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  1. dfense

    Brè Edizioni

    Nome: Brè Edizioni Generi trattati: Narrativa, erotici, poesia, gialli, noir-thriller, horror, saggi Modalità di invio dei manoscritti: https://breedizioni.com/pubblica-con-noi/ Distribuzione: https://breedizioni.com/chi-siamo/ Sito: https://breedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Brè-Edizioni-2105813419632447/
  2. Writer's Dream Staff

    Fratelli Frilli

    Nome: Fratelli Frilli Genere: Attualità ed economia, Letteratura bambini e ragazzi, Narrativa, Noir, Storico, Saggistica, Sport, Teatro, Medicina, Umorismo Invio Manoscritti: mediante email (info@frillieditori.com) come specificato in home page (lato destro) Distribuzione: http://www.frillieditori.com/index.php?option=com_content&view=article&id=88:distributori&catid=42:distributori&Itemid=69 Sito: http://www.frillieditori.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/fratelli.f.editori/
  3. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  4. Segreti in Giallo Edizione

    Segreti in Giallo Edizioni

    Ciao a tutti! Siamo una nuova collana Editoriale nata da poco. Ricerchiamo nuovi e intraprendenti autori, manoscritti accattivanti, pregni di mistero. Nome: Segreti in Giallo Edizioni Catalogo: link al Catalogo indicato sul sito Modalità di invio dei manoscritti: https://segretiingialloedizioni.com/contattaci/ Distribuzione: https://segretiingialloedizioni.com/f-a-q/ Sito: https://segretiingialloedizioni.com/ Facebook: https://m.facebook.com/segretiingialloedizioni/ Instagram: https://www.instagram.com/segretiingialloedizioni/ Segreti in giallo Edizioni si rivolge a coloro che prediligono il genere giallo e thriller, nonché paranormale e horror (per quest’ultimo si intende horror psicologico e non splatter). Accanto a quelli che sono gli elementi caratteristici di ogni singolo genere si ricercano originalità dei testi e una narrazione leggera e accattivante. La scrittura deve saper condurre il lettore (da quello più disincantato a quello più esigente) in un mondo di storie fatto di parole affascinanti e coinvolgenti. I generi che cerchiamo sono: Giallo,Thriller, Noir, Horror, Paranormal, Mystery. Grazie.
  5. Lollowski

    Viaggio verso l'inferno (frammento noir)

