Vai al contenuto

Cerca nel Forum

Risultati per i tag 'horror'.

  • Cerca per Tag

    Tag separati da virgole.
  • Cerca per Autore

Tipo di contenuto


Il mondo dell'editoria, senza filtri.

  • Inizia qui la tua avventura nella community
    • Regolamento del Forum
    • Ingresso
    • Bacheca
  • Il mondo dell'editoria
    • Case Editrici
    • Piattaforme Print on Demand
    • Agenzie Letterarie
    • Freelance
    • Questioni legali
    • Concorsi ed Eventi esterni
    • Varie ed eventuali
  • Officina
    • Narrativa
    • Poesia
    • Contest del Writer's Dream
    • I migliori racconti del WD
    • I nostri libri
  • Documentazione
    • Scrivere
    • Leggere
  • Area Relax
    • Agorà
    • WD Club
    • Il blog del Writer's Dream

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione e avventura
  • Biografie, diari, memorie
  • Fantascienza, Horror, Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura non di genere
  • Letteratura erotica
  • Letteratura Rosa
  • Bambini e ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione, avventura
  • Biografia, diari e memorie
  • Fantascienza, Horror e Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura Erotica
  • Letteratura Rosa
  • Letteratura non di genere
  • Bambini e Ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Calendari

  • Presentazione in Libreria
  • Concorso Letterario
  • Corso di scrittura
  • Altro
  • Evento del Writer's Dream

Cerca risultati in...

Cerca risultati che...


Data di creazione

  • Inizio

    Fine


Ultimo Aggiornamento

  • Inizio

    Fine


Filtra per...

Iscritto

  • Inizio

    Fine


Gruppo


Sito personale


Skype


Facebook


Twitter


Provenienza


Interessi

Trovato 131 risultati

  1. Jonas Abelton

    La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol)

    Immagine di copertina: Titolo: La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol) Autore: Alex F. Penni ISBN: ebook (ASIN) B07NDVC4HP, cartaceo: 978-1796204728 Data di pubblicazione (o di uscita): 06/02/2019 Prezzo: ebook 0,99 €; cartaceo 5,16 € Genere: Horror Pagine: 173 Quarta di copertina o estratto del libro: Per perseguire la vittoria del Bene contro il Male a volte bisogna scendere a terribili compromessi... La vita di un tranquillo paesino del Monferrato viene sconvolta dall’arrivo di uno strano personaggio, Jonas Abelton. Apparentemente scrittore in cerca di ispirazione, che ben presto metterà in pratica il suo diabolico piano per soggiogare prima gli abitanti del paese, poi il Mondo intero, creando il proprio Esercito del Male. Uno scrittore fallito, Jack Fox, e la sua compagna Cinzia, tenteranno di ostacolarlo, ma la vittoria del Bene sul Male non è sempre così scontata e soprattutto, a volte, richiede uno scotto molto duro da pagare. Link all'acquisto: Amazon ebook Amazon cartaceo Seconda edizione del romanzo già pubblicato col titolo di Hell Patrol per Delos Digital. Dopo l'ottimo riscontro della prima edizione firmata Delos, esce questa seconda autoprodotta con nuova copertina e nuovo titolo principale. Jonas Abelton è tornato...
  2. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    Commento Purtroppo ci sono 300 caratteri in più del previsto, spero non sia un grosso problema ! ---------------------------------------------------------------------- “DIMMI PERCHE’ LO FACCIO !” urlò Carl mentre stringeva la pistola nella mano sinistra e la gola di uno sconosciuto nella destra tenendolo col suo peso steso a terra. Portò poi con gesto rabbioso la canna della pistola a contatto con la fronte dell’uomo a terra, stringendola fino a far diventare bianche le nocche. “Dimmelo … ORA!” , disse avvicinandosi alla faccia dello sconosciuto che poteva vedere ora distintamente il suo volto, nonostante la penombra che celava quasi tutto nel vicolo; dimenandosi e cercando di sottrarsi inutilmente alla stretta di Carl, il malcapitato riuscì solo a pronunciare qualche parola, soffocata dalla mancanza di ossigeno: “Non lo so … ti prego lasciami …”, mentre il colorito del volto virava verso il rosso. La vista si stava annebbiando a causa della morsa con cui Carl gli serrava la gola, e il respiro si faceva sempre più affannoso; il freddo della canna della pistola che premeva sulla fronte si stava facendo insopportabile e il punto di contatto iniziava a bruciare. Carl si sollevò leggermente per permettergli di respirare e tolse la mano dalla gola; rimase accovacciato lateralmente all'uomo a terra , con il braccio sinistro penzoloni fra le gambe e la pistola che toccava il terreno. Guardò l’uomo che aveva sotto di sé che respirava avidamente tossendo ancora e ancora, mentre gli occhi si riempivano di lacrime dallo sforzo. Tentò di mettersi seduto ma le braccia non gli ressero e ricadde steso a terra; un altro tentativo e vi riuscì. Si portò una mano alla gola massaggiando delicatamente mentre cercava di respirare in modo regolare; guardò Carl con timore e rabbia dicendo: “Ma chi diavolo sei tu? Cosa vuoi da me?” . Carl lo guardò un attimo sollevando il capo , e disse: “Come ti chiami?”, con voce bassa e tremolante. “Mi … mi chiamo Adam, e se le ho fatto un torto mi dispiace, vede io …”, ma Carl lo interruppe facendo segno di stare zitto portando la canna della pistola a contatto con la bocca. Adam ora poteva vederlo bene in volto: occhiaie profonde, scure che gli segnavano il volto scavato e con la barba incolta ormai da giorni; grossi occhi celesti umidi e arrossati dal pianto. Una felpa e un paio di jeans sdruciti gli davano l’aspetto di un senzatetto drogato. “Se le ho fatto un torto mi dispiace … Non volevo”, disse Adam mentre guardava Carl con gli occhi sbarrati; il suo aspetto trasandato e il suo sguardo quasi assente gli serravano le budella in una morsa di gelida di paura. “Guardami …” disse Carl come ridestato da un sogno ad occhi aperti; “Non lo senti questo respirare affannoso?” guardandosi attorno come a cercare qualcuno nascosto nella penombra. Gli occhi di Adam si riempirono di lacrime e si rannicchiò portandosi le ginocchia al petto. “Non sento nulla … Mi dispiace …” tirando su col naso. “Se non smetterà di respirare in questo modo io impazzirò …” disse Carl guardando Adam dritto negli occhi. “Si ferma soltanto quando una vita si spegne … Ma solo per poco … Solo per poco …” A quelle parole Adam trasalì, come se gli avessero dato un calcio nelle costole. Ora era tutto chiaro; ora era tutto maledettamente chiaro. Così come era ormai evidente che non sarebbe sopravvissuto a quell’incontro notturno. Carl restò immobile a fissare Adam come a cercare di leggergli l’anima. Poi con uno scatto improvviso Carl si portò le braccia a coprire le orecchie, stringendo gli occhi ed increspando la bocca in una smorfia di sofferenza. Un sibilo acuto, violento, come un gigantesco stridio di metallo, aggredì le sue orecchie, facendolo quasi cadere stordito a terra. Adam lo guardò impietrito, senza proferire una parola. Carl gemette fino a che il sibilo cessò e guardò Adam dicendo: <<Lo hai sentito vero? VERO?>> guardandolo ora con uno sguardo supplichevole. Adam scosse velocemente la testa, con le lacrime che gli offuscavano la vista e gli facevano colare il naso. <<Io non sento nulla …>> tirò sul col naso <<Non sento nulla …>> abbassando la testa rassegnato oramai al suo destino. Carl si avvicinò ad Adam, mettendo le sue labbra vicino all'orecchio destro di lui, per non farsi sentire, quasi a condividere un segreto inconfessabile: <<Lo sento respirare nella mia testa, sempre … Giorno e notte … Perché lo faccio? Perché accetto di farlo smettere al prezzo di una luce che si spegne? Sembra finita poi ecco … Lo senti? Sta ricominciando... e io mi sto perdendo>>. Adam tremava mentre l’alito caldo di Carl colpiva ad ondate il suo orecchio, non sapendo poi cosa dire ad un uomo in preda ad una evidente follia. <<Una luce dovrà spegnersi, adesso. ADESSO …>> disse Carl afferrando violentemente la mano destra di Adam e mettendogli in mano la pistola. Gli serrò la mano intorno al calcio della pistola, gli mise l’indice sul grilletto e la puntò alla tempia, mentre Adam si dimenava nel vano tentativo di lasciare la presa. <<Una luce si spegnerà, ora… Io non posso più decidere … Fallo tu … Scegli quale luce si spegnerà adesso … E lui smetterà di ansimare nella mia testa.>> La stretta di Carl sulla mano di Adam si fece più forte. <<Dimmi perché lo faccio, oppure decidi per me, ORA!>> Carl strinse più forte la mano di Adam; il grilletto scivolò indietro ed un colpo assordante scosse il silenzio quasi lugubre della notte. Il contraccolpo violento ed inaspettato fece volare la pistola dalla mano di Adam, mentre Carl venne sbalzato all'indietro dalla forza del proiettile. <<NO!>> gridò Adam mentre vedeva Carl steso a terra, ed il sangue formare una striscia rosso, argento scuro e nera, mentre attraversava la lama di luce del piccolo lampione nel vicolo. Adam si portò le mani alla bocca, incredulo a quella scena di puro terrore. Si guardò le mani, le vide sporche del sangue di Carl; si guardò il vestito, e la giacca e la camicia erano pieni di schizzi di sangue e di terra. Iniziò a dondolare leggermente avanti e indietro, sussurrando appena: <<Morto … E’ morto … Oddio e adesso cosa faccio… La polizia, No, no, meglio di no; cosa gli dirò? Agente ho sparato ad uno sconosciuto! Oddio, chi mi crederà… Perderò tutto, tutto.>> Poi guardò la pistola a terra a poca distanza da lui; si guardò attorno circospetto. <<Forse non ha sentito nessuno, è notte.>> Si avvicinò gattonando sull'asfalto fino alla pistola e la nascose nella tasca interna della sua giacca e cercò di pulirsi dagli schizzi di sangue in faccia. Si chiuse il cappotto ed iniziò a camminare svelto. <<Casa mia è a soli 5 minuti, posso farcela… posso farcela>> ripeteva a sé stesso a bassa voce mentre il cuore gli pulsava forte fino nelle orecchie e la testa iniziava a girare. <<Ecco , sono arrivato. Dove sono? Dannate chiavi.>> Mentre rovistava in tasca, le chiavi caddero a terra e con le mani che tremavano le raccolse e riuscì ad aprire. Entrato in casa, si tolse subito i vestiti gettandoli nella spazzatura e si infilò nella doccia. Respirava profondamente cercando di calmarsi mentre l’acqua calda gli scorreva addosso. Uscito dalla doccia si mise un asciugamano intorno alla vita e si mise davanti allo specchio. <<E’ morto, ma non potevo fare nulla… quegli occhi… oddio… pazzo … sì, sì … era pazzo.>> disse a sé stesso per poi passarsi una mano sulla faccia. <<Ho bisogno di un tè per calmarmi e poi deciderò cosa fare di quella maledetta pistola.>> A piedi nudi si recò in cucina, ed accese il bollitore. Dopo pochi minuti iniziò a fischiare ad indicare che l’acqua era pronta. Il sibilo del bollitore lo fece trasalire e lo guardò con terrore aggrottando le sopracciglia. Il sibilo sembrò aumentare di intensità fino a farsi insopportabile. Adam cadde in ginocchio gridando dal dolore e tenendosi le mani alle orecchie. Poi dopo pochi ma interminabili secondi il sibilo cessò. Adam si guardò intorno ansimando come se avesse corso inseguito da un branco di cani feroci. <<Calmo, calmo>> disse a sé stesso <<E’ finita … E’ finita …>> Sentì una voce flebile provenire dalla stanza da bagno. <<Chi c’è? CHI C’E’?>> quasi urlò dirigendosi nella stanza da bagno; con la mano tremante accese la luce. Niente, nessuno. Fece un sospiro di sollievo e si avvicinò allo specchio fissandosi negli occhi. Sentì un respiro sempre più prepotente e realizzò che non era il suo. Una goccia di sudore freddo gli imperlò la fronte e le mani si fecero dannatamente fredde ed insensibili. Poi udì una voce roca, fredda e senza espressione, eppure proprio per questo terrificante: <<Finalmente sono tornato a casa>>
  3. Jena Plissken

    Asylum Press Editor

    Nome: Asylum Press Editor Generi trattati: Horror Modalità di invio dei manoscritti: https://asylumpress.org/invio-manoscritti/ Distribuzione: https://asylumpress.org/distribuzione/ Sito: https://asylumpress.org/ Facebook: https://www.facebook.com/asylumpresseditor Spero che non sia già presente nelle liste. Ho cercato ma non mi risulta nulla... comunque, credo sia nata da poco. Pubblicano una rivista Horror dal nome Asylum Magazine e trattano Horror in tutte le accezioni. Si professano contro l'editoria a pagamento (il logo compare sul sito). Precisano che i loro volumi sono fisicamente presenti sugli scaffali di quelle librerie che sono comprese nella lista visionabile sulla loro pagina Web.
  4. simone volponi

