Vai al contenuto

Cerca nel Forum

Risultati per i tag 'noir'.

  • Cerca per Tag

    Tag separati da virgole.
  • Cerca per Autore

Tipo di contenuto


Il mondo dell'editoria, senza filtri.

  • Inizia qui la tua avventura nella community
    • Regolamento del Forum
    • Ingresso
    • Bacheca
  • Il mondo dell'editoria
    • Case Editrici
    • Piattaforme Print on Demand
    • Agenzie Letterarie
    • Librerie
    • Freelance
    • Questioni legali
    • Concorsi ed Eventi esterni
    • Varie ed eventuali
  • Officina
    • Narrativa
    • Poesia
    • Contest del Writer's Dream
    • I migliori racconti del WD
    • I nostri libri
  • Documentazione
    • Scrivere
    • Leggere
  • Area Relax
    • Agorà
    • WD Club
    • Il blog del Writer's Dream

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione e avventura
  • Biografie, diari, memorie
  • Fantascienza, Horror, Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura non di genere
  • Letteratura erotica
  • Letteratura Rosa
  • Bambini e ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione, avventura
  • Biografia, diari e memorie
  • Fantascienza, Horror e Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura Erotica
  • Letteratura Rosa
  • Letteratura non di genere
  • Bambini e Ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Calendari

  • Presentazione in Libreria
  • Concorso Letterario
  • Corso di scrittura
  • Altro
  • Evento del Writer's Dream

Trovato 79 risultati

  1. Il Maestro dei morti

    Fino a
    Il Venerdì 23 Febbraio 2018 alla libreria Feltrinelli, l'autore Yannick Roch presenterà il suo romanzo d'esordio "il Maestro dei morti" (edizioni les Flâneurs) con la partecipazione del professore Antonio Luccarini, ex-assessore alla cultura della città di Ancona. La partecipazione è gratuita.
  2. Love kaputt

    di Antonio Giugliano Augh! Edizioni ISBN-13: 978-8893431224 1 marzo 2017 € 13,00 Narrativa non di genere/noir Pag. 160 Maurizio Marullo è un agente di commercio. Durante un viaggio in treno conosce Elena, una bella donna. I due si piacciono, si frequentano e in breve si sposano. Dopo soli due anni, però, il matrimonio si logora: Elena appare scostante, distratta, ambigua, quando non indecifrabile. Tempo dopo, viene trovata morta nell'ospedale in cui lavora, appesa ai tubi del riscaldamento. Gli inquirenti sospettano di suo marito, ma il caso viene archiviato come suicidio. Con stile asciutto e senza fronzoli, Antonio Giugliano descrive lucidamente il degrado umano e morale dell'hinterland napoletano in cui non sembra scorgersi alcuna possibilità di riscatto. I veli, che nascondono i personaggi dietro un'apparente vita normale, lentamente scivolano e lasciano allo scoperto passioni furibonde, vizi ed eccessi. Con assoluto disincanto l'autore muove il protagonista, un cinico misantropo, fra le dinamiche di un microuniverso in cui è l'istinto di sopravvivenza, fisica e psichica, a dominare la scena. Un impulso animalesco che non conosce ostacoli. Fino alle estreme conseguenze. https://www.amazon.it/Love-kaputt-Antonio-Giugliano/dp/889343122X
  3. Without sin - Primo capitolo

