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Trovato 137 risultati

  1. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  2. Jonas Abelton

    La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol)

    Immagine di copertina: Titolo: La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol) Autore: Alex F. Penni ISBN: ebook (ASIN) B07NDVC4HP, cartaceo: 978-1796204728 Data di pubblicazione (o di uscita): 06/02/2019 Prezzo: ebook 0,99 €; cartaceo 5,16 € Genere: Horror Pagine: 173 Quarta di copertina o estratto del libro: Per perseguire la vittoria del Bene contro il Male a volte bisogna scendere a terribili compromessi... La vita di un tranquillo paesino del Monferrato viene sconvolta dall’arrivo di uno strano personaggio, Jonas Abelton. Apparentemente scrittore in cerca di ispirazione, che ben presto metterà in pratica il suo diabolico piano per soggiogare prima gli abitanti del paese, poi il Mondo intero, creando il proprio Esercito del Male. Uno scrittore fallito, Jack Fox, e la sua compagna Cinzia, tenteranno di ostacolarlo, ma la vittoria del Bene sul Male non è sempre così scontata e soprattutto, a volte, richiede uno scotto molto duro da pagare. Link all'acquisto: Amazon ebook Amazon cartaceo Seconda edizione del romanzo già pubblicato col titolo di Hell Patrol per Delos Digital. Dopo l'ottimo riscontro della prima edizione firmata Delos, esce questa seconda autoprodotta con nuova copertina e nuovo titolo principale. Jonas Abelton è tornato...
  3. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Romanzi di narrativa; Fantasy; Horror; Antologie; Sillogi poetiche; Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: per email a proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  4. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo
  5. Jena Plissken

    Asylum Press Editor

    Nome: Asylum Press Editor Generi trattati: Horror Modalità di invio dei manoscritti: https://asylumpress.org/invio-manoscritti/ Distribuzione: https://asylumpress.org/distribuzione/ Sito: https://asylumpress.org/ Facebook: https://www.facebook.com/asylumpresseditor
  6. Neura