    Damnation - Notte eterna

    Titolo: Damnation - Notte eterna Autore: Simone Volponi Collana: TrueFantasy Casa editrice: Watson edizioni ISBN: 978-8887224177 Data di pubblicazione: 10/05/2018 Prezzo: 15,00 (della versione cartacea) Genere: Fantasy/Horror Pagine: 444 p., ill. , Brossura Quarta di copertina: L’inverno in Norvegia non offre grandi distrazioni, e le poche ore di luce sembrano non bastare agli abitanti di Bergen. Lo sanno bene Anders e il suo migliore amico Ingo, che cercano di spezzare la monotonia con la passione per l’horror e il metal. I due ragazzi non sanno però che presto dovranno mettere da parte i loro interessi per far posto a qualcuno di ben più strano, qualcuno che sceglie la terra dei fiordi proprio per la sua propensione alle tenebre. È così che, dopo aver assistito al misterioso incidente di un carro funebre, la loro vita si intreccia a quella di Agnes, la più bella ragazza mai vista da quelle parti, che però nasconde “tra i denti” un terribile segreto. Agnes infatti è una vampira e si trascina dietro una terrificante famiglia che si opporrà in tutti i modi al legame con i due umani. Ma neanche la terribile famiglia è al sicuro, un oscuro pericolo incombe su di loro: l’Ordine Arcano, una spietata setta di cacciatori di vampiri che minaccia la loro permanenza sulla terra. Link all'acquisto: Sito editore: http://watsonedizioni.it/prodotto/damnation-notte-eterna-simone-volponi/ IBS: https://www.ibs.it/damnation-notte-eterna-libro-simone-volponi/e/9788887224177?inventoryId=109831120 Amazon: https://www.amazon.it/Damnation-Notte-eterna-Simone-Volponi/dp/888722417X/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1527971215&amp;sr=1-2&amp;keywords=simone+volponi Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/simone-volponi/damnation-notte-eterna/9788887224177 Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/damnation-notte-eterna-volponi-simone/libro/9788887224177
  5. MatRai

    Si spengono le stelle - Matteo Raimondi

    Titolo: Si spengono le stelle Autore: Matteo Raimondi Editore: Mondadori Collana: Omnibus ISBN cartaceo: 9788804687375 ISBN ebook: 9788852086595 Data di pubblicazione: 17 aprile 2018 Prezzo: Cartonato con sovraccoperta 19.50€ | EBook 9.99€ Genere: Thriller - Horror - Storico Pagine: 460 1691. York è un’inquieta città di frontiera da poco annessa alla Colonia della Massachusetts Bay, dove la legge è esercitata secondo una rigida morale puritana. Primogenita di Mary e Robert Walcott, capo della corporazione commerciale, Susannah è tormentata da un selvaggio bisogno d’indipendenza che la rende insofferente alle autorità e la porta a rifugiarsi negli antichi insegnamenti della sua vecchia nutrice indiana, Nagi, dalla quale ha imparato a scorgere in ogni cosa la profonda armonia del cosmo. Ma proprio il forte legame con la cultura dei nativi costa a Suze l’avversione dei suoi coetanei, che la accusano di essere strana, pericolosa, e per questo la schivano. Tutti tranne uno, il fragile e misterioso Angus Stone, che appare determinato a sfidare qualunque pregiudizio pur di averla. Le cose cambiano quando Robert viene inviato a Boston per presiedere il Congresso coloniale: mentre a York le stelle della ragione cominciano a spegnersi, Rob realizza di trovarsi nel mezzo di una spietata cospirazione tesa a inasprire odio e paura verso i “selvaggi”. Il conflitto tra coloni e nativi assume così il valore di uno scontro fra bene e male che coinvolgerà proprio Susannah, ignara custode di un grande segreto. Si spengono le stelle è un thriller stupefacente sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di miracolose incursioni nei temi classici della letteratura fantastica. Ne emerge una grandiosa allegoria della civiltà contemporanea, che rivela una nuova, formidabile e poliedrica voce della narrativa italiana, capace di scolpire magistralmente luoghi e personaggi, di esplorare le terre di confine tra i generi e di intrecciare passato e presente, modernità e tradizione, racconto individuale e Storia collettiva in una miscela esplosiva. Amazon IBS Mondadori Store
  6. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo Conosciuti al Salone di Torino: molto simpatici, motivati e disponbilili. Il catalogo esposto era prevalentemente fantasy, horror e thriller. La pagina FB è poco seguita ma il gruppo e vivacissimo, animato da loro stessi. Fanno contest, interviste agli scrittori emergenti eccetera. La prima impressione è ottima, il resto a voi
  7. Joyopi

    [Sfida 17] Klondike

    Commento Sfida a @AlexComan Genere horror, tema: giustificare la crudeltà boa: non più di tre numeri (o parole riconducibili a numeri). Klondike A quel tempo ero uno dei tanti cercatori solitari e speranzosi che erano accorsi nella regione di Yukon. A seguito della prodigiosa scoperta da parte di George Carmack, la voce di immani ricchezze nascoste in quelle terre remote e fredde era giunta molto rapidamente fino a San Francisco e così fiumane di cercatori d'oro, più o meno improvvisati, si erano riversate verso nord passando da Skagway e giungendo sulle sponde dello Yukon e del Klondike. Erano gli ultimi anni del secolo. Io ero una piccola goccia di quella corrente impetuosa. Come tutti, avevo preso base a Dawson City, un borgo di montagna che si era trasformato in una cittadina misera e spettrale nella quale carestia e disordine la facevano da padrone. Gli edifici finivano spesso in fiamme e in cenere nonostante il gelo della terra su cui poggiavano. Com'era inevitabile, infatti, in quei pochissimi anni il borgo che fino a poco prima aveva vissuto tranquillo nella sua isolazione aveva visto crescere in maniera esponenziale il numero di abitanti e avventori e di conseguenza i problemi. Nelle ore più tarde della notte, quando non erano sulle tracce dei filoni d'oro tra fiumi e montagne, i cercatori infestavano le locande e le sale da gioco che erano spuntate come pidocchi sulla pelle di un vagabondo, bettole squallide e pericolose in cui l'illegalità era un serpente strisciante, stamberghe in cui scoppiavano risse sanguinose senza soluzione di continuità e che quasi sempre lasciavano a terra cadaveri marcescenti. Più di una volta mi ci ero trovato invischiato, rimediando diverse ammaccature; in qualche occasione avevo visto salva la pelle solo per grazia di Dio. Fu in uno di questi saloon che incontrai Gary Williamson e John Bradbury, di Atlanta. Erano tra i più esperti cercatori d'oro dell'intero stato; avevano già preso parte a spedizioni fortunate sui Monti Appalachi e nelle valli di Black Hills ed erano appena giunti in Canada. Senza volerlo, mi ero trovato ancora una volta impelagato in una scazzottata che non avrebbe dovuto riguardarmi e quasi inavvertitamente, con una spinta, avevo evitato a Williamson una pugnalata nello sterno. Una volta sedata la rissa, l'uomo mi aveva ringraziato calorosamente e come ricompensa mi aveva invitato ad unirmi alla spedizione alla quale avrebbero preso parte l'indomani, con la promessa di rendermi ricco per sempre. Ovviamente accettai. Il mattino seguente ero in viaggio insieme a una mezza dozzina di uomini molto più esperti di me e che, a differenza del sottoscritto in occasione delle precedenti ricerche in solitaria, sembravano esattamente cosa fare e dove dirigersi. Risalimmo lungo il fiume Yukon e poi a nordest, attraverso le sponde dell'affluente principale, il Klondike River. Lasciammo alle nostre spalle molti gruppi di cercatori, soprattutto dalle parti di Rabbit Creek. Bradbury disse che lì si concentrava la maggior parte degli avventurieri perché in quelle zone erano avvenute le scoperte originarie, ma che proprio per questo le vene aurifere della zona erano quasi esaurite e dunque avremmo dovuto proseguire. Io seguivo il gruppo senza fare eccezione. Era palese la sicurezza di quegli uomini, in particolare di Williamson che teneva la testa. In seno avvertivo l'eccitazione per la fortuna che avevo avuto. Non feci alcuna domanda per tutto il tragitto, anche se dentro di me bruciavo dalla curiosità di sapere dove fossimo diretti. Ci fermammo solo al tramonto, nei pressi di una vallata coperta di neve e fanghiglia. Radmond, un uomo tozzo e basso dall'aria simpatica, si occupò di montare le tende assieme a Bradbury e a un altro uomo di cui non conosco il nome. Io approfittai per scambiare qualche parola con Williamson mentre appiccavamo il fuoco. Gli raccontai qualcosa di me, della città da dove venivo e delle settimane da me già trascorse in quelle terre del nord, completamente infruttuose. Lui ridacchiò. Mi parlò delle sue precedenti spedizioni, tutte molto soddisfacenti, e mi promise che avrei lasciato il Klondike carico d'oro. Proseguimmo a parlare a lungo dopo aver consumato la cena a base di fagioli e carne di cervo e nell'ascoltarlo mi rendevo sempre più conto di quanto fosse un uomo straordinariamente carismatico e saldo. Anche nell'aspetto, con un corpo robusto e sano e un volto deciso e irsuto su cui spiccavano occhi grigi di lupo, confermava le mie impressioni. Quando pensai di essere ormai del tutto degno della sua fiducia, mi decisi a chiedergli dove stessimo andando e, soprattutto, come mai sembrasse così sicuro di trovare l'oro. Williamson non disse nulla. Sembrò come se, per la prima volta da quando lo avevo conosciuto, non covasse già le parole e le cercasse da qualche parte dentro di sé. La risposta arrivò con un tono e una voce che mi fecero rabbrividire: «Io conosco il percorso dell'oro, io so vedere l'oro». Trascorse una settimana. Avevamo risalito il Porcupine River, disceso il Peael fino a Kluane Lake, l'immensa distesa di ghiaccio che da quelle parti chiamano lago, e scalato diverse catene, dove il freddo mi entrava nelle ossa. La notte che accadde la tragedia eravamo accampati ai piedi di una di esse, a poche miglia da un villaggio di aborigeni Métis, i quali sarebbero stati la mia salvezza. Quella sensazione di cieca fede e certezza nella guida di Williamson aveva cominciato a scalfirsi in ciascuno di noi per effetto della fatica e del freddo. Anche il comportamento dello stesso Williamson s'era fatto pian piano meno sicuro e razionale. Alcuni dei compagni giuravano di averlo visto in alcuni dei momenti in cui si allontanava o prima che gli altri si svegliassero, disegnare strani percorsi sulla neve. Quella notte non riuscii a dormire, ancora oggi non ne conosco il motivo. Qualsiasi cosa fosse a tenermi sveglio, so di dovergli la vita. La luna era già alta nel cielo e rischiarava la vallata che, per effetto del pallore proiettato sulle foreste, appariva un labirinto di ombre. Ero uscito dalla mia tenda. Nonostante il freddo pungente cominciai a camminare, allontanandomi dal campo, senza una meta. Covavo un senso di inquietudine. Mi diressi per un mezzo miglio a nord, verso una specie di innalzamento. Mi sedetti lì e restai per qualche tempo in ascolto della notte, fino a che un urlo ne squarciò il dolce sussurro. Quando tornai al campo quello che vidi mi fece inorridire: a terra giacevano i corpi degli uomini con i quali avevo viaggiato fin lì, il cui sangue a partire dalle loro facce dipingeva sul bianco della neve un percorso maledetto. Accanto a loro Williamson era accovacciato e sussurrava con una voce maledetta: «Oro... l'ho trovato...». Sul momento non capii. Capii il senso di quelle parole solo molto dopo, mentre a Dawson City assistevo all'impiccagione di Williamson, quando mi si figurò la seconda delle terrificanti immagini, le più spaventose che abbia mai visto e che ancora mi tormentano il sonno... L'una mi si era presentata quando avevo guardato sui volti dei cadaveri sulla montagna. Dove prima erano gli occhi, ora c'erano solo cavità vuote e buie. Williamson aveva usato il piccone. L'altra ha a che fare con il viso del pazzo... di colui che credevo pazzo, prima che la pazzia forse raggiungesse anche me. Un attimo prima che il cappio gli spezzasse il collo e lo consegnasse alla morte mi guardó dritto. I suoi occhi. Giuro che scintillavano come due pepite d'oro.
  8. Ospite

    Eris Edizioni

    Nome: Eris Edizioni Generi trattati: Narrativa, fumetto, saggistica Modalità di invio dei manoscritti: proposte@erisedizioni.org Una guida rapida Distribuzione: CDA, DIEST DISTRIBUZIONI, BOOKLET, Librerie e fumetterie fiduciarie (http://www.erisedizioni.org/distribuzione.html) Sito web: http://www.erisedizioni.org/home.html Facebook: https://www.facebook.com/erisedizioni/?fref=ts Aggiornamento 21/04/18 dal sito: Eris Edizioni diventa complice del Progetto Stigma, supportandolo nell’arrivo in libreria e fumetteria e inserendone le opere in catalogo non come semplice collana, ma in qualità di vera e propria costola separata. Eris supporterà il Progetto Stigma nella pubblicazione di 4 volumi l’anno, lasciandogli totale indipendenza di scelta e di progettazione.
  9. Nerio

