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Trovato 112 risultati

  1. Scarpanto

    La Ponga Edizioni

    Nome: La Ponga Generi pubblicati: narrativa, mainstream o di genere: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere. Modalità di invio testi (se disponibile): Sito in lavorazione Distribuzione: Sito in lavorazione Sito: https://www.lapongaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lapongaedizioni Dal loro Facebook: vi comunichiamo che il piano editoriale per il 2017/2018 è pieno e che, attualmente, non valutiamo proposte fino a data da destinarsi. --------------------------------------------------------------------- Mi chiamo Omar e volevo segnalare la mia esperienza (positiva) con questa casa editrice. Ho trovato il nominativo su Internet e vedendo che è vicino a casa (Monza), ho deciso d'inviare la sinossi di un mio lungo racconto, insieme al primo capitolo. Dopo una decina di giorni sono stato contattato via mail da Valerio, che diceva di essere interessato e d'inviare l'intero manoscritto. L'ho fatto e dopo circa un mese mi ha inviato una valutazione completa del testo. Essendo che abitiamo vicini, ci siamo trovati per un caffè per parlare della pubblicazione. Valerio è stato chiaro fin dall'inizio. Non vogliono contributi di nessun genere ma la loro politica aziendale è la seguente: Pubblicano in ebook, poi passano al cartaceo solo se il riscontro del mercato è positivo. Preferiscono stampare poche opere ma che ritengono valide. Ho accettato e così mi ha inviato un contratto editoriale che ho fatto valutare. Seri, non chiedono nessun contributo. Dopodichè ho lavorato con l'editor per quanto riguarda la correzione del testo ed abbiamo impiegato quasi due mesi di contatti pressochè quotidiani. Si sono occupati di tutto, dalla copertina all'impaginazione, coinvolgendomi però in tutto quello che facevano. Tra pochi giorni uscirà il mio racconto, "Notturno Parigino". PRO Non chiedono contributi; Editing serio e curato; Velocità di risposta; Contatto molto personale (per la firma del contratto ci siamo trovati per bere un mirto); Vendono sugli store italiani ed internazionali (IBS; Unilibro, Amazon ecc..) Tengono conto delle opinioni dell'autore; CONTRO Inesperienza (devono farsi le ossa); Pubblicano solo su ebook e poi passano al cartaceo (però lo mettono bene in chiaro al primo contatto); Stampano poche copie e le piazzano sul mercato in modo calibrato; Sono ancora poco conosciuti. La mia esperienza è stata positiva, dopo aver conosciuto altre CE (tra cui Albatros) che mi volevano solo spennare. Credono in quello che fanno e hanno passione. Quando avrò pubblicato vi dirò come si sono comportati in fatto di promozione e se hanno mantenuto le promesse. Saluti Omar
  2. dfense

    EF edizioni

    Nome: EF edizioni Generi trattati: Ho taggato alcuni generi di riferimento, in quanto pubblicano anche narrativa, ma si occupano principalmente di fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.efedizioni.com/fumettisti.html Distribuzione: http://www.efedizioni.com/distributori.html Sito: http://www.efedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/efedizioni/
  3. dfense

    Emersioni

    Nome: Emersioni editrice Generi trattati: http://www.emersioni.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.emersioni.it/#contatti Distribuzione: Messaggerie Sito: http://www.emersioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/emersionieditrice/
  4. bukowsky77

    Nero Press

    Nome: Nero Press Generi: Horror e Gotico, Noir, Giallo, Thriller Modalità di invio Manoscritti: http://neropress.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: http://neropress.it/distribuzione/ Sito web: http://neropress.it/ Facebook: https://www.facebook.com/neropress.edizioni
  5. Mylady

    GonZo Editore

    Nome: GonZo Editore Sito web: https://gonzoeditore.com/ Distribuzione: non specificata Modalità di invio dei manoscritti: https://gonzoeditore.com/contatti/ Facebook: https://www.facebook.com/gonzoeditore/ Ho scritto per avere informazioni, mi ha risposto il direttore editoriale in persona, con simpatia e gentilezza. Sono un gruppo di giovani, mi pare di aver capito tutti under 35. Casa Editrice relativamente nuova, di Firenze. Unico genere non ammesso : romanzi rosa. Mi hanno fatto una splendida impressione e mi hanno assicurato che non chiedono contributi agli autori di nessun genere. Hanno appena aperto le iscrizioni per un concorso letterario gratuito. Riferimento Marco Michail.
  6. Ospite

    L'erudita

    Nome: L'erudita Genere: Il catalogo spazia dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai racconti Invio Manoscritti: http://www.lerudita.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: librerie fiduciarie (http://www.lerudita.it/librerie-e-partner/) o attraverso piattaforme on-line Sito: http://www.lerudita.it Facebook: https://www.facebook.com/lerudita/?ref=br_rs Attualmente è un marchio della Giulio Perrone Segnalataci da un utente, contattata, ha risposto alle nostre richieste. Casa editrice nata da poco che si professa non a pagamento, ha tre collane principali (di cui una divisa in diverse sotto-collane) e navigando sul loro sito si trovano diverse iniziative concorsuali, anche per poesia. Sicuramente da tenere d'occhio, mostrano un grande entusiasmo Operano editing, non richiedono contributi per pubblicare di alcuna forma, il loro motto è
  7. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43911-fdi-2019-2-lisola/ Il piccolo Andrea Conti pazzo per gli occhiali da sole Quel mattino Luca, autista di pullman turistici, prima di sedersi con la famiglia per la colazione, accese la radio per ascoltare le previsioni del tempo. Il giornalista, prima, diede le ultime notizie. "... E sono dieci i cadaveri ritrovati in città. L'ultimo è stato rinvenuto nella toilette del Duomo, ieri sera dopo la chiusura. Passiamo alle previsioni. Oggi domenica 25 giugno le temperature saranno gradevoli." L'uomo guardò la moglie e le disse a voce bassa: "Chiuditi in casa, e inserisci l'antifurto." La giornata passò tranquilla. Luca fece visitare ai turisti la città. Iniziò dal Duomo, poi un'ora di libertà per lo shopping sfrenato, e per terminare visita al museo della tecnologia. Per distrarre Andrea dalla solita TV, Cinzia gli propose di cucinare dei dolcetti da regalare al ritorno del babbo. Felici imbrattarono tutta la cucina di macchie cioccolatose. Arrivò sera, e Luca rientrò dal lavoro. "Ciao tesoro tutto a posto? Che buon profumo di pasticceria!" Esclamò. "Quale dolce avete preparato?" "Una torta e tanti biscotti." Rispose estasiata Cinzia. Il bimbo, vedendo suo padre gli corse in contro impiastricciandolo "Ciao papà, cosa mi hai portato oggi? Io ho fatto i dolcetti, e tu?" "Nulla." Sorrise. Imbronciato il marmocchio si allontanò borbottando: "… sono stato bravo!" Il signor Conti, infilò la mano in tasca e prese un oggetto che consegnò al figlio. "Prendi, attento hanno le lenti di vetro!" Felicissimo il bimbetto ringraziò il babbo e gli fece notare che quello era l'undicesimo, poi andò a rimirarselo nella sua stanza. Incuriosita Cinzia, fece una domanda a Luca. "Dove li compri tutti quegli occhiali?" L'uomo, con un sorriso sereno rispose: "I turisti si fermano nei mercatini. Allora ne approfitto." La radio stava suonando la loro canzone, i due si accomodarono sul divano. Terminata l'ultima nota ascoltarono il notiziario. "Buona sera, apriamo questo giornale radio, aggiornandovi sugli sviluppi degli omicidi dell'ultima settimana. Oggi è stata trovata un'altra vittima l'undicesima. Quest'ultima è stata sgozzata, probabilmente con una lama. La polizia ipotizza che queste morti così cruente abbiano un filo conduttore. Gli investigatori hanno scoperto che le vittime avevano un contenitore per occhiali vuoto. Altri dettagli nella edizione della notte. Ora le previsioni del tempo. Per domani le temperature rimarranno invariate. Buon proseguimento." "Sono stato in ansia tutto il giorno, colpa di quel pazzo." Poi avvicinandosi a lei le bisbigliò: "Ti desidero." Lei lo diassuase sussurandogli: "Non possiamo. Potrebbe ritornare Andrea!" "No Amore, dobbiamo cogliere l'attimo. Il nostro cucciolo ha un nuovo paio di occhiali da sole." Idea germinale. Adoro gli occhiali da sole, farei pazzie per averne sempre di nuovi.
  8. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  9. camparino

