letteratura per ragazzi, cucina, autoproduzione Modalità di invio dei manoscritti: http://www.writeupsite.com/pubblica.html Distribuzione: fornitura diretta alle librerie Sito: www.writeupsite.com Facebook: https://www.facebook.com/writeupsite/
  9. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  10. Marco C.

    L'amico giusto di Marco Cesari

    Titolo: L'amico giusto Autore: Marco Cesari Collana: Leggi RTL 102.5 Casa editrice: Ugo Mursia Editore ISBN: 9788842561163 Data di pubblicazione (o di uscita): 5 luglio 2019 Prezzo: 17,00 € Genere: Narrativa Pagine: 264 Quarta di copertina: «Fai le cose per te, non per gli altri. Molla quello che non ti interessa, fregatene di quello che pensano le persone, e inizia a vivere la tua vita.» Luca e Mattia s’incontrano un pomeriggio sul lago. Luca è spavaldo e sicuro di sé, Mattia è timido e impacciato, eppure è amicizia al primo sguardo. Dopo quell’incontro vivranno uno di fianco all’altro gli anni del liceo, le prime vacanze da soli, l’amore per la stessa ragazza, le difficoltà del diventare adulti scegliendo di vivere liberi dalle costrizioni sociali, seguendo la loro coscienza e i loro desideri, oltre i confini che altri hanno tracciato per loro. Prenderanno strade diverse, eppure quel legame nato sui banchi di scuola non si spezzerà, ma li legherà per sempre in modo inaspettato. Non importa quale sarà il prezzo da pagare se il destino ti ha dato l’amico giusto. Link all'acquisto: Amazon - Mondadori Store.it - la Feltrinelli.it - IBS.it - Libraccio.it - libreriauniversitaria.it - Unilibro.it - LibroCo. Italia - Hoepli - La Grande Libreria Online - Ugo Mursia Editore
  11. andrea werner mondazzi

