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  1. Adiaphora Edizioni

    Adiaphora Edizioni

    Nome: Adiaphora Edizioni Sito web: www.adiaphora.it Generi trattati: tutti tranne erotico e storico, né racconti, poesie o raccolte. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.adiaphora.it/contatti Allegare il manoscritto completo all'indirizzo email manoscritti@adiaphora.it con oggetto: "Proposta editoriale". Distribuzione: https://www.adiaphora.it/contatti/ Libro.Co per le librerie, in Digitale StreetLib - Simplicissimus Book Farm Srl Facebook: https://www.facebook.com/adiaphoraed/
  2. asso78

    le fiabe di mirtilla

    Titolo: LE FIABE DI MIRTILLA Autore: simone guida Casa editrice: GIOVANELLI EDIZIONI ISBN: 978-88-3284-291-3 Data di pubblicazione 11/06/2019 Prezzo: 11,00 euro Genere: fiabe per bambini Caratteri: 108 pagine Quarta di copertina o estratto del libro: In una città imprecisata nel mondo della fantasia,vivono l’umana Marcella,una ragazza un po’ frivola e permalosa ma di buon cuore e la sua gatta tigrata Mirtilla che un mago buono ha dotato di poteri magici e due ali di farfalla. Mirtilla, come ogni gatto, ama tanto andarsene in giro, fare dispetti e combinare marachelle ma anche crearsi nuove amicizie e portare allegria ai suoi amici(umani e non) e aiutarli grazie ai suoi poteri magici; In ogni fiaba ci insegna che dagli altri si può sempre imparare qualcosa Link all'acquisto: https://www.giovanelliedizioni.it/le-fiabe-di-mirtilla.html https://www.giovanelliedizioni.it/libri.html
  3. Kikki

    Lo Stampatello

    Nome: Lo Stampatello Sito: http://lostampatello.it/ Catalogo: http://lostampatello.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://lostampatello.it/contatti/ Distribuzione: http://lostampatello.it/contatti/ Facebook: https://www.facebook.com/LoStampatello Pubblicano a mezzo prevendita come dichiarano in questa pagina.
  4. Kikki

    Edizioni Centro Studi Erickson

    Nome: Edizioni Centro Studi Erickson Sito: https://www.erickson.it/it/ Catalogo: https://www.erickson.it/it/cataloghi/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.erickson.it/it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: https://www.erickson.it/it/dove-siamo/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniErickson/
  5. Antipodes Casa Editrice

    Antipodes a "Una Marina di libri 2019"

    Fino a
    Antipodes a "Una Marina di libri 2019" Antipodes partecipa alla decima edizione de "Una Marina di libri 2019"!! Festival del libro Orto botanico dell'Università di Palermo 6-9 giugno 2019 6 giugno: ore 18 - 24 (INGRESSO GRATUITO) 7 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 8 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 9 giugno: ore 10 - 24
  6. Pinnacoli's

    Lo sguardo soporifero

    Tanto tempo fa, in una terra lontana lontana esisteva un grande deserto con dune alte alte. La siccità era l’ultimo dei problemi di quella vasta regione perché un male affliggeva il regno del Sultano: i suoi sudditi riposavano per giorni senza destarsi, finché il ciambellano scoprì il colpevole di questa piaga. Un beduino-senza-cammello vagava per il deserto e il suo sguardo penetrante addormentava le persone in pochissimi granelli di clessidra. Ma il Sultano era cocciuto e marciò con il suo potentissimo esercito per arrestare e fermare questo sortilegio. Ma il Sultano non sapeva di essere cocciuto, quindi lui e i suoi guerrieri, quando lo incontrarono, si addormentarono in un sonno infinito. In una duna molto bassa però, c’era un piccolo villaggio di commercianti, e fra questi, un giovanotto bellissimo ma povero, decise di viaggiare e cercare fortuna oltre il vasto deserto. <<Come troverai la fortuna se non hai nulla di cui commerciare?>> gli chiesero. <<L’unica cosa che possiedo, è questo specchio. Lo venderò alla più bella principessa o regina che incontrerò nel mio cammino. Ecco, in questo modo io diventerò ricco e finché non ci riuscirò metterò una benda sugli occhi per non guardarmi indietro.>> e così fece e anche le persone lo lasciarono fare. Un giorno, mentre il giovanotto camminava scalzo, sentì sotto i suoi piedi del ferro. <<Strano>> disse fra sé, aveva forse superato il deserto? Si chiese, ma in un attimo urtò una persona e ruzzolarono entrambi nella sabbia. <<Stai attento!>>, disse il giovanotto <<Non vedi che non vedo? Dove mi trovo?>> <<Togli la benda e lo saprai tu stesso. Hai superato il deserto e ora sei nel regno del ferro. Benvenuto io sono il sovrano di queste terre>> mentì lo sconosciuto. Il giovanotto, convinto di trovarsi al cospetto di un Re, tolse la benda, ma essendo povero di conio e di galateo, non lo guardò e ne si inchinò come fanno tutti i sudditi presentando direttamente lo specchio: <<Maestà, chi bello vuole apparire, il proprio riflesso deve scoprire.>> E così il beduino ammirò la sua bellezza ma subito dopo cadde addormentato per mezzo del suo stesso potere, mentre il Sultano, l’esercito e il regno si svegliarono dal sortilegio, acclamando il giovanotto come un eroe, tanto da ricompensarlo concedendogli il titolo di Emiro. E così il giovanotto divenne ricco, Il Sultano più saggio e il regno felice e contento.
  7. Lauram

