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  1. Kasimiro

    Compagni di stanza

    Luca si alza al mattino. Marco no. Luca parla di notte, passeggia di notte, fa la pipì di notte, urla di notte. Marco no. Dormono uno di fianco all'altro, da anni, ma non si conoscono. Luca ascolta la musica a volume altissimo, sempre la stessa. Marco no. Lavora, sta fuori di giorno, cena, prende le pastiglie e va a letto, Luca. Marco no. Tocca sempre l'orecchio di Marco, Luca. Marco si irrigidisce digrignando i denti. E lui gli ritocca l'orecchio. Una sera il letto di Luca rimase vuoto. Passò un giorno, due, tre. Poi una notte entrò qualcuno dalla finestra e si infilò sotto le lenzuola. Marco vedendo il posto al suo fianco di nuovo occupato tornò nello sconforto: «Non poteva star via ancora un po'?» si chiese. Ma con sorpresa vide sbucare uno strano essere, con la testa di gallina e il corpo da leone che esclamò: «Grrrrrrrrcocodè!» Marco chiuse gli occhi e li riaprì dopo qualche secondo. «Grrrrrrrrcocodè!» ripeté. «Oh scusa, mi presento: Leongallina mi chiamo. Venuto fin qui da molto lontano viaggio di notte sia in terra che in volo. Al ruggir un po' chioccio nel mentre sorvolo savane, foreste e campi di grano. Leonessa che un dì divenir mamma le manca il desio la portò ad un uovo scovato. Le membra posò ancorché molto stanca finché non si mosse che dopo averlo covato. Uccelfelino fu sortito dal guscio mostruoso d'aspetto e buffo lo stesso. Or vengo in soccorso di chi non può fare ricorso. E dico, prevedo ed annuncio perché da domani qui accanto una sorpresa per te». Così dicendo, quella strana presenza, si congedò riprendendo il volo dalla finestra. Marco meravigliato sorrise vedendola uscire, sereno e pacato com'era il suo stile. La mattina: Toc toc, si udì bussare alla porta e non trovando alcuna risposta dopo un'attesa di pochi secondi di nuovo due colpi. Il silenzio lasciava capire che la stanza non era occupata. Entrò con garbo annunciando: «Permesso?» Vedendo il ragazzo sdraiato sul letto si presentò: «Piacere Alberto». Marco sorrise con gli occhi grandi all'insù. «Posso fermarmi qui per un po'?» continuò. Annuì il ragazzo, lo aveva aspettato. Dall'emozione, agitato, partì un calcio: «Ahi, che colpo! E chi l'avrebbe detto!» esclamò Alberto. Si scusò col cuore, non aveva parole. Sdraiati sul letto Alberto chiese: «Ti piace la musica?» Vedendo Marco terrorizzato, cambiò discorso: «Andiamo sul prato?» Sgranò gli occhi ancora più in su, lo aveva sempre desiderato e al Leongallina pensò, certo che sarebbe tornato.
  2. Simo91

    James Biancospino e I Giorni dell'Ardesia

    Titolo: James Biancospino e I Giorni dell'Ardesia Autore: Simone Chialchia Casa editrice: Aporema Edizioni ISBN: 978-8832144444 Data di pubblicazione: Marzo 2020 Prezzo formato cartaceo: € 15,90 Genere: Fantasy Pagine: 482 Link all'acquisto https://jamesbiancospino.com/ Quarta di Copertina Dopo le mirabolanti avventure affrontate nel sedicesimo secolo, James Biancospino torna al presente ed è di nuovo costretto a destreggiarsi nell'eterna guerra tra la setta della Confraternita della Luce e quella degli Oscuri. Tra duelli mozzafiato, affetti contrastati ed estenuanti iniziazioni, l'epopea del protagonista si snoda attraverso tre continenti, alla ricerca dell'arcano potere nascosto nell'ardesia, l'unico che sembra in grado di risolvere in modo definitivo le sorti del conflitto.
  3. ElleryQ

    Lisciani

    Nome: Lisciani Libri Generi trattati: Noir, gialli, varia, manualistica, narrativa per ragazzi, fumetto. Modalità di invio dei manoscritti: davide.dilodovico@educationalgroup.it (invio diretto al direttore editoriale) Distribuzione:ALI Sito: https://www.liscianigroup.com/ Facebook: https://www.facebook.com/LiscianiLibri/ Instagram: https://www.instagram.com/liscianilibri/ Youtube: https://www.youtube.com/user/liscianitv Lisciani Group nasce in seguito alla separazione da Giunti ("Giunti & Lisciani") a inizio anni '90. Con 40 anni complessivi di esperienza nel campo dei giochi e della didattica, ha di recente inaugurato una sezione narrativa, divenuta autonoma anche sul piano amministrativo: "Lisciani Libri". Le collane sono: "I MIti" (per ragazzi); "Black List" (gialli e noir per adulti); "I girasoli" (graphic novel) e una collana di "Varia". Le collane di narrativa sono dirette da Davide Di Lodovico, quella di graphic novel da Giuseppe Guida. Attualmente, dal sito Lisciani Group la narrativa non è più reperibile, perché è in fase di realizzazione un sito autonomo, come già avvenuto per i social (è infatti disponibile la pagina Facebook di Lisciani Libri e il profilo Instagram). La distribuzione, anch'essa in via di riorganizzazione, è già molto estesa e include, oltre alle librerie, supermercati e Autogrill (o Sarni).
  4. M.T.

    Il falco

    Titolo: Il falco Autore: Mirco Tondi Casa editrice: autopubblicato ISBN: 9788835371519 ASIN: B084RY4ZGY Data di pubblicazione (o di uscita): 12 febbraio 2020 Prezzo (della versione cartacea e/o digitale) : 2.99 E Genere: fantastico/favolistico Pagine: 103 Quarta di copertina. Un giorno, quattro bambini vanno in un bosco e per divertirsi si mettono a raccogliere uova dai nidi di uccelli; l’avvicinarsi di un temporale li fa correre a casa, abbandonando il bottino appena trovato. Quello che per loro è stato un semplice e innocuo passatempo, per le uova sta per diventare qualcosa di molto pericoloso: senza la protezione e il calore dei propri genitori i piccoli all’interno del guscio rischiano di non crescere e venire alla luce. Qualcuno però ha visto tutto e decide d’intervenire in loro aiuto: un falco, il più improbabile soccorritore tra gli uccelli, si prende cura di loro almeno fino a quando non ritroverà i genitori delle uova. Ma le sue ricerche non hanno successo e così non gli resta che continuare a occuparsi di loro. Il giorno della schiusa arriva e il falco si ritrova davanti sette piccoli, ognuno di una specie diversa. Tra peripezie varie, gag divertenti e momenti di riflessione, gli otto si ritroveranno ad affrontare quella piccola grande avventura che è il crescere. Opera corredata di fotografie. Link all'acquisto: Amazon Kobo A questa pagina è possibile scaricare un’anteprima dell’opera.
  5. 'Till the end

