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Trovato 34 risultati

  1. libero_s

    AndC commenta La lista della spesa

    Commento a Il mercato dell'amore Pomodori: 5 Cuore di bue o 500gr datterini Zucchine: 3 Un cespo di lattuga latte: 2 litri pane: 4 panini pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate carne: 3 bistecche manzo birra: Leffe rossa 3 bottiglie riso: 1 kg carnaroli Gallo AndC: ciao, ho letto con attenzione il tuo racconto, ho apprezzato molto alcune cose, ma noto una certa discontinuità nello stile. riso: 1 kg carnaroli Gallo Mi piace la precisione che hai usato per il riso di cui specifichi qualità e marca, ma perché non fai altrettanto negli altri paragrafi? A volte le indicazioni sono imprecise, nel caso della pasta va bene indicare il tipo di spaghetti, ma non c’è la marca. pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate Altra cosa, io non sono contrario alle ripetizioni, ma l’indicazione dei kg usata due volte di seguito sulla stessa riga può risultare fastidiosa ad alcuni lettori. Un po’ vaghi i paragrafi dedicati al pane e alla carne, avrei preferito qualche dettaglio in più. Non sono un fanatico dello show don’t tell, ma avresti potuto mostrare un po’ di più. Perché non ci mostri la carne, non ci fai sentire il profumo dei pomodori, la freschezza della verdura? Una maggior ricchezza di dettagli descrittivi renderebbe il tuo pezzo molto più incisivo. Nel complesso mi è piaciuto, ma c’è spazio per migliorare.
  2. Francesca Maria Pagano

    WriteUp Site

    Nome: WriteUp Site Generi trattati: narrativa non di genere, romanzo di formazione, saggio, fantasy, manuale, letteratura per ragazzi, cucina, autoproduzione Modalità di invio dei manoscritti: http://www.writeupsite.com/pubblica.html Distribuzione: fornitura diretta alle librerie Sito: www.writeupsite.com Facebook: https://www.facebook.com/writeupsite/ Casa Editrice No Eap. Per le proposte, è possibile inviare il manoscritto in formato .doc, .rtf., .pdf all'indirizzo redazione@writeupsite.com, completo di sinossi e recapiti autore/autrice
  3. Nulla Fallisce

    AL - Nulla fallisce

    Titolo: Nulla fallisce Autore: AL Casa editrice: AL ISBN: 9788822865250 Data di pubblicazione: 15/11/2016 Prezzo: gratuito Genere: narrativa/autobiografia Pagine: 140 Quarta di copertina: Un viaggio nel tempo intenso, doloroso, straniante, onirico, commovente; un self coaching involontario. Il racconto del protagonista si vive attraverso momenti, istantanee ed episodi che ricostruiscono le tracce del percorso per ammettere e accettare di essere gay prima, e amarsi e innamorarsi poi. Sullo sfondo, ma con un ruolo da coprotagonisti, canzoni, film, telefilm e romanzi contestualizzano il periodo tra 1983 e il 2011. È un romanzo intimo, il percorso di un'anima moderna. Link all'acquisto: Amazon: https://www.amazon.it/Nulla-Fallisce-AL-ebook/dp/B01MSM5TF6 Feltrinelli: http://www.lafeltrinelli.it/ebook/nulla-fallisce/9788822865250 IBS: https://www.ibs.it/nulla-fallisce-ebook-al/e/9788822865250 Google Play: https://play.google.com/store/books/details/Al_Nulla_Fallisce?id=CsF_DQAAQBAJ Kobo: https://www.kobo.com/it/it/ebook/nulla-fallisce-1
  4. Kikki

    O barra o

    Nome: O barra o Generi trattati: inchieste, Oriente-Occidente, libri di viaggio, saggi, scritti filosofici, teatrali, scientifici Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@obarrao.com Distribuzione: non specificato Sito: https://www.obarrao.com/ Facebook: https://www.facebook.com/obarra.edizioni
  5. Ezbereth

    In viaggio con Amir

    Titolo: In viaggio con Amir Autore: Melania Soriani Illustratore: Pamily Soul Illustration Casa editrice: Edizioni Leucotea ISBN: 9788894917031 Data di pubblicazione : 27 febbraio 2018 Prezzo: 14,90 EURO Genere: Romanzo per bambini Pagine: 214 Sito web: In viaggio con Amir (con materiale scaricabile) Pagina Facebook: InviaggioconAmir (iscrivetevi per seguire la pagina) N.B. Tutti i proventi derivanti dal libro saranno redistribuiti a favore delle associazioni che si occupano di accogliere i bambini migranti qui in Italia. (Sul sito del romanzo saranno pubblicate le copie degli incassi e dei versamenti effettuati ) Quarta di copertina : Amir ha 10 anni ed è rimasto solo nella grande città di Tartus, dove la guerra ha distrutto quasi tutto. Coraggioso e Audace, decide di mettersi in viaggio per cercare la sua mamma, partita per Vienna prima che il conflitto si aggravasse. Così, nascosto nella stiva di una nave italiana, la Fortuna, fa conoscenza con insolito e buffo personaggio e inizia la sua avventura che, tra pericoli e peripezie, sarà costellata di incontri inaspettati, e lo porterà molto lontano da casa. Sinossi: Amir vive il dramma della guerra. Il conflitto gli ha portato via il padre e la sorella minore, mentre la madre, per cercare di mantenere i suoi cari ha lasciato la città di Tartus già tempo addietro, quando la situazione ancora non era così compromessa. Quando anche la nonna del piccolo Amir muore, il ragazzino si trova davvero solo, con solo il sogno, che ha già da tempo, di poter raggiungere sua mamma a Vienna. Preso coraggio si imbarcherà clandestinamente su una nave italiana diretta a Venezia, primo step del suo viaggio alla ricerca di una vita normale. Un libro per riuscire a parlare ai più piccoli di cosa sia la guerra e quali sono le sue devastanti conseguenze, di come quelle che possono essere interpretate come immagini nei telegiornali sono in realtà vite distrutte e famiglie devastate che hanno perso tutto. Link all'acquisto: Feltrinelli Amazon IBS Libreria Universitaria Direttamente dall'autrice (pagamento bonifico o Paypal) inviando un'email a: inviaggioconamir@gmail.com Buona lettura! Melania S.
  6. Kikki

    Poiesis Editrice

    Nome: Poiesis Editrice Generi trattati: tutti anche raccolte di racconti Modalità di invio dei manoscritti: non specificato, ma di persona si sono detti molto interessati e stanno aprendo una nuova collana proprio per esordienti senza limiti di genere a parte illustrati e infanzia Distribuzione: LIBRO CO. ITALIA S.R.L. Cierrevecchi srl L’EDITORIALE SRL MEDIALIBRI DISTRIBUZIONE S.R.L. Sito: http://www.poiesiseditrice.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Poiesis-Editrice/337604942828
  7. Argento Vivo Edizioni

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: per il momento ci autodistribuiamo Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  8. Fino a
    Il Comune di Ripa Teatina, con la Scuola Macondo – l’Officina delle Storie, e con il contributo di Saquella Caffè, Azienda Leone 1947, Infinito Edizioni, Lions Club Pescara Ennio Flaiano, Il Centro Quotidiano d'Abruzzo e Libreria Mondadori Francavilla al Mare, e il patrocinio di Regione Abruzzo, CONI Abruzzo, Proloco Ripa Teatina e Siedas, indice la II edizione del Premio Letterario Rocky Marciano “Storie di sport”, con il fine di diffondere i valori ed i principi dello sport considerato nei suoi molteplici aspetti, con particolare evidenza su principi e valori quali diritti umani, salute, cultura, educazione e integrazione. DESTINATARI: studenti della Scuole Primaria e Secondaria di primo e secondo grado presenti su tutto il territorio italiano, e ai Giovani under 35 GENERI LETTERARI AMMESSI: Tutti ISCRIZIONE GRATUITA ELABORATI: un unico racconto di propria produzione, edito o inedito, in lingua italiana, anche già premiato in altri concorsi. SCADENZA: entro le 24.00 del giorno 15 maggio all’indirizzo mail premioletterariostoriedisport@gmail.com SITO UFFICIALE, SCHEDA ISCRIZIONE E REGOLAMENTO qui: http://www.scuolamacondo.it/iniziative/storiedisport.html
  9. Anna Magic

