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  1. Kikki

    Saggese editori

    Nome: Saggese editori Catalogo: https://www.saggeseeditori.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.saggeseeditori.it/pubblica-il-tuo-libro/ Distribuzione: non specificato Sito: https://www.saggeseeditori.it/ Facebook: https://www.facebook.com/saggeseeditori/
  2. Ciao Ragazzi, come da titolo, cerco un'agenzia o un professionista che offra un servizio a pagamento di valutazione racconti lunghi (siamo sui 60k). Fin qui sono abbastanza certo che esistano e siano molteplici. Essendo però il mio un racconto strettamente di genere, il requisito fondamentale per me è che il soggetto/agenzia in questione abbia dimestichezza con la fantascienza, in modo da potermi fornire un giudizio (e anche qualche dritta) all'interno di un framework preciso. Mi anticipo un ringraziamento per chi vorrà aiutarmi.
  3. Silverwillow

    [TW-1] Il desiderio più grande

    commento La luna verde stava appena spuntando all’orizzonte, ma Yuy era già sveglio e si rigirava inquieto nella capsula a sospensione. Era un modello vecchiotto, che di tanto in tanto perdeva pressione, mandandolo a finire sul pavimento. Non era per questo però che non riusciva a dormire, ma per l’emozione: oggi compiva 3800 anni lunari e diventava maggiorenne. La prima luce di un verde pallido filtrò dal lucernario, riflettendosi sul metallo delle pareti e illuminando il poster della sua squadra del cuore, i Seleniti Lunatici, e quello di Lili Gambadargento in bikini. Lili aveva davvero gambe d’argento, era tanto ricca e famosa da potersele permettere. A Yuy in realtà importava poco il metallo delle sue gambe, era più interessato a ciò che stava in mezzo, perché si diceva che fosse in silicone ultra-soft. Solo pensare a quel silicone gli causò una reazione inopportuna, quindi con un sospiro decise che era meglio alzarsi. Infilò la tuta bruno-argentea, il colore di serie per le persone fabbricate su Z34, che copriva il suo corpo di scadente silicone rosa. Da piccolo sua madre gli faceva indossare anche un casco, per nascondere la testa: la peluria gialla, gli strani occhi e la protuberanza bucata al posto del riciclatore d’aria. Quest’ultimo difetto, soprattutto, gli aveva causato problemi, ma da quando prendeva le medicine respirava come tutti gli altri, più o meno. Un po’ alla volta compagni di scuola e vicini si erano abituati al suo aspetto e non ci facevano più caso, ma a lui sembrava di sentire ancora sguardi insistenti quando andava in giro. Yuy non era l’unico difettoso, ma le sue anomalie erano più evidenti. Talvolta aveva l’impressione che perfino i suoi genitori si vergognassero di lui, ed erano sempre iper-protettivi. Non gli permettevano di sostituire nessuna parte del corpo. Xusi, sua sorella, si era rifatta le gambe in alluminio e poi aveva cambiato il seno con un modello più grande e tecnologico. Papà aveva cambiato un braccio malfunzionante e gli occhi, perché quelli vecchi erano fuori uso. Mamma era più discreta, e aveva rifatto solo il riciclatore che si era rotta in un incidente. Andò in cucina e trovò mamma accanto alla sfornatrice. «Buongiorno» disse, allegra. «Ti sei alzato con la luna verde oggi, cosa vuol dire?» Lui rispose con un’alzata di spalle e si sedette. Mamma premette un bottone e qualche istante dopo tirò fuori una torta di compleanno provvista di lampadina, che posò sul tavolo davanti a lui. «Auguri, tesoro!» «Hai di nuovo truccato la macchina?» le chiese, notando la glassa al cioccolato non regolamentare. «Solo un pochino.» Modellò sulla faccia un sorriso sbarazzino. «E se ci danno una multa come la paghiamo?» Mamma si incupì e lui si pentì del commento. Non era colpa sua se con la paga di insegnante di storia e quella di parcheggiatore di papà a stento ci vivevano. In quel momento entrò Xusi e li raggiunse a tavola. «Giorno ‘fra.» «Tutto qui?» Lei settò le sopracciglia su finta confusione, poi ridacchiò. «Ma va’ che lo so. Quanti anni è che compi? Io non ricordo quando mamma e papà sono andati al Centro Creazioni a prenderti. Secondo me ti hanno trovato accanto al bidone degli scarti.» «Vattene a quell’altro pianeta» ribatté. Xusi ricompose i lineamenti in un’espressione seria. «Scherzavo.» «Non è divertente.» Soprattutto perché lui era davvero difettoso. Calò un silenzio imbarazzato, ma la porta si aprì e qualcosa trotterellò con stridore di ferraglia fino a Yuy, appoggiandogli le zampe anteriori sulle ginocchia. Lui gli diede una pacca affettuosa. «Tu sei l’unico che mi capisce.» Il cane, anch’esso un modello vecchiotto, con il muso un po’ scolorito, scodinzolò e lasciò penzolare la lingua metallica. Subito dopo entrò papà. «Buon compleanno, figliolo.» Yuy poté infine spegnere la lampadina, sforzandosi di dimenticare che mamma ci doveva nascondere un piccolo interruttore solo perché lui non riusciva a emettere onde magnetiche. «Non esprimi un desiderio?» chiese Xusi. «Sì, ma non ve lo dico.» «Be’, figliolo, può darsi che si sia già avverato» disse papà, settando la faccia su mistero. Yuy ne dubitava, e prese con diffidenza la scatolina che gli veniva tesa. Inserì il codice per aprirla e fu sconcertato nel trovarci una chiave magnetica. «Non è una chiave qualsiasi» spiegò papà. Yuy la girò e vide il logo di un noto marchio di navicelle. Rimase a bocca aperta. «Come…» «Non è nuova» chiarì papà, schermendosi. «Era rimasta al parcheggio e nessuno l’ha reclamata. Così l’ho presa all’asta per poco.» «Grazie…» Si sentì gli occhi umidi, e si sforzò di nasconderlo. Perdere liquidi era un altro dei suoi infiniti difetti di fabbrica. Per nascondere l’emozione, andò ad abbracciare suo padre, che ricambiò con cautela, sapendo quanto era delicato. Anche lui cercò di nascondere l’imbarazzo. «Sì, bè’, è qua fuori.» Yuy finì in fretta la torta. «Voglio provarla subito. Porto Xera a fare un giro» disse, alzandosi. «Chi è Xera?» chiese mamma. Yuy sentì caldo alle guance. L’entusiasmo l’aveva fatto parlare troppo. «È la mia ragazza» ammise. «Cioè, siamo usciti solo un paio di volte, ma…» La luce rosata della seconda luna, appena sorta, delineava tre facce atteggiate a choc, quindi aggiunse: «Non vi preoccupate, non ci siamo ancora scambiati flussi neuronali né altro». Le facce non mutarono. «Forse dovremmo…» Mamma guardò papà, supplichevole. «No» disse lui, con un’espressione dura che non usava mai. «Ma deve sapere…» insistette. Papà batte una mano metallica sul tavolo. «Xusi, lasciaci.» Per una volta sua sorella non protestò, né fece battute, ma se ne andò con un’inedita espressione dispiaciuta. «Non ti sei mai chiesto perché sei diverso da noi?» iniziò mamma. Ora era Yuy a essere scioccato: non avevano mai affrontato apertamente la questione. «È perché non sei stato costruito qui.» «Cosa? E dove allora?» «Non sei stato costruito affatto» sbottò papà, facendolo trasalire. «3800 lune fa io e tua madre mettemmo via i risparmi per realizzare un sogno: una lunga crociera spaziale in galassie remote. Mentre attraversavamo la Via Lattea però accadde un incidente: un rottame sbatté contro lo scafo, e quando l’equipaggio scese per disincagliarlo scoprì che era in realtà una navicella rudimentale. Nei giorni seguenti ne incrociammo molte altre - sembrava si fosse verificato qualche evento drammatico - ma non c’erano segni di movimento, erano piene di corpi con ogni evidenza non più funzionanti.» Fece un profondo sospiro, incrociò lo sguardo del figlio per un istante e subito ruotò gli occhi altrove. «Su una di esse però trovammo un essere ancora funzionante, che non faceva che strillare.» «Era chiaro che si trattava di un piccolo» intervenne mamma, con espressione malinconica. «Io avevo studiato la storia antica del nostro pianeta, in cui si sostiene che i primi coloni provenissero proprio da quella galassia, da un posto chiamato Terra, quindi ero l’unica ad avere qualche idea su come occuparsi del trovatello, e accettai volentieri di tenerlo con me.» Scese il silenzio, e Yuy si costrinse a chiedere, con la gola chiusa dall’angoscia: «E quell’essere…» «Esatto. Eri tu» concluse papà. «Ora capisci perché sei diverso, e perché non puoi fare le stesse cose dei tuoi coetanei.» Lo choc lasciò il posto alla rabbia, man mano che Yuy ripensava a tutto ciò che gli avevano nascosto, tutte le bugie accumulate negli anni, la pietà e il disprezzo sui volti degli altri… «Come si arriva su questo pianeta Terra?» «Perché vuoi saperlo?» chiese mamma, in modalità preoccupazione. «Non importa, lo scoprirò da me.» Prese la chiavetta, la strinse forte e uscì in fretta, ignorando i richiami. Davanti alla casa trovò la navicella quadriposto, che i raggi congiunti delle due lune facevano scintillare di piccoli arcobaleni verde-rosa. I suoi occhi rischiarono di ricominciare a gocciolare, pensando a quanto ne aveva desiderata una. Ma non era questo il desiderio che aveva espresso, e che si sarebbe volentieri rimangiato. Vorrei smettere di sentirmi diverso. Allungò la mano e puntò la chiave verso la navicella.
  4. bwv582

    Andata e ritorno [TW-1]

