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  1. Somniator

    [MI 125] Mikhael - Chi è come Dio?

    Traccia di mezzogiorno: il limite «Anf… Anf… cavolohhh!» Mikhael cercò di arrestare la caduta aprendo le ali, ma non c’era verso: era così veloce da non sapere nemmeno se fosse ancora nella volta celeste. All’improvviso, una figura dorata lo prese per la caviglia. Il giovane angelo si arrestò immediatamente, come se l’inerzia del suo movimento fosse svanita all’istante. Si guardò intorno, rendendosi conto che per poco non era veramente piombato in uno dei cieli inferiori: poteva già scorgere Saturno, il quale orbitava placido nell’etere universale. Appeso a testa in giù, cominciò a scuotersi nel vano tentativo di riottenere un pizzico di dignità: «E lasciami!» La figura dorata, un bellissimo cherubino ridente, lo scagliò senza sforzo sull’arena dove si erano scontrati finora. Battendo le ali stancamente, Mikhael si rimise in guardia con la spada. «Forza… non ho ancora finito!» Il cherubino gli strizzò l’occhio: «Non posso restare a lungo, piccolo. Devo incontrare il Padre prima che il Sole entri nell’ultimo sestante». «Allora basta perdere tempo!» Mikhael si lanciò ruggendo, ma qualcuno lo afferrò da dietro. Gabriel ed Uriel lo stavano trattenendo: «Basta Mikhael! Non puoi vincere!» «Sì che posso! Ha detto che se lo avessi colpito una sola volta avrei vinto!». Sorridendo dolcemente, Lucifero scosse la testa «È tempo che vada. Alla prossima, novellini». Irradiandosi come una stella incadescente, il cherubino decollò verso l’empireo. In meno di un istante, era scomparso. I due angeli lasciarono andare il compagno. Allontanandoli con uno spintone, gli ruggì: «Perché non vi fate mai gli affari vostri!» «Devi smetterla con questa storia di voler sfidare sempre Lucifero, Mikhael. Come possiamo sperare di competere con lui se non siamo nemmeno stati promossi arcangeli!» gli rispose Gabriel, per nulla intimorito. «Ha battuto già quasi tutti i serafini a duello. Lucifero è su un altro livello rispetto a noi…» mormorò Uriel. Mikhael scagliò la sua spada nello spazio, frustrato. L’arma sparì rapidamente dalla loro vista. «Tch… vado a riprenderla. Lasciatemi da solo». Mikhael si lanciò dietro la lama, volando lontano dai suoi compagni. Mentre si muoveva tra le stelle, i suoi pensieri cominciarono a raffreddarsi, permettendogli di vedere più chiaramente la situazione: sapeva che avevano ragione. Lui più di chiunque altro ammirava l’abilità di Lucifero; non era infatti solo un guerriero formidabile, ma un leader nato, un grande agente celeste e il più amato e conosciuto fra i servitori del Padre. Mikhael avrebbe voluto esattamente essere come lui, ed era per questo che l’approvazione del cherubino dorato era quella che più gli stava a cuore. Più dei suoi superiori e perfino più del Padre stesso! «Pensieri blasfemi così vicini al trono del Creatore possono cacciarti in guai seri, ragazzo». Mikhael sobbalzò. Un angelo pallido e scheletrico dai lunghi capelli bianchi aveva afferrato la sua spada. Il giovane angelo lo riconobbe come Samael, l’arcangelo a capo della più grande armata del quinto cielo. A differenza degli altri angeli, Samael non risplendeva: era invece circondato da un’aura nera ed opprimente, la quale catturava e distruggeva la luce stellare intorno a loro. «Io… io…» balbettò Mikhael. Come faceva a sapere cosa stesse pensando? Poteva forse leggere la mente? Samael agitò la spada raccolta: «Ira… il Padre non apprezza che i suoi figli si cullino in simili emozioni… un’azione insensata come la tua è contraria alla ragione divina da noi donataci». Mikhael capì: si riferiva al fatto che avesse lanciato via la spada. «Mi… dispiace. Non lo farò più». Imbarazzato, il ragazzo riprese l’arma dall’angelo più anziano. Senza cambiare la stessa espressione impassibile, Samael continuò: «Deduco che sia stato tu a sfidare il Portatore di Luce». Mikhael annuì. «Sciocco… come puoi sperare di vincere in quelle condizioni?» Punto sul vivo, l’angelo replicò senza pensare «Solo perché Lucifero è più forte di me, non vuol dire che io non ci debba neanche provare!» «Non parlo di queste condizioni» Samael si toccò il braccio destro «ma queste». Accarezzò con l’indice magro la tempia di Mikhael, il quale si ritrasse disgustato. Samael parve non notarlo «Tu stesso non pensi di poter vincere contro Lucifero. Lo ami a tal punto da non riuscire nemmeno ad immaginare di batterlo… nonostante tu lo voglia più di ogni altra cosa» Mikhael deglutì, a disagio. Che gli era preso a quell’essere sgradevole? «Fintantoché ti limiterai in questo modo… non batterai mai il Portatore di Luce. E quanto ha bisogno di essere battuto…» L’arcangelo cominciò a planare in basso verso i cieli inferiori, senza congedarsi. Sparì rapidamente nell’oscurità, lasciando Mikhael ansioso e confuso.
  2. Poeta Zaza

    Sono il sessantatre - Un altro punto di vista

    commento d'altrui testo Sono il sessantatre: Un altro punto di vista Sono il sessantatre, faccio sempre lo stesso percorso, guidato dal solito autista che non mi strapazza troppo e mi dà quello che mi serve per andare avanti. Però mi annoierei, se non fosse per la varia umanità che mi usa e mi calpesta quotidianamente, o mi verga i sedili con scritte ironiche, tipo: “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?...” o con altre non dirette a me. Sì, sono guidato, ma il lavoro più pesante lo svolgo io, a piano carico. Non sono mai stato un autobus con la spocchia, io ricevo tutti quelli che vogliono salire, agevolando (sono predisposto) anche gli invalidi e i portatori di handicap, ma certi personaggi mi stanno sulle sospensioni più di altri. Come quel giovinastro, oggi, che mi guardava in lungo e in largo col labbro schifato e il naso arricciato, di certo pensando di stare su un mezzo inadeguato a trasportare la sua persona. Mentre era lui ad umiliare me, un autobus militante dalla gran carriera, dal motore rodato, che ha trasportato centiaia, ma che dico centinaia, migliaia di persone in salvo da un capo all’altra della città, e spesso a sbafo. Non sono io a puzzare di mio, è gente come lui che mi fa puzzare! Lui, col suo collo da giraffa bonsai, un cappello con un residuo filamentoso di nastro argentato da uovo di Pasqua, l’aria da borioso tracotante, il tipo di passeggero che non si fa da parte quando chiunque altro si accorgerebbe di dover lasciare un corridoio sulla piattaforma per l’altrui discesa. Lui, il tipo di passeggero che si fionda sull’unico posto libero, senza fare circolare lo sguardo in cerca di un anziano, una donna incinta, cui il sedile spetterebbe per consuetudine civile. Sono stato contento per lo strattone datogli da quell’altro nell’occasione di una fermata affollata, proprio mentre l’autista (che combinazione efficace) mi frenava di colpo, così all’arrogante gli si è staccato anche un bottone del soprabito. Ben gli stava! Come il mio gas di scappamento addosso, quando è sceso, mentre mi girava dietro per attraversare la strada. Mi piace percorrere il Viale dei tigli, con le fronde che mi accarezzano le fiancate, è una gradevole sensazione. Lì l’ho rivisto, stasera, nei pressi di un bar, quel collo da giraffa bonsai col gozzo in evidenza, mentre stava con un altro che lo fissava con uno sguardo obliquo, lui e il suo soprabito stazzonato e strattonato, blaterando di sicuro per recriminazioni del suo quotidiano rapportarsi al prossimo. Ho messo di proposito una gomma in una pozzanghera che gli ha schizzato una scarpa: ha emesso un verso sguaiato e mi ha gridato dietro, anche se non mi ha riconosciuto. So di essere meglio di lui: c’è più vento di boria in lui che aria nelle mie gomme, di sicuro, che non sono a terra. Io sono un mezzo di trasporto al servizio altrui, lui è un mezzo uomo che serve solo al trasporto della sua vana tracotanza fra l’altrui deprecazione.
  3. Francesca Maria Pagano

