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  1. Wladimiro

    La Signoria Editore

    Nome: La Signoria Editore Generi trattati: Pulp, Fantasy, Fantascienza, narrativa non di genere, narrativa per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: https://info81639.wixsite.com/lasignoriaeditore/invio-manoscritti Distribuzione: Tecnolibri S.r.l. Sito: http://www.lasignoriaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lasignoriaeditore/ ---------------------------------------------------------------------------------------------------- Sono loro particolarmente riconoscente perché mi hanno pubblicato. In ogni caso, se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Non richiedono alcun contributo per la stampa. Non obbligano all'acquisto di copie del tuo o di altri libri. Si occupano della correzione, dell'editing, della realizzazione della copertina in via totalmente gratuita. Ti organizzano eventi e presentazioni e forniscono all'autore supporto grafico per la realizzazione di pagine web e facebook. Il contratto che ti faranno sottoscrivere è già sul loro sito e non nasconde segreti o trappole. I manoscritti possono essere consegnati (in cartaceo) in alcune librerie (indicate sul sito) o inviate a mezzo mail all'indirizzo mail manoscritti@lasignoriaeditore.it In ogni caso è richiesto che il manoscritto rispetti le norme redazionali indicate sul loro sito e che la copia digitale sia in formato .odt Rispondono in circa sessanta giorni, sia che accettino di pubblicare il tuo romanzo, sia per indicarti come migliorarlo. Sono presenti sugli scaffali di diverse librerie e distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano. Il libre, se non è presente, può essere ordinato praticamente ovunque.
  2. Icangage

    Sterling Editore

    Nome: Sterling Editore Generi trattati: thriller psicologico, poliziesco, mistery, noir, romanzi storici, romanzi d'amore,graphic novel, fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: email a: info@sterlingeditore.it Distribuzione: Non è possibile risalire a questa informazione dalla loro pagina fb. Sito: Non ancora allestito Facebook: https://www.facebook.com/sterlingeditore/ La casa editrice è appena nata, non hanno ancora un sito disponibile. Asseriscono di essere totalmente free ma, ad un primo contatto con loro, mi è stato detto che "attualmente i nostri editor risultano impegnati" per cui consigliavano o l'editing ad una persona di fiducia o affidarmi ad un loro collaboratore esterno. Sperando di non aver sbagliato, rimetto allo staff ogni decisione su questo thread!
  3. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo Conosciuti al Salone di Torino: molto simpatici, motivati e disponbilili. Il catalogo esposto era prevalentemente fantasy, horror e thriller. La pagina FB è poco seguita ma il gruppo e vivacissimo, animato da loro stessi. Fanno contest, interviste agli scrittori emergenti eccetera. La prima impressione è ottima, il resto a voi
  4. Ngannafoddi

    Edizioni Arianna

    Nome: Edizioni Arianna Generi trattati: Fiabe per piccini, Favole per adulti, Poesia, Romanzi di Sicilia, Narrativa... http://edizioniarianna.it/casa-editrice-siciliana/ Modalità di invio dei manoscritti: info@edizioniarianna.it Distribuzione: http://edizioniarianna.it/contatti/ Sito: http://edizioniarianna.it/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniArianna/ Casa editrice che pone la sua attenzione soprattutto sui nuovi talenti letterari e artistici del panorama siciliano. I loro libri nascono sulle Madonie. Organizzano molti eventi e presentazioni. Di più non so. Mìzzica!
  5. Kikki

    Il mostro sotto il letto

    commento P.s. Le ripetizioni sono (quasi) tutte volute e volontarie «Mamma, mammaaa!» Olivia trema nel buio della stanza mentre sente il bum bum bum del suo cuore fino dentro alle orecchie. Si appende la coperta al naso, stringe Pongo, il coccodrillo di peluche che dorme con lei da quando è nata, e fa partire lo sguardo radar a cui non sfugge neanche una minuscola ombra nascosta. Guarda a destra. Tutto è silenzio. Tutto è immobile. Eppure è sicura. Lei l'ha sentito. Bonf, punf, tanf. Chiaro, chiaro, tondo, tondo è rotolato dentro alla sua testa rimbalzando da un orecchio all'altro. “La mamma non mi sente.. sono rimasta in casa da sola? Forse la mamma è stata rapita?” All'improvviso l'armadio, socchiuso, sbuffa inquieto. “Era chiuso quando sono venuta a letto, ne sono sicura!” La tenda, stanca, accarezza la finestra. “Non può esserci vento in una stanza chiusa!” L'armadio di legno del corridoio lancia un grido che fa sudare le ascelle e gelare le punte dei piedi mentre si sgranchisce le ante prima di dormire. Guarda a sinistra. Tutto è silenzio. Tutto è immobile. Sarà stato un sogno? Se lo è solo immaginato? Piano piano le mani fanno scendere la coperta a scoprire anche il mento. “Dovrei guardare sotto al letto”, riflette Olivia. “Se mi sporgo e cado il mostro che vive sotto al letto allunga la mano e mi porta là sotto insieme a lui. Escluso. Se metto i piedi per terra e e mi chino potrebbe prendermi per la caviglia”. Olivia si decide, bacia Pongo e poi lo lascia scivolare lungo il fianco del letto. “Buona fortuna”. Pongo arriva a destinazione con un piccolo fruscio. Senza quasi muoversi, la vista radar di Olivia raggiunge il pavimento, ma Pongo è caduto troppo vicino e lei non riesce a vederlo. Millimetro dopo millimetro il corpo di Olivia striscia tra materasso e coperta fino ad arrivare al bordo. Gli occhi si spingono verso il pavimento come due binocoli. Niente. Niente e nessuno. «Pongo», sussurra Olivia. «Ci sei?» Guarda in basso. Tutto è silenzio. Tutto è immobile. Di Pongo non c'è traccia. «Pongo...» Il coccodrillo verde sembra essere stato inghiottito dal mare oscuro che si stende al posto del pavimento. Nessun rumore e nessun movimento increspano l'aria densa come la crema al cioccolato. «Non ti abbandono, amico mio. Arrivo!» Olivia butta la coperta di lato con decisione e si sporge dal bordo del letto con un solo movimento. La vista radar da pipistrello addestrato scruta con attenzione saltando dalle pantofole gialle a forma di anatroccolo alla bambola Camilla che dorme sempre per terra perché ha mal di schiena. Pongo, a pancia in su, agita le zampe per ribaltarsi e fuggire. La testa è già nascosta sotto al letto, “il mostro che vive lì sotto non perde tempo!” pensa Olivia. “Ho bisogno di un'arma per difenderci”; trova subito quella orribile scatolina rosa a fiorellini gialli che le ha regalato la zia Matilde l'ultima volta che è venuta a trovarle e che se ne sta seduta sul comodino come se fosse un trono e lei una regina. “Perfetta!” Tenendosi in bilico da vera equilibrista da circo, Olivia si sporge ancora di più, stringe gli occhi per concentrarsi, allunga il braccio armato una o due volte per prendere la mira e poi lancia con tutta la forza che ha. La brutta scatolina sfreccia veloce come un razzo sotto il letto, sotto la coperta e finisce a schiantarsi con un gran fracasso contro qualcosa di altrettanto duro che crolla con un rumore da piccola frana di montagna. Mezza appesa dal bordo del materasso e senza perdere un secondo, Olivia chiude le dita sulla coda di Pongo e lo riporta in salvo a bordo del letto. Tira in gran fretta la coperta su entrambi e trattiene il respiro mentre accarezza Pongo, ancora tutto scosso dalla sua esperienza. La porta della camera si apre all'improvviso cigolando per protesta. «Olivia?» la voce della mamma arriva come un raggio di sole dopo un grosso temporale. «Mamma! Finalmente ti sei svegliata» Olivia e Pongo sbucano fuori dalla grotta calda della coperta, senza più alcuna paura. «Mamma, non sei stata rapita. Che bello». «Rapita?» la mamma è sbalordita. «Certo che no, amore. Nessuno mi può rapire. Io sono la tua mamma». Si siede sul bordo del letto e accarezza la fronte della figlia, senza dimenticare di dare un buffetto anche al fidato Pongo. «Come mai non dormi? E cosa è stato tutto quel rumore che ho sentito? Sembrava proprio una piccola valanga». «Mamma, era di nuovo il mostro sotto al letto. Non dormiva e faceva muovere tutto. Vedi che anche l'armadio è aperto? Pongo mi ha salvata!» La mamma sorride al coccodrillo sdentato e poi si gira a controllare: effettivamente una porta dell'armadio è aperta. Si alza, ci guarda dentro, si fa di lato e mostra a Olivia che dentro ci sono solo i suoi vestiti. «L'armadio è sicuro, diamo un'occhiata al mostro sotto al letto a vedere se gli è venuto sonno e ha deciso di andare a nanna anche lui». Si mette in ginocchio di fianco al letto mentre Olivia trattiene il respiro e copre gli occhi di Pongo con una mano. La mamma si rialza con dei pezzi rotti della orribile scatolina e dei mattoncini colorati per fare le costruzioni. «Oh, che peccato! La scatolina della zia Matilda si è rotta». Olivia cerca di avere lo sguardo più innocente che riesce a trovare tra le ciglia e le sopracciglia. «Se c'era un mostro deve essere andato a dormire adesso». Dopo aver appoggiato i pezzi del regalo della zia Matilda sul tavolo, la mamma fa sdraiare Olivia e sistema Pongo al suo fianco. «Ora sei tranquilla, Olivia? E anche tu coraggiosissimo Pongo, è ora di dormire per davvero». Mamma nasconde la bocca con la mano mentre sbadiglia, copre bene tutti e due e li bacia. La bambina e il coccodrillo sentono che le palpebre cominciano a pesare come pietre. «Buonanotte, mamma». Con gli occhi chiusi Olivia sente i passi della mamma che si allontanano e la porta che cigola sollevata nella speranza di non aprirsi più fino al mattino seguente. Quasi sprofondata nel sogno, Olivia decide di dare un'ultima controllata e poi di dormire per davvero. Guarda in alto. Tutto è silenzio. Tutto è immobile. Quando improvvisamente... è solo un'impressione o il lampadario ondeggia come la pendola a casa del nonno? Olivia si concentra e guarda solo lui, ma gli occhi spalancati la tradiscono e seguono le ombre che disegnano i fari di una macchina mentre passa per la strada. Tornano al centro del soffitto dove il lampadario è fermo come solo un lampadario sa fare. Con un piccolo sospiro di sollievo, Olivia stringe Pongo e si addormenta.
  6. Romanzi perfetti

