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Trovato 109 risultati

  1. Salve, sono un autore che autopubblica i suoi libri in esclusiva su Amazon da circa tre anni, con alterne fortune: alcuni sono andati bene (una trilogia fantathriller; per bene, naturalmente, intendo entro i limiti dell’autopubblicazione) altri ( una paio di gialli pubblicati sotto pseudonimo) decisamente meno. Dopo tutto questo tempo mi sono fatto un’idea sul lettore medio di Amazon. Amazon, a mio avviso, ha avuto il merito di avvicinare ai libri una categoria di lettori che probabilmente ne sarebbe rimasta distante e di proporre all’attenzione del pubblico una serie di autori che altrimenti avrebbero avuto difficoltà ad emergere; tuttavia, credo che sia una categoria di lettori che difficilmente ha messo piede, o lo farà mai, in una libreria o in una biblioteca. Questo giudizio, forse ingeneroso, l’ho ricavato leggendo alcuni “bestseller” di Amazon, in particolare quelli pubblicati da Amazon stessa con l’etichetta Amazon Publishing e che quindi godono di un indubbio vantaggio promozionale, se non altro perché hanno un editore. Ebbene - tranne qualche eccezione che c’è, va riconosciuto – in genere sono di una pochezza imbarazzante, e si potrebbe affermare che più sono banali e più vendono. Io ho elaborato una mia personale equazione in proposito: Amazon sta alla (buona) letteratura, così come McDonald’s sta al (buon) cibo. E’ un po’ come quelle catene di negozi cinesi che offrono tutto a 99,€ (costo medio di un libro auto pubblicato su Amazon): in genere è paccottiglia. Allora perché ci pubblico? Per farmi le ossa cercando di capire il gusto del pubblico, senza cedere i diritti ad alcuno. Non mi piace pubblicare tanto per pubblicare e se devo cedere i diritti dei miei lavori a un editore deve essere un editore “vero”, se no aspetto e intanto genero qualche profitto pubblicando in proprio. Tornando ai bestseller di Amazon (ovviamente parlo dei libri di autori che pubblicano in proprio) ricevono centinaia di recensioni (molte ma molte di più di quelle di autori famosi) quasi tutte molto positive se non entusiastiche; allora dici: “Wow! Chissà che razza di capolavoro!” e ti viene voglia di leggerli; lo fai, cercando di restare il più possibile imparziale nel giudizio, e cominci a smadonnare di brutto fin dall’inizio, chiedendoti: ma come c…o si fa? E non una volta, spesso. Al contrario, ogni volta che provi a pubblicare qualcosa di un po’ meno banale e che richiede un maggior sforzo di comprensione sono critiche feroci. Io ad esempio ho pubblicato un giallo (tra l'altro con pseudonimo) chiaramente ispirato al Pasticciacccio di Gadda, in cui faccio largo uso dei dialetti ma solo nei dialoghi e non nell’esposizione (cosa che fa mirabilmente Camilleri, ad esempio) e subito una lettrice si è infuriata dicendo che un libro destinato a tutti (magari!) non può assolutamente avere dialoghi scritti in dialetto. Vai a sapere perché. In altre parole, a sentire la tizia, dovevo pubblicare il libro con i sottotitoli o abolire del tutto i dialetti, che tra l’altro, come potete immaginare, mi sono costati parecchia fatica, visto che ce ne sono almeno quattro. Alla tipa non andavano già i dialetti perché la distraevano dalla lettura, sosteneva; in poche parole, perché la sottoponevano a uno sforzo di comprensione probabilmente imprevisto e che non era disposta a sostenere. Questo per dirvi. È di oggi la conferma che noi italiani leggiamo sempre meno (sono in calo anche i libri per l’infanzia che negli ultimi anni erano gli unici con il segno più davanti) e siamo un popolo di analfabeti di ritorno, o analfabeti funzionali, con notevoli difficoltà a comprendere ciò che leggiamo. In un quadro simile, mi chiedo, ha senso proporre lavori per quanto possibile originali (e badate bene! sto parlando di romanzi di genere, non di saggi filosofici), o non è il caso di fare il compitino per il lettore zoppicante? (spesso zoppicano anche gli autori, va detto, me compreso). E mi domando ancora, quelli che vendono tanto è perché si sono adeguati al gusto e alle (scarse) capacità intellettive del pubblico di riferimento (insomma, detto in termini scorrettissimi, sanno di scrivere per degli ignoranti), o vendono perché sono come loro? E' sempre il solito dilemma: E' nato prima l'uovo o la gallina? Immagino che la risposta possa essere: dipende se vuoi andare sul sicuro e vendere, o vuoi proporre qualcosa di più originale e impegnativo, a tuo rischio e pericolo. Nel secondo caso, temo che Amazon non sia il luogo più adatto, occorre trovarsi un editore. Mi auguro che non sia un argomento già trattato altrove, nel qual caso mi scuso. Grazie.
  2. Ospite

    L'erudita

    Nome: L'erudita Genere: Il catalogo spazia dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai racconti Invio Manoscritti: http://www.lerudita.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: librerie fiduciarie (http://www.lerudita.it/librerie-e-partner/) o attraverso piattaforme on-line Sito: http://www.lerudita.it Facebook: https://www.facebook.com/lerudita/?ref=br_rs Attualmente è un marchio della Giulio Perrone Segnalataci da un utente, contattata, ha risposto alle nostre richieste. Casa editrice nata da poco che si professa non a pagamento, ha tre collane principali (di cui una divisa in diverse sotto-collane) e navigando sul loro sito si trovano diverse iniziative concorsuali, anche per poesia. Sicuramente da tenere d'occhio, mostrano un grande entusiasmo Operano editing, non richiedono contributi per pubblicare di alcuna forma, il loro motto è
  3. dfense

    Emersioni

    Nome: Emersioni editrice Generi trattati: http://www.emersioni.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.emersioni.it/#contatti Distribuzione: Messaggerie Sito: http://www.emersioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/emersionieditrice/
  4. Writer's Dream Staff

    Fratelli Frilli

    Nome: Fratelli Frilli Genere: Attualità ed economia, Letteratura bambini e ragazzi, Narrativa, Noir, Storico, Saggistica, Sport, Teatro, Medicina, Umorismo Invio Manoscritti: mediante email (info@frillieditori.com) come specificato in home page (lato destro) Distribuzione: http://www.frillieditori.com/index.php?option=com_content&view=article&id=88:distributori&catid=42:distributori&Itemid=69 Sito: http://www.frillieditori.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/fratelli.f.editori/
  5. Ospite

    Ciesse Edizioni

    Nome editore: Ciesse edizioni Generi pubblicati: le Collane sono visibili sul sito Invio manoscritti: http://www.ciessedizioni.it/manoscritti/ Distribuzione: http://www.ciessediz.../distribuzione/ Sito: http://www.ciessedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/CIESSEdizioni?ref=sgm
  6. M.Writ

    Italialegge.it

    Sito: https://www.italialegge.it/ Per informazioni e contatti: https://www.italialegge.it/index.php/contact-us-2/ Il nuovo portale dedicato al mondo della letteratura, principalmente italiana, di genere thriller, noir e gialli – Con articoli, recensioni, segnalazioni di libri, consigli di scrittura creativa, biografie, focus su premi letterari, notizie riguardanti produzioni cinematografiche e serie televisive tratte da libri. E molto altro ancora… Il blog si propone anche di ricercare collaborazioni con altri appassionati di libri thriller, gialli e noir e di tutto il panorama letterario e cinematrografico legato a tali generi. Naturalmente ogni contatto richiederà una previa valutazione, perciò - mi raccomando - partecipate alle discussioni e non esitate a contattarci: troverete tutte le informazioni sul sito. Di seguito il link del nostro ultimo articolo: https://www.italialegge.it/index.php/2019/04/08/non-sono-un-assassino-il-best-seller-di-francesco-caringella-ora-anche-film-di-andrea-zaccariello/ Non mi resta che salutarvi con il nostro slogan: sentiti libero di leggere e di scoprire!
  7. LupoNero

    Stralcio del primo capitolo

    Ciao a tutti! Ero curioso di condividere con voi le prime righe del mio libro, giusto per capire se suscitassero la giusta curiosità E suonassero bene. L’ ambientazione è pseudo storica, non immaginatevi un fantasy classico pieno di orchi, elfi e magia. Buona lettura. Su ciò che sia un cavaliere si è discusso ampiamente: taluni credono che si tratti di uomini devoti a principi ormai desueti e polverosi, mentre altri diffondono l’idea che non vi sia onore al di fuori della vita cavalleresca. Sir Richard la pensava diversamente. Erano settimane che arrancava verso Ristoro del Guerriero e, finalmente, era in vista del piccolo borgo. Il suo cavallo lo guardava perplesso e Rick non poteva dargli torto: tutta quella strada, tutti quei giorni in nave per giungere, infine, ad un semplice, per quanto grazioso, villaggio. Quattro case, alcuni edifici leggermente più grandi, ammassati con grande pragmatismo sulle sponde nord orientali del Lago dei Fiori: era da lì che si perdevano le tracce di Sir Lawrence. Appena la chiatta si fermò Richard ebbe i brividi: il profumo del muschio umido, l’odore di legno, l’aria satura degli aromi vivi dei boschi. Finalmente terra.
  8. Luca Ferrarini