    Incubo: Inseguimento

    Sfioro le spighe con la punta delle dita. L'oro del grano mi circonda e riempie la visuale. Mi godo la brezza leggera che agita le spighe intorno a me, mentre i raggi obliqui del sole mi scaldano il viso. Pace. Ma una nuvola oscura il sole e la temperatura cala bruscamente. Il vento si alza e scivola tra le pieghe dei miei vestiti, dove la carne è più sensibile. Un brivido sale lungo la mia schiena. Il grano si scuote e si piega quasi fino a terra. Un rumore secco rompe la quiete. Qualcosa si muove e calpesta il grano. Lo sento che avanza alle mie spalle. Ma non dovrebbe esserci nessuno qui, sono venuto da solo. Non c'è nessuno qui? Mi giro di scatto. Le spighe ondeggiano spinte dal vento, tutto è in movimento, ma nulla si muove. Niente sta calpestando il grano. Eppure quel rumore... Mi sembra di scorgere qualcosa là in fondo. Un'increspatura nera nel mare dorato. Ma cosa... è troppo lontano per distinguere cosa sia. Probabilmente un grosso masso. Sono troppo teso... Mi sto suggestionando da solo. Eppure ho la sensazione di essere osservato. No, sto vaneggiando. È meglio se torno a casa. Mi giro e sono pronto ad incamminarmi, ma lo sento di nuovo. Il grano che viene calpestato. È più vicino. Non voglio girarmi... ho paura di vedere se c'è qualcosa...sia di non vedere niente. Ancora quel rumore. Provo a muovermi...Ma mi immobilizzo subito. Questa volta era più forte. Non lo sopporto più. Devo voltarmi, e lo faccio. L'increspatura nera è più vicina. C'è qualcosa là in mezzo, non posso negarlo. Ma cosa diavolo è? Non può essere un uomo. Non sembra...un uomo. Ma una bestia sarebbe più furtiva. Sembra quasi... che voglia che lo senta arrivare. È così immobile che mi fa dubitare che sia una cosa viva. Eppure sono sicuro che prima fosse più lontano. Il grido stridulo di un uccello mi fa sobbalzare. Lo cerco in cielo con lo sguardo per un attimo e riporto subito gli occhi sull'increspatura nera. Il sangue mi si gela nelle vene. È più vicina. Quella maledetta cosa è nettamente più vicina. C'è qualcosa in quel campo, e mi sta puntando. Sembra quasi di distinguere...degli occhi. Mi sta fissando. Adesso lo sento, il suo sguardo su di me. Mi penetra la carne come un arpione e mi tormenta. Come ho fatto a dubitarne prima? Devo andarmene da qui, devo correre. Quella cosa mi vuole. Adesso lo faccio. Ora mi giro e corro. Ma se smetto di guardarla si muoverà di nuovo... No! Resta calmo! Devi riflettere. Non puoi certo rimanere qui per sempre. Anche perché la luce sta calando e se rimani al buio con quella cosa...No! Non devi pensarci! Cosa può farmi se mi prende? Basta! Non pensarci! Il sudore mi incolla i vestiti addosso. Eppure ho così freddo... Sento i muscoli paralizzati. Devo decidermi ad andare, devo... Si è mosso? Mi è sembrato che leggermente...No, non è possibile. Finché lo guardo non...ancora? Questa volta avrei giurato che... La cosa fa una scatto in avanti. Salto come una molla troppo compressa e mi lancio nella corsa. Corro come non ho mai fatto in vita mia. Il cuore mi pulsa nelle orecchie e copre ogni altro rumore. Non riesco a sentire se la cosa mi sta seguendo. Dovrei guardare. Devo girarmi e guardare. Ma non voglio vederla. Se la cosa mi prende... Dio, aiutami! Non voglio che mi prenda! Sento il suo sguardo su di me. La schiena mi formicola. È come se da un momento all'altro qualcosa potesse scattare ed afferrarmi... Adesso lo sento. Mi sta seguendo. Corre. Sembra quasi di sentire il suo respiro...No, non un respiro, un ringhio. Un basso gorgoglio orrendo. È così vicino. Devo essere più veloce, ma sono senza fiato. I polmoni mi scoppiano, ma non posso rallentare. Devo arrivare a casa, lì sarò al sicuro. Si, casa. Non posso essere così lontano. Mi sembra di correre da ore. Eppure non la vedo. C'è solo grano in questo maledetto posto. Un infinito mare di grano. Dov'è casa mia? Dio aiutami! Qualcuno mi aiuti! Non so più dov'è casa mia! Non so più dove sono! perché c'è tutto questo grano? Un'ombra nera sfreccia alla mia sinistra. No, non può essere quella cosa! Non può! Sento il suo respiro ansimante. Ringhiante. La intravedo non lontano da me. Una massa nera che si fa strada a balzi tra le spighe. Mi sta raggiungendo. Aiutatemi! Un'ombra nera mi taglia la strada. Urlo e scarto a destra, continuando a correre. Non può essere la stessa cosa. La stavo tenendo d'occhio. Sono in due! Almeno in due... Adesso li sento. Dio, ce ne sono così tanti! Sono intorno a me, forse anche davanti. Non c'è speranza. Dio, proteggimi. Non voglio morire. Non voglio soffrire! Ti prego! Non farmi soffrire! Qualcosa mi colpisce la schiena. Urlo, e cado. Non so neanche se provo dolore. Non riesco bene a percepire il corpo. E' come se non fosse nemmeno mio. La mia mente è persa nella frenesia del terrore, vorrei scappare, continuare a muovermi, ma il corpo è immobile, la faccia nella polvere, gli occhi serrati. Sento il rumore del mio respiro affannato. Un rumore orrendo mi fa stringere più forte gli occhi. Non voglio guardare. Sento i suoi passi, sempre più vicino. Un alito caldo mi sfiora il viso. È sopra di me. Buio. Nota: L'ispirazione per questo racconto, che è il primo che scrivo, è nata dalla volontà di focalizzarsi su di un'emozione (paura, in questo caso) e cercare di creare una storia in grado di “evocarla” . Ho altre idee in mente su questa scia, che spero prima o poi di sviluppare. Grazie per l'attenzione!
  7. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Buio improvviso, silenzio assordante. Una pioggia di sangue tingeva l'intero paesaggio di rosso cremisi e una luna di fuoco brillava nell'etere oscuro, illuminando a poco a poco ciò che, fino a un attimo prima, era stato inghiottito dalle tenebre. Ogni forma di vita aveva cessato di esistere. L'unica cosa che riusciva a scorgere in quel macabro scenario erano quattro figure poco distinte, quattro figure che, di lì a poco, avrebbero rovinato la quiete e portato disgrazia in quell'ambiente dove da sempre regnavano la pace e la tranquillità. ... Erano ormai diverse notti che Roisin faceva quel sogno, o per meglio dire, quell'incubo. Chiunque al suo posto avrebbe ignorato la cosa, classificandola come una semplice coincidenza o ancora, come spesso accade, un normalissimo sogno. Tuttavia lei sapeva bene che non era affatto un normalissimo sogno, né tanto meno una coincidenza e ciò la preoccupava considerevolmente. Roisin era una donna ormai prossima all'età avanzata e di corporatura più o meno robusta, i suoi occhi erano di un nero intenso e i suoi capelli arricciati avevano un colore che andava fra il castano e il grigiastro. A differenza delle sue coetanee non sembrava mostrare i tipici malesseri causati dall'avanzare degli anni. Inoltre aveva la capacità di fare, in determinate situazioni, dei sogni premonitori. Quella capacità era un qualcosa che aveva fin da bambina, ma nessuno ne era mai venuto a conoscenza, poiché, se mai ne avesse fatto parola, avrebbe rischiato di essere considerata un'eretica, di essere accusata di stregoneria e infine essere messa al rogo. Irlanda, anno 1450. Ai piedi del monte Carrantuohill, nella contea del Kerry, sorgeva un villaggio isolato che contava poche centinaia di abitanti. Le uniche forme di vita, inclusi gli abitanti del villaggio stesso, erano gli animali selvatici che popolavano la fitta vegetazione circostante, inoltre era molto raro che qualcuno proveniente dall'esterno andasse a visitare il posto. Il territorio era particolarmente tranquillo e la routine quotidiana sempre la solita: gli uomini si dedicavano alla caccia, alla pesca, alla coltivazione nei campi e all'allevamento del bestiame, i bambini correvano e giocavano ravvivando l'atmosfera del villaggio, mentre le donne si occupavano delle faccende domestiche e della raccolta di frutti ed erbe nel bosco, senza però allontanarsi più del dovuto. Le varie mansioni, escludendo l'allevamento e la coltivazione, avevano un certo livello di pericolosità, dunque venivano scelti gli uomini più adatti per lo svolgimento di ogni specifico compito e divisi in gruppi. Di solito le tecniche di sviluppo di tali compiti venivano tramandate di padre in figlio, generazione dopo generazione, a cominciare dalle precauzioni da prendere prima di allontanarsi dal villaggio, fino alle condizioni climatiche migliori che avrebbero consentito loro di non tornare indietro a mani vuote. I cacciatori, per esempio, si munivano di armi da caccia e di provviste, per poi addentrarsi in un bosco alle volte così fitto da impedire ai raggi solari, perfino in pieno giorno, di illuminarne adeguatamente i sentieri. Un equipaggiamento adatto favoriva il corretto andamento del lavoro, se male attrezzati invece non era difficile cadere vittime di un agguato da parte di animali feroci e passare così da cacciatori a prede. I pericoli della pesca, per quanto essa potesse sembrare una mansione innocua, risiedevano invece nel tragitto. Si doveva infatti attraversare un boschetto nel lato opposto del casale per circa cinque o dieci miglia, a seconda dei sentieri scelti, i quali variavano di continuo a causa di eventi climatici che li rendevano talvolta inagibili e pericolosi. Si arrivava così a pochi passi da una rupe profonda circa cento metri, la cui base ospitava il torrente in cui si sarebbe tenuta la pesca. Bisognava poi aggirarla prendendo dei sentieri estremamente pericolosi, dove un qualunque passo falso poteva causare loro dei gravi incidenti o, nei casi più gravi, costare la vita. Quella volta il cielo era soleggiato e totalmente sgombro da nuvole, l'aria fresca in contrasto col calore solare rendeva la temperatura gradevole e favoriva il lavoro, dunque gli uomini si prepararono e si incamminarono chi nei campi, chi nel bosco, chi al torrente. Al calare della sera, quando il sole irradiava i suoi ultimi raggi di luce, rincasavano stanchi e soddisfatti del lavoro svolto, non era raro però che qualcuno riportasse delle slogature o ferite causate da alcune disattenzioni. Sul posto non si presentavano mai problemi causati da fattori esterni, il morale era alto e tutti vivevano tranquilli e sereni, tutti tranne Roisin che, spaventata da ciò che stava per accadere, poteva solo sperare che tutto sarebbe finito per il meglio. Era un nuovo giorno. Un acuto rintocco di campane che valicava l'intera area abitata, invitava il villaggio a recarsi in chiesa. Quest'ultima, posta nella parte più sopraelevata del territorio, si presentava come un'antica struttura di grandi dimensioni, eretta nei secoli precedenti dagli avi del parroco in carica, che portarono sul posto la fede cristiana. Davanti alla chiesa si ergeva il cimitero del casale, le cui lapidi, nella parte più interna dello stesso, ospitavano un antico albero morto da decenni e mai sradicato, che rendeva il posto lugubre e sinistro; tutto ciò era infine circondato da un solido muro di pietra, congiunto da un grande cancello che separava il mondo dei vivi da quello dei morti. Innanzi all'entrata della cappella, il parroco era solito accogliere l'intera popolazione con riverenza prima di celebrare la messa. Padre Lennon, quello era il suo nome, era un uomo come gli altri e ben voluto da tutti, nessuno escluso; aveva l'abitudine di prendersi cura degli ammalati e ospitava gli orfani nella sua cappella, trattandoli come dei figli. «Qualcosa non va, figliola? È da un po’ di tempo che vi vedo preoccupata, è forse successo qualcosa? Non è da voi.» chiese Padre Lennon, vedendo Roisin più strana del solito. «Non è niente, Padre. L'età inizia a farsi sentire, tutto qui.» rispose la donna, tentando di tranquillizzarlo. «Non prendetemi in giro, cara, ci conosciamo da innumerevoli anni, capisco quando qualcosa vi turba. Parlatemene pure, sapete che potete farlo.» riprese il prete. Roisin lo guardò negli occhi ed esitò, sapeva bene che se avesse parlato dei propri sogni sarebbe stata messa al rogo. «Ultimamente faccio fatica a prendere sonno, quindi non riesco a recuperare al meglio le energie, ma starò meglio, ve lo assicuro.» concluse Roisin sorridendogli. Padre Lennon sembrò finalmente essersi convinto, quindi invitò la donna ad entrare in chiesa e la seguì. Finita la messa la gente si incamminò verso casa e il prete stava per fare altrettanto, tornando in cappella. Fu però fermato da una ragazza che iniziò a chiamarlo quasi insistentemente. «Padre, Padre!» urlava la ragazzina, mentre gli andava incontro. «Arold lo ha fatto ancora, è entrato da solo nel bosco, ho provato a fermarlo ma non mi ha dato ascolto.» «Buon Dio! Gli avrò detto centinaia di volte di non entrarci da solo, è pericoloso!» rispose il prete. «Grazie di avermi avvisato, ci penso io.» Dopo averle dato una carezza, come per ringraziarla dell'avvertimento, si incamminò nel bosco per recuperare Arold che fortunatamente non si era spinto troppo oltre. Roisin intanto, come il resto del villaggio, si incamminò verso casa con la preoccupazione in volto: quella notte aveva nuovamente avuto lo stesso incubo. La festa del villaggio era alle porte. Era un evento che si teneva ogni anno, durante il quale tutti si riunivano e banchettavano, danzavano e si divertivano; una notte di spensieratezza che permetteva a chiunque di dimenticare, almeno temporaneamente, i propri problemi. Le donne cominciavano ad organizzarsi e a prepararsi in vista di quel giorno; si sarebbe tenuto nella piazza, davanti ad una grande statua raffigurante un angelo.
  8. Fino a
    Giorno 30 marzo 2019, presso la Libreria Feltrinelli Point di Messina, alle ore 18.00, presentazione del romanzo di Gianandrea Parisi, "Cristallo Imperfetto", un giallo, con venature thriller, horror e fantascienza, edito dalla Argento Vivo Edizioni. Interverranno il presidente dell'Ordine degli avvocati di Messina, Vincenzo Ciraolo e la giornalista della Gazzetta del Sud, Marianna Barone.
  9. simone volponi

