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  1. Ospite

    Nord

    Nome: Casa editrice Nord (Gruppo GEMS) Sito: http://www.editricenord.it Genere valutati: Azione e avventura, Gialli e mystery, Letteratura, Narrativa fantastica, Narrativa non di genere, Thriller Invio manoscritti: http://www.editricenord.it/invio_manoscritto.php Distribuzione: non specificata Facebook: https://www.facebook.com/CasaEditriceNord/?fref=ts
  2. Icangage

    Sterling Editore

    Nome: Sterling Editore Generi trattati: thriller psicologico, poliziesco, mistery, noir, romanzi storici, romanzi d'amore,graphic novel, fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: email a: info@sterlingeditore.it Distribuzione: Non è possibile risalire a questa informazione dalla loro pagina fb. Sito: Non ancora allestito Facebook: https://www.facebook.com/sterlingeditore/ La casa editrice è appena nata, non hanno ancora un sito disponibile. Asseriscono di essere totalmente free ma, ad un primo contatto con loro, mi è stato detto che "attualmente i nostri editor risultano impegnati" per cui consigliavano o l'editing ad una persona di fiducia o affidarmi ad un loro collaboratore esterno. Sperando di non aver sbagliato, rimetto allo staff ogni decisione su questo thread!
  3. Heartmind

    [FdI 2018-3] Peoh

    [FdI 2018-3] Libro scelto: Sette anni in Tibet. (Harrier.H) Traccia: Altrove. Brucia. Alte lingue di fuoco spargono intorno scintille impazzite, la foresta scrocchia, crolla, si spaccano i tronchi secolari, si contagia nei confini erbosi e corre il fronte infuocato a dismisura. Spire di fumo si levano, oscurano la luna, come mandrie di njuk, galoppano sospinte dall'aria incandescente. Volti impauriti osservano, si coprono gli occhi col palmo, stringono le palpebre, bruciano più del fuoco le lacrime che rigano le guance. Iwa li ha portati in salvo sulle rocce, via, veloci, contro il vento rovente che ha spazzato il loro accampamento. Via, lontano sulla collina. Iwa alza gli occhi al cielo, dietro la colonna di fumo, il chiarore della sua stella è là tenace e irremovibile. -Ricorda, Iwa, di giorno seguirai il cammino del sole, ma la notte, Jòrinnel guiderà il tuo cammino. Un cerchio di anime si stringe in un gemito corale, tra le rocce hanno trovato riparo dal vento infuocato. Cade il silenzio pian piano. Stretti l'uno accanto all'altro si addormentano, mentre il calore svanisce e le fiamme, ridotte a un'esile striscia, segnano l'orizzonte sempre più lontano. Torna la silenziosa faccia della luna a sorvegliar la notte. Il vento è cambiato. Ritorna l'acre odore di fumo insieme a briciole di cenere, danzano vortici scuri sulla prateria arsa. Il sole appena sorto allunga le ombre del primo mattino. Un tuono lontano scuote la terra: Yewanda ruggisce rabbiosa. -Quando le fiamme avvolgeranno ogni cosa: Prima che la terra dove vivi ti diverrà estranea, dovrai metterti in cammino. Non avere paura, troverai la strada, se terrai nel cuore le mie parole. Iwa è il primo a svegliarsi, esorta i suoi compagni a muoversi, li tocca quei corpi addormentati e li chiama per nome. Gli angeli di Yewanda hanno asciugato le lacrime, stanno tutti bene, sanno che è la natura generosa, quando toglie, restituisce a piene mani. «Presto, svegliatevi! La terra ha tremato! Il cammino è molto lungo, presto! dobbiamo raggiungere Peoh.» -Peoh è un sogno antico, figlio mio, è il luogo dove sono nati i nostri avi, segui i segni nella foresta fino alle cime innevate, non cambiare mai direzione; il pericolo è grande! Il passaggio è nascosto ma se saprai guardare, il sentiero ti apparirà chiaro. Igba e le altre donne passano in rassegna i corpi dei bambini infreddoliti e i visetti anneriti dal fumo. Sorridono alla certezza di averli tutti in salvo, poi si mettono in marcia, senza bisogno che nessuno ordini. Ognuno conosce il proprio compito. Iwa li ha istruiti, sanno che la via degli spiriti è indicata da tempo e loro impareranno a seguirla passo dopo passo. …E un giorno lascerai i picchi arditi dietro di te, volgerai lo sguardo verso la pianura e vedrai che le nuvole si raccolgono in un sol luogo nel cielo, allora tu saprai che stai guardando Peoh, senza vederlo. Il cielo schiarisce, si slegano lentamente dal monumentale abbraccio i setosi filamenti bianchi e lasciano sempre più spazio all'azzurro. Camminano ormai da tempo, verso giorni di abbondanza, Peoh il luogo dell'incontro ormai è vicino. Durante il viaggio hanno intrecciato nuove stuoie, ceste e trappole, hanno modellato ciotole e affilato le lame. Hanno spellato e temprato al fuoco i loro archi, conciato pelli e fabbricato monili colorati per ornare i loro corpi. Hanno cacciato e sfamato i bambini. …E infine, uno sciabordio d’acque sarà il richiamo, quando l’odore che non ha mai lasciato il nostro spirito ti entrerà nelle narici, saprai che sei a Peoh. Nel vento, il profumo del sale eccita i sensi, gli occhi si bevono il paesaggio, le mani sfiorano l'erba alta. Igba non può trattenersi, tutti riconoscono il rumore delle onde dietro il terrapieno, ma lei non sa aspettare: Scocca uno sguardo raggiante alle donne e ai bambini, e in un grido di forsennata liberazione, scioglie la colonna di anime in una corsa sfrenata su per la china. Polvere, sassi, cespugli e rovi, nulla li ferma, come un'impazzita mandria di animali, si rincorrono le madri e i figli per primi, a cercar lo spettacolo da molto tempo sperato. Infine il blu, dalla cima dell’argine naturale verso il basso, il più immenso e meraviglioso blu fino a perdita d'occhio. Grosse onde imbiancano appena di schiuma il confine sabbioso del lago. Poi un suono lontano li induce al silenzio. Peohpepeoh… Peohpepeoh... sempre più vicino, mentre il sole si oscura dietro l'enorme massa in movimento. Peoh peoh peohpeohpeohpeoh... I volti si fanno seri e gli animi si placano come colti da improvvisa ossequenza; alzano gli occhi al cielo all'unisono. Arrivano! Una nuvola immensa di bianche ali, avanza, e tutto avvolge nella sua ombra. Una corrente infinita di corpi volanti fa il giro sulle acque salmastre, una giostra frenetica inizia in un frastuono che sembra non aver mai fine, peoh peoh peohpeohpeohpeoh... Peohpepeoh...peoh peoh peoh peohpeohpeoh. Il lago e la spiaggia in pochi minuti si tingono di lanose piume bianche, eleganti uccelli dalle lunghe zampe, che rimestano impietose nell'acqua, immergono continuamente i loro becchi neri e si riempiono di cibo. Presto nidificheranno, e in tutta la regione ci sarà un'esplosione di vita, arriveranno altri gruppi di uomini, e molte specie di animali, a rappresentare la tragedia eterna della preda e il predatore. Non mancheranno uova carne e piume da intrecciare. Un sentimento di gratitudine pervade Iwa. I fianchi di Igba si sono allargati, Una nuova generazione sta per iniziare a Peoh -Peoh è il luogo dove siamo nati, il luogo dove si torna ogni volta che Yewanda si libera della sua energia. Si riuniscono i figli di Yewanda, un canto si scioglie nell'aria, la melodia bassa e ritmata si unisce alle note dei canti di nuovi clan si apprestano da ogni parte. Una calma relativa sembra pervadere ognuno, gli uccelli si cibano placidi e gli uomini pianificano la loro permanenza a Peoh. -Poi ognuno scioglierà dal suo polso il suo durumba, e lo legherà al durumbaji; stringerete così, intimamente, il patto con Yewanda Iwa pianta nel terreno la lunga asta. L'ha modellata alla fiamma di molti tramonti trascorsi nel lungo viaggio, è dritta, alta due uomini, l'ha decorata con ogni genere di cimelio, denti e strisce di pelli di bestie feroci, piume di grandi uccelli delle montagne, piccoli teschi, mute di grossi serpenti, ciuffi di peli e tutti i durumba della sua gente. Il gesto del capo è inequivocabile; affonderanno uniti, le loro radici nella terra a cui appartengono. “L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”(Giorgio Gaber) Durumba: Feticcio ricavato dal proprio cordone ombelicale; manufatto simile a un bracciale che si porta legato al polso durante i lunghi viaggi.
  4. zazeli80

    I Destinatari - Elisa Piccinelli

    Titolo: I Destinatari Autore: Elisa Piccinelli Autopubblicato: Amazon Formato: ebook ISBN: 979-12-200-3398-5 Data di uscita: 27.06.2018 Prezzo: € 2.99 Genere: Fantasy Quarta di copertina: L’incredibile avventura di Emily comincia alla sua morte quando, catapultata in un mondo del quale ignorava l’esistenza, viene messa davanti a tre possibilità: Reincarnarsi, rimanere Anima Semplice o diventare Destinatario. Scelta la terza opzione, Emily si trova fra le mani la vita di un essere umano da monitorare, il suo Protetto Alexander. Una volta scoperto che anche un sistema apparentemente perfetto può avere le sue falle, Emily imparerà ad affrontare le prove che la sua nuova esistenza le presenterà, tra mille difficoltà, nuove amicizie, cambiamenti drastici e un amore impossibile. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/I-Destinatari-Elisa-Piccinelli-ebook/dp/B07F1V6T17/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1530199108&sr=8-1&keywords=elisa+piccinelli
  5. Ospite

    Dark Zone

    Nome: Dark Zone Generi trattati: Urban Fantasy, Fantasy Epico, Horror, Thriller, Romance, Ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.dark-zone.it/servizi-promozionali-per-autori/invio-manoscritti/ Distribuzione: Libro.Co di Firenze (accordo con Mondadori per distribuzione sul sito Mondadori Book); accordo con Star Shop per fumetti e albi illustrati Sito: http://www.dark-zone.it/ Facebook: Pagina, Gruppo Conosciuti al Salone di Torino: molto simpatici, motivati e disponbilili. Il catalogo esposto era prevalentemente fantasy, horror e thriller. La pagina FB è poco seguita ma il gruppo e vivacissimo, animato da loro stessi. Fanno contest, interviste agli scrittori emergenti eccetera. La prima impressione è ottima, il resto a voi
  6. Buongiorno a tutti sono Angelicah.writer iscritta a questa community da circa un anno. Apro questo forum per chiedere la vostra opinione, e la vostra esperienza. Secondo voi una saga fantasy andrebbe pubblicata in self publishing o sarebbe meglio inviarla a un editore?
  7. Heartmind