    L'ultima estate di Cuba

    Titolo: L'ultima estate di Cuba Autore: Stefano Malisoni Casa editrice: LibroMania Asin: B0731BSYGR Data pubblicazione: 21 giugno 2017 Prezzo: euro 1,99 Genere: noir Quarta di copertina: Uno deve essere qualcosa, oppure inventarselo. Questa era l'unica risposta che riusciva a darsi Francisco Correnti quando si chiedeva cosa l'avesse spinto a trasferirsi dal Texas a Cuba e comprare quella piantagione di tabacco. Non aveva mai avuto la passione per la terra, non era un imprenditore e a Cuba c’era la rivoluzione. Semplicemente non aveva alcuna intenzione di opporsi allo scorrere degli eventi. Un perché vero c’era stato ed erano gli occhi color miele di Linda, passata per un attimo e scappata subito via verso porti più sicuri. Incapace di scegliere la direzione della sua vita o semplicemente ubbidiente alla realtà Francisco soccorre per caso Amanda. Le loro strade s’incrociano e insieme affrontano la Cuba rivoluzionaria, i fantasmi del passato e un’amicizia che a tratti diventa amore. Tradizioni popolari, riti magici e suggestioni voodoo fanno da sfondo al ritratto di due donne, una antitesi dell’altra, ma complementari un po’ come le due anime che convivono nel corpo di Francisco. Anticonformista e libero, ma radicale e incisivo nei gesti. Link acquisto: https://www.amazon.it/dp/B0731BSYGR/ref=sr_1_2?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1498386216&sr=1-2&keywords=libromania
  10. Roberto Ballardini