    Il demone di Ninive

    Titolo: Il demone di Ninive Autore: Simone Volponi Collana: Fantasy Tales Casa editrice: Delos Digital ISBN: B07PHP9BQM Data di pubblicazione (o di uscita): 12/03/2019 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 1.99 Genere: Fantasy/Horror Pagine: 33 Quarta di copertina: Nella Roma di oggi, il giovane musicista Tomas, sfortunato sul palco come in amore, riceve dallo zio archeologo tre antiche tavole d'argilla dedicate alla dea Inanna trafugate dal tempio di Ninive. Dopo la morte misteriosa dello zio, leggendone il diario Tomas scopre come la distruzione del tempio per mano dei terroristi islamici ha risvegliato un nugolo di antichi demoni sumeri, i quali danno la caccia alle tre tavole d'argilla, fonti di potere. Hanno già inseguito e tormentato l’archeologo durante il suo pauroso ritorno a Roma, e la stessa sorte atroce sembra dover toccare a lui. La dea Inanna, che in Italia è famosa come modella con il nome di Isa Tar, si presenta da Tomas per prendere le tavolette e conduce lui e la sua amica Abbey, inglesina dalla lingua svelta, verso lo scontro con l’orribile demone Asag. Toni umoristici si mescolano all’avventura e alla magia in un racconto dal respiro moderno. Link all'acquisto: Delos Store: https://www.delosstore.it/isbn/9788825408423/ Amazon: https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=9788825408423&tag=fantascienzac-21 Kobo: https://store.kobobooks.com/search?Query=9788825408423 Google Play: https://play.google.com/store/search?q=9788825408423
  10. The_Butcher_of_Blaviken