    WriteUp Site

    Nome: WriteUp Site Generi trattati: narrativa non di genere, romanzo di formazione, saggio, fantasy, manuale, letteratura per ragazzi, cucina, autoproduzione Modalità di invio dei manoscritti: http://www.writeupsite.com/pubblica.html Distribuzione: fornitura diretta alle librerie Sito: www.writeupsite.com Facebook: https://www.facebook.com/writeupsite/
  4. Ospite

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: per il momento ci autodistribuiamo Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  5. Ecco un frammento del mio primo libro fantasy intitolato "James Biancospino e le sette pietre magiche" Fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie a tutti per il vostro contributo. Non era la prima volta che James si svegliava angosciato da strani sogni. Visioni oniriche così autentiche, concitate e moralmente preoccupanti da alterare il ritmo cardiaco e togliere il respiro. Per calmarsi scese in cucina e prese dal frigo mezzo vuoto una bottiglia d’acqua. Dopo qualche sorso, si diresse in bagno per sciacquarsi la faccia. Riempì il lavandino fino all’orlo e ci ficcò la testa trattenendo il fiato. Alcune ciocche dei lunghi capelli biondo scuro sfuggite al codino finirono in acqua insieme al viso. Riemerse di scatto per non bagnarsi il resto della testa e prese a scrutare l’immagine riflessa dallo specchio. Gli occhi azzurro cielo brillavano alla luce opaca dei faretti sospesi palesando agitazione e smarrimento. Sentì un dolore acuto alla spalla sinistra, la solita sensazione che lo assaliva dopo quel tipo di sogni, insieme a un bruciore improvviso e opprimente, come di un fuoco interno. Proprio non riusciva a spiegarselo quel male, ma non aveva il coraggio di parlarne con un medico. Su internet aveva scoperto che sintomi del genere potevano essere legati a un conflitto subacromiale, o a una patologia chiamata fibromialgia, ma informandosi meglio venne a sapere che si trattava di un disturbo prettamente femminile… Il battito frenetico del cuore si stava lentamente calmando per lasciare spazio a lunghi sospiri di sconforto. Tornato in camera e tolta la maglietta sudata, si sedette per terra con la schiena nuda contro il muro, freddo e ruvido. Infilò le cuffie alle orecchie e iniziò a fissare le stelle dalla finestra mentre le prime note di The Unforgiven III dei Metallica si misero ad accompagnare le sue preoccupazioni. Quel buco di camera era il suo piccolo angolo di vita disordinata. Sui muri erano affissi i poster dei suoi gruppi preferiti e, a lato della scrivania piena di libri, giacevano il suo amplificatore e la chitarra. A suonare James non era quello che si dice un portento, ma riusciva a trovare nella musica la forza per affrontare gli ostacoli e i limiti con cui doveva quotidianamente scontrarsi. Isolandosi e viaggiando con la fantasia riusciva a trovare quella serenità e quella gioia che a detta di molti avrebbero dovuto caratterizzare il suo essere adolescente. Soprattutto di serenità aveva bisogno, James Biancospino. Specie in quell’ultimo periodo. Non pretendeva pace, felicità, o fortuna: voleva solo imparare a godersi i suoi anni e le esperienze della vita senza tanti turbamenti, angosce e paranoie. Il mattino seguente aprì gli occhi malvolentieri, allertato da un rumore prima ovattato poi più distinto. Si era svegliato nel letto, ma non ricordava come e quando ci fosse entrato, dopo aver passato quasi tutta la notte in bianco. C’era qualcosa di strano. Quella che sentiva non era la suoneria della sveglia con cui era abituato alzarsi. Qualcuno lo stava chiamando al cellulare. Dopo che Always, Wu dei Volbeat terminò di ruggire, realizzò il significato di quella chiamata … «Merda! Sono in ritardo.»
  6. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Romanzi di narrativa; Fantasy; Horror; Antologie; Sillogi poetiche; Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: per email a proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  7. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo
  8. Folco osservò il sentiero immerso nella boscaglia, tra lamine di tenebra che risucchiavano ogni colore, intimidite soltanto da flebili fiaccole. Celava l’ansia con lo sguardo fermo. Il petto poderoso, inorgoglito dal gambersone di lino nascosto sotto la maglia, il fornimento brisato che sballottava contro l’anca destra ad ogni passo, e le cinquanta ombre dallo sguardo gelido che lo circondavano, erano solo maschere carnevalesche sgualcite, futili travestimenti per celare l’eterna insicurezza umana. I mercenari, uomini avvezzi ai metodi del Folco, avanzavano in una grotta di cortecce, sotto una volta sconsacrata di lecci, castani e cerri. Marciavano da circa un’ora su sentieri sdrucciolevoli, che annaspavano sul lato sud-orientale dei monti Corona. Due flave lanterne, addolcite da un’animalesca smorfia di pietà, scrutarono perplesse gli uomini. Anche il gufo malediceva l’idea d’avvicinarsi a Lago Incastrato nella stagione delle piogge, quando si credeva che la Principessa delle Acque sfruttasse il Gargo ingrassato per risalire il Tröbbia, prima di giungere al lago. “Quanto manca a Incastrato? Sono stufo di camminare nel fango” brontolò Diego da Rotofredo sistemando i lunghi capelli castani inamidati dal sudore “Questa strada non finisce mai ed io non ne posso più. Non potevamo prendere i cavalli? Avremmo fatto prima” terminò corrucciando il volto spigoloso. “Sarei venuto anche con carri, catapulte e trabucchi; così il Demonio non ci avrebbe notato!” replicò ironicamente Rollone Cornaccho increspando le folte sopracciglia “Vuoi attirare tutte le attenzioni su di noi, razza di idiota? Invece di piagnucolare, cammina e la prossima volta tagliati i capelli. Sembri unto come quei bifolchi di Avangard” Rollone scatenò le risa dei compagni di viaggio “Qui a Tali siamo civili e gli uomini non tengono i capelli come le femmine” terminò l’uomo tarchiato dai corti capelli brizzolati “Come osi offendere” replicò offeso Diego, portando la mano all’elsa della spada “io….” “State fermi e tenete gli occhi aperti” sbraitò Folco alzando un pugno al cielo. Sovrastava con il suo metro e novanta le teste dei soldati. Pareva un eroe degli antichi poemi di Lemŭropolos, dallo sguardo fiero ed il corpo vigoroso. Per questo lo chiamavano il Bello. “L’ultimo problema sono cavalli e capelli. Tenete pronte le balestre, figli di baldracche per orchi, e non fatevi sfuggire nulla d’insolito. Razza di idioti dal cervello pieno di sterco! Litigare per queste inezie con un pericolo così grande che s’aggira attorno a noi. Vi giuro sul Mysterium e sul blasone dei Tegalliano che se litigate ancora sarete passati con l’artiglio del gatto. I palvesari si dispongano avanti e dietro gli altri” La voce graffiante del nobile spense il mormorio dei litiganti, tra l’incessante frusciare delle foglie scosse dal vento. Solo uno strofinio di passi osò sfidare il silenzio. Il nobile si voltò. Una faccia flaccida poggiava su rotoli adiposi che soffocavano il collo, accompagnata da un respiro rantolante. Il ventre scoppiava ristretto da una sgualcita camicia di lino, sfuggendole all’altezza dell’ombelico per mostrare rotoli di carne cosparsi di peluria. “Mio signore” agonizzò l’uomo posando gli occhi limacciosi in quelli del Folco “Ho visto una piccola casa isolata, più in alto a destra a circa due stadi da qua. Se mi date quattro uomini, potrei vedere se c’è qualcuno da offrire alla Signora come gesto di amicizia. Presentarsi armati e a mani vuote non è un bel segno” concluse mentre asciugava il sudore che inondava il volto. Un alito putrefatto inondò le narici del Folco facendogli storpiare il naso “Prendi quattro uomini e recupera un dono” replicò il Tegalliano facendo un passo indietro “se è possibile, vedi di rispettare il Codice. Il Senato vuole il successo ma anche la massima discrezione. Se il Codice non viene rispettato, sarà difficile controllare le voci. Ora vai e fai presto. Ti aspetteremo ad Incastrato” Decenza distolse gli occhi verde melma dal suo signore. Era una montagna di lardo e muscoli che ondeggiava ad ogni passo, come se da un momento all’altro dovesse cadere. Fece segno a quattro uomini di seguirlo e sparì nelle oscurità della foresta. Folco lo osservò disgustato. Era deforme e puzzava come una porcilaia, eppure in tutta Tali non si trovavano uomini come lui. Coraggioso, leale e tremendamente efficace, una triade che mancava anche ai migliori ammiragli della Repubblica Marittima di Tali. Scosse la testa, poi assetato afferrò la borraccia. L’acqua scivolava pura nella gola spegnendo il fuoco che la divorava, un fuoco di complotti, calcoli e omicidi. Non aveva neppure risparmiato la sua prima moglie. Si chiamava Caterina: una fanciulla diciannovenne dai fluenti capelli castani, il seno prosperoso e due occhi languenti. Dannatamente bella ma anche dannatamente Galbajo. Quando le due famiglie erano entrate in lotta per l’elezione del Doge, lei aveva tramato contro i Tegalliano. Era stato “costretto “a bruciarla viva, richiudendola in un fienile per evitare le spese di un esoso ripudio. Un terribile incidente che non aveva convinto il suocero Aldovino il Bastardo, soprannome perfetto che andava oltre la nascita “peccaminosa”. I Galbajo inferociti avevano atteso il momento propizio per giocare le loro carte. E proprio mentre il senato vagliava la sua candidatura al Consiglio dei Dieci, il Bastardo aveva chiesto una prova per saggiare “…la nobiltà e la fierezza del mio amato cognato per un compito sì arduo nel Consiglio dei Dieci. Ed è per questo, Empirei Senatori, che propongo una missione di siffatta virilità, che l’amato cognato affronterà con il suo valore e la sua nota rettitudine spirituale. Le nostre rotte commerciali richiedono protezione in questi anni convulsi, in cui infimi briganti assaltano le nostre navi dirette alle Sette Isole ed alla Placca Orientale. Ogni anno la nostra amata Repubblica perde 300.000 lire d’oro a causa della pirateria. Ma se riuscissimo a stipulare un’alleanza con la Signora, le nostre navi sarebbero protette. E chi meglio dell’amato cognato è degno di questa missione?” Folco trattenne a stento un conato di vomito al ricordo di quelle parole. Nelle sue orecchie risuonavano ancora gli applausi del senato, dove Faier e Gargonesi s’erano dimenticati delle somme ricevute per eleggere Ludovico III di Averna alla carica di Doge. Dieci battiti di campana riecheggiarono tra i colli Corona, scendendo come brividi per le schiene degli uomini. La Commenda di Tali rintoccava l’Ultima Ora, l’avviso finale. Il Mistero della Notte non amava i mortali, non apparteneva agli uomini. Lui bramava altre creature, astute e pericolose, potenti e vendicative. Sulle mura di Tali i balestrieri riverivano le cerulee vesti del Sodalitas Oceanum, che come ogni notte avrebbe scacciato le creature con i suoi streghi, mentre i miseri delle campagne sprofondavano nel terrore, dimenticati da quei nobili che millantavano di volerli difendere. Un odore di salsedine si diffuse nell’aria. A Folco pareva d’essere sulla riva del mare, tra barche cariche di pesce e l’eco del mare in risacca. Sentì l’ansia avvinghiarsi al gargarozzo, strangolando ogni speranza. In quegli istanti avrebbe preferito una noiosa routine, da trangugiare con disgusto nell’attesa di succhiare i seni speziati di qualche cortigiana.
  9. Ospite