    Dégagée 5

    Attraverso un bicchiere conico, il verde dell’assenzio brillava inquietante. La luce gelida di un giorno morente disegnava geometrie sul pavimento di marmo nero. Seduta all’unico tavolino, Leonora gettava davanti a sé uno sguardo deciso e insieme distante. Le sue gambe, irrequiete, cambiavano posizione di tanto in tanto. Al centro della sala deserta, vide se stessa ballare in modo audace su di un cavallo d’acciaio. Il suo volto era tanto seducente e sfrontato da incutere timore. Si muoveva allusivamente, al ritmo di una musica immaginaria, come se non avesse mai fatto altro che degli striptease. D’un tratto, la scena si complicò, con una coppia danzante. Accavallando le gambe, osservò se stessa e Claudio ballare un silenzioso walzer attorno alla spogliarellista. Stavolta, infiocchettata com’era in un abito di tulle rosa pesca, sembrava una bambola di porcellana. Il fidanzato ne guidava le membra senza vita, guardandola con aria seriosa e infatuata. Presa da disgusto, Leonora buttò giù un gran sorso dell’intruglio smeraldino, ma la sua presa delicata non resse il calice, i cui frantumi scintillarono in terra come diamanti. Lo schianto, cristallino e sordo al contempo, si propagò nella spoglia sala da ballo, interrompendo il sogno. «Che orrore…» mormorò la ragazza, abbandonando il suo delirio onirico «Claudio ama un manichino, non me. Non si accorge di nulla, non capisce che io sono…» e non finì la frase, sentendosi quasi come se avesse davvero ingurgitato assenzio. Doveva sciogliere quel vincolo insensato, ma come? «Ah, però! Cos’è, il nuovo idolo delle femministe? Dove l’hai vista la modella, al cinematografo?» disse il padre di Leonora bonariamente, mentre si abbottonava i polsini della camicia. «Semmai “cinema”, papà» rispose lei senza voltarsi «Parla meno vecchio di quel che sei, fai uno sforzo!» e continuò a lavorare al cavalletto, senza poter trattenere un sorrisino. «Comunque tu dovevi studiare arte, dico sul serio… Io, se avessi incontrato una tale bellezza, avrei perso la testa: altro che tua madre!» Risero insieme. «Certo, però, che è un po’ troppo spudorata. Fa quasi paura…» aggiunse l’uomo. Leonora si alzò per guardare meglio la figura dipinta, e pensò di averle dato la sua stessa personalità, ma un’apparenza somigliante a Roberta. Ne sorrise divertita, poi rispose: «Cosa vuoi, “le streghe son tornate”!» «D’accordo, tu pensa a fare l’incantesimo di venderli, ‘sti capolavori, che una figlia famosa in casa fa sempre comodo» disse lui accarezzandole la testa prima di uscire. «Preferisco restare un’artista incompresa» scherzò lei «vuoi mettere lo charme maledetto? Ciao, a dopo». Rimasta sola, si affacciò alla finestra per togliersi di dosso quella leggerezza ostentata, l’unico modo sensato di interagire con suo padre. Il freddo umido dell’aria e l’ottusità della nebbia la rimandarono nel suo mondo interiore. Tornò poi a dipingere il suo personaggio, ora intenta soprattutto a rifinirne il corpo. Dalla tela, una ragazza mozzafiato sfidava l’osservatore col suo sguardo nerissimo ed un lieve sorriso provocante. I suoi capelli corvini ricadevano lisci e lucenti sulle spalle scoperte. Leonora ne carezzò col pennello i seni, a malapena coperti da un gilet di cuoio sfrangiato, poi scese sul solco dell’ombelico. Sì, sembra proprio Roberta, si disse mentre firmava con un monogramma, tranne che lei è biondiccia, e ha l’aria più dozzinale. Dovrebbe imparare a vestirsi, e a muoversi come una donna. Poi rise di se stessa, pensando che sembrava di sentire sua madre. Lavando i pennelli, rifletté che il fascino di Roberta stava proprio nella sua sottile androginia, soprattutto della voce. E che era un peccato che il dipinto non si sarebbe asciugato in tempo per il suo appuntamento col pittore misterioso.
  10. Ezbereth

    In viaggio con Amir

    Fino a
  11. Anna Magic

    Dégagée 4

    Con gesto chirurgico, Claudio aprì la ventiquattrore sulla scrivania massiccia. Le sue mani fecero rullare dei documenti sul cuoio luttuoso, finché ebbe trovato il fascicolo giusto. «Guarda, questo è il mio attuale contratto» disse, frustando con le scartoffie il ripiano di vetro verdastro. Leonora, molto più elegante del solito, aveva gli occhi fissi sulle mani del fidanzato, che armeggiavano nel ventre squartato della valigetta. Si sporse per prendere il documento, mentre Claudio era una sagoma in controluce: la sovrastava in attesa di risposta. Mentre leggeva condizioni e clausole, la ragazza sentì dei rumori provenienti da una stanza vicina. «Dev’essere mio padre», disse Claudio con lieve impaccio «Oggi ha passato molto tempo in studio.» Sentendosi in qualche modo spiata, Leonora tenne a bada la sua irrequietezza. Dopo aver finto interesse per il contratto, declamò da copione: «Congratulazioni, hai davvero fatto strada!» Lui, paonazzo, la guardò sorridere ed accavallare le gambe sotto la gonna del suo impeccabile tailleur avorio. I passi del padre scricchiolavano sul parquet del locale adiacente. «I miei sono d’accordo, lo sai. Aspettiamo solo il tuo sì» le disse mentre riponeva il fascicolo. «Ora devo andare o perderò il treno. Sai quanto ci tengo a vedere quella mostra.» disse lei indecifrabile, alzandosi e recuperando la pochette. «Sì, certo, amore» rispose Claudio, mentre l’aiutava ad infilarsi il cappotto bordato di pelo «Perdonami se stasera non posso accompagnarti…» «Non preoccuparti, ci sarà qualche mio collega di università al vernissage. Sai, di quelli che fanno sempre domande scomode. Ci sarà da divertirsi… Allora io vado, ci telefoniamo» si congedò Leonora, sopportando il bacio a stampo del suo ottuso fidanzato. «Ne ammazzano troppo poche! Non si sa mica che vogliono, ‘ste qua!» esclamò sardonico un uomo maturo, schiaffeggiando il giornale col dorso della mano. Leonora, preparandosi a scendere dal treno, lo guardò con la coda dell’occhio. Il trentenne seduto accanto a lui cercava di non contrariarlo, sorridendo remissivamente. Io so leggere la loro mente, ma loro non capirebbero la mia, pensò la ragazza, mentre si affrettava sulla banchina ferroviaria. Nella campagna circostante, la luce era del colore spento che precede il tramonto. Con una stretta allo stomaco, prese a correre su una lunga strada imbrecciata. Alla fine del rettilineo, suonò ripetutamente ad un cancello. Una giovane domestica bruna la fece entrare in casa senza dire una parola, poi la guidò verso uno spogliatoio dalla luce dorata. Sola e circondata da specchi, Leonora iniziò a sfilarsi un indumento dopo l’altro, con calma. Il suo caschetto ondulato si era scarmigliato, ma lo lasciò un po’ in disordine. Guardandosi nuda da ogni lato, si chiese se non fosse davvero dimagrita troppo. Accomodatasi su di una poltroncina rossa, accavallò le gambe sottili ed iniziò a fumare. Credo proprio che ci metterà ancora un po’ ad arrivare, mormorò al suo riflesso. La ragazza cominciò allora ad accarezzare dolcemente il suo seno appena accennato, sentendo i capezzoli tendersi sotto la mano. Percepiva la presenza della colf dietro le tende del camerino, ma ciò non la disturbava, tutt’altro. Aprì le gambe per adagiarle sui braccioli. Lentamente, iniziò a risvegliare il suo sesso con le dita, finché le sentì dissolvere nel calore umido. Gli specchi le rimandavano il suo sguardo intorbidito, mentre il profumo degli umori si diffondeva nella stanza. Il suo corpo iniziò a slanciarsi in dei moti convulsi di piacere. Ma prima di raggiungere il culmine, Leonora si arrestò bruscamente. Così sarà più bello, poi, pensò. Ancora piena di voglia, andò ad aprire la tendina ed invitò la domestica, perché la aiutasse a prepararsi. Al ritmo dionisiaco sprigionato dal giradischi, Leonora danzava nella penombra. Da terra, una grossa candela gettava una luce tremula sul suo corpo. Attorno al seno, al pube e alle gambe, un nastro di raso rosso la avvolgeva. Con un suo lembo giocava a bendarsi, o a mettersi un bavaglio. Nel buio del salotto, un uomo seduto in poltrona si godeva lo spettacolo. Il suo bicchiere di whisky e i suoi occhi brillavano. Non distolse mai lo sguardo lascivo dalla ragazza, che terminò la danza liberandosi del nastro. All’improvviso, si protese per afferrarle il polso ed attirarla a sé. Leonora, prona sul grembo dell’uomo, si sentì penetrare profondamente da due dita ruvide. L’affondo deciso la fece trasalire, prima di abbandonarsi a gemiti e sospiri crescenti. Non esisteva più nulla, se non la mano esperta che la frugava, e l’altra che le abbrancava i capelli. Dimenò il bacino sulla poltrona, finché il suo intero corpo fu scosso dall’orgasmo. Con il cuore in gola, alzò gli occhi velati al suo amante. Il cinquantenne continuò a carezzarle lievemente l’esterno della vulva e a prenderle in mano il sedere perfetto. Poi, tenendole il mento tra le dita, le disse nervosamente: «Bella… Sei troppo bella… Se non fossi quasi ridotto all’impotenza ti sposerei io. Non ti lascerei certo a quel cretino di mio figlio!» La ragazza rotolò sul tappeto e disse ridendo: «Pazzo… Tu sei completamente pazzo!». Per tutta risposta, il padre di Claudio la tirò per le gambe e si avventò a leccarla profondamente. Leonora chiuse gli occhi e si godé le sapienti attenzioni di quell’uomo vanesio, che non amava affatto.
  12. Anna Magic

