Vai al contenuto

Cerca nel Forum

Risultati per i tag 'noir'.

  • Cerca per Tag

    Tag separati da virgole.
  • Cerca per Autore

Tipo di contenuto


Il mondo dell'editoria, senza filtri.

  • Inizia qui la tua avventura nella community
    • Regolamento del Forum
    • Ingresso
    • Bacheca
  • Il mondo dell'editoria
    • Case Editrici
    • Piattaforme Print on Demand
    • Agenzie Letterarie
    • Freelance
    • Questioni legali
    • Concorsi ed Eventi esterni
    • Varie ed eventuali
  • Officina
    • Narrativa
    • Poesia
    • Contest del Writer's Dream
    • I migliori racconti del WD
    • I nostri libri
  • Documentazione
    • Scrivere
    • Leggere
  • Area Relax
    • Agorà
    • WD Club
    • Il blog del Writer's Dream

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione e avventura
  • Biografie, diari, memorie
  • Fantascienza, Horror, Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura non di genere
  • Letteratura erotica
  • Letteratura Rosa
  • Bambini e ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione, avventura
  • Biografia, diari e memorie
  • Fantascienza, Horror e Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura Erotica
  • Letteratura Rosa
  • Letteratura non di genere
  • Bambini e Ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Calendari

  • Presentazione in Libreria
  • Concorso Letterario
  • Corso di scrittura
  • Altro
  • Evento del Writer's Dream

Cerca risultati in...

Cerca risultati che...


Data di creazione

  • Inizio

    Fine


Ultimo Aggiornamento

  • Inizio

    Fine


Filtra per...

Iscritto

  • Inizio

    Fine


Gruppo


Sito personale


Skype


Facebook


Twitter


Provenienza


Interessi

Trovato 107 risultati

  1. Luca Ferrarini

    La Madre

    Credo sia stata una bella giornata. Non saprei dirlo con certezza, ero troppo occupato a dissimulare i miei pensieri affinché nessuno si sentisse ancor più a disagio. Sospetto comunque che alcuni abbiano intuito, quanto meno il mio stato d'animo. Seduto al tavolo della cucina, le braccia pesantemente appoggiate sul tavolo e protese in avanti, stava ripercorrendo con la mente gli avvenimenti più significativi della giornata. Non era venuto nessuno la mattina ad aiutarlo. Per la prima volta si era ritrovato solo al risveglio. O quasi. L'abito nero lo aveva trovato appeso nell'armadio, dove lo attendeva da anni. Si era alzato e preparato per tempo. Non avrebbe potuto sopportare il disagio di farsi trovare impreparato, quando fossero venuti a prenderla. Ero pronto. Quando sono arrivati, verso le 9.00, ero pronto per seguirli. Aveva trascorso tutta la notte in camera con lei, a vegliarla. Cos'altro avrebbe potuto fare? Le abitudini più radicate sopravvivono, si spingono oltre il limite che ci è imposto. Ogni giorno, ogni notte durante quegli ultimi dieci anni si era preso cura di lei. In fondo era sua madre. Quando l'hanno chiusa, non sono riuscito a piangere. Forse avrei dovuto, per loro. Invece niente. Nessun senso di separazione. Li aveva seguiti con la propria auto fino alla chiesa, dove ad attenderli aveva trovato un ristretto numero di parenti. Pochi volti, poco riconoscibili. La cerimonia è stata bella. Sono certo le sia piaciuta. Era riuscito a mantenere un tono dimesso mentre il parroco pronunciava messa. Non ne era certo, ma sospettava che in alcuni punti della recita avesse persino sentito qualche lacrima bruciargli il viso. Le aveva ricacciate indietro, vergognandosene. Chissà se qualcuno di loro ha potuto anche solo immaginare i miei pensieri? Il silenzio in cui era avvolta la casa doveva essere entrato quella mattina stessa, nel momento in cui lui era uscito con loro e con il feretro. Gli è bastato uno spiraglio. Per anni doveva aver atteso in giardino, nascosto dietro un albero o mescolato all’ombra dei cespugli, proprio come faceva lui da ragazzino, quando giocava con i suoi amici. Quando ancora c'erano amici. Sicuramente non aveva dimenticato gli spazi interni, le stanze, gli angoli bui. Così, quando loro erano usciti, lui era rientrato per la porta principale, adagiandosi su ogni cosa. Forse alcuni di loro pensano sia stata una scelta. Ma non è così. Non scegli di rinunciare alla tua vita da un giorno all'altro. No, la vita come la conoscevi ti viene strappata via a piccolissimi bocconi. Sono le piccole rinunce che, accumulandosi nel tempo, fanno affiorare il volto della solitudine. Quando la madre si era ammalata, era tornato a vivere con lei. Molte delle persone che allora frequentava gli avevano consigliato altrimenti, ma non vi era stata altra possibilità. Sua madre non avrebbe mai accettato di lasciare quella casa. I primi mesi aveva continuato a lavorare quotidianamente e ad uscire almeno una volta o due al mese. Poi le condizioni di sua madre erano peggiorate. I momenti di lucidità erano diventati sempre meno frequenti. Ho smesso di uscire la sera. Era impossibile lasciarla sola. Sarebbe stato crudele. Lo diceva anche lei. Per almeno due anni aveva continuato a dormire nella propria stanza, ma poi anche quello non era stato più possibile. Non tanto per lei, quanto per quel che ancora rimaneva della sua sanità mentale. Le urla di un ammalato puoi sopportarle da un'altra stanza durante il giorno. Puoi razionalizzarle. Ma di notte le cose cambiano. Attanagliato dal sonno, il cervello è preda di pensieri che graffiano dentro. L'unico modo era vederla, vederla mentre urlava la sua folle disperazione. Solo così potevo sapere che ad urlare era lei e non io. Le assistenze sanitarie erano state regolari ma di scarso supporto. Una persona (quante volte quel volto era cambiato negli anni!) era venuta giornalmente a controllare lo stato di salute di sua madre. Visite di poco più di un'ora. All'inizio aveva atteso quel momento con feroce desiderio: per poter parlare con qualcuno. Ma poi la palese inutilità di quel palliativo lo aveva convinto a starsene in disparte e lasciare che sbrigassero i loro compiti il più velocemente possibile. Rinuncia dopo rinuncia, la malattia di sua madre aveva sconfitto il suo istinto ad una vita normale. L'isolamento era divenuto la sua unica realtà. Con il passare degli anni, in lei si era liberata un’aggressività che lui stentava a riconoscere. Nei peggiori momenti della notte, quando per evitare che si facesse male le bloccava entrambe le braccia sul letto con le proprie mani, il volto di lei continuava ad inveire contro il suo, a pochi centimetri di distanza, sputando parole che non avrebbe mai immaginato potesse conoscere. Aveva paura. Vedeva cose attorno a lei ed aveva paura. Le ho viste anch'io, in diverse occasioni. Strisciano tra le ombre proiettate sui muri. E sussurrano verità che non sei pronto ad accettare. Tra poco si sarebbe alzato dalla sedia. Nessuna cena da preparare. La poca luce che filtrava dalle finestre creava giochi di ombre che cambiavano al mutare della sorgente esterna: i fari di un'auto di passaggio, l'inconsistenza fredda e tremante dei lampioni al neon. Ombre in movimento. Il silenzio. Provo pena per lui. Si diffonde e schiaccia ogni forma primordiale di ribellione, ti entra dentro con l'aria che respiri per soffocarti le parole in gola. Eppure, esiste solo nel suo passare inosservato, nel suo non esserci. E comunque sia, qui non ha vinto lui. La sento già, di sopra. Si sta preparando per la notte. Sarà lei a prevaricare. Spinse indietro la sedia e si alzò in piedi. In fondo, lo aveva promesso. Salendo le scale, riusciva a distinguere con chiarezza il cigolio dei propri passi sugli scalini consumati dal tempo dal ticchettio di quelle unghie che, impazienti al piano di sopra, si muovevano svelte sull'incavo del letto. Quando è così, meglio non farla aspettare. La luce nella camera filtrava da sotto la porta. Chiuse gli occhi, respirò profondamente. Quando li riaprì, la luce era scomparsa. Non l'ho immaginato. A scuoterlo fu l'urlo improvviso che lo travolse. Urlò a sua volta, non di paura. Era comunicazione. L'unica che avrebbe conosciuto d'ora in poi. Si avvicinò alla porta socchiusa, preparandosi per la notte. L'avrebbe curata come aveva sempre fatto. Quando lei aveva promesso che non lo avrebbe mai più lasciato, lui aveva promesso di fare altrettanto. Aprì la porta quel tanto che bastava per vedere lo specchio appeso al muro sulla parete di fronte. Nel suo riflesso, il letto. Nel letto, il suo destino. Lo stava aspettando. Il silenzio aveva perso. Vi sarebbe stata solo follia. Entrò, lasciandosi il resto del mondo alle spalle, proprio come aveva fatto dieci anni prima. I fari d'un auto illuminarono solo per un istante ancora la casa. Si fecero strada fino al piano di sopra, fino ad incontrare lo specchio. In esso, videro un letto vuoto ed un uomo seduto accanto. Stringeva con una mano le lenzuola. Con l'altra accarezzava il cuscino. La bocca spalancata in un urlo senza fine.
  2. M.Writ