    Sono contento di fare questo viaggio con te Rick! Mentre proferiva queste parole Johnny mi guardava con sincerità ed entusiasmo. Mmm... No non scherzo Rick! E’ un onore che il boss mi abbia scelto per accompagnarti in questa missione! Johnny aveva l’entusiasmo di chi è agli inizi. Chi è alla fine come me invece considera qualsiasi lavoro, un lavoro di merda. Questo in particolare. Perché ormai non c’è più nulla che possa sorprenderti, hai visto e fatto di tutto. Tutte le pazzie di questo mondo. Tutte le porcate. Quasi. Eravamo appena saliti in macchina, era sera. Dovevamo arrivare a Dogcity e questo voleva dire un viaggio di tre quattro giorni. Sarà difficile trovare quei resti Rick? Johnny interruppe di nuovo il flusso dei miei pensieri. Abbiamo una mappa Johnny, sarà semplice. E poi io conosco il luogo. Una volta trovati cosa dobbiamo farci? Dobbiamo distruggerli, il posto deve essere ripulito. Mi hanno detto che sono vent’anni che sono lì, perché disturbarli proprio ora? Sospirai, troppe domande, il ragazzo faceva troppe domande. La proprietà è stata venduta. Il che vuol dire che ci costruiranno qualcosa. Se scavano, trovano i cadaveri. Se trovano i cadaveri qualcuno comincerà a indagare. E’ meglio evitare qualsiasi problema. Un fatto di prudenza. Un lavoro semplice Rick! Troviamo questi scheletri e ce ne sbarazziamo! Pensi che dovremo scavare molto? Ma che era un interrogatorio? Cristo Johnny chiudi quella fogna di bocca, devo pensare! Johnny finalmente si zittì, sembrava un po’ offeso ma avevo bisogno di un po’ di silenzio. *** Era buio. Un muro d’acqua ci veniva contro, i tergicristalli erano impegnati in una impari lotta contro una pioggia folle, battente. Era bello guidare in quella situazione. Nessun rumore se non quello dell’acqua che cozzava sulla carrozzeria della mia vecchia cadillac. Un fragore sordo e rilassante. Avrei potuto continuare a guidare per ore, per anni. Accanto a me Johnny fumava uno spinello, ogni tanto me lo passava. Ma il più se lo fumava da solo. Anche lui era taciturno, c’era poco da dire, poco da fare. *** Ci fermammo ad una stazione per mangiare qualcosa. Era tardi, avevo guidato per circa due ore. Il posto era squallido anche sotto una pioggia che tutto copriva, un’insegna al neon intermittente e sgangherata penzolava sbattuta dal vento. “La vecchia tana” era il nome di quello squallido di ristorante. Entrammo. Il locale era fatiscente e vuoto. Un vecchio era dietro un bancone arancione che aveva visto passare i giorni migliori. Ci fece un cenno con la testa, non si disturbò di emettere un singolo suono. Fumava una sigaretta e tossiva come un malato di tubercolosi. Prendemmo due hotdog, una bella tazza di caffè fumante e due dolci della casa. Non ci portò il cibo ordinato al tavolo, si limitò ad appoggiare tutto sul bancone e a fissarci. Dopo due minuti di perplessità Johnny alzò le spalle e andò a prendere il cibo. Era evidente che l’ordinazione non sarebbe mai venuta al nostro tavolo da sola. Mangiammo quei panini con gusto, sorprendentemente erano fantastici e saporiti. Strano, vedendo dove erano stati cucinati. Anche il dolce era da urlo, caldo e appena fatto; lo mangiammo con tre cucchiaiate. Restammo un po’ seduti a goderci la sensazione di pienezza e a fumarci una sigaretta. Poi poggiai quattro banconote sul tavolo e ci alzammo. Fanno cinque testoni amico! Era il vecchio che emetteva le sue prime parole da quando eravamo entrati. Aveva una voce gracchiante e roca, tipica di chi fuma da una vita. Ehy nonno, il cibo era buono ma il menù diceva due testoni per gli hotdog e mezza testa a caffè e dolce! Senti io non sono il tuo fottuto nonno del cazzo! Metti un’altra banconota su quel maledetto tavolo o altrimenti…. Altrimenti cosa fai vecchio bastardo? Johnny era accanto a me con un mezzo sorriso. Il vecchio era proprio uno svalvolato. Ci girammo per uscire, stavamo tutti e due sghignazzando. Il menù era sacro, se voleva essere pagato cinque testoni avrebbe fatto meglio a correggere i prezzi sulla carta. Eravamo ormai davanti all’uscita quando un rombo pazzesco e uno spostamento d’aria ci bloccò di colpo. L’anta della porta esplose in una pioggia di schegge. Restammo immobili, occhi sgranati e mezzi storditi dalla botta. Lentamente portai la mano dietro la schiena per prendere la pistola. Non provarci neanche per il cazzo giovinastro, altrimenti ti ritrovi uno scolapasta al posto del culo! Non sarà piacevole quando andrai a cagare te lo assicuro! Ora giratevi lentamente! Ubbidimmo. La voce in questione proveniva da una vecchia alta come il bancone, aveva le gambe più arcuate che avessi mai visto. Ci poteva passare una muta di cani in corsa lì in mezzo. Aveva una doppietta sotto il braccio e uno sguardo folle. La parannanza sporca di farina e altre salse la indicavano come la talentuosa e pericolosissima cuoca del locale. Ora fai come ti ha chiesto mio marito e metti quella banconota del cazzo sul tavolo amico, altrimenti finirai dietro al giardino a concimare il nostro orto! Ok ok, non ci scaldiamo! La sigaretta di Johnny era a terra, la sua bocca spalancata in una espressione di incredulo stupore. Io avanzai lentamente, seguito da quel cannone di fucile anteguerra. Il vecchio ridacchiava dietro il bancone, tentò di dire qualcosa ma si perse in una tosse mostruosa che sconfinò in una risata convulsa, folle. Muovi lentamente quella manina da checca amico, altrimenti ti ricamo un bel centrino di piombo su quello stomaco flaccido che ti ritrovi! Tirai fuori il portafogli, poggiai lentamente un’altra banconota. Alzai di nuovo le braccia. Se si fosse saputo nel nostro giro saremmo diventati lo zimbello di tutti. Ci avrebbero preso per il culo a vita. Messi in scacco da due vecchi catarrosi. Ora lasciate il nostro ristorante e non tornate mai più ladri maledetti. Se vi ritrovo in questo locale vi giuro che vi ammazzo come cani! Uscimmo mani in alto, scortati dalla vecchia cuoca pazza. Mentre salivamo in macchina potevamo vedere la sua sagoma grottesca sull’uscio che ci scrutava minacciosa. Accesi il motore senza emettere fiato e partii nella notte piovosa. *** Passarono almeno venti minuti prima che qualcuno di noi proferisse parola. Come al solito fu Johnny a rompere il silenzio: Ehy Rick, quella pazza avrebbe potuto ammazzarci! Mmm… Mi sono sempre immaginato una morte eroica fra i proiettili nemici, invece stavo per morire in un uno stramaledetto ristorante sperduto nel nulla, freddato da un duo geriatrico impazzito… Lo sguardo di Johnny era lontano, distante, come se avesse per la prima volta preso in considerazione il fatto che un lavoro come il nostro portasse irrimediabilmente ad una fine pietosa. Era ora della lezione di vita. Vedi Johnny, morire è sempre uno schifo. Ci raccontiamo storie eroiche, celebriamo i nostri caduti. Ma la verità è che la morte se ne fotte della dignità, anzi la morte non ha dignità. La morte è la morte, sono pochissimi quelli che la affrontano da uomo e anche quelli quando sono morti sono come vesciche sgonfie, oscene carcasse senz’anima. Ricordi il vecchio Paul tre mani? Sì, da solo ha ucciso più di sette persone ed è morto in mezzo ad una pioggia di piombo mentre urlava e rideva come pazzo! Erano solo in due, per di più erano anche dei pivelli agli inizi come te. Paul venne colpito al basso ventre, urlò e si contorse come un’anaconda per più di tre ore prima di morire. Se la fece letteralmente sotto e pianse come un bambino a cui stanno fregando le caramelle. Ci vedi qualcosa di eroico in questo? E’ morto mentre implorava di vivere. E’ morto come un cane. Tutti nel nostro ramo muoiono come cani. Ficcatelo bene in testa e tenta di campare il più possibile. Johnny rimase stranamente in silenzio. Io ero stanco e assonnato per cui ci demmo il cambio alla guida. La pioggia si era calmata, la notte era scura e fresca, le strade deserte come se fossimo gli unici uomini in una terra senza dio. Calcai il cappello sopra al viso e provai a schiacciare un pisolino. Accanto a me Johnny fischiava un motivo sommesso, aveva vent’anni, erano ormai molti anni che era stato reclutato. Lo usavamo come corriere e per le piccole commissioni, come tutti noi avevamo iniziato. Perché era con me in questa maledettissima missione? *** Eravamo fermi per una breve sosta, entrambi sul ciglio della strada a svuotare la vescica, sigaretta in bocca. La notte stava cedendo spazio al giorno, dal bosco che avevamo di fronte arrivavano rumori di strani animali, l’odore di resina delle conifere era piacevole alle narici. Rick, pensi che il boss voglia mettermi alla prova? Pensi che ha in mente qualcosa per me? Io non penso nulla Johnny e dovresti fare così anche te. Siamo soldati, eseguiamo ordini. Pensi che dopo questo viaggio cambierà qualcosa per me Rick ? Tutto cambia Johnny, tutto. Entrai in macchina e mi misi alla guida. Johnny era ancora lì che pisciava. Lo guardavo dal retrovisore, quel ragazzo mi ricordava quando ero giovane. La gioventù sogna e idealizza, ci pensa la maturità a farti vedere le cose come stanno. Mi specchiai e la piccola porzione di vetro mi restituì parte del mio volto, un occhio e uno spicchio di viso. Una piccola frazione che però mi rivelava tanto. Avevo ormai un’idea di me stesso frammentata. Chi ero, cosa stavo facendo? Esistevo solo io, unico e indivisibile Rick, oppure stavo solo recitando la parte di uno dei miei tanti me stesso? Perché mi sentivo così stanco? *** Facemmo un’abbondante colazione in un bar, caffè, uova e pancetta per due. Giovani cupi e silenziosi, vestiti in una parodia di squallida eleganza, stavano già bevendo il loro primo goccio. Il paese era minuscolo, un mucchio di case malmesse lungo una striscia di breccia. Bambini malconci si rincorrevano lungo questa strada sterrata e polverosa. Vecchi ostili ci seguivano con lo sguardo seduti su sedie tarlate ai bordi della strada. Era la tristissima domenica di uno squallido paese sperduto nel nulla. Avrei voluto scappare e ripartire immediatamente, fu Johnny a farmi cambiare idea: Senti Rick, ti dispiace se andiamo a messa? Mi girai a guardare la chiesa, forse l’unico stabile che manteneva qualche tipo di dignità in quel buco, davanti c’era un piccolo gruppo di gente che aspettava di entrare. La metteva sul religioso il giovane. Sputai per terra. Vai pure Rick, io ti aspetto fuori. Non entri con me? Non risposi nemmeno, mi avviai verso la macchina. Rick entrò dentro l’edificio, io rimasi poggiato per un po’ sulla mia vecchia cadillac, accesi una sigaretta e mi predisposi all’attesa. Mi ritrovai davanti un nano che mi fissava. Bella giornata vero? Il nano mi guardava dal basso verso l’alto con un sorriso sghembo e folle. Si, bella giornata. Non provai a metterci neanche una briciola di entusiasmo nella voce. Sono quasi duecento giorni che non piove! Pensai a tutta la pioggia che avevamo subito durante il viaggio. Chi cazzo credeva di prendere per il culo? Ehy amico ho affrontato un muro d’acqua fino questa mattina cosa mi stai raccontando? Il nano mi fissò per alcuni secondi, poi scosse la testa: Non qui fratello, qui non piove mai. Mai. Mentre proferiva quelle parole si allontanava, e io gliene fui immensamente grato. Vidi finalmente johnny che usciva dalla chiesa. Mi raggiunse. Andiamocene da questo posto di merda! Salimmo sulla cadillac e partimmo. Ci lasciammo alla spalle il paese, e subito un tuono esplose fragoroso nell’aria e di colpo cominciò a piovere. Guardai dal retrovisore, il nano era al centro della strada che salutava con la mano. Stranamente lì sembrava essere tutto asciutto. *** Ehy Rick tu credi in Dio? Johnny guidava lungo uno stretto nastro di strada malmessa, non pioveva, ma un cielo grigio piombo incombeva sopra di noi, talmente basso e pesante che sembrava esercitare una pressione, come se una mano gigante ci spingesse con forza verso il basso. Intorno era tutto palude, dagli specchi d'acqua neri e lucidi spuntavano alberi grigi e rinsecchiti, parodie rachitiche e morenti dei loro simili, utili solo ai corvi che vi sostavano sopra. Una puzza di zolfo e marciume riempiva le narici. Vuoi dire se credo in un essere superiore che ha creato tutto l’universo compreso un sistema di giudizio per gli esseri umani basato su un inferno un purgatorio e un paradiso? No Johnny, non ci credo affatto. E come ti spieghi tutto questo allora? Che senso avrebbe la nostra vita e il mondo intero