    Hunter and hunted

    comm1 comm2 Hunter and hunted Vancouver, 11 novembre 2018. Michael Eagle-Eye Biggs entra nella stanza. La temperatura è piuttosto rigida. Passa davanti all’uomo ammanettato al tavolo senza nemmeno degnarlo di un’occhiata e mette una mano sul radiatore. Gelido. Sospira e il fiato si condensa nell’aria, in quella stanza scrostata dai colori lividi. Come se la vita fosse solo un fantasma, incapace di rianimare gli squallidi uffici in cui si è ritirato il mondo, prova nella mente i versi di una eventuale poesia che potrebbe anche buttar giù appena finito con quell’animale. Cerca di controllare l’entusiasmo, pensa mentre va a sedersi e ripone sul tavolo la cartellina. Autoironia. Gliel’ha insegnata Margot, che non è autoironica per un cazzo. Sfila una sciarpa dalla tasca della giacca e se l’avvolge intorno al collo, imprecando in silenzio. L’altro non dà segni d’aver problemi di sorta. Il profiler alza gli occhi e osserva il detenuto senza riguardo. «Non ha freddo?» chiede sottintendendo la divisa carceraria che certo non è fra gli indumenti più idonei a quella temperatura. La voce di Victor Herbert Judd ha il suono di una sega per taglio traverso vena, quella che i boscaioli adoperano in due. Quando chiude una frase si ha sempre l’impressione che una sequoia possa crollare da un momento all’altro. «Ci sono abituato. L’inverno, sulle montagne della British Columbia, sa essere molto più disagevole di così.» The trapped, come i media l’hanno ribattezzato all’istante, ha un corpo asciutto, robusto e coriaceo, a differenza di Michael che negli ultimi dieci anni ha messo su grasso intorno ai fianchi e sull’addome, e un principio di doppio mento. Colpa dell’alcool e di quella rassegnazione strisciante che avanza con l'età e con tutto ciò che si sarebbe voluto cambiare senza esserci riusciti. Sono gli unici veri rimpianti dei suoi cinquant’anni: il fisico snello e scattante del giovane detective della Omicidi che è stato, a Los Angeles, e l’iper-metabolismo intellettuale che gli permetteva di digerire ed evacuare qualsiasi orrore. «Le piace?» chiede al prigioniero. «Non so a cosa si riferisce. La montagna o l’inverno?» «Intendevo…» «Non importa» dice Judd annullando la domanda con un cenno della testa, «tanto mi piacciono entrambi.» Judd è stato molto accorto, nella sua lunga e premeditata carriera da serial killer. Ha sempre svernato in alta montagna. Soltanto d’estate scendeva a valle per un periodo che variava tra i quindici e i trenta giorni, e in quell’occasione uccideva immancabilmente tre volte. Tre donne di età diverse, tutte con la corporatura robusta e i capelli biondi di sua madre. Tre donne per dodici anni. Ogni volta in una diversa località. Ogni volta tornava alla sua vita di cacciatore e guida per escursionisti come se niente fosse successo. Come se la sua fosse stata soltanto una breve vacanza. «Lo immaginavo. Oh certo, se la montagna le fosse piaciuta a sufficienza per rimanerci anche nella stagione estiva, ci avrebbe risparmiato un bel po’ di lavoro, nonché la vita delle sue prime trentasei vittime e delle trenta successive, si capisce, ma se non erro credo siano i buddisti a suggerire nella loro religione quanto sia inutile prendere in considerazione, anche soltanto in via ipotetica, ciò che sarebbe potuto accadere e non è stato.» «Mi rincresce» risponde Judd alzando le spalle e poi sbadigliando platealmente, «le religioni non sono mai state fonte di interesse per me.» «Lo immaginavo.» «Lei invece crede in Dio» osserva con sufficienza. «Lo dico perché ho visto la croce d’oro che porta al collo prima che la coprisse con la sciarpa.» Biggs sorride. Gli agenti che l’hanno avuto in custodia dopo l’arresto, hanno lasciato intendere che Judd sia un taciturno, un osso duro, ma a quanto il detective può constatare di persona non è così: the trapped è un chiacchierone. Aspettava soltanto la persona giusta. Qualcuno deve avergli riferito qualcosa su di lui, abbastanza da indurlo a pensare di aver di fronte uno sbirro più intelligente della media. O forse è semplicemente perché Biggs l’ha catturato, e questo per Judd implica una maggiore arguzia. O forse ancora si tratta di una forma di sottomissione. In ogni caso l’assassino prende il silenzio divertito del profiler come un assenso e in quanto tale si affretta a demolire la sua presunta fede. «Sapeva che Hitler, prima di assurgere all’Olimpo del potere in Germania, fece il portalettere in trincea? Era un compito estremamente ingrato in quanto chi se ne assumeva l’onere, volente o nolente, non durava in genere più di tre o quattro settimane. Entro quel termine, infatti, si veniva in genere colpiti dai cecchini. «Lui durò tre anni e in seguito rivestì il ruolo storico che sappiamo, con tutto ciò che questo comportò. Certo, forse è ingenuo pensare che un genocidio di quella portata, quale fu l’olocausto, posasse tutto sulle spalle di una persona, ma io sono portato a pensare che se Dio avesse voluto evitarlo avrebbe potuto perlomeno provarci, facendo sì che un proiettile vagante si piantasse nel cervello del futuro dittatore. «Invece no, tutt’altro. Preservò il giovane messaggero, lasciandolo libero di crescere e coltivare le proprie ambizioni. È dunque un’eresia la mia se avanzo l’ipotesi che Dio, se esiste davvero, abbia voluto che l’olocausto accadesse?» «Una teoria affascinante, persino condivisibile, ma questa croce» dice Biggs facendola uscire con due dita da sotto la sciarpa, «è un regalo di mio padre. La porto soltanto per il valore affettivo e, in una certa misura, anche per il suo fascino estetico. Io credo in Dio, in effetti, ma la mia fede è qualcosa di empirico che in genere i preti non apprezzano molto.» «Sono curioso, mi spieghi.» Biggs glielo legge negli occhi quanto quell’uomo abbia bisogno di interagire con qualcuno alla sua altezza. I lunghi periodi di solitudine devono aver enfatizzato la sua necessità di comunicare, invece di atrofizzarla. Se ora non fosse lì a parlare con lui, probabilmente discuterebbe la teoria della deriva dei continenti di Wegener con i ragni nella sua cella. Quando infine Biggs è riuscito a identificarlo e hanno fatto irruzione nella sua baita, hanno trovato centinaia di libri. Judd non è soltanto un cacciatore, di animali o esseri umani, è anche un finissimo lettore e un ottimo scrittore. Il romanzo in fase di lavorazione che Biggs ha trovato nel suo pc aveva ottime possibilità di essere pubblicato, prima. Ora, chiaramente, è in procinto di diventare un best seller. «Mettiamola così: credo in Dio perché, per qualche ragione non meglio specificata, l’intera liturgia della religione cattolica è qualcosa che mi risulta congeniale, ciò nonostante rimango consapevole in qualsiasi momento di come la mia fede e le religioni tutte siano soltanto un prodotto del cervello umano.» «Cioè lei crede consapevolmente in qualcosa che ritiene opera di fantasia, qualcosa che lei stesso reputa un fenomeno puramente illusorio?» «Io credo in qualcosa che reputo creato dall’uomo a proprio uso e consumo, i cui principi di carità tra l’altro condivido pienamente. Qual è il problema?» «Nessuno, in effetti. Immagino lei non perda tempo ad andare in chiesa.» «Ci vado invece, adoro quelle cerimonie e tutte le stronzate che comportano. Se non lo facessi, poi, non so come Margot potrebbe prenderla. Mia moglie, in quanto a religione, è molto più ortodossa di me.» «Interessante» osserva Judd fissandolo con quei suoi occhi color ardesia che, nello specifico, si sforzano di nascondere l’ammirazione. «I suoi parenti indiani la chiamano ancora Occhio d’aquila?» «Il mio primo nome, sì, quello nativo. L’ha coniato mia sorella. I miei colleghi, poi, l’hanno abbreviato come sono usi fare i visi pallidi per facilitarsi le cose, e nell’ambiente sono diventato più semplicemente il profiler Aquila.» «Sì, ho letto di lei. Sa, sono contento di conoscerla. Lei è una persona consapevole della propria intelligenza.» «Lo è anche lei, credo, e mi perdonerà se non ricambio l’entusiasmo.» «Si figuri, non importa. E comunque sì, credo di esserlo anch’io.» «Ciò non le ha impedito di togliere la vita a sessantasei altri esseri umani che, consapevoli o meno, coltivavano di sicuro una propria intelligenza.» Il giorno in cui Biggs si è accinto a coronare anni di lavoro con la cattura di the trapped – il suo caso più difficile e quindi, presumibilmente, il suo giorno di gloria - è stato offuscato dall’imprevedibilità dell’assassino. La notte dell’irruzione, infatti, Judd stava facendo da guida sulla montagna a un gruppo di trenta escursionisti per conto dell’associazione di birdwatching Fauna Selvatica. Quattordici uomini, undici donne e cinque ragazzini. La telefonata del fratello lo ha avvisato, e ha decretato la morte di tutto il gruppo, quella notte stessa. Judd li ha uccisi uno per uno con il Jack Knife a lama seghettata, quello con la torcia incorporata nell’impugnatura. La scena del crimine, per come si è presentata alla polizia il giorno dopo, sembrava un gigantesco fiore rosso sbocciato nel bel mezzo del bosco spruzzato di neve. È stato lo stesso Judd, costituendosi, a fornire le coordinate esatte. «Non ho avuto modo di interagire a sufficienza con le mie vittime, prima di ucciderle. Non potevo sapere se fossero intelligenti o meno. A occhio e croce avrei detto di no, ma potrei anche essermi sbagliato.» «Sì, io credo si sia sbagliato» dice Biggs senza guardarlo, scorrendo per l’ennesima volta le foto nella cartellina. «Avrebbe dovuto presumere che lo fossero, secondo me. Dovrebbe essere un tratto distintivo della nostra umanità, dare per assunto che gli altri abbiano le nostre stesse facoltà ed esigenze. In primo luogo quella di sopravvivere.» Il corpo massiccio di Judd si sposta dentro la casacca arancione, la schiena si adagia all’indietro e fa scricchiolare la sedia. I suoi spostamenti sembrano movimenti tellurici. «Mi sto chiedendo per quale ragione una persona intelligente quale lei è, detective, sia qui a conversare con me. In fondo, ho già confessato.» «Curiosità, lo ammetto.» «Io non credo. Anzi, penso che lei abbia già decretato nei propri simili una radicale mancanza di autorevolezza. È probabilmente convinto che nessuno possegga la sua stessa capacità di adattamento alle infinite variabili del reale e che, quindi, nessuno abbia l’elasticità deduttiva sufficiente a interessarla, o a divertirla. Sbaglio?» conclude Judd, rimanendo in attesa, evidentemente compiaciuto. Biggs ha ascoltato con attenzione e soppesato ogni parola. Tira fuori il pacchetto delle sigarette dalla tasca interna e se ne accende una. Subito dopo fa cenno a Judd di favorire e lui accetta. Il fumo aleggia presto fra loro come un terreno di sfida comune. «È questo che sta facendo?» continua il detenuto, quando la risposta del detective tarda ad arrivare. «Vuole distruggere la mia volontà? Per divertimento? O forse soltanto per testare la sua? Vuole insinuare un senso di colpa per fare di me un suo succube?» «Vorrei soltanto capire come funziona la sua testa.» «Ora mi lusinga. È furbo.» «Lei non ha ucciso spinto dall’ira o da qualsiasi altro impulso emozionale. Lei è razionale, freddo. Se ha ucciso è stato perché ha ritenuto la sua volontà unica fra le tante a possedere una ragione d’essere, e di conseguenza degna d’essere nutrita a scapito delle altre. Ha consapevolmente negato all’esistenza delle vittime quel valore che è così bravo a preservare per la sua.» «Vede, io ero convinto che la morte di quelle persone fosse nell’ordine delle cose, qualcosa di già decretato.» «Da chi, da Dio? Lei non crede in Dio.» «Infatti, ma…In una certa misura potrei essere incline al fatalismo.» «Sì, non avevo dubbi che alla fine l’avrebbe buttata sul destino.» «Mi dispiace. Ora la sto annoiando, vero?» «Se devo essere sincero, sì.» «Perché?» «Perché la sua mente va alla ricerca di ogni strada percorribile pur di non imboccare quella più ovvia, e cioè che la vita delle sue vittime avesse lo stesso valore della sua. Se lo facesse potrebbe anche sorgerle il dubbio che l’enormità di ciò che ha fatto sia dipesa esclusivamente da lei. In altre parole avrebbe potuto semplicemente non farlo. Ma nella sua testa è già tutto fissato e questo, francamente, lo trovo noioso.» «La annoio perché non sono disponibile a farmi manipolare da lei?» «No, mi annoia perché non è disponibile a prendere in considerazione altre esistenze oltre alla sua. Forse la mia, potrebbe, ma soltanto perché è convinto che io le assomigli. La sua intelligenza è parziale e mi fa sorridere, per questo. In effetti, io sarei propenso a credere che parzialità e intelligenza siano due fattori antitetici.» Il volto di Judd, già simile alla pietra, si irrigidisce ancora di più, tanto da sembrare congelato in quella posizione per l’eternità. «Io credo» insiste Biggs, «che l’idea di essere solo in questo mondo la faccia sentire potente, mi sbaglio?» «Vorrei tornare nella mia cella, se non le dispiace.» «Certo che no. Chiamo la guardia» dice il detective, alzandosi con l’aria per nulla meravigliata di chi si aspettava fin dall’inizio di veder disattese le proprie aspettative. Judd segue ogni suo movimento, impassibile. «Le lascio le sigarette. Non credo dispiacerà a quelle povere anime che lei trovi un poco di sollievo alla sua pena.» Gli gira le spalle per uscire dalla stanza ed è in quel momento che Judd si alza di scatto con un urlo disumano e spinge il pesante tavolo di metallo nella sua direzione, per schiacciarlo contro la parete. Inciampa nelle catene che gli bloccano le caviglie e cade in ginocchio, con le mani ammanettate sul tavolo, le braccia protese in avanti in una ridicola posizione di preghiera. Entrano gli agenti di custodia, come calabroni, passano davanti al profiler e si radunano intorno al detenuto, bastonandolo con i manganelli. «Basta così, ragazzi. Non esagerate» li esorta Biggs tornando indietro. Raccoglie dal pavimento il pacchetto di sigarette e lo depone sul tavolo. Si china vicino al suo orecchio sanguinante e sussurra in modo che gli agenti intorno non possano sentire. «Lei non è un uomo di pensiero, Victor, per quanto le piaccia crederlo. È soltanto un uomo solo e violento, come tutti altri.» «E tu non sei pulito quanto vorresti, supponente rottinculo dei miei coglioni.» ringhia Judd. «No, certo che no. Chi può dire di esserlo, in questa vita?» «Ti ucciderò.» «Sì, immagino lo farai, se ne avrai la possibilità.» Biggs esce dal dipartimento nella fredda giornata pre-invernale. In cima alla scala di metallo, riceve una telefonata di Margot, sua moglie. «Ritorni oggi?» «Sì, ho finito qui.» «Questa sera ci mettiamo a letto e mi racconti tutto, eh?» «Certo, il caso è chiuso.» «Mi manchi.» «Lo so. Ciao» taglia corto Biggs. Vuole bene a sua moglie ma non gli va di assecondare l’untuoso sentimentalismo che sempre accompagna i suoi appetiti sessuali. Trova ancora sorprendente che una puritana come Margie si bagni a sentirgli raccontare di sangue, violenza e morte, ma in fondo ha imparato ad amarla in ogni sua contraddizione. In piedi in cima alla scala, Biggs si accende un’altra sigaretta e guarda la chiostra frastagliata delle montagne davanti a sé. Sessantasei anime in meno, in questo mondo, e tutto ciò che resta è una storia da raccontare. Non c’è altro da aggiungere, direi, pensa e sospira, e scende gli scalini verso il parcheggio insozzato di neve e fango.
  11. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  12. Writer's Dream Staff