    Dégagée 3

    Mentre giocherellava col suo pacchetto di fiammiferi, Leonora guardò distrattamente sua madre agghindarsi di orecchini sfarzosi. Al solito, la donna sprecava la metà dei loro rari incontri a provarsi abiti raffinati e vistosi al contempo. «Ma cosa fai, mi dimagrisci? Campi di fumo, tu!» borbottò alla figlia dopo averle gettato a malapena un’occhiata. Aveva quasi finito di prepararsi per il suo nuovo cavaliere. «Quando la vita non ha molto sapore...» buttò lì la ragazza, con un’impercettibile smorfia di repulsione per la rivalità materna. Ogni volta che si vedevano, doveva incassare qualche frecciatina sul proprio aspetto. «Senti, io vado. Divertiti, con Riccardo» «Sì, sì, va bene mia cara» rispose la madre, baciando l’aria per non guastarsi il trucco. «Saluta papà, eh?!» aggiunse in tono frivolo e riprendendo ad incipriarsi. La domenica pomeriggio le suscitava sempre una malinconia intensa. Mentre camminava nella luce di un tramonto incerto, Leonora sentì un odore di castagne arrostite. Anche lei avrebbe voluto un ambiente accogliente come la casa che emanava quel profumo. «Ma ormai sono una randagia» bisbigliò tra sé e sé, infilandosi in una cabina telefonica. Fece dei respiri profondi, prima di decidersi a comporre il numero annotato sulla scatola di cerini. Il rumore gelido del gettone e del disco numerico le provocarono una morsa allo stomaco. «Allô? Chi parla?» chiese una giovane voce femminile dall’accento francese. Leonora la sentì ridacchiare come se qualcuno le stesse facendo il solletico, poi si fece coraggio e disse «Pronto, io sarei… l’opera d’arte. Tu sei la musa, scommetto» «Brava, hai proprio indovinato! C’est moi! Attends…» fu la risposta squillante della ragazza che, mormorando qualcosa, passò il telefono al pittore. «Ehi!» esclamò l’uomo con voce alticcia ma suadente «Chi è la creatura eccezionale che ha osato rispondere al mio annuncio? Sono davvero curioso…» «Mi chiamo Leonora, ho diciannove anni e mi sento un’aliena. Vado bene, maestro?» replicò lei con amara autoironia. «Questo è tutto da vedere, signorina. Anche le fattezze di un’opera devono ben esprimerne il contenuto. Lei mi capisce, non è vero?» scherzò l’artista. «Certo, la intendo fin troppo bene» fece Leonora, ricoprendo di formalità la sua simpatia immediata per l’uomo. «Allora la aspetto venerdì alle diciotto, l’indirizzo lo ha già» ribatté lui, riagganciando improvvisamente. Il buio la convinse ad incamminarsi verso casa, assorta nel pensiero che finalmente qualcosa di insolito aveva increspato la sua apatia. Un cane sporco zampettava sul molo accanto a un cinese dallo sguardo svuotato, mentre la brezza trasportava i rumori del cantiere navale. «Che sia Roberta?» si domandò Leonora notando in lontananza una ragazza che sedeva di spalle. Si era aspettata di ritrovare la sua nuova amica all’università, ma invano. Stringendosi nella giacca a vento, raggiunse senza fretta i blocchi di cemento che fronteggiavano il mare. Si sedette, sorridendo dolcemente alla ragazza dai lunghi capelli scarmigliati. «Posso?» Roberta rispose pacatamente al sorriso. «Ah, sei tu. E così ci vediamo ancora…» commentò in tono tenero ma spento. Rannicchiata sul frangiflutti, riprese a fissare le onde. «Oggi in aula non c’eri. E’ tutto a posto?» chiese Leonora vedendola così diversa dal loro primo incontro. «Ma sì» le sorrise ancora, mettendole una mano sulla spalla «Sono solo venuta qui a pensare un po’. E anche tu, non è così?» Il tocco di Roberta, la sua voce grave ed i suoi occhi neri le diedero un fremito. «Più o meno. Ma non è facile con questo baccano!» rise indicando il cantiere «Vieni alle lezioni del pomeriggio?» «No, ho bisogno di restare un po’ sola» ammise l’amica, poi le baciò la guancia e aggiunse «Scusami, sei stata carina a preoccuparti… Poi un giorno usciamo a divertirci un po’, che ne dici?» «Volentieri, però mi racconterai tutto, d’accordo?» replicò Leonora alzandosi a malincuore. «Chissà…» disse l’altra giocando a darsi un tono. Col sorriso, si salutarono.
  13. Anna Magic

