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  1. Bango Skank

    "Hunter - Disconnettiti o muori" di David Fivoli

    Scegliti un nome. Indossa il biocasco. Entra in New Life. Il mio nome è Deb Aser. E questa è la mia storia. Titolo: Hunter Autore: David Fivoli Casa editrice: Rizzoli ISBN: 8817139874 Data di uscita: 03 settembre 2019 Prezzo: € 19,00 Genere: Fantascienza; Fantasy; Azione e Avventura Pagine: 400 Quarta di copertina: 2050. Il mondo non è mai stato così tranquillo. Talmente tranquillo che buona parte dell’umanità vive perennemente connessa a New Life, un universo virtuale composto da cento scenari diversi per atmosfere, ambientazioni, livelli tecnologici e abilitazioni magiche. Deb Aser, un ragazzo intenzionato a esplorare ogni scenario del Sistema, si registra assieme al suo fraterno amico Arizona, che sogna di diventare una stella dello Skullball, lo sport più seguito di New Life. Dopo aver sottratto una misteriosa pergamena a Kalea Koshir, una maga tanto bella quanto pericolosa, Deb si arruola nell’Accademia delle Ombre dell’enigmatico Shadow. È qui che si forgiano gli Hunter, combattenti formidabili capaci di destreggiarsi in ogni scenario. Terminato il suo apprendistato, Deb scopre che la pergamena è una mappa per arrivare a nove sfere, nascoste dal dottor Wong - il creatore di New Life - in alcuni degli scenari più pericolosi del Sistema. La ricerca lo porterà a confrontarsi con nemici insidiosi, cyborg psicopatici, magie devastanti e armi fantascientifiche, accompagnato dalla sua ambizione, dall’amore tormentato per Kalea e dalla vecchia musica rock caricata sul suo iPod, unico ricordo del padre. Soundtrack Disco 1 – Lato A 1. Debaser – Pixies 2:52 2. Salvation – Rancid 2:53 3. About a Girl – Nirvana 2:48 4. Death or Glory – The Clash 3:55 5. Anarchy in the U.K. – Sex Pistols 3:31 6. Bloodclot – Rancid 2:44 Disco 1 – Lato B 1. King Kong Five – Mano Negra 1:56 2. Lampshades on Fire – Modest Mouse 3:08 3. We Trusted You – Transplants 4:35 4. Downtown Train – Tom Waits 3:53 5. Mama, I’m Coming Home – Ozzy Osbourne 4:11 6. Paying My Way – Dropkick Murphys 3:55 Disco 2 – Lato A 1. Comfortably Numb – Pink Floyd 6:26 2. Hey, That’s No Way to Say Goodbye – Leonard Cohen 3:05 3. Stairway to Heaven – Led Zeppelin 8:02 4. Imagine – John Lennon 3:04 Disco 2 – Lato B 1. The Good, the Bad and the Ugly – Ennio Morricone 2:42 2. Glitter & Gold – Barns Courtney 2: 57 3. Per combattere l’acne – Le luci della centrale elettrica 3.17 4. Hey Jude – The Beatles 7:11 Nota dell’autore Non voglio dare false aspettative agli appassionati dei generi riportati nella scheda: sono riuscito nella formidabile impresa di aver scritto un romanzo che di generi ne unisce molti, riuscendo a fare torto a tutti. Vi piace solo la fantascienza classica? Bene, non c’entra nulla. Vi piace solo il fantasy classico? Scappate a gambe levate. Qui ci sono elfi in completo elegante dietro scrivanie di agenzie immobiliari, vampiri psicopatici alla presidenza di importanti team sportivi, punk sbronzi marci e strafatti di anfetamina che guidano l’auto di Mad Max. Però, per i miei strani gusti, questo romanzo è una figata pazzesca. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Hunter-David-Fivoli/dp/8817139874/ref=sr_1_1?qid=1564602328&refinements=p_27%3ADavid+Fivoli&s=books&sr=1-1
  2. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Romanzi di narrativa; Fantasy; Horror; Antologie; Sillogi poetiche; Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: per email a proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Dal sito: al momento le selezoni sono chiuse, riprenderanno dal mese di marzo 2020.
  3. Kirana

    Il padrone del nulla. Sogno?

    Commento Commento Prima parte Qui. Seconda parte Qui. Di riflesso si trovò seduto con il peso del mouse in avanti per interrogare la schermata. Il cliccare non portò modifiche, vero o meno quel foglio digitale assomigliava a un documento in PDF. In cerca di spiegazioni, la bianca porta subì l’attacco dei suoi pensieri: – Forse è entrata Anna?– , ma il vortice di vestiti a terra lo smentì: – No, l’avrei sentita lagnarsi. É possibile? Quella palla si è fatto una semplice passeggiata sui tasti. Forse, dopo un tot di sbagli la password si sblocca. Avrebbe più senso, anche se è il contrario di solito. Il tanfo d’imbroglio gli pizzicò il naso, e per sicurezza mise sotto accusa la finestra. Le foglie fuori ondeggiarono senza produrre spiffero dentro; era al secondo piano, solo un funambolo poteva sgattaiolare in camera. In tasca gli restarono due opzioni: a priori si disfò dell’alternativa file in memoria tra il Pc, prossima da scartare era l’ipotesi pagina aperta dal motore di ricerca. Bisticciando con i tasti, rimpicciolì la cartella nello spazio in barra, l’ultima parola spettava all’icona USB. Il tridente in fondo prese le veci di un’arma sbroglia garbugli, in voga tra le storie dei mondi a schermo piatto. Prima di chiamarla in causa, per l’ansia gonfiò il petto e davanti all’identica immagine quasi dimenticava di liberare il fiato. Nessuna allucinazione da post trauma stava giocando con la sua mente, quell’ammasso di pixel rappresentava una prova. La brama di sapere accompagnò lo sguardo a zonzo per la stanza, fin quando gli occhi rapirono Miky dal tappeto. Le minacce non avevano torto un pelo a quel cuor di leone; la ‘pulitina’ era un rito da rispettare e con l’intenzione d’interromperlo disse: “ Dimmi, è entrato qualcuno Mikolandia?” Oltre al ‘che vuoi?’ di quel muso, decifrare il resto chiedeva la conoscenza del gattese e in ripiego disse: “Allora, non sei del tutto fesso! Cosa hai schiacciato?” Da due anni divideva il tetto con il principe allocco di Anna. Miky in arte Mikolandia lavorava come pagliaccio nel parco giochi casalingo. Il suo hobby era osservarlo sgommare nel parquet dopo qualche scherzo. Man mano però i dispetti presero a braccetto un secondo fine, nato per far emergere le razze che quel barilotto teneva nascoste. Fin ora all’appello alzavano la mano in tre. Sin dai primi ‘miaho’, quando Anna girava gli occhi altrove, pur di vederlo supplicare, abbassava la schiena come uno squalo verso la ciotola, ma quasi sempre il grugno di quel maiale vanificava i suoi attacchi. Altra disputa si consumava nei corridoi; appena avvistava giallo raccattava buste di posta spam per farne proiettili. Dopo poco i postumi da bombardamento ne avevano intaccato l’identità scatenando in lui il lato cane da riporto, in funzione a patto che fosse carta. Con la caccia ai croccantini, invece, lo teneva impegnato in torsioni e voli per gli angoli di casa, finché di ritorno da un lancio in soffitta quelle orecchie da coniglio reagirono alla strizza per il vuoto. A ogni modo, la furbizia non gli apparteneva, forse con l’obbiettivo di vendicarsi, aveva convinto una volpe in giardino a privarsi di un baffo. Dei miagolii lo sintonizzarono su quel passo da leone in cura dal barbiere. In vena di moine si strusciò sulla gamba; non si avvicinava spesso e per restituire il favore, gli grattò la schiena dicendo: “ Prima o poi, Anna dovrà ascoltarmi. Tu non sei un gatto”. Il motore delle fusa s’accese, e visto l’apprezzamento continuò: “ Magari, la prossima volta che ti blocchi sulle scale, vengo a prenderti. Che dici?” La coda a frusta lo colpì alla mano, era un’impresa ignorare quel pallone che si portava dietro e per risparmiargli la molestia, tornò dritto. Fortuna o meno, si dedicò alle catene di esagoni sul display notando sui lati i pennacchi di qualche numero e lettera. In basso seguivano altri caratteri sommati chissà come in calcolo, quando tra il buio dei ricordi di scuola salì a gomitate la parola ‘chimica’. Ai tempi dei banchi era affine agli equilibri tra soluzioni, quanto Albert il secchione lo era per lo sport. Sperando di leggere qualcos’altro mandò in avanscoperta il mouse giù e su, ma quella decina di fogli somigliava allo sfogo di un pazzo; mancava persino un titolo. Come se non bastasse, i nomi spartitraffico tra le sequenze intimavano l’ordine brandendo manganelli di ‘ae’ latine. Da ragazzo tirava fuori i libri solo nelle ore buca per farne un cuscino; nessuna di quelle parole si salvava dal baratro del cazzeggio, tan’è che prima di finire risucchiato dentro, con una mano tra i capelli dichiarò bandiera bianca. In compenso però conosceva già un cervellone da sfruttare. Il tappo blu di una penna galleggiò tra il corsivo dei rotocalchi nel cassetto; sotto il gomito aveva il lembo di una rivista presa dal lato e a caso si soffermò su uno scarabocchio per scrivere – Pilea cavernicola –. Il rettangolo di Google si riempì; un clic sul tasto immagini e il tuttologo a portata di dito gli mostrò dei cespugli su delle rocce. Il mouse cascò a bordo tavolo spinto da uno sfogo: “ Piante! Tutte queste pagine per delle piante?” Eppure un sentore l’invogliò a riprendere la freccia per ragionare: –Aspetta! Forse quel ragazzo li sta studiando? Attorno allo Zefirio è pieno di college per snob. Forse, ne frequenta uno?– L’intuizione diede il via al ‘copia copiabus’ su carta di un altro termine ‘Dracaena Draco’; un salto sul web e un albero a forma di fungo gli disse ‘eureka’. Il suo ghigno chiuse le ipotesi, tanto che per persuadersi bastò esclamare: “ Da matti! Che gli fanno studiare in quei posti?” Nel dire addio al verde delle finestre, l’urto contro una formula lunga una riga gli suscitò: – Non immaginavo, che l’erba potesse essere così complicata!– Dopo di che, la posa salvadanaio di Miky vicino alla porta raccolse le sue idee: – Quei figli di papà comprano spesso l’ingresso al club. Devo chiedere a Jose, lui ha fatto amicizia con alcuni. Se non ricordo male raccontava, che avevano tracciato un percorso per evadere dal coprifuoco. Forse è scappato apposta. Non voleva farsi beccare–. Alla parola istituto vi associò un simbolo; invano girò la rondella verso l’ultima pagina, finché la somiglianza della struttura gli suggerì: – Hanno l’aria di essere appunti o qualcosa del genere. Si sarà accorto d’averli persi? Non vorrei essere al suo posto se deve riscriverli–. Per l’ennesima volta la colpevolezza s’accanì di frusta, tanto da far partire le dita al galoppo sul nero scrittoio mentre sbottò: “ Poteva avvisarmi, non serviva scappare. Affari suoi! In qualche modo s’arrangia”. Si doveva rassegnare, quei geroglifici erano un quadro senza firma, una di quelle opere astratte dove l’occhio si sente a suo agio solo sulla cornice, come accadeva in questo caso con la rossa x in alto. Le rogne ancora da risolvere l’obbligavano a chiudere il capitolo ragazzo, eppure il clic si appesantì sotto l’indice, segno che quei segreti preferivano stare nel limbo della barra. Stavolta il sorriso da campione sullo sfondo gli sussurrò ‘perdente’; un filo di rammarico scese sulla schiena pari passo con la tentazione di dare un’altra sbirciata, e per non cascarci s’alzò. Faccia a faccia con caos il suo compagno di stanza, s’appuntò di dover riordinare prima dell’invasione di Anna, ma in favore di un poi, prese il telefono in cima alle riviste. Al tocco la schermata rifiutò d’accendersi, aveva scordato di metterlo in carica, così in attesa del risveglio ne approfittò per testare il piumino. A raccolta chiamò gli argomenti affrontati in doccia, quando il molleggiare delle coperte l’avvisò dell’agguato. Il gatto mangia sonno voleva portarlo con sé; come arma usò la posa ciambella per stringersi alla gamba, e quel calduccio l’inchiodò al letto. La stanchezza giocava contro; il discorso in testa l’abbandonava, fin quando tra le orecchie rimbalzò il suono d’attivazione. In replica le dita camminarono sul blu verso il comodino, ma il bianco soffitto si era già tinto di nero. Musica abbinata Tra l’oscurità gli occhi distinsero forme, le conosciute pareti mutarono nella corteccia di alberi vestiti a neve. A piedi nudi calpestò un bianco strato; attorno una radura di innevate sagome lo disorientò. A caccia di un riferimento si mosse, in testa aveva il come, il quando era giunto in quel posto, ma prima d’ogni altra cosa a sfuggirgli fu il perché. Le domande salirono ai cieli, le gonfie nuvole aprirono una danza d’inverno, finché l’orecchio s’affinò, e il ticchettio di quelle gocce divenne sovrano. Da dove veniva la neve non aveva suono. Un presentimento parlò, conosceva quell’arcano posto. Nuovi occhi invasero ogni dove, la ricerca era per un’assente figura, quando dal lato fronde di vecchi rami si mossero per far largo a uno scuro dorso. Auree zampe in compagnia di un allungato muso apparvero, ciuffi bianchi e neri si unirono per incorniciare di nuova vita quel dissimile sguardo, figlio di una condivisa realtà. Le parole non servirono, l’ennesimo ticchettio e la clessidra di neve girò, fino a restituirgli la passata ora. Con forza estirpò dalla prigionia del nulla un ricordo, e la promessa affiorò. I millenni avrebbe combattuto, pur di vedere i raggi di un vero giorno affianco al re davanti a sé. Tale era incoronato dai perenni ghiacci, preziosi su quel nero manto vezzo del lupo padrone del morto bosco. Terra dove allora come ora si perse, finché nel riflesso di quei dissimili occhi il retto sé stesso trovò. Il vento portò cenere, pezzo dopo pezzo la radura finì nella bocca del nulla. Le urla non bastarono a saziare la sorte; un ultimo sguardo colmo di speranza, e il fumo si cibò di quei tratti. Senza volerlo un lucchetto chiuse la sua memoria; il guscio del silenzio ormai era un vestito, ma il ticchettio di quel lontano mondo continuò a pungerlo. * Di punto in bianco un’arietta l’infreddolì, gli occhi mezzi vivi notarono il dondolio della grigia tenda; in ritardo capì, la finestra era aperta.
  4. dfense

    Edizioni Convalle

    Nome: Edizioni Convalle Generi trattati: Narrativa, poesia, letteratura per ragazzi. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizioniconvalle.com/PBCPPlayer.asp?ID=1912462 Distribuzione: non specificato Sito: http://www.edizioniconvalle.com/ Facebook: https://www.facebook.com/solobelleopere/ Dal pagina Facebook: "Casa editrice non a pagamento (n.b. in maiuscolo). Nasce da un sogno, quello di una scrittrice che vuole fare l'editrice per lavorare insieme ai propri autori, per creare una realtà editoriale forte e motivata. Solo belle opere. Insieme!".
  5. Jesper S.

    Stralci di storia per un cartone animato.

    Ciao a tutti/e, vorrei proporvi uno stralcio, a dire la verità, molto breve di una storia per un cartone animato che intendo realizzare. Innanzitutto vorrei fornirvi un preambolo (o una chiave di lettura se preferite): in quanto educatore presso un asilo nido, scrivo le mie storie/cartoni per un pubblico infantile di età compresa fra i primi mesi e i tre anni; storie improntate da un sotto testo pedagogico/educativo. Il seguente cartone prende spunto da due elementi: Animismo: la tendenza dei bambini a considerare la natura come animata e dotata di intenzioni. Secondo tale visione, il sole si comporta, per esempio, come un essere umano; La frase pronunciata da una bambina durante una discussione: "Tutti hanno una mamma!". Questo ha acceso la mia fantasia, ricollegandosi ad una tematica a me cara: l'identità. Ho pensato a qualcosa di apparentemente comune, ma che in realtà cela una complessità ed una unicità difficile riscontrabili in natura: il fiocco di neve. Ho antropomorfizzato l'elemento: una bambina fiocco di neve. Penso ad una bambina che, seduta su uno sfondo indefinito (immagino sia comunque legato al blu ed al cielo) ricama da se il proprio vestito simile a quello di una ballerina (classica) con i merletti come fosse proprio un fiocco di neve. Intenta seduta di fronte ad una macchina per cucire, il che mi ricorda Cenerentola, finisce il suo vestito. [Frammento centrale] La Bambina Fiocco abbandona sua Mamma Nuvola (sarebbe interessante, e devo ancora lavorarci, su come rappresentarla) per scendere sulla terra. Ho sviluppato l'idea che la tristezza, notando di non essere poi così diversa da tutti gli altri, la porti a perdere la propria leggerezza e cadere. Mi sembra un interessante richiamo a Mary Poppins: la risata che fa levitare. Cadendo, tutte le Bambine intonano una danza in stile 'Lo Schiaccianoci' perfettamente simmetrica, possibilmente inquadrata dall'alto, trasformandosi, volteggiando, in veri e proprio fiocchi in cui si nota come ciascuno sia differente dall'altro e, posandosi sul suolo di un bosco, lo dipingono di bianco. C'è ancora molto da sviluppare. Per esempio, in che tipo di casetta vive la bambina quando cuce il proprio abito? Mi ispira l'idea del contrario: come una bambina si riscalda di fronte ad focolare, così una (bambina) fatta di neve dovrebbe fare altrettanto, ma con una fonte di freddo.
  6. arbok

    Se il sole facesse poca luce?