    Sto arrivando

    Commento Premessa (metto le mani avanti ) Figlio mio, il motivo è semplice: la vendetta era necessaria, lo hanno imposto loro! Non fare quella faccia, c’è una risposta ad ogni domanda, e non pensare alle fiamme, non possono farti niente ora. Rieggis era il male in persona – Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! - Era venuto dal nord con il suo grande esercito per razziare il nostro popolo, ma quello stolto del re Gnüslov gli ha dato in sposa la figlia Yngis per placare la sua sete di sangue. Io e i miei nove fratelli eravamo solo un problema, avevamo la forza di ribellarci e ci temeva. Per questo volle giustiziarci, come aveva già fatto con il re, ma Yngis si mise in mezzo supplicandolo di risparmiarci e tenerci solamente prigionieri. Egli accettò, ma non mosso dalla compassione, bensì stava architettando una morte molto più crudele e straziante. Ci incatenò a degli alberi nella Foresta del Rimpianto, proprio lì dove si aggirava di notte la Bestia – Maledetto! Sono un peccatore! Brucia! La vidi perfettamente, nella sua eleganza ripugnante. I suoi peli impregnati di sangue brillavano come delle lame, riflettendo i pochi raggi di luna che riuscivano a farsi largo tra le fronde. Il suo sguardo bieco, con quei suoi grandi occhi vermigli privi di palpebre, metteva in fuga persino il sole e il suo puzzo di morte ristagnava nell’aria. Il suo latrato si poteva sentire anche nel mondo dei morti e un’agghiacciante melodia, quasi sensuale, creata da uno stridor di catene, accompagnava ogni suo passo. La Bestia tornava famelica ogni sera per divorare uno di noi. Prima apriva le sue fauci per mostrare le sue zanne e alitare miasmi pestiferi, poi cavava gli occhi alla sua vittima, con la sua ripugnante lingua, per lasciare indelebile quei momenti nella mente del malcapitato - Brucia! Maledetto! Vendetta è fatta! - Quindi con le sue zampe unghiate graffiava, scuoiava e smembrava, facendo ben attenzione a non uccidere subito la vittima, perché altrimenti il suo sangue perdeva di gusto. Oh, se si divertiva…e con lei quel verme di Rieggis - Maledetto! Brucia! Ahahahah! La decima notte ero rimasto solo io e in cielo risplendeva una funesta luna piena. Certo! Non guardarmi così! Anche io ho provato una lacerante paura, non sono un Dio, ma prima di impazzire completamente sono arrivati loro. Mi hanno detto cosa fare. Mi hanno guidato verso la libertà. È tutto merito loro. Quando la Bestia si presentò in tutta la sua luminosa oscurità, loro mi dissero “mira alla lingua, è il suo punto debole”. Così, mentre la mostruosa creatura era intenta a ungermi il viso con la sua bava funerea, io addentai la sua lingua e strinsi forte. Mi aggrappai saldamente al suo rivestimento peloso e lei, in preda al dolore, spiccò un balzo all’indietro così vigoroso che ruppe le catene che mi tenevano prigioniero. Ero libero, un sorriso si stampò sulla mia faccia, ma loro mi ammonirono prontamente e mi ordinarono “uccidi la Bestia!”. Presi da terra un osso acuminato, che era avanzato dal banchetto della sera prima, e lo piantai nel cuore del mostro mettendo fine alla sua vita – Brucia! Maledetto! Sono un peccatore! “Mangia il cuore della Bestia! Mangialo! Ti servirà per compiere la tua vendetta”, mi dissero in coro e io ubbidì, anzi andai anche oltre facendo fare alla Bestia la fine dei miei fratelli: la divorai avidamente senza lasciare neanche un brandello di carne. Conquistata la libertà e la forza della Bestia, vissi per un po’ di tempo nascosto nella foresta, aspettando il momento giusto per attaccare il nemico. Il mio corpo cambiò, persi i miei lineamenti delicati, e la mia forza sembrava crescere ogni giorno che passava. Io ero pronto, smaniavo, volevo imbrattarmi del sangue di quel vile, Rieggis - Ahahahah! Maledetto! Brucia! - che mi credeva morto. Non si sarebbe mai aspettato un attacco proveniente dalla foresta, ma loro non volevano lasciarmi andare. Gli voltai le spalle – Sono un peccatore! - Non ce la facevo più ad aspettare. Feci breccia nelle mura della città e iniziai a dilaniare e distruggere tutto ciò che mi si parasse davanti. Riuscii a varcare le porte del castello, ma lì c’erano ad attendermi le guardie del re. Erano in troppi e io non mi ero ancora abituato del tutto al mio corpo bestiale…loro avevano ragione. Figliolo, loro hanno sempre ragione! Non contraddirli mai! Mi scacciarono dal castello, ma prima di mettermi in fuga, incrociai per un istante lo sguardo di Yngis. Capii che mi riconobbe quando la ritrovai il giorno dopo a vagare per la foresta alla mia ricerca. Yngis mi salvò una seconda vola, perché loro volevano farla finita con me dopo la mia disubbidienza, ma capirono che lei era il pezzo mancante per compiere la vendetta. Yngis portò con se nella foresta i suoi due figli, con lo scopo di farli addestrare da me in vista di un nuovo e più efficace attacco. Ma loro mi dissero che non andavano bene, erano deboli e corrotti e quindi li uccisi. Bisogna ubbidire alla loro volontà! Brucia! Ahahaha! C’era bisogno di uomo puro e forte, che mi accompagnasse in questa missione, così nascesti tu, Iltöjfin. Il resto lo conosci bene – Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! - Loro ci hanno condotti fino a qui e solo grazie a loro siamo riusciti a compiere la nostra vendetta. Non essere triste per tua madre, sapeva a cosa stava andando incontro e sapeva che lo stavamo facendo per una causa più grande di noi. È il prezzo giusto da pagare! Il fuoco consumerà e divorerà il verme Rieggis, ma accarezzerà e purificherà dai suoi peccati tua madre…mia sorella Yngis. Tu, figlio mio, sei stato preziosissimo, ma rimani solo uno strumento. È per questo che ho dovuto ucciderti. La vendetta è stata compiuta, nessuno è rimasto in vita, proprio come volevano loro. Finalmente potranno andarsene e io sarò libero. Ma non aver paura figliolo, aspettami, sto arrivando. Un paio di note per i lettori 1) L’ispirazione l’ho avuta dopo aver giocato HellBlade: Senua’s Sacrifice, gioco molto particolare ambientano nell'inferno della mitologia norrena. Questa storia è proprio una reinterpretazione di un racconto della mitologia nordica. 2) Con gli incisi tipo ”– Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! –“, la mia idea era di rendere per iscritto un misto tra una psicosi e la sindrome di Tourette, ma non so se ho raggiunto l’obiettivo XD. Non so neanche se ha senso la punteggiatura.
  11. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    Commento Purtroppo ci sono 300 caratteri in più del previsto, spero non sia un grosso problema ! ---------------------------------------------------------------------- “DIMMI PERCHE’ LO FACCIO !” urlò Carl mentre stringeva la pistola nella mano sinistra e la gola di uno sconosciuto nella destra tenendolo col suo peso steso a terra. Portò poi con gesto rabbioso la canna della pistola a contatto con la fronte dell’uomo a terra, stringendola fino a far diventare bianche le nocche. “Dimmelo … ORA!” , disse avvicinandosi alla faccia dello sconosciuto che poteva vedere ora distintamente il suo volto, nonostante la penombra che celava quasi tutto nel vicolo; dimenandosi e cercando di sottrarsi inutilmente alla stretta di Carl, il malcapitato riuscì solo a pronunciare qualche parola, soffocata dalla mancanza di ossigeno: “Non lo so … ti prego lasciami …”, mentre il colorito del volto virava verso il rosso. La vista si stava annebbiando a causa della morsa con cui Carl gli serrava la gola, e il respiro si faceva sempre più affannoso; il freddo della canna della pistola che premeva sulla fronte si stava facendo insopportabile e il punto di contatto iniziava a bruciare. Carl si sollevò leggermente per permettergli di respirare e tolse la mano dalla gola; rimase accovacciato lateralmente all'uomo a terra , con il braccio sinistro penzoloni fra le gambe e la pistola che toccava il terreno. Guardò l’uomo che aveva sotto di sé che respirava avidamente tossendo ancora e ancora, mentre gli occhi si riempivano di lacrime dallo sforzo. Tentò di mettersi seduto ma le braccia non gli ressero e ricadde steso a terra; un altro tentativo e vi riuscì. Si portò una mano alla gola massaggiando delicatamente mentre cercava di respirare in modo regolare; guardò Carl con timore e rabbia dicendo: “Ma chi diavolo sei tu? Cosa vuoi da me?” . Carl lo guardò un attimo sollevando il capo , e disse: “Come ti chiami?”, con voce bassa e tremolante. “Mi … mi chiamo Adam, e se le ho fatto un torto mi dispiace, vede io …”, ma Carl lo interruppe facendo segno di stare zitto portando la canna della pistola a contatto con la bocca. Adam ora poteva vederlo bene in volto: occhiaie profonde, scure che gli segnavano il volto scavato e con la barba incolta ormai da giorni; grossi occhi celesti umidi e arrossati dal pianto. Una felpa e un paio di jeans sdruciti gli davano l’aspetto di un senzatetto drogato. “Se le ho fatto un torto mi dispiace … Non volevo”, disse Adam mentre guardava Carl con gli occhi sbarrati; il suo aspetto trasandato e il suo sguardo quasi assente gli serravano le budella in una morsa di gelida di paura. “Guardami …” disse Carl come ridestato da un sogno ad occhi aperti; “Non lo senti questo respirare affannoso?” guardandosi attorno come a cercare qualcuno nascosto nella penombra. Gli occhi di Adam si riempirono di lacrime e si rannicchiò portandosi le ginocchia al petto. “Non sento nulla … Mi dispiace …” tirando su col naso. “Se non smetterà di respirare in questo modo io impazzirò …” disse Carl guardando Adam dritto negli occhi. “Si ferma soltanto quando una vita si spegne … Ma solo per poco … Solo per poco …” A quelle parole Adam trasalì, come se gli avessero dato un calcio nelle costole. Ora era tutto chiaro; ora era tutto maledettamente chiaro. Così come era ormai evidente che non sarebbe sopravvissuto a quell’incontro notturno. Carl restò immobile a fissare Adam come a cercare di leggergli l’anima. Poi con uno scatto improvviso Carl si portò le braccia a coprire le orecchie, stringendo gli occhi ed increspando la bocca in una smorfia di sofferenza. Un sibilo acuto, violento, come un gigantesco stridio di metallo, aggredì le sue orecchie, facendolo quasi cadere stordito a terra. Adam lo guardò impietrito, senza proferire una parola. Carl gemette fino a che il sibilo cessò e guardò Adam dicendo: <<Lo hai sentito vero? VERO?>> guardandolo ora con uno sguardo supplichevole. Adam scosse velocemente la testa, con le lacrime che gli offuscavano la vista e gli facevano colare il naso. <<Io non sento nulla …>> tirò sul col naso <<Non sento nulla …>> abbassando la testa rassegnato oramai al suo destino. Carl si avvicinò ad Adam, mettendo le sue labbra vicino all'orecchio destro di lui, per non farsi sentire, quasi a condividere un segreto inconfessabile: <<Lo sento respirare nella mia testa, sempre … Giorno e notte … Perché lo faccio? Perché accetto di farlo smettere al prezzo di una luce che si spegne? Sembra finita poi ecco … Lo senti? Sta ricominciando... e io mi sto perdendo>>. Adam tremava mentre l’alito caldo di Carl colpiva ad ondate il suo orecchio, non sapendo poi cosa dire ad un uomo in preda ad una evidente follia. <<Una luce dovrà spegnersi, adesso. ADESSO …>> disse Carl afferrando violentemente la mano destra di Adam e mettendogli in mano la pistola. Gli serrò la mano intorno al calcio della pistola, gli mise l’indice sul grilletto e la puntò alla tempia, mentre Adam si dimenava nel vano tentativo di lasciare la presa. <<Una luce si spegnerà, ora… Io non posso più decidere … Fallo tu … Scegli quale luce si spegnerà adesso … E lui smetterà di ansimare nella mia testa.>> La stretta di Carl sulla mano di Adam si fece più forte. <<Dimmi perché lo faccio, oppure decidi per me, ORA!>> Carl strinse più forte la mano di Adam; il grilletto scivolò indietro ed un colpo assordante scosse il silenzio quasi lugubre della notte. Il contraccolpo violento ed inaspettato fece volare la pistola dalla mano di Adam, mentre Carl venne sbalzato all'indietro dalla forza del proiettile. <<NO!>> gridò Adam mentre vedeva Carl steso a terra, ed il sangue formare una striscia rosso, argento scuro e nera, mentre attraversava la lama di luce del piccolo lampione nel vicolo. Adam si portò le mani alla bocca, incredulo a quella scena di puro terrore. Si guardò le mani, le vide sporche del sangue di Carl; si guardò il vestito, e la giacca e la camicia erano pieni di schizzi di sangue e di terra. Iniziò a dondolare leggermente avanti e indietro, sussurrando appena: <<Morto … E’ morto … Oddio e adesso cosa faccio… La polizia, No, no, meglio di no; cosa gli dirò? Agente ho sparato ad uno sconosciuto! Oddio, chi mi crederà… Perderò tutto, tutto.>> Poi guardò la pistola a terra a poca distanza da lui; si guardò attorno circospetto. <<Forse non ha sentito nessuno, è notte.>> Si avvicinò gattonando sull'asfalto fino alla pistola e la nascose nella tasca interna della sua giacca e cercò di pulirsi dagli schizzi di sangue in faccia. Si chiuse il cappotto ed iniziò a camminare svelto. <<Casa mia è a soli 5 minuti, posso farcela… posso farcela>> ripeteva a sé stesso a bassa voce mentre il cuore gli pulsava forte fino nelle orecchie e la testa iniziava a girare. <<Ecco , sono arrivato. Dove sono? Dannate chiavi.>> Mentre rovistava in tasca, le chiavi caddero a terra e con le mani che tremavano le raccolse e riuscì ad aprire. Entrato in casa, si tolse subito i vestiti gettandoli nella spazzatura e si infilò nella doccia. Respirava profondamente cercando di calmarsi mentre l’acqua calda gli scorreva addosso. Uscito dalla doccia si mise un asciugamano intorno alla vita e si mise davanti allo specchio. <<E’ morto, ma non potevo fare nulla… quegli occhi… oddio… pazzo … sì, sì … era pazzo.>> disse a sé stesso per poi passarsi una mano sulla faccia. <<Ho bisogno di un tè per calmarmi e poi deciderò cosa fare di quella maledetta pistola.>> A piedi nudi si recò in cucina, ed accese il bollitore. Dopo pochi minuti iniziò a fischiare ad indicare che l’acqua era pronta. Il sibilo del bollitore lo fece trasalire e lo guardò con terrore aggrottando le sopracciglia. Il sibilo sembrò aumentare di intensità fino a farsi insopportabile. Adam cadde in ginocchio gridando dal dolore e tenendosi le mani alle orecchie. Poi dopo pochi ma interminabili secondi il sibilo cessò. Adam si guardò intorno ansimando come se avesse corso inseguito da un branco di cani feroci. <<Calmo, calmo>> disse a sé stesso <<E’ finita … E’ finita …>> Sentì una voce flebile provenire dalla stanza da bagno. <<Chi c’è? CHI C’E’?>> quasi urlò dirigendosi nella stanza da bagno; con la mano tremante accese la luce. Niente, nessuno. Fece un sospiro di sollievo e si avvicinò allo specchio fissandosi negli occhi. Sentì un respiro sempre più prepotente e realizzò che non era il suo. Una goccia di sudore freddo gli imperlò la fronte e le mani si fecero dannatamente fredde ed insensibili. Poi udì una voce roca, fredda e senza espressione, eppure proprio per questo terrificante: <<Finalmente sono tornato a casa>>
  12. Ciao a tutti Dopo mesi che seguo il forum, leggendo con piacere e profitto i vostri post, da cui si impara sempre qualcosa di nuovo, è arrivato il momento che ne apra uno anche io per approfittare della vostra esperienza. Sto scrivendo un romanzo ambientato a Torino, dove i protagonisti principali usano spesso termini in lingua piemontese, soprattutto quando litigano, uccidono (è un pulp splatter punk) o fanno sesso. Poiché il mio scopo è renderne agevole la lettura anche alle persone che non conoscono il piemontese, dopo aver rinunciato ad una prefazione con “piccolo glossario piemontese-italiano”, per non costringere il lettore a fare avanti ed indietro nel romanzo, mi trovo combattuto tra due alternative: scrivere in corsivo le parti in piemontese ed inserire note a piè di pagina ogni volta che compare un nuovo termine o una frase intera oppure inventare uno stratagemma per introdurre le nuove parole. La prima alternativa, che sto usando sebbene sia ancora in fase di revisione, fa quasi sembrare il mio manoscritto (solo per come è editato, non per la bravura letteraria ahimè) qualcosa del tipo “I promessi sposi” o “La divina commedia”, è funzionale, il lettore ha subito sotto l’occhio la traduzione delle parole che incontra per la prima volta, ma il romanzo sembra quasi un libro di scuola. La seconda alternativa, non ancora sperimentata, mi costringerebbe a riscrivere parti del romanzo e trovare un modo per rendere comprensibili a tutti i termini in piemontese ogni volta che compaiono per la prima volta, una cosa che temo possa appesantire la mia scrittura e renderla meno scorrevole e ridondante. Secondo voi quale soluzione sarebbe più indicata? Leggereste un romanzo caratterizzato dal uso ed abuso della lingua della regione in cui è ambientato? Vi ringrazio anticipatamente per i suggerimenti. Ciao, Alberto
  13. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto

    Mi sto occupando della revisione di un mio libro, ma sono bloccato su una frase che non riesco a migliorare in alcun modo... C'è qualcuno che saprebbe aiutarmi? P.s. la frase in sé è grammaticalmente corretta, ma a mio parere suona troppo banale, vorrei migliorarne la forma. (Evidenzierò la frase in questione) Il quasi totale silenzio del posto faceva supporre che, se anche fosse effettivamente abitato da qualcuno, quel qualcuno non era lì con loro in quel momento, quindi si limitarono a dare un’occhiata in giro, così da capire per lo meno con chi avevano a che fare. Considerate le dimensioni dell’edificio, pari o addirittura superiori a quelle della chiesa del villaggio, ci sarebbe voluto un po’ per perlustrarne ogni angolo, così decisero di dividersi per accorciare i tempi. Uno in particolare si diresse verso un corridoio buio che conduceva ad una porta socchiusa, dalla quale usciva una strana luce. Raggiunse quella stanza, pensando di trovare qualcuno al suo interno, ma c’era invece qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di vedere… «Ve... Venite qui... presto!» urlò l'uomo. Una voce stridula, tremolante, appartenente a qualcuno che sembrava essersi trovato faccia a faccia con il diavolo in persona, fece allarmare il resto del gruppo che accorse immediatamente sul posto e che, superato quell'oscuro corridoio, comprese il motivo di tanta agitazione.
  14. MatRai

    Si spengono le stelle - Matteo Raimondi

    Titolo: Si spengono le stelle Autore: Matteo Raimondi Editore: Mondadori Collana: Omnibus ISBN cartaceo: 9788804687375 ISBN ebook: 9788852086595 Data di pubblicazione: 17 aprile 2018 Prezzo: Cartonato con sovraccoperta 19.50€ | EBook 9.99€ Genere: Thriller - Horror - Storico Pagine: 460 1691. York è un’inquieta città di frontiera da poco annessa alla Colonia della Massachusetts Bay, dove la legge è esercitata secondo una rigida morale puritana. Primogenita di Mary e Robert Walcott, capo della corporazione commerciale, Susannah è tormentata da un selvaggio bisogno d’indipendenza che la rende insofferente alle autorità e la porta a rifugiarsi negli antichi insegnamenti della sua vecchia nutrice indiana, Nagi, dalla quale ha imparato a scorgere in ogni cosa la profonda armonia del cosmo. Ma proprio il forte legame con la cultura dei nativi costa a Suze l’avversione dei suoi coetanei, che la accusano di essere strana, pericolosa, e per questo la schivano. Tutti tranne uno, il fragile e misterioso Angus Stone, che appare determinato a sfidare qualunque pregiudizio pur di averla. Le cose cambiano quando Robert viene inviato a Boston per presiedere il Congresso coloniale: mentre a York le stelle della ragione cominciano a spegnersi, Rob realizza di trovarsi nel mezzo di una spietata cospirazione tesa a inasprire odio e paura verso i “selvaggi”. Il conflitto tra coloni e nativi assume così il valore di uno scontro fra bene e male che coinvolgerà proprio Susannah, ignara custode di un grande segreto. Si spengono le stelle è un thriller stupefacente sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di miracolose incursioni nei temi classici della letteratura fantastica. Ne emerge una grandiosa allegoria della civiltà contemporanea, che rivela una nuova, formidabile e poliedrica voce della narrativa italiana, capace di scolpire magistralmente luoghi e personaggi, di esplorare le terre di confine tra i generi e di intrecciare passato e presente, modernità e tradizione, racconto individuale e Storia collettiva in una miscela esplosiva. Amazon IBS Mondadori Store
  15. Torba

    Il mondo oltre (1 di 3)

    *Racconto cancellato su richiesta dell'utente*
  16. simone volponi

    Damnation - Notte eterna

    Titolo: Damnation - Notte eterna Autore: Simone Volponi Collana: TrueFantasy Casa editrice: Watson edizioni ISBN: 978-8887224177 Data di pubblicazione: 10/05/2018 Prezzo: 15,00 (della versione cartacea) Genere: Fantasy/Horror Pagine: 444 p., ill. , Brossura Quarta di copertina: L’inverno in Norvegia non offre grandi distrazioni, e le poche ore di luce sembrano non bastare agli abitanti di Bergen. Lo sanno bene Anders e il suo migliore amico Ingo, che cercano di spezzare la monotonia con la passione per l’horror e il metal. I due ragazzi non sanno però che presto dovranno mettere da parte i loro interessi per far posto a qualcuno di ben più strano, qualcuno che sceglie la terra dei fiordi proprio per la sua propensione alle tenebre. È così che, dopo aver assistito al misterioso incidente di un carro funebre, la loro vita si intreccia a quella di Agnes, la più bella ragazza mai vista da quelle parti, che però nasconde “tra i denti” un terribile segreto. Agnes infatti è una vampira e si trascina dietro una terrificante famiglia che si opporrà in tutti i modi al legame con i due umani. Ma neanche la terribile famiglia è al sicuro, un oscuro pericolo incombe su di loro: l’Ordine Arcano, una spietata setta di cacciatori di vampiri che minaccia la loro permanenza sulla terra. Link all'acquisto: Sito editore: http://watsonedizioni.it/prodotto/damnation-notte-eterna-simone-volponi/ IBS: https://www.ibs.it/damnation-notte-eterna-libro-simone-volponi/e/9788887224177?inventoryId=109831120 Amazon: https://www.amazon.it/Damnation-Notte-eterna-Simone-Volponi/dp/888722417X/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1527971215&amp;sr=1-2&amp;keywords=simone+volponi Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/simone-volponi/damnation-notte-eterna/9788887224177 Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/damnation-notte-eterna-volponi-simone/libro/9788887224177
  17. Joyopi