    Italialegge.it

    Sito: https://www.italialegge.it/ Per informazioni e contatti: https://www.italialegge.it/index.php/contact-us-2/ Il nuovo portale dedicato al mondo della letteratura, principalmente italiana, di genere thriller, noir e gialli – Con articoli, recensioni, segnalazioni di libri, consigli di scrittura creativa, biografie, focus su premi letterari, notizie riguardanti produzioni cinematografiche e serie televisive tratte da libri. E molto altro ancora… Il blog si propone anche di ricercare collaborazioni con altri appassionati di libri thriller, gialli e noir e di tutto il panorama letterario e cinematrografico legato a tali generi. Naturalmente ogni contatto richiederà una previa valutazione, perciò - mi raccomando - partecipate alle discussioni e non esitate a contattarci: troverete tutte le informazioni sul sito. Di seguito il link del nostro ultimo articolo: https://www.italialegge.it/index.php/2019/04/08/non-sono-un-assassino-il-best-seller-di-francesco-caringella-ora-anche-film-di-andrea-zaccariello/ Non mi resta che salutarvi con il nostro slogan: sentiti libero di leggere e di scoprire!
  3. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  4. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  5. Torba

    Pietà per gli spietati

    Commento a Cujo Il mio romanzo si intitolava "Pietà per gli spietati". Narrava di Pequod, eroe improvvisato e votato alla ricerca di chi gli ha sterminato la famiglia e maciullato la gamba. I proiettili lo hanno colpito alla coscia e lasciato incosciente in mezzo ai cadaveri della moglie e della figlia. Viene ritrovato dopo alcuni giorni da dei vicini, ma la gamba è ormai irrimediabilmente perduta. I dettagli medici erano ancora da verificare, ma l'idea in sostanza era questa. Il protagonista era ispirato alla figura di Ciccio Pequod, all'anagrafe Francesco Agnello, titolare della fumetteria dove lavoravo, nonché zio dalla parte di mio padre. Anche a lui manca una gamba, sostituita da una protesi che lo costringe a un'andatura da pinguino. Tumore osseo, a sedici anni. Ora ne ha cinquantaquattro e sedici mesi fa ha deciso di aprire il suo angolo di paradiso che si chiama, neanche a dirlo, Pequod. Gli attestati di stima gli sono arrivati da tutte le parti, non soltanto dai nerd e dagli addetti ai lavori. Non è da tutti cercare di vivere di passioni in una città che la passione l'ammazza. Una città che non è nemmeno così squallida da avere il fascino di Sin City. Una città mediocre. L'unica cosa che si è salvata dall'incendio del negozio è una riproduzione della katana della Sposa. Kill Bill, di Quentin Tarantino. Per il resto, non c'è stato nulla da fare. La fumetteria Pequod è stata completamente distrutta da uno dei cortocircuiti che capitano di tanto in tanto a chi prova ad alzare un po' la testa, tanto per vedere se c'è qualcos'altro nel mondo a parte la terra. La saracinesca è stata quasi completamente divelta e a proteggere l'ingresso adesso ci sono solo i nastri piazzati una settimana fa dai carabinieri. Mi infilo tra di essi facendo attenzione a non strapparli inavvertitamente con lo zaino. Punto il fascio della torcia intorno e illumino un inferno annerito di supereroi caduti e vetri rotti. Mi fermo a raccogliere dal pavimento un Dylan Dog. Questa volta l'indagatore è finito in un incubo reale, materiale, che degna di attenzione la carta solo quando deve bruciarla. Il belloccio di Sclavi in copertina impugna la pistola senza paura, ma dalla vita in giù è completamente carbonizzato. Arrivo fino al bancone della cassa, facendo scricchiolare con le scarpe una quantità di detriti. Tolgo un po' di sporco e calcinacci dalla superficie. La profonda tacca incisa dal coltello è ancora visibile, nonostante le fiamme. L'autore del segno non poteva essere più vecchio di me, sui venti o venticinque. Aveva una cicatrice che gli attraversava il sopracciglio, oppure si era tolto i peli con la pinzetta per fare più scena. Molto teatrale. Il suo nome non l'ho mai saputo. Circa un mese fa è entrato e si è guardato un po' in giro, con le mani sprofondate nelle tasche della tuta. Ho messo nel cassetto il quaderno con il mio romanzo. "Buongiorno" l'ho salutato. Non mi ha risposto. Arricciava il labbro superiore attorno a dei baffetti ridicoli, come se dovesse dare un bacio a qualcuno. Sembrava più il muso di un maiale. Si è avvicinato al bancone. "Beddicchio sto negozio." "Grazie" gli ho rispondo. "Però è tutta robba per figghioli. Ma qualcuno ve li ccatta sti giocattoli?" "Hai bisogno di qualcosa?" gli ho chiesto, ma avrei voluto solo prenderlo a calci. Io questi giocattoli li colleziono. Non sono per bambini. Questa è arte, idiota. Ancora non avevo capito bene cosa stava succedendo. Baffetti si è guardato di nuovo intorno e poi mi ha chiesto: "C'è Ciccio?" "No, non c'è." "Ti ha lasciato qualcosa?" "Che mi doveva lasciare?" Mi ha guardato come fossi un cane ritardato. Ha alzato una mano e si è sfregato il pollice con l'indice. "Apri 'sta cassa" mi ha ordinato. Al negozio non era mai successo niente, anche se avevamo aperto da poco. Solo gente tranquilla che veniva a curiosare. Ogni tanto un gruppo di ragazzini più chiassosi. Mio zio non mi aveva mai raccontato di niente del genere, neanche quando era nel settore dell'abbigliamento. "Sei sordo? Iapri!" "Esci di qua," gli ho detto, "sennò finisce male." Non so da dove mi sia uscita. Forse con la testa ero ancora nel mondo di Pequod, quello del mio romanzo. Gli ho indicato la porta con il mento, facendo il duro, ma stavo tremando e lui lo sapeva. Lo fiutava. Era il suo pane quotidiano. "Chistu è sicuru." Ha tirato una mano fuori della tasca e ho visto il coltello. Credevo che gente del genere passasse direttamente alla pistola, ma evidentemente Baffetti aveva visto troppi film di mafia vecchio stile. Lo scatto della lama. L’ha fatta ondeggiare un po' per farmela ammirare e la luce si rifletteva sul metallo per poi finirmi negli occhi. Poi ha piantato la punta nel legno del bancone e l’ha lasciata lì. L'arma ha vibrato per un paio di secondi. "Finisce così, finisce" mi ha detto quello. Mi sono sentito chiamare dal retrobottega ed è stato come svegliarsi da un'ipnosi. Sulla porta c'era mio zio. "Ci parlo io con il signore" mi ha detto. "Tu prenditi una pausa." Sono rimasto immobile. "Ti ho detto che devi uscire!" "Vai e pigliati una Coca Cola, senti a Ciccio" ha detto Baffetti. Ho abbandonato la mia postazione a capo chino. Quando sono passato accanto al delinquente ho sentito che ridacchiava. Stavo per scoppiare. Mi sono fermato giusto fuori dall'ingresso, il minimo per non farmi vedere. Ho sentito i due che alzavano la voce. Non riuscivo a distinguere le parole, ma alla fine Baffetti ha gridato l'unica che contava. Bum. In una nazione progredita. In un centro cittadino. Dopo qualche secondo è uscito, mi ha visto e, prima di allontanarsi, mi ha mandato un bacio con quelle labbra da porco. Quando sono rientrato, il coltello non c'era più e mio zio si stava rintanando nel retrobottega. Non usava mai la stampella. Ora più che mai, sembrava il vecchio capitano di un vascello prossimo a inabissarsi. Giuro che avevo iniziato a scrivere "Pietà per gli spietati" molto tempo prima che questo accadesse. Quando ho incontrato Baffetti per la prima volta, ne avevo già completati i tre quarti ed ero arrivato a un punto cruciale. Pequod, eroe suo malgrado, era riuscito a rintracciare il suo nemico e doveva decidere le modalità di irruzione nel covo. Sarebbe stata una cosa pulita o un bagno di sangue? Avrebbe assicurato il criminale alla giustizia o si sarebbe preso la sua vendetta? Batman o The Punisher? Mi sono bloccato perché io stesso non avevo idea di come procedere. Credevo di avere una strada chiara in mente quando ho iniziato ma, a quanto pare, i punti di vista cambiano alla svelta. Se avessi dovuto rispondere alle domande della mia trama qualche giorno dopo l'incendio, mentre guardavo mio zio in un letto d'ospedale, la risposta sarebbe stata scontata. Eh già. Ciccio Pequod non ha ricevuto in dono da Madre Natura solo il tumore osseo. Ha anche un cuore debole che si è messo a fare i capricci quando ha saputo dell'intimidazione. I malpensanti direbbero che di fragile ha anche la spina dorsale, ma lui è semplicemente troppo buono. Docile. Non è fatto per la guerra. Baffetti invece ce l'ha nel DNA. Il giorno stesso del ricovero, mentre mi prendevo una pausa dall'aria opprimente del Pronto Soccorso, sono sceso al pianterreno a prendere un caffè al bar. E l'ho visto lì. Baffetti. Aveva addosso la stessa tutta di quando è venuto a minacciarci. Con una mano reggeva la tazzina e vi soffiava dentro, arricciando di nuovo quelle labbra suine. Era appoggiato al bancone, parlottava con altri suoi compari che sembrano fatti con lo stampino. Nulla di cui stupirsi. Lo sanno tutti che il bar dell'ospedale è gestito da amici di amici di amici. Sono rimasto lì impalato a fissarlo attraverso la vetrina e, a un certo punto, anche lui si è accorto della mia presenza. Non mi ha riconosciuto subito. Chissà quanti negozi aveva da visitare ogni giorno per guadagnarsi onestamente la pagnotta. Ma, quando mi ha ritrovato nella sua banca dati mentale, mi ha sorriso e ha mimato con la bocca la stessa parola. Di nuovo. Bum. Finora ho parlato del mio romanzo al passato perché "Pietà per gli spietati" non esiste più. Il giorno prima dell'incendio stavo lavorando ad alcuni capitoli per rifinirli, appollaiato sul mio sgabello dietro la cassa, quando lo sguardo mi è caduto sul segno lasciato dal coltello di Baffetti. Ho allungato una mano e ho accarezzato il legno deturpato con i polpastrelli. Pensavo al metallo che aveva segnato per sempre le nostre vite, inutile far finta di niente. In quel momento è entrato mio zio, chiedendomi qualcosa. Ho aperto il cassetto e vi ho fatto scivolare dentro l'unica copia del manoscritto, come facevo sempre. Non avevo detto a nessuno delle mie aspirazioni da scrittore e non volevo farmi sgamare a sognare a occhi aperti sul posto di lavoro. Quando è stato il momento di chiudere bottega - per l'ultima volta, ma non potevo saperlo - sono tornato con lo sguardo a quel segno indelebile che raccontava la nostra sottomissione. Ho distolto lo sguardo, pieno di vergogna. Avevamo piegato la testa sotto gli occhi di centinaia di supereroi che ci guardavano dagli espositori. Metallo su legno. Mi sono voltato verso l'espositore e ho visto la spada della Sposa, forgiata dal mitico Hattori Hanzo, che riposava sullo scaffale. Senza filo, ovviamente, ma sono cose a cui si può porre rimedio. È stato un attimo. Ho preso la katana e ho dimenticato il romanzo nel cassetto. Non so se sia stata una semplice distrazione o una decisione inconscia. È successo e basta. Poggio la spada sul bancone coperto di fuliggine con la riverenza che si riserverebbe a un altare. Quasi mi inchino. La Sposa, prima di completare la sua vendetta, ha avuto un lampo di pietà. Pazienza, nessuno è perfetto. Nell'affibbiare il soprannome a Baffetti, non sono andato molto lontano dalla realtà. Effettivamente, gli amici del suo giro lo chiamavano "Baffuzzi", in dialetto. Dopo l’ospedale, l'ho seguito fino a casa - certa gente non fa nulla per nascondersi - e così nei successivi cinque giorni: sono stato la sua ombra mentre lui sbrigava diligentemente i suoi giri di racket. Mezz'ora fa ha concluso l'ultimo, uscendo da un bar scalcinato con una busta in tasca. Apro la zip dello zaino e tiro fuori il sacco di plastica nero, di quelli della spazzatura. Perché di spazzatura si tratta. Sotto gli occhi degli eroi inceneriti, decido di abbandonare le mie velleità letterarie. In fondo, mi sono piaciuti sempre più i fumetti che la letteratura. Sugli scaffali della mia stanza ci sono action figure e non libri. Io colleziono oggetti di fantasia materializzata. Come la lama della Sposa. Ho deciso di dare un taglio netto al passato. Baffuzzi ride da dentro il sacco gocciolante. Lo prendo dai capelli e lo piazzo proprio sul segno del suo coltello. La parte che andava dal collo in giù l'ho lasciata vicino alla sua auto, insieme alle labbra. Ora la sua faccia è libera da quei peli morbidi e ridicoli. Ride Baffuzzi, e rido anch'io, mentre ammiro il primo pezzo della mia nuova collezione.
  6. bukowsky77

    Nero Press

    Nome: Nero Press Generi: Horror e Gotico, Noir, Giallo, Thriller Modalità di invio Manoscritti: http://neropress.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: http://neropress.it/distribuzione/ Sito web: http://neropress.it/ Facebook: https://www.facebook.com/neropress.edizioni
  7. Ospite

    L'erudita

    Nome: L'erudita Genere: Il catalogo spazia dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai racconti Invio Manoscritti: http://www.lerudita.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: librerie fiduciarie (http://www.lerudita.it/librerie-e-partner/) o attraverso piattaforme on-line Sito: http://www.lerudita.it Facebook: https://www.facebook.com/lerudita/?ref=br_rs Attualmente è un marchio della Giulio Perrone Segnalataci da un utente, contattata, ha risposto alle nostre richieste. Casa editrice nata da poco che si professa non a pagamento, ha tre collane principali (di cui una divisa in diverse sotto-collane) e navigando sul loro sito si trovano diverse iniziative concorsuali, anche per poesia. Sicuramente da tenere d'occhio, mostrano un grande entusiasmo Operano editing, non richiedono contributi per pubblicare di alcuna forma, il loro motto è
  8. Estelwen

