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Trovato 50 risultati

  1. [Sfida 83] Il mio creatore (2/2)

    Commento <<< Parte prima Note: Il Grifone nero: Il mio creatore Parte seconda Cammino davanti a Victor, mentre le fiamme scoppiettano alle mie spalle e un altro lampo illumina a giorno la stanza. Sospiro. Non volevo… arrivare a questo. «Rhak’ar no Yòkum, io ti evoco!» Il nome del demone dell’ombra riecheggia nella stanza. Un nome proibito e pericoloso; non è la prima volta che lo pronuncio. Cade il silenzio più totale: il fuoco brucia ma non scoppietta. La tempesta ammutolisce. Le gocce d’acqua all’esterno rimangono sospese nell’aria e un fulmine appena caduto diventa un fermo immagine alla finestra. Le ombre nella stanza prendono forza e si espandono. Una voce sale dall’oscurità, priva di sostanza ma più potente e perentoria di qualsiasi tuono. «Ancora tu. Vuoi altro potere? O forse vuoi chiedermi di riportare indietro la dolce Kirin? Non ti piacerebbe il risultato. No, lo sai bene… cosa vuoi, dunque? C’è un prezzo, piccolo uomo… dovrai-» «Taci! So benissimo qual è il prezzo e ho poco tempo da perdere. Fai quello che devi, poi prendi possesso della mente del cadavere e dimmi dov’è Lui.» Una risata tetra e profonda rimbomba nella sala e il terrore invade il mio cuore. «Mi divertirò molto con te, quando morirai.» Rhak’ar no Yòkum non dimenticherà la mia insolenza. Farò i conti con lui a tempo debito. Spezza quel che rimane della mia anima e ne gusta il sapore. Se ne ciba. Serro la mascella finché posso. Poi urlo. I denti aguzzi della sua magia fanno a brandelli parti di me; il dolore fisico è ben poca cosa rispetto a quello che sento… dentro. Parte della mia umanità scivola via. Quando ha finito mi ritrovo a terra, tremante, con le spalle al focolare. Guardo il cadavere di Victor. Le vene sul suo viso diventano viola e gli occhi si spalancano. Sono completamente neri. «Colui che cerchi recupera le forze al secondo piano dell’ala est del palazzo dell’Ordine dei Cerusici dell’Alta fiamma. Una volta morto, mi dovrai spiegare perché a voi piccoli uomini piace darvi definizioni così altisonanti.» Mi rizzo a sedere nel tentativo di calmare il tremore. «A un prezzo ulteriore, potrei distruggere le loro difese e…» «Vattene» dico irato, con un ringhio a sottolineare l’esortazione e una smorfia di dolore sul volto. «Avrai l’eternità per tormentarmi.» Gli occhi di Victor rimangono spalancati, ma tornano vitrei. Arriva il tuono. La pioggia riprende a battere sul tetto. Esco dalla casupola e mi ritrovo nel prato dell’isola sospesa. Il grifone nero mi guarda contrariato e grida il suo disappunto alla tempesta. Mi avvicino e gli salgo in groppa. «Andiamo a ovest.» Spicca il volo. Attivo uno scudo magico per proteggerci dalla tempesta e veniamo racchiusi in una bolla di magia trasparente e bluastra. L’isola sospesa è molto piccola e ben presto ci ritroviamo oltre i suoi limiti. Dietro di noi, la casupola di Victor prende fuoco. Il grifone comincia la picchiata verso le brulle Terre dell’Ovest. Il viaggio dura quattro giorni. Alla fine, superiamo il piccolo villaggio di Sùr, il più vicino all’Ordine dei Cerusici. Sorge sulle sponde del fiume omonimo ed è qui che ho conosciuto Kirin. Guardo il grosso ponte di pietra che unisce le due parti del villaggio, illuminato dalle torce durante la notte. Fu lì che ci baciammo per la prima volta. Volo sulla via principale, così che ci vedano tutti. Riconosceranno subito il piumaggio scuro del grifone e la sagoma nera. Nera, come l’Ombra sulla sua groppa. Lui deve sapere. Deve sapere che sto arrivando. Il giorno dopo vedo il palazzo. Ci fermiamo su una collina non molto lontano e ci nascondiamo tra gli alberi. Guardo l’edificio: è completamente di pietra, somiglia a un castello ma non ha torri. Non appena cala il buio, preparo un incantesimo di protezione per il grifone; è il più potente che conosca e lo difenderà da frecce e giavellotti. Lo userò come diversivo. Affronto l’ultimo tratto di strada a piedi, nascosto dall’oscurità. I miei poteri mi consentono di muovermi come un’ombra, pressoché invisibile nella notte. Quando sento il grifone nero che spicca il volo e si avvicina al palazzo, sono quasi alle sue porte. Mi fermo al limite della luce irradiata dalle torce all’entrata principale. Alcune guardie del perimetro si armano di arco e frecce e corrono sul lato del palazzo, a dar la caccia al grifone che cerca di attirarne il più possibile lontano. Cinque rimangono nervosamente a pattugliare i dintorni. Riprendo forma corporea, estraggo due pugnali da lancio e ne ammanto la lama con un incantesimo perforante. Uccido le prime due guardie contemporaneamente; il metallo dell’elmo si scioglie a causa della magia. Le altre tre si rendono conto di quello che è successo con tempi di reazione diversi. La terza attacca senza alcuna cautela. Balzo all’indietro ed estraggo la spada. In un paio di scambi è morto. Gli altri due sembrano più esperti, meno avventati. Si mettono in guardia e attendono. Attacco io per primo ma sanno combattere bene, si danno man forte e sembrano un uomo solo. Sono costretto a usare i poteri che mi ha fornito Rhak’ar no Yòkum. Guardo l’ombra proiettata dalle torce di uno di loro; allungo il braccio verso di essa e chiudo la mano a pugno. L’ombra si paralizza all’istante e così fa il suo portatore. Gli taglio la gola, poi paro l’attacco del compagno e lo infilzo. Tra me e il portone non c’è più nessuno. Lo sfondo con un calcio, potenziando l’arto con la magia. L’ambiente è spartano: una sala centrale e due rampe di scale sui lati, con pochi arazzi alle pareti. Due torce rischiarano l’ambiente, le prendo e le getto fuori. Adesso che l’oscurità è completa, divento intangibile e mi nascondo nell’ombra. Ala est, secondo piano. È quello che mi ha detto Rhak’ar no Yòkum ed è lì che arrivo. Ci sono diverse stanze nel corridoio e non ho idea di dove si trovi Lui. Faccio appena in tempo a pensarlo che vedo due guardie ferme dinanzi una porta. Idioti. Prendo forma tangibile a metà corridoio perché il resto è illuminato. Uso di nuovo la magia dell’ombra e blocco uno di loro. Gli incanti mi stanno prosciugando le forze, ma devo fare in fretta e quello è l’unico modo. «Fermi!» Una voce dall’interno, ovattata. La sua. «Kim, Vargo! Non attaccate. Non morite per me, non è necessario. Lasciatelo passare.» I due uomini si guardano, indecisi. «Fate come vi ho detto!» Guardano me. «E se è rimasto un briciolo di compassione nel tuo cuore, lasciali andare.» Non mi importa niente della vita o della morte di quegli uomini, ma di lasciarli andare non se ne parla. Mi avvicino rinfoderando la spada, così che pensino che voglia risparmiarli. Loro fanno lo stesso e mi lasciano lo spazio per entrare. All’ultimo momento estraggo altri due pugnali da lancio e glieli ficco nella gola. Lascio che il loro sangue lordi le pietre del pavimento mentre apro la porta. Lui è disteso nel letto, con la coperta a coprirgli le gambe. Un’Alta fiamma magica, verde e risanatrice, illumina la stanza e aiuta la sua guarigione. È messo male. «Non dovevi» dice, e il mio cuore comincia a battere all’impazzata dalla rabbia. I suoi occhi azzurri mi giudicano e disprezzano. «Li raggiungerai tra poco» ribatto. «Mi ucciderai mentre non posso nemmeno provare a combatterti?» il suo volto sottile è stanco. I capelli biondi e lunghi sono scarmigliati. «Che ti aspettavi? Un’ultima epica battaglia? Spirerai nel letto di questo dannato castello col tuo piscio a lordarti le brache. E voglio che pensi al volto di Kirin fino all’ultimo. Che mi guardi negli occhi mentre muori.» Mi avvicino e poggio la punta della spada sul suo petto. «Il tuo cuore è diventato nero.» «Ti sbagli; non ho più un cuore. Me l’hai portato via.» «Hai ucciso decine di persone per arrivare fin qui e hai corrotto la tua anima fino allo stremo. Ti sentirai meglio, dopo avermi ucciso? Sarai solo male… male puro.» «Dici? Chi è il vero cattivo? Io, che ho ucciso senza limiti, compiuto azioni inumane e corrotto l’anima… o tu, che con quell’atto mi hai creato?» «Non l’ho lasciata morire per niente. Avrei voluto morire al posto suo.» «L’avrei voluto anch’io. Guardami.» Non ha paura. Negli occhi gli leggo solo tristezza, pietà e rassegnazione. Affondo la lama nel mio creatore.
  2. [Sfida 83] Le origini dello specchio (2/2)