    Atrani sulla Costa d'Amalfi

    Titolo: Atrani sulla Costa d'Amalfi: Racconto di un racconto - Epica in tre atti Autore: Andrea Werner Mondazzi Casa editrice: Amazon KDP ISBN versione cartacea: 1079720944 ASIN versione digitale: B07V5R3W6K Data di pubblicazione: 11 luglio 2019 Prezzo: versione cartacea 7 euro, versione digitale 4 euro Genere: Epica Popolare Pagine: 46 (versione cartacea) Quarta di copertina: “Una settimana, allora, trascorse intera senza che di barche come le loro al largo se ne tracciasse rotta. Furono strani sette giorni, di ormai acquisita biblica reminiscenza, giorni ancora oggi dai vecchi del paese raccontati quali aneddoti ai turisti che gli s’accostano in piazzetta: raccontati però come fossero giorni disegnati nel libro dell’Apocalisse”. Una terra le cui atmosfere, scorci e paesaggi ricorrono in dipinti ospitati da tre quarti delle pinacoteche del Vecchio Continente. Un racconto di epica popolare che richiama leggende secolari, sul cui tessuto è ricamato il volgere di un’epoca. Un registro a metà strada tra verismo e letteratura fantastica. Una narrazione che, a suon di testamenti e consegne spirituali di padre in figlio, si dispiega lungo tre generazioni. Opera prima di Andrea Werner Mondazzi, che è nato e vive a Roma. Autore tanto poco ortodosso da esordire con un genere agli antipodi rispetto a tutto ciò che negli anni ha accumulato nel cassetto dello scrittoio. Link all'acquisto: Versione digitale https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto-ebook/dp/B07V5R3W6K/ Versione cartacea https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto/dp/1079720944/
  12. Fino a
    L’Associazione culturale e teatrale “Luce dell’Arte” di Roma indice il Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone” – I valori della famiglia 1^ Edizione, in onore del rag. Giovanni Leone, un“uomo di grande spessore culturale”, ricco di una rara nobiltà d’animo, distintosi per l’impegno e l’ardore messi nel suo lavoro di impiegato postale, ma soprattutto per la forte sete di conoscenza che l’ha portato a studiare sempre libri di svariate discipline, costruendosi in casa un’enorme biblioteca, ed il senso di sacrificio, amore per la famiglia che l’ha accompagnato fin da giovanissimo, dandogli la forza di vincere ogni battaglia esistenziale. Ecco perché abbiamo voluto sottolineare il tema “I valori della famiglia”, ritenendolo il motore principale di questo uomo che ha lasciato tanto interiormente a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o averlo vicino. Il premio è suddiviso in Tre sezioni ed è aperto ad autori italiani e stranieri. Età minima autori per partecipare 18 anni; età massima nessun limite. Sezione A) Poesia a tema Libero: si può partecipare con poesie edite o inedite in lingua italiana o vernacolo con traduzione che trattino qualsiasi tematica. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Sono ammessi anche libri editi di poesia o e-book e raccolte poetiche inedite. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annessa breve poesia o piccola raccolta poetica, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Sezione B) Narrativa e Teatro a tema “I valori della famiglia”: si può partecipare con racconti, romanzi e testi teatrali editi o inediti con tema “I valori della famiglia”, in larga misura opere che trattino qualsiasi situazione e sentimento legato alla famiglia. Nel genere testi teatrali precisiamo che oltre a commedie e tragedie, sono ammessi per la partecipazione monologhi, corti teatrali e brevi sceneggiature. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Si possono inviare anche e-book. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annesso racconto breve o monologo, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Sez. C) Narrativa e Teatro a tema Libero: si può partecipare con racconti, romanzi e testi teatrali editi o inediti che trattino qualsiasi tematica. Nel genere testi teatrali precisiamo che oltre a commedie e tragedie, sono ammessi per la partecipazione monologhi, corti teatrali e brevi sceneggiature. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Si possono inviare anche e-book. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annesso racconto breve o monologo, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Premi per i Primi Quattro classificati, Premio Assoluto della Critica, Premio Miglior Giovane Autore, Menzioni Speciali, Segnalazioni di Merito e Diplomi d’Onore. Prevista quota di partecipazione base di 10 euro. Scadenza bando il 10/07/2017. Per richiesta di bando completo, contattare il Presidente dell'associazione, la dr.ssa Carmela Gabriele, al seguente indirizzo e-mail: associazionelucedellarte@live.it. Recapito telefonico Ass. Luce dell'Arte: 3481184968. Il sito da visitare è: www.lucedellarte.altervista.org Pagina Facebook Ass: Associazione culturale e teatrale Luce dell’Arte Pagina Facebook Premio: Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone” Pagina Google Premio: Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone”- I valori della famiglia
  13. Fino a
    Sabato 1 Giugno alle ore 18.30, Antonio Costantino presenta alla libreria Mangiaparole (Via Manlio Capitolino 7/9 Roma) il romanzo C'è tempo. Con lo scrittore dialogherà Raffaello Fusaro. Musica dal vivo a cura di Giulio Vallarino Nicola ha un unico grande desiderio: riabbracciare il padre Antonio. Raggiunta la maggiore età, parte alla ricerca del genitore, pur non sapendo dove e come cercarlo. Come amuleti possiede tre libri scritti dal padre ma firmati con lo pseudonimo di Cassandra Sweet. Seguendo l’istinto e le poche tracce a disposizione, si dirige verso nord. Al suo fianco ci sono Kostantinos, un camionista greco conosciuto in una stazione di servizio, Philippe che ha lasciato il lavoro di custode d’obitorio per fare il traduttore e girare il mondo con il suo camper, e infine Betta, una ragazza conosciuta poco prima. Grazie all’intuizione di Philippe, Nicola riesce a trovare Antonio: a Port du Melon, una località sperduta nella costa della Bretagna. Ma l’incontro tra padre e figlio dopo sedici anni di lontananza farà riaprire un doloroso capitolo del passato. Con uno stile e una prosa caustici, Antonio Costantino coniuga la sottile e complicata trama dei legami affettivi all’abisso delle menzogne e al prezzo da pagare per la sincerità e la libertà. Qui l'evento Facebook
  14. Ezbereth