    Dégagée 1

    [Sto scrivendo, soprattutto per fare esercizio, un romanzo di formazione ambientato negli anni Settanta. Questo è l'inizio, ma potrò inserire delle parti successive.] Li guardava coi suoi occhi splendenti, dalla tribuna di legno color miele. Le luci al neon li facevano sembrare verdastri e malsani. Che fossero giovani e gradevoli o stempiati e sudaticci, le loro voci, rese acidule dal dibattito, si confondevano per lei in un torbido riverbero. A tratti, calava il silenzio di studiate pause, sottolineato dal sibilo dei microfoni e da qualche penna che gemeva appunti sulla carta. Quanto apparivano piccoli, laggiù... Li scrutava mentre ondeggiavano come lombrichi vestiti di tutto punto. Ciascuno difendeva la propria teoria agitandosi di fronte a diagrammi e scartoffie, mentre declamava paroloni e battute ad effetto. La mente le rimbombava per la scarsità di senso di tutto ciò. Li chiamano intellettuali – pensava ­­– li riveriscono. Se solo sapessero quanto sono meschini... Leonora si allontanò per raggiungere il corridoio, dove aprì una delle tante finestre che davano sul cortile interno. Sporgendosi, fece un gran respiro. L’aria che esalava dall’erba e dalla fontana aveva un sentore di clorofilla e di pietra infuocata. Assorta in una vuota contemplazione del quadrato di verde, a malapena sentì le ciarle allegre di qualche studente sotto i portici. «Hai una paglia?» si sentì dire alle spalle da una voce di ragazza. Riscossa dalla sua fissità, Leonora si volse a guardare un viso dall’aria decisa e un po’ ironica. Frugò nella tasca dei pantaloni e ne sfilò meccanicamente un pacchetto di sigarette. Mentre ne accendeva una, la sconosciuta mugugnò: «Anche tu non ne puoi più di quei tromboni, eh?» Leonora guardò con diffidenza la bella ragazza dai modi spigliati, ma poi non riuscì a non ridere insieme a lei. «Io sono Roberta», fu la semplice presentazione della studentessa, che la guardava con occhi franchi e sorriso smaliziato. «Leonora», rispose lei con lieve turbamento. C’era qualcosa di singolare in quella sconosciuta dall’aspetto in fondo banale. E’ vero, i suoi capelli erano lisci e di un biondo grigiastro, e delineavano un volto regolare ma comune. Non indossava che dei dozzinali jeans chiari con una camicia azzurro pallido. Eppure, dalla sua semplicità sprigionava uno strano magnetismo. Roberta scrutò Leonora attraverso il fumo dell’ultima boccata, poi con un sorriso aperto esclamò: «Beh, allora ci si becca in giro… Non studiare troppo, che ti fa male!» Leonora non fece in tempo a dir nulla, ché l’altra si era già allontanata con passo sfrontato. Dalla finestra di legno chiaro la luce lattiginosa del primo pomeriggio colava sulla scrivania di Leonora. Svegliandosi da un breve sonno, affondò le mani nei suoi capelli castani, come a reggersi la testa intorpidita. Si era addormentata da poco sul manuale d’esame, ma le sembrava di avere i postumi di un’ubriacatura. Allungò il braccio verso un bicchiere d’acqua ed iniziò a berlo a piccoli sorsi. La sua camera era piena di libri disposti ordinatamente su enormi librerie di design. Leonora guardò la parete tappezzata di volumi come se non ne capisse più il senso, il valore. I suoi occhi erano annebbiati. Si alzò per andare a giocherellare nervosamente con un soprammobile che ornava gli scaffali. Sotto la sua mano roteava ora una sfera di metallo riflettente, la cui superficie era divisa in settori irregolari, come frammenti di specchio rotto. Quasi ipnotizzata dallo strano oggetto, Leonora fissava il riflesso dei suoi occhi grigio verde scomporsi in tante schegge. Anche il suo volto sembrava disgregarsi in mille parti. Si ravviò il caschetto scarmigliato sentendo suo padre rientrare. La sagoma dell’uomo percorse l’abituale traiettoria dal salotto alla camera della figlia come un trenino giocattolo percorre il suo binario. «Tutto bene?» le chiese con un sorriso automatico e senza curarsi davvero della risposta. La ragazza annuì, sperando che lui togliesse presto la mano dal suo viso un po’ infantile. Non lo odiava, certo, e gli doveva fin troppo. Ma il suo eterno autocompiacimento la irritava. La sua superficialità era resa persino più evidente dal suo essere ancora un uomo molto bello. Leonora guardò la sua figura alta ed elegante allontanarsi verso il mobile bar. Lo stridente trillo del telefono ruppe la bolla di noia che avvolgeva il pomeriggio. Gettandosi sul letto, la ragazza avvicinò a sé il ricevitore con discrezione. Era Claudio, che l’avrebbe aspettata sotto il portico in centro. Mentre lui le sussurrava le banalità di ogni giovane fidanzato, Leonora si accarezzava lentamente il ventre piatto e liscio. Accettò l’appuntamento come un diversivo alla sua apatia. L’intonaco scrostato degli archi sembrava creparsi ancor più al rintronare delle campane. Claudio, le mani in tasca e la testa bassa, era un’ombra che camminava avanti e indietro. In cielo era ormai apparsa una foschia compatta. Mentre avanzava verso il suo innamorato, Leonora trovava la piazza porticata simile a un teatrino di cartone. Si scusò per il ritardo in modo non troppo sentito e senza esibire una mise ricercata a giustificarlo. Si accese una sigaretta ancor prima di baciarlo, poi gliela offrì invano. Claudio le aveva trattenuto un po’ il viso per prolungare il suo bacio sfuggente. Era malinconico e un po’ feroce. La sua mandibola si tendeva per qualcosa di represso. Passeggiarono in tondo sul selciato della piazzetta semivuota, scambiandosi parole di circostanza. Leonora, distratta dal gemito di una vecchia bicicletta, propose di sedersi al bar. Il ragazzo si accomodò senza dire una parola e fissandola con sguardo serio. Malgrado la sua schiena dritta, pareva affondare nel bavero del suo impermeabile dal colore indefinito. «Due Campari», ordinò Leonora al cameriere che li aveva raggiunti al tavolo esterno. Fece per sfilare un’altra sigaretta dal pacchetto in bella vista, ma Claudio le fermò la mano afferrandola con forza e tuonando: «Smettila!» La ragazza alzò le sopracciglia un po’ stupita, ma non si scompose troppo. Fissò con segreto disgusto i capelli di lui, che parevano leccati all’indietro. Avrebbe voluto sibilargli che era antiquato come i suoi professori, avrebbe voluto farlo pentire di essere così scontato. Ma si limitò a sorbire la bevanda scarlatta e appiccicosa, in attesa che lui affrontasse il discorso che stava visibilmente evitando.
  14. Anna Magic