    Crea Nuova Discussione

    commento Succederà in un giorno qualunque, senza alcun preavviso. Ti sembrerà di udire un suono sommesso, lontano, come una specie di fischio ovattato. Che tu sia in casa o in uno spazio aperto, sopreso in una delle tante piccolezze della vita quotidiana o in relax, durerà solo pochi secondi: il tempo di rendertene conto e di cercare l’origine del suono. Per quanto ti impegnerai a guardarti attorno non troverai nulla e alla fine lascerai perdere. Certamente darai la colpa ad un’impressione, nient’altro che un errore dei tuoi sensi. Quante volta capita di ingannarsi e di credere di sentire qualcosa che non c’è? Così te ne dimenticherai e tornerai alla tua solita vita. Ma da quella volta comincerai a provare una crescente inquietudine, soprattutto quando la sera rimarrai da sol#. Non ti riuscirà di spiegare questo sentimento, se non dopo alcuni giorni, quando in modo confuso e graduale, ammetterai di soffrire di un curioso disturbo alla vista. Perchè da quel giorno una piccola sfocatura si sarà formata ad un lato del tuo campo visivo. Come un’ombra leggera oppure un velo tremulo di foschia. L’impressione sarà quella di vedere qualcosa con la coda dell’occhio, qualcosa che ad ogni tentativo di metterla a fuoco si rivelerà inconsistente. Per quanto fastidioso, forse darai ancora la colpa ad un errore dei sensni. Stress, stanchezza o un riflesso della luce. Non importa quello che ti dirai per tranquillizzarti: l’ombra crescerà gradualmente, lenta ma inesorabile. Contemporaneamente tornerà il suono, più nitido e vicino. Un fischio sommesso, come d’aria attraverso una stretta fessura. Forse questa volta non giustificherai la cosa come un’illusione, specie se oltre al fischio ti riuscirà di distinguere quell’altro suono. Un rumore umido, come di una gola viscida che inghiotta avidamente. Forse qualche medico saprà offrirti una diagnosi confortante: ‘psicosi da stress’, ‘suggestione nervosa’ o ‘acufene psicosomatica’ e con qualche goccia di tranquillante in corpo ti riuscirà di dormire. La cosa più snervante sarà il non poterne parlare: nessuno oltre a te sarà in grado di vederla e percepirla. È solo un impulso nervoso – ti dirai – tutta colpa delle ore che passi davanti a uno schermo. Magari ci crederai abbastanza da cambiare vita: zero tecnologia, zero stress e finalmente quella vacanza che da tempo progettavi di fare. A questo punto forse ti sarà diventato impossibile tollerare la solitudine. Ti circonderai di persone, uscirai: qualunque cosa pur di non essere solo con quella cosa davanti ai tuoi occhi. Poi si verificheranno i primi incidenti. E semtterai di illuderti. Una notte ti sveglerai di colpo con l’alienante sensazione di qualcosa che ti alita sul viso. Il fischio, il gorgoglio e il calore umido di un fiato acre, disgustoso, a pochi centimetri dal tuo naso. Urlerai, certamente. Ma prima che tu riesca ad accendere la luce, ai tuoi occhi spalancati dal terrore sembrerà di scorgere una sagoma enorme, sospesa sul tuo petto. Una cosa fumosa ed evanescente. Impossibile dirti come ti apparirà: forse un corpo vermiforme e dotato di innumerevoli appendici. Forse un profilo ferino, dotato di zampe sproporzionate e di una bocca frastagliata, affollata di zanne irregolari. Forse una copia di te stesso, ridotto in un cadavere ghignante e bluastro. La visione durerà solo pochi secondi. Il terrore invece ti accompagnerà fino alla fine. Perchè da quel momento nessuna droga, nessun tranquillante potranno liberarti dall’idea che possa tornare a stendersi sul tuo petto, mentre dormi. L’insonnia sarà inevitabile e con essa si intensificheranno le allucinazioni. No, non le allucinazioni: le visioni. E in uno stato di terrore costante, con l’angoscia di quell’ombra che cresce dentro i tuoi occhi, finalmente capirai che cos’è quel suono: un ringhio soffocato, beffardo. Quello sarà il momento in cui cercarai aiuto. Scoprirai di aver vissuto fino a quel momento con un’idea del tutto artefatta di te stess#. Nel corso della tua vita avrai certamente finito per riconoscerti delle qualità, delle risorse umane di cui andare, se non proprio orgoglios#, certamente fier#. Solo per scoprire amaramente, quanto sia inutile ogni cosa, davanti alla certezza di non avere scampo e di approssimarti inevitabilmente all’orrore. Non voglio illuderti: farai di tutto pur di non cedere all’incubo. Scenderai qualunque gradino della dignità e del decoro... userai tutti: amici, amanti, parenti e persino sconosciuti. Chiunque andrà bene, pur di non essere sol#. Proverai di tutto: scienza medica e dottrine metafisiche. Ipnosi. Psicanalisi. Cliniche psichiatriche. Motagne di farmaci. Yoga e meditazione. Riti di purificazione. Preghiere. Esorcismi. Maghi, stregoni, santoni, spiritisti e ciarlatani di ogni tipo. Non importa la fede che avrai avuto prima di allora: proverai letteralmente qualunque cosa. Tutto inutile. Perchè sappi da ora, che maggiore è la tua paura e più grande è la sua forza. Dopo al massimo quaranta giorni non ce la farai più. La mancanza di sonno ti avrà trasformato in un verme pallido, solcato da macchie nere e cicatrici screpolate. Il tuo viso devastato dai graffi auto inflitti, la testa spogliata dai capelli. Allo specchio riderai e paingerai, non riconoscendo l’escrescenza tremante che una volta era il tuo viso. Allora. Solo allora (e non prima), quando ogni residuo di sanità e di forza morale ti avranno abbandonato, che lui apparirà, sgusciando vuori dal campo periferico, per mostrarsi in tutta la sua sconvolgente mostruosità. Non c’è modo di descriverlo. Vorrei poterti preparare, ma- Una mente sana non sarebbe in grado di concepirlo. Devi capire che quella cosa si muove nel buio della coscienza. Quella cosa è buio. Il risultato di tutta la corruzione del mondo. Grondante, eppure compatto. Oscenamente perfetto. Un diamente di putrefazione, la corruzione primordiale. Il vortice che gorgoglia e ringhi a e trema alla fine dell’abisso. Allo stesso modo non posso prepararti all’orrore della sua voce. Quando la sua bocca si aprirà e in mezzo ai fischi, ai ringi e ai gorgolii distinguerai le parole. Dio mio. E nella nebbia ostile di quei suoi globi fumosi, distinguerai un luccichio di malizia. Una cosa che potrebbe essere definita ‘gioia malvagia’, se solo certe entità fossero in grado di provare emozioni. Parlerà e tu ascolterai. Non durerà molto, ma a te sembrerà un’eternità di orrori. Un vortice dove l’anima precipità, sbiciolandosi. E gli ubbidirai. O si. SI SI SI. Farai esattamente quello che chiede: non è fisicamente possibile, per un essere umano, opporsi a qualcosa di più antico della sua stesa razza. E lo farai: prenderai un foglio vuoto oppure una pagina web. Aprirai un post su un social o un topic su di un forum e scriverai quello che ti dice. Questa storia. La pubblicherai e la affiderai al mondo, alla prossima vittima ignara che la raccoglierà e la leggerà, scettica e incredula come solo una bestia ignara può essere. Come una volta lo eri anche tu, prima di leggere una storia simile, su di una pagina web simile. E fra tutte le migliaia di menti attraversate da quel messaggio, lui ne sceglierà una. Perchè lui fa così. Dalle prime immagini tracciate sui muri delle grotte, fino all’Urlo di Munch o il Guernica di Picasso: deve avere sempre un mezzo per trasmettersi e un ospite da infestare. Dall’inizio della storia e per tutti i secoli a venire. In una parola: l’orrore. E finalmente, dopo aver concluso la tua storia e averla affidata al mondo, solo dopo averlo fatto, lui verrà per te
  10. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Casa editrice generalista, ha collane per: - Romanzi di narrativa; - Fantasy; - Horror; - Antologie; - Sillogi poetiche; - Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: Inviare proposte a: proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  11. simone volponi

    I bootleg del folle

    Titolo: I bootleg del folle Autore: Simone Volponi Collana: Infamia project ISBN: B07KCRKBS6 Data di pubblicazione: Novembre 2018 Prezzo: 2,99 (solo digitale) Genere: Antologia racconti horror-sci-fi Pagine: 110 Link all'acquisto: https://www.amazon.it/BOOTLEG-DEL-FOLLE-Simone-Volponi-ebook/dp/B07KCRKBS6/ref=sr_1_3?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1543176135&amp;sr=1-3 Un'antologia dei principali racconti pubblicati in varie raccolte di genere fantastico. Viaggi all'interno dell'immaginario horror e sci-fi, dal sapore pulp e con un'escursione nello steampunk. Una banda criminale romana che si ritrova a lottare per la vita mentre il Vaticano crolla; un monaco folle alle prese con una invasione zombie; liquidi rossi che causano terribili mutazioni e bombe celate nell'utero di un'innocente; il più celebre cowboy italiano calato in piena ambientazione steampunk; un uomo finito prigioniero in casa si nasconde da una bestia mostruosa; qualcuno brama nell'oscurità una pelle nuova...
  12. Ospite

    Pseudonimo Inglese

    Buongiorno a tutti, mi trovo nella posizione, come è capitato ad altri autori di questo forum, di dover pubblicare sotto pseudonimo. Non si tratta di un vezzo, ma di ragioni strettamente personali ed imprescindibili. Presa questa decisione, pur riconoscendo che si tratterebbe del famoso segreto di Pulcinella, mi domandavo: meglio sceglierne uno italiano o inglese? Credo che per alcuni generei non faccia molta differenza, visto che nella nostra letteratura abbiamo avuto vari autori di successo che hanno pubblicato gialli, thriller, romanzi rosa o storici ecc. Su altri invece ho l'impressione di pancia che da un lettore medio su generi tipo fantasy o horror sarebbe visto meglio un nome anglofono. Magari funziona anche, ovviamente in minimissima (issima!) parte, come leva marketing. Del tipo: "Boh non so chi sia questo tal Max Power (cit), ma se lo hanno tradotto proprio schifo non deve fare!" che ne pensate? Grazie, Marco
  13. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    È dentro di me. La mamma ha detto che il mal di pancia è dovuto al fatto che mangio troppe patate fritte, io so che non è così. Lui è dentro di me. LUI abita nella mia pancia. Lo sento muoversi qualche volta, me la graffia come se volesse uscire. Urlo e mi colpisco proprio sulla bocca dello stomaco. Scoppio a piangere, voglio chiamare la mamma, la pancia mi fa troppo male, faccio fatica a respirare. Basta ! Batto i pugni sul tavolo e mi alzo, grido ma non emetto alcun suono. Il mio battito aumenta. Sento la paura scorrermi per tutto il corpo come un veleno. Ho ormai otto anni e mezzo. Un bambino come me non deve soffrire così per un mal di pancia. Non io che solo l'altra settimana ho sconfitto Gurba-il-mostro-del-letto. L'avevamo chiamato così io e papà, ho dovuto tenere la luce accesa per 5 notti consecutive per evitare che il mostro mi portasse via con lui. Mamma ragazzi non potete immaginare quanto furbo fosse Gurba. Non l'ho mai visto in faccia. Vedevo solo la sua ombra, ma sapevo che era reale, almeno fino a quando mio papà non ha sparso un po' di polvere magica sotto il letto sconfiggendolo, è sempre stato un grande il mio babbo. Ma ora nemmeno lui mi capiva. Il dolore alla pancia è fortissimo, sembrava si fosse attenuato ma ora ha ricominciato più forte di prima. Vedo tutto attorno a me girare, mamma dice che succede alle persone con pochi zuccheri, oggi non ho fatto colazione ma non può essere quello, non è quello. È colpa sua, so che è colpa SUA. Abita nella mia pancia e vuole uscire. Vomito per terra. Il liquido verdastro e viscoso scivola lentamente sul tappeto. La mamma non mi sente, dov’è? È uscita? Tossisco, carta vetrata che mi lacera la gola. Basta non ne posso più. Se non vuole uscire lui lo farò uscire io. L'ho visto fare in tv un sacco di volte da quelle persone vestite di bianco, quelle che tagliano le persone e le salvano la vita. Io mi salverò la vita. Mamma tiene i coltelli in cucina. La pancia mi si stringe, ho l'impulso di vomitare ancora ma mi trattengo. Lo sento scalciare. Adesso lo posso sentire urlare. Ma ora lo faccio uscire, lo DEVO fare uscire, prendo il primo coltello dal cassetto. Quello che mamma usa per tagliare la carne e prepararmi la bistecca. Basterà un piccolo taglio sulla pancia e LUI mi lascerà stare per sempre, e magari potremo anche diventare amici, potrei mostrargli il mio esercito di soldatini, potremo fare grandi battaglie io e lui. Afferro il coltello e me lo infilo in pancia. Esce troppo sangue, il dolore aumenta, il cuore martella all'impazzata, cado a terra con un tonfo e chiudo gli occhi. "è uscito" penso. «… Timothy Finneck, ritrovato morto dissanguato dalla madre lo scorso 18 dicembre, dall’autopsia è emerso che il piccolo soffriva di coliche alla cistifelle prende forma l’ipotesi quindi di un tragico tentativo di...” Puoi cambiare canale ? Tra poco comincia la partita.
  14. dri

    Hypnos Edizioni

    Nome: Hypnos Edizioni Generi trattati: Weird Modalità di invio dei manoscritti: premio Hypnos Distribuzione: DirectBook, internet, librerie affiliate Sito: http://www.edizionihypnos.com/ Facebook:https://it-it.facebook.com/edizioni.hypnos/
  15. alenunzia

    Venator - L'Incubo dell'Inferno

    Titolo: Venator - Lincubo dell'Inferno (Prequel introduttivo al romanzo Quella Bestia di mio Padre) Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978-1729069219 | ASIN: B07KWX4F6F Data di pubblicazione: 24 novembre 2018 Prezzo: Ebook Gratis | Cartaceo €3,50 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 60 Link all'acquisto: Gratis su Amazon Lettura su Writer's dream Trama I cacciatori di demoni sono stati oggetto in diverse occasioni di racconti, favole, libri di genere fantastico e sono stati protagonisti del cinema horror o fantasy. A nessuno però è venuto in mente che potrebbero esistere davvero, nel nostro mondo e più vicini di quanto potremmo immaginare. L’Ordine Venatorius è la prova concreta dell’esistenza di una realtà inimmaginabile, recondita quanto lo stesso Ordine, concreta quanto l’acqua degli oceani e la luce della luna che vi si specchia. Proprio la luna, musa ispiratrice di poeti e scrittori, faro luminoso nelle notti buie, tornerà a fare da portale alla creatura più oscura dell’inferno: il Messor antithei, il servo di Satana, il predatore di anime. L’Ordine è in fermento, in attesa del suo ritorno; si organizzano per affrontarlo, per salvare quante più vite possibili. Non solo: si preparano a liberare dalla dannazione le anime delle vittime che altrimenti diverrebbero scherno e oggetto di tortura in un inferno atroce e spietato. Questo che avete tra le mani è una sorta di prequel che vi condurrà al romanzo Quella Bestia di mio Padre.
  16. alenunzia