    Hope Edizioni

    Nome: Hope Edizioni Generi trattati: La Hope Edizioni è aperta a ogni genere di romanzo, dal rosa con tutte le sue sfumature (erotico, dark romance, bdsm, storico) alla fantascienza, passando per New Adult, Young Adult e thriller e finendo con il fantasy (epico, contemporaneo, ma anche paranormal e urban) e gli M/M. Al momento NON si accettano saggi o poesie né altri tipologie di testi non presenti nella precedente lista. Modalità di invio dei manoscritti: tramite questo form: http://www.hopeedizioni.it/invia-manoscritto/ o via mail all'indirizzo pubblicazioni@hopeedizioni.it Distribuzione: Non specificato Sito: http://www.hopeedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/HopeEdizioni/
  9. Venerdì al Pub black Cat di Bologna (Via zaragozza 83/d), presentazione del libro "Un caso difficile" di Simone Mascardi, edito da Lfa editore. Presentatore di eccezzione Gianluca Morozzi! Venerdì 5 aprile il Black Cat si tinge ancora più di nero! Alle ore 20,30 verrà presentato il libro UN CASO DIFFICILE, una parodia del genere noir ambientata nella città turrita. Detective sgangherati, gangster e femme fatale si muovono (e spesso cadono) tra la Bologna e Casalecchio, alla ricerca di un irriverente totem indiano. La serata sarà organizzata da un team d'eccezione: l'autore Simone Mascardi ci racconterà qualcosa della sua opera, presentato dall'esperto Gianluca Morozzi, mentre il sapiente barista Marino Doland saprà ispirare i vostri gusti alcoolici. E per l'occasione copie del libro scontate! Si possono chiamare noir, thriller, gialli, e sono anni che invadono le nostre librerie, ci emozionano, ci spaventano, ci fanno rimanere incollati alla sedia finché il caso non viene risolto dall'eroe o eroina di turno. Ma cosa succederebbe se il protagonista fosse un detective privato che sembra uscito da un romanzo di Chandler, un uomo chiamato Flip Barrow, anacronistico nel modo di vestire, pasticcione e allucinato, che sembra vivere in un mondo inventato da lui? La storia di Un caso difficile parte da questi presupposti per offrire una parodia del genere noir, ma è anche un libro comico dove situazioni assurde e divertentissime si susseguono una con l'altra, mentre l'investigazione procede in una Bologna caotica e perfetta come sfondo per sparatorie e inseguimenti. Il motore dell'azione è un classico caso da detective. Al novellino e imbranato Jacob Stein, la voce narrante del libro, viene affidato un compito che potrebbe portare alla sua agenzia investigativa (sull'orlo della rovina economica) un mucchio di soldi. Il vecchio signor Barussi-Moncaglia, uno degli uomini più ricchi della città, lo incarica infatti di investigare la fuga da casa della “giovane” figlia (ultrasessantenne), sedotta da un uomo più giovane e convinta a darsi alla macchia, e di ritrovare un prezioso cimelio familiare, orribile a vedersi ma con gran valore sentimentale, che la figlia, nella sua “fuga d'amore” ha trafugato dalla collezione del padre. Quello che Jacob Stein non sa e che non solo dovrà convivere con il suo “socio forzato”, Flip Barrow, che senza che nessuno glielo chieda prende Jacob sotto la sua ala protettrice per insegnarli “a essere un vero uomo”, ma anche che almeno due organizzazioni criminali sono interessate alla signorina Barussi-Moncaglia e al cimelio, e non avranno esitazioni a sparare per avere ciò che vogliono. Fra una sparatoria e una fuga (più fughe che sparatorie), i due protagonisti dovranno setacciare la città, alla ricerca di indizi per ritrovare la giovane (più o meno). Ad aiutarli entreranno in gioco vari personaggi, soprattutto il lunatico Victor Spencer, ex- marine con problemi a distinguere la realtà dalla fantasia, e la bella e misteriosa Nadia. Ma nemici spietati- come l'enigmatico Marchisi, elegante ed efferato, che sembra sempre conoscere le loro mosse, o Richard Vicente, capo psicopatico e violento di una gang di criminaS
  10. dfense

    21 Editore

    Nome: 21 Editore Generi trattati: Quattro, le collane descritte nella prima pagina del sito. Modalità di invio dei manoscritti: via mail - autori@21editore.it Distribuzione: non specificata Sito: http://www.21editore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/21editore/
  11. sandra777

    CRIMINI D'AMARE

    Fino a
    IL FESTIVAL LECCEINGIALLO organizza il Premio Letterario CRIMINI D'AMARE PRIMA EDIZIONE 2019-2020 REGOLAMENTO Art. 1 Il Comitato del FESTIVAL LECCEINGIALLO, allo scopo di promuovere e divulgare la scrittura creativa e favorire la condivisione di esperienze letterarie, organizza la prima edizione del Premio Letterario CRIMINI D'AMARE per romanzi e racconti a tema libero di genere giallo / thriller / noir. Art.2 L'iscrizione al Premio è aperta agli autori di qualsiasi nazionalità, che abbiano compiuto la maggiore età al momento dell’iscrizione del bando e che presentino opere scritte in lingua italiana. Non sono ammesse opere che inneggino alla violenza, al razzismo o a qualsiasi riferimento che possa turbare la sensibilità delle persone. Art. 3 Il concorso prevede due sezioni: SEZIONE A Romanzi editi pubblicati in edizione cartacea a partire dal gennaio 2018 (provvisti di codice ISBN). SEZIONE B Racconti inediti con una lunghezza massima di 40.000 battute (spazi inclusi). Art.4 Le opere in gara per entrambe le sezioni dovranno pervenire entro il 31/12/2019 (fa fede il timbro postale o la ricevuta del corriere), con le seguenti modalità: SEZIONE A Invio 3 copie del volume mezzo posta o corriere (le spese di spedizione sono a carico dei partecipanti) all'indirizzo: Festival Lecceingiallo, via dei Palumbo 12, 73100 Lecce. In alternativa è possibile invio di una copia digitale (PDF o e-pub) all'indirizzo e-mail lecceingiallo@gmail.com. All'opera dovrà essere allegata una breve scheda di presentazione dell'autore, contenente recapiti utili in caso di qualificazione e la fonte da cui si è appresa la notizia del Premio . SEZIONE B Invio copia digitale per e-mail all'indirizzo leggeingiallo@gmail.com con le seguenti specifiche: formato docx o .pdf, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1,5. Nel corpo della mail dovranno essere inseriti: - breve presentazione dell'autore - indirizzo e numero di cellulare - fonte da cui si è appresa la pubblicazione del bando. Art.5 Ogni partecipante potrà presentare una sola opera per entrambe le sezioni. Le opere idoneamente pervenute saranno valutate a giudizio insindacabile e inappellabile dal Comitato del FESTIVAL LECCEINGIALLO comprendente personalità del mondo letterario. Le opere inviate non verranno restituite. Art.6 Nel mese di aprile 2020 il Comitato renderà noti i finalisti di ciascuna categoria. La premiazione dei vincitori avverrà nella serata conclusiva del FESTIVAL LECCEINGIALLO che si terrà a Lecce nel mese di maggio 2020. Art.7 Ai vincitori saranno conferiti i seguenti premi: SEZIONE A Primo classificato - Attestato di merito e riconoscimento creato da un artista del territorio salentino. Il vincitore è tenuto a prendere parte alla cerimonia di premiazione. Secondo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. Terzo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. SEZIONE B Primo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. Secondo e terzo classificato - Attestato di merito Inoltre i primi 10 racconti finalisti saranno pubblicati a titolo gratuito in una raccolta antologica edito dalla casa editrice I Quaderni del Bardo di Stefano Donno. Le modalità di pubblicazione saranno definite a discrezione esclusiva dell'editore. Art. 8 La partecipazione al concorso implica automaticamente: - l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. - l'assunzione in prima persona del partecipante di ogni responsabilità in ordine all'opera inviata, dichiarando di averla realizzata legittimamente, e di poterne disporre in assoluta libertà; - l’espressa autorizzazione al Comitato, nonché i suoi diretti delegati, a trattare i dati personali trasmessi ai sensi del Regolamento EU 679/2016 (GDPR) e successive modifiche, anche ai fini dell'inserimento in banche dati gestite dalle persone suddette; - autorizzazione in caso di premiazione a pubblicare il proprio nominativo su quotidiani, riviste culturali, siti web, etc. - la concessione del libero uso da parte del Premio per l’inserimento in antologia edita da I Quaderni del Bardo.. Partecipando al concorso lo scrittore manleva inoltre il Comitato da qualsivoglia responsabilità e conseguenza pregiudizievole derivante da domande e/o pretese azioni formulate e avanzate in qualsiasi forma, modo e tempo per quanto riguarda contenuto e titolo dell'opera. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario senza obbligo di comunicazione alcuna da parte del Comitato del FESTIVAL LEGGEINGIALLO. Per qualsiasi controversia o contestazione vigono le leggi, i regolamenti e le consuetudini in materia ed è competente il foro di Lecce. Per ulteriori informazioni scrivere a lecceingiallo@gmail.com
  12. dfense