    È da un po' che mi ronza in testa una trama per un racconto fantasy ambientato in un mondo diverso dal nostro ma con le caratteristiche fondamentali simili (sole, luna, maree, cicli vari etc...). Nel racconto, per motivi di trama, volevo aggiungere una caratteristica particolare: la luce del sole è molto debole. Ho cercato varie informazioni a riguardo ma non riesco a capire cosa comporterebbe questa scelta nel mondo creato, nel quale gli uomini vivono in una società simil-settecentesca senza corrente elettrica. So che è un topic un po' strano, ma se riusciste ad aiutarmi ve ne sarei immensamente grato
  7. ColdIsBetter

    Cronache di un Non-Morto: Sangue Antico

    Titolo: Cronache di un Non-Morto: Sangue Antico Autore: Marco Fantoli Autopubblicato: Amazon ISBN: 978-1701274624 Data di uscita: ottobre 2019 Prezzo: digitale 1,99€, cartaceo 8,99€ Genere: urban fantasy, horror Pagine: 244 (cartaceo) Link all'acquisto Quarta di copertina: Quella sera iniziò come tante altre, per Bea. Un bicchiere di vino dopo il lavoro e due chiacchiere al chiaro di luna. Ma quella che doveva essere solo una semplice passeggiata si trasforma rapidamente in un incubo da cui non c’è ritorno, e che metterà a dura prova la sua sanità mentale. La scoperta di una società nascosta in cui streghe e vampiri sono reali e vivono in mezzo a noi, però, avviene a un prezzo carissimo: quello della sua stessa vita. Eppure, con suo immenso stupore, Bea si risveglia da quel sonno che sarebbe dovuto essere eterno. Bastano solo pochi attimi, però, per accorgersi che qualcosa non va. La città è avvolta nel buio, e gli abitanti sembrano essere tutti scomparsi. Ma proprio quando ormai Bea si è convinta di essere sola, dei passi risuonano nelle tenebre...
  8. Barbara Benedetti

    Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti - V.a Edizione

    Fino a
    Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” Quinta Edizione - Anno 2019 L'Associazione Culturale "ARTE PER AMORE" ha indetto la 5ª edizione del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” al fine di promuovere e valorizzare l'arte a livello qualitativo e le esperienze nazionali ed internazionali degli artisti partecipanti. Il Concorso è aperto agli Artisti di qualsiasi nazionalità, ai residenti in Italia, San Marino, Città del Vaticano e a tutti i residenti all'Estero,agli artisti italiani e stranieri, professionisti e non professionisti, agli studenti, e a tutti coloro che desiderano esprimere la propria creatività senza limiti di età interpretando personalmente il concorso attraverso la propria sensibilità con la possibilità di poter partecipare con una o più opere e a più sezioni. Anche per il 2019 L’Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” si pone l’obiettivo di scoprire e valorizzare nuovi talenti artistici e i premi che saranno assegnati vogliono rappresentare un contributo allo sviluppo della ricerca artistica ed estetica degli artisti partecipanti. La partecipazione al concorso, inoltre, consentirà ai candidati di ottenere una preziosa visibilità sui diversi mezzi di comunicazione, grazie alla diffusione su scala nazionale ed internazionale del bando e successivamente per mezzo dell'Antologia e del Catalogo stampato in occasione della 5ª edizione e sui Social Media. Il TEMA è LIBERO per tutte le Sezioni Il termine per le iscrizioni è fissato per tutte le Sezioni a Sabato 5 OTTOBRE 2019 CLICCA QUI per SCARICARE il BANDO nella versione integrale CLICCA QUI per SCARICARE la Scheda di Partecipazione Visita il sito http://www.premiomichelangelobuonarroti.org SEZIONI A) POESIA a TEMA LIBERO B) LIBRO DI POESIE EDITO C) RACCONTI D) LIBRO DI NARRATIVA EDITO E) PITTURA F) SCULTURA G) FOTOGRAFIA Gli Artisti hanno facoltà di iscriversi ad una o più sezioni Sezione A - POESIA a TEMA LIBERO (compresa Poesia Dialettale e Lingua Straniera) Partecipano alla Sezione A le Poesie inedite ed edite anche già premiate in altri concorsi, senza limite al numero dei versi. Sono ammesse un massimo di n.3 (tre) poesie per ogni Poeta. Per chi lo desiderasse potrà partecipare con una quarta poesia a Tema Religioso ricordandosi di indicare in coda al titolo la dicitura (Poesia Religiosa). Si ricorda che per la Poesia Dialettale o in Lingua Straniera deve essere allegata la traduzione in Lingua Italiana. PREMI 1° Premio €.800,00 di cui €.300,00 con un Voucher valido per un soggiorno a disposizione del vincitore da utilizzare entro e non oltre il 31/12/2020 (il valore è da considerarsi come escluso di tasse e di quota d'iscrizione, non è rimborsabile in denaro e non cedibile) - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, inserimento della lirica vincitrice nell’Antologia della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, una copia omaggio dell’Antologia e Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.400,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. 3° Premio €.300,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. 4° Premio €.200,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. 5° Premio €.100,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. Ai 15 FINALISTI sarà assegnata una Pergamena Personalizzata e verrà inserita all’interno dell’Antologia una lirica scelta dalla Giuria. Premio Speciale “Michelangelo Buonarroti” Città di Seravezza (LU) : verrà assegnato all’artista la cui lirica sarà segnalata dalla Giuria per essersi particolarmente distinta o per aver fatto riferimento al tema dell’ambiente e del territorio Apuo-Versiliese, luoghi in cui lavorò e visse il più grande artista della storia di ogni tempo Michelangelo Buonarroti. La lirica sarà inserita nel testo antologico. Il riconoscimento verrà consegnato insieme alla Pergamena Personalizzata dalle più alte cariche dall'Amministrazione del Comune di Seravezza (LU). Premi Speciali Supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria. La lirica alla quale verrà conferito tale riconoscimento sarà inserita nel testo antologico 2019 e verrà consegnata una Pergamena Personalizzata. Tutte le opere premiate saranno pubblicate nell’Antologia della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti e le prime cinque poesie classificate saranno lette in pubblico durante i cerimoniali. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti. ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, File singoli per ogni poesia in Word (.doc,.docx, .odt) nominati con il solo titolo della lirica e ricevuta di versamento della quota di partecipazione ISCRIZIONE A MEZZO POSTA (farà fede il timbro postale) inviando in busta chiusa la Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, n. 3 copie (TRE) anonime per ciascuna poesia e la ricevuta di versamento della quota di partecipazione a: Segreteria del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” Via Aurelia n.1092, Querceta - 55047 Seravezza (LU) Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 E’ data la facoltà di richiedere l’inserimento nell’Antologia 2019 effettuandone esplicita richiesta/prenotazione sulla Scheda di Partecipazione Sezione B - LIBRO DI POESIE EDITO (comprese le pubblicazioni in versione Ebook) Partecipano alla Sezione B i Libri di Poesie Editi pubblicati a partire dagli ultimi dieci anni (2009 compreso), è inclusa la partecipazione dei libri di poesie editi in formato Ebook. Sono compresi i libri auto-editi. L’autore potrà partecipare alla sezione con una sola pubblicazione inviandone 3 (TRE) copie in cartaceo se l’iscrizione sarà fatta per posta tradizionale oppure inviando la versione in Pdf e la copertina fronte/retro in Jpeg se l’iscrizione viene effettuata OnLine tramite il sito ufficiale o per posta elettronica. PREMI 1° Premio €.400,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, una copia omaggio dell’Antologia della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti e Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.300,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone, 3° Premio €.200,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. 4° Premio €.100,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone. Tutti i libri premiati avranno la copertina pubblicata sull’Antologia a pagina intera e una lirica a scelta dalla Giuria. Ai 15 FINALISTI sarà assegnata una Pergamena Personalizzata e verrà inserita all’interno dell’Antologia la copertina del libro. Premi Speciali Supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria; nel caso di assegnazione sarà consegnata una Pergamena Personalizzata e sarà inserita nel testo antologico la copertina del libro per ciascun autore. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, il libro nella versione digitale Pdf, la copertina completa fronte/retro in formato Jpeg e la ricevuta di versamento della quota di partecipazione. ISCRIZIONE A MEZZO POSTA (farà fede il timbro postale) inviando in busta chiusa la Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, n. 3 (TRE) copie del Libro e la ricevuta di versamento della quota di partecipazione alla Segreteria del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” Via Aurelia n.1092, Querceta - 55047 Seravezza (LU) Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 E’ data la facoltà di richiedere l’inserimento nell’Antologia 2019 effettuandone esplicita richiesta/prenotazione sulla Scheda di Partecipazione Sezione C – RACCONTO (compresa Lingua Dialettale e Lingua Straniera) Partecipano alla Sezione C i Racconti, anche già premiati in altri concorsi, inediti ed editi, con lo scopo di stimolare, valorizzare e promuovere la creatività e le attitudini professionali in ambito letterario. Per i racconti in Lingua Dialettale o Lingua Straniera deve essere allegata la traduzione in Lingua Italiana. Si concorre con n. 1 (Uno) o n. 2 (Due) Racconti per ogni Autore; per chi si iscrive per posta tradizionale le copie anonime in cartaceo dovranno essere n.3 per ogni racconto, se invece l’iscrizione sarà effettuata OnLine tramite il sito ufficiale o per posta elettronica gli elaborati da inviare saranno nominati con il solo titolo del racconto in formato Word (.doc, docx, .odt). La lunghezza di ogni racconto va da un numero minimo di 9000 battute ad un massimo di 36000 spazi inclusi. L’impaginato deve avere le seguenti caratteristiche: Titolo, carattere Times New Roman corpo 12, interlinea 1,5, testo giustificato, pagine numerate evitando doppi spazi e doppi invii quando è possibile. Nel caso in cui i racconti siano già stati pubblicati, dovranno essere indicati, con nota a piè di pagina, i riferimenti della pubblicazione. PREMI 1°Premio €.300,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, una copia omaggio dell’Antologia della 5ª edizione dove sarà pubblicato il racconto in forma integrale e una Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.200,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone, pubblicazione del racconto in forma integrale e una Pergamena Personalizzata. 3° Premio €.100,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone, pubblicazione del racconto in forma integrale e una Pergamena Personalizzata. Ai 15 FINALISTI sarà pubblicato un estratto del racconto sull’Antologia e consegnata una Pergamena Personalizzata. Premio Speciale “Michelangelo Buonarroti” Città di Seravezza (LU): sarà assegnato all’artista la cui opera sarà segnalata dalla Giuria per essersi particolarmente distinta o per aver fatto riferimento al tema dell’ambiente e del territorio Apuo-Versiliese, luoghi in cui lavorò e visse il più grande artista della storia di ogni tempo Michelangelo Buonarroti. Il riconoscimento verrà consegnato insieme alla Pergamena Personalizzata dalle più alte cariche dall'Amministrazione del Comune di Seravezza (LU). Il testo dell’opera premiata sarà inserito in forma integrale sull’Antologia 2019. Premi Speciali Supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria; nel caso di assegnazione sarà consegnata una Pergamena Personalizzata e sarà pubblicato un estratto del racconto sull’Antologia. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, File singoli in Word (.doc,.docx, .odt) nominati con il solo titolo di ogni racconto e ricevuta di versamento della quota di partecipazione. ISCRIZIONE A MEZZO POSTA (farà fede il timbro postale) inviando in busta chiusa la Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, n. 3 (TRE) copie anonime di ciascun elaborato e la ricevuta di versamento della quota di partecipazione alla Segreteria del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti -Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” Via Aurelia n.1092, Querceta - 55047 Seravezza (LU) . Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 E’ data la facoltà di richiedere l’inserimento nell’Antologia 2019 effettuandone esplicita richiesta/prenotazione sulla Scheda di Partecipazione Sezione D - LIBRO DI NARRATIVA EDITO (comprese le pubblicazioni in versione Ebook) Partecipano alla Sezione D tutti quei Libri di Narrativa EDITI, inclusa la partecipazione dei libri in formato Ebook, con pubblicazione a partire dal 2009 compreso. I libri potranno essere già stati premiati in altri concorsi. Sono compresi i libri auto-editi. Sono considerati tutti i generi letterari. L’ autore potrà partecipare alla sezione Narrativa con un solo titolo inviando 3 copie in cartaceo o in versione Pdf per l’inoltro del materiale con l’iscrizione online o per posta elettronica. PREMI 1° Premio €.400,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, una copia omaggio dell’Antologia della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti e Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.300,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone e Pergamena Personalizzata. 3° Premio €.200,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone e Pergamena Personalizzata. 4° Premio €.100,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone e Pergamena Personalizzata. Tutti i libri premiati avranno la copertina pubblicata sull’Antologia a pagina intera. Ai 15 FINALISTI sarà assegnata una Pergamena Personalizzata e sarà inserita nell’Antologia la copertina del libro. Premio speciale della Critica ai Libri che si saranno particolarmente distinti e dei quali verrà pubblicata la copertina a pagina intera sull’Antologia e Pergamena Personalizzata. Premi Speciali Supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria; nel caso di assegnazione sarà consegnata una Pergamena Personalizzata e la copertina del libro sarà inserita nel testo antologico 2019. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, il Libro nella versione digitale Pdf, la copertina del libro fronte/retro in formato Jpeg, la ricevuta di versamento della quota di partecipazione, una breve Sinossi. ISCRIZIONE A MEZZO POSTA (farà fede il timbro postale) inviando in busta chiusa la Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, n. 3 (TRE) copie del Libro, la ricevuta di versamento della quota di partecipazione e una breve Sinossi alla Segreteria del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” Via Aurelia n.1092, Querceta - 55047 Seravezza (LU) Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 E’ data la facoltà di richiedere l’inserimento nell’Antologia 2019 effettuandone esplicita richiesta/prenotazione sulla Scheda di Partecipazione Tutti i libri, i manoscritti e i dattiloscritti inviati non verranno restituiti e saranno donati alle Biblioteche, ai Centri Culturali e alle Scuole con intenti di promozione e diffusione affinché gli autori possano incontrare molti nuovi Estimatori e/o Lettori. Sezione E - PITTURA Partecipano alla Sezione E le opere, anche già premiate in altri concorsi, realizzate in piena libertà stilistica e tecnica (olio, tempera, acrilico, smalto, spray, vernice, inchiostro, vinile, acquerello, grafite, matita, collage, tecnica mista, pastelli, pennarelli, etc.) e su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, plastica, ferro, etc.). Le misure massime consentite per ogni opera sono di cm. 100x120 esclusa la cornice che è consigliata, ma facoltativa. Eventuali formati speciali dovranno essere anticipatamente comunicati alla segreteria. Il polittico è considerato “opera unica”, pertanto la sua dimensione totale deve rispettare le misure sopra indicate. Le opere rimarranno di proprietà degli artisti. Sono ammesse fino a n. 3 (TRE) opere per ogni artista. PREMI 1° Premio €.500,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, pubblicazione dell’opera sul Catalogo della 5ª edizione, copia omaggio e Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.400,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 3° Premio €.300,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 4° Premio €.200,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 5° Premio Abbonamento annuale omaggio alla rivista ARTE (Cairo Editore), Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. Ai 15 FINALISTI - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. Premio speciale della Critica: l’ opera che si sarà particolarmente distinta avrà diritto all’esposizione e alla pubblicazione nel Catalogo della 5ª e ad una Pergamena Personalizzata. Premio Speciale “Michelangelo Buonarroti” Città di Seravezza: sarà assegnato all’artista la cui opera sarà segnalata dalla Giuria per essersi particolarmente distinta o per aver fatto riferimento al tema dell’ambiente e del territorio Apuo-Versiliese, luoghi in cui lavorò e visse il più grande artista della storia di ogni tempo Michelangelo Buonarroti. Il riconoscimento verrà consegnato insieme alla Pergamena Personalizzata dalle più alte cariche dall'Amministrazione del Comune di Seravezza (LU). Premi Speciali supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria. Le opere vincitrici, le finaliste e i premi speciali saranno esposte nei prestigiosi spazi dell’Area Medicea – Patrimonio UNESCO/ Palazzo Rossetti e Centro Storico di Seravezza (LU) e pubblicate nel Catalogo Ufficiale della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti con il privilegio di essere affiancate ad opere di artisti di fama nazionale ed internazionale i cui nomi verranno resi noti con la pubblicazione del Verbale di Giuria. Ai vincitori e selezionati sarà richiesto il file digitale delle opere per la realizzazione del catalogo. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, le foto delle opere in formato Jpeg con risoluzione di almeno 300 dpi che dovranno essere nominate come da esempio: nomecognome_titolo_anno_tecnica_cm.100x.120 e la ricevuta di versamento della quota di partecipazione. Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 Il Catalogo può essere prenotato sulla Scheda di Partecipazione Sezione F - SCULTURA Partecipano alla Sezione F le sculture, anche già premiate e pubblicate, aventi le seguenti caratteristiche: Opera scolpita (nel marmo,nella pietra, nel legno, nell’avorio), plasmata in materia cedevole (argilla, cera), fusa (metalli, plastica) o ottenuta dalla saldatura di pezzi metallici o dall’aggregazione di materiali diversi tridimensionali. Le misure massime consentite per ogni opera sono max: base cm. 40, profondità cm. 40, altezza cm. 40. Eventuali formati speciali dovranno essere anticipatamente comunicati alla segreteria. Le opere rimarranno di proprietà degli artisti. Sono ammesse fino a n. 3 (TRE) opere per ogni artista. PREMI 1° Premio €.500,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, pubblicazione dell’opera sul Catalogo della 5ª edizione, copia omaggio e Pergamena Personalizzata. 2° Premio €.300,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 3° Premio €.200,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 4° Premio - Abbonamento annuale omaggio alla rivista ARTE (Cairo Editore) e Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata Ai 15 FINALISTI - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata Premio Speciale “Michelangelo Buonarroti” Città di Seravezza: sarà assegnato all’artista la cui opera sarà segnalata dalla Giuria per essersi particolarmente distinte o per aver fatto riferimento al tema dell’ambiente e del territorio Apuo-Versiliese, luoghi in cui lavorò e visse il più grande artista della storia di ogni tempo Michelangelo Buonarroti. Il riconoscimento verrà consegnato insieme alla Pergamena Personalizzata dalle più alte cariche dall'Amministrazione del Comune di Seravezza (LU). Premi Speciali supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria. Ai vincitori e selezionati sarà richiesto il file digitale delle opere per la realizzazione del catalogo e la stampa degli elaborati. Le opere vincitrici, le finaliste e i premi speciali saranno esposte nei prestigiosi spazi dell’Area Medicea – Patrimonio UNESCO/ Palazzo Rossetti e Centro Storico di Seravezza (LU) e pubblicate nel Catalogo Ufficiale della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti con il privilegio di essere affiancate ad opere di artisti di fama nazionale ed internazionale i cui nomi verranno resi noti con la pubblicazione del Verbale di Giuria. Ai vincitori e selezionati sarà richiesto il file digitale delle opere per la realizzazione del catalogo. ISCRIZIONE ONLINE 2019 compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org e inserendo gli allegati richiesti ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviando tutti gli allegati richiesti all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com Allegati Richiesti: Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti, da 3 (tre) a 5 (cinque) foto e n.1 video delle opere iscritte scattate da varie angolazioni da cui si evincano chiaramente le fattezze, formato Jpeg con risoluzione di almeno 300 dpi e ricevuta di versamento della quota di partecipazione. Ciascun file allegato dovrà essere nominato con la didascalia dell'opera. Esempio: mario rossi_titolo_anno_marmo_cm.40x40x40 Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 Il Catalogo può essere prenotato sulla Scheda di Partecipazione Sezione G – FOTOGRAFIA La Sezione G – FOTOGRAFIA sarà articolata nelle seguenti categorie: X) Categoria Colore TEMA LIBERO – Colore (max 3 opere). Y) Categoria Bianco/Nero TEMA LIBERO – B/N (max 3 opere). J) Categoria Natura TEMA NATURA – (max 3 opere). I partecipanti dovranno essere in possesso di tutti i diritti sulle immagini fotografiche, tutte le loro componenti e sulle successive elaborazioni ritenendosi direttamente responsabili del contenuto delle stesse. La proprietà delle immagini fotografiche inviate al concorso rimane dei singoli autori che cedono il diritto di riproduzione delle stesse al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti per eventi inerenti alla manifestazione con l’obbligo di menzione dell’autore. PREMI CATEGORIA COLORE: 1° Premio € 300,00 - Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, pubblicazione dell’opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata, copia omaggio e Pergamena Personalizzata. 2° Premio € 150,00 - Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata 3° Premio € 100,00 Abbonamento annuale alla rivista Riflessioni Realizzata dal CIFA Centro Italiano Fotografia d'Autore, pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena e Pergamena Personalizzata. AGLI ALTRI 7 SELEZIONATI Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. CATEGORIA BIANCO/NERO : 1° Premio € 300,00 Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, pubblicazione dell’opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata, copia omaggio e Pergamena Personalizzata. 2° Premio € 150,00 Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata 3° Premio € 100,00 Abbonamento annuale alla rivista Riflessioni Realizzata dal CIFA Centro Italiano Fotografia d'Autore, pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata AGLI ALTRI 7 SELEZIONATI Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. CATEGORIA TEMA NATURA : 1° Premio € 300,00 Cena d'Onore degli Artisti per due persone sabato 30 Novembre 2019 e pernottamento in B&B se provenienti da fuori regione, pubblicazione dell’opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata, copia omaggio e Pergamena Personalizzata. 2° Premio € 150,00 Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. 3° Premio € 100,00 Abbonamento annuale alla rivista Riflessioni Realizzata dal CIFA Centro Italiano Fotografia d'Autore, pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. AGLI ALTRI 7 SELEZIONATI Pubblicazione dell’Opera sul Catalogo della 5ª edizione e Pergamena Personalizzata. Premio speciale della Critica: le opere che si saranno particolarmente distinte saranno esposte e pubblicate nel Catalogo della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, consegna di una Pergamena Personalizzata durante i cerimoniali. Premio Speciale “Michelangelo Buonarroti” Città di Seravezza: sarà assegnato all’artista la cui opera sarà segnalata dalla Giuria per essersi particolarmente distinte o per aver fatto riferimento al tema dell’ambiente e del territorio Apuo-Versiliese, luoghi in cui lavorò e visse il più grande artista della storia di ogni tempo Michelangelo Buonarroti. Il riconoscimento verrà consegnato insieme alla Pergamena Personalizzata dalle più alte cariche dall'Amministrazione del Comune di Seravezza (LU). Sarà altresì consegnato un Voucher valido per un soggiorno del valore di €. 300,00 a disposizione del vincitore da utilizzare entro e non oltre il 31/12/2020 (il valore è da considerarsi come escluso di tasse e di quota d'iscrizione, non è rimborsabile in denaro e non cedibile); Premi Speciali supplementari potranno essere assegnati a discrezione della Giuria. Le opere vincitrici saranno esposte nell’Area Medicea – Patrimonio UNESCO/ Palazzo Rossetti e Centro Storico di Seravezza (LU) e saranno pubblicate sul Catalogo della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti con il privilegio di essere affiancate ad opere di artisti di fama nazionale ed internazionale i cui nomi verranno resi noti con la pubblicazione del Verbale di Giuria. Le immagini presentate devono avere una risoluzione massima di 2500 pixel, essere presentate in formato JPG minimo 300 DPI. I file dovranno essere nominati con le prime tre iniziali del cognome, le prime tre iniziali del nome, la categoria (X,Y,J) e il numero d’ordine progressivo dell’opera presentata (1-2-3): [ X) per Tema Libero Colore -Y) per Tema Libero BN - J) Tema Natura BN –Colore] Esempio:Rossi Mario Tema Libero BN sarà: ROSMAR_Y1 Il titolo delle opere dovrà essere menzionato solo sulla Scheda di Partecipazione. Per le opere premiate, gli autori sono obbligati a fornire prova di veridicità dell’immagine premiata attraverso l’invio del file RAW della stessa. I suddetti file RAW dovranno essere forniti in modo da permettere il controllo e la conferma del Verbale di Giuria. Agli autori che non forniranno il file RAW delle opere premiate o ai quali sarà contestata la veridicità delle stesse, sarà annullato il Premio. ISCRIZIONE ONLINE 2019 per tutte le categorie della sezione compilando tutti i campi richiesti nel Form d’Iscrizione dal sito ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org oppure inviando una mail all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com allegando la Scheda di Partecipazione compilata in tutti i campi unitamente agli allegati. Si precisa che i vincitori delle tre categorie ed i 7 selezionati per ciascuna categoria, i vincitori del Premio della Critica e del Premio Speciale Michelangelo Buonarroti Città di Seravezza (LU), dovranno fornire, a propria cura e spese la fotografia nella misura di cm. 60*40 su carta fine-art e installata su pannello rigido cm. 70*50 che verrà esposta nell’Area Medicea – Patrimonio UNESCO/ Palazzo Rossetti e Centro Storico di Seravezza (LU) Clicca qui di seguito per accedere direttamente all’iscrizione online ISCRIVITI , scarica qui di seguito la versione stampabile della SCHEDA DI PARTECIPAZIONE Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. Gli artisti possono partecipare ad una o più sezioni versando le relative quote - Il termine per l’iscrizione è fissato per sabato 5 Ottobre 2019 Il Catalogo può essere prenotato sulla Scheda di Partecipazione QUOTA D' ISCRIZIONE E MODALITA' DI PAGAMENTO Ogni artista potrà partecipare con una o più opere anche a più sezioni versando le relative quote di partecipazione, nel caso si aderisca a più sezioni il pagamento sarà cumulativo. Per coloro che partecipano a più sezioni sarà sufficiente inoltrare la propria iscrizione compilando un'unica Scheda di Partecipazione. La quota d'iscrizione non è rimborsabile. Sezione (A) Poesia € 20,00 – Si partecipa con un massimo di n. 4 poesie Sezione (B) Poesia Edita € 20,00 – Si partecipa con un massimo di n.1 libro Sezione (C) Racconto € 20,00 un racconto - € 30,00 due racconti Sezione (D) Libro di Narrativa Edito € 20,00 – Si partecipa con un massimo di n.1 libro Sezione (E) Pittura € 30,00 un' opera - € 50,00 due opere - € 65,00 tre opere Sezione (F) Scultura € 30,00 un' opera - € 50,00 due opere - € 65,00 tre opere Sezione (G) Fotografia € 30,00 (una categoria) - € 50,00 (due categorie) - € 65,00 (tre categorie) L'invio della quota di partecipazione o copia dell'avvenuto versamento dovranno pervenire contestualmente all'iscrizione con una delle modalità di seguito elencate: Assegno bancario-Assegno circolare/Vaglia postale Non Trasferibile intestato a: Associazione Culturale ARTE PER AMORE - 55047 Seravezza LU Bollettino postale C/C n.1027747573 intestato a: Associazione Culturale ARTE PER AMORE – 55047 Seravezza LU Causale: Nome e Cognome dell'Artista - Michelangelo 2019 – Sezione: (indicare la/e sezione/i) Pagamento sicuro PAYPAL per le iscrizioni ONLINE Iscrivendosi ONLINE è sufficiente compilare il Form disponibile nella Homepage del sito www.premiomichelangelobuonarroti.org o qui di seguito: compilando tutti i campi richiesti. Con la compilazione del Form si accederà alla pagina di pagamento protetta dove sarà possibile inserire i dati della carta di credito (o carta prepagata) oppure accedere al proprio Conto PAYPAL. Gli utenti PAYPAL esperti potranno effettuare il pagamento direttamente in favore del conto PayPal ass.arteperamore@gmail.com intestato a Associazione Culturale ARTE PER AMORE Ricarica PostePay n.4023 6009 6888 2292 intestatario Benedetti Barbara c.f. BNDBBR70R57I622L (Presidente dell'Associazione) Bonifico Bancario su POSTE ITALIANE SPA IBAN: IT 28 L076 0113 7000 0102 7747 573 a favore dell'Associazione Culturale ARTE PER AMORE per Bonifici Internazionali: BIC/SWIFT (BankIdentifierCode) BPPIITRRXXX causale: Nome e Cognome dell'Artista - Michelangelo 2019 – Indicare la/e Sezione/i Contanti la quota potrà pervenire anche in denaro contante se spedita contestualmente all’invio delle opere partecipanti a mezzo posta assicurata o raccomandata A.R. TERMINI DI SCADENZA - MODALITA' DI ISCRIZIONE Dove, come e quando spedire il materiale: Il TERMINE d'iscrizione è fissato per Sabato 5 Ottobre 2019 Gli artisti possono iscriversi ad una o più sezioni versando le relative quote e potranno procedere scegliendo una delle due modalità: ISCRIZIONE ONLINE 2019: compilare il Form d’ Iscrizione disponibile nella Homepage del sito www.premiomichelangelobuonarroti.org, qui di seguito: compilando tutti i campi richiesti oppure per mail all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com ISCRIZIONE per POSTA ELETTRONICA inviare tutti gli allegati richiesti per le sezioni alle quali si intende partecipare all’indirizzo premiomichelangelo@gmail.com ricordandosi di inserire la Scheda di Partecipazione compilata in tutte le sue parti. ISCRIZIONE A MEZZO POSTA: (farà fede il timbro postale). Inviare in busta chiusa la Scheda di Partecipazione (ultima pagina del bando) compilata in tutte le sue parti e gli allegati richiesti per la sezione/i alla quale si intende partecipare all'indirizzo: Segreteria del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Associazione Culturale “ARTE PER AMORE” Via Aurelia n.1092, Querceta - 55047 Seravezza (LU) Ogni partecipante riceverà dalla segreteria, nelle 72 ore dalla ricezione dei materiali, una email di riscontro con la conferma dell'ammissione al concorso e della corretta iscrizione. SPEDIZIONE delle OPERE e IMBALLAGGIO per le sezioni di PITTURA, SCULTURA e FOTOGRAFIA Le opere che la Giuria sceglierà di esporre nell’Area Medicea – Patrimonio UNESCO/ Palazzo Rossetti e Centro Storico di Seravezza (LU) dovranno essere consegnate nei giorni 20, 21 e 22 novembre 2019 contattando la società Mail Boxes Etc – MBE 249 Via Provinciale, 152 cap 55042 Forte dei Marmi LU che ha l’incarico da parte dell’Associazione Culturale Arte per Amore di curare il ritiro/spedizione delle opere in concorso. Qui di seguito i recapiti da contattare Tel: 0584/332284 mail: mbe249@mbe.it e il link dal quale scaricare le condizioni per la spedizione, il modulo e il fac-simile per essere guidati nella compilazione Clicca qui per Scaricare i Moduli Si precisa che nel modello da compilare per la spedizione dovrà essere indicato tra i Dati di Spedizione se l’invio riguarda un’opera di Pittura, Scultura o Fotografia e la dicitura Segreteria della 5.a Edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti. Le opere dovranno essere già munite di attaccaglia singola debitamente montata e funzionale per l’allestimento e riportare sul retro il nome/cognome dell’artista e didascalia completa dell’opera. L’ opera dovrà pervenire imballata a regola d'arte e in maniera semplice, avvolta in pluriball, custodita in un contenitore di cartone, riutilizzabile per la spedizione di rientro e dovrà riportare sul retro il nome e cognome dell’Artista. Si raccomanda di scrivere in stampatello e ben leggibile il nome del Mittente e il recapito telefonico. Sarà premura della Segreteria del Premio comunicare agli artisti sul sito ufficiale, tramite mail o per sms, la data di rientro dell’opera al termine dell’esposizione per il tramite della società Mail Boxes Etc – MBE 249 da contattare ai riferimenti sopra citati. Qualora non venga richiesto il ritiro dell’opera da parte dell’Artista entro il giorno 31/01/2020 l’Associazione Culturale Arte per Amore provvederà ad assegnarla per mezzo di donazione (senza scopo di lucro) ad Associazioni Impegnate nel Sociale. L'Associazione Culturale Arte per Amore, pur assicurando la massima cura e custodia delle opere pervenute, declina ogni responsabilità per eventuali furti, incendi, manomissioni o danni di qualsiasi natura, alle opere o alle persone, che possano verificarsi durante tutte le fasi della manifestazione e della permanenza della mostra. Se l’artista lo riterrà opportuno potrà provvedere alla sottoscrizione per proprio conto di una copertura assicurativa delle opere. La spedizione ed il ritiro delle opere sono a carico dell’artista. RISULTATI I risultati finali del Premio saranno resi noti a partire dalle ore 17.00 del 12 novembre 2019 con la pubblicazione sul Sito Ufficiale www.premiomichelangelobuonarroti.org. I vincitori saranno avvisati tramite comunicazione scritta a mezzo mail o con SMS. GIURIA La Giuria, presieduta per le Arti Visive dal Maestro Aurelio Amendola e per le Materie Letterarie dal Maestro Simone Domeniconi, può vantare nomi di assoluta eccellenza, il cui verdetto sarà insindacabile ed il giudizio inappellabile e sarà resa nota con la pubblicazione dei risultati sul sito www.premiomichelangelobuonarroti.org. PREMIAZIONE La solenne Cerimonia di Premiazione, alla quale parteciperanno le più alte cariche dell’Amministrazione del Comune di Seravezza (LU), esponenti di spicco del mondo della cultura, dell’arte e del giornalismo, si terrà nei giorni in coda citati presso il Teatro delle Scuderie Granducali del Palazzo Mediceo Patrimonio UNESCO di Seravezza (LU) Durante la cerimonia di premiazione saranno esposte le opere scelte dalla Giuria per le sezioni di pittura, scultura e fotografia che faranno parte del Catalogo Ufficiale delle Arti Visive e verrà presentato il testo dell’Antologia della 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti. I premi in denaro verranno consegnati esclusivamente ai vincitori presenti alla cerimonia di premiazione, o a persona delegata in forma scritta con preavviso alla segreteria almeno 3 giorni prima dell’evento. In caso di ex-aequo, i premi in denaro saranno divisi. Per le sezioni Poesia, Poesia Edita, Racconti e Narrativa i cerimoniali si terranno Sabato 30 Novembre 2019 Il programma proseguirà con la Cena degli Artisti (di tutte le sezioni) in compagnia dei componenti della Giuria, dei rappresentanti dell'Associazione Culturale Arte per Amore e di coloro che vorranno aggregarsi al conviviale (solo su prenotazione contattando i riferimenti che verranno indicati sul sito ufficiale con l’uscita di tutti i vincitori). Per le sezioni Pittura, Scultura e Fotografia i cerimoniali si terranno Domenica 1 Dicembre 2019 L'omaggio del pernottamento in B&B (30 Novembre) è inteso per i Vincitori Assoluti di ogni sezione solo se provenienti da fuori Regione. Il programma dettagliato e gli orari delle attività e delle premiazioni saranno pubblicati a partire da martedì 13 Novembre PRENOTAZIONE ANTOLOGIA E CATALOGO Per la 5ª edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti è prevista la realizzazione di un'Antologia per le materie letterarie Sezioni(A),(B),(C),(D) e di un Catalogo per le materie artistiche Sezioni (E),(F),(G) dove saranno pubblicate le opere premiate e quelle selezionate dalla Giuria tecnica del Concorso. Tutti i partecipanti potranno acquistare l'Antologia e il Catalogo 2019 manifestando il proprio interesse sulla Scheda di Partecipazione ed effettuando contestualmente un versamento integrativo e/o cumulativo alla quota di iscrizione per l’importo di Euro 20,00 per ogni copia quale contributo di stampa. La copia acquistata potrà essere ritirata direttamente il giorno della premiazione oppure potrà esserne richiesta la spedizione a partire da lunedì 13 gennaio 2020 in contrassegno. RESPONSABILITA’ DELL’AUTORE Ogni autore è responsabile del contenuto delle proprie opere. Saranno escluse tutte quelle opere dai contenenti parole e concetti volgari, violenti, razzisti e contro ogni religione. DIRITTI D'AUTORE: I candidati concedono, all'Associazione Culturale Arte per Amore, i diritti di citazione delle opere edite ed inedite al solo fine della redazione dell'antologia e del catalogo, dell’archivio delle adesioni e della pubblicizzazione delle opere sul sito web del Premio e degli altri mezzi di comunicazione e promozione, senza nulla a pretendere a titolo di diritto d’ autore. CONSENSO: Ciascun artista con la partecipazione al Premio accetta integralmente e incondizionatamente il regolamento contenuto nel presente bando emanato in data 15.07.2019 e autorizza espressamente l'Associazione Culturale Arte per Amore al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali trasmessi ai sensi della legge 675/96 (Legge sulla Privacy), le successive modifiche D.lgs 196/2003 (Codice Privacy) e del Regolamento Generale n. 679/2016 (GDPR), per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso e per tutte le attività culturali promosse dall’Associazione Arte per Amore. L’interessato potrà esercitare tutti i diritti di cui all’art. 7 del D.lgs 196/2003 e potrà richiedere gratuitamente e in qualsiasi momento la cancellazione o la modifica dei propri dati personali dalle banche dati gestite dall'Associazione Arte per Amore scrivendo alla Segreteria all'indirizzo email: ass.arteperamore@gmail.com o a mezzo posta all'indirizzo Associazione Culturale Arte per Amore Via dell'Alpe 103/b – 55047 Seravezza LU. Si precisa che a partire dal giorno successivo la pubblicazione dei nominativi dei vincitori, esclusivamente ai fini organizzativi, l’Associazione Culturale Arte per Amore comunicherà i dati degli Artisti all’agenzia Fantasy World Viaggi di Seravezza (LU) che avrà l’incarico di prendere contatto con ciascuno per mail o telefonicamente solo ed esclusivamente per la logistica sul territorio nelle giornate dei cerimoniali al fine di agevolare gli Artisti nella loro permanenza in Versilia per il periodo suddetto. NORME CONCLUSIVE: Il Bando e tutte le informazioni saranno divulgate a mezzo stampa, via web, e via mail; saranno inoltre consultabili sul Sito Web: www.premiomichelangelobuonarroti.org. La Scheda di Partecipazione è scaricabile direttamente dal sito www.premiomichelangelobuonarroti.org, dal link qui di seguito SCHEDA DI PARTECIPAZIONE o utilizzando il modulo ONLINE cliccando direttamente qui: PER MAGGIORI INFORMAZIONI E DETTAGLI Rivolgersi alla coordinatrice responsabile del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” per maggiori dettagli e informazioni. Sig.ra Barbara Benedetti, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.30 alle ore 12:30 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00. Per informazioni: Rec.Tel/Whatsapp +39.371.1983645 premiomichelangelo@gmail.com Fax. +39.0584/1989526 Associazione Culturale ARTE PER AMORE Il Presidente Barbara Benedetti
  9. Burt OZ Wilson