    Dégagée 2

    Rincasando da sola, Leonora guardava le sue scarpe scamosciate insudiciarsi ad ogni calcio dato alle foglie secche. Imbucando una scorciatoia, finì in un vicolo ombroso. Attratto dalla calda luce di un lampadario di cristallo, il suo sguardo si alzò per ammirare la finestra di un palazzo antico. Al suo interno faceva bella mostra un soffitto affrescato in stile neoclassico. Strano, non lo avevo mai notato prima – si disse la ragazza fissando le fini grottesche rosse, grigie e blu. Abbassando gli occhi, si trovò faccia a faccia con un’affissione irregolare. Era un piccolo manifesto di un grigio giallastro, coperto di decalcomanie alfabetiche affiancate da un disegno puntinato a china. Per poterlo vedere meglio, accese un fiammifero e avvicinò il viso ai caratteri più minuti. Sfiorò poi con i polpastrelli il disegno a puntini, il quale raffigurava una donna nuda che, con sguardo fiero, giganteggiava su un mare di parallelepipedi simili a edifici. O a libri, forse. Dalla sua testa si dipartiva una raggiera di linee ondulate, composte da puntini più radi. Con un lieve sorriso ironico, Leonora annotò indirizzo e numero di telefono dell’autore sul retro del pacchetto di fiammiferi. Il testo scritto recitava: Pittore e musa cercano opera d’arte maggiorenne. Requisiti: per nulla anziana, un po’ villana, molto marziana. Finalità: abuso di sale in zucca, tinte forti ed olio di lino chiarificato. Chiamare ore fasti. Quanto sembrava diverso da Claudio, chiunque avesse scritto quell’annuncio strampalato! Mentre imboccava a passi rapidi il lungo viale del suo quartiere residenziale, Leonora ripensò a ciò che il fidanzato le aveva detto. Le sue labbra si atteggiarono a un sogghigno sprezzante, ricordando la banalità inesorabile di frasi come Non posso più andare avanti così oppure Ora che le cose mi vanno bene dobbiamo sposarci presto. Perché non rispondi? Per liberarsi dell’amore ottuso di Claudio, aveva dovuto assumere un’aria indecifrabile e lasciare che lui le baciasse il collo, sussurrandole quanto fosse bella e indispensabile per lui. Aveva preso tempo, ma ne percepiva la rabbia a stento soffocata. I polsi le dolevano ancora un po’ per la sua stretta possessiva. Nell’ampia strada ormai buia dominava il silenzio. Dalle sue villette, illuminate fiocamente, emanava un senso di squallore asettico. Leonora entrò nel proprio cortile, rischiarato dalle luci domestiche. Il clangore del cancello richiuso dietro di lei fu il segnale al quale riprese la recita della normalità. Quel sabato mattina, lo spazzino cantava sguaiatamente, mentre le foglie autunnali scrosciavano sotto la scopa di saggina. Il suo rozzo canto tormentò il sonno di Leonora, che si alzò sospirando. Era assai presto, ma sentì l’urgenza di uscire. Scesa in strada, l’aria fresca le colpì il viso. Mentre guardava l’ampia periferia pianeggiante, lisciò con le mani la gonna del suo abito bordeaux, pensando a dove andare. Assicuratasi di aver messo l’agenda in borsa, decise di incamminarsi senza meta. Arrivata di fronte a un minuscolo giardino pubblico, si sedette su una giostra per bambini. In quella zona, le abitazioni non erano più eleganti villette, ma anonimi palazzi, così alti da toglierle il fiato. Si accese una sigaretta e iniziò a riflettere sulla sua vita recente. Da un balcone di un’orrida palazzina, una casalinga sciatta e occhialuta la fissava come se fosse una reietta. Del resto, la solitudine di Leonora in quel parco a quell’ora doveva sembrare qualcosa di insolito, se anche un uomo in un’automobile di lusso rallentò per guardarla. Quel guidatore, in giacca e cravatta, le riservò un’espressione allusiva, ma lei si disimpegnò tirando fuori flemmaticamente l’agenda e la penna. Il rombo impaziente della macchina che si allontanava le suscitò una vena di sarcasmo. Sulle pagine bianche annotò: - Una megera mi disprezza, dall’alto della sua gabbia domestica. - Libero professionista cerca ragazza sbandata da sedurre prima e dopo l’orario di lavoro. - Io sono una vagabonda, Claudio è stanziale. Me ne devo liberare prima che sia troppo tardi. - N.B.: il mondo potrebbe rivelarsi pieno di persone interessanti, vietato fermarsi alla prima che capita! Richiusa l’agenda con un tonfo, si alzò e si allontanò con passo deciso. Dopo ulteriori giri oziosi, si ritrovò vicina al centro della città. Le macchine, ora più numerose, producevano un brusio familiare, che le dava il benvenuto. Ma lei non si inoltrò per le solite vie. Fu invece attratta da un vicolo cieco in cui non era mai stata. A chiuderne lo sbocco c’era una chiesetta dalla facciata di pietra grigia, scolpita in modo essenziale. La mano della ragazza ne forzò il pesante portone, malamente riverniciato di verde penicillina. Entrando, l’odore dello smog esterno si mescolò nelle sue narici a quello di fiori appassiti. Un’anziana, con viso compunto e ignorando la visitatrice, stava cambiando l’acqua e i mazzi floreali nei vasi. Nei suoi modi c’erano più discrezione e rispetto del raccoglimento che sussiego. Leonora si sedette come se fosse stata sola, incapace di pregare ma rapita dalle opere d’arte. Le pareti bianche erano occupate solo da grandi tele secentesche, di artisti minori. Il pavimento era una scacchiera bianca e verde scuro, composta da veri marmi, fatto strano per una chiesa così modesta. Quel luogo nascosto e un po’ surreale le provocò uno scarto nel punto di vista sulla sua città e sulla propria quotidianità. In particolare, le riusciva difficile smettere di guardare due dipinti. In uno di essi, un santo barbuto era inginocchiato con devozione, quasi passione, sotto un piedistallo su cui si ergeva la Madonna, raffigurata in qualità di donna sensuale, dal sorriso compiaciuto. La si sarebbe detta una divinità pagana, o una cortigiana bramata da un vecchio, più che la Vergine Immacolata. Nel riquadro della finestra di sfondo, albeggiava o tramontava su una scialba pianura. Nell’altra tela un biondo angelo adolescente, vestito solo di un perizoma bianchiccio come le ali, avanzava tra rovine classiche col suo corpo insieme pasciuto e muscoloso. Offriva, a chi lo guardasse, la mano ed un sorriso dionisiaco. I resti di colonne antiche da cui proveniva si stagliavano contro un cielo turchese e rosaceo, patinato di secoli. Mentre osservava quelle opere di terz’ordine, si sentì afferrare da una profonda eccitazione sessuale. Non ne provava senso di colpa, malgrado la presunta blasfemia. Trovava che fossero molti dipinti religiosi italiani ad essere più intrisi di erotismo che di spiritualità. Guardando quegli incarnati dalla voluttà ipocrita, si ricordò delle sue prime lezioni universitarie. Un docente, forse l’unico che le piacesse, le aveva svelato le forti radici pagane di molta arte cattolica. Nelle sue dimostrazioni, quasi ogni madonna era Iside ed ogni angelo era un genio efebico oppure il dio Eros. Ho voglia di ricominciare a dipingere, pensò Leonora mentre si alzava, ancora pervasa da un desiderio privo di oggetto. Sorrise all’anziana, che la salutò con un cenno del capo, e tornò in strada.
  15. Sara L

    Come polvere d'oro nel vento

    Ciao a tutti, ho pubblicato da poco un libro e vi riporto qui di seguito tutte le informazioni. Titolo: Come polvere d'oro nel vento Autore: Sara Leoncini Casa editrice: Self publishing ISBN: 9781973431954 Data di pubblicazione : 2 dicembre 2017 Prezzo: E-book 0.99 euro, cartaceo 6,97 euro Genere: rosa/ di formazione / narrativa contemporanea Pagine: 287 Quarta di copertina: Iris, trentenne italiana che si è trasferita a Parigi per amore, si ritrova ad affrontare la solitudine dopo la morte del marito in un incidente d'auto. La città che lei ha sempre adorato le appare piatta, non più consolante come una volta. Aggrappata alla casa piena di ricordi dove ha trascorso molti anni con l'uomo della sua vita, passa il tempo per inerzia, sospesa tra tutto ciò che ha perso in un soffio e l'incognita del futuro. Poi, un giorno, un incontro. Qualcuno che, come lei, vive a metà, qualcuno a cui hanno sfilato un mondo sicuro da sotto i piedi, e ora deve ricominciare da capo. Tra luoghi nascosti dei quartieri parigini e piccole scoperte, succede qualcosa di nuovo, che Iris non aveva previsto. Sta a lei cogliere l'attimo, senza farlo svanire nel nulla, senza nascondersi dietro un dito o alla paura che l'ha avvolta finora, ogni giorno. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Come-polvere-doro-nel-vento-ebook/dp/B077W22QYH/ref=tmm_kin_title_0?_encoding=UTF8&qid=1512310796&sr=8-2
  16. Giovanni Fara

    Catartica Edizioni

    Nome: Catartica Edizioni Generi trattati: Narrativa, saggi, biografia e memoriale, storico, romanzo di formazione Modalità di invio dei manoscritti: Inviando una e-mail all'indirizzo di posta catartica.manoscritti@gmail.com Distribuzione: In fase di organizzazione. Attualmente presenti sulla piattaforma "Satellite libri". Sito: http://www.catarticaedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/catarticaedizioni/ Dal sito dell'editore: Catartica Edizioni [...] Vogliamo essere indipendenti e controcorrente, una casa editrice che non pone censure preventive e che punta a valorizzare tutte le forme di espressione che nella letteratura così detta “tradizionale” non trovano sufficientemente spazio. [...] Il Progetto [...] Un progetto indirizzato principalmente, ma non esclusivamente, alla Sardegna, della quale intendiamo raccogliere e valorizzare le principali tematiche che animano il dibattito socio-politico e culturale. Una piccola casa editrice indipendente indirizzata a valorizzare le realtà locali, le periferie, le culture e le espressioni d'arte alternative che vengono trascurate dalla grande editoria incline alla sola logica del profitto e delle grandi tirature. Un progetto svincolato dunque dalla crescente massificazione e dall'appiattimento culturale imposto dall'industria editoriale dominante. Alla base di tutto questo c’è il desiderio di prestare attenzione ad ogni percorso del libro, partendo dalla valutazione del testo sino a mettere l'autore al centro di un lavoro di redazione mirato non solo alla stampa della sua opera ma anche alla cura dei dettagli, alla promozione, che consideriamo essenziale, e alla sua distribuzione. [...] [...] Catartica Edizioni pubblica opere di vario genere (Raccolte di racconti, Romanzi, Saggi politico-sociali ecc.) di scrittori emergenti e non, con particolare attenzione alle tematiche sociali delle realtà urbane, delle periferie e alle espressioni d’arte alternative. [...] L’idoneità alla pubblicazione [...] comporta la sottoscrizione di un contratto di edizione che non prevede nessun costo a carico dell’autore. [...]
  17. Antonio Sofia