    La Madre

    Credo sia stata una bella giornata. Non saprei dirlo con certezza, ero troppo occupato a dissimulare i miei pensieri affinché nessuno si sentisse ancor più a disagio. Sospetto comunque che alcuni abbiano intuito, quanto meno il mio stato d'animo. Seduto al tavolo della cucina, le braccia pesantemente appoggiate sul tavolo e protese in avanti, stava ripercorrendo con la mente gli avvenimenti più significativi della giornata. Non era venuto nessuno la mattina ad aiutarlo. Per la prima volta si era ritrovato solo al risveglio. O quasi. L'abito nero lo aveva trovato appeso nell'armadio, dove lo attendeva da anni. Si era alzato e preparato per tempo. Non avrebbe potuto sopportare il disagio di farsi trovare impreparato, quando fossero venuti a prenderla. Ero pronto. Quando sono arrivati, verso le 9.00, ero pronto per seguirli. Aveva trascorso tutta la notte in camera con lei, a vegliarla. Cos'altro avrebbe potuto fare? Le abitudini più radicate sopravvivono, si spingono oltre il limite che ci è imposto. Ogni giorno, ogni notte durante quegli ultimi dieci anni si era preso cura di lei. In fondo era sua madre. Quando l'hanno chiusa, non sono riuscito a piangere. Forse avrei dovuto, per loro. Invece niente. Nessun senso di separazione. Li aveva seguiti con la propria auto fino alla chiesa, dove ad attenderli aveva trovato un ristretto numero di parenti. Pochi volti, poco riconoscibili. La cerimonia è stata bella. Sono certo le sia piaciuta. Era riuscito a mantenere un tono dimesso mentre il parroco pronunciava messa. Non ne era certo, ma sospettava che in alcuni punti della recita avesse persino sentito qualche lacrima bruciargli il viso. Le aveva ricacciate indietro, vergognandosene. Chissà se qualcuno di loro ha potuto anche solo immaginare i miei pensieri? Il silenzio in cui era avvolta la casa doveva essere entrato quella mattina stessa, nel momento in cui lui era uscito con loro e con il feretro. Gli è bastato uno spiraglio. Per anni doveva aver atteso in giardino, nascosto dietro un albero o mescolato all’ombra dei cespugli, proprio come faceva lui da ragazzino, quando giocava con i suoi amici. Quando ancora c'erano amici. Sicuramente non aveva dimenticato gli spazi interni, le stanze, gli angoli bui. Così, quando loro erano usciti, lui era rientrato per la porta principale, adagiandosi su ogni cosa. Forse alcuni di loro pensano sia stata una scelta. Ma non è così. Non scegli di rinunciare alla tua vita da un giorno all'altro. No, la vita come la conoscevi ti viene strappata via a piccolissimi bocconi. Sono le piccole rinunce che, accumulandosi nel tempo, fanno affiorare il volto della solitudine. Quando la madre si era ammalata, era tornato a vivere con lei. Molte delle persone che allora frequentava gli avevano consigliato altrimenti, ma non vi era stata altra possibilità. Sua madre non avrebbe mai accettato di lasciare quella casa. I primi mesi aveva continuato a lavorare quotidianamente e ad uscire almeno una volta o due al mese. Poi le condizioni di sua madre erano peggiorate. I momenti di lucidità erano diventati sempre meno frequenti. Ho smesso di uscire la sera. Era impossibile lasciarla sola. Sarebbe stato crudele. Lo diceva anche lei. Per almeno due anni aveva continuato a dormire nella propria stanza, ma poi anche quello non era stato più possibile. Non tanto per lei, quanto per quel che ancora rimaneva della sua sanità mentale. Le urla di un ammalato puoi sopportarle da un'altra stanza durante il giorno. Puoi razionalizzarle. Ma di notte le cose cambiano. Attanagliato dal sonno, il cervello è preda di pensieri che graffiano dentro. L'unico modo era vederla, vederla mentre urlava la sua folle disperazione. Solo così potevo sapere che ad urlare era lei e non io. Le assistenze sanitarie erano state regolari ma di scarso supporto. Una persona (quante volte quel volto era cambiato negli anni!) era venuta giornalmente a controllare lo stato di salute di sua madre. Visite di poco più di un'ora. All'inizio aveva atteso quel momento con feroce desiderio: per poter parlare con qualcuno. Ma poi la palese inutilità di quel palliativo lo aveva convinto a starsene in disparte e lasciare che sbrigassero i loro compiti il più velocemente possibile. Rinuncia dopo rinuncia, la malattia di sua madre aveva sconfitto il suo istinto ad una vita normale. L'isolamento era divenuto la sua unica realtà. Con il passare degli anni, in lei si era liberata un’aggressività che lui stentava a riconoscere. Nei peggiori momenti della notte, quando per evitare che si facesse male le bloccava entrambe le braccia sul letto con le proprie mani, il volto di lei continuava ad inveire contro il suo, a pochi centimetri di distanza, sputando parole che non avrebbe mai immaginato potesse conoscere. Aveva paura. Vedeva cose attorno a lei ed aveva paura. Le ho viste anch'io, in diverse occasioni. Strisciano tra le ombre proiettate sui muri. E sussurrano verità che non sei pronto ad accettare. Tra poco si sarebbe alzato dalla sedia. Nessuna cena da preparare. La poca luce che filtrava dalle finestre creava giochi di ombre che cambiavano al mutare della sorgente esterna: i fari di un'auto di passaggio, l'inconsistenza fredda e tremante dei lampioni al neon. Ombre in movimento. Il silenzio. Provo pena per lui. Si diffonde e schiaccia ogni forma primordiale di ribellione, ti entra dentro con l'aria che respiri per soffocarti le parole in gola. Eppure, esiste solo nel suo passare inosservato, nel suo non esserci. E comunque sia, qui non ha vinto lui. La sento già, di sopra. Si sta preparando per la notte. Sarà lei a prevaricare. Spinse indietro la sedia e si alzò in piedi. In fondo, lo aveva promesso. Salendo le scale, riusciva a distinguere con chiarezza il cigolio dei propri passi sugli scalini consumati dal tempo dal ticchettio di quelle unghie che, impazienti al piano di sopra, si muovevano svelte sull'incavo del letto. Quando è così, meglio non farla aspettare. La luce nella camera filtrava da sotto la porta. Chiuse gli occhi, respirò profondamente. Quando li riaprì, la luce era scomparsa. Non l'ho immaginato. A scuoterlo fu l'urlo improvviso che lo travolse. Urlò a sua volta, non di paura. Era comunicazione. L'unica che avrebbe conosciuto d'ora in poi. Si avvicinò alla porta socchiusa, preparandosi per la notte. L'avrebbe curata come aveva sempre fatto. Quando lei aveva promesso che non lo avrebbe mai più lasciato, lui aveva promesso di fare altrettanto. Aprì la porta quel tanto che bastava per vedere lo specchio appeso al muro sulla parete di fronte. Nel suo riflesso, il letto. Nel letto, il suo destino. Lo stava aspettando. Il silenzio aveva perso. Vi sarebbe stata solo follia. Entrò, lasciandosi il resto del mondo alle spalle, proprio come aveva fatto dieci anni prima. I fari d'un auto illuminarono solo per un istante ancora la casa. Si fecero strada fino al piano di sopra, fino ad incontrare lo specchio. In esso, videro un letto vuoto ed un uomo seduto accanto. Stringeva con una mano le lenzuola. Con l'altra accarezzava il cuscino. La bocca spalancata in un urlo senza fine.
  9. Ormai abitavo in questo appartamento a Milano da almeno tre settimane, ero arrivato qui il quattordici di settembre nel tardo pomeriggio e partendo da Firenze di mattina presto. Ero venuto qua molto prima perché le mie intenzioni erano quelle di abituarmi subito alla solitudine e anche perché ero stufo di vivere con Lucius, mio nonno. Persino mia sorella più piccola, Laura, ormai viveva sola, a Londra, da due anni e lei ne aveva solo ventidue cioè quattro meno di me. Fino all'ultimo mio nonno aveva tentato di ostacolarmi, di impedirmi di andare all'Accademia di Brera e sopratutto di vivere a Milano. Di sicuro voi starete pensando al motivo che probabilmente poteva essere la lontananza o la difficoltà con cui Lucius avrebbe dovuto affrontare la mia assenza. Ma invece, sotto quella stupida apparenza affettiva, c'era qualcos'altro e molto più losco, ma preferisco parlarne di seguito. Ogni cosa a suo tempo. Ero venuto prima anche perché per entrare all'accademia era necessario superare un test d'ammissione che si sarebbe svolto due giorni dopo. Fortunatamente, anche se non avevo studiato le arti come si deve, a casa avevo accumulato una collezione di libri su tale argomento e ciò che avevo letto in quegli anni me le ero ricordato alla perfezione e, molte volte, ero riuscito a trasformare la teoria in pratica. Comunque ce l'avevo fatta, avevo passato quell'ostacolo e, fra i cinquanta che ebbero la stessa dose di fortuna, l'avevo superato come quinto. Non male dal momento che non avevo avuto la fortuna di poter sperimentare sempre, a parte le basi. Ora potevo entrare e sviluppare il tutto, affrontare anche la pratica e perfezionarmi al massimo che potevo, anzi andare oltre i miei stessi limiti, come dicevo sempre. Come scienziato e come visionario, sono sempre stato convinto che i limiti non esistano e se un uomo avesse il coraggio e l'ambizione di soffermarsi e di comprendere e di aprire ancor più la mente, metaforicamente parlando sarebbe come far due passi in avanti anziché uno, e raggiungere la fase finale della sua evoluzione, ovvero la metamorfosi da uomo a dio. Io, come uomo senza alcun credo religioso e senza alcun dogma politico o filosofico, confido nel genio della mente umana e nelle mie capacità di logica e ragionamento unite alla volontà di esplorare, scoprire e vedere all'infuori dell'invisibile e di coloro che seguono gli impulsi e il caso. Anche se un dio dovesse esistere, non mi piegherei ai suoi voleri, a costo di perdere la mia lucidità mentale andrei avanti e disobbedirei ai suoi comandamenti per distruggere la mia ignoranza e andare, vedere, creare qualcosa che vada oltre i limiti imposti dal dio e, alla fine, essere il nuovo Messia, un superuomo che mostra il cammino verso il nuovo mondo, verso il futuro. Senza questa esperienza, io non avrei mai potuto credere che questa mia visione si sarebbe avverata. La mattina del sei ottobre mi alzai prestissimo, verso le cinque e mezza, in tempo per vedere l'alba apparire ed espandere il suo fioco bagliore sulla città di Milano. Dopo aver rifatto il letto ed aver sistemato e pettinato la mia coda di cavallo ( si...ho i capelli lunghi), mi recai in cucina per far colazione con la mia marmellata preferita ai frutti di bosco, preparata personalmente qualche settimana prima, e la spalmai sul pane biscottato. Odio fare la colazione al bar perché non mi fido dei loro prodotti e inoltre, non per vantarmi, ma io posseggo una particolare capacità sensoriale del gusto che mi permette di capire immediatamente se un qualsiasi prodotto alimentare sia stato fatto in casa o se invece è di scarsa qualità, anche se non mi servirebbe nemmeno perché lo capirei già dal tatto e dalla vista. Quando faccio la spesa non mi piace comprare tutto ciò che è già pronto, preferisco comprare la materia prima così da poterla esaminare al mio microscopio per vedere