    Emersioni

    Nome: Emersioni editrice Generi trattati: http://www.emersioni.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.emersioni.it/#contatti Distribuzione: Messaggerie Sito: http://www.emersioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/emersionieditrice/
  13. dfense

    Edizioni Eventualmente

    Nome: Edizioni Eventualmente Generi trattati: dal sito: "Edizioni EventualMente® seleziona opere letterarie inedite di poesia, noir, gialli, racconti, cucina, romanzi, narrativa, storia, arte e storia locale, etc". Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizionieventualmente.it/NuoviTalenti.html Distribuzione: http://www.edizionieventualmente.it/Distribuzione.html Sito: http://www.edizionieventualmente.it Facebook: https://www.facebook.com/edizioni.eventualmente
  14. Marita Cavallari

    A&B editrice

    Nome: A&B editrice Generi trattati:Thriller, Noir, narrativa non di genere, saggistica Modalità invio manoscritti: http://www.aebeditrice.com/it/contatti.php Distribuzione: http://www.aebeditrice.com/it/distribuzione.php Sito: http://www.aebeditrice.com/it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/AB-1119061108125822/
  15. Ospite

    Ciesse Edizioni

    Nome editore: Ciesse edizioni Generi pubblicati: le Collane sono visibili sul sito Invio manoscritti: http://www.ciessedizioni.it/manoscritti/ Distribuzione: http://www.ciessediz.../distribuzione/ Sito: http://www.ciessedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/CIESSEdizioni?ref=sgm
  16. Writer's Dream Staff

    Fratelli Frilli

    Nome: Fratelli Frilli Genere: Attualità ed economia, Letteratura bambini e ragazzi, Narrativa, Noir, Storico, Saggistica, Sport, Teatro, Medicina, Umorismo Invio Manoscritti: mediante email (info@frillieditori.com) come specificato in home page (lato destro) Distribuzione: http://www.frillieditori.com/index.php?option=com_content&view=article&id=88:distributori&catid=42:distributori&Itemid=69 Sito: http://www.frillieditori.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/fratelli.f.editori/
  17. Moriarty