    Nord

    Nome: Casa editrice Nord (Gruppo GEMS) Sito: http://www.editricenord.it Genere valutati: Azione e avventura, Gialli e mystery, Letteratura, Narrativa fantastica, Narrativa non di genere, Thriller Invio manoscritti: http://www.editricenord.it/invio_manoscritto.php Distribuzione: non specificata Facebook: https://www.facebook.com/CasaEditriceNord/?fref=ts
  10. Letizia Finato

    Insieme brinderemo nel respiro del sole

    Brano tratto da un capitolo del libro in scrittura, seguito del libro già pubblicato di cui ho inserito specifica nell'apposito spazio concessomi. Nessuno. Solo i feriti e lei. Forse una scusa per evitare di affrontare l’inspiegabile, per tollerare l’inaccettabile. Morti? Non uno di più! Jaliz bagnò il panno e deterse la fronte sudata di Tyrou: aveva fatto tutto il possibile, ma la ferita era profonda. Sopravvivere? Sì, doveva, anche per chi non ce l’aveva fatta, per lui, per il suo fratello di Gar’Adak. Rituffò il panno nel bacile, lo strizzò e poi le sue mani si fermarono. Fissò l’acqua immota incresparsi al cadere di una goccia, serrò gli occhi per impedire che ne precipitasse un’altra, un dolore così forte! «Jaliz» mormorò Tyrou «Cos’hai?» La donna persa nello sconforto non s’era accorta fosse sveglio. Alzò il braccio e con la manica si asciugò con rabbia il viso, non avrebbe voluto essere vista in quello stato, da nessuno, tantomeno dal Kiruk. Non rispose, la voce rimase ostaggio dell’angoscia e preferì il silenzio piuttosto di crollare. «Dove sono tutti? Che succede?» chiese ancora Tyrou cercando di alzare la testa, pesante come un macigno. «Fuori ... ad accompagnare le anime» rispose Jaliz, stringendo i denti e un'altra goccia cadde. Fumo denso. Un odore penetrante di carne bruciata, coperto appena dall’intenso aroma dei rami di Kyrt, l’albero sacro dei Tesay, l’albero del sentiero delle anime. Negli occhi di Lham il riflesso delle fiamme che divoravano indifferenti il corpo dell’amico, steso sulla pira. «Athawulf ...» la voce in un sussurro, il desiderio di dirgli addio, l’incapacità di dire altro. Aveva assistito da lontano alla cerimonia funebre, aveva atteso e sperato in una notte buia, come lo era il suo dolore, ma lassù le lune e le stelle erano più brillanti del solito, quasi fossero in festa. Fissò il corpo velocemente scomparire nella luminosità del fuoco, unirsi alla cenere dei legni, salire nel fumo bianco contro volta nera, così leggero, così pesante l’angoscia. Non s’era reso conto, la fuori dal portale, uno dei corpi infilzati era il suo, era Athawulf. «... Athawulf non è uno sprovveduto. Se la caveranno ...» così aveva detto. Se fosse tornato indietro ... Sbatté le palpebre, un nodo alla gola e gli sembrò di soffocare, incrociò le braccia sul petto, quasi a proteggersi. «È colpa mia ... se fossi ...» mormorò, la voce roca. Chiuse gli occhi e respirò a fondo: non poteva lasciarsi andare, non lì davanti alla pira funebre del suo amico. Non se lo meritava: doveva dargli l’onore e il rispetto Adak. «Insieme brinderemo nel respiro del sole e ...» riaprì gli occhi, fissò per un’ultima volta il fuoco e aggiunse «... cammineremo sui sentieri delle anime, Addio, amico mio.» Poi si voltò e rientrò nella torre.
  11. Estelwen