se rispetta i parametri della sicurezza. Insieme a quella marmellata io, con la poca forza che avevo appena acquisito dal mio primo pasto, presi e spremetti cinque arance e lasciai che il succo cadesse nel bicchiere e lo bevvi senza mettere lo zucchero. Dopo essermi lavato, tornai nella mia stanza per vestirmi, non fu difficile scegliere dal momento che ho l'abitudine di lasciare i vestiti selezionati su una sedia vicino al letto, almeno così non devo restare un'infinità di tempo con la testa nell'armadio per decidermi. Indossai così la mia camicia bianca e la mia cravatta bordeaux, assieme ai miei pantaloni neri. Prima di andarmene, mi sedetti nuovamente sul letto e puntai il mio sguardo verso il comò, dove vi era una fotografia scattata venti anni fa, protetta da un sottile strato di vetro e da una cornice di mogano. Quella foto era molto importante per me, perché in essa vi era l'ultimo ricordo che avevo della mia famiglia unita, vi erano infatti mia madre Susan White, dai capelli lunghi e castani e gli occhi azzurri e sul collo quel suo profumo lavanda, mio padre Robert Mazzini, figlio di un immigrato italiano della Toscana, forte e rigido ma non abusante, mia sorella Laura che vive a Londra, e mio fratello maggiore Archibald. Era l'unico ricordo rimasto di loro ( a parte Laura, che invece mi telefonava spesso) e mi permetteva di ricordare i loro volti, i loro nomi, la mia vita prima della loro scomparsa. Non erano più in questo mondo da molto tempo, da sedici anni. Persi i miei genitori e mio fratello maggiore all'età di dieci anni, la sera del tredici aprile del 1994. Ero insieme a mia sorella a guardare la televisione quando Lucius, mio nonno, chiamò al telefono fisso di casa alle ore 23.12, risposi io e sentii dall'altro lato della cornetta un'aria deprimente e Lucius che faticava a parlare, e questo insospettii. Quando lui mi comunicò che la mia famiglia non era più tra noi, io caddi nella tristezza e nella disperazione, piangendo e abbracciando mia sorella. Successivamente, gli chiesi come fossero morti ed è proprio da lì che cominciai ad avere dei dubbi. Mio nonno mi disse che se n'erano andati perché mio padre aveva perso il controllo del veicolo finendo così, fuori dal guard rail, facendolo ribaltare, e dall'autopsia era stato confermato che mio padre aveva assunto alcol fuori dalla norma, prima di mettersi alla guida. Quando mi disse queste cose...io non gli credetti, di fatto non gli ho mai creduto. Fu da quel momento che il mio cervello venne martellato da un'infinita di domande senza risposta, chiedendomi il motivo per cui egli mi stava mentendo e questo non fece altro che incrinare di un po il nostro rapporto e sospettai fin da principio che mi stesse nascondendo qualcosa, anche perché non vi fu alcuna notizia riportata sul giornale o sui media televisivi. Anche se a quell'epoca avevo solo dieci anni, avevo già acquisito una capacità di memoria dal momento che conoscevo molto bene le abitudini di mio padre e ciò che era successo prima di quell'incidente. Ho ereditato da lui il vizio del fumo, infatti egli fumava due volte al giorno, precisamente la mattina alle 11.00 e il pomeriggio alle 17.00, due tipi di sigaro: il Montecristo, il suo preferito, al mattino e il Moro, di punta fra i toscani, di pomeriggio. Soltanto di sabato mio padre fumava anche una terza volta e di notte, con il Bolivar, molto apprezzato fra i sigari cubani tuttavia aveva una versione taroccata di quei sigari a causa del monopolio statale a Cuba ( di fatto provenivano da uno stabilimento negli Stati Uniti, a New Orleans). Questo era il suo unico vizio, quello di fumare, ma mai aveva osato toccare un bicchiere contenente qualcosa di alcolico, lui era sempre stato attento a restare lucido e, da quando un suo parente era morto per cirrosi epatica, a vent'anni, aveva smesso completamente di bere. Un'altra cosa che mi insospettii fu che mio nonno aveva menzionato una macchina che era uscita dal guard rail. Io mi chiesi di quale macchina stesse parlando, dal momento che quella di mio padre aveva subito un guasto alla freccia destra tre giorni prima a causa di un atto di vandalismo e quindi era in fase di riparazione dal meccanico, inoltre mia madre non ne aveva mai avuta una e quella di mio fratello Archibald era chiusa in garage. Inoltre scartai l'ipotesi che mio nonno gli avrebbe potuto prestare la sua, dal momento che prima abitavamo negli Stati Uniti e che mio nonno, una settimana prima era venuto in aereo da Firenze, dove viveva ormai da molto tempo. Quel giorno sarebbero dovuti andare a ritirare l'assicurazione del veicolo e avevano preso un mezzo pubblico, ricordavo a memoria questi dettagli e fin troppo bene. Perché mi aveva mentito così? Che cosa mi stava nascondendo? Credevi che io fossi così stupido da non sapere queste cose, Lucius? Centravi forse qualcosa con questo mistero irrisolto? Come mai c'era una così tale assenza di prove da navigare nel buio più completo? Queste erano le domande a cui non riuscivo proprio a dare una risposta, malgrado fossi riuscito da solo a smascherare queste patetiche bugie, e di sicuro non le disse per proteggermi da qualcosa, anzi probabilmente era in corso qualcosa di più serio dal momento che uno degli assistenti del medico ribadii che la morte non era stata provocata da uno schianto. Sette giorni dopo anche quel povero assistente venne trovato morto annegato nei pressi di un fiume. Pensai a quelle domande che mi ponevo da sempre, anche in quel momento, mentre sfiorai lentamente come una carezza, la cornice in legno e poi il vetro della fotografia, fino a quando non la staccai e osservai quel piccolo pezzo di carta, raffigurante la mia famiglia, sulla mia mano per poi dargli un fugace bacio e rimetterlo al suo posto. Alla fine serrai l'uscio dell'appartamento. Dal momento che a me non piace usare la metropolitana o altri mezzi pubblici per spostarmi, ad eccezione dei treni quando ne ho bisogno, sono propenso a camminare o usare la bicicletta e questo era di fatto uno di quei giorni. Scesi in garage e dopo averla trovata, tolsi la catenina, salii sopra e cominciai a pedalare prendendo così aria e facendo anche un po di moto addentrandomi nel quotidiano traffico cittadino che dominava già nella città. Pedalai per mezz'ora fermandomi solo per qualche secondo sul marciapiede per aggiustarmi sul viso gli occhiali, il motivo era che stavo andando controvento e, di tanto in tanto, qualche granello di polvere si posava sulle lenti. Raggiunsi e sorpassai la piazza centrale della città, dando un veloce e fugace sguardo al Duomo in stile tardo gotico che domina sulla città intera e mi affrettai a raggiungere l'Accademia, dopodiché cercai un parcheggio e, una volta trovato, inserii il codice della catenina della mia bicicletta e me ne andai sicuro di me. Vi confido che, anche se non l'avessi chiusa con quella catena, nessuno me l'avrebbe rubata. Per precauzione, infatti, una volta comprata io avevo applicato sui tubi una speciale vernice scura, la cui tonalità di colore ricordava similarmente quello della ruggine; chiunque fosse passato e avesse avuto cattive intenzioni si sarebbe fatto ingannare dalle apparenze e avrebbe pensato, come io volevo fare intendere, che fosse obsoleta e che non fosse altro che un vecchio catorcio da far rottamare e quindi di poco valore, ma in verità l'avevo comprata solo un mese fa. Prima di entrare, io mi precipitai al più vicino tabacchino per comprare un altro accendino ed ebbi la fortuna di poter comprare il numero recente del Corriere della Sera. Non ebbi tempo di leggerlo il giorno prima, ero impegnato a studiare sodo. Non mi ritengo un abitudinario ma per me è necessario dedicare un po di tempo alla lettura del Corriere, così lo posai nello zaino promettendomi che l'avrei letto dopo essere entrato in aula, in attesa dell'arrivo del professore. Entrai nell'Accademia e richiamai la mia attenzione nell'interno di essa. Vi era moltissima confusione fra nuovi arrivati, studenti più anziani e associazioni studentesche che facevano da “sindacato” per matricole e che si davano da fare per i loro stupidi e infantili programmi politici di destra o sinistra, illudendosi davvero di poterli aiutare ma ai miei occhi parve che soffrissero di un deficit dell'attenzione, oltre che una grande e sfrenata ipocrisia di sfruttatori che provocò in me di una sensazione di ribrezzo oltre che disgusto. Quelle opere d'arte che in quel momento ebbi l'occasione di vedere mi diedero un motivo per sorridere, dal momento che finalmente avevo la possibilità di far parte del mondo che, fino a qualche tempo fa, avrei solo potuto imitare e immaginare: quello artistico, la ricerca della bellezza e dell'armonia. Vi giuro che riuscii a fatica a trattenere il mio nervosismo e la mia curiosità e guardandomi attorno, potetti notare quali meraviglie artistiche vi erano per poi permettermi di sognare ad occhi aperti e immaginare di poter creare e interpretare il tutto e di creare un mondo nuovo, come fossi un dio. Creare arte, creare emozioni o anche il nulla, creare il dubbio, creare la vita e la morte, l'ordine e il soqquadro, l'equilibrio e la sua distruzione, creare il tutto...su tela. La prima lezione fu quella di pittura e riuscii a trovare l'aula, così entrai e mi sedetti al terzo posto nella terzultima fila, e già stavo per prendere il giornale per poter leggere quando, ad un tratto il professore entrò e fui costretto a rimetterlo nello zaino. Dopo essersi seduto, senza neanche salutare, egli prese il foglio delle presenze, una delle cose che odio di più al mondo, e cominciò ( come i bambini all'asilo) a fare l'appello. Tuttavia, mentre egli procedeva a ritmo di vecchio trattore di campagna, mi persi un'altra volta nei miei pensieri e, cambiando idea sul rimettere apposto il giornale, lo tirai fuori nuovamente e lo posai sulle mie ginocchia, nessuno mi guardò. Perché questa ossessione? Fra poco lo saprete. Ero così perso nei miei pensieri che non mi accorsi assolutamente che il professore mi aveva chiamato per la terza volta di fila, infatti lo fece nuovamente ma con un tono più deciso – Mazzini! - Alzai la mano e gridai – Presente! - Finalmente, non mi sentiva? - Mi inventai una scusa – No, professore, la sento benissimo. Stavo solo cercando la mia penna perché credevo di averla perduta. - - Come mai sta in terzultima fila e per di più da solo? - Che domanda. Semplicemente volevo stare da solo, ma non potetti dare una risposta simile – Perché c'è la finestra aperta. - Non disse nient'altro e, senza più un secondo da perdere, egli cominciò a introdurre in maniera sbrigativa il corso di pittura con una breve presentazione e con l'assegnazione delle prime fonti, applicai la modalità di registrazione vocale sul cellulare in modo che non potessi dimenticare una singola parola, mentre con la mano sinistra ( sono mancino) fui costretto a scrivere il mio nome su quello stupido, patetico foglio delle presenze: Alan James Mazzini.
  10. Torba