    E io ci sto

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39856-mi-116-nero-in-casa/?do=findComment&amp;comment=755819https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42789-la-sesta-cateratta/?do=findComment&amp;comment=755810 La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro. La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa, lo aveva passato alla sua che lo aveva passato a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione. L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. Come tutti, lasciava l’occorrente sul banco e con la confusione della ricreazione, quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e, addio matita, addio gomma e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera. Rino sapeva che le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto, e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”, si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino che desiderava una mamma sempre allegra aveva imparato a non esprimere più i suoi desideri: per accontentare lei, si accontentava lui. In realtà erano poche le volte che la vedeva arrabbiata: quando le si rompevano le calze appena comprate e quando le macchie delle tintura per capelli non si toglievano dalla vasca da bagno. “Mamma tu sei vecchia?” le chiedeva quando la ricrescita dei capelli bianchi superava il nero di quelli tinti. “No, mamma è giovane” diceva, e lui ne era contento. Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto, dice tra sé e sé pensando alla mamma; ma subito dopo cambia idea e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso che da ieri mattina gli occupa la testa. Il giorno prima nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si mostrava indifferente, ma quando si accorse che nessun amichetto tirava fuori i soldi per comprarlo, s’illuminò in volto. Con lo zaino che gli traballava a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme. “L’album lo danno gratis” le disse felice. Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne, forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo. “Puoi prenderlo” disse la mamma. Rino, rosso in viso per la corsa, rimase ad aspettare il suo momento. Di album ce ne erano ancora tanti nella scatola, era solo questione di attimi. “Tieni” gli disse il ragazzo. Esaltato, si dimenticò di ringraziare e sollevò in aria il suo trofeo. Anche lui, come gli altri. “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine. “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.” L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali. Tra le pagine i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco. Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto. Quel giorno durante le lezioni i libri di testo avevano un buon profumo, lo stesso dell’album che tra poche ore avrebbe scartato. Nella corsa a completarlo si partiva tutti uguali, non c’era il più veloce o chi aveva più amici o chi aveva la merendina o chi invece gliela preparava la mamma in casa: stesso era il punto di partenza per tutti, un album e due pacchetti. Al termine della scuola, Rino tornava a casa da solo. Si metteva vicino a un adulto per attraversare la strada e non correre il rischio così di essere investito; da quale parte guardare se prima a destra e poi a sinistra o viceversa, non gli era ancora entrato in testa. Dopo il tabacchi, c’era l’edicola. Marco, Luca e Filippo erano lì con le madri. La corsa non era ancora iniziata che già Rino si sentì squalificato in partenza. Quanti pacchetti hanno in mano? Tanti, pensò. Lo zaino gli si era fatto pesante d’un tratto, e con le spalle chine, tornò a casa. “Ciao amore, come è andata a scuola?” chiese la mamma, che gli aprì la porta con Leo in braccio. “Bene” rispose lui. “Dov’è il mio album?” “È sul tavolo della cucina.” Finalmente il momento era arrivato. Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda, Rino sotto gli occhi curiosi di Leo iniziò a scartare. Il segno sul bordo si vedeva appena, bastava tirare da lì e non si sarebbe corso il rischio di strappare le figurine all’interno. Era impossibile trovare doppioni con solo due pacchetti, di questo ne era convinto. Una botta di fortuna, pensò: la sua prima figurina, uno scudetto. Ed è di quelle senza i contorni squadrati, una di quelle rare. Lo avrebbe raccontato agli amici: “Io ho la numero 45” “E io ho finito l’album”, “anche io”,“io pure…” Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più. Quel sabato mattina non c’era scuola. Rino sentiva trafficare in cucina. “Scusa amore, ti abbiamo svegliato?” gli disse la mamma vedendolo arrivare. Leo era sporco di farina, come tutto il tavolo. Vicino alla cesta della frutta c’era il suo album messo per verticale come un quadro da ammirare: un attaccante nel momento di calciare, i cui muscoli uscivano dai calzoncini gialli in tutta la loro potenza. Gol. “Che fate?” chiese Rino. “I biscotti, oggi è il compleanno di papà. E questo sarà il nostro regalo.” Leo, aveva la sua porzione di frolla che modellava sul tavolo, parte la schiacciava sul legno e parte se la spalmava in faccia. In mezzo ai pastrocchi della cucina, la mamma canticchiava. La donna non si preoccupava mai del disordine, lasciava sempre che i figli giocassero:“Fate. Divertitevi” erano le sue parole quando li riforniva di materiale riciclato. Passava tanto tempo con loro dimenticandosi a volte delle faccende di casa. “Non importa, metti la felpa sopra”, diceva a Rino quando si accorgeva di non avergli stirato il grembiule. Era sbadata, ma non per il loro sviluppo creativo. In cucina adesso, anche Rino aveva iniziato a impiastricciare. “E ora, mettiamoci sopra queste” dalla credenza la mamma tirò fuori le gocce di cioccolato. “Un po’ a te e un po’ a te” disse la donna facendo due mucchietti identici. Leo trafiggeva la frolla con le gocce, Rino più delicato la decorava creando faccine con occhi, naso e bocca. “Guarda mamma” diceva mostrandole il suo biscotto. “Che bello” rispondeva la donna, ammirandolo neanche fosse un’opera d’arte. Con un solo dito, per non sporcare di farina l’intero sportello, la mamma aprì il frigorifero. “Lo sapevo io, è finito. Ho ancora impasto e mi serve il latte per fare altri biscotti.” Rino aveva capito l’antifona. Era ancora in pigiama, si stava divertendo e voleva vedere la televisione. “Amore, ci vai tu a comprarlo?” Come si fa tra fidanzati la mamma faceva le boccucce al figlio. “Ma mamma… ” “Amore scusa. Hai ragione, ma non farmi uscire, devo ancora rifare i letti e lavare Leo.” Rino aveva il broncio. La mattina a casa gli piaceva troppo. Faceva tempo pieno a scuola