    Soli senza Sole

    Soli, senza Sole. -Mangia la terra, mangia e impara la canzone. La grande notte rapì la nostra stella. Si dipartirono i pianeti vagando nell'universo. Si scontrarono i mondi nell'algido spazio. Scese la notte a rimirar mille notti si cedette l'aria agli astri lontani. A strisciar nelle caverne, a mangiar le radici, ridotti come vermi: Gli umani. Erano alti, camminavano eretti, erano saggi e avevano le mani ma, i loro pregi quaggiù erano difetti. Lottarono, impavidi contro il gelo, e per ogni metro di terra di meno, scavarono strade, tunnel, e caverne. Alle porte del cuore ardente trovarono riparo, ma al disagio dell'ombre eterne, nulla poterono, se non cambiare il loro gene originario e con un quid del baco talpa, mischiarono la carne, le cellule e il sangue, poi nel crogiolo soffiarono la vita. E sotto la volta croccante e maestosa, Noi! iniziammo a vivere. Noi siamo loro, e loro, di nuovo saranno. -Mamma cosa è un pianeta? -Oh, figlio, io non lo so! -Mangia tesoro, mangia la terra, e mentre lo fai, devi imparar la canzone. -Mamma cosa sono gli umani? Nemmeno questo possiamo sapere. Noi mangiamo la terra e poi la digeriamo. Lo facciamo per stare al caldo, per non interrompere questa catena dobbiamo mangiare e cagare. Ma su! non indugiare, continua a mangiare, imparare la storia, questo, è importante. Che cosa sono le mani? Almeno questo lo sai? Non porti domande bachetto, devi far presto, imparar la canzone, ricordi? Poi fileremo, ci avvolgeremo nella seta, e nell'attesa cadremo nel sonno. Fin che un giorno l'embargo finirà, e lì, nello spazio la giovane stella brillerà. Mangiare. Mangiare la terra, Come fan tutti i bachetti, il vostro humus ci terrà caldi, al sicuro, e negli eoni protetti. Senti il gelo che avanza? E lo senti il cuore? Appoggia il tuo orecchio. Come è docile? E pian piano batte? Non può farcela da solo a scaldarci. Per resistere dobbiamo mangiare! Mangiare e cagare il calor che mangiamo. È per i bachi che lo facciamo! Nel nostro destino è stato scolpito. Gli umani lo imposero alla loro progenie, l'istinto bestiale ci costringe a mangiare. Ma nell'inconscio ognuno lo sa. Un giorno: la nuova stella piena d'amore, della terra catturerà il cuore, avvilupperà il bruciante battito, e in un abbraccio di sangue e materia finalmente! All'orizzonte un’alba novella sorgerà. La nuova luce ci insegnerà la strada, usciremo infine, dai tunnel secolari, riscopriremo la via delle acque, e degli alberi le radici. Nella terra la seta lasceremo, poi tutti insieme spiegheremo le ali e le tenderemo ai raggi del nuovo sole. -Mamma un giorno anch'io dovrò filare la seta e dormire? -Mangia figlio, mangia e tieni a mente per bene le mie parole. -Le parole sono l'eredità che portiamo dentro di noi, per questo è vitale che le nuove generazioni le imparino alla perfezione. -Un giorno, filerai e poi dormirai, ma ci sveglieremo tutti insieme. -Allora torneremo in superficie e riceveremo una meravigliosa ricompensa per il nostro sforzo. -Mamma sembra un sogno bellissimo vorrei che accadesse domani. -Si caro, magari domani. Devo filare ora, non dimenticare la storia, non mi dimenticare. -Si mamma... va bene mangiare e cagare e ricordare.
  8. simone volponi

    Damnation - Notte eterna

    Titolo: Damnation - Notte eterna Autore: Simone Volponi Collana: TrueFantasy Casa editrice: Watson edizioni ISBN: 978-8887224177 Data di pubblicazione: 10/05/2018 Prezzo: 15,00 (della versione cartacea) Genere: Fantasy/Horror Pagine: 444 p., ill. , Brossura Quarta di copertina: L’inverno in Norvegia non offre grandi distrazioni, e le poche ore di luce sembrano non bastare agli abitanti di Bergen. Lo sanno bene Anders e il suo migliore amico Ingo, che cercano di spezzare la monotonia con la passione per l’horror e il metal. I due ragazzi non sanno però che presto dovranno mettere da parte i loro interessi per far posto a qualcuno di ben più strano, qualcuno che sceglie la terra dei fiordi proprio per la sua propensione alle tenebre. È così che, dopo aver assistito al misterioso incidente di un carro funebre, la loro vita si intreccia a quella di Agnes, la più bella ragazza mai vista da quelle parti, che però nasconde “tra i denti” un terribile segreto. Agnes infatti è una vampira e si trascina dietro una terrificante famiglia che si opporrà in tutti i modi al legame con i due umani. Ma neanche la terribile famiglia è al sicuro, un oscuro pericolo incombe su di loro: l’Ordine Arcano, una spietata setta di cacciatori di vampiri che minaccia la loro permanenza sulla terra. Link all'acquisto: Sito editore: http://watsonedizioni.it/prodotto/damnation-notte-eterna-simone-volponi/ IBS: https://www.ibs.it/damnation-notte-eterna-libro-simone-volponi/e/9788887224177?inventoryId=109831120 Amazon: https://www.amazon.it/Damnation-Notte-eterna-Simone-Volponi/dp/888722417X/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1527971215&sr=1-2&keywords=simone+volponi Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/simone-volponi/damnation-notte-eterna/9788887224177 Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/damnation-notte-eterna-volponi-simone/libro/9788887224177
  9. Titolo: Cuore di tufo Autore: Giuseppe Chiodi Editore: Dark Zone edizioni Pagine: 113 ISBN: 978-8899845360 Genere: Dark/ Urban fantasy Formato: cartaceo/ digitale Prezzo: cartaceo 12,90/ digitale 2,99 Trama Pietro Cimmino è proprietario di un negozio di antiquariato a Napoli. L'uomo è divorziato e ha una figlia di nome Sonia che vive tra lui e la madre, Mariangela. Pietro non ha preso bene il divorzio, è molto superstizioso e si dedica alla magia nera e alla ricerca delle sue origini che fa risalire direttamente ai gloriosi cimmeri. Le prime battute del libro ci mostrano un uomo sconfitto dalla vita reale e completamente ripiegato nella sua solitudine e nella tradizione. Dopo alcune pagine, però incontra una ragazza molto bella di nome Dafne che riaccende in lui la speranza di poter rifarsi una vita, ma che fa ingelosire la bella 'Mbriana che, nella credenza popolare napoletana, è lo spirito benevolo della casa a cui Pietro è sempre stato fedele. Per vendicarsi del tradimento, questa donna mitologica prende in ostaggio Sonia. Solo con l'aiuto del Monacello, altra figura mitologica, Pietro può salvare sua figlia ed è così che inizia il suo viaggio nel sottosuolo napoletano per trovare l'aiuto di cui ha bisogno. Contenuti Si tratta sicuramente di una storia originale, anche solo tenendo conto dell'ambientazione italiana e dell'uso di figure leggendarie napoletane. Ci sono molte scene di d'azione che ogni tanto risultano confusionarie perché veloci. Pietro affronta la solitudine, la riaffermazione di sé come persona fuori dal matrimonio e come padre e, per fare tutto questo, è disposto a credere a tutte le leggende e alle tradizioni che permeano la sua vita. Altro grande protagonista è chiaramente il folklore unito all'occulto che, nella storia, diventa la causa di tutti i mali di Pietro, ma si rivela esserne anche la salvezza. Ambientazione e personaggi I personaggi “umani” sono credibili anche se un po' stereotipati, mentre le figure della credenza popolare napoletana, che non conoscevo assolutamente, mi sarebbe piaciuto che avessero una caratterizzazione più approfondita. A mio parere sono stati dati un po' per scontato, come se la storia fosse diretta solo a un pubblico già a conoscenza di credenze di cui sarebbe stato molto interessante scoprire di più. Si tratta del Monacello, della bella 'Mbriana e della Janara che il protagonista, Pietro, visto il suo lavoro di antiquario e i suoi hobby legati a passato, occulto e credenze superstiziose, avrebbe potuto introdurre e spiegare senza risultare affatto didascalico. Per quanto riguarda le ambientazioni, sono varie e ben descritte; si parte da una Napoli odierna che poi si mescola alla leggenda e alla magia e rivela il suo volto nascosto che rimane immutato da tempi remoti. Stile e forma Sono stata messa in difficoltà dai dialoghi in dialetto napoletano che in principio ho cercato di tradurre, ma poi ho lasciato perdere. Trovo che questo sia una nota negativa del testo che avrebbe potuto beneficiare di una traduzione senza perdere niente dell'atmosfera e diventando comprensibile anche ai non napoletani. A parte lo scoglio dei dialoghi, trovo la lingua scorrevole, pulita e curata. C'è grande uso di frasi brevi e concise che mi piacciono molto e tengono benissimo il ritmo serrato e lugubre della storia. Altro elemento che mi ha soddisfatto è la struttura narrativa che rispecchia, in maniera fedelissima, il viaggio dell'eroe leggendario, ricollegandosi perfettamente alle sue tematiche. Giudizio finale Cuore di tufo è sicuramente un libro interessante e coinvolgente, ma che non mi ha convinto del tutto proprio perché mi sono sentita tagliata fuori dal pubblico a causa della mia incapacità di capire il dialetto napoletano e i riferimenti folkloristici. E questo mi è dispiaciuto molto perché ho davvero apprezzato la storia e, da amante di urban fantasy, ero entusiasta di leggere una storia made in Italy.
  10. Eleonora Zaupa - Dèvera

    Etereo amore (1600 caratteri)

    Questo è un incipit per un concorso. Avete suggerimenti? Migliorie? Grazie! Ho ventitré anni e sono qui da sempre, per quanto posso ricordare. Non credo di aver mai vissuto altrove; e sapete una cosa? Sono stanco di essere qui. Lo ero fino a prima che lei nascesse. Lei, oh, lei. La mia prima nota colorata nella mia grigia esistenza. Lei è nata nella mia casa. È cresciuta nella mia casa. Adesso ha la mia età, e l'inevitabile è accaduto. La amo. Tutta colpa della mia condizione: sono legato a questo posto e non posso andarmene. Ho tentato così tante volte di parlarle, di toccarla… ma non ci sono mai riuscito dopo il suo quinto compleanno. Quando era piccola giocavamo spesso assieme, riusciva a vedermi; mi chiamava Tommy. Sua madre le diceva che doveva smetterla e lo fece davvero, alla fine. Da quel momento ero caduto una seconda volta nel limbo. Quel limbo di solitudine che sono costretti quelli come me. I bambini sono la cosa più bella che ci possa capitare, quando si vuole della compagnia. Tuttavia, quando compiono cinque anni, torna tutto come prima. Non ricordo più il motivo per cui sono qui; adesso so solo che vivo per lei. Ricordo però il momento esatto in cui la mia vita cambiò. In cui la mia vita finì. Ero stato ucciso. Mio padre voleva bene a mia madre, così tanto che era geloso di me. Era tornato a casa zuppo di pioggia e di alcol, e imbrattò il pavimento del mio sangue. Da quel momento sono costretto in questa casa, intrappolato tra queste mura che ogni giorno mi ricordano l'ultimo giorno di vita… anche se non il motivo per cui sono ancora qui. Adesso, l'unica cosa che voglio, è dirle che l’amo. Credo di essere uno scherzo della natura… uno spirito malato. Uno spirito può amare una persona ancora viva?
  11. Argento Vivo Edizioni

    Argento Vivo Edizioni

    Nome: Argento Vivo Edizioni Generi trattati: / Modalità di invio dei manoscritti: http://www.argentovivoedizioni.it/#manoscritti Distribuzione: per il momento ci autodistribuiamo Sito web: www.argentovivoedizioni.it Facebook:https://www.facebook.com/argentovivoedizioni/ Instagram:https://www.instagram.com/argentovivoedizioni/ Twitter:https://twitter.com/ArgentoVivoEdiz Youtube:https://www.youtube.com/channel/UCy2PmAKXUJKVkZo5VdAAUDw Ciao a tutti! Sono il legale rappresentante di Argento Vivo Edizioni. La nostra è una casa editrice neonata (gennaio 2017, abbiamo il sito da pochi giorni) e... particolare: si affianca infatti a un'Academy che ha lo scopo di formare i talenti di domani attraverso corsi di scrittura creativa e giornalismo rivolti a giovani e a giovanissimi. I nostri corsi sono gratuiti e finalizzati all'esordio editoriale degli studenti dell'Academy, che seguiamo fino alla pubblicazione del loro primo romanzo o saggio. Pubblicazione a cura e a spese del marchio Argento Vivo Edizioni: siamo al 100% NO EAP, o "free" come dite su questo forum. Per informazioni sui corsi o di carattere generale potete scriverci a questo indirizzo: info@argentovivoedizioni.it. Cercheremo comunque di essere presenti sul forum per rispondere alle vostre eventuali domande. Grazie per l'attenzione e buon proseguimento.
  12. Il Palombaro