    Pietà per gli spietati

    Commento a Cujo Il mio romanzo si intitolava "Pietà per gli spietati". Narrava di Pequod, eroe improvvisato e votato alla ricerca di chi gli ha sterminato la famiglia e maciullato la gamba. I proiettili lo hanno colpito alla coscia e lasciato incosciente in mezzo ai cadaveri della moglie e della figlia. Viene ritrovato dopo alcuni giorni da dei vicini, ma la gamba è ormai irrimediabilmente perduta. I dettagli medici erano ancora da verificare, ma l'idea in sostanza era questa. Il protagonista era ispirato alla figura di Ciccio Pequod, all'anagrafe Francesco Agnello, titolare della fumetteria dove lavoravo, nonché zio dalla parte di mio padre. Anche a lui manca una gamba, sostituita da una protesi che lo costringe a un'andatura da pinguino. Tumore osseo, a sedici anni. Ora ne ha cinquantaquattro e sedici mesi fa ha deciso di aprire il suo angolo di paradiso che si chiama, neanche a dirlo, Pequod. Gli attestati di stima gli sono arrivati da tutte le parti, non soltanto dai nerd e dagli addetti ai lavori. Non è da tutti cercare di vivere di passioni in una città che la passione l'ammazza. Una città che non è nemmeno così squallida da avere il fascino di Sin City. Una città mediocre. L'unica cosa che si è salvata dall'incendio del negozio è una riproduzione della katana della Sposa. Kill Bill, di Quentin Tarantino. Per il resto, non c'è stato nulla da fare. La fumetteria Pequod è stata completamente distrutta da uno dei cortocircuiti che capitano di tanto in tanto a chi prova ad alzare un po' la testa, tanto per vedere se c'è qualcos'altro nel mondo a parte la terra. La saracinesca è stata quasi completamente divelta e a proteggere l'ingresso adesso ci sono solo i nastri piazzati una settimana fa dai carabinieri. Mi infilo tra di essi facendo attenzione a non strapparli inavvertitamente con lo zaino. Punto il fascio della torcia intorno e illumino un inferno annerito di supereroi caduti e vetri rotti. Mi fermo a raccogliere dal pavimento un Dylan Dog. Questa volta l'indagatore è finito in un incubo reale, materiale, che degna di attenzione la carta solo quando deve bruciarla. Il belloccio di Sclavi in copertina impugna la pistola senza paura, ma dalla vita in giù è completamente carbonizzato. Arrivo fino al bancone della cassa, facendo scricchiolare con le scarpe una quantità di detriti. Tolgo un po' di sporco e calcinacci dalla superficie. La profonda tacca incisa dal coltello è ancora visibile, nonostante le fiamme. L'autore del segno non poteva essere più vecchio di me, sui venti o venticinque. Aveva una cicatrice che gli attraversava il sopracciglio, oppure si era tolto i peli con la pinzetta per fare più scena. Molto teatrale. Il suo nome non l'ho mai saputo. Circa un mese fa è entrato e si è guardato un po' in giro, con le mani sprofondate nelle tasche della tuta. Ho messo nel cassetto il quaderno con il mio romanzo. "Buongiorno" l'ho salutato. Non mi ha risposto. Arricciava il labbro superiore attorno a dei baffetti ridicoli, come se dovesse dare un bacio a qualcuno. Sembrava più il muso di un maiale. Si è avvicinato al bancone. "Beddicchio sto negozio." "Grazie" gli ho rispondo. "Però è tutta robba per figghioli. Ma qualcuno ve li ccatta sti giocattoli?" "Hai bisogno di qualcosa?" gli ho chiesto, ma avrei voluto solo prenderlo a calci. Io questi giocattoli li colleziono. Non sono per bambini. Questa è arte, idiota. Ancora non avevo capito bene cosa stava succedendo. Baffetti si è guardato di nuovo intorno e poi mi ha chiesto: "C'è Ciccio?" "No, non c'è." "Ti ha lasciato qualcosa?" "Che mi doveva lasciare?" Mi ha guardato come fossi un cane ritardato. Ha alzato una mano e si è sfregato il pollice con l'indice. "Apri 'sta cassa" mi ha ordinato. Al negozio non era mai successo niente, anche se avevamo aperto da poco. Solo gente tranquilla che veniva a curiosare. Ogni tanto un gruppo di ragazzini più chiassosi. Mio zio non mi aveva mai raccontato di niente del genere, neanche quando era nel settore dell'abbigliamento. "Sei sordo? Iapri!" "Esci di qua," gli ho detto, "sennò finisce male." Non so da dove mi sia uscita. Forse con la testa ero ancora nel mondo di Pequod, quello del mio romanzo. Gli ho indicato la porta con il mento, facendo il duro, ma stavo tremando e lui lo sapeva. Lo fiutava. Era il suo pane quotidiano. "Chistu è sicuru." Ha tirato una mano fuori della tasca e ho visto il coltello. Credevo che gente del genere passasse direttamente alla pistola, ma evidentemente Baffetti aveva visto troppi film di mafia vecchio stile. Lo scatto della lama. L’ha fatta ondeggiare un po' per farmela ammirare e la luce si rifletteva sul metallo per poi finirmi negli occhi. Poi ha piantato la punta nel legno del bancone e l’ha lasciata lì. L'arma ha vibrato per un paio di secondi. "Finisce così, finisce" mi ha detto quello. Mi sono sentito chiamare dal retrobottega ed è stato come svegliarsi da un'ipnosi. Sulla porta c'era mio zio. "Ci parlo io con il signore" mi ha detto. "Tu prenditi una pausa." Sono rimasto immobile. "Ti ho detto che devi uscire!" "Vai e pigliati una Coca Cola, senti a Ciccio" ha detto Baffetti. Ho abbandonato la mia postazione a capo chino. Quando sono passato accanto al delinquente ho sentito che ridacchiava. Stavo per scoppiare. Mi sono fermato giusto fuori dall'ingresso, il minimo per non farmi vedere. Ho sentito i due che alzavano la voce. Non riuscivo a distinguere le parole, ma alla fine Baffetti ha gridato l'unica che contava. Bum. In una nazione progredita. In un centro cittadino. Dopo qualche secondo è uscito, mi ha visto e, prima di allontanarsi, mi ha mandato un bacio con quelle labbra da porco. Quando sono rientrato, il coltello non c'era più e mio zio si stava rintanando nel retrobottega. Non usava mai la stampella. Ora più che mai, sembrava il vecchio capitano di un vascello prossimo a inabissarsi. Giuro che avevo iniziato a scrivere "Pietà per gli spietati" molto tempo prima che questo accadesse. Quando ho incontrato Baffetti per la prima volta, ne avevo già completati i tre quarti ed ero arrivato a un punto cruciale. Pequod, eroe suo malgrado, era riuscito a rintracciare il suo nemico e doveva decidere le modalità di irruzione nel covo. Sarebbe stata una cosa pulita o un bagno di sangue? Avrebbe assicurato il criminale alla giustizia o si sarebbe preso la sua vendetta? Batman o The Punisher? Mi sono bloccato perché io stesso non avevo idea di come procedere. Credevo di avere una strada chiara in mente quando ho iniziato ma, a quanto pare, i punti di vista cambiano alla svelta. Se avessi dovuto rispondere alle domande della mia trama qualche giorno dopo l'incendio, mentre guardavo mio zio in un letto d'ospedale, la risposta sarebbe stata scontata. Eh già. Ciccio Pequod non ha ricevuto in dono da Madre Natura solo il tumore osseo. Ha anche un cuore debole che si è messo a fare i capricci quando ha saputo dell'intimidazione. I malpensanti direbbero che di fragile ha anche la spina dorsale, ma lui è semplicemente troppo buono. Docile. Non è fatto per la guerra. Baffetti invece ce l'ha nel DNA. Il giorno stesso del ricovero, mentre mi prendevo una pausa dall'aria opprimente del Pronto Soccorso, sono sceso al pianterreno a prendere un caffè al bar. E l'ho visto lì. Baffetti. Aveva addosso la stessa tutta di quando è venuto a minacciarci. Con una mano reggeva la tazzina e vi soffiava dentro, arricciando di nuovo quelle labbra suine. Era appoggiato al bancone, parlottava con altri suoi compari che sembrano fatti con lo stampino. Nulla di cui stupirsi. Lo sanno tutti che il bar dell'ospedale è gestito da amici di amici di amici. Sono rimasto lì impalato a fissarlo attraverso la vetrina e, a un certo punto, anche lui si è accorto della mia presenza. Non mi ha riconosciuto subito. Chissà quanti negozi aveva da visitare ogni giorno per guadagnarsi onestamente la pagnotta. Ma, quando mi ha ritrovato nella sua banca dati mentale, mi ha sorriso e ha mimato con la bocca la stessa parola. Di nuovo. Bum. Finora ho parlato del mio romanzo al passato perché "Pietà per gli spietati" non esiste più. Il giorno prima dell'incendio stavo lavorando ad alcuni capitoli per rifinirli, appollaiato sul mio sgabello dietro la cassa, quando lo sguardo mi è caduto sul segno lasciato dal coltello di Baffetti. Ho allungato una mano e ho accarezzato il legno deturpato con i polpastrelli. Pensavo al metallo che aveva segnato per sempre le nostre vite, inutile far finta di niente. In quel momento è entrato mio zio, chiedendomi qualcosa. Ho aperto il cassetto e vi ho fatto scivolare dentro l'unica copia del manoscritto, come facevo sempre. Non avevo detto a nessuno delle mie aspirazioni da scrittore e non volevo farmi sgamare a sognare a occhi aperti sul posto di lavoro. Quando è stato il momento di chiudere bottega - per l'ultima volta, ma non potevo saperlo - sono tornato con lo sguardo a quel segno indelebile che raccontava la nostra sottomissione. Ho distolto lo sguardo, pieno di vergogna. Avevamo piegato la testa sotto gli occhi di centinaia di supereroi che ci guardavano dagli espositori. Metallo su legno. Mi sono voltato verso l'espositore e ho visto la spada della Sposa, forgiata dal mitico Hattori Hanzo, che riposava sullo scaffale. Senza filo, ovviamente, ma sono cose a cui si può porre rimedio. È stato un attimo. Ho preso la katana e ho dimenticato il romanzo nel cassetto. Non so se sia stata una semplice distrazione o una decisione inconscia. È successo e basta. Poggio la spada sul bancone coperto di fuliggine con la riverenza che si riserverebbe a un altare. Quasi mi inchino. La Sposa, prima di completare la sua vendetta, ha avuto un lampo di pietà. Pazienza, nessuno è perfetto. Nell'affibbiare il soprannome a Baffetti, non sono andato molto lontano dalla realtà. Effettivamente, gli amici del suo giro lo chiamavano "Baffuzzi", in dialetto. Dopo l’ospedale, l'ho seguito fino a casa - certa gente non fa nulla per nascondersi - e così nei successivi cinque giorni: sono stato la sua ombra mentre lui sbrigava diligentemente i suoi giri di racket. Mezz'ora fa ha concluso l'ultimo, uscendo da un bar scalcinato con una busta in tasca. Apro la zip dello zaino e tiro fuori il sacco di plastica nero, di quelli della spazzatura. Perché di spazzatura si tratta. Sotto gli occhi degli eroi inceneriti, decido di abbandonare le mie velleità letterarie. In fondo, mi sono piaciuti sempre più i fumetti che la letteratura. Sugli scaffali della mia stanza ci sono action figure e non libri. Io colleziono oggetti di fantasia materializzata. Come la lama della Sposa. Ho deciso di dare un taglio netto al passato. Baffuzzi ride da dentro il sacco gocciolante. Lo prendo dai capelli e lo piazzo proprio sul segno del suo coltello. La parte che andava dal collo in giù l'ho lasciata vicino alla sua auto, insieme alle labbra. Ora la sua faccia è libera da quei peli morbidi e ridicoli. Ride Baffuzzi, e rido anch'io, mentre ammiro il primo pezzo della mia nuova collezione.
  11. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  12. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  13. bukowsky77

    Nero Press

    Nome: Nero Press Generi: Horror e Gotico, Noir, Giallo, Thriller Modalità di invio Manoscritti: http://neropress.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: http://neropress.it/distribuzione/ Sito web: http://neropress.it/ Facebook: https://www.facebook.com/neropress.edizioni
  14. Estelwen

    Hope Edizioni

    Nome: Hope Edizioni Generi trattati: La Hope Edizioni è aperta a ogni genere di romanzo, dal rosa con tutte le sue sfumature (erotico, dark romance, bdsm, storico) alla fantascienza, passando per New Adult, Young Adult e thriller e finendo con il fantasy (epico, contemporaneo, ma anche paranormal e urban) e gli M/M. Al momento NON si accettano saggi o poesie né altri tipologie di testi non presenti nella precedente lista. Modalità di invio dei manoscritti: tramite questo form: http://www.hopeedizioni.it/invia-manoscritto/ o via mail all'indirizzo pubblicazioni@hopeedizioni.it Distribuzione: Non specificato Sito: http://www.hopeedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/HopeEdizioni/
  15. Venerdì al Pub black Cat di Bologna (Via zaragozza 83/d), presentazione del libro "Un caso difficile" di Simone Mascardi, edito da Lfa editore. Presentatore di eccezzione Gianluca Morozzi! Venerdì 5 aprile il Black Cat si tinge ancora più di nero! Alle ore 20,30 verrà presentato il libro UN CASO DIFFICILE, una parodia del genere noir ambientata nella città turrita. Detective sgangherati, gangster e femme fatale si muovono (e spesso cadono) tra la Bologna e Casalecchio, alla ricerca di un irriverente totem indiano. La serata sarà organizzata da un team d'eccezione: l'autore Simone Mascardi ci racconterà qualcosa della sua opera, presentato dall'esperto Gianluca Morozzi, mentre il sapiente barista Marino Doland saprà ispirare i vostri gusti alcoolici. E per l'occasione copie del libro scontate! Si possono chiamare noir, thriller, gialli, e sono anni che invadono le nostre librerie, ci emozionano, ci spaventano, ci fanno rimanere incollati alla sedia finché il caso non viene risolto dall'eroe o eroina di turno. Ma cosa succederebbe se il protagonista fosse un detective privato che sembra uscito da un romanzo di Chandler, un uomo chiamato Flip Barrow, anacronistico nel modo di vestire, pasticcione e allucinato, che sembra vivere in un mondo inventato da lui? La storia di Un caso difficile parte da questi presupposti per offrire una parodia del genere noir, ma è anche un libro comico dove situazioni assurde e divertentissime si susseguono una con l'altra, mentre l'investigazione procede in una Bologna caotica e perfetta come sfondo per sparatorie e inseguimenti. Il motore dell'azione è un classico caso da detective. Al novellino e imbranato Jacob Stein, la voce narrante del libro, viene affidato un compito che potrebbe portare alla sua agenzia investigativa (sull'orlo della rovina economica) un mucchio di soldi. Il vecchio signor Barussi-Moncaglia, uno degli uomini più ricchi della città, lo incarica infatti di investigare la fuga da casa della “giovane” figlia (ultrasessantenne), sedotta da un uomo più giovane e convinta a darsi alla macchia, e di ritrovare un prezioso cimelio familiare, orribile a vedersi ma con gran valore sentimentale, che la figlia, nella sua “fuga d'amore” ha trafugato dalla collezione del padre. Quello che Jacob Stein non sa e che non solo dovrà convivere con il suo “socio forzato”, Flip Barrow, che senza che nessuno glielo chieda prende Jacob sotto la sua ala protettrice per insegnarli “a essere un vero uomo”, ma anche che almeno due organizzazioni criminali sono interessate alla signorina Barussi-Moncaglia e al cimelio, e non avranno esitazioni a sparare per avere ciò che vogliono. Fra una sparatoria e una fuga (più fughe che sparatorie), i due protagonisti dovranno setacciare la città, alla ricerca di indizi per ritrovare la giovane (più o meno). Ad aiutarli entreranno in gioco vari personaggi, soprattutto il lunatico Victor Spencer, ex- marine con problemi a distinguere la realtà dalla fantasia, e la bella e misteriosa Nadia. Ma nemici spietati- come l'enigmatico Marchisi, elegante ed efferato, che sembra sempre conoscere le loro mosse, o Richard Vicente, capo psicopatico e violento di una gang di criminaS
  16. dfense