    Bonaventura e il tacco della morte

    **Il seguente racconto è un esperimento personale mero a creare un personaggio in puro stile noir/poliziesco immerso però in una realtà distorta e comica. Spero vi piaccia, ci sto ancora lavorando. Ogni consiglio è ben accetto.** BONAVENTURA E IL TACCO DELLA MORTE «BONAVENTURA!» «Sì, capo?» «Sei un buono a nulla! Questa ti sembra una notizia interessante? A chi diavolo vuoi che interessi un articolo sulla misteriosa sparizione di un container pieno di dannate scarpe rosse?» «Ma capo…io...» «Io, io… Tu stai cercando di farti licenziare, vero? O vuoi far implodere il mio vecchio cuore? Ho già il Sindaco con il fiato sul collo, non mettertici pure tu.» «Capo, ho fiutato una pista. Lo scorso sabato uno degli addetti allo scarico della nave che conteneva il container è stato trovato in un magazzino con l’osso del collo rotto. La polizia lo ha archiviato come incidente sul lavoro, caduta accidentale dicono. Un container misteriosamente scomparso e un operaio morto. Credo sia abbastanza per indagare, non crede?» «Ma che gran segugio. E tu saresti più acuto di un poliziotto eh?» «Faccio solo il mio lavoro.» «Beh vuol dire che non hai capito qual è il tuo lavoro. Quando ti vidi la prima volta ero sicuro tu fossi un osso duro, un grande reporter, ambizioso e dotato. Dov’è finita la tua grinta ragazzo? Siamo la testata giornalistica più importante di questo dannato Paese. La gente vuole essere coinvolta in quel che legge, vuole notizie da prima pagina. Dovrei metterti a lavorare in coppia con Anderson, almeno impareresti qualcosa. Rimettiti al lavoro e vedi di portarmi un articolo decente.» «Agli ordini, capo.» Mi chiedo perché continuo a lavorare per questi idioti. Non colgono l’importanza del mio materiale. Dovrei mettermi in proprio. Anderson... tsk! Figlio di un riccone che fece fortuna nel mercato di protesi mammarie, infilato fresco di laurea come reporter. Non fa altro che scrivere di omicidi, stupri, rapimenti. È semplice cavalcare l’onda con queste notizie ovvie. Il mio duro lavoro viene invece deriso e trattato con superficialità. La perizia usata nel confrontare tutti i registri di polizia per tracciare un ipotetico profilo dei loschi individui coinvolti nel furto e nel traffico di scarpe rosse non è importante a parer loro. Beh voglio proprio vedere la faccia che faranno quando scoprirò che sono coinvolti, chissà, i servizi segreti, o spietati terroristi, oppure quando metterò allo scoperto un vero e proprio mercato nero internazionale di scarpe rosse, gestito da morbose signore di mezz'età pronte a tutto. Sarà meglio rimettersi al lavoro. Devo riesaminare con cura tutti i documenti e cercare di restringere le piste da seguire. Forse dovrei passare le mie informazioni a qualche detective della polizia, loro avrebbero di sicuro i mezzi per ultimare l’indagine, ma credo proprio non lo farò. In fondo faccio il reporter perché sono stato cacciato via dalla scuola per detective, a quanto pare zero centri su cento al poligono di tiro non è un risultato accettabile. Come se un detective dovesse per forza essere un pistolero. Ad ogni modo… il giornale di oggi riporta una notizia interessante: ** Benton Adams, proprietario della fortunata azienda Adams&Adams è ricoverato presso il Benny Hospital. Un fattorino afferma che il malore del signor Adams è seguito alla lettura di una lettera che lo stesso gli avrebbe recapitato nella mattinata di ieri, lettera di cui tuttora non v’è traccia. Per ora la prognosi è riservata, nessuno può contattare il noto magnate, nessuno eccetto la polizia che è già al lavoro per far luce sull’accaduto. ** Bingo, ci siamo! L’azienda di Adams ha denunciato diversi mesi fa il furto di due container contenenti scarpe da donna. Ovviamente la polizia non ha dato molta importanza alla cosa, loro no, ma io sì. Credo proprio sia il caso di fare due chiacchiere con il signor Adams. Sì, ma come? Nessuno può avvicinarlo, solo la polizia. Forse posso travestirmi da infermiere, uhm...no, troppo scontato. Ecco, ho trovato! Devo solo passare dal francese, lui penserà al resto. Il francese andava proprio forte qualche anno fa. Diede parecchio filo da torcere alla polizia, un ladro come pochi, abile nei travestimenti, e si dà il caso che sia in debito con me. [appartamento del francese] «Philippe apri, sono io.» «Io chi?» «Torquemada.» «Torque chi? Senti amico non ho tempo da perdere. Dimmi chi sei o vattene al diavolo!» «Dannazione Moreau, sono Bonaventura.» «Ehi Nick, vecchia volpe, ora ti apro.» L’appartamento del francese è una vera reggia. Dipinti, statue, tecnologie all’avanguardia, un grazioso bottino frutto dei suoi furti passati. «Che ci fai qui reporter?» «Mi serve il tuo aiuto, francese.» «Che tipo di aiuto? Lo sai che sono fuori dal giro amico.» «Dimentichi che mi devi un favore? Vuoi che qualcuno venga a sapere del piccolo incidente a Disneyland? Già pronto per la prima pagina: Philippe Moreau, dopo aver ingerito un incredibile dose di frullato alla fragola, sopraffatto dalla carica di zuccheri, cerca disperatamente di abusare sessualmente di Biancaneve sfidando a braccio di ferro sei dei sette nani e facendo pressioni psicologiche sul povero Cucciolo che, spaventato, afferra un coltello attaccando un visitatore. Che te ne pare? Credi che questo piacerà ai soci del tuo club? Se non ci fossi stato io laggiù a tirarti fuori dai guai saresti finito dietro le sbarre, altro che in questa reggia. Quindi amico, cerca di essere riconoscente.» «Frena, frena Bonaventura. Volevo solo sapere in che modo potevo esserti utile.» «Necessito di un documento, devo diventare un cardiologo del Benny Hospital.» «Uhm… non dovrebbe essere un problema.» «Mi serve per stasera. Fai un buon lavoro.» [ufficio] «BONAVENTURA! Nel mio ufficio, subito!» Dannazione, ci risiamo… «Si capo?» «Dove sei stato? Ti ho fatto chiamare ma non c’eri.» «Sto seguendo una pista.» «Perdiana, di nuovo quelle maledette scarpe rosse?» «Niente affatto, capo. Si tratta di un cadavere, anzi, molti cadaveri. Sangue, e morte ovunque.» «Lo spero per te ragazzo. Ritorna a lavoro e tienimi informato.» Non mi resta che aspettare. Il francese farà di certo un ottimo lavoro. [dopo qualche ora] «Francese apri, sono Bonaventura.» «Entra Nick, ho appena finito di timbrare il tuo documento.» «Uhm… dov’è?» «Ecco qui, che te ne pare?» «Eccellente, ottimo lavoro. Sfido chiunque a dire sia un falso.» «Sono contento ti piaccia.» «Un ultimo favore Philippe, scattami una foto mentre indosso queste.» «Problemi d’identità, Bonaventura? Perché dovrei fotografarti mentre indossi scarpe da donna?» «Non fare domande e procedi.» «Voilà, ecco la tua foto.» «Francese, io vado. Tieniti fuori dai guai.» «Certo Nick.» [in ospedale] L’ospedale è sempre il solito via vai e con questo camice mi mimetizzo davvero bene tra la folla. Mi occorre il registro dei ricoveri. Eccolo qua, terzo piano, lì si trova la stanza di Adams. Come sospettavo un giovane poliziotto piantona la porta. Spero non fiuti il trucco. «Agente!» «Dottore, buonasera.» «Buonasera agente. Dovrei visitare il paziente.» «Mi spiace dottore, gli ordini sono di non far entrare nessuno.» «Io le sembro nessuno? Il paziente è sotto la mia responsabilità. Devo visitarlo.» «Il suo nome non compare nella lista dei medici autorizzati, dottor Willow.» «Sostituisco il mio collega, si è dovuto assentare per un grave caso di sprongellosi acuta irreversibile. Malattia altamente infettiva. Dico, non