    Commento https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48056-lasciami-andare/?tab=comments#comment-846772 Andata e ritorno "Salvare" era la parola d'ordine. Davide ne conosceva l'accezione e quella era la sera giusta per piantarsi di fronte alla porta dell'appartamento e attendere l'uscita di Sandro. Li separava un pianerottolo e nient'altro poiché si somigliavano e avevano entrambi quarant'anni: un'età in cui Sandro usciva di sera in sera senza una ragazza fissa. Davide, dunque, si era sistemato la solita giacca, il proprio coraggio, e attendeva il suo dirimpettaio. Quest'ultimo non tardò a uscire con un paio di jeans strappati e un maglioncino su cui campeggiava il logo dei "metallica". Nonostante la pari età erano riusciti a creare una distanza di almeno trent'anni tra loro. Davide, impeccabile e silenzioso, gli tese una piccola busta chiusa. «È di fondamentale importanza che tu la apra a mezzanotte meno un quarto», gli disse. Non si era trasferito da molto in quella palazzina, ma Sandro aveva l'idea che il suo vicino fosse un brav'uomo perciò la afferrò e non disse nulla se non un «grazie» di circostanza seguito da un «buona serata» da parte dell'altro. All'ora prestabilita, Sandro era appena andato in bianco con Valentina, una ragazza che aveva provato ad abbordare in un locale. Rapido due di picche e mano che stringeva un bicchiere semivuoto di birra mentre l'altra scorreva, d'inerzia, sulle tasche dei jeans fino a trovare la piccola busta. Fu un lampo estrarla e aprirla dopo aver visto l'orario. Lesse a mente: "cinque minuti fa Valentina Rossi ti ha scaricato". Firmato: Davide. Sorpreso, ma non abbastanza per dare peso alla cosa. Insabbiò il tutto: una volta appallottolato il foglio e la busta, centrò il cestino dei rifiuti all'ingresso del bar a pochi metri da lui, con tanto di intima ovazione per quel canestro. La settimana successiva, Davide era ancora una volta fermo davanti alla porta d'ingresso di casa sua ad attendere il vicino. Sandro uscì come previsto; prima di salutarlo, lo squadrò in modo sinistro, memore della volta precedente. Davide, da parte sua, gli passò un'altra piccola busta chiusa. «Aprila non prima delle undici e mezzo. Se hai visto quella della volta scorsa, è fondamentale che tu non la apra prima dell'ora che ti ho detto: ne va dell'equilibrio del mondo». «Equilibrio del mondo?», sul viso di Sandro si leggeva più disgusto che perplessità. «Non sto scherzando. E ora, buona serata». L'altro lo salutò a gesti; non voleva perdere troppo tempo con lui e si rispose che fosse tutta una coincidenza. Peccato che al bar, all'ora prevista, estrasse la busta e lesse nome e cognome della ragazza che lo aveva scaricato da circa cinque minuti, con tanto di indicazione di quell'intervallo di tempo scritta nero su bianco. "Forse mi sto facendo suggestionare", concluse. Suggestione o meno, il giorno seguente si ritrovò a bussare sull'uscio del vicino. «Perché bussi? Non sai usare il campanello?» Sandro appariva arrabbiato e Davide pensò bene di provocarlo, perché era abbastanza ovvio il motivo per il quale il vicino lo cercasse con insistenza. «Allora, cosa sei? Un chiromante? Una maledetta spia? Oppure ti metti d'accordo con le donne che incontro?» «Nessuna di queste, anzi entra dentro», gli fece un eloquente gesto con la mano destra. «Ti offro un ginseng, so che lo preferisci di gran lunga al caffè anche se non ti dispiace nemmeno una bustina di tè nero». A questo punto, Sandro era sorpreso delle osservazioni sulla propria persona ma anche in questo caso non abbastanza per turbarsi. «Il caffè non l'hai preso mai da quella volta che hai pensato che non ti ha fatto dormire prima di un esame all'università». Davide chiuse la porta e indicò una poltroncina. «Eri da solo in collegio e le provasti tutte per cercare di chiudere occhio. Sei rimasto traumatizzato e da quel momento non hai preso più un caffè, tranne che ai pranzi, senza pensare che invece si potesse trattare dell'agitazione». «Come fai a saperlo?» «Semplice, io sono tuo figlio». «Sì, e io sono Napoleone». «Il piacere è mio, generale Bonaparte, ma sto dicendo sul serio. Posso anche raccontarti la prima notte di nozze con la tua ex moglie. Forse è meglio ricordarti come hai organizzato il vostro primo anniversario... non mi stupisce che ti abbia lasciato». «Io...» «Sì, pensi che la signora Isabella mi abbia raccontato queste cose, ma sai meglio di me che ha un male incurabile da almeno due anni e che sta per andarsene. Ma a te non interessa, tanto che hai già pensato a organizzare una bevuta con gli amici per festeggiare la sua dipartita. Ti era anche venuto in mente di fare una capatina in qualche casa chiusa all'estero, ma non potevi sapere il giorno preciso e non sarò io a dirtelo ora». «Non ti permettere di parlarmi così!» «Ma se me l'hai raccontato tu!», si corresse. «Nel mio tempo, intendo, e anche qui non ti do altri dettagli per non alterare la storia». «Va bene, allora cosa vuoi da me?» «Una cosa sola», Davide si piantò di fronte a Sandro. «Qualsiasi cosa accada, non devi avere figli, ne va della salvezza del mondo». Sandro scoppiò a ridergli in faccia. L'aspetto severo dell'altro e il perentorio ammonimento... era tutto uno scherzo secondo lui. Fosse stato suo figlio, poteva piombargli di fronte e chiedergli di impedirgli l'esistenza? «Se stai pensando che tutto questo sia assurdo», Davide cercava di mantenere l'autocontrollo, «posso dirti che nel mio futuro, mio figlio ha appena conquistato il mondo con dei colpi di mano e lo sta mettendo a ferro e fuoco. Sta portando avanti un dominio di terrore, fa uccidere ogni giorno oppositori politici a iosa e nega le più basilari libertà. Io sono suo padre, per questo sono ancora vivo, ma da oppositore sono chiuso in una prigione di massima sorveglianza. Tramite alcune guardie votate alla resistenza, sono riuscito a evadere per tornare indietro e impedire tutto questo. La freccia del tempo scorre in un unico modo, se tu deciderai di non moltiplicarti, il mondo potrà continuare a vivere in pace. Pace per modo di dire, ma comunque meglio del destino di morte e terrore collettivo che ci attende». «Perché allora chiedi a me? Tu dove stai?» «Ormai non posso più uccidermi, non servirebbe a niente. Per quanto riguarda lui... è pur sempre mio figlio. Sai, lo abbiamo chiamato Sandro come te», sospirò. «Peccato che sia diventato influencer, poi politico e infine "governatore", come ama farsi chiamare. Se ti chiedi se la gente del futuro è meno influenzabile rispetto a oggi da chi posta video in rete, sappi che non è così». «Ma allora perché non sei tornato al momento, diciamo, del concepimento del nuovo dittatore?» «I prototipi di macchina del tempo sono stati tutti distrutti e avevo a disposizione solo questo che era stato classificato come difettoso. Inoltre dovevo tornare in un'epoca antecedente all'ideazione di una macchina del tempo, altrimenti avrei corso il rischio di influenzare gli scienziati che ci avrebbero lavorato e il mio viaggio poteva scomparire da sotto i piedi ancora prima di iniziare». «Va bene». «Niente "va bene", giuramelo sulla testa di tua madre». «Ma dai, è tutto assurdo!» «Assurdo dici? Vuoi che ti racconto di quando te la sei fatta addosso sulle giostre? Oppure della tua paura per i grilli?», si rese conto di aver calcato la mano. «Mi spiace, ma la mia missione è di vitale importanza, ne va del destino del mondo». «Ma così tu non nascerai, sarò io a uccidere mio figlio». «Non è così: mi impedirai di esistere e non puoi uccidere qualcosa che non è nemmeno stato creato». «Va bene, te lo giuro...», tirò un sospiro, «te lo giuro sulla testa di mia madre». «Ti ringrazio, hai appena salvato il mondo». «... e ho decretato la tua fine». «Sì, ma non mi importa». «Addio, figlio». «Addio, papà». Sandro scrisse su una pagina dell'agenda di non dover mai avere dei figli per motivi di fondamentale importanza. Pazienza, forse in futuro ne avrebbe adottato uno. Davide tornò al suo tempo con un «missione compiuta», stampato sul viso; il suo piano era stato perfetto.
  5. syllon

    Greco&greco Editori

    Nome: Greco&Greco Editori Generi valutati: giallo, fantascienza, politica, saggistica, narrativa, eros, memorie, letteratura classica e contemporanea e umoristica Invio manoscritti:http://www.grecoegrecoeditori.it/invio-manoscritti/ Distribuzione:http://www.grecoegrecoeditori.it/distributori/ Sito: http://www.grecoegrecoeditori.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/GrecoGreco-editori-Official/1496908373913073?ref=bookmarks Dal loro sito (ottobre 2018): Al momento non prendiamo in esame testi da valutare.
  6. arabafelix

    Watson Edizioni

    Nome: Watson edizioni Generi: Horror e gotico, Fantascienza, Fantasy e fantastico, Narrativa, Racconti Invio dei manoscritti: http://watsonedizioni.it/pubblicare/ Contratto standard: http://watsonedizioni.it/wp-content/uploads/2015/12/contratto_watson_2015.pdf Distribuzione: DirectBook e librerie fiduciarie http://watsonedizioni.it/watson-in-libreria/ Sito web:http://www.watsonedizioni.it Facebook: https://it-it.facebook.com/WatsonEdizioni/ Ho ricevuto una mail in cui mi comunicano di essere disposti alla pubblicazione di un mio romanzo. l'ho trovata su Internet. Qualcuno la conosce?
  7. Giuliano G.

    Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo

    Titolo: Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo Autore: Giuliano Golfieri Autopubblicato: Amazon KDP ISBN: 1521594414 Data di pubblicazione: 10/07/2017 Prezzo: Carteceo € 16,00 - Digitale: € 4,99 Genere: Avventura/Fantascienza/Esoterico/Storico Caratteri: 500.000 Quarta di copertina o estratto del libro: Francia, 1745. Un ragazzo si sveglia in un bosco alle porte di Parigi senza memoria del suo passato. Tramite un fortuito incidente, scopre di possedere un inspiegabile potere in grado di farlo trasmigrare nel corpo di altre persone, smettendo di esistere e invecchiare durante la permanenza nei suoi ospiti. Grazie a questa capacità, la vita del protagonista si intreccerà con quella di famosi personaggi dell’epoca e trasformerà il suo singolare dono in una sinistra professione al servizio della massoneria e dei potenti della Francia settecentesca. Un’avventura lunga più di un secolo che in un crescendo sempre più ritmato gli farà vivere in prima persona un'escalation di momenti storici, tra cui la rivoluzione francese. Attraverso viaggi esotici, sesso, amori dannati, amicizie altolocate e nemici potenti che tramano nell’ombra, culminando in un colpo di scena finale Alter Ego racconta uno scorcio su una delle epoche più buie della storia, con un vivo retrogusto esoterico. La realizzazione di Alter Ego ha richiesto un lavoro di ricerca storica di oltre due anni. Molti dei personaggi, anche quelli secondari, sono realmente esistiti e vengono accuratamente raccontati grazie al loro coinvolgimento diretto nella trama, lasciando al lettore il gusto di approfondire i dettagli e scoprire legami e sotterfugi nascosti nel racconto. Link all'acquisto: Versione cartacea: https://goo.gl/TnHUy1 Versione e-book Kindle: https://goo.gl/wTsf53
  8. Alessandro Furlano

    La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol)

    Immagine di copertina: Titolo: La Finestra sull'Inferno (Hell Patrol) Autore: Alex F. Penni ISBN: ebook (ASIN) B07NDVC4HP, cartaceo: 978-1796204728 Data di pubblicazione (o di uscita): 06/02/2019 Prezzo: ebook 0,99 €; cartaceo 5,16 € Genere: Horror Pagine: 173 Quarta di copertina o estratto del libro: Per perseguire la vittoria del Bene contro il Male a volte bisogna scendere a terribili compromessi... La vita di un tranquillo paesino del Monferrato viene sconvolta dall’arrivo di uno strano personaggio, Jonas Abelton. Apparentemente scrittore in cerca di ispirazione, che ben presto metterà in pratica il suo diabolico piano per soggiogare prima gli abitanti del paese, poi il Mondo intero, creando il proprio Esercito del Male. Uno scrittore fallito, Jack Fox, e la sua compagna Cinzia, tenteranno di ostacolarlo, ma la vittoria del Bene sul Male non è sempre così scontata e soprattutto, a volte, richiede uno scotto molto duro da pagare. Link all'acquisto: Amazon ebook Amazon cartaceo Seconda edizione del romanzo già pubblicato col titolo di Hell Patrol per Delos Digital. Dopo l'ottimo riscontro della prima edizione firmata Delos, esce questa seconda autoprodotta con nuova copertina e nuovo titolo principale. Jonas Abelton è tornato...
  9. Daniele125

    Aedis: Le avventure di Daniel Sung

    Autore: Daniele Missiroli Autopubblicato: Amazon ISBN: 9798653485015 Data di pubblicazione: Giugno 2020 Prezzo cartaceo: 14,46 Prezzo eBook: 3,99 Caratteri: 1.100.000 (450 pagine) Quarta di copertina: Daniel Sung vive su un pianeta com'era la Terra cinquant'anni fa. Le avventure che vivrai insieme a lui ti porteranno a temere per la sua vita e per la vita di familiari e amici. Scoprirai come un'astronave sia riuscita ad arrivare fin là, superando insidie e ostacoli, e abbia fondato la prima colonia extra-mondo della storia. Daniel esplorerà la giungla, andrà in orbita, incontrerà un'intelligenza artificiale, viaggerà nel tempo e salverà tremila persone. E in mezzo a tutte queste avventure riuscirà anche a farsi una famiglia, poiché la fantascienza è solo un palcoscenico: i veri protagonisti sono i sentimenti. Un thriller drammatico, con sfumature romantiche, ispirato ai canoni della Golden Age della fantascienza. Dove un uomo normale risolve problemi e affronta minacce con lo stile della space opera e dell'avventura tecnologica. Daniel ha trentaquattro anni e la sua storia inizia qui. Link all'acquisto: Amazon cartaceo Amazon eBook
  10. Virgilio Lang

    Neurokiller - Capitolo 1 Parte 2

    Commento Neurokiller Capitolo 1.2 Virgilio attese, seduto per terra, davanti il letto sfatto dove la sagoma lasciata dal cadavere portato via emanava l’odore tagliente del sangue. Fumò una sigaretta e bevve metà del contenuto della sua fiaschetta portatile: whisky irlandese preso allo spaccio della Milizia. Passata mezz’ora si affacciò alla finestra accertandosi che fossero andati via tutti, poi prese la custodia vuota della Synapsys Corporation e i trecento Conius, li mise in tasca e si guardò attorno un’ultima volta: era tutto a posto. Uscì, applicò i sigilli alla porta d’ingresso e si allontanò a bordo della sua Tesla X13. Prima di tornare a casa si fermò davanti il vecchio mercato annonario abbandonato, sapeva che riparato dell’atrio prospicente il portone d’entrata sigillato, dormiva un senzatetto, con il suo carrello pieno di vestiti e oggetti rimediate dalla spazzatura. Prese dal cassetto del cruscotto la Glock 936, una pistola molto diffusa ma non la sua preferita. Lui aveva una Glock 121, un gioiello di precisione per cui aveva risparmiato molto prima di poterla acquistare e registrare come arma d’ordinanza alla Milizia, ma ne era valsa la pena. Scese dall’auto, avvicinatosi gli diede due leggeri colpi sulla spalla: dormiva, non c’era rischio di svegliarlo. Prese un maglione puzzolente ed infeltrito dal carrello e ci avvolse i trecento Conius, poi lo rimise al suo posto, mise nel carrello anche un pacchetto di sigarette, nuovo, ancora da scartare, e la pistola. Risalito in macchina raggiunse Via Cicerone e fu a casa. Era mattina, aveva a disposizione un paio d’ore di sonno prima di essere di nuovo al Dipartimento per i risultati dell’autopsia. Mentre saliva le scale l’anziana signora Dotmann lo salutò col suo sorriso cordiale e la voce sottile, lui rispose con la solita cortesia ed attese che lei gli dedicasse qualche parola, come faceva sempre. - Anche stanotte abbiamo finito tardi, signor Lang? Oppure è il giorno che non le basta? Magari il tempo fosse come desideriamo, o forse non sapremmo cosa farcene, così abituati a farci comandare da lui. - Lo guardò con malinconia, l’esile figura ancora più piccola rannicchiata sulla borsa a cercare le chiavi di casa. Parlare con lei era sempre una piccola fuga dalla normalità. Alla signora Dotmann piaceva discorrere di cose poco pratiche e molto profonde. Virgilio l’aveva in simpatia, sentimento che provava per pochi, forse per nessuno. - Sarebbe già molto capire se il tempo non passa mai o se non ne abbiamo abbastanza per fare quello che vogliamo. Se decidessimo noi non avremmo più scuse e sarebbe tutto più difficile. Sarebbe insopportabile accorgersi di essere responsabili di noi stessi. - È un piacere parlare con lei, signor Lang. Posso chiederle una cortesia? Ho problemi con l’androide di casa: si spegne di continuo, non interpreta i comandi vocali, spesso rimane ore a lavare i piatti, sempre lo stesso piatto se non ce ne sono altri. Sono sicura che lei sa come ripristinarlo. - Posso provare, signora. Dev’essere un problema al sistema operativo, ma ho bisogno di vederlo. - Quando ha un po’ di tempo sarei lieta di invitarla per un the. - Certo, la verrò a trovare, allora. - Virgilio si allungò verso le scale. La signora Dotmann era riuscita trovare le chiavi e la porta si aprì lasciando filtrare il tepore della casa, misto all’odore di minestra già pronta per il pranzo. - Grazie, signor Lang, lei è una persona gentilissima. Le auguro una buona giornata, allora. Abbia cura di sé. - Buona giornata anche a lei signora Dotmann. A presto. L’appartamento di Virgilio era in un gran disordine, come al solito. Aprì la cassaforte, sistemò le tre fiale di Neurosys nella custodia che aveva recuperato e la richiuse. Si mise a letto senza cenare, non ne aveva voglia. Trovava conforto nel silenzio del suo appartamento, nel buio appena rischiarato dalle luci lontane della strada. Gli piaceva non sentire alcun rumore, alcuna voce. Soltanto lui e l’idea di aver portato a casa un altro po’ del suo tesoro. Al momento di prendere sonno i pensieri gli si accavallavano disordinatamente nella testa. Sperava di aver rimediato agli errori commessi e si riprometteva di fare di meglio in futuro. La mattina seguente avrebbe trovato il solito numero eccessivo di esseri umani al Dipartimento della Milizia e se ne sentì un poco in ansia. Poi dormì appena tre ore prima di svegliarsi per tornare al lavoro. Guardando la strada oltre il parabrezza della Tesla X13, Virgilio osservava il suo quartiere. Il Vecchio Villaggio Trieste era sempre più in degrado. Le strade erano dissestate, i locali che erano stati negozi, ristoranti, officine e tanto altro, avevano le vecchie saracinesche sbarrate, o murate, sporche e ammuffite che andavano a cancellarsi nei colori confusi dei lunghi muri scrostati. Le abitazioni erano abbandonate per metà, pochi umani erano rimasti e molti androidi di serie inferiore, il ceto sociale più basso. Era il vecchio centro storico: la circonvallazione, il Piccarello e il Villaggio Trieste, altre zone del centro, come il quartiere Isonzo, la zona dello Stadio Francioni e alcune di cui non si ricordavano più neanche i nomi, erano state bonificate, rase al suolo, per far spazio ad avioporti e centri di alimentazione. Lui era affezionato al suo vecchio quartiere, che gli permetteva di avere esigui rapporti sociali: a parte la signora Dotmann, non aveva occasione di parlare con altri umani e gli androidi salutavano per educazione dialogando solo se interpellati. Non cercava persone con cui condividere il tempo libero, che era poco e preferiva occupare da solo, senza distrazioni. Il Dipartimento della Milizia sorgeva nel quartiere Q47, l’attuale centro nevralgico della città, popolato da uffici, attività commerciali e abitazioni di lusso i cui residenti erano uomini benestanti dotati di androidi evoluti. La viabilità era garantita da strade perfette, la sicurezza dalla costante presenza delle forze dell’ordine. Delle originarie abitazioni di modeste dimensioni rimaneva poco: svettavano alti grattacieli dalle forme più diverse, uno skyline mozzafiato ammirabile da lontano, fin dalle valli romane e dal golfo di Gaeta. Chi si avvicinava alla Polis ne poteva ammirare la grandezza molto prima di essere sul posto. L’edificio del Dipartimento della Milizia era tra i più alti, solido e massiccio, ovale, assomigliava ad un ananas meccanica, con le finestre ad oblo che ne riempivano la superficie. Virgilio parcheggiò al terzo livello sotterraneo, al posto riservato di detective della sezione omicidi e salì in ascensore fino al settimo livello, dove c’era la sua postazione nell’open space dedicato. Odiava quello spazio aperto che opprimeva la sua indole solitaria ed asociale. Quella promiscuità di persone che parlavano tra di loro anche quando non era necessario, per salutarsi e dire cose inutili, gli era insopportabile. Se avesse potuto li avrebbe costretti a parlare solo per scambiarsi le necessarie informazioni sulle attività lavorative e basta. Accese il computer e Gavinus gli rivolse subito la parola della postazione davanti alla sua, tra di loro c’era solo un sottile divisorio di plastica rifinito in alluminio, e i monitor dei computer. Potevano guardarsi in faccia e parlare quando volevano, per Virgilio era faticoso da accettare. Gavinus era lì da quattro anni, ed era riuscito, giorno dopo giorno, a prendere confidenza con lui, non molta, certo, ma sempre più di chiunque altro. Virgilio si era dovuto rassegnare alla sua presenza, e al fatto che per lui fosse difficile restare in silenzio per molto tempo.
  11. mauro longo