    Dreambook Edizioni (Sidebook)

    Nome: Dreambook Edizioni Generi trattati: narrativa, fotografia, ragazzi, saggistica, poesia. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dreambookedizioni.it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: rete di librerie fiduciarie (http://www.dreambookedizioni.it/librerie-fiduciarie/) e store on-line Sito web: http://www.dreambookedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/dreambookedizioni/?fref=ts Conosciuti tramite un gruppo chiuso di Facebook che si chiama Dreambook Edizioni, ma da una ricerca tramite Google si evince che la Casa Editrice sia la Sidebook. Non esiste infatti un sito della Dreambook Edizioni. In quello della Sidebook riconosco il volto di un membro dello staff. Invio email per avere delucidazioni sulla loro "natura" (free o EAP) e mi viene risposto che sono a pagamento i servizi accessori come la pubblicità. PS: l'email è contenuta nel gruppo Facebook Dreambook Edizioni; il sito web Sidebook contiene solo una form da compilare per essere ricontattati.
  7. Riccardo Bertoldi

    New-Book Edizioni

    Nome: New Book Edizioni Generi valutati: thriller, giallo, rosa, storico, per ragazzi. Invio manoscritti: http://www.new-bookedizioni.it/contatti.php Distribuzione: librerie fiduciarie, Amazon, IBS e altri store on-line Sito: http://www.new-bookedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/New-Book-Edizioni-389523121122968/ La casa editrice New-Book Edizioni, con sede in Trentino Alto Adige lavora con una fitta rete di librerie di propria fiducia, pubblicizza il libro sul suo sito web, sui Social Network, su Amazon, IBS, Libreria Universitaria e attraverso la consegna di alcune copie alla stampa. Realizza, inoltre, anche le versioni e-book (acquistabili dal sito web e direttamente dal Kindle Store di Amazon). Offre l'opportunità di girare un book-trailer del libro, a chi fosse interessato.
  8. Leonor Ash

    Ogni giorno come il primo giorno

    Titolo: Ogni giorno come il primo giorno Autore: Giorgia Penzo Collana: Narrativa Nord Casa editrice: Casa editrice Nord ISBN: 8842930792 Data di pubblicazione: 31 maggio 2018 Prezzo: € 9,99 (digitale), € 16,90 (cartaceo) Genere: Narrativa Young Adult Pagine: 359 Quarta di copertina: Petra e Cloe erano diversissime – una ribelle, insicura, chiusa in se stessa; l’altra solare e amata da tutti – eppure unite da un legame profondo e sincero. E, adesso che è rimasta da sola, Petra fa una promessa alla sorella: vivrà anche per lei, s’impegnerà a migliorare e a non buttare più la sua esistenza. Niente più feste sfrenate, niente più alcol, niente più brutti voti a scuola. Ma è tutto così maledettamente difficile, con la famiglia che cade a pezzi e tutto il mondo che le urla in faccia che è colpa sua se Cloe è morta in un incidente d’auto. Ma Petra non si arrende e, spinta da una forza di volontà che non sospettava di avere, affronta un percorso di rinascita, aiutata prima da Lore, una compagna di classe scozzese arrivata in Italia per uno scambio culturale, e poi da Dario, uno studente universitario che le fa ripetizioni di matematica in vista dell’esame di maturità. Dario, un ragazzo enigmatico e affascinante, che la sorprende in ogni occasione e che le apre le porte di un futuro nuovo, radioso. Ma che allo stesso tempo nasconde un passato oscuro che presto tornerà a reclamare il suo prezzo, mettendo in discussione tutto ciò che Petra ha costruito fino a quel momento… I problemi a scuola, il rapporto con i genitori, l’amore, le fughe, i traguardi, le delusioni, il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo: per Petra, senza più Cloe ma con Dario al suo fianco, ogni giorno sarà come il primo giorno della sua nuova vita. Link all'acquisto: http://bit.ly/OgniGiorno_AMZ
  9. Eleonora Zaupa - Dèvera

    Etereo amore (1600 caratteri)

    Questo è un incipit per un concorso. Avete suggerimenti? Migliorie? Grazie! Ho ventitré anni e sono qui da sempre, per quanto posso ricordare. Non credo di aver mai vissuto altrove; e sapete una cosa? Sono stanco di essere qui. Lo ero fino a prima che lei nascesse. Lei, oh, lei. La mia prima nota colorata nella mia grigia esistenza. Lei è nata nella mia casa. È cresciuta nella mia casa. Adesso ha la mia età, e l'inevitabile è accaduto. La amo. Tutta colpa della mia condizione: sono legato a questo posto e non posso andarmene. Ho tentato così tante volte di parlarle, di toccarla… ma non ci sono mai riuscito dopo il suo quinto compleanno. Quando era piccola giocavamo spesso assieme, riusciva a vedermi; mi chiamava Tommy. Sua madre le diceva che doveva smetterla e lo fece davvero, alla fine. Da quel momento ero caduto una seconda volta nel limbo. Quel limbo di solitudine che sono costretti quelli come me. I bambini sono la cosa più bella che ci possa capitare, quando si vuole della compagnia. Tuttavia, quando compiono cinque anni, torna tutto come prima. Non ricordo più il motivo per cui sono qui; adesso so solo che vivo per lei. Ricordo però il momento esatto in cui la mia vita cambiò. In cui la mia vita finì. Ero stato ucciso. Mio padre voleva bene a mia madre, così tanto che era geloso di me. Era tornato a casa zuppo di pioggia e di alcol, e imbrattò il pavimento del mio sangue. Da quel momento sono costretto in questa casa, intrappolato tra queste mura che ogni giorno mi ricordano l'ultimo giorno di vita… anche se non il motivo per cui sono ancora qui. Adesso, l'unica cosa che voglio, è dirle che l’amo. Credo di essere uno scherzo della natura… uno spirito malato. Uno spirito può amare una persona ancora viva?
  10. Marshall85