    In viaggio con Amir

    Titolo: In viaggio con Amir Autore: Melania Soriani Illustratore: Pamily Soul Illustration Casa editrice: Edizioni Leucotea ISBN: 9788894917031 Data di pubblicazione : 27 febbraio 2018 Prezzo: 14,90 EURO Genere: Romanzo per bambini Pagine: 214 Sito web: In viaggio con Amir (con materiale scaricabile) Pagina Facebook: InviaggioconAmir (iscrivetevi per seguire la pagina) N.B. Tutti i proventi derivanti dal libro saranno redistribuiti a favore delle associazioni che si occupano di accogliere i bambini migranti qui in Italia. (Sul sito del romanzo saranno pubblicate le copie degli incassi e dei versamenti effettuati ) Quarta di copertina : Amir ha 10 anni ed è rimasto solo nella grande città di Tartus, dove la guerra ha distrutto quasi tutto. Coraggioso e Audace, decide di mettersi in viaggio per cercare la sua mamma, partita per Vienna prima che il conflitto si aggravasse. Così, nascosto nella stiva di una nave italiana, la Fortuna, fa conoscenza con insolito e buffo personaggio e inizia la sua avventura che, tra pericoli e peripezie, sarà costellata di incontri inaspettati, e lo porterà molto lontano da casa. Sinossi: Amir vive il dramma della guerra. Il conflitto gli ha portato via il padre e la sorella minore, mentre la madre, per cercare di mantenere i suoi cari ha lasciato la città di Tartus già tempo addietro, quando la situazione ancora non era così compromessa. Quando anche la nonna del piccolo Amir muore, il ragazzino si trova davvero solo, con solo il sogno, che ha già da tempo, di poter raggiungere sua mamma a Vienna. Preso coraggio si imbarcherà clandestinamente su una nave italiana diretta a Venezia, primo step del suo viaggio alla ricerca di una vita normale. Un libro per riuscire a parlare ai più piccoli di cosa sia la guerra e quali sono le sue devastanti conseguenze, di come quelle che possono essere interpretate come immagini nei telegiornali sono in realtà vite distrutte e famiglie devastate che hanno perso tutto. Link all'acquisto: Feltrinelli Amazon IBS Libreria Universitaria Direttamente dall'autrice (pagamento bonifico o Paypal) inviando un'email a: inviaggioconamir@gmail.com Buona lettura! Melania S.
  15. libero_s

    AndC commenta La lista della spesa

    Commento a Il mercato dell'amore Pomodori: 5 Cuore di bue o 500gr datterini Zucchine: 3 Un cespo di lattuga latte: 2 litri pane: 4 panini pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate carne: 3 bistecche manzo birra: Leffe rossa 3 bottiglie riso: 1 kg carnaroli Gallo AndC: ciao, ho letto con attenzione il tuo racconto, ho apprezzato molto alcune cose, ma noto una certa discontinuità nello stile. riso: 1 kg carnaroli Gallo Mi piace la precisione che hai usato per il riso di cui specifichi qualità e marca, ma perché non fai altrettanto negli altri paragrafi? A volte le indicazioni sono imprecise, nel caso della pasta va bene indicare il tipo di spaghetti, ma non c’è la marca. pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate Altra cosa, io non sono contrario alle ripetizioni, ma l’indicazione dei kg usata due volte di seguito sulla stessa riga può risultare fastidiosa ad alcuni lettori. Un po’ vaghi i paragrafi dedicati al pane e alla carne, avrei preferito qualche dettaglio in più. Non sono un fanatico dello show don’t tell, ma avresti potuto mostrare un po’ di più. Perché non ci mostri la carne, non ci fai sentire il profumo dei pomodori, la freschezza della verdura? Una maggior ricchezza di dettagli descrittivi renderebbe il tuo pezzo molto più incisivo. Nel complesso mi è piaciuto, ma c’è spazio per migliorare.
  16. Alba Artemide

    Geeko Editor

    Nome: Geeko Editor Generi trattati: narrativa, senza esclusione di generi, comprese le raccolte di racconti. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.geekoeditor.it/proponi-la-tua-opera/ Distribuzione: I libri sono pubblicati in e-book (pdf, epub e formato per kindle) e scaricabili dal sito geekoeditor.it; sono inoltre scaricabili in formato pdf sulle principali piattaforme di distribuzione, attraverso il circuito di BookRepublic. Sito: https://www.geekoeditor.it/ Facebook: https://www.facebook.com/GeekoEditor/ Instagram: https://www.instagram.com/geekoeditor
  17. TheFenris11