    Vanthúku

    Titolo: Vanthúku - Il risveglio del draghetto rosso Autore: Burt O.Z. Wilson Casa editrice: Independently published ISBN: 978-1793293183 Data di pubblicazione: 04 febbraio 2019 Prezzo: € 9,90 Genere: Fantasy Pagine: 260 Formato: Cartaceo Link all'acquisto: https://www.amazon.it/dp/179329318X/ Quarta di copertina: Risentimento, egoismo, paura: la sorte alterata da forma umana a mostruosa, volta alla rinascita. Burt O.Z. Wilson presenta un fantasy senza scrupoli di eroi vigliacchi e predatori, dominato da sangue, acciaio, artigli e ossa spezzate, evocazioni di morte da polvere e roccia rossa. Nessun abitante dell’Impero conosce Vanthúku: le terre rosse oltre le montagne est, un tempo dominate dai grandi draghi estinti e i giganti del Mhòrk, ora avvelenate dai negromanti e infestate dai draghetti. Ma cosa succederebbe se i due mondi fossero costretti ad incontrarsi? E mentre antiche leggende raccontano di un errante nell’Impero ovest, e di un popolo delle ombre all'estremo sud, le terre rosse cadono al dominio di un uomo e all’unicità di un essere. Nel risveglio di forze antiche, scontri e tradimenti verso la supremazia di Vanthúku, s’intrecciano ambiguità, solitudine e rabbia di un soldato ripudiato e una donna portatrice di magia pura; di un furbo negromante e una coraggiosa guerriera; trafficanti mossi dalla cupidigia e uomini bestia. Qual è il vero nemico da combattere? Un libro che si lascia leggere in fretta, un'esperienza quotidiana raccontata come non lo fosse. Un fantasy parallelo al nostro tempo, nell'odio della diversità come paura e i sentimenti come motore ad affrontare la vita. Un viaggio dai risvolti spesso crudeli, ma vivi.
  10. mina99