    [Sfida 17] Klondike

    Commento Sfida a @AlexComan Genere horror, tema: giustificare la crudeltà boa: non più di tre numeri (o parole riconducibili a numeri). Klondike A quel tempo ero uno dei tanti cercatori solitari e speranzosi che erano accorsi nella regione di Yukon. A seguito della prodigiosa scoperta da parte di George Carmack, la voce di immani ricchezze nascoste in quelle terre remote e fredde era giunta molto rapidamente fino a San Francisco e così fiumane di cercatori d'oro, più o meno improvvisati, si erano riversate verso nord passando da Skagway e giungendo sulle sponde dello Yukon e del Klondike. Erano gli ultimi anni del secolo. Io ero una piccola goccia di quella corrente impetuosa. Come tutti, avevo preso base a Dawson City, un borgo di montagna che si era trasformato in una cittadina misera e spettrale nella quale carestia e disordine la facevano da padrone. Gli edifici finivano spesso in fiamme e in cenere nonostante il gelo della terra su cui poggiavano. Com'era inevitabile, infatti, in quei pochissimi anni il borgo che fino a poco prima aveva vissuto tranquillo nella sua isolazione aveva visto crescere in maniera esponenziale il numero di abitanti e avventori e di conseguenza i problemi. Nelle ore più tarde della notte, quando non erano sulle tracce dei filoni d'oro tra fiumi e montagne, i cercatori infestavano le locande e le sale da gioco che erano spuntate come pidocchi sulla pelle di un vagabondo, bettole squallide e pericolose in cui l'illegalità era un serpente strisciante, stamberghe in cui scoppiavano risse sanguinose senza soluzione di continuità e che quasi sempre lasciavano a terra cadaveri marcescenti. Più di una volta mi ci ero trovato invischiato, rimediando diverse ammaccature; in qualche occasione avevo visto salva la pelle solo per grazia di Dio. Fu in uno di questi saloon che incontrai Gary Williamson e John Bradbury, di Atlanta. Erano tra i più esperti cercatori d'oro dell'intero stato; avevano già preso parte a spedizioni fortunate sui Monti Appalachi e nelle valli di Black Hills ed erano appena giunti in Canada. Senza volerlo, mi ero trovato ancora una volta impelagato in una scazzottata che non avrebbe dovuto riguardarmi e quasi inavvertitamente, con una spinta, avevo evitato a Williamson una pugnalata nello sterno. Una volta sedata la rissa, l'uomo mi aveva ringraziato calorosamente e come ricompensa mi aveva invitato ad unirmi alla spedizione alla quale avrebbero preso parte l'indomani, con la promessa di rendermi ricco per sempre. Ovviamente accettai. Il mattino seguente ero in viaggio insieme a una mezza dozzina di uomini molto più esperti di me e che, a differenza del sottoscritto in occasione delle precedenti ricerche in solitaria, sembravano esattamente cosa fare e dove dirigersi. Risalimmo lungo il fiume Yukon e poi a nordest, attraverso le sponde dell'affluente principale, il Klondike River. Lasciammo alle nostre spalle molti gruppi di cercatori, soprattutto dalle parti di Rabbit Creek. Bradbury disse che lì si concentrava la maggior parte degli avventurieri perché in quelle zone erano avvenute le scoperte originarie, ma che proprio per questo le vene aurifere della zona erano quasi esaurite e dunque avremmo dovuto proseguire. Io seguivo il gruppo senza fare eccezione. Era palese la sicurezza di quegli uomini, in particolare di Williamson che teneva la testa. In seno avvertivo l'eccitazione per la fortuna che avevo avuto. Non feci alcuna domanda per tutto il tragitto, anche se dentro di me bruciavo dalla curiosità di sapere dove fossimo diretti. Ci fermammo solo al tramonto, nei pressi di una vallata coperta di neve e fanghiglia. Radmond, un uomo tozzo e basso dall'aria simpatica, si occupò di montare le tende assieme a Bradbury e a un altro uomo di cui non conosco il nome. Io approfittai per scambiare qualche parola con Williamson mentre appiccavamo il fuoco. Gli raccontai qualcosa di me, della città da dove venivo e delle settimane da me già trascorse in quelle terre del nord, completamente infruttuose. Lui ridacchiò. Mi parlò delle sue precedenti spedizioni, tutte molto soddisfacenti, e mi promise che avrei lasciato il Klondike carico d'oro. Proseguimmo a parlare a lungo dopo aver consumato la cena a base di fagioli e carne di cervo e nell'ascoltarlo mi rendevo sempre più conto di quanto fosse un uomo straordinariamente carismatico e saldo. Anche nell'aspetto, con un corpo robusto e sano e un volto deciso e irsuto su cui spiccavano occhi grigi di lupo, confermava le mie impressioni. Quando pensai di essere ormai del tutto degno della sua fiducia, mi decisi a chiedergli dove stessimo andando e, soprattutto, come mai sembrasse così sicuro di trovare l'oro. Williamson non disse nulla. Sembrò come se, per la prima volta da quando lo avevo conosciuto, non covasse già le parole e le cercasse da qualche parte dentro di sé. La risposta arrivò con un tono e una voce che mi fecero rabbrividire: «Io conosco il percorso dell'oro, io so vedere l'oro». Trascorse una settimana. Avevamo risalito il Porcupine River, disceso il Peael fino a Kluane Lake, l'immensa distesa di ghiaccio che da quelle parti chiamano lago, e scalato diverse catene, dove il freddo mi entrava nelle ossa. La notte che accadde la tragedia eravamo accampati ai piedi di una di esse, a poche miglia da un villaggio di aborigeni Métis, i quali sarebbero stati la mia salvezza. Quella sensazione di cieca fede e certezza nella guida di Williamson aveva cominciato a scalfirsi in ciascuno di noi per effetto della fatica e del freddo. Anche il comportamento dello stesso Williamson s'era fatto pian piano meno sicuro e razionale. Alcuni dei compagni giuravano di averlo visto in alcuni dei momenti in cui si allontanava o prima che gli altri si svegliassero, disegnare strani percorsi sulla neve. Quella notte non riuscii a dormire, ancora oggi non ne conosco il motivo. Qualsiasi cosa fosse a tenermi sveglio, so di dovergli la vita. La luna era già alta nel cielo e rischiarava la vallata che, per effetto del pallore proiettato sulle foreste, appariva un labirinto di ombre. Ero uscito dalla mia tenda. Nonostante il freddo pungente cominciai a camminare, allontanandomi dal campo, senza una meta. Covavo un senso di inquietudine. Mi diressi per un mezzo miglio a nord, verso una specie di innalzamento. Mi sedetti lì e restai per qualche tempo in ascolto della notte, fino a che un urlo ne squarciò il dolce sussurro. Quando tornai al campo quello che vidi mi fece inorridire: a terra giacevano i corpi degli uomini con i quali avevo viaggiato fin lì, il cui sangue a partire dalle loro facce dipingeva sul bianco della neve un percorso maledetto. Accanto a loro Williamson era accovacciato e sussurrava con una voce maledetta: «Oro... l'ho trovato...». Sul momento non capii. Capii il senso di quelle parole solo molto dopo, mentre a Dawson City assistevo all'impiccagione di Williamson, quando mi si figurò la seconda delle terrificanti immagini, le più spaventose che abbia mai visto e che ancora mi tormentano il sonno... L'una mi si era presentata quando avevo guardato sui volti dei cadaveri sulla montagna. Dove prima erano gli occhi, ora c'erano solo cavità vuote e buie. Williamson aveva usato il piccone. L'altra ha a che fare con il viso del pazzo... di colui che credevo pazzo, prima che la pazzia forse raggiungesse anche me. Un attimo prima che il cappio gli spezzasse il collo e lo consegnasse alla morte mi guardó dritto. I suoi occhi. Giuro che scintillavano come due pepite d'oro.
  18. Ospite

    Eris Edizioni

    Nome: Eris Edizioni Generi trattati: Narrativa, fumetto, saggistica Modalità di invio dei manoscritti: proposte@erisedizioni.org Una guida rapida Distribuzione: CDA, DIEST DISTRIBUZIONI, BOOKLET, Librerie e fumetterie fiduciarie (http://www.erisedizioni.org/distribuzione.html) Sito web: http://www.erisedizioni.org/home.html Facebook: https://www.facebook.com/erisedizioni/?fref=ts Aggiornamento 21/04/18 dal sito: Eris Edizioni diventa complice del Progetto Stigma, supportandolo nell’arrivo in libreria e fumetteria e inserendone le opere in catalogo non come semplice collana, ma in qualità di vera e propria costola separata. Eris supporterà il Progetto Stigma nella pubblicazione di 4 volumi l’anno, lasciandogli totale indipendenza di scelta e di progettazione.
  19. Nerio