    Quella Bestia di mio Padre

    Titolo: Quella Bestia di mio Padre Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978173086451 | ASIIN: B07JK5WY1W Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2018 Prezzo: Ebook 3,99 | Cartaceo 14,90 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 282 Link all'acquisto: AMAZON Trama Niente è come sembra. Mike e Alex, padre e figlio. Un rapporto complicato. Elena, la moglie di Mike, viene trovata barbaramente assassinata nella camera da letto in cui aveva avuto un violento litigio col marito solo poche ore prima. Lo stesso Alex sorprende suo padre sulla scena del delitto, un omicidio che gli organi inquirenti avrebbero attribuito a Mike se non fosse che il corpo di Elena risultava visibilmente dilaniato da una bestia feroce. L’innocenza di Mike non convincerà mai suo figlio, soprattutto quando Alex, anni dopo, scoprirà che suo padre aveva mentito alla polizia nonostante la sua innocenza. Perché? Cosa nasconde Mike? Sullo sfondo del litorale romano si dipana una storia che ha dell’incredibile, con radici che risalgono a molti secoli prima e che coinvolge la Santa Sede. Un Ordine segreto della Chiesa, infatti, dopo cinquecento anni di letargo, si riattiverà per dare la caccia a chi è tornato.
  17. Fino a
    SCADENZA DEL BANDO DELLA VI EDIZIONE: 20 GIUGNO 2019 Per agevolare il lavoro della Giuria e del Comitato di lettura, si consiglia vivamente di spedire gli elaborati con ampio anticipo rispetto alla scadenza del Bando. Il Premio Città di Como è libero, autonomo, indipendente e riconosce pari dignità a tutti i partecipanti garantendo la totale imparzialità di giudizio. Il Premio Città di Como opera in ambito nazionale ed internazionale: gli elaborati in lingua originale non italiana dovranno pervenire corredati di traduzione in lingua italiana. SEZIONE EDITI POESIA in omaggio ad ALDA MERINI: partecipano a questa sezione le opere edite di poesia a tema libero. NARRATIVA in omaggio a GIUSEPPE PONTIGGIA: partecipano a questa sezione le opere edite di narrativa a tema libero di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono previsti premi speciali per la narrativa di genere. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SAGGISTICA: partecipano a questa sezione opere edite di saggistica, a carattere scientifico o divulgativo, di qualsiasi argomento senza limiti di ambito di trattazione. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE INEDITI Partecipano a questa sezione opere mai pubblicate in versione cartacea o digitale in versione ebook nei vari formati o sui siti internet, blog o social network. Opere di Poesia: sia una singola poesia, sia una raccolta di poesie, sia un’antologia di più autori. Opere di Narrativa di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE MULTIMEDIALE Partecipano a questa sezione opere multimediali, sia edite che inedite: A) “Raccontano”: un testo letterario (in prosa o in poesia, edito o inedito, di qualsiasi autore), un paesaggio o un viaggio raccontato attraverso immagini e/o testo e/o musica. B) “Espressioni del volto”: volti ed emozioni (di uno o più soggetti) che esprimano delle emozioni attraverso immagini e/o testo e/o musica. C) “Videopoesie”: un testo poetico recitato attraverso il libero abbinamento di immagini e/o testo e/o suoni. D) “Book-trailer”: audiovisivo di breve durata per promuovere una pubblicazione. E) “Reportage fotografico” di qualsiasi genere. PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI La partecipazione al Premio avviene tramite la presentazione degli elaborati. Qui di seguito le indicazioni per la presentazione. SEZIONE EDITI Per le opere edite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie del volume stampato. Per le opere edite in formato elettronico: inviare per e-mail e-book in formato pdf con accesso libero. SEZIONE INEDITI Per le opere inedite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie stampate in formato A4, in b/n o a colori. Per le opere inedite in formato elettronico: inviare per e-mail l’elaborato in un unico file in formato pdf con accesso libero. SEZIONE MULTIMEDIALE Per le opere realizzate come sequenze fotografiche digitali: inviare la sequenza – costituita da un minimo di 5 e da un massimo di 10 immagini, progressivamente numerate, in formato JPG, peso massimo 2 MB l’una – per e-mail (per invii superiori a 5 MB, utilizzare modalità WeTransfer o simili). Per i reportage da un minimo di 30 a un massimo di 50 immagini. Per le opere realizzate come video: inviare il video – realizzato in un unico file, in formato Wav-Avi-Mp4-Mov della durata massima di 10 minuti – per e-mail (con modalità WeTransfer o simili). I video pervenuti saranno inseriti sul canale YouTube del Premio. Tutte le lavorazioni audio-video saranno ammesse se nel rispetto delle normative di YouTube. Con l’invio, si autorizza la pubblicazione del video sul sito www.premiocittadicomo.it e sui social network di riferimento. NORME DI PARTECIPAZIONE I partecipanti (Autori e Case editrici) possono concorrere a una o più Sezioni del Premio, senza limiti. Ogni partecipazione richiede un’iscrizione separata. Le case editrici concorrono con volumi di loro pubblicazione, garantendo l’autorizzazione alla partecipazione da parte dell’autore. Alle case editrici si raccomanda di dotare di idonea fascetta l’opera che risulterà vincitrice del Premio per le sezioni editi e speciali. INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA CARTACEA Gli elaborati in forma cartacea dovranno essere inviati per posta – secondo le modalità indicate in “Presentazione degli Elaborati” – unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (fotocopia della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) a: C.P. n°260 c/o Poste Centrali, via Gallio, 6 – 22100 Como oppure Associazione Eleutheria, via Oriani 8 – 22100 Como (per la Svizzera: Fermo Posta 6830 – Chiasso 1). INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA DIGITALE Gli elaborati in forma digitale potranno essere anche inviati – secondo le modalità indicate al punto “Presentazione degli Elaborati” – per e-mail unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (scansione in pdf della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) all’indirizzo: Per le sezioni letterarie editi e inediti: info@premiocittadicomo.it Per la sezione multimediale (sequenze fotografiche e video): sezioneimmagine@premiocittadicomo.it ATTENZIONE: Per motivi organizzativi – sia per invio in forma cartacea sia per invio in forma digitale – la scheda di iscrizione (o uno scritto equivalente), l’opera in concorso e la certificazione del versamento della quota di partecipazione devono giungere uniti e contemporaneamente. Non verranno ammessi al concorso elaborati spediti non unitamente alla scheda di iscrizione e alla certificazione del pagamento della quota di partecipazione. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La quota di partecipazione – per tutti i partecipanti, autori e case editrici – è di € 20,00 – Euro Venti/00 (ogni partecipazione richiede una quota separata). Gli scritti provenienti da istituti penitenziari sono esenti. La quota potrà essere versata: tramite assegno o contanti presso la Segreteria del Premio; tramite versamento sul c/c postale n°1016359752 intestato ad Associazione Eleutheria tramite bonifico bancario: BPS – IBAN: IT 72M0569610901000009091X44 – BIC / SWIFT: POSOIT22 Filiale: 073 Como- ag.1 intestato ad Associazione Eleutheria. DESTINAZIONE DEGLI ELABORATI Al termine del Concorso, gli elaborati non verranno restituiti. Le opere edite verranno donate a Biblioteche del territorio insubrico. Le opere inedite verranno distrutte a tutela del Copyright. COMUNICAZIONE DEI FINALISTI, VINCITORI E CERIMONIA FINALE Gli elaborati pervenuti entro la data di scadenza del bando (vedi “Scadenza Bando del Concorso”) verranno puntualmente esaminati. Dopo la prima selezione si determinerà una rosa di selezionati. Nella rosa dei selezionati, i finalisti verranno scelti e avvisati dalla Segreteria del Premio. Tra i finalisti verranno scelti i vincitori. Gli elenchi della rosa dei selezionati e, successivamente, l’elenco dei finalisti verrà reso noto tramite pubblicazione sul sito del Premio. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nel mese di Ottobre (presumibilmente sabato 19/Ottobre) a Como, in una sede di prestigio e sarà aperta al pubblico a ingresso libero. Tutte le informazioni relative alla data e l’ora della cerimonia di premiazione saranno consultabili sul sito. I vincitori verranno proclamati all’atto della Cerimonia e saranno tenuti a parteciparvi per la riscossione dei premi. I premi in denaro non ritirati personalmente o tramite delegato durante la Cerimonia, rimarranno a disposizione del Premio per l’edizione successiva. Le spese di trasferimento e di soggiorno per la presenza alla Cerimonia di Premiazione saranno a carico dei singoli partecipanti. Il Premio ha tuttavia stipulato apposite convenzioni con alberghi per pernottamenti a prezzi speciali (informazioni presso la Segreteria o sul sito del premio). ACCORDI EDITORIALI, CONSULENZE L’Associazione si riserva la possibilità di stipulare accordi di rappresentanza e consulenza editoriale con gli autori delle opere inedite ritenute più meritevoli di pubblicazione. Gli autori di inediti che desiderassero una valutazione puntuale del testo, potranno richiederla contestualmente all’invio del loro manoscritto in regola con la sottoscrizione (20 euro). Il Premio Città di Como si appoggerà quindi, per questa prestazione allo Studio Pym di Via G.Pascoli 32, Milano, che leggerà e analizzerà entro la data di premiazione i testi più brevi (fino a un massimo di 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) al costo di € 100, mentre per i testi più lunghi (oltre le 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) il costo salirà a € 200. TALI COSTI, SARANNO VERSATI DALL’AUTORE DIRETTAMENTE ALL’AGENZIA CHE PROVVEDERA’ ALLA RELATIVA FATTURA. Oltre alla valutazione, nella scheda di lettura lo Studio Pym includerà dei consigli di lavorazione per migliorare il manoscritto. L’autore potrà in seguito decidere se commissionare un vero e proprio lavoro di editing all’agenzia. La partecipazione al Concorso deve essere formalizzata entro la data di scadenza del Bando. La Segreteria del Premio, a chiusura del Bando, resta a disposizione per un periodo tassativo di giorni 15 per eventuali avvisi, omissioni, refusi o segnalazioni: oltre il suddetto periodo non verrà presa in esame alcuna richiesta in merito alle opere oggetto del Concorso. A chiusura del Bando verranno pubblicati sul sito del Premio gli elenchi dei partecipanti al concorso. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. I partecipanti dichiarano di esseri autori delle loro opere. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore la concessione all’Ente Promotore il diritto di riprodurre le immagini presentate al concorso su cataloghi ed altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione e i luoghi dove ambientata l’immagine, senza fini di lucro. Ai sensi della Risoluzione n.8/1251 del 28/10/1976 il Premio non verrà assoggettato a ritenuta alla fonte. Resta pertanto a carico del percettore del premio l’obbligo di comprendere il valore del riconoscimento e le somme complessive a tale titolo conseguite nella propria dichiarazione annuale alla fine della determinazione del reddito. Per i minorenni occorrerà la firma di un genitore o di chi esercita la patria potestà sulla scheda di partecipazione. Tutti i dati sensibili pervenuti da quanti partecipano al Premio verranno trattati nel rispetto del Decreto legislativo 30/06/2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, noto anche come “Testo unico sulla privacy”) ed utilizzati esclusivamente per i fini del Premio stesso. I CONCORRENTI, SOTTOSCRIVENDO LA SCHEDA DI ISCRIZIONE, ACCETTANO TUTTE LE CONDIZIONI DEL PRESENTE BANDO. PREMI SEZIONE EDITI VOLUME EDITO DI POESIA Primo classificato € 2.000 VOLUME EDITO DI NARRATIVA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Romanzo storico € 500 Romanzo d’avventura € 500 Romanzo thriller € 500 Romanzo per ragazzi € 500 Romanzo fantastico (fantasy, horror, fantascientifico) € 500 Volume edito di genere teatrale € 500 VOLUME EDITO DI SAGGISTICA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Divulgazione scientifica € 500 Libro di inchiesta € 500 SEZIONE INEDITI Il testo inedito che risulterà vincitore – sia esso romanzo o raccolta di racconti, per adulti o per ragazzi – verrà pubblicato dall’Editore Francesco Brioschi di Milano o da altri, con il consenso dell’autore e dopo un accurato Editing al fine di migliorare se necessario la struttura del testo. Potranno essere pubblicati anche altri inediti ritenuti meritevoli di attenzione. La segreteria del premio dovrà essere tempestivamente avvisata qualora un testo inedito inviato in partecipazione raggiungesse accordi editoriali nel periodo del concorso.Alla data di premiazione le opere vincitrici, pena l’esclusione, dovranno risultare inedite e svincolate da qualsiasi diritto di terzi. POESIA SINGOLA O FINO A 5 POESIE INEDITE Primo classificato € 1.000 SEZIONE RACCONTO SINGOLO EDITO O INEDITO Primo classificato € 1.000 Miglior racconto a tema il lago, qualsiasi lago e in ogni sua eccezione € 500 SEZIONE MULTIMEDIALE PREMIO UNICO Primo classificato € 1.000 OPERA PRIMA (Sezione a scelta della Giuria) Primo classificato € 1.000 OPERA DALL’ESTERO O TRADOTTA IN ITALIANO DA LINGUA STRANIERA Primo classificato € 1.000 OPERA SUL TEMA “IL VIAGGIO” (saggistica, narrativa, reportage) Premio Unico € 500 Il Premio e la Giuria potranno: conferire riconoscimenti con diplomi e targhe, premi speciali della Giuria e assegnare ulteriori premi in denaro o equivalente ai secondi e terzi classificati o al romanzo inedito, in caso di impossibilità alla pubblicazione. Assegnare premi speciali, per opere di prosa o poesia, a persone in regime di detenzione. Referente per gli scritti provenienti da istituti penitenziari: Avv. Marcello Iantorno assegnare Soggiorni Premio nei primari alberghi del territorio elencati sul sito del Premio. accrescere il montepremi. Durante la Cerimonia verranno assegnati: un premio alla memoria del Prof. Augusto Cirla, già eminente clinico dell’Ospedale Sant’Anna di Como. un premio a una personalità o a un Ente che si siano distinti per la diffusione della cultura o per particolari meriti in campo umanitario. GIURIA TECNICA Presidente Andrea Vitali Scrittore Edoardo Boncinelli Scienziato e scrittore Francesco Cevasco Già Responsabile delle Pagine Culturali del Corriere della Sera Milo De Angelis Poeta e critico Giovanni Gastel Fotografo Giulio Giorello Filosofo Dacia Maraini Scrittrice Armando Massarenti Giornalista e scrittore Pierluigi Panza Giornalista del Corriere della Sera e docente universitario Flavio Santi Scrittore e docente all’Università Insubria Laura Scarpelli Editor Mario Schiani Responsabile pagine culturali quotidiano La Provincia LE DELIBERAZIONI DELLA GIURIA SONO INSINDACABILI ED INAPPELLABILI. COMITATO DI LETTURA (SEMPRE AGGIORNATO) Marco Albonico Fiorella Bianchi Mafalda Bianchi Anna Falezza Boracchi Paola Linda Pedraglio Luciana Schnyder Giorgio Albonico Lorenzo Morandotti Sergio Mestrinaro Daniela Baratta Greta Albonico Marielina Confalonieri Raffaella Rizzo STUDENTI LICEO VOLTA: I nomi degli studenti qui Insegnante di riferimento: Prof.ssa Marina Doria coordinatrice progetto “Leggere per davvero” RETE DI BIBLIOTECHE DELLA PROVINCIA DI COMO: Fabio Della Valle Paolo Cadenazzi Carlo Romanò Simona Molteni Stefania Molteni Maddalena Bellini Eva Cariboni Silvia D’Arrigoni Nicoletta Sterlocchi Daniele Bianchi Maria Ida Pozzoli Alessandra Scansiani Lorenza Calcaterra Barbara Mascarucci Alessandra Rossini Francesca Trabella Iris Bellini Monica Neroni Gabriele Nuttini Silvia Bonfanti Laura Furlanetto Celestina Lietti Donatella Gaetani Marcel Paolini Leila Laze Maria Emilia Peroschi Maria Giovanna Bullock Elisabetta Beltrami Silvana Selva Christiane Colombo Cristina Mauri BIBLIOTECA DI BORMIO Cinzia Sosio Luisa Pozzi Massimo Favaron Maurizio Favaron Maria Bruna Peruviani Federica Bormetti Consuelo Peccedi Sabina Colturi Assunta Giacomelli Franca Colturi Federica Lumina Assunta Giacomelli BIBLIOTECA DI CREMONA Consuelo Cabrini Sabrina Pamela Miglio Maria Anita Pasquale Rebecca Rossi Marinella Seghizzi Annamaria Sorgente Nicoletta Trovato Laura Vincenzi LIBRERIA TORRIANI DI CANZO Luigi Torriani Massimo Autieri Monica Galanti Nello Evangelisti Margherita Conforti Alberto Riolo Daniela Cattaneo Riolo Piera Polti STUDIO PYM DI MILANO (Via G.Pascoli n° 32, Milano 20129) www.studiopym.com: lavora con tutti i principali gruppi editoriali italiani (Gruppo Mondadori, Giunti, Feltrinelli, HarperCollins, Gruppo GeMS, DeA Planeta, San Paolo, Amazon Publishing) LIBRAI DEL TERRITORIO INSUBRICO Ennio Monticelli (Libreria Ubik) Paola Cattaneo (Libreria Via Mentana Como) Debora Aloi (Libreria Mondadori) Silvia De Carli (Nonsololibri) LEGGER-MENTE (Cesenatico) Marco Bazzocchi Monica Biselli Patrizia Borgioli Maria Farnedi Anna Lelli Mami Elena Naldi Graziella Nasolini Dina Paganelli Alma Perego Alessandra Senni COMITATO ESECUTIVO Ideatore e organizzatore premio: Giorgio Albonico – giorgio.albonico@premiocittadicomo.it Per informazioni: Segreteria Organizzativa Daniela Baratta Via Oriani 8 – Como Telefono: 031 241.392 Cellulare: +39 334 5482855 – +39 340 9439256 – +39 329 3336183 ORARIO UFFICIO 9:00-12:00 15:00-17:30 Email: info@premiocittadicomo.it URL: www.premiocittadicomo.it Responsabile sezione fotografica: Greta Albonico – gretaalbonico@yahoo.it In collaborazione con Guido Taroni Responsabile Comunicazione – Eventi: Barbara Sardella barbara.sardella@ubiklibri.it Promozione e contenuti digitali : Lorenzo Morandotti lorenzomorandotti@gmail.com Progettazione grafica e realizzazione sito internet: Partners.co.it
  18. Torba