    Capitolo 1: Il Morso

    Salve, sono un aspirante scrittore di appena 14 anni (vi prego di non fermarvi a questo e di non passare avanti) che vorrebbe pubblicare il primo capitolo di una raccolta più ampia di libri facenti parte di una saga, questo è il primo capitolo di un libro che ho iniziato a scrivere più o meno un anno fa a cui ho lavorato fino a dicembre, il quale poi ha subito numerosi processi di revisione. Questo è il primo, vorrei da voi un'opinione che mi faccia capire se vale la pena provare a farmi tentare di pubblicare (Categoricamente da case editrici free) e questo primo capitolo, e credo sia la cosa più importante, vi ha trasmesso qualcosa. Grazie dell'attenzione e buona lettura Nicholas era appena uscito di casa. Il cancello di casa sua, argentato ma a tratti arrugginito, fu sbattuto violentemente e non appena ebbe girato il vialone, Nick aveva iniziato a pensare a ciò che era appena successo, e a riordinare quelle idee che per mezzo della velocità dell'accaduto, erano così disordinate. Pochi minuti prima di aprire la porta, i suoi genitori avevano fatto un'altra delle loro solite scenate, sul medesimo argomento di sempre, e Nicolas gli aveva rifilato la stessa risposta di sempre, con la stessa violenza di sempre, ma questa volta sembrava non bastare, sembrava anzi aver peggiorato le cose. Quella volta suo padre aveva sbottato di più del solito, e sua madre, aveva urlato come mai prima d'ora. «Nicholas! Tu sei un ragazzo per bene, colto ed intelligente, cosa penserebbero di te se stessi con una ragazza di quella risma sociale!» Quelle parole rimbombavano ancora nella sua testa. Doveva distrarsi, era uscito apposta. Alle sette in punto aveva un appuntamento con John, e con la causa di tutti quei litigi, ovvero la sua nuova conoscenza, Katie. Si erano conosciuti in uno squallido bar nella periferia del paesino in cui viveva, Mum's eyes. Nick c’era andato un mese prima per la prima volta, nonostante fosse il bar che tutti additavano come “il bar dello scempio”, e nonostante le continue raccomandazioni dei suoi genitori, che fin da quando Nick si era guadagnato la libertà di poter uscire da solo lo avevano sempre additato come posto assolutamente da evitare. Il bar era di proprietà del padre di Katie un uomo grosso, calvo e barbuto dai severi occhi verdi che condivideva con la figlia, e fra un’ordinazione e un servizio ai tavoli circostanti, i due ragazzi di tredici anni ciascuno non potevano passar inosservati l'un l'altro. Se ci aggiungiamo anche che Katie era una delle ragazze più belle che Nick avesse mai visto, era impossibile che quella sera non sbocciasse perlomeno curiosità. «Ehi, posso prendere il bicchiere?» Una ragazza dai capelli castani e gli occhi verdi, con indosso un grembiulino sopra una t-shirt verde e un paio di jeans, si avvicinò a Nick. «Oh ehm, si certo fai pure.» «Vabbè.» e prese il bicchiere. «Come ti chiami?» Nick ricordava la sua bellissima voce con nostalgia. «Ah io, Nick!» aveva detto molto imbarazzato. «Quindi ciao, Nick, io sono Katie!» aveva ribattuto lei, e un po’ di luce nei suoi bellissimi occhi color smeraldo, abbinati alla perfezione ai capelli castano scuro. «Allora, io ho finito qui, mio padre probabilmente non mi farà uscire prima di aver chiuso il bar, quindi potremmo parlare mentre gli ultimi clienti tagliano la corda, non so, oggi sono molto annoiata». La conversazione filò tranquilla, si parlava di film, di attori e attrici, di manga, anime e scuola. Ma i due non affrontarono l’argomento della vita privata, se non riguardo relazioni amorose, che in ambe due erano completamente assenti. Nick fu sorpreso, effettivamente, nel venire a conoscenza che quella graziosa e bellissima ragazza non aveva mai avuto un ragazzo. Forse complice della fama della sua famiglia, o forse per altri motivi, Katie, proprio come Nick, non si era mai frequentata con un ragazzo. Aveva scoperto però, che Katie non frequentava più la scuola da un annetto circa, questo per rimanere al bar ad aiutare suo padre. Tuttavia, pensò Nick, quella ragazza non aveva un’aria ignorante, anzi: parlava bene, e nonostante gli evidenti modi estroversi, risultava piacevole e mai eccessiva. Mentre ricordava il primo incontro e la conoscenza che ne venne fuori, con quella ragazza così bella quanto matura ed intelligente, si ritrovò sugli scalini vicino alla chiesetta di Sant. Nicholas, dove era l'appuntamento con John e Katie. Guardò il suo nuovo cellulare appena uscito di negozio, che per i suoi genitori valeva come un documento ufficiale scritto di sana pianta da qualcuno di molto importante, che gli dava il potere di proibirgli di uscire. Erano le sette in punto e di John ancora nessuna traccia. Le sette e un quarto e poi le sette e venti, e mentre Nick stava per mandare una nota vocale ad entrambi sollecitando loro di venire ed anche in fretta, si bloccò alla vista di un ragazzo capelli biondo scuro lunghi, sopracciglia marcate e fisico possente – che aggiunti ai suoi occhi marrone scuro – lo rendevano la perfetta rappresentazione di ciò che la maggior parte delle ragazze desiderava vedere in un ragazzo, correre e ansimare verso la chiesetta dove Nick era seduto sui gradini. «Era ora!» «S-scusami Nick, ero, ero stanco morto e mi sono addormentato dopo essere andato in palestra.» «Ma non avevi finito?» «Si, oggi era l’ultima volta che ci sono andato.» John era un tipo da palestra e nuoto, aveva un ottimo fisico, ma stranamente odiava correre, cosa che aveva in comune con Nick. Aveva corti capelli color paglia e dei bei occhi azzurrini. Di carattere era assai spontaneo, non badava per nulla a ciò che la gente pensava di lui, e non cedeva alle lusinghe delle ragazze che lo corteggiavano di continuo a scuola, ed a Nick tutto ciò era sempre piaciuto, era un piacere averlo come amico per la sua grande autoironia e senso dell’umorismo, per il suo saper dare consigli saggi nonostante fosse il primo a non volerne, per il suo essere comprensivo ma anche severo quando serviva. «Allora, Katie?» chiese lui, avendo come risposta da parte di Nick un secco “non voglio parlarne”. I due iniziarono quindi a discutere di Lavanda, del rapporto che lei aveva formato con John, di compiti e partite. Era l’unico modo per Nick di distrarsi, nonostante la ragazza dagli occhi smeraldo fosse sempre nei suoi pensieri. Ma la distrazione dai suoi problemi durò poco, e fu interrotta da un faro in lontananza che illuminava il pezzo della strada sottostante ad un SUV nero, che era inconfondibilmente l'unico SUV di quel paesino, e l'unico proprietario doveva per forza essere sua zia Murge, mandata a rintracciare Nick, e vedere se era andato in uno dei tanti posti vietati dai genitori, e la periferia e la chiesetta di Sant. Nicholas alle sette di sera, era uno di quelli. Zia Murge abitava da tutt’altra parte del paesino, era una donna tarchiata brutta e vecchia, era la zia di sua madre, ma Nick la doveva vedere solo in rare occasioni, come le cerimonie o le feste di famiglia. Ma era già capitato un paio di volte che quando Nick aveva un appuntamento con Katie, magicamente zia Murge sentiva il bisogno irrefrenabile di passare proprio per la strada che avrebbe dovuto fare Nick. Era scocciante doverla seminare tutte le volte, ma Nick aveva imparato a farlo. Nick e John capirono subito che dovevano nascondersi, due ragazzi maturi come loro di 14 anni sapevano che le scuse non avrebbero retto e così corsero nel retro della chiesetta, ma sapendo che non sarebbe bastato a zia Murge un controllo superficiale, si arrampicarono in poco tempo sul muretto che divideva il retro della struttura dal cimitero adiacente. Atterrarono sul morbido prato e rotolarono per un po’. John si era squarciato la pelle arrampicandosi, ed era caduto rotolando per un bel pezzo, distratto dalla luce dei fari e dalla farinosa voce di zia Murge che si dannava per non aver scoperto il nipote con le mani nella marmellata. Quando Nick si accorse di John sdraiato a terra dolorante, quasi non gli venne un colpo. Il suo ginocchio era sporco di terriccio e sangue che iniziava a colargli rovinosamente. Se lo era quasi sicuramente scorticato, e Nick non aveva la più pallida idea di cosa fare. «John, ma come?» «Oh lo sapevo che non sarei dovuto andare oggi in palestra, sono caduto malamente!» «Chiamo i tuoi genitori!» E proprio mentre Nick estraeva il cellulare, il sordo rumore del clacson del SUV di zia Murge lo fece sussultare. «Abbassati presto.» urlò John, sicuro di essere coperto dal suono del clacson che non s’era ancora fermato, probabilmente suonato da zia Murge per avvisare Nick della sua presenza, nel caso egli fosse lì. Così fece Nick, abbassandosi di colpo