    Maurice Rupert fissava fuori dalla finestra mentre nella sua mente cercava di focalizzare il discorso da fare al Papa che era seduto alla scrivania, mentre tamburellava nervosamente i polpastrelli sul tavolo. Rupert non parlava mai d'istinto, ma rifletteva su ciò che doveva dire. Era molto minuzioso. Era una giornata molto buia. I nuvoloni grigi che andavano sul blu scuro, coprivano l'enorme sole, creando un'atmosfera cupa. "Colpa dell'inquinamento", così diceva la gente. Nel 2017 era stata fatta una classifica dei paesi più inquinati al mondo, stilata da uno dei più famosi giornali al mondo il "New York Times" (che fallì nel 2019 a causa del poco guadagno) dove il Canada figurava al primo posto. Ciò aveva messo in allarme tutti. Se ne parlò ai telegiornali, nelle radio, nelle scuole, persino nei piccoli bar frequentati da ubriaconi. L'assurdo fu, che nel giro di pochi giorni, tutto ciò che era stato detto per ridurre l'inquinamento (non farlo svanire, quello sarebbe stato impossibile), fu dimenticato come un oggetto senza valore in una cantina buia. Pochi mesi dopo quella classifica, i cittadini canadesi votarono per il "sì" in una petizione popolare per l'incremento delle fabbriche sul suolo canadese. Fu così che il Canada fu tempestata da fabbriche. Nel 2020, tre anni dopo la votazione, aprirono sette fabbriche di carbone e dieci di petrolio. La gente credeva che quelle nuove fabbriche aumentassero i posti di lavoro, ma non avevano considerato la mano d'opera delle macchine. <<Allora?>> Ruppe il silenzio Papa Pio XIII con aria seccata <<Perché mi hai convocato fin qui?>> Maurice, illuminato per metà volto dalla luce grigia che proveniva dalla grande bifora, dopo aver riflettuto a lungo su come argomentare la situazione, disse: <<Santo padre…odio i giri di parole, quindi sarò più schietto possibile.>> Il Papa, in veste bianca, con il suo copricapo ingombrante, annuì e diede il via alle parole di Maurice Rupert che nel frattempo si era seduto di fronte a lui: <<Nella mia campagna elettorale, come lei ben saprà, ho promesso ai miei votanti che sottrarrò i bambini dalle coppie non sposate. Ho riflettuto molto sulla mia asserzione, non ho dormito per notti e lo stomaco mi si è stretto al punto da rendermi difficile mangiare…ne sarete consapevole che non sia stata una decisione lieve. Ma alla fine sono venuto ad un esito, anzi, a dire il vero, nonostante il mio vacillamento, nonostante la mia titubanza, penso che il mio cuore sapeva già da subito cos'era la miglior cosa da fare. Penso che espropriare i marmocchi da quegli esseri che hanno avuto il coraggio di concepire senza il vincolo matrimoniale, sia la cosa più giusta da fare. Devono essere castigati per aver peccato, e qual è la cosa che più recherebbe spasimo se non questa? So che posso apparire efferato, ma dobbiamo far rispettare la religione cattolica. È da moltissimo tempo che si regge in piedi e non voglio che piombi proprio adesso! Vi ho fatto giungere fino in Canada per reclamare un vostro parere. Cosa ne pensa di tutto ciò? La pensa come me?>> Il Papa restò in silenzio. Porse lo sguardo in direzione degli occhi di Rupert. Notò un particolare: erano degli occhi sofferenti. Nelle sue pupille nere come pece, poteva intravedere tutta la vita di Maurice, tutte le personalità, tutte tranne il lato fanciullesco. Ogni persona nel proprio sguardo aveva un lato bambino, tutti tranne lui, o almeno così pensava. "Gli occhi sono lo specchio dell'anima" Così diceva sua nonna, e l'anima, secondo Papa Pio, era composto da bei ricordi. Erano quelli che formavano l'anima, e il 60% dei ricordi belli, erano quelli provenienti dall'infanzia. Pio teneva particolarmente a tre ricordi: la veste nera a fiori rosa di sua madre che svolazzava nel vento caldo primaverile. Il primo bacio con una compagna, nel cortile scolastico all'età di dieci anni, sotto la pioggia autunnale che innalzava l'odore acre della polvere. E l'ultimo ricordo, quello che Pio ricordava più intensamente, era quello dei suoi nonni che passeggiavano nel vialetto di casa, mano per la mano, mentre il sole iniziava a scendere dietro le montagne e la luna accompagnata dalle stelle iniziava ad espandersi nel vasto cielo. Papa Pio ritornò con i piedi per terra e distolse lo sguardo dagli occhi glaciali di Maurice. Rompendo il silenzio enunciò: <<Sai Maurice, ho osservato tutto il tuo percorso politico, e quando mi è arrivata quella lettera in cui mi reclamavi qui non ho esitato ad accettare. Sai perché? Perché provo una profonda stima nei tuoi confronti. Penso che aver giaciuto a letto con una persona all'infuori del matrimonio sia considerato un peccato mortale. La lussuria...una delle sette peggiori bestie dell'inferno. Queste coppie hanno macchiato la religione cattolica, l'hanno infangata con le loro porcherie e ora devono pagare. Ormai hai fatto una promessa e devi rispettarla. È un abominio togliere i figli dai genitori, ma in questo caso lo trovo più che lecito.>> Concluse donando ancora più sicurezza a Maurice. Maurice Rupert prima di rispondere restò con la bocca spalancata ad osservare un punto della stanza. Poi si voltò verso Papa Pio e con tono deciso disse: <<Santità, io e lei condurremo alla luce la religione cattolica. La faremo adulare a chiunque...il Canada ha smarrito la fede e io gliela farò riacquistare! Gli farò scorgere la luce di Dio.>> <<Credo in te Maurice.>> Rispose il Papa annuendo. <<Sei un bravo politico oltre che ambizioso. Quando ti sentirai una pecorella smarrita non esitare a chiamarmi, io ti aiuterò e ti sosterrò. Quando ti sentirai in colpa per qualcosa di sbagliato sappi che Dio ti perdonerà e pensa che ogni singola cosa che hai fatto e che farai è per il bene della religione cattolica.>> Rupert si era candidato alle votazioni con poche aspettative di vincita. Erano ben cinquantatré i candidati quell'anno. Aveva dichiarato sin da subito le sue intenzioni di creare una politica legata alla religione cattolica, ma non aveva rivelato l'intenzione di togliere i figli alle coppie non unite dal matrimonio, almeno non finché non superò la seconda fase, chiamata: "Schan". In Canada non c'era più la democrazia dal 2025, ma un regime dittatoriale. Non era la classica dittatura dove il dittatore poteva scegliere un suo successore e avere il comando su tutto, ma era una dittatura "moderata", o almeno, così dicevano i politici che sostenevano questa nuova forma di governo. Quando il dittatore moriva o si dimetteva, si aprivano le candidature, e tutte le persone comuni, potevano iscriversi alle elezioni. C'erano tre fasi da superare. La prima fase, chiamata "Rach", consisteva nell'esporre in linea generale le proprie idee politiche. Poi c'era la seconda fase chiamata: "Schan", in cui superavano questa manche solo venti candidati. Qui dovevano dare il meglio di loro, in quanto venivano selezionati solo due candidati per la fase finale, detta: "Tranch". Tra una fase e l'altra passava un anno, e ciò permetteva ai cittadini di conoscere meglio i candidati e avere più consapevolezza nella votazione. La fase tranch era quella più difficile. Ma fu proprio in quella fase che Maurice Rupert credde di toccare il cielo con un dito. Aveva un gran numero di sostenitori, la gente non faceva altro che parlare di lui. Si sentiva un dittatore prima che lo diventasse realmente. Maurice sorrise, poi i due si alzarono dalle poltrone placcate in oro con del velluto rosso che circondava i bordi, e si strinsero la mano. <<Santità, le prego di accogliere questo omaggio da parte della casa.>> Enunciò Maurice indicando la porta in mogano intagliato. Subito dopo entrarono due uomini con ceste piene di cibo e dollari canadesi. << Il viaggio di ritorno è già stato saldato. È stato molto ossequioso a viaggiare per me.>> <<Io non faccio tutto ciò per una persona qualsiasi.>> Disse Papa Pio sorridendo. <<Come ho detto prima, io sono un tuo grande sostenitore. Tu sei un uomo potente e ho bisogno di amici come te. Sono sicuro che un giorno io avrò bisogno di te, ma non è ora il momento…>> Guardò le ceste ricche di valore e arricciando il naso continuò: <<Comunque sia, non la prendere a male ma non mi sento di accettare quel cibo. Donalo alla gente bisognosa, le farà acquistare ancora più popolarità e fiducia verso di te. Vedi me, io sono conosciuto come l'uomo di gran cuore e bontà, ma pensi davvero che ciò che faccio lo faccio perché mi fa stare bene? No, lo faccio perché deve essere fatto!>> Maurice spiazzato dal rifiuto, portò le mani lungo ai fianchi, poi chiese: <<E dei soldi che me ne faccio?>> <<No, quelli li prenderò io. Una piccola offerta ogni tanto non fa male.>> Papa Pio voltò le spalle a Rupert e mentre si dirigeva verso l'uscita della stanza aggiunse: <<Se non ti dispiace, mentre tieni il tuo discorso, vado a fare un riposino nella stanza che mi hai riservato. Stanotte un lungo viaggio mi aspetta...ah, ti auguro buona fortuna!>> Rupert lo lasciò andare, e sicuro di sé si sistemò la cravatta. <<Owen, quanto manca?>> Chiese Maurice riferendosi alla sua guardia del corpo, in piedi, davanti alla porta. <<Poco signore.>> Rispose Owen stando su una posizione rigida. <<Due minuti circa.>> Owen era un uomo dai capelli lunghi disordinati e con una cicatrice che era posta sulla palpebra di un occhio di vetro. Era un ex militare. Sul suo volto portava ancora i segni della guerra contro la Francia. Era il 2027 quando il presidente della repubblica francese Nicolas Leroy, entrò in conflitto con il dittatore del Canada Samuel Tremblay per delle risorse esauribili. L'Onu si era detta neutra a quei battibecchi perchè non riteneva che fosse una questione seria. Solamente quando Leroy dichiarò apertamente guerra a Tremblay, tutto il mondo capì che fosse una questione che andava presa seriamente. La guerra tra Francia e Canada si risolse solamente due anni dopo, con un trattato di pace. Non ci furono né vincitori né vinti, ma solo tanti cadaveri sparsi nelle strade. Owen Lee, fu uno dei fortunati a sopravvivere, ma un solo occhio e la gamba zoppicante le impedirono di continuare a servire la patria. Rupert lo conobbe prima che diventasse dittatore. Fu molto colpito dalla sua storia, così decise di farsi aiutare nella campagna elettorale. Passò del tempo e Rupert conobbe sempre meglio Owen, finché non ebbe dubbi che quell'uomo era la persona che cercava da sempre. Maurice gli fece una promessa: se un giorno fosse diventato dittatore, Owen sarebbe stato il suo braccio destro. Così fu. Maurice prese una bottiglia di Whiskey dalla credenza e lo versò fino all'orlo in un bicchiere di cristallo, poi lo mandò giù esclamando: <<A me…> Con passo sicuro si avvicinò alla porta e l'aprì. Dava su un piccolo balconcino decorato con leoni in pietra. La piazza gigantesca sottostante era piena di persone. Ad un tratto, il vociare confuso della gente, passò ad un silenzio tombale in pochi istanti. Rupert si sentì spaventato da così tante persone. Non era abituato a parlare ad un pubblico così vasto. Maurice era tiranno da cinque mesi, ma in quelle vesti, non aveva mai tenuto un discorso, in quanto per tradizione, il nuovo dittatore eletto, doveva ritirarsi in un luogo privato per cinque mesi. Proprio come il Papa, Rupert aveva scelto di tenere il suo primo discorso da un balcone. Oltre a voler sottolineare la sua politica mista alla religione, voleva sottolineare la sua superiorità. Maurice avanzò verso la ringhierà del balcone. La gente quando lo vide, esplose in un lungo applauso. Prima di iniziare il discorso, osservò il cielo coperto dalle nuvole grigie che sfumavano nel verde scuro misto al blu, poi abbassò lo sguardo verso il suo popolo. <<Buongiorno! O forse sarebbe meglio dire buonasera…>> Enunciò Maurice strappando una risata alla gente. <<Questo è il mio primo discorso da dittatore del Canada. Sono nervoso, lo ammetto. Molte volte mi sono affidato a Dio per placare la mia paura e rafforzare la mia fede, ma non questa volta…prima di fare questo discorso non ho pregato. So che appare strano perché come saprete in molti io sono un uomo di chiesa e risulterà strano che abbia mancato ad un dovere da vero credente…ma vi confido che in realtà non l'ho fatto perché ho parlato con un uomo storico dall'anima benevola, che con le sue parole mi ha trasmesso la positività, e per questo non sentivo il bisogno di pregare. Non dirò il suo nome poiché vuole mantenersi alla larga di certi discorsi politici, ma voglio servirmi di questa occasione per ringraziarlo, sì…perché sono stato talmente beota da non farlo di persona.>> Si beccò gli applausi dalla folla, poi continuò il suo discorso. Le sue parole erano state studiate nel minimo dettaglio. Un ex scrittore di sua vecchia conoscenza aveva scritto il discorso. Per impararlo ci mise un mese, poi, solo quando sapeva ogni singola parola a memoria, un famoso psicologo, gli spiego delle tecniche per risultare credibile e gli fece una lezione sul linguaggio del corpo. <<Prima di passare alle faccende serie, voglio rammentarvi che la mia sede, da domani sarà accessibile a tutti i miei sostenitori. Non voglio che questo enorme edificio sia popolato solo da me, e tantomeno, non voglio che le persone si perdano l'amenità e la rarità di questo posto. La sede è visitabile dalle 8:00 fino alle 20:00.>> Si fermò. Come le era stato consigliato dallo psicologo, prima di passare ad un discorso più serio, doveva fare un piccola pausa, per far sì che la gente prendesse più seriamente le parole che fuoriuscivano dalla bocca di Rupert. <<Adesso, mia gente, passiamo alle cose serie…come tutti sanno, sto sviluppando una politica che si diluisce alla religione, perché tutte e due hanno bisogno l'una con l'altra, proprio come lo Yin e lo Yang. Con questa mia iniziativa, voglio iniziare a far stimare la religione a tutti. Sono scocciato di vedere persone prive di fede che camminano come degli zombie. Voglio attestare a queste persone che Dio esiste e che, anche se non lo vedono, si manifesta in loro in diverse forme. Ma da un po' di tempo Dio si è stancato di noi…sapete perché? Per le cose che facciamo. Ogni singola cosa che facciamo scredita la religione, la sminuisce. Vogliamo parlare delle persone che predicano una falsa religione? C'è un discorso molto vasto su questo argomento ma non mi basta il tempo per approfondire. Ma attenzione! Questo è solo un minimo con la quale sporchiamo il velo del cattolicesimo. Vogliamo parlare delle pecorelle smarrite che non si sposano e hanno la spudoratezza di fare figli? Nient'altro d'aggiungere. Io ho voluto fare questo discorso per dire che da oggi chiunque abbia un piccolo e innocente pargolo, e non si sia sposato, gli verrà sottratto il diritto di esercitare il potere di genitori sulla prole. I bambini cresceranno impuri in famiglie del genere, per questo verranno portati negli orfanotrofi cattolici, dove saranno amati e rieducati come se fossero figli nostri.>> Non appena concluse le parole, alcuni del popolo iniziarono a fischiare mentre altri applaudirono. <<Fatemi finire!>> Esclamò Rupert cercando di riprendere il controllo. <<Fatemi concludere! Voglio dire inoltre che chiunque predica false religioni gli verrà inflitta una multa salatissima oltre a qualche giorno recluso in carcere.>> La persone erano disgustate, ma in fondo Rupert aveva già avvertito il popolo delle sue intenzioni. Un piccolo gruppo di rivoltosi iniziarono ad aggredire i sostenitori. Un altro gruppo, invece, iniziò a tirare oggetti a Maurice, tra cui una bottiglia che lo colpì sul labbro. Quella gente che stava portando scompiglio erano gli anti-Rupert, ovvero un gruppo di persone con una cosa in comune: l'odio per Maurice. Gli anti-Rupert prima non erano una minaccia reale. Prima si limitavano ad insultarlo solamente sui social network, ma più passavano i giorni e più diventava un vero e proprio pericolo. Rupert si era informato molto su di loro. Non era riuscito a scoprire le identità, ma sapeva cos'erano in grado di fare pur di opporsi alle leggi. Maurice Rupert prese un fazzoletto e si tamponò il sangue che fuoriusciva dalla ferita sulla bocca. Osservò il fazzoletto in raso bianco completamente rosso. Per un attimo lo guardò con interesse. Quel rosso che andava sul marrone era interessante da guardare, sarebbe stato ore a guardarlo. Per un attimo scomparve anche tutto quel rumore intorno a lui. C'erano solamente lui e quel fazzoletto ricoperto di sangue. Solamente quando si rese conto che quello fosse il suo sangue, Maurice lo lasciò cadere a terra. Come un vampiro alla vista del sole, indietreggiò spaventato e allo stesso tempo arrabbiato verso la porta che portava al suo studio. Rupert appena entrò, si osservò intorno disorientato. Sembrava ubriaco. Poi, facendo il quadro della situazione su ciò che fosse successo, urlò adirato battendo i pugni sul muro: <<Tutto ciò l'hanno bramato loro! Mi hanno votato sapendo già le mie intenzioni!>> Fuori sentiva ancora le urla dei rivoltosi. Sentiva le persone che urlavano il suo nome e lo incoraggiavano ad uscire. Il Papa all'improvviso, irruppe nella stanza agitato: <<Sono stato svegliato dalle urla della gente! Che succede?>> Rupert rispose nervoso e disperato: <<Santità, ho fatto ciò che era di mio dovere… ed ecco l'esito. Dove ho sbagliato?>> <<Maurice.>> Enunciò il Papa cercando di calmarlo. <<Hai fatto la cosa giusta. Adesso a quelle persone non gli resta altro che accettare i tuoi ordini senza se e senza ma.>> Maurice si zittì. Si fermò a pensare ad una soluzione a ciò, ma non riusciva a venirne a capo. Con aria disperata enunciò: <C'era d'aspettarselo una reazione del genere da parte di quei maledetti buzzurri. Osserva!>> Esclamò indicando il labbro rotto. <<Hanno osato scheggiarmi con una bottiglia di vetro.>> Iniziò a girare per la stanza nervosamente, poi aggiunse cercando di mantenere la calma: <<Hanno ferito il loro dittatore.>> Chiuse nuovamente gli occhi cercando d mantenere la calma. Fece un sospiro, poi sorrise. <<Sono assolutamente contrariato dalla violenza.>> Disse Rupert riaprendo gli occhi. Aveva cambiato il tono di voce. Non era più arrabbiato. Tutto il suo odio sembrava sparito insieme a quel sospiro. Sembrava come se il corpo di Maurice avesse fatto largo ad un altro Maurice. <<Ma a volte è l'unica alternativa per esprimere il proprio parere.>> <<Maurice, stai giustificando quelle persone per ciò che ti hanno fatto?>> Chiese il Papa stupito. <<Ti hanno rotto il labbro.>> <<No santità…non mi riferisco a loro. Quegli incivili sono un oltraggio. Posso farle una domanda, se me lo concede?>> <<Certo.>> Rispose Papa Pio annuendo. <<Dei pesciolini rossi possono mai nutrirsi di uno squalo forte e vigoroso?>> Pronunciò con classe, mentre si sedeva sulla sedia della scrivania. <<No, certo che no.>> <<Loro vogliono essere i predatori a tutti i costi, ma quello che non sanno è che quando si trovano di fronte un animale in cima alla catena alimentare hanno già perso la battaglia prima di iniziarla. Sii il cacciatore o la preda. Io ho fatto la mia scelta: caccerò.>> Maurice Rupert prese il suo cellulare dalla scrivania e digitò un numero, poi pronunciò: <<Sostate quei ribelli. Se è fondamentale ricorrete alle armi.>> Rupert sapeva che andava contro il volere di Dio, ma mai e poi mai avrebbe messo la fede davanti al suo orgoglio. Quando mise giù il telefono, afferrò una statuetta d'oro che si trovava poggiata sulla scrivania e colpì il cellulare, più e più volte, fin quando smise di funzionare. Papa Pio osservò il suo comportamento. Era sbalordito. Abbassò la testa e dove prima si sentivano le urla di rabbia, adesso si udirono degli spari. Ad ogni sparo era come se trafiggessero anche lui, mentre per Rupert, quegli spari furono musica, addirittura si alzò dalla sedia e corse verso la finestra e vide i civili lottare contro le forze armate. Vide persone a terra e poliziotti che non si facevano scrupoli a sparare. Rupert aprì la bifora. Era pronto ad uscire e ad osservare i ribelli morire. Era pronto a odorare il profumo del sangue degli anti-Rupert, ma venne subito fermato da Papa Pio. <<Abbi almeno la decenza di non farti vedere>> lo sgridò. <<"Pensa che ogni singola cosa che hai fatto e che farai è per il bene della religione cattolica.">> Imitò Maurice la voce del Papa. <<Non è stato lei a pronunciare questa frase?>> Papa Pio guardò Rupert con gli occhi sbarrati. Senza aggiungere altro, afferrò le mani di Maurice e iniziò a recitare una preghiera, subito dopo, venne seguito a ruota da Rupert. Maurice non si sentiva affatto in colpa per ciò che aveva fatto, non pregava per espiare nessuna colpa, in quanto non ne aveva, pregava solamente per far contento il Papa. Quest'ultimo invece, si sentiva terribilmente in colpa per non aver fatto nulla. Delle sirene di autoambulanza riecheggiarono nell'aria. Maurice appena finì di pregare si recò nuovamente alla finestra come un bambino che guarda dalla finestra la neve cadere ma non può uscire fuori a giocare in quanto è raffreddato. Intravide persone ferite mentre altre a terra privi di vita. Il sangue fuoriusciva dalla loro bocca, probabilmente a causa delle manganellate date sulla pancia. Il volto di Maurice si riflesse sul vetro. Anche lui come quelle persone aveva del sangue che fuoriusciva dalla bocca, ma a differenza che lui era vivo. N'era uscito vittorioso. Il Papa appena si calmò la situazione, ritornò nella capitale italiana…mentre Rupert, non gli restò altro che cercare un discorso per giustificare ciò che era appena accaduto. La notte fredda, illuminata da stelle bianche e luminose, con una luna piena bellissima e romantica, che ricordavano vagamente il famoso quadro "notte stellata" di Van Gogh, aveva preso posto a quel cielo nuvoloso, complice di quella sanguinosa giornata. Un flebile vento aveva cominciato ad alzarsi, trascinando le foglie secce da terra. L'autunno era arrivato da un mese, ma non si avvertiva assolutamente. A volte c'era il caldo torrido tipico dell'estate, a volte invece si scatenavano forti piogge che duravano anche una settimana senza interruzione, creando allagamenti in città. Era così che l'ex dittatore Samuel Tremblay morì a soli 50 anni. Si trovava in una lussuosa macchina Volkswaghen di ultima generazione, col guidatore automatico. Era sul retro della macchina. C'era una piccola piscina idromassaggio inclusa, e secondo la ricostruzione dell'evento, lui era proprio li dentro, quando la macchina andò a scontrarsi contro un guard-rail. Quelle macchine erano anti-incidente, c'era solo lo 0,1% di farne uno. Erano le macchine più sicure in circolazione. Si pensò ad un sabotaggio del cuore elettronico della macchina (quello che permetteva all'auto di guidarsi da sola) da parte di qualche persona che voleva sbarazzarsi del dittatore Tremblay, invece, solo successivamente, la polizia scoprì che si trattava di un mal funzionamento al cuore elettronico per via della pioggia forte di quella sera. Dissero che bastò una sola gocciolina per far impazzire completamente il pilota automatico. Maurice quando scoprì la notizia, si trovava in un bar, a farsi servire del Whiskey da una donna. Quella barista era talmente sconcertata dalla notizia che scoppiò in un mare di lacrime, ma Rupert non fu affatto sorpreso per ciò. La morte rientrava nella vita, non vedeva il perché Tremblay dovesse essere immortale. Un'altra donna sui trent'anni sedeva accanto a lui. Aveva una giacca viola di pelle, con dei borchie sulle spalliere. Indossava dei Jeans blu strappati e i suoi capelli neri ricci erano raccolti in un'acconciatura. Beveva del gin liscio, e come lui, anche lei non era affatto scossa da ciò che era successo. Maurice in realtà conosceva di già quella donna. Quando la conobbe erano due semplici bambini, bambini che poi diventarono adolescenti, "Una semplice avventura.", così la definiva Rupert mentendo. Aveva tanto quel desiderio di dirle: <<Ehi, ciao! Sono Maurice, ti ricordi di me?>> e poi magari offrirle qualcosa da bere, ma poi si bloccò. Pensò: <<Ricorda, il passato alle spalle.>>. Quando abbandonò quel bar, non disse nemmeno un semplice "ciao". Dio volle che quella stessa donna si candidasse alle elezioni del 2030. Si chiamava Beverly Chelcher. Aveva un concetto di politica abbastanza differente da quello di Rupert. Lei voleva che le persone leggessero annualmente almeno un libro. Voleva che le biblioteche venissero riaperte, e che le scuole dell'obbligo venissero estese fino all'università. Tutto perfetto, ma era l'ultimo suo desiderio a spaventare le persone: voleva che le persone nere venissero reintrodotti nella società canadese. Aveva molti sostenitori tra i canadesi. Arrivò addirittura al duello a due, il Tranch, insieme a Rupert, ma non vinse. I cittadini canadesi non avrebbero mai permesso che i musi neri si reintroducessero nel Canada. Rupert questo lo sapeva, per questo era sicurissimo della sua vittoria. I due nonostante fossero arrivati nella battaglia finale insieme non si incontrarono mai. Maurice aveva trovato il suo numero telefonico. Voleva tanto telefonarle e chiacchierare un po' con lei, ma purtroppo erano rivali. Disgraziatamente non poteva sentire la sua voce con quell'accento strano dire: <<Maurice.>> Maurice Rupert si trovava nella stanza dedicata alle interviste. Le troupe televisive avevano il permesso di allestire il loro materiale in quella stanza ampia, dalle pareti dorate. <<Edizione straordinaria.>> Esordì una donna bionda, con occhi color ghiaccio, impassibile a tutto. <<Oggi, alle ore 16:00, Ottawa, la famosa città canadese, si è macchiata di uno delle più tristi tragedie nella storia moderna. Una rivolta è scoppiata durante il discorso del neo dittatore Maurice Rupert, causando la morte di diciotto persone e dieci feriti gravi tra cui bambini e donne. Intervistiamo ora il signor Rupert.>> Maurice si schiarì la voce, scrollò le spalle, poi iniziò col suo discorso che aveva preparato in poche ore: <<Sono davvero costernato per l'accaduto, mai avrei immaginato che la mia dichiarazione avrebbe causato tutto questo putiferio. Sicuramente in mezzo alla gente perbene della nostra comunità si nascondono dei rivoltosi mercenari dediti alla violenza, ma le nostre forze dell'ordine hanno limitato i danni riducendo al minimo le vittime. Io con i miei collaboratori siamo tutti vicini ai parenti dei defunti, e pregherò il buon Dio affinché le loro anime si ergano in paradiso. Naturalmente il nostro progetto deve continuare nonostante ciò, per dare una famiglia solida ai nostri figli, così come la nostra sacra chiesa insegna. Perciò chi non sarà in grado di assicurare una casa rispettosa del volere di Dio, verrà privato del diritto di avere figli, ed ai trasgressori verranno loro tolte quelle povere creature, che verranno sistemate in strutture statali adeguate. Da oggi nascerà una nuova era. Il 2033 sarà un anno rivoluzionario per tutti noi. Che Dio vi benedica.>> Maurice prima che le telecamere togliessero l'inquadratura dal suo volto corroso dalla giornata stressante, per inquadrare il bel volto della giornalista, fece un sorriso forzato. La donna con la sua voce strillante enunciò: <<Parole piene di significato da parte del nostro dittatore. Qui dall'inviata Roberta Thompson è tutto. A voi studio.>> Appena i riflettori si spensero, Maurice corse verso l'uscita senza rivolgere una minima parola ai componenti delle troupe televisive. Una donna asiatica, dai capelli a caschetto fucsia, lo inseguì tra i lunghi corridoi. Maurice attraversò il suo ufficio, poi attraversò la sala relax, svoltò a destra finendo in un altro corridoio e passò davanti al bagno privato. Subito dopo passò per la piccola cappella che il dittatore precedente non utilizzava in quanto era ateo, e dopo un paio di passi arrivò dinnanzi alle scale che portavano al quarto piano, dove erano presenti quaranta camere da letto per gli ospiti e una camera per Rupert. Quella che adesso lui chiamava sede di Rupert, prima, era la sede di Tremblay, proprio come i presidenti degli Stati Uniti abitavano nella casa bianca, i dittatori del Canada abitavano nella grande sede ad Ottawa. Rupert arrivò davanti alla porta in legno dipinta di bianco che portava nella sulla camera da letto. Tirò fuori le chiavi dal taschino della giacca e non appena inserì la chiave apposita nella serratura dorata, la donna asiatica lo bloccò. <<Aspetti!>> Esclamò la ragazza. Maurice si voltò e la guardò con aria scocciata. <<Aspetti due minuti. Prometto che sarò breve e coincisa. Capisco benissimo che dopo una giornata come questa vuole riposare.>> <<Mi dica.>> <<Piacere, mi chiamo Misa Tanaka. Sono una giornalista per l'emittente tre. Vorrei dirle già da subito che non sono una sua sostenitrice…>> Rupert a quelle parole voltò le spalle alla giornalista, pronto a entrare nella stanza, ma fu nuovamente interrotto. <<Aspetti! Mi faccia concludere… nonostante non sia una sua sostenitrice e non appoggi le sue idee, vorrei dirle che mi è stato affidato un compito dall'emittente per cui lavoro.>> <<Si spieghi meglio.>> Disse Rupert aggrottando le sopracciglia, Misa era riuscita ad ottenere la sua attenzione. <<Dovrei seguirla per tutta la durata del suo incarico e assistere a tutte le sue conferenze. Inoltre mi è stato consigliato di tenerla d'occhio anche all'infuori dell'ambito politico.>> Maurice fece una faccia disgustata, poi pronunciò: <<Cos'è? Uno stolker? Assolutamente no!>> <<<La prego…è un'opportunità per lei, per far vedere la buona persona che è.>> Disse la donna porgendo un bigliettino in carta col suo numero. Maurice lo prese e lo mise nel taschino della giacca, dove prima c'erano le chiavi. <<Mi faccia riflettere sulla sua proposta!>> Disse Maurice fingendosi interessato, quando in realtà aveva già deciso. <<Le farò sapere. Adesso se non le dispiace la saluto.>> Si voltò nuovamente e girò il pomello in oro, entrando dentro la stanza. <<Aspetti!>> Esclamò Misa, ma non ebbe nemmeno il tempo di concludere la frase che si ritrovò la porta chiusa in faccia. Rupert si spogliò dei suoi abiti lavorativi, liberandosi dai pensieri che lo assillavano. Sapeva già che non sarebbe riuscito a dormire. Si avvicinò ad una finestra dalle tende rosse e l'aprì. Le tende rosse fecero spazio ad una grande parete trasparente. La luna rifletteva i suoi raggi pallidi nella piazza macchiata di sangue. Se Maurice si concentrava bene, riusciva a intravedere nel buio le anime delle vittime che si dimenavano disperate per cercare di fuggire. La sua camera era enorme, fin troppo grande per condividerla da sola. Il lettone a baldacchino lo aspettava, ma prima di concedersi alle coperte per un caldo abbraccio, si avvicinò alla credenza in legno e prese una bottiglia di Whiskey. Pensò di berla dalla bottiglia, ma poi rifletté sul fatto che se avesse appoggiato le sue labbra su quel collo in vetro, non si sarebbe fermato finché il Whiskey non si fosse finito, così prese un bicchiere dalla cristalliera e se ne verso un pochino. Lo bevve alzando la testa in aria, con gli occhi rivolti al tetto bianco, finché non lo finì. Riempì il bicchiere di un altro po' di Whiskey e quando finì, poggiò con forza il bicchiere sulla cristalliera, rischiando di spaccarlo. Rimise la bottiglia di alcool nuovamente al suo posto, poi con gli occhi arrossati si avvicinò alla scrivania, leggermente più economica rispetto quella che aveva nel suo studio. Alzò la cornetta del telefono, e dopo aver digitato un numero, esclamò: <<Owen, sono pronto per la seconda procedura!>>
  4. Il Manicomio di Malta - Vito Flavio Valletta