    [H2019] Prison Blackout: Il labirinto della realtà

    commento Traccia 6 E così mi ritrovo in cella. Non riesco ancora a realizzare: sono in custodia cautelare con l’accusa tendenziosa di aver assassinato due poliziotti. Sto a terra con le gambe incrociate, la fronte poggiata alle sbarre fredde, lo sguardo fisso su una montagnetta di mosche morte disposte a piramide nel corridoio. L’uomo dalla cella di fronte mi rivolge la parola. Mi fa i complimenti per la cravatta – ho ancora gli abiti da lavoro – e poi comincia a blaterare. Ascolto la metà di quello che dice solo a metà e ne comprendo meno della metà. Ripete che questa non è la realtà, che siamo stati incastrati. Prosegue lamentandosi di come la città stia impazzendo, portando come esempi la coppia di giovani recentemente scoperta essere coinvolta nello schiavismo minorile e i due poliziotti che andavano in giro a uccidere in nome di Gesù. Comunque è gentile e lo ringrazio quando mi dice che sa che non sono colpevole. Mentre l’omone sta ancora parlando da solo, ogni luce di botto si spegne, e al contempo scatta una sirena assordante. La porta della cella intanto si è spalancata. Anche la cella di fronte a me è aperta, e dev’essere così in tutto il carcere, perché sento nel corridoio gli altri prigionieri che stanno uscendo, mormorando. Mi alzo in piedi e l’uomo con cui stavo parlando è ora di fronte a me. Mi chiede di seguirlo, agitato. Mi rifiuto e lui mi afferra per un braccio e mi trascina fuori nel buio. Provo a protestare ma è inutile. Le nostre celle sono vicino all’uscita del corridoio e uno spiraglio di luce riesce a filtrare dalla finestrella di vetro opaco della porta blindata. Gli altri prigionieri si stanno accalcando nel tentativo di buttarla giù. Non voglio essere parte di una sommossa. Sento uno sparo dall’esterno e vedo un corpo andare a sbattere contro la finestrella, oscurandola. Poi scivola giù e rimane una grande macchia rossa. La urla feroci si mischiano al pianto della sirena e l’agitazione aumenta, ma la porta non si sposta di un millimetro. Ancora immobile per il trauma, sento l’uomo che mi afferra e mi sussurra di andare. Lo seguo docile alle nostre celle. Sulla mia branda intravedo nel buio una figura anziana che mi fissa in un sorriso selvaggio. Faccio un passo ma la figura si lascia cadere contro la parete, sparendovi dentro. Varco la soglia e raggiungo la branda: il muro è solido. Le urla si trasformano in grida di terrore: il suono mi ricorda il verso di un maiale scannato. Una dopo l’altra le voci si spengono, finché l’unico suono che rimane è quello della sirena. Esco in corridoio, accanto all’uomo, arrancando nell’oscurità. Nell’aria si sta diffondendo l’odore metallico del sangue. L’uomo mi dice di correre e scappiamo dalla parte opposta alla porta blindata. Un gran numero di scalpicci si lancia al nostro inseguimento. Mi volto ma non vedo nulla. In fondo al corridoio c’è un bivio e senza un dubbio l’uomo svolta a destra e io lo seguo. Passiamo accanto a una serie di celle, ramificazioni e corridoi. È troppo buio per capire qualcosa e la sirena mi sta uccidendo. D’improvviso sento un dolore lancinante trafiggermi la caviglia. Urlo e cado a terra. Qualcosa mi sta azzannando la gamba, ringhiando e schiumando. Altre creature abbaiano. Cerco di divincolarmi e l’uomo calcia via l’animale, afferrandomi la mano e sorreggendomi nella fuga. Entriamo in una cella e ci nascondiamo nell’armadio. Mi prendo un attimo per concentrarmi sul dolore e, la testa che pulsa per la sirena, cerco di appoggiarmi alla parete. Cado all’indietro e sono di nuovo al centro di un corridoio. Mi alzo in piedi con incredulità. È troppo buio e non ho abbastanza lucidità per ragionare. L’uomo mi sprona a proseguire, dicendo che dobbiamo trovare un’uscita diversa da questa. Questa? Nella penombra mi accorgo che ci troviamo davanti a una pila di cadaveri ammucchiati davanti alla porta blindata, con centinaia di mosche che ronzano attorno. Trattenendo un conato mi volto e mi costringo a seguire l’uomo. In fondo al corridoio giriamo a sinistra e una visione terrificante ci si para davanti. A mezzaria si trova uno squarcio slabbrato, come se qualcuno abbia tagliato il tessuto della realtà. Al di là dello squarcio brilla un cielo notturno su un mare di sangue, alla cui riva un ragazzo sta strangolando una ragazza. Allungo una mano e lo squarcio sparisce. Il mio compagno è impassibile e continua a camminare. Mi fa sempre più male la testa. Vorrei dormire per sempre, ma non faccio altro che trascinarmi avanti. L’uomo al mio fianco dice che non dobbiamo lasciarci distrarre. Dopo un tempo incalcolabile, sento odore di sangue e mi accorgo che siamo tornati alla porta blindata. Stiamo girando in tondo? C’è qualcosa di diverso nei cadaveri, ma non riesco a vedere. Mi sento male e i pochi colori che vedo appaiono sfalsati. Per un istante mi sembra che la sirena si sia trasformata in risate di neonati. O lo è sempre stata? Seguo l’uomo, che varca la soglia della propria cella, che in realtà è un corridoio. I miei sensi si stanno annebbiando. Le sbarre delle celle si curvano, mentre la mobilia si compenetra, compare e svanisce sotto i nostri occhi, sparsa sulle pareti e sul soffitto dei corridoi dedalosi. Altri squarci mi mostrano realtà bizzarre. Resto d’incanto a guardare un mondo su cui batte una pioggia di sangue e al cui centro si erge un altare ricoperto di cavi che partono da vasche in cui galleggiano migliaia di feti. L’uomo mi dà una spallata e la visione svanisce. Non sembra vedere nulla e nulla perciò sembra fermarlo. Poco oltre da uno squarcio sporge un gatto umanoide rosa, che ci fissa mentre tiene aperti i lembi della realtà con le mani. Svoltato un angolo, vedo nel buio la figura anziana della mia cella che passeggia sul soffitto. Provo ad attirarne l’attenzione ma va avanti fino a schiantarsi contro la parete e passarvi attraverso come fosse liquida. Camminando ancora ritorniamo alla porta blindata, trovandola aperta. A terra c’è un mucchio di ossa bianchissime ricoperte di polvere e ragnatele. L’uomo si siede e mi invita a fare altrettanto. L’uscita è qui, ma faccio quanto chiede. Rinizia a blaterare e ascolto senza ribattere. L’unica via per liberarci dalla tortura è suicidarsi prima che tutto quanto collassi. Questa non è la realtà e se l’unica uscita è la morte, perché no? Devo svegliarmi. Non lascio dietro nulla. L’uomo dice che dall’altra parte mi attende la creatura con settemila tentacoli e nessun volto. Mi porge una maschera bianca assicurandomi di averne cura perché egli ha dovuto uccidere la donna che amava per quell’oggetto. La indosso: da qui dietro il mondo ha un aspetto strano. Mi trovo un coltello in mano e per ricambiare la gentilezza dell’uomo lo colpisco alla gola, ancora e ancora, finché non smette di respirare. Mentre l’adrenalina defluisce, realizzo di aver ucciso. Sorrido: ho sempre voluto farlo. È stato così bello… Ho visto la vita abbandonare lentamente il suo corpo e ora sono artefice di un intimo pezzo d’arte. Ho interrotto per sempre la sua esistenza. Questo cadavere è mio. Non sono colpevole, perché il controllo è un’illusione. La realtà svanisce e sono ora nella folla davanti alla porta. Le guardie ci intimano di tornare indietro e una di loro fa fuoco. Gli altri fuggono, ma io avanzo verso l’uomo con la pistola. Lui mi spara e io avanzo sorridendo all’inutilità del gesto. Gli afferro il collo e lo sollevo da terra. Anche l’altro poliziotto mi sta sparando ora. Faccio a pezzi uno dei due con foga, mangiandone la lurida carne e tirando vene e tendini. Costringo l’altro a ingoiare la pistola con cui mi stava sparando. C’è un che di erotico. Poi prendo la mannaia e lo scuoio vivo. È difficile, ma molto soddisfacente. Scavo a mani nude nelle interiora, sollevandole e facendomele cadere addosso come una pioggia divina. Il sangue è più caldo dell’amore. Cazzo se è divertente uccidere. Quasi quasi ci costruisco un racconto attorno, per condividere la mia passione.
  11. AndreaA

    Aperitivo Funzioni, presentazione+aperitivo&music

    Fino a
    Presentiamo le attività dell'Assocuiazione Palazzuolo Strada Aperta, il romanzo Funzioni di Andrea Michelotti e poi ci conosciamo e brindiamo all'aperitivo accompagnato da buona musica. Via Palazzuolo, 95 a Firenze. Vi Aspettiamo!
  12. Dhana

    Il bivio

    Spero che il commento sopra sia adeguato per questo post. Per la prima volta posto il frammento di una storia che si preannuncia molto lunga. Ce l'ho già in mente da tempo e ho fatto già uno schema relativamente preciso, devo solo trovare il coraggio di metterla per iscritto, superando la paura di non essere capace. Perché finché tutto rimane vago, nella mente, sognare è ancora possibile. E' quando ci si mette in gioco che si rischia il fallimento. Sperando che vi piaccia, vi sottopongo questo pezzettino. Accetto ovviamente critiche costruttive e sono pronta a cambiare, perché trovo il mio stile troppo "da GDR" e su un racconto/romanzo mi piace poco. Mi serve quindi un parere esterno. In realtà poco fa ho dovuto accorciarlo per farlo rientrare nei 3500 caratteri, ma non me la sentivo di postarlo in "racconti" perché, alla fine, è solo un frammento. Se vi sembra "velocizzato", il motivo è quello. ... Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide. Con una smorfia di dolore e un gemito soffocato, rimase sul ciglio erboso al confine con il sentiero, aguzzando la vista, continuando ad ansimare. Nella loro folle corsa verso la salvezza, gli altri l'avevano distanziata di molto. La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo. Non c'era nessuno. Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. E rimase lì, come sul bordo di uno strapiombo dentro cui la ragione rischiava di precipitare. "Ma voglio davvero tornare?" si domandò. Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato. Come si poteva non voler tornare nel proprio mondo, dai propri cari, nella propria casa? -Perché quello non é il mio mondo". Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato. Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. "Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?" Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini. Il suono fragoroso di un tuono la scosse. Spostó lo sguardo verso il punto in cui erano scomparsi i suoi amici. O quelli che la propria ingenuità aveva reputato tali. Nessuno si era accorto di lei, nessuno era tornato indietro a cercarla e a vedere cosa fosse successo. Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti. "Erano troppo impegnati a scappare, avevano paura e vogliono tornare a casa." L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri? "E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?" Infilò la mano in tasca e stritolò le curve levigate del medaglione, le sopracciglia aggrottate con forza sotto la fronte. Davanti a sé aveva una strada segnata da orme confuse, che invitava al ritorno alla normalità e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture. Al mondo ordinario. "Ma ingiusto, così ingiusto!" Scosse la testa mentre l'idea prendeva forma nella sua mente. "Tanto, a nessuno importa di me". E prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così, giró sui tacchi e imboccó il sentiero opposto, rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.
  13. Roberto Ballardini

    On Writing 14. La stanza 217, prima parte

    commento ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 14. La camera 217, prima parte Un altro giorno senza scrivere. Leonard ha cominciato a segnarli sul calendario, disegnando una croce accanto a ogni data, e a considerare il passato recente come una sorta di cimitero in cui seppellire i cadaveri dei giorni perduti. Dai drink, nel frattempo, è passato al whiskey, optando per il JB Devil’s Cut invecchiato di 6 anni. Frank, il barista, non parla quasi mai ma ha sviluppato nei suoi confronti una sorta di istinto materno. Per questo si assicura che ogni due bicchieri mandi giù qualcosa di solido, rifornendolo di tapas messicane. Leonard ha la testa altrove e segue diligentemente i suoi consigli. L’immagine di sua madre che spara ai due ragazzi, nel deserto, gli si è fissata nella mente come un chiodo, attorno al quale ha incominciato a elaborare le ipotesi più assurde. Ora non sono più i familiari defunti a esigere attenzione, ma è lui che vuole andare fino in fondo a quella storia. Qualcosa comincia a muoversi nella sua letargica indolenza. La scena è incompleta, così ha detto sua madre. Leonard è convinto che Claire, Peter e Janine l’abbiano lasciato uscire dal sogno soltanto per far lievitare la sua curiosità e decantare le prime immagini che gli hanno mostrato, ma istintivamente sa che il momento di rientrare in quella Caprice nel deserto è vicino. Il tipo che gli è seduto accanto quella sera è basso e tarchiato. Indossa un abito stazzonato color tortora, da rappresentante. La camicia è aperta su un triangolo di petto licantropesco. Ha capelli chiari e due basette a cespuglio. «Anch’io scrivo qualche volta» dice l’uomo, facendo roteare il vino nel bicchiere. «È normale, non si deve vergognare» lo tranquillizza Leonard. «Qual è il suo genere?» «È difficile da spiegare.» «Ma va. Anche questa l’ho già sentita. Ci provi.» «Ognuno di noi ha un dolore.» «E questo cosa c’entra?» «È di questo che scriviamo, il più delle volte. È d’accordo?» Il tizio aspetta una risposta, ma Leonard fissa il bicchiere e non dice una parola. «Non crede?» insiste il tipo, dopo più di un minuto di silenzio. «È qualcosa di irrazionale, di incarnito nel proprio corpo. Qualcosa che forse viene dalle generazioni precedenti oppure è sempre presente nell'aria di qualsiasi epoca. Qualcosa di insito nell'atto stesso di esistere.» «Sì» risponde Leonard, assorto nei pensieri. «Mia madre aveva sicuramente un dolore, e anche Peter, mio fratello. L’ho sapevo, ma al tempo stesso non ho mai voluto saperlo perché la mia esperienza mi diceva e mi dice tutt’ora che il più delle volte non c’è soluzione. Di conseguenza, non è piacevole osservare, o peggio sentire il dolore altrui e non poter far nulla per estrarlo. Meglio credere che ognuno abbia la propria croce e sia disposto a tenersela per sé.» Leonard ha la netta sensazione che sua madre e Peter stiano per rivelargli qualcosa. Il loro dolore – del quale hanno icone diverse, rabbia cronica in Claire e infelicità congenita in Peter – potrebbe aver innescato una serie di eventi terribili. Il duplice omicidio nel deserto non è una questione professionale di sua madre, è un affare di famiglia, non ha dubbi in proposito. È l’incipit della storia che gli vogliono raccontare, così come l’incidente stradale ne è l’epilogo. «Sì, tutti hanno un dolore» ripete Leonard. «Appunto.» «Mi scusi, sono distratto.» «Non importa. Lei ha un appuntamento, vero?» «Sì, da cosa l’ha intuito?» «Perché ci sta pensando fin dall’inizio della nostra conversazione.» «Già. Meglio che ritorni in camera.» «Vada. Si riguardi.» «Una volta basta e avanza, ma grazie comunque.» Si alza, si avvia agli ascensori, si volta. «Sa, ultimamente ho sempre l’impressione di aver già visto le persone che incontro. Forse dovrei smettere di bere.» «Questo è poco, ma è sicuro» dice il tipo, sollevando il bicchiere. «So long.» Leonard sale all’undicesimo piano, esce dall’ascensore e si incammina verso la camera. Fa scorrere la card nella serratura elettronica, entra e si richiude la porta alle spalle. I led accesi che segnalano la posizione del lettore, gli danno l’impressione che non sia dove dovrebbe essere. Inserisce la card, ma le luci non si accendono e nemmeno i fan coil. Spunta invece la fiammella di una candela, in mezzo al buio, e nel debole riflesso appare la sottile figura di Peter, seduto al modesto scrittoio. «Peter. Che succede?» Suo fratello non risponde, ma accende gli altri due ceri nel candelabro, e la camera si illumina di una luce bruna e fluttuante. «Questa non è la mia camera» dice Leonard, e guarda d’istinto il numero della targhetta attaccata alla card. 217. La sua camera è la 246, ne è sicuro. «No» conferma Peter, «è quella in cui ho trascorso il weekend più felice della mia vita, in questo stesso hotel.» «Tu sei venuto a Las Vegas?» gli chiede, come se la cosa suonasse altamente improbabile. «Sì, è stata Connie a voler venire qui. Ha detto che andava pazza per le sloat machine. Non potevo immaginare quali fossero realmente i suoi piani.» «Chi è Connie?» «Ora ci arriviamo. È venuto il momento che tu conosca questa storia. Siediti.» Leonard obbedisce, occupando l’altra sedia a fianco dello scrittoio. Osserva suo fratello. Da che ha memoria, Peter gli ha sempre dato l’impressione di essere più piccolo degli abiti che porta. Giacca, camicia e pantaloni sembrano avere troppo spazio sul suo corpo. Si allentano e si ripiegano su sé stessi. Tra il collo e il colletto della camicia serrata fino all’ultimo bottone, ci si potrebbe infilare una mano. Questa sua peculiarità contribuisce a dargli un’aria trasandata e poco autorevole, anche se nei suoi abiti non c’è nulla fuori posto, a eccezione della taglia. Tuttavia, Leonard ha sempre amato l’aspetto di suo fratello, l’anarchia dei suoi capelli, la vulnerabilità dei suoi occhi. Le sue orecchie un po’ a sventola. «Chi è Connie, Peter?» «Una mia studentessa. Una delle peggiori, per quel che riguarda l’andamento scolastico, ma anche una delle ragazze più intelligenti e sessualmente attive che io abbia mai conosciuto.» «Peter, non è un mistero che l’unica donna che tu abbia conosciuto intimamente, prima di questa Connie, sia stata tua moglie Beth, che in quanto a intelligenza e sessualità immagino fosse piuttosto abbottonata.» «Allora mettiamola in questo modo: Connie era tutt’altro che abbottonata, rendo l’idea?» «Sì, ho capito. Ti sei fatto sedurre, è così?» «Ero profondamente infelice. Non ci voleva poi molto, a sedurmi.» «E sei venuto a Las Vegas, in questo hotel, in questa stanza.» «Sì, come ho detto, i due giorni più belli della mia vita.» Leonard ha visto la ragazza per pochi secondi, prima che Claire le sparasse. Era bionda, formosa e provocante, il tipo che non va con i topi di biblioteca come Peter, a meno che non le serva qualcosa. A Leonard è rimasto in mente un top giusto un filo più grande dei capezzoli e un paio di short talmente piccoli da chiedersi perché non indossare soltanto le mutande. «Leonard, abbiamo fatto cose a letto alle quali non avevo nemmeno mai pensato, capisci?» «Sì, ma cosa voleva veramente da te?» Peter fa una pausa e un sospiro, prima di continuare. «Dopo aver passato due giorni tra la camera e il casinò, e dopo aver speso buona parte dei soldi che avevo portato con me, è spuntato Davis.» «Il suo ragazzo?» «Sì, lavorava come croupier, giù ai tavoli da gioco. Da quel che ho capito lui e Connie si erano conosciuti in chat, e si vedevano un paio di volte al mese, qui a Las Vegas. Davis mi ha mostrato il video dei nostri rapporti sessuali. Hanno cominciato a ricattarmi.» «Avevano una telecamera nascosta qui dentro?» chiede Leonard facendo cenno alla stanza. «Il pc era aperto sullo scrittoio, e la webcam accesa.» «Cosa volevano?» «Connie era una pessima allieva, te l’ho detto. Ha detto che dovevo assegnarle il massimo dei voti. Poi, già che c’erano, Davis ha pensato di chiedermi del denaro.» «Quanto?» «Cinquantamila.» «E tu che gli hai detto?» «Che avrei fatto una telefonata per procurarmelo.» «A chi hai telefonato?» Peter si passa la mano fra i folti capelli color scoiattolo, con l’aria contrita di chi pensa di aver preso la decisione sbagliata. «A mamma. Lei ha detto che avrebbe sistemato tutto.» continua
  14. Roberto Ballardini