abbastanza da essere coperto dal muretto che avevano in precedenza scavalcato, sicuro del fatto che zia Murge per nulla al mondo sarebbe scesa dal suo comodissimo SUV con aria condizionata a palla per accontentare una delle tante manie di controllo di sua sorella. «Nick, scusa se te lo chiedo, prima di chiamare potresti andare al rubinetto vicino alla tomba del vecchio sindaco, prendere l'annaffiatoio e portarmi dell'acqua da mettere sulla ferita per farla smettere di bruciare manco fosse non so, una candela? Sai, brucia abbastanza!» chiese John, capace di immettere un pizzico di ironia e di sorridere anche in quella circostanza. «Ma-ma aspetta, sarebbe meglio chiamare prima i tuoi no?» «Oh e dai mi brucia da cani.» «No John io non ci entro in quel posto.» si lamentò Nick, la paura addosso solo a pensarci. «Nick…» piagnucolò John sofferente. Proprio mentre Nick stava per controbattere, ecco che dal SUV di zia Murge rimbomba sordamente, facendo sobbalzare Nick per la seconda volta, che preso dall’ansia per non sapere cosa fare, accetta di andare a prendere l’annaffiatoio con l’acqua, anche e soprattutto per allontanarsi da lì e ridurre le possibilità di essere scoperto, dovendo arrivare nella parte più nascosta del cimitero, dove le alte statue e i giganteschi tronchi d’albero coprivano tutto. E così si addentrò in quel cimitero, maledicendo Katie per non essere venuta; se lei fosse venuta, probabilmente le sarebbe toccato accompagnarlo, anche perché durante le volte in cui erano usciti insieme cercando sempre di non farsi vedere ( e talvolta utilizzando proprio John come palo) avevano sviluppato una forte complicità dovuta al doversi nascondere da occhi indiscreti, cosa che li avrebbe potuti aiutare in quel frangente, e magari, con il coraggio e l’impavidità che la contraddistinguevano, Katie avrebbe trovato il modo di rendere divertente quella situazione. Si avvicinò alla fontanella, sentendo il clacson smettere di suonare improvvisamente ed il rombo del SUV che faceva intendere che zia Murge se ne era andata. Nick, certamente più sollevato, prese l'annaffiatoio, ma proprio quando prese per girare la manopola della fontanella, sentì un dolore lancinante alla caviglia seguito dalla sensazione che qualcosa di caldo e vivo stesse scivolando via dal suo corpo, cosa che lo fece cadere faccia a terra sul prato dove prima di perdere coscienza in preda ad un dolore esageratamente forte alla caviglia vide un'ombra, o forse un fumo nero, scappare lontano. Nick seguì con lo sguardo quella cosa nero pece che serpeggiava via finché non chiuse gli occhi, credendo nella frazione di secondo prima di svenire che sarebbe rimasto lì tramortito a terra, forse per sempre, e che sarebbe morto dissanguato da lì a poco per via della ferita che a suo parere, dato l’immenso dolore, doveva sicuramente star sanguinando copiosamente. Quando riaprì gli occhi, era sul sedile di un'auto, una BMW dagli interni davvero belli in pelle nera. La prima persona che vide fu Lavanda, parte del terzetto della cerchia di amici di Nick, una ragazzina bionda, capelli a treccine, qualche lentiggine sottostante a degli occhi azzurro chiaro, collanina color oro che scintillava su una T-shirt color bianco, sopra una gonna jeans che arrivava fino alle ginocchia e stivaletti con fibbie d'oro. Lei stava appoggiata con la schiena al sedile, gli occhi semi-chiusi e pieni di sonno, ma che non sembravano voler smettere di osservare Nick. Ma ecco che dopo un paio di minuti, un leggero ceffone gli arrivò sulla guancia, non abbastanza fragoroso da svegliare Lavanda, che si era ormai addormentata, ma che lo distrasse e lo portò a girarsi, e a guardare il suo amico John seduto sul sedile accanto al suo, la gamba stesa sul sedile e l’altra piegata a fargli da appoggio. Un grosso cerotto era attaccato sul ginocchio scoperto dal pantaloncino, ancora un po’ rosso per la botta. «Ah Nick scusa, volevo svegliarti, pensavo stessi dormendo...» disse lui mortificato. «Figurati dormivo fino a qualche minuto prima...» Rispose Nick assonnato – piuttosto – e si guardò attorno, scorgendo difronte a lui la madre di Lavanda impegnata a fare a guidare velocemente, il sedile accanto al suo vuoto – dove mi trovo, e che è successo?» «Oh non dirmi che ora mi tocca fare il cliché dell’amico a cui tocca spiegare cos’è successo e dove si trova al classico ragazzo ferito.» rispose John, con uno sbuffo di impazienza. «Oh cazzo.» bisbigliò Nick, mentre tutti i ricordi dei ciò che era successo prima gli riaffioravano uno dopo uno, compresi gli ultimi istanti prima di svenire. Un brivido gli percorse la schiena, e per un attimo, si ritrovò completamente immerso nei suo pensieri. «Ora ricordo, John, dopo cosa…?» «Oh, dopo ho chiamato i miei genitori e gli ho spiegato cos’era successo, ma loro erano fuori città così hanno chiesto alla madre di Lavanda di venirci a prendere e di portarti in ospedale, il sign. Walter era indisposto e sua moglie ha preferito non farlo venire.» «Ah, beh grazie…ma dimmi, come stai?» chiese Nick a John. «Oh, non è niente –e fece vedere il suo ginocchio con un grosso cerotto attaccato sopra – i miei hanno chiesto alla madre di Lavanda di portare anche dei cerotti e della roba strana che a detta sua serve per medicare, quindi alla fine hai avuto la peggio, Nick... ». «Ragazzi, non ho voluto interrompere la vostra chiacchierata – e sentirono il rumore della macchina che frenava e lo stridio delle ruote dovuto alla frettolosa manovra ingaggiata dalla sign.ra Giselle per parcheggiare in modo almeno decente – Ma siamo arrivati!» La voce della sign.ra Giselle era come sempre soave, e colpiva ogni volta Nick per quanto era dolce. «Nick come va, ti fa male?» «Mh no, non molto signora.» Nick avrebbe odiato lamentarsi, ma effettivamente in quel preciso istante il dolore era nullo. «LAVANDA, LAVANDA SIAMO ARRIVATI.» L’urlo di che John cacciò di gola avrebbe potuto svegliare anche tutto l’ospedale per quanto sembrava disumano nel piccolo spazio che era l’automobile, ed infatti Lavanda sobbalzò immediatamente, dovendo metterci un po’ per recuperare il fiato ed i battiti cardiaci. «Sono sveglia idiota! Non farlo mai più John, era necessario urlare così tanto? E poi devi far scendere prima Nick. Mamma accompagnalo tu al pronto soccorso!» «Oh, sì certo, tuo padre sta per arrivare, sai quanto ci tiene a Nick, cerca di chiamarlo e tranquillizzarlo, e avvisami quando arriva Ian!» La madre di Nick scese dalla macchina, aprì lo sportello e prese per mano Nick, che a stento camminava, dolorante come era il suo piede. Lavanda nel frattempo aveva avvisato Ian della situazione, mentre John era andato dritto alla macchinetta del caffè a prendersi una cioccolata calda, per poi avviarsi alla stanza che avrebbero dato a Nick. La madre di Lavanda si avvicinò al bancone dove una bassa, bionda e robusta segretaria era seduta, mentre scriveva qualcosa ad un computer, di cui processore probabilmente aveva la stessa potenza di calcolo del cervello umano, abbinato ad una donna che per scrivere premeva un tasto ogni 4 minuti, dovendo prima cercare la lettera successiva sulla grigia tastiera. «Salve, sono Giselle Bernarde, sono qui per questo ragazzo Nicholas Darrew, ehm come posso dirvi, problemi "seri"...» La faccia della segretaria si fece subito seria. Squadrò i suoi interlocutori il meglio che poteva: dietro alla sign.ra Giselle vi era John che arrancava a raggiungere i ragazzi, Lavanda che lo sorreggeva e subito vicino alla madre di Lavanda Nick, il quale era stato indicato con la mano destra dalla sing.ra Giselle quando gli aveva detto il nome. La donna smise di schiacciare tasti, inforcò gli occhiali con le catenine, e firmò un foglio che stava sotto la tastiera dandolo poi alla madre di Lavanda, che ringraziò ed entrò nell'ascensore arancione vicino al bancone, indicato dalla signora. una volta entrati in ascensore, alla madre di Lavanda bastò pronunciare “legge n. 66 decreto primo segretezza massima”, per far accendere una luce rossa e una voce che recitava –Benvenuti nell'ospedale di ST. Sebastian, state per accedere al piano numero 21M, dove è possibile utilizzare seppur con cautela e sotto sorveglianza (vedi clausola n.89) la magia. E dopo qualche secondo di attesa, le porte dell'ascensore si aprirono per lasciare spazio a ciò che sembrava, "un mondo a sé".
  6. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Romanzi di narrativa; Fantasy; Horror; Antologie; Sillogi poetiche; Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: per email a proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Dal sito: al momento le selezoni sono chiuse, riprenderanno dal mese di marzo 2020.
  7. Kikki