    21 Editore

    Nome: 21 Editore Generi trattati: Quattro, le collane descritte nella prima pagina del sito. Modalità di invio dei manoscritti: via mail - autori@21editore.it Distribuzione: non specificata Sito: http://www.21editore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/21editore/
  17. sandra777

    CRIMINI D'AMARE

    Fino a
    IL FESTIVAL LECCEINGIALLO organizza il Premio Letterario CRIMINI D'AMARE PRIMA EDIZIONE 2019-2020 REGOLAMENTO Art. 1 Il Comitato del FESTIVAL LECCEINGIALLO, allo scopo di promuovere e divulgare la scrittura creativa e favorire la condivisione di esperienze letterarie, organizza la prima edizione del Premio Letterario CRIMINI D'AMARE per romanzi e racconti a tema libero di genere giallo / thriller / noir. Art.2 L'iscrizione al Premio è aperta agli autori di qualsiasi nazionalità, che abbiano compiuto la maggiore età al momento dell’iscrizione del bando e che presentino opere scritte in lingua italiana. Non sono ammesse opere che inneggino alla violenza, al razzismo o a qualsiasi riferimento che possa turbare la sensibilità delle persone. Art. 3 Il concorso prevede due sezioni: SEZIONE A Romanzi editi pubblicati in edizione cartacea a partire dal gennaio 2018 (provvisti di codice ISBN). SEZIONE B Racconti inediti con una lunghezza massima di 40.000 battute (spazi inclusi). Art.4 Le opere in gara per entrambe le sezioni dovranno pervenire entro il 31/12/2019 (fa fede il timbro postale o la ricevuta del corriere), con le seguenti modalità: SEZIONE A Invio 3 copie del volume mezzo posta o corriere (le spese di spedizione sono a carico dei partecipanti) all'indirizzo: Festival Lecceingiallo, via dei Palumbo 12, 73100 Lecce. In alternativa è possibile invio di una copia digitale (PDF o e-pub) all'indirizzo e-mail lecceingiallo@gmail.com. All'opera dovrà essere allegata una breve scheda di presentazione dell'autore, contenente recapiti utili in caso di qualificazione e la fonte da cui si è appresa la notizia del Premio . SEZIONE B Invio copia digitale per e-mail all'indirizzo leggeingiallo@gmail.com con le seguenti specifiche: formato docx o .pdf, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1,5. Nel corpo della mail dovranno essere inseriti: - breve presentazione dell'autore - indirizzo e numero di cellulare - fonte da cui si è appresa la pubblicazione del bando. Art.5 Ogni partecipante potrà presentare una sola opera per entrambe le sezioni. Le opere idoneamente pervenute saranno valutate a giudizio insindacabile e inappellabile dal Comitato del FESTIVAL LECCEINGIALLO comprendente personalità del mondo letterario. Le opere inviate non verranno restituite. Art.6 Nel mese di aprile 2020 il Comitato renderà noti i finalisti di ciascuna categoria. La premiazione dei vincitori avverrà nella serata conclusiva del FESTIVAL LECCEINGIALLO che si terrà a Lecce nel mese di maggio 2020. Art.7 Ai vincitori saranno conferiti i seguenti premi: SEZIONE A Primo classificato - Attestato di merito e riconoscimento creato da un artista del territorio salentino. Il vincitore è tenuto a prendere parte alla cerimonia di premiazione. Secondo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. Terzo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. SEZIONE B Primo classificato - Attestato di merito e omaggio legato al territorio salentino. Secondo e terzo classificato - Attestato di merito Inoltre i primi 10 racconti finalisti saranno pubblicati a titolo gratuito in una raccolta antologica edito dalla casa editrice I Quaderni del Bardo di Stefano Donno. Le modalità di pubblicazione saranno definite a discrezione esclusiva dell'editore. Art. 8 La partecipazione al concorso implica automaticamente: - l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. - l'assunzione in prima persona del partecipante di ogni responsabilità in ordine all'opera inviata, dichiarando di averla realizzata legittimamente, e di poterne disporre in assoluta libertà; - l’espressa autorizzazione al Comitato, nonché i suoi diretti delegati, a trattare i dati personali trasmessi ai sensi del Regolamento EU 679/2016 (GDPR) e successive modifiche, anche ai fini dell'inserimento in banche dati gestite dalle persone suddette; - autorizzazione in caso di premiazione a pubblicare il proprio nominativo su quotidiani, riviste culturali, siti web, etc. - la concessione del libero uso da parte del Premio per l’inserimento in antologia edita da I Quaderni del Bardo.. Partecipando al concorso lo scrittore manleva inoltre il Comitato da qualsivoglia responsabilità e conseguenza pregiudizievole derivante da domande e/o pretese azioni formulate e avanzate in qualsiasi forma, modo e tempo per quanto riguarda contenuto e titolo dell'opera. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario senza obbligo di comunicazione alcuna da parte del Comitato del FESTIVAL LEGGEINGIALLO. Per qualsiasi controversia o contestazione vigono le leggi, i regolamenti e le consuetudini in materia ed è competente il foro di Lecce. Per ulteriori informazioni scrivere a lecceingiallo@gmail.com
  18. dfense

    Edizioni Eventualmente

    Nome: Edizioni Eventualmente Generi trattati: dal sito: "Edizioni EventualMente® seleziona opere letterarie inedite di poesia, noir, gialli, racconti, cucina, romanzi, narrativa, storia, arte e storia locale, etc". Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizionieventualmente.it/NuoviTalenti.html Distribuzione: http://www.edizionieventualmente.it/Distribuzione.html Sito: http://www.edizionieventualmente.it Facebook: https://www.facebook.com/edizioni.eventualmente
  19. Marita Cavallari

    A&B editrice

    Nome: A&B editrice Generi trattati:Thriller, Noir, narrativa non di genere, saggistica Modalità invio manoscritti: http://www.aebeditrice.com/it/contatti.php Distribuzione: http://www.aebeditrice.com/it/distribuzione.php Sito: http://www.aebeditrice.com/it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/AB-1119061108125822/
  20. Moriarty