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26485-sfida-82-1-di-8-fly-me-to-the-moon/ L’erede al trono dei Cirri arretra, mentre un manipolo compatto di arpie si dirige verso di lui. Si volta: dietro di sé ha il vuoto. Se la caduta sulla Terra da Grande Nuvola è stata attenuata dalla magia di Urgain, questa volta non sarà lo stesso. Jamaq guarda a destra: Karima è paralizzata e osserva inerme la reazione violenta delle sorelle. A sinistra un paio di tizzoni ardenti se ne stanno incrociati sotto un grosso paiolo di rame. L’uomo gira un’ultima volta la testa verso il burrone e capisce di essere spacciato. Voleva convincere Karima con le buone ad accompagnarlo in volo a Grande Nuvola, ma ormai non c’è altra scelta. La vendetta nei confronti di Urgain deve passare per una scottante bruciatura e per una minaccia. Jamaq si tuffa a terra e correndo con tutti e quattro gli arti arriva al pentolone. Stringe i denti e afferra nella mano destra uno dei due tizzoni. La pelle del palmo si ustiona all’istante e il cirro urla di dolore. Scatta di nuovo in piedi e punta la rudimentale arma verso due arpie che tentano di attaccarlo. Quelle si avvicinano, ma il legno infuocato passa pericolosamente vicino alle piume delle zampe e Jamaq riesce a tenerle lontane. Con un paio di balzi l’uomo è da Kamira: la stringe a sé e con la mano destra le posiziona il tizzone sotto al mento. «Provate solo a toccarmi e il bel visino di vostra sorella verrà sfigurato per sempre.» Le donne uccello ringhiano all’indirizzo del cirro, che sente una vampata di calore montargli dietro la nuca. Non sa quanto durerà l’effetto del ricatto e ha bisogno di una via di fuga immediata. «Non ti farò del male, te lo giuro. Ma portami via da qui» sussurra nell’orecchio di Kamira, che piange in modo copioso. «Non avrei dovuto aiutarti, uomo caduto dal cielo. Non sei il principe che credevo.» «Voliamo via da qui, al mio tre, ok?» «Non lo so.» Le donne uccello mostrano le lingue biforcute e le fanno schioccare. L’aria nel nido sta diventando incandescente. Jamaq avvicina il tizzone di un paio di centimetri al mento di Kamira. È la mossa decisiva. L’arpia si volta e lo prende per le ascelle spiccando il volo, un secondo prima che le sorelle sferrino l’attacco. «Non so dove andare!» grida Kamira, facendo battere le ali nel cielo. «Vai su, dritta!» le urla di rimando Jamaq. Sta per tornare a Grande Nuvola. L’esilio è durato molto meno di quanto pensasse. Due pesanti stivali neri affondano a ogni passo nella coltre spumosa della nuvola. L’uomo tiene una picca in posizione eretta, con il manico schiacciato contro la parte destra del petto. Fa avanti e indietro: la marcia è ragionata e ritmica, lo sguardo fisso davanti a sé. Si accorge del braccio che gli stringe il collo da dietro, quando sulle guance ha già delle sfumature bluastre. La picca gli scivola dalla mano e Jamaq Ha’qart gliela infila nella nuca, facendola sbucare da davanti, attraverso il pomo d’Adamo. La bocca della guardia cumulonemba si riempie di sangue rosso gorgogliante, poi l’uomo cade a terra e il cirro sfila l’arma. «Ok, adesso posso farmi valere in combattimento. Non fare scherzi, perché finiresti allo stesso modo» dice Jamaq a Kamira, indicando il cadavere sul pavimento bianco. L’arpia ha i capelli incollati alla fronte e gli occhi sgranati: il lungo volo l’ha sfibrata e l’uccisione barbara della guardia l’ha scioccata. Apre la bocca per manifestare il proprio disappunto, ma prima che possa dire una sola parola, cade a terra sulle ginocchia: una picca cumulonemba le ha attraversato la testa da parte a parte e dalla bocca fuoriesce una punta insanguinata. Jamaq arretra con passi imprecisi. Sei guardie, uguali a quella che ha appena ucciso, lo accerchiano. Dietro di loro c’è un uomo dai capelli rossicci e due folti baffi dello stesso colore. «Jamaq Ha’qart, i miei complimenti. Il tuo esilio da Grande Nuvola è durato meno di un giorno. Ma persino uno stolto come te doveva capire che è meglio vivere lontano dalla patria, che non vivere affatto. Non trovi?» Le narici del cirro si dilatano. La mano destra stringe il manico della picca con tanta forza, da far sbiancare le nocche. Due guardie vengono uccise con una sola rotazione orizzontale dell’arma. Poi un terzo soldato si avventa su Jamaq, ma questi gli mozza il braccio destro. Sta per infilzargli la testa, quando dalle mani di Urgain parte un raggio verde e i piedi gli si staccano dalla nuvola. È sospeso di nuovo in aria, ma lo sguardo del re di Cielo Azzurro fa presagire una sorte peggiore dell’esilio. «Perché non accettare una superiorità così evidente, Jamaq? Perché la formica continua a schiarirsi la gola e pretende di poter far sentire la propria voce all’elefante?» «Non sei un elefante. Siamo entrambi formiche, ma io conto solo sulla forza delle mie braccia, tu ti rifugi negli incantesimi. Sei una formica scorretta, Urgain. Tutto qui.» Il Rosso ride in modo sguaiato, con le lacrime agli occhi. Jamaq si sorprende nel vedere il proprio corpo scendere di quota e ritrovare la nuvola sotto i piedi. «Datemi una picca.» Urgain tende il braccio destro verso le guardie, con la mano spalancata. «Signore, non credo sia una buona idea» dice una di loro. Il re dei cumulonembi lancia un raggio verde verso la testa del soldato dubbioso e un secondo dopo la superficie della nuvola si insozza di parti di cervello, pezzetti di cranio e cuoio capelluto sparso. Urgain prende la picca dalla mano destra del cadavere brutalmente decapitato, quindi procede con passi decisi verso Jamaq. «Non userò la magia. Sarà un duello equo. Dimostrami il tuo valore, avanti.» Il cirro non se lo fa ripetere due volte. Scatta verso l’avversario, finta un attacco al fianco sinistro, ma poi scarta a destra e affonda nella coscia. Il Rosso, disorientato dalla rapidità dell’offesa, resta a guardare la lama di ferro, che si infila di mezza spanna nella carne. Con un calcio allontana Jamaq, che però riesce a tirar via la picca e non rimanere disarmato. Il cumulonembo urla e si getta sull’avversario. Ha’qart contiene un paio di affondi, usando la propria arma come scudo, ma al terzo attacco si ritrova la picca nel fianco sinistro. Urgain lo disarma e con un altro calcio lo butta a terra. «Sai perché non sarai mai come me, Jamaq? Perché la magia è conoscenza e tu sei un indegno.» «Detto da un tronfio e indegno monarca, è un complimento. Avanti. uccidimi.» La ferita al fianco sinistro di Jamaq è molto più profonda di quella nella coscia dell’avversario. L’uomo se ne sta in posizione supina e sa benissimo che la possibilità di una controffensiva è ormai fuori discussione. Il Rosso sogghigna ancora di gusto, facendo sobbalzare il petto. «La morte è una punizione che non prediligo. Ho intenzione di farti invece un regalo: la tua sete di uguaglianza e magia verrà finalmente appagata. Sarai in una scomoda prospettiva, ma conoscerai ogni cosa.» Il cirro alza il braccio destro in un futile tentativo di difesa, ma è l’ultima azione che Urgain il Rosso gli concede. È buio. Jamaq non riesce a muoversi. Ha ancora la testa, ma il resto del corpo è andato: braccia, gambe e busto non gli appartengono più. Non sa come sia successo, ma se pensa di muovere le mani, non avverte risposta. Il suo volto è sospeso nel vuoto. Prova a guardare prima verso destra, poi verso sinistra: buio totale, impenetrabile. Poi la luce d’improvviso. Qualcuno gli ha tolto un panno da davanti alla faccia. Può vedere delle pareti di pietra e una donna con un lungo abito nero. Dove sono? «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» Specchio? Jamaq non ha idea di chi gli stia porgendo la domanda, né del reame in questione. Eppure una risposta solida, sicura, gli balena in testa. «È Biancaneve, mia signora.» Mia signora? Ho davvero parlato io? Il cirro si sta ancora chiedendo l’origine della voce stentorea, uscitagli dalla bocca, quando la donna sbuffa e lo ricopre di nuovo con il panno. Aspetta! Dove vai? Dimmi dove mi trovo! Jamaq vorrebbe urlare, ma è come se cervello e labbra siano sconnessi. Si ritrova nel buio incondizionato, con la testa affollata di domande a cui nessuno darà mai risposta.
  3. [Sfida 83] Le origini dello specchio (1/2)