se non ci fosse Dio a dargli significato e darci una speranza? Come me lo spiego? Come spiego tutto questo schifo che ci circonda? Il mio dio si chiama Caso. Non c’è nulla, non c’è creatore benevolo c’è solo caos, entropia. Tu pensi che tutto abbia un senso ma non è così: anche la presa di coscienza di noi uomini è stata frutto del caso, la nostra maledizione. Perché non ci diamo pace, non riusciamo a concepire il nulla che c’è fuori, la totale mancanza di senso di ogni cosa. Guardiamo lo spazio in alto e tremiamo: così lo popoliamo di significati e di simboli, pietosamente umani. E ci illudiamo che tutto questo è frutto di una entità divina. La verità è che abbiamo paura della verità Johnny, per questo mentiamo a noi stessi. Per questo esistono le chiese. Ma se sbagli, Rick se ti stai sbagliando? Se questo Dio esistesse per davvero? Beh, Johnny, se esistesse un Dio che è il creatore di tutto quando, che ha creato la terra in cui noi viviamo, che ha concepito il vuoto sopra di noi, gli spazi siderali, le gelide distanze tra pianeti, l’orribile silenzio del cosmo, pensi proprio che possa soltanto per un attimo voltarsi per darci anche solo un milionesimo di secondo della sua attenzione? Esso sarebbe solo pura, fredda immanenza. Nessun amore, nessuna ragione, nessuna misericordia, nulla di nulla. Solo un freddo meccanismo per noi inconcepibile, inarrivabile. Siamo soli Johnny, soli, possiamo solo trascinare le nostre esistenze vuote sperando di soffrire il meno possibile. Ma……. Un forte colpo alla macchina ci distolse dalle nostre elucubrazioni, seguì uno strano rumore al motore. Johnny accostò la Cadillac sul bordo della strada. Il frastuono prodotto non prometteva nulla di buono *** E ora? Io e Johnny eravamo inchinati a controllare il motore, cofano alzato e sguardo concentrato. Lo si fa per abitudine, come se il solo guardare quei meccanismi possa in qualche modo sistemare il problema. La verità era che nessuno di noi ci capiva qualcosa di meccanica. Ora, caro Johnny si cammina in questa fogna di palude fino a trovare qualcuno che ci aiuti. Così, rassegnati, ci avviammo lungo la strada accompagnati dal rumore dei grilli e delle raganelle, il sole era basso all’orizzonte e l’aria si faceva più fresca. Ogni tanto si sentiva un richiamo stridulo, forse un qualche tipo di uccello. Metteva i brividi. Una specie di nebbia minacciosa strisciò lentamente dal terreno verso di noi, i nostri piedi quasi non si vedevano più. Ora tutto il paesaggio risultava essere ancora più spettrale, sembra di camminare sulle nuvole, in una sorta di grottesca parodia di paradiso di un dio scellerato. Camminammo circa quaranta minuti prima di trovare sulla destra un piccolo sentiero e sul fondo una piccola palafitta in legno che cadeva a pezzi. Eravamo infreddoliti e umidi fino alle ossa. Ci guardammo, scrollai le spalle e silenziosamente ci dirigemmo verso la stamberga. Se non ci fosse abitato nessuno, almeno avremmo avuto un tetto dove stare la notte. *** Fummo accolti sul portico della casa da una ragazzina cenciosa che aveva in mano un pupazzo ormai distrutto e lordo. Il volto della bimba era nero di sporcizia, i suoi occhi blu risaltavano come fiore in un deserto in mezzo a quel volto lurido. Ci fissò per alcuni istanti e poi fuggì dentro casa, veloce come un cerbiatto. La palafitta era per metà a terra e per metà sulla palude, il portico era fatiscente e pieno di cianfrusaglie, a lato una piccola barca era legata ad un misero porticciolo e galleggiava placidamente. Uno sciame di moscerini volava incessantemente sulla radura, una sfera cangiante e fastidiosa che ci inglobò appena facemmo per andare verso la casa. Ehy c’è nessuno? Era Johnny che chiamava con voce timida. Una figura in ombra si stagliò dalla porta e venne verso di noi. Un uomo con barba e capelli lunghi, folti e ingarbugliati tanto che il suo volto sembra essere incorniciato da quell’ammasso di peli e capelli. Era enorme, vestiva con un jeans a salopette, lurido, sotto era a torso nudo e altra peluria usciva prepotente da quello straccio di abito, un ventre colossale contribuiva alla sensazione generale di imponenza. Aveva una sigaretta in bocca e un fucile puntato verso di noi. Il suo volto, la sua espressione e i suoi occhi azzurri erano di ghiaccio, non promettevano nulla di buono. Cosa ci fate nella mia proprietà? Alzai automaticamente le mani e così fece Johnny, inspirai. Era la seconda volta in troppo poco tempo che mi trovavo con le mani alzate di fronte ad un pazzo col fucile. Mi stavo velocemente stancando. La nostra macchina si è rotta a qualche chilometro da qui. Ci siamo messi a camminare per cercare aiuto. Mmmm, da dove venite e cosa ci fate in questo luogo? Veniamo da nord signore, da YorkCity, gli affari ci portano a sud, verso Dogville. Li ci sono delle proprietà che dobbiamo visionare! Io sono Rick e lui è…. Non me ne fotte un cazzo dei vostri nomi, avete contanti? Si metteva molto male, sospirai pensando che questo era diventato un mondo pericoloso e poco accogliente Certo signore non molti ma li abbiamo! Beh allora vediamo cosa posso fare per la vostra macchina. Disse abbassando il fucile. Fece un cenno verso un pick up arrugginito . Salite dentro. Ci guardammo, Johnny non aveva proferito parola, aveva la fronte imperlata di sudore. Ci incamminammo, inquieti, verso il furgoncino *** Rimorchiammo la nostra macchina e in dieci minuti fummo di nuovo nella radura davanti la stamberga. Il gigante senza nome si mise subito all’opera, dopo aver provato ad accedere alcune volte il nostro veicolo alzò il cofano. Poggiò una lampada ad olio sul motore e si chinò concentrato. Lavorò senza neanche guardarci per circa un'ora, poi rientrò nell’abitacolo e provò ad accendere. Dopo una enorme fumata nera la macchina miracolosamente si accese. La macchina è a posto Intanto aveva allungato una mano verso di me, io senza proferire parola gli allungai qualche verdone. Li accartocciò e li mise in tasca senza nemmeno contarli, poi con il pollice indicò la sua stamberga. Si è fatto tardi, se volete per qualche altro verdone potete mangiare da noi. Roba semplice ma buona. Io e Johnny ci guardammo, perché no. Ok, per noi va bene. Senza neanche che me lo chiedesse gli allungai qualche altro verdone. *** L’interno della catapecchia si rivelò squallido come l’esterno. Se possibile anche di più. Entrammo in una stanza male illuminata, colma di immondizia di ogni tipo e totalmente disordinata. Da una porta in fondo alla stanza un mucchio di ragazzini ci guardava curioso, era impossibile capire quanti fossero, otto forse dieci. Di fronte a noi un enorme tavolaccio in legno era ricoperto di ogni sorta di vettovaglia, piatti, piattini, bicchieri e posate era sparse lì senza un senso alcuno, mosconi grossi come passerotti vi volavano sopra. A lato una cucinetta squallida e anch’essa colma di roba chiudevano il colpo d’occhio di quello squallore. L’odore era forte e nauseabondo. L’uomo barbuto si era messo a sedere e aveva appoggiato di traverso il fucile sulle sue gambe. Sul tavolo, in mezzo a quel delirio, c’era una bottiglia con del liquido trasparente. Scelse tre bicchierini a caso da quel bordello di tavolo e versò. Sedete e bevete, questo l’ho fatto io! Piazzò i tre bicchieri di fronte a lui, noi ne prendemmo uno e ci sedemmo. Intanto lui aveva già trangugiato il suo e ci guardava con uno strano sguardo. Bevemmo quel liquore. Fu come ingoiare fuoco, in vita mia mai avevo bevuto qualcosa di simile. La gola, l’esofago e lo stomaco erano in fiamme. Johnny tossiva e tentava di respirare mentre il nostro strano ospite lo guardava con uno sguardo inquisitorio. Versò altri tre bicchieri. Grazie signore io sono a posto! Tentò di dire Johnny fra un colpo di tosse e l’altro. No, tu sei a posto quando lo dico io! Il nostro gigante barbuto aveva posato una mano sul fucile. Ci guardammo e io feci un cenno a Johnny che sospirò. Questa volta fu meno doloroso, ma sentivo un calore salire alle tempie e uno strano senso di disorientamento. Johnny aveva gli occhi iniettati di sangue e continuava a tossire. Almeno dicci come ti chiami! Lo chiesi sperando di creare un qualche tipo di rapporto. Potete chiamarmi Buddy, ma prego bevete! Altri tre bicchieri di quel veleno alcolico. Il mondo vorticava, le voci cominciarono a essere lontane, vedevo una torma di bambini correre intorno alla stanza. Ero, eravamo completamente persi in quella deriva alcolica. Johnny si voltò verso di me e poi, occhi sbarrati crollò sul tavolo. Un filo di bava gli usciva dalla bocca. Ahahahah vedo che siamo rimasti io e te! Ma ora ho fame, per bere bisogna mangiare! Lo guardai senza proferire parola. Ehyyy Dottie muovi quel cazzo di culo e vieni a cucinare per i miei amiciiiiii! Urlava con una voce folle. Al suono di quel ruggito i ragazzini sciamarono via, li vedevo muoversi al rallentatore mentre io tentavo disperatamente di rimanere lucido. Buddy aveva la faccia rossa, collerica, era in piedi e continuava a urlare. Fece la sua apparizione una ragazza esile, occhi neri, forse bella se la vita non fosse stata cattiva con lei. Muoveva gli occhi a destra e sinistra, impaurita, un occhio e uno zigomo tumefatti. Cominciai ad ansimare, no, questo non potevo sopportarlo. Mi alzai di scatto, il gigante ancora lucido si girò verso di me. Avevo già il cannone del fucile puntato su un occhio. Tolsi la mano dalla fondina. Tu bevi il tuo fottuto bicchiere e non impicciarti per un cazzo lurido bastardo! Presi il bicchiere fissandolo, vedendo in lui un'altra persona, ricordando quando ero un ragazzino, inerme ora come allora. Bevvi e mi misi a sedere, il mondo vorticava sempre più veloce. Sentii la ragazza dire qualcosa, vidi il gigante caricarla, la vidi volare contro il muro. Tentai di alzarmi, di fare qualcosa, una forza oscura mi teneva inchiodato alla sedia. Tutto si ripeteva, tutto diverso, tutto sempre uguale. Poi fu il buio, un oblio nero e prepotente ricacciò dentro la mia rabbia impotente.. *** Mi svegliai improvvisamente con un rantolo. Ci misi un poco a capire dove ero. Poi ricordai. La stanza era buia se non fosse stato per un lume a petrolio che bruciava fioco. Johnny era nella stessa posizione in cui l’avevo lasciato. La sedia del gigante era vuota, la sua donna terra, un rivolo di sangue le colava dalla bocca. Era morta oppure svenuta, intorno a lei si erano riuniti i bambini che si erano addormentati accanto alla loro madre. Sembrava una scena primordiale. Solo la bambina che ci aveva accolti era sveglia, pupazzo in mano e mi fissava. Mi alzai barcollando, un capogiro mi fece quasi andare a terra. Arrancai verso la donna lentamente, tentando di non cadere, poi le sentii il battito dalla giugulare. Era forte e chiaro. Sospirai di sollievo. La bambina continuava a guardarmi con quegli occhioni enormi. E’ fuori il mio papà! La guardai senza rispondere e mi avviai barcollando verso la porta di casa. *** L’aria della notte mi restituì un poco di lucidità. Mi poggiai sullo stipite della porta e guardai in alto. Un cielo pieno di stelle mi fissava, freddo, distante, siderale. Il lume che dava luce alla porta d’ingresso era preso d’assalto da uno sciame di insetti impazziti, vi volavano intorno, vi sbattevano senza un perché. Sentii un rantolo venire da dietro la baracca. Misi una mano sulla pistola e mi avviai. L’uomo era sdraiato su un pontiletto scassato, la boccia di quel fottuto liquore riversa sul legno marcito, la sua bocca piena di vomito faceva bolle, rivoli verdi si riversavano fuori da quella cloaca. Dal basso i suoi occhi spalancati mi fissavano disperati, una mano tentava di tendersi verso la mia. Mi guardai intorno, rovistando fra le trappole per gamberi. Alla fine trovai uno straccio lurido e puzzolente. Tutto sembrava decomporsi in quel posto. Presi quel lembo di tessuto e lo pressai sul volto del pezzente con tutta la forza che avevo. Tentò di afferrarmi un braccio, anche in quelle condizioni dimostrava molta forza, ma era ormai esausto il bastardo. Le sue gambe cominciarono a scalciare incontrollate mentre premevo con violenza poi di colpo dopo un ultimo spasmo si fermarono. Attesi ancora qualche altro istante poi ansimando mi alzai. Buttai via lo straccio, il bastardo aveva impressa sul viso un'espressione di stupore, come se ancora non ci credesse che era morto. Gli sputai addosso, sputai sulla mia triste infanzia. Che