    Cuore di Tufo — Giuseppe Chiodi

    Immagine di copertina: Titolo: Cuore di Tufo Autore: Giuseppe Chiodi Casa editrice: Dark Zone edizioni ISBN: 978-8899845360 Data di pubblicazione: 19 aprile 2018 Prezzo: 12,90 Cartacea; 2,99 Digitale Genere: Dark/Urban fantasy Pagine: 113 Quarta di copertina: Ossessione, superstizione e magia nera. È il vortice in cui sprofonda Pietro Cimmino, il proprietario di un negozio di antiquariato, nel tentativo di riprendersi sua moglie. La separazione l’ha fatto impazzire; l’incontro con Dafne, studentessa beneventana, gli riaccende la fiducia in sé stesso. Ma quella misteriosa ragazza scatena la gelosia della Bella ‘Mbriana, a cui l’uomo è devoto. E quando la piccola Sonia, figlia di Pietro, viene coinvolta dalle forze oscure scoperchiate dal padre, egli varca la linea che separa la realtà dall’immaginazione, la città dal sottosuolo, per salvare lei e sé stesso. Una fiaba dark fatta di riscatto e identità. C’è solo un avvertimento di cui tener conto: non fidatevi del monacello. Link al Cartaceo Link all'Ebook Link ad Amazon Link a Ibs
  13. errelogiudice

    Claus

    Scheda: Titolo: Claus Autore: Andrea R Ciaravella Editore: CASTA EDITORE Genere: Fantasy Formato: cartaceo Prezzo: 13,50€ Data pubblicazione: Giugno 2018 Pagine: 404 Sinossi: Il viaggio di un uomo svela le sorti di un mondo che ha incontrato il proprio destino. Anno 28 F.C. il dominio dei Signori delle Città è all'apice, alla guida dell'umanità hanno scongiurato il rischio dell'estinzione e fondato il Regno protetto dall'ordine dei Runner. Claus e Free vivono nascosti ai margini della società quando un misterioso incarico li riporta in America. Forze oscure stanno muovendo le proprie pedine su una scacchiera ancora macchiata del sangue versato. Estratto: Theo si avvicinò e si inginocchiò leggendo la lettera, curioso domandò: «Proceduta 28?» «L’ultimo ordine durante la Closen War» rispose aguzzando gli occhi mentre fissava il cadavere. «Rilasciare sostanze nei viveri e nell’acqua delle truppe. Comunicare tutti gli spostamenti e i presidi.» Theo tornò in piedi sorpreso: «Durante la guerra sono stati emanati ordini simili?» «Sì. Ti ho già detto che il potere era la debolezza dell’uomo. Tutti loro» aggiunse con un tono di rabbia «sono le vittime. Chi non ha mai avuto il potere si è visto strappare tutto.» Theo osservò il cadavere, triste, notò un buco nel cranio, qualcuno gli aveva sparato. Guardò la valigetta, gli era stata attaccata una busta con un indirizzo. Claus intanto era seduto davanti al televisore e lo fissava immobile. Fee si avvicinò e lo scosse per il capo, sussultò come se fosse stato svegliato. «In teoria durante la procedura 28 avrebbero dovuto distruggere i collegamenti elettrici.» «Collegamenti elettrici?» domandò il ragazzo. «Isolamento radio, senza corrente.» Theo chiese sorpreso: «Vuoi dirmi che i vecchi collegamenti alle centrali sono ancora integri? Dopo tutti questi anni?» Fee trasalì: «Effettivamente molti collegamenti sono stati interrotti dalle città per isolare i campi.» Claus si voltò a guardarlo. «Così lontani dalla città è assurdo che ci sia ancora corrente, in un Relitto praticamente abbandonato» concluse Fee. Il buio piombò nella stanza, la tv si era spenta. Theo emise un urlo cadendo per terra, Fee si voltò e vide il viso del ragazzo terrorizzato, indicava verso la porta che era spalancata, l’uomo cercò di interrogarlo ma il ragazzo riuscì soltanto a balbettare frasi incomprensibili. Claus si alzò di scatto e uscì dalla stanza, prima che Fee riuscisse ad obbiettare sparì nell’ombra. Il ragazzo intanto era tornato in piedi, entrambi uscirono. Il corridoio era freddo e umido, la sensazione che Fee aveva solo percepito tramite Claus adesso era diventata fisica e tangibile, dalla loro bocca uscivano enormi nuvole di condensa. Cercarono Claus con lo sguardo ma non riuscirono a scorgerlo. Il ragazzo disse: «C’era una persona che ci stava fissando dalla porta.» Fee lo guardò sorpreso: «Un militare?» Theo scosse il capo e rispose: «No, era vestito come quel cadavere.» Link per l'acquisto: AMAZON Casta editore IBS
  14. Sissi77

    Delrai edizioni

    Nome: Delrai edizioni Generi trattati: romance, distopico, fantasy, erotico, retelling, steam-punk, thriller e giallo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.delraiedizioni.com/invio-manoscritti Distribuzione: Sito: http://www.delraiedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/delraiedizioni/?fref=nf Conosciuti alla fiera del libro di Torino, molto gentili... Per invio manoscritti le modalità sono indicate sul loro sito internet. I tempi di attesa per la valutazione si aggirano attorno ai 3 mesi, così mi è stato detto a voce ed è scritto anche sul sito. Casa editrice free. Qualcuno ha avuto esperienze con questa loro?
  15. Red Wind

    Death Among Us - Capitolo 1 (parte2/2)

    Commento Capitolo 1 Parte 1 -Ho bisogno di sapere una cosa- disse l'Arciera interrompendo il Conte -E' stato qualcuno di voi a organizzare questo incontro?- Gli altri tre si scambiarono occhiate sospettose, poi scossero la testa. L'Arciera li trapassò con lo sguardo uno a uno, poi, concludendo che nessuno di loro stava mentendo, digrignò i denti. -Qualcuno, quindi, qualcuno che non è tra noi, ha convocato i proprietari della Traslazione in un unico posto- disse con aria truce, dando l'impressione di aver scoperto una grave notizia. -E con ciò?- chiese l'Ombra, stufa di quel tergiversare. L'Arciera si voltò di scatto verso di lui, ancora vicino alla finestra, rabbia malcelata e disgusto le modellavano il volto. -Non ci arrivi? Ci dev'essere un motivo se l'ha fatto, e l'unico motivo plausibile è che abbia bisogno di noi, in qualche modo. Dev'essere stato un modo per farci uscire allo scoperto e poi contattarci, se così si può dire- -Allora prima ce ne andiamo, meglio è- riprese la parola il Conte. -Se la ragazza ha ragione è importante tenersi in contatto- si intromise la Donna -Adesso può sembrarvi strano, ma noi quattro siamo gli unici di cui dovremmo fidarci. La Traslazione ci appartiene e spetta solo a noi decidere che uso farne, eppure, come tutti sapete, spesso in passato è stata sfruttata da terzi per i loro scopi. L'unico modo per difendere la libertà della Traslazione è allearci, capite?- Gli sguardi degli altri non erano tutti limpidi, quindi la Donna si sentì costretta a spiegare. -La Traslazione è la forza più potente di questo mondo e attualmente è spartita tra di noi, miei cari. Nessuno può sottomettere la Traslazione, ma ognuno di noi, preso singolarmente, potrebbe essere sfruttato più facilmente di quanto pensiate. Per questo è essenziale mantenersi in contatto e allearsi, a qualunque costo: diventeremmo la potenza più grande di questo mondo- Il Conte ridacchiò. -E' una donna piuttosto ingenua se crede che ciò sia possibile. Non le hanno raccontato le favole da bambina? La Traslazione, ogni singola volta, si è autodistrutta, i membri si sono uccisi tra di loro per ottenere maggior potere...- -Quindi è vero che se uno dei membri muore il suo potere viene ridistribuito tra i restanti?- lo interruppe l'Ombra, gli occhi scuri luccicanti nella penombra del cappuccio. -Così pare- riprese il Conte -Non so chi sarà lo stolto che darà inizio alla nostra distruzione, ma so che accadrà, anche questa volta- -Non è detto! Il destino ci appartiene- sentenziò la Donna. -E' un'utopia credere che i proprietari della Traslazione possano vivere in pace- ribatté il più anziano. -Dannazione, siamo in quattro! È così impensabile mettere d'accordo quattro persone?- intervenì l'Arciera. Seguì un attimo di silenzio, in cui il Conte si rilassò appoggiando la schiena alla poltrona. Riprese a parlare con più calma, la voce compassata. -Nonostante non creda molto in questa possibilità, non vedo altra scelta se non provarci: chissà che non si riesca a ritardare la nostra fine di un poco- Gli altri annuirono. -Forse non avremmo mai dovuto incontrarci- disse l'Ombra, sospettosa -Perlomeno non avremmo avuto modo di ucciderci a vicenda- -Perché sei venuto, allora?- chiese l'Arciera, scostante. -Per curiosità- rispose invece la Donna -Come tutti- L'Angelo Nero, appollaiato su un albero di fronte alla villa, restò immobile, in ascolto. Sentiva e vedeva tutto ciò che stava accadendo nella stanza, impassibile come sempre, nonostante le informazioni di fondamentale importanza che registrava con dedizione della sua mente. La villa era scura come quella notte senza luna, eppure la sua mente era in grado ormai di vedere attraverso le sottili pareti che gli uomini costruivano per sentirsi al sicuro. La Traslazione, come nelle loro aspettative più ottimiste, era al completo, all'interno della stessa stanza. L'Angelo Nero sorrise appena nel buio, in attesa che i quattro rivelassero la loro Arte. Erano piuttosto svegli, purtroppo, ma era certa che sua sorella non avrebbe avuto difficoltà a portarli dalla propria parte: in fondo chi si sarebbe mai rifiutato di combattere contro la Morte? Ognuno, scrutando i presenti, non faceva che chiedersi quali fossero le loro Arti, ma allo stesso tempo non voleva essere il primo a rivelarsi. Le candele si consumavano inesorabilmente nella penombra della sala e nessuno ancora si azzardava ad arrivare al sodo, nessuno osava chiedere né rivelare, finché l'Ombra, sempre impaziente, non si fece avanti. -L'unico motivo per cui sono qui- disse, la testa inclinata in avanti e il volto coperto dal cappuccio -è conoscere la natura della vostra Traslazione. Quindi...- L'Arciera lo interruppe. -Non è poi così difficile indovinare la mia Arte: io uccido. L'arco è il mio miglior compagno, ma non disdegno nessuno strumento che possa essermi d'aiuto- L'intera stanza sembrò percorsa da un brivido, senza che se ne potesse individuare la precisa sorgente, in quanto tutti ostentarono indifferenza. -Quanto a me- prese la parola la Donna -vedo molte cose- -Ciò non significa niente- ribatté scocciata l'Ombra. -Vedo cose lontane, passate e presenti, e talvolta mi è concesso uno sguardo sull'avvenire. La mia Arte è la chiaroveggenza, caro- concluse sorridendo -Quanto a te?- L'Ombra esitò, si guardò intorno nervosamente come in trappola, poi buttò fuori la frase in un sospiro, come se se ne vergognasse. -Controllo l'Energia- Gli altri rimasero stupiti da una simile abilità, ma il Conte trattenne a stento un sorriso: controllare l'Energia richiedeva un controllo sovrumano della propria persona in tutte le sue parti, non per niente era una specialità degli anziani; un carattere come quello del giovane non sarebbe stato in grado di controllare un bel niente, anzi sarebbe stato un pericolo per sé stesso e per tutto ciò che lo circondava. Doveva essere dotato, però, se possedeva la Traslazione. Gli sguardi, a quel punto, si spostarono sul Conte, ancora assorto nei propri pensieri. -Io so- disse soltanto, mostrando i denti bianchissimi in un sorriso compiaciuto. -La tua Arte è... la sapienza?- chiese conferma l'Arciera. Il Conte annuì. I quattro si scrutarono, analizzando le possibilità alla luce di queste nuove informazioni, giunsero alla conclusione che ognuno di loro potesse essere parecchio pericoloso e che probabilmente era meglio tenersene il più possibile alla larga, seppur, senza un motivo preciso, in cuor suo ognuno fosse convinto della propria superiorità. -A questo punto non ci resta che dividerci e non incontrarci mai più- disse l'Ombra. -Qualcuno ci cerca: dobbiamo rimanere in contatto- affermò decisa la Donna, ribadendo quanto aveva detto in precedenza. -Come?- chiese pragmatico il Conte. -Useremo i miei corvi- rispose con ovvietà la Donna. Come a confermare le sue parole, dalla finestra socchiusa entrò un uccello nero, magnifico e lucido, che andò a posarsi sul tavolo, accanto alla padrona. -Prendete uno, porteranno per voi i messaggi- Altri tre animali entrarono frusciando lievemente, per poi avvicinarsi ai destinatari stupiti. -Tranquilli, vi seguiranno senza fatica- concluse, alzandosi. Gli altri la imitarono lentamente. L'Arciera si calò dalla finestra da cui era venuta senza aggiungere altro, il Conte e la Donna percorsero fianco a fianco i corridoi della grande villa uscendo dal portone principale, mentre l'Ombra cercò le vie più oscure e indisturbate, ognuno seguito dal nuovo messaggero personale.
  16. Luca Morandi - Aratak