    Acheron Books

    Nome: Acheron Books Generi: Fantastico, Fantasy in ogni sua declinazione, Pulp, Weird, Horror, Thriller soprannaturale, Fantascienza Modalità invio manoscritti: https://www.acheron.it/submission-contatti/ Sito web: https://www.acheron.it/
  12. Ciao a tutti, mi chiedevo se qualcuno di voi e' riuscito ad ottenere una pubblicazione con una casa Editrice che pubblica Fantasy e sottogeneri? Dalla mia esperienza e dopo innumerevoli ricerche, mi sto rendendo conto che Fantasy e compagnia-bella sono generi davvero poco considerati ma specialmente sottovalutati. Confermate la mia conclusione o c'e' ancora speranza? No perché' io l'ho persa.
  13. "Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla". Lao Tze Titolo: "ARMA INFERO – Delenda Gordia" Autore: CARTA Fabio (alias Phabyosh su WD) Editore: Inspired Digital Publishing Data di uscita: 31 ottobre 2019 ISBN: 9788894182064 Genere: Fantascienza (sub: distopico, military sci-fi, hard sci-fi, space opera, planetary romance) Prezzo: € 1,99 (€2,49 su Google Playstore) Formato: ebook (ePub, Mobi) Pagine: 700 ca Link: https://amzn.to/32c29wy SINOSSI: "La sentenza contro la dispersione e contro Gordia era stata da Lakon pronunciata. Non rimaneva che eseguirla. Pietà per noi e per tutte le nostre colpe". Capitolo conclusivo della saga Arma Infero. Mentre Karan accorre al richiamo di Lakon, sperduto nello spazio, la nuova Falange è colpita a tradimento dalla sua nemica di sempre, Gordia. Nulla ormai può impedire la resa dei conti, la più grande e catastrofica guerra dell'intera storia coloniale di Muareb. Questo è il volere del Martire Tiranno, questo il terribile messaggio della sua verità. Ma dov'è la verità, ora che il cielo è prossimo a crollare sugli empi e i peccatori, ora che non solo Gordia ma tutto il pianeta si trova davanti alla minaccia della propria cancellazione? In fondo a tutto, la prova del Trono attende Karan con le sue confessioni, poiché nel vero amore come nell'apocalisse non può esserci spazio per inganni e bugie. RIASSUNTO DEI CAPITOLI PRECEDENTI… (ATTENZIONE! Spoiler) Karan, maniscalco della cavalleria di Dragan, s'incarica di istruire Lakon, un nuovo e misterioso schiavo delle officine, capace di interfacciarsi con i mezzi dei cavalieri, gli zodion, in una modo mai visto. In virtù di queste capacità, Lakon è subito nominato Mastro di Forgia e cavaliere. Insieme al suo amico, parte alla ricerca di ulteriori reliquie tecnologiche necessarie al tanto atteso risveglio dello spirito del Pagan. Sopravvissuti al tradimento nella terribile battaglia nucleare di Bastian, che inaugura la guerra civile, giungono fin nella capitale della Falange, Higgs, solo per scoprirla profondamente corrotta dagli interessi dei gordiani, acerrimi nemici dei popoli dei calanchi. Proprio per sviare le trame gordiane, Karan e Lakon decidono allora di dividersi. Karan si dirige a sud con l’amata Luthien nell’esotica e rigogliosa Gargan mentre Il Mastro di Forgia prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie, sullo sfondo di una guerra civile dove la furia cieca dell’uomo scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro questa barbarie la cavalleria coloniale è costretta ad evolversi, crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore. In questo tripudio di eventi distruttivi Lakon riesce a giungere alla fine dell'eroica Cerca del Pagan, scampando alla morte e reincarnandosi nel corpo del giovane Wotan. Tornato assieme a Karan nella Falange squassata dalla guerra civile, giunge in una Dragan irriconoscibile, decadente e corrotta. Utilizzando proprio l'arcano sapere appreso nella Cerca, il Mastro di Forgia riesce in poco tempo a risollevare le sorti del Krak e a portare i suoi nuovi ulani volanti nella battaglia decisiva di Verthun, l’altare di morte e fuoco dove un nuovo, supremo sacrificio è richiesto per la rinascita del Pagan. È infatti l'invincibile fauno delle leggende, da Lakon evocato e incarnato, a porre fine alle ostilità e a regalare la vittoria alla Falange ormai definitivamente comandata dall'unico Arconte Supremo, Zieten. Sull'onda della vittoria e del dilagante fanatismo religioso per Lakon, Silen, ebbro di gloria, scatena una ferocissima campagna militare contro Zoshima, consociata di Gordia nella gestione dell'Anello Orbitale, e ne conquista i suoi preziosi astroporti. In tale occasione Karan, in prima fila nella distruzione della sua stessa casa, combatte guidato dai poteri mentali di Lakon e scopre di poter accedere alle capacità astronautiche del fulleren. Con questa capacità conta ora di potersi ricongiungere nuovamente all'amico, misteriosamente scomparso nello spazio interplanetario. SULL'AUTORE: Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall'evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica "Arma Infero" con la Inspired Digital Publishing che a oggi, a ciclo completato, conta quattro romanzi: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016, Il Risveglio del Pagan nel 2018 e Delenda Gordia, il tomo conclusivo, nel 2019. Precedentemente, per la Delos Digital ha scritto un racconto lungo intitolato "Megalomachia" unitamente alla finalista del premio Urania 2016, Emanuela Valentini. Ha avuto inoltre l'onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all'iniziativa "Penny Steampunk" del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk "Ambrose" per i tipi di Scatole Parlanti. P.S. Alla fine di questa mia fantastica esperienza, quale è stata la creazione e la pubblicazione del ciclo di Arma Infero, un ringraziamento particolare va a tutto lo staff del Writer's Dream che ha consentito costantemente la promozione del mio lavoro sul sito. Grazie ragazzi, di cuore (FC).
  14. Ciao a tutti! Volevo chiedervi questo: quanti di voi utilizzano wattpad, sono registrati, leggono e/o pubblicano li'? E cosa ne pensate?
  15. Ciao a tutti! Sono un aspirante scrittrice del genere Fantasy/Fantascienza e sto cercando di capire come destreggiarmi tra tutte le possibilita' di pubblicazione che ci sono in Italia, in particolare, trovo molto interessante la piattaforma di Wattpad, dove alcuni aspiranti scrittori del mio genere si son fatti notare da agenzie importanti che poi gli hanno offerto un contratto di pubblicazione. Ho da poco finito di scrivere il primo libro di una saga e parallelamente una novella che introduce il personaggio principale. Una storia particolare, azzarderei simile a quella che racconta il film di Joker. Insomma, una storia che tenta di spingere il lettore a voler approdare nel vasto mondo che si apre con il primo libro della mia saga. Sempre se ci riesca. La cosa che non mi fa decidere il da farsi, e' se vale la pena pubblicarla su Wattpad o magari se lo faccio, ci saranno dei riscontri negativi a cui potrei andare incontro? P.S.Vorrei chiarire che questa novella fa parte di una raccolta di racconti (le storie delle vite passate dei protagonisti principali, prima di incontrarsi nella saga) che avrei voluto pubblicare successivamente.