sarà mica entrato in contatto con il mio collega?» «A dire il vero credo di aver stretto la sua mano.» «E siete vaccinato per la sprongellosi acuta irreversibile?» «Non saprei, credo di no.» «Santi numi! Corra presto al pronto soccorso ragazzo se non vuole ridursi ad una piaga vivente. Faccia presto. Forse è ancora in tempo per il vaccino.» «Ma devo piantonare il signor Adams.» «Ci penso io qui. Rimarrò finché lei non sarà di ritorno. Deve sbrigarsi prima che l’aorta si infetti fratturando l’omero causando così un ascesso di pus autoimmune deteriorando il sistema nervoso centrale nelle sinapsi dell’organismo. Faccia presto e mi raccomando non starnutisca in giro. Corra, corra in nome del cielo.» «Corro. Grazie dottore.» Sprongellosi, sono davvero divertente quando mi ci metto. Un camice bianco, due termini scientifici buttati giù a casaccio e il gioco e fatto. Benton Adams, eccolo! Dovrò giocare bene questa carta. Non posso fallire. «Adams.» «Dov’è il dottor Jhonson?» «Adams…Mi mandano loro.» «Loro chi?» «Vogliono sapere dove hai messo la lettera. Hanno paura che possa cadere la copertura. Che tutto venga a galla.» «Paura? Chi avrebbe paura? Di cosa state parlando?» «Adams, non fatemi perdere tempo. Scarpe rosse!» «Oh… Anche voi siete finito in questo orribile giro? Che Dio ci aiuti.» «Avete ragione. Dov’è la lettera? Devo eliminarla prima che la polizia la trovi.» «Guardate nella giacca, la ladra interna è forata. La lettera deve essere da qualche parte tra la stoffa della giacca.» «Trovata!» «Mi raccomando, io non ho aperto bocca.» «Lo spero Adams, lo spero.» L’operazione si è dimostrata più semplice di quanto pensassi, troppo semplice forse. Sarà meglio sbarazzarsi di questo travestimento e tornare a casa. Vediamo cosa dice questa lettera: “Adams, sono spiacente ma la vostra cassa è andata perduta. Sono desolato. Abbiamo dovuto sistemare un operaio giù al porto. Mi ha visto in faccia, non potevo permettergli di cantare. Avevamo detto niente morti lo so, ma nessuno deve ostacolare la nostra ascesa. Vi manderò presto altre due casse per scusarmi dell’accaduto. In ogni caso è arrivata nuova merce. Venite martedì al vecchio magazzino dietro al porto dopo mezzanotte. Metteremo la merce all’asta. Roba di ottima fattura, per veri intenditori.” Le cose cominciano a farsi sempre più chiare. Domani notte andrò al magazzino. [il giorno dopo, al magazzino] Mancano ancora venti minuti a mezzanotte. Nascosto come sono fra questi bidoni non dovrebbero esserci problemi. Nel magazzino c’è un po’ di movimento, ma nulla di rilevante. Due gorilla scrivono qualcosa su una specie di registro. Devo riuscire a prenderlo. Ecco sì, scimmioni, fate i bravi, andate lontano sì... Preso! Maledizione questa è roba che scotta, la maggior parte dei nomi illustri della città sono presenti in questa lista. Quando pubblicherò l’articolo verrà fuori proprio un bello scandalo. «EHI TU! CHE COSA CI FAI QUI? ESCI FUORI!» Dannazione, mi hanno scoperto. «BECCATI QUESTO, CURIOSONE!» [in una stanza, dopo essere rinvenuto dal colpo] «Ma che cavolo...?» «Benvenuto Bonaventura, la aspettavo. Si serva pure, beva un drink.» «Sindaco Jackson? Da non crederci. Dov’è il gatto obeso che solitamente accarezzate voi cattivi in queste occasioni?» «Sono allergico ai gatti, purtroppo. Comunque, quello che tu chiami casino non è altro che semplice mercato.» «Certo, lo dicevano anche della tratta degli schiavi.» «Sono un uomo d’affari, faccio solo il mio lavoro.» «E in cosa consisterebbe il suo lavoro? Cosa c’è dietro il traffico di scarpe rosse col tacco? Perché avete ucciso quell’operaio giù al porto?» «A questo punto non vedo perché dovrei nasconderlo, tanto non credo lo racconterai mai a nessuno. Ecco, ammira la sinuosità della mia figura.» «Ma cosa significa? Perché indossa quelle cavolo di scarpe rosse col tacco?» «Tutti hanno i loro segreti ragazzo, i loro vizietti. Io purtroppo sono avvezzo da anni a certi piaceri della vita. Io, come altri illustri e rispettabili uomini. Non c’è niente di più gratificante, di più stupefacente che indossare delle comode ed eleganti scarpe rosse col tacco. Per quanto riguarda quell’operaio, diciamo che è stato vittima della sua stessa curiosità.» «Ma questa è follia!» «Sarei io il folle eh? Folle è chi ha stabilito che gli uomini non possono mettere un elegante smoking nero con delle graziose scarpe rosse col tacco conservando ad ogni modo la propria mascolinità e virilità! Vedo che avete in mano la lista dei partecipanti all’asta. Come ben vedete sono persone illustri, di alto rango, gente rispettabile che si concede di tanto in tanto il piacere di calzare una scarpa rossa col tacco. Aumenta l’autostima, dovreste provare Bonaventura.» «Non tirarmi dentro questo schifo. Lasciami andare, Jackson.» «Un colpo in testa e tutto finirà, Nick Bonaventura.» «Jackson, fossi in te non lo farei. Non puoi. Perché io… io...» «Perché mai non dovrei farlo?» «Perché ecco, io… io non l’ho mai detto a nessuno per paura di essere deriso, ma…ecco, ADORO LE SCARPE ROSSE COL TACCO!» «Cosa? Non prendermi in giro.» «È così, dico la verità. Guarda nel mio portafogli, è la foto più cara che ho.» Per fortuna ho fatto fare quella foto dal francese. «Gran belle scarpe, complimenti. Ma non capisco Bonaventura, cosa cerchi di dirmi?» «Non volevo arrivare fino a questo punto, non mi sopporto quando piango. Ho seguito questa pista non per smascherarvi, ma per potervi incontrare. Ho vissuto un’infanzia decisamente infelice e l’unico mio svago era indossare le scarpe di mamma e sognare ad occhi aperti. Quante strade avrei calcato, quanti chilometri avrei percorso con quelle adorabili scarpe. Le avrei indossate anche a scuola fosse stato per me. Credevo non avrei mai detto queste cose a nessuno, che fosse un gusto tutto mio. Questo finché non ho letto della sparizione del container, allora ho capito di non essere solo. Noi non siamo soli. Non lo siamo.» C’è l’ho fatta! Le finte lacrime hanno funzionato come al solito. Jackson singhiozza come un bambino, è davvero convinto che io adori quelle cavolo di scarpe col tacco. «Bonaventura, tu sei il figlio che ogni padre vorrebbe avere. Scusami se sono stato duro con te. Un giorno non dovremo più nasconderci. Un giorno chiunque sarà libero di indossare scarpe rosse col tacco senza essere deriso. Senza che gli venga puntato il dito contro. Sei libero, farò recapitare a casa tua quattro scatole di scarpe col tacco di ogni modello e fattura. Te le meriti. Quando avrai bisogno d’aiuto, di sfogarti con un amico, la mia porta è sempre aperta ragazzo.» [qualche giorno dopo] Uscito da lì mi precipitai subito dalla polizia. Raccontai tutto, diedi una copia della lista e ottenni l’autorizzazione per pubblicare il mio articolo. Com’è buffa la vita, in fondo quei poveracci volevano solo essere liberi di calzare una scarpa, volevano essere loro stessi, senza maschera alcuna. Un po’ mi dispiace, forse se non avessero ucciso quell’uomo... Il giorno dopo arrestarono il Sindaco e tutti gli illustri signori coinvolti nello scandalo. Dopo la notizia, Anderson prese due giorni di riposo per smaltire il mal di stomaco da invidia. Io pertanto mi godo il meritato successo professionale. Nel giro di pochi giorni ho ricevuto offerte da molte testate giornalistiche e anche da un produttore cinematografico. Mi vogliono incontrare nei loro studi, dicono faranno un film sulla mia storia: BONAVENTURA E IL TACCO DELLA MORTE.
  18. pietroc67