    Hope Edizioni

    Nome: Hope Edizioni Generi trattati: La Hope Edizioni è aperta a ogni genere di romanzo, dal rosa con tutte le sue sfumature (erotico, dark romance, bdsm, storico) alla fantascienza, passando per New Adult, Young Adult e thriller e finendo con il fantasy (epico, contemporaneo, ma anche paranormal e urban) e gli M/M. Al momento NON si accettano saggi o poesie né altri tipologie di testi non presenti nella precedente lista. Modalità di invio dei manoscritti: tramite questo form: http://www.hopeedizioni.it/invia-manoscritto/ o via mail all'indirizzo pubblicazioni@hopeedizioni.it Distribuzione: Non specificato Sito: http://www.hopeedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/HopeEdizioni/
  12. bwv582

    Battaglie epiche

    Commento. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42250-caliddu-u-baruni-va-in-paradiso-ovvero-ognuno-muore-come-meglio-crede/?tab=comments#comment-747460 Tag: idiozia, fantasy, esercizio di scrittura (è da qualche mese che non scrivo per vari motivi) Battaglie epiche «Le aquile volavano alte nel cielo. Il sole, appena sorto, accorciava le ombre degli eserciti di minuto in minuto e lasciava cielo e mare fondersi nel loro divino abbraccio, all'orizzonte. Da un lato gli uomini del sud e gli elfi, mentre dall'altro gli stregoni e gli orchi del nord, nella battaglia che decideva le sorti dell'intero continente...» Caul si stringe tra le coperte del suo umile giaciglio. Suo nonno avvampa nel raccontargli di quelle avventure vissute tanti anni prima e ringiovanisce di mezzo secolo nello spirito. Le immagini prendono forma dalle sue parole, rinascono a nuova vita e illuminano il cuore del ragazzo che, con suo nonno, si trova ora in mezzo al campo di battaglia. «Gli uomini del sud erano in maggioranza e avevano dalla loro parte l'ideale di giustizia. Un'ideale che brillava negli occhi di Sentoaf il biondo, condottiero degli uomini. Sfavillava in quelli di Eloen, il più forte dei maghi che, fiero, si ergeva di fianco al suo popolo impugnando il suo scettro. Lo stesso ideale che ardeva di fiamma viva nell'animo degli elfi: era lo stesso Niagin, duca di quella tribù, ad alzare l'arco al cielo, con l'intenzione di raggiungerlo con una freccia, se avesse potuto farlo. Era la freccia della resistenza, della pace e dell'ordine che quel giorno avrebbe trafitto il cuore del nemico...» Il nonno di Caul gesticola fiero. Sembra lui stesso brandire una spada e difendersi fino all'ultimo sangue nel narrare gli eventi. «Dall'altra parte i feroci stregoni. Quel giorno, coperto dai riflessi di un sole ancora troppo timido per illuminarlo, il loro re Vortingern sembrava invincibile. Sceso sul campo di battaglia, aveva alzato il proprio bastone magico invocando oscuri incantesimi che squarciavano il cielo con la loro potenza demoniaca. Le poche nuvole, spazzate via da quei demoni danzanti, andarono a coprire un sole esso stesso impaurito da tanta furia distruttiva. Era quello il segnale, la nera masnada aveva scavallato la collina e si apprestava a fare scempio degli avversari, con l'unico obiettivo di asservire il continente al male». «Tu dov'eri, nonno?» «Io ero nell'esercito degli uomini, non molto lontano dal mio comandante Dearan il rosso. Una furia della natura, un uomo nerboruto che faceva indietreggiare anche i maghi quando usava il suo scudo per farsi spazio tra i nemici. Forte egli stesso come un intero esercito, alzò la spada al cielo mentre un raggio di sole baciava la lama regalandoci frammenti di arcobaleni. Era quello il segnale, il messaggio per il giorno della vittoria». Con un gesto rapido del braccio, l'anziano tira un fendente immaginario nell'aria che impaurisce la fiammella della piccola lampada a olio appoggiata in un ripiano sul muro. «La battaglia imperversava. Gli stregoni non mollavano un colpo, ma i nostri combattevano come leoni. Caddero molte teste e sembrava che lo stesso dio Oles era sceso tra le file degli uomini per trucidare gli avversari. Sentoaf il biondo e l'esercito degli uomini mietevano nemici come canne di palude mentre gli elfi scoccavano dardi mortali come quelli che il dio Tarem aveva mandato contro i suoi nemici durante la battaglia delle divinità. La terra e il cielo si tinsero di rosso quel giorno. Molti di noi caddero nella certezza di aver perso la luce terrena ma di aver donato una luce di speranza...» «E come è finita, nonno?» «Sei molto impaziente, Caul». L'anziano si alza in piedi e dà una carezza al nipote. «Sentoaf e Dearan, così come molti di noi, andarono incontro a una morte orribile. Vortingern uscì vincitore e impose il suo regno di terrore sul continente. Per rappresaglia fece uccidere gran parte degli uomini e degli elfi, esponendone i cadaveri al di fuori delle mura del villaggio di Nauman che, da quel giorno, giace abbandonato alla natura». Taglia corto. «Il resto lo sai. Ora vedi di dormire che domattina voi del corso di combattimento dovete giustiziare gli adepti della resistenza. Sai che se arriverai tardi sarai frustato dai tuoi compagni». Alza un braccio e la voce. «E lunga vita a re Vortingern, lunga vita al grande signore degli stregoni! Che possano morire tutti i suoi avversari e chiunque si rifiuti di onorarlo!» «Lunga vita a re Vortingern!» Gli fa eco il ragazzo.
  13. taxidriver

    Edizioni Jolly Roger

    Nome: Edizioni Jolly Roger Generi trattati: Tutti Modalità di invio dei manoscritti: https://info9377839.wixsite.com/jollyroger/invio-manoscritti Distribuzione: LibroCo Sito: http://www.edizionijollyroger.it/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniJollyRoger/ Coloro che gli hanno dato vita sono gli stessi de La Signoria editore. Il progetto editoriale sembra il medesimo (sito quasi identico, stesse collane, stessa grafica). Sono stato in contatto con loro per qualche settimana, il mio romanzo era stato da loro selezionato con il precedente marchio editoriale, poi non se n'è più fatto niente. Loro sono migrati verso questo nuovo progetto e io ho trovato un altro editore.
  14. zazeli80

    I Destinatari - Elisa Piccinelli

    Titolo: I Destinatari Autore: Elisa Piccinelli Autopubblicato: Amazon Formato: ebook ISBN: 979-12-200-3398-5 Data di uscita: 27.06.2018 Prezzo: € 2.99 Genere: Fantasy Quarta di copertina: L’incredibile avventura di Emily comincia alla sua morte quando, catapultata in un mondo del quale ignorava l’esistenza, viene messa davanti a tre possibilità: Reincarnarsi, rimanere Anima Semplice o diventare Destinatario. Scelta la terza opzione, Emily si trova fra le mani la vita di un essere umano da monitorare, il suo Protetto Alexander. Una volta scoperto che anche un sistema apparentemente perfetto può avere le sue falle, Emily imparerà ad affrontare le prove che la sua nuova esistenza le presenterà, tra mille difficoltà, nuove amicizie, cambiamenti drastici e un amore impossibile. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/I-Destinatari-Elisa-Piccinelli-ebook/dp/B07F1V6T17/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1530199108&sr=8-1&keywords=elisa+piccinelli
  15. Sissi77

    Delrai edizioni

    Nome: Delrai edizioni Generi trattati: romance, distopico, fantasy, erotico, retelling, steam-punk, thriller e giallo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.delraiedizioni.com/invio-manoscritti Distribuzione: Sito: http://www.delraiedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/delraiedizioni/?fref=nf
  16. Wolf Graham

    Black Wolf Edition & Publishing Ltd.