    E poi fece irruzione il cielo

    Titolo: E poi fece irruzione il cielo Autore: Antonio Sofia Collana: Tomahawk Casa editrice: Augh! Edizioni - Gruppo Alter Ego ISBN: 978-88-9343-176-7 Data di pubblicazione: Ottobre 2017 Prezzo della versione cartacea: 12 euro Genere: narrativa, young adult, mainstream Pagine: 168 Quarta di copertina o estratto del libro: Sara frequenta l’ultimo anno del liceo artistico a Pistoia. La sua vita sembra chiusa in una noiosa routine, finché il tetto della scuola cede alla pressione delle piogge autunnali. L’irruzione del cielo è una scossa che non può ignorare e la ragazza mette tutto in discussione. Davanti a lei scorrono le facce smarrite degli adulti: i suoi genitori in perenne conflitto, gli insegnanti che non comprendono. I coetanei, i social network e i giochi di ruolo, l’immaginario dei manga e delle serie tv, l’accettazione del corpo, i terremoti e il terrorismo: sono gli altri tasselli che compongono lo scenario in cui Sara dovrà fare le sue scelte e reagire allo svelamento di un terribile segreto. Per una settimana e un giorno, il mondo dentro di lei cambierà o sarà lei a cambiare il mondo. Link all'acquisto: http://www.aughedizioni.it/prodotto/fece-irruzione-cielo/
  18. Ambra...

    Butterfly

    Nome: Butterfly Edizioni Generi trattati: romanzi d’amore (no erotici), romanzi contemporanei, romantic suspense, chick lit, umoristici e drammatici, young adult, new adult, thriller Modalità di invio manoscritti: https://butterflyedizioni.wordpress.com/about/ Distribuzione: https://butterflyedizioni.wordpress.com/distribuzione/ Sito: https://butterflyedizioni.wordpress.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/edizionibutterfly/ Dal sito: Accettiamo Opere di non oltre 650.000 battute spazi compresi. TEMPI DI VALUTAZIONE: da 1 a 4 mesi circa, rispondiamo anche in caso di esito negativo. La pubblicazione è gratuita e l’autore è sostenuto realmente nella promozione del proprio libro! I libri più amati dai lettori avranno anche la possibilità di finire all'estero. ------------------------------------------------------------------------- Esperienze con questa casa editrice? Mi pare che propongano l'ebook e il cartaceo solo dopo la vendita di un certo numero di copie..
  19. Aporema Edizioni

    Porto il Conto dei Miei Passi - Presentazione

    Fino a
    La nostra autrice Anna Miceli presenterà il proprio romanzo, "Porto il conto dei miei passi", dedicato al tema del bullismo tra gli adolescenti. Relatrice, Annamaria Marra. Previsto l'intervento dell'assessore Franco Sebasto e della psicologa Angela Martemucci.
  20. Jaquiline

    Tarchetti

    Avete presente il romanzo "Fosca" di Tarchetti? C'è qualcuno che come me l'ha letto e oltre ad essergli piaciuto un casino, lo ha anche cambiato drasticamente e fatto mettere in dubbio praticamente ogni singola certezza che aveva? So che questo autore è spesso snobbato perchè spesso a scuola non viene molto studiato.
  21. Anna Magic

    Dégagée

    [Prima stesura dell'incipit di un romanzo che sto scrivendo come esercizio. E' ambientato negli anni Settanta e rientra nel genere del romanzo di formazione] Li guardava coi suoi occhi splendenti, dalla tribuna di legno color miele. Le luci al neon li facevano sembrare verdastri e malsani. Che fossero giovani e gradevoli o stempiati e sudaticci, le loro voci, rese acidule dal dibattito, si confondevano per lei in un torbido riverbero. A tratti, calava il silenzio di studiate pause, sottolineato dal sibilo dei microfoni e da qualche penna che gemeva appunti sulla carta. Quanto apparivano piccoli, laggiù... Li scrutava mentre ondeggiavano come lombrichi vestiti di tutto punto. Ciascuno difendeva la propria teoria agitandosi di fronte a diagrammi e scartoffie, mentre declamava paroloni e battute ad effetto. La mente le rimbombava per la scarsità di senso di tutto ciò. Li chiamano intellettuali – pensava ­­– li riveriscono. Se solo sapessero quanto sono meschini... Leonora si allontanò per raggiungere il corridoio, dove aprì una delle tante finestre che davano sul cortile interno. Sporgendosi, fece un gran respiro. L’aria che esalava dall’erba e dalla fontana aveva un sentore di clorofilla e di pietra infuocata. Assorta in una vuota contemplazione del quadrato di verde, a malapena sentì le ciarle allegre di qualche studente sotto i portici. «Hai una paglia?» si sentì dire alle spalle da una voce di ragazza. Riscossa dalla sua fissità, Leonora si volse a guardare un viso dall’aria decisa e un po’ ironica. Frugò nella tasca dei pantaloni e ne sfilò meccanicamente un pacchetto di sigarette. Mentre ne accendeva una, la sconosciuta mugugnò: «Anche tu non ne puoi più di quei tromboni, eh?» Leonora guardò con diffidenza la bella ragazza dai modi spigliati, ma poi non riuscì a non ridere insieme a lei. «Io sono Roberta», fu la semplice presentazione della studentessa, che la guardava con occhi franchi e sorriso smaliziato. «Leonora», rispose lei con lieve turbamento. C’era qualcosa di singolare in quella sconosciuta dall’aspetto in fondo banale. E’ vero, i suoi capelli erano lisci e di un biondo grigiastro, e delineavano un volto regolare ma comune. Non indossava che dei dozzinali jeans chiari con una camicia azzurro pallido. Eppure, dalla sua semplicità sprigionava uno strano magnetismo. Roberta scrutò Leonora attraverso il fumo dell’ultima boccata, poi con un sorriso aperto esclamò: «Beh, allora ci si becca in giro… Non studiare troppo, che ti fa male!» Leonora non fece in tempo a dir nulla, ché l’altra si era già allontanata con passo sfrontato. Dalla finestra di legno chiaro la luce lattiginosa del primo pomeriggio colava sulla scrivania di Leonora. Svegliandosi da un breve sonno, affondò le mani nei suoi capelli castani, come a reggersi la testa intorpidita. Si era addormentata da poco sul manuale d’esame, ma le sembrava di avere i postumi di un’ubriacatura. Allungò il braccio verso un bicchiere d’acqua ed iniziò a berlo a piccoli sorsi. La sua camera era piena di libri disposti ordinatamente su enormi librerie di design. Leonora guardò la parete tappezzata di volumi come se non ne capisse più il senso, il valore. I suoi occhi erano annebbiati. Si alzò per andare a giocherellare nervosamente con un soprammobile che ornava gli scaffali. Sotto la sua mano roteava ora una sfera di metallo riflettente, la cui superficie era divisa in settori irregolari, come frammenti di specchio rotto. Quasi ipnotizzata dallo strano oggetto, Leonora fissava il riflesso dei suoi occhi grigio verde scomporsi in tante schegge. Anche il suo volto sembrava disgregarsi in mille parti. Si ravviò il caschetto scarmigliato sentendo suo padre rientrare. La sagoma dell’uomo percorse l’abituale traiettoria dal salotto alla camera della figlia come un trenino giocattolo percorre il suo binario. «Tutto bene?» le chiese con un sorriso automatico e senza curarsi davvero della risposta. La ragazza annuì, sperando che lui togliesse presto la mano dal suo viso un po’ infantile. Non lo odiava, certo, e gli doveva fin troppo. Ma il suo eterno autocompiacimento la irritava. La sua superficialità era resa persino più evidente dal suo essere ancora un uomo molto bello. Leonora guardò la sua figura alta ed elegante allontanarsi verso il mobile bar. Lo stridente trillo del telefono ruppe la bolla di noia che avvolgeva il pomeriggio. Gettandosi sul letto, la ragazza avvicinò a sé il ricevitore con discrezione. Era Claudio, che l’avrebbe aspettata sotto il portico in centro. Mentre lui le sussurrava le banalità di ogni giovane fidanzato, Leonora si accarezzava lentamente il ventre piatto e liscio. Accettò l’appuntamento come un diversivo alla sua apatia. L’intonaco scrostato degli archi sembrava creparsi ancor più al rintronare delle campane. Claudio, le mani in tasca e la testa bassa, era un’ombra che camminava avanti e indietro. In cielo era ormai apparsa una foschia compatta. Mentre avanzava verso il suo innamorato, Leonora trovava la piazza porticata simile a un teatrino di cartone. Si scusò per il ritardo in modo non troppo sentito e senza esibire una mise ricercata a giustificarlo. Si accese una sigaretta ancor prima di baciarlo, poi gliela offrì invano. Claudio le aveva trattenuto un po’ il viso per prolungare il suo bacio sfuggente. Era malinconico e un po’ feroce. La sua mandibola si tendeva per qualcosa di represso. Passeggiarono in tondo sul selciato della piazzetta semivuota, scambiandosi parole di circostanza. Leonora, distratta dal gemito di una vecchia bicicletta, propose di sedersi al bar. Il ragazzo si accomodò senza dire una parola e fissandola con sguardo serio. Malgrado la sua schiena dritta, pareva affondare nel bavero del suo impermeabile dal colore indefinito. «Due Campari», ordinò Leonora al cameriere che li aveva raggiunti al tavolo esterno. Fece per sfilare un’altra sigaretta dal pacchetto in bella vista, ma Claudio le fermò la mano afferrandola con forza e tuonando: «Smettila!» La ragazza alzò le sopracciglia un po’ stupita, ma non si scompose troppo. Fissò con segreto disgusto i capelli di lui, che parevano leccati all’indietro. Avrebbe voluto sibilargli che era antiquato come i suoi professori, avrebbe voluto farlo pentire di essere così scontato. Ma si limitò a sorbire la bevanda scarlatta e appiccicosa, in attesa che lui affrontasse il discorso che stava visibilmente evitando.
  22. Francesco Pierucci