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26574-sfida-83-il-mio-creatore-12/ Due spade incrociate brillano alla luce del sole. Quella di sinistra spinge di più. Quella di destra cerca di contenerne l’offensiva. Una risata argentina, contaminata da un leggero affanno, risuona per tutta la nuvola. «Ok, hai vinto tu. Mi arrendo.» Jamaq ha le guance imporporate di fatica e l’espressione seriosa. Ci mette qualche secondo a capire che Urgain ha sventolato bandiera bianca. «Anche oggi ti ho dimostrato che il popolo dei Cirri è superiore» dice il vincitore del duello d’allenamento. «Oh. Con un’arma tra le mani certo, ma non avrete mai la magia.» Urgain si concede una nuova risata e con un gesto veloce della mano destra lancia un raggio di luce verde sul volto di Jamaq. Dal mento di questo comincia a crescere all’istante una folta barba nera, che in pochi secondi arriva sul pavimento di nuvole e continua a espandersi. Il ragazzino fende l’aria con la spada, nel tentativo di strappare via l’obbrobrio, mentre l’altro cade a terra e si rotola, in preda a risate convulsive. «Levami questa robaccia di dosso, Urgain!» Jamaq si piega sulle ginocchia e cerca di minacciare l’amico con la spada, ma mentre prepara un fendente inciampa nella peluria crescente e finisce a terra. L’altro ride ancora per qualche secondo, con le lacrime agli occhi, poi un raggio rosso attraversa l’aria e la barba scompare dal volto di Jamaq. Il ragazzino si tasta la faccia, tornata glabra, poi si tuffa su Urgain e lo butta a terra. Con la mano destra tiene la spada in orizzontale, a pochi millimetri dal collo del mago. «Fallo un’altra volta e ti stacco la testa.» «E con cosa? Con un mazzo di fiori?» Urgain ride in modo sguaiato, mentre la spada di Jamaq si trasforma in un ciuffo di margherite. L’erede al trono dei Cirri getta di lato l’arma, divenuta inutile e stringe tra le mani il volto dell’erede dei Cumulonembi. «Un giorno saremo pari. Ricorda queste parole.» Urgain dà un buffetto sul volto di Jamaq. «Amico mio, perché non fai come tuo padre e riconosci il dominio delle nuvole ai Cumulonembi? Jamoq è stato saggio a mandarti qui. Sa che imparerai dai migliori. Sai muoverti bene con la spada e con ogni probabilità diverrai un buon condottiero.» «Sarò molto di più.» Jamaq molla il volto dell’avversario e scatta in piedi. Urgain lo osserva mentre raccoglie a una a una le margherite, che fino a qualche istante prima erano una spada d’acciaio. Una testa rotola sul bianco, lasciandosi dietro una scia rossa, a forma di “S”. «Popoli delle nuvole, io Jamaq Ha’qart, figlio di Jamoq Ha’qart e degno erede del trono dei Cirri, mi proclamo signore del Cielo Azzurro. Sul pavimento di questa nuvola giace la testa di Ubor il Nero, quello che fu il re dei Cumulonembi. Essi ci hanno comandato per secoli, facendoci abbassare la testa come scrofe nel fango. Si sono avvalsi della magia e hanno costretto uomini come noi, nati liberi, a vivere da schiavi.» «Pagherai per l’offesa che hai arrecato al mio popolo. Hai osato giustiziare l’uomo che ti accolse come un figlio nella propria dimora.» «Urgain il Rosso, tra qualche istante anche il tuo sangue sporcherà la superficie candida della Grande Nuvola. Quali sono le tue ultime parole?» «Senza queste manette, saresti spacciato, maledetto!» Urgain mostra i polsi al giustiziere: sono cinti da due cerchi di un verde luminoso. Vargon del regno degli Altostrati, dopo anni di studi alchemici, ha elaborato una lega in grado di bloccare la magia dei Cumulonembi. Negli ultimi due giorni si è consumato il colpo di stato a opera dei Cirri e degli Altostrati. Jamaq, con un manipolo di milletrecento uomini, si è introdotto nottetempo a Grande Nuvola e ha reso innocui tutti i maghi della cittadella. Ora, dopo aver ucciso Ubor, si appresta a giustiziare Urgain, così da stroncare la linea di successione dei Cumulonembi. «Togliete dalla mia vista il corpo di questo maiale» dice Jamaq a due suoi uomini, che trascinano via il cadavere decapitato. Poi gli stessi si dirigono verso Urgain, che scatta in piedi. «Faccio da solo. Voglio conservare intatta almeno la dignità.» I due cirri si voltano verso Jamaq, che impone loro di stare fermi e accogliere la richiesta del condannato a morte. Urgain con passi decisi raggiunge il pianale di pietra, dove qualche minuto prima ha perso la vita il padre. Si inginocchia e poggia la testa di lato, rivolgendo lo sguardo verso l’esecutore. «Voglio vederti, mentre lo fai, Jamaq. Avrai il coraggio di tagliare la testa a chi ha acceso candele per te nelle notti buie, perché l’oscurità ti impauriva? A chi ti ha trattato come un fratello, a chi ti ha voluto ben...» Clang! Jamaq guarda verso il pianale di pietra, con la bocca spalancata. Non uno schizzo di sangue. Non il piacevole gorgoglio della spada che affonda nella carne. Nessuna testa sul terreno fumoso. Una risata argentina risuona per tutta Grande Nuvola. Urgain, con un movimento rapidissimo della schiena, ha tolto la testa dal pianale e vi ha messo i polsi, facendo impattare le catene con la spada di Jamaq. Le mani del mago sono libere. «Jamaq Ha’qart, io Urgain il Rosso, unico e legittimo signore del Cielo Azzurro, ti condanno all’esilio con l’accusa di regicidio!» Dalle mani dell’uomo partono due raggi di luce verde all’indirizzo di Jamaq, che lievita di un paio di metri dal terreno: sotto di lui le nuvole si aprono in una voragine. «Ti ucciderei, come tu hai fatto vigliaccamente con mio padre, ma voglio che la tua sofferenza sia duratura e funga da monito a chiunque in futuro penserà di rovesciare il dominio dei Cumulonembi. Addio, Jamaq.» L’urlo gutturale di un uomo che precipita nel vuoto. Il buco nelle nuvole che si ricompatta. Due seni turgidi e nudi. Un ventre sinuoso. Due gambe esili, ricoperte di piume giallastre e marroncine, che terminano con grosse zampe artigliate. Ali enormi dietro la schiena, con un’apertura tre volte maggiore di un’aquila reale adulta. «C-chi sei?» Jamaq fatica a mettere a fuoco la figura che incombe su di lui. Lo schianto con il duro terreno è stato terrificante e non è certo che la domanda gli sia uscita di bocca a un volume udibile. «Chi sei, tu, uomo caduto dal cielo?» La donna uccello ha denti bianchissimi, ma la lingua è biforcuta e viola come quella di una vipera. Jamaq prova a girare la testa verso destra e verso sinistra. Sente dolore al collo, ma vuole comprendere lo spazio in cui è capitato. Ha impattato la terra di schiena e ora si trova sul fondo di un piccolo cratere. Fra mille sforzi, si mette in piedi e si inginocchia davanti alla donna uccello. «Il mio nome è Jamaq Ha’qart, erede al trono del popolo dei Cirri, ingiustamente esiliato da Grande Nuvola. Per servirla.» «Sei un principe, quindi? Vivi sulle nuvole?» La donna uccello sorride e Jamaq ricambia. «Esattamente. Ora sta a te rivelarti.» «Il mio nome è Kamira e sono un’arpia. Io e le mie sorelle viviamo in questa zona. Ero uscita dal nido per cacciare, quando ti ho visto precipitare giù dal cielo. Hai bisogno di cure?» «No, credo di stare bene.» «Allora possiamo partire.» «Partire? Per dove?» chiede Jamaq, ma Kamira l’ha già preso sotto le ascelle e spicca il volo. «A-aspetta! Dove mi porti?» «Ti porto dalle mie sorelle! Nessuna di loro ha mai visto un principe, saranno curiosissime!» Jamaq apre la bocca per replicare qualcosa, ma poi ci ripensa e si abbandona al sibilo del vento urlante nelle orecchie: un’idea sta prendendo forma nella sua testa. Donne di ogni lunghezza e larghezza: qualcuna arretra impaurita, qualcun’altra lo tasta senza troppe cerimonie. Una più anziana, con i capelli screziati di bianco, lo indaga con attenzione. «Dove sono le sue ali e le sue zampe, Kamira?» «Non è una di noi, Madre Superiore. È caduto dal cielo.» «E perché l’hai portato qui?» «Perché è un principe.» «Un principe?» «Esatto, ma è stato esiliato. Ha bisogno di aiuto.» «Che vada all’inferno. Noi non aiutiamo esiliati. Cacciatelo via dal nostro nido.» Una goccia di sudore gelido imperla la fronte di Jamaq. «Madre Superiore, sono certo che se mi lascerà spiegare le motivazioni del mio esilio, rivaluterà la mia posizio...» «Gettate via l’intruso! Gettatelo via!»
  4. [Sfida 83] Cristoforo ed Emanuel (2/2)