    La Ruota Edizioni

    Nome: La Ruota Edizioni Generi trattati: Casa editrice generalista, ha collane per: - Romanzi di narrativa; - Fantasy; - Horror; - Antologie; - Sillogi poetiche; - Narrativa per l'infanzia Modalità di invio dei manoscritti: Inviare proposte a: proposte@laruotaedizioni.it Distribuzione: Directbook Sito: http://www.laruotaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/laruotaedizioni/
  17. Red Wind

    Death Among Us - Capitolo 2

    Commento Parte precedente (Capitolo 1 parte 2/2) L'Angelo Nero li guardò uscire, analizzandone i volti ancora un poco. Ormai conosceva le loro Arti e già immaginava quanto utili sarebbero state alla loro causa. In ogni caso, era meglio premunirsi per ogni evenienza, compresa quella di contrastarli, e il primo passo era conoscerli al meglio. Si aspettavano già qualche pericolo, purtroppo, quindi era meglio convincerli delle buone intenzioni della Regina piuttosto che forzarli. In fondo non avevano fretta: la Morte avrebbe avuto altri problemi per parecchio tempo. Nel frattempo, decise, li avrebbe incontrati tutti insieme, per illuderli di essere al sicuro. La Donna non era l'unica ad avere dei corvi messaggeri. Azzurra aprì la porta di casa con una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Non era per niente normale quell'atmosfera lugubre in piena estate, ma forse si trattava soltanto di una sua impressione. Il vialetto di casa coperto di ghiaia era usualmente sterile, ma nel prato circostante, dove coltivava spezie, erbe medicinali e qualche ortaggio, crescevano solitamente fiori spontanei. Pareva, però, che in quel momento nessuno di loro fosse in vena di sbocciare. Si incamminò verso il bosco, alla ricerca di frutta e magari di selvaggina rimasta nelle sue trappole. Il cielo era stranamente grigio da qualche giorno e al di sotto della fitta chioma degli alberi la luce scarseggiava, quel giorno era tutto anche piuttosto silenzioso. Vagando tra i grandi tronchi e i cespugli, Azzurra trovò parecchi alberi da frutto, ma perlopiù malati e striminziti: non ricordava che quell'annata fosse andata così male. In breve decise di puntare sulla carne, andando a controllare le sue trappole. Stranamente le trovò tutte piene di succulente bestie, cosa che non accadeva ormai da tempo. Non riusciva a credere che lei e la sua povera madre avrebbero avuto a disposizione tanta carne, di cui buona parte si poteva mettere via per l'inverno. Si dimenticò completamente dell'atmosfera strana che regnava quel giorno: la sua mente era tanto in giubilio che i suoi occhi vedevano tutto sotto una luce migliore. Sentì il festoso dovere di ringraziare l'Uno e di farlo per bene: sarebbe andata nella vecchia cappella abbandonata che talvolta usava per pregare, in mancanza di strutture migliori in quelle terre sperdute tra la campagna. Man mano che si addentrava nel bosco e si avvicinava al suo obbiettivo, però, sentiva un'oppressione crescente, il ritorno di quell'atmosfera funeraria che aveva notato prima. Decisa nel suo proposito, decise di continuare verso la sua meta, finché non vide la radura in cui si ergeva il piccolo edificio e con essa il tetto spiovente della cappella. Senza motivo apparente, l'angoscia la pervase e si avvicinò in fretta, appoggiò la mano destra sul portone di vernice nera scrostata, pronta ad entrare, quando sentì un rumore. C'era qualcuno all'interno dell'edificio fatiscente e improvvisamente Azzurra capì che il forte disagio che provava proveniva proprio da lì. Incapace di muoversi restò in ascolto: un pianto sommesso e terrorizzato faceva da sottofondo al rumore liquido e poi scricchiolante che aveva sentito prima. Alla bambina parve una bestia che si stesse cibando. Forse qualcuno, lì dentro, era in pericolo. La paura che l'attanagliava si trasformò in adrenalina, spingendola a scoprire che cosa stesse accadendo all'interno della cappella. Corse silenziosamente verso il lato lungo della costruzione, dove vetrate sporche scandivano lo spazio della parete annerita. L'ansia, nel momento di affacciarsi per sbirciare all'interno, era tale che Azzurra temette di morirne. Un altare bianco attirò subito la sua attenzione, facendole notare all'istante la scena che stava accadendo: una figura incappucciata e indefinibile era riversa su una carcassa insanguinata e se ne stava cibando, a qualche metro di distanza un'altra figura scura si stagliava vicino ad una ragazzina incatenata. La bambina non ebbe tempo di vedere altro, perché la prima figura alzò lo sguardo dal suo pasto, fissandola con tanta intensità da non permetterle di guardare altrove. In quel momento ebbe la certezza di morire, mentre alla sua mente sovvenivano le idee più terribili, i pensieri più angosciosi e le emozioni più atroci. Tornò a vivere soltanto quando il mostro dai lunghi denti distolse lo sguardo da lei, voltandosi a parlare con l'altra figura, sicuramente per urlargli di catturare la ragazzina. Appena la sua mente si fu schiarita da quelle ombre, Azzurra ebbe soltanto una certezza: doveva fuggire il più lontano possibile, non importava dove, e non fermarsi più. La Donna gustò la sensazione del cristallo totalmente liscio e dalla curvatura perfetta sotto ai polpastrelli. Non vi era posto dove si sentisse più a suo agio rispetto a quello che chiamava il suo studio. All'interno della grande casa dove abitava ormai soltanto con i servitori, quella stanza, nella torretta laterale dell'edificio, era la più intima ed isolata. La forma circolare, unita al tavolino rotondo che si trovava al centro della stessa, dava l'idea di una certa perfezione, e i colori scuri, associati soltanto di rado a sprazzi di rosso, creavano un effetto di morboso mistero. Era il luogo migliore dove le visioni avrebbero potuto manifestarsi, al sicuro da occhi indiscreti e attratte dalla lusinghiera preparazione che per loro era stata fatta. L'aria tremò appena, ma alla Donna bastò per capire che il momento propizio era giunto. Tuffò lo sguardo nella profondità gelatinosa della sfera di cristallo, mentre brividi le risalivano la schiena, avvertendola dell'importanza della sua prossima visione. Non aveva idea, però, che quello a cui stava per assistere sarebbe stato al di là di ogni sua immaginazione. Vide quello che ai comuni mortali è precluso osservare per più di qualche secondo: vide la Morte. Osservò ogni cosa dalla sua prospettiva esterna, vide la bambina e l'Oscuro. Non era come essere veramente lì, la Morte non poteva guardarla negli occhi come aveva fatto la con la piccola, eppure le visioni non erano mai come essere spettatori a teatro, non solo la vista era sopraffatta dall'apparizione, ma tutti i sensi ne erano inebriati. In quel caso, l'odore di sangue e morte le arrivò acre alle narici, mentre l'udito veniva straziato da quella voce, se così si poteva chiamare, che impartiva ordini di puro terrore. Quando la visione si interruppe, la Donna ebbe l'impressione di aver vissuto la fatica di mille vite in pochi secondi e il disgusto che inconsciamente la pervase, insieme allo shock, la sopraffecero totalmente. Cadde priva di sensi rovesciando lo sgabello su cui sedeva.
  18. Silverwillow