e il pomeriggio non c’era mai il sole che c’era le prime ore del giorno, quello che ti riempiva di buoni propositi: riposare, rimanere in pigiama e giocare. Il malcontento di Rino gli si leggeva in faccia, la mamma capì e si giocò la sua carta. “Con il resto, ti compri le figurine.” La frase aprì la porta di casa come l’apriti sesamo. Poco dopo Rino aveva la banconota in tasca e ripeteva la lista della spesa: latte, pane e prosciutto cotto. Dalla testa di Rino, volano numeri, non è bravo in matematica ma alcuni calcoli li sa fare bene. Se mi avanzano quattromila lire sono otto pacchetti, se me ne avanzano tre sono sei, da aggiungersi a quelli di lunedì, Rino sorride da sotto la sciarpa e intanto è arrivato all’alimentari. Scansa le strisce di velluto che cadono giù dalla porta d’ingresso e entra. L’odore del legno delle pareti ha assorbito negli anni il profumo del grasso dei prosciutti, insieme a quello delle farine incastrate negli spigoli nascosti. Al banco del pane Giorgio gli sorride. “Allora, come va a scuola?” “Bene”. “Bravo. Che ti do?” “Due panini per favore”. Rino prende la bustina del pane sopra il bancone e legge l’importo sull’etichetta, 580 lire. “Ti serve qualcosa di là?” chiede Giorgio per sapere se deve spostarsi al banco degli affettati “Sì.” In gastronomia l’uomo taglia due etti di prosciutto cotto, quando finisce di arrotolarlo nella carta, consegna il pacchetto a Rino. Sull’etichetta c’è scritto 4280 lire. Ora manca da prendere solo il latte. “Cerca quello con la scadenza più in là” Rino sente la voce della mamma nella testa e, obbediente va a pescare nel frigo la bottiglia messa in fondo. Manca il prezzo, sul bancone non c’è scritto e lui il latte non si ricorda proprio quanto costa. Rino va in cassa per pagare. Con una mano in tasca controlla la banconota, con l’altra si tiene i prodotti contro il torace e si aiuta con il mento a non farli cadere. Ha due persone davanti, e un po’di tempo per fare i conti. 4380+580 e il latte. Quanto costa il latte? poco, spera. “Ciao Rino” “Ciao” risponde timido mentre si libera della merce che cade sul ripiano. “Scusa”. “Non importa”, gli sorride Sara, la figlia del proprietario. Le dita della ragazza digitano veloci i prezzi sulla cassa. “Sono 6960 lire”. A Rino s’illuminano gli occhi. Ripete nella mente per due volte l’importo da pagare per essere sicuro di aver fatto bene i conti, e poi tira fuori il denaro umidiccio di sudore e paga. Questa stessa mano tra poco stringerà nella tasca tre banconote da mille e poi sei pacchetti di figurine, pensa soddisfatto e lascia andare il sorriso. “Ah” dice all’improvviso Sara tirando fuori da un cassetto un’agendina. “Ci sono 1980 lire da saldare di ieri. Puoi dire a casa che è tutto ok.” I segni orizzontali della penna rossa che cancella il nome di sua mamma sul foglio, sono squarci sul corpo di Rino. Un calore improvviso gli si riversa addosso in una secchiata d’acqua bollente che lo bagna fino alle ginocchia. Dalle guance in su Rino diventa rosso, sente caldo e non è solo colpa della sciarpa. Mette nella tasca il resto: mille lire e due golia. È poca roba, non merita di essere protetta dalla stretta della sua mano. Ed ecco che in strada ritornano le paure. Ad ogni suo passo la bolla d’aria del latte nella bottiglia sale e poi riscende, sembra lo stomaco di Rino che singulta il fiato ogni volta che cambia la visuale della strada. Rino vede il bar in lontananza. Meno male, pensa, non c’è nessun ragazzo seduto ai tavolini. Continua a guardarsi intorno e allunga il passo nella speranza di non incontrare il barbone con i denti gialli. Poi la vede, l’edicola. Eccola, pensa. “Venti pacchetti” chiede il ragazzino prima di lui. “Uno, due tre …” l’edicolante glieli conta davanti, poi il ragazzo li prende e si allontana. Con due mani non riesce a contenerli tutti e uno cade a terra vicino a Rino. Il ragazzo non si accorge di niente. Nella sua confezione gialla, il pacchetto di figurine risalta sull’asfalto. Rino si sente ancora più accaldato. Tiene la busta della spesa con una mano e lo raccoglie con l’altra. Il ragazzo prima di me ha speso diecimila lire in un solo colpo, e io nella tasca ha solo due monete, pensa Rino. Sente con i polpastrelli lo spessore del pacchetto raccolto, perplesso se lo rigira tra le dita. E se dentro c’è uno scudetto? E se me lo mettessi in tasca? In fin dei conti l’ho trovato. “È mio”gli dice il ragazzo accortosi di averlo perso. Rino sobbalza “Stavo per dartelo...”gli dice, mentre le palpebre gli vanno a finire sotto la sciarpa. Durante la strada del ritorno, corre sul tratto di marciapiede in cui c’è la casa con l’alano, non vuole sentirsi abbaiare nelle orecchie. Rino è più veloce del cane, che si mette a ringhiare quando lui ormai ha superato d’un pezzo il suo cancello. Sale le scale di casa ed è tutto sudato, il profumo che si sente è buonissimo e Rino sa che proviene dal suo appartamento. “Grazie amore”, gli dice la mamma prendendogli la busta della spesa non appena rientrato. In cucina i biscotti sul tavolo, sono molto invitanti, la mamma ne ha già sfornato una prima teglia. “Ne puoi prendere uno” gli dice. E Rino obbedisce, ha la stessa espressione del biscotto che ha scelto, sorride, perché nei suoi due pacchetti anche stavolta non ha trovato nessun doppione. Tra poco sarebbero iniziati i cartoni, ma sul tavolo della cucina oltre al mattarello e agli stampi ora c’è anche il disordine di Rino. “Non ti preoccupare, sistemo io qui.” gli dice la mamma, vedendo il suo sguardo apprensivo sull’orologio. “Vieni” dice Rino al fratellino che gli gira intorno, e insieme vanno in soggiorno. Leo prende il telecomando per schiacciare il canale, ma è ancora piccolino e non ci riesce. Rino gli fa vedere come si fa e preme il tasto insieme a lui. “Che bravo” gli dice, e Leo che non parla ancora gli mostra in uno sguardo tutta la sua fierezza. Lo schermo s’illumina e anche i pensieri di Rino riprendono a girare, stavolta in un altro emisfero. Per lunedì non ho compiti da fare e manca anche la maestra, poi nel pomeriggio avrò i miei quattro pacchetti…ora che ci penso, ho anche due caramelle nella tasca, una per me e una per Leo. I pensieri di Rino sembrano lucette intermittenti che si accendono al ritmo delle note alte della sigla del cartone che sta per cominciare. Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.
  8. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Romanzi di narrativa; Fantasy; Horror; Antologie; Sillogi poetiche; Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: per email a proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  9. Blue5now