    commento Si fingeva un’allegria e un ‘ottimismo che non c’era. Don Cristoforo era stato posto al comando perché aveva dimostrato un grande valore nel combattere i demoni, era il “campione della fede”, nessun dubbio Ma ora il demone sotto assedio, il più scaltro di tutti i demoni dell’Impero, ferito e assediato con pochi seguaci nella fortezza, si chiamava Emanuel e aveva giocato, mangiato e dormito con lui nella sua infanzia inconsapevole. «No signori, non ho molta voglia di vino… né di altro», disse don Cristoforo lanciando uno sguardo significativo verso alcuni ufficiali che ridevano più degli altri. «Anzi», disse alzandosi, «vi chiedo scusa, ma mi ritiro nella mia tenda a dormire. Domani sarà una giornata impegnativa. Voi continuate pure» «Pregherete per la vittoria?», chiese un frate dalla lunga barba nera, con il boccale colmo di vino teso in alto come a brindare. «Potete starne certo. Con lo stesso impegno con cui voi svuoterete il vostro boccale» Un coro di risate accompagnò la frase. Don Cristoforo uscì. Il frate gli venne indietro. «Non dovreste rispondere in questo modo a un uomo di chiesa. Sappiate che l’Inquisizione ha sempre l’occhio su di voi, nonostante i vostri indubbi meriti a favore della fede» «Ho sempre saputo questo. Le spie come voi ne sono la sua degna emanazione in mezzo agli uomini» «Come osate…» «Fate luogo, frate Eldos. Prima che mi dimentichi dell’abito che indossate» «Voi avete la croce sulla tunica, non dimenticate…» «Tutti i demoni che ho affrontato non si sono dissolti per la vista della croce, come farebbero i demoni. Questo non vi ha fatto pensare?» «Cosa volete dire?» «Che la notte è giovane. Andate a dormire frate Eldos. Possibilmente solo» Don Cristoforo non poteva dormire quella notte. Quando giunse nella sua tenda cavò da un tascapane alcuni rotoli di pergamena. Mise il lume sul tavolo e si sedette a leggerli, anche se li conosceva a memoria. Erano scritti in latinum sanguinis, apparentemente simile al latino a un primo sguardo, ma completamente indecifrabile per chiunque lo avesse letto. A meno di non possedere alcuni requisiti. Se fosse stato scoperto sarebbe finito al rogo, perché solo i demoni sapevano scrivere e leggere in latinum sanguinis. I demoni e quelli come lui, che erano vissuti con loro come fratelli. “Caro fratello” iniziava lo scritto, “sapevo che sarebbe arrivato questo giorno. Il latore del messaggio è un mio devoto, nonostante si presenti a te con la tunica crociata, ma non è dei tuoi. Ti prego di lasciarlo andare, è un brav’uomo, ha ucciso solo per difendere se stesso e la sua mente dalle tenebre che i tuoi simili si ostinano a chiamare luce e invece sono solo i loro torbidi pensieri che nascondono sotto la luce di Dio. Io sono ferito, lo sai. Non posso morire, e sai anche questo. Ma il tacito accordo che io e i miei sfortunati simili abbiamo con Dio mi impone di lasciare questa terra e andare in una delle sue infinite sorelle, dove continuerò a scontare la mia pena. Questo è un particolare riguardo verso di me, perché cercai di tornare indietro quando seguii Lucifero, ma troppo tardi. Troverò un altro Cristoforo, spero che le cose vadano diversamente. Ma prima è necessario che io ti veda, ti parli un’ultima volta. Ho qualcosa di molto importante da rivelarti, importante per me e per te. Vivere con gli uomini è impegnativo, nonostante tutto. Ti prego, dammi questa possibilità, “dissolvitore di demoni” . Mi dispiace per la morte di tuo padre, anche se è passato molto tempo, so che non lo hai dimenticato. Lui sapeva chi ero, ha sfidato il suo mondo per me. E mi dispiace per tua madre, impazzita in quel convento. Chi ha causato questo pagherà. Voglio vederti Cristoforo. Tuo fratello Emanuel.” C’era la luna piena. Nella piazza della fortezza alcuni fuochi erano accesi. Numerosi uomini e donne vestiti da contadini si riscaldavano, alcuni arrostivano pezzi di cacciagione. Nessuno fece caso a un uomo che si aggirava fra di loro, vestito miseramente e con la testa coperta da un cappuccio. L’uomo camminava con sicurezza. Entrò in uno dei cortili interni, sorvegliato da uomini armati che lo guardarono e facendolo passare senza chiedergli niente. L’uomo oltrepassò un portale socchiuso che dava a un ulteriore cortile interno più piccolo, con un albero al centro che gettava una grande ombra sul terreno. La luce della luna piena illuminava quasi a giorno. Da un angolo spuntò una figura con un mantello nero. «Dunque sei venuto, fratello» «Si, Emanuel» Ci fu un attimo di esitazione, poi si abbracciarono. «Dove sei ferito?» «Non è una ferita di sangue. Ma è una ferita. Quando succede, devo andarmene», disse Emanuel guardando in alto. «Non abbiamo molto tempo. Vorrei passare la vita a parlare con te, ma non c’è tempo» «Cosa dovevi dirmi?» «Devo farti conoscere qualcuno» Prese per un braccio Cristoforo e lo condusse in un angolo del cortile. C’era una donna seduta su una pietra con un bambino che dormiva sul suo grembo. Si alzò al loro arrivo, svegliando il bambino. «Lei è Letizia. La mia donna. Lui è Samuel, mio figlio» Cristoforo rimase in silenzio a guardarli. La donna non abbassò la testa davanti al suo sguardo. «Non posso portarli con me. Non posso. Volevo che tu li prendessi in custodia. Mi fido solo di te. Non ti sarà difficile. Sei un nobile, sei un eroe. Non ti faranno domande» Cristoforo non riusciva a parlare. «Prima però, devi fare una cosa. Una piccola cosa. Che non ti riusciva mai da ragazzo» «Cosa… vuoi dire?» Emanuel sorrise, guidando Cristoforo vicino a un pozzo, seguiti da Letizia. Attinse dell’acqua porgendogli il secchio come faceva da bambino, invitandolo a bere, poi bevve anche lui. Ansimavano entrambi. Emanuel gettò la rimanente acqua a terra. «Che fai, Emanuel?» «Dovrai impastare tre uccelli e farli volare» «Lo sai che non sono mai stato capace» Emanuel si avvicinò al viso di Cristoforo. «Ora dovrai essere capace. Devi farlo» Cristoforo si chinò e cominciò a impastare la terra. Si mise in modo che la luce della luna illuminasse il suo lavoro. La donna e il bambino lo guardavano in silenzio. Cristoforo faceva fatica, Emanuel lo esortava a continuare. Alla fine riuscì a plasmare tre rudimentali uccelli che giacevano reclinati. «Falli volare Emanuel» «Ma perché?» «Falli volare. Sai come si fa» Si, lo sapeva, ma aveva sempre avuto paura di farlo. Letizia e suo figlio continuavano a guardarlo. Cristoforo restò in ginocchio, socchiuse gli occhi e si concentrò. Sentì che era il momento, batté le mani in rapida sequenza per tre volte. Gli uccelli di terra rimanevano fermi. Il bambino guardò prima il padre, poi Cristoforo che sentì qualcosa dentro di sé, una forza che non sapeva di avere. Batté nuovamente le mani. Gli uccelli cominciarono a muoversi, si dibatterono, si alzarono in volo frusciando le ali, gracchiando, volteggiarono a lungo sopra il cortile, poi si dileguarono. «Perché… come è stato…» «Era necessario. Samuele me lo ha visto fare tante volte. A lui piace vedere questo. Ora ha visto che anche tu lo sai fare» «Ma io non sono…» «Non ha importanza. Ora puoi esserlo» Il giorno dopo i crociati entrarono nella fortezza quasi senza colpo ferire. I seguaci di Emanuel sembravano essersi dissolti quasi tutti, in maniera inspiegabile. Il demone non fu trovato, nonostante le avanguardie di croci e acque benedette irrorate in ogni angolo del castello. Rimaneva un’ultima stanza chiusa. Quando fu sfondata da uomini armati di spade e d’incenso trovarono don Cristoforo de Sante con la spada sguainata le mani poggiate sull’elsa, la candida tunica bianca con la croce rosso sangue sul petto e ai suoi piedi una donna e un bambino atterriti. Emanuel non si vide mai più. Nessuno dubitò che don Cristoforo avesse dissolto anche lui, nonostante avessero vissuto come fratelli. Nessuno gli chiese mai chi fosse e da dove venisse quella donna e quel bambino che condusse a vivere con se nel feudo di Machada che era stato di suo padre e che l’Imperatore volle ridargli come compenso per i suoi servizi.
  5. [Sfida 83] Cristoforo ed Emanuel (1/2)