    Scrivere Interfaccia grafica PC

    Buongiorno, sto scrivendo una scena del mio romanzo in cui un personaggio scrive al terminale dell'astronave. Volevo sapere se esiste una sorta di "grammatica" nel rappresentare le parole che compaiono sullo schermo del pc. Non so se mi sono spiegato bene, ad esempio io l'ho reso così: </__<ATTENDERE ___ ATTENDERE___ AVVIO COMUNICAZIONE CIFRATA</ </___ ANALISI DATABASE IN CORSO ___ATTENDERE</ e così via... Secondo voi può essere reso bene? Esistono altri modi? Grazie mille
  18. alexcarm

    L'eclissi - Alessio Carmignani

    Titolo: L’eclissi Autore: Alessio Carmignani Autopubblicato: Youcanprint ISBN: 9788831602693 Data di pubblicazione: Febbraio 2019 Prezzo: € 12 (ebook: € 4,99) Genere: Narrativa - Fiction Pagine: 190 Quarta di copertina: Andrea è un ragazzino come tanti, solo più sensibile e introverso. E’ figlio unico, ma non sente il calore della famiglia come vorrebbe. E’ appassionato di astronomia e la vista della luna è la sola cosa che lo conforta. L’inizio della scuola superiore sconvolge la sua vita. Deve adattarsi all’ambiente scolastico, tra nuovi compagni e nuovi professori. Inoltre viene preso di mira da tre bulli, che lo costringono a subire ogni loro prepotenza. Non sa in che modo, ma deve riuscire a liberarsi da loro. Link all'acquisto: Youcanprint
  19. Kikki

    Rina Edizioni

    Nome: Rina Edizioni Generi trattati: http://rinaedizioni.it/chi-siamo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://rinaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: http://rinaedizioni.it/contatti/ Sito: http://rinaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionirina/
  20. Roger75