    Il bosco di Connemara

    Era un autunno di tanto tempo fa. Clark e la sorellina Bette, per raggiungere la scuola, erano soliti imboccare un piccolo il centro del paese, dove si trovava la scuola. I due fratelli incontratisi a metà strada con Michy, una loro compagna di classe, ripresero il cammino ma, dopo pochi passi, la loro attenzione fu attirata da una farfalla che svolazzava attorno a Clark con insistenza. Il bambino cercò inutilmente di allontanarla con le mani, ma era come se quella farfalla, dai mille colori, volesse dire loro qualcosa. Fu così che decisero di seguirla. Si misero a correre e si ritrovarono in uno strano sentiero, completamente diverso da quello che li avrebbe dovuti portare a scuola. “Dove vorrà portarci questa farfalla?” disse Bette. Clark intuì che la farfalla non si era fermata in un posto qualunque, bensì vicino ad un’imponente quercia e disse: “Guardate la quercia! Si sta sradicando dal suolo”. Questo enorme albero, davanti agli occhi sbalorditi dei ragazzi, cominciò a sradicarsi dal suolo, formando una grande apertura sotto di sé. Spinti dalla curiosità, i fanciulli, si avvicinarono alla voragine e vennero improvvisamente risucchiati, scivolando lungo una discesa buia e presto si ritrovarono sul fondo. In quel luogo ogni cosa si mostrava diversa: davanti a loro apparivano una miriade di fiori variopinti, acque cristalline che zampillavano lungo i torrenti e tanti animali di specie diverse, si muovevano liberamente e felici lungo i sentieri. La sorellina Bette meravigliata disse: “Non ci posso credere al posto delle mani ho due ali azzurre che brillano”. “Io invece ho una coda che scodinzola. BAU BAU”. Anche Michy non si trovava più nel suo corpo da bambina: “Sono un orsetto bruno con il pelo tutto arruffato”. Alcuni animali del bosco si radunarono vicino ai nuovi amici, e una volpe, dal pelo argentato, raccontò loro che quel luogo incantato era invisibile agli occhi degli umani. “Tanto tempo fa, esisteva solo il Bosco di Sopra; purtroppo certi uomini non avevano rispetto di noi abitanti del bosco e fu quindi una nostra necessità rifugiarci in un posto più sicuro, dove regnasse il rispetto e la tranquillità”. La piccola Michy, le chiese: “come possiamo renderci utili una volta usciti dalla quercia? La volpe insegnò loro una parola magica: “E.R.A che significa EDUCAZIONE, RISPETTO E AMORE. Perché solo se amiamo la natura e gli animali possiamo amare anche noi stessi!”. Ormai la luce del giorno cominciava a dare spazio alla sera e tutti e tre erano contenti ed emozionati all’idea di trasmettere quell’importante messaggio, E.R.A, agli altri bambini della contea e ai loro rispettivi genitori. Fu così che Clark, Bette e Michy, salutarono la volpe e tutti gli animali, ringraziandoli del loro insegnamento e per il bellissimo tempo trascorso insieme e, sempre guidati dalla farfalla, ritornarono nel Bosco di Sopra riprendendo le loro sembianze umane.
  11. Writer85

    Grandezza carattere da utilizzare

    Buonasera a tutti. Vorrei chiedere un'informazione riguardo l'impaginazione per la stampa di un libro e cioè : Che corpo carattere va utilizzato per un libro che verrà stampato in formato 13x19 cm? Il carattere 12 risulterebbe troppo grande o va bene ? Grazie!
  12. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Casa editrice generalista, ha collane per: - Romanzi di narrativa; - Fantasy; - Horror; - Antologie; - Sillogi poetiche; - Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: Inviare proposte a: proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  13. Adiaphora Edizioni

    Adiaphora Edizioni

    Nome: Adiaphora Edizioni Sito web: www.adiaphora.it Generi trattati: tutti tranne erotico e storico. Modalità di invio dei manoscritti: Allegare il manoscritto completo all'indirizzo email manoscritti@adiaphora.it con oggetto: "Proposta editoriale". Non saranno accettati romanzi di genere esclusivamente erotico o storico, né racconti, poesie o raccolte. Distribuzione: fornitura diretta alle librerie interessate https://www.adiaphora.it/librerie/ Distribuzione Digitale a cura di StreetLib - Simplicissimus Book Farm Srl Facebook: https://www.facebook.com/adiaphoraed/
  14. Ezbereth

    In viaggio con Amir

    Titolo: In viaggio con Amir Autore: Melania Soriani Illustratore: Pamily Soul Illustration Casa editrice: Edizioni Leucotea ISBN: 9788894917031 Data di pubblicazione : 27 febbraio 2018 Prezzo: 14,90 EURO Genere: Romanzo per bambini Pagine: 214 Sito web: In viaggio con Amir (con materiale scaricabile) Pagina Facebook: InviaggioconAmir (iscrivetevi per seguire la pagina) N.B. Tutti i proventi derivanti dal libro saranno redistribuiti a favore delle associazioni che si occupano di accogliere i bambini migranti qui in Italia. (Sul sito del romanzo saranno pubblicate le copie degli incassi e dei versamenti effettuati ) Quarta di copertina : Amir ha 10 anni ed è rimasto solo nella grande città di Tartus, dove la guerra ha distrutto quasi tutto. Coraggioso e Audace, decide di mettersi in viaggio per cercare la sua mamma, partita per Vienna prima che il conflitto si aggravasse. Così, nascosto nella stiva di una nave italiana, la Fortuna, fa conoscenza con insolito e buffo personaggio e inizia la sua avventura che, tra pericoli e peripezie, sarà costellata di incontri inaspettati, e lo porterà molto lontano da casa. Sinossi: Amir vive il dramma della guerra. Il conflitto gli ha portato via il padre e la sorella minore, mentre la madre, per cercare di mantenere i suoi cari ha lasciato la città di Tartus già tempo addietro, quando la situazione ancora non era così compromessa. Quando anche la nonna del piccolo Amir muore, il ragazzino si trova davvero solo, con solo il sogno, che ha già da tempo, di poter raggiungere sua mamma a Vienna. Preso coraggio si imbarcherà clandestinamente su una nave italiana diretta a Venezia, primo step del suo viaggio alla ricerca di una vita normale. Un libro per riuscire a parlare ai più piccoli di cosa sia la guerra e quali sono le sue devastanti conseguenze, di come quelle che possono essere interpretate come immagini nei telegiornali sono in realtà vite distrutte e famiglie devastate che hanno perso tutto. Link all'acquisto: Feltrinelli Amazon IBS Libreria Universitaria Direttamente dall'autrice (pagamento bonifico o Paypal) inviando un'email a: inviaggioconamir@gmail.com Buona lettura! Melania S.
  15. Kikki

    Bao Publishing

    Nome: Bao Publishing Generi trattati: fumetti, illustrati per l'infanzia, young adult https://baopublishing.it/contact-us/ Modalità di invio dei manoscritti: https://baopublishing.it/contact-us/ Distribuzione: non specificato Sito: https://baopublishing.it/ Facebook: https://www.facebook.com/baopublishing
  16. GM Press