    Un anno fa sono scomparse due persone: Andrew Robinson e Benjamin Smith. Nessuno sa dove siano. Nessuno sembra dar peso alla loro scomparsa. L’agente speciale Harry White ha deciso di cercarli. Ma ora vorrebbe non averlo mai fatto. Vito Flavio Valletta nasce a Capua (CE) nel 1991. Laureato in Biotecnologie e specializzando in Biologia presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, è appassionato di teatro e recitazione. Il Manicomio di Malta (edito da Nulla Die Edizioni, gennaio 2018) è il suo romanzo di esordio. Link Acquisto: Feltrinelli --> https://www.lafeltrinelli.it/libri/vito-flavio-valletta/manicomio-malta/9788869151361 Mondadori --> http://www.mondadoristore.it/Il-manicomio-di-Malta-Vito-Flavio-Valletta/eai978886915136/ Amazon --> https://www.amazon.it/manicomio-Malta-Vito-Flavio-Valletta/dp/8869151360 Nulla Die --> http://nulladie.com/catalogo/250-vito-flavio-valletta-il-manicomio-di-malta-9788869151361.html IBS --> https://www.ibs.it/il-manicomio-di-malta-libro-vito-flavio-valletta/e/9788869151361?tipo=nuovo%3Futm_source%3Dkelkoo.it&utm_medium=comparatore&utm_campaign=comparatore&lgw_code=1119-B9788869151361&from=kelkoo
  5. La danza del lago - Cap. 2