    il Convivio Editore

    Nome: Il Convivo Editore Generi trattati: libri per ragazzi, narrativa, poesia, saggistica, testi teatrali Modalità di invio dei manoscritti: ilconvivioeditore@gmail.com Distribuzione: http://www.ilconvivioeditore.com/ Sito: http://www.ilconvivioeditore.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Il-Convivio-Editore-899500813527253/
  10. Kikki

    Nube Ocho edizioni

    Nome: Nube Ocho edizioni Sito: http://nubeocho.com/index.php/it/ Catalogo: http://nubeocho.com/index.php/it/catalogo-ita Modalità di invio dei manoscritti: http://nubeocho.com/index.php/it/contatto-ita Distribuzione: http://nubeocho.com/index.php/it/distrib-ita Facebook: https://www.facebook.com/nubeochoitalia/
  11. Ngannafoddi

    Kappalab

    Nome: Kappalab Catalogo: http://www.kappalab.it/4-libri Modalità di invio dei manoscritti: http://www.kappalab.it/content/7-contatti Distribuzione: Messaggerie Libri Sito: http://www.kappalab.it/shop Facebook: https://www.facebook.com/kappalabedizioni
  12. Kikki

    Mesogea Edizioni

    Nome: Mesogea Edizioni Sito: http://www.mesogea.it/ Catalogo: http://www.mesogea.it/index.php/catalogo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Distribuzione: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Facebook: https://www.facebook.com/edizionimesogea.mediterranee
  13. Kikki

    Fulmino edizioni

    Nome: Fulmino edizioni Sito: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/home Catalogo: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/fulmino-edizioni/pubblicazioni Modalità di invio dei manoscritti: edizioni@fulmino.it Ivana Lombardini https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/contatti Distribuzione: non specificato Facebook: assente
  14. Kikki

    Edizioni Primavera

    Nome: Edizioni Primavera Sito: http://www.edizioniprimavera.com/ Catalogo: http://www.edizioniprimavera.com/catalogo-2/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizioniprimavera.com/contatti/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/edizioniprimavera/
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    Fatatrac

    Nome: Fatatrac Sito: http://www.fatatrac.it/?pag=home Catalogo: http://www.fatatrac.it/collane.asp?pag=catalogo&amp;Lingua=IT&amp;idCat=1&amp;div=1 Modalità di invio dei manoscritti: http://www.fatatrac.it/casa_editrice.asp?pag=casa_editrice Distribuzione: http://www.fatatrac.it/condizioni.asp?pag=condizioni Facebook: https://www.facebook.com/fatatrac/ La casa editrice è un marchio di Edizioni del Borgo, che a sua volta è una partecipata di Giunti
  16. Kikki

    Edizioni del Borgo

    Nome: Edizioni del Borgo Sito: http://www.edizionidelborgo.com/?pag=home Catalogo: http://www.edizionidelborgo.com/download.asp?pag=catalogo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizionidelborgo.com/contatti.asp?pag=contatti Distribuzione: http://www.edizionidelborgo.com/distribuzione.asp?pag=distribuzione Facebook: assente Edizioni del Borgo è partecipata da Giunti ed è la casa editrice madre del marchio Fatatrac.
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    Uovonero