    Nome: Black Wolf Edition & Publishing Ltd. Generi trattati: Tutti e sono sempre valutati Modalità di invio dei manoscritti: https://www.blackwolfedition.com/ Distribuzione: INGRAM Sito: https://www.blackwolfedition.com/ Facebook: https://www.facebook.com/people/BlackWolf-Edition-Publishing/100010216301416
  17. Mercante di Rarità

    Chance Edizioni

    Nome: Chance Edizioni Generi trattati: Narrativa, Thriller, Viaggi, Cucina, Fiabe Catalogo: https://chanceedizioni.com/negozio/ Modalità di invio dei manoscritti: chanceedizioni@gmail.com Distribuzione: https://chanceedizioni.com/distribuzione/ Sito: www.chanceedizioni.com Facebook: https://www.facebook.com/ChanceEdizioni/
  18. Emy,Sara

    Ciarli e le dodici Ere

    Insieme alla scrittrice, scopriremo un universo nato dal sogno di fondere il genere Fantasy e fantascienza. per ulteriori informazioni pagina facebook: emy libri fantasy.
  19. Titolo: Amnia Vol.1 - Il Sogno del Rinnegato (Saga del Rinnegato) Autore: Simone Gambineri e Aligi Pezzatini Editore: Youcanprint Collana: Saga del Rinnegato ISBN Cartaceo: 9788827866368 ISBN Ebook: 9788831600514 Data di pubblicazione: 16 gennaio 2019 (Cartaceo) | 2 febbraio 2019 (Ebook) Prezzo: Cartaceo €13,00 | Ebook €3,99 Genere: Fantasy Pagine: 416 SINOSSI Nel mondo di Amnia vige una sola regola: l’equilibrio tra Vàlor e Tyran, tra lo Spirito del Bene e lo Spirito del Male, tra il dio che ha creato la razza umana e quello che ha creato la razza dei rettiloidi, dev’essere sempre preservato. Che cosa accadrebbe se Samas, il terzo polo della Triade divina attorno a cui ruotano tutta l’esistenza, la possibilità e la perdita, non riuscisse più ad assicurare che uno Spirito non prevalga sull’altro? Secondo la Profezia dell’Equilibrio, la razza reietta – gli elfi creati della dea Ardesia – deciderebbero di sostenere uno dei due Poli, la Luna si spezzerebbe a metà, Nemesi si risveglierebbe per svolgere il suo compito, oscurando lentamente il Sole. E, una volta arrivato il buio, Amnia ritornerebbe al suo stato iniziale, quando niente ancora esisteva. É il 1492, e tra l’Impero di Anosia, terra degli umani, e l’Egemonia di Tyranian, terra dei rettiloidi, la lotta combattuta dai mortali per conto degli dèi Vàlor e Tyran, attraversa una periodo di relativa pace. Le guerre tra i due schieramenti sono lontane negli anni, e la Profezia dell’Equilibrio non sembra essersi mai realizzata. Ma quando il chierico Keldon di Manis e il tenente dei Paladini di Vàlor Duncan di Brintasien si ritrovano nel Bosco delle Sette Sequoie insieme alla druida Morgase nonché agli elfi Liriel, Firion e Nalatien, il mistero che avvolge il Bracciale Perduto, che le Maschere d’Ombra e uno strano uomo con un’armatura sconosciuta vogliono fare proprio con qualunque mezzo, li catapulta in un passato in cui i segni indicati nella Profezia stanno cominciando a manifestarsi. Ha così inizio una lunga avventura, in cui i protagonisti di questa avvincente – quasi epica – saga fantasy si ritroveranno a vivere in un mondo dove tutto ciò che era bandito sembra aver fatto il suo ritorno, e in cui la lotta fratricida tra gli dèi della Triade divina per la conquista dell’egemonia consente al Rinnegato di uscire dallo Scrigno in cui è stato rinchiuso per millenni per diventare l’unico dio che tutta Amnia possa adorare. QUARTA DI COPERTINA Ricordate! A dispetto di tutte le vostre certezze, delle speranze e delle illusioni, c’è una sola legge che su Amnia deve essere rispettata: l’equilibrio deve essere sempre preservato. Il primo capitolo di un’avvincente saga fantasy ambientata nel mondo di Amnia, dove l’equilibrio tra Vàlor e Tyran, tra Bene e Male, deve essere sempre preservato affinché Nemesi non ritorni a svolgere il suo compito: oscurare il Sole e riportare Amnia al suo stadio iniziale, quando niente ancora esisteva! Amazon (Cartaceo) Amazon (Ebook)
  20. Writer's Dream Staff

    Plesio Editore

    Nome: Plesio Editore Sito: http://www.plesioeditore.it/ Generi valutati: fantasy, fantascienza Invio manoscritti: http://www.plesioeditore.it/index.php?id0=0&id1=49 Distribuzione: http://www.plesioeditore.it/index.php?id0=0&id1=102 Facebook: https://www.facebook.com/Plesio-Editore-121575227944615/
  21. Buonasera a tutti, spero che qualcuno di voi mi possa aiutare a trovare la giusta casa editrice per le opere che ho scritto. Avrei bisogno di una casa editrice seria, non a pagamento, che legga e valuti 4 opere diverse. Ovviamente, per ciascuna opera vorrei che in base alle vostre esperienze mi consigliate una lista di case editrici che potenzialmente abbraccino la linea editoriale adatta al mio libro. 1 - Il primo libro si chiama MyndiBop, ed è un romanzo fantasy autobiografico, che parla essenzialmente di una storia sentimentale vissuta da un paziente affetto da disturbo bipolare. Che case editrici potrebbero fare al caso mio? (Va detto che purtroppo per me l'ho già pubblicato con la BookSprint, che sebbene abbia trattato la mia opera con cortesia e gentilezza, è sempre una casa editrice che non investe particolarmente sui propri autori, ed è una specie di self-publishing, con le dovute differenze. Il problema è che la versione che ho pubblicato non è stata corretta bene dal sottoscritto, ed ora che l'ho aggiustata, prima di aggiornarla vorrebbero che acquistassi tutte le copie in magazzino, con una spesa moderatamente lauta. Valuterei quindi, visto che ho sempre io il copyright d'autore la possibilità di ripubblicarlo con un'altra Vera casa editrice.) 2 - Altri due libri sono essenzialmente una raccolta di racconti fiabeschi, alcuni di loro più simili a lunghe poesie romanzate in prosa. Una è proprio una raccolta di fiabe diverse, chiamata Past Imperfect. I temi sono soprattutto legati alla nostalgia per l'infanzia e per quel mondo di sogni inespresso e rimasto sigillato e irrealizzato nella vita adulta. L'altro libro si chiama Farina di Stelle - Affen 87, ed è anch'esso una raccolta di fiabe, ma in un unico tema: le stelle. A ciascuna stella presa in esame è dedicata una fiaba: la fiaba di quella stella. Ho raggruppato Past Imperfect e Farina di Stelle in un unico consiglio editoriale, visto che si somigliano come tipologia di opera. Che case editrici mi consigliereste per questi due libri? 3 - L'ultimo libro è invece una raccolta di racconti o composizioni letterarie del genere umoristico, di tipo nonsense, assurdo e paradossale, chiamato Flusso di Ciliegie. Per intenderci simile ai libri di Frassica, come Il Libro di Sani Gesualdi. Ma credo sia anche più assurdo di quello. Mi viene ovviamente in mente la Longanesi, ma per adesso non hanno ancora risposto ad un racconto scelto che ho inviato. Che alternative editoriali consigliereste? Vi ringrazio anticipatamente perché brancolo davvero nel buio e non mi so orientare nella giungla dell'editoria. Se c'è un portale online dove si possono pubblicare alcuni brani vi prego di consigliarmelo. Perché naturalmente sarei felice di condividere i miei scritti con voi o comunque con altre persone. Aspetto d'altra parte dei consigli editoriali per ciascuna delle tre tipologie che vi ho elencato. Preferirei che fossero case editrici che intanto non cestinino a priori l'opera di un esordiente, che valorizzino l'autore e che siano in grado di pubblicizzare e diffondere almeno un minimo. Grazie ancora in anticipo. Tullietto.
  22. Rominaqu