    Bacchilega

    Nome: Bacchilega Generi trattati: http://www.bacchilegaeditore.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.bacchilegaeditore.it/contatti/ Distribuzione: LIBRO CO. - San Casciano Val di Pesa (Fi) Mondadori Direct S.p.A. L’EDITORIALE (S.R.L.) - Bologna (informazioni prese dal loro catalogo 2018) Sito: http://www.bacchilegaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/BacchilegaEditore/
  8. Adiaphora Edizioni

    Adiaphora Edizioni

    Nome: Adiaphora Edizioni Sito web: www.adiaphora.it Generi trattati: tutti tranne erotico e storico, né racconti, poesie o raccolte. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.adiaphora.it/contatti Allegare il manoscritto completo all'indirizzo email manoscritti@adiaphora.it con oggetto: "Proposta editoriale". Distribuzione: https://www.adiaphora.it/contatti/ Libro.Co per le librerie, in Digitale StreetLib - Simplicissimus Book Farm Srl Facebook: https://www.facebook.com/adiaphoraed/
  9. Walter D.

    Dreambook Edizioni (Sidebook)

    Nome: Dreambook Edizioni Catalogo: collane presenti nel menù del sito Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dreambookedizioni.it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: http://www.dreambookedizioni.it/librerie-fiduciarie/ Sito web: http://www.dreambookedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/dreambookedizioni/?fref=ts
  10. Ospite

    Eris Edizioni

    Nome: Eris Edizioni Generi trattati: Narrativa, fumetto, saggistica Modalità di invio dei manoscritti: proposte@erisedizioni.org Una guida rapida Distribuzione: CDA, DIEST DISTRIBUZIONI, BOOKLET, Librerie e fumetterie fiduciarie (http://www.erisedizioni.org/distribuzione.html) Sito web: http://www.erisedizioni.org/home.html Facebook: https://www.facebook.com/erisedizioni/?fref=ts Aggiornamento 21/04/18 dal sito: Eris Edizioni diventa complice del Progetto Stigma, supportandolo nell’arrivo in libreria e fumetteria e inserendone le opere in catalogo non come semplice collana, ma in qualità di vera e propria costola separata. Eris supporterà il Progetto Stigma nella pubblicazione di 4 volumi l’anno, lasciandogli totale indipendenza di scelta e di progettazione.
  11. Kasimiro

    Il mare sopra il cielo

    Il signor Cartozzi abitava in una casa vicino al mare; una mattina, appena svegliato, notò qualcosa di strano dalla finestra, di molto strano. Richiuse gli occhi, gli diede una bella stropicciata e li riaprì, ma le cose non cambiarono: “Forse sto sognando!” pensò fra sé, e si riaddormentò. Al risveglio, gli apparve la stessa visione: il mare sembrava diverso, come se la superficie dell'acqua fosse ricoperta da un sottile strato di nebbiolina. Uscì fuori e quando alzò lo sguardo gli venne un colpo. Si tastò la testa, il corpo e le gambe: “Non sono appeso come un pipistrello! Cosa sta succedendo? -si chiese esterrefatto- E lassù?” In alto, al posto delle nuvole appariva una distesa d'acqua. “Sembra che il mare si sia spostato in cielo.” continuò. Provò con degli schiaffi in faccia: “No, non sto sognando.” Arrivò urlando, con le mani fra capelli una vicina: “Ha visto cosa è successo? La fine del mondo!” esclamò la signora Giulietti. In pochi istanti, tutto il quartiere si ritrovò a parlare dell'accaduto. “Non è possibile! Un mare sopra e uno sotto! Finiremo schiacciati! Sommersi! Annegati! Morti! Gli squali ci faranno a brandelli e le nostre ossa si accumuleranno sul fondo!” delirò il signor Giunchi. “Sì, ma sul fondo del mare sopra o di quello sotto!” aggiunse Cartozzi. “Non mi sembra il momento di scherzare.” “A meno che...” ebbe un lampo Cartozzi. “A meno che, cosa?” “Sotto, invece del mare, ci sia finito il cielo. Certo! È l'unica spiegazione! Il mare e il cielo si sono invertiti.” “Eh! -risposero in coro sbalorditi- Perché dovrebbe essere successa una cosa del genere?” “Non ne ho la più pallida idea.” “Sentite, andiamo a toccare con mano.” disse un'altra vicina. “Io torno a letto. Questo è soltanto un brutto sogno” concluse la signora Giulietti congedandosi. Gli altri cautamente si avvicinarono alla scogliera. Ai loro occhi apparve una distesa di nuvole. “Chi ha il coraggio di tuffarsi?” chiese Cartozzi. “Ci provo io!” si fece avanti Giunchi. Appoggiò un piede per tastare e sentì un vuoto. Provò più in giù...vrooonn, scivolò verso il basso: “Aiutoooooooooooooooo...” “Oddio! Signor Giunchi! Signor Giunchi! Ci sente!” provarono a urlargli a turno. Nessuna risposta. Tutta la popolazione fu in preda al panico. La follia divenne la normalità. C'era chi partiva in macchina senza una meta. Chi lanciava sassi con una fionda verso l'alto, per vedere se facevano splash. Chi semplicemente stava sdraiato con le mani dietro la nuca ad osservare il mare in questa nuova prospettiva. Il vero dramma lo vissero i pescatori: dovevano munirsi di razzi anfibi se volevano continuare a lavorare. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno: pesci di ogni specie piovevano dal cielo quando meno te lo aspettavi: sardine, sgombri, merluzzi. Chiunque poteva andare a pesca: bastava mettere un retino a mezz'aria ed aspettare. Una volta però, accadde quasi una tragedia. Precipitò una balenottera che per fortuna impattò nella piscina comunale olimpionica, creando un mini tsunami, con qualche spogliatoio allagato. “Quanto è alto il mare?” chiese una bambina a suo papà. “Non sono pronto per questa domanda” rispose. Un giorno venne a piovere, acqua salata naturalmente, ma non quella pioggerellina intensa, battente, costante. No, poche gocce, intervallate, dalla portata di diversi decimetri cubi; secchiate d'acqua di mare che cadevano dall'alto. I bambini si divertivano un sacco, un impiegato di banca che si avviava al luogo di lavoro, un po' meno. In molti avevano paura a chiedersi cosa stesse accadendo. Con qualche precauzione ci si stava abituando. Questa sorta di atmosfera marina non doveva essere molto spessa, la luce del sole riusciva a filtrare e ad arrivare sulla terra, fioca, come una lampadina da comodino. Inevitabilmente, la temperatura si abbassò di qualche grado: piacevole sensazione nella parte del globo dove era in corso l'estate. Ma il tutto durò breve tempo. Uno dei maggiori esperti di astrofisica, il professor Korovskj, tenne una conferenza in mondovisione dando la spiegazione all'anomalo fenomeno: “Quello che è successo è da imputare alla luna. Abbiamo fatto una clamorosa scoperta: non è solo un piccolo ed arido satellite, ma un'entità vivente: è sensibile ed ha la capacità di ragionare e pensare. Abbiamo elaborato dei segnali sonori provenienti dallo spazio e codificato un linguaggio partito proprio dal cuore della luna. Voleva comunicarci e spiegarci quello che gli era successo: un fortissimo desiderio di fare un bagno. Si è avvicinata vertiginosamente a noi, provocando con la sua forza d'attrazione, uno spostamento parziale degli oceani. Osservando la terra, così ricca di risorse, ha provato amarezza, tristezza e sconsolazione per non poter ospitare nulla di tutto ciò. Voleva piangere ma non aveva lacrime da versare e la sua pelle rugosa e screpolata non aveva mai goduto di un po' di sollievo: avere l'acqua è sempre stato un eterno desiderio. Qualche residuo di ghiaccio, aveva ammesso, si era accumulato in prossimità dei poli, ma nulla di paragonabile. Considerata l'influenza sulle maree, ha voluto avvicinarsi pensando di risucchiare un po' di liquido dagli oceani, non immaginando lo scompiglio che avrebbe provocato. Per fortuna si è fermata quando ha capito quello che stava succedendo. L'acqua è rimasta così sospesa tra chi voleva prenderla e chi non voleva cederla. Siamo riusciti a convincere la nostra amica ad abbandonare l'impresa. Abbiamo provveduto a inviarle una risposta spiegandole che questa situazione instabile stava provocando scenari imprevedibili e che doveva ritornare al suo posto, per il nostro bene (ma a lei sarebbe importato?). Le abbiamo proposto di inviarle una serie di razzi cargo carichi d'acqua e rilasciarli sulla sua superficie. Ci ha risposto immediatamente, soddisfatta dell'offerta e dispiaciuta dei problemi causati.” Ma alla vigilia dell'imminente primo viaggio ricevettero un nuovo segnale dalla luna che venne subito codificato: “Non so qual'era la mia posizione di partenza e non saprei proprio come ritrovarla, è un problema?” “Un pochino, ma non preoccuparti, la prima spedizione penserà a ricollocarti fino alla posizione originaria” le risposero dalla terra. Così, giunti in prossimità, dopo averla reidratata, la sistemarono nella sua posizione aiutandosi da uno speciale riflettore laser che ne ristabilì la distanza precisa. L'acqua versata, a contatto con la crosta lunare, fu risucchiata all'istante, assorbita come una goccia in un mare di spugna. “E' una sensazione che aspettavo da un miliardo di anni! Ora quest'acqua sarà sempre con me, mi è entrata dentro e non mi abbandonerà più” rispose con un ultimo messaggio. Sulla terra le cose ritornarono come prima: il mare ripiombò in basso ed il cielo riprese la sua ascesa verso l'alto. Ma dopo quello che è successo tutti presero maggiormente consapevolezza della precarietà dell'esistenza e la coscienza che altre azioni stravaganti potevano arrivare dallo spazio oscuro in qualsiasi momento. Quando tutto fu ristabilito, il signor Cartozzi e la signora Giulietti notarono qualcosa cadere dal cielo verso il mare. Andarono con una barca a vedere di cosa si trattasse e con sorpresa videro il signor Giunchi, quello caduto in basso nel cielo, che nuotava. “Ehiii come sta? Tutto bene?” Gli urlarono. “Benissimo!” rispose “Wow, che viaggio pazzesco!”
  12. DanZac