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    commento Succederà in un giorno qualunque, senza alcun preavviso. Ti sembrerà di udire un suono sommesso, lontano, come una specie di fischio ovattato. Che tu sia in casa o in uno spazio aperto, sopreso in una delle tante piccolezze della vita quotidiana o in relax, durerà solo pochi secondi: il tempo di rendertene conto e di cercare l’origine del suono. Per quanto ti impegnerai a guardarti attorno non troverai nulla e alla fine lascerai perdere. Certamente darai la colpa ad un’impressione, nient’altro che un errore dei tuoi sensi. Quante volta capita di ingannarsi e di credere di sentire qualcosa che non c’è? Così te ne dimenticherai e tornerai alla tua solita vita. Ma da quella volta comincerai a provare una crescente inquietudine, soprattutto quando la sera rimarrai da sol#. Non ti riuscirà di spiegare questo sentimento, se non dopo alcuni giorni, quando in modo confuso e graduale, ammetterai di soffrire di un curioso disturbo alla vista. Perchè da quel giorno una piccola sfocatura si sarà formata ad un lato del tuo campo visivo. Come un’ombra leggera oppure un velo tremulo di foschia. L’impressione sarà quella di vedere qualcosa con la coda dell’occhio, qualcosa che ad ogni tentativo di metterla a fuoco si rivelerà inconsistente. Per quanto fastidioso, forse darai ancora la colpa ad un errore dei sensni. Stress, stanchezza o un riflesso della luce. Non importa quello che ti dirai per tranquillizzarti: l’ombra crescerà gradualmente, lenta ma inesorabile. Contemporaneamente tornerà il suono, più nitido e vicino. Un fischio sommesso, come d’aria attraverso una stretta fessura. Forse questa volta non giustificherai la cosa come un’illusione, specie se oltre al fischio ti riuscirà di distinguere quell’altro suono. Un rumore umido, come di una gola viscida che inghiotta avidamente. Forse qualche medico saprà offrirti una diagnosi confortante: ‘psicosi da stress’, ‘suggestione nervosa’ o ‘acufene psicosomatica’ e con qualche goccia di tranquillante in corpo ti riuscirà di dormire. La cosa più snervante sarà il non poterne parlare: nessuno oltre a te sarà in grado di vederla e percepirla. È solo un impulso nervoso – ti dirai – tutta colpa delle ore che passi davanti a uno schermo. Magari ci crederai abbastanza da cambiare vita: zero tecnologia, zero stress e finalmente quella vacanza che da tempo progettavi di fare. A questo punto forse ti sarà diventato impossibile tollerare la solitudine. Ti circonderai di persone, uscirai: qualunque cosa pur di non essere solo con quella cosa davanti ai tuoi occhi. Poi si verificheranno i primi incidenti. E semtterai di illuderti. Una notte ti sveglerai di colpo con l’alienante sensazione di qualcosa che ti alita sul viso. Il fischio, il gorgoglio e il calore umido di un fiato acre, disgustoso, a pochi centimetri dal tuo naso. Urlerai, certamente. Ma prima che tu riesca ad accendere la luce, ai tuoi occhi spalancati dal terrore sembrerà di scorgere una sagoma enorme, sospesa sul tuo petto. Una cosa fumosa ed evanescente. Impossibile dirti come ti apparirà: forse un corpo vermiforme e dotato di innumerevoli appendici. Forse un profilo ferino, dotato di zampe sproporzionate e di una bocca frastagliata, affollata di zanne irregolari. Forse una copia di te stesso, ridotto in un cadavere ghignante e bluastro. La visione durerà solo pochi secondi. Il terrore invece ti accompagnerà fino alla fine. Perchè da quel momento nessuna droga, nessun tranquillante potranno liberarti dall’idea che possa tornare a stendersi sul tuo petto, mentre dormi. L’insonnia sarà inevitabile e con essa si intensificheranno le allucinazioni. No, non le allucinazioni: le visioni. E in uno stato di terrore costante, con l’angoscia di quell’ombra che cresce dentro i tuoi occhi, finalmente capirai che cos’è quel suono: un ringhio soffocato, beffardo. Quello sarà il momento in cui cercarai aiuto. Scoprirai di aver vissuto fino a quel momento con un’idea del tutto artefatta di te stess#. Nel corso della tua vita avrai certamente finito per riconoscerti delle qualità, delle risorse umane di cui andare, se non proprio orgoglios#, certamente fier#. Solo per scoprire amaramente, quanto sia inutile ogni cosa, davanti alla certezza di non avere scampo e di approssimarti inevitabilmente all’orrore. Non voglio illuderti: farai di tutto pur di non cedere all’incubo. Scenderai qualunque gradino della dignità e del decoro... userai tutti: amici, amanti, parenti e persino sconosciuti. Chiunque andrà bene, pur di non essere sol#. Proverai di tutto: scienza medica e dottrine metafisiche. Ipnosi. Psicanalisi. Cliniche psichiatriche. Motagne di farmaci. Yoga e meditazione. Riti di purificazione. Preghiere. Esorcismi. Maghi, stregoni, santoni, spiritisti e ciarlatani di ogni tipo. Non importa la fede che avrai avuto prima di allora: proverai letteralmente qualunque cosa. Tutto inutile. Perchè sappi da ora, che maggiore è la tua paura e più grande è la sua forza. Dopo al massimo quaranta giorni non ce la farai più. La mancanza di sonno ti avrà trasformato in un verme pallido, solcato da macchie nere e cicatrici screpolate. Il tuo viso devastato dai graffi auto inflitti, la testa spogliata dai capelli. Allo specchio riderai e paingerai, non riconoscendo l’escrescenza tremante che una volta era il tuo viso. Allora. Solo allora (e non prima), quando ogni residuo di sanità e di forza morale ti avranno abbandonato, che lui apparirà, sgusciando vuori dal campo periferico, per mostrarsi in tutta la sua sconvolgente mostruosità. Non c’è modo di descriverlo. Vorrei poterti preparare, ma- Una mente sana non sarebbe in grado di concepirlo. Devi capire che quella cosa si muove nel buio della coscienza. Quella cosa è buio. Il risultato di tutta la corruzione del mondo. Grondante, eppure compatto. Oscenamente perfetto. Un diamente di putrefazione, la corruzione primordiale. Il vortice che gorgoglia e ringhi a e trema alla fine dell’abisso. Allo stesso modo non posso prepararti all’orrore della sua voce. Quando la sua bocca si aprirà e in mezzo ai fischi, ai ringi e ai gorgolii distinguerai le parole. Dio mio. E nella nebbia ostile di quei suoi globi fumosi, distinguerai un luccichio di malizia. Una cosa che potrebbe essere definita ‘gioia malvagia’, se solo certe entità fossero in grado di provare emozioni. Parlerà e tu ascolterai. Non durerà molto, ma a te sembrerà un’eternità di orrori. Un vortice dove l’anima precipità, sbiciolandosi. E gli ubbidirai. O si. SI SI SI. Farai esattamente quello che chiede: non è fisicamente possibile, per un essere umano, opporsi a qualcosa di più antico della sua stesa razza. E lo farai: prenderai un foglio vuoto oppure una pagina web. Aprirai un post su un social o un topic su di un forum e scriverai quello che ti dice. Questa storia. La pubblicherai e la affiderai al mondo, alla prossima vittima ignara che la raccoglierà e la leggerà, scettica e incredula come solo una bestia ignara può essere. Come una volta lo eri anche tu, prima di leggere una storia simile, su di una pagina web simile. E fra tutte le migliaia di menti attraversate da quel messaggio, lui ne sceglierà una. Perchè lui fa così. Dalle prime immagini tracciate sui muri delle grotte, fino all’Urlo di Munch o il Guernica di Picasso: deve avere sempre un mezzo per trasmettersi e un ospite da infestare. Dall’inizio della storia e per tutti i secoli a venire. In una parola: l’orrore. E finalmente, dopo aver concluso la tua storia e averla affidata al mondo, solo dopo averlo fatto, lui verrà per te
  20. simone volponi