    Nome: Uovonero Sito: http://www.uovonero.com/ Catalogo: http://www.uovonero.com/libri Modalità di invio dei manoscritti: http://www.uovonero.com/contatti/proposte-editoriali Distribuzione: http://www.uovonero.com/contatti/promozione-e-distribuzione Facebook: https://www.facebook.com/uovoneroedizioni/
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    Vanvere Edizioni

    Nome: Vanvere Edizioni Sito: http://www.vanveredizioni.com/ Catalogo: http://www.vanveredizioni.com/index.php/pubblicazioni.html Modalità di invio dei manoscritti: http://www.vanveredizioni.com/index.php/contatti.html Distribuzione: "non specificato" Facebook: "assente"
  19. Ezbereth

    In viaggio con Amir

    Titolo: In viaggio con Amir Autore: Melania Soriani Illustratore: Pamily Soul Illustration Casa editrice: Edizioni Leucotea ISBN: 9788894917031 Data di pubblicazione : 27 febbraio 2018 Prezzo: 14,90 EURO Genere: Romanzo per bambini Pagine: 214 Sito web: In viaggio con Amir (con materiale scaricabile) Pagina Facebook: InviaggioconAmir (iscrivetevi per seguire la pagina) N.B. Tutti i proventi derivanti dal libro saranno redistribuiti a favore delle associazioni che si occupano di accogliere i bambini migranti qui in Italia. (Sul sito del romanzo saranno pubblicate le copie degli incassi e dei versamenti effettuati ) Quarta di copertina : Amir ha 10 anni ed è rimasto solo nella grande città di Tartus, dove la guerra ha distrutto quasi tutto. Coraggioso e Audace, decide di mettersi in viaggio per cercare la sua mamma, partita per Vienna prima che il conflitto si aggravasse. Così, nascosto nella stiva di una nave italiana, la Fortuna, fa conoscenza con insolito e buffo personaggio e inizia la sua avventura che, tra pericoli e peripezie, sarà costellata di incontri inaspettati, e lo porterà molto lontano da casa. Sinossi: Amir vive il dramma della guerra. Il conflitto gli ha portato via il padre e la sorella minore, mentre la madre, per cercare di mantenere i suoi cari ha lasciato la città di Tartus già tempo addietro, quando la situazione ancora non era così compromessa. Quando anche la nonna del piccolo Amir muore, il ragazzino si trova davvero solo, con solo il sogno, che ha già da tempo, di poter raggiungere sua mamma a Vienna. Preso coraggio si imbarcherà clandestinamente su una nave italiana diretta a Venezia, primo step del suo viaggio alla ricerca di una vita normale. Un libro per riuscire a parlare ai più piccoli di cosa sia la guerra e quali sono le sue devastanti conseguenze, di come quelle che possono essere interpretate come immagini nei telegiornali sono in realtà vite distrutte e famiglie devastate che hanno perso tutto. Link all'acquisto: Feltrinelli Amazon IBS Libreria Universitaria Direttamente dall'autrice (pagamento bonifico o Paypal) inviando un'email a: inviaggioconamir@gmail.com Buona lettura! Melania S.
  20. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo
  21. Kikki

    Kalandraka

    Nome: Kalandraka Generi trattati: infanzia, cartonati, illustrati Modalità di invio dei manoscritti: non specificato. La responsabile di Kalandraka Italia è Lola Barcelò Morte che risponde a info@kalandraka.it Distribuzione: http://www.kalandraka.com/it/distribuzione/ Sito: http://www.kalandraka.com/it/novita/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Kalandraka-Italia/313708361972852
  22. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  23. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  24. Walter D.

    Dreambook Edizioni (Sidebook)

    Nome: Dreambook Edizioni Catalogo: collane presenti nel menù del sito Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dreambookedizioni.it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: http://www.dreambookedizioni.it/librerie-fiduciarie/ Sito web: http://www.dreambookedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/dreambookedizioni/?fref=ts
  25. mina99

    Raminga [MI 124 - Fuori concorso]