    Bonaventura e il tacco della morte

    **Il seguente racconto è un esperimento personale mero a creare un personaggio in puro stile noir/poliziesco immerso però in una realtà distorta e comica. Spero vi piaccia, ci sto ancora lavorando. Ogni consiglio è ben accetto.** BONAVENTURA E IL TACCO DELLA MORTE «BONAVENTURA!» «Sì, capo?» «Sei un buono a nulla! Questa ti sembra una notizia interessante? A chi diavolo vuoi che interessi un articolo sulla misteriosa sparizione di un container pieno di dannate scarpe rosse?» «Ma capo…io...» «Io, io… Tu stai cercando di farti licenziare, vero? O vuoi far implodere il mio vecchio cuore? Ho già il Sindaco con il fiato sul collo, non mettertici pure tu.» «Capo, ho fiutato una pista. Lo scorso sabato uno degli addetti allo scarico della nave che conteneva il container è stato trovato in un magazzino con l’osso del collo rotto. La polizia lo ha archiviato come incidente sul lavoro, caduta accidentale dicono. Un container misteriosamente scomparso e un operaio morto. Credo sia abbastanza per indagare, non crede?» «Ma che gran segugio. E tu saresti più acuto di un poliziotto eh?» «Faccio solo il mio lavoro.» «Beh vuol dire che non hai capito qual è il tuo lavoro. Quando ti vidi la prima volta ero sicuro tu fossi un osso duro, un grande reporter, ambizioso e dotato. Dov’è finita la tua grinta ragazzo? Siamo la testata giornalistica più importante di questo dannato Paese. La gente vuole essere coinvolta in quel che legge, vuole notizie da prima pagina. Dovrei metterti a lavorare in coppia con Anderson, almeno impareresti qualcosa. Rimettiti al lavoro e vedi di portarmi un articolo decente.» «Agli ordini, capo.» Mi chiedo perché continuo a lavorare per questi idioti. Non colgono l’importanza del mio materiale. Dovrei mettermi in proprio. Anderson... tsk! Figlio di un riccone che fece fortuna nel mercato di protesi mammarie, infilato fresco di laurea come reporter. Non fa altro che scrivere di omicidi, stupri, rapimenti. È semplice cavalcare l’onda con queste notizie ovvie. Il mio duro lavoro viene invece deriso e trattato con superficialità. La perizia usata nel confrontare tutti i registri di polizia per tracciare un ipotetico profilo dei loschi individui coinvolti nel furto e nel traffico di scarpe rosse non è importante a parer loro. Beh voglio proprio vedere la faccia che faranno quando scoprirò che sono coinvolti, chissà, i servizi segreti, o spietati terroristi, oppure quando metterò allo scoperto un vero e proprio mercato nero internazionale di scarpe rosse, gestito da morbose signore di mezz'età pronte a tutto. Sarà meglio rimettersi al lavoro. Devo riesaminare con cura tutti i documenti e cercare di restringere le piste da seguire. Forse dovrei passare le mie informazioni a qualche detective della polizia, loro avrebbero di sicuro i mezzi per ultimare l’indagine, ma credo proprio non lo farò. In fondo faccio il reporter perché sono stato cacciato via dalla scuola per detective, a quanto pare zero centri su cento al poligono di tiro non è un risultato accettabile. Come se un detective dovesse per forza essere un pistolero. Ad ogni modo… il giornale di oggi riporta una notizia interessante: ** Benton Adams, proprietario della fortunata azienda Adams&Adams è ricoverato presso il Benny Hospital. Un fattorino afferma che il malore del signor Adams è seguito alla lettura di una lettera che lo stesso gli avrebbe recapitato nella mattinata di ieri, lettera di cui tuttora non v’è traccia. Per ora la prognosi è riservata, nessuno può contattare il noto magnate, nessuno eccetto la polizia che è già al lavoro per far luce sull’accaduto. ** Bingo, ci siamo! L’azienda di Adams ha denunciato diversi mesi fa il furto di due container contenenti scarpe da donna. Ovviamente la polizia non ha dato molta importanza alla cosa, loro no, ma io sì. Credo proprio sia il caso di fare due chiacchiere con il signor Adams. Sì, ma come? Nessuno può avvicinarlo, solo la polizia. Forse posso travestirmi da infermiere, uhm...no, troppo scontato. Ecco, ho trovato! Devo solo passare dal francese, lui penserà al resto. Il francese andava proprio forte qualche anno fa. Diede parecchio filo da torcere alla polizia, un ladro come pochi, abile nei travestimenti, e si dà il caso che sia in debito con me. [appartamento del francese] «Philippe apri, sono io.» «Io chi?» «Torquemada.» «Torque chi? Senti amico non ho tempo da perdere. Dimmi chi sei o vattene al diavolo!» «Dannazione Moreau, sono Bonaventura.» «Ehi Nick, vecchia volpe, ora ti apro.» L’appartamento del francese è una vera reggia. Dipinti, statue, tecnologie all’avanguardia, un grazioso bottino frutto dei suoi furti passati. «Che ci fai qui reporter?» «Mi serve il tuo aiuto, francese.» «Che tipo di aiuto? Lo sai che sono fuori dal giro amico.» «Dimentichi che mi devi un favore? Vuoi che qualcuno venga a sapere del piccolo incidente a Disneyland? Già pronto per la prima pagina: Philippe Moreau, dopo aver ingerito un incredibile dose di frullato alla fragola, sopraffatto dalla carica di zuccheri, cerca disperatamente di abusare sessualmente di Biancaneve sfidando a braccio di ferro sei dei sette nani e facendo pressioni psicologiche sul povero Cucciolo che, spaventato, afferra un coltello attaccando un visitatore. Che te ne pare? Credi che questo piacerà ai soci del tuo club? Se non ci fossi stato io laggiù a tirarti fuori dai guai saresti finito dietro le sbarre, altro che in questa reggia. Quindi amico, cerca di essere riconoscente.» «Frena, frena Bonaventura. Volevo solo sapere in che modo potevo esserti utile.» «Necessito di un documento, devo diventare un cardiologo del Benny Hospital.» «Uhm… non dovrebbe essere un problema.» «Mi serve per stasera. Fai un buon lavoro.» [ufficio] «BONAVENTURA! Nel mio ufficio, subito!» Dannazione, ci risiamo… «Si capo?» «Dove sei stato? Ti ho fatto chiamare ma non c’eri.» «Sto seguendo una pista.» «Perdiana, di nuovo quelle maledette scarpe rosse?» «Niente affatto, capo. Si tratta di un cadavere, anzi, molti cadaveri. Sangue, e morte ovunque.» «Lo spero per te ragazzo. Ritorna a lavoro e tienimi informato.» Non mi resta che aspettare. Il francese farà di certo un ottimo lavoro. [dopo qualche ora] «Francese apri, sono Bonaventura.» «Entra Nick, ho appena finito di timbrare il tuo documento.» «Uhm… dov’è?» «Ecco qui, che te ne pare?» «Eccellente, ottimo lavoro. Sfido chiunque a dire sia un falso.» «Sono contento ti piaccia.» «Un ultimo favore Philippe, scattami una foto mentre indosso queste.» «Problemi d’identità, Bonaventura? Perché dovrei fotografarti mentre indossi scarpe da donna?» «Non fare domande e procedi.» «Voilà, ecco la tua foto.» «Francese, io vado. Tieniti fuori dai guai.» «Certo Nick.» [in ospedale] L’ospedale è sempre il solito via vai e con questo camice mi mimetizzo davvero bene tra la folla. Mi occorre il registro dei ricoveri. Eccolo qua, terzo piano, lì si trova la stanza di Adams. Come sospettavo un giovane poliziotto piantona la porta. Spero non fiuti il trucco. «Agente!» «Dottore, buonasera.» «Buonasera agente. Dovrei visitare il paziente.» «Mi spiace dottore, gli ordini sono di non far entrare nessuno.» «Io le sembro nessuno? Il paziente è sotto la mia responsabilità. Devo visitarlo.» «Il suo nome non compare nella lista dei medici autorizzati, dottor Willow.» «Sostituisco il mio collega, si è dovuto assentare per un grave caso di sprongellosi acuta irreversibile. Malattia altamente infettiva. Dico, non