si fottesse, che si fottesse quel bastardo di mio padre. Quando mi girai trovai la bambina con i grandi occhi che mi fissava solenne, teneva l’orsacchiotto per un'orecchio, le sue zampe di pezza strusciavano per terra. Papà è morto vero? Sì è morto, ora non vi darà più fastidio Grazie Lo disse semplicemente, così piccola eppure già in qualche modo adulta, così simile a come ero io alla sua età. Rientrai nella stamberga e svegliai quanto più piano possibile Johnny. Andiamo via da questa fogna! Lo tirai per la collottola e lo trascinai via da quell’inferno. Nella stanza tutto era rimasto immutato, ogni attore fermo come lo avevo lasciato, sorta di commedia grottesca congelata nel tempo. Mentre ce ne andavamo via sgommando da quel luogo, dal retrovisore potevo vedere la bambina che ci salutava con la manina. Per un istante o due, forse, mi sembrò che si stesse tramutando in qualcosa. Guardando con attenzione ora mi sembrava che dalla casa, un nano ghignante mi stesse salutando. *** Mi stai dicendo che a venti anni non sei mai stato con una donna? E’ questo quello che mi stai raccontando johnny? Le guance rosse e lo sguardo basso mi confermarono che le sue parole erano sincere. Bravo, fottuto ragazzo, la sua una classica storia di tanti nel nostro ramo. Padre nella mafia morto in azione, una madre distrutta che fa di tutto per tenerlo lontano dai guai. Ma lui vive una sorta di adorazione per la figura paterna, così piano piano, si avvicina alla “famiglia”.Inizia da piccolo con semplici compiti, piccole consegne, silenzio, rispetto, sguardo basso, impara in fretta le regole del gioco. Non sa, come non lo sapevo io che ogni passo in quell’ambiente ti tira sempre più giù, sempre più in basso, fino a quando sei talmente immerso nella merda che sai che l’unica cosa che puoi fare è continuare a ballare in quel maledetto teatro: o balli il tip tap, o muori. Johnny ancora non lo aveva capito. Johnny, che aveva una ragazza che un sabato sera, il primo nel quale le era stato concesso un uscita con lui, gli aveva dato solo un bacio casto. Johnny che mi diceva che valeva la pena aspettare, che era innamorato di lei. Fottuto, fottutissimo Johnny che raccontava a me quelle cose. Era troppo, una cosa del genere non potevo accettarla: mentre facevamo colazione in un luogo sperduto, dimenticato anche dal dio che lo aveva creato, decisi che Johnny doveva perdere la verginità. Johnny, facciamo una deviazione in un posto che conosco, perderemo qualche ora, vorrà dire che scaveremo di notte. E dov'è che facciamo questa deviazione? Perché questo fuori programma? Il suo volto aveva un'espressione di curiosità mista a sospetto. Andiamo a sistemare una storia che dura da troppo, caro il mio casto Johnny. *** Arrivammo nel luogo prescelto giusto per l’ora di pranzo. La casa di piacere sorgeva in una radura, una grossa villa che faceva parte di una città abbandonata. Il bosco, tranne quella casa e poche altre costruzioni si era ripreso tutto. Parcheggiammo lì, era presto non c’erano altre macchine. Rick ma dove ci troviamo? Tranquillo Johnny, tu limitati a respirare e fare silenzio. Entrammo. Il vecchio, caro odore che ogni bordello che si rispetti emana riempì le nostre narici. Legno lucidato da poco e muffa, cipria, profumi da quattro soldi e poi alcol, tabacco. L’atmosfera all’interno era ovattata, la luce filtrava da pesanti tendaggi, le donne della casa erano sedute svogliatamente al bancone o sui molteplici divani sparsi nello stanzone. Quando ci videro entrare subito si animarono, per il resto non c’era molto movimento. Ci venne incontro la signora del bordello si fermò di fronte a noi con un sorriso raggiante. Mi squadrò da testa a piedi, per alcuni istanti come se mi stesse valutando. Rick, che piacere rivederti Anche per me Marlene E lo era veramente. Mi girai verso Johnny, la faccia sempre più interrogativa, gli dissi di andare al bancone e ordinare due whisky. Johnny ubbidì senza fare storie. Un po’ di ristoro dopo un lungo viaggio? Si, cara Marlene, un po’ di ristoro. E una iniziazione. Quel ragazzo al bancone ha venti anni, fai te. Ci penso io, quanto a te? Ne è passato di tempo. Per ora mi limito al whisky. Andai a sedermi al banco vicino Johnny, aveva la testa bassa e fissava il suo bicchiere, già dimezzato. Presi il mio e poggia la mano sulla sua spalla. Lui si girò verso di me. Alzammo i bicchieri e bevemmo tutto d’un fiato. Guardai il bar tender, una vecchia conoscenza, alzando due dita. Fu veloce a colmare di nuovo i bicchieri. Brindammo ancora. E ancora. Ormai Johnny era rosso, vagamente sorridente, sembrava più a suo agio in quel posto. Potere dell'alcool. Un ragazza, bella da mozzare il fiato si avvicinò a Johnny prendendolo sotto braccio. Gli disse qualcosa all’orecchio e rise. Se possibile Johnny divenne ancora più rosso mentre ingurgitava un altro bicchiere. Poi si alzò guardandomi un'ultima volta. Gli feci un cenno con la testa. Lo vidi allontanarsi sotto braccio a quello schianto. Io invece indicai al bartender una bottiglia di whisky. Ehy Rick, questo costa puoi permetterlo? Buttai sul bancone un po’ di banconote Tutta la boccia Jack Lui mi guardò con un sorriso: Ehy fratello con quei soldi ti puoi tenere anche il vetro! Presi la bottiglia e andai di fuori. *** Sentii dei passi alle mie spalle, mi girai di scatto, era Marlene. Si mise seduta accanto a me, restammo un po’ in silenzio guardando le nubi che di nuovo si addensavano. Un silenzio di piombo, la quiete prima della tempesta, ci avvertiva che presto il temporale sarebbe esploso. Il tuo ragazzo è in buone mani! Avevo dimenticato quanto amavo la sua voce dolce e profonda. Aveva il potere di calmarmi. Lo so E tu? Perché non sei venuto nella mia camera? Mi girai a guardarla. Era ancora bellissima, ancora più bella ora che le rughe impreziosivano il suo volto. Mmmm, non sono dell’umore Marlene E di che umore sei allora? La sua voce ora suonava lievemente offesa. Continuavo a fissarla, i miei occhi si perdevano nei suoi, due tristezze che si incontravano nella quiete prima della tempesta. Come potevo spiegare? Come potevo anche solo parlare di quello che avevo dentro? Come parlare di una vita intera a fare cose sbagliate? Non risposi affatto, mi limitai a prendere un altro sorso di Whisky. Comunque, quello non ti aiuterà a risolvere i tuoi problemi Rick Lo disse con aria rassegnata, fissando la mia bottiglia. Non ero d’accordo, ma non obiettai. Chissà quanti uomini come me aveva conosciuto, uomini in grado di consolarsi solo con la bottiglia. Così lei poggiò la testa sulla mia spalla e rimanemmo in silenzio, perché non c’era nulla da dire, non c’erano parole in grado di cambiare qualcosa, non c’erano parole in grado di spiegare nulla. Poi cominciarono a cadere gocce di pioggia, prima sporadiche, poi sempre più insistenti. Restammo in silenzio a fissare dal portico quel temporale, due anime sole che cercavano un po’ di consolazione. *** La mano mi tremava. Per la prima volta nella mia maledetta vita, la mano mi tremava. Eravamo in mezzo al nulla, i fari puntati verso di noi per darci la possibilità di lavorare, un punto di luce in mezzo al buio più totale. La pioggia cadeva copiosa infradiciando tutto, entrando dentro i vestiti. La buca era stata fatta, le ossa trovate. In mezzo a quel nulla spaventoso la mia mano tremante puntava una pistola alla nuca di Johnny. Johnny d’istinto aveva portato le mani in alto. Silenzio, unico rumore il frastuono della pioggia, un rumore talmente presente e assordante da diventare un Silenzio. Eravamo io e lui, una mano che puntava una pistola sulla nuca di un ragazzo che avrebbe potuto essere mio figlio. E le ossa scoperte e ora allagate di altri come lui e come me, gente uccisa violentemente. Passò altro tempo, ci fu altro silenzio, poi Johnny prese coraggio: Ho sempre pensato che sarei morto in azione, ucciso da un colpo di pistola in qualche maledetta sparatoria. Oppure con una coltellata alle spalle senza neanche accorgermene. Ma scavare la mia fossa, questo non me lo aspettavo per dio. Dimmi almeno perché Rick, me lo devi. La sua voce era carica di rammarico. Intanto la mia mano tremava sempre di più nello sforzo di dovere di sparare e il rifiuto di farlo, sotto quella pioggia bastarda che ci sommergeva. Carico di rabbia replicai: Lo sai che non si chiedono spiegazione quando il boss da un ordine del genere, dimmelo te perché ti sto mandando all’inferno, dimmelo te dannazione! Te la fai con i poliziotti è questo che sei Rick? Una fottutissima spia? Parla bastardo! Non ho mai fatto la spia Rick e non vi ho mai tradito in vita mia! Come potrei farlo Rick, cosa pensi che io sia? Il mio cervello lavorava alacremente, tentavo di capire, di darmi una spiegazione che mi rendesse il lavoro sopportabile: Se non sei una spia allora cosa hai fatto bastardo? Hai tentato di rubare i nostri soldi? I clienti? Hai pestato i piedi al boss? Dimmi la verità per dio ho bisogno della fottuta verità! Ora anche Johnny urlava, la sua voce era rotta, tremava di paura: Io non ho fatto nulla Rick, sono sempre stato fedele, mai nulla di nulla contro la nostra famiglia te lo giuro su mio padre! Hai visto qualcosa, sentito cose che non dovevi sentire? Spremi quelle cazzo di meningi ragazzo! Aspetta Rick! Forse ho capito! Hai poco tempo Johnny apri quella bocca del cazzo! Qualche mese fa ho scordato le chiavi di casa al night dopo la solita riunione del giovedì, mentre tornavo indietro a riprenderle, ho visto il boss al parcheggio in ginocchio che faceva un pompino a Joe Tempesta! Joe mi ha visto, i nostri occhi si sono incrociati. Lui è rimasto così, immobile col boss di fronte a lui che se lo lavorava. Io ho tirato dritto, quando sono tornato in macchina erano spariti! Ma ho tenuto la bocca chiusa, non l’ho detto a nessuno, a nessuno Rick te lo giuro! Puoi dire al boss che terrò la bocca chiusa! Ora era tutto chiaro. Un pompino, stavo uccidendo Johnny per una fottuta storia di froci. Una vita per un pompino: è così che le cose andavano. Se Johnny avesse parlato il Boss avrebbe perso la sua reputazione e si sarebbe indebolito e questo il Boss non lo voleva. In breve lo avrebbero ucciso. Per lui il silenzio eterno era meglio della fiducia. La pioggia era diminuita d’intensità, la fossa scavata poco prima era una pozza di acqua nera, le ossa ormai sommerse. I fari della macchina illuminavano quella scena d’inferno, mia e di Johnny, ma la luce prodotta veniva presto inghiottita da quella tenebra che ci circondava, che fagocitava anche i nostri cuori, i nostri corpi, le nostre voci. Sospirai, la mano aveva smesso di tremare. *** Ero seduto al bancone di un night, donne nude danzavano in maniera sgraziata sopra al banco tentando di racimolare qualche soldo sculettando davanti agli avventori ubriachi. Avevo bevuto duro e continuavo a farlo e avrei continuato per tutta la notte finché non avessi perso i sensi, finché avessi smesso di pensare a qualsiasi cosa. Fino a spappolarmi il cervello. Sentii qualcuno vicino a me che si sedeva, neanche mi girai a vedere chi fosse. Fu la sua voce ad attirare la mia attenzione Un brindisi a te amico! il prossimo giro lo offro io! Mi girai lentamente e il cuore prese a battermi all’impazzata, accanto a me c’era un nano che mi sorrideva, un sorriso sghembo e beffardo. Persi il controllo. Chi cazzo sei lurido bastardo e che cosa cazzo vuoi da me! Stavo urlando, provai ad afferrarlo per il bavero, ma lui si spostò agile e io caddi dallo sgabello fracassando a terra. Sentii la sua voce e il suo fiato nel mio orecchio: Ci si vede presto caro il mio Rick! Poi una risata che si allontanava. Sentii delle braccia che mi afferravano da ambo i lati, sentii i pugni che mi arrivavano sullo stomaco e sul viso. Venni trascinato fuori, l’aria era gelida, mi gettarono a terra senza cerimonie. Qualcuno mi sferrò un ultimo calcio sul costato che mi fece contorcere dal dolore. Sputai sangue e denti. Fottuto pazzo maledetto non farti mai più vedere qui! *** Restai lì, tremante di dolore in quel freddo maledetto. Desiderai di essere ingoiato dalla terra, di scomparire per sempre. Ma non successe. Allora lentamente, con i miei artigli cominciai a strisciare verso il bosco, lontano da quel locale pieno di insegne luminose, lontano da tutti. Strisciai come un rettile finché ne ebbi le forze, strisciai fino a che il buio della notte non mi inghiottì.
  6. Dale