    Fratelli Frilli

    Nome: Fratelli Frilli Genere: Attualità ed economia, Letteratura bambini e ragazzi, Narrativa, Noir, Storico, Saggistica, Sport, Teatro, Medicina, Umorismo Invio Manoscritti: mediante email (info@frillieditori.com) come specificato in home page (lato destro) Distribuzione: http://www.frillieditori.com/index.php?option=com_content&view=article&id=88:distributori&catid=42:distributori&Itemid=69 Sito: http://www.frillieditori.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/fratelli.f.editori/
  13. Lisa Lambertini

    I Vampiri di Dexter Hall

    Fino a
    Fucina d'intenti e talenti il gazebo vampiresco per eccellenza #vampirelab dove Lisa Lambertini vi aspetta per presentarvi i suoi romanzi e i personaggi che li animano e dove troverete tanto altro! X I romanzi della saga X Gadget X Set fotografico Steampunk e gotico X scatti di Stefan Manderioli Production Presentazione con interpretazione di un brano de "la danza dei cuori" di Lisa Lambertini. Voce di Mirco Cattani.
  14. M.Writ

    Italialegge.it

    Sito: https://www.italialegge.it/ Per informazioni e contatti: https://www.italialegge.it/index.php/contact-us-2/ Il nuovo portale dedicato al mondo della letteratura, principalmente italiana, di genere thriller, noir e gialli – Con articoli, recensioni, segnalazioni di libri, consigli di scrittura creativa, biografie, focus su premi letterari, notizie riguardanti produzioni cinematografiche e serie televisive tratte da libri. E molto altro ancora… Il blog si propone anche di ricercare collaborazioni con altri appassionati di libri thriller, gialli e noir e di tutto il panorama letterario e cinematrografico legato a tali generi. Naturalmente ogni contatto richiederà una previa valutazione, perciò - mi raccomando - partecipate alle discussioni e non esitate a contattarci: troverete tutte le informazioni sul sito. Di seguito il link del nostro ultimo articolo: https://www.italialegge.it/index.php/2019/04/08/non-sono-un-assassino-il-best-seller-di-francesco-caringella-ora-anche-film-di-andrea-zaccariello/ Non mi resta che salutarvi con il nostro slogan: sentiti libero di leggere e di scoprire!
  15. Ospite

    Ciesse Edizioni

    Nome editore: Ciesse edizioni Generi pubblicati: le Collane sono visibili sul sito Invio manoscritti: http://www.ciessedizioni.it/manoscritti/ Distribuzione: http://www.ciessediz.../distribuzione/ Sito: http://www.ciessedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/CIESSEdizioni?ref=sgm
  16. pietroc67

    Runa Editrice

    Nome: Runa editrice Genere: Noir, Giallo, Avventura, Narrativa, Saggistica Invio manoscritti: non specificato (contatti: http://www.runaeditrice.it/index.php/contatti.html) Sito web: http://www.runaeditrice.it/ Distribuzione: http://www.runaeditrice.it/index.php/promozione.html Facebook: https://www.facebook.com/runaeditrice
  17. Gigi

    Happy Hour Edizioni

    Nome: Happy Hour Edizioni Catalogo: https://happyhouredizioni.wordpress.com/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: non pervenuto. Distribuzione: https://happyhouredizioni.wordpress.com/distribuzione/ Sito: https://happyhouredizioni.wordpress.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Happy-Hour-Edizioni-861028550661357/
  18. dfense