sarà mica entrato in contatto con il mio collega?» «A dire il vero credo di aver stretto la sua mano.» «E siete vaccinato per la sprongellosi acuta irreversibile?» «Non saprei, credo di no.» «Santi numi! Corra presto al pronto soccorso ragazzo se non vuole ridursi ad una piaga vivente. Faccia presto. Forse è ancora in tempo per il vaccino.» «Ma devo piantonare il signor Adams.» «Ci penso io qui. Rimarrò finché lei non sarà di ritorno. Deve sbrigarsi prima che l’aorta si infetti fratturando l’omero causando così un ascesso di pus autoimmune deteriorando il sistema nervoso centrale nelle sinapsi dell’organismo. Faccia presto e mi raccomando non starnutisca in giro. Corra, corra in nome del cielo.» «Corro. Grazie dottore.» Sprongellosi, sono davvero divertente quando mi ci metto. Un camice bianco, due termini scientifici buttati giù a casaccio e il gioco e fatto. Benton Adams, eccolo! Dovrò giocare bene questa carta. Non posso fallire. «Adams.» «Dov’è il dottor Jhonson?» «Adams…Mi mandano loro.» «Loro chi?» «Vogliono sapere dove hai messo la lettera. Hanno paura che possa cadere la copertura. Che tutto venga a galla.» «Paura? Chi avrebbe paura? Di cosa state parlando?» «Adams, non fatemi perdere tempo. Scarpe rosse!» «Oh… Anche voi siete finito in questo orribile giro? Che Dio ci aiuti.» «Avete ragione. Dov’è la lettera? Devo eliminarla prima che la polizia la trovi.» «Guardate nella giacca, la ladra interna è forata. La lettera deve essere da qualche parte tra la stoffa della giacca.» «Trovata!» «Mi raccomando, io non ho aperto bocca.» «Lo spero Adams, lo spero.» L’operazione si è dimostrata più semplice di quanto pensassi, troppo semplice forse. Sarà meglio sbarazzarsi di questo travestimento e tornare a casa. Vediamo cosa dice questa lettera: “Adams, sono spiacente ma la vostra cassa è andata perduta. Sono desolato. Abbiamo dovuto sistemare un operaio giù al porto. Mi ha visto in faccia, non potevo permettergli di cantare. Avevamo detto niente morti lo so, ma nessuno deve ostacolare la nostra ascesa. Vi manderò presto altre due casse per scusarmi dell’accaduto. In ogni caso è arrivata nuova merce. Venite martedì al vecchio magazzino dietro al porto dopo mezzanotte. Metteremo la merce all’asta. Roba di ottima fattura, per veri intenditori.” Le cose cominciano a farsi sempre più chiare. Domani notte andrò al magazzino. [il giorno dopo, al magazzino] Mancano ancora venti minuti a mezzanotte. Nascosto come sono fra questi bidoni non dovrebbero esserci problemi. Nel magazzino c’è un po’ di movimento, ma nulla di rilevante. Due gorilla scrivono qualcosa su una specie di registro. Devo riuscire a prenderlo. Ecco sì, scimmioni, fate i bravi, andate lontano sì... Preso! Maledizione questa è roba che scotta, la maggior parte dei nomi illustri della città sono presenti in questa lista. Quando pubblicherò l’articolo verrà fuori proprio un bello scandalo. «EHI TU! CHE COSA CI FAI QUI? ESCI FUORI!» Dannazione, mi hanno scoperto. «BECCATI QUESTO, CURIOSONE!» [in una stanza, dopo essere rinvenuto dal colpo] «Ma che cavolo...?» «Benvenuto Bonaventura, la aspettavo. Si serva pure, beva un drink.» «Sindaco Jackson? Da non crederci. Dov’è il gatto obeso che solitamente accarezzate voi cattivi in queste occasioni?» «Sono allergico ai gatti, purtroppo. Comunque, quello che tu chiami casino non è altro che semplice mercato.» «Certo, lo dicevano anche della tratta degli schiavi.» «Sono un uomo d’affari, faccio solo il mio lavoro.» «E in cosa consisterebbe il suo lavoro? Cosa c’è dietro il traffico di scarpe rosse col tacco? Perché avete ucciso quell’operaio giù al porto?» «A questo punto non vedo perché dovrei nasconderlo, tanto non credo lo racconterai mai a nessuno. Ecco, ammira la sinuosità della mia figura.» «Ma cosa significa? Perché indossa quelle cavolo di scarpe rosse col tacco?» «Tutti hanno i loro segreti ragazzo, i loro vizietti. Io purtroppo sono avvezzo da anni a certi piaceri della vita. Io, come altri illustri e rispettabili uomini. Non c’è niente di più gratificante, di più stupefacente che indossare delle comode ed eleganti scarpe rosse col tacco. Per quanto riguarda quell’operaio, diciamo che è stato vittima della sua stessa curiosità.» «Ma questa è follia!» «Sarei io il folle eh? Folle è chi ha stabilito che gli uomini non possono mettere un elegante smoking nero con delle graziose scarpe rosse col tacco conservando ad ogni modo la propria mascolinità e virilità! Vedo che avete in mano la lista dei partecipanti all’asta. Come ben vedete sono persone illustri, di alto rango, gente rispettabile che si concede di tanto in tanto il piacere di calzare una scarpa rossa col tacco. Aumenta l’autostima, dovreste provare Bonaventura.» «Non tirarmi dentro questo schifo. Lasciami andare, Jackson.» «Un colpo in testa e tutto finirà, Nick Bonaventura.» «Jackson, fossi in te non lo farei. Non puoi. Perché io… io...» «Perché mai non dovrei farlo?» «Perché ecco, io… io non l’ho mai detto a nessuno per paura di essere deriso, ma…ecco, ADORO LE SCARPE ROSSE COL TACCO!» «Cosa? Non prendermi in giro.» «È così, dico la verità. Guarda nel mio portafogli, è la foto più cara che ho.» Per fortuna ho fatto fare quella foto dal francese. «Gran belle scarpe, complimenti. Ma non capisco Bonaventura, cosa cerchi di dirmi?» «Non volevo arrivare fino a questo punto, non mi sopporto quando piango. Ho seguito questa pista non per smascherarvi, ma per potervi incontrare. Ho vissuto un’infanzia decisamente infelice e l’unico mio svago era indossare le scarpe di mamma e sognare ad occhi aperti. Quante strade avrei calcato, quanti chilometri avrei percorso con quelle adorabili scarpe. Le avrei indossate anche a scuola fosse stato per me. Credevo non avrei mai detto queste cose a nessuno, che fosse un gusto tutto mio. Questo finché non ho letto della sparizione del container, allora ho capito di non essere solo. Noi non siamo soli. Non lo siamo.» C’è l’ho fatta! Le finte lacrime hanno funzionato come al solito. Jackson singhiozza come un bambino, è davvero convinto che io adori quelle cavolo di scarpe col tacco. «Bonaventura, tu sei il figlio che ogni padre vorrebbe avere. Scusami se sono stato duro con te. Un giorno non dovremo più nasconderci. Un giorno chiunque sarà libero di indossare scarpe rosse col tacco senza essere deriso. Senza che gli venga puntato il dito contro. Sei libero, farò recapitare a casa tua quattro scatole di scarpe col tacco di ogni modello e fattura. Te le meriti. Quando avrai bisogno d’aiuto, di sfogarti con un amico, la mia porta è sempre aperta ragazzo.» [qualche giorno dopo] Uscito da lì mi precipitai subito dalla polizia. Raccontai tutto, diedi una copia della lista e ottenni l’autorizzazione per pubblicare il mio articolo. Com’è buffa la vita, in fondo quei poveracci volevano solo essere liberi di calzare una scarpa, volevano essere loro stessi, senza maschera alcuna. Un po’ mi dispiace, forse se non avessero ucciso quell’uomo... Il giorno dopo arrestarono il Sindaco e tutti gli illustri signori coinvolti nello scandalo. Dopo la notizia, Anderson prese due giorni di riposo per smaltire il mal di stomaco da invidia. Io pertanto mi godo il meritato successo professionale. Nel giro di pochi giorni ho ricevuto offerte da molte testate giornalistiche e anche da un produttore cinematografico. Mi vogliono incontrare nei loro studi, dicono faranno un film sulla mia storia: BONAVENTURA E IL TACCO DELLA MORTE.
  21. pietroc67