    commento Il feudo di Machada era all’apice della sua potenza quando nel suo porto vi approdò inaspettatamente un messo imperiale con numeroso seguito di armigeri. Il feudatario, don Bartolomeus de Sante, quando gli annunciarono la visita sentì acuirsi il senso di angoscia che da un certo tempo lo tormentava. Fece entrare il messo, che si presentò. «Sono don Emidio Bargiu. Vengo per disposizione dell’Imperatore» «Che Dio vegli sulla sua salute. Quali nuove?» «Leggete, don Bartolomeus» Il feudatario lacerò i sigilli della pergamena. Lesse con espressione assorta, alzando lo sguardo solo alla fine. Sembrava invecchiato di dieci anni. «C’è scritto che devo obbedire agli ordini che mi impartirete» «Si, don Bartolomeus» «Di cosa si tratta?» «Prima dovete giurare che obbedirete» «È inusuale» «Dovete…» «Questo è il mio feudo! Nel palazzo ci sono le mie guardie!» «Ho anch’io le mie guardie. Il mio capitano sta parlando con il vostro in questo momento» Si sentì un tramestio nei corridoi. Bussarono concitatamente alla porta del salone, dove stavano discutendo. Si aprì all’improvviso. Il capitano del feudatario avanzò trafelato, seguito da alcuni luogotenenti. Erano disarmati. Si misero in un angolo come cani bastonati. Subito dopo entrarono gli armigeri imperiali al seguito di don Emidio, davanti il loro capitano con aria trionfante come a dire: “È fatta!” Don Emidio li degnò appena di un’occhiata. «Le vostre guardie, don Bartolomeus, non si opporranno al volere imperiale» «Qual è il suo volere? La mia morte? Sia! Ho sempre obbedito! Ma chiedo un salvacondotto per mia moglie e mio figlio» «Lo avranno. Donna Hantada e don Cristoforo vivranno fino alla fine dei loro giorni in un convento, se l’Inquisitore non troverà il male in loro» «Hantada! Cristoforo! Ma è un bambino!» «Guarda Emanuel! C’è una nave imperiale nel porto!» Emanuel si affacciò appena da una feritoia della torre dove si trovava con l’altro ragazzo, schermandosi gli occhi, osservando corrucciato il mare che si estendeva sotto il castello. «Vieni Cristoforo. Andiamo nel nostro cortile. Devo farti vedere una cosa» «Perché sei triste Emanuel?» «Quella nave significa che oggi dobbiamo lasciarci» «Oh, non dire sciocchezze! Stiamo assieme fin da piccoli!» «È così. Devi ascoltarmi» «Qual è il motivo? Dimmelo, altrimenti non mi muovo! Forse perché tu sei figlio di contadini?» Emanuel si fermò. Sembrava ascoltare dei suoni lontani, che sentiva soltanto lui. Guardò Cristoforo come se lo vedesse per la prima volta. «I miei genitori mi presero da piccolo. Ma io non sono un contadino » «L’ho sempre saputo. Tu sai fare le magie» «Ti prego: vieni con me. Devo farti vedere una cosa prima che ci separino. È molto importante per me e per te» Attraversarono alcuni corridoi deserti, scesero su larghi scaloni di pietra ruvida e scanalata in modo da permettere ai cavalli di salire nelle sale superiori del castello, giungendo a un piccolo cortile interno ombreggiato da costruzioni e logge dalle grandi arcate che si affacciavano su di esso. Ai lati del cortile sorgevano delle aiuole e piccoli quadrati di terra coltivati con erbe aromatiche usate in cucina e fiori scuri dal profumo intenso. Emanuel si avvicinò a un pozzo dal quale attinse una secchia d’acqua. Afferrò la secchia colma d’acqua e la porse a Cristoforo, che bevve avidamente. Poi bevve Emanuel. I due ragazzi ansimavano. Poi Emanuel gettò la restante acqua in un punto dell’orto libero da colture e cominciò a impastare la terra bagnata. «Lo sai che io non sono capace», disse Cristoforo. «La prossima volta sarai capace anche tu» «Donna Hantada, state vicino a vostro marito» disse don Emidio.«Ditemi di grazia dove si trova vostro figlio» «Non lo so. Giocava con il suo amico…» Don Emidio annuì. Si rivolse a don Bartolomeus. «Voi avete sempre saputo chi è l’amico di vostro figlio? Non fate finta di non capire, non con me. Parlo di un orfano che si chiama Emanuel, vissuto fin da piccolo nel vostro castello» «Io…», disse il feudatario, chinando il capo. «In nome di Dio cosa volete dire? Cosa sta succedendo?» Don Emidio sorrise sarcastico. «Veramente in nome di Dio, donna Hantada! Siete tanto bella quanto ingenua a quanto pare. Poco male. Vostro marito sa bene perché ha perso il feudo e perché dovrà passare il resto dei suoi giorni chiuso in una fortezza ai confini dell’Impero. Sempre che la sua anima non sia stata avvinta dal demonio! Accerteremo anche questo» «Io non ho avuto contatti con il demonio!» «Lo spiegherete all’Inquisizione. Io sono solo un soldato» «Non spiegherò niente!». Don Bartolomeus si staccò dalla moglie, corse verso un balcone aperto, lo scavalcò e si gettò nelle rocce antistanti il mare senza emettere un lamento. I due ragazzi sentirono dei rumori in lontananza, le urla di una donna. «Mi è sembrata mia madre», disse Cristoforo sollevando il capo. Emanuel non rispondeva. Stava modellando degli uccelli con la grassa terra dell’orto. Ne aveva modellati tre che giacevano ai suoi piedi, come cacciagione abbattuta. Ora li guardava. Dei passi si avvicinavano. «Dovrai ricordarti di questi momenti Cristoforo» disse Emanuel guardandolo con occhi tristi. Irruppero nel cortile due guardie e un monaco. Si fermarono all’improvviso. Il monaco sollevò una croce di legno, puntandola con timore su Emanuel, il cui sguardo si era caricato d’odio. Il ragazzo batté all’improvviso le mani in rapida sequenza per tre volte e gli uccelli impastati nella terra cominciarono a muoversi, allungarono le ali, le agitarono come per provarle e subito dopo si levarono in volo. Erano simili a delle nere cornacchie, ma emettevano un suono stridulo, ansimante e sofferente. Giunte volteggiando in alto si posarono sui tetti delle costruzioni che delimitavano il cortile, puntando lo sguardo sui tre uomini, che restavano immobili, stupiti per quello che avevano visto. Il monaco disse:«Hai fatto come nostro Signore. Ma tu sei un essere immondo! Tu sei… tu sei…» Un urlo piombò dal cielo. Il volto bianco del monaco si coprì delle ali nere di un corvo che si muovevano forsennatamente, come a cercare qualcosa. Gli altri due corvi si aggrapparono al viso dei soldati, che sporgeva dal cappuccio di maglia di ferro. Tutti e tre urlavano e correvano, urtandosi a vicenda nello stretto cortile. Si vedeva del sangue sulle loro facce, un occhio del monaco fuoriusciva parzialmente. «Perdonami Cristoforo», disse Emanuel al suo amico che assisteva impietrito alla scena e che a un certo punto si era coperto il viso con le mani, inginocchiandosi e piangendo dal terrore. Emanuel gli mise le mani sulla testa. «Non posso permettere che mi prendano Cristoforo. Gli uomini non capiranno mai. Non credere agli uomini. Ricordati di me. Ti ho voluto bene» Quando Cristoforo riaprì gli occhi i tre uomini giacevano a terra agitandosi convulsamente, sempre più debolmente. Avevano il viso ridotto a una maschera di sangue, con due fessure nere al posto degli occhi. Emanuel era sparito. I due crociati osservavano la fortezza sotto assedio. «Domani attacchiamo.» «Si. Ma ho un brutto presentimento» «Il demone è solo. Il nostro capitano sa come sconfiggere i demoni» «Don Cristoforo de Sante è cresciuto con un demone. Forse proprio con questo, da quanto ho sentito. Chi ti dice che vorrà sconfiggerlo e ributtarlo all’inferno? Chi ti dice che non ci consegnerà a lui?» «Me lo dice quello che deve aver passato con l’Inquisizione da bambino. L’Inquisizione è peggio dei demoni. Se lo hanno risparmiato è segno che il capitano è degno della croce. La prova è la massa di demoni che ha dissolto» «Erano altri demoni, ma te lo ripeto: ho un brutto presentimento. Don Cristoforo con questo demone c’è cresciuto» In una delle poche case di pietra poco lontano dalla fortezza assediata, dentro una piccola stanza si teneva un banchetto fra gli ufficiali dell’esercito crociato e alcuni frati seduti ai lati del comandante. «Come mai il vostro boccale è ancora pieno di vino, don Cristoforo?» «A quanto pare vuole smentire il detto che noi crociati siamo famosi per il vino… se non per altro, eh?»
  6. [Sfida 83] Il mio creatore (1/2)