    Il passo in più

    Titolo: Il passo in più Autore: Francesco Pierucci Collana: Lego Casa editrice: Nulla Die ISBN:978-88-6915-091-3 Data di pubblicazione:febbraio 2017 Prezzo:16,00 Genere:romanzo di (de)formazione on the road Pagine:219 Quarta di copertina:Dopo il successo del suo primo romanzo “Il passo in più”, uno scrittore non riesce più a ritrovare l’ispirazione. Decide così di partire per un disperato viaggio on the road con la sua fidata Underwood Standard in cerca della creatività perduta. Durante il percorso a bordo della sua auto sgangherata incontrerà suo malgrado una serie di personaggi decisamente grotteschi tra cui uno sceneggiatore obeso, un falacrofobico con manie di grandezza e una pescivendola napoletana senza scrupoli. Tra fughe, risate, arresti e incidenti di ogni tipo, il protagonista vivrà un’avventura surreale dalle forti tinte cinematografiche che sarà difficile dimenticare. Link all'acquisto:http://nulladie.com/catalogo/189-francesco-pierucci-il-passo-in-piu-9788869150913.html Link all'acquisto 2: https://www.ibs.it/passo-in-piu-libro-francesco-pierucci/e/9788869150913
  23. Ariengie

    Anche se ho paura - Capitolo 2

    Katheryn <<Hope there’s someone Who’ll set my heart free Nice to hold when I’m tired There’s a ghost on the horizon When I go to bed How can I fall asleep at night? How will I rest my head?>> Hope there’s someone – Antony and The Johnsons Oggi c'è l'assegnazione dei ruoli. Sono emozionata: presto avrò un personaggio da interpretare, emozioni da sentire. Potrò essere una persona diversa, anche solo per poche ora al giorno, ma potrò esserlo. L'insegnante stabilisce le coppie, il mio nuovo collega si chiama Luke, è carino. Sembra un bambolotto nella sua polo beige ben stirata e con quell’acconciatura perfetta. <<Ascoltate ragazzi: io non vi conosco, ma immagino che voi conosciate me. Se la mia reputazione mi precede, sono sicura che sappiate che sono esigente. Molto esigente. Nel mio corso non sono ammessi fannulloni, non sono ammessi i "non sono capace" e i "questo ruolo non è adatto a me". Voi sarete chiunque io decida che voi dobbiate essere. Oggi partiamo con calma, ogni coppia dovrà interpretare una diversa tipologia di relazione. Non mi interessa se siete dei verginelli o dei playboy. Non mi interessa se siete fidanzati o single. Ciò che mi interessa è che voi mi facciate vedere qualcosa di voi, della vostra anima. Siamo pronti?>> Cazzo. Ero già terrorizzata dopo le prime parole della mia insegnante, ma adesso sono letteralmente pietrificata. Le relazioni non sono esattamente il mio forte e, se è per questo, neanche il far vedere la mia anima è qualcosa in cui sono particolarmente brava. Tutti attorno a me sorridono o ridacchiano, in fin dei conti a ventiquattro anni si dovrebbe essere dei conoscitori esperti delle relazioni di coppia. Evidentemente sono io l'unica eccezione. Di nuovo. Annie, coordinatrice del corso, nonché nostra insegnante, si avvicina ad ogni coppia assegnando loro una parte da interpretare. Non riesco a sentire cosa dice ad ognuno e non posso far altro che aspettare il mio turno, sperando di non andare nel panico. <<Eccoci qui...>> Abbassa gli occhi sul registro che tiene in mano, scorrendo con l’indice la breve lista di nomi. <<Luke Grimes e, vediamo, eccola qui: Katheryn Lane. Oggi voglio che voi mi mostriate la rabbia e la paura>>. Fa per andarsene, ma la fermo: <<Mi scusi, ma che significa?>> Si volta nella mia direzione e con fare scocciato abbassa gli occhiali fino alla punta del naso, squadrandomi da capo a piedi. <<Se ha bisogno di sapere che significa mostrarmi un'emozione, forse questo non è il posto adatto a lei, signorina Lane>> e, così dicendo, mi liquida con un cenno della mano. ~ <<Katheryn, smettila! Non ti sopporto più, maledizione, cresci! Sei solo una bambina viziata.>> Luke mi urla in faccia e devo dire che interpreta il suo ruolo alla perfezione. Ha le vene del collo ingrossate, il viso arrossato e lo sguardo pieno d'odio. E pensare che all'inizio lo trovavo un dolce bambolotto... Ed è proprio questo pensiero a farmi sprofondare nel buio dei miei ricordi. Respiro sempre più affannosamente, il brusio delle voci attorno a me diventa sempre più ovattato...sempre più irraggiungibile, mentre la stanza comincia a girare. 16 mesi prima... Nella cittadina di Homestead regna sempre la quiete, solo una casa all'angolo della 15esima strada è conosciuta come l'abitazione delle urla. Nessuno conosce la donna che, quasi ogni giorno, emette grida strazianti, capaci di fendere anche il cuore più gelido. Nessuno ha mai visto il suo viso e nessuna ha mai udito la sua voce serena, libera dalle corde del terrore. Anche oggi Thomas è furioso, cammina avanti e indietro nella stanza, come un leone in gabbia, e Katheryn potrebbe giurare di vedere del fumo uscire dalle sue narici. È buffo come ogni volta si concentri sui pensieri più disparati; oggi sostituisce l'immagine del suo predatore con quella di un personaggio dei cartoni animati, ieri canticchiava tra sè la canzoncina della sua prima recita, ma ogni giorno è sempre meno capace di trovare qualcosa a cui agganciarsi al di fuori della realtà, la sua realtà. Dicono che quando la realtà diventa troppo tormentata, troppo difficile da sopportare, le persone si chiudano in sé stesse, rintanandosi in un mondo da loro appositamente creato, privo di inganni e punizioni, libero da sfide da superare, doveri da assolvere, aspettative da realizzare. Ed è questo che, ogni giorno, Katheryn si ostina a fare. Il suo dovere principale? Non far arrabbiare Thomas. L'aspettativa fondamentale? Che non faccia arrabbiare Thomas. Katheryn è seduta a gambe incociate sul letto disfatto, si contorce le dita e, con gli occhi bassi, aspetta di vedere la belva feroce scattare. Non è una novità, anche oggi ha chiesto a Thomas di poter uscire, desidera così tanto iscriversi ad un corso di teatro, ma per lui il solo pensiero che altri uomini possano guardare e desiderare ciò che è suo gli fa perdere la ragione. E pensare che Katheryn credeva fosse amore... C'era stato un momento, molto tempo prima, in cui era sicura di averlo trovato, l'amore; avrebbe coronato tutti i suoi sogni: una carriera appagante, un amore vero e una casa accogliente. Non c'è voluto molto prima che andasse tutto in frantumi, sogno dopo sogno. <<Sei una puttana! Che bisogno hai di uscire di casa quando qui hai me?!>> Katheryn non risponde, tiene gli occhi bassi e la bocca chiusa, sa bene che - in questo momento - qualunque cosa dicesse sarebbe quella sbagliata. Ma, anche questa volta, Thomas non è dello stesso avviso. Si scaglia contro di lei: la belva è finalmente libera. Di nuovo, mentre una Katheryn sdraiata supina rimane schiacciata dal peso di quello che, un tempo, credeva il suo vero amore, l'unica cosa a cui riesce a pensare è che avrà nuovi lividi da coprire.