    On writing 9 - Le parole ultime

    commento ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 9. Le parole ultime Nello stesso momento in cui Leonard si sforza di fissare qualche ricordo del proprio passato, Willem Zucker si sveglia di soprassalto nella sua camera da letto, a Los Angeles. La sua mano corre d’abitudine al comodino, in cerca degli occhiali e, nel momento stesso in cui li trova, si accorge del foglio di carta sul quale sono riposti. La penna scivola sul pavimento mentre lo solleva. Si siede nel letto, inforca gli occhiali, dispiega il foglietto e legge. La stanza è illuminata solo dalla luna, ma la carta spiegazzata emana una luce propria, tanto che a Willem non viene nemmeno in mente di accendere la lampada. La calligrafia è la sua, anche se più disordinata del solito. Agocruna\ Filopunta \ LUNA Frustaschiena \ Sanguerivola\ PIENA Ventonord \ Fogliafolle \ LORD Terracruenta \ Ordemorti \DIVENTA Nerocupo \ Odiopotere \LUPO Vitasfuma \ Bruciamorte \ LUNA Belvafiera \ Boccazanne \ NERA VecchiaFord \ Ossidosmog \ LORD Lamarroventa \ Marchiocarne \DIVENTA Fondolago \ Alitofuoco \ DRAGO Mentre scorre il bizzarro componimento, quasi scarabocchiato sul foglio, i suoi occhi si alzano per perlustrare il paesaggio della camera. Willem ha la strana sensazione, malgrado all’apparenza tutto rientri nell’ordinario aspetto delle cose a cui è abituato, che nulla in realtà sia come sembra e di non essere solo nella stanza. Anche se non vede nessuno, avverte chiaramente la presenza di qualcuno, più di uno, come se creature invisibili gli stessero respirando intorno, come se gli togliessero l’aria, abbassando allo stesso tempo la temperatura della camera con il loro respiro. Nel frattempo, completa la lettura della strana filastrocca e rimane basito. Non ricorda assolutamente di aver scritto nulla del genere. Possibile che lo abbia fatto in sogno? Le sue insonnolite riflessioni vengono bruscamente interrotte da una voce profonda e decisa. Leggi ad alta voce, Willem. La voce gli è entrata nella testa, Willem ne è abbastanza sicuro. Non ha attraversato la camera, è risuonata direttamente all’interno della scatola cranica. Il suo corpo è percorso da un brivido e d’istinto indietreggia contro la testiera del letto. La sua voce, all’opposto di quella sconosciuta, è stridula e spaventata. «Chi ha parlato?» Leggi, ti ho detto, e lo vedrai. «Ma…» Leggi, ad alta voce. Il tono è decisamente persuasivo, ma Willem continua a fissare il foglio, a valutarne le parole senza dar retta a ciò che gli è appena stato intimato. Non ha ancora recuperato la piena lucidità, e questo gli impedisce di avere paura come dovrebbe. Una parte di sé è ancora convinta di stare sognando. «È roba fantasy, e nemmeno della migliore. VecchiaFord? Ossidosmog? Sono termini che stridono con tutto il resto del fantasticume.» Non chiederlo a me. Lamentati con il tuo amico Leonard. Presumo non gli venisse una seconda rima con lord. «L’ha scritta lui la filastrocca?» Èccerto. «Allora tutto si spiega. E chi sarebbe questo lord?» Sono io, coglione. Leggi, ti dico. Soltanto le prime due parole di ogni riga. E soltanto le prime cinque strofe, mi raccomando. Leonard obbedisce. La sua voce è tremula. «Agocruna, Filopunta.» LUNA. Willem sobbalza. Il sostantivo sembra essere uscito direttamente dalla carta con un tono squillante, come se lo avesse gridato la parola stessa. Le lettere si accendono e brillano come fulmini. La stanza comincia ad assumere una vaga tonalità azzurra, poi, man mano che Leonard prosegue a leggere, e ogni volta che l’ultima parola della riga urla sé stessa, intorno a lui prende forma lo scorcio di una foresta ghiacciata, tanto che infine il letto si ritrova posizionato in mezzo alla neve e ai tronchi degli alberi, neri come le dita di una salma secolare. Willem sobbalza una seconda volta quando si rende conto di avere seduta accanto una donna molto bella, anche se sul viso affusolato e sul corpo sinuoso sono abbarbicate efflorescenze bluastre, e sotto di esse si ramifica una rete di sottili vene gonfie di sangue scuro. Le pupille poi, spiccano luminescenti nella figura livida, tra capelli attorcigliati e appiccicati sul lungo collo sottile come alghe nere, e lo fissano con una insistenza indifferente e sinistra, mentre lui fissa i suoi seni grigi ma tonici e i capezzoli rugosi e duri all’apparenza come noci. Il corpo della donna emana un intenso effluvio di muffa e pacciame. Una seconda figura analoga è distesa nella piazza vuota del letto, sopra le coperte, e una terza lo osserva da dietro il tronco di un albero. Willem comincia ad assuefarsi alle stranezze e prosegue, intrigato nella lettura. «Nerocupo, Odiopotere.» LUPO, urlano il foglietto e le tre silfidi insieme e, mentre rilucono le quattro lettere della parola lupo, di nuovo rimbomba nella testa di Willem la voce del lord. Basta così. Le prime cinque strofe sono sufficienti. «Perché?» Devi proprio farmi tutte queste domande? «Be’…» C’è la luna piena, Willem. Non hai sentito la successione delle parole ultime? LUNA PIENA, LORD DIVENTA… LUPO. La foresta è svanita. La sua camera è quella di sempre, non fosse per la presenza delle tre creature arboree e dei loro occhi brillanti. La luce lunare è quanto mai intensa e tagliente. La porta dell’armadio in fondo alla stanza, davanti al letto, si schiude con un cigolio e ne esce un grosso lupo dall’aspetto regale e gli occhi lucenti. «Chiaro, è una specie di chiave» osserva Willem, «ma la seconda parte che significa? LUNA NERA, LORD DIVENTA…» NO! urlano tutti insieme, il lupo e le creature. Fermati, cazzo. Ma sei scemo? Lo ammonisce il lupo, nella sua testa. Che ti avevo detto? Quella parte si recita una volta sola. E una sorta di…soluzione finale. Mi sono spiegato? «Credo di sì.» Veniamo al punto, ok? Ho bisogno di te, uomo. Sei la persona attualmente più idonea a soddisfare le mie necessità. «Cioè?» Diciamo che perseguivo un certo mio disegno, intorno alla figura del tuo amico Leonard, e ora sono emersi alcuni elementi di disturbo che mi impediscono di portarlo a compimento. Ho bisogno che tu gli parli, e lo convinca con le buone o con le cattive. «Quel bastardo di Leonard mi ha scritto una lettera, prima di andarsene.» Lo so. «Lo ha fatto per avere l’ultima parola in merito a una nostra discussione e la cosa mi fa tutt’ora incazzare, perché l’ho sempre avuta io, l’ultima parola, in qualsiasi conversazione abbia sostenuto.» Bene. Ti darò il modo di andare a riprendertela, allora. Ti darò gli uomini e i mezzi. Esci nel corridoio. La luce è accesa, nel corridoio al primo piano della villa di Willem Zucker, e illumina una folla di armature che lo riempie completamente, dalla porta del bagno fino alle scale che scendono al piano terra. Willem è costretto a insinuarsi tra una e l’altra, per passare. I colori delle armature sono diversi e, attraverso la celata, vortica in ognuna una sfera di luce azzurra e spettrale che illumina il vuoto all’interno. «Scusate, mi scusi» balbetta imbarazzato mentre cerca di avanzare fino alla porta che si apre a metà del corridoio, anche se nessuno degli Unjack sembra ancora accorgersi della sua presenza. Allungando la mano, infila la grossa chiave nella toppa, la gira tre volte e spinge sulla maniglia. Strisciando tra un’armatura verde e una dorata, riesce a scivolare nella stanza e richiudersi alle spalle la pesante porta di legno massiccio. La mano di Willem avanza sicura nell’oscurità e schiaccia l’interruttore alla sua sinistra. I neon appesi al centro delle finte volte in cartongesso sfarfallano un po’ e infine illuminano con la loro luce siderale le teche, gli armadietti da esposizione e l’impressionante distesa di armi medioevali appese alle pareti. Direi che non ti manca nulla, ora, eh? «Oh no, direi che ho tutto ciò che mi serve» mormora Willem Zucker con un sorriso folle incorniciato dalla barbetta bionda e gli occhi tondi da rospo che gongolano di piacere. continua
  15. Ospite

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: Fastbook Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  16. Roberto Ballardini

    On writing 7 - Riepilogo

    comm ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 7. Riepilogo La storia ha inizio a Charlottesville, Virginia, dove Leonard Oaks, uno scrittore di discreto successo e di un genere piuttosto variegato (dark fantasy\thriller\hard boiled ), fa ritorno nella città in cui è nato dopo aver subito un grave lutto familiare. La madre Claire, il fratello Peter e la sorellina Janine sono tutti morti nello stesso incidente d’auto e lui, dopo il funerale, si ferma qualche giorno presso la casa della sorella maggiore, Marianne. La famiglia Oaks non è evidentemente delle più felici; dopo i primi giorni di doveroso riserbo, riemergono le antiche diatribe in essere e Marianne ricomincia ben presto a rinfacciare a Leonard le sue presunte mancanze nei confronti del resto dei familiari, in primo luogo verso il padre che è rimasto solo nella grande casa in cui tutti loro sono cresciuti. Marianne critica aspramente l’indole artistica di Leonard, accusandolo di essere un misantropo anaffettivo, e lui reagisce ben presto come ha sempre fatto e cioè andandosene e ricominciando a vagare in lungo e in largo per gli states, tra amici, ammiratori, reading, presentazioni e quant’altro. Leonard possiede, tra l’altro, una bellissima villa nel Maine progettata e arredata da Angela Oaks, la quartogenita (dal più vecchio al più giovane, l’elenco dei fratelli Oaks defunti e viventi e il seguente: Marianne, Peter, Leonard, Angela, Janine), che per qualche ragione tutta sua gli risulta invisa e dalla quale preferisce tenersi alla larga, continuando a pernottare presso alberghi e conoscenti. Fin qui tutto normale, giusto? Relativamente, si intende, come può essere normale qualsiasi famiglia in essere, con tutta l’insofferenza, i rancori, le cose non dette, le cose dette anche troppo e, perché no, qualche occasionale sprazzo di buon vecchio e sano ammore. Quello che invece non è normale, è come Leonard cominci a vedere e sentire i familiari defunti. La prima visita la riceve in un motel, qualche giorno prima del funerale, quando ancora lo scrittore non ha raggiunto la sua città natale. Claire si rivela per prima, in tutta la brutale rudezza che l’ha contraddistinta in famiglia e sul lavoro, essendo stata a suo tempo uno dei migliori detective della squadra omicidi di Roanoke. Peter, al contrario paziente e flemmatico, da buon professore universitario, continua a rivestire da morto la stessa figura del perfetto mediatore nella famiglia Oaks che si sforzava di essere da vivo, purtroppo con gli stessi scarsi risultati. Insieme agli spettri e spettro anch’esso, viaggia il cane Murder che, a dispetto del nome, sembra l’animale più pacifico della terra. Anche di più ora che, successivamente all’incidente, è morto per il dolore. Chiude la sinistra sfilata la piccola, taciturna Janine, la quale ha acquisito con la morte un’ulteriore enigmaticità che la pone a metà strada tra l’essere vittima innocente di una vita crudele, e ambasciatrice di un mondo oscuro. È lei a formulare per ultima, con la sua apparente seraficità, la richiesta del gruppo, e cioè che Leonard abbandoni il romanzo in lavorazione per scrivere di loro. Ed è sempre lei a reagire al costernato rifiuto del fratello, con un urlo micidiale che interrompe quella prima digressione dalla realtà. Tornando al giorno successivo alle esequie, Leonard lascia dunque la casa di Marianne e prende un aereo per andare a far visita a un vecchio compagno di college con il quale è rimasto in contatto, a Los Angeles. In realtà è la prima possibilità che gli viene in mente sull’onda del disappunto emotivo, in quanto Willem non è propriamente un amico dal quale Leonard possa aspettarsi la comprensione che vorrebbe. Willem Zucker è uno scrittore di romanzi medioevali e un appassionato storico del periodo. I suoi tomi sono di una puntigliosità esagerata per quel che riguarda il particolare e lui non perde occasione di rimproverare a Leonard la presunta superficialità con la quale si approccia al mestiere. Invidioso del successo del collega, Willem non fa altro che snobbarlo e suggerirgli più o meno affettuosamente come cambiare registro. Ancora innervosito dal litigio con Marianne, dopo qualche giorno di soggiorno nella villa dell’amico, Leonard gli scrive dunque una lettera sarcastica prima di andarsene, con la quale prende di mira quella che a suo modo di pensare è l’ingenua e pedante filosofia esistenziale del vecchio compagno di scuola, confessandogli tra le altre cose di aver sempre deliberatamente ignorato i romanzi che Will gli mandava a ogni nuova uscita, convinto di potergli insegnare qualcosa. Un’altra porta che Leonard si chiude alle spalle, sempre più esasperato dal dolore per la perdita recente e dalla continua, cronica conflittualità dei suoi rapporti familiari e sociali, nei quali gli sembra di non riscontrare altro che richieste, rimproveri, consigli non richiesti e smaccate paternali. Intanto le figure dei familiari scomparsi continuano a lavorargli dentro e in particolare, com’è logico che sia, quella della piccola Janì, come la chiamava lui. È in un parco di Los Angeles, dove Leonard si addormenta su una panchina, che prende corpo il secondo episodio onirico. Quando si sveglia nel cuore della notte, lo scrittore si avvede di una sinistra figura stagliata in cima a una collinetta contro un muro di surreali fiamme bianche come latte. Leonard riconosce fin da subito la sagoma del cavaliere dall’elmo cornuto, ma è egli stesso a parlargli (nella mente) e spiegargli cosa vuole. Lord Lockerhout è uno dei protagonisti (il cattivo, come si suol dire, o come dice mia madre quando si spara tutti gli action movie di Chuck Norris e Steven Seagal incitandoli ad alta voce alla demolizione fisica degli avversari ) del primo tentato romanzo fantasy di Leonard, poi lasciato a metà, che ora si presenta a reclamare per sé e per gli altri personaggi una degna conclusione della storia, in modo che essi possano confermarsi e vivere nell’immaginario dei potenziali lettori. Affinché Leonard si renda conto della effettiva serietà della richiesta, spuntano dal bosco intorno due sgherri di LL, i cosiddetti Unjack che lo scrittore conosce bene in quanto frutto della propria fantasia, ovvero una coppia di vuote armature animate all’interno dalla luce spettrale di un incantesimo, opera del cavaliere\mago sulla collina. I due arcani figuri lo immobilizzano e si accingono a mutilarlo di un paio di dita del piede. Un opportuno avvertimento, a dire di LL, e al tempo stesso un incentivo a far sì che Leonard si disponga, sotto minaccia di ulteriori rappresaglie, a soddisfare la richiesta ricevuta. È proprio all’ultimo momento, prima che la minaccia venga eseguita, che in soccorso di Leonard giungono inaspettatamente i familiari defunti. Con un urlo dei suoi Janine scaraventa gli Unjack lontano dal fratello, mentre Claire esce dal bosco come una furia e con una mazza da baseball li accartoccia al suolo come lattine di birra schiacciate. Curiosamente, a Charlottesville, in quello stesso momento, il padre di Leonard si sveglia e cerca nel ripostiglio la sua mazza da baseball. A Marianne e a suo marito, che si sono fermati qualche giorno da lui per stargli vicino dopo il funerale, Bertrand sembra un povero vecchio demente a cui il dolore abbia bruciato il cervello, ma ciò non toglie che la sua mazza sia effettivamente sparita. È a questo punto che si conclude il sesto episodio, con la madre che si accinge a spiegare a Leonard il punto della situazione, e lo scrittore stretto tra l’incudine e il martello di due ultimatum opposti. Alcune anticipazioni: l’amico medioevalista che rientra in scena, decisamente più folle e letale di quanto si potesse pensare. Un’aspirante scrittrice che si rivela sempre più insistente e ossessiva. La relazione di Leonard con una donna sposata che diventa quanto mai complicata. Lord Lockerhout e compagnia bella che, com’è logico che sia, non ne vogliono sapere di farsi da parte. Ai prossimi capitoli, dunque.
  17. Fino a
    Giovedi 31 presso la libreria dell'editore Ensemble presenteremo il romanzo distopico "Funzioni", dalle ore 19 in via Giovanni Novelli 5, metro A Cornelia. Al termine sarà offerto un aperitivo a tutti i partecipanti.
  18. commento ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 13. Incipit: due ragazzi e Claire T. Oaks nel deserto Leonard sa che è arrivato il momento. Il sonno è la porta di accesso, e i suoi familiari defunti lo aspettano subito al di là di essa, nel sogno. Per questo la tira alla lunga il più possibile, prendendo persino qualche pillolina non meglio identificata per restare sveglio. Undici della sera, quindi. Bar dell’albergo, un Boulevardier davanti (il terzo), e una gran voglia di chiudere gli occhi. «Così lei sarebbe uno scrittore?» gli chiede la bella donna dai capelli lisci e biondi, in abito blu piuttosto scollato. Leonard non ricorda nemmeno quando si sia seduta accanto a lui. «Lo ero. Non ho scritto una parola negli ultimi quindici giorni.» «Che è successo?» Leonard scuote la testa, sempre più pesante. «È complicato.» «Le piace essere uno scrittore?» «Non saprei. È come respirare. Non mi chiedo se mi piace respirare.» La risata cristallina gli suona familiare, ma solo per un momento. Leonard si volta a guardarla. È davvero una bellissima donna, con appena qualche traccia di ansia negli occhi ma due gambe lucenti nella penombra vellutata del locale, e due piedi di classe in un paio di scarpe che tra le dita e le caviglie si avvolgono come un delicato ricamo dorato. Se non fosse così stonato dalla stanchezza, si sentirebbe inadeguato. La felpa col cappuccio, i jeans scoloriti e le scarpe da ginnastica che hanno visto giorni migliori, non fanno certo una bella figura accanto all’eleganza di lei. «Pensa che il suo sia un lavoro utile?» «Che strana domanda.» Lei alza le spalle e sorseggia il drink. «Devo andare» le dice, «ho un appuntamento con delle persone.» «Peccato. Magari ci rivediamo.» «Lo spero. Riconoscerò il suo profumo, immagino.» «Ahahah, che carino. Arrivederci Leonard.» Lui si è già incamminato verso gli ascensori, per raggiungere la sua camera, ma si volta. «Come fa a sapere il mio nome?» «Non importa, vada, la stanno aspettando.» «Sì, lo so.» Leonard si sveglia nell’anticamera della sua metafora scrittevole, sopra un divano con tessuto a fiori dei primi del novecento che gli ricorda tanto quello della casa in cui ha trascorso la prima infanzia. Suo padre, Bernard, era appassionato di qualsiasi pezzo di legno avesse almeno due o tre tarli dentro. La stanza è lunga e stretta, quasi un corridoio. Le finestre lo sono altrettanto, subito sotto il soffitto. Impossibile vedere fuori, perché stanno troppo in alto. Più avanti c’è una vecchia poltrona rossa, di nessun valore, con Godz seduto tra i due cuscini. Godz è il pupazzo di Godzilla da cui Leonard non si separava mai, da bambino. In fondo alla stanza, contro la parete stretta, è appoggiato il vecchio scrittoio inglese a serranda su cui ha cominciato a scrivere. Quello lo faceva impazzire. Suo padre diceva che veniva dal set di The front page, il film di Billy Wilder con Jack Lemmon e Walter Matthau, lo stesso in cui Hildy Johnson, il giornalista, nasconde Earl Williams, l’evaso. Sua madre è seduta lì, e sta scrivendo. «Era ora che arrivassi» dice, chiudendo il quaderno e voltandosi verso di lui. «Ho preso qualche appunto. Direi che possiamo cominciare.» «Cominciare che cosa?» «Tu comincia con l’attraversare quel cazzo di parete e poi vediamo.» Leonard deglutisce e si approssima alla parete lunga, completamente libera. Vi posa sopra le mani. È fredda. «Mi sa che sei un po’ arrugginito. Ti toccherà spingere un bel po’, eh.» Leonard aumenta la pressione. Niente. Aumenta ancora. Niente. Usa tutta la forza che ha e finalmente qualcosa comincia a cedere, ma quando molla lo fa di schianto e si ritrova proteso in avanti. Chiude gli occhi. Sua madre esulta alle sue spalle con un gorgheggio da mandriano. Leonard si aspetta di ritrovarsi nella luce azzurra, crepuscolare della camera di scrittura – la metafora che lui stesso ha creato per visualizzare il suo approccio alla scrittura - ma quello che lo abbaglia all’improvviso è il sole del deserto intorno a Las Vegas. L’interno in cui si ritrova è quello di una Caprice argento dell’82. Lui è seduto accanto al posto di guida, dove invece c’è una Claire T. Oaks più giovane, immobile come una fotografia. Ha uno sguardo cupo, fisso sul deserto davanti a sé, le labbra serrate, le mani aggrappate al volante. Sembra in procinto di dover fare qualcosa di sgradevole, ma non muove un muscolo. Leonard segue il suo sguardo, attraverso il parabrezza impolverato, e vede due ventenni, forse meno, a circa quindici metri di distanza. Sono usciti da una Dodge Charger identica al generale Lee - l’auto dei fratelli Duke nel serial Hazzard – ma senza i numeri stampati sulla portiera. Lei è bionda e carina, lui è rasato e tatuato e gira a torso nudo per mettere in mostra la pelle istoriata. Stanno evidentemente aspettando Claire, ma anche loro sono immobili, come in una fotografia. «Ok, questo è l’incipit della nostra storia.» Leonard sussulta e si volta verso l’immagine congelata di sua madre alla sua sinistra, perché la voce che ha sentito è indubbiamente la sua, ma subito dopo si rende conto che è arrivata dal sedile posteriore e quindi si volta. Ed ecco una seconda Claire, seduta dietro, che parla e si muove. «Mi spieghi che cazzo sta succedendo, mamma?» «Non l’hai capito? Ti sto mostrando l’inizio della storia che dovrai scrivere.» Leonard alterna lo sguardo tra la figura di sua madre più giovane - seduta davanti, in fermo immagine - e quella dietro con tutti gli anni che dovrebbe avere, che gli sta parlando. «Fra poco questa storia prenderà vita e tu potrai vedere quello che è successo, e poi scriverne. Però ti avviso, è incompleta. È così che si formano le storie nella tua mente, no? Le idee si aggiungono una alla volta.» «Non necessariamente, ma… di che storia stiamo parlando?» «Della mia, di Peter e di Janine.» «Queste cose sono successe davvero?» «Sì, quello che vedi è accaduto realmente.» Leonard comincia faticosamente a realizzare, osservando di nuovo ogni particolare che lo circonda con più attenzione. «Sei pronto?» «Pronto è una parola grossa, in queste circostanze.» «Forza, scendiamo dall’auto, così vedi meglio.» Nello stesso momento in cui Leonard apre la portiera, anche la Claire seduta al posto di guida prende vita e apre la sua, e quando cammina sulla sabbia insieme a lei, verso i due sconosciuti della Dodge, si rende conto che la seconda Claire, quella parlante, più vecchia, è svanita nel nulla. A circa sei, sette metri dai due ragazzi, che hanno mosso appena qualche passo per venir loro incontro, Leonard è costretto a fermarsi, come se una lastra di vetro trasparente gli impedisse di proseguire. Sua madre invece avanza tranquilla incontro alla coppia. «Chi cazzo sei tu, eh?» la apostrofa il giovane a torso nudo. «Dov’è il professore?» «Peter ha mandato me per risolvere la faccenda.» «Non se ne fa niente. Doveva presentarsi di persona. Ero stato chiaro in proposito, cazzo.» Il giovane è molto adirato, ma Claire continua ad avanzare verso di loro, senza esitazione. «Perché non è venuto lui?» chiede la donna. Anch’essa sembra contrariata, osserva Leonard, ma è come se recitasse, come se in realtà fosse sollevata. Sua madre risponde solo quando è abbastanza vicina, e lo fa estraendo contemporaneamente da dietro la schiena una pistola che non è quella d’ordinanza. «Perché lui non ce l’ha una pistola, cara, e comunque non avrebbe il coraggio di usarla.» Il giovane tatuato porta d’istinto la mano dietro la schiena, a sua volta, ma Claire gli punta contro l’arma e gli intima di consegnarle la semiautomatica calibro 22 che voleva estrarre. Appena lo ha disarmato, costringe entrambi a voltarle le spalle e inginocchiarsi nella sabbia. «Ehi, mamma, che hai intenzione di fare?» mormora Leonard. Claire si volta un attimo verso di lui, e lo guarda - nei suoi occhi c’è un rimpianto infinito -, poi la donna sospira e solleva la sua pistola. «Mamma, no!» urla Leonard. Claire spara alla testa della ragazza, per prima, e subito dopo al ragazzo. «Ma che cazzo…» Leonard chiude gli occhi d’istinto, sconvolto, e si risveglia nella sua camera d’albergo, sudato e ansimante. continua
  19. Francesca Maria Pagano