    GM Press

    La GM Press, nata nel 2016, si propone di interpretare il mestiere di editore in maniera attenta, dando spazio alla qualità delle proposte editoriali e alla domanda medio-alta di quel lettore che cerca una letteratura di evasione di buon livello. GM Press intende valorizzare il libro come prodotto editoriale, esaltandone le qualità dal punto di vista del formato e del contenuto. Dà una cura particolare agli aspetti grafici e alla qualità della presentazione e progressivamente intende proporsi come un luogo aperto di buona lettura, di scrittura, di apprendimento, di dialogo, di confronto e di ricerca, nel quale vecchia e nuova letteratura, scrittori affermati e autori emergenti, possano confrontarsi, creando e diffondendo cultura. GM Press soprattutto non chiede soldi per leggere e valutare i testi. Non chiede soldi per correggerli e migliorarli. Non chiede soldi per impaginarli e per produrli, pubblicizzarli e distribuirli e non chiede neppure di acquistare delle copie.
  17. commento Annusando di qua e di là, finalmente il cane riesce a ritrovare l'odore dell'uomo e si rimette sulle sue tracce, finché quasi non va a sbattere contro al carrello traboccante da cui non si separa mai. Dell'uomo dei cartoni non c'è traccia. Lola si apposta, non può averlo abbandonato. Infatti, poco dopo, lui si avvicina con passo leggero alla sua valigia su ruote e toglie la catena con cui l'aveva assicurata a un palo. Raccoglie le sue cose e si dirige verso la fine della via. Bengi gli sta dietro senza farsi notare e sente subito che c'è una differenza nella scia che l'uomo lascia dietro di sé: ha perso l'odore pungente, ora profuma di pulito. Si ferma fuori da un palazzo antico fatto di mattoni rossi, di nuovo lega il suo carrello a un palo, poi scompare dietro la porta a vetri. Bengi non lo segue, di solito nei posti con le porte trasparenti e automatiche i cani non possono entrare, quindi neanche ci prova. Fa invece il giro da un lato, per vedere di scoprire qualcosa in più. L'uomo dei cartoni è seduto su una poltrona nera con un libro in mano, lo trova subito, dietro a un grande vetrata che si affaccia su un minuscolo giardino. Poco dopo la testa si appoggia su una spalla e il libro scivola tra le gambe; si è addormentato. Il poliziotto che fa avanti e indietro tra poltrone e tavoli, con le mani dietro la schiena, si avvicina e lo tocca sulla spalla. Una, due, più volte. Finalmente l'uomo dei cartoni si sveglia, guarda il poliziotto, le labbra si muovono in risposta a quelle dell'altro, si alza, raccoglie il volume che era finito a terra e scompare tra gli scaffali di libri seguito dallo sguardo dell'uomo in divisa. Bengi è dispiaciuto, a lui non piace mai quando lo svegliano. Segue l'uomo che esce all'aperto e riprende il suo carrello intontito dal sonno e barcollando un po', i suoi gesti sono lenti, quasi densi. Camminano insieme, uno avanti e l'altro dietro. Bengi capisce subito che stanno tornando vicino al supermercato dove si sono incontrati la sera prima. Quando arrivano alla casa dell'uomo dei cartoni, Bengi rimane indietro e si nasconde tra le ombre della sera che scende. Osserva l'uomo inconsapevole che si prepara per la notte: sposta i cartoni e li sbatte come meglio può, lo stesso fa con le coperte, lega il carrello al sicuro dopo aver preso una bottiglia marrone. I suoi gesti sono precisi anche se lenti, si capisce che vengono dall'abitudine e che li ha ripetuti innumerevoli volte. A Bengi mancano i suoi rituali: stiracchiarsi nella cuccia, aspettare che Gianni si svegli e gli apra la scatoletta, abbaiare agli uccelli fuori dalla finestra, gli manca persino farsi sgridare perché non è riuscito a trattenere la pipì aspettando che Gianni torni dal lavoro e l'ha fatta in cucina, sul tappetino. Non è fatto per stare da solo, pensa Bengi con un sospiro, ha bisogno di un amico. Senza nemmeno accorgersene il cane lupo si è mosso verso l'uomo dei cartoni, che lo nota immediatamente. «Sei tornato, cane». Prende un sorso dalla bottiglia scura che tiene in mano. «Pensavo non ti avrei più rivisto, e invece eccoti qua». Si guardano per un po', poi l'uomo dei cartoni torna a seguire le sue abitudini. Bengi dà un'annusata di controllo, tanto per esserne sicuri, anche se sa già l'odore che troverà. E infatti eccolo lì il profumo che ha seguito tutto il giorno: sporco in sottofondo e un pulito nuovo di zecca. Di paura o cattiveria neanche l'ombra. Arriva vicino all'uomo dei cartoni, indeciso sul da farsi, ma lui lo toglie subito dall'indecisione. «Guarda, ho anche una coperta in più». L'appoggia ai piedi del lupo e rimane a guardarlo, in attesa. Bengi l'annusa senza staccare gli occhi dall'uomo. L'odore è lo stesso, non c'è paura, solo sporco. «Bravo, cane! Facciamoci una bella dormita e domani pensiamo a che fare di te». Soddisfatto l'uomo si avvolge nelle coperte coprendo bene la testa e si accomoda sotto ai cartoni. Bengi si sistema senza perderlo d'occhio, ma pare inoffensivo e gli sembra passato molto tempo dall'ultima gentilezza. Si addormenta sognando scatolette di manzo e Gianni che corre; lui dietro che lo insegue. Per quanto si sforzi, non riesce mai a raggiungerlo. I suoi stessi lamenti lo svegliano e si ritrova ad ansimare come se avesse appena finito di correre per davvero. È ancora notte e l'uomo di fianco a Bengi russa sommesso. Lo guarda meglio e, tra le rughe e lo sporco, non sembra avere una faccia cattiva, profuma di sicurezza e di sorrisi. Infila il muso sotto la mano dell'uomo che borbotta senza muoversi, poi si addormenta.
  18. commento Si ferma solo quando sente il cuore che gli martella nel petto. Perché è scappato? Quell'uomo non sembrava cattivo. Neanche Gianni a dirla tutta, eppure l'ha lasciato legato a un albero fuori da un supermercato sconosciuto. Bengi non se lo sa proprio spiegare. Si guarda intorno per trovare un altro rifugio per la notte, ma il paesaggio non offre molti ripari. Si accoccola come meglio riesce con la schiena appoggiata a dei vecchi copertoni, ma non chiude gli occhi. La notte è piena di rumori che non conosce. Prima di tutto il traffico, che da casa di Gianni non si sente quasi. Qui invece è molto intenso, anche se Bengi è in una posizione in cui non vede nessuna auto. Sente i passi di animali piccoli poco lontano da lui, poi gli arriva la voce del guardiano del supermercato, anche se da lontano. Il cane si gira e si rigira, ma non riesce a prendere sonno. Decide di tornare verso il grande cubo grigio. Poco tempo dopo si trova a fissare l'uomo dei cartoni che dorme. Ha un odore forte e pungente di molte cose impastate insieme. Bengi è sicuro che i suoi vestiti non entrino in una lavatrice da molto, molto tempo. L'uomo dei cartoni ha parcheggiato un carrello della spesa poco distante, ma ben nascosto. Bengi si avvicina trascinando il guinzaglio sull'asfalto. Sembra contenere un po' di tutto: ci sono coperte sporche, sacchetti di carta che profumano di pane vecchio, delle banane completamente nere, una bottiglia di vino, dei bicchieri opachi e sbeccati, una valigia marrone impolverata e legata con una corda grossa, dei libri stropicciati e molti giornali. Bengi torna vicino all'uomo e lo guarda cercando di capire cosa è meglio fare. Questo uomo perché vive qui? Non ce l'ha una casa? Forse è in campeggio, in questo caso gli manca una tenda. E sicuramente poteva scegliersi un posto migliore. Decide di nascondersi e aspettare. S'infila dietro a delle scatole poco lontano dall'uomo dei cartoni, e finalmente si addormenta. La mattina dopo si sveglia con una canzone che gli risuona nella orecchie; è sicuro di averla già sentita, chissà, forse alla radio. Bengi apre gli occhi e stira le zampe in avanti. Sbircia da dietro le scatole e vede subito l'uomo dei cartoni che sta bevendo da una tazza fumante, ancora seduto sul suo letto. Con una mano regge la bevanda mentre si passa l'altra tra i capelli. Il carrello è uscito dal nascondiglio e ora si trova proprio di fianco all'uomo. Il sole non è ancora spuntato del tutto e disegna delle sfumature rossastre sul grigio dell'edificio. Qualche strofa e qualche sorso dopo, l'uomo dei cartoni è in movimento. Ha piegato le coperte che sono scomparse in un qualche anfratto segreto del suo carrello, ha appeso la tazza a un gancio di metallo e sembra pronto a iniziare la sua giornata. Anche a Bengi andrebbe di fare colazione, ma al momento non sembra esserci niente di disponibile. Per un momento pensa a Gianni, alla facilità con cui apriva e svuotava scatolette dentro alla sua ciotola. Non serve a niente pensarci, solo a far brontolare più forte lo stomaco. Bengi segue l'uomo dei cartoni fino a una piazzetta e poi in un vicolo che odora di olio fritto e freddo. Rimane a osservarlo da dietro l'angolo mentre rovista tra la spazzatura, fermandosi ogni tanto per appoggiare quello che estrae sul suo carrello. Finalmente sembra soddisfatto dalla perquisizione e riprende il cammino. Bengi si avvicina al cassonetto e trova immediatamente un mezzo panino smangiucchiato che ingoia quasi senza masticare. Si affaccia al bidone con cautela, ma l'interno è libero e invitante. Con un balzo si ritrova a rimirare colazione, pranzo e cena. “Che fortuna che la gente non finisca di mangiare quel che compra”, pensa Bensa con la bocca piena di bocconcini di pollo fritti e duri. Sarebbe bello se potesse procurarsi un carrello come quello dell'uomo dei cartoni, lo riempirebbe di tutto il cibo che c'è dentro al cassonetto e così avrebbe sempre un pasto pronto. Meglio delle scatolette. Certo dovrebbe difenderlo dai gatti affamati e dai topi. Dopo essersi saziato, Bengi torna sull'asfalto e, in due annusate, localizza la traccia penetrante del suo insegnante involontario e si rimette sulle sue tracce. Lo ritrova sulla piazza, il carrello deve essere di nuovo stato nascosto, perché non si vede da nessuna parte. L'uomo dei cartoni è seduto sotto a un portico, poco distante dalla porta di un negozio di vestiti. Ha ripiegato una coperta su cui si è seduto, ha preso fuori da qualche parte un pezzo di cartone che ha appoggiato di fianco a un cappello capovolto e si è appisolato. Lola rimane a osservare da dietro a una colonna: la gente passa camminando in