    Veronica uscì da scuola ridendo, la cartella rosa che le saltava sulla schiena e la gonna bianca che danzava al vento. Salutò le amiche e andò verso il parcheggio, dove i genitori aspettavano i figli. Si guardò attorno, in cerca dell’auto di suo papà, e camminò un breve tratto senza trovarla. Quando passò accanto a un Suv nero il finestrino si abbassò. Veronica rabbrividì e fece per tirare dritto, ma una voce la fermò. «Aspetta! Sono un’amica di tuo papà.» Veronica si voltò, sospetta, e vide chi aveva parlato. Al volante del Suv c’era una donna con gli occhiali da sole che le sorrideva. Aveva una giacca di pelle scura e portava i capelli, biondi, tagliati corti. Ciò che colpì Veronica fu una lunga cicatrice sulla guancia sinistra e sul naso. «Non ti ho mai vista», borbottò Veronica, senza comunque accennare ad andarsene. «Bene! Sei una bambina intelligente. Non preoccuparti, io e tuo papà siamo amici di vecchia data. Mi ha chiesto di passarti a prendere come favore personale.» Veronica annuì e si guardò brevemente intorno. Nessuno badava a loro. Decise di fidarsi della donna: qualcosa nei suoi modi era familiare. Andò a lasciare lo zaino nel bagagliaio e intanto ebbe l’idea di cercare se ci fosse qualcosa di sospetto: trovò solo una confezione di lattine di tè alla pesca (il suo preferito!). «Prendine pure una», le gridò la donna, come se le avesse letto il pensiero, «ma sbrigati». Cinque minuti dopo sfrecciavano a tutta velocità tra le stradine del paese. La donna aveva una rana grassa e verde appollaiata sulla spalla e Veronica la guardò con curiosità. «Lei è Kim», disse la donna. «Cra», disse Kim. «Dove stiamo andando? Questa non è la strada verso casa», disse Veronica con voce flebile. «Sei veramente una bimba intelligente!» La donna fece un sorriso raggiante, compiaciuta. «È tanto che ti tengo d’occhio, sai?» Avevano imboccato la strada che portava alla campagna. «Fammi scendere. Chi sei?» Veronica si era rannicchiata sul sedile, spaventata. «Solo una raminga. Non aver paura. Non di me.» Kim saltò in grembo a Veronica e lei fece un urlo acuto. La donna rise. «E neanche di Kim, non ti farà alcun male. Credo che le piaci, sai?» La strada correva dritta davanti al Suv e le ultime case si aprirono sull’aperta campagna, una distesa di giallo e oro. Il terreno iniziava a essere accidentato e intorno all’auto che sfrecciava forte si sollevavano nuvole di polvere. «Dove stiamo andando?», chiese ancora Veronica, mentre carezzava Kim. La donna sospirò. «Credo che siamo inseguite, sai?» La bambina trasalì. «E da chi?» La donna tacque. Dopo un po’ disse: «Tu sei speciale. Molto più di quel che credi.» «E tu come lo sai?», fece Veronica con tono impertinente. La donna sorrise. «Lo so. Dimmi, ti è mai successo qualcosa di strano?» «Be’…» Abbassò lo sguardo. Nessuno le aveva mai fatto questa domanda in tono così diretto, né lei ci aveva mai pensato su seriamente. Ma ora, in effetti… Decise di parlare. «Qualche volta. Certe volte so delle cose che non dovrei sapere. Papà dice che sono una bambina sveglia. Capisco come si sentono le persone e capisco quello che pensano. Certe volte durante le verifiche, quando non so le risposte, qualcuno me le sussurra dentro la mia testa e d’improvviso le so. Ma niente di strano.» La donna annuì senza togliere lo sguardo dalla strada. Non sembrava per niente turbata, e questo stupì Veronica. «Cosa intendi con “cose che non dovresti sapere”? Ti ricordi qualcosa in particolare?» «Be’… Non lo so. Una volta, quando ci siamo trasferiti, papà non trovava più la scatola con i suoi documenti del lavoro. Gli ho detto che quello del trasloco l’aveva lasciata nel sottoscala, e alla fine era veramente lì, anche se io non ci ero mai stata: lo sapevo e basta. Un’altra volta stavo guardando un libro sugli uccelli e ho detto a papà che volevo vedere un pettirosso e all’improvviso tre pettirossi si sono schiantati contro la finestra e sono morti e io ho iniziato a perdere sangue da naso. Papà ha avuto paura e anche io e mi ha detto di non dirlo a nessuno. Perché mi stai chiedendo queste cose?» La donna fissò per un istante la strada sterrata che si stendeva tra le campagne davanti a loro. «È normale avere paura. Non è una debolezza, ma una forza. Sei una bambina molto speciale. Non devi diventare come i bulli che ti tormentano a scuola, solo trovare il coraggio nella tua paura.» Le diede un pugno affettuoso alla spalla e Kim gracidò. «Come sai dei bulli?» «Te l’ho detto, è un po’ che ti tengo d’occhio». Si tolse gli occhiali, si voltò a guardarla e le fece l’occhiolino. Veronica trasalì. Ma certo! Avevano gli occhi uguali, i capelli dello stesso colore… E la cicatrice corrispondeva a quella sul volto della donna che papà le aveva fatto vedere in quella vecchia fotografia. Lei era… «Mamma?» «Fa strano sentirsi chiamare così». La donna sospirò. «So cosa stai pensando. Ma avevo cose da controllare, su cui indagare… Non è una scusa, lo so, e se sei arrabbiata lo capisco. Ma ho vegliato su di te tutto il tempo.» Veronica notò un’espressione tesa sul suo volto di cui non si era accorta prima. “Credo che siamo inseguite”. La strada e la campagna attorno a loro erano deserte e in lontananza si vedeva il bosco, che costeggiava tutta la campagna fino a toccare il paese dietro di