    Brè Edizioni

    Nome: Brè Edizioni Generi trattati: Narrativa, erotici, poesia, gialli, noir-thriller, horror, saggi Modalità di invio dei manoscritti: https://breedizioni.com/pubblica-con-noi/ Distribuzione: cito dal sito: "Abbiamo scelto di affidare la vendita delle nostre opere solo ad Amazon" Sito: https://breedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Brè-Edizioni-2105813419632447/
  19. Salve, sono un autore che autopubblica i suoi libri in esclusiva su Amazon da circa tre anni, con alterne fortune: alcuni sono andati bene (una trilogia fantathriller; per bene, naturalmente, intendo entro i limiti dell’autopubblicazione) altri ( una paio di gialli pubblicati sotto pseudonimo) decisamente meno. Dopo tutto questo tempo mi sono fatto un’idea sul lettore medio di Amazon. Amazon, a mio avviso, ha avuto il merito di avvicinare ai libri una categoria di lettori che probabilmente ne sarebbe rimasta distante e di proporre all’attenzione del pubblico una serie di autori che altrimenti avrebbero avuto difficoltà ad emergere; tuttavia, credo che sia una categoria di lettori che difficilmente ha messo piede, o lo farà mai, in una libreria o in una biblioteca. Questo giudizio, forse ingeneroso, l’ho ricavato leggendo alcuni “bestseller” di Amazon, in particolare quelli pubblicati da Amazon stessa con l’etichetta Amazon Publishing e che quindi godono di un indubbio vantaggio promozionale, se non altro perché hanno un editore. Ebbene - tranne qualche eccezione che c’è, va riconosciuto – in genere sono di una pochezza imbarazzante, e si potrebbe affermare che più sono banali e più vendono. Io ho elaborato una mia personale equazione in proposito: Amazon sta alla (buona) letteratura, così come McDonald’s sta al (buon) cibo. E’ un po’ come quelle catene di negozi cinesi che offrono tutto a 99,€ (costo medio di un libro auto pubblicato su Amazon): in genere è paccottiglia. Allora perché ci pubblico? Per farmi le ossa cercando di capire il gusto del pubblico, senza cedere i diritti ad alcuno. Non mi piace pubblicare tanto per pubblicare e se devo cedere i diritti dei miei lavori a un editore deve essere un editore “vero”, se no aspetto e intanto genero qualche profitto pubblicando in proprio. Tornando ai bestseller di Amazon (ovviamente parlo dei libri di autori che pubblicano in proprio) ricevono centinaia di recensioni (molte ma molte di più di quelle di autori famosi) quasi tutte molto positive se non entusiastiche; allora dici: “Wow! Chissà che razza di capolavoro!” e ti viene voglia di leggerli; lo fai, cercando di restare il più possibile imparziale nel giudizio, e cominci a smadonnare di brutto fin dall’inizio, chiedendoti: ma come c…o si fa? E non una volta, spesso. Al contrario, ogni volta che provi a pubblicare qualcosa di un po’ meno banale e che richiede un maggior sforzo di comprensione sono critiche feroci. Io ad esempio ho pubblicato un giallo (tra l'altro con pseudonimo) chiaramente ispirato al Pasticciacccio di Gadda, in cui faccio largo uso dei dialetti ma solo nei dialoghi e non nell’esposizione (cosa che fa mirabilmente Camilleri, ad esempio) e subito una lettrice si è infuriata dicendo che un libro destinato a tutti (magari!) non può assolutamente avere dialoghi scritti in dialetto. Vai a sapere perché. In altre parole, a sentire la tizia, dovevo pubblicare il libro con i sottotitoli o abolire del tutto i dialetti, che tra l’altro, come potete immaginare, mi sono costati parecchia fatica, visto che ce ne sono almeno quattro. Alla tipa non andavano già i dialetti perché la distraevano dalla lettura, sosteneva; in poche parole, perché la sottoponevano a uno sforzo di comprensione probabilmente imprevisto e che non era disposta a sostenere. Questo per dirvi. È di oggi la conferma che noi italiani leggiamo sempre meno (sono in calo anche i libri per l’infanzia che negli ultimi anni erano gli unici con il segno più davanti) e siamo un popolo di analfabeti di ritorno, o analfabeti funzionali, con notevoli difficoltà a comprendere ciò che leggiamo. In un quadro simile, mi chiedo, ha senso proporre lavori per quanto possibile originali (e badate bene! sto parlando di romanzi di genere, non di saggi filosofici), o non è il caso di fare il compitino per il lettore zoppicante? (spesso zoppicano anche gli autori, va detto, me compreso). E mi domando ancora, quelli che vendono tanto è perché si sono adeguati al gusto e alle (scarse) capacità intellettive del pubblico di riferimento (insomma, detto in termini scorrettissimi, sanno di scrivere per degli ignoranti), o vendono perché sono come loro? E' sempre il solito dilemma: E' nato prima l'uovo o la gallina? Immagino che la risposta possa essere: dipende se vuoi andare sul sicuro e vendere, o vuoi proporre qualcosa di più originale e impegnativo, a tuo rischio e pericolo. Nel secondo caso, temo che Amazon non sia il luogo più adatto, occorre trovarsi un editore. Mi auguro che non sia un argomento già trattato altrove, nel qual caso mi scuso. Grazie.
  20. LupoNero

    Stralcio del primo capitolo

    Ciao a tutti! Ero curioso di condividere con voi le prime righe del mio libro, giusto per capire se suscitassero la giusta curiosità E suonassero bene. L’ ambientazione è pseudo storica, non immaginatevi un fantasy classico pieno di orchi, elfi e magia. Buona lettura. Su ciò che sia un cavaliere si è discusso ampiamente: taluni credono che si tratti di uomini devoti a principi ormai desueti e polverosi, mentre altri diffondono l’idea che non vi sia onore al di fuori della vita cavalleresca. Sir Richard la pensava diversamente. Erano settimane che arrancava verso Ristoro del Guerriero e, finalmente, era in vista del piccolo borgo. Il suo cavallo lo guardava perplesso e Rick non poteva dargli torto: tutta quella strada, tutti quei giorni in nave per giungere, infine, ad un semplice, per quanto grazioso, villaggio. Quattro case, alcuni edifici leggermente più grandi, ammassati con grande pragmatismo sulle sponde nord orientali del Lago dei Fiori: era da lì che si perdevano le tracce di Sir Lawrence. Appena la chiatta si fermò Richard ebbe i brividi: il profumo del muschio umido, l’odore di legno, l’aria satura degli aromi vivi dei boschi. Finalmente terra.
  21. Luca Ferrarini