    Runa Editrice

    Nome: Runa editrice Genere: Noir, Giallo, Avventura, Narrativa, Saggistica Invio manoscritti: non specificato (contatti: http://www.runaeditrice.it/index.php/contatti.html) Sito web: http://www.runaeditrice.it/ Distribuzione: http://www.runaeditrice.it/index.php/promozione.html Facebook: https://www.facebook.com/runaeditrice
  19. Scarpanto

    La Ponga Edizioni

    Nome: La Ponga Generi pubblicati: narrativa, mainstream o di genere: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere. Modalità di invio testi (se disponibile): Sito in lavorazione Distribuzione: Sito in lavorazione Sito: https://www.lapongaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lapongaedizioni Dal loro Facebook: vi comunichiamo che il piano editoriale per il 2017/2018 è pieno e che, attualmente, non valutiamo proposte fino a data da destinarsi. --------------------------------------------------------------------- Mi chiamo Omar e volevo segnalare la mia esperienza (positiva) con questa casa editrice. Ho trovato il nominativo su Internet e vedendo che è vicino a casa (Monza), ho deciso d'inviare la sinossi di un mio lungo racconto, insieme al primo capitolo. Dopo una decina di giorni sono stato contattato via mail da Valerio, che diceva di essere interessato e d'inviare l'intero manoscritto. L'ho fatto e dopo circa un mese mi ha inviato una valutazione completa del testo. Essendo che abitiamo vicini, ci siamo trovati per un caffè per parlare della pubblicazione. Valerio è stato chiaro fin dall'inizio. Non vogliono contributi di nessun genere ma la loro politica aziendale è la seguente: Pubblicano in ebook, poi passano al cartaceo solo se il riscontro del mercato è positivo. Preferiscono stampare poche opere ma che ritengono valide. Ho accettato e così mi ha inviato un contratto editoriale che ho fatto valutare. Seri, non chiedono nessun contributo. Dopodichè ho lavorato con l'editor per quanto riguarda la correzione del testo ed abbiamo impiegato quasi due mesi di contatti pressochè quotidiani. Si sono occupati di tutto, dalla copertina all'impaginazione, coinvolgendomi però in tutto quello che facevano. Tra pochi giorni uscirà il mio racconto, "Notturno Parigino". PRO Non chiedono contributi; Editing serio e curato; Velocità di risposta; Contatto molto personale (per la firma del contratto ci siamo trovati per bere un mirto); Vendono sugli store italiani ed internazionali (IBS; Unilibro, Amazon ecc..) Tengono conto delle opinioni dell'autore; CONTRO Inesperienza (devono farsi le ossa); Pubblicano solo su ebook e poi passano al cartaceo (però lo mettono bene in chiaro al primo contatto); Stampano poche copie e le piazzano sul mercato in modo calibrato; Sono ancora poco conosciuti. La mia esperienza è stata positiva, dopo aver conosciuto altre CE (tra cui Albatros) che mi volevano solo spennare. Credono in quello che fanno e hanno passione. Quando avrò pubblicato vi dirò come si sono comportati in fatto di promozione e se hanno mantenuto le promesse. Saluti Omar
  20. Roberto Ballardini

    Il picchiatore

    [Rimosso su richiesta dell’autore]
  21. Titolo: Cliché Noir Autore: Riccardo Gramazio Casa Editrice: Lettere Animate Anno di pubblicazione: 2017 Prezzo: 2,99 Euro (Ebook), 10 Euro (Cartaceo) Genere: Pulp, Noir, Thriller, Commedia Nera Pagine: 160 TRAMA: Un grossista da colpire, una squadra da allestire e parecchi soldi da intascare. Un viaggio scomodo da nord a sud per raggiungere la fittizia Purple Beach, città in cui risiede l’Alieno, il grande e meticoloso capo banda. Personaggi ambigui, violenti e dai tratti folli. Imprevisti, aneddoti, sangue e immoralità in abbondanza. Cliché noir è un omaggio sincero alla tradizione pulp, un romanzo che spiazza e diverte al contempo. LINK: Amazon Mondadori IBS PAGINA AUTORE: PAGINA AUTORE Grazie per l'attenzione...
  22. Roberto Ballardini

    In chat

    commento Racconto rimosso su richiesta dell'autore.
  23. Nowhere Books

    Selezioni Progetto Breaking Book > ANIMA LIQUIDA

    Fino a
    A breve avranno inizio le selezioni dei prossimi 8 autori da inserire all'interno del Progetto Breaking Book per la produzione del terzo romanzo della serie: ANIMA LIQUIDA. Non sai così è un Breaking Book? Qui tutti i dettagli.
  24. dri