    Edizioni Librarsi

    Nome: Edizioni Librarsi Generi: http://www.edizionilibrarsi.it/books Modalità di invio dei manoscritti: info@edizionilibrarsi.it (anticipazione/spiegazione tema trattato, sinossi e primo capitolo. Intero manoscritto solo se interessati) Distribuzione: http://www.edizionilibrarsi.it/info-rivenditori Sito: http://www.edizionilibrarsi.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionilibrarsi/ Casa editrice incontrata navigando sul web. Sembrano specializzati per i romanzi a scelta multipla e fantasy.
  13. dfense

    Edizioni Convalle

    Nome: Edizioni Convalle Generi trattati: Narrativa, poesia, letteratura per ragazzi. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizioniconvalle.com/PBCPPlayer.asp?ID=1912462 Distribuzione: non specificato Sito: http://www.edizioniconvalle.com/ Facebook: https://www.facebook.com/solobelleopere/ Dal pagina Facebook: "Casa editrice non a pagamento (n.b. in maiuscolo). Nasce da un sogno, quello di una scrittrice che vuole fare l'editrice per lavorare insieme ai propri autori, per creare una realtà editoriale forte e motivata. Solo belle opere. Insieme!".
  14. Una famiglia al tempo delle festività natalizie, ma anche prima e anche dopo “Giro giro tondo casca il mondo...” “Basta! Non se ne può più di questa cantilena.” “casca la terra...” “Mi dai fastidio!” “tutti giù per terra.” “Sbam!” “Ahi! Mi hai fatto male!” “Te lo avevo detto che mi davi fastidio, ma tu non ascolti, anzi lo fai apposta. Ahia! I capelli!” “Stomp.” “Ohi la pancia. Non si danno i calci nelle parti basse.” “Tu mi hai strappato i capelli.” E di nuovo a darsele. Urla e oggetti vari scagliati l'uno contro l'altra o contro il muro. “Sei impazzita! Potevi ammazzarmi.” “E chi se ne frega.” “Mi hai rotto il regalo di Babbo Natale.” “Babbo Natale non esiste.” “Non è vero, mi ha risposto.” Ancora ad azzuffarsi. Camera e corpi a soqquadro. Due sorelle: un anno e tre mesi di differenza. “Non ti sopporto più!” “Neanch'io!” Rumore di piatti rotti e urla dalla cucina. Nella camera improvvisamente torna il silenzio. “Stanno litigando di nuovo.” “Anche noi lo facciamo.” “Sì, ma non è la stessa cosa.” Marta si dirige in cucina. “Avete finito?” “No! Torna in camera tua” risponde il papà. “Non hai avuto un gran successo” dice Emma, la sorellina. “So io come farli smettere” soggiunge ritornando di là. “Se non la finite lo sbatto contro il muro!” irrompe con tono minaccioso. I due lentamente rivolgono lo sguardo in direzione di quell'esclamazione. “Calma, non ti muovere, appoggialo delicatamente sul tavolo.” risponde il papà. “Non ci penso proprio. Siete peggio dei bambini.” “Va bene, hai ragione. Ora però posalo, contiene cose molto importanti.” “Tieni, prendilo pure, tanto ho cambiato la Password.” “Stai scherzando?” “Ah, ah, ah.” “Cosa ridi tu? Lo sai che c'è il mio lavoro racchiuso in quel telefono?” “Non è un lavoro sicuro, se una bambina di dieci anni te lo può portare via” risponde la mamma. Il padre se ne va sbattendo la porta. “Giro giro tondo casca il mondo...” “Mamma, digli qualcosa tu.” “Credo che siamo noi la sua fonte d'ispirazione: stiamo cascando come famiglia.” “Non siamo gli unici, sai quante ce ne sono nella mia classe.” “Una volta non succedeva.” “Perché?” “C'era la guerra e si facevano dieci figli, come diceva il nonno.” “Doveva essere divertente avere dieci fratelli.” “Sì, se non pativano la fame e non andavano a lavorare a sette anni, era un'infanzia decisamente più allegra. Non sono sicura che fosse così anche per la donna, relegata a sbrigare le faccende di casa, lavare i panni e cucinare. Ripensandoci, è meglio la libertà di scegliere che abbiamo oggi. “Infatti, non ti ho mai vista cucinare.” “Non esageriamo! Certo, quella testa calva di tuo papà lo fa meglio.” “E poi non c'è il rischio di trovare peli nella minestra. Perché litigavate?” “Perché a me piace il bianco e a lui il nero, a me il sole e a lui la pioggia, a me il finito e lui l'infinito, la parola ed il silenzio, l'ordine e il disordine, il mare e la montagna, il pandoro e il panettone.” “Beh, i poli opposti si attraggono, succede anche con la chimica.” “Vero, ma alla lunga...” “Ho fame!” esclama Emma entrando in cucina. “Pandoro o panettone?” risponde la mamma. “Mi fanno schifo tutti e due. Prendo i wurstel.” “Li ho finiti ieri.” “Sei la solita ingorda.” “Senti chi parla, hai finito il vasetto di ketchup in due giorni.” “E allora? È salsa di pomodoro.” “Non proprio.” “Basta! Non ricominciate. Piuttosto, aiutatemi a raccogliere questi cocci.” “Prendo l'aspirapolvere.” “Non vale, l'hai usato l'ultima volta, ora tocca a me” risponde Emma. “Oh sentite, ci vuole la scopa, sono pezzi troppo grossi.” “Dlin dlon!” “Chi sarà?” “Avevo dimenticato le chiavi” si ripresenta il papà con quattro cartoni da pizza. “Margherita per tutti!” “Si!” esclama il resto della famiglia. “Guardiamo un film?” chiede Marta. “Va bene, concediamoci un po' di relax” risponde il papà. “Oggi decido io il titolo.” “Ma toccava a me!” “Non è vero!” “Basta! Lo scelgo io. In questo periodo guardavo dei film che mi facevano ridere come un matto. Una delle coppie più esilaranti del cinema. Ecco, questo per esempio.” “Ma sono due uomini” nota Marta. “Direi di sì, a giudicare dalle sembianze. Ora me la dici la password?” “Non me la ricordo.” “Non è divertente.” “Ho detto la verità, non posso ricordarmela: non l'ho mai cambiata.” “Sei un fenomeno.” “Papà! Dormono insieme nello stesso letto!” interrompe Emma “Ma sono pigiami? Davvero buffi. Come si chiamano?” “Volgarmente: Stanlio e Ollio.” “Sono peggio di noi. Stanno distruggendo la casa.” “Se ne combinavano di tutti i colori, ma con tenerezza. Un legame indissolubile che non ha mai attraversato crisi. Quando uno dei due venne a mancare, l'altro non volle più interpretare nessun film da solo. Come spesso accade, facevano ridere sul palco, ma avevano una vita privata e dei legami familiari molto tormentati.” “Non succede solo agli artisti comici” aggiunge Emma. “Volete il dolce?” Si alza la voce della mamma dalla cucina. “Sì, ma non quelli natalizi” rispondono le due sorelline. “Non preoccupatevi, c'è il gelato.” “Nocciola e cioccolato” dice Marta. “Non c'è la nocciola” risponde la mamma “Uffa!” “Per me fragola e limone” “Non c'è il limone. Li faccio come vengono, credo che li mangerete lo stesso.” “Per me una bella porzione di solo fragòla, mmm, mmm” chiede il papà aggiustandosi il papillon. “Per noi anche con un po' di cioccoleto” aggiungono le figlie grattandosi il ciuffo.
  15. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo
  16. YuriMila

    Il Re di Danari

    Titolo: Il Re di Danari Autore: Yuri Milanese Collana: / Autopubblicato: Amazon ISBN: 979-8600212060 Data di pubblicazione (o di uscita): 19/01/2020 Prezzo: € 4.15 cartacea, € 0.99 kindle Genere: Fiaba Pagine: 41 Questa fiaba vedrà come protagonista Jacob, un ragazzo che vive in un' antica foresta. Un giorno, Jacob incontrerà una persona che gli cambierà il modo di vivere e vedere la vita. Incomincerà un viaggio che lo porterà a fare diversi incontri... Link all'acquisto: Versione cartacea Versione Kindle
  17. Kasimiro