fretta, qualcuno lascia cadere dei soldi che tintinnano dentro al cappello, altri cambiano strada e fanno il giro largo invece che passare davanti all'uomo dei cartoni, qualcuno lo guarda e sorride, altri non staccano gli occhi dal piccolo schermo che stringono tra le mani. Dopo qualche ora, la folla di gente si dirada e l'uomo si alza, controlla il cappello e ne svuota il contenuto in tasca, piega la coperta che si mette sotto braccio e scompare in un vicolo. Lola si affretta a seguirlo. Lo ritrova che spinge il suo carrello in una via che puzza di urina. Bengi dà il suo contributo senza perdere di vista l'uomo, che poco dopo entra in un palazzo da cui proviene un buon odore di cibo cotto misto a quello di molti corpi non lavati. Bengi decide di mettere in pratica quello che ha visto fare all'uomo dei cartoni, così torna verso la piazza e si siede fuori da un posto in cui la gente sembra mangiare in piedi. Per un po' finge di dormire, ma le persone lo ignorano, così cambia tattica. Non appena nota che qualcuno sta per uscire dalla porta, guaisce e li implora da sotto in su, cercando di farcire il suo sguardo con tutta la disperazione e tutta la confusione delle ultime ore. Sembra funzionare alla grande. Infatti una coppia si ferma quasi subito e, dopo qualche frase promettente dai toni troppo acuti, lancia a Bengi un pezzo di panino alla mortadella. Soddisfatta per aver scoperto come fare a riempirsi lo stomaco senza litigare con nessuno, Bengi va a cercare l'uomo dei cartoni. Torna all'edificio in cui l'ha lasciato, si sistema in una pozza di ombra e osserva il via vai di persone. Hanno tutte una caratteristica in comune: sanno di strada. Che siano loro o i vestiti che indossano, l'odore che emanano è molto intenso e Bengi riesce a riconoscere le sfumature di tutto quello che ha scoperto nelle ultime ore, e di molto altro ancora. Ci sono uomini e donne, giovani e vecchi, hanno la pelle scura e hanno la pelle chiara. Non tutti sorridono, ma quelli che lo fanno mostrano pochi denti. Dopo un po' di tempo nessuno esce più dal palazzo e anche la strada si svuota. Bengi trotterella verso la piazza per controllare se l'uomo dei cartoni è tornato a occupare la sua posizione del mattino, ma non lo vede da nessuna parte.
  19. commento Bengi è un bel cane dalla coda folta e dalle orecchie dritte, gli piace giocare a palla e va matto per le scatolette con manzo e verdure. Se ne sta spaparanzato in una pozza di sole fuori dal nuovo supermercato. Non è mai stato in questa parte della città. Mentre venivano in macchina, pungenti odori di spezie unito a molta spazzatura vecchia e ben fermentata, gli hanno solleticato il naso. Il suo amico Gianni ha legato il guinzaglio giallo a un albero proprio fuori dall'entrata e gli ha detto di aspettare. Stranamente gli ha anche dato un dolce prima di entrare nel grande cubo grigio, accompagnato da un carezza più lunga del solito. Mentre il venticello gli scompiglia i peli, il cane lupo si addormenta di un sonno profondo con la schiena appoggiata alla corteccia ruvida. Un brivido gli corre dalla punta delle orecchie alla cima della coda. “Fa freschino”, riflette Bengi mentre si stiracchia e si guarda in giro, la testa stranamente intontita. Sbadiglia. Ha l'impressione di aver dormito per ore. Il pensiero della nuova scatoletta che Gianni ha sicuramente comprato gli fa scivolare la bava dagli angoli della bocca; ma l'immagine che gli si para davanti gli secca la lingua e il palato: l'enorme spiazzo pieno di macchine colorate e brillanti di sole è deserto. Solo qualche cartaccia rotola pigra tra i carrelli abbandonati e immobili. “Dove sono finiti tutti?”. La porta di vetro del grande negozio è immobile e piena di impronte di mani sudate. Nessuno. Gianni? Da nessuna parte. Bengi comincia a sentirsi inquieto. Che fare? Lancia un guaito tra le chiazze di luce pallida dei lampioni. Nessuno risponde. Si riaccuccia deciso ad aspettare. Gianni tornerà certamente a prenderlo. Però, dopo qualche ora passata a sonnecchiare, Bengi sente brontolare lo stomaco con forza e cerca di togliersi di dosso quella strana sonnolenza. Cosa deve fare? Gianni dove sarà? Bengi non si è mai sentito così insicuro. Fino a quel momento la sua vita è sempre stata facile: dormire, mangiare, passeggiare. Le sue scelte fondamentale ricadevano sul dove schiacciare il prossimo pisolino, sicuramente niente che gli potesse cambiare la vita. Ma ora la questione sembrava molto seria, aveva due opzioni: Opzione 1: se ne andava a cercare del cibo e si riempiva lo stomaco, nel frattempo Gianni tornava e non lo trovava e lui rimaneva per sempre da solo. Opzione 2: rimaneva con il suo bel guinzaglio attaccato all'albero e quando sarebbe arrivato Gianni l'avrebbe ritrovato morto di fame. Un bel dilemma. La decisione non si può più rimandare. Sceglierà l'opzione tre: andrà a cercare qualcosa da mangiare e poi tornerà ad aspettare Gianni. Parte deciso verso la porta, ma il guinzaglio lo strattona e ricade seduto per terra. “Il guinzaglio, ma certo”. Come aveva potuto dimenticarsene? Bengi torna all'attacco con l'unico risultato di finire attorcigliato attorno al tronco. “Gianni, dove sei?” Il cane si lascia andare a un piccolo singhiozzo. Non si libererà mai. Appoggia il muso alla corteccia mentre la sua bella cuccia di legno con il tetto verde compare tra i suoi pensieri. Com'è finito in questa situazione? Il suo stomaco torna a ricordargli che è più vuoto di una ciotola leccata per bene. “Adesso basta, però!” ringhia il lupo all'albero, al guinzaglio e al parcheggio vuoto. Srotola il guinzaglio ripercorrendo i giri intorno al tronco, apre le fauci e acchiappa il tessuto giallo che lo tiene prigioniero. Tira di qua, tira di là, lo incastra bene tra i canini e STRAP, è libero. “Più facile del previsto”, pensa Bengi un po' spiazzato. Trotterella intorno al cubo grigio che è il supermercato, quando un odorino gli va direttamente nella pancia e lo costringe ad accelerare. Gira l'angolo e dei grossi cassonetti color rana lo aspettano con la bocca spalancata. Due ratti grigi e panciuti spuntano dal bordo verde, lo guardano immobili con gli occhietti a spillo, fanno vibrare i baffi nella sua direzione per poi rituffarsi tra l'immondizia. Bengi scatta all'attacco abbaiando come un vero colosso, ma i ratti sono impegnati a scegliersi la cena nella pancia della dispensa da cui proviene quel profumo che l'ha fatto volare, e non lo degnano di un minimo di attenzione. Deluso dalla poca reazione dei ratti, Bengi si rimette ad annusare fino al cassonetto di fianco. Due colate di grasso giallo e denso si sono rapprese su una fiancata di plastica. La pancia lo incita ad assaggiare. Ma il naso gli dice di fare attenzione. Il lupo però ha troppa fame e dà una leccata generosa. La sua lingua rugosa si appiccica alla colla e per un momento Bengi si ritrova a bocca spalancata e attaccato al bidone. Deglutisce e si rimette la lingua attaccaticcia tra le fauci, sputacchiando e tossendo disgustato. Non ce la farà mai, è una vera frana! Come si fa a confondere della colla per grasso saporito? Ma cosa ci sta a fare il naso sul suo muso? Il problema è la fame. Lo fa sragionare. Bengi smette un momento di lamentarsi e di compatirsi e riflette che, molto probabilmente, quella è la prima volta nella sua vita in cui ha davvero fame. Analizza la sensazione: stomaco che brontola, testa leggera e nervoso viscerale. Lui. Che è sempre stato un cane così affettuoso e simpatico? Impossibile, deve assolutamente fare qualcosa. Non si trasformerà in un cagnaccio rabbioso e che si piange addosso dopo meno di ventiquattro ore di strada sul groppone. Decide di essere più cauto. Pensa con nostalgia alla sua scatoletta con manzo e verdure e lo stomaco gli raccomanda di non perdersi d'animo. Il terzo cassonetto ha un odore più promettente. Bengi si alza sulle zampe posteriori. Controlla che nessuna sostanza sospetta sia colata lungo i fianchi e spicca un salto. Ma è troppo alto e riesce solo a intravvedere delle mele marce che spiccano in mezzo a tante altre cose dall'aria appetitosa. Con il muso spinge delle cassette di legno, piano piano, per non farle crollare. Ci sale sopra con la leggiadria di una farfalla. “Finalmente si mangia”, pensa Bengi rimirando il contenuto multicolore e umidiccio del bidone. «Ehi, cagnaccio, via di lì!» Un uomo tutto vestito di nero e con una torcia in mano sta correndo nella sua direzione. Bengi acchiappa tra i denti la prima cosa che gli capita a tiro, salta fuori dal cassonetto come un vero atleta e scappa a zampe levate con il guinzaglio al seguito. Continua a sentire il respiro affannoso dell'uomo che lo insegue, ma poi si infila dietro a delle macchine e gira l'angolo. Il guardiano deve essersi fermato a riprendere fiato. “Una mela! Pensa te se dovevo pescare una mela tra tutte quelle belle cose”, Bengi è afflitto, ma ha fame e, a quanto pare, questo è il risultato della sua caccia serale. “Sono un cane, mica un coniglio!” L'immagine dei bocconcini sugosi nella sua ciotola arancione non si smuove di un millimetro dai suoi pensieri. Con un sospiro rassegnato affonda i denti nella polpa marroncina e dolciastra pensando al manzo. Per dormire Bengi sceglie un ammasso di cartoni fuori dal perimetro del supermercato. Niente si muove e il posto sembra abbastanza protetto da guardiani improvvisi e ratti affamati. Si fa spazio con le zampe e cerca di mettersi il più comodo possibile. Abbassa il muso uggiolando e si abbraccia con la coda. “Cosa sarà successo a Gianni?” «Ma guarda che sorpresa! E tu chi sei? Ti sei perso?» Un uomo barcolla verso Bengi con le falde del cappotto che ondeggiano seguendo i suoi inciampi. Il lupo si stringe nell'angolo e sente il pelo della schiena che si alza minaccioso. Le labbra si arricciano mettendo in mostra due file di denti possenti e un basso brontolio di avvertimento gli esce dalla gola. «Non ti arrabbiare, cane. Questa è casa mia in fondo». Per niente preoccupato della dimostrazione di forza di Bengi, l'uomo si lascia cadere pesantemente sui cartoni e comincia a frugare tra gli strati. Il cane approfitta della distrazione dell'uomo per lanciarsi in un'altra corsa disperata senza voltarsi indietro.
  20. Kikki