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    Nome: WriteUp Site Generi trattati: narrativa non di genere, romanzo di formazione, saggio, fantasy, manuale, letteratura per ragazzi, cucina, autoproduzione Modalità di invio dei manoscritti: http://www.writeupsite.com/pubblica.html Distribuzione: fornitura diretta alle librerie Sito: www.writeupsite.com Facebook: https://www.facebook.com/writeupsite/
  20. Roberto Ballardini

    On Writing 12. Folliem et impera

    commento ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 12. Folliem et impera La registrazione vocale arriva alle 6:46 del mattino. Nel silenzio preservato all’interno dell’appartamento dagli infissi ad isolamento acustico, il segnale sonoro riempie la camera. In risposta, si leva dal letto un’eco sotterranea e sofferta. Il braccio sottile di Kate Zucker emerge simile a un periscopio. La mano si piega sul polso come la testa di un cigno sul collo affusolato, e va in cerca del cellulare sul comodino. Le dita vi si chiudono a becco, e lo trascinano in immersione sotto le lenzuola. Giusto il tempo di controllare il display e Kate emerge con lo slancio di un delfino dall’acqua. Spinge le coperte da una parte e attraversa scalza la camera, dirigendosi verso la borsetta sulla sedia, e sul telefono all’interno, quello che usa per chattare come Christine Apple. La foga è dovuta al fatto che nessuno dei suoi contatti si alza prima delle otto e quindi il messaggio whatsapp è con tutta probabilità quello che aspetta con ansia da… «Leonard! Mioddio, mioddio, è lui.» Quindici minuti e quarantasei secondi di registrazione vocale. Kate ha addosso il costume da Godzilla usato all’ultimo cosplay, tanto morbido e comodo che da allora non se ne è più separata, riciclandolo come pigiama (anche perché i piedi dentro le zampe rimangono caldi). Il testone verde scuro è posato sul secondo comodino, e digrigna i denti coperto dalla polvere degli ultimi sei mesi. I capelli color noce dorato che non si scompongono più di tanto nemmeno nel sonno, sono sparsi sulle spalle e sulla schiena e circondano il bel collo lungo, come un mantello. Kate sbadiglia, pulisce col mignolo le caccole nel dotto lacrimale, e nel frattempo fissa il display. Ha aspettato per giorni quella risposta, e ora che è arrivata – quando ormai aveva perso le speranze – non ha il coraggio di ascoltarla. Il problema più grosso di un aspirante scrittrice in fondo è proprio quello di non voler mai parlare della propria scrittura, ne è consapevole. Tuttavia la paura di vedersi smontare le proprie illusioni è più forte della speranza di sentirsele confermare. In altre parole, meglio negare ciò di cui, dentro di sé, ha già il sospetto. Non sono pronta, pensa. Una critica negativa prima di aver fatto colazione potrebbe persino ucciderla, così lascia cadere il telefono nella borsa e va verso il bagno, pizzicando con due dita le mutande che si sono infilate tra le natiche (una delle cose che non capirà mai, è come facciano le chiappette che si ritrova a fagocitare regolarmente la biancheria intima). Si sciacqua la faccia, tira giù i pantaloni da Godzilla e fa la pipì, tira lo sciacquone e poi, di colpo, BAM, si decide. «’Fanculo. È un buon giorno per morire» mormora dirigendosi a passo deciso verso la camera, per recuperare il telefono, senonché suona anche l’altro cellulare, quello che adopera normalmente. Esita qualche secondo, chiedendosi chi possa essere a quell’ora, e poi risponde. «Ciao, Kate.» La voce sepolcrale dall’altra parte, nella solitudine e nel silenzio del momento, le agghiaccia il sangue. È quella di Vincent Murd Oaks, the millionarie. Suo padre lo ha sempre chiamato così e lei lo stesso, di conseguenza, anche se tecnicamente è suo nonno. «Ascoltami, tesoro, non c’è molto tempo. Tuo padre ha avuto una ricaduta.» «Oddio, che ha combinato questa volta?» Kate si morde le labbra, pentita di averlo chiesto, perché ha come il presentimento che… «Ne ha fatti fuori altri due.» «Cazzo!» Il vecchio osserva una manciata di secondi di silenzio, in segno di disapprovazione, poi continua. «Devi andare là subito. Ho già avvisato lo zio Boob» dice, slittando come sempre sulla vocale. Malgrado Robert Oaks sia suo figlio, usa il termine zio come un militare userebbe il grado gerarchico. Tipo generale o colonnello. «È ancora il migliore per risolvere questo genere di cose, ma, be’, sai com’è fatto, no?» «Sì. Imprevedibile.» «Appunto. Senti, hai diciannove anni, ormai, e devi cominciare a prenderti cura della famiglia. Ora ti spiego come gestire la situazione affinché noi si possa ritrovare tuo padre e riportarlo a casa prima che qualcun altro si faccia male.» Questo è un eufemismo, pensa lei ricordandosi dell’ultima volta in cui suo padre ha sbroccato con le sue storie medioevali. Kate non ha nessuna voglia di assumersi le sue responsabilità, di qualsiasi tipo esse siano, ma suo padre le ha sempre insegnato a non contraddire mai nonno Vincent, per nessuna ragione al mondo. Se possono permettersi un certo tenore di vita, in fondo, non è di sicuro grazie ai romanzi di Willem Zucker. Di questo è consapevole, anche se lo ha dato sempre per scontato. Per un momento, Kate si vede lì in piedi col costume da dinosauro postatomico, e rischia di lasciarsi sfuggire una delle sue grasse risate, ma si trattiene. «Va bene. Dimmi cosa devo fare.» Quando Kate arriva alla villa di suo padre, a Echo Park, zio Bob è già sul posto. Alto e segaligno nel giacchetto di camoscio, camicia a quadri, jeans sbiaditi e stivali messicani decorati a mano. Quegli indumenti sono come un'uniforme, per Bob, malgrado si sia congedato da almeno dieci anni. I capelli a spazzola sembrano una corona di oro bianco su un viso ossuto e abbronzato, forgiato dal vento. «La cucina è un casino, Kate, e non perché siano rimasti i piatti da lavare» la informa, e poi le permette di affacciarvisi, come se non fosse più la ragazzina che tutti vezzeggiavano, ma un’adulta fatta e finita per cui non sia necessario nessun riguardo. Lei non sa se esserne contenta o meno, frastornata com’è dalla piega che ha preso la sua vita nelle ultime due ore. La registrazione vocale di Leonard è ancora nel telefono dentro la borsa, dimenticata. Lo scenario le strappa un’esclamazione di orrore, e le riporta alla mente quello dell’incidente precedente, quando era stata lei stessa, ancora quattordicenne, a scoprire il macello compiuto da suo padre all’apice della follia. Francisco, il giovane sous chef, sta inchiodato al frigorifero da tre dardi piantati nel petto in ordinata successione. È facile riconoscervi il tocco raffinato e letale della Chu-Ko-Nu. Il peso del corpo ha prima aperto lo sportello e poi inclinato il frigorifero, e rovesciato tutto il contenuto sul pavimento. Un disastro. Se l’elettrodomestico non si è rovesciato è solo perché è incassato sotto i pensili. Olga, la cuoca norvegese, invece, è stesa sul pavimento, con un’unica freccia nell’occhio sinistro. Evidentemente suo padre doveva averci preso la mano, col secondo colpo. Zio Bob, intanto, sta trattando con i domestici, radunati intorno al tavolo dove è posata la borsa piena di contanti con i quali Vincent Oaks ha disposto di comprare il loro silenzio. Stesso copione della volta prima. Si sono tutti pagati parte del mutuo sulla casa, con le intemperanze di Willem Zucker, ma questa volta Arimondo, uno dei maggiordomi più giovani, sembra voler alzare la posta. «Stai contrattando con me, muchacio?» dice zio Bob, freddo come un serpente. «Be’, Francisco era mio amico, sa com’è.» Bob lo guarda fisso per qualche secondo, ma lui non si fa intimidire e tiene alto lo sguardo. «Facciamo così» dice Bob, infine, con un tono rassegnato. «Ti farò avere un piccolo extra per il piede.» «Il piede? Quale piede?» Bob mette una mano dietro la schiena, sfila la Glock17 silenziata e spara al domestico nel piede destro. Il ragazzo ulula di dolore e si rovescia all’indietro, subito sorretto dai suoi colleghi. «Chiaro il concetto?» urla l’ex militare affinché i domestici capiscano che si sta rivolgendo a tutti quanti. «Esta bien.» «No es problema.» «No se preocupe.» «No pasa nada.» Lo zio rimette la pistola nella cintura e raccoglie una lattina di birra dal pavimento, relativamente fresca. «Folliem et impera» declama guardando Kate, e lei non è sicura se la dubbia locuzione si riferisca a suo padre, ai domestici o a zio Bob stesso. «Tu non conosci il latino, zio Bob.» «Be’, ci siamo capiti, no?» sogghigna stappando la birra. Kate non ne è del tutto sicura, e preferisce tacere. continua
  21. Kirana