    Il mondo oltre (3 di 3)

    Commento a La coda della volpe Alzando lo sguardo, vide uno dei suoi spettatori che fissava intensamente una pipetta. L’aveva tenuta in mano fino a quel momento ma, dopo averla esaminata come fosse un oggetto alieno, decise che non meritava il suo interesse e la gettò via, per poi ripensarci. Raccolse la pipetta da terra e se la mise in tasca. Roma non si disintossica in un giorno, pensò Roberta. Una mano le strinse il polso, facendola raggelare. Era il tossico senza età. Le si era avvicinato approfittando della sua distrazione e ora le soffiava il suo alito fetido sulla faccia. Visto da vicino, era l'immagine stessa della morte in vita, condensata nella pelle spaccata e nei pochi denti, marci oltre ogni speranza di salvezza. Roberta quasi iniziò a urlare, nonostante non avesse più fiato nei polmoni, ma l'uomo iniziò a parlare. "Lui ti conosce" sibilò, con gli occhi rivoltati verso l'interno a mostrare il bianco. "Lui ti ha sentita e ti vuole." "Lasciami!" "Lui può mostrarti il mondo che c'è oltre questo. Le meraviglie! Il livello superiore! Le porte sono ovunque." Roberta smise di dimenarsi. La presa dell'uomo si addolcì sul suo polso, ma continuava a trasmetterle una strana sensazione, come una scarica elettrica a basso voltaggio. "Ah!" fece quello. "Vuoi anche tu un mondo oltre questo. Vuoi fuggire... Lo sento. Va' da lui e unisciti agli altri come te!" "Come si trovano queste porte?" Il ragazzo della pipetta era seduto a gambe incrociate, intendo a sondare l'oggetto come se non l'avesse mai visto prima. "È la domanda sbagliata. Quello che dovresti chiedere è il prezzo." "Quanto?" sospirò la ragazza. Ma l'uomo si stava già allontanando. Roberta lo rincorse e lo raggiunse quando stava per adagiarsi sul suo giaciglio di cartone. "Quanto?!" ripeté, strattonandolo. Ma quegli occhi erano tornati normali: era di nuovo un tossico qualunque. Roberta rinunciò. La stazione degli autobus era un formicaio di gente in attesa di partire o fuggire. In quel momento, i suoi genitori probabilmente stavano già scampanellando sotto casa sua, preoccupandosi per quella figlia che non rispondeva a citofono e cellulare, proprio il giorno in cui avrebbe dovuto discutere la tesi. Con il cappuccio della felpa tirato sulla testa e gli auricolari nelle orecchie, Roberta era isolata da quel mondo che non aveva mai voluto e che non l'aveva mai messa a suo agio. L'antipatia era reciproca. Mentre ascoltava Armstrong, tormentava il biglietto che teneva in tasca, piegandolo e arrotolandolo in un origami d'ansia. Prima che riuscisse a renderlo illeggibile, l'autobus arrivò e l'autista, una volta sceso dal mezzo, invitò i passeggeri a posizionare i propri bagagli nello scompartimento inferiore. Roberta aveva solo uno zaino, con dentro quelli che erano i suoi averi irrinunciabili, e nella mano teneva la custodia del sax. Non sapeva ancora come avrebbe potuto procurarsi da vivere. Forse curare la gente per strada con il sax sarebbe stata una soluzione praticabile. Oppure avrebbe dovuto vendere lo strumento e trovarsi un posto da cameriera. Mentre stava per abbandonare il sax nel portabagagli, iniziò a sentire un suono di flauto che si insinuava tra le note della tromba di Armstrong. Roberta conosceva a memoria il pezzo, ma non aveva mai sentito nulla del genere neanche nelle diverse versioni non ufficiali. Mise in pausa il lettore e si tolse gli auricolari. Il flauto continuava a suonare una melodia che le faceva venire gli occhi umidi. Sentiva che di lì a poco si sarebbe messa a piangere per quanto era dolce. Il suo cuore si stava velocemente colmando di gioia: non sarebbe passato molto tempo prima che traboccasse e lei iniziasse ad abbracciare gli sconosciuti. Iniziò a seguire le note, trasognata. In seguito, alcuni testimoni affermarono di averla vista mollare zaino e custodia sul marciapiede come sacchi della spazzatura. Dissero che sembrava ubriaca o in acido. Il flauto la condusse via dalla stazione degli autobus, le tenne la mano mentre percorreva vie piene di gente che la urtava e di clacson incazzati che le suonavano contro. Ma lei non sentiva altro che le carezze ai timpani. Quando imboccò un vicolo ingombro di cartoni da riciclare, le note morirono e lei si trovò davanti il musico. L'uomo stava seduto contro il muro di mattoni scrostati, avvolto in una giacca militare. Il cappuccio di una felpa gli riparava la testa. Senza neanche voltarsi verso di lei, le fece cenno di avvicinarsi. Senza musica, Roberta riprese coscienza di sé e notò che il flauto da cui si era originata la dolcezza era di una fattura che non aveva mai visto. Almeno cinque fori in più rispetto a quelli regolamentari. Davanti al musicista c'era un cappello con dentro qualche monetina. Centesimi, residui di carità raschiati via dall'insensibilità di chissà chi. E chi mai verrebbe in questo vicolo, pensò la ragazza. Subito però si rese conto di come era arrivata al cospetto del flautista. "Suona ancora, ti prego" gli disse e le dita dell’uomo ripresero a percorrere quello strano strumento. Man mano che la musica diventava più dolce e complessa, intricata come una foresta pluviale ancora vergine, i movimenti si facevano sempre meno visibili e Roberta faticava a seguirli con lo sguardo. Voleva imparare a produrre anche lei quelle armonie celestiali e sapeva che non le avrebbe mai trovate su alcuno spartito terreno. Le sue composizioni curative, al confronto, impallidivano per la vergogna. Le note rallentarono di nuovo e le dita ridivennero visibili, solo che non erano più le stesse. Le falangi si erano moltiplicate e assottigliate. Allo stesso modo, il numero di articolazioni era notevolmente aumentato. L'impressione era quella di osservare le zampette di un astice o di un'aragosta, ma ormai Roberta non ci badava più. Potrei volare, pensò. Anche per questo, quando il musicista si fermò di nuovo, lei sentì che stava davvero per mettersi a piangere. "Continua, ti prego." "Volare costa, cara" le rispose l'uomo. "Ah, certo! Mi scusi" esclamò Roberta, prendendo a frugare nelle tasche alla ricerca di qualche moneta, ma lo sconosciuto la fermò con un gesto. Si alzò. Le sbottonò due bottoni della camicetta e, mentre si apriva un varco in mezzo ai suoi seni, Roberta sentì un brivido di piacere percorrerla, farla vibrare come la corda di una chitarra. Le dita da crostaceo affondarono nella carne, ma non ci fu sangue né dolore. Era cosa giusta, il tributo per quello stato di beatitudine. "Il prezzo per la porta" mormorò la ragazza. "Per il mondo oltre" la corresse l'uomo. Tirò fuori le dita dal torace, portandosi dietro il cuore pulsante. Roberta attese con le palpebre socchiuse e frementi che l'uomo tornasse a sedere. Il flautista lasciò cadere il cuore dentro il cappello e si accomodò, riprendendo in mano il suo strumento. "È abbastanza?" chiese Roberta, sognante, ma conosceva già la risposta. La musica riprese a danzare nelle orecchie della studentessa e a riempire il vuoto lasciato dal suo cuore. Roberta aprì gli occhi e guardò dentro il cappello. C'erano dentro stelle e comete, galassie, esplosioni di supernove. Vide pianeti circondati da strascichi di asteroidi, come teste di spose incoronate, e buchi neri in cui poté abbandonarsi priva di peso. Mentre volava, partecipò alla scissione della prima cellula, nuotò con pesci preistorici e insieme a loro uscì dall'acqua per conquistare la terra. Era una landa sconosciuta, immacolata, scevra di conoscenza. Accogliente. Il mondo fatto per lei. Si incamminò sul nuovo continente e si perse nella gioia. La sera portò con sé il primo freddo. Il musicista ripose il flauto nella tasca della giacca e si sfregò le mani per riscaldarle. Il suo unico desiderio era di andare a riscuotere la paga e chiudersi in un pub per la serata. Guardò il cappello e i pochi spiccioli che conteneva. Scrollò le spalle e se li mise in tasca. Non aveva di che preoccuparsi perché Lui pagava bene: il miglior principale che avesse avuto da secoli. Si calcò il cappello sulla testa e si allontanò fischiettando.
  19. Torba

    Il mondo oltre (2 di 3)