    Novecento Editore

    Nome: Novecento Editore Generi trattati: Giallo, Poliziesco, Thriller, Noir, Saggistica (ambito economico/giuridico) Modalità di invio dei manoscritti: https://www.novecentoeditore.it/contattaci.html Distribuzione: http://www.novecentoeditore.it/distribuzione.php Sito: http://www.novecentoeditore.it Facebook: https://www.facebook.com/novecentoeditore/ Non so, vi posto qui gli estremi di questa CE. Non ho esperienze dirette ma sembrerebbe free e medio-piccola. Mi é capitato di trovare alcuni suoi libri in Feltrinelli a Varese (quindi deve avere una buona distribuzione). Qualcuno la conosce?
  7. Mylady

    GonZo Editore

    Nome: GonZo Editore Sito web: https://gonzoeditore.com/ Distribuzione: non specificata Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@gonzoeditore.it Facebook: https://www.facebook.com/gonzoeditore/ Ho scritto per avere informazioni, mi ha risposto il direttore editoriale in persona, con simpatia e gentilezza. Sono un gruppo di giovani, mi pare di aver capito tutti under 35. Casa Editrice relativamente nuova, di Firenze. Unico genere non ammesso : romanzi rosa. Mi hanno fatto una splendida impressione e mi hanno assicurato che non chiedono contributi agli autori di nessun genere. Hanno appena aperto le iscrizioni per un concorso letterario gratuito. Riferimento Marco Michail.
  8. Ospite