    [FdI 2018-1] Le domande ritrovate

    commento a "Il tesoro della strega" Tema 3-Il buio oltre la siepe (pregiudizio, diversità, tolleranza) Alhana badò a tenersi nascosta dietro le fronde dei cespugli. Nella radura i colpi erano cessati. Il corpo della donna araki aveva smesso di sussultare. Solo il sangue schizzato all'intorno, sull'erba stentata, indicava che un tempo quel mucchio informe di stracci e carne dalle sfumature grigie era un essere vivente. Un essere umano, per quanto diverso nell’aspetto da lei e da tutti gli altri dewari. Un fruscio accanto a lei le fece abbassare gli occhi, a incrociare quelli spalancati di Tiko. Chissà da quanto era lì, forse da prima di lei. Il bambinetto sembrava scosso, ma non aveva fiatato. Non doveva essere il primo pestaggio di un araki a cui assisteva. Col tempo ci farai l’abitudine, avrebbe voluto dirgli, ma non osava fare rumore, non finché i Protettori erano lì. In diciassette anni Alhana ne aveva visti decine di episodi del genere. Sì, col tempo ci si fa l’abitudine. I Protettori stavano lasciando la radura, trascinandosi dietro il corpo della donna. Sarebbe stato esposto sulle mura della capitale per una settimana, come monito per gli altri aspiranti fuggitivi. Gli occhi di Tiko però continuavano a fissare lei e, nelle loro profondità scure, le parve di scorgere una domanda, troppo indistinta per riuscire a trovare una voce. Alhana raccolse il suo arco da caccia e sospirò. «Va’ a casa, Tiko». Il piccolo gettò un’ultima occhiata alla radura, quindi s’infilò tra i cespugli e sparì. La domanda parve però rimanere sospesa nell’aria ancora qualche istante, mischiata all’odore acre del sangue, come una nebbia venefica. Si costrinse a muovere qualche passo e la nebbia si dissipò. Alhana aveva smesso da tempo di farsi domande. Gli araki erano inferiori e pericolosi, questo aveva stabilito il loro Governatore Supremo, insieme al resto del Conclave. E questo era ciò che ogni buon cittadino di Wryn era tenuto a pensare. Ogni problema verificatosi nella comunità, ogni furto, omicidio o stupro, si poteva sempre far risalire a un araki. Per questo quelli che fuggivano dalle riserve andavano trovati e soppressi. I Protettori erano addestrati a questo scopo, e avevano i loro sistemi per seguirne le tracce, ma i cittadini erano tenuti a contribuire e denunciare ogni avvistamento. Anni addietro, quando Alhana non era più grande di Tiko, il vecchio Yoris aveva dato rifugio a uno di loro. A lei il vecchio era sempre parso una brava persona, ma nessuno al suo villaggio ne parlava più. I resti bruciati della sua casa cominciavano solo ora a essere inghiottiti dalla vegetazione. Al tramonto, Alhana tornò verso casa, con un’unica lepre macilenta che pendeva dal suo braccio stanco. «Se le vanno a cercare» fu il commento di suo padre mentre cenavano. «Non capisco perché si ostinano a lasciare le riserve, dove sono al sicuro e fanno stare al sicuro noi». «Ho sentito che in quelle riserve hanno a stento di che mangiare» disse timidamente sua madre. «Perché, qui siamo ricchi, secondo te?» Sua madre abbassò gli occhi e riprese a servire lo stufato di lepre. Alhana mangiò in silenzio. Anche lei avrebbe preferito che stessero dov’erano, non voleva assistere di continuo a scene come quella di oggi. Se il Conclave li aveva dichiarati fuorilegge doveva esserci un motivo. Forse erano davvero pericolosi. Non solo la loro pelle aveva quella sfumatura grigia, ma i loro denti erano lunghi e affilati. E poi c’erano gli strani occhi obliqui, e quegli sguardi da animali rabbiosi... Lei non ne aveva mai conosciuti, ma aveva sentito che parlavano anche una lingua rozza e quasi incomprensibile. Il giorno seguente suo padre tornò come al solito nei campi, e lei a caccia. Se avesse fatto un buon bottino, forse l’indomani avrebbe potuto dedicarsi agli allenamenti con la spada insieme a Joss. Avevano programmato di entrare nella guardia insieme il prossimo anno. Non aveva una grande opinione dei Protettori, gli unici che aveva conosciuto erano cacciatori di araki. Ma alla capitale avevano incarichi più importanti. Un giorno forse avrebbe potuto entrare a far parte delle guardie scelte del Governatore in persona... Un fruscio sotto di sé la fece sussultare. Fu seguito da un bisbiglio, proveniente da un cespuglio di more. «Pst. Hai qualcosa da mangiare?» Alhana si chinò, sorpresa, ma per quanto si sforzasse non riusciva a vedere chi fosse. Doveva essere molto piccolo per nascondersi là in mezzo. «Chi sei?» Nessuna risposta. «Non ho niente qui con me» continuò quindi. «Perché non torni dalla tua famiglia?» «La mamma ha detto di aspettarla qui. Ma non è più tornata». La voce le era sconosciuta. Forse il bambino veniva da un villaggio vicino e si era perso nel bosco. «Se vuoi puoi venire con me al mio villaggio intanto». Nelle ombre fitte del cespuglio, le parve di vederlo scuotere la testa. Alhana si accigliò. C’era qualcosa di strano in quel bambino. «Da quanto sei qui?» chiese infine. «Da ieri. Ho mangiato tutte le more che ho trovato, ma adesso ho fame e non so quando la mamma tornerà». «Su, vieni fuori» decise lei. «Ti porto a casa con me. Possiamo cercarla dopo». Ci fu un movimento di foglie e rumore di ramoscelli spezzati. Un bambinetto di circa tre anni ne strisciò fuori, pieno di graffi e con le mani e la bocca impiastricciate di succo viola. La pelle sotto gli stracci che indossava era grigia. Gli occhi obliqui però non erano selvaggi, quanto stanchi e impauriti. Un araki. Solo il fatto di essere qui a parlare con lui poteva costarle la vita, se qualcuno l’avesse vista. Non poteva portarlo al villaggio. «Tu e tua madre eravate qui da soli?» chiese. Un cenno affermativo. I suoi pensieri erano di colpo lenti e impiegò qualche istante a capire che la madre doveva essere la donna araki del giorno prima. Aveva sentito gli inseguitori vicini, e aveva lasciato il figlio lì, per poi cercare di allontanarli da lui. «Non posso portarti con me» disse infine, a malincuore. «Ma se mi aspetti ti porterò da mangiare». Lasciò il piccolo in una grotta lungo il pendio della collina e tornò di corsa al villaggio. Alle domande stupite di sua madre, rispose che aveva dimenticato le frecce. Rubò un po’ di pane e della lepre fredda avanzata e tornò nel bosco. Nel momento in cui entrava nella grotta e la trovava vuota, udì le grida. Col cuore stretto in una morsa e le gambe rigide, seguì la loro direzione. E li vide. Erano solo in due, ma il bambino non aveva speranze di fuggire. Giaceva a terra e singhiozzava, in silenzio ora, cercando di ripararsi dai colpi con le mani minuscole. «Te l’avevo detto che anche il moccioso era qui in giro» stava dicendo uno dei due Protettori al collega. «Uccidiamolo e basta» sbuffò l’altro, prendendo il pugnale dalla cintura. «Che fretta c’è? Non pesa molto ed è facile da nascondere. Potremmo portarlo in città e venderlo. Alcuni pagano una fortuna per la pelle di araki, specie così tenera». «Che schifo» commentò l’altro. «E comunque non mi va di rischiare solo per qualche soldo in più». Il primo storse le labbra e si fece da parte per lasciare che il collega finisse il lavoro. «Mpf. Come vuoi». Alhana era ancora immobile nascosta tra le fronde, come il giorno prima. A differenza del giorno prima però, il suo arco non giaceva abbandonato a terra. Puntava l’uomo col coltello. Un istante più tardi la freccia partì e l’uomo cadde senza un grido. Mentre il collega si guardava intorno frenetico con la spada levata, lei prese in tutta calma una seconda freccia dalla faretra, la incoccò e tirò. La sua mano non tremava. Non sentì niente. Era come quando cacciava. Non lo faceva per piacere o rabbia, ma perché la sua famiglia aveva bisogno di mangiare, aveva bisogno di lei. Proprio come il bambino rannicchiato a terra. Sollevò appena la testa quando lei gli fu vicina e gli tese la mano. Alhana non poteva più restare, lo sapeva. Altri sarebbero venuti, avrebbero indagato, avrebbero capito. E il bambino non sarebbe andato lontano da solo. Nemmeno con lei, probabilmente, ma valeva la pena tentare. Mano nella mano, pelle bianca contro pelle grigia, s’infilarono tra le ombre del bosco.
  19. dfense

    EF edizioni

    Nome: EF edizioni Generi trattati: Ho taggato alcuni generi di riferimento, in quanto pubblicano anche narrativa, ma si occupano principalmente di fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.efedizioni.com/fumettisti.html Distribuzione: http://www.efedizioni.com/distributori.html Sito: http://www.efedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/efedizioni/
  20. AdStr

    Chi resta

    Chi resta Li chiamano i libratori. Sfidano le correnti d’aria che si intrecciano fra le cime, in bilico sulle nubi del Vuoto, del nulla che si perde sotto il cielo. Quella mattina ne sono arrivati cinquantasei. Di gruppi così corposi non ne transitano da quattro o cinque anni, da quando il Flusso ha iniziato a farsi incostante. Qualcuno li ha visti atterrare all’alba e ha sparso la voce per Pietracava. Ipnotizzato dalla regolarità delle tazze, Julien le asciuga più a lungo del dovuto, mentre la sua testa è presa da altro. Realizza solo in quel momento che i tre clienti all’ingresso saranno presto imitati da un seguito nutrito. A modo loro, i libratori hanno una sorta di puntualità: compaiono nei momenti meno opportuni. Julien rinuncia al piacere dell’incavo smussato e si affretta a preparare il bollitore del caffè. Le sagome gli sfilano davanti, cenni del capo e “salve” a mezza bocca, colori ingrigiti dallo sporco. Finché qualcosa non resta. Due macchie verde acqua, iridi che dal chiaro sfumano in una cornice più profonda. Julien capisce che quegli occhi sono aggrappati a lui, ma continua a concentrarsi sulle faccende da sbrigare. Si avvicinano. Non può fingere di ignorarli. «Sei tu!» Julien la osserva bene. Dodici o tredici anni, metà bambina e metà donna. «Beh, questa è una delle poche certezze che ho.» Lei lo squadra perplessa. Appoggia i gomiti sul bancone. «Ti ho sognato, sai?» Julien passa in rassegna i tavoli dove il gruppo di libratori si è spalmato. «Se vai al tuo posto, vi porto la colazione.» La ragazzina esita un momento, poi annuisce e si dirige a un tavolino per due di fronte al bancone, distante dai suoi. Lo guarda e aspetta. Travolti da stanchezza e pensieri, i libratori si scambiano poche parole e voce bassa. Julien distribuisce il caffè, il latte, biscotti e pane, il formaggio che rimane e del miele. Annuiscono per ringraziarlo, i più loquaci. Torna verso il bancone e serve l’ultima rimasta. La ragazzina non gli scolla di dosso i suoi occhi singolari. «Mi tieni compagnia?» «Ho già mangiato. E devo lavorare.» «Almeno siediti, dai.» È perplesso. In un sospiro, Julien accetta l’invito. Lei sembra avere molta fame. «Quindi mi hai sognato.» «Mhm. La notte scorsa» risponde con la bocca piena. «Anche se non ricordo il tuo nome.» «Di solito si tende a dimenticarli, i brutti sogni.» La ragazzina fa una smorfia strana, poi finisce il caffellatte. «Prima o poi mi riverrà.» «Il tuo, invece?» In quella pausa, lei lo scruta. La cornice intorno agli occhi verde acqua è un viso delicato e sporco, con capelli castani arruffati. «Karen» risponde poi. «Della Repubblica di Dansek?» chiede Julien. La ragazzina annuisce. «Bel posto. Ci sono stato.» Lei fa spallucce. Armeggia nel suo zaino malridotto ed estrae un cofanetto: tabacco e cartine. Una manciata di sigarette è già pronta. Julien la guarda con un sopracciglio alzato. «In teoria qui dentro non faccio fumare…» L’attenzione di Karen lo sfiora per un momento, mentre il fuoco del fiammifero inonda la punta della sigaretta. Gioca a fare la donna. Le prime nubi si diffondono sul tavolo. «Sai» dice Julien, «un tempo ero un libratore anch’io.» Lei prende un’altra boccata. «Il pub è tuo?» «Lo gestisco io, sì.» «È da tanto che sei qui?» «Un po’.» Dieci anni. Iniziano a essere più di un po’. «Come mio fratello. L’inverno scorso ha scelto di fermarsi. Però un giorno tornerà a volare, ha promesso.» Aveva promesso anche lui. «C’è qualcuno della tua famiglia con te, qui?» Karen scuote la testa. «Sei sola?» «Mamma non è mai partita. Papà invece…» Julien sa già cosa non riesce a dirgli. «Ha perso il Flusso.» In quell’esitare, lei torna una bambina. «La sua fede vacillava.» «Sì, immagino.» È ciò che dicono sempre quando un libratore perde la scia delle correnti e precipita nel Vuoto. Karen finisce la sigaretta, la fa cadere sul pavimento, la spegne sotto la suola dello stivale. «Non ti hanno insegnato a usare i posacenere?» Lei lo squadra, c’è perplessità. «Io sono libera. Noi siamo liberi.» Julien conosce quel tipo di libertà. Ancora una volta non aggiunge altro. Dopo aver riposto tutto nello zaino, la ragazzina gli fa cenno di seguirla fuori. Julien è restio ad assecondarla. Non capisce perché dovrebbe farlo. «Dai, seguimi!» Ma quegli occhi non accettano di essere contraddetti. L’aria è densa e opaca di nubi. Il Vuoto sta inondando le cime del suo grigio. Julien posa lo sguardo sull’agglomerato di abitazioni di Pietracava. Una colonia modesta sorta su una delle vette più modeste. Eppure lì, poggiati i piedi sul terreno, Julien si è sentito subito a casa. Un sentimento detestato dai libratori. Karen saltella davanti a lui. I suoi compagni sono ancora al pub, a bere e fumare oppio. Raggiungono la radura sul Bordo, dove sono sparsi i pochi possedimenti dei libratori atterrati quella mattina. La ragazzina raggiunge il suo equipaggiamento. «Sono le tue ali?» Lei annuisce. «Devo aggiustare due cose. Però sono belle robuste.» «Sono ali da adulto.» «Erano di mio fratello.» Fa una pausa. «E ormai sono grande anch’io, cosa credi.» Julien si avvicina alle ali per analizzarle. L’intelaiatura è in lega di titanio, leggera e resistente, comune nei modelli nuovi; le stoffe del telo pullulano di cuciture e toppe, e presto andranno sostituite. Forse in origine erano rosse. «Hai rimosso il paravento» nota. «Mi piace sentire l’aria in faccia. Percepisco meglio il Flusso» risponde lei tra ago, filo e sigaretta. Julien passa le mani sul telaio e ne valuta la tenuta. «Un bel mezzo.» Karen gli sorride. «Un libratore non perde mai il suo occhio, eh?» «Mah, non saprei.» «È così. Una volta che capisci il Flusso, la tua mente resta lì. Resta sul desiderio di arrivare alla Sorgente.» «Karen, per tredici anni ho inseguito le correnti e nutrito il sogno di vedere la Sorgente. Tredici anni ad assecondare i capricci del vento, spostamenti continui, persone viste un giorno e poi lasciate nei ricordi. Persone di cui è rimasto un segno.» Julien sospira. «Non tutti sono in grado di finire i propri giorni così.» «Però non sei mai caduto. Questo vuol dire che non hai perso la fede.» «La fede…» Lei smette di cucire. «Ed è meglio buttare via la libertà per restare in un posto così? Solo perché a volte è dura?» Julien assapora la domanda. «Non sono tanto sicuro del concetto di libertà di cui parli. Non più.» «Perché? Soltanto noi siamo davvero liberi. Non abbiamo radici, non abbiamo legami, niente stronzate come regole e orari. Facciamo quello che vogliamo sulla base di ciò che ci suggerisce il Flusso.» «Sei sicura che siano parole tue?» domanda Julien con un mezzo sorriso. Vede troppa fretta in lei. La fretta di chi non si ferma mai. «Mi tratti come una bambina. Come nel sogno.» Perché sei una bambina. Julien tiene la replica per sé. «Comunque io sto benissimo così. E raggiungerò la Sorgente.» «Hai mai incontrato qualcuno che l’ha raggiunta?» Lei attende un momento, prima di scuotere la testa. «Appunto. Neanch’io.» «Questo non c’entra niente» risponde lei più accesa. «La Sorgente esiste! Sennò perché il Flusso, eh? Perché dovrebbe spingerci e guidarci?» «Non lo so, Karen» ammette Julien. «Mi piacerebbe poterti rispondere.» Lei torna a fissarlo. «Forse capisco perché ti sei fermato.» Non si scambiano nulla per un breve lasso di tempo. Né parole né sguardi. «Si fermano in tanti, qui?» riprende Karen, ora pacata. «No. Non tanti.» Ancora silenzio. Julien indica l’ingresso del pub sfumato nella foschia. «I fiori all’ingresso. Li hai visti, no? Ne pianto uno per ogni persona da cui mi sono dovuto separare, quando ero un libratore. Di alcuni non ricordo neppure il nome. Ma il gusto dell’incontro, di una parola o di un cenno… sì, lo conserverò sempre.» «E se lo conservi, allora perché fermarsi. I ricordi li porti con te.» Julien esibisce un accenno di sorriso. Nulla di più. Karen si alza in piedi e si accende una sigaretta. «A me fanno pena quelli che si fermano e non ripartono.» «Pena, addirittura…» «Sì, pena. E anche un po’ schifo. Perché sprecano la libertà.» La finta donna presenta qualche crepa. La bambina reclama il suo posto. «Cioè… almeno credo.» Qualche decina di metri più in là un altro del gruppo di libratori è tornato a occuparsi dell’equipaggiamento. Canticchia una canzone che non si riesce a riconoscere, da quella distanza. «Li fai spesso, questi sogni?» domanda Julien. «A volte.» Karen guarda qualcosa all’orizzonte. «Sono sempre persone che si sono fermate.» Curioso. Julien non sa se crederle. «Cosa pensi che sia?» Lei allarga le braccia. «Sono sicura che se seguo il Flusso lo scoprirò. Una delle risposte che solo la fede può darmi. Magari quando raggiungerò la Sorgente.» Julien si chiede quando quegli ultimi brandelli di infanzia saranno lavati via da lei. Non vuole essere lui a farlo, e tace. «Tu quando riparti?» Julien non risponde ancora. Fissa il cielo che si apre. Lei capisce, lo si vede nei suoi occhi. Sorride, un sorriso a metà. «Mi dai una mano, almeno?» Karen agita una chiave inglese e indica le ali. Julien acconsente. Stringe il bullone, e per sicurezza anche gli altri. Percepisce il verde acqua su di lui, dietro. «Ecco qua» dice mentre si rialza. «Il tessuto è quasi andato. Ti consiglio di cambiarlo al più presto… non è solo la fede che ti tiene su.» Lei annuisce sicura. Il vento le muove i capelli sudici. «Dai, ora torno dentro.» «Poi passo a trovarti… Ah, il nome…» Karen blocca qualsiasi suggerimento. «Non dirmelo! Lo sapevo, mi verrà in mente.» Julien ride e scuote la testa. «Non ridere! Ti giuro. Mi riverrà.» Sulla scia di quella leggerezza inattesa, Julien muove i suoi passi verso il pub. Spera che perlomeno qualcuno di loro paghi. Un tempo i libratori cercavano di guadagnare qualche soldo con lavoretti occasionali, ma è un’usanza onorata sempre di meno. La notte ha rinvigorito le correnti. Rapidi come sono comparsi, i libratori hanno ripreso a sfidare il Vuoto. Julien, a debita distanza, osserva gli ultimi prendere la ricorsa e staccare i piedi dalla roccia. Karen non è tornata a salutarlo. Ci si rivede in lei. Anche se solo in parte. Il destino di chi resta è guardare la schiena di chi passa. Può darsi che davvero facciano pena, quelli come lui. Ma Julien ricorda bene tutte le volte in cui lui stesso è stato accolto dagli abitanti di una cima, nel toccare una nuova tappa. Era tutta gente rimasta. Il vento e il buio inghiottono gli ultimi contorni dei libratori. Pensa a qualcosa di adatto a lei. Forse l’ortensia.
  21. Francesca Maria Pagano