    Madre e figlia

    “Io il prezzemolo non lo metterei mai.” “Io metterei sempre il curry.” “Ti stai troppo indianizzando.” “Hanno iniziato i veneziani.” “L'india ha superato la Cina.” “E io ho superato i cinquanta.” Erano fatte così: botta e risposta immediata. A Lory piaceva fare la ruota. Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie. Greta cercava di seguirla, a fatica, e spesso la guardava. Roteavano per ore. “Forse l'anno scoperta così, la ruota.” “Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta. “Quando l'hanno inventata la ginnastica artistica?” “Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.” “Perche?” “Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.” “Come già vecchia?” “Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.” “Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?” “Forse come spettatrice.” “Quanto tempo mi è rimasto?” “Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.” “Succede tutto questo?” “È probabile.” “E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?” “Riscatto da cosa?” “A scuola mi chiamano pappamolle!” “Chi ti chiama così?” “È bastata una voce dal coro, che altre l'hanno seguita a ruota. Ah, Ah.” “Bello che la prendi sul ridere.” “Non mi dispiacerebbe dimostrare che si sbagliano.” “Ma cos'è successo?” “Durante la lezione di educazione fisica è capitato di non riuscire a prendere al volo una palla, di quelle morbide; Vanessa, la leader della classe, non ha perso tempo per urlare: pallamolle per pappamolle! Ed è scoppiata una risata collettiva.” “La battuta non era male.” “Sì, ma sono andati avanti per molto, e c'è un famoso detto a riguardo. “Hai ragione. Cos'ha Vanessa da farla sentire una leader?” “Ha delle zeppe ai piedi, dieci tatuaggi, cinque piercing, sta con il ragazzo più invidiato e svapa.” “Che orrore! Ai miei tempi un leader faceva altro.” “Cosa?” “Convinceva tutti i compagni a fare delle azioni che riteneva giuste.” “Per esempio?” “Fare fughino nell'ora di ginnastica o di religione.” “Bello!” “Ce ne sarebbero altre, ma non voglio tediarti. Il fatto è che una volta si leggevano i libri.” “Basta con sta storia, io i libri li leggo, e se voglio, ne posso avere cento racchiusi in un chip che posso utilizzare quando mi pare e portarmeli sempre dietro.” “Uno, sarebbe più che sufficiente.” “Faccio anche quello.” “Sai cosa ti dico? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se una stupida ragazza ha riso ripetutamente mettendoti in difficoltà, vorrà dire che quando capiterà a lei, tu l'aiuterai.” “E chi sono: la sorella di Ghandi? Col cavolo!” “Se fai così, ti metti al pari del suo livello.” “Tanto non ammetterà mai di essere in difficoltà.” “Provaci tu.” “E come?” “Inizia a corteggiarla, fagli dei complimenti, paragona il suo pensiero a quello di Seneca o Platone”. “Penserà che sono dei trapper.” “Che bella idea! Mettici sotto una base: un trapper che declama in latino, un'idea che potrebbe spaccare.” “Sì, non ti dico cosa...” “Mi sembra che hai già superato la questione con Vanessa.” “Non sono sicura. Mamma, stasera volevo rimanere a dormire fuori.” “Siamo a gennaio.” “Mmm, allora posso?” “Va bene, salutami Laura.” “Veramente, non mi fermo da Laura.” “Allora ci andrai quando avrai compiuto la maggiore età.” “Perché da Laura sì e da Alberto no?” “Hai ragione, ma prendi precauzioni.” “Mamma: non bevo, non fumo, nessuna forma di pasticchetta e soprattutto non svapo.” “Lo so. Intendevo altro.” “Alberto è solo un amico.” “Sai cosa ci facevo con gli amici...delle gran briscole.” “Eravate già vecchi da giovani.” “Dipende cosa mettevi in palio...” “Posso esprimere un parere?” “Come sei delicata a chiedermi il permesso.” “Il tuo ultimo quadro è bruttissimo.” “Grazie per la schiettezza.” “È da un po' che volevo dirtelo. Ha dei colori che stridono: quell'arancione con il verde, e tutte quelle linee e fasce nere verticali, angoscianti e tristi.” “Caspita! È proprio la sensazione che volevo trasmettere: un incendio che divampa nella foresta, lasciando dei relitti carbonizzati.” “Ecco perché non mi piace, qualcosa di più allegro?” “Ora c'è questa fase, non sono io che decido quanto portarla avanti, si esaurisce da sola quando sarà il momento: si chiama ispirazione.” “Pensavo fosse un movimento della pancia.” “Siamo proprio fatte della stessa stoffa.” “Mamma, mi è passato tutto.” “Non avevo dubbi.” “Ma ancora non so cosa voglio fare” “C'è tempo per questo, anch'io non lo so.” “È vero che lo zio Carlo non ha mai visto il mare? Io non ho mai visto la Spagna.” “Ci devi andare.” “E l'Olanda.” “Bella.” “E la Norvegia.” “Capo Nord e l'aurora boreale, spettacolo!” “E la Russia.” “La transiberiana, infinita.” “E il Brasile, il Vietnam, la Grande Muraglia , la Patagonia.” “Un altro pianeta.” “Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.” “No comment.” “Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.” “Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo. “L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”
  18. Giampo

    Artestampa edizioni

    Nome: ARTESTAMPA EDIZIONI Sito: www.artestampaedizioni.it Catalogo: www.artestampaedizioni.it/catalogo-cartaceo Modalità di invio dei manoscritti: https://www.artestampaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: non specificato Facebook: www.facebook.com/EdizioniArtestampa
  19. Kasimiro