    Il profumo di cedro

    Marco ha sempre adorato cucinare. Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati. Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare. Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione. Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico. Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso. Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione. Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente. Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano. Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco. Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione. Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità. Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale. Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito. Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta. Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione. La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione. Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero. Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare. Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano. “Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!” “Ehi… piccolino…” “Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…” “Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…” “Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…” “Sentiamo…” “Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…” “Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…” “Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…” “Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…” Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera? “Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?” “Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…” “Ma nonna, io volevo esercitarmi…” “Marco. Vai a dormire” Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento: “Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.” “Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….” “Marco!!!!!!!!! Vieni!!!” Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina. “Arrivo nonna, arrivo…” Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo. La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti… “Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ” “Si nonna, ti ascolto…” Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna. “Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…” “Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?” “Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…” La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria. Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista. Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata. Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca. Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna. “Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione. Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete. “Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?” Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì. Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”. Farina, zucchero di canna, zenzero, limone biologico. Cedro. Cedro. Cedro. La ricetta è completa! Finalmente!!! Un sorriso comparve sul viso di Marco. -Ehi, tutto bene? Com’è che d’incanto ti metti a sorridere!?!?! -Cedro!!! La risposta è cedro! -Allora. Puoi farmi capire, puoi parlare come me? Non ti capisco! -Va beh, non è importante, chiudi gli occhi e stai zitta. -Senti! Sto zitta solo se ne vale veramente la pena!! -Ti fidi di me? -No. -Non fa niente, ti farò ricredere. Ora non deconcentrarmi, lasciami fare, vedrai… Mentalmente Marco iniziò a ripetere la ricetta della nonna, Farina 00 ben setacciata, zucchero di canna, zucchero bianco piuttosto granuloso, burro freddo, sale, miele d’acacia ( quello del mercato è ottimale), un uovo del contadino… due gocce di cedro, solo cedro. Prese carta e penna e scrisse la ricetta: 60 gr di farina 00. 75 gr di zucchero semolato 75 gr di zucchero di canna 150 gr di burro freddo 150 gr di miele 1 uovo 1 pizzico di sale 1/2 cucchiaino di bicarbonato succo di cedro La ricetta era quasi completa, ora l’attenzione era diretta verso l’ impiattamento. L’impasto era pronto, i biscotti erano in forno, stavano cuocendo. -Certo che… -Cosa? -No… Niente, mi è venuta una strana idea…Senti… Intanto che si raffreddano, ti va di andare a fare una passeggiata?!? -Passeggiata? In che senso? -Cambiamo aria, usciamo un po’?!? In questo senso… -Va bene… -Mi fai un favore? Mi prendi quel pezzo di corteccia? -Marco, cos’hai in mente? -No, no … Nulla… Angelica non riprovò a chiedere spiegazioni, conosceva l’ostinazione di quel giovane ragazzo che nonostante sedesse su quattro ruote non accennava a rassegarsi. -Marco! I tuoi biscotti sono pronti! -Nonna… Ho pensato di personalizzarli. Il mattino seguente Marco prese gli ingredienti, con cura e devozione e li ripose in uno zaino, su un’altra borsa con cautela ripose la corteccia d’albero raccolta il giorno prima durante la passeggiata, in infilò il piumino e prese un bel respiro, era il giorno del casting. Era un giorno strano, era un giorno di prime volte. Per la prima volta Marco salì su un treno insieme alla nonna e ad Angelica che non ne aveva voluto sapere di rimanere a casa. I paesaggi scorrevano sul finestrino come in un film, le città si intervallavano alla campagna, destinazione Milano. La nonna ed Angelica parlavano, lui invece ripassava a memoria passo per passo quello che doveva fare, il tempo per preparare la sua ricetta era poco e lui di certo non voleva commettere alcune errore. Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini. All’ingresso c’era un sacco di gente, ragazzi della sua età o giù di li, alcuni silenziosi altri in preda a veri e propri attacchi di panico. Quando fu il suo momento Marco, con l’aiuto della nonna si posizionò ai fornelli, aveva 45 minuti di tempo, sapeva benissimo che la ricetta ne richiedeva almeno 50 quindi non doveva sprecare nemmeno un secondo. Angelica se ne stava seduta a guardarlo mentre si destreggiava con gli ingredienti come se fossero l’estensione delle sue mani, lei, che nemmeno una pasta in bianco sapeva fare, non aveva mai conosciuto persone cosi tenaci e convinte quando si trattava di raggiungere un obiettivo. La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa. L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti. Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive. Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene. Gli altri concorrenti, i loro amici e familiari lo guardavano in silenzio, probabilmente stupiti da quanta naturalezza ci fosse nel suo muoversi con la carrozzina rendendosi conto di come fosse stato capace a non renderla un ostacolo. Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato. Durante il tempo della cottura Marco preparò la glassa per decorarle, poteva farla prima ma sapeva che farla all’ultimo era una garanzia perché sarebbe rimasta bella densa ed una volta decorato il biscotto non avrebbe cristallizzato e rimanendo morbida il giusto. Passavano i secondi, Marco estrasse gli omini dal forno, erano perfetti, tempo esaurito. L’assistente del programma lo avvisò che era il suo turno, mise tutto sul carrello di servizio e lo aiutò a dirigersi verso l’ingresso. La nonna sorridente gli fece un cenno di conferma, Angelica invece si alzò, corse da lui e come un fulmine a ciel sereno lo baciò dolcemente in bocca. Era una giornata di prime volte. Marco entrò, dinnanzi a lui 4 giudici apparentemente severi. “Buongiorno, mi chiamo Marco ed ho 12 anni, da sempre sono appassionato di cucina ed oggi vi ho portato un dolce.” Mentre Marco sistemava le sua cose sulla cucina gli stellati gli chiesero diverse cose, dalla sua disabilità a cose più semplici, se avesse una fidanzata ad esempio, domanda alla quale rispose con un semplice “da adesso si” anche se loro non capirono bene il senso di quella risposta. Arrivò il momento di presentare il piatto, si avvicinò ai giudici spingendo il carrello con il suo dolce completato, fiero con la testa ben alta lo presentò “Il sogno di Angelica”. Del perché le parti spezzate fossero sul piatto ed il resto del corpo ben presentato su una corteccia, tutti lo capirono, non è solo l’apparenza che conta, a volte è un dettaglio. Il profumo di Cedro Il primo titolo del libro di ricette scritto da Marco.
  21. Naif1988

    Adolescenti in fuga

    Ciao a tutti, ho un dubbio che mi assilla tipo tarlo: nel caso in cui due adolescenti (anni 17) decidessero di scappare di casa, fin dove si potrebbero spingere? Esistono mete a parte all'estero in cui non potrebbero andare? Grazie in anticipo.
  22. Gabriela Sportelli

    Storia d'amore: come potrei migliorare questa trama?