    WriteUp Site

    Nome: WriteUp Site Generi trattati: narrativa non di genere, romanzo di formazione, saggio, fantasy, manuale, letteratura per ragazzi, cucina, autoproduzione Modalità di invio dei manoscritti: http://www.writeupsite.com/pubblica.html Distribuzione: fornitura diretta alle librerie Sito: www.writeupsite.com Facebook: https://www.facebook.com/writeupsite/ Casa Editrice No Eap. Per le proposte, è possibile inviare il manoscritto in formato .doc, .rtf., .pdf all'indirizzo redazione@writeupsite.com, completo di sinossi e recapiti autore/autrice
  22. Alessandro Colella

    [MI 115] Colui che nelle profondità attende

    MI 115 Traccia di mezzogiorno: i nuovi mostri Colui che nelle profondità attende Tre settimane dopo aver superato il Capo di Buona Speranza, e dopo aver affrontato una terribile tempesta di qualche giorno, che portò in fondo al mare cinque validi marinai, il vento cadde e l'oceano si trasformò nel più calmo dei deserti. Eravamo soli, così sembrava. Soli in mezzo all'immensità, la tempesta ci aveva fatto perdere la rotta e ora eravamo immobili, non un alito di vento, non un'onda a spingerci un po' più verso nord, assolutamente niente. Il capitano Nicholas, grande lupo di mare, se ne stava la maggior parte del tempo nella sua cabina, seduto a meditare sul da farsi. Noi aspettavamo impotenti i suoi ordini. Non ci mancavano di certo le provviste e l'equipaggio rimasto era in buona salute, ma l'acqua stava lentamente finendo. La preoccupazione e la paura iniziarono a montare il ventiseiesimo giorno di bonaccia, quando un marinaio, un certo Thomas dal Galles, iniziò ad inveire contro il capitano Nicholas e contro tutta la ciurma. Venne ordinato di portarlo nelle celle sottocoperta e di lasciarlo laggiù, dimezzando le sue razioni giornaliere. Questo ci fece rigare dritto per qualche giorno, tutti noi tenevamo molto alla nostra razione di acqua. In un giorno di sole cocente, mentre io me ne stavo in disparte a pulire il ponte con uno spazzolone sudicio, venni avvicinato da un marinaio che mi era capitato di vedere un paio di volte. Era piuttosto anziano per stare in una nave con una missione come la nostra, aveva una benda nera rovinata sull'occhio sinistro e mentre mi parlava potei notare che gli mancavano quasi tutti i denti. Mi disse, avvicinandosi al mio viso e facendomi sentire il suo alito marcio, che tutto questo non era normale, era un terribile presagio, un avvertimento. Secondo lui era meglio per tutti piantarsi una sciabola in gola e finirla il prima possibile, perché quello che sarebbe avvenuto dopo sarebbe stato di gran lunga peggio della sete. Io non gli diedi troppo peso e continuai a lucidare il legno del ponte, piegato sulle ginocchia. Dieci giorni dopo il vecchio scomparve. Molti della ciurma dedussero che si era gettato in mare per farla finita, diventando cibo per gli squali. Quei dannati pescecani erano sempre pronti a divorare chi si gettava in acqua, giravano attorno alla nostra Rondine – questo era il nome della vascello – pronti ad afferrare il primo che, come il vecchietto, avesse deciso di buttarsi giù, per non dover più soffrire della sete e della terribile noia che consumava tutti. Poi, improvvisamente, gli squali andarono via. Tutti noi ci affacciammo verso il mare e notammo con grande sorpresa che le ombre scure erano scomparse, questo alzò il nostro morale almeno momentaneamente e ci permise di farci due risate. Anche il capitano sembrava leggermente sollevato, in quel momento parlava concentrato con il primo ufficiale Anderson e con il medico di bordo, un certo Williams, che una volta mi aveva fatto passare il mal di stomaco con un impacco di erbe da masticare. Venne una notte tiepida, senza stelle e senza luna. Tutti erano sottocoperta a dormire e solo io cercavo di godermi la tranquillità e il silenzio sul ponte. Sentii dei passi dietro di me e con grande sorpresa mi trovai davanti il capitano Nicholas che con il suo tricorno camminava verso di me, il volto coperto dalla barba brizzolata. - Una gran brutta situazione, vero marinaio? - Sì, signore. Voglio dire, sicuramente ne usciremo, - risposi agitato. Nicholas sorrise, ma il suo era un sorriso preoccupato, temporaneo. - Qual è il tuo nome? - Mi chiamo John Biddel, sono inglese, signore. - Molto bene, John Biddel, - sussurrò lui, togliendosi il tricorno, - sei il nuovo capitano della Rondine. A quel punto fece cadere il tricorno sul ponte e corse verso il mare, saltandoci dentro di testa. Subito corsi anche io e mi chinai ad osservare: il capitano Nicholas non nuotò e non fece nulla per evitare che i suoi abiti lo portassero giù verso le profondità del mare. Rimasi allibito e chiamai aiuto con tutto il fiato che avevo in corpo. Gran parte della ciurma si svegliò e insieme cercammo di lanciare una cima al capitano. Tutti i tentativi si dimostrarono vani, e in pochi minuti il corpo di Nicholas venne inghiottito dall'oceano. Neanche il tempo di piangerlo che l'acqua diventò scura come la notte e un forte vento si alzò, facendo volteggiare il tricorno in aria. Poi arrivò il demone. Il demone che nelle profondità attende. Una ventina dei suoi lunghi e nervosi tentacoli uscirono dall'acqua nera e si alzarono per una trentina di metri, attorno al vascello. L'equipaggio iniziò ad impazzire e molti seguirono le orme del capitano Nicholas. Altri, i più coraggiosi o forse i più stupidi, caricarono le pistole e estrassero le sciabole, e cercarono di combattere il diavolo. In un attimo i suoi tentacoli calarono sulla nave, stritolandola con la stessa facilità con cui un gatto uccide un topo. Il legno della nave esplose in un boato e la Rondine affondò rapida, diventando un altro relitto in quei mari. Io venni catapultato lontano insieme a molti altri che morirono all'impatto con l'acqua e navigai aggrappato ad un pezzo della nave per qualche giorno, poi il caso volle che venni raccolto da una nave inglese e tornai in patria, pronto a raccontare quanto avevo visto a chi voleva credermi.
  23. GM Press