  16. SCADENZA DEL BANDO DELLA VI EDIZIONE: 20 GIUGNO 2019 Per agevolare il lavoro della Giuria e del Comitato di lettura, si consiglia vivamente di spedire gli elaborati con ampio anticipo rispetto alla scadenza del Bando. Il Premio Città di Como è libero, autonomo, indipendente e riconosce pari dignità a tutti i partecipanti garantendo la totale imparzialità di giudizio. Il Premio Città di Como opera in ambito nazionale ed internazionale: gli elaborati in lingua originale non italiana dovranno pervenire corredati di traduzione in lingua italiana. SEZIONE EDITI POESIA in omaggio ad ALDA MERINI: partecipano a questa sezione le opere edite di poesia a tema libero. NARRATIVA in omaggio a GIUSEPPE PONTIGGIA: partecipano a questa sezione le opere edite di narrativa a tema libero di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono previsti premi speciali per la narrativa di genere. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SAGGISTICA: partecipano a questa sezione opere edite di saggistica, a carattere scientifico o divulgativo, di qualsiasi argomento senza limiti di ambito di trattazione. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE INEDITI Partecipano a questa sezione opere mai pubblicate in versione cartacea o digitale in versione ebook nei vari formati o sui siti internet, blog o social network. Opere di Poesia: sia una singola poesia, sia una raccolta di poesie, sia un’antologia di più autori. Opere di Narrativa di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE MULTIMEDIALE Partecipano a questa sezione opere multimediali, sia edite che inedite: A) “Raccontano”: un testo letterario (in prosa o in poesia, edito o inedito, di qualsiasi autore), un paesaggio o un viaggio raccontato attraverso immagini e/o testo e/o musica. B) “Espressioni del volto”: volti ed emozioni (di uno o più soggetti) che esprimano delle emozioni attraverso immagini e/o testo e/o musica. C) “Videopoesie”: un testo poetico recitato attraverso il libero abbinamento di immagini e/o testo e/o suoni. D) “Book-trailer”: audiovisivo di breve durata per promuovere una pubblicazione. E) “Reportage fotografico” di qualsiasi genere. PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI La partecipazione al Premio avviene tramite la presentazione degli elaborati. Qui di seguito le indicazioni per la presentazione. SEZIONE EDITI Per le opere edite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie del volume stampato. Per le opere edite in formato elettronico: inviare per e-mail e-book in formato pdf con accesso libero. SEZIONE INEDITI Per le opere inedite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie stampate in formato A4, in b/n o a colori. Per le opere inedite in formato elettronico: inviare per e-mail l’elaborato in un unico file in formato pdf con accesso libero. SEZIONE MULTIMEDIALE Per le opere realizzate come sequenze fotografiche digitali: inviare la sequenza – costituita da un minimo di 5 e da un massimo di 10 immagini, progressivamente numerate, in formato JPG, peso massimo 2 MB l’una – per e-mail (per invii superiori a 5 MB, utilizzare modalità WeTransfer o simili). Per i reportage da un minimo di 30 a un massimo di 50 immagini. Per le opere realizzate come video: inviare il video – realizzato in un unico file, in formato Wav-Avi-Mp4-Mov della durata massima di 10 minuti – per e-mail (con modalità WeTransfer o simili). I video pervenuti saranno inseriti sul canale YouTube del Premio. Tutte le lavorazioni audio-video saranno ammesse se nel rispetto delle normative di YouTube. Con l’invio, si autorizza la pubblicazione del video sul sito www.premiocittadicomo.it e sui social network di riferimento. NORME DI PARTECIPAZIONE I partecipanti (Autori e Case editrici) possono concorrere a una o più Sezioni del Premio, senza limiti. Ogni partecipazione richiede un’iscrizione separata. Le case editrici concorrono con volumi di loro pubblicazione, garantendo l’autorizzazione alla partecipazione da parte dell’autore. Alle case editrici si raccomanda di dotare di idonea fascetta l’opera che risulterà vincitrice del Premio per le sezioni editi e speciali. INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA CARTACEA Gli elaborati in forma cartacea dovranno essere inviati per posta – secondo le modalità indicate in “Presentazione degli Elaborati” – unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (fotocopia della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) a: C.P. n°260 c/o Poste Centrali, via Gallio, 6 – 22100 Comooppure Associazione Eleutheria, via Oriani 8 – 22100 Como (per la Svizzera: Fermo Posta 6830 – Chiasso 1). INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA DIGITALE Gli elaborati in forma digitale potranno essere anche inviati – secondo le modalità indicate al punto “Presentazione degli Elaborati” – per e-mail unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (scansione in pdf della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) all’indirizzo: Per le sezioni letterarie editi e inediti: info@premiocittadicomo.it Per la sezione multimediale (sequenze fotografiche e video): sezioneimmagine@premiocittadicomo.it ATTENZIONE: Per motivi organizzativi – sia per invio in forma cartacea sia per invio in forma digitale – la scheda di iscrizione (o uno scritto equivalente), l’opera in concorso e la certificazione del versamento della quota di partecipazione devono giungere uniti e contemporaneamente. Non verranno ammessi al concorso elaborati spediti non unitamente alla scheda di iscrizione e alla certificazione del pagamento della quota di partecipazione. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La quota di partecipazione – per tutti i partecipanti, autori e case editrici – è di € 20,00 – Euro Venti/00 (ogni partecipazione richiede una quota separata). Gli scritti provenienti da istituti penitenziari sono esenti. La quota potrà essere versata: tramite assegno o contanti presso la Segreteria del Premio; tramite versamento sul c/c postale n°1016359752 intestato ad Associazione Eleutheria tramite bonifico bancario: BPS – IBAN: IT 72M0569610901000009091X44 – BIC / SWIFT: POSOIT22 Filiale: 073 Como- ag.1 intestato ad Associazione Eleutheria. DESTINAZIONE DEGLI ELABORATI Al termine del Concorso, gli elaborati non verranno restituiti. Le opere edite verranno donate a Biblioteche del territorio insubrico. Le opere inedite verranno distrutte a tutela del Copyright. COMUNICAZIONE DEI FINALISTI, VINCITORI E CERIMONIA FINALE Gli elaborati pervenuti entro la data di scadenza del bando (vedi “Scadenza Bando del Concorso”) verranno puntualmente esaminati. Dopo la prima selezione si determinerà una rosa di selezionati. Nella rosa dei selezionati, i finalisti verranno scelti e avvisati dalla Segreteria del Premio. Tra i finalisti verranno scelti i vincitori. Gli elenchi della rosa dei selezionati e, successivamente, l’elenco dei finalisti verrà reso noto tramite pubblicazione sul sito del Premio. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nel mese di Ottobre (presumibilmente sabato 19/Ottobre) a Como, in una sede di prestigio e sarà aperta al pubblico a ingresso libero. Tutte le informazioni relative alla data e l’ora della cerimonia di premiazione saranno consultabili sul sito. I vincitori verranno proclamati all’atto della Cerimonia e saranno tenuti a parteciparvi per la riscossione dei premi. I premi in denaro non ritirati personalmente o tramite delegato durante la Cerimonia, rimarranno a disposizione del Premio per l’edizione successiva. Le spese di trasferimento e di soggiorno per la presenza alla Cerimonia di Premiazione saranno a carico dei singoli partecipanti. Il Premio ha tuttavia stipulato apposite convenzioni con alberghi per pernottamenti a prezzi speciali (informazioni presso la Segreteria o sul sito del premio). ACCORDI EDITORIALI, CONSULENZE L’Associazione si riserva la possibilità di stipulare accordi di rappresentanza e consulenza editoriale con gli autori delle opere inedite ritenute più meritevoli di pubblicazione. Gli autori di inediti che desiderassero una valutazione puntuale del testo, potranno richiederla contestualmente all’invio del loro manoscritto in regola con la sottoscrizione (20 euro). Il Premio Città di Como si appoggerà quindi, per questa prestazione allo Studio Pym di Via G.Pascoli 32, Milano, che leggerà e analizzerà entro la data di premiazione i testi più brevi (fino a un massimo di 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) al costo di € 100, mentre per i testi più lunghi (oltre le 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) il costo salirà a € 200. TALI COSTI, SARANNO VERSATI DALL’AUTORE DIRETTAMENTE ALL’AGENZIA CHE PROVVEDERA’ ALLA RELATIVA FATTURA. Oltre alla valutazione, nella scheda di lettura lo Studio Pym includerà dei consigli di lavorazione per migliorare il manoscritto. L’autore potrà in seguito decidere se commissionare un vero e proprio lavoro di editing all’agenzia. La partecipazione al Concorso deve essere formalizzata entro la data di scadenza del Bando. La Segreteria del Premio, a chiusura del Bando, resta a disposizione per un periodo tassativo di giorni 15 per eventuali avvisi, omissioni, refusi o segnalazioni: oltre il suddetto periodo non verrà presa in esame alcuna richiesta in merito alle opere oggetto del Concorso. A chiusura del Bando verranno pubblicati sul sito del Premio gli elenchi dei partecipanti al concorso. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. I partecipanti dichiarano di esseri autori delle loro opere. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore la concessione all’Ente Promotore il diritto di riprodurre le immagini presentate al concorso su cataloghi ed altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione e i luoghi dove ambientata l’immagine, senza fini di lucro. Ai sensi della Risoluzione n.8/1251 del 28/10/1976 il Premio non verrà assoggettato a ritenuta alla fonte. Resta pertanto a carico del percettore del premio l’obbligo di comprendere il valore del riconoscimento e le somme complessive a tale titolo conseguite nella propria dichiarazione annuale alla fine della determinazione del reddito. Per i minorenni occorrerà la firma di un genitore o di chi esercita la patria potestà sulla scheda di partecipazione. Tutti i dati sensibili pervenuti da quanti partecipano al Premio verranno trattati nel rispetto del Decreto legislativo 30/06/2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, noto anche come “Testo unico sulla privacy”) ed utilizzati esclusivamente per i fini del Premio stesso. I CONCORRENTI, SOTTOSCRIVENDO LA SCHEDA DI ISCRIZIONE, ACCETTANO TUTTE LE CONDIZIONI DEL PRESENTE BANDO. PREMI SEZIONE EDITI VOLUME EDITO DI POESIA Primo classificato € 2.000 VOLUME EDITO DI NARRATIVA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Romanzo storico € 500 Romanzo d’avventura € 500 Romanzo thriller € 500 Romanzo per ragazzi € 500 Romanzo fantastico (fantasy, horror, fantascientifico) € 500 Volume edito di genere teatrale € 500 VOLUME EDITO DI SAGGISTICA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Divulgazione scientifica € 500 Libro di inchiesta € 500 SEZIONE INEDITI Il testo inedito che risulterà vincitore – sia esso romanzo o raccolta di racconti, per adulti o per ragazzi – verrà pubblicato dall’Editore Francesco Brioschi di Milano o da altri, con il consenso dell’autore e dopo un accurato Editing al fine di migliorare se necessario la struttura del testo. Potranno essere pubblicati anche altri inediti ritenuti meritevoli di attenzione. La segreteria del premio dovrà essere tempestivamente avvisata qualora un testo inedito inviato in partecipazione raggiungesse accordi editoriali nel periodo del concorso.Alla data di premiazione le opere vincitrici, pena l’esclusione, dovranno risultare inedite e svincolate da qualsiasi diritto di terzi. POESIA SINGOLA O FINO A 5 POESIE INEDITE Primo classificato € 1.000 SEZIONE RACCONTO SINGOLO EDITO O INEDITO Primo classificato € 1.000 Miglior racconto a tema il lago, qualsiasi lago e in ogni sua eccezione € 500 SEZIONE MULTIMEDIALE PREMIO UNICO Primo classificato € 1.000 OPERA PRIMA (Sezione a scelta della Giuria) Primo classificato € 1.000 OPERA DALL’ESTERO O TRADOTTA IN ITALIANO DA LINGUA STRANIERA Primo classificato € 1.000 OPERA SUL TEMA “IL VIAGGIO” (saggistica, narrativa, reportage) Premio Unico € 500 Il Premio e la Giuria potranno: conferire riconoscimenti con diplomi e targhe, premi speciali della Giuria e assegnare ulteriori premi in denaro o equivalente ai secondi e terzi classificati o al romanzo inedito, in caso di impossibilità alla pubblicazione. Assegnare premi speciali, per opere di prosa o poesia, a persone in regime di detenzione. Referente per gli scritti provenienti da istituti penitenziari: Avv. Marcello Iantorno assegnare Soggiorni Premio nei primari alberghi del territorio elencati sul sito del Premio. accrescere il montepremi. Durante la Cerimonia verranno assegnati: un premio alla memoria del Prof. Augusto Cirla, già eminente clinico dell’Ospedale Sant’Anna di Como. un premio a una personalità o a un Ente che si siano distinti per la diffusione della cultura o per particolari meriti in campo umanitario. GIURIA TECNICA Presidente Andrea Vitali Scrittore Edoardo Boncinelli Scienziato e scrittore Francesco Cevasco Già Responsabile delle Pagine Culturali del Corriere della Sera Milo De Angelis Poeta e critico Giovanni Gastel Fotografo Giulio Giorello Filosofo Dacia Maraini Scrittrice Armando Massarenti Giornalista e scrittore Pierluigi Panza Giornalista del Corriere della Sera e docente universitario Flavio Santi Scrittore e docente all’Università Insubria Laura Scarpelli Editor Mario Schiani Responsabile pagine culturali quotidiano La Provincia LE DELIBERAZIONI DELLA GIURIA SONO INSINDACABILI ED INAPPELLABILI. COMITATO DI LETTURA (SEMPRE AGGIORNATO) Marco Albonico Fiorella Bianchi Mafalda Bianchi Anna Falezza Boracchi Paola Linda Pedraglio Luciana Schnyder Giorgio Albonico Lorenzo Morandotti Sergio Mestrinaro Daniela Baratta Greta Albonico Marielina Confalonieri Raffaella Rizzo STUDENTI LICEO VOLTA: I nomi degli studenti qui Insegnante di riferimento: Prof.ssa Marina Doria coordinatrice progetto “Leggere per davvero” RETE DI BIBLIOTECHE DELLA PROVINCIA DI COMO: Fabio Della Valle Paolo Cadenazzi Carlo Romanò Simona Molteni Stefania Molteni Maddalena Bellini Eva Cariboni Silvia D’Arrigoni Nicoletta Sterlocchi Daniele Bianchi Maria Ida Pozzoli Alessandra Scansiani Lorenza Calcaterra Barbara Mascarucci Alessandra Rossini Francesca Trabella Iris Bellini Monica Neroni Gabriele Nuttini Silvia Bonfanti Laura Furlanetto Celestina Lietti Donatella Gaetani Marcel Paolini Leila Laze Maria Emilia Peroschi Maria Giovanna Bullock Elisabetta Beltrami Silvana Selva Christiane Colombo Cristina Mauri Piera Cattaneo Sonia Molteni Franca Giossi Pinuccia Nogara Lorenza Calcaterra BIBLIOTECA DI BORMIO Cinzia Sosio Luisa Pozzi Massimo Favaron Maurizio Favaron Maria Bruna Peruviani Federica Bormetti Consuelo Peccedi Sabina Colturi Assunta Giacomelli Franca Colturi Federica Lumina Assunta Giacomelli BIBLIOTECA DI CREMONA Consuelo Cabrini Sabrina Pamela Miglio Maria Anita Pasquale Rebecca Rossi Marinella Seghizzi Annamaria Sorgente Nicoletta Trovato Laura Vincenzi LIBRERIA TORRIANI DI CANZO Luigi Torriani Massimo Autieri Monica Galanti Nello Evangelisti Margherita Conforti Alberto Riolo Daniela Cattaneo Riolo Piera Polti STUDIO PYM DI MILANO (Via G.Pascoli n° 32, Milano 20129) www.studiopym.com: lavora con tutti i principali gruppi editoriali italiani (Gruppo Mondadori, Giunti, Feltrinelli, HarperCollins, Gruppo GeMS, DeA Planeta, San Paolo, Amazon Publishing) LIBRAI DEL TERRITORIO INSUBRICO Ennio Monticelli (Libreria Ubik) Paola Cattaneo (Libreria Via Mentana Como) Debora Aloi (Libreria Mondadori) Silvia De Carli (Nonsololibri) LEGGER-MENTE (Cesenatico) Marco Bazzocchi Monica Biselli Patrizia Borgioli Maria Farnedi Anna Lelli Mami Elena Naldi Graziella Nasolini Dina Paganelli Alma Perego Alessandra Senni COMITATO ESECUTIVO Ideatore e organizzatore premio: Giorgio Albonico – giorgio.albonico@premiocittadicomo.it Per informazioni: Segreteria Organizzativa Daniela Baratta Via Oriani 8 – Como Telefono: 031 241.392 Cellulare: +39 334 5482855 – +39 340 9439256 – +39 329 3336183 ORARIO UFFICIO 9:00-12:00 15:00-17:30 Email: info@premiocittadicomo.it URL: www.premiocittadicomo.it Responsabile sezione fotografica: Greta Albonico – gretaalbonico@yahoo.it In collaborazione con Guido Taroni Responsabile Comunicazione – Eventi: Barbara Sardella barbara.sardella@ubiklibri.it Promozione e contenuti digitali : Lorenzo Morandotti lorenzomorandotti@gmail.com Progettazione grafica e realizzazione sito internet: Partners.co.it
  17. Virgilio Lang