    L'erudita

    Nome: L'erudita Genere: Il catalogo spazia dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai racconti Invio Manoscritti: https://www.lerudita.it/manoscritti/ Distribuzione: librerie fiduciarie (http://www.lerudita.it/librerie-e-partner/) o attraverso piattaforme on-line Sito: http://www.lerudita.it Facebook: https://www.facebook.com/lerudita/?ref=br_rs Attualmente è un marchio della Giulio Perrone Segnalataci da un utente, contattata, ha risposto alle nostre richieste. Casa editrice nata da poco che si professa non a pagamento, ha tre collane principali (di cui una divisa in diverse sotto-collane) e navigando sul loro sito si trovano diverse iniziative concorsuali, anche per poesia. Sicuramente da tenere d'occhio, mostrano un grande entusiasmo Operano editing, non richiedono contributi per pubblicare di alcuna forma, il loro motto è
  9. dfense

    Bakemono Lab

    [La ricezione e la valutazione di nuove proposte editoriali è sospesa fino a giugno 2021] Nome: Bakemono Lab Generi trattati: Modalità di invio dei manoscritti: progetti@bakemonolab.com Distribuzione: Non specificato. Sito: https://www.bakemonolab.com/ Facebook: https://www.facebook.com/bakemonolab/ Dal sito: "La collana Classic è indirizzata ai più piccoli. Attraverso storie musicali, filastrocche bilingue e racconti multiculturali i giovani lettori possono confrontare linguaggi diversi e chiavi di lettura non consuete per imparare ad esprimere la propria interiorità. La collana Deluxe è rivolta a un pubblico più adulto. In questi volumi sono le illustrazioni a parlare, a invadere le pagine e a suggestionare la fantasia dei lettori. I romanzi brevi che compongono la Collana di narrativa Tanabata raccontano quotidianità crude e spiazzanti ma, al contempo, sono ricchi di sfumature oniriche e surreali, di tinte noir e gotiche. La Collana Eiga è dedicata agli amanti del cinema. Attraverso saggi critici e monografici i lettori entrano nel mondo delle immagini in movimento, riscoprendo film classici, autori di nicchia e non. Potete spaziare dalla commedia al dramma, dal musical all'horror. Sul sito, scrivono: "La valutazione è gratuita, la pubblicazione anche". Passo la palla agli amministratori per i contatti di rito.
  10. dfense

    Emersioni

    Nome: Emersioni editrice Generi trattati: http://www.emersioni.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.emersioni.it/#contatti Distribuzione: Messaggerie Sito: http://www.emersioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/emersionieditrice/
  11. dfense

    EF edizioni

    Nome: EF edizioni Generi trattati: Ho taggato alcuni generi di riferimento, in quanto pubblicano anche narrativa, ma si occupano principalmente di fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.efedizioni.com/fumettisti.html Distribuzione: http://www.efedizioni.com/distributori.html Sito: http://www.efedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/efedizioni/
  12. Gabri Montu

    Scena di violenza sessuale per horror

    Ciao a tutti, sto scrivendo una scena di violenza sessuale per il mio horror (è ancora incompleta) e vorrei un parere sincero. Credo sia inutile continuare a scrivere se poi la prima parte è brutta e trash. Si tratta di una donna che viene brutalmente violentata e nell'atto il suo seviziatore si trasforma in un'orrida creatura. *Editato dallo Staff*
  13. Titolo: Un Nido di Vespe - Indagine tra Varese e il lago Maggiore Autore: Davide D. Longo Collana: SuperNoir Bross Casa editrice: Fratelli Frilli Editori ISBN: 9788869433986 Data di pubblicazione (o di uscita): 29 novembre 2019 Prezzo: cartaceo 14,90 / digitale 6,99 Genere: Noir Pagine: 208 Quarta di copertina o estratto del libro: Valerio Guerra è un ragazzo invecchiato precocemente. Laureato in Archeologia, si è ritrovato a rincorrere una serie di stage non pagati in giro per l’Italia e ad essere silurato alla Scuola di Specializzazione. All'alba dei trent'anni la vita gli ha portato via un padre e tutti i sogni di gioventù. Si ritrova disoccupato, senza un soldo, a sopravvivere in un paesino disteso sulle rive del Lago Maggiore. Per sbarcare il lunario fa i più svariati lavori, che di solito si risolvono in contratti di pochi mesi, e con un paio di amici fidati svuota le cantine delle ville della sponda lombarda, rivendendo quello che è ancora in buono stato nei mercatini della zona. A tempo perso lavora anche come detective in nero, senza licenza: casi di corna, per lo più, o liti tra vicini di casa. Valerio non vive, sopravvive, e la sua unica gioia è osservare il suo gatto, Robespierre, che governa il loro piccolo appartamento come se fosse una magione vittoriana. Finché un giorno René, commissario di polizia e vecchia conoscenza del padre di Valerio, gli mette sotto il naso la foto di un anello longobardo e il caso di omicidio ad esso collegato. Da quel momento il ragazzo si ritroverà invischiato in una rete di omertà, silenzi e violenza che pulsa sotto la superficie della provincia sonnolenta come una rete di organi cancrenosi: un nido di vespe in cui convivono politica, imprenditori e polizia, nel quale Valerio Guerra proverà suo malgrado a mettere le mani. Link all'acquisto: il libro è presente fisicamente o ordinabile nelle librerie sparse su tutto il territorio nazionale. Lo trovate anche sul Bookstore della Fratelli Frilli, Amazon, Ibs, Libreria Universitaria, Store Mondadori, Store Feltrinelli
  14. Marco Scaldini

    Quattro racconti con il morto

    Titolo: Quattro racconti con il morto Autore: Marco Scaldini Casa editrice: Segreti in giallo ISBN: 8833665763 Data di pubblicazione: 24 giugno 2020 Prezzo: 8 euro (cartaceo), 1.99 (ebook) Genere: noir/giallo Pagine: 100 Quarta di copertina: Un cliente morto e una prostituta nei guai. Un gruppetto di studenti e una professoressa uccisa durante un rito satanico. Un agente che vede un assassino mentre si disfa di un cadavere. Un duplice omicidio in un centro massaggi. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/dp/8833665763/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1592921165&sr=1-1
  15. bukowsky77

    Nero Press

    Nome: Nero Press Generi: Horror e Gotico, Noir, Giallo, Thriller Modalità di invio Manoscritti: http://neropress.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: http://neropress.it/distribuzione/ Sito web: http://neropress.it/ Facebook: https://www.facebook.com/neropress.edizioni
  16. ElleryQ

    Lisciani

    Nome: Lisciani Libri Catalogo: https://www.liscianilibri.com/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.liscianilibri.com/contatti/ davide.dilodovico@educationalgroup.it (invio diretto al direttore editoriale) Distribuzione:ALI Sito: https://www.liscianilibri.com/ Facebook: https://www.facebook.com/LiscianiLibri/ Lisciani Group nasce in seguito alla separazione da Giunti ("Giunti & Lisciani") a inizio anni '90. Con 40 anni complessivi di esperienza nel campo dei giochi e della didattica, ha di recente inaugurato una sezione narrativa, divenuta autonoma anche sul piano amministrativo: "Lisciani Libri". Le collane di narrativa sono dirette da Davide Di Lodovico, quella di graphic novel da Giuseppe Guida. La distribuzione è molto estesa e include, oltre alle librerie, supermercati e Autogrill (o Sarni).
  17. Fino a
    Concorso nato dalla collaborazione tra la casa editrice Nino Bozzi Editore (CTL) e l'agenzia letteraria EditReal, intitolato all'amico giallista Carlo F. De Filippis, grande scrittore che attualmente vive e opera a Torino. Fanno parte della giuria tecnica: - Enzo Linari, insegnante, scrittore e soggettista e curatore mostre di fumetti, scrittore di racconti polizieschi; - Giancarlo Cavallini, insegnante. Studioso di letterature classiche e moderne, cultore di sceneggiatura cinematografica; - Sergio Consani, musicista e scrittore. Le opere finaliste verranno vagliate dal corpo della Gran Giuria, composta da nomi di rilievo nazionale nel panorama del libro giallo: - Enrico Pandiani, scrittore. - Maria Masella, scrittrice. - Pierluigi Porazzi, giornalista. - Diego Collaveri, giallista, scrittore. Presidente di Giuria: Carlo F. De Filippis Il premio è aperto a tutti i cittadini italiani e stranieri che abbiano compiuto la maggiore età; la partecipazione è gratuita; non vi saranno successive richieste di denaro o richieste di acquisto copie. Le opere dovranno essere scritte in lingua italiana (o straniera, purché tradotte in lingua italiana) e dovranno trattare i seguenti generi: giallo, thriller, poliziesco e noir. Qualsiasi altro genere letterario non verrà preso in considerazione. La premiazione è prevista per fine settembre, probabilmente al circolo degli scrittori di Torino. (Data e luogo da confermare) www.premiodefilippis.com
  18. Laura Gronchi