    GM Press

    La GM Press, nata nel 2016, si propone di interpretare il mestiere di editore in maniera attenta, dando spazio alla qualità delle proposte editoriali e alla domanda medio-alta di quel lettore che cerca una letteratura di evasione di buon livello. GM Press intende valorizzare il libro come prodotto editoriale, esaltandone le qualità dal punto di vista del formato e del contenuto. Dà una cura particolare agli aspetti grafici e alla qualità della presentazione e progressivamente intende proporsi come un luogo aperto di buona lettura, di scrittura, di apprendimento, di dialogo, di confronto e di ricerca, nel quale vecchia e nuova letteratura, scrittori affermati e autori emergenti, possano confrontarsi, creando e diffondendo cultura. GM Press soprattutto non chiede soldi per leggere e valutare i testi. Non chiede soldi per correggerli e migliorarli. Non chiede soldi per impaginarli e per produrli, pubblicizzarli e distribuirli e non chiede neppure di acquistare delle copie.
  24. taxidriver

    Edizioni Jolly Roger

    Nome: Edizioni Jolly Roger Generi trattati: Tutti Modalità di invio dei manoscritti: alla voce "Invia manoscritti" del sito Distribuzione: non specificata Sito: http://www.edizionijollyroger.it/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniJollyRoger/ Dovrebbero essere free, visto che le persone che gli hanno dato vita sono le stesse de La Signoria editore. Il progetto editoriale sembra il medesimo (sito quasi identico, stesse collane, stessa grafica) e personalmente non so dirvi quanto sia ancora in piedi il progetto precedente. Sono stato in contatto con loro per qualche settimana, il mio romanzo era stato da loro selezionato con il precedente marchio editoriale, poi non se n'è più fatto niente. Loro sono migrati verso questo nuovo progetto e io ho trovato un altro editore.
  25. Paolina Daniele