loro. Lei non sapeva esattamente come sentirsi. Era spaventata, come sempre, e tutto ciò che voleva al momento era correre in qualche angolo buio e piangere. Il fantasma della sua vita, la donna che non aveva mai conosciuto, era piombata senza preavviso nella sua vita. Come doveva sentirsi? «Ma, se tu…» Non fece in tempo a finire la frase. Qualcosa si schiantò contro il parabrezza e l’auto sbandò da un lato e dall’altro. Veronica urlò e si rannicchiò sul sedile. Una grossa figura umanoide si dibatteva sul cofano dell’auto. «Vai dietro!», gridò la donna. Veronica ubbidì e si accucciò sui sedili posteriori e scoppiò a piangere. La figura che li aveva aggrediti si girò a fissarla con occhi rossi, fiammanti. La bambina, che si era portata le mani al viso, guardò tra le fessure delle dita. La creatura era nera e aveva i capelli lunghi, come alghe. Sul petto portava il simbolo di un serpente che si morde la coda. Sfondò il vetro con un pugno e i suoi artigli si allungarono flessibili nel tentativo di raggiungere Veronica. «Non toccarla!», urlò la donna. Afferrò Kim e la strinse forte in mano. La rana aprì la bocca e ne uscì un immenso raggio bianco che colpì in pieno la creatura e la scaraventò sulla strada. L’auto sfrecciò a massima velocità oltre. Kim fece un rutto e ne uscì una nuvoletta di fumo. «Cos’era quella cosa?», chiese Veronica a mezza voce, incapace di muoversi. La donna stava ansimando. «Sono qui per te, per i tuoi doni. Non è sola, ce ne sono altre sei. Dovremmo essere al sicuro, per ora; ce li siamo lasciati dietro sulla strada.» Fece una breve pausa, come per riordinare i pensieri. «Vedi, piccola… Non ti ho detto tutta la verità. Adesso ascoltami; so che ti sarà difficile credermi, ma ascoltami. Molti anni fa sono arrivata qui, ho conosciuto tuo padre e, be’, sì, sono tua madre. Ma il fatto è che sono arrivata dal futuro. C’è stato un incidente e io sono finita qui per sbaglio. Vedi… Nel futuro sarai tu a salvare l’umanità da quei…» Fece un gesto vago con la mano. «Ed è per questo che ce ne sono sette che ci stanno dando la caccia». Veronica non rispose e rivolse lo sguardo al cielo oltre il finestrino. Non sapeva cosa pensare, se crederci o meno. Il rumore dell’auto che sfrecciava sulla strada, superando buche e sassi e sollevando un polverone, era rilassante e lei si trovò ben disposta a riflettere. Tutto ciò che le era stato detto era ridicolo, ma… Ripensò alla cosa che era piombata sull’auto e aveva sfondato il vetro. Non aveva altra scelta se non crederci. Anche se su un punto era ferma: lei non avrebbe mai salvato il mondo. A malapena riusciva a salvare sé stessa dalle verifiche di matematica, si disse. Come poteva una bambina come lei fare qualcosa del genere? Lo sapeva benissimo: non era speciale. Procedettero per un po’ lungo la strada, in silenzio. Era ormai pomeriggio inoltrato quando la strada li portò dentro il bosco. Lì furono costrette a rallentare, perché le buche aumentarono e le curve erano parecchie. «Stai pronta al peggio», disse la donna. Aveva ragione. Dal nulla qualcosa caricò contro l’auto e la scaraventò in aria. Atterrò sul tettuccio e i finestrini finirono in pezzi. «Veronica! Stai bene? Dobbiamo uscire!» La bambina sentiva la testa che le pulsava dolorosamente, ma riuscì a strisciare fuori velocemente. La donna, con Kim in mano, prese a correre a tutta velocità, seguita da Veronica. Lei si voltò e vide le creature sgusciare fuori da uno squarcio violaceo a mezz’aria. Si lanciarono subito all’inseguimento. La donna sparò qualche colpo con Kim, ma servì solo a rallentarli. Veronica aveva il fiatone e inciampava di continuo sulla strada accidentata. «Devi fermarli», le gridò la donna. Non fosse stata terrorizzata a morte sarebbe scoppiata a ridere. Come poteva fermarli? Li guardò. Sette creature nere come la notte, tutte con lo stesso simbolo del serpente che si morde la coda, lanciate al suo inseguimento. Qualcuna aveva i tentacoli, qualcun’altra gli artigli, e qualcuna procedeva a quattro zampe. Veronica era certa: non ce l’avrebbe mai fatta. I colpi di Kim impazzavano, ma le creature stavano guadagnando terreno. «Avanti, avanti, avanti! Puoi farcela, Veronica. Credo in te.» Le creature si disfecero in numerosi filamenti scuri e si riunirono in un immenso mostro tentacolare. Questi ruggì e si scagliò contro Veronica. Lei chiuse gli occhi. “Credo in te”. Sua madre credeva in lei, si ripeté. Era terrorizzata, sì, e accolse la paura a cuore aperto. Si voltò. Di botto tutti gli alberi sulla strada si curvarono e crollarono addosso alla creatura, seppellendola sotto tonnellate di legno in un tonfo assordante. Veronica fissò la scena, sbigottita e ansimante. Si accorse di star perdendo sangue da naso quando vide le gocce nella polvere. Poi svenne. Quando riaprì gli occhi, era sdraiata sulla giacca di pelle di sua madre, accanto a un torrente placido. «Devi ucciderlo». Veronica si alzò a sedere, indolenzita, e vide la donna seduta con le spalle poggiate a un albero. «Come?» «Devi ucciderlo. Hai visto cosa puoi fare, no?» «Io… Non posso.» Abbassò lo sguardo. «Certo che puoi! Farai cose straordinarie, quando imparerai a credere in te stessa. Straordinarie. Sei la nostra unica speranza, sai? Stiamo andando avanti su questa strada, è vero, ma se non sei tu a