    Matrioska

    Sono intrappolata nell’ultima matrioska, in quella piccola, in fondo a una grotta. Sento le voci degli altri ma arrivano ovattate, lontane. Fa freddo qua dentro ed è tutto buio come all’inferno. Quando siamo fuggiti, ognuno di noi è riuscito a portarsi uno zaino di sopravvivenza, ci abbiamo messo di tutto e di quel c’è ci stiamo nutrendo. Benedette torce che ci fanno vedere qualcosa qui intorno! Prima che si scarichino e il buio profondo ci inghiotta come larve. Si odono i versi dei pipistrelli, le loro ali che sbattono e le gocce dell’acqua che cadono sul pavimento roccioso. Qualcuno dice che di quelli ci nutriremo quando il cibo in scatola e l’acqua in bottiglia saranno finiti. Mi chiedo cosa diventeremo se sopravviveremo in quel modo, mangiando vermi e topi, leccando le pareti della roccia, senza poter usare gli occhi e vedere più i colori del mondo. Ci siamo creati un giaciglio in mezzo alla stanza principale, l’abbiamo ammorbidito con i giacchetti e le coperte di pile. Andiamo a deificare lontano dalla sala centrale, in altri anfratti, più in basso. Sopra non c’è più niente, probabilmente. Lo scoppio della centrale nucleare avrà distrutto ogni cosa. È passato un mese da quando è scoppiata la centrale atomica o la bomba nucleare, o chissà cos’altro. Pochi minuti e tutto è arso, tranne noi undici. Non so chi altro si sia potuto salvare. Abitavamo vicino alle grotte del vento e qui abbiamo pensato di correre a rifugiarci. I cinque maschi, io sarei il sesto, hanno deciso di tornare in superficie sperando di trovare qualcosa da mangiare. Io non vado con loro. Ho troppa paura. Non amo restare qua dentro ma neppure voglio dissolvermi nella luce radioattiva. «Non uscite, vi prego.» Grido insieme alle donne nel tentativo di farli desistere ma il cibo è finito, l’acqua pure e fa tanto freddo, non abbiamo più niente per accendere il fuoco. “Fuori ci sono le auto” dicono. “Basta restare in superficie per poco tempo, basta portarsi un pezzo di piombo in tasta. “ «Dove lo trovi il piombo, cretino?» Grido isterico a quello che parla mentre mi rintano in un angolo. «Ne ho un bel po' nel furgone, dovevo usarlo come rivestimento per un tetto. Lo dividerò con gli altri. Assorbe le radiazioni, no?» «Sei pazzo! L’avrà già assorbite, sarà saturo ormai.» Rispondo quasi piangendo. Sono partiti. La fame è terribile, ho i crampi allo stomaco e penso ai pipistrelli e ho fame pure di vermi, tasto il terreno con la mano, non provo più disgusto nel sentire il pavimento vischioso come la gola di una bestia. Non ho più paura che un animaletto possa morsicarmi, anzi, che lo faccia così lo mangio vivo. Ho sete e vado a succhiare le pareti della grotta insieme alle altre donne rimaste. Loro sono come vampiri, mi cercano, mugolano, mi toccano, senza ritegno. Mi hanno sdraiato al centro della grotta e mi hanno spogliato tutto, poi si sono messe a baciarmi. «I vostri mariti? Non pensate a loro? Fermatevi.» Ho detto con tono disperato e la voce stridula. «Chissà se tornano e noi abbiamo fame, fare l’amore serve a non pensare. Lasciati andare.» Sento le loro lingue ovunque, la loro saliva sulla mia pelle fredda, nella mia bocca arsa che succhia, sulla mia pelle ispida che vorrei fosse liscia come la loro. Se esco da qui mi faccio operare! Ma ora non posso dirlo, non capirebbero, ho paura. Mi sento usata, violentata. Dicono che ce l’ho grosso. Me lo fanno rizzare. Mi vergogno. Una dopo l’altra mi sono montate sopra, io avrei voluto essere tra loro, sopra un fallo che non fosse mio. Le invidio. Hanno ragione, mi è passata la fame. Ho la barba lunga, cerco un sasso aguzzo per potermela togliere, anche se al buio non si vede niente, palpo la roccia con le mani, avidamente, in cerca di ogni cosa che possa diventare una speranza, forse una chiave segreta per fuggire chissà dove o un bel pollo arrosto. Mi si attorciglia lo stomaco. Non ho più pensato a Lucas, chissà se è ancora vivo oppure morto come me, all’inferno. Non fanno che toccarmi! Pensare che io nella coppia ero la donna. Dev’essere una punizione divina. Se dico loro che mi sento donna, mi evirano. Sibilano: «Ancora, facciamolo ancora, fino a che non tornano gli altri.» Così ho deciso di nascondermi, sono scivolato sulla parete umida con la schiena e ho camminato fino ad un interstizio nella roccia che era come un’ansa, bassa, un piccolo tunnel che infondo si stringe ad imbuto. Mi chiamano, mi infilo dentro il buco. Voglio morire di freddo piuttosto che farmi usare di nuovo. Il mio corpo nudo a contatto con le pareti bagnate è liscio e, per un attimo, mi sento di nuovo femmina, di nuovo bella. Tremo come una foglia. Mi sono spinto dentro come un verme, fino a sentire la roccia sopra di me toccarmi il naso e le pareti laterali stringermi le spalle, ho spinto ancora con i piedi, ancora, preso dalla rabbia, dalla fame e dalla disperazione fino a che un piede è scivolato e la compulsione ad andare avanti si è interrotta. Sto dentro una bottiglia, mi dico, sono un messaggio d’aiuto che non è ancora stato silurato in mare. Fino a che non ho pensato ad una maledetta bara. Una cassa da morto dove mi hanno seppellito vivo. Non riesco ad uscire, non riesco a tornare indietro, sono bloccato. Grido ma la voce è imbottigliata insieme a me e muore lì, tra i miei capelli. Mi divincolo ancora, senza alcun risultato. E’ un incubo. Ho passato un’ora a tentare di farmi sentire dalle altre, fino a perdere le forze. Sento il mio fiato ricadermi caldo sulla faccia, tutto il resto è congelato. Non sento più il mio corpo, solo la testa punge come se fosse piena d’api. Ho il respiro affannato, lo sento e mi calmo. Sono una donna dentro un corpo maschile, in una grotta del cazzo, infilata in un anfratto vischioso che mi sta uccidendo mentre fuori c’è la fine del mondo. Ditemi se non sono l’ultima delle matrioske. Mani cuocenti mi hanno tirata per le caviglie e sono uscito come una supposta dal culo di un bambino. Mi hanno messo in mezzo al giaciglio e mi hanno scaldata con le loro tette enormi e i loro corpi affamati. «Lucas, Lucas, mi senti?» Dice la più buona di tutte. Hanno fatto un fuoco e mi hanno dato un pipistrello da mangiare mentre le fiamme hanno rischiarato l’ambiente tondo come un culo e freddo come il cuore del demonio. Gli uomini non sono tornati e i pipistrelli sono finiti, non c’è più niente per accendere il fuoco. Una di noi è impazzita ed è scappata fuori nuda, urlando. Non l’abbiamo più vista entrare, forse perché è andata a cercare da mangiare. Sono passati tre mesi. O moriamo o usciamo. Io esco. I miei peli sono lunghi al punto da farmi sembrare un ominide che esce dalla caverna. Non ho paura di morire così conciato. Sono l’unico che ha la forza fisica di salire, le altre mi tirano debolmente per le mani, per i piedi, gridano, supplicano di non abbandonarle, che non tornerò più, che hanno paura senza di me. «Se restiamo qui moriamo!» Dico loro con un filo di voce. Ho più muscoli di loro, posso farlo. «Tornerò!» dico. Aspetto che dormano e mi trascino fuori nudo, perché i vestiti me li hanno tolti loro. Un raggio di sole mi colpisce in faccia come una lama. Ho fame. La prima cosa a cui penso è dove andare per procurarmi da mangiare. Mi viene in mente il negozio di souvenir poco distante. Tiro una grossa pietra alla vetrina ed entro. Non suona l’allarme, non c’è corrente e non c’è un’anima viva intorno. Mi chiedo per quanto possa rimanere vivo sottoposto alle radiazioni mentre addento un panino e risorgo. Mangio come una scimmia e ritrovo lucidità, così decido di rientrare in grotta. Porto qualcosa da mangiare alle altre. Forse non sono spacciato, sono restato esposto alle radiazioni per poco tempo. Barcollo ma sento che le forze stanno già tornando. Fuori c’è un silenzio paradisiaco, gli alberi sono ancora al loro posto, così come il sole e il cielo, le nuvole sono bellissime. Un ultimo sguardo e torno giù, con due buste piene di salami; carne secca, formaggi e qualche bottiglietta d’acqua. Ho preso anche dieci pile, tronchetti accendi fuoco e candele di cera. Le altre mi accolgono con gioia. Divorano tutto, si rifocillano, provo tenerezza per loro. Non me ne frega più un cazzo di cambiare sesso, di depilarmi o di sistemarmi i capelli. Voglio vivere e questo corpo mi ha salvato. Io e le altre, dopo aver mangiato, festeggiamo con un’orgia piena d’amore nel giaciglio pieno di colori, con un grande fuoco che si guarda e ci scalda. Sembra di essere a Natale. Mi prenderò cura di loro. «Altro che trans!» Dice una di loro ridendo.
  23. simone volponi