    La Madre

    Credo sia stata una bella giornata. Non saprei dirlo con certezza, ero troppo occupato a dissimulare i miei pensieri affinché nessuno si sentisse ancor più a disagio. Sospetto comunque che alcuni abbiano intuito, quanto meno il mio stato d'animo. Seduto al tavolo della cucina, le braccia pesantemente appoggiate sul tavolo e protese in avanti, stava ripercorrendo con la mente gli avvenimenti più significativi della giornata. Non era venuto nessuno la mattina ad aiutarlo. Per la prima volta si era ritrovato solo al risveglio. O quasi. L'abito nero lo aveva trovato appeso nell'armadio, dove lo attendeva da anni. Si era alzato e preparato per tempo. Non avrebbe potuto sopportare il disagio di farsi trovare impreparato, quando fossero venuti a prenderla. Ero pronto. Quando sono arrivati, verso le 9.00, ero pronto per seguirli. Aveva trascorso tutta la notte in camera con lei, a vegliarla. Cos'altro avrebbe potuto fare? Le abitudini più radicate sopravvivono, si spingono oltre il limite che ci è imposto. Ogni giorno, ogni notte durante quegli ultimi dieci anni si era preso cura di lei. In fondo era sua madre. Quando l'hanno chiusa, non sono riuscito a piangere. Forse avrei dovuto, per loro. Invece niente. Nessun senso di separazione. Li aveva seguiti con la propria auto fino alla chiesa, dove ad attenderli aveva trovato un ristretto numero di parenti. Pochi volti, poco riconoscibili. La cerimonia è stata bella. Sono certo le sia piaciuta. Era riuscito a mantenere un tono dimesso mentre il parroco pronunciava messa. Non ne era certo, ma sospettava che in alcuni punti della recita avesse persino sentito qualche lacrima bruciargli il viso. Le aveva ricacciate indietro, vergognandosene. Chissà se qualcuno di loro ha potuto anche solo immaginare i miei pensieri? Il silenzio in cui era avvolta la casa doveva essere entrato quella mattina stessa, nel momento in cui lui era uscito con loro e con il feretro. Gli è bastato uno spiraglio. Per anni doveva aver atteso in giardino, nascosto dietro un albero o mescolato all’ombra dei cespugli, proprio come faceva lui da ragazzino, quando giocava con i suoi amici. Quando ancora c'erano amici. Sicuramente non aveva dimenticato gli spazi interni, le stanze, gli angoli bui. Così, quando loro erano usciti, lui era rientrato per la porta principale, adagiandosi su ogni cosa. Forse alcuni di loro pensano sia stata una scelta. Ma non è così. Non scegli di rinunciare alla tua vita da un giorno all'altro. No, la vita come la conoscevi ti viene strappata via a piccolissimi bocconi. Sono le piccole rinunce che, accumulandosi nel tempo, fanno affiorare il volto della solitudine. Quando la madre si era ammalata, era tornato a vivere con lei. Molte delle persone che allora frequentava gli avevano consigliato altrimenti, ma non vi era stata altra possibilità. Sua madre non avrebbe mai accettato di lasciare quella casa. I primi mesi aveva continuato a lavorare quotidianamente e ad uscire almeno una volta o due al mese. Poi le condizioni di sua madre erano peggiorate. I momenti di lucidità erano diventati sempre meno frequenti. Ho smesso di uscire la sera. Era impossibile lasciarla sola. Sarebbe stato crudele. Lo diceva anche lei. Per almeno due anni aveva continuato a dormire nella propria stanza, ma poi anche quello non era stato più possibile. Non tanto per lei, quanto per quel che ancora rimaneva della sua sanità mentale. Le urla di un ammalato puoi sopportarle da un'altra stanza durante il giorno. Puoi razionalizzarle. Ma di notte le cose cambiano. Attanagliato dal sonno, il cervello è preda di pensieri che graffiano dentro. L'unico modo era vederla, vederla mentre urlava la sua folle disperazione. Solo così potevo sapere che ad urlare era lei e non io. Le assistenze sanitarie erano state regolari ma di scarso supporto. Una persona (quante volte quel volto era cambiato negli anni!) era venuta giornalmente a controllare lo stato di salute di sua madre. Visite di poco più di un'ora. All'inizio aveva atteso quel momento con feroce desiderio: per poter parlare con qualcuno. Ma poi la palese inutilità di quel palliativo lo aveva convinto a starsene in disparte e lasciare che sbrigassero i loro compiti il più velocemente possibile. Rinuncia dopo rinuncia, la malattia di sua madre aveva sconfitto il suo istinto ad una vita normale. L'isolamento era divenuto la sua unica realtà. Con il passare degli anni, in lei si era liberata un’aggressività che lui stentava a riconoscere. Nei peggiori momenti della notte, quando per evitare che si facesse male le bloccava entrambe le braccia sul letto con le proprie mani, il volto di lei continuava ad inveire contro il suo, a pochi centimetri di distanza, sputando parole che non avrebbe mai immaginato potesse conoscere. Aveva paura. Vedeva cose attorno a lei ed aveva paura. Le ho viste anch'io, in diverse occasioni. Strisciano tra le ombre proiettate sui muri. E sussurrano verità che non sei pronto ad accettare. Tra poco si sarebbe alzato dalla sedia. Nessuna cena da preparare. La poca luce che filtrava dalle finestre creava giochi di ombre che cambiavano al mutare della sorgente esterna: i fari di un'auto di passaggio, l'inconsistenza fredda e tremante dei lampioni al neon. Ombre in movimento. Il silenzio. Provo pena per lui. Si diffonde e schiaccia ogni forma primordiale di ribellione, ti entra dentro con l'aria che respiri per soffocarti le parole in gola. Eppure, esiste solo nel suo passare inosservato, nel suo non esserci. E comunque sia, qui non ha vinto lui. La sento già, di sopra. Si sta preparando per la notte. Sarà lei a prevaricare. Spinse indietro la sedia e si alzò in piedi. In fondo, lo aveva promesso. Salendo le scale, riusciva a distinguere con chiarezza il cigolio dei propri passi sugli scalini consumati dal tempo dal ticchettio di quelle unghie che, impazienti al piano di sopra, si muovevano svelte sull'incavo del letto. Quando è così, meglio non farla aspettare. La luce nella camera filtrava da sotto la porta. Chiuse gli occhi, respirò profondamente. Quando li riaprì, la luce era scomparsa. Non l'ho immaginato. A scuoterlo fu l'urlo improvviso che lo travolse. Urlò a sua volta, non di paura. Era comunicazione. L'unica che avrebbe conosciuto d'ora in poi. Si avvicinò alla porta socchiusa, preparandosi per la notte. L'avrebbe curata come aveva sempre fatto. Quando lei aveva promesso che non lo avrebbe mai più lasciato, lui aveva promesso di fare altrettanto. Aprì la porta quel tanto che bastava per vedere lo specchio appeso al muro sulla parete di fronte. Nel suo riflesso, il letto. Nel letto, il suo destino. Lo stava aspettando. Il silenzio aveva perso. Vi sarebbe stata solo follia. Entrò, lasciandosi il resto del mondo alle spalle, proprio come aveva fatto dieci anni prima. I fari d'un auto illuminarono solo per un istante ancora la casa. Si fecero strada fino al piano di sopra, fino ad incontrare lo specchio. In esso, videro un letto vuoto ed un uomo seduto accanto. Stringeva con una mano le lenzuola. Con l'altra accarezzava il cuscino. La bocca spalancata in un urlo senza fine.
  22. Ormai abitavo in questo appartamento a Milano da almeno tre settimane, ero arrivato qui il quattordici di settembre nel tardo pomeriggio e partendo da Firenze di mattina presto. Ero venuto qua molto prima perché le mie intenzioni erano quelle di abituarmi subito alla solitudine e anche perché ero stufo di vivere con Lucius, mio nonno. Persino mia sorella più piccola, Laura, ormai viveva sola, a Londra, da due anni e lei ne aveva solo ventidue cioè quattro meno di me. Fino all'ultimo mio nonno aveva tentato di ostacolarmi, di impedirmi di andare all'Accademia di Brera e sopratutto di vivere a Milano. Di sicuro voi starete pensando al motivo che probabilmente poteva essere la lontananza o la difficoltà con cui Lucius avrebbe dovuto affrontare la mia assenza. Ma invece, sotto quella stupida apparenza affettiva, c'era qualcos'altro e molto più losco, ma preferisco parlarne di seguito. Ogni cosa a suo tempo. Ero venuto prima anche perché per entrare all'accademia era necessario superare un test d'ammissione che si sarebbe svolto due giorni dopo. Fortunatamente, anche se non avevo studiato le arti come si deve, a casa avevo accumulato una collezione di libri su tale argomento e ciò che avevo letto in quegli anni me le ero ricordato alla perfezione e, molte volte, ero riuscito a trasformare la teoria in pratica. Comunque ce l'avevo fatta, avevo passato quell'ostacolo e, fra i cinquanta che ebbero la stessa dose di fortuna, l'avevo superato come quinto. Non male dal momento che non avevo avuto la fortuna di poter sperimentare sempre, a parte le basi. Ora potevo entrare e sviluppare il tutto, affrontare anche la pratica e perfezionarmi al massimo che potevo, anzi andare oltre i miei stessi limiti, come dicevo sempre. Come scienziato e come visionario, sono sempre stato convinto che i limiti non esistano e se un uomo avesse il coraggio e l'ambizione di soffermarsi e di comprendere e di aprire ancor più la mente, metaforicamente parlando sarebbe come far due passi in avanti anziché uno, e raggiungere la fase finale della sua evoluzione, ovvero la metamorfosi da uomo a dio. Io, come uomo senza alcun credo religioso e senza alcun dogma politico o filosofico, confido nel genio della mente umana e nelle mie capacità di logica e ragionamento unite alla volontà di esplorare, scoprire e vedere all'infuori dell'invisibile e di coloro che seguono gli impulsi e il caso. Anche se un dio dovesse esistere, non mi piegherei ai suoi voleri, a costo di perdere la mia lucidità mentale andrei avanti e disobbedirei ai suoi comandamenti per distruggere la mia ignoranza e andare, vedere, creare qualcosa che vada oltre i limiti imposti dal dio e, alla fine, essere il nuovo Messia, un superuomo che mostra il cammino verso il nuovo mondo, verso il futuro. Senza questa esperienza, io non avrei mai potuto credere che questa mia visione si sarebbe avverata. La mattina del sei ottobre mi alzai prestissimo, verso le cinque e mezza, in tempo per vedere l'alba apparire ed espandere il suo fioco bagliore sulla città di Milano. Dopo aver rifatto il letto ed aver sistemato e pettinato la mia coda di cavallo ( si...ho i capelli lunghi), mi recai in cucina per far colazione con la mia marmellata preferita ai frutti di bosco, preparata personalmente qualche settimana prima, e la spalmai sul pane biscottato. Odio fare la colazione al bar perché non mi fido dei loro prodotti e inoltre, non per vantarmi, ma io posseggo una particolare capacità sensoriale del gusto che mi permette di capire immediatamente se un qualsiasi prodotto alimentare sia stato fatto in casa o se invece è di scarsa qualità, anche se non mi servirebbe nemmeno perché lo capirei già dal tatto e dalla vista. Quando faccio la spesa non mi piace comprare tutto ciò che è già pronto, preferisco comprare la materia prima così da poterla esaminare al mio microscopio per vedere