    Lola finale

    commento Guarda la pizza con affetto e quasi con accusa, guarda l'uomo sulla panchina cercando di farlo sparire con la forza del pensiero. Poi sospira scuotendo la testa. Afferra il cartone tra i denti e trotterella verso quello che probabilmente sarà lo sbaglio più grande della sua vita. Lola appoggia la pizza ai piedi dell'uomo e abbaia. Quello alza la testa sorpreso, mettendo in mostra la barba grigia e gli occhi umidi. Si fissano un momento. Lola si chiede se scappare e non abbandona la tensione nelle zampe; è pronta a tuffarsi tra gli alberi e scomparire in un secondo. Anche l'uomo sembra indeciso sul da farsi. «Grazie, cane», esclama in fine. Allunga mano verso la pizza e ne raccoglie una fetta. «Tieni», allunga la mano e la pizza verso Lola che lo guarda diffidente. “Ognuno per sé ha detto il topo”, riflette ancora sentendo la risata di scherno del roditore. “Forse non vale per tutti”. Lola fa un passo verso l'uomo che ha un odore ancora più intenso di quello della salsiccia e afferra la fetta con i denti senza perderlo d'occhio. Ma l'uomo sta già addentando la sua parte e non si preoccupa più di Lola. Mastica con la stessa voracità che aveva Lola al suo primo boccone. “Forse anche lui ha molta fame”. Decide di rischiare e di provare, in fondo lei non ha un lavoro a cui dedicare anima e corpo come la formichina e non è furba come i gatti denutriti che ha incontrato nel cassonetto. A quanto pare, non è nemmeno d'accordo con il topo smaliziato. Lola si accuccia di fianco all'uomo e si dedica alla sua pizza.
  21. Kikki