    Buongiorno! Dopo un lungo periodo di blocco, finalmente riesco ad avere delle idee. Ho bisogno di un vostro parere, anche perché non sono al 100% sicura di scrivere qualcosa di decente. Ho in mente di scrivere riguardo una ragazza, Elena, continuamente ossessionata da un ragazzo, Andrea, che la sfrutta di continuo, in modo particolare dal punto di vista sessuale. Stanca di tutti i trattamenti e i litigi, riesce finalmente a lasciarlo andare e a convivere con la solitudine. Quest'ultima prima o poi la stancherà. Oltre a questo ragazzo, infatti, l'adolescente non ha nessuno al suo fianco, né i genitori, continuamente presi dal lavoro e dalle loro faccende economiche, né degli amici. Ha paura di innamorarsi dopo la relazione con Andrea, ma il destino continua a giocare con lei quando inizia a frequentare un corso scolastico pomeridiano. È proprio qui che conosce Federico, un ragazzo con un passato difficile alle spalle. Passano i giorni, e i due continuano a conoscersi e a scoprire le loro paure. In particolare i due si innamoreranno, nonostante ogni ostacolo che si sono imposti a vicenda. Inizierà una storia d'amore fatta di insicurezze, di problemi e di preoccupazioni, ma sarà anche un modo per guarire, finalmente, dalle ferite ricevute in passato. Il tutto è ispirato ad esperienze reali, vissute personalmente. Non è tutto vissuto, infatti qualche pezzo sono riuscita a cambiarlo per creare qualcosa di originale. Fatemi sapere cosa ne pensate, e soprattutto, come potrei migliorare.
  23. Buon pomeriggio a tutti Premessa: da mesi sono bloccata su un romanzo. Dopo vari tentativi falliti, purtroppo mi sono ritrovata a buttare via centinaia di pagine. Al momento sono paralizzata. So che fa parte del gioco e che uscirò da questo pantano, ma sono demoralizzata. Oltretutto è un progetto che mi coinvolge molto, emotivamente, tanto da impedirmi di riuscire a scrivere altro. Detto ciò, vi illustro il problema. Romanzo americano (ci si prova, so che sarà dura). Sfondo sociale di povertà, arretratezza culturale e scarse opportunità di lavoro. Due ragazzi fra i 18 e i 22 anni, che chiameremo Piero e Ugo, sono amici per la pelle. Il protagonista, Piero, era bravo a scuola ma come molti ragazzi disadattati ha finito per mollarla. Vive solo con il suo fratellino, che per lui è la cosa più importante al mondo. E' pieno di sogni di mollare tutto e andarsene insieme all'amico verso ovest, ma non può farlo perché è povero e anche per via del fratello, non lo lascerebbe mai. Lavora in un'officina spaccandosi la schiena per pochi spiccioli l'ora. E' uno sconfitto che però continua a sognare a occhi aperti, un autolesionista, depresso, represso, con un passato orribile alle spalle che Ugo non conosce; Piero ha molto da nascondere sulla sua identità e la sua infanzia ed è terrorizzato all'idea che qualcosa salti fuori. Per tutta la sua vita non ha fatto altro che scappare ogni volta che si sentiva braccato. Ugo è il suo unico amico. Lui studia sodo per andare al college, per andarsene da quel paesino, e vorrebbe che anche Piero lo facesse, ma non riesce a farlo tornare a studiare. Lavora in un fast food e spesso ospita a sue spese Piero ai pasti, o gli porta qualcosa di caldo, dato che Piero è messo proprio male con i soldi. Potrebbe (dico potrebbe perché anche qui ho varie versioni in mente, non uccidetemi) essere balbuziente e non venire apprezzato dal padre, che invece apprezza Piero, che non pesa sulla famiglia ed è un "vero uomo". Quale potrebbe essere il motivo per cui i due potrebbero litigare di brutto, tale che Piero massacri di botte Ugo e scappi col fratellino, terrorizzato di avere ucciso l'amico, ma anche ferito a morte da quanto Ugo gli ha fatto? Ugo dovrebbe pensare di aver agito per il suo bene, anche se nel modo sbagliato. Poi, scoprendo determinate cose, dovrà rendersi conto di aver commesso uno sbaglio colossale, interpretando male il motivo per cui Piero ha reagito così, e partire per cercarlo. Io ho un paio di idee, ma temo manchino di originalità. Purtroppo ci sono sopra da così tanto tempo che non riesco più a essere creativa. Mi riesce difficile trovare una soluzione che mi piaccia e sia anche in linea con lo stile di scrittura e le sensazioni che vorrei trasmettere: una sorta di lento trascinarsi, di fuga disperata, sconfitta, vaste lande desolate, ruggine, abbandono, speranza. Non voglio in alcun modo un thriller o troppa suspense. Scusate per la lunghezza del post, spero di non aver chiesto l'impossibile o aver spiegato troppo poco. Grazie in anticipo!
  24. Un saluto a tutti gli utenti del forum! Volevo segnalarvi che sul portale LibriNews è attivo Presenta il tuo libro, un servizio gratuito di promozione per autori emergenti. I nuovi autori possono compilare un form per inviare materiali quali la copertina del libro, la sinossi e un estratto dal testo (scelto da loro), e per rispondere a delle domande; lo staff di LibriNews rielabora il tutto in un articolo di presentazione del libro completo di breve intervista all'autore. L'ultimo libro presentato viene messo in evidenza sulla sidebar del sito (visibile da ogni pagina del portale), inoltre LibriNews condivide l'articolo sui social network e contatta l'editore interessato in modo che le case editrici possano a propria volta condividere l'articolo. Il tutto gratis.
  25. Leonor Ash