    Neurokiller - Capitolo 1 Parte 1

    commento Neurokiller Capitolo 1.1 La vittima era stata colpita da tre colpi di pistola, uno allo sterno, uno alla spalla sinistra, e il terzo, quello fatale, in fronte, esattamente al centro. Tre colpi esplosi da circa due metri. Era riverso sul letto, vestito, gli occhi chiusi, come dormisse. La camera da letto dove venne trovato il cadavere di Matteo Polegus, cardiologo di fama, era in disordine, avevano frugato dappertutto. Virgilio era arrivato subito, aveva fatto tardi la sera prima, al pub a bere una birra col collega Gavinus, un evento che avrebbe preferito evitare, ma aveva rimandato troppe volte e alla fine, per non essere scortese, aveva ceduto, anche se avrebbe preferito restare a casa a guardare un film ed andare a dormire presto come al solito. Non voleva che Gavinus ci rimanesse male, doveva avere buoni rapporti con lui, sarebbe tornato utile in seguito. L’avevano svegliato alle tre di notte ma c’era abituato, essere detective della Dipartimento della Milizia Urbana di Latina Polis Primis significava avere molto lavoro, poco tempo per svolgerlo vista la quantità di reati commessi, e non essere pagato abbastanza per quello che faceva. Guadagnava quanto un qualsiasi impiegato, cioè poco per le sue esigenze e per i suoi meriti, aveva risolto già sette casi di omicidio nel primo semestre, nessuno aveva un rendimento migliore del suo nella Milizia. Latina Polis Primis, dopo la Grande Guerra del 2245 era una delle tre Polis Primarie degli Stati Uniti d’Europa che si dividevano il vecchio continente nelle rispettive aree di competenza. La Polis aveva da anni superato i dieci milioni di abitanti e un quorum-sales, cioè un volume di movimentazione economica annua superiore ai tre miliardi di Conius, la moneta che aveva sostituito dopo centoventi anni il disastroso euro. A Latina Polis Primis, detta anche brevemente LPP, aveva sede la Synapsys Corporation Ltd, azienda farmaceutica produttrice di impianti biomeccanici per l'uomo, i loro settori di ricerca erano arrivati a risultati eccezionali, epocali per il genere umano: la creazione dei neuroni sintetici. Con quelli generati in laboratorio, molto più efficienti e di durata pressoché illimitata, si potevano sostituire i neuroni danneggiati dell’organismo. La Synapsys Corporation dopo aver creato per anni protesi perfette per ogni arto, muscolo, osso o tessuto era arrivato all’organo più prezioso e complesso: il cervello. Anche la mente diveniva riparabile e assemblabile. Il sogno dell’immortalità sembrava raggiunto, al costo di sembrare sempre più una copia di sé stessi, dove l’originale si perdeva di vista. Che fosse quella copia, o la copia di una copia, a spingersi verso l’eterno, oltre il tempo, e non l’individuo, che volendo sconfiggere la morte aveva dato inizio a tutto, non sembrava avere importanza, rimaneva solo un inquietante dubbio di sottofondo per chi voleva cercare il pelo nell’uovo. Raggiungere l’immortalità non era semplice: i neuroni artificiali erano di facile uso, poteva impiantarseli chiunque seguendo il manuale d’istruzioni, e sostituivano automaticamente quelli danneggiati, ma erano cari e pochi potevano permettersi di acquistarli. Erano un bene di lusso e, come sempre nella storia dell’umanità, i più ricchi potevano permettersi una vita lunga e salutare, eterna se si fossero potuto prevenire anche morti accidentali o violente, come quella di Matteo Polegus. Il proiettile di una pistola spappolava facilmente anche i neuroni artificiali. Nella cassaforte mancavano proprio quelli: Virgilio aveva trovato l’inconfondibile involucro viola e nero della Synapsys Corporation, quello contenente le fiale di Neurosys, il composto che generava i neuroni artificiali, vuoto, sotto tre mazzette da cento Conius, che erano rimaste lì, senza destare l’interesse dei colpevoli. Nella cassaforte c’era il terminale di connessione telematica che permetteva di accedere alla rete globale ed effettuare ogni genere di operazione, e ne teneva traccia. Inserì la sua chiave Codex, il documento di sintesi personale che, nel suo caso, aveva i diritti di accesso e operativi di detective della Milizia, e avviò lo scarico dei dati che durò pochi secondi. Il tecnico della scientifica tornò da lui per dirgli che i colpi non potevano essere stati esplosi da una distanza minore di due metri, altrimenti la loro potenza avrebbe permesso ai proiettili di oltrepassare il corpo, invece i proiettili erano ancora tutti lì dentro. Lui lo sapeva, non era un tecnico balistico ma aveva l’esperienza necessaria, acquisita sul campo, per riconoscere quelle cose con un’occhiata, senza averne la dimostrazione scientifica, sapendolo e basta. Lo lasciò parlare, si vedeva che gli piaceva il suo lavoro e aveva bisogno di dimostrarlo a qualcuno, che fosse il miglior detective della Polis tanto meglio. Aggiunse che in tarda mattinata, dopo l’autopsia, gli avrebbe potuto dire il tipo di arma e molte altre cose utili all'indagine. Virgilio lo ringraziò e rimase ad osservarlo mentre lui, e altri tre agenti, finivano i rilievi del caso, prendendo misure, cercando nei mobili, esaminando finestre, porte, e ogni altro oggetto. Poi li accompagnò assicurandogli che avrebbe messo lui i sigilli all'appartamento: sarebbe stato compito loro ma a lui piaceva rimanere solo nel luogo del delitto per raccogliere quelle informazioni che spesso erano determinanti nella soluzione del caso. Non era una procedura corretta ma lo lasciavano fare: il suo intuito era eccezionale ed aveva bisogno di essere lasciato libero, a costo di infrangere le regole.
  18. gabrieleud

    Vesta Shutdown (librogame)

    Titolo: Vesta Shutdown Autore: Gabriele Simionato Collana: Nuovi Mondi Casa editrice: Edizioni Aristea ISBN: 9788832259025 Data di pubblicazione: Lucca Comics 2019 Prezzo: € 15,90 Genere: (Librogame) Fantascienza Pagine: 400 Quarta di copertina: È l'anno 2156. Nello spazio profondo oltre Marte, i coloni di Vesta stanno per affrontare il momento più critico della loro storia. A guidarli sarai tu: il betatenente Niklas Chavallane, della Divisione Spaziomineraria. Questo è un librogioco: si legge come un libro, si gioca come un gioco. Fa' le tue scelte e vivi la tua avventura nel ruolo di protagonista. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Vesta-Shutdown-Gabriele-Simionato/dp/8832259028
  19. Writer's Dream Staff

    Plesio Editore

    Nome: Plesio Editore Sito: http://www.plesioeditore.it/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.plesioeditore.it/it/manoscritti/ Distribuzione: https://www.plesioeditore.it/it/distribuzione/ Facebook: https://www.facebook.com/Plesio-Editore-121575227944615/
  20. Aragorn86

    Cerimonia di fine corso (distopia-fantasy)

    La cerimonia di fine corso era un evento davvero unico, inimmaginabile fino a pochi anni prima: i nuovi agenti dimensionali ricevevano la loro prima iniezione di Quanto. Era un momento atteso, ma da molti segretamente temuto. Tanta gente, già durante il corso di addestramento, aveva rivelato le proprie ansie sulle conseguenze di quella cerimonia, e ora che Biagio se ne stava seduto, in prima fila, osservando i suoi colleghi, notava una certa agitazione in molti di loro. Quell’iniezione li spaventava come se fossero stati dei bambini al loro primo vaccino, era ridicolo. Ma forse non poteva biasimare troppo quei ragazzi, perché vi erano parecchie leggende metropolitane sul Quanto, secondo le quali la misteriosa sostanza sembrava alterare irreversibilmente la percezione della realtà e rendeva folle chi aveva una certa predisposizione alle malattie mentali. Biagio ne aveva lette e sentite di tutti i colori durante il corso di addestramento, si parlava di gente uscita di senno, che aveva dovuto lasciare il servizio prima ancora di cominciare. Lui non aveva mai prestato molto ascolto a queste dicerie da social media, era sempre stato determinato a finire il corso col massimo dei voti, senza farsi scoraggiare. Sapeva che non vi era molto di cui aver paura: bisognava solo farci l’abitudine, come ogni volta che viene fatta una scoperta nuova. Suo cugino, che si era diplomato molto prima di lui, gli aveva sempre detto che per lavorare nelle zone d’ombra era necessaria una certa dose di sconsideratezza, assieme a quella di Quanto, una sana attrazione per il nuovo e l’ignoto, di cui purtroppo tanta gente era sprovvista ormai; ed era per questo che perdevano la testa. Come per qualsiasi altro percorso formativo, molti scoprivano di non essere portati, di non voler davvero entrare in quei luoghi, di aver fatto la loro scelta seguendo delle idee vaghe o puerili…e anche in quel caso, come avveniva tipicamente per facoltà come Legge o Medicina, molti procedevano lo stesso, spinti da un cocciuto orgoglio di stampo medio-borghese o dalle incombenze economiche. Ma le zone d’ombra erano il test definitivo: se non eri portato, la pressione, le emozioni forti, ti mandavano al manicomio. Non era certo il Quanto che somministravano regolarmente agli agenti a rappresentare un problema, non aveva effetti indesiderati fino a prova contraria... Biagio guardò Donato, ormai alla deriva nel mare di persone alle sue spalle: vi erano più persone venute ad assistere alla cerimonia che diplomandi. Faceva un caldo soffocante, e le divise che erano costretti a portare per quell’occasione non aiutavano. Il compagno di corso seduto a fianco a lui, un tipo robusto e dai capelli rasati a zero, lo aveva velocemente aggiornato, tra una premiazione e l’altra: «Abbiamo iniziato da poco, tranquillo. Prima ha fatto un discorso il sindaco, poi ha detto qualcosa anche il direttore...»
  21. Leoc