    Ossessione

    Titolo: Ossesione Autore: Laura Gronchi Collana: (facoltativa) Casa editrice: Porto Seguro Editore ISBN: 97888 Data di pubblicazione (o di uscita): ottobre 2019 Prezzo: cartacea 19,90 Genere: azione e avventura, triller Pagine: 526 Quarta di copertina: Le vicende dell'infermiera Sara Toni e del maggiore dell'aeronautica Sergio Morelli, dopo il loro incontro in Etiopia e il ritorno a Pisa, s'intrecciano con un passato burrascoso e con il rapimento di lei da parte dei terroristi; il presente appare sereno, ma si rivela quanto mai labile, messo a rischio da un ex marito violento e da una ex fiamma talmente vendicativa da risultare patologica, mentre il futuro li riporterà in Africa, dove li attendono altre vicissitudini. Un romanzo composito di vendetta, amore e violenza, dai toni avvincenti e soffusamente noir. Link all'acquisto: Amazon: link all'acquisto IBS: link all'acquisto Mondadori store: link all'acquisto La Feltrinelli: link all'acquisto Libreria Universitaria: link all'acquisto
  19. Giampo

    Edizioni Clichy

    Nome: Edizioni Clichy Sito: https://edizioniclichy.it Catalogo: https://edizioniclichy.it/shop Modalità di invio dei manoscritti: https://edizioniclichy.it/chi-siamo Distribuzione: Mondadori Libri Facebook: it-it.facebook.com/edizioni.clichy
  20. Dale

    Nuova Editrice Magenta

    [Sito e pagina Fecebook non più disponibili] Nome: Nuova Editrice Magenta Generi trattati: Poesia, Narrativa non di genere, Noir, Poliziesco, Giallo (qui le collane: http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=coll) Modalità di invio dei manoscritti: http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=mned Distribuzione: Unicopli Soc. Cooperativa http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=acq Sito: http://www.nuovaeditricemagenta.it Facebook: https://www.facebook.com/NEMnuovaeditricemagenta/?rc=p Ciao a tutti, credo si tratti di una piccola casa editrice. Fa qualche presentazione nella mia zona (Varese e Provincia) ma non riesco a capire se sia a pagamento o no.
  21. Icangage

    Sterling Editore

    Nome: Sterling Editore Generi trattati: thriller psicologico, poliziesco, mistery, noir, romanzi storici, romanzi d'amore,graphic novel, fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: email a: info@sterlingeditore.it Distribuzione: Non è possibile risalire a questa informazione dalla loro pagina fb. Sito: https://www.sterlingeditore.it/index.html Facebook: https://www.facebook.com/sterlingeditore/ Asseriscono di essere totalmente free ma, ad un primo contatto con loro, mi è stato detto che "attualmente i nostri editor risultano impegnati" per cui consigliavano o l'editing ad una persona di fiducia o affidarmi ad un loro collaboratore esterno.
  22. Elisabeth

    Claire

    La routine della sua vita si era ridotta all’osso. Atti meccanici che garantivano la sua sopravvivenza. Certi giorni se li dimenticava. E insieme a quei gesti meccanici dimenticava anche i giorni stessi. Ma nelle giornate migliori, quando ricordava di mangiare o lavarsi il resto del tempo lo trascorreva alla finestra. Viveva in un quartiere di periferia che brulicava di vita. E la vita che non viveva per sé la osservava da dietro un vetro. Ormai anche i vicini si erano abituati a quella presenza immobile, sapevano che solo i suoi occhi – grandi occhi neri profondi come gorghi marini e insondabili – seguivano ogni loro movimento. Stranamente non dava loro disturbo quell’osservatrice silenziosa. A volte li confortava anche alzare gli occhi e trovarla lì, racchiusa nella nicchia delle imposte come una madonnina in una cappella votiva. Alcuni, i meno timidi, le rivolgevano un saluto. Lei non rispondeva mai. Ma li conosceva bene uno per uno. Conosceva i loro innocenti segreti, come il bicchiere di vino bevuto la sera tardi dal signor Pepper di nascosto dalla moglie, certe sere lo accompagnava persino e da lontano brindava insieme a lui. Oppure seguiva le liti mute, per non spaventare i bambini, dei coniugi Ryan. Era uno spettacolo insolito vederli gesticolare e scambiarsi invettive senza fare rumore. Le ricordavano quei film muti che vedeva da bambina, quando tutto era più facile e lineare. Poi facevano sempre pace. Si abbracciavano silenziosi e andavano insieme a guardare i piccoli dormire. Un lembo di quell’amore copriva anche il suo cuore qualche volta. I panni stesi ad asciugare al vento della vedova Bosch le raccontavano invece la vita della sua dirimpettaia come pagine di un diario fatto di stoffe e colori. Ogni giorno della settimana aveva un colore differente. I numerosi nipotini che le correvano intorno tra le lenzuola sventolanti, narravano di una vita piena di una felicità semplice, fatta di torte appena sfornate e calore. A volte si incantava nell’osservarli e nel partecipare alla loro gioia intima, umile, scoprendosi a sorridere. Erano le occasioni in cui richiudendo le imposte sapeva che avrebbe dormito più serena. Fu durante una giornata iniziata come tante altre - mentre si trascinava dalla cucina al soggiorno con le mani intorno ad una tazza fumante di caffè e si apprestava a prendere il suo solito posto dietro i vetri - che accadde. Aveva già aperto le imposte chiedendosi quale colore avrebbe visto oggi steso al vento dalla vedova, quando iniziò ad agitarsi qualcosa nella sua mente. Qualcosa di intrappolato che lottava per venire fuori, per tornare alla luce. Era lì, da qualche parte ma non riusciva ad afferrarlo. Stava fissando il vecchio signor Neil ammucchiare le foglie in un angolo quando tutto iniziò a sfumare. La giacca verde militare del vecchio, il rastrello, le foglie che vorticavano nel vento a dispetto dei suoi sforzi, le mura della casa, i panni stesi, le biciclette abbandonate dai bambini Ryan: tutto iniziò a tremolare, ogni cosa, come avvolta in una nebbia, iniziò a scomparire alla sua vista lasciando il posto ad altre immagini e altri colori. E da una nuvola di polvere resa accecante dalla luce di un sole estivo emersero delle figure. Man mano che si avvicinavano, si facevano più grandi le loro ombre e più nitidi i dettagli. Il vestito leggero a fiori di lei, i lunghi capelli scuri mossi dalla brezza secca del deserto, i jeans sdruciti di lui e il giubbino che aveva visto troppe stagioni, la macchina sgangherata su cui viaggiavano. Il ricordo proruppe come da una diga fatta saltare con la dinamite. Le parole che gli aveva lasciato quel giorno. L’ultimo giorno che avevano passato insieme prima che lei facesse l’unica cosa che sapeva fare bene: scappare. Si erano fermati in uno di quei posti aperti 24 ore con una cameriera stanca che nemmeno ti guarda dopo una notte passata a servire caffè, e mentre Jo faceva rifornimento al distributore di benzina, lei era entrata scegliendo il tavolino più riparato e aveva ordinato senza pensare il piatto del giorno. Un pensiero opprimente le si era insinuato nella mente: aveva sempre ordinato piatti che non le piacevano senza pensarci. Perché altri pensieri le affollavano la testa. Rumorosi, inarrestabili. Guardando fuori per controllare dove lui fosse prese un fazzoletto di carta che non avrebbe asciugato nemmeno una lacrima e aveva iniziato a scrivere quelle parole: “Io ho fatto del depistaggio un'arte, Jo. Semino tracce che vanno in una direzione e poi ne prendo un'altra. Perciò quando pensi di avermi afferrato ti sfuggo tra le dita. Non sono mai perfettamente presente. C'è sempre un oltre che mi aspetta. Non puoi seguirmi né comprendermi. Passiamo la vita a dimostrare agli altri Cosa siamo. Intelligenti o colti o bravi o simpatici. Energie disperse nel vento dimenticando Chi siamo perdendo noi stessi. Ed io non voglio perdermi…” Aveva lasciato quel fazzoletto stropicciato sul tavolo ed era scappata dalla porta sul retro. Per settimane e mesi si era chiesta quale espressione si era disegnata sul suo viso quando raggiungendola al tavolo non aveva più trovato lei ma solo la scia del suo profumo. Rabbia o dolore lo avevano attraversato? E quale due avevano prevalso sull’altra? Dopo un po’ aveva smesso di chiederselo. Temeva qualunque risposta. Aveva creduto che per ritrovarsi dovesse scappare da lui quando invece scappava solo da se stessa e dai suoi fantasmi. Ma questi te li porti dentro ed è solo un'illusione pensare di poterteli lasciare alle spalle. Pensando di aver aguzzato la vista per non perdersi aveva perso di vista invece l’essenziale. Che adesso spiava al di là di un vetro illudendosi di vivere. Ma arriva un momento in cui bisogna decidere se continuare a fare da spettatore alla vita degli altri o vivere la propria di vita. Da quella nebbia che l’aveva avvolta riaffiorò il volto di Jo e l’amore che fino al giorno prima aveva solo osservato fluire nella vita altrui le esplose nel petto con una chiarezza luminosa da toglierle il fiato. Ci si innamora di quei gesti inconsci che osservi di nascosto. Di un vezzo, di un tic. Di un certo modo di guardare. Ricordò quanto amasse il modo in cui stava seduto con una gamba piegata. O come portava il bicchiere alla bocca. E di quella smorfia agli angoli delle labbra che faceva capolino sul suo viso prima di sorridere. Comprese che ci si innamora dei dettagli. Più piccoli e nascosti sono più ti scavano il cuore. E l'amore è riuscire a vederli ancora dopo anni. Quei piccoli gesti che ti svelano un mondo. Solo adesso li vedeva. Si girò di scatto e guardò verso il tavolino. Erano seppellite sotto cumuli di posta ammucchiata alla rinfusa. Le cercò freneticamente. Afferrò la giacca buttata sul divano e con le chiavi strette in pugno spalancò la porta precipitandosi nel sole e nel vento. La luce le ferì gli occhi. Forse era ancora in tempo. Quando salì sull’auto fece un respiro profondo. Poi affondò il piede sull’acceleratore e sparì. Ancora oggi alcuni nel quartiere giurano di vederla dietro le imposte. E raccontano che quando le rivolgono un cenno di saluto lei risponde sempre con un sorriso.
  23. Gil Parzi