se rispetta i parametri della sicurezza. Insieme a quella marmellata io, con la poca forza che avevo appena acquisito dal mio primo pasto, presi e spremetti cinque arance e lasciai che il succo cadesse nel bicchiere e lo bevvi senza mettere lo zucchero. Dopo essermi lavato, tornai nella mia stanza per vestirmi, non fu difficile scegliere dal momento che ho l'abitudine di lasciare i vestiti selezionati su una sedia vicino al letto, almeno così non devo restare un'infinità di tempo con la testa nell'armadio per decidermi. Indossai così la mia camicia bianca e la mia cravatta bordeaux, assieme ai miei pantaloni neri. Prima di andarmene, mi sedetti nuovamente sul letto e puntai il mio sguardo verso il comò, dove vi era una fotografia scattata venti anni fa, protetta da un sottile strato di vetro e da una cornice di mogano. Quella foto era molto importante per me, perché in essa vi era l'ultimo ricordo che avevo della mia famiglia unita, vi erano infatti mia madre Susan White, dai capelli lunghi e castani e gli occhi azzurri e sul collo quel suo profumo lavanda, mio padre Robert Mazzini, figlio di un immigrato italiano della Toscana, forte e rigido ma non abusante, mia sorella Laura che vive a Londra, e mio fratello maggiore Archibald. Era l'unico ricordo rimasto di loro ( a parte Laura, che invece mi telefonava spesso) e mi permetteva di ricordare i loro volti, i loro nomi, la mia vita prima della loro scomparsa. Non erano più in questo mondo da molto tempo, da sedici anni. Persi i miei genitori e mio fratello maggiore all'età di dieci anni, la sera del tredici aprile del 1994. Ero insieme a mia sorella a guardare la televisione quando Lucius, mio nonno, chiamò al telefono fisso di casa alle ore 23.12, risposi io e sentii dall'altro lato della cornetta un'aria deprimente e Lucius che faticava a parlare, e questo insospettii. Quando lui mi comunicò che la mia famiglia non era più tra noi, io caddi nella tristezza e nella disperazione, piangendo e abbracciando mia sorella. Successivamente, gli chiesi come fossero morti ed è proprio da lì che cominciai ad avere dei dubbi. Mio nonno mi disse che se n'erano andati perché mio padre aveva perso il controllo del veicolo finendo così, fuori dal guard rail, facendolo ribaltare, e dall'autopsia era stato confermato che mio padre aveva assunto alcol fuori dalla norma, prima di mettersi alla guida. Quando mi disse queste cose...io non gli credetti, di fatto non gli ho mai creduto. Fu da quel momento che il mio cervello venne martellato da un'infinita di domande senza risposta, chiedendomi il motivo per cui egli mi stava mentendo e questo non fece altro che incrinare di un po il nostro rapporto e sospettai fin da principio che mi stesse nascondendo qualcosa, anche perché non vi fu alcuna notizia riportata sul giornale o sui media televisivi. Anche se a quell'epoca avevo solo dieci anni, avevo già acquisito una capacità di memoria dal momento che conoscevo molto bene le abitudini di mio padre e ciò che era successo prima di quell'incidente. Ho ereditato da lui il vizio del fumo, infatti egli fumava due volte al giorno, precisamente la mattina alle 11.00 e il pomeriggio alle 17.00, due tipi di sigaro: il Montecristo, il suo preferito, al mattino e il Moro, di punta fra i toscani, di pomeriggio. Soltanto di sabato mio padre fumava anche una terza volta e di notte, con il Bolivar, molto apprezzato fra i sigari cubani tuttavia aveva una versione taroccata di quei sigari a causa del monopolio statale a Cuba ( di fatto provenivano da uno stabilimento negli Stati Uniti, a New Orleans). Questo era il suo unico vizio, quello di fumare, ma mai aveva osato toccare un bicchiere contenente qualcosa di alcolico, lui era sempre stato attento a restare lucido e, da quando un suo parente era morto per cirrosi epatica, a vent'anni, aveva smesso completamente di bere. Un'altra cosa che mi insospettii fu che mio nonno aveva menzionato una macchina che era uscita dal guard rail. Io mi chiesi di quale macchina stesse parlando, dal momento che quella di mio padre aveva subito un guasto alla freccia destra tre giorni prima a causa di un atto di vandalismo e quindi era in fase di riparazione dal meccanico, inoltre mia madre non ne aveva mai avuta una e quella di mio fratello Archibald era chiusa in garage. Inoltre scartai l'ipotesi che mio nonno gli avrebbe potuto prestare la sua, dal momento che prima abitavamo negli Stati Uniti e che mio nonno, una settimana prima era venuto in aereo da Firenze, dove viveva ormai da molto tempo. Quel giorno sarebbero dovuti andare a ritirare l'assicurazione del veicolo e avevano preso un mezzo pubblico, ricordavo a memoria questi dettagli e fin troppo bene. Perché mi aveva mentito così? Che cosa mi stava nascondendo? Credevi che io fossi così stupido da non sapere queste cose, Lucius? Centravi forse qualcosa con questo mistero irrisolto? Come mai c'era una così tale assenza di prove da navigare nel buio più completo? Queste erano le domande a cui non riuscivo proprio a dare una risposta, malgrado fossi riuscito da solo a smascherare queste patetiche bugie, e di sicuro non le disse per proteggermi da qualcosa, anzi probabilmente era in corso qualcosa di più serio dal momento che uno degli assistenti del medico ribadii che la morte non era stata provocata da uno schianto. Sette giorni dopo anche quel povero assistente venne trovato morto annegato nei pressi di un fiume. Pensai a quelle domande che mi ponevo da sempre, anche in quel momento, mentre sfiorai lentamente come una carezza, la cornice in legno e poi il vetro della fotografia, fino a quando non la staccai e osservai quel piccolo pezzo di carta, raffigurante la mia famiglia, sulla mia mano per poi dargli un fugace bacio e rimetterlo al suo posto. Alla fine serrai l'uscio dell'appartamento. Dal momento che a me non piace usare la metropolitana o altri mezzi pubblici per spostarmi, ad eccezione dei treni quando ne ho bisogno, sono propenso a camminare o usare la bicicletta e questo era di fatto uno di quei giorni. Scesi in garage e dopo averla trovata, tolsi la catenina, salii sopra e cominciai a pedalare prendendo così aria e facendo anche un po di moto addentrandomi nel quotidiano traffico cittadino che dominava già nella città. Pedalai per mezz'ora fermandomi solo per qualche secondo sul marciapiede per aggiustarmi sul viso gli occhiali, il motivo era che stavo andando controvento e, di tanto in tanto, qualche granello di polvere si posava sulle lenti. Raggiunsi e sorpassai la piazza centrale della città, dando un veloce e fugace sguardo al Duomo in stile tardo gotico che domina sulla città intera e mi affrettai a raggiungere l'Accademia, dopodiché cercai un parcheggio e, una volta trovato, inserii il codice della catenina della mia bicicletta e me ne andai sicuro di me. Vi confido che, anche se non l'avessi chiusa con quella catena, nessuno me l'avrebbe rubata. Per precauzione, infatti, una volta comprata io avevo applicato sui tubi una speciale vernice scura, la cui tonalità di colore ricordava similarmente quello della ruggine; chiunque fosse passato e avesse avuto cattive intenzioni si sarebbe fatto ingannare dalle apparenze e avrebbe pensato, come io volevo fare intendere, che fosse obsoleta e che non fosse altro che un vecchio catorcio da far rottamare e quindi di poco valore, ma in verità l'avevo comprata solo un mese fa. Prima di entrare, io mi precipitai al più vicino tabacchino per comprare un altro accendino ed ebbi la fortuna di poter comprare il numero recente del Corriere della Sera. Non ebbi tempo di leggerlo il giorno prima, ero impegnato a studiare sodo. Non mi ritengo un abitudinario ma per me è necessario dedicare un po di tempo alla lettura del Corriere, così lo posai nello zaino promettendomi che l'avrei letto dopo essere entrato in aula, in attesa dell'arrivo del professore. Entrai nell'Accademia e richiamai la mia attenzione nell'interno di essa. Vi era moltissima confusione fra nuovi arrivati, studenti più anziani e associazioni studentesche che facevano da “sindacato” per matricole e che si davano da fare per i loro stupidi e infantili programmi politici di destra o sinistra, illudendosi davvero di poterli aiutare ma ai miei occhi parve che soffrissero di un deficit dell'attenzione, oltre che una grande e sfrenata ipocrisia di sfruttatori che provocò in me di una sensazione di ribrezzo oltre che disgusto. Quelle opere d'arte che in quel momento ebbi l'occasione di vedere mi diedero un motivo per sorridere, dal momento che finalmente avevo la possibilità di far parte del mondo che, fino a qualche tempo fa, avrei solo potuto imitare e immaginare: quello artistico, la ricerca della bellezza e dell'armonia. Vi giuro che riuscii a fatica a trattenere il mio nervosismo e la mia curiosità e guardandomi attorno, potetti notare quali meraviglie artistiche vi erano per poi permettermi di sognare ad occhi aperti e immaginare di poter creare e interpretare il tutto e di creare un mondo nuovo, come fossi un dio. Creare arte, creare emozioni o anche il nulla, creare il dubbio, creare la vita e la morte, l'ordine e il soqquadro, l'equilibrio e la sua distruzione, creare il tutto...su tela. La prima lezione fu quella di pittura e riuscii a trovare l'aula, così entrai e mi sedetti al terzo posto nella terzultima fila, e già stavo per prendere il giornale per poter leggere quando, ad un tratto il professore entrò e fui costretto a rimetterlo nello zaino. Dopo essersi seduto, senza neanche salutare, egli prese il foglio delle presenze, una delle cose che odio di più al mondo, e cominciò ( come i bambini all'asilo) a fare l'appello. Tuttavia, mentre egli procedeva a ritmo di vecchio trattore di campagna, mi persi un'altra volta nei miei pensieri e, cambiando idea sul rimettere apposto il giornale, lo tirai fuori nuovamente e lo posai sulle mie ginocchia, nessuno mi guardò. Perché questa ossessione? Fra poco lo saprete. Ero così perso nei miei pensieri che non mi accorsi assolutamente che il professore mi aveva chiamato per la terza volta di fila, infatti lo fece nuovamente ma con un tono più deciso – Mazzini! - Alzai la mano e gridai – Presente! - Finalmente, non mi sentiva? - Mi inventai una scusa – No, professore, la sento benissimo. Stavo solo cercando la mia penna perché credevo di averla perduta. - - Come mai sta in terzultima fila e per di più da solo? - Che domanda. Semplicemente volevo stare da solo, ma non potetti dare una risposta simile – Perché c'è la finestra aperta. - Non disse nient'altro e, senza più un secondo da perdere, egli cominciò a introdurre in maniera sbrigativa il corso di pittura con una breve presentazione e con l'assegnazione delle prime fonti, applicai la modalità di registrazione vocale sul cellulare in modo che non potessi dimenticare una singola parola, mentre con la mano sinistra ( sono mancino) fui costretto a scrivere il mio nome su quello stupido, patetico foglio delle presenze: Alan James Mazzini.
  23. Torba