    COMMENTO «Mi dispiace molto, signora.» Anche stavolta il momento era arrivato. Il momento in cui Brinchi doveva dire alla madre di Nina che la figlia era stata ammazzata e loro non sapevano ancora né da chi, né tantomeno perché. Ad aprire la porta al maresciallo e all’appuntato Nardozzi era stata Clizia, la sorella di Simonetta. Brinchi l'aveva già incontrata una settimana prima, quando si era recato a Villa Barberis per raccogliere le testimonianze delle due donne sulla scomparsa della bambina. Simonetta aveva dichiarato di averla lasciata all’ingresso della palestra per la lezione di danza, e di non averla più vista da allora. In quel frangente, Brinchi era stato costretto a chiederle dove fosse il padre, sentendosi rispondere un laconico "non lo so". Simonetta non sapeva nemmeno chi fosse, il padre di Nina. La sua adolescenza era stata piuttosto movimentata, tutti avevano sempre imputato la ribellione di Simonetta alla mancanza della madre, e quando pochi mesi prima era morto anche il padre, la giovane mamma era rimasta sola, tanto che la sorella maggiore si era sentita in dovere di tornare in Italia per starle vicina, nonostante si fosse rifatta una vita in Giappone, dove gestiva una catena di prestigiosi ristoranti. Clizia li fece accomodare nel grande salotto della villa di famiglia, a due passi dalla spiaggia. L’appuntato Nardozzi si guardava intorno con la stessa meraviglia di un bambino al luna park: pavimenti di marmo, mobili intarsiati, un enorme acquario pieno di luci e pesci colorati, poltrone di pelle così bianca da accecare e un lucidissimo pianoforte nero in un angolo. Alle pareti e nella grande credenza contenente bambole e servizi in cristallo, tante fotografie di una famiglia un tempo felice. Una casa da ricchi, non c’erano dubbi. Una casa che aveva fatto credere al maresciallo che la bambina fosse stata rapita per soldi. Ma i giorni erano trascorsi e nessuna richiesta di riscatto era arrivata. «L'abbiamo trovata poco fa, nel canneto. Purtroppo non c'era più niente da fare.» Simonetta annuì composta e dimessa, senza alzarsi dal divano. Clizia le si accomodò accanto passandole un braccio attorno alle spalle, sul quale la sorella si abbandonò socchiudendo gli occhi. «Non so dirvi molto, per ora. Apparentemente non ci sono segni di violenza, quindi dobbiamo aspettare gli esiti degli esami per capirci qualcosa. Ci vorrà qualche giorno.» «Maresciallo» intervenne Clizia «se possiamo esserle utili in qualche modo...» «Dovreste venire per il riconoscimento formale» Brinchi deglutì un paio di volte. «E avrei bisogno di sapere se alla palestra di Nina stavano preparando uno spettacolo, un saggio o qualcosa di simile.» Le due donne si guardarono scuotendo la testa. «No, maresciallo» rispose Simonetta. «Non c’era nessuno spettacolo in programma. Perché me lo chiede?» «E a scuola? Una festa in maschera, magari?» «No. Non che io sappia.» «Nina vi ha mai parlato di qualcuno che la infastidiva?» il maresciallo si girò per cercare Nardozzi; lo trovò che batteva il dito sul vetro dell’acquario, cercando di attirare l’attenzione di quei buffi pesci gialli pieni di aculei. Gli tirò dietro un’occhiata glaciale richiamandolo all’ordine. «Avete notato comportamenti che vi sono sembrati strani?» «No, era quella di sempre. Niente di strano.» «La bambina è stata trovata con addosso un costume. Sembra un vestito da ballerina di flamenco. Vi dice niente?» Clizia drizzò la schiena: Simonetta era appena nata quando l’Anguilla aveva messo a segno l’ultimo omicidio, ma lei quei delitti se li ricordava bene. Ricordava come suo padre fosse terrorizzato all’idea di farla tornare a casa da sola, quando usciva da scuola. Ricordava i servizi dei telegiornali, le troupe televisive che avevano invaso la zona, il panico che si era diffuso senza controllo. «È stato lui?» chiese a Brinchi. «L’Anguilla?» «Non lo so» ammise il maresciallo. «Certo, ci sono alcuni punti in comune, ma le modalità con cui ha fatto ritrovare il corpo, non combaciano. Potrebbe essere un emulatore, o una semplice coincidenza.» «Perché non l’avete arrestato trent’anni fa?» Per la prima volta, Clizia sembrò perdere la calma che fino a quel momento aveva cercato di mantenere. «Sappiamo tutti chi era, l’Anguilla. Perché lo avete lasciato libero di uccidere ancora?» Il maresciallo sentì una fitta alla bocca dello stomaco. Clizia aveva ragione: avrebbe dovuto arrestarlo trent’anni fa, quel gran figlio di puttana. «Perché non avevamo prove, signorina Barberis» Brinchi si alzò e andò verso l’uscita. «Ma ho fatto riaprire il fascicolo, se c’è qualcosa che ancora posso fare, stia tranquilla che lo farò.» I due carabinieri stavano per congedarsi, quando Clizia, accostando la porta per non farsi sentire dalla sorella, li bloccò. «Maresciallo» disse guardandolo dritto negli occhi. «Mia sorella è molto fragile, lo è sempre stata e ora lo è ancora di più. Ma a me può dirlo. La prego, voglio la verità. È stato lui?» «Non lo so, davvero. Vi chiedo di avere pazienza, e per quanto sia difficile, di lasciarci lavorare. Le prometto che troverò l’assassino di sua nipote, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia.» Tornato in ufficio, Brinchi spedì Nardozzi a recuperare in archivio i fascicoli del 1984: l’espressione dell’appuntato la diceva lunga sulla prospettiva di trascorrere un paio di giorni in quello sgabuzzino polveroso, a tossire l’anima per tirare fuori i faldoni di indagini di trent’anni prima. Non era nemmeno nato, lui, nel 1984, ma dell’Anguilla ne aveva sentito parlare, ovvio. Lo spettro di quello psicopatico che tagliava le gambe alle ballerine dopo averle strozzate aveva aleggiato per anni sul lago e su tutti i paesi che lì si affacciavano. Brinchi non ci sperava granché: c’erano troppi elementi divergenti rispetto agli omicidi dell’Anguilla, ma da qualche parte doveva pur iniziare. Le sue speranze erano legate soprattutto ai progressi della scienza: se fosse riuscito a recuperare qualche reperto in buono stato, avrebbe potuto provare a tirar fuori delle tracce di DNA, e magari sarebbe finalmente riuscito a incastrare quel pezzo di merda. Il maresciallo ricordava bene la frustrazione di quei mesi; l’Anguilla non lasciava impronte né altri indizi che potessero confermare le sue ipotesi. Eppure lui era convinto, straconvinto di sapere chi fosse il responsabile di quegli abomini. E non solo lui: Clizia Barberis aveva ragione, tutti sapevano chi fosse l’Anguilla. Ma Brinchi non aveva mai potuto provarlo. L’inchiesta si era arenata, e la posizione dell’unico indagato archiviata per insufficienza di prove. Appena tornato in servizio al lago, aveva chiesto la riapertura del fascicolo. Nonostante fosse andato a lavorare a centinaia di chilometri per dimenticare quel fallimento, per dimenticare gli sguardi dei parenti ormai rassegnati, l’Anguilla aveva continuato a perseguitarlo. E aveva giurato a se stesso che prima di andare in pensione, lo avrebbe preso. Era quella la cosa che doveva fare prima di togliersi per sempre la divisa. Doveva prenderlo. E forse, la morte di Nina Barberis era un segnale che le cose stavano per cambiare. Per sempre.
  6. Il trafficante d'organi. capitolo 1di10