    Mostro o puttana ? capitolo 2 parte 1/4

    [racconto rimosso su richiesta dell'autore]
  24. Ira

    A&B editrice

    Nome: A&B editrice Generi trattati:Thriller, Noir, narrativa non di genere, saggistica Modalità invio manoscritti: http://www.aebeditrice.com/it/contatti.php Distribuzione: http://www.aebeditrice.com/it/distribuzione.php Sito: http://www.aebeditrice.com/it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/AB-1119061108125822/
  25. Massimiliano Marconi

    Paesaggi

    Commento a La gattara La ragazza si volta lentamente sul fianco e resta distesa supina sul drappo camouflage di tela cerata, che ne accompagna il movimento con un leggero scricchiolio. Dopo ore di immobilità, stretta nella tuta termica e nell’imbracatura che le consente di non scivolare giù lungo il pendio della collina, sente forte il bisogno di stirarsi, di allungare gambe e braccia, di ripristinare la circolazione intorpidita dal freddo della notte. L’alba è arrivata ed è passata, e il sole ora è abbastanza alto nel cielo per godere del suo tiepido tepore autunnale. La posizione inclinata, là in cima, pare fatta apposta per carpirne i caldi raggi, che le arrivano addosso quasi perpendicolari. Intreccia le dita dietro la nuca e, spalancando gli occhi sul paesaggio che la circonda, decide di abbassare, solo per qualche minuto, gli allarmi del suo cervello. Il cielo terso e i colori del bosco valgono un attimo di parziale deconcentrazione. Lascia vagare lo sguardo giù in basso, dove l’erba luccica degli ultimi residui di brina e alberi invidiosi allungano le loro dita già scheletriche verso quei compagni più fortunati che possono ancora sfoggiare chiome folte, alcune di un verde cupo, intenso, altre di un rosso dagli accenti barocchi. Uno spettacolo bellissimo, ma soprattutto utile. Ne ha ricavato un preciso codice, un sistema di passaggi per mezzo dei quali, al momento opportuno, potrà scegliere la migliore via di fuga fra quelle accuratamente preparate dopo i lunghi appostamenti e gli attenti studi della zona e dei possibili frequentatori. Niente può essere lasciato al caso. Ma sa che c’è ancora un po’ di tempo. Qualche minuto nel quale lasciare la mente libera di… Era una bellissima giornata: il sole splendeva alto nel cielo e, fra gli alberi del bosco, gli uccellini volavano e cinguettavano felici… Il pensiero le è esploso in testa all’improvviso, forse richiamato proprio dalla tranquillità della situazione: il ricordo di un tema svolto da piccola, con gli occhi che fuggivano via attraverso i finestroni della tetra aula del collegio, e che tanto era piaciuto alla sua arcigna istitutrice fin quasi a commuoverla. Una descrizione che solo una bambina di terza elementare può permettersi di fare. Un tempo, non ora. Adesso solo attenzione e raziocinio, cura maniacale dei dettagli e guai a scivolare nel patetico. Ad andarci di mezzo sarebbe la sua stessa vita. Niente inutili sentimentalismi. Possono distrarre dall’obiettivo. E infatti ecco che puntuale le arriva alle orecchie un brusio di gente che aumenta progressivamente lungo i lati della strada, giù in basso. Subito riprende la corretta posizione, stesa bocconi, le braccia in avanti a circondare in una sorta di abbraccio affettuoso la carabina di precisione Sauer e l’occhio destro attaccato all’oculare del mirino telescopico. Giù, oltre quel versante della collina, si estende un grande parco alla fine del quale si snoda il viale che si va riempiendo di due ali di folla festante – braccia alzate e sventolio di bandierine – in attesa del passaggio del suo contratto: un importante uomo politico, che l’organizzazione aveva deciso fosse venuto il momento di scaricare, diretto all’inaugurazione del nuovo stadio. C’è solo un misero spiraglio che può utilizzare, una piccola apertura nel fogliame ancora fitto del parco, che le concede solo pochi secondi per portare a termine il suo lavoro. E lei è lì, pronta a sfruttarlo… L’uomo avanza al piccolo trotto insieme ad altri tre compagni – due per lato – a fianco dell’auto scoperta all’interno dalla quale l’Onorevole, impeccabile, sorridente, in piedi, si sbraccia per salutare la gente che lo acclama, appena trattenuta dalle transenne e da un cordone fitto di forze dell’ordine. Ci sono sostenitori, elettori, simpatizzanti e, soprattutto, tifosi della locale squadra di calcio neo promossa in prima serie. Senza rallentare il passo, si infila un dito fra il collo e il colletto della camicia. Sta sudando, e non solo per la tensione: la giornata è troppo calda, più da primavera inoltrata che autunnale. L’età avanza e il fiato si accorcia; il fastidio dell’auricolare che gracchia nell’orecchio e il peso del giubbotto antiproiettile certo non aiutano. Né aiuterebbe pensare a chi sta prestando servizio. Guai fermarsi a valutare la persona; guai a far anche soltanto insinuare eventuali scrupoli etici. È un professionista, e l’unica regola è “mente sgombra!” E attenzione; concentrazione sempre al massimo livello. I suoi occhi scrutano ogni volto che gli scorre accanto, ogni movimento e, più oltre, ogni albero e cespuglio del parco e più su, ogni spiazzo erboso lungo il fianco della collina. Tutto potrebbe rappresentare una potenziale minaccia. Non è una visione d’insieme la sua. Solo fuggevoli frammenti. Solo i particolari contano. Piccoli particolari. Come quello che coglie lassù in cima alla collina, con la coda dell’occhio; una macchia, un dettaglio stonato. È l’istinto che comanda: si tuffa in avanti, a coprire con il corpo il possibile bersaglio… Uno schianto lontano. E la botta violenta che lo alza di peso e gli toglie tutto il fiato che ha in corpo è la riprova che il suo istinto non sbagliava. Non ha ancora toccato terra che la macchina della sicurezza è scattata e la folla si è dispersa in fughe disordinate. L’auto con l’Onorevole si è allontanata sgommando e intorno a lui solo voci concitate che gridano ordini; urla di terrore; sirene che si rincorrono; un elicottero che ronza a bassa quota. Poi tutto sembra fermarsi. Qualcuno gli ha appallottolato una giacca dietro la testa e, con gli occhi semichiusi e cuore e respiro che stentano a riprendere il ritmo regolare, riesce finalmente a cogliere squarci d’insieme del paesaggio che lo circonda. Lampi di azzurro, giallo, verde, marrone si accendono fra le teste e i corpi dei suoi colleghi che, preoccupati, si sono accucciati accanto a lui. Il giubbotto, proprio come lui, ha fatto il suo dovere. Nonostante il dolore al petto le labbra si aprono in un accenno di sorriso che subito si riflette negli occhi e nei volti dei compagni. Lo spettacolo del parco, ora che può guardarlo stando giù, disteso, senza timori o ostilità, senza il flusso costante di adrenalina, è davvero magnifico. Le chiome fulve degli alberi, il verde del sottobosco, lo scintillio che l’erba ancora bagnata riesce a strappare al sole. Sarebbe bello, pensa, essere capaci di descriverlo così semplicemente… così… come solo un ragazzino di terza elementare saprebbe fare…
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