    Il padrone del nulla. L’indizio

    Commento prima parte Qui . La bassa insegna di ‘Eldeston’ lo portò dentro le vie del residenziale paesino. I numeri rossi sul display del cruscotto accesero la sua attenzione, e il pensiero dimezzò il parlottio del signore al lato. Erano le dieci. L’ora trascorsa in prigione sul lato finestrino cominciava a pesare, eppure la rivolta del ginocchio gli confermò di non avere via di fuga, quello sembrava l’unico angolo privo di punte a molla sotto. A scapito del sedere continuò a rispettare un contegno da fachiro; la meditazione non serviva, se si parlava di calcio. Le finali battute del capitolo ‘uno contro tutti’ le recitò l’assicuratore con i mille ‘ma e perché’ al telefono. Il tempo di riattaccare e un carro attrezzi accostava al lato. L’ometto alla guida lo trasportò tra l’abbraccio della curva. “Chicoo”, fu l’esplosione di uno, altrettanto capace di fargli bollire l’ossigeno tra le vene, anche se sta volta aveva centrato una porta di rovi al posto della rete. L’origine latina nella pronuncia li accomunava, invece a unirli in un botta e risposta era la stessa passione. Nel tragitto realizzò fosse un tifoso di vecchio stampo, i migliori a suo giudizio. In fondo a quegli occhi ritrovava il fascino di un ragazzino per il primo amore, tant’è che i ricordi dei suoi albori in campo si sostituirono a Clare. A malincuore però lo zig zag tra il quartiere diede il via a un reload d’immagini, e in ritardo ascoltò: “ Sembrano tutte uguali ste viuzze! Dove devo andare, ora?”. All’angolo, il cancello stile campo militare del signor Parcher si differenziò dagli altri e col dito sulla strada, disse: “All’incrocio giri a destra. Tra altre due case, si può fermare”. Una grassa risata stoppò il braccio a mezz’aria, quei baffi da tricheco iniziarono a contagiarlo, mentre ascoltò: “ Stamattina devo essermi alzato col piede giusto. Chi ci crede, che ti ho incontrato!” In rimando, un sì di testa fu sufficiente per sentire: “ Quella che sapevo, era la storia del solito calciatore. Nient’altro che divertimenti e macchine, fuori dal campo. Invece, devo dirti che ti trovato diverso. Non avevo idea che a otto anni avevi già preso la valigia. Sacrifici ben ripagati, se mi posso permettere. Non dovrei dirlo, ma ti apprezzo di più ora”. Qualcosa gli formicolò in pancia e di petto disse: “ Se le fa piacere, può venire assieme a suo figlio a vedere gli allenamenti?”. Il colorito delle guance scaldò il mare di spine in quella faccia; lo stridio dei freni al suo ingresso tolse la parola al mutismo da sorpresa. In una stretta, i calli dell’autista gli ricordarono altre mani e col pensiero altrove sentì: “ Verrò certamente! Che regalo! Gli prenderà un colpo a mio figlio. Non ci credo neanche io. Grazie!” Lo trattò d’amico e per dar valore alla pacca sul gilè giallo disse: “ Di nulla! Grazie a lei mi scoppia memo la testa”. Tra le chiacchiere era bastato infilare un ‘andavo forte’, per far dissolvere lo spettro dell’incidente. Ora invece, i dubbi formavano solchi su quella fronte, al punto da voler tagliare corto e d’un fiato disse: “Avviserò ai cancelli. Le basterà fare il mio nome per entrare”. Gli arrivederci gli mettevano l’ansia, un reciproco ‘buona fortuna’ concluse l’incontro, fin quando il gelo in sorpasso dal portello lo strinse in un colletto a prete. Non era una novità, in poche occasioni la sfera in cielo s’impegnava per domare il gregge di nuvole a seguito, e oggi assisteva a un'altra resa. Sul marciapiede, un saluto accompagnò l’autista in retro; dopo il portico di gerani a cascata della signora Geselle, il muso in dentro della macchina lo lasciò. In mente gli girarono gli zeri dell’assegno per il meccanico, ma il silenzio del cancello aperto mise freno alla giostra. Non occorreva il campanello quando Anna stava sull’attenti. Era integro e per dimostrarlo allungò un cenno alla telecamera, mentre una chiazza del giardino l’invogliava a prendere la via. Ieri sera, il tintinnio delle chiavi aveva provocato un ‘se fai casino quando torni sei morto’ detto da Anna; non rincasare all’alba dal giro di turno come tassista significava innescare una caccia al ferito tra gli ospedali. Negli anni vantava una reputazione nelle corsie d’emergenza, stavolta però il buon senso prevalse, gli ultimi tossii del telefono li aveva spesi in spiegazioni. L’aderenza in tasca rispose al dubbio d’averlo scordato in giro; quando sulla scia del vento un presentimento l’attaccò alle spalle. Unirsi al ballo delle foglie con solo addosso una camicia era tutt’altro che piacevole, eppure i sospetti nati su Anna lo tennero d’un pezzo. I ‘poi ti dico’ non valevano con lei; in barba ai divieti, Loris restava un bersaglio facile da tartassare. Il passo da soldato gli venne di conseguenza, a collo alto sfidò il gelo per snidarla dalle finestre del villino, a metà curva però comparve tra il tettuccio dell’atrio. Il blu dello scialle ‘da nonna d’inverno’ l’avvolse nella coccola di casa, viceversa quell’espressione amara gli strappò ogni buon proposito. Già si vedeva zimbello dello spogliatoio, doveva prepararsi a incassare le frecciatine di Loris anche nel mese a venire. La discrezione non era pane per la sua governante, tan’è che in piede di guerra la raggiunse, eppure uno di fronte l’altro risentì del potere di quegli occhi scuri. I lembi della mantella pativano la frustrazione di Anna, segno che l’uragano Clare l’aveva colpita. Per confortarla aprì bocca, ma vittima di quelle mani, dopo un giro a pupazzo sentì: “ Ti sei fatto vedere il taglio sulla fronte?” Non sapeva nemmeno di averlo e ancora in trappola disse: “ Non è niente, il guaio è il resto”. Un altro mulinello di foglie gli rubò le parole, non era necessario aggiungere altro alla sua faccia; il dietro front di Anna gli mise davanti i fiori rossi ricamati sulla schiena. La porta lo riparò, gli aromi di casa presero piede e la scia di uova e pancetta concluse il giro dritta allo stomaco. Qualcosa nel suo aspetto fece sogghignare Anna; la cucina lo attendeva e per conferma ascoltò: “ Vieni, metto in tavola”. Prima di seguirla, abbandonò sul comò le cianfrusaglie, i pantaloni da figo lo facevano respirare appena. La seconda tappa fu il bagno accanto le scale, sotto il rubinetto il taglio sulla fronte pizzicò. Allo specchio, il rosso fece a botte col bianco del telo, e la mente spinse il bottone con su scritto ‘ragazzo’. Distogliere lo sguardo non cambiò l’esito, le immagini rimasero, e in soccorso la lingua provò a tagliarle dicendo: “ Non si è fatto nulla! Sembrava un grillo su quella moto”. La porta affievolì un: “Si fredda’’; il naso ne approfittò per tappare il becco al senso di colpa stabilendo come meta l’arco alla fine del salotto. Con un piede oltre il varco, aveva già mangiato i piatti in tavola, finché il volto in analisi di Anna, seduta al lato, l’impietrì. Era una trappola, il cibo doveva saziare il suo silenzio. In bilico sulla scelta, la voglia di sporcarsi il muso di pancetta piegò l’ago, tanto da accettare l’invito a pranzo con l’ispettore. Tra una fetta di ciambella ai mirtilli e delle uova, aveva passato la mezz’ora a cantare. Anna ormai era al corrente sui dettagli della serata e il fungo solo soletto sul piatto non la scompose. Il disco s’incantò, con gli occhi da nessuna parte si fece invadere dal piacere d’avere lo stomaco pieno, placebo persino contro le pene d’amore. Finché la faccia a bacchetta di Anna prese a schiaffi la sua pace. In apertura racconto sputava a raffica sentenze su Clare, sul finale però l’incidente gli avevano tolto la benzina. Conosceva i meccanismi di quella mente e cercando lo schienale disse: “ Perché non mi credi? Ho bevuto solo un bicchiere. Chiedi a Loris se vuoi”. Un sospiro gli annunciò baruffa; da solo il petto si rifugiò in difesa nel sentire: “Allora dimmi! Perché non hai preso la targa della moto? Perché poi quel ragazzo sarebbe dovuto scappare? E se è vero quello che dici, perché non hai chiamato la polizia?” L’ipotesi di dover abbassare la testa davanti a quei pavoni in divisa l’infastidì, non quanto il torto di passare per bugiardo e di getto disse: “ Perché dovevo chiamarli? Quel ragazzo è scappato a razzo. Se tu non mi credi, pensi che loro l’avrebbero fatto? Non ricordi, mi hanno già levato tre punti senza un perché. Non avevo voglia, di dire addio anche alla patente ieri”. Aveva segnato un punto, eppure quelle braccia incrociate lo scoraggiarono mentre ascoltò: “Già! Dimenticavo. Per te, gli autovelox sono delle scatole gialle sulla strada”. Preso al laccio disse: “ Non ricominciare. Quante volte devo ripeterlo, non l’ho visto quello stupido arnese. Sai benissimo, che non ho mai capito di che strada parlava la multa. Comunque, questa volta la polizia non serviva, era tempo sprecato”. Il naso a corvo di Anna s’avvicinò nel dire: “ Potevano aiutarti a capire cos’aveva da nascondere quel ragazzo”. Le spalle risposero prima e per accompagnarle disse: “Affari suoi! Alla fine, non è successo nulla. Perché dovrei preoccuparmi di qualcosa che non so? Avrà avuto le sue ragioni”. Il taglio a piramide delle sopracciglia dominava quel volto; stava sprecando fiato e dopo uno sbuffo affermò: “ Salgo. Prima di buttarmi a letto devo chiamare Clare”. Di sottecchi la vide tornare a sfogarsi col tavolo, a testa bassa finse la resa finché da dietro sentì: “ So che non sai mentire. È difficile da credere, ma cosa ti devo dire. Aggiungiamo anche questa alla lista di ‘cose che capitano solo a te’. Ricorda però, se avrai problemi per la tua stupidaggine, non venire da me a cercare acqua fresca! Te la sbrogli!” Con un cenno replicò alla minaccia di quel dito e tornando sui suoi passi ascoltò: “ Più tardi esco, devo fare spesa. Domani ti vedo solo a cena, giusto! Sei fortunato, se giocavate oggi ti toccava andare. Bella rogna!” Sacrosanta verità, mancavano solo i rimproveri del mister per chiudere il quadro. Domani doveva inventarsi qualcosa, al posto del ragazzo in fuga suonava meglio l’animale sbucato dal nulla. Di colpo, il rumore della sedia di Anna lo riportò in cucina mentre sentì: “ Non ti reggi in piedi. Vai, non verrò a svegliarti”. Ormai si era abbonato ai gesti e in vista delle scale quasi scordava di raccattare le sue cose dal mobile nero. Per gli scalini si rigirò la pennetta; il segreto era al sicuro, Anna ignorava le ferite del ragazzo, altrimenti la guerra sarebbe durata fino a sera, a scapito del tu per tu col letto. Senza badarci si perse tra il rosso dell’albero fuori in giardino, il quadro d’autunno della finestra in camera gli strappò un sospiro, nonostante la priorità fosse lo scrittoio al lato. Una volta chiusa la porta, s’allargò la sedia e attratto da qualcosa di giallo si fece attento al blu delle coperte. La ciambella di Miky stava ai piedi del letto sotto l’ombrello a momenti aperto e chiuso di uno spicchio di sole. Quel dolce far niente lo sbeffeggiò, doveva muoversi se voleva riappropriarsi del trono. Tra la schermata del portatile si riflesse; una sistemata al ciuffo e apparve il sorriso di due stagioni fa assieme a trofeo e amici. La USB era inserita, l’attesa l’irrigidì, fin quando la faccia di Daniel venne tagliata da una finestra. Tra sé lesse: –inserire password–; il lascia passare della casella in basso lo stranì. Il canale delle serie thriller saltava in Tv durante la pausa primo tempo di qualche partita, ma accettare la parte da protagonista andava oltre i piani. In mente gli ronzava la soluzione più a buon mercato, in ogni caso d’azzardò a scrivere:–0000–. In sequenza lesse: Password errata–, e le mani ripararono la fronte mentre esplose: “ Da quando si può negare l’accesso?” Nel tempo libero non trafficava con file in downloand e pennette, eppure quella protezione gli stuzzicò la mania da crimine, tant’è che mise allerta i sensi nel dire: “Forse, era meglio lasciarla dov’era”. Con uno sbuffo di troppo accettò di averne abbastanza per essere curioso; tenere in testa i capelli, a rischio per lo stress, valeva più di un mistero. Così col fruscio della doccia già alle orecchie decise d’abbandonare barca e remi, in favore di uno spogliarello per nulla sexy. In corsa, il tappeto in bagno lo frenò; il tempo di un balletto di ginocchia e l’acqua s’alleggerì col tepore. Il getto non lo deluse. I muscoli tornarono a sollevarlo dalla fatica, ma un’occhiata ai colori del mosaico sul muro bastò per spedirlo dritto tra le luci laser del club. La spina al fianco era ancora lì; alla parola tradimento mancava un perché. Di castelli in aria ne aveva fatti mille, la verità stava nella versione di Clare. Gli toccava sentirla. Un laccio lo strinse alla gola, la nonna ormai la conosceva, quella era più di una dichiarazione. Invece dopo due anni, seppelliva il ‘ci penso! Se vuoi che sto da te’, detto pochi mesi fa. La scena di ieri non era lo shop disegnato ad arte da qualche rivista, le braccia di Jacob l’avevano sostituito davvero. Faceva male, a mente fredda però l’intenzione di offenderla sfumò. Toccava alla coscienza di Clare scendere a patti con la bravata, a lui piuttosto premeva ricordargli che quel nome era la firma del suo futuro. D’un tratto le parole gli vennero in testa, non gli occorreva più insaponarsi a ripetizione, e la mano chiuse i giochi. Fagotto tra l’accappatoio, si rese conto di odorare peggio di un coccolino al cocco. Anna aveva la fissa per i mielosi doccia gel; era inutile fargli presente che rischiava la fama. In fase strizzo, il parquet della stanza divenne colla sotto i piedi, finché a molla partì per la cabina armadio in fondo; l’argomento Clare andava riaperto da vestito. Dalla pila di tute, a caso pescò quella grigia, prima mise i calzoni, quando con metà braccio dentro la felpa, dalla camera sentì: “ Miaho”. Miky brontolava per il solito buco allo stomaco, la porta chiusa però lo teneva a stecchetto. In mente gli vennero i pochi passi fatti, se non sbagliava lo zerbino non stava sul letto. Un flash lo scurì e a mezza bocca disse: “ Il computer, l’ho lasciato aperto!” Quel sedere si posava al caldo, lo sapeva bene, tant’è che con un quarto di faccia si precipitò dall’altra parte del muro. Dalla distanza il giallo sembrava un nuovo gingillo sullo scrittoio, solo vicino al tappeto s’accorse del pannello bianco dietro e su due piedi sbottò: “ Mikyy!”. Il resto del viso gli servì per sfidare quel sornione dagli occhi verdi e provando a essere più chiaro disse: “ Scendii! Salame, ti dovevi svegliare proprio adesso?” Pochi passi innescarono un fuggi fuggi verso il muro della cabina; quel pancione aveva inghiottito persino il briciolo di speranza serbata per risolvere l’enigma. La faccenda era chiusa; il suo senso di rivincita aveva come avversario un’invincibile ombra priva di nome. Pur di contenere il fastidio lo strinse in un pugno e nel togliere la pennetta a malapena sbirciò lo schermo. La miopia però durò poco, gli occhi a fessura s’aprirono per imporre un alt alla mano; dei segni geometrici occupavano il display, e con la fronte quasi al vetro cadde in standby. Quella non era opera di Miky.
  22. Roberto Ballardini

    God Bless America

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  23. Roberto Ballardini

    On Writing 11. Rivalità

    commento ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 11. Rivalità L’alba di Los Angeles è insolitamente sanguigna, con punte color ruggine che intaccano le facciate vittoriane di Angelino Heights e i palmizi dal fusto lungo e sottile che costeggiano il Sunset Boulevard. Willem è fuggito dalle basse colline di Echo Park e dalla propria villa, dopo la notte movimentata in cui LL gli è apparso in veste di lupo. Una fuga decisamente rocambolesca, come testimoniano le macchie di sangue sui polsi della camicia, che lui bada a tener ben coperti sotto la giacca color sabbia. Dal sedile posteriore del taxi, vede una copia di Cacciatori e prede nel vano portaoggetti accanto al guidatore. La cosa lo infastidisce un po’ perché subito dopo non può fare a meno di chiedersi cosa proverebbe se al posto dell’ultimo romanzetto di Leonard (170 cartelle, tsè) ci fosse il suo ultimo romanzo (966 cartelle, cazzo). La guerra degli innocenti. D’altra parte il taxista pakistano non sembra certo il tipo che possa capire la sottigliezza e la meticolosità con cui Willem Zucker descrive gli usi e i costumi, le ambientazioni e gli oggetti, insomma l’intero contesto storico delle sue saghe medioevali. Ciò nonostante, non riesce a trattenersi e attacca discorso, consapevole della propria deleteria tendenza a farsi del male. «Si, mi piace lo stile di Oaks» risponde il taxista, che avrà suppergiù 34\35 anni, un paio di Ray-Ban Aviator dalle lenti azzurre antiriflesso e un cappello giamaicano. «Lo stile, figuriamoci» mormora Willem sbuffando sul sedile posteriore, con un moto di insofferenza. «Guardi che il ragazzo ne ha da vendere, sa.» «Il ragazzo ha 41 anni, come me.» «La facevo più vecchio. Forse per via della giacca, con quelle toppe sui gomiti. Lei lo conosce?» «Siamo andati alla Jefferson insieme. Era il mio migliore amico, e io il suo. O almeno, era quello che credevamo allora. Probabilmente eravamo soltanto i due studenti più strambi dell’università e avevamo bisogno l’uno dell’altro.» «Wow, non ci posso credere. Il migliore amico di Leonard Oaks sul mio taxi» esulta il pakistano, poi però ha subito un momento di ripensamento. «Non mi starà raccontando una cazzata, vero?» «Me lo ha chiesto lei.» «La Jefferson è a Charlottesville, in Virginia, giusto?» «Sì. Sono nato lì. Anche Leonard.» «Mmm, vi siete allontanati parecchio, eh?» «Mai abbastanza.» «Comunque io me ne intendo di stile letterario, sa. Ho letto un mucchio di roba.» «Libri.» «Prego?» «Si chiamano libri. Non è roba. Le parole hanno un loro peso specifico. Il fatto che nel linguaggio corrente siano stati introdotti vocaboli generici come roba, o cosa, o coso, o quell'affare lì con lo scopo di sopperire all’ignoranza generalizzata e garantire a chiunque la possibilità di esprimersi, non significa poi che sia lecito avvalersene in ogni circostanza, mi spiego?» «Non ho capito granché, sinceramente, però mi suonava vagamente ostile» replica il pakistano sbirciando diffidente lo specchietto retrovisore. «Cos’è lei, una specie di professore?» «Non lo dica con quella nota dispregiativa, la prego. Qualcuno potrebbe anche offendersi» osserva Willem con una smorfia di sufficienza, e si gira verso il finestrino. LL gli ha dato il potere, parole sue, di disporre dell’esercito esoterico ogni volta che Willem lo ritenga necessario, e a lui piacerebbe tanto far marciare gli Unjack sul Sunset, ora. Contemplare i riflessi sulfurei del sole losangelino appena sorto, sull’acciaio delle corazze e sulle lame delle alabarde. «Comunque, se le dico che Oaks ha un talento di prima categoria mi può credere sulla parola.» «Non ce n’è bisogno» replica Willem, assorto nella sua visione. «Non ho mai messo in discussione che Leonard abbia più talento di me, ma uno scrittore non è solo talento. È anche perseveranza, costanza, lavoro, studio e tanta, tanta abnegazione.» «Abnegazione? Ma lei sa quanti libri ha scritto quell’uomo in meno di dieci anni?» «Certo che lo so. Li ho letti tutti i suoi libri, io» dice Willem, con una punta di amarezza, rigirandosi tra le mani la lettera ormai spiegazzata che gli ha scritto Leonard. «Lui, invece, non ha finito nemmeno il primo, dei miei. E consideri che gliene mandavo una copia in regalo tutti gli anni.» «È uno scrittore anche lei?» «Anche lei? Sono io lo scrittore, tra noi due, non Leonard! Leonard è soltanto un pazzo visionario, un drogato di fantasia, una persona incapace di integrarsi socialmente che sopperisce alla solitudine con l’immaginazione.» «Guardi che ha fatto un sacco di soldi. A me sembra piuttosto integrato.» «Il fatto che lei pensi questo dimostra soltanto quanto sia venale e contraddittoria la società in cui viviamo.» «Sarà, ma ho la vaga impressione che a lei stia rodendo un po’ il culo, eh. Sarà mica che tra voi c’è una certa rivalità?» «È questo il punto. Non dovrebbe esserci. Io so che i miei libri sono infinitamente superiori ai suoi, sotto tutti i punti di vista. Lo so, questo, ok? E credevo lo sapesse anche lui. Credevo accettasse di buon grado tutti i miei consigli, perché in fondo fosse consapevole che i suoi libri erano solo immondizia per sottoculturati. E invece, sa cosa ho dovuto scoprire?» si mette a gridare sventolando la lettera di Leonard in modo che il taxista possa vederla nello specchietto retrovisore, anche se il pakistano non ci fa caso, fermo a valutare quanto possa risultare offensivo quel sottoculturati nei suoi confronti. «Che lui è convinto di essere uno scrittore migliore di me. Migliore di me! E che i miei libri, frutto di anni e anni di accurata documentazione e fatica, per lui non valgono nemmeno la pena di essere letti. Li adopera come fermaporta, capisce?» «Abbassi la voce, per favore.» Willem si lascia andare contro lo schienale e tira un respiro profondo, e poi un altro e un altro ancora. L’ira gli occlude le vie respiratorie. «Mi chiedo una cosa» dice il pakistano, scrutandolo ora nello specchietto con aperta ostilità. «Che cosa» chiede il medioevalista, al limite della sopportazione. «Se lei è così convinto della bontà delle sue opere, e della pochezza dei libri di Oaks, perché ho l’impressione che il suo parere sia così importante per lei?» Il respiro si ferma nella gola di Willem. «Non sarà che una vocina dentro di lei le stia dicendo che forse Oaks, tra voi due, sia il vero genio della situazione?» Will comincia a diventare cianotico. «E poi scusi, ma perché è così importante per lei essere migliore di lui?» Ecco. La domanda cruciale. Quella che Willem temeva di sentirsi porre fin dall’inizio di quella conversazione. «Le pare giusto?» «Cosa?» «Le pare giusto che io sia salito sull’unico taxi in tutta Los Angeles il cui autista dalla pelle decisamente scura, che porta un ridicolo cappello rasta e probabilmente qualche etto di marjuana nascosto nell’auto, abbia un quoziente intellettivo di qualche decimale superiore alla media e pensi di essere un critico letterario? E che quello di Leonard Oaks possa definirsi stile? Le sembra giusto tutto questo?» Sono le ultime parole pronunciate da Willem Zucker all’interno dell’auto, dopodichè si ritrova nel giro di pochi secondi estratto a forza dal veicolo, e sospinto sul ciglio della strada, a guardare attonito il taxista che apre il bagagliaio e gli butta sui piedi la pesante borsa da viaggio con dentro la Chu-Ko-Nu, la balestra cinese a ripetizione. O meglio, la sua variante francese, più elegante e cesellata. «La corsa fin qui la offre la casa, bello. E ora vedi di andartene affanculo, eh.» Il taxi si allontana velocemente nel traffico crescente di Los Angeles, mentre Willem si pulisce gli occhiali e si passa le dita fra i lunghi e radi capelli color orzo, convincendosi sempre di più che LL avesse ragione, la notte scorsa, e che Leonard Oaks abbia operato su di lui un qualche tipo di maledizione. «Ti troverò» mormora con una certa acredine che non provava più dall’ultima crisi - e finché ha preso le pillole azzurre del dottor Merrill, lo psichiatra. «E quando ti avrò trovato, dovrai rendere conto di tutto il male che mi hai fatto, bastardo.» continua
  24. Roberto Ballardini