    Hypnos Edizioni

    Nome: Hypnos Edizioni Generi trattati: Weird Modalità di invio dei manoscritti: premio Hypnos Distribuzione: DirectBook, internet, librerie affiliate Sito: http://www.edizionihypnos.com/ Facebook:https://it-it.facebook.com/edizioni.hypnos/
  25. Quando sentì i cinque rintocchi di campana, Anna si sentì percorrere da un brivido perché il momento tanto sognato stava arrivando. Per gli strani equilibri che regolano la mente umana, ebbe un momento di paura, tanto che si stupì di sperare, inconsciamente, di aver fatto male i calcoli e che il furgone portavalori non fosse venuto quel giorno, mandando a monte la rapina. Ma questi pensieri furono spazzati via, appena la ragazza udì un campanello: era quello suonato dagli agenti del furgone portavalori per avvertire l’addetto allo scarico dei sacchi di denaro. Il dipendente della banca aprì il cancello automatico, lasciò entrare il furgone e richiuse un attimo dopo. Il mezzo si accostò alla pensilina e spense il motore. Ne uscirono due agenti sui quarant’anni circa, ai quali venne incontro il bancario. Per Anna era arrivato il momento di agire: aprì il bagagliaio silenziosamente e balzò fuori accucciandosi dietro la macchina con in mano la sua pistola. Dalle movenze sembrava una gattina. Spostandosi coperta dalle auto parcheggiate, si avvicinò ai tre uomini che stavano parlando del più e del meno. Nessuno captò alcun rumore. Anna si rizzò in piedi e facendo due passi lateralmente si posizionò a due metri da loro e, puntando il fucile, intimò con la voce cammuffata dalla calza che comprimeva la bocca: «Fermi tutti! Questa è una rapina!». I tre malcapitati rimasero inizialmente bloccati dalla sorpresa: il fucile puntato contro di loro, il fatto di essere rapinati da una donna e la calza sul viso che ne dava un aspetto un po’ diabolico e un po’ beffardo, creavano una situazione inconsueta che li lasciava interdetti. Stavano per alzare le mani, quando si sentì il rumore di una finestra che si apriva. Istintivamente Anna alzò lo sguardo verso l’alto e una delle guardie, un uomo corpulento, non molto alto, pensò di approfittarne cercando di disarmare la donna. Ma questa, prima che l’agente potesse bloccarla, piegò la pistola verso di lui e premette il grilletto, colpendolo alla gamba destra. L’uomo si accasciò lamentandosi per il dolore. «Avevo detto di non muovervi!». Questo era un aspetto su cui Anna aveva riflettuto nei giorni precedenti la rapina. Sapeva che, come donna, avrebbe corso più rischi rispetto ad un uomo, perché sarebbe stata ritenuta incapace di commettere un simile gesto e il rapinato avrebbe potuto tentare di prendere il sopravvento. Questa idea la faceva andare su tutte le furie. In Italia la mentalità maschilista ed arretrata non riusciva a concepire che le donne fossero capaci, almeno alla pari degli uomini, di ricoprire ruoli di responsabilità nella società, e anche il crimine non faceva eccezione. Pertanto Anna era preparata all’eventualità di essere sottovalutata, nell’attimo in cui si sarebbe presentata davanti ai poliziotti di scorta al furgone portavalori. Come puntualmente avvenne. A provocare il rumore dell’apertura della finestra era stata Francesca, la quale, dopo essersi mascherata accuratamente, iniziò la discesa tramite la fune che aveva assicurato al termosifone del bagno. Arrivata in fondo, corse all’interno dell’ufficio e premette il pulsante di apertura del cancello automatico, che lentamente cominciò a muoversi. Quindi ritornò verso Anna, le si affiancò, ed insieme tennero sotto tiro i tre uomini. Appena il cancello fu aperto, entrò il furgone che Alessandra portò fino a ridosso del portavalori. Dalle porte sul retro scesero due ragazze con i volti cammuffati da collant neri, che altre non erano che le sorelle Alessandrini. Anna si avvicinò alla seconda guardia, con un atteggiamento minaccioso. «Apri gli sportelli. Muoviti!». L’agente, evidentemente impressionato da quel che era capitato al collega, prese le chiavi e aprì gli sportelli posteriori del portavalori. All’interno erano riposti dieci voluminosi sacchi bianchi, pieni di banconote di vario taglio, come Giorgia potè appurare aprendone uno con un taglierino. «Forza. Al lavoro!» disse rivolta alla sorella. Le due ragazze salirono all’interno del furgone e iniziarono a trasferire i sacchi nel Ducato, uno alla volta. Data la pesantezza, per trasportare ogni sacco erano necessarie le braccia di due persone, almeno della forza di Giorgia e Marisa. Nel frattempo Anna e Francesca tenevano d’occhio i prigionieri, in uno stato di altissima tensione. Era fondamentale mantenere la concentrazione per evitare colpi di mano, anche se il ferimento della guardia era un monito efficace che scoraggiava altri tentativi. L’altro poliziotto e il bancario si guardavano bene dal mettere a repentaglio la propria vita e, in cuor loro, speravano che le rapinatrici finissero il lavoro il prima possibile per poi andarsene. Nella cabina del furgone, di tanto in tanto Alessandra guardava nervosamente verso l’interno per verificare a che punto fossero le complici. Finalmente, con non poca fatica, tutti i sacchi furono trasferiti nel furgone bianco, nel quale balzarono anche Giorgia e Marisa. Anna si rivolse allora ai prigionieri: «Sul portavalori. Veloci! E tiratevi dietro anche il vostro amico». «Ma è ferito. Morirà dissanguato se non verrà medicato al più presto» disse il bancario. Anna era sinceramente dispiaciuta di essere stata costretta a sparare. Aveva voluto questa rapina, ma non voleva, se possibile, avere morti sulla coscienza. Doveva però cercare di mantenersi fredda e cinica agli occhi delle vittime, onde evitare di essere presa sottogamba. «Hai la cassetta di pronto soccorso, in ufficio?». «Si. A sinistra, entrando dalla porta». «Sai fare medicazioni?». «Me la cavo. Ho una certa esperienza in questo campo». Anna si sentì più sollevata. Fece un cenno a Francesca che capì al volo e corse in ufficio, ritornandone pochi secondi dopo con la cassetta. «Entrate nel furgone, ora. Lì potrete medicare con calma il vostro amico. Vi chiuderemo dentro a chiave, ma fra poche ore la banca riaprirà i battenti e quindi verranno a liberarvi». Rinchiusi i tre uomini, Alessandra accese il motore del furgone e, con gli sportelli posteriori ancora aperti, si avvicinò lentamente al cancello. Intanto Francesca era tornata nell’ufficio per azionare l’apertura automatica, per poi correre fuori e balzare con un salto atletico nel retro raggiungendo le complici. Con movimenti rapidi, Anna richiuse gli sportelli dall’interno e il furgone uscì dal parcheggio, svoltando a sinistra, in direzione est. Era fatta ormai. Tuttavia le ragazze non si sentivano al sicuro e non si fidavano a levarsi le calze dalla testa. Rimasero così, mascherate e con le armi in pugno, temendo un intoppo che avrebbe mandato in fumo la loro impresa criminosa. Il furgone intanto viaggiava, allontanandosi sempre di più dal luogo della rapina. L’azione era durata non più di mezz’ora, pertanto era ancora buio in quella mattina di aprile, mentre il mezzo procedeva ad andatura regolare verso l’autofficina, luogo designato per lo scarico del bottino. Finalmente, dopo circa quindici minuti, il furgone giunse a destinazione. Davanti al cancello, prima di scendere per aprirlo manualmente, Alessandra si tolse la parrucca e il collant velato che le ricopriva il volto, quindi comunicò alle compagne che il pericolo era ormai cessato. Nel retro del mezzo le rapinatrici emisero sospiri di sollievo e cominciarono a togliere le maschere e i vestiti usati durante il colpo. Erano passate le sei da pochi minuti ed entro le otto e trenta, orario di apertura dell’autofficina, il furgone doveva essere rimesso a posto e il denaro fatto sparire. Una volta all’interno del cortile dell’officina, quindi, le ragazze si rivestirono velocemente indossando jeans e magliette sulle quali, vista l’aria frizzante della mattina, misero dei giubbottini. Poi cominciarono a lavorare alacremente. I dieci sacchi bianchi vennero tagliati uno a uno e liberati delle mazzette di contante. Il denaro fu riposto nel bagagliaio della Yaris di Anna e della Panda di Marisa e ciò che non ci stava fu messo sui sedili posteriori e su quello anteriore a fianco del guidatore; il tutto fu poi ricoperto con degli stracci. Sistemato il malloppo, Alessandra e Anna rimontarono le targhe vere sul furgone e nascosero quelle rubate nella Yaris, insieme ai soldi. Rimaneva ancora mezz’ora prima della riapertura dell’officina e tutto ormai era stato messo in ordine. Nessuno avrebbe potuto trovare tracce riconducibili alla rapina al Credito Commerciale Milanese. A questo punto, le ragazze si divisero: Alessandra e Giorgia andarono regolarmente al lavoro, Francesca si recò alla fermata dell’autobus per tornare a casa, mentre Anna e Marisa, a bordo delle loro vetture cariche di denaro, si avviarono verso Rogoredo dove il bottino sarebbe stato messo al sicuro.
×