    Lola 2/2

    commento p.s. In realtà mancherà un pezzetto finale, ho fatto male i conti dei caratteri e ho sforato di 200... «Mi chiamo Lola», il boxer darebbe un'annusata conoscitiva alla sua nuova amica, ma ha paura di farle fare un nuovo volo, magari meno fortunato del primo. «Mi sono svegliata poco lontana da qui. Non so neanche come ci sono arrivata, fino a questa mattina ero a casa mia con la mia famiglia». La formichina intanto si è liberata del muco che le era rimasto appiccicato addosso dentro al naso del boxer. «Mi dispiace, Lola. Ora, scusami, ma devo tornare a lavorare». L'animaletto non aspetta risposte, si gira e si incammina veloce per tornare dalle sue sorelle. «Aspetta, formichina», Lola non si muove. La formica nel suo correre, non ha coperto nemmeno la distanza di un passo del cane. «È la prima volta che sono da sola e senza una casa, non so né dove andare a dormire, né dove trovare del cibo». La formichina si è girata e guarda il cane. «Io vivo in un formicaio, Lola. Lavoro tutto il giorno e tutta la notte, non ho tempo di fare altro». Sembra pensarci un po' su. «In realtà non so fare altro. E senza le mie sorelle sarei perduta. Mi dispiace, ma non posso aiutarti». Detto ciò, la formichina gira prima le antenne, poi il resto del corpicino la segue e lei riprende la corsa per tornare al suo posto nella fila. Per un po' Lola rimane a osservare le formiche che lavorano senza interruzione. Un brontolio dello stomaco la riporta alle sue necessità più immediate, così si rimette in cammino verso la città. Dopo aver trotterellato per un po' sotto il sole cocente di mezzogiorno, Lola avverte uno stuzzicante profumo di spazzatura calda. Allunga il passo fino a sbucare in una stazione di servizio poco trafficata dove troneggia un bel cassonetto verde e ben pasciuto. Si lascia scappare un sospiro di sollievo: finalmente si mangia. Il cane si alza sulle zampe posteriori per affacciarsi al bidone e saltarci dentro, ma tre gatti sporchi e macilenti la fissano minacciosi dall'interno. «Via di qua, cane. Ci siamo prima noi», soffia un gatto pieno di cicatrici e con solo mezza coda. «Smamma», rincara la dose quello con le orecchie smangiucchiate. Il terzo si limita a fissare Lola in gattesco, con tutti i peli dritti sulla schiena arcuata. «Scusate, non volevo disturbare»; Lola cerca di essere gentile, benché il suo istinto la spinga ad alzare un po' troppo la voce. «Ho sentito odore di cibo e sono venuta a vedere. Ho davvero molta fame e magari è rimasto qualcosa». «Qui non c'è niente per te, cane. Fila via!» Coda mozza è pronto a spiccare un balzo. «Potete suggerirmi dove andare a cercare qualcosa da mettere sotto i denti? Sono nuova della zona e non sono pratica del procurarmi cibo da sola». I tre gatti sembrano completamente indifferenti alle parole di Lola, riprendono a mangiare il pezzo di formaggio verde su cui erano impegnati all'arrivo del boxer. Lola scambia l'indifferenza per un tacito assenso e salta dentro al cassonetto. La reazione dei gatti è istantanea e Lola, in un secondo, è ricoperta di denti e di unghie che, veloci come zanzare e appuntite come porcospini, le si piantano un po' ovunque. Lola agita le zampe di qua e di là cercando di togliersi i gatti di dosso. A un certo punto le capita una coda pelosa tra i denti e la morde. Sfortunatamente si tratta di Coda mozza che è molto sensibile su quell'argomento; il gatto si gira e graffia Lola sul muso più e più volte, mentre gli altri due si concentrano sulle zampe. Ferita e un po' sanguinante, Lola ringhia tutta la sua disperazione e salta fuori dal bidone, corre senza fermarsi mentre i miagolii arrabbiati dei tre gatti si perdono dietro di lei. Quando le sembra di essere ormai abbastanza lontana e quasi senza fiato, Lola si ferma poco distante dalle prime case del centro abitato. All'improvviso si rende conto che sta scendendo la sera: le ombre si allungano e l'aria si fa più fresca. Un brivido corre lungo la schiena del boxer e le orecchie le accarezzano la testa a lato degli occhi. Non avrà paura. No! Deve solo trovare un posto per dormire e qualcosa da mangiare. Un rumore di piccoli passi veloci la fa girare su se stessa come una trottola. «Chi c'è?» il cane sussulta. Una risata ironica proviene da una montagna di scatoloni di cartone addossata a una casa. «Grande, grosso e spaventato dalla sua stessa ombra», un topo grigio e ben pasciuto compare dalla grotta di cartone. I suoi baffi sono lunghi e vibrano, il roditore annusa Lola. «Sento puzza di paura, cane». «Signor Topo, cerco cibo e un posto per dormire», comincia a dire Lola con molta educazione, ma il topo scoppia a ridere e il boxer si interrompe. «E chiedi aiuto a me?» sembra che il topo si stia divertendo un mondo, tutto il suo corpo è scosso dalle risate. «Per la strada ognuno pensa per sé, devi cavartela da solo, cane!» sentenzia il topo. «Nessuno ti darà niente in cambio di niente. Fatti furbo», si infila di nuovo sotto ai cartoni e scompare. Lola si mette seduta e rimugina sulle parole dell'animale. A quanto pare nessuno ha bisogno di lei e lei deve imparare a non aver bisogno di nessuno. Come fare? Il boxer riprende il cammino e si inoltra nel parco che si apre al di là della strada. Cammina a testa bassa lungo il sentiero, quando un odore accende le spie di tutti i suoi sensi. “Pizza alla salsiccia!” pensa Lola lasciando scivolare la bava da un angolo della bocca. Ora ha il passo spedito e il corpo eretto, segue il profumo come se non esistesse altro al mondo mentre lo stomaco le dà un coraggio sufficiente a conquistare le pizzerie dell'intera città. La pizza se ne sta lì, sola e fumante, sopra una panchina. Incredibile. Le zampe di Lola si stanno già dirigendo al bottino quando l'istinto le dice di frenare e dare un'occhiata in giro. Il boxer ascolta il suggerimento a metà; senza fermarsi, guarda di qua e di là, ma senza perdere di vista la salsiccia. In un ultimo balzo si getta sul pasto, azzanna la scatola tra i denti e corre verso gli alberi. Mentre mastica soddisfatta il secondo pezzo di pizza ormai fredda, Lola sente un'esclamazione di sorpresa e dispiacere. Alza il muso ripescando con la lingua un pezzo di salsiccia che voleva scapparle dalla bocca. Un uomo è seduto sulla panchina al posto della pizza. Tiene le mani tra le ginocchia e le spalle basse, piegate in avanti. Piange piano. “Ognuno pensa per sé, ha detto il topo”, riflette Lola cercando di convincersi che quell'uomo non è un problema suo. “Non avrebbe dovuto lasciare la cena sulla panchina”, ragiona. Riprende a sgranocchiare un pezzo croccante del suo banchetto. Ma ora che il suo stomaco non la fa più da padrone, il senso di colpa che le suggerisce la testa la costringe a lanciare un nuovo sguardo all'uomo con i vestiti sporchi. Deglutisce il boccone che ha in bocca che le cade nello stomaco con il peso di una pietra.
  22. Kikki

    Lola 1/2

    commento Il titolo è provvisorio, se vi viene qualche idea, ne sono alla ricerca. Lola è un boxer felice. Passa le sue giornate dormicchiando o spaparanzata in giardino. Quando Tommi torna da scuola, giocano insieme fino all'ora di cena. Mentre Tommi fa i compiti, Lola sta seduta paziente accanto a lui. Le piacerebbe poterlo aiutare, ma non ci capisce davvero niente in tutte quelle lettere e in quei numeri, così si limita ad aspettare che finisca. Bisogna confessare che ogni tanto si appisola e, ogni tanto, quando si risveglia è già ora di mangiare. Dopo cena si siedono tutti in salotto: mamma e papà sul divano verde, Lola e Tommi sul tappeto. Guardano un film o si sfidano a un gioco di società, finché per Tommi non è ora di andare a dormire. Lola rimane sveglia con papà ancora per un po', poi lui le apre la porta del giardino e lei va a fare due passi nella notte. Non le piace tanto il buio, ma il giardino lo conosce bene e la luce che viene dalla casa la fa sentire meno spaventata. Qualche volta si chiede come sia la vita “fuori”; qualche volta pensa di andare a fare un viaggio da sola, per conoscere ed esplorare. Ma Tommi le mancherebbe troppo, così aspetta l'estate quando partono tutti insieme verso il mare per andare a cercare nuovi odori. Oggi la mamma è davvero affettuosa. Non che di solito non lo sia, ma oggi accarezza Lola e le parla in continuazione. La cagnolina capisce che qualcosa non va come dovrebbe, perché la mamma parla, parla, ma il suo tono non è quello di tutti i giorni. È preoccupata, è triste. A Lola piacerebbe molto riuscire a capire le sue parole, ma sono troppe e quasi tutte sconosciute. Lola la guarda da sotto in su senza staccarle gli occhi di dosso. La mamma si muove quasi frenetica riempiendo borse e valigie. Si parte? È già arrivato il momento delle vacanze? E allora perché non è felice? Lola le dà un colpetto umido sulla gamba. La mamma si ferma e la guarda con dolcezza. Poi scoppia in lacrime, si inginocchia e la abbraccia. Lola rimane interdetta; guaisce piano e le lecca una mano. Ma la mamma è inconsolabile. Lola è felice delle coccole extra, ma è preoccupata e dispiaciuta per questo pianto che non riesce a capire e che non sa come asciugare. Oggi per colazione c'è il piatto preferito di Lola: carne e riso. Le viene l'acquolina in bocca a sentire quel profumino delizioso. Cerca di trattenersi e rimanere seduta mentre la mamma le riempie la ciotola, ma le tremano le zampe dall'aspettativa. Quando ha il permesso di mangiare, Lola si tuffa sui bocconi fumanti. Dopo si sente bella satolla e una piacevole debolezza le appesantisce le palpebre e le fa ciondolare la testa. Si sdraia soddisfatta sulla sua brandina e smette di fare resistenza al sonno che la bracca. Lola apre gli occhi impastati su uno scenario inaspettato. Erba giallastra e una latta vuota che emana un vago odore di olive stantie. Solleva la testa di scatto per guardarsi intorno, ma il mondo comincia a ondeggiare nell'istante in cui i suoi occhi incontrano il ponte che le fa ombra. Si appoggia di nuovo sulle zampe anteriori e cerca di muoversi il meno possibile. Ha molta sete e una leggera nausea. Chiude gli occhi e aspetta che il paesaggio torni al suo posto. In quel momento passa un camion che rimbomba tra l'asfalto e le travi del ponte sopra la sua testa. Lola lo sente vibrare fin dentro le ossa. Dove si trova? E, soprattutto, come ci è arrivata? Le sue domande si perdono nel sonno che la assale di nuovo. Sogna la mamma che piange. Sogna un viaggio in macchina, si sente sballottata di qua e di là e riconosce il familiare borbottio del motore dell'auto di casa. Sogna papà che consola la mamma, ma anche lui ha la voce triste. Cerca di avvicinarsi a loro per dargli una leccata rassicurante. Non riesce a raggiungerli e li vede dietro una tenda di nebbia, come se non fossero reali. Lola si sveglia lamentandosi e abbaiando, le sue zampe ancora si muovono nella corsa che stava facendo nel sonno. Niente di quello che ha visto era vero e lei è ancora sotto al ponte. A quel punto le viene proprio da piangere, guaisce e si dispera. Se non fosse un cane, delle grosse lacrimone le correrebbero per le guance ciondolanti. Si tratta di una punizione questa? Si chiede cosa ha fatto di male per meritarsela. Cosa farà da sola? Dove andrà? Chi le darà da mangiare? Pensa con nostalgia a Tommi, alla sua bella branda a scacchi verdi e rossi, usata al punto giusto da aver creato una comoda fossa. Ripensa alle sue azioni degli ultimi giorni, ma non trova niente di così terribile da giustificare lo spiazzo di erba gialla su cui sta seduta. Sarà stata colpa di quella pipì che le è scappata sul tappeto? La mamma si è arrabbiata molto, ma poi le è passata e lei non l'ha più fatto. “Di scarpe non ne mangio da tempo ormai”, riflette Lola. “No, no, sono stata un cane molto ubbidiente”. Lola si dà una grattata dietro alle orecchie e guarda intorno a sé per la prima volta. Oltre il ponte si stendono i campi, non scorge case o città. Si gonfia i polmoni di aria, ma non percepisce niente di conosciuto. Sente solo odore di erba fresca appena tagliata e fiori gialli. Decide di mettersi in cammino; non ha senso rimanere sotto al ponte. In mezzo alla campagna non può stare, non è mai stata una da spazi aperti lei, è una cagnolina di città, abituata ai palazzi con tante finestre e alle macchine che sfrecciano rumorose. Qui c'è troppa pace, troppo silenzio. E poi cosa dovrebbe mangiare? Bisognerebbe imparare ad andare a caccia. Lola dà un'occhiata verso il cielo per vedere se ci siano degli uccellini in arrivo, ma l'aria è immobile e il blu, limpido e vuoto. Deve assolutamente trovare una città, sarà sicuramente più facile riempirsi la pancia. Così si mette in marcia lungo la strada asfaltata che si snoda tra i campi come un interminabile serpente senza strisce. Finalmente, dopo ore di cammino, Lola vede un tetto che sbuca tra gli alberi. Forse la città non è così distante. Non sente particolari odori, ma ugualmente si avvicina. Che cos'ha da perdere? Non vede né macchine, né persone. Il posto pare abbandonato. Le porte e le finestre sono tutte sprangate, Lola ne spinge qualcuna, ma è stanca e ha molta sete. La terra è secca e polverosa come la farina. “Dev'essere molto tempo che non piove da queste parti”, pensa Lola mentre cammina verso un altro edificio. Per fortuna qualcuno ha lasciato un secchio sotto la grondaia e dentro c'è ancora un po' d'acqua. Lola ci immerge la lingua disgustata dalla sfumatura verdognola. Ma bere bisogna bere. Mentre lappa cercando di perdere meno liquido possibile in spruzzi incontrollati, con la coda dell'occhio cattura un movimento. Una lunga fila di formiche grasse marcia verso la casa. Lola si avvicina alla colonna nera e ben sincronizzata e le osserva con interesse. Una dietro l'altra, ognuno di quei puntolini scuri, tiene sulla schiena una briciolina, un frammento di qualcosa. Ci sono dei gruppetti di due o tre che trasportano dei pezzetti più grossi aiutandosi l'una con l'altra. Addirittura un moscone morto stecchito e con le zampe per aria. Il boxer cerca di arrivare all'inizio della fila per vedere dove vanno, ma la sottile carovana s'inerpica su per la parete e Lola non riesce a vederne il capo. Così la segue al contrario, fino alla coda, osservandola così da vicino che a un certo punto risucchia una formichina dentro alla sua narice destra mentre prende un respiro. Sente un solletico quasi insopportabile che le fa lacrimare un occhio e EEEEPTCIUUU, starnutisce. Apre gli occhi e fa in tempo a vedere l'arco di discesa della bestiolina che è stata sparata fuori dal suo naso a tutta velocità. Preoccupatissima Lola si precipita dalla formica: «Formichina», chiama Lola. «Stai bene? Ti sei fatta male?» La formichina scuote le antenne un po' intontita dal volo, ma per niente ammaccata. «Proprio un bel volo, cane». La formichina guarda il boxer che, dalla sua prospettiva, appare alto come una montagna. Ma la formichina è abituata al fatto di essere sempre la più piccola. «Non ti ho mai visto da queste parti. Chi sei?»
  23. Lule Onlus