    Commento a Osservarsi All'epoca, Roberta non aveva ancora composto neanche "Analisi Matematica I" - i corsi non erano ancora iniziati - e quindi attaccò un pezzo di Coltrane, mentre dalla cucina arrivava il rumore della ceramica che si infrangeva. Quando le note iniziarono a prendere vigore e passione, diffondendosi per l'appartamento, il fracasso cessò. Dopo un primo momento di pesante silenzio, attraverso il blues Roberta sentì i passi di Marco in corridoio. La porta si spalancò con violenza e lei si trovò davanti lo sguardo allucinato di Marco. Roberta chiuse gli occhi. Continuò a suonare, con la schiena che aderiva alla parete. Passarono tre minuti, mentre Coltrane raccontava la sua storia e Marco faceva chissà cosa oltre lo schermo delle palpebre. La ragazza aprì gli occhi solo quando sentì il folle che spalancava la finestra. Forse era un'illusione, ma avrebbe giurato che qualcosa era stata liberata verso l'esterno. Non era cambiato nulla nell’aspetto esteriore di Marco, ma il suo respiro era diventato regolare. Uscendo dalla stanza, le aveva mormorato addirittura un “grazie”. La parola riecheggiava ancora nella mente di Roberta, mentre adesso l'oscurità faceva sembrare il ponte come la bocca di una caverna: nulla si vedeva al di là dei piloni. E come da un pozzo di un romanzo gotico, non appena avvertirono la sua presenza, le creature della notte iniziarono a strisciare fuori. Malconce, con i vestiti luridi e a brandelli. Residui di una Midian di scarti. Gengive ormai abbandonate dai denti. Pelli irrigidite dai buchi. Quello che si stava avvicinando più velocemente aveva indosso un paio di calzoni puzzolenti di piscio e solo un impermeabile a coprire la parte superiore del corpo. Sotto la barba aggrovigliata e insozzata dall'indigenza, poteva avere qualsiasi età. Come uno zombie in un film degli anni Settanta, trascinava una gamba e faceva penzolare la mascella. Non morto, tendeva la mano verso di lei. La ragazza posò a terra la custodia e fece scattare la serratura. Il sax riflesse il bagliore di un lampione lontano e per un attimo sembrò che una cometa fosse passata sopra quello squallore. Iniziò a suonare "Geometria II". L'attacco era lento, un'alternanza di tre dolci note ripetute fino a diventare un mantra. Poi la musica acquistò leggerezza e consistenza. L'armata delle tenebre prima tentennò, poi si fermò del tutto. Il tossico senza età serrò le mascelle e raddrizzò la schiena, come un cane in presenza di un estraneo. Dietro di lui, gli altri diseredati rimanevano immobili come statue. Mentre le dita volavano sullo strumento, Roberta percepiva al di là delle sue palpebre chiuse la bolla di benedizione che si era creata. Un'oasi di guarigione per gli straziati dalla malattia. Per la prima volta, sentì la sicurezza che non gli era mai appartenuta veramente, neanche dopo le esibizioni di Fra Martino o dopo le lacrime della madre di Marco. Lei aveva il potere. Nella sua cameretta, la Roberta bambina era stata solita specchiarsi prima di suonare. Le cuffie erano troppo grandi per la sua testolina e la tastiera era invece troppo piccola. Di solito avrebbe cominciato a pigiare i tasti nel silenzio, con la musica che zoppicava solo per lei, ma Quella-Famosa-Sera si sentiva coraggiosa: aveva tirato via il jack dalla tastiera e aveva iniziato a suonare Fra Martino Campanaro. Aveva sbagliato dopo tre note. La melodia era riconoscibile, ma l'esecuzione era quella che ci si poteva aspettare da una comune bambina di prima elementare. Dopo aver martoriato il povero frate per una decina di volte, aveva sentito gli occhi inumidirsi e aveva spento la tastiera. Poi aveva alzato lo sguardo. Lalla era seduta sul tappeto davanti al lettino della sorella, mentre i genitori litigavano in cucina, inconsapevoli dell'allontanamento dell'oggetto del contendere. "Il vaccino?" chiedeva suo padre, ma non sembrava una domanda. "Ma non dire cazzate!" Anche Roberta raccontava un mucchio di cazzate. La firma del professore era rimasta per un bel po' in solitudine sul libretto, mentre sulla copia - quella che Roberta aveva richiesto dopo la denuncia di smarrimento - le falsificazioni si riproducevano al ritmo di circa quattro materie a semestre. Roberta ricopiava in bella gli spartiti di "Fisica" e "Composizione Architettonica", ma a casa sua erano convinti che stesse preparando la tesi. "Progettazione di uno spazio multifunzionale per esposizione artistica e bocciodromo". Un paio di volte al giorno il senso di colpa prendeva il sopravvento. Il sollievo era nel sax e così il repertorio si allargava. Non aveva mai voluto deludere i suoi con un abbandono o un cambio. "Certo che se oggi non riesci a laurearti sei uno sfigato" diceva sua madre davanti al telegiornale, commentando con le ultime notizie dal Ministero. "Ai miei tempi, sì che era dura, ma non ho fatto un giorno di fuori corso. Come va tesi cara?" "Bene" rispondeva Roberta, arrotolando spaghetti. "Il plastico l'hai fatto?" "Quando torno all'Uni faccio una foto così vedi come sta venendo". Sua madre la credeva alle prese con balsa e colla. Lei suonava e ammansiva la colpa. I suoi colleghi diventavano architetti abilitati e già iniziavano a farsi sfruttare. Provando l'attacco di "Disegno Artistico e Modellazione", Laura si chiedeva se non esistesse altro nella vita. L'obbligo di crescere. La dittatura della responsabilità. Prolungare quel limbo oltre la sua naturale scadenza aveva solo contribuito a escluderla dai giochi della vita reale. Ma si poteva chiamare vera vita? C'era un'alternativa? E se sì, dove si trovava? Quella-Famosa-Sera, Lalla stava guardando proprio Roberta. Teneva le gambe grassocce rilassate in avanti e le mani aggrappate al pelo folto del tappeto. Non era una novità. A quanto sembrava, l'unica cosa che suscitava l'interesse di Lalla era strappare quei peli sintetici e fare ammattire la madre. Quella sera però stava guardando dritto verso la sorella. Non c'erano possibilità di errore. Roberta aveva espirato con cautela: aveva trattenuto il fiato quando aveva scoperto di avere un pubblico. Lalla le era sembrata un branco di tigri del Bengala, invece che un’infante con un sospetto di autismo. Quello era un termine che ultimamente aveva sentito spesso da suo padre. Roberta non sapeva cosa significasse, ma non sembrava nulla di buono. Aveva riacceso la pianola e aveva riprovato la melodia, questa volta sbagliando solo una nota, quella prima di "suona le campane, suona le campane". Lalla lisciava il pelo del tappeto. Da quel momento Roberta aveva continuato a esibirsi davanti alla sorella ogni sera, aggiungendo al repertorio anche Jingle Bells. Due anni dopo, durante un'appassionata esecuzione di "Imagine" su una Yamaha di seconda mano, Lalla aveva battuto le mani. Ora faceva le superiori. Quando leggeva, confondeva solo un po' le parole. Con quel ricordo in testa, Roberta aprì gli occhi e vide nel buio qualcosa che si muoveva tra i drogati. Ombre di petrolio strisciavano via in sordina, come parassiti dopo la morte del corpo. Una aveva una testa enorme e floscia. Si muoveva strisciando aiutandosi con i lunghi tentacoli. Un'altra, quella che fuggiva dal tossico senza età, sembrava uno gnomo gobbo con l'andatura da primate. Roberta non riuscì a distinguere la forma delle altre presenze, ma poté vedere che non si erano allontanate di molto. Erano tutte riunite nell'antro creato dal cavalcavia e la guardavano con occhi maligni, come punte di spillo. La melodia di "Geometria II" finì, lasciando il posto al resto del repertorio di Roberta. Per tutta la mezz'ora in cui suonò, il suo pubblico rimase immobile. Quando i primi raggi del sole la raggiunsero, la ragazza si sentiva ormai svuotata e dovette staccare le labbra dal sax. Mai in vita sua si era sentita così esausta, come se si fosse privata di un organo per donarlo a qualcuno più bisognoso di lei.
  20. Torba

    Il mondo oltre (1 di 3)

    Commento a Il fantasma "Dovresti sfruttare la cosa" le aveva detto Marco, una sera che si erano messi a fumare sul balcone. La serata era calda e l'indomani ci sarebbe stato un altro esame al quale non presentarsi. La sinfonia in onore di "Urbanistica" era quasi pronta, mancavano solo un paio di passaggi da definire. "A cosa ti riferisci?" "Alle tue capacità. Potresti aprire uno studio tipo, che so, da terapeuta. Curare le persone come hai fatto con me." "Io non ti ho curato." "Ma va. Mia madre neanche mi salutava più, per paura che la pestassi. A proposito, ti piace la collana?" Roberta la portava al collo in quel momento. La madre di Marco era arrivata un sabato pomeriggio, mentre lei era da sola nell'appartamento. Quando Roberta aveva aperto la porta lei era già in lacrime, con il trucco tutto disfatto. Le si era lanciata al collo e l'aveva stretta tanto da toglierle il fiato. Aveva continuato a ringraziarla tra un singhiozzo e un altro. "Me l’hai restituito" aveva detto. Poi aveva aperto la borsa, ne aveva tirato fuori un pacchetto e, ignorando le proteste della ragazza, gliel'aveva fatto scartare. Non era riuscita a dire altro e dopo un paio di minuti era sparita. Roberta aveva passato il pomeriggio a guardarsi allo specchio, giocherellando con la collana. Da allora l'aveva tolta solo per dormire e fare la doccia. "Sì, mi piace. Ma tua madre non doveva. Io non ho guarito nessuno." "E tua sorella allora?" Nelle loro nottate sul balcone si erano scambiati racconti sulla loro vita e Roberta, in quei momenti di confessioni, non aveva potuto tenere per sé il miracolo di Fra Martino Campanaro. Salvo poi ritrattare. "Neanche con lei ho fatto nulla. Aveva dei problemi quand'era piccola, ma si sono risolti con il tempo. Sono cose che succedono, con i bambini: c'è chi ci mette di più per iniziare a parlare, ma poi diventa comunque normale, no?" "Forse hai ragione." Il cielo era completamente sgombro e le costellazioni aspettavano di essere riconosciute e ammirate, ma nessuno dei due era mai stato forte in astronomia. Un vero peccato. "Secondo me ti servirebbe una prova suprema, per fugare ogni dubbio. Qualcosa di estremo." "Non eri già abbastanza estremo tu?" "Allora vedi che mi dai ragione?" Quale migliore notte per rispondere alla domanda, se non quella? L'indomani. un'Aula Magna gremita di parenti si sarebbe comunque chiesta come mai lei non figurasse nell'elenco dei candidati. Roberta camminava avvolta nella luce asettica dei lampioni, con il peso del sax che le gravava dolcemente sulla spalla, dentro la custodia. Sul marciapiedi opposto, le prostitute mercanteggiavano con i clienti di passaggio davanti al banco della carne. Una di loro fischiò, indirizzando verso Roberta qualcosa che fece ridere le altre. La sedicente studentessa passò oltre. Quello non era un posto per una come lei, ma c'erano luoghi ben più pericolosi ad attendere nella notte. Quelli che lei stava cercando. Una strada secondaria si staccava dal viale e si dirigeva verso i margini esterni della città, laddove le case si diradavano e si moltiplicava l'immondizia, non necessariamente inerte e chiusa in sacchetti di plastica. Roberta si rese a malapena conto che dopo un po' l'asfalto cedeva il posto prima a un malconcio fondo di cemento e poi alla terra battuta. Mentre le sue scarpe da tennis si lordavano di fango, si avvicinava al punto in cui il sentiero passava sotto al ponte dell'autostrada. Le avevano parlato di quel posto, e le opinioni andavano tutte in un unico senso: meglio essere da un'altra parte. Ma lì serviva aiuto, come ne avevano avuto bisogno Marco e Lalla. Far finta di niente non era facile, quando si trattava di sua sorella. Sua madre si era accorta che qualcosa non funzionava e il primo segnale era stato appunto l'ostinazione con cui affermava che andava invece tutto alla perfezione. La sua bambina era perfettamente normale, aveva solo bisogno di tempo. "Dov'è la mamma? Dov'è la mamma? Cucù!" Roberta aveva imparato a non intromettersi nei tentativi di comunicazione, una scena quotidiana - quasi a cadenza fissa - che andava in onda poco prima di cena, quando entrambi i genitori tornavano dal lavoro. "Non ti sta minimamente considerando" era stata la frase tipica di suo padre. Osservava la figlia con aria desolata, appoggiato allo stipite della porta, con ancora indosso i vestiti sporchi di intonaco. Come un falso fornaio o uno smisurato cocainomane. "È ancora troppo piccola. Cosa vuoi che dica, che ancora non ha un anno?" "Ma porc... Non si tratta di parlare. Guarda, neanche si è accorta di te." A quel punto Roberta sapeva che i toni sarebbero saliti gradualmente. Sua madre si sarebbe chiusa nella sua campana di negazione e suo padre avrebbe continuato a martellare, ma ogni giorno lo faceva con meno energia. Sembrava destinato anche lui ad abituarsi e fare finta di niente. Quella-Famosa-Sera, la ragazzina aveva spento come ogni volta il televisore e si era rintanata in camera sua. Dodici anni dopo, il primo brano composto da Roberta al sax veniva intitolato "Analisi Matematica I". Aveva preso vita durante il primo semestre di architettura e si era nutrito sin dalle prime lezioni di tedio e disinteresse. Il professore esponeva gli argomenti in maniera chiara e Roberta, sul momento, afferrava i concetti al volo, a differenza dei suoi colleghi presi da sudori freddi e deliri mistici, salvo restituirli alla libertà dell’etere ogni volta che tornava nella sua minuscola stanza presa in affitto, dove seppelliva gli appunti sotto chili di spartiti scarabocchiati con la Bic nera. "Analisi Matematica I" non le sembrava un capolavoro. Però le piaceva come, nella sua desolazione, rispecchiasse il primo scoglio reale che aveva incontrato. "Va bene diciotto?" le aveva chiesto il professore, un magnanimo cinquantenne con la faccia da bambino. "Sì." "Non sarebbe meglio se tornasse al prossimo appello? In aula l'ho vista interessata. Forse si è confusa..." "Mi va bene il diciotto." L'appartamento in cui Roberta aveva trovato una camera era già occupato da due ragazze - una perennemente in doposbronza, un'altra che non si vedeva mai - e da un unico ragazzo. Lo stesso giorno in cui Roberta si era trasferita, mentre apriva gli scatoloni, aveva sentito del trambusto provenire dalla cucina. Rumore di piatti che si rompevano, versi strozzati. Si era precipitata, già ripassando mentalmente i numeri da chiamare in caso di emergenza. Pronto soccorso. Carabinieri. Guardia Costiera. "Porca troia!" la accolse Marco. "Ma che è successo?" Per tutta risposta, il ragazzo prese un altro piatto dal mobile della cucina e lo spaccò a terra. I cocci raggiunsero i piedi di Roberta. Erano blu all'esterno e bianchi dentro. Svedesi. "Quella puttana di Elisabetta mi ha di nuovo finito il caffè! Ma io stavolta l'ammazzo!" Marco parlava digrignando i denti. Effettivamente non si poteva più considerare parlare, ma soffiare pensieri truculenti attraverso la dentatura. Nel giro di qualche secondo, aveva elencato tutta una serie di modi poco puliti in cui avrebbe fatto fuori la coinquilina fantasma, quella che non si vedeva mai. "Vabbé, dai. Mi sembra un po' esagerato fare..." aveva azzardato Roberta. "Ma tu che cazzo vuoi? Chiccazzosei?!" Roberta aveva fatto marcia indietro, come un felino di fronte a un avversario di gran lunga più forte e pericoloso. La battaglia per il territorio era persa e iniziava quella per la sopravvivenza. Con gli occhi bassi e le spalle curve, era tornata fino alla sua porta e l’aveva richiusa una volta in stanza. Mancava la chiave nella toppa. Poco prima si era riproposta di parlarne con la padrona di casa, ma adesso era tardi e non era abbastanza forte da spostare il letto per barricarsi dentro. Il comodino non avrebbe certamente fermato il ragazzo, se avesse deciso di inseguirla. Aveva cercato il cellulare, ma nella stanza c'era troppo casino. Come in trance, aveva preso il sax dalla custodia e si era messa con le spalle al muro.
  21. stefia