    A novembre i prati hanno tutte le sfumature dell’autunno. Le foglie secche calpestate fanno quello scricchiolio rassicurante di chi vive fuori dalla città. Le Timberland di quel classico colore tra il beige ed il giallo si muovono tra le foglie, le schiacciano e producono più rumore possibile. Manuel non cammina, lui salta a piè pari, corre, striscia le scarpe e se ne frega se sono state appena comprate. Il bambino ha compiuto quattro anni da un paio di mesi e oggi è il primo giorno che esce di casa dopo la febbriciattola di pochi giorni fa. Non ne poteva più di stare in casa e di guardare l’autunno dalla finestra. All’asilo tornerà lunedì prossimo, anche se ormai guarito sarebbe rischioso riportarlo proprio l’ultimo giorno della settimana. Magari è ancora debole e qualche altro bambino un po’ malaticcio potrebbe fargli fare una ricaduta. Meglio non rischiare. Stamattina Manuel verrà con me – pensa Barbara – lo porto a fare la spesa e verso mezzogiorno lo lascerò dalla nonna, così potrò andare dalla parrucchiera e sistemarmi i capelli per il week end. «Manuel ti vuoi muovere e camminare come farebbe un bravo bambino che accompagna la mamma in un posto bellissimo?» disse Barbara con una leggera cantilena, ben cosciente che Manuel avrebbe totalmente ignorato quella richiesta. Ma intanto erano arrivati davanti alla macchina di Barbara: una vecchia Polo verde bottiglia che era stato il suo regalo per la Laurea di 8 anni prima. «Dai sali in macchina, allacciamo le cinture come i piloti degli aerei e andiamo a fare la spesa» Se c’è una cosa che Manuel non sopporta è proprio sentirsi legato stretto stretto al seggiolino sul sedile di dietro. Urla e scalpita come un pazzo e tutte le volte dice che le cinture non lo fanno respirare. Secondo lui anche i piloti dell’aereo che aveva sbirciato al ritorno delle vacanze non respiravano bene con quelle maledette cinghie che li inchiodavano al sedile. Ma Barbara ignorava ogni capriccio e sapeva che già che al primo semaforo avrebbe smesso di frignare e si sarebbe completamente distratto guardando le altre macchine fuori dal finestrino, ma soprattutto si sarebbe rilassato ascoltando la musica dell’autoradio. Anche se trentaduenne Barbara ama la musica degli anni settanta, quella che ascoltava nei lunghi viaggi in macchina coi genitori. Non c’era nulla da fare, lei ci provava sempre a chiedere al papà che guidava di ascoltare le compilation con i Lunapop, Christina Aguilera e Britney Spears. E lui infatti cominciava il viaggio con la promessa di ascoltare solo musica anni novanta, ma al primo autogrill, abile come un prestigiatore, inseriva senza farsene accorgere il cd dei suoi tempi. E così anche Barbara a poco a poco ha cominciato ad amare gli Eagles, i Lynyrd Skynyrd, i Van Halen e i Fleetwodd Mac. E adesso anche Manuel dimostra di gradire quel genere musicale. Dopo pochi metri nell’abitacolo della Polo verde suonano le note di “Goodbye stranger” “IT WAS AN EARLY MORNING YESTERDAY I WAS UP BEFORE THE DAWN AND I REALLY HAVE ENJOYED MY STAY BUT I MUST BE MOVING ON” Come da previsione al primo semaforo Manuel è tranquillo, guarda le case che piano piano scorrono ai lati della strada. A lui piace andare in macchina e gli piace la musica che esce dagli altoparlanti, specialmente quella canzone che ha quel suono con quel pianoforte un po’ stridulo. Vivere fuori città è stata una scelta un po’ obbligata se si vuol comprare casa. A Milano una casa di tre locali in una zona un po’ decente ha dei prezzi improponibili per una famiglia che vive con uno stipendio normale. Con gli stessi soldi compri una bella villetta a schiera grande il triplo. All’inizio è stata dura abituarsi a vivere in Brianza. Quando ne parli con gli amici e racconti che vuoi trasferirti fuori Milano tutti ti dicono la stessa cosa. “Milàn l’è un gran Milàn, Milano è piena di negozi, di divertimenti, di cinema, di gente”. Si, è tutto vero, ma vivendo ormai da tre anni fuori città si impara a muoversi bene anche nei paesini intorno. E a pensarci bene forse è anche meglio. Appena fuori dalla tangenziale, per esempio c’è un grosso insediamento commerciale. Ikea, Leroy Merlin, Decathlon e un enorme Centro Commerciale con più di cento negozi ed un grandissimo supermercato. Ed è proprio lì che Barbara e Manuel stanno andando. La Polo verde viene parcheggiata nel garage al piano di sotto. Le nove e mezza del mattino è l’orario migliore per andare a fare la spesa. C’è ancora poca gente, trovi molti parcheggi liberi, anche quelli vicino all’ingresso. La cintura di Manuel viene finalmente slacciata e lui può scendere dalla macchina e cominciare a correre avanti e indietro sulla scala mobile, che non è proprio una scala, è piuttosto come il tapis roulant degli aeroporti che però va in salita. E per Manuel è più divertente del parco giochi. «Stai vicino alla mamma e attento che rischi di cadere, e sai quanta bua ti fai?» Manuel non l’ascolta proprio e continua a fare avanti e indietro, mentre un cinguettio fa capire a Barbara che è arrivato un messaggio di whatsapp. “Ciao Amo. Gli hai misurato la febbre??? Smack” INVIA A scriverlo è Mauro che ha conosciuto Barbara a Madonna di Campiglio la notte di capodanno tra il duemilaedodici e il duemilaetredici. Tra loro è stato amore a prima vista. E quella notte ha segnato il loro futuro. Già a marzo dello stesso anno convivevano nel monolocale di Mauro a metà di via Bligny. Non più di quaranta metri quadrati con un arredamento più che funzionale, ma soprattutto a cinque minuti a piedi dalla Bocconi dove Mauro si era laureato l’anno precedente. La passione ha travolto da subito i due ragazzi che a metà settembre erano già i genitori di Manuel. Tre chili e trecento grammi di puro amore, nato lo stesso giorno di Mauro, con lo stesso peso e nello stesso reparto dell’ospedale San Raffaele. Ma trent’anni dopo. Mauro non è mai stato con le mani in mano. Dieci giorni dopo la laurea lavorava in uno studio fotografico di moda. Ma sapeva che quello sarebbe stato solo un passaggio. Il suo obiettivo era quello di lavorare nel campo pubblicitario. Ed infatti ha cominciato ad inviare curriculum a tutte le agenzie della Lombardia. Studio fotografico di giorno, barman nei locali dei navigli 3 sere alla settimana. Ed è proprio preparando cocktail pestati che una sera Mauro conosce il suo futuro capo: il direttore creativo di un’agenzia di via Bernina, a 2 passi dalla discoteca Alcatraz. Tre giorni dopo la nascita di Manuel, Mauro comincia il suo nuovo lavoro alla Saatchi & Saatchi. Pessano con Bornago è una cittadina di soli novemila abitanti. Sono pochi i condomini, le case sono soprattutto delle villette singole o bifamiliari. E poi c’è la zona industriale, capannoni artigianali, officine, piccoli depositi. Tanti campi coltivati, soprattutto grano, che in autunno però sono totalmente rinsecchito. Tra i campi e la zona industriale c’è il piazzale di un capannone abbandonato. È una zona isolata con pochissime case intorno. In una giornata fredda la foschia della zona tarda a diradarsi. Tra il grigiore, in lontananza si scorgono due sagome bianche ed una un po’ più piccola e rossa. Sono le sagome di una roulotte e di una vecchia Mazda che si sta muovendo proprio in questo momento. A guidare la vecchia auto è un uomo con un giubbotto sgargiante. Accanto a lui Mihaela e Ioana, zia e nipote che quel giorno sanno cosa devono fare e dove farlo. Definire Manuel un bambino vivace è fin troppo restrittivo. Le nostre nonne avrebbero detto che ha l’argento vivo addosso. Manuel non cammina, lui scorrazza avanti e indietro. A lui piace sentirsi libero ed indipendente. Sta tre passi avanti prima e quattro passi indietro dopo. Ma quando è troppo dietro corre come un pazzo fino a superare Barbara per frenare improvvisamente e in scivolata sulle ginocchia. I jeans che indossa sembrano all’ultima moda ma solo perché si sono consumati fino a bucarsi. Il pediatra dice che è tutto normale, che cresce bene e che evidentemente ha bisogno di sfogarsi. I genitori di Mauro confermano che anche il papà era scatenato da bambino. Barbara lo lascia fare finché non da fastidio a nessuno. Fortunatamente il centro commerciale è ancora semivuoto. In fondo al corridoio, sulla destra della galleria centrale si entra nel supermercato. Barbara ha dovuto prendere qualche giorno di ferie per curare la febbre di Manuel. In altre occasioni quando il bambino era malato veniva affidato ai nonni paterni. Loro lo fanno volentieri, ma solo quando gli impegni glielo consentono. Sono tipi giovanili entrambi liberi professionisti e in questi giorni sono a Roma per un corso di aggiornamento. Barbara non è il tipo di donna che si affida ad una tata. Preferisce occuparsi in prima persona del figlio e solo in alternativa dirotta per l’affidamento a nonni o zie. Dopo l’università Barbara non è stata fortunata come Mauro e non ha mai trovato un impiego dove poter far fruttare la laurea in medicina. Ma si è adattata ad un lavoro come assistente di uno studio di commercialisti. Il più grande di Monza a soli 15 minuti di auto da dove adesso abita col compagno e la piccola peste che non smette mai di correre. Ioana apre la portiera mentre la Mazda non è ancora del tutto ferma. Non saluta nemmeno Constantin, che ha guidato fino a li con il finestrino spalancato ed il gomito fuori. Mihaela non parla, lei urla. Qualcosa in un dialetto antico e desueto che né Ioana né Costantin comprendono con precisione, ma quanto basta per eseguire uno schema che hanno provato giorni prima. La capiscono meglio dal tono e sanno che non devono nemmeno provare a contraddirla. Mihaela sa essere molto più pericolosa di suo padre che in un bar di Bungard, a metà strada tra Bucarest e Timisoara , è stato freddato con una scarica di kalasnikov. Le due donne camminano una dietro l’altra attraversando tutto il parcheggio dell’Ikea per poi arrivare alla grande rotatoria. Le auto in transito le sfiorano, suonano il clacson, qualche automobilista le prende a male parole. Loro a volte li ignorano, a volte rispondono con gesti inequivocabili. Ma non si fermano, proseguono a passo spedito entrando nel parcheggio successivo, quello del più grande centro commerciale della zona. Inviare messaggi mentre con una mano spingi il carrello non è una delle cose più facili da fare. E se in più con un occhio guardi lo schermo dell’ i-phone e con l’altro devi curare tuo figlio, le cose diventano decisamente più complicate. Ma Barbara e Mauro si messaggiano in continuazione. Loro sono veramente inseparabili e sono sempre connessi tra di loro, anche virtualmente. “Sn appena entrata al super manu è scatenato come al solito, febbre 36,5, bacio” INVIA. «Amore della mamma stai vicino a me così mi aiuti a fare la spesa» dice Barbara rimettendo in tasca il cellulare. A Manuel piace prendere i prodotti dagli scaffali del supermercato. E a Barbara piace entrare nella corsia e dare le indicazioni a Manuel su cosa andare a cercare. «I vasetti con la mucca e la scritta rossa, li vedi? Bravo, proprio quelli, adesso mettili piano piano nel carrello» . Una bambina guarda Manuel aiutare la mamma e decide di imitarlo. Il supermercato non è per nulla affollato e Manuel sta attirando l’attenzione del personale che sta sistemando i prodotti sugli scaffali. Barbara si aggira tra le corsie e continua a riempire il carrello. La sera successiva saranno a cena degli amici conosciuti in vacanza. Loro hanno già due gemelli di tre anni ed una femminuccia in arrivo. E poi bisognerà pensare al pranzo di domenica. Quello sarà decisamente impegnativo perché oltre ai genitori ci saranno le sorelle e le cugine di Mauro. Barbara si fa venire un dubbio e manda un messaggio a Mauro “Ma tua cugina Marta viene da sola o si porta dietro Davide???” INVIA. Ioana ha diciotto anni ma ne dimostra quasi il doppio. Lei è nata vicino a Roma, ma nessuno si ricorda come si chiamava il paese. Nascere in Italia poteva rappresentare una fortuna, ma non per lei. Lei ufficialmente non esiste. È nata dentro una roulotte in un accampamento di transito durante una migrazione da sud a nord. L’hanno chiamata Ioanna come sua mamma morta mettendola alla luce. Ma non sta scritto da nessuna parte. Ioana non ha documenti, anzi ha quelli della mamma che dicono che è nata Bucarest quindici anni prima. Per il mondo Ioana non esiste, e la mamma di Ioana non è mai morta. Sono la continuazione una dell’altra, la stessa persona con due corpi diversi, la stessa brutalità tramandata, gli stessi occhi che non riescono a guardare serenamente. Ioana ha preso tutto dalla mamma. Tutto il peggio, persino i precedenti penali e per questo potrebbe finire in carcere per un furto che non ha mai commesso e che è avvenuto quando non era nemmeno nata. Ioana non ha scampo, ha paura di tutto anche solo di continuare a vivere. Per questo niente può fare paura a Ioana. Lei si guarda intorno e da lontano ha già visto quello che le interessa. Deve solo anticipare tutti ed attendere nel posto giusto, vicino alle porte di plastica trasparente, quella da dove entrano i muletti e da dove passa solo il personale che lavora nel magazzino. Lì sa già che c’è un angolo nascosto che fa al caso suo. «Manu amore mio, non ti allontanare, ancora poche cose e dopo la mamma ti porta dalla nonna a guardare i cartoni, ok?». Il carrello è abbastanza pieno, mancano solo le bibite, l’acqua e il vino per cucinare, quello nella confezione di tetrapack. «Manu sei capace di prendere l’acqua? Ti ricordi qual è? La bottiglia azzurra con la scritta rossa. La prendi tu?» Barbara è nell’ultima parte del supermercato. Solitamente in quella zona sono raggruppate tutte le cose da bere. Acqua, bibite, birre, la zona dei vini con gli scaffali color legno che tanto ricordano le cantine. I supermercati possiamo dire che sono posti abbastanza curati nell’immagine o almeno compatibilmente al fatto che i prodotti devono poter essere agevolmente presi dagli scaffali dove si gira con un carrello abbastanza ingombrante. Le testate degli scaffali sempre più spesso sono decorate dalle case produttrici e la merce esposta dà sempre un senso di ordine e pulizia. In un supermarket moderno c’è solo una zona “sfigata”. È quella delle acque minerali che sono appoggiate su bancali e ancora ricoperti del cellophane usato per il trasporto. Non a caso le acque sono in fondo a tutto il negozio e molto spesso in prossimità del magazzino del supermercato. Quasi volessero nasconderla alla vista. Tra se e se Barbara pensò: «A Mauro, che si sta occupando dell’immagine di una catena di supermercati, dovrei suggerire di ripensare la zona delle acque, magari installando una fontana a cascata, boh?» Intanto Manuel sparisce dalla vista per pochi secondi. Quanto basta per far salire le palpitazioni di Barbara che decide di andargli incontro. «Tesoro ce la fai a preparare l’acqua? Mamma va là in fondo a prendere il vino mentre tu prepari qui sei bottiglie di queste azzurre. Ti ricordi come si conta fino a sei? Come le tutte le dita della mano più un ditino dell’altra manina. Capito?» Manuel ha imparato a contare fino a dieci, è stato abbastanza precoce, gli piace contare. Conta le sedie di casa, conta le macchine parcheggiate sotto casa, conta i piatti e i bicchieri della tavola apparecchiata. Manuel è anche ubbidiente e determinato e se gli viene chiesto di preparare l’acqua, lui la farà con il massimo dell’impegno. Anche se una persona poco lontano cerca di attirare la sua attenzione. Mihaela non sembra quello che è. Potrebbe sembrare una professoressa un po’ trasandata che non fa molto caso al suo outfit, che non segue gli ultimi dettami della moda. Assomiglia di più ad una donna indossa gli abiti della mamma, usciti dalle collezioni di 30 anni prima. Non ha certo le sembianze di una nomade anche se i monili al collo e ai polsi, gli anelli ed i tatuaggi sulle mani potrebbero rivelare le sue origini. Mihaela è a poca distanza da Barbara. L’ha vista per la prima volta solo pochi minuti prima in un altro reparto del supermercato e in pochi istanti ha realizzato che Barbara aveva con sé quello di cui Mihaela ha bisogno. Uno scambio di sguardi con Ioana e le due donne prendono le posizioni prestabilite. Si appostano come due felini a caccia nella savana. E come due felini mettono in scena lo schema dell’attacco. Mihaela punta verso Barbara, non la guarda mai negli occhi, ma ne avverte solo la presenza, le va incontro e con non curanza si assicura di essere bene in vista. Un momento dopo Mihaela lancia un urlo e stramazza a terra trascinando con sè una mezza dozzina di bottiglie di vino rosso. Ioanna si avvicina sorridente a Manuel. Barbara assiste alla scena di una donna che sembra in piena crisi epilettica. Non ha dubbi, si avvicina a Mihaela e cerca di capire cosa sta succedendo e se può essere in grado di aiutarla. Mihaela sembra che faccia fatica a respirare, tossisce sembra che debba vomitare. Sono attimi di confusione, Barbara urla e cerca di attirare attenzioni su Mihaela. Altri clienti si avvicinano, anche le cassiere poco distanti ed i magazzinieri che giravano in zona. Tutti cercano di soccorrere Mihaela che paonazza sembra agonizzare. Dalle telecamere di sorveglianza si scoprirà successivamente che tutto è accaduto in 42 secondi. Primo secondo: Mihaela cade per terra; secondo secondo: Mihaela comincia ad urlare; terzo secondo: Ioanna si avvicina a Manuel; quarto secondo: Barbara si avvicina a Mihaela; quinto secondo: una cassiera volge lo sguardo verso la zona vini; sesto secondo: una persona anziana si avvicina a Mihaela; settimo secondo Ioanna trascina Manuel nella zona magazzino; ottavo secondo: Barbara è davanti a Mihaela; nono secondo: Mihaela perde del liquido dalla bocca; decimo secondo: un magazziniere si avvicina alla scena; undicesimo secondo Ioana inietta un potente calmante a Manuel; dodicesimo secondo: un'altra cassiera attira l’attenzione del direttore dello store; tredicesimo secondo Barbara infila le dita nella bocca di Mihaela; quattordicesimo secondo: Mihaela smette di muoversi e sembra morta; quindicesimo secondo: Barbara decide di tentare un massaggio cardiaco; sedicesimo secondo: Ioana imbavaglia Manuel; diciassettesimo secondo: Il direttore dello store chiama un ambulanza; diciannovesimo secondo: un cliente solleva le gambe di Mihaela; ventesimo secondo: Ioana comincia a rasare a zero i capelli di Manuel che sembra imbambolato. Dal ventunesimo al trentaquattresimo secondo Barbara esegue un impeccabile massaggio cardiaco così come glielo avevano insegnato durante l’ultimo anno della facoltà di medicina. Intorno a Mihaela ci sono ormai più di dodici persone. Al trentacinquesimo secondo Ioana sfila giubbotto, pantaloni e scarpe di Manuel; trentaseiesimo secondo Mihaela riapre gli occhi; trentasettesimo secondo: Barbara insiste con il massaggio cardiaco; trentottesimo secondo: Mihaela comincia a tossire; trentanovesimo secondo: Ioana ha infagottato Manuel dentro un grande foluard; quarantesimo secondo: Barbara rallenta il massaggio cardiaco; quarantunesimo secondo: Manuel dorme profondamente; quarantaduesimo secondo: Ioanna si passa il fouluard intorno al collo ed esce dalla zona magazzino.
  7. Il Buco Nell'Acqua