    Padre e figlio

    “Cosa dire della luce che attraversa le fronde dopo un temporale. L'abbaglio del chiarore riflesso dall'acqua, depositata sulla foglia di frassino rigata. Il vapore che sale e mi assale insieme all'odore fungino di tronco umido e fogliame.” “Mi scappa la cacca.” “Puoi farla dove vuoi, non ci vede nessuno.” “Papà, qualcuno l'ha già fatta!” “Sì, un cinghiale.” “Un cinghiale?” “Certo, e se guardi bene, troverai anche quella di un capriolo: qui i bambini sono la minoranza.” “Ma...non ho la carta.” “C'è un ruscello e delle morbide foglie di acero.” “Eh! Preferisco tenermela e farla quando torniamo a casa.” “Fa male! Le feci sono gli scarti del nostro corpo e trattenerle può essere pericoloso. Si possono indurire e risultare faticose espellerle; possono creare dei blocchi intestinali, batteri e causare emorroidi.” “Emo ché?” “Emorroidi: l'infiammazione di una parte di tessuto che passa per il sedere, e può essere molto dolorosa.” “Ma le mosche?” “Io vedo molte farfalle.” “Sì, ce ne sono tante. Fanno anche loro la cacca?” “Non lo so, non ci avevo mai pensato, suppongo di sì. Gli insetti la fanno: le formiche usano anche la toilette.” “Eh?” “Certo. Radunate a migliaia in angusti rifugi, hanno pensato bene di farla tutte nello stesso posto.” “Ma se una farfalla vive pochi giorni, quante volte farà la cacca in tutta la sua vita?” “Immagino poche, come poche volte succhierà il nettare da un fiore, volerà, si accoppierà. Tutto questo per noi, che abbiamo un'altra misura del tempo. Ma per lei sarà il numero perfetto, quello che la natura gli ha donato. La vai a fare?” “Sì, ora vado. Ma non vedo il ruscello.” “Strano, c'è sempre stato, proprio lì.” Il canale era prosciugato. “Il pianeta si sta seccando.” commentava il papà. “Quindi?” È un grave problema, senz'acqua non c'è vita.” “Intendevo, quindi la faccio?” “Certo, ho una borraccia e dei fazzoletti.” Il figlio si allontanò per qualche minuto. “Mi sento molto meglio. Avevi ragione. Dicevi...della luce che attraversa le fronde...” “Era una sensazione istantanea, ora non c'è più. Bisogna cogliere l'attimo.” “Andiamo a casa?” “Vedo che non perdi tempo.” “Scherzavo, ora che sto meglio, possiamo stare fuori tutto il giorno.” “Sento che ora tocca a me, abbiamo mangiato qualcosa di strano?” “Non so, i panini al salmone?” “Ecco! La memoria mi sta abbandonando. Saranno stati quelli. Dicono che sia un pesce molto contaminato da sostanze chimiche, quello d'allevamento.” “Anche le mele, ho sentito.” “Già.” “E l'insalata?” “Pure, se non è quella dell'orto.” “La pasta?” “Anche quella può avere problemi, dipende dal grano, com'è stato coltivato.” “Il riso?” “Uguale.” “Uffa! E queste more?” “Quelle sono eccezionali!” “Sì! Squisite. Mmm...ma non si può mangiare più niente?” “Si può mangiare tutto, ma possiamo scegliere. Nonostante questo, la vita media si è allungata. Per merito della medicina, non del cibo.” “Ma come! Dicevi che le medicine fanno male.” “Tutte le cose fanno male! se ne prendi troppe! Proseguiamo!” rispose spazientito il papà. “A me sembra che le cose buone facciano sempre male, mentre quelle disgustose fanno bene?” “A cosa ti riferisci?” “A patatine, caramelle, gelati, e fagioli, broccoletti e latte di soia.” “Non hai tutti i torti. Forse perché troviamo piacere nel farci del male?” “Non capisco.” “Scusa, un mio pensiero sull'uomo. Beh, gli zuccheri è noto che facciano male e vedrai che col tempo ti passerà la voglia, dopo un po' risultano stucchevoli. La frittura invece...un desiderio che rimane per sempre. Una sublime invenzione: quella pastella croccante che renderebbe delizioso anche un pezzo di cartone.” “Perché fa male?” “Perché si frigge con dei grassi, che sono pesanti.” “Allora usiamo dei dei magri, sarebbe una frittura molto più leggera.” “Sei proprio un bel tipo.” “Ho preso dalla mamma.” “Che poi, anche le patatine... magari fossero patatine.” “Ma non hai detto che ti scappava?” “La materia prima, un semplice tubero, non viene più considerata. Nei sacchettini troviamo pseudo patate di ogni forma, assemblate da farine ricomposte, aromi artificiali, emulsionanti, addensanti, antiossidanti, coadiuvanti, coloranti; sigle strane che ricordano aerei o sommergibili come E471. “Cosa sono?” “I mono e digliceridi degli acidi grassi.” “Che roba è?” “Non lo so, ma il nome non mi piace per niente. E non è finita, ci puoi trovare anche glutammati, sorbati, nitrati, carbonati... ” “E Kawasaki! La mia moto preferita. C'è la collezione completa.” “Appunto! Ci trovi anche quello che non dovrebbe esserci. Le inventano tutte per fartele comprare. Bisognerebbe abituarsi a leggere gli ingredienti di quello che mangiamo.” “Anche Vanessa è stata male con le ciliege, raccolte in montagna, niente di più salutare.” “Sì, dopo due chili.” “Allora la fai? È pericoloso trattenerla, l'ho scoperto da poco.” Lo interruppe il figlio. “Vado.” Così, liberi di stomaco, proseguirono la passeggiata. Ma dopo breve, spossati e col fiatone, si sdraiarono a terra, a pancia in su, ad osservare il cielo. “Sento che c'è ancora qualcosa che non va.” disse il figlio. “Vero, anch'io ho delle fitte... però, ci era mai successo di stare insieme, vicini, ad osservare il cielo?” “Non ricordo, ma se stavamo bene, era preferibile.” “Poteva anche andar peggio: aggrediti da un branco di cinghiali, colpiti da un temporale o attaccati da un'invasione di ultracorpi.” “Ecco, mi sembra che non è solo l'intestino a star male, nel tuo caso.” “Già. Va un po' meglio?” “Un po', ma non mi alzerei più.” “Neanch'io. Rimaniamo qui.” “Papà.” “Cosa c'è.” “Cos'è un ultracorpo?” “Un'entità aliena che ha preso le sembianze di un essere umano.” “Allora potresti essere anche tu.” “Certo, e anche tu. Una componente aliena credo sia in ognuno di noi: quel sentirci diversi da tutti gli altri.” “Papà.” “Dimmi.” “Ma gli alieni fanno la cacca?” “Eccome! Viola con pallini arancioni fosforescenti.” “Oh, ma cosa mangiano?” “Bambini maschi fra gli otto e i nove anni che fanno troppe domande sulla cacca.” “Per fortuna non sono tra quelli.” “Davvero?” “Papà! Ho compiuto dieci anni due mesi fa!” “Dovremmo passare più tempo insieme.” “Eh sì.” “Anche se sarebbe più giusto dovrei...” “Intanto godiamoci questa giornata.” concluse il figlio.
  20. Kasimiro

    Un luogo tranquillo

    Camminava osservando i loro volti, immaginandosi le loro vite. Visi dolci, sereni, sorridenti, stampati, ma che trasmettevano una vibrazione, almeno in Davide. Si soffermava a contemplare, dialogare con quelle presenze sconosciute nella quiete e anche il suo animo si quietava. Nonostante la stagione torrida, il luogo sprigionava una piacevole frescura: alberi secolari e portici con larghe pareti di pietra. Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite. “Buongiorno Gastone.” “Buongiorno Davide, passato bene la settimana?” “Benissimo e lei?” “Non chiedo di più: c'è stato un grande ballo l'altra sera. Ho fatto un valzer con una fanciulla di settant'anni più giovane di me.” “Che emozione.” “Pensi che il conte Umberto ha avuto lo stesso piacere con un'altra più giovane di centoventi anni!” “E come si chiama?” “Mi presento: Laura, arrivata da poco. Scusate la vestaglia da notte, è che mi ero addormentata. Il conte Umberto è un signore molto garbato, mi ha trattato come una damigella di corte.” “Un uomo d'altri tempi! Sarà il fascino della divisa.” commentava Gastone. “Scusate, mi sono perso qualcosa?” esordì un giovane in tuta da sci. “Certo! Il grande ballo della luna piena.” risposero in coro. “Infatti, ho approfittato di quella splendida luce per riprendere la discesa dal punto in cui mi ero fermato. Che emozione.” “Che bravo ragazzo.” Si inserì la signora Teresa, seduta su una sedia a dondolo, intenta a fare a maglia con due lunghi ferri. “Guardate, la famiglia Cioncati è in partenza per le ferie.” “Arrivederci! Finalmente il momento è arrivato, non vediamo l'ora di andare al mare.” salutò Mario, il capofamiglia, che insieme alla moglie a ai due figli, in tenuta estiva, si avviarono sulla loro “Seicento.” Proseguendo, vide un gatto che riposava, a macchie rosse, nere e bianche: “Sarà una femmina, ho sentito che i gatti con tre colori sono sempre femmine.” La sua dimora era la più colorata, con giochi, fiori e oggetti cari. E una targhetta con la scritta: Gina 1983-2002 “Come si fa! Bisogna prendersi cura dei fiori, non sono dei soprammobili, come questi obbrobri.” inveiva Matilde, aggirandosi con un innaffiatoio in mano. “Sono d'accordo, i fiori finti non sono un segno di sensibilità. A proposito, la sua edera è stupenda, sta prendendo il largo.” “Sì, selvaggia, come me.” “Buongiorno Davide.” “Buongiorno Lucia.” “Non sono Lucia, sono Giovanna, Giovanna D'Arco!” “Che sbadato, mi scusi Giovanna.” “Questo processo è una farsa!” tuonava, con addosso una camicia di forza. “Concordo!” rispose Davide. “Una monetina, per favore.” apparve dal nulla un malandato mendicante. “Lo lasci perdere!” intervenne la signora Pia. “Sempre a elemosinare, non ci libereremo mai di costoro. Anche in questo luogo di pace.” “Potrei dire anch'io la stessa cosa.” rispose il povero signore. “La pace, che magnifica parola.” “Comandante, sempre di vedetta?” intervenne Davide seduto su una panchina. “Già, ma avrei preferito farla senza quest'arnese.” “E tu, da dove salti fuori?” partì dal nulla una voce tremolante. “Ueh! Ueh! Ueh!” “Come si fa ad abbandonare una piccola creatura così, guarda, tutta nuda. Ora ti copro con il mio caldo scialle di lana.” La signora Giulia, una vecchietta ricurva, la prese delicatamente adagiandola sul suo grembo, cullandola. Dopo un momento di sospensione, Davide riprese lentamente a camminare con lo sguardo che scorreva tra immagini smaltate in color seppia e laccate a colori. All'improvviso si fermò, attratto da una fetta di torta appoggiata a terra su un vassoio. C'era una candelina spenta piantata nella morbida farcitura di panna, mentre dai lati fuoriusciva una invitante crema al cacao. Accostato al triangolo di pan di spagna, una forchettina e un bicchiere di plastica mezzo pieno di vino bianco, appoggiato sopra un foglio disegnato con matite colorate che aveva tutta l'aria di un biglietto d'auguri. Davide non capiva; poi notò la targhetta con la data di nascita che corrispondeva a quella odierna, ma trent'anni prima. Rimase in silenzio. Lentamente rivolse lo sguardo al cielo, verso le grandi chiome degli antichi alberi. “È il mio compleanno!” si avvicinò un giovane appoggiandogli un braccio sulle spalle “E il mio piccolo ha voluto condividere questo momento. Non lo trova bellissimo?” “Sì, stupendo.” “Signore! Dobbiamo chiudere.” “Sì, arrivo.” “Arrivo.”
  21. Kikki