  24. Prefazione <<Quando una porta della felicità si chiude, se ne apre un’altra; ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.>> Paulo Coelho Credevo di aver perso le speranze, prima di incontrarla. Pensavo che non avrei mai sperimentato quelle travolgenti sensazioni che ricercavo in ogni canzone, ogni verso e poesia, ingordo di sentimenti e battiti di cuore. Ma, ad un certo punto, quando ancora brancolavo nel buio alla ricerca del mio angolo di sole, ho incontrato lei. Il mio sole. L’ho incontrata, e me ne sono innamorato. Così profondamente da non riuscire più a respirare. Eppure, è stato proprio l’amarla che mi ha fatto smettere di morire. Nathan <<I could see the sights From the lofty heights But my heart obscured the view I was looking for you What could I do?>> Looking For You – Patti Smith <<Lo metta pure lì.>> Ringrazio il ragazzo dei traslochi, gli lascio una profumata mancia e chiudo la porta. Il mio studio, finalmente. Il tavolo di ciliegio incombe al centro della stanza e i divanetti di pelle color crema invitano ad essere provati: ogni cosa è perfetta. Tra pochi minuti arriverà uno dei miei primi clienti; chiunque sia, proprio come gli altri, mi ha conosciuto tramite il passaparola e non smetterò mai di stupirmi di come le opinioni della gente siano le uniche a contare. È grazie a loro che pur da neolaureato riesco già a esercitare. <<È permesso?>> Una delle ragazze più incantevoli che abbia mai visto fa capolino da dietro la porta. Diamine, è bellissima. Ha un corpo esile e gentile, capelli ribelli color rame, piccole e deliziose lentiggini sul naso e sulle guance. Ma la cosa, in assoluto, più bella, è il suo sguardo. Profondo, denso, forse un pò timoroso e, sicuramente, tormentato. <<Certo, si accomodi.>> Avanza timidamente nella stanza e rimane lì, immobile, al centro del mio studio. Sembra indecisa sul da farsi pare quasi che voglia scappare, come se desiderasse essere ovunque, ma non qui. <<Si sieda dove preferisce, i divanetti sono appena arrivati>>. Sbatte velocemente le palpebre, assorta in chissà quale pensiero, e pianta i suoi occhi nei miei. <<Se non è un problema preferirei la sedia>>. Ci fissiamo senza parlare, per un solo attimo. Un unico momento che basta a farmi mancare un battito di cuore. E poi, con la stessa rapidità con cui è arrivato, quell’attimo sfuma via. Mi posiziono dietro al tavolo, mentre lei si accomoda delicatamente sulla sedia di fronte a me. <<Ha voglia di dirmi qualcosa di sè?>> Le domando. La ragazza dagli occhi tormentati rimane qualche secondo in silenzio, con lo sguardo basso rivolto verso le mani che non smette un attimo di tormentare. Poi, alza lo sguardo e, che Dio mi maledica, posso anche morire qui, in questo istante; sono letteralmente inchiodato al muro. Katheryn <<My heart couldn’t feel The beauty of the rising sun And I’m lost like a bottle That floats in the sea for ever Will somebody pick up my hope? Will somebody try?>> Broken - Elisa Continuo a tormentarmi le dita mentre il ticchettio dell'orologio è l'unico rumore che sento, oltre il mio respiro corto. Seguo corsi di recitazione da quando sono bambina, ho interpretato centinaia di ruoli, parlato di fronte a migliaia di spettatori e qui, adesso, alla semplice domanda di dire qualcosa di me, non so assolutamente da dove iniziare. <<Perché non comincia lei?>> Azzardo. Sul suo viso scorgo un'espressione di sorpresa che, però, dura solo pochi secondi ed è un vero peccato, perché appare molto più bello quando è spontaneo. Quest'uomo seduto di fronte a me sembra combattere per non far emergere alcuna emozione; sono tutti così gli psicoterapeuti? Il suo volto sembra celato da una maschera imperscrutabile, severa, rigida, attenta, che non lascia trapelare nulla di sé. <<Certo. Mi chiamo Nathan Lark e sono uno psicoterapeuta, ma questo lei lo sa già. Se vorrà, sarò il suo terapista per tutto il tempo che ne avrà bisogno>>. Certo, cosa mi aspettavo? La maschera è ricomparsa, l'armatura è di nuovo compatta. <<Io sono Katheryn Lane, ma preferisco essere chiamata Kat>>. <<Va bene, Kat. Che ne dice di iniziare spiegandomi i motivi che l'hanno portata qui...da me?>> Quando pronuncia le ultime due parole sento il tempo fermarsi; neanche più il ticchettio dell'orologio fa da sfondo al mio respiro che, sempre più corto, inizia a farsi affannato. Già, cosa mi ha portato qui, proprio da lui?
  25. Simona Ferruggia

    Le nostre solite insolite cene - Simona Ferruggia

    Titolo: Le nostre solite insolite cene Autore: Simona Ferruggia Collana Luci Watson Edizioni ISBN 978-88-98036-80-6 Data di pubblicazione (o di uscita): 19/03/2017 Prezzo: 12 euro Genere: Romanzo di Formazione Pagine: 240 Link all'acquisto: http://watsonedizioni.it/prodotto/le-nostre-solite-insolite-cene-di-simona-ferruggia/ Marco è un giovane barista innamorato della moglie e del suo lavoro, il classico bravo ragazzo con la testa sulle spalle. Lui è il perno centrale di un gruppo di amici che tentano ogni giorno di sopravvivere al loro antagonista principale: la propria vita. Ogni venerdì sera si riuniscono a casa di Marco per una cena all'insegna dell’amicizia, della condivisione e dell’allegria al di fuori dei problemi della quotidianità, un faro in un mare in tempesta. Ci sono: Andrea, avvocato single che ama divertirsi con le donne facendo sesso con nomi falsi e tenendo i punteggi su un vecchio quaderno; Silvia Stella, la più giovane del gruppo, che vive i propri rapporti amorosi solo attraverso il sesso brutale (dominazione e sadomasochismo), e pratica l’autolesionismo; Denise, che dopo anni di matrimonio si rende conto di essere intrappolata in una relazione insoddisfacente e un lavoro che non le piace; e infine abbiamo Giulio, il più grande del gruppo, che apparentemente sembra avere una vita perfetta. Vive con la bellissima moglie e i due figli adolescenti ed è un architetto di successo, ma ciononostante sa che non è questo che vuole davvero. Tutti si troveranno a dover affrontare dei cambiamenti fondamentali per la loro vita e ci riusciranno grazie all’aiuto di Marco, il saggio del gruppo, l’amico più fidato. Nel frattempo proprio lui scoprirà che la moglie aspetta una bambina e la gioia di tale evento farà da cornice a tutto il resto.
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