    "Il Buco nell'Acqua" "Il Buco nell'Acqua" è un esperimento e una personale necessità di scrittura, di evasione e di condivisione. E' un portale che conduce verso ignote mete, un luogo virtuale, in divenire, il cui format sarà frutto di un'evoluzione spontanea e naturale. "Il Buco Nell'Acqua" é un'insieme di idee, scagliate in un oceano di parole. Queste potranno affondare, ma non senza aver prima creato nel lettore una piccola perturbazione. I racconti variano e varieranno dal gotico al pulp, dal thriller al noir. Il filo conduttore è la ricerca di una scrittura che mostri e che descriva immagini-per-immagini. Una scrittura cinematografica, in bianco e nero. Che evidenzi i contrasti. Una scrittura a volte violenta, in cui la penna si trasforma in coltello e graffia, erode, scava. Nel profondo dell'essere umano. Lasciatevi quindi sedurre dalla mia penna. E prendetemi per mano. Bastien de la Bastille http://unbuconellacqua.blogspot.nl/
  8. Aprire una casa editrice: consigli

    Buongiorno, mi chiamo Alberto. Da anni lavoro nel campo del giornalismo, cartaceo ma soprattutto online. Sto pianificando di aprire una casa editrice non a pagamento. Non è un sogno, ma un progetto (già aperta Iva e iscritto a Camera di Commercio, già perfezionato tramite un lefale un contratto di edizione, già contattato editor freelance che potranno essermi in un modo o nell'altro d'aiuto). Sono qui per: 1) fare conoscenza con persone che amano leggere e scrivere 2) perché no? scovare autori e soprattutto storie interessanti con iniziare un catalogo 3) avere spunti su come debba essere una casa editrice nell'era digitale: uguale a 30 anni fa? Diversa? Se sì in che modo? Grazie dell'attenzione a tutti!
  9. Il Corpo del Gatto - Davide Longo

    Titolo: Il Corpo del Gatto Autore: Davide Longo Collana: Project Casa editrice: Leucotea ISBN: 978-8899067823 Data di uscita: 21/11/2017 Prezzo: 14,90 Genere: Giallo, Noir Pagine: 166 Quarta di copertina o estratto del libro: Quando viene trasferito in un paesino piovoso del nord Italia dalla natia Toscana, il commissario Loriano Vassalli si aspetta di passare i restanti anni di servizio tra le tranquille Prealpi al confine con la Svizzera. Invece, dopo soli due mesi, si trova a far fronte a una serie di omicidi. Che non coinvolgono essere umani, almeno all'inizio. Intanto, anche un ragazzo di origine francese scompare senza lasciare traccia. Il commissario dovrà dipanare una matassa intricata, con l'aiuto di pochi compagni fidati, mentre le sue certezze di poliziotto vacillano e l'aiuto giunge da una direzione inaspettata. Tra i fantasmi di un passato che ritorna, fascisti vecchi e nuovi e prostitute in pensione, un affresco in chiaroscuro delle province post industriali del profondo nord. Link all'acquisto: Il libro è ordinabile da oggi in tutte le librerie. In più lo potrete trovare a questi link: Sul sito dell'editore Amazon IBS Libreria Universitaria
  10. Gold Love Death

    Immagine di copertina: Titolo: Gold Love Death Autore: Nicolò Orlandini Casa editrice: Porto Seguro Editore ISBN: 978-8899993696 Data di pubblicazione (o di uscita):9/11/17 Prezzo: 14,90 Genere: Western, Noir, Thriller Pagine: 263 Quarta di copertina o estratto del libro: A Gold Hill, capitale economica della Confederazione e snodo cruciale del passaggio di tutto l’oro dalle miniere dello stato, si muovono una serie di personaggi spinti dalla brama di potere, ricchezza o prestigio. Il gentile sindaco Mason; Wilson Slifer, l’amato prete misericordioso; l’affascinante Nora Tuckett, segretaria del governatore e custode di un terribile segreto; il giovane e ambizioso sceriffo Bill McMannan. Fanno da contorno ambigui malviventi che si fronteggiano fra loro per il predominio sui traffici d’oro. Su tutti spicca il fantomatico Alchimista, il più ricercato e temuto bandito della contea che sta preparando il colpo più importante della sua carriera criminale. Un thriller cinico e spietato ambientato in un vecchio West immaginario, dove tutti sono corrotti o corruttibili in un inquietante parallelismo con i fatti di cronaca dei giorni nostri. "La vita è una sequenza infinita di scelte, ricordato questo, prova a vederla cosi: quando arrivi ad essere felice tutte le scelte che hai fatto di sbagliato non contano più, perché in un modo o nell'altro, ti hanno permesso di arrivare a quel momento ed essere felice. Se invece non sei felice hai la possibilità di cambiare la tua situazione scegliendo ancora ed ancora." (Don Slifer) Link all'acquisto: AMAZON: https://www.amazon.it/Gold-love-death-Nicolò-Orlandini/dp/8899993696/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1510330243&sr=8-1&keywords=gold+love+death LIBROCO: https://www.libroco.it/ricerca-libri.php?tipo_sezione=tutte&tipo_search=titolo&search=gold+love+death&x=0&y=0
  11. Crime Line (collana PubMe)

    Nome: Crime Line Generi trattati: genere Giallo, Thriller, Mystery, Pulp, Hardboiled, Crime e Noir in tutte le loro sfumature e sottogeneri. Modalità di invio dei manoscritti: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline/contatti Distribuzione: Libri Diffusi, che lavora con FastBook spa, pertanto il cartaceo sarà ordinabile sugli store on-line (Amazon, Ibs, Libreria Universitaria, Giunti) e in moltissime librerie fisiche, tra cui quelle del gruppo Feltrinelli, Ubik e Mondadori. Sito: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline Facebook: https://www.facebook.com/collanacrimeline/
  12. La Signoria Editore

    Nome: La Signoria Editore Generi trattati: Pulp, Fantasy, Fantascienza, narrativa non di genere, narrativa per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: https://info81639.wixsite.com/lasignoriaeditore/invio-manoscritti Distribuzione: Tecnolibri S.r.l. Sito: http://www.lasignoriaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lasignoriaeditore/ ---------------------------------------------------------------------------------------------------- Sono loro particolarmente riconoscente perché mi hanno pubblicato. In ogni caso, se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Non richiedono alcun contributo per la stampa. Non obbligano all'acquisto di copie del tuo o di altri libri. Si occupano della correzione, dell'editing, della realizzazione della copertina in via totalmente gratuita. Ti organizzano eventi e presentazioni e forniscono all'autore supporto grafico per la realizzazione di pagine web e facebook. Il contratto che ti faranno sottoscrivere è già sul loro sito e non nasconde segreti o trappole. I manoscritti possono essere consegnati (in cartaceo) in alcune librerie (indicate sul sito) o inviate a mezzo mail all'indirizzo mail manoscritti@lasignoriaeditore.it In ogni caso è richiesto che il manoscritto rispetti le norme redazionali indicate sul loro sito e che la copia digitale sia in formato .odt Rispondono in circa sessanta giorni, sia che accettino di pubblicare il tuo romanzo, sia per indicarti come migliorarlo. Sono presenti sugli scaffali di diverse librerie e distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano. Il libre, se non è presente, può essere ordinato praticamente ovunque.
  13. Fino a
    Presentazione del libro "Fra Fuori dal grigio" (Chiado Editore) di Salvatore Amato. Presso l'Associazione Culturale Exodus, in via delle Acacie 14 00171, (Repubblica di Centocelle), Roma, dalle 17:30 finché ci andrà, si terrà la presentazione del libro "Fra Fuori dal grigio", interverrà un rappresentante della Casa Editrice, seguito poi dall'autore che parlerà del libro, delle motivazioni del suo concepimento, del messaggio che voleva lanciare e come lo ha fatto, dopo l'autore una bravissima attrice teatrale interpreterà i quattro personaggi del romanzo e leggerà alcuni estratti dello stesso, scelti tra quelli che lo caratterizzano di più. L'ingresso e lo sfizioso rinfresco sono completamente gratuiti, in più verrà dato un piccolo omaggio a tutti coloro che parteciperanno all'evento. Durante l'intera manifestazione è possibile acquistare delle copie del libro, l'acquisto non è assolutamente obbligatorio... Anche se ben accetto Il divertimento è assicurato e completamente gratuito, vi aspetto.
  14. Editore: Augh! Collana: Tomahawk Anno edizione: 2017 Pagine: 182 p., Rilegato EAN: 9788893431590 Cartaceo 13€ Trama Il romanzo, un noir finanziario, narra le vicende di due giovani men che trentenni, Daniele e Riccardo, che lavorano nella banca di investimenti Sterling. Il primo è uno svagato e inelegante matematico precariamente impegnato nella ricerca accademica; il secondo un trader feroce, la cui visione del mondo non prevede mezze misure e si riduce, in definitiva, alla legge della giungla. Nasce in breve, a onta delle differenze, un legame amichevole piuttosto solido. Dopo aver condiviso per circa un anno spazi aziendali e tempo libero, prenderanno strade diverse.. La parte conclusiva della narrazione, che non anticipo, scioglierà i “nodi della vicenda. Contenuti Il sistema bancario e la sua disumanità speculativa. La solitudine, melanconica, o al contrario adrenalinica, dei giovani “in carriera”. La vacuità di un divertimento che prevede il consumo del lusso: si tratti di cibi e bevande o di donne. Ma porrei in primo piano l'amicizia tra i due, ne parlerò più avanti. Il vissuto triste o banale dei protagonisti, che il lettore apprende poco a poco, talvolta mediante l'espediente narrativo del sogno. Mentre la crisi greca fa sentire i suoi effetti sui mercati, Daniele ricerca algoritmi finanziari vantaggiosi e Riccardo si lancia in speculazioni sempre più ardite, indifferente al danno dei risparmiatori. Riuscirà a essere trasferito nella sede di Londra, trampolino indispensabile per la scalata ai vertici del grande trading. Anche la vita di Daniele cambierà, in meglio. Ambientazione e personaggi L'ambientazione è convincente, anche se per così dire ristretta; la vicenda infatti si svolge per la maggior parte a Milano e in interni: la sede della banca, abitazioni, locali pubblici. I protagonisti, che narrano in prima persona la loro esperienza lavorativa e personale, sono presentati e seguiti con efficacia e coerenza. Le mie preferenze sono andate alla figura del matematico, più originale e ricca di sfumature, mentre quella del finanziere, pur ben delineata, risulta un po' troppo iconica. Peculiare, come anticipavo, la loro amicizia. Quando Daniele, reduce dall'inspiegato abbandono della sua ragazza di sempre, si presenta nella banca, non fa meraviglia che Riccardo lo prenda sotto tutela. Non può essere un rivale, la totale inesperienza lo rende maneggevole ed è uno spasso farlo muovere nell'ambiente disinibito delle sue serate. Il rapporto paternalistico in pratica non cambia, ma dopo qualche tempo nasce tra loro una reale empatia. Nella storia si muovono diversi personaggi secondari, in genere ben delineati anche se fuggevoli. Occupano un po' più a lungo la scena Carlo, il divertente coinquilino di Daniele, e la tranquillizzante Matilde. Stile e forma Il romanzo ha una struttura per così dire “pendolare”. I protagonisti infatti espongono a turno le loro vicende e riflessioni. Pur avendo dei precedenti, la scelta narrativa non è molto praticata e provoca un iniziale disagio, presto tuttavia superato dal buon ritmo della scrittura. Il divario caratteriale dei protagonisti la rende in definitiva appropriata. La rappresentazione delle angosce oniriche, che contribuisce a dar loro spessore, invece non sempre riesce gradevole e opportuna. Lo stile è asciutto e scorrevole, con qualche punta di originalità caratterizzante. Corretta la forma; non ho notato refusi, buona la veste tipografica. Giudizio finale Sostanzialmente positivo. Il testo si legge con gradimento, malgrado la notorietà dello spunto: letteratura e cinema hanno reso familiare la crudeltà della finanza. L'esperienza professionale dell'autore emerge in più punti, ma riesce quasi sempre a non appesantire la narrazione. Le spiegazioni sui meccanismi finanziari e le tecniche speculative si inseriscono infatti con naturalezza nei dialoghi e risultano interessanti per il lettore. Meno le considerazioni “politiche”, talvolta un po' scontate. «(…) La politica non dovrebbe essere certo al servizio della finanza» dice Daniele. «(…) Mi fai tenerezza. Dani, è già così. È da parecchio tempo, forse da sempre, apri gli occhi». Peraltro Riccardo rappresenta, come detto, uno stereotipo: i suoi giudizi sono in carattere con il personaggio.
  15. Sangue: reazioni e dettagli medico-legali