    Nello spazio nessuno può sentirti urlare

    Commento Dall’eco dei miei passi sul pavimento di pietra capisco di trovarmi un tunnel, ed è tanto grande che, anche allargando le braccia, non riesco a toccarne le pareti. Le falcate sempre più corte, le gambe pesanti e il respiro un po’ affannoso sono la misura del tempo che ho trascorso camminando in questo luogo misterioso. So di essere in un cunicolo e di doverlo percorrere fino alla fine ma, ancora, me ne sfugge il motivo. L’oscurità è densa e vellutata al punto di apparire quasi solida: tenere gli occhi chiusi o aperti non fa nessuna differenza. Improvvisamente il pavimento, da liscio e compatto che era, diventa irregolare e rumoroso: a ogni passo qualcosa scricchiola sotto i miei piedi. Lo strato di materiale friabile aumenta rapidamente di spessore arrivandomi fino alle caviglie e rendendo la camminata più faticosa. Mi chino e afferro una manciata di quelle ‘cose’ sperando che il tatto mi aiuti a capire di che cosa si tratta. Sembrano conchiglie o chiocciole, gusci vuoti sottili che si frantumano alla minima pressione. Come mai ce ne sono così tanti? Sono forse vicino al mare? Affondo ripetutamente la mano tastando quei piccoli oggetti e improvvisamente un guscio si muove. Poi un altro, e un altro ancora. Sulle prime non me ne rendo conto, ma presto il numero di gusci in movimento è tanto numeroso da produrre un ticchettio che aumenta di intensità fino a trasformarsi in un sibilo penetrante e continuo. In breve mi ritrovo coperto da gusci brulicanti di vita, sento il leggerissimo tocco delle loro zampette e realizzo che si tratta di insetti. Migliaia, milioni, miliardi di insetti che strisciano, camminano svolazzano e mi si infilano sotto gli abiti, dentro le orecchie, in mezzo ai capelli. Urlo. Urlo così forte da far tremare il buio; talmente forte da svegliarmi. Per fortuna sono stato riportato alla realtà non dai sibili degli insetti, ma solo dagli allarmi del monitor delle funzioni vitali e della bombola d’aria in esaurimento. Frastornato e con il cuore in gola succhio un lungo sorso d’acqua, apro la bombola d’emergenza e finalmente il silenzio torna a regnare nell’ ingombrante tuta spaziale che mi avvolge. Con l’aiuto del pannello di controllo sul braccio sinistro individuo una grossa stella in lento avvicinamento: la Canterbury ha agganciato il transponder della tuta e sta venendo a recuperarmi. Spero che non mi addebitino il costo del carburante per la deviazione dalla rotta, dato che avrei fatto volentieri a meno di essere colpito da quel maledetto detrito vagante. Mi sembra di essere alla deriva da giorni, ma se le bombole non sono ancora finite vuol dire che non è passato poi così tanto tempo. In queste situazioni è importante non farsi prendere dal panico e dormire per quanto possibile per risparmiare ossigeno. Peccato che l’incubo abbia intaccato le mie già scarse riserve e che adesso dovrò centellinare l’aria rimasta per farla durare fino all’arrivo dell’astronave. Rimpiango di non aver voluto seguire le lezioni di Yoga, in Accademia. Si dice che quell’antica tecnica di meditazione, se eseguita ad alti livelli, permetta addirittura di controllare la frequenza del respiro e dei battiti cardiaci. Mi avrebbe fatto comodo in questo momento, ma faccio comunque del mio meglio chiudendo gli occhi e concentrandomi sull’ ombelico. Non so se ho meditato o se mi sono riappisolato, so solo che quando riapro gli occhi il cuore salta un battito nel vedere un grosso scarafaggio marrone che cammina sul vetro del casco. Lo osservo per un lungo istante chiedendomi da dove arrivi e come sia possibile che sia ancora vivo e alla fine mi rendo conto che, per quanto impossibile, quell’insetto è all’interno e le sue lunghe antenne ricurve arrivano quasi a sfiorarmi il viso. Urlo colpendo istintivamente il visore nel tentativo di allontanarlo, ma il gesto produce l’effetto contrario e la creatura mi sbatte sul viso. Grido disperatamente agitandomi e scuotendo la testa a destra e a sinistra, ma è tutto inutile. Sento il tocco leggero di quelle zampette sottili sul collo e poi sulla guancia e quando arriva vicino alla bocca, la chiudo temendo che ci si possa infilare dentro. Mi rendo conto che il panico sta avendo la meglio e cerco di riprendere il controllo serrando gli occhi e visualizzando immagini rilassanti, ma ottengo solo di sentire il peso di quelle zampette sottili bruciare come fuoco sulla pelle del viso. Le voci allarmate dei miei compagni, dal comunicatore, chiedono spiegazioni, ma io non posso parlare o quella bestia schifosa mi entrerà in bocca e mi divorerà dall’interno, così mi limito a mugolare penosamente. La luce lampeggiante del monitor delle funzioni vitali mi avvisa che la pressione sanguigna ha raggiunto un valore impossibile, e subito dopo sono assordato dal sibilo della bombola in esaurimento. “Devo togliere quella cosa dalla mia faccia, devo togliere quella cosa dalla mia faccia, devo togliere quella cosa dalla mia faccia….” La mente, in loop, spinta dall’urgenza di trovare una soluzione veloce, e frastornata dagli stimoli degli allarmi non mi fornisce più nessun sostegno. Le antenne dell’insetto mi solleticano l’interno di una narice e a questo punto non mi rimane che una cosa da fare. Sotto lo sguardo annichilito dei miei compagni di viaggio, armeggio goffamente e finalmente riesco a sganciare il casco dalla tuta.
  22. Presentazione del libro "Fermo! Che la scimmia spara" 29 novembre 2018 Giovedì 29 novembre 2018, ore 19:30, David Cintolesi presenterà il suo libro di esordio "Fermo! Che la scimmia spara" presso il Caffè degli Artigiani in Piazza della Passera, Firenze. L'autore ne parlerà insieme al docente di Letteratura italiana Maurizio Novigno. Sarà presente anche la casa editrice, Porto Seguro Editore. Qui, l'evento su FirenzeToday http://www.firenzetoday.it/eventi/presentazione-libro-fermo-scimmia-david-cintolesi-29-novembre-2018.html?fbclid=IwAR3HdGbJWlbZUg6GpJty73MrDzSvzUIV3YEDQnCTkGVPHQFaEB2ZPFolOeo
  23. Edoardo Leoni