    Ogni giorno come il primo giorno

    Titolo: Ogni giorno come il primo giorno Autore: Giorgia Penzo Collana: Narrativa Nord Casa editrice: Casa editrice Nord ISBN: 8842930792 Data di pubblicazione: 31 maggio 2018 Prezzo: € 9,99 (digitale), € 16,90 (cartaceo) Genere: Narrativa Young Adult Pagine: 359 Quarta di copertina: Petra e Cloe erano diversissime – una ribelle, insicura, chiusa in se stessa; l’altra solare e amata da tutti – eppure unite da un legame profondo e sincero. E, adesso che è rimasta da sola, Petra fa una promessa alla sorella: vivrà anche per lei, s’impegnerà a migliorare e a non buttare più la sua esistenza. Niente più feste sfrenate, niente più alcol, niente più brutti voti a scuola. Ma è tutto così maledettamente difficile, con la famiglia che cade a pezzi e tutto il mondo che le urla in faccia che è colpa sua se Cloe è morta in un incidente d’auto. Ma Petra non si arrende e, spinta da una forza di volontà che non sospettava di avere, affronta un percorso di rinascita, aiutata prima da Lore, una compagna di classe scozzese arrivata in Italia per uno scambio culturale, e poi da Dario, uno studente universitario che le fa ripetizioni di matematica in vista dell’esame di maturità. Dario, un ragazzo enigmatico e affascinante, che la sorprende in ogni occasione e che le apre le porte di un futuro nuovo, radioso. Ma che allo stesso tempo nasconde un passato oscuro che presto tornerà a reclamare il suo prezzo, mettendo in discussione tutto ciò che Petra ha costruito fino a quel momento… I problemi a scuola, il rapporto con i genitori, l’amore, le fughe, i traguardi, le delusioni, il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo: per Petra, senza più Cloe ma con Dario al suo fianco, ogni giorno sarà come il primo giorno della sua nuova vita. Link all'acquisto: http://bit.ly/OgniGiorno_AMZ
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