    On writing 6 - Soccorso

    comm La comparsa della bambina congela lo scenario e tutti i suoi occupanti. Leonard, schiacciato a terra dalla coppia di arcane armature medioevali, il cuore che batte all’impazzata per la paura, spalanca gli occhi sulla sorella. Dalla posizione supina in cui è costretto, la vede capovolta, appesa al soffitto erboso sopra un nero pavimento screziato di stelle. Il vestitino azzurro, il foulard rosa avvolto intorno all’esile collo, i capelli a frangetta color orsacchiotto e il viso pallido come un confetto, gli ricordano un disegno che lui stesso aveva fatto all’asilo. Ricordo - Quando Janine aveva cessato di essere una bambina per acquisire l'idea di quelle forme che il suo corpo avrebbe poi realizzato pienamente in seguito, lui era salito in soffitta e aveva ripescato l’illustrazione dalla cassapanca, dove sapeva di trovarla. Era vecchia di almeno vent’anni, eppure la ricordava molto somigliante all’aspetto che sua sorella andava assumendo nella realtà. La conferma lo aveva sbalordito. Leonard ricorda ancora di aver avuto la netta sensazione, seduto nella polvere della soffitta con il disegno tra le mani, che la sorellina fosse soltanto un parto della sua fantasia. Sensazione che Janine avrebbe poi regolarmente smentito, affermando la sua identità con una grazia e una dolcezza che nessuna immaginazione, per quanto fervida, avrebbe potuto concepire. Ora, sullo sfondo notturno del parco cittadino in cui la ragazzina, come un magnete, attrae su di sé ogni suono, ogni movimento, ogni sguardo - persino il tempo - i due soprannaturali sgherri di Lockerhout sollevano la testa. Per quasi un minuto le visiere sulla barbozza, illuminate dallo spettrale fulgore dell’incantesimo che tiene in vita gli unjack, rimangono puntate su di lei. Le figure sono immobili, simili a cani che puntano la preda. All’unisono, poi, i due guerrieri si muovono come se il loro padrone, dalla collina, li avesse istruiti entrambi sul da farsi. Si raddrizzano in tutta la loro statura, producendo il prevedibile rumore di ferraglia, e partono minacciosi verso la ragazzina, a passi lunghi. Ne muovono appena un paio, però, prima che Janine spalanchi la bocca come un demone, nel viso angelico, ed emetta uno strillo acuto, sottile eppure assordante. L’escursione sonora proietta le armature all’indietro, facendole volare nell’aria. Due marionette disarticolate a cui siano stati di colpo recisi i fili. Ricadono qualche metro più in là, con un gran clangore, e quando cercano di rialzarsi sembrano ancora stordite (ammesso che una armatura possa considerarsi stordita, certo). Leonard, annichilito dallo stupore, si raddrizza a sedere appena in tempo per vedere sua madre uscire dagli alberi sulla destra, il volto contratto dalla furia sopra il giubbotto di pelle rossa (glielo aveva regalato Jimmy Doe, lo zio mafioso che Leonard aveva conosciuto di straforo da ragazzo, a una sua festa di compleanno). Claire T. Oaks viene avanti di corsa, in direzione delle armature, brandendo una mazza da baseball con le braccia già posizionate per sferrare il colpo. Il suo urlo guerresco non è lancinante come quello di Janine, ma ugualmente terrificante. In quello stesso momento, a più di 4.000 km di distanza da Los Angeles, Bernard Oaks apre gli occhi nel buio della sua camera da letto, a Charlottesville, in Virginia. Il padre di Leonard allunga una mano sopra il comodino e accende la luce, poi scende dal letto e barcolla nel corridoio, fino allo stanzino che funge da ripostiglio, stipato di ogni genere di oggetti. Vecchi giochi da tavolo, indumenti dismessi e mai buttati, i primi libri di Stephen King da cui Marianne è rimasta traumatizzata al punto di doverli far sparire dallo scaffale della libreria, a suo tempo, e poi dimenticati, anche quando lei è andata a vivere altrove con il marito. Il vecchio comincia a frugare, imprecando Dio e la Madonna e tutti i fottuti (parole sue) santi del Paradiso. Sono le quattro di notte, o del mattino, e la sua misteriosa ricerca comincia a farsi tanto rumorosa da svegliare la figlia, il genero e almeno un paio di nipoti (il terzo, Benjamin, ha il sonno talmente pesante che neanche le cannonate). Marianne e la sua famiglia si sono trattenuti qualche giorno a casa del vecchio, dopo il funerale e dopo che Leonard ha pensato bene di svignarsela. Si ritrovano tutti in quello stretto corridoio male illuminato - a quell’ora in cui le cosiddette persone normali, se esistono davvero, se la dormono della grossa - e Marianne non è per niente di buon umore. I suoi occhi, appena sotto la gran massa di capelli arruffati color cammello, hanno la stessa allegria di un paio di biglietti perdenti, appallottolati sul pavimento della sala scommesse. «Sono le quattro del mattino, papà. Si può sapere che cazzo stai facendo?» «Non trovo una cosa.» «Che cosa, perdio?» «Niente, una cosa.» «Niente un cazzo, papà! Ci hai svegliato tutti quanti e…» Kurt, il marito di Marianne, le posa una mano sulla spalla. «Calmati Mary, ok? Siamo rimasti per dare un po’ di conforto a tuo padre, ricordi?» «…» «Ha appena perso la moglie, un figlio e una nipote. Gli vogliamo concedere un poco di tolleranza?» Marianne odia suo marito quando ha ragione e in genere si incazza ancora di più, ma questa volta ha così ragione da non poter far altro che dargli retta e prendere un bel respiro, come le ha insegnato. «E va bene. Calma. Mi dici cosa stai cercando, papino caro?» Kurt, alle sue spalle, alza gli occhi al cielo. Nikky e Lucas, insonnoliti, stanno abbracciati l’una all’altro e ridacchiano di chissà cosa. Bernard esce dallo sgabuzzino come se avesse appena fatto un giro sul Tardis del Doctor Who. I pochi capelli rimasti sono così sottili da fluttuare nell’aria, gli occhi sembrano appena usciti da un sogno e annaspano disorientati nella realtà. «Che cosa vuoi?» «Voglio sapere che cosa stai cercando, papà» gli spiega Marianne, trattenendo l’irritazione. Lui le risponde come se rispondesse a sé stesso. «È strano, però mi sono ricordato improvvisamente della mia mazza da baseball. Ho sognato che era sparita.» Marianne lo guarda, come se fosse un alieno. «Stai cercando la tua mazza da baseball, a quest’ora?» «Non c’è» dice Bernard, desolato. «È sparita davvero.» Nessuna delle due armature stregate riesce a rimettersi in piedi. Claire arriva loro addosso e comincia a menare colpi come un fabbro. La mazza ha una consistenza inverosimile. La furia della donna le ha conferito la durezza dell’acciaio, tanto da accartocciare i due involucri metallici come sacchetti di patatine. Lei sembra instancabile e va avanti per dieci minuti buoni. Quando ha finito di batterle, la luce spettrale dietro la visiera si è spenta. Le armature non hanno più un aspetto umano. Nemmeno lei, se è per questo. Leonard si è alzato in piedi e si è avvicinato con cautela, un occhio sugli unjack ormai ridotti a catorci e uno sul volto stravolto di sua madre. La lunga treccia dei suoi capelli è stesa come un rettile scuro tra i seni che si alzano e si abbassano insieme al respiro affannoso. Il naso grosso, in mezzo al viso rotondo e paonazzo, sembra essersi allargato ancora di più, le narici che soffiano come mantici. Gli occhi sono sporgenti, ancora gonfi di rabbia, le labbra contratte sulla dentatura non proprio esemplare. «Mamma, stai bene?» Lei gli fa cenno di aspettare, continuando ad ansimare. Leonard si volta a cercare Janine con lo sguardo, ma non c’è più, poi si sente sfiorare una mano e quando abbassa gli occhi lei è al suo fianco, le piccole dita sottili intorno alle sue. Peter è sull’altro lato, calmo e posato come sempre. Murder gli sta tra le gambe. Tutti e quattro sussultano quando Claire espelle in un grido gli ultimi residui di furore e si butta la treccia dietro le spalle. Viene avanti fissando Leonard negli occhi, poi solleva la mazza e gliela punta sul petto, allontanandolo dai suoi fratelli e spingendolo verso la panchina. «Siediti.» Lui obbedisce all’istante. Quella luce negli occhi di sua madre la conosce e non gli è mai venuto in mente di contrariarla. continua
  25. Roberto Ballardini

    On writing 5 - L'avvertimento

    comm ON WRITING Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere 5. L’avvertimento Se avessi un camino… Parentesi: ora che ci penso un camino ce l’ho, in quella villa che odio, nel Maine. Durante la costruzione ho permesso a mia sorella, terzogenita e arredatrice di professione, di seguire i lavori dei quali io mi ero già prematuramente stancato, e Angela ha riempito la casa di tutti gli inutili accessori che lei ritiene indispensabili a qualsiasi vita umana degna del nome. A volte penso che questo mio continuo girovagare in ogni angolo dello stato sia dettato proprio dal voler mantenere le distanze da quell'inutile mostro architettonico che, tra le altre cose, mi fa sentire in colpa per non aver adoperato quei soldi in modo più costruttivo. Che c’è di più costruttivo di una casa, direbbe Angela… Chiusa parentesi. Tornando al camino, quindi, diciamo che se mai mi venisse voglia di accenderlo, potrei farlo volentieri con i tanti libri di gioventù che non rileggerò di sicuro. Potrei bruciare un volume alla volta o anche di più, come Pepe Carvalho, l’investigatore di Manuel Vazquez Montalban. Penso che Will inorridirebbe soltanto al pensiero di vedere ardere un libro, ma nel mio caso forse nemmeno tanto, data la scarsa considerazione che nutre per le mie letture. Il mio amico scrittore medioevalista, l’ho capito, mi vede come un’anima semplice, traviata prima dalla letteratura facile e poi dal successo. Sono sicuro che dentro di sé sia veramente convinto di potermi ricondurre sulla diritta via della purezza artistica e letteraria, e arruolarmi infine nelle file di quello sparuto esercito di eroi della parola scritta convinti che nulla di intellettualmente valido si possa definire con poche parole. Ma ora che si è frapposta fra lui e me la giusta distanza, sono pentito del mio discutibile sarcasmo. Lo compatisco, certo, ma vorrei concedergli le attenuanti dell’amicizia e le puerili illusioni che quella stupida lettera ha voluto mettere in discussione (ma che di certo non ha smontato). Steso su questa panchina, in quel momento incerto tra il sonno e la veglia, ammetto di sentirmi in colpa per essere stato così… così… così stronzo, ecco. Ma d’altra parte, nel momento in cui la minacciosa figura compare in cima alla collinetta, ho ben altro di cui preoccuparmi. «Lord Lockerhout…» mormora Leonard, tirandosi su a sedere, nella panchina. La voce sinistra del cavaliere continua a battergli in testa. Credevi davvero che fosse così facile abbandonarci? Sinceramente sì. Quando Leonard ha lasciato quel manoscritto a circa un terzo dalla fine, pensava fosse un problema solo ed esclusivamente suo. Ora, anche se convinto che tutto ciò che accade in quel momento sia frutto della sua mente, non avrebbe mai pensato che lasciare incompleto quel suo primo romanzo fantasy con cavalieri, maghe, mostri e avventurieri vari, potesse avere strascichi così longevi nel suo inconscio. E invece eccoli lì, gli strascichi. Lo sfondo di luce dietro la collinetta che enfatizza la figura del cavaliere, ora sembra ardere come se un campo di grano maturo fosse stato dato alle fiamme, là dietro, fiamme che non presentano i normali colori di un rogo, ma oscillano ai margini tra un viola sanguigno e un rosso borgogna, e al centro rilucono bianche e convulse come latte in ebollizione. Se è davvero un sogno, come crede lo scrittore, all’inizio non gli risulta difficile stare al gioco perché la sceneggiatura si va facendo intrigante e lui è un estimatore, in quel senso. La voce del lord è di nuovo nella sua testa. Io e gli altri personaggi siamo ancora qui, Leonard, imprigionati in quelle 199 cartelle che hai sepolto nella soffitta dei tuoi genitori, decidendo di abbandonarci al nostro destino per seguire altre strade che hai ritenuto più convenienti. «Ma avevo ragione! Essermi spostato verso il thriller e l’hard boiled, mantenendo la vena soprannaturale e la discutibile, lo ammetto, tendenza allo splatter, ha definito quello che è il mio campo d’azione naturale, il genere in cui ho potuto davvero dire qualcosa di originale.» Ciò non toglie che tu abbia ignorato quelli che erano gli obblighi contratti nei nostri confronti, e ora è venuto il momento di rendere conto della tua superficialità e della tua ambizione. «Credevo fosse legittimo, per uno scrittore, trovare la propria strada e ambire a essere letto da più persone possibile.» E costruire una villa in cui non abiti nemmeno? Spendere un sacco di soldi per viaggiare in tutto il mondo, senza badare a spese? Anche questi lussi sono legittimi? Le tue uniche necessità dovrebbero essere un tavolo, una sedia, carta e inchiostro. «Nessuno scrive più a mano, credo.» Hai capito cosa intendo, stronzo. E ora lo capirai anche meglio. Il presunto sogno comincia a sembrare a Leonard un po’ troppo accurato nei dettagli e nella logica dei dialoghi che - trattandosi di un sogno, appunto - dovrebbero essere come minimo più sconclusionati. Dall’oscurità del bosco circostante si levano rumori metallici che non riesce a identificare fino a che la coppia di armature, una rossa e una blu, non entrano nel campo di luce dei radi lampioni lungo il sentiero, accendendo il metallo delle due figure umanoidi di deboli riflessi. Il disegno e le rifiniture delle due figure medioevali sono poveri, essenziali. L’elmo sembra quasi un semplice bidone rovesciato. Nella fenditura all’altezza degli occhi si muove una luce azzurra, all’interno, che attesta come esse siano entrambe vuote eppure animate da un soffio di vita soprannaturale di cui lo scrittore non può certo dirsi sorpreso. Li ha creati lui, dopotutto. Si chiamano unjack e sono le milizie arcane che Lord Lockerhout ha evocato a supporto dei suoi eserciti di pezzenti e criminali in carne e ossa. Ti faranno un po’ male, Leonard, ma non temere, non ti uccideranno. Ci servi vivo, perché tu possa tornare a scrivere e completare la nostra storia, affinchè io e gli altri personaggi si possa essere finalmente liberi nell’etere della fantasia e, ottenendo l’attenzione della gente, legittimare una buona volta la nostra esistenza. «È solo un sogno, è solo un sogno» continua a ripetersi Leonard. L’unjack rosso alla sua sinistra alza un braccio e il guanto metallico lo colpisce violentemente al volto, scaraventandolo a un paio di metri di distanza. Quello blu accelera l’andatura per raggiungerlo, mentre lui sta ancora col culo per terra e indietreggia annaspando con le mani e con le braccia. «Fermali, ti prego. Ne possiamo parlare.» No, Leonard, tu hai bisogno di un segno tangibile di quanto la nostra pazienza sia prossima all’esaurimento. Pensavo di farti amputare un paio di dita del piede, come primo avvertimento, perché tu ti renda conto che facciamo sul serio. «No, no, no. Ho capito. Puoi considerarmi già avvertito.» Leonard... «Non potrò scrivere con due dita amputate.» Non scrivi mica con i piedi. «Il dolore postumo mi impedirebbe di scrivere.» L’eventualità di doverne subire dell'altro, e di ben peggiore, ti farà superare la cosa. E comunque, ora che mi ci fai pensare, a pagina 163 tu mi hai fatto tagliare via una mano con la scure da quello scherzo di natura di Travees, il giullare di corte. «Ma ti avevo dato il potere di farla ricrescere.» Be’, mi ha fatto male lo stesso. Il cavaliere sulla collina non aggiunge altro, malgrado Leonard continui a pregarlo di cambiare idea e richiamare i suoi sgherri. Gli unjack incombono sullo scrittore. Una mano metallica rossa si stringe intorno alla caviglia dell’uomo mentre l’altra gli spinge sul petto schiacciandolo a terra. Quella blu gli sfila prima la scarpa e il calzino, poi va al pugnale fissato al cosciale dell’armatura. Le urla di Leonard salgono verso l’alto come le faville di un falò e si spengono prima di aver oltrepassato la cima degli alberi. La lama si posa sulle due dita più piccole del piede destro. Il taglio è questione di un secondo, ma è a quel punto che compare Janine. continua
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