    I bootleg del folle

    Titolo: I bootleg del folle Autore: Simone Volponi Collana: Infamia project ISBN: B07KCRKBS6 Data di pubblicazione: Novembre 2018 Prezzo: 2,99 (solo digitale) Genere: Antologia racconti horror-sci-fi Pagine: 110 Link all'acquisto: https://www.amazon.it/BOOTLEG-DEL-FOLLE-Simone-Volponi-ebook/dp/B07KCRKBS6/ref=sr_1_3?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1543176135&amp;sr=1-3 Un'antologia dei principali racconti pubblicati in varie raccolte di genere fantastico. Viaggi all'interno dell'immaginario horror e sci-fi, dal sapore pulp e con un'escursione nello steampunk. Una banda criminale romana che si ritrova a lottare per la vita mentre il Vaticano crolla; un monaco folle alle prese con una invasione zombie; liquidi rossi che causano terribili mutazioni e bombe celate nell'utero di un'innocente; il più celebre cowboy italiano calato in piena ambientazione steampunk; un uomo finito prigioniero in casa si nasconde da una bestia mostruosa; qualcuno brama nell'oscurità una pelle nuova...
  21. Ospite

    Pseudonimo Inglese

    Buongiorno a tutti, mi trovo nella posizione, come è capitato ad altri autori di questo forum, di dover pubblicare sotto pseudonimo. Non si tratta di un vezzo, ma di ragioni strettamente personali ed imprescindibili. Presa questa decisione, pur riconoscendo che si tratterebbe del famoso segreto di Pulcinella, mi domandavo: meglio sceglierne uno italiano o inglese? Credo che per alcuni generei non faccia molta differenza, visto che nella nostra letteratura abbiamo avuto vari autori di successo che hanno pubblicato gialli, thriller, romanzi rosa o storici ecc. Su altri invece ho l'impressione di pancia che da un lettore medio su generi tipo fantasy o horror sarebbe visto meglio un nome anglofono. Magari funziona anche, ovviamente in minimissima (issima!) parte, come leva marketing. Del tipo: "Boh non so chi sia questo tal Max Power (cit), ma se lo hanno tradotto proprio schifo non deve fare!" che ne pensate? Grazie, Marco
  22. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    È dentro di me. La mamma ha detto che il mal di pancia è dovuto al fatto che mangio troppe patate fritte, io so che non è così. Lui è dentro di me. LUI abita nella mia pancia. Lo sento muoversi qualche volta, me la graffia come se volesse uscire. Urlo e mi colpisco proprio sulla bocca dello stomaco. Scoppio a piangere, voglio chiamare la mamma, la pancia mi fa troppo male, faccio fatica a respirare. Basta ! Batto i pugni sul tavolo e mi alzo, grido ma non emetto alcun suono. Il mio battito aumenta. Sento la paura scorrermi per tutto il corpo come un veleno. Ho ormai otto anni e mezzo. Un bambino come me non deve soffrire così per un mal di pancia. Non io che solo l'altra settimana ho sconfitto Gurba-il-mostro-del-letto. L'avevamo chiamato così io e papà, ho dovuto tenere la luce accesa per 5 notti consecutive per evitare che il mostro mi portasse via con lui. Mamma ragazzi non potete immaginare quanto furbo fosse Gurba. Non l'ho mai visto in faccia. Vedevo solo la sua ombra, ma sapevo che era reale, almeno fino a quando mio papà non ha sparso un po' di polvere magica sotto il letto sconfiggendolo, è sempre stato un grande il mio babbo. Ma ora nemmeno lui mi capiva. Il dolore alla pancia è fortissimo, sembrava si fosse attenuato ma ora ha ricominciato più forte di prima. Vedo tutto attorno a me girare, mamma dice che succede alle persone con pochi zuccheri, oggi non ho fatto colazione ma non può essere quello, non è quello. È colpa sua, so che è colpa SUA. Abita nella mia pancia e vuole uscire. Vomito per terra. Il liquido verdastro e viscoso scivola lentamente sul tappeto. La mamma non mi sente, dov’è? È uscita? Tossisco, carta vetrata che mi lacera la gola. Basta non ne posso più. Se non vuole uscire lui lo farò uscire io. L'ho visto fare in tv un sacco di volte da quelle persone vestite di bianco, quelle che tagliano le persone e le salvano la vita. Io mi salverò la vita. Mamma tiene i coltelli in cucina. La pancia mi si stringe, ho l'impulso di vomitare ancora ma mi trattengo. Lo sento scalciare. Adesso lo posso sentire urlare. Ma ora lo faccio uscire, lo DEVO fare uscire, prendo il primo coltello dal cassetto. Quello che mamma usa per tagliare la carne e prepararmi la bistecca. Basterà un piccolo taglio sulla pancia e LUI mi lascerà stare per sempre, e magari potremo anche diventare amici, potrei mostrargli il mio esercito di soldatini, potremo fare grandi battaglie io e lui. Afferro il coltello e me lo infilo in pancia. Esce troppo sangue, il dolore aumenta, il cuore martella all'impazzata, cado a terra con un tonfo e chiudo gli occhi. "è uscito" penso. «… Timothy Finneck, ritrovato morto dissanguato dalla madre lo scorso 18 dicembre, dall’autopsia è emerso che il piccolo soffriva di coliche alla cistifelle prende forma l’ipotesi quindi di un tragico tentativo di...” Puoi cambiare canale ? Tra poco comincia la partita.
  23. dri

    Hypnos Edizioni

    Nome: Hypnos Edizioni Generi trattati: Weird Modalità di invio dei manoscritti: premio Hypnos Distribuzione: DirectBook, internet, librerie affiliate Sito: http://www.edizionihypnos.com/ Facebook:https://it-it.facebook.com/edizioni.hypnos/
  24. alenunzia

    Venator - L'Incubo dell'Inferno

    Titolo: Venator - Lincubo dell'Inferno (Prequel introduttivo al romanzo Quella Bestia di mio Padre) Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978-1729069219 | ASIN: B07KWX4F6F Data di pubblicazione: 24 novembre 2018 Prezzo: Ebook Gratis | Cartaceo €3,50 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 60 Link all'acquisto: Gratis su Amazon Lettura su Writer's dream Trama I cacciatori di demoni sono stati oggetto in diverse occasioni di racconti, favole, libri di genere fantastico e sono stati protagonisti del cinema horror o fantasy. A nessuno però è venuto in mente che potrebbero esistere davvero, nel nostro mondo e più vicini di quanto potremmo immaginare. L’Ordine Venatorius è la prova concreta dell’esistenza di una realtà inimmaginabile, recondita quanto lo stesso Ordine, concreta quanto l’acqua degli oceani e la luce della luna che vi si specchia. Proprio la luna, musa ispiratrice di poeti e scrittori, faro luminoso nelle notti buie, tornerà a fare da portale alla creatura più oscura dell’inferno: il Messor antithei, il servo di Satana, il predatore di anime. L’Ordine è in fermento, in attesa del suo ritorno; si organizzano per affrontarlo, per salvare quante più vite possibili. Non solo: si preparano a liberare dalla dannazione le anime delle vittime che altrimenti diverrebbero scherno e oggetto di tortura in un inferno atroce e spietato. Questo che avete tra le mani è una sorta di prequel che vi condurrà al romanzo Quella Bestia di mio Padre.
  25. alenunzia

    Quella Bestia di mio Padre

    Titolo: Quella Bestia di mio Padre Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978173086451 | ASIIN: B07JK5WY1W Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2018 Prezzo: Ebook 3,99 | Cartaceo 14,90 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 282 Link all'acquisto: AMAZON Trama Niente è come sembra. Mike e Alex, padre e figlio. Un rapporto complicato. Elena, la moglie di Mike, viene trovata barbaramente assassinata nella camera da letto in cui aveva avuto un violento litigio col marito solo poche ore prima. Lo stesso Alex sorprende suo padre sulla scena del delitto, un omicidio che gli organi inquirenti avrebbero attribuito a Mike se non fosse che il corpo di Elena risultava visibilmente dilaniato da una bestia feroce. L’innocenza di Mike non convincerà mai suo figlio, soprattutto quando Alex, anni dopo, scoprirà che suo padre aveva mentito alla polizia nonostante la sua innocenza. Perché? Cosa nasconde Mike? Sullo sfondo del litorale romano si dipana una storia che ha dell’incredibile, con radici che risalgono a molti secoli prima e che coinvolge la Santa Sede. Un Ordine segreto della Chiesa, infatti, dopo cinquecento anni di letargo, si riattiverà per dare la caccia a chi è tornato.
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