    Runa Editrice

    Nome: Runa editrice Genere: Noir, Giallo, Avventura, Narrativa, Saggistica Invio manoscritti: non specificato (contatti: http://www.runaeditrice.it/index.php/contatti.html) Sito web: http://www.runaeditrice.it/ Distribuzione: http://www.runaeditrice.it/index.php/promozione.html Facebook: https://www.facebook.com/runaeditrice
  22. Scarpanto

    La Ponga Edizioni

    Nome: La Ponga Generi pubblicati: narrativa, mainstream o di genere: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere. Modalità di invio testi (se disponibile): Sito in lavorazione Distribuzione: Sito in lavorazione Sito: https://www.lapongaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lapongaedizioni Dal loro Facebook: vi comunichiamo che il piano editoriale per il 2017/2018 è pieno e che, attualmente, non valutiamo proposte fino a data da destinarsi. --------------------------------------------------------------------- Mi chiamo Omar e volevo segnalare la mia esperienza (positiva) con questa casa editrice. Ho trovato il nominativo su Internet e vedendo che è vicino a casa (Monza), ho deciso d'inviare la sinossi di un mio lungo racconto, insieme al primo capitolo. Dopo una decina di giorni sono stato contattato via mail da Valerio, che diceva di essere interessato e d'inviare l'intero manoscritto. L'ho fatto e dopo circa un mese mi ha inviato una valutazione completa del testo. Essendo che abitiamo vicini, ci siamo trovati per un caffè per parlare della pubblicazione. Valerio è stato chiaro fin dall'inizio. Non vogliono contributi di nessun genere ma la loro politica aziendale è la seguente: Pubblicano in ebook, poi passano al cartaceo solo se il riscontro del mercato è positivo. Preferiscono stampare poche opere ma che ritengono valide. Ho accettato e così mi ha inviato un contratto editoriale che ho fatto valutare. Seri, non chiedono nessun contributo. Dopodichè ho lavorato con l'editor per quanto riguarda la correzione del testo ed abbiamo impiegato quasi due mesi di contatti pressochè quotidiani. Si sono occupati di tutto, dalla copertina all'impaginazione, coinvolgendomi però in tutto quello che facevano. Tra pochi giorni uscirà il mio racconto, "Notturno Parigino". PRO Non chiedono contributi; Editing serio e curato; Velocità di risposta; Contatto molto personale (per la firma del contratto ci siamo trovati per bere un mirto); Vendono sugli store italiani ed internazionali (IBS; Unilibro, Amazon ecc..) Tengono conto delle opinioni dell'autore; CONTRO Inesperienza (devono farsi le ossa); Pubblicano solo su ebook e poi passano al cartaceo (però lo mettono bene in chiaro al primo contatto); Stampano poche copie e le piazzano sul mercato in modo calibrato; Sono ancora poco conosciuti. La mia esperienza è stata positiva, dopo aver conosciuto altre CE (tra cui Albatros) che mi volevano solo spennare. Credono in quello che fanno e hanno passione. Quando avrò pubblicato vi dirò come si sono comportati in fatto di promozione e se hanno mantenuto le promesse. Saluti Omar
  23. Roberto Ballardini

    Il picchiatore

    [Rimosso su richiesta dell’autore]
  24. Titolo: Cliché Noir Autore: Riccardo Gramazio Casa Editrice: Lettere Animate Anno di pubblicazione: 2017 Prezzo: 2,99 Euro (Ebook), 10 Euro (Cartaceo) Genere: Pulp, Noir, Thriller, Commedia Nera Pagine: 160 TRAMA: Un grossista da colpire, una squadra da allestire e parecchi soldi da intascare. Un viaggio scomodo da nord a sud per raggiungere la fittizia Purple Beach, città in cui risiede l’Alieno, il grande e meticoloso capo banda. Personaggi ambigui, violenti e dai tratti folli. Imprevisti, aneddoti, sangue e immoralità in abbondanza. Cliché noir è un omaggio sincero alla tradizione pulp, un romanzo che spiazza e diverte al contempo. LINK: Amazon Mondadori IBS PAGINA AUTORE: PAGINA AUTORE Grazie per l'attenzione...
  25. Roberto Ballardini

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    commento Racconto rimosso su richiesta dell'autore.
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