    Redenzione La stirpe reale. Capitolo 1

    [Salve a tutti, volevo condividere con voi il primo capitolo del mio libro (non so se da regolamento si può fare, in caso contrario fatemi sapere nei commenti). Fatemi sapere cosa ne pensate, le vostre impressioni e suggerimenti (anche errori). Se avrà riscontro positivo ogni domenica pubblicherò un capitolo (tranne gli ultimi 3). Grazie a tutti per l'attenzione e buona lettura.] CAPITOLO 1 28 - 12- 1999 Francesca sgranò gli occhi all'improvviso, il rumore della pioggia che batteva incessante contro i vetri delle finestre l'aveva riportata nella gelida stanza del suo appartamento. Si alzò bruscamente e a mo' di automa si avvicinò a una di esse per dare un'occhiata al mondo esterno: là fuori sembrava scatenarsi l'apocalisse. Mancavano solo due giorni alla partenza per l'Inghilterra dove avrebbero dovuto, lei e il suo collaboratore, condurre una spedizione archeologica per conto dell'università di Roma. Peccato che ancora non era riuscita a mettersi in contatto con Andrea a causa del maltempo. Si stavano preparando da mesi e avevano organizzato tutto nei minimi dettagli: ora non poteva andare tutto in fumo per quattro gocce d'acqua e una folata di vento. Digitò il numero del suo collega sulla tastiera del cellulare pregando tra sé che la rispondesse, ma niente. “Al diavolo! Se Maometto non va dalla montagna è la montagna che va da Maometto” pensò tra sé. Mise le ultime cose nella valigia già pronta da due giorni e scese in garage. Pioggia o vento doveva avere notizie della spedizione, a qualunque costo. Quando Luca l'aveva ingaggiata per un lavoro così importante si era sentita trascinare fuori dal mondo, le parole del suo professore riecheggiavano nelle sue orecchie emettendo onde sonore ad alta intensità. Era il mese di febbraio quando Luca Umberti, professore oltre che presidente del corso di archeologia all'università la Sapienza di Roma, l'aveva convocata nel suo ufficio insieme ad Andrea, suo collega di corso e il migliore tra i ricercatori dell'università tanto che Luca stesso l'aveva nominato leader in alcune piccole missioni archeologiche svoltasi a Pompei e sotto il Colosseo. Francesca comunque non era da meno, aveva seguito Luca in tutte le sue spedizioni già dal secondo anno di università e vantava quindi molte esperienze in diversi siti archeologici sparsi per la penisola. Appena entrarono nell'ufficio di Luca i due ragazzi si accomodarono alla scrivania e trafissero il professore, piccolo, pelato e con gli occhiali, con uno sguardo straripante di curiosità: «Ragazzi... oggi è un giorno importante per voi e per me». Luca aveva cominciato con i suoi soliti giri di parole mentre i due ricercatori fremevano di curiosità: «Oggi siam...» Andrea intervenne forzando un po’ la mano; «Vai al sodo Luca, non abbiamo tutta la mattina!». L'uomo di mezz'età sorrise mostrando un'aria soddisfatta. Francesca piegò la testa di lato a mo' di domanda mentre Andrea fissava Luca con una linea dura, stava impazzendo. Sapeva che quando il professore ci girava intorno la spedizione cominciava a farsi importante, doveva trattarsi di un reperto archeologico con un valore rilevante, forse inestimabile, altrimenti li avrebbe già liquidati con indirizzi, soldi e biglietto aereo qualora fosse stato necessario. Dopo un interminabile gioco di sguardi a metà tra apprensione e attesa Luca si decise a rivelare il segreto. «Ragazzi miei il Santo Graal è il nostro obbiettivo!». Il suo tono divenne stridulo e pieno di orgoglio, assumendo un venatura solenne non appena pronunciò la parola "Santo Graal", Francesca dilatò i timpani al massimo, temendo di non aver sentito bene e Andrea sobbalzò dalla poltroncina. «Cazzo! il Santo Graal!». Queste furono le uniche parole che riempirono il piccolo ufficio universitario. Fu ancora Luca a rompere il ghiaccio dopo qualche minuto di silenzio, come se i tre stessero onorando la sacralità del compito che li aspettava. Il professore diede loro indicazioni sulla prassi del viaggio: la spedizione avrebbe avuto luogo nella contea di Glastonbury, nel Somerset, regione inglese che avrebbero dovuto raggiungere tra due giorni. Il tutto doveva restare segreto quindi nessun altro si sarebbe aggiunto alla missione a parte i servizi segreti italiani associati alla Royal air force inglese. I due governi, italiano e inglese, avevano stipulato un accordo di riservatezza riguardo alla ricerca che gli archeologi romani si apprestavano a compiere. Solo il reverendo della chiesa di San Giovanni Battista a Glastonbury era stato messo al corrente perché li avrebbe ospitati all'interno della chiesa, e il presidente degli Stati Uniti d'America che aveva dato il suo consenso e la sua benedizione alla spedizione archeologica a patto che venisse informato sui progressi delle ricerche in tempo reale. Il tutto assumeva la forma di un accordo segreto di stampo internazionale che avrebbe portato la Sapienza alla gloria. Francesca saltò in macchina e ingranò la marcia. Non riusciva a smettere di pensare al grande compito che l'aspettava, al Sacro Graal. La leggenda narrava che il calice contenente il sangue di Cristo crocifisso venne lasciato da Giuseppe d'Arimatea nella valle di Avalon, l'isola incantata dove fu forgiata la spada di Excalibur e dove re Artù fu condotto dopo essere stato ferito a morte nella sua ultima battaglia. Qui, il leggendario sovrano trascorse un tempo lunghissimo durante il quale fata Morgana l'avrebbe curato per poter poi ritornare in seguito dai suoi cavalieri. Francesca si sentì vibrare al solo pensiero, tuttavia non doveva lasciarsi influenzare dal fascino leggendario della vicenda. Il suo obiettivo era quello di ritrovare un reperto archeologico ricercato da secoli e agognato da molti di cui ogni traccia sembrava sparita nel nulla. Il tronco di un albero enorme che occupava quasi tutta la strada la spinse a frenare improvvisamente, riportandola, con uno scatto in avanti, alla realtà. Le gomme dell'auto slittarono sull'asfalto bagnato e il vento spingeva la macchina di lato, verso sinistra: per poco non perse il controllo del veicolo. Dopo essere rimasta ferma per un quarto d'ora con il motore spento, rimuginando e imprecando su quanto fosse stata stupida a lasciare il suo appartamento con un uragano in atto, decise di ripartire e con andamento decisamente lento riuscì a raggiungere l'appartamento di Andrea sito dall'altra parte della città. Corse al portone d'ingresso del palazzo dove viveva Andrea e suonò più volte il citofono; una voce femminile rispose dall'altro capo della cornetta. «Può aprirmi per favore?» disse lei dopo aver spiegato alla donna il motivo della sua visita. «Cerco il signor Andrea Altavilla». Appena la sconosciuta udì quel nome aprì il portone dando modo a Francesca di intrufolarsi all'interno, in un luogo asciutto. Si rese conto solo in un secondo momento che la proprietaria della voce che l'aveva risposta al citofono era scomparsa nel nulla. Salì le scale di corsa, con i vestiti bagnati fradici e i brividi di freddo che le percorrevano la spina dorsale: se non si fosse subito asciugata avrebbe preso sicuramente l'influenza. Bussò alla porta ritrovandosi, dopo qualche istante, di fronte a due grandi occhi azzurri che la invitavano ad entrare. Al pian terreno intanto una luce accecante inondò l'intero palazzo. Lampi di luce folgorante fuoriuscirono dalle finestre che durante le giornate di sole illuminavano i pianerottoli e le scale che permettevano l'accesso ai diversi appartamenti. Una figura celestiale apparve dal nulla di fronte alla donna misteriosa che aveva aperto la porta a Francesca, era candida e avvolta da un alone luminoso, abbagliante «Lei è arrivata». Anael, Arcangelo dell'armonia e della bellezza, diede a Gabriele la lieta novella mentre l'Arcangelo messaggero la fissava con aria austera, anche la donna aveva mutato le sue sembianze e spalancato larghe ali candide che ombreggiavano sulle pareti a causa della scia luminosa in cui era avviluppata. «Bene... adesso puoi lasciare questo corpo sorella e ritornare alla nostra umile dimora!». Entrambi svanirono nel nulla, solo un giglio bianco giaceva sul pavimento. Andrea invitò Francesca ad entrare, la costrinse ad indossare una delle sue tute da ginnastica e le diede una tazza di caffè fumante per farla riscaldare un po’. «Scusa il disturbo Andrea... ma non riuscivo a rintracciarti, le linee telefoniche devono essere intasate e siccome volevo avere notizie della spedizione...» affermò mentre sorseggiava il suo caffè bollente, crogiolandosi nel tessuto caldo della tuta di lui, il ragazzo agitò le mani in segno di disapprovazione, poi le dedicò un sorriso ampio e cordiale. «Non essere sciocca! Tu non disturbi mai... perché ti fai tutti questi problemi? Credevo avessimo un rapporto più confidenziale noi due...» lei sgranò gli occhi confusa e indietreggiò la testa di qualche millimetro aderendo completamente allo schienale del comodo divano in pelle che arredava il soggiorno di Andrea. “Più confidenziale?!”. “Ma quale confidenziale?”. Andrea era stato insensibile con lei. Al primo anno di università aveva avuto una relazione con lui, Francesca si era innamorata perdutamente. Amava tutto di lui, i suoi modi di fare, i suoi interessi per la storia e l'archeologia. Insieme condividevano tante passioni, come quelle per la poesia e per la musica. Lui si era mostrato l'uomo perfetto, quello che si incontra solo leggendo i romanzi rosa o guardando qualche film romantico alla tv. Si era illusa di essere la donna più fortunata del mondo, che lui fosse quello giusto, aveva persino immaginato una famiglia e dei figli con lui, peccato però che si era rivelato un essere spregevole, un verme schifoso, un idiota matricolato. Francesca non riusciva ancora oggi a definirlo con un aggettivo consono al suo comportamento. Un pomeriggio infatti, al ritorno dall'università, lo trovò a letto con un'altra donna. Il mondo le crollò addosso, la terra cominciò a tremarle sotto i piedi e una valanga di lacrime le solcò il volto. Appena lui la vide scattò in piedi e cominciò a sbraitare contro la sua amante. Blaterava cose senza senso, come il fatto di essere stato vittima di un inganno, che qualcuno gli aveva fatto un incantesimo o una fattura, che non ricordava nulla di quel pomeriggio e cose del genere. Francesca ovviamente non lo prese sul serio, sapeva che le sue erano solo scuse e che era solo un donnaiolo. Lo cacciò di casa e lo evitò per due anni, fino a quando non se lo ritrovò come collega di lavoro l'anno precedente. «Stai un po’ meglio ora?» la voce di lui sgretolò i suoi pensieri. «Si grazie... tu piuttosto...come stai?». Lui le lanciò un'occhiata stupita, non si aspettava quella domanda e si accigliò subito dopo, aveva la medesima espressione del giorno in cui l'aveva cacciato di casa. Il dolore che le aveva lasciato era stato così grande da toglierle la fiducia in tutti gli uomini. Andrea era stato infatti il suo ultimo amore, dopo di lui si era buttata a capofitto sul lavoro. Gli uomini per lei erano solo un fardello, un peso che opprimeva la vita di qualunque donna ne avesse uno e l'amore era soltanto una chimera, una futile illusione che svaniva non appena il Don Giovanni di turno riusciva nell'intendo di portarsi la malcapitata a letto. Questa visione cinica della vita l'aveva aiutata ad andare avanti e l'avrebbe aiutata ancora. Nessun uomo si meritava il suo amore, tanto meno Andrea, l'artefice del suo dolore, nessun uomo si meritava un tono più confidenziale, punto. Andrea la portò alla realtà ancora una volta. «Ho sentito Luca due giorni fa... mi ha comunicato che non può partecipare alla spedizione...sembra che sua moglie si senta molto male ma non ho osato chiedere oltre». Francesca emanò un sussulto. «Ha deciso di affidare a me il comando della spedizione... ovviamente con il tuo supporto e quello di un'altra persona di fiducia». La ragazza rimase stupefatta, era convinta che la missione fosse vincolata da un trattato di riservatezza, lei stessa aveva dovuto firmare un documento dove dichiarava che qualunque fuga di notizie da parte sua sarebbe stata sanzionata con una pena che andava dai tre ai cinque anni di carcere. Andrea continuò «Mio fratello Paolo». “Suo fratello?!”. Era a conoscenza del fatto che Andrea avesse un fratello, quando stavano insieme gli parlava spesso di lui, anche se non l'aveva mai visto perché studiava all'estero, in America. Sapeva che Paolo era di otto anni più grande di loro, che si era laureato con il massimo dei voti all'università di Harvard nella loro stessa facoltà e che già aveva lavorato a diverse spedizioni archeologiche in Africa e in America meridionale, a pensarci bene lui sarebbe stato più qualificato per assumere il comando della loro missione. «Anche lui è stato esaminato attentamente dalla commissione ed è stato sottoposto al contratto di riservatezza questa mattina stessa». Lei annuì esterrefatta. “Magnifico! Adesso invece di un Altavilla, ne avrebbe avuto tra i piedi due”. «Spero che per te non sia un problema!». Andrea la guardava ansioso, come se il suo giudizio fosse più importante di quello della commissione, lei scosse la testa e sospirò profondamente, rassegnata. «No... non c'è problema... tanto io non avevo candidati, e poi tuo fratello sembra molto qualificato per svolgere questo compito!». Lui annuì entusiasta, ma lei arrossì immediatamente rendendosi conto di essere entrata su un terreno pericoloso: Andrea non aveva menzionato in quella sede i titoli del fratello ma gli parlava spesso di Paolo durante la loro relazione. «Cosa c'è?» le domandò lui avvicinando la mano al viso di lei nel tentativo di sfiorarla con una carezza. «Niente!» affermò Francesca scansandosi da lui. Si avvicinò alla finestra per vedere le condizioni climatiche: la situazione era davvero allarmante. Andrea la guardò confuso. Aveva capito perfettamente che lei non voleva averci niente a che fare con lui per quanto riguardava il livello sentimentale. Anche lui però aveva sofferto tanto quando si erano lasciati, aveva cercato di convincerla in tutti i modi che non centrava niente con quello che era successo quel maledetto giorno, che ancora oggi non ricordava nulla dell'accaduto, ma lei non aveva voluto sentire ragioni. All'epoca lo buttò fuori di casa, sconvolta, oggi non gli permetteva nessun altro approccio oltre a quello lavorativo. «Quando conoscerò tuo fratello?». L'ultima cosa che ricordava era quella di essersi addormentato sul suo letto, ed era anche solo, quindi non riusciva proprio a capire da dove fosse saltata fuori quella donna… «Andrea!». La voce di Francesca risuonò nelle sue orecchie. «Scusami... avevo la testa altrove... dimmi» disse divertito mentre lei sbuffava spazientita. «Ti ho chiesto quando conoscerò tuo fratello!». La ragazza capì che forse era stato uno sbaglio raggiungere Andrea a casa sua, forse sarebbe stato meglio aspettare di riuscire a rintracciarlo telefonicamente, ma la cosa che più la preoccupava era il tempo, la pioggia cominciava ad intensificarsi e il vento a vibrare più forte di quella mattina, temeva di restare bloccata lì dentro. «Paolo sarà qui a momenti, è arrivato in Italia ieri e stamattina alle nove ha affrontato la commissione... spero ci porti buone notizie!». Anche lei cominciava a sperare, odiava l'idea di dover passare una notte da sola con lui, per non parlare poi della spedizione, avrebbe passato diversi mesi insieme a lui, soli, in un luogo sconosciuto... “No!”. Un urlo interiore si sprigionò dentro di lei. «No!». Andrea sussultò per lo spavento. “Oh oh... forse l'urlo non era stato solo interiore”. «No... che cosa?» domandò attonito. Lei sospirò profondamente. «No... non può non passare, deve farcela assolutamente, abbiamo bisogno almeno di un'altra persona!» affermò cercando di motivare alla meglio quel no istintivo che aveva penetrato i timpani del suo interlocutore. Lui annuì con convinzione. «Certo!». La sua attenzione fu colta da una cartellina che Andrea teneva tra le mani, doveva averla presa mentre guardava fuori dalla finestra perché non l'aveva visto fare alcun movimento precedentemente, l'aprì, e tirò fuori un pezzo di carta che le porse immediatamente. «Tieni, questo è il tuo biglietto aereo...mettilo da parte!» e chiuse la cartellina mentre lei infilava il biglietto nella borsetta. «Bene...sarà meglio che vada allora... ci vediamo dopodomani all'aeroporto». Andrea la bloccò afferrandole il braccio… «Dove credi di andare?» le chiese, il tono era serio , la mascella contratta. «Ritorno a casa...» sussurrò lei con un filo di voce. Riuscì a sentire il contatto della sua mano sotto la stoffa della pesante felpa, mentre il cuore palpitava a scatti nel suo petto «Dove credi di andare?» ripeté lui realmente preoccupato «Non vedi che c'è l'inferno là fuori?». Lei strinse i pugni e si svincolò dalla sua presa. «Smettila!» sbraitò. Non voleva rimanere lì. «Io devo ritornare a casa mia!» affermò abbassando il volume della voce, forse stava urlando un po’ troppo. Non era sicuro che sarebbe rimasta lì quella notte, non era certa che Andrea intendesse questo, probabilmente voleva solo che il tempo migliorasse prima che lei ritornasse a casa sua. «Non ti muovi di qui! almeno finché il tempo non migliora!». Ecco erano giunti a una decisione, almeno lui aveva preso la sua di decisione. Francesca abbassò lo sguardo rassegnata e si lasciò cadere sulla poltrona. «Non temere, non voglio mangiarti!» la schernì lui decisamente più tranquillo ora «E poi anche se volessi non potrei, c'è un testimone!». Francesca sbatté le palpebre confusa. “Un testimone?”. «Paolo» intervenne lui prontamente. “Paolo”. Almeno aveva la certezza che non sarebbero rimasti soli ancora per molto. «Mettiti comoda...vado a prepararti una stanza!». Appena lui lasciò la stanza Francesca sentì una sensazione di disagio, non era però un disagio dovuto al luogo dove si trovava in quel momento, ma una sensazione più forte, di estraneità da quel mondo là fuori che pur la conteneva, un disagio che proveniva da dentro e che l'avrebbe fatta sentire fuori posto dovunque e in qualunque momento. L'eco di alcuni rumori provenienti dall'altra camera riportò la sua attenzione a un livello di guardia, rivelandole il presente. Si accorse, sorprendendosi, che il televisore era acceso e che buttava nell'aria parole non percepite dai suoi sensi fino a quel momento. Andrea le stava preparando una stanza in caso lei fosse rimasta bloccata in casa sua dal cattivo tempo, non riusciva ancora a crederci. Se solo una settimana fa le avessero detto che avrebbe dormito con Andrea per una notte intera sarebbe scoppiata a ridere di gusto incredula, ma ora era lì. “Cosa poteva fare?”. Si strinse nelle spalle e diede uno sguardo all'appartamento notandone la grandezza spropositata per ospitare una sola persona. All'entrata vi era un soggiorno molto grande arredato in stile moderno con un piccolo tavolino di vetro al centro della camera circondato da un enorme divano di pelle bianca e due poltrone della stessa tinta. Un grande televisore padroneggiava la scena e una vetrina piena di bicchieri e piattini di cristallo era abbandonata in un angoletto della stanza sola soletta. Dal soggiorno partiva un lungo corridoio che portava a quattro stanze, Francesca non aveva idea di quali stanze fossero, mentre una porta frontale, aperta, lasciava intravedere la cucina sempre arredata in stile moderno. “Chissà quanto pagava d'affitto? O forse era un appartamento di famiglia?”. Il suo, un monolocale al centro della città, era molto caro. Tuttavia era stata felice della scelta, anche perché era sola, non aveva nessuno con cui condividere una casa così spaziosa. Francesca era una ragazza di periferia. Aveva vissuto in Calabria da piccola, con i suoi genitori, un posto per lei meraviglioso e pieno di ricordi che aveva dovuto lasciare all'età di dieci anni, quando i suoi genitori persero la vita in un incidente d'auto. Fu allora che sua zia Clara, la sorella minore di sua madre, non sposata e quindi senza figli, aveva deciso di prenderla in adozione e portarla con sé a Roma dove lavorava. Lei era molto grata a sua zia, le doveva molto e la considerava come una seconda madre. Ricordò il momento triste che seguì la partenza dalla Calabria. Aveva pianto per giorni, per i suoi amici, per sua nonna, che aveva lasciato all'improvviso, per i suoi genitori, che non sarebbero più ritornati. Ma Clara non si era persa d'animo e aveva cercato di risollevarla in ogni modo possibile. Le era davvero grata. Ora sua zia era in pensione e viveva fuori città, nella piccola casetta dove l'aveva allevata con amore e pazienza. Le mancava molto anche se era andata a farle visita solo una settimana prima per comunicarle del suo viaggio in l'Inghilterra. La donna si era mostrata felicissima per lei e per i suoi progressi lavorativi anche se gli occhi lucidi lasciavano trasparire una vena di tristezza. «Non so per quanto tempo resterò in Inghilterra zia...il lavoro è importante...ma ti prometto che appena ritorno verrò subito a trovarti». Lei annuì tristemente e l'abbracciò. «Ti aspetto sempre qui tesoro mio...questa è casa tua...soprattutto casa tua». Si strinsero un'ultima volta e poi si salutarono definitivamente. Sulla via del ritorno le lacrime non smisero per un attimo di sgorgare dai suoi occhi. Sapeva che non era un addio, ma il fatto di starle lontano per molto tempo aveva suscitato in lei una disperazione infinita. Non era un addio, ma ciò le era sembrato, come se non avesse avuto più occasione di rivederla. Il suono del campanello s'insinuò tra i suoi pensieri. Asciugò le lacrime scese involontariamente sulla sua guancia con un dito e dopo essersi data un contegno andò ad aprire la porta. Due grandi occhi verdi si fissarono nei suoi per un lungo istante mentre il resto del mondo scomparve risucchiato da una luminosa nebbia bianca.
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