    Fiaba e DisFiaba

    Fino a
    Fiaba e DisFiaba è un concorso letterario a carattere nazionale gratuito e rivolto a giovani artisti “under 35” per la produzione di fiabe illustrate che propongano una lettura alternativa e positiva della disabilità. Il progetto “FIABA E DISFIABA” promuovere, attraverso l’organizzazione del concorso letterario, il talento culturale e creativo dei giovani artisti che si misurano, nel campo specifico della scrittura di testi per l’infanzia ed i ragazzi, con un genere letterario un po’ dimenticato ma ad alto valore formativo quale la fiaba. Nello specifico, il progetto promuove la produzione di fiabe illustrate che propongano una lettura alternativa e lontana dagli stereotipi della disabilità. Ogni fiaba (immaginata per “lettori di ogni età”) dovrà essere accompagnata da un’illustrazione che traduca in immagini il testo proposto e che potrà essere realizzata dall’autore stesso o da diversa persona. Scadenza, 06 Settembre 2018 Info: www.fiabaedisfiaba.it - contest@fiabaedisfiaba.it I primi 20 progetti classificati verranno pubblicati all’interno della raccolta antologica “Fiabe e DisFiabe” che sarà edita in formato cartaceo ed ebook e presentata in occasione dell’evento di premiazione previsto per il mese di Dicembre 2018 a Cuggiono (MI). Tra i 20 finalisti saranno scelti i primi 3 progetti premiati, destinatari di un riconoscimento in denaro: 1° classificato € 500; 2° classificato € 300; 3° classificato € 200 Ulteriore riconoscimento per le prime cinque coppie (autore e illustratore) di premiati sarà l’invito a partecipare ad un week end intensivo e residenziale di scrittura creativa. L’iniziativa si terrà tra Gennaio e Marzo 2019 presso una struttura polivalente del territorio Castanese – Magentino. Sempre nei primi mesi del nuovo anno, i promotori organizzeranno presso biblioteche e librerie del territorio di riferimento (Magentino e Castanese – Ovest Milano), eventi pubblici di presentazione della raccolta e dei suoi autori. Il progetto “FIABA E DISFIABA” promosso da La Memoria Del Mondo Libreria Editrice, Cooperativa Lule e Openmind nell’ambito del Festival dell’editoria indipendente Pagine al Sole 2018 e con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura (Ed. 2017) nasce con l’intenzione di proporre un ambizioso concorso letterario, laboratori di scrittura creativa ed una rassegna di eventi per sviluppare e raccontare, in forma di fiaba, il tema dell’inclusione sociale delle persone con disabilità
  24. Kikki

    Kalandraka

    Nome: Kalandraka Generi trattati: infanzia, cartonati, illustrati Modalità di invio dei manoscritti: non specificato. La responsabile di Kalandraka Italia è Lola Barcelò Morte che risponde a info@kalandraka.it Distribuzione: http://www.kalandraka.com/it/distribuzione/ Sito: http://www.kalandraka.com/it/novita/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Kalandraka-Italia/313708361972852
  25. dfense

    Bakemono Lab

    Nome: Bakemono Lab Generi trattati: Modalità di invio dei manoscritti: progetti@bakemonolab.com Distribuzione: Non specificato. Sito: https://www.bakemonolab.com/ Facebook: https://www.facebook.com/bakemonolab/ Dal sito: "La collana Classic è indirizzata ai più piccoli. Attraverso storie musicali, filastrocche bilingue e racconti multiculturali i giovani lettori possono confrontare linguaggi diversi e chiavi di lettura non consuete per imparare ad esprimere la propria interiorità. La collana Deluxe è rivolta a un pubblico più adulto. In questi volumi sono le illustrazioni a parlare, a invadere le pagine e a suggestionare la fantasia dei lettori. I romanzi brevi che compongono la Collana di narrativa Tanabata raccontano quotidianità crude e spiazzanti ma, al contempo, sono ricchi di sfumature oniriche e surreali, di tinte noir e gotiche. La Collana Eiga è dedicata agli amanti del cinema. Attraverso saggi critici e monografici i lettori entrano nel mondo delle immagini in movimento, riscoprendo film classici, autori di nicchia e non. Potete spaziare dalla commedia al dramma, dal musical all'horror. Sul sito, scrivono: "La valutazione è gratuita, la pubblicazione anche". Passo la palla agli amministratori per i contatti di rito.
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