    Il demone di Ninive

    Titolo: Il demone di Ninive Autore: Simone Volponi Collana: Fantasy Tales Casa editrice: Delos Digital ISBN: B07PHP9BQM Data di pubblicazione (o di uscita): 12/03/2019 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 1.99 Genere: Fantasy/Horror Pagine: 33 Quarta di copertina: Nella Roma di oggi, il giovane musicista Tomas, sfortunato sul palco come in amore, riceve dallo zio archeologo tre antiche tavole d'argilla dedicate alla dea Inanna trafugate dal tempio di Ninive. Dopo la morte misteriosa dello zio, leggendone il diario Tomas scopre come la distruzione del tempio per mano dei terroristi islamici ha risvegliato un nugolo di antichi demoni sumeri, i quali danno la caccia alle tre tavole d'argilla, fonti di potere. Hanno già inseguito e tormentato l’archeologo durante il suo pauroso ritorno a Roma, e la stessa sorte atroce sembra dover toccare a lui. La dea Inanna, che in Italia è famosa come modella con il nome di Isa Tar, si presenta da Tomas per prendere le tavolette e conduce lui e la sua amica Abbey, inglesina dalla lingua svelta, verso lo scontro con l’orribile demone Asag. Toni umoristici si mescolano all’avventura e alla magia in un racconto dal respiro moderno. Link all'acquisto: Delos Store: https://www.delosstore.it/isbn/9788825408423/ Amazon: https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=9788825408423&tag=fantascienzac-21 Kobo: https://store.kobobooks.com/search?Query=9788825408423 Google Play: https://play.google.com/store/search?q=9788825408423
  24. Fara89

    Verso sud -stralcio-

    Vi propongo uno stralcio di uno dei primi capitoli del libro che ho scritto chiedendovi in maniera critica cosa ne pensate distruggetemi!! Il titolo è solo quello del capitolo, non del libro. «Maledizione!» Adam imprecò ad alta voce, sedici anni a osservarla senza farsi notare, a ricalcare ogni suo passo come un’ombra, e ora l'aveva persa! Deluso di se stesso si passò una mano tra i corti capelli argentei in cerca di qualche indizio. Eppure era stato velocissimo quando l'aveva vista sparire attraverso il portale, l'aveva subito seguita, ma sapeva che sarebbe arrivato comunque troppo tardi. Da anni aveva intuito che pochi secondi terrestri su Soil potevano essere minuti come interi secoli, ma non aveva la più pallida idea di quanto tempo fosse trascorso dall’ultima volta che era stato lì. Non riusciva ancora a spiegarsi come diavolo avesse fatto Hila a trovare il passaggio e ad aprirlo di nuovo, eppure così era stato e adesso, nel bosco di Nehvir al calare del sole, lui era l’unica presenza percepibile. Sbuffò arrabbiato bofonchiando insulti e si chinò a osservare il terreno. Molte zolle di terra erano smosse, alcuni alberi avevano perso foglie fuori stagione, sfiorò un rametto spezzato e lo annusò. Alzando gli occhi notò che non era l’unico. Seguendo la pista arrivò al sentiero e dopo pochi metri riuscì ad avvertire un odore familiare. È passata da qui… si disse speranzoso. Ma non è stata sola a lungo, aggiunse, notando impronte di zoccoli. Esaminò l’orma osservandone profondità e dimensione. Centauro, maschio adulto, con corazza leggera oppure maschio di mezza età in assetto da guerra. Molto più probabilmente la prima ipotesi, nessun centauro sano di mente verrebbe fra questi grovigli in armatura pesante. Annusò di nuovo l'aria e continuò a perlustrare i dintorni in cerca di altre informazioni, fino ad arrivare a un albero la cui corteccia era visibilmente rovinata. «Dannazione, questo odore lo conosco!» Abbassando gli occhi ebbe la conferma dei suoi timori, appoggiò un ginocchio a terra e si rialzò stringendo in mano un’enorme piuma nera. «Un roak, non ci voleva.» Adam non perse altro tempo, non cercò ulteriori indizi: sapeva che chiunque fosse il proprietario della piuma se n’era andato volando e aveva portato la ragazza con sé. La razza dei roak era comune su Soil, o almeno lo era quando lui ancora vi abitava, ma non era mai stata una delle sue preferite, anzi, dubitava fosse la preferita di qualcuno. Oscuri nel modo di vestire e schivi per natura, vivevano separati dalle altre razze. Per via della loro capacità di passare inosservati, che bene si sposava con l’innata fedeltà alla parola data, spesso venivano assoldati come spie, motivo per cui erano spesso evitati. I gaart da sempre millantavano doti di eccelsi cacciatori e quindi odiavano i roak che, volando o sfruttando la leggerezza delle proprie ossa cave, non lasciavano tracce visibili su nessun tipo di terreno. «Dannati brontoloni volanti…» borbottò, agitando nervosamente la coda bianca. «Non sia mai che un gaart si lasci seminare da un ammasso di piume!» Si appoggiò al tronco di un albero, il bosco sembrava immutato da quando se n'era andato chissà quanto tempo prima. Non aveva alternative, innanzitutto doveva capire quant’era stato via e quali erano state le sorti della guerra. Di certo non poteva farsi un’idea del tempo passato restando fermo in un bosco, doveva trovare un centro abitato, e alla svelta, o di Hila si sarebbe persa ogni traccia.
  25. The_Butcher_of_Blaviken