cambiare, la strada ti riporterà sempre nello stesso posto.» Veronica non rispose e si guardò la gonna, ormai sudicia e strappata. Non era sicura di aver capito quelle parole, ma sapeva che volevano essere di conforto, e le bastava. «Ascolta, ma…» Si fermò un attimo. «Mamma. Tu mi conoscevi? Nel futuro, intendo.» La donna fece un sorriso vago. «Be’, in un certo senso. Ma è un segreto.» E le fece la linguaccia. Veronica sorrise. «Stavo pensando che possiamo viaggiare nel tempo, magari. Possiamo fargli una trappola quando non se lo aspettano, invece che continuare a scappare. No?» «Sei proprio una bambina intelligente», le fece l’occhiolino. «Purtroppo non possiamo. Neanche dal futuro da cui vengo, l’uomo è in grado di viaggiare nel tempo: te l’ho detto, il mio è stato un incidente, un caso unico. E anche se fosse…» Il suo sguardo si incupì. «Non so perché, ma tu perderesti i tuoi poteri.» La donna si alzò in piedi e si stiracchiò. «Bene, vado a controllare se la strada è sicura. Tra poco ripartiamo.» Si allontanò. Veronica andò a sedersi sulla riva del ruscello e vi trovò Kim a farsi il bagno. «Ciao», le disse. «Cra». Veronica arrossì e si guardò attorno. Il sole stava tramontando, tingendo di oro le foglie degli alberi. L’aria era piacevole e il sottobosco era pieno di foglie cadute e muschio. Faceva un buon profumo. Il suono dell’acqua che corre era rilassante. «Sei una rana molto coraggiosa». «Cra». La guardò con occhi stupidi. «Vorrei tanto essere come te. Mi sento così… inutile. Tu e la mamma vi state mettendo in pericolo per salvarmi e tutto ciò che riesco a fare e piangere e scappare. Vorrei non essere così debole…» «Cra». «Già, forse hai ragione. Forse posso diventarlo, no? Chissà cos’ha in serbo per noi la strada. Ma è veramente così facile?» «Cra». «Sei proprio una bella rana, sai? Mi chiedo se diventerai una principessa, se ti bacio». «Cra». Veronica allungò le mani e prese Kim. Lei sbatté le palpebre e la fissò. La bambina chiuse gli occhi, allungò le labbra e avvicinò lentamente la rana. «Che stai facendo?» Veronica trasalì e alzò lo sguardo. Incrociò quello di sua madre. «Ecco, ecco…» «Su, rimettiamoci in strada». Ripresero la marcia a buon ritmo. Le ombre iniziavano ad allungarsi nel bosco, sinistre come spettri. «Tra poco dovremmo essere fuori, spero», mormorò la donna. Gli alberi iniziavano a diradarsi. Proseguirono ancora a lungo, finché non sbucarono in una stradina asfaltata. Veronica si guardò attorno, stupita, e riconobbe alcune case del suo paese. «Ma come… Com’è possibile? Abbiamo girato in tondo?» La notte fu squarciata da un verso disumano seguito dal rumore di alberi che si abbattevano. Le due si lanciarono un breve sguardo di intesa e si rivolsero assieme verso il bosco da cui erano appena uscite. Veronica chiuse gli occhi. Inspirò, espirò. Era spaventata, ma forse aveva trovato un certo coraggio, nella paura. Era pronta. Il mostro emerse dal bosco e la battaglia ebbe inizio. La donna sparava colpi all’impazzata con Kim, mentre Veronica aveva trovato il modo di usare le proprie mani per attaccare con raggi di energia. Il mostro rispondeva scagliando decine di tentacoli rapidi e taglienti, che cercavano una falla nella loro difesa. Erano brave, assieme, ma capirono di non esserlo abbastanza: la creatura era troppo veloce e forte. Un tentacolo ferì Veronica alla spalla. Altri colpirono ripetutamente la donna. Lei si parò davanti alla bambina. «Speravo di non doverlo fare, ma non ho altra scelta. Ti affido Kim.» Si voltò verso Veronica e le fece un sorriso sincero. Nonostante la cicatrice, pensò Veronica, era veramente bella. Si stupì di quanto sembrasse serena, in pace. Poi lasciò andare Kim, si lanciò contro la creatura, estrasse dal giubbotto una granata e tirò la cinghia, stringendo il corpo dell’avversario. A Veronica il tempo sembrò fermarsi. «No, mamma!» Il mostro ruggì. L’esplosione fu assordante e abbagliò la notte. Gli alberi finirono in pezzi e presero fuoco. Urla gorgoglianti testimoniarono la sofferenza della creatura. Si spensero lentamente. Veronica crollò in ginocchio e scoppiò a piangere. Restò così qualche istante, poi sentì un suono davanti a lei. Passi. Alzò la testa e vide la creatura, ansimante, avanzare verso di lei zoppicando. Metà faccia e un braccio non c’erano più e perdeva liquido nero dalle ferite. Ma aveva ancora alcuni tentacoli. Veronica si alzò in piedi e si asciugò le lacrime. Un tentacolo cercò di colpirla; lei lo afferrò e lo ruppe. Scagliò un raggio di energia. Il mostro si avvicinò, tentando di ucciderla con la forza della disperazione. Un tentacolo la colpì in viso e un dolore acuto le investì la guancia sinistra e il naso. Guardò il mostro, il viso grondante di sangue, e urlò a tutta la voce: «MUORI!» L’aria si piegò sulla creatura e la schiacciò sotto una pressione titanica; il mostro provò a scappare, ma fu tutto inutile. Fu ridotto a un puntino di buio in mezzo all’aria, poi più nulla. La bambina restò a fissare il vuoto per qualche istante, respirando pesantemente. Ce l’aveva fatta. Lei ce l’aveva fatta. Si strappò un lembo di gonna e lo usò come benda per il taglio. Diede le spalle al bosco in fiamme. «Andiamo, Kim». Se la posò su una spalla e si rimise in strada.
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