    Commento Il mio creatore Parte prima «Dimmi dov’è.» Non mi volto a guardarlo, non ce n’è bisogno. Sento distintamente l’odore della paura e posso immaginare i suoi occhi umidi e spaventati che mi guardano la schiena. Continuo ad arroventare la lama del coltellaccio sul focolare. «Non potrai resistere per sempre: è la verità. Dimmelo subito e ti lascerò vivere» dico a voce bassa, con lo sguardo fisso in avanti. Il crepitio del legno e l’ondeggiare pigro delle fiamme mi rilassa, più dell’impugnatura dell’arma che giro e rigiro tra le mani a poca distanza dal fuoco. «Non mi fido di te» la voce tremolante e distorta del prigioniero mi procura una smorfia «Non ricordo una sola volta in cui mi hai detto la verità, dopo… dopo la guerra. Sei mai stato onesto, da allora?» Mi rialzo in silenzio dalla posizione accovacciata che tenevo. Fuori è notte fonda; infuria una tempesta e parte della luce proveniente dal focolare è coperta dalla mia mole. La penombra viene rischiarata da un lampo improvviso: il volto tumefatto del prigioniero ha un aspetto raccapricciante. Lo guardo negli occhi. «Sono onesto quando dico che dell’onestà non me ne importa più niente». Arriva il tuono. «Non tradirò mai mio fratello» sentenzia lo sciocco. E sembra crederci davvero. «Oh, ma lo farai. Si tradisce sempre, alla fine». Gli slego una mano e gliela poggio sul ceppo di fianco alla sedia su cui l’ho costretto. Gli taglio il mignolo senza esitare, di netto. «Dimmi dov’è». «Non tradirò mai mio fratello» insiste, tra lacrime e gemiti di dolore. Gli taglio l’anulare. La pelle sfrigola; sento l’odore dell’urina bagnargli le brache. «Dimmelo». Urla ancora, lo fa insieme al vento e alla pioggia. Lo fa insieme al mio cuore in fiamme. «Lo chiamavi fratello anche tu, un tempo! Ricordi?» biascica. I nostri sguardi si incrociano e leggo dolore, rabbia e pietà nei miei confronti. «Ricordo perfettamente. È per questo che devi dirmi dov’è. Fallo adesso, Victor. Fallo e ti ucciderò velocemente. Te lo prometto». «Allora fallo con molta lentezza, Ombra Nera…» risponde esausto, calando il mento sul petto. Sembra svenuto. Lascio il coltello sul ceppo e poggio i palmi sulle sue tempie. Se non riesco a ottenere quello che voglio con la tortura, mi rimane una sola strada. Victor è stato sempre più bravo con la magia, ma in quelle condizioni… Devo correre il rischio. Chiudo gli occhi e la realtà svanisce. Alte e spesse mura proteggono la sua psiche. Circumnavigo la sua mente senza trovare spiragli, così comincio ad attaccarlo. Le pareti si sgretolano facilmente e diventano sempre più deboli a ogni impatto. Sento qualcosa. Mi rendo conto che mentre ero concentrato nell’attacco frontale, la sua coscienza è sbucata alle mie spalle. È troppo debole per prendere il controllo, ma… «Non resisterò a lungo! Fate in fretta!» La voce di Victor è perentoria, affaticata. Vedo il promontorio sul quale combattiamo, le coste scoscese, il mare infinito. Una finestra sul passato si è appena aperta nella mente di entrambi e Victor mi costringe a guardare. Ci sono anch’io, poco lontano da lui. Guardarmi mi fa uno strano effetto: non riconosco quella persona. Non sono io. Non più. Sto stringendo forte le nocche sulla spada, ma rimango immobile e non combatto. Sto donando a Victor energia per lo scudo magico che tiene lontano i nostri assalitori. Dietro di noi c’è… Lui, e ancor più dietro, Kirin. L’orrore, la paura e la rabbia cominciano a prendere il controllo della mia coscienza. I capelli di Kirin ondeggiano al vento e la sua mano stringe saldamente l’arco. Incocca, mira e tira con velocità e precisione, uccidendo o rallentando quelli che riescono ad arrivare più vicino. Ci danno la caccia. Siamo il Crepuscolo, un gruppo di mercenari al servizio del reame. E di chi ha abbastanza soldi per pagarci. Ci chiamano “avventurieri”, ma la mia definizione è più realistica. Eravamo il Crepuscolo. Siamo costretti a retrocedere fino a ritrovarci con le spalle all’abisso. Lui e Kirin tengono a bada i nostri avversari come possono mentre Victor mantiene in funzione lo scudo e prepara l’incantesimo di teletrasporto. «Ancora qualche istante!» ci sprona, ma qualcosa va storto. Uno stregone nemico prende di mira Lui e Kirin. Lo scudo di Victor non basta e l’incantesimo, seppur indebolito, lo penetra e impatta sui due. Lui viene scaraventato indietro, fino ai limiti dell’abisso. Kirin oltre. Si aggrappa a una roccia sporgente, lasciando cadere l’arco che si spezza sugli scogli molto più in basso. «Kirin!» urlo in preda all’orrore, ma Victor mi fulmina con lo sguardo. «Resta immobile!» mi intima. Non posso andare a salvarla perché il flusso di energia si interromperebbe. «Non possiamo abbandonarla, fratello!» guardo Lui. In quel preciso istante mi fido di lui, so che la salverà. Si volta e corre verso il precipizio. Vi si sporge, cercando di afferrarla. La presa è insicura, siamo allo stremo e Kirin sta per cedere. «Lasciami andare!» sento le sue urla disperate. «Morirete tutti. Lasciami andare!» «Lo scudo sta per cedere! Dobbiamo andare, ora!» grida Victor. Lui e Kirin si scambiano altre parole. Né io né Victor le abbiamo sentite e non fanno parte dei ricordi. «Ti prego!» urlo verso di Lui, che si è già dato per vinto. Corro verso il precipizio e ignoro il flusso di energia che si interrompe. Victor mi segue mentre gli incantesimi cominciano a piovere su di noi. Arrivo all’abisso quando Kirin si lascia andare. Victor si aggrappa alla mia spalla e a quella di Lui. Veniamo risucchiati nel teletrasporto. Il viso di Kirin si allontana da me. Sembra dire “Mi dispiace” con gli occhi. È l’ultima cosa che vedo su quel promontorio. La prima che vedo ogni giorno. L’ultima alla sera. La porta di legno viene sfondata da un calcio. Tre guardie entrano nella stanza mentre tengo ancora le mani sulle tempie di Victor. Sta morendo: non posso perdere altro tempo. Due degli uomini sono armati di spada, l’altro tiene una balestra. Poco prima che quest’ultimo scocchi una freccia al mio petto, evoco la magia. I contorni della mia figura si sfumano, divento intangibile e mi unisco all’ombra. La freccia parte e si spezza contro le pietre del focolare. Victor, con la voce ridotta a un sibilo, avverte le guardie «Attenti… lui si annida… nelle ombre». Non appena finisce di parlare ho giù ucciso uno di loro. In forma d’ombra ho raggiunto l’angolo più vicino alla porta e ho ripreso sembianze fisiche. Ho estratto un coltello da lancio e l’ho conficcato nel collo della guardia con la balestra. Il sangue zampilla sul legno mentre cade sul pavimento, esanime. Non appena se ne rendono conto, le altre due mi vengono addosso menando fendenti potenti ma poco precisi. Li evito entrambi piroettando su di un lato; nello stesso momento estraggo altri due pugnali e taglio la gola al secondo. Il terzo prova a squarciarmi le budella con la spada, disegnando un arco parallelo al terreno. Inarco la schiena all’indietro ed evito anche quello, poi lancio i pugnali con precisione. Uno per occhio. Tre guardie, tre cadaveri: la mia casacca è lorda di sangue e qualche schizzo mi è arrivato anche sul viso. Mi riavvicino in fretta a Victor: è ancora vivo ma esausto; non potrà combattere la magia. «Non tradirò… mai…» Interrompo la sua noiosa nenia mettendogli le mani sulle tempie, ancora una volta. Entro nella sua mente e la realtà scompare. Qualcosa non va. Non sono più all’esterno della sua psiche, ma già all’interno. Sto per trovare l’informazione che mi serve, quando sento la voce di Victor rimbombare. «Mi dispiace per te». Quando capisco cosa è successo, è troppo tardi. Tolgo le mani dalle sue tempie. Mi guardo la casacca: è pulita. Non ci sono cadaveri nella stanza, a parte quello di Victor. È spirato, e lo ha fatto battendomi in astuzia. Sapeva di non poter resistere all’attacco mentale, così ha usato le ultime forze per farmi rivivere il ricordo della morte di Kirin. Quindi mi ha lasciato entrare nella sua mente di proposito, creando la realtà fittizia in cui ho ucciso le guardie. Tutto per guadagnare tempo. Per lasciarsi andare. E per non tradire Lui. >>> Parte seconda
  7. Acheron Books

    Nome: Acheron Books Generi: Fantastico, Fantasy in ogni sua declinazione, Pulp, Weird, Horror, Thriller soprannaturale, Fantascienza Modalità invio manoscritti: https://www.acheronbooks.com/index.php?id_cms=1&controller=cms Sito web: https://www.acheronbooks.com Salve a tutti, Scrivo a nome di Acheron Books e ci piacerebbe presentarci a questa comunità che io stesso (da utente) seguo da anni. Ad Acheron Books ci occupiamo di narrativa italiana di genere e lo facciamo in un modo del tutto nuovo nel panorama del nostro paese: selezioniamo i migliori autori italiani e proponiamo loro contratti d’eccellenza; li guidiamo e formiamo per far loro realizzare opere spendibili all’estero; traduciamo in lingua inglese i libri tramite localizzatori madrelingua; li distribuiamo in tutto il mondo in formato e-book e con il print-on-demand. I nostri titoli sono disponibili principalmente in lingua inglese; una selezione degli stessi è distribuita anche in italiano per il mercato nazionale. Contatti: info@acheronbooks.com Siamo nati da poche settimane, eppure i traguardi raggiunti sono già tanti e le iniziative in cantiere ancor di più! I primi autori che abbiamo proposto al mercato internazionale sono già esemplificativi del nostro modo di lavorare, che coinvolge professionisti già noti e pubblicati, scrittori indipendenti ed assoluti esordienti, purché tutti accomunati da indubbia qualità di scrittura e ottime idee. *Editato dallo Staff, no pubblicità ad autori* Come si diventa autori Acheron? So che questa è forse la domanda più interessante a cui rispondere in questo forum. In questo momento abbiamo un programma di autori e opere schedulato per il prossimo futuro e stiamo ponderando nuovi casi per i mesi successivi, ma non accettiamo proposte e manoscritti. I nostri esperti stanno già scandagliando il mercato editoriale italiano in cerca di talenti noti e meno noti, che abbiano già pubblicato o meno e che siano in grado di realizzare con noi quello che abbiamo in mente. Acheron cerca autori italiani moderni, abili e intelligenti, che ben conoscano l’elevato livello qualitativo dei loro colleghi anglosassoni e siano pronti alla sfida - ma allo stesso tempo orgogliosamente figli della grande tradizione storica, culturale e letteraria italiana che ha radici in opere celeberrime come l’Orlando Furioso e la Divina Commedia. Vi aspettiamo per conoscervi e farci conoscere: sul nostro sito: https://www.acheronbooks.com sul nostro blog: http://bit.ly/1xIjyas sulla nostra pagina facebook: http://on.fb.me/15jJbGB su Twitter: https://twitter.com/Acheron_Books A presto e buona scrittura/lettura!
  8. I Doni delle Muse