    Pietà per gli spietati

    *Racconto cancellato su richiesta dell'utente*
  24. Estelwen

    Hope Edizioni

    Nome: Hope Edizioni Generi trattati: La Hope Edizioni è aperta a ogni genere di romanzo, dal rosa con tutte le sue sfumature (erotico, dark romance, bdsm, storico) alla fantascienza, passando per New Adult, Young Adult e thriller e finendo con il fantasy (epico, contemporaneo, ma anche paranormal e urban) e gli M/M. Al momento NON si accettano saggi o poesie né altri tipologie di testi non presenti nella precedente lista. Modalità di invio dei manoscritti: tramite questo form: http://www.hopeedizioni.it/invia-manoscritto/ o via mail all'indirizzo pubblicazioni@hopeedizioni.it Distribuzione: Non specificato Sito: http://www.hopeedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/HopeEdizioni/
  25. Venerdì al Pub black Cat di Bologna (Via zaragozza 83/d), presentazione del libro "Un caso difficile" di Simone Mascardi, edito da Lfa editore. Presentatore di eccezzione Gianluca Morozzi! Venerdì 5 aprile il Black Cat si tinge ancora più di nero! Alle ore 20,30 verrà presentato il libro UN CASO DIFFICILE, una parodia del genere noir ambientata nella città turrita. Detective sgangherati, gangster e femme fatale si muovono (e spesso cadono) tra la Bologna e Casalecchio, alla ricerca di un irriverente totem indiano. La serata sarà organizzata da un team d'eccezione: l'autore Simone Mascardi ci racconterà qualcosa della sua opera, presentato dall'esperto Gianluca Morozzi, mentre il sapiente barista Marino Doland saprà ispirare i vostri gusti alcoolici. E per l'occasione copie del libro scontate! Si possono chiamare noir, thriller, gialli, e sono anni che invadono le nostre librerie, ci emozionano, ci spaventano, ci fanno rimanere incollati alla sedia finché il caso non viene risolto dall'eroe o eroina di turno. Ma cosa succederebbe se il protagonista fosse un detective privato che sembra uscito da un romanzo di Chandler, un uomo chiamato Flip Barrow, anacronistico nel modo di vestire, pasticcione e allucinato, che sembra vivere in un mondo inventato da lui? La storia di Un caso difficile parte da questi presupposti per offrire una parodia del genere noir, ma è anche un libro comico dove situazioni assurde e divertentissime si susseguono una con l'altra, mentre l'investigazione procede in una Bologna caotica e perfetta come sfondo per sparatorie e inseguimenti. Il motore dell'azione è un classico caso da detective. Al novellino e imbranato Jacob Stein, la voce narrante del libro, viene affidato un compito che potrebbe portare alla sua agenzia investigativa (sull'orlo della rovina economica) un mucchio di soldi. Il vecchio signor Barussi-Moncaglia, uno degli uomini più ricchi della città, lo incarica infatti di investigare la fuga da casa della “giovane” figlia (ultrasessantenne), sedotta da un uomo più giovane e convinta a darsi alla macchia, e di ritrovare un prezioso cimelio familiare, orribile a vedersi ma con gran valore sentimentale, che la figlia, nella sua “fuga d'amore” ha trafugato dalla collezione del padre. Quello che Jacob Stein non sa e che non solo dovrà convivere con il suo “socio forzato”, Flip Barrow, che senza che nessuno glielo chieda prende Jacob sotto la sua ala protettrice per insegnarli “a essere un vero uomo”, ma anche che almeno due organizzazioni criminali sono interessate alla signorina Barussi-Moncaglia e al cimelio, e non avranno esitazioni a sparare per avere ciò che vogliono. Fra una sparatoria e una fuga (più fughe che sparatorie), i due protagonisti dovranno setacciare la città, alla ricerca di indizi per ritrovare la giovane (più o meno). Ad aiutarli entreranno in gioco vari personaggi, soprattutto il lunatico Victor Spencer, ex- marine con problemi a distinguere la realtà dalla fantasia, e la bella e misteriosa Nadia. Ma nemici spietati- come l'enigmatico Marchisi, elegante ed efferato, che sembra sempre conoscere le loro mosse, o Richard Vicente, capo psicopatico e violento di una gang di criminaS
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