    Sto arrivando

    Commento Premessa (metto le mani avanti ) Figlio mio, il motivo è semplice: la vendetta era necessaria, lo hanno imposto loro! Non fare quella faccia, c’è una risposta ad ogni domanda, e non pensare alle fiamme, non possono farti niente ora. Rieggis era il male in persona – Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! - Era venuto dal nord con il suo grande esercito per razziare il nostro popolo, ma quello stolto del re Gnüslov gli ha dato in sposa la figlia Yngis per placare la sua sete di sangue. Io e i miei nove fratelli eravamo solo un problema, avevamo la forza di ribellarci e ci temeva. Per questo volle giustiziarci, come aveva già fatto con il re, ma Yngis si mise in mezzo supplicandolo di risparmiarci e tenerci solamente prigionieri. Egli accettò, ma non mosso dalla compassione, bensì stava architettando una morte molto più crudele e straziante. Ci incatenò a degli alberi nella Foresta del Rimpianto, proprio lì dove si aggirava di notte la Bestia – Maledetto! Sono un peccatore! Brucia! La vidi perfettamente, nella sua eleganza ripugnante. I suoi peli impregnati di sangue brillavano come delle lame, riflettendo i pochi raggi di luna che riuscivano a farsi largo tra le fronde. Il suo sguardo bieco, con quei suoi grandi occhi vermigli privi di palpebre, metteva in fuga persino il sole e il suo puzzo di morte ristagnava nell’aria. Il suo latrato si poteva sentire anche nel mondo dei morti e un’agghiacciante melodia, quasi sensuale, creata da uno stridor di catene, accompagnava ogni suo passo. La Bestia tornava famelica ogni sera per divorare uno di noi. Prima apriva le sue fauci per mostrare le sue zanne e alitare miasmi pestiferi, poi cavava gli occhi alla sua vittima, con la sua ripugnante lingua, per lasciare indelebile quei momenti nella mente del malcapitato - Brucia! Maledetto! Vendetta è fatta! - Quindi con le sue zampe unghiate graffiava, scuoiava e smembrava, facendo ben attenzione a non uccidere subito la vittima, perché altrimenti il suo sangue perdeva di gusto. Oh, se si divertiva…e con lei quel verme di Rieggis - Maledetto! Brucia! Ahahahah! La decima notte ero rimasto solo io e in cielo risplendeva una funesta luna piena. Certo! Non guardarmi così! Anche io ho provato una lacerante paura, non sono un Dio, ma prima di impazzire completamente sono arrivati loro. Mi hanno detto cosa fare. Mi hanno guidato verso la libertà. È tutto merito loro. Quando la Bestia si presentò in tutta la sua luminosa oscurità, loro mi dissero “mira alla lingua, è il suo punto debole”. Così, mentre la mostruosa creatura era intenta a ungermi il viso con la sua bava funerea, io addentai la sua lingua e strinsi forte. Mi aggrappai saldamente al suo rivestimento peloso e lei, in preda al dolore, spiccò un balzo all’indietro così vigoroso che ruppe le catene che mi tenevano prigioniero. Ero libero, un sorriso si stampò sulla mia faccia, ma loro mi ammonirono prontamente e mi ordinarono “uccidi la Bestia!”. Presi da terra un osso acuminato, che era avanzato dal banchetto della sera prima, e lo piantai nel cuore del mostro mettendo fine alla sua vita – Brucia! Maledetto! Sono un peccatore! “Mangia il cuore della Bestia! Mangialo! Ti servirà per compiere la tua vendetta”, mi dissero in coro e io ubbidì, anzi andai anche oltre facendo fare alla Bestia la fine dei miei fratelli: la divorai avidamente senza lasciare neanche un brandello di carne. Conquistata la libertà e la forza della Bestia, vissi per un po’ di tempo nascosto nella foresta, aspettando il momento giusto per attaccare il nemico. Il mio corpo cambiò, persi i miei lineamenti delicati, e la mia forza sembrava crescere ogni giorno che passava. Io ero pronto, smaniavo, volevo imbrattarmi del sangue di quel vile, Rieggis - Ahahahah! Maledetto! Brucia! - che mi credeva morto. Non si sarebbe mai aspettato un attacco proveniente dalla foresta, ma loro non volevano lasciarmi andare. Gli voltai le spalle – Sono un peccatore! - Non ce la facevo più ad aspettare. Feci breccia nelle mura della città e iniziai a dilaniare e distruggere tutto ciò che mi si parasse davanti. Riuscii a varcare le porte del castello, ma lì c’erano ad attendermi le guardie del re. Erano in troppi e io non mi ero ancora abituato del tutto al mio corpo bestiale…loro avevano ragione. Figliolo, loro hanno sempre ragione! Non contraddirli mai! Mi scacciarono dal castello, ma prima di mettermi in fuga, incrociai per un istante lo sguardo di Yngis. Capii che mi riconobbe quando la ritrovai il giorno dopo a vagare per la foresta alla mia ricerca. Yngis mi salvò una seconda vola, perché loro volevano farla finita con me dopo la mia disubbidienza, ma capirono che lei era il pezzo mancante per compiere la vendetta. Yngis portò con se nella foresta i suoi due figli, con lo scopo di farli addestrare da me in vista di un nuovo e più efficace attacco. Ma loro mi dissero che non andavano bene, erano deboli e corrotti e quindi li uccisi. Bisogna ubbidire alla loro volontà! Brucia! Ahahaha! C’era bisogno di uomo puro e forte, che mi accompagnasse in questa missione, così nascesti tu, Iltöjfin. Il resto lo conosci bene – Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! - Loro ci hanno condotti fino a qui e solo grazie a loro siamo riusciti a compiere la nostra vendetta. Non essere triste per tua madre, sapeva a cosa stava andando incontro e sapeva che lo stavamo facendo per una causa più grande di noi. È il prezzo giusto da pagare! Il fuoco consumerà e divorerà il verme Rieggis, ma accarezzerà e purificherà dai suoi peccati tua madre…mia sorella Yngis. Tu, figlio mio, sei stato preziosissimo, ma rimani solo uno strumento. È per questo che ho dovuto ucciderti. La vendetta è stata compiuta, nessuno è rimasto in vita, proprio come volevano loro. Finalmente potranno andarsene e io sarò libero. Ma non aver paura figliolo, aspettami, sto arrivando. Un paio di note per i lettori 1) L’ispirazione l’ho avuta dopo aver giocato HellBlade: Senua’s Sacrifice, gioco molto particolare ambientano nell'inferno della mitologia norrena. Questa storia è proprio una reinterpretazione di un racconto della mitologia nordica. 2) Con gli incisi tipo ”– Maledetto! Che tu sia maledetto! Brucia! –“, la mia idea era di rendere per iscritto un misto tra una psicosi e la sindrome di Tourette, ma non so se ho raggiunto l’obiettivo XD. Non so neanche se ha senso la punteggiatura.
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