    Nome: I Doni delle Muse Generi trattati: fantasy, romanzi storici, thriller, avventura, riduzioni di classici per bambini e ragazzi, saggistica (storia, musicologia, storia del teatro, scrittura creativa) Modalità di invio dei manoscritti: disponibile solo il modulo contatti. Distribuzione: https://idonidellemuseedizioni.wordpress.com/distribuzione/ Sito web: https://idonidellemuseedizioni.wordpress.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/associazioneculturale.idonidellemuse/ Salve a tutti, vi scrivo per segnalarvi la casa editrice di cui sono curatrice ed editor. Siamo un'associazione culturale orientata soprattutto allo studio e alla divulgazione della cultura medievale e fantastica. Tra le varie attività, in questo momento stiamo creando una collana per i bambini e le scuole nella quale proponiamo classici dell'epica e della mitologia riscritti in prosa.
  9. Limited Edition Books

    Nome: Limited Edition Books Generi: Paranormal fiction, narrativa per ragazzi, fantasy in ogni sua declinazione, horror, fantascienza, romance, thriller, western Modalità di invio manoscritti: http://limitededitionbooks.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: non specificata Sito web: http://limitededitionbooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Limited-Edition-Books/382899411800853?fref=ts segnalati via email, inviata email standard il 22.02.2014
  10. Gainsworth Publishing

    Nome: Gainsworth Publishing Generi: avventura classica, avventura per ragazzi, fiaba, fantasy, mystery, thriller/investigartivo, steampunk, saggistica, manualistica. Invio manoscritti: http://www.gainsworthpublishing.com/spazio_autori.html Distribuzione: http://www.gainsworthpublishing.com/distribuzione.html Sito: http://www.gainsworthpublishing.com/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Gainsworth-Publishing/192875810895490?fref=ts Siamo una CE interessata all'Avventura in tutte le sue varianti. Nei libri che leggiamo cerchiamo il senso della ricerca, la quest, il mistero e le palpitazioni di un viaggio oltre i confini della realtà, i segreti del passato, fino alle avventure più cupe e sinistre nella mente dei serial killer. I generi d'avventura a cui siamo interessati sono i seguenti: Avventura per adulti Avventura classica (sia di ambientazione storica che futuristica) Fantasy Urban Fantasy Paranormal Romance Thriller investigativo Thriller e Giallo di ambientazione storica Mistero Steampunk & futuri alternativi Biker life & avventura On the Road Avventura per bambini e ragazzi (Young Adults) Favole & Fiabe didattiche, con forte impronta avventurosa (viaggio, quest, imprese, ecc...) Avventura classica Fantasy Oltre alla narrativa avventurosa, siamo interessati anche a settori molto specifici di Saggistica e Manualistica. Valuteremo scritti appartenenti esclusivamente a queste tematiche: Saggistica e manualistica Open Innovation & Open Knowledge Smart Cities & Digital Life Cooperazione e Nuove Professioni Manuali di orientamento alla creazione del valore Recupero dei vecchi mestieri Altro Testi per lettori deboli Pur nutrendo grande rispetto per i generi, non valuteremo (e cestineremo senza risposta) opere di: Poesia Biografia Horror splatter Pulp Fan-fiction Narrativa non-di genere Romanzi drammatici Romanzi rosa Romanzi storici Romanzi a sfondo sociale Romanzi erotici Giallo Classico Psicologico & Introspettivo Un saluto a tutti e... aspettiamo che ci testiate!
  11. Parallelo45 Edizioni

    auto segnalo casa editrice di recentissima costituzione, per vostra valutazione: Nome: Parallelo45 Edizioni (rif. Cristiano Repetti) Generi: Romanzi storici, Gialli/thriller, Western, Guerra, Viaggi, Saggistica, Cinema/musica, Esperienza Umana, Narrativa, Fantasy Modalità invio manoscritti: http://www.parallelo45edizioni.it/contatti/ Distribuzione: http://www.parallelo45edizioni.it/distribuzione/ Sito web: http://www.parallelo45edizioni.it Facebook: https://www.facebook.com/parallelo45
  12. Prospero Editore

    Nome: Prospero editore Generi: narrativa, poesia, diaristica, saggistica semplice, racconti fotografici, critica letteraria Modalità di invio dei manoscritti: http://www.prosperoeditore.com/inviaci-il-tuo-testo.html Distribuzione: http://www.prosperoeditore.com/distribuzione.html Sito web: http://www.prosperoeditore.com/ Facebook: https://www.facebook.com/prosperoeditore
  13. La Piccola Volante

    Nome: La piccola volante Generi: Horror, Fantasy, Narrativa, Bambini e Adolescenti, Narrativa di genere Modalità di invio manoscritti: Partecipare ai laboratori periodici su http://www.lapiccolavolante.com/ Sito web: http://www.lapiccolavolante.net/ Cito dal loro regolamento: "Un contratto editoriale dignitoso non prevede spese da parte dell’autore, che le chiamiate percentuali, che le chiamiate spese morte, comunque voi le vogliate mascherare, siete editori che chiedono soldi agli autori per essere pubblicati? Eeeccavolo, noi vi banniamo e fuori dalle balle."
  14. Sperling&kupfer

    Nome: Sperling&Kupfer Generi di pubblicazione: fantasy, thriller, narrativa. Invio manoscritti: solo in forma cartacea, come specificato qui: http://www.sperling.it/contatti/ Distribuzione: Mondadori https://distribuzionelibrimondadori.it/editoridistribuiti Sito web: http://www.sperling.it/ Facebook: https://www.facebook.com/sperling.kupfer Dal sito: Non si pubblicano poesie, testi in rima, opere teatrali, libri illustrati, racconti, libri per bambini.
  15. Origami Edizioni

    Nome: Origami Edizioni Generi valutati: fantasy, fantascienza, horror Invio manoscritti: http://www.origamiedizioni.com/presenta-un-progetto/ Distribuzione: http://www.origamiedizioni.com/librerie-2/ Sito: http://www.origamiedizioni.com Facebook: https://www.facebook.com/origamiedizioni/ Salve a tutti, come già accennato nell'altro topic presento qui Origami Edizioni, che si appresta a diventare una nuova casa editrice che punterà moltissimo sul formato elettronico per le sue pubblicazioni, distribuirà tramite un sito proprietario e in maniera innovativa (per ora non posso dire di più), non solo romanzi, ma anche racconti, graphic novel e altri prodotti correlati alla narrativa. Saremo on line presto, appena il catalogo si sarà arricchito di ulteriori opere, è per questo che ora siamo alla ricerca di nuovi manoscritti da valutare. Altre informazioni le potete trovare nel sito ufficiale, ma non esitate a scrivere anche qui per qualsiasi domanda, anzi questo topic potrebbe essere un buon modo per avere una linea diretta con noi e per noi di sentire le vostre esigenze. Man mano che ci saranno novità, le inserirò sempre in questo topic. Saluti.
  16. La Ponga Edizioni