    Buongiorno a tutti. Ho un problema - dubbio e avrei bisogno di un parere tecnico (medico-legale) per non scrivere cavolate. Purtroppo non ho mai sgozzato nessuno su di un prato innevato (per mancanza di neve, ovviamente!) e quindi ho alcuni dubbi riguardo alla "reazione" del sangue sulla neve. Posto che in quanto liquido "caldo" dovrebbe sciogliere almeno in parte la neve su cui cade, i miei problemi iniziano riguardo al colore che dovrebbe assumere. Il sangue tende a scurire con il tempo, ossidandosi... ma in quali tempistiche? E queste tempistiche vengono accelerate o rallentate dalla neve? In pratica il sangue sul cadavere e quindi non a contatto con la neve dovrebbe scurirsi prima o dopo di quello che è invece caduto a terra? Sapete darmi anche delle tempistiche approssimative prima che il sangue coaguli e si solidifichi? Mi servirebbe per capire se si può risalire con precisione (più o meno) all'ora del decesso confrontando le due reazioni diverse. Rispondendo a questo post mi risparmierete figuracce (sono in fase di revisione e non voglio scrivere stupidaggini!) e vi ringrazio anche a nome di colui/colei che non dovrò più usare come test alla prossima nevicata.
  16. Titolo: Cliché Noir Autore: Riccardo Gramazio Casa Editrice: Lettere Animate Anno di pubblicazione: 2017 Prezzo: 2,99 Euro (Ebook), 10 Euro (Cartaceo) Genere: Pulp, Noir, Thriller, Commedia Nera Pagine: 160 TRAMA: Un grossista da colpire, una squadra da allestire e parecchi soldi da intascare. Un viaggio scomodo da nord a sud per raggiungere la fittizia Purple Beach, città in cui risiede l’Alieno, il grande e meticoloso capo banda. Personaggi ambigui, violenti e dai tratti folli. Imprevisti, aneddoti, sangue e immoralità in abbondanza. Cliché noir è un omaggio sincero alla tradizione pulp, un romanzo che spiazza e diverte al contempo. LINK: Amazon Mondadori IBS PAGINA AUTORE: PAGINA AUTORE Grazie per l'attenzione...
  17. Mattia Cuelli presenta "La cagna" al Mondadori Megastore di Milano

    Fino a
    Mattia Cuelli presenta il thriller "La cagna" al Mondadori Megastore di via San Pietro all'Orto, Milano. Con l'autore dialogherà il critico letterario Claudio Ardigò.
  18. Mattia Cuelli presenta "La cagna" a Montichiari

    Fino a
    Mattia Cuelli presenta il thriller "La cagna", in uscita il 1° ottobre per Clown Bianco Edizioni.
  19. Bakemono Lab

    Nome: Bakemono Lab Generi trattati: Modalità di invio dei manoscritti: progetti@bakemonolab.com Distribuzione: Non specificato. Sito: https://www.bakemonolab.com/ Facebook: https://www.facebook.com/bakemonolab/ Dal sito: "La collana Classic è indirizzata ai più piccoli. Attraverso storie musicali, filastrocche bilingue e racconti multiculturali i giovani lettori possono confrontare linguaggi diversi e chiavi di lettura non consuete per imparare ad esprimere la propria interiorità. La collana Deluxe è rivolta a un pubblico più adulto. In questi volumi sono le illustrazioni a parlare, a invadere le pagine e a suggestionare la fantasia dei lettori. I romanzi brevi che compongono la Collana di narrativa Tanabata raccontano quotidianità crude e spiazzanti ma, al contempo, sono ricchi di sfumature oniriche e surreali, di tinte noir e gotiche. La Collana Eiga è dedicata agli amanti del cinema. Attraverso saggi critici e monografici i lettori entrano nel mondo delle immagini in movimento, riscoprendo film classici, autori di nicchia e non. Potete spaziare dalla commedia al dramma, dal musical all'horror. Sul sito, scrivono: "La valutazione è gratuita, la pubblicazione anche". Passo la palla agli amministratori per i contatti di rito.
  20. Palladio, emissario del signor Slate

    http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35103-il-tunnel-il-cerchio-la-sconosciuta/?do=findComment&comment=617611 http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35103-il-tunnel-il-cerchio-la-sconosciuta/?do=findComment&comment=617612 Dopo la passeggiata sul lungomare, quella mattina, come da suo solito programma, Ulrich andò in chiesa e si inginocchiò a pregare in prima fila, davanti all’altare: « Vi vedo turbato, signorino Ulrich. Sono settimane che vi vedo ridotto in questo stato ». Il ragazzo interpellato alzò il capo con lentezza, avendo riconosciuto in quelle parole la voce del parroco: « Va tutto bene, padre. » rispose, con un tono che non avrebbe convinto nemmeno lui stesso. « Siete in ansia per via delle vostre nozze imminenti? » domandò il parroco, accanto al ragazzo. Ulrich sorrise di un sorriso velato di tristezza: « Credo che sia così, padre... prego un altro po’ ». Al che, Ulrich ricevette un paio di pacche sulla spalla, dopodiché il parroco si allontanò, dirigendosi alla sagrestia. « Se fosse davvero così, signorino, il Messo avrebbe mandato Lucio, su ordine del Padrone, e non certo me: io non mi occupo di faccende d’amore o di lussuria che sia. I sentimenti, dopotutto, sono faccende banali per gente banale. Potete mentire al chierico, ma non a me ». Ulrich, con uno scatto, fu in piedi; la voce era provenuta dal fondo dell’ampia navata della chiesa, fiocamente illuminata dalle fiammelle delle candele e da un grigiastro raggio di luce, che si insinuava tra i vetri opachi della finestra incastrata dietro all’altare. Ulrich, tremante, mosse qualche passo incerto per quella navata, mentre si guardava intorno: era solo. Completamente solo. Fatta eccezione per colui che aveva parlato: « Fatti avanti, villico! » ordinò Ulrich, con il cuore che palpitava come impazzito, soggiogato dalla paura. « Ma come siamo scortesi! Io non sono un villico, né un popolano, né un mercante, né un signore: io sono un umile servo, notaio delle questioni di guerra, emissario del signor Slate ». Nel mentre in cui quelle parole venivano pronunciate, dalle ombre del fondo della navata venne avanti un uomo; un uomo alto e smilzo, con folti capelli castani che gli incorniciavano il volto magro e scavato, sul quale spiccavano dei luccicanti occhi verdi. Era calmo e incredibilmente a suo agio; procedette speditamente, facendo risuonare ogni singolo passo sul pavimento petroso della chiesa. Tra le mani teneva stretta una pergamena arrotolata, una penna e un calamaio, esattamente come la leggenda voleva che fosse. Ulrich, nel vedere l’emissario venire verso di lui, indietreggiò di istinto, fino a che non sbatté la schiena contro l’altare: « Non avrete paura di me, spero. Dopotutto siete stato voi a chiamare... il signor Slate risponde sempre... al contrario di altri... » disse l’emissario, alludendo, con le ultime parole, alla statua crocifissa alle spalle di Ulrich. Il ragazzo tentò di sorridere, ma non ci riuscì, e quel suo vano tentativo scatenò il riso dell’uomo, che era giunto a pochi passi da lui: « Io sono Palladio » si presentò, quando terminò la risata: « e sono qui per la stipula del contratto tra voi, signorino Ulrich, e sua eccellenza il signor Slate ».
  21. La canzone