    Neve - Racconto Horror

    Immagine di copertina: (facoltativa) Titolo: Neve Autore: Edoardo Leoni Autopubblicato: Amazon ISBN: B07JR9JGJW Data di pubblicazione (o di uscita): 2018 Prezzo: edizione Kindle euro 0,99 - gratis con Kindle Unlimited Genere: Horror Pagine: 33 Quarta di copertina o estratto del libro: Un'improvvisa tormenta si abbatte sulla cittadina di Kenson, Vermont. Louis, rimasto a casa ad accudire la moglie malata, si adopera al meglio delle proprie possibilità per superare i disagi causati dalla violenta precipitazione. Non sa che, nascosto aldilà della nebbia e della bianca cortina che ha sommerso il paese, qualcosa di mostruoso è pronto a aggredirlo. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Neve-Edoardo-Leoni-ebook/dp/B07JR9JGJW
  24. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40253-come-gli-uccelli-parte-2/?do=findComment&amp;comment=711597 Quarta e ultima parte di questo horror scandinavo per stomaci forti in 30.000 caratteri. Link alle parti precedenti: - prima parte - seconda parte - terza parte *** Chiudo la zip ed entro nella stuga, lento. Il pavimento scricchiola, l'ingresso dà su una grande cucina. C'è puzzo di casa vecchia, tappezzeria a fiori, ci sono piatti e posate. Un grande tavolo di legno scuro, in mezzo. La luce è bassa, le sedie spaiate. Nel centro del tavolo, la spaghettiera. Ylva e la madre chiacchierano, sedute, ridono. Non capisco nulla, di quello che dicono. Suzanne mi nota. «Hej», fa, con un gran sorriso. La guardo in faccia, annuisco tra me e me. Ora le faccio vedere io a quella, penso. «Ehi», rispondo sedendomi al tavolo, accanto alla mia fidanzata. Non la guardo: mi fisso sulla spaghettiera e cerco di non pensare a null'altro. Per Ylva, mi dico, per Ylva, svuotando il recipiente a mestolate. Le donne si sono già servite - alla maniera svedese, paese in cui non si aspetta necessariamente l'arrivo dei commensali per iniziare il pasto. È una fortuna: la mia parte stava sotto, là dove c'è meno salsa. «Oh!», fa Suzanne, «Aspetta Andrea, qui sotto poco ketchup, io mescolato male... Aspetta aggiungo pochino.» «Sì», rispondo io spingendo avanti il piatto. Il ketchup esce dalla bottiglia scoreggiando, casca a formare orrendi cordoni rossi sulla mia pasta. «Ecco qui», fa la donna con un largo sorriso sincero. «Grazie.» Devo buttarmi subito, mi dico. Ingoiare tutto prima che il mio cervello capisca davvero quello che sto facendo. Pianto la forchetta nel piatto e tiro su un pezzettone di massa rossastra e informe. Non sembra nemmeno più pasta: quelli che un tempo erano spaghetti si sono uniti assieme durante la lunghissima cottura, le ore di riposo e il riscaldamento finale, saldandosi in una specie di osceno puré. Me lo ficco in bocca: ingoiare e basta, mi dico, questo è il mio obiettivo. Dalla forchetta alla gola, senza sfiorare altro: fortunatamente il cibo è talmente stracotto che non c'è bisogno di masticare. Una, due, tre forchettate vanno giù, una dopo l'altra. Mi sono dimenticato di respirare, mi manca il fiato, appoggio la forchetta sul tavolo. La mia bocca è tutta impastata col gusto acre del condimento; la mia lingua trova un pezzo di spaghetto, tra i denti e la gengiva, e per un attimo mi sento perduto: come un malefico verme inacidito, quell'inconfondibile rimasuglio di pasta col ketchup fa salire un formicolio familiare, in fondo alla gola. I conati sono lì dietro, sento, stanno per partire. Ylva e Suzanne non parlano più, da quando ho iniziato a mangiare. Mi osservano perplesse, in silenzio, ma non me ne curo, mi concentro sull'obiettivo: tenere dentro quello che ho buttato giù, evitare di vomitare. Stringo le mani forte attorno alle posate, inspiro, espiro, cerco di pensare a mamma. Il formicolio aumenta, all'improvviso mi sento perduto. «Un po' d'acqua?», chiede Ylva porgendomi il bicchiere. Non rispondo nemmeno, lo afferro e bevo, trangugio tutto. Quando sento finalmente che riesco a controllarmi, ricomincio a mangiare. Per Ylva, mi dico, per Ylva. Una, due, tre forchettate. Le conto, mentre vanno giù. Quattro, cinque, sei. Mi fermo a riprendere fiato. Sette, otto, nove forchettate. Veloce, sempre più veloce. Il piatto si sta svuotando, noto. Ancora uno sforzo... Per Ylva, per Ylva! Dieci, undici, dodici: dritto in bocca e giù nello stomaco. Alla fine allontano il piatto e lascio cascare la forchetta sul tavolo, quasi ipnotizzato dal recipiente vuoto: ce l'ho fatta? Davvero? Non riesco a crederci. «Ah beh!», fa Suzanne, tutta contenta, «Allora Ylva proprio ragione che tu ti piace pasta con ketchup!» Mi volto verso Ylva ma la sua sedia è vuota, mi sorprende dal lato opposto: arriva portando una monumentale zuppiera con coperchio, la posa in mezzo al tavolo, torna a sedersi accanto a me. «Mamma», dice, «ho una cosa da annunciarti: quando torniamo a Torino, io e Andrea andiamo a vivere assieme.» Io mi volto a guardarla. «Eh?» Lei mi prende la mano, intreccia le dita con le mie. «Andrea», inizia, «Ti devo dire una cosa: lo so quanto la pasta col ketchup ti fa schifo e...» Io la guardo, confuso. «...e per questo ho chiesto a mamma di cucinartela. Le ho detto che era il tuo piatto preferito!» Posa la mano sul coperchio della zuppiera, si ferma per una pausa a effetto; poi lo alza, liberando nell'aria un celestiale profumo di carne col sugo. «...e che lo stufato di alce al vino rosso e funghi finferli poteva tenerlo in frigo per domani», conclude con un sorriso entusiasta, che sembra andarle da un orecchio all'altro. «Nämen... Ylva!», fa Suzanne, incredula nel sentire le parole della figlia. Io la osservo a bocca aperta. «Che... cosa?!», dico a fatica. «Era tutta una prova!», risponde lei entusiasta. «Per me è importante sapere quanto ci tieni a me, prima di fare un passo grande come quello di prendere casa assieme!» Io non so che rispondere. «Ma... Ma... Ma...», balbetto. Tutto, ho ingoiato, per lei. Ho rotto e calpestato le mie convinzioni più profonde, per lei; ho rischiato di vomitare in faccia a sua madre. L'ho fatto, per lei. Non si fa, così! «...Ma io sono una persona, cazzo!», urlo alzandomi in piedi e battendomi una mano sul petto. Ylva quasi casca all'indietro. «Oddio, Andrea», dice, persa, aggrappandosi al tavolo. Le punto un dito in faccia, cerco di dirle qualcosa di orribile ma la furia che provo è troppa, per essere espressa a parole. Eppure la rabbia uno sfogo lo esige, e fermarla è assolutamente, totalmente impossibile: accecato dal furore afferro la zuppiera e la rovescio su Ylva, la cui testa, come in un folle e insensato teatro slapstick per bambini, viene letteralmente inghiottita dall'enorme recipiente. «Herregud!», urla Suzanne con occhi allucinati. Io barcollo all'indietro, sbatto contro il frigorifero facendo cascare un magnete, guardo come ipnotizzato la mia fidanzata con la testa nella zuppiera - osceno copricapo in porcellana che le nasconde la testa intera. Si alza in piedi, muove il capo, le braccia, sembra confusa, emette strani suoni, fa cascare la sedia, forse non capisce. Io inspiro, espiro attraverso narici tremanti. Suzanne, in piedi accanto alla finestra, si aggrappa alla tenda. La noto solo con la visione periferica, evito di spostare gli occhi su di lei. Meno cose vedo, in quella stanza, meglio è. Perché so che, qualunque cosa veda, non la dimenticherò mai. Quando Ylva si toglie il recipiente di dosso, alzandolo per i manici e sfilandolo a fatica, il grosso dello stufato di alce le casca in testa come un'enorme cagata di mucca. Dopo, la ragazza che conoscevo non c'è più. Ylva non è più bionda, la sua pelle non è più chiara, i suoi vestiti sono irriconoscibili: al posto della mia fidanzata c'è un grottesco mostro di sugo marrone, pezzi di carne e funghi finferli. Solo, in mezzo a quell'orrore, due occhi azzurri mi fissano con un'espressione che non riesco a sopportare: troppe emozioni mescolate, ci sono, là dentro. Ylva me l'ha fatta grossa; io gliel'ho fatta grossa. «A... Andrea?», dice. Lascio la stuga indietreggiando nell'ombra, scendo al pontile, afferro cellulare e portafogli tra i denti, mi tuffo nel mare e mi allontano da quell'isola maledetta nuotando disperato verso la terraferma ormai nera - anche in Svezia, evidentemente, prima o poi la notte arriva. Scappo da Snarö, da Ylva, da Suzanne, da quel pasto d'inferno e soprattutto, prima di tutto, dai fantasmi di quello che ho fatto. Bracciata dopo bracciata, a denti stretti, cercando di non pensare a nulla. Ogni tanto, nella vita, due persone normali vanno fuori di testa e si fanno cose dalle quali non si può più tornare indietro. Cosa succederà, ora, non lo so proprio. *** Nota a fondo pagina: Per chi fosse interessato, la zuppiera in testa a Ylva è un occhiolino a Emil, personaggio di Astrid Lindgren, il quale, in una famosissima scena, infila, appunto, la testa in una zuppiera per poi rimanerci incastrato. Visti gli interessi teatral-letterari di Ylva, mi pareva giusto che subisse una punizione "in tema" per le sue azioni. Grazie per la lettura!
  25. Joyopi

    [H2018 fuori concorso] Sarà la bufera

    Commento Fuori concorso del contest di Halloween Sarà la bufera «Cristo Santo!» L'imprecazione, spezzata dall'affanno, seguì immediata al suono della porta che sbatteva e che rigettava in strada il fracasso e il gelo della bufera. Il locale, vuoto, tornò nel tepore e nella relativa quiete. Jack lo spaccalegna batté con forza i piedi sul pavimento dell'ingresso per liberare i grossi stivali dal ghiaccio. «Cristo Santissimo! Non bastava la bufera, la gente di questo maledetto posto è impazzita!» Si gettò di peso su una sedia e alitò sulle sue mani per riscaldarle. «Portami un doppio, Dave, ho urgente bisogno di legna per il camino» mi gridò. Gli versai il whisky fino all'orlo mentre riflettevo sull'ennesima singolare espressione che gli sentivo pronunciare. Jack era un brav'uomo, ma aveva tre vizi: il primo era l'alcool, il secondo le imprecazioni e il terzo le metafore a tema esclusivamente boschivo. Gli portai il bicchiere e mi poggiai al tavolo, la bottiglia nell'altra mano perché conoscevo Jack... «Che succede Jack? Chi ti ha fatto incazzare?» «Cristo, sai quanto ho impiegato per arrivare fin qui dal passo? Un'ora, manco dovessi spaccare una quercia con il pisello moscio!» Dalla cucina sentii Allan ridacchiare. «Questa è stupenda, Jack, davvero». Sorrisi anch'io. «Sì, scherzate voi, ma non è affatto normale quello che sta succedendo. Mi hanno fermato tre volte. Ci sono più poliziotti e posti di blocco che cervi schiattati dal freddo sulla provinciale. Si sono tutti rintanati in casa o corrono come pazzi per arrivarci il prima possibile». Tracannò e mi restituì il bicchiere, vuoto. «Un bastardo con la Rover quasi mi sbatteva fuori strada». Allan uscì dalla cucina e raggiunse il tavolo. Ci guardammo con espressione interrogativa. «Cristo, ma voi non sapete un cazzo! Da quanto è che siete rinchiusi in questo posto?» «Da quando apriamo al mattino presto, Jack. Nel caso non te ne fossi accorto, noi qui ci lavoriamo, mica ci veniamo a svernare come te» gli risposi mentre gli versavo altro whisky. «Va bene, va bene. Ma Cristo, dovete averne avuti pochini di clienti se nessuno vi ha detto che c'è un fottuto psicopatico in giro per la contea!» Aveva ragione. Quel giorno era stato un vero fiasco. Lo avevamo giustificato con la tormenta ma a quanto pareva c'era dell'altro. Buttò giù il whisky e ruttò. «Per tutta la contea non si parla d'altro. Hanno trovato una pozza di sangue scuro sulla neve e quelli che hanno tutta l'aria di essere pezzi di esseri umani sparsi ai bordi della carreggiata. Credo un braccio, delle dita piccolissime forse di bambino, Cristo santissimo! Addirittura si dice che ci fossero due pupille infilate come biglie nella neve, vi rendete conto?» «Cazzo!» disse Allan, «E dove sarebbe successo?» «Giù a Meanpick, qualche decina di iarde prima del piazzale dove c'è il ferramenta di Jim Tayan. Il vecchio Jim ha notato la pozza di sangue mentre andava ad aprire il negozio, si è avvicinato e... c'è quasi rimasto secco per lo spavento. La moglie a momenti annegava nel suo stesso vomito». «Porca puttana, Dave. Non è dove abiti tu?» La risposta fu il frastuono della bottiglia di whisky che andava in mille pezzi sul pavimento. «P-prova ancora, per favore. Hai fatto bene il numero, sicuro?» Allan mi fece cenno di sì col capo, sconsolato. «Niente, a casa squilla ma nessuna risposta. Il cellulare è irraggiungibile. Sarà colpa della tempesta, stai tranquillo» mi disse, ma dal tono di voce capii che non ci credeva tanto neanche lui. Boccheggiavo. Pensavo a Emily e alle bambine. «E se fosse capitato loro qualcosa di brutto?» parlavo a bassa voce, lo chiedevo a me stesso. «No, impossibile. Ma perché non rispondono a casa? Perché Emily non mi ha chiamato per avvertirmi di quello che è successo? Possibile che non si sia accorta di nulla?» Jack si alzò e mi si avvicinò. Vidi che barcollava. «Ehi, aaamico, scee ti va ti accompagno a casciaa». «Lascia perdere Jack, sei ubriaco» rispose Allan al posto mio. Poi rivolgendosi a me: «Ci penso io qui, vai a controllare che sia tutto a posto». «Grazie» risposi appena. Ero sconvolto. Non appena fui uscito ci pensò la tempesta con le sue sferzate a scuotermi. Il gelo mi entrò subito nelle ossa. Mi strinsi nel giaccone e corsi verso la moto. Salii, diedi gas e sentii la ruota slittare forte sul asfalto ghiacciato. Nella fretta avevo dimenticato di indossare il casco. La bufera mi sputava contro, il vento graffiava sul viso e stentavo a tenere gli occhi aperti. Denise. Susana. Il cuore mi batteva all'impazzata. Emily, perché non rispondi? Discesi lungo la strada principale che da Meanpick saliva su a Deille Mountain, poi distinsi in lontananza delle luci blu e ricordai quello che aveva detto Jack. Non potevo permettermi di incappare in un posto di blocco; di certo mi avrebbero fermato e rallentato, e io dovevo correre dalle mie bambine. Così spensi i fari per diventare invisibile e svoltai bruscamente tra gli alberi. Puntai verso sud. Riuscivo a malapena a tenere la moto in corsa sullo sterrato, immerso nel buio gelido della notte, eppure anche alla cieca mi districai tra le rocce e gli aceri. Conoscevo a memoria quelle montagne. Quante volte, nelle mattinate di sole, le avevo esplorate con Emily e le bambine a caccia di scoiattolini. Le mie bambine adorano gli scoiattolini. Spuntai alle spalle del piazzale che rappresentava l'ingresso di Meanpick. A un centinaio di iarde vedevo la ferramenta del vecchio Jim. La carreggiata era recintata da un nastro fino al punto in cui doveva essere avvenuto il ritrovamento. Un braccio. Due pupille. Una mano da bambino. O bambina. Rabbrividii. Due auto della polizia sorvegliavano l'area e fermavano eventuali passanti. Casa mia era proprio lì accanto. Fermai la moto e corsi in mezzo al bosco innevato per raggiungerla. Scavalcai la recinzione dal retro. Da fuori vidi che la casa all'interno era completamente al buio, così come il giardino. Aprii la porta che dava nella cantina e non appena accesi la luce, il sangue mi si raggelò. Una striscia rossa che non avevo notato nell'oscurità, sottile e irregolare, contornata da macchioline più o meno grandi dello stesso colore, si trascinava nel prato ed entrava in casa. «Emily!» gridai. «Bambine!» Sentivo il cuore infuriare su per la gola. «Dove siete?» L'urlo uscì spezzato. Nessuna risposta. Tremavo. Esitai per un istante, ero spaventato. Non sapevo se correre da loro o prepararmi a difendermi da qualcuno - o qualcosa? - di terribile. Mi decisi. Diedi un'occhiata al tavolo degli attrezzi. Afferrai l'ascia da legna e corsi dentro. Diedi una rapida occhiata a soggiorno e cucina. Trovandoli vuoti, salii scattando su per le scale che dal piano terra conducevano alla zona notte, i polmoni in fiamme. Rispensi la luce e accostai dolcemente la porta. Il respiro tornava lentamente a un ritmo regolare, i muscoli si rilassarono. Il sollievo che avevo provato nel trovare Emily e le bambine al sicuro, a letto, era stato tanto grande da suggerirmi di non svegliarle nemmeno. Scesi di nuovo di sotto, in soggiorno. Accesi la tivù. Il notiziario locale trattava del macabro ritrovamento e della reazione di tante persone che si erano barricate nelle proprie case per il terrore di incappare nell'assassino. Pensai che fosse giusto fare la stessa cosa. Serrai con cura porte e finestre; tornai in cantina per riporre l'ascia e solo allora notai che era parecchio sporca. Non me ne curai troppo. Risalii senza far rumore, entrai in camera da letto e mi distesi sul lettone accanto a Emily e alle bambine. Cercai la manina di Denise, senza però trovarla. Afferrai allora quella di Susana. Era fredda, così la coprii per bene con la trapunta. Un bacio sulla fronte di lei e poi a quella di Emily. Erano entrambe gelide. «Fa molto freddo stasera» le sussurrai all'orecchio. Sarà la bufera. «Andrà tutto bene. Non permetterò a nessuno di farvi del male, amore» e le diedi un bacio sulla bocca. «Vi amo». Gli occhi di Emily, vuoti e sanguinolenti, mi sorrisero nel buio della notte.
×