    Nome: La Ponga Generi pubblicati: narrativa, mainstream o di genere: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere. Modalità di invio testi (se disponibile): Sito in lavorazione Distribuzione: Sito in lavorazione Sito: http://www.lapongaedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/lapongaedizioni Dal loro Facebook: vi comunichiamo che il piano editoriale per il 2017/2018 è pieno e che, attualmente, non valutiamo proposte fino a data da destinarsi. --------------------------------------------------------------------- Mi chiamo Omar e volevo segnalare la mia esperienza (positiva) con questa casa editrice. Ho trovato il nominativo su Internet e vedendo che è vicino a casa (Monza), ho deciso d'inviare la sinossi di un mio lungo racconto, insieme al primo capitolo. Dopo una decina di giorni sono stato contattato via mail da Valerio, che diceva di essere interessato e d'inviare l'intero manoscritto. L'ho fatto e dopo circa un mese mi ha inviato una valutazione completa del testo. Essendo che abitiamo vicini, ci siamo trovati per un caffè per parlare della pubblicazione. Valerio è stato chiaro fin dall'inizio. Non vogliono contributi di nessun genere ma la loro politica aziendale è la seguente: Pubblicano in ebook, poi passano al cartaceo solo se il riscontro del mercato è positivo. Preferiscono stampare poche opere ma che ritengono valide. Ho accettato e così mi ha inviato un contratto editoriale che ho fatto valutare. Seri, non chiedono nessun contributo. Dopodichè ho lavorato con l'editor per quanto riguarda la correzione del testo ed abbiamo impiegato quasi due mesi di contatti pressochè quotidiani. Si sono occupati di tutto, dalla copertina all'impaginazione, coinvolgendomi però in tutto quello che facevano. Tra pochi giorni uscirà il mio racconto, "Notturno Parigino". PRO Non chiedono contributi; Editing serio e curato; Velocità di risposta; Contatto molto personale (per la firma del contratto ci siamo trovati per bere un mirto); Vendono sugli store italiani ed internazionali (IBS; Unilibro, Amazon ecc..) Tengono conto delle opinioni dell'autore; CONTRO Inesperienza (devono farsi le ossa); Pubblicano solo su ebook e poi passano al cartaceo (però lo mettono bene in chiaro al primo contatto); Stampano poche copie e le piazzano sul mercato in modo calibrato; Sono ancora poco conosciuti. La mia esperienza è stata positiva, dopo aver conosciuto altre CE (tra cui Albatros) che mi volevano solo spennare. Credono in quello che fanno e hanno passione. Quando avrò pubblicato vi dirò come si sono comportati in fatto di promozione e se hanno mantenuto le promesse. Saluti Omar
  17. Eremon Edizioni

    Nome: Eremon edizioni Genere: Mistero, fantasy, scienze occulte, manuali, fumetto (dal loro sito, a Dicembre 2016: "Al momento la Eremon Edizioni non pubblica opere di Poesia, Racconti Brevi, Diari di Viaggio, Tesi di Laurea e Diari.") Invio Manoscritti: https://www.eremonedizioni.it/come-pubblicare-la-tua-opera/ Distribuzione: https://www.eremonedizioni.it/distribuzione/ Sito: http://www.eremonedizioni.it/ Eremon: https://it-it.facebook.com/Eremon-Edizioni-Libri-ed-Emozioni-88488776079/
  18. De Agostini

    Nome: De Agostini Generi: Saggistica, Hobby, Narrativa per ragazzi e bambini, Geografia e Viaggi Modalità Invio Manoscritti: Attualmente solo mediante il sito www.libromania.net e relativi concorsi* (in passato http://www.deagostinilibri.it/aiuto/contatti) Sito web: http://www.deagostini.it/ oppure http://www.deagostinilibri.it/ Facebook: https://www.facebook.com/DeAgostiniLibri/ *dicembre 2016, dal sito DeAgostini: al momento non prendiamo in esame proposte non sollecitate agli autori dalla direzione editoriale. Per ricevere una valutazione delle vostre opere, vi invitiamo a utilizzare il sito libromania.net. Sarà cura della redazione di libro/mania far pervenire alla nostra attenzione le opere più attinenti alle nostre linee editoriali. -------------------------------------------------------------------------------------------- Mi sembra strano che non ci sia già, eppure è famosa... comunque io a febbraio avevo chiamato, informandomi se valutavano manoscritti, anche di autori inediti. Allora mi risposero molto gentilmente, dicendo di inviare il manoscritto intero, con sinossi e lettera di presentazione al seguente indirizzo: ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI CORSO VITTORIA 91 28100 NOVARA I tempi di attesa non erano per nulla lunghi, se rapportati con gli altri: mi avevano detto solamente 2 mesi.
  19. Karta edizioni

    [Casa editrice non più attiva] Nome: Karta edizioni Genere: fantasy e fantastico, racconti, teatro, per ragazzi, e-classici Invio Manoscritti: non specificato Distribuzione: / Contatti: info@kartaedizioni.it Sito: http://kartaedizioni.it/ Salve, sono Giuseppe Novella e mi presento parlando subito del progetto editoriale che sto per cominciare con un amico, perché è il vero motivo per cui mi sono iscritto su questo forum. Abbiamo deciso di cominciare questo progetto completamente dedicato agli ebook e all'editoria digitale, in relazione ai nuovi social media, perché crediamo molto in questa rivoluzione dell'editoria. Siamo alla ricerca di autori da pubblicare PAGANDO I DIRITTI D'AUTORE (quindi non siamo una casa editrice a pagamento, intendiamo corrispondere i diritti agli autori, per quanto i prezzi dei nostri prodotti saranno molto bassi e di conseguenza anche la percentuale su ogni singolo ebook), perciò se qualcuno di voi vorrà sottoporci i propri testi (per ora ci stiamo focalizzando sui racconti) potrà farlo spedendoli all'indirizzo e_mail giuseppenovella@gmail.com, a presto!!..
  20. Keres Edizioni

    Nome: Keres Edizioni Generi valutati: fantastico con attenzione al vampiresco, Invio Manoscritti: Non accettano manoscritti Distribuzione: http://keresedizioni.com/librerie/ Sito: http://keresedizioni.com/ Ciao, segnalo una casa editrice specializzata (almeno negli intenti dichiarati sul sito) nella pubblicazione di testi inerenti la figura del vampiro: http://keresedizioni.com/ Al momento non ho notato sezioni dedicate agli autori che volessero sottoporre opere però ugualmente la segnalo
  21. Kipple Officina Libraria

    Nome: Kipple Officina Libraria Genere: Fantastico, New Weird e Fantascienza Invio Manoscritti: non specificato Sito: http://www.kipple.it/ Pubblicazione senza richiesta di contributo. Pubblicazione in formato ebook (senza DRM), mentre i romanzi vincitori del premio Kipple e i racconti vincitori del premio Short Kipple vengono pubblicati anche in formato cartaceo.
  22. Lite Editions

    Nome: Lite Editions Generi valutati: storia (antichi amori), cucina, narrativa romantica, pulp: racconti hard boiled, gotico, poliziesco, dark e horror, gialli, fantasy e fantascientifico Invio manoscritti: https://liteeditions.wordpress.com/2011/10/24/per-proposte-informazioni-e-contatti/ Distribuzione: digitale. E' possibile acquistare i loro libri direttamente dal sito Sito: https://liteeditions.wordpress.com/ Facebook: /
  23. Edizioni Scudo

    Nome: edizioni Scudo Generi valutati: brevi racconti del genere fantascientifico, fantasy e fantastico in generale, fantascienza, fantastico, saggistica, fantasy, narrativa, occultismo, esoterismo, magia, spy, giallo, poliziesco, avventuroso, poesia, illustrazione, fumetti Invio Manoscritti: http://innovari.wix.com/edizioniscudo#!scritti/c1t73 Distribuzione: non viene specificata Sito: http://innovari.wix.com/edizioniscudo Facebook: https://www.facebook.com/groups/94478123017/ Eccomi qui a segnalare la ottima Edizioni Scudo. Pubblicano sopratutto narrativa di genere: fantascienza, fantasy, ma anche avventura e weird. Credo che siano free anche perché ho da poco inviato il racconto "Il dio biondo", che è stato selezionato per il prossimo numero di Short Stories: antologie periodiche di racconti di genere. Non mi hanno chiesto nulla, sono stati simpatici e gentili. E, anzi, mi hanno inviati un file in cui spiegano le modalità della loro pubblicazione: pur non essendo una "vera" casa editrice (ma un'associazione culturale no profit) selezionano, pubblicano e, credo, vendono. Discretamente, presumo. Non chiedono una lira e non danno una lira. Tutto qui: semplice. Almeno per i racconti. Per i romanzi e le opere più lunghe, non lo so. Ma una cosa è sicura: ogni lavoro viene sempre illustrato prima di andare in stampa. Fighi, eh?
  24. La Lepre Edizioni

    Nome: La Lepre edizioni Genere: Fantasy e Fantastico, Saggistica, Spiritualità e Religione, Narrativa Invio Manoscritti: http://www.lalepreedizioni.com/pagina.php?IdPagina=9 Distribuzione: http://www.lalepreedizioni.com/pagina.php?IdPagina=5 Sito: http://www.lalepreedizioni.com/pagina.php Facebook: https://www.facebook.com/lepredizioni Non mi sembra di aver visto in nessuna lista questa giovane casa editrice romana già molto attiva da un anno a questa parte. Io ho letto un loro libro: "Volevo essere Moccia" di Alberto Bracci Testasecca. L'ho trovato molto arguto, ironico e spiazzante. Anche la qualità della carta e l'ottima copertina hanno contribuito a darmi un'ottima impressione della casa editrice in questione. Si sa qualcosa della loro politica? Non mi sembra che sul sito sia specificato.
  25. Nulla Die

    Nome: Nulla die Generi: narrativa, poesia, saggistica Modalità di invio dei testi: https://nulladie.wordpress.com/dattiloscritti/alcuni-suggerimenti-per-linvio-dei-manoscritti/ Distribuzione: https://nulladie.wordpress.com/distribuzione/ Sito web: http://nulladie.com/ https://nulladie.wordpress.com/ Facebook: ttps://it-it.facebook.com/Amici-di-Nulla-die-163114100404550/ piccolo spoiler: sono free e contrari all'EAP l'indirizzo mail per le proposte editoriali è manoscrittinulladie@gmail.com
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