    Risma

    Nome: Risma Sito: https://rismalibri.com/ Catalogo: https://rismalibri.com/catalogo/progetti Modalità di invio dei manoscritti: https://rismalibri.com/proponi-la-tua-idea Distribuzione: "non specificato" Facebook: https://www.facebook.com/rismalibri/ La distribuzione non è specificata sul sito, ma so dai titolari Luca Panzeri e Marina Invernizzi, che verrà effettuata da A.L.I.
  22. Ngannafoddi

    Kappalab

    Nome: Kappalab Catalogo: http://www.kappalab.it/4-libri Modalità di invio dei manoscritti: http://www.kappalab.it/content/7-contatti Distribuzione: Messaggerie Libri Sito: http://www.kappalab.it/shop Facebook: https://www.facebook.com/kappalabedizioni
  23. Mattia Van

    Romanzo con protagonisti ispirati all'Iliade

    Ciao a tutti, vorrei chiarito un dubbio e spero possiate aiutarmi. Io avrei l'intenzione di scrivere un romanzo per ragazzi ispirandomi ai personaggi dell'Iliade e creare una trama con diversi riferimenti a quest'opera. Posso tranquillamente prendere ispirazione dalla storia e dai personaggi, lasciando anche i nomi originali intatti oppure è una cosa che non viene accettata dalle CE? Ringrazio in anticipo chiunque mi saprà rispondere.
  24. Giampo

    Edizioni Clichy

    Nome: Edizioni Clichy Sito: https://edizioniclichy.it Catalogo: https://edizioniclichy.it/shop Modalità di invio dei manoscritti: https://edizioniclichy.it/chi-siamo Distribuzione: Mondadori Libri Facebook: it-it.facebook.com/edizioni.clichy
  25. Kasimiro

    Il pollo e il gattino

    “C'era una volta un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo alato.” raccontava Carlo. “Un pollo alato?!” rispondeva Luigi. “Perché, cosa c'è di strano in un pollo con le ali?” “Niente, ma è come dire un cane zampato! È logico e scontato!” “Non direi: il pollo ha le ali, ma non vola.” “Qualche piccolo tratto di volo lo fa, comunque, la gallina razzola, non ha bisogno di volare. Nella sua evoluzione ha sviluppato zampe robuste e corpo pesante rispetto ad ali piccole”. “Infatti ho detto un pollo alato, non un pollo che sa volare. Poi tu hai parlato di gallina.” “Pollo e gallina sono la stessa cosa.” “Non proprio. Il pollo è sfortunato, può essere maschio o femmina e non sempre è chiaro il sesso per la sua tenera età: nasce per essere mangiato ai sei mesi di vita, mentre la gallina fa le uova o, suo malgrado, ogni tanto finisce nel brodo.” “Beh, comunque non cambia il discorso.” “Cambia eccome! Se mi ascoltassi e mi lasciassi finire: il termine alato non era fondamentale ai fini della storia, l'ho pronunciato perché faceva rima con abbandonato.” “Ah scusa, continua pure.” “Non è facile. Ho perso la magia del momento, l'emozione che mi spingeva a raccontare una storia malinconica.” “Fai conto che non ti abbia detto nulla, vado via e ritorno fra poco. Sentiti libero di ricominciare quando vuoi. “Dicevo... - riprese dopo un po' - ho visto un gattino abbandonato... E' inutile non riesco a continuare, non ricordo neanche come andava avanti la storia.” “Parlavi di un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo alato.” rispose Luigi. “Un pollo alato?” “L'hai detto tu! Poco fa.” “Ho detto una cosa del genere?” “Sì, invece la domanda: un pollo alato? L'avevo fatta io.” “Facciamo che eliminiamo il termine alato e lo sostituiamo con un altro: ho visto un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo sdraiato.” “Ancora peggio!” “Addormentato?” “Noooo!” “Squattrinato?” “Non ci siamo.” “Fortunato?” “Mmm... poco fa dicevi il contrario.” “Ecco! Ora ricordo. Questa volta il pollo è fortunato! Ha sfidato la malasorte con successo. E' scappato dalla gabbia il giorno prima che gli tagliassero il collo e si è trovato libero, nella natura.” Recuperato il filo del discorso, Carlo proseguì nel racconto: Mentre razzolava su un prato udì un miagolio intenso. Vide un piccolo gattino infreddolito e spaventato. “Come posso aiutarti?” “Ho fame!” “Cosa mangi di solito?” “Mi piace tanto il pollo!” “Ma sai che cos'è un pollo?” “Certo! È una piccola scatoletta gialla con dentro della poltiglia squisita, da non confondersi con il pesce: scatoletta blu, disgustosa. Me la davano tutti i giorni prima che mi perdessi.” “Capisco...vediamo come recuperare un pollo...Mi è venuta un'idea!” “Avrei preferito mangiare, che condividere un'idea.” “Lo so, ma il mio piano è legato a soddisfare la tua fame. Seguimi.” Camminarono fino a sera, quando giunsero nei pressi di un grande edificio. “Ma dove siamo? Che puzza!” esclamò il gattino sempre più stremato. “Siamo alla fabbrica dei polli! Qui creano le tue amate scatolette.” Con grande tristezza aveva accompagnato il compagno nel luogo infernale da cui era scappato. Sapeva che lì, tutti i suoi simili entravano a far parte di un processo industriale: cosce, sovra cosce, grossi petti, alette, confezionate in formato famiglia, e tutto ciò che non veniva selezionato finiva nella lattina gialla che tanto piaceva al piccolo felino. “Oh! E come fanno a fabbricarli?” “È un segreto, se no, lo farebbero tutti.” Guidò il gattino sul retro, al reparto: “Polli per gatti”. L'uccello, terrorizzato dal quel ritorno al mattatoio, voleva aiutare a tutti costi quella ingenua creatura appena conosciuta. “Guarda! Ecco i tuoi polli!” Si trovarono di fronte a un'enorme macchinario dal cui interno usciva un nastro trasportatore con le adorate scatolette gialle. “Prendine una e scappiamo, prima che diventi anch'io un pollo... per te.” Mentre uscivano, un forte pigolio attirò la loro attenzione. Il pollo non riuscì a rimanere indifferente, entrò nel capannone correndo un grande rischio. La scena, a lui nota, si presentava con centinaia di gabbie accatastate l'una sull'altra, stipate di forme amorfe piumate. Aprì la prima che si trovò di fronte, con un numero indefinito di pollastri. Prima che il guardiano li notasse, scapparono inciampando e cadendo di continuo: era la prima volta che provavano a correre. La guardia, appena accortasi, li inseguì. La notte giocò a loro favore. Si nascosero nell'erba alta. Ognuno prese direzioni diverse tranne uno che seguì i due amici. Arrivati in un posto tranquillo, il pennuto si rivolse al gattino: “Dammi il pollo che te lo apro!” L'altro suo simile lo guardò impietrito. “Non ti preoccupare, poi ti spiego.” Con dei colpi di becco, effetto martello pneumatico, bucherellò intorno al coperchio della scatoletta gialla, aprendola, dando il via alla scorpacciata del gattino. “Grazie di cuore.” si rivolse al suo amico, il neo libero pollastro. “Sono lieto, insieme si sta meglio”. “A proposito... siamo maschi o femmine?” “Non so, ma sento una forte attrazione nei tuoi confronti.” “Anch'io!” “Forse siamo di sesso opposto.” “Aspettiamo qualche mese e vediamo a chi verrà una bella cresta sulla testa!” gli rispose il pollastro o la pollastra. “Che bella storia! - commentò Luigi - E pensare che non volevi raccontarla.” “È un ricordo della mia infanzia.” “Lodevole. Si nota il tuo animo sensibile.” “C'è un pensiero che non mi ha più abbandonato da allora.” “Quale?” “La volontà di vivere del pollo.” “Sì, encomiabile. Il suo non rassegnarsi a un destino segnato.” “Oggi il pollo. Domani la pecora, poi il cavallo, la mucca, il maiale...chiunque ce la può fare.” “E poi, come è successo all'amico del pollo, se non sei tu a salvarti da solo, può succedere che un altro ti apra la gabbia.” “È vero, è un'altra possibilità, più rara. ”
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