    - Mmh - mmmh -mmh -ummh … come faceva? - Mmh - ummh - mmh … quella canzone che ti piaceva tanto - No, non ti ho disturbata per questo. Ultimamente non parliamo spesso … e mi piace pensare qualche volta ai bei tempi, senza problemi, senza litigi. - Ho fatto di testa mia questa volta. - E’ finita. Intendo ... finita per davvero. Il cielo velato negava a tratti il sole di mezzogiorno, ma l’afa rimaneva insopportabile. L’uomo fu costretto ad interrompersi, per riprendere fiato. - Peccato tu non ci fossi al processo. Dovevi vederlo: appena entrato ho intuito che non c’era alcuna possibilità. Il suo corpo flaccido vibrava nel grasso suino che lo faceva sudare anche senza muovere un passo. Le mani artigliavano il tavolo durante la requisitoria, nell’attesa di poter impugnare il martelletto e battere la piena assoluzione. -Hai capito ora quando dicevo che era tutto inutile? Non c’è giustizia per chi vale meno di niente, per chi non ha ville, non ha barche o amici importanti. Si guardò attorno, furtivo. Riverberi abbacinanti di pietre e marmi sfocavano il pomeriggio estivo e le persone si scioglievano in ombre indefinite. - Ironico, no? Mi dicevi che ero pazzo, che ero fuori di me dalla rabbia. Ma alla fine ho avuto ragione. Bella soddisfazione, vero? - E’ per questo che ci siamo lasciati? - No, no, no. Lei era morta. E la sua perdita aveva scavato una fossa tra noi. - Due estranei che sapevano condividere solo rabbia e dolore. - Ma almeno io ho cercato uno scopo. La tua vita si è fermata all’incidente. Incidente, certo ... Rimase immobile per un istante. Un silenzio quasi irreale lo avvolgeva, interrotto solo dal crepitio della ghiaia sotto le scarpe lise. Poi strinse i pugni fino a rendere bianche le nocche. - Perché non mi hai fermato? - Perché mi hai cacciato da casa? - Perché non hai detto niente della tua malattia? Lacrime di sudore scandivano il tempo, scendendo regolari dal viso verso terra. D’improvviso si alzò il vento. E con lui foglie e lontani echi di sirene cominciarono a vorticare attraverso la canicola. - Non sono stato io a cambiare, lo capisci? E’ stato l’incidente, è stata la sua morte a cambiarci. - Colpa di quel verme. E del suo branco di arricchiti. Hanno le barche, loro. Hanno le ville, loro. - E io senza nemmeno te. Non ho più nessuno. - Ho vissuto solo per questo. Ohhh … Dovevi vedere come mi implorava, coi suoi occhi bovini. “Ti prego, ti prego, basta” diceva. Incominciò a sogghignare. Poi una risata bassa, confusa. A tratti respirava, continuando a ridere, sempre più forte, fino a raggiungere isterici toni di falsetto che riverberverarono metallici fra le pareti. - Lui non sapeva … in fondo l’ho accontentato: l’ho lasciato vivo. Storpio, ma vivo. - Gli altri, no. Dovrà vivere anche lui nella solitudine e nella disperazione. - Che si compri un’altra famiglia! Le sirene ululavano sempre più vicine. Si asciugò il sudore sulla fronte con la manica ingiallita della camicia. - Ora devo proprio andare. Ma presto sarò da te. - Ma davvero non ricordi la canzone? Attese in silenzio. Baciò il giglio che aveva in mano e lo posò sulla lapide. E se ne andò.
  22. Titolo: L'ultima estate di Cuba Autore: Stefano Malisoni Editore: LibroMania Pagine: 97 ISBN: B0731BSYGR Genere: noir Formato: e-book Prezzo: 0,99 € Trama Il romanzo è ambientato a Cuba, nel periodo immediatamente precedente alla rivoluzione. Il protagonista, Francisco, è un messicano emigrato in America e finito a Cuba per seguire la sua ragazza, che però lo ha abbandonato per mettersi in salvo dalla rivoluzione imminente. Il destino metterà sulla strada di Francisco un’altra donna, Amanda, ricercata dalla polizia e bisognosa d’aiuto. Il protagonista aiuterà la donna, rischiando quel poco che ha in una corsa disperata verso la salvezza che sembra allontanarsi sempre di più. Come di consueto, preferisco non entrare nel dettaglio per non guastare la sorpresa a chi lo leggerà. Contenuti Politica e rivoluzione, pur essendo cause scatenanti e motore dell’azione, rimangono sullo sfondo e, assieme agli antichi riti vudù, diventano uno scenario esotico e affascinante in cui ambientare una storia che a mio avviso ci parla soprattutto del destino. C’è un senso di ineluttabilità che permea tutto il romanzo e Francisco si abbandona al proprio destino senza opporre resistenza, assecondando il caso e seguendo l'istinto senza fare calcoli o soppesare pro e contro. Uno deve essere qualcosa, oppure inventarselo è la frase che apre il romanzo e, forse, Francisco vede in Amanda l’occasione di inventarsi un ruolo, diventare qualcosa, o almeno provarci. O forse per l’ennesima volta inventa di essere qualcosa senza provare a esserlo davvero, allo stesso modo in cui ha tentato di diventare un coltivatore di tabacco senza provarci davvero. Ambientazione e personaggi L’ambientazione è particolare per collocazione temporale e geografica; riuscire a trasportare il lettore in un luogo e in un tempo lontani dal vissuto quotidiano è un ottimo modo per catturarne l’attenzione e l’autore riesce nell’intento. I personaggi sono tutti piacevolmente strani e particolari. Se ci si prendesse la briga di fare una scheda per ogni personaggio con le relative caratteristiche, forse non sempre risulterebbero credibili, a cominciare dai protagonisti, ma insieme funzionano bene, così come la storia. Francisco e Amanda, con il loro passato travagliato e il presente incerto, rispettano le caratteristiche dei protagonisti di un noir; del genere ritroviamo anche fughe, sparatorie e corruzione. Ma il protagonista è anche un cavaliere senza armatura che sente l’obbligo morale di aiutare la damigella in difficoltà. Nell’amicizia/amore che prova per Amanda c’è una nota di malinconico romanticismo d’altri tempi, sottolineato dall’inserimento di brani di poesie. A bilanciare l’aspetto romantico ci pensa Culio, la “spalla” del protagonista, l’uomo con cui scambiare battute e condividere una visione pragmatica della vita. Stile e forma La scrittura è chiara e incisiva con predilezione di frasi brevi o brevissime, tuttavia in alcune parti ho sentito il desiderio di leggere frasi più articolate. È un po’ come andare in macchina: la velocità - frasi brevi - è adrenalinica e dona un ritmo serrato al testo, ma ogni tanto è bello anche rallentare per cogliere appieno il panorama che ci circonda. Qualche battuta di dialogo non chiara e un paio di frasi un po’ contorte sono gli unici difetti nella scrittura che ho rilevato; in un romanzo di cinquecento pagine passerebbero quasi inosservati ma considerato lo stile di scrittura e la brevità del testo, si notano. La lettura è stata comunque piacevole e coinvolgente grazie a uno stile fluido e asciutto ma non scarno. Giudizio finale Un romanzo breve e incisivo, ma d’altra parte l’autore su WD ci ha abituato a pezzi brevi e incisivi. Ero curiosa di vedere come si sarebbe comportato con un testo più lungo e l’impressione è positiva. C’è tutto quello che ci deve essere per rendere la lettura gradevole: una storia, un’ambientazione curata, dei personaggi interessanti e ben delineati che si imprimono nella memoria e un finale, preannunciato, che va a toccare le corde del sentimento - con garbo e senza esagerare. A mio parere un buon lavoro adatto anche ai non appassionati del genere noir.
  23. Il Giorno Prima di Morire

    Titolo: Il Giorno Prima di Morire Autore: Alessandro Furlano Collana: InNoir Casa editrice: @Genesis Publishing ISBN Kindle: 978-618-5290-77-1 ISBN ePub: 978-618-5290-76-4 ISBN Cartaceo: 978-618-5290-79-5 Data di pubblicazione (o di uscita): 04/09/2017 Prezzo: 3.99 € ebook; 10,60 cartaceo Genere: Thriller / Noir / Poliziesco Pagine: 208 Quarta di copertina o estratto del libro: 1985. Un gruppo di quattro ragazzini di un paesino del Monferrato, trascorre le lunghe giornate estive bighellonando per il paese, tra noia e piccole “ragazzate”. Un giorno uno di loro, Andrea Mossi, sparisce e non verrà più ritrovato. 2015. Alessio Dova, uno dei tre bambini superstiti, è oggi un giornalista di cronaca de La Stampa di Torino. Con l’aiuto dell’amico Commissario, Ivo De Rolandis, deve rintracciare gli altri due amici, persi di vista da anni, e difendersi dai fantasmi di un passato solo apparentemente dimenticato. Al ritmo di flashback e di musica rock i personaggi e le storie di oggi e di allora si devono incastrare per raggiungere la salvezza. In una storia di amicizia, bullismo, amore, vite sprecate, violenza e speranza, il passato è tornato. E ha sete di vendetta. Link all'acquisto: Link Amazon
  24. Invece

    Il frammento che segue costituisce la presentazione di uno dei personaggi del romanzo noir che sto scrivendo. Si tratta un comprimario, un elemento importante ma secondario, e il mio intento è quello di sperimentare o, meglio, esercitarmi a far "crescere" tale personaggio in controtendenza rispetto ad alcuni dei protagonisti principali, la cui connotazione "eroica" verrà, al contrario, scemando progressivamente, sino a diluirsi nella informe normalità del vivere quotidiano, da dove il primo proviene e nella quale è stato forgiato. Il grande inganno di Satana non è la menzogna, ma la verità. Invece. Se una parola poteva esprimere la cifra dell'esistenza di Giovanni sino a quel momento, quella parola doveva essere: "invece". Era un ragazzo mite e sano, abbastanza intelligente. Avrebbe potuto con facilità continuare gli studi e realizzarsi in una più elevata posizione sociale, invece… Claudia, che era stata la l'amichetta del cuore sin dalle scuole elementari, avrebbe potuto percorrere con lui quella strada che porta alla felicità di una coppia solida e innamorata, invece… Ultimate le superiori, grazie a un colpo di fortuna, Giovanni venne subito assunto nella fabbrica dove, prima di lui, aveva lavorato suo padre (probabilmente, il "colpo di fortuna" fu la rinuncia a parte della liquidazione, ceduta in cambio dell'assunzione del figlio). Claudia (invece) si iscrisse al DAMS di Bologna. Inizialmente, ella prendeva il treno tutte le mattine di buon'ora per poi tornare a pomeriggio inoltrato, dopo le lezioni. Alla sera però, benché entrambi molto stanchi, i due non rinunciavano al piacere di passare insieme quel paio d'ore prima di andare a dormire. In quei momenti, si concedevano l'uno ai sogni dell'altra e i loro progetti, entusiastici nella loro semplicità, proiettavano aspettative gioiose sul futuro della coppia. Trascorso circa un anno, Claudia dovette cominciare a sostenere esami o seguire lezioni importanti e perciò, qualche volta, iniziò a fermarsi a Bologna per la notte. << Devo essere lucida… >> -diceva, << …non posso sobbarcarmi la stanchezza di tre viaggi in treno in poche ore. Io e altre due ragazze di Padova studiamo assieme e così ci fermiamo lì a dormire. >>. << Ovvio, Amore mio, però chiamami prima di andare a letto. >>. Gli esami e le lezioni "importanti" divennero sempre più frequenti fino a che, una sera, in cui Claudia appariva particolarmente taciturna e stanca, Giovanni le chiese: << Claudia… >>. << Si? >> << Ma dov'è che dormite a Bologna? >>. << Ci ospita un compagno di corso che ha una casa che occupa lui solo. Uno simpatico, mezzo matto… vedessi che tipo! >>. Giovanni quel tipo non lo vide mai. Una volta, (invece) rivide Claudia. Era un venerdì Santo e la vide attraversare il sagrato del Duomo, per accompagnare alla messa gli anziani genitori. Da moltissimo tempo nessuno l'aveva più vista nel quartiere. Da dietro, Giovanni fece per raggiungerla, e quando oramai stava per toccarle timidamente una spalla per richiamarne l'attenzione, si accorse che il suo Amore -il suo primo e, sino a quel momento, unico Amore- teneva qualcosa tra le braccia, e non era un ramoscello d'ulivo. Con gli anni, egli dimenticò lo sguardo di Claudia. (Invece), non poté mai dimenticare gli occhi di quel neonato che lo fissavano, mentre lui, inebetito e immobile, attendeva che sparissero dentro alla chiesa, inghiottiti dal buio oltre al portone. Come sempre, la domenica successiva venne la Pasqua. A differenza del Salvatore, quell'Amore non risorse. Così, quasi come gettare una sporta di calce su un cadavere nella fossa comune dei sentimenti, Giovanni sparse alcool in abbondanza sui miseri resti di quell'Amore deceduto. Purtroppo, ciò non valse a coprire il fetore della decomposizione che aveva ammorbato l'immenso spazio vuoto rimasto nella sua vita.
  25. Dellacroce consola...

    Il breve frammento che trascrivo di seguito è tratto dal mio secondo romanzo noir editato dallo staff. Verso la fine del racconto, si incrina la dura corazza della giovane ragazza ucraina, già vittima della infame tratta e piegata dalla costante coercizione del proprio sfruttatore editato dallo staff --- Quel diafano rivolo di trasparente umore, che lento scendeva dagli occhi di lei, balenava così sincero sul labbro accogliente che mosse Dellacroce ad arrestarne la caduta con gesto subitaneo e istintivo. Non fu l’intento in sé a strappare l’attenzione della ragazza dal proprio dolore, ma un profumo: il tenue profumo che emanava la mano dell’ispettore. E’ assodato che poche cose hanno la potenza evocativa di un profumo, e in quel delicato sentore di sapone di Marsiglia sottolineato dalla nota di tabacco speziato, la giovane trovò la familiarità consolatoria dell’odore di un padre. Un padre assicurante e amorevole come lei non aveva mai avuto. In quel soccorso sensoriale, durato l’attimo di un respiro, la ragazza trovò la chiave per attingere alle risorse più segrete del proprio animo. Capì che la vita, non quella, ma una vera vita era possibile, qualunque ne fosse il prezzo! Tale era l’incoraggiamento che aveva scovato nel proprio, recondito, magazzino della speranza. Al mondo ci sono anche cose buone, come le mani di un padre che non si è mai avuto. Delle mani ordinarie, di un uomo semplice come Dellacroce. Quante volte Sauro si era chiesto da dove gli venisse quel vezzo, al limite del manierismo, di usare sempre quelle piccole saponette che conosceva già da bambino, senza mai cedere alle lusinghe della crema in dispenser! Così come gli era familiare, innato, il piacere di sfregare a lungo e con cura le mani con quelle piccole saponette gialle… Se nei piani dell’universo il senso di ciò fosse stato la forza infusa da quel sottile afrore, alla sfortunata ragazza, Dellacroce non l’avrebbe saputo mai. È vero, egli aveva notato la giovane riprendere le redini del proprio spirito, ma non avrebbe mai potuto immaginare quale ruolo potesse aver avuto in ciò quel suo impercettibile gesto.
×