    Torno a prenderti - 1

    il commento -1- Guardando fuori dalla finestra del suo “ufficio” si sarebbe visto l'imponente profilo di Nuova Roma in tutta la sua vorticosa altezza. Il suo proprietario, un tale di nome Mattia, amava passare il tempo strisciando l'indice contro la vetrata e disegnando i contorni della città. Quando la segretaria si affacciava dalla porta vedeva un uomo basso e paffuto (qualcuno avrebbe detto “sovrappeso”, andando contro il Nuovo Regolamento Verbale delle Nazioni Unite), prossimo a festeggiare il mezzo secolo, con pochi capelli in testa trascinati verso destra, un paio di occhiali rotondi e dei larghi baffi neri con qualche pennellata di bianco. Da tanti anni lavoravano insieme e ormai lei lo conosceva come il palmo delle sue mani (o qualcuno avrebbe detto “come le sue tasche”, se anche quelle non fossero state abolite), sapeva ogni dettaglio di lui, partendo dalle perdite notturne nel letto dell'infanzia fino ai problemi di colesterolo degli ultimi anni. Va precisato che la signora Angelina aveva quasi novant'anni ed aveva servito all'agenzia sin dai tempi del padre di Mattia, tale Leonardo, a sua volta figlio del fondatore Alessandro. Per questo motivo, oltre a una prolifica confidenzialità con la moglie del precedente capo, Angelina esercitava una sottile forma di controllo tanto su Mattia quanto su Leonardo; mentre su quest'ultimo infatti controllava l'andamento della relazione matrimoniale (qualcuno avrebbe detto che “ricattava” il marito poco fedele, quel qualcuno ha ragione), su Mattia invece assunse ben presto un'ascendente reverenziale di sostituzione della figura materna, poco presente e per la maggior parte del tempo impegnata in attività che non contemplavano alcun figlio. Eppure Angelina, nonostante il notevole curriculum, proseguiva nella sua mansione di segretaria del capo senza particolari interessi per salti di carriera, forse eccessivamente affezionata alla sua scrivania; tra l'altro non aveva ancora raggiunto l'età pensionabile e lei stessa si riteneva ancora giovane abbastanza da prendere marito (qualcuno avrebbe avuto da ridire, ma quel qualcuno non ha voce in capitolo). “Mattia...” disse invano al pittore digitale tutto concentrato nella sua opera. “Mattia!” urlò con un colpo secco, come di una madre che sorprende il figlio con le dita nel naso in una cena di raccolta fondi. Mattia si girò con la solita flemma, tratto dominante del DNA della sua famiglia, lanciando uno sguardo perso alla segretaria. “C'è un cliente in sala d'attesa, posso farlo entrare?” disse lei. “Si, si, fallo entrare” rispose con pacatezza. Angelina sparì dietro la porta per poi riapparire con un giovane sulla trentina vestito secondo le norme del nuovo Canone Estetico Secolare (qualcuno avrebbe detto semplicemente “in giacca e cravatta”, quel qualcuno farebbe bene a non intromettersi più nella narrazione). “Prego si accomodi pure” disse Mattia “e mi dica cosa possiamo fare per lei” “Si salve, avrei bisogno di reperire, ecco si... insomma... un oggetto” disse il giovane grattandosi la nuca e chinando il capo. “Bene, conosce la procedura?” disse Mattia annoiato; tutti, infatti, che fosse la prima o la terza volta che reperivano un oggetto, avevano sempre imbarazzo a fare la loro richiesta, colti da una vergogna che cominciò ben presto a diventare noiosa e ripetitiva. “Ehm … no...” disse il giovane abbassando sempre di più lo sguardo. “Alla prossima frase avrà il mento talmente nello sterno che potrà guardarsi dentro” pensò Mattia accennando un sorriso di facciata. “Partiamo dalle basi” disse Mattia con gentilezza “Per ritrovare il suo oggetto lei deve indicarmi con precisione cos'è, dove si trova, che forma ha e in che anno esiste”.
  22. "Se il diavolo non esiste, ma l’ha creato l’uomo, l’ha creato a sua immagine e somiglianza." Fëdor Dostoevskij Titolo: "ARMA INFERO – Il risveglio del Pagan" Autore: CARTA Fabio (alias Phabyosh su WD) Editore: Inspired Digital Publishing Data di uscita: 21 settembre 2018 ISBN: 9788894182033 Genere: Fantascienza (sub: distopico, military sci-fi, hard sci-fi, space opera, planetary romance) Prezzo: € 1,99 (€2,49 su Google Playstore) Formato: ebook (ePub, Mobi) Pagine: 700 ca Link: https://amzn.to/2DmGJWk SINOSSI: "Il Martire Tiranno era venuto per salvarci, noi poveri, miserrimi sconnessi; e non si sarebbe fermato davanti a nulla. Ci avrebbe redento, tutti quanti. O tutti quanti saremmo morti." I tempi della cavalleria di Dragan sono finiti, le sue ultime vestigia seppellite dalle ceneri radioattive di una guerra infinita. Il logoramento in trincea è quanto resta al glorioso esercito della Falange, la desolazione di una nazione distrutta è ciò che accoglie al ritorno Lakon e Karan. Nell'agonia di un'umanità contaminata nel corpo e nella mente, esiste solo un modo per ribaltare lo stallo della guerra civile e ridare slancio alla santa corsa alle stelle, verso lo spazio, dove la salvazione attende i fedeli del Martire Tiranno. Ma il valore dei nuovi ulani volanti non può bastare: solo l'antico potere nascosto dello zodion può riuscirvi. Lakon lo sa. È finalmente giunto il tempo che il Pagan si risvegli. SULL'AUTORE: Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall'evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica "Arma Infero" con la Inspired Digital Publishing che a oggi conta tre romanzi: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016 ed Il Risveglio del Pagan nel 2018. Per la Delos Digital ha scritto poi un racconto lungo intitolato "Megalomachia" unitamente alla finalista del premio Urania 2016, Emanuela Valentini, della cui amicizia si fregia come una medaglia. Ha avuto inoltre l'onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all'iniziativa "Penny Steampunk" del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk "Ambrose" per i tipi di Scatole Parlanti.
  23. Adiaphora Edizioni

    Adiaphora Edizioni

    Nome: Adiaphora Edizioni Sito web: www.adiaphora.it Generi trattati: tutti tranne erotico e storico, né racconti, poesie o raccolte. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.adiaphora.it/contatti Allegare il manoscritto completo all'indirizzo email manoscritti@adiaphora.it con oggetto: "Proposta editoriale". Distribuzione: https://www.adiaphora.it/contatti/ Libro.Co per le librerie, in Digitale StreetLib - Simplicissimus Book Farm Srl Facebook: https://www.facebook.com/adiaphoraed/
  24. mina99

    Giocattoli

    Commento 1 Commento 2 «Ti piace?», chiese lei. Lui mugolò un sì eccitato, incomprensibile a causa della ball gag. Jack Rothschild era prono sul tavolo delle riunioni, polsi e caviglie legati, mentre un’androide dall’aspetto di una giovane avvenente lo penetrava con uno strap-on. Jack osservava il panorama notturno della città dalla cima del suo palazzo, mentre una spolverata di bianco, come quella che ormai da qualche anno era comparsa tra i suoi capelli, scendeva da nuvoloni bui che erano una cosa unica con lo smog. Amava quel paesaggio, con le insegne al neon e gli ologrammi che pubblicizzavano i suoi prodotti. E più di tutto amava sentirsi dominato, una volta tanto. In fondo è il feticcio segreto di chi è abituato a dominare, pensò Jack, mentre il giocattolo gli sprofondava nel retto, su e giù, facendolo gemere di piacere. E per farsi dominare aveva scelto chi era stata costruire per servire. Dio, quanto lo eccitava questa cosa. Il suo membro durissimo premeva contro il tavolo di marmo a cui fino a poche ore prima stava discutendo con un gruppo di colletti bianchi. Ora l’edificio era deserto, fatta eccezione per lui. L’androide con cui si stava masturbando era tutto ciò che un uomo potesse desiderare da una donna: bella, con le forme al posto giusto, sensuale. Era del tutto simile a un essere umano, fatta eccezione per il led azzurro sulla fronte. «Ti sta piacendo, amore? Sei così bello quando godi», sussurrò lei. Lo eccitava così tanto quando lo chiamava “amore”, come se credesse che tra lui e quell’oggetto ci fosse un legame speciale. «Ho comprato gatto a nove code, vuoi provarlo?» Un gatto a nove code? Jack scosse la testa, e lei si fermò. “Chi le ha detto di fermarsi?”, pensò. Ora era di cattivo umore. Per colpa di un androide. «Perché no? Sei stato tu a dirmi che ti piacerebbe, amore, volevo farti una sorpresa...» Jack notò uno strano tono, come se fosse sul punto di piangere. Non fece in tempo a rispondere, perché in quell’istante le porte dell’ascensore si aprirono. Non se n’era accorto prima, preso com’era dall’androide. E ora era troppo tardi. La signora Rothschild uscì dall’ascensore e il sorriso smagliante le si spense in volto. Il vassoio di dolci di alta pasticceria le scivolò dalle mani e rovinò al suolo. Jack la guardò attraverso la vetrata della sala riunioni, gli occhi sgranati. Cercò di dire qualcosa, ma la ball gag gli impedì di articolare una frase. La donna avanzò a grandi passi verso di loro. L’androide scese dal tavolo e si fermò accanto a Jack. «Jack... Chi è questa donna?» La signora Rothschild si fermò davanti all’androide, scrutando il suo corpo nudo e soffermandosi sullo strap-on ancora legato alla sua vita. «Quindi è questo che fai quando mi dici che lavori fino a tardi, mh? Ti scopi gli androidi, Jack? È questo che fai?» Sua moglie era in piedi di fronte a lui, le mani sui fianchi. «Jack, ti ho chiesto chi è questa donna». Qual era il problema con tutte quelle domande, quando aveva una maledetta ball gag in bocca? Né quella microcefala di sua moglie, né quel catorcio dell’androide avevano afferrato che a lui non piacevano, le sorprese. Non c’era mosca che volasse in quella città che lui non desiderasse: come poteva un uomo come lui volere una sorpresa? L’androide fece un passo verso la donna. «Chi sei?» Lei la spinse via con uno schiaffo, facendola rovinare al suolo. Poi le sputò addosso. «Chi sono?», l’apostrofò. «Stupida, schifosa, perversa macchina. Sono la moglie di Jack Rothschild, sono Sophia Rothschild, la moglie dell’uomo più ricco di questa città, ecco chi sono.» Distolse lo sguardo, come disgustata dal fatto di aver perso tempo a parlare con un’androide, e lo rivolse a Jack, scuotendo la testa. Con la coda dell’occhio, Jack vide l’androide infilare una mano tra la pigna di vestiti al suolo. Provò a dire qualcosa, ma non ci riuscì. L’androide spostò le proprie mutandine rosa dalla pila, sollevò qualcosa e scattò in avanti, colpendo la donna in volto. Jack urlò per farla smettere, ma la macchina sembrava posseduta. Si mise a cavalcioni sopra la signora Rothschild, colpendola sul volto con il gatto a nove code, ancora e ancora. La donna urlava e piangeva, cercando di dimenarsi, ma la presa dell’androide era ferrea. La macchina lanciò via il giocattolo sessuale e afferrò la testa della donna con entrambi le mani. «Jack è solo mio! Bugiardo, bugiardo, bugiardo!» Jack vide delle lacrime rigare il viso dell’androide e cadere su quello della moglie. Poi la macchina sollevò la testa della donna e, urlando, la picchiò violentemente contro il pavimento, ripetutamente. Vide la testa di sua moglie rompersi come un melone, vide il sangue e le cervella schizzare sul pavimento. Quando gli arrivò il puzzo non riuscì a trattenere un conato di vomito. L’androide si alzò in piedi. Lo guardò dall’alto in basso, ansimante, le mani zuppe di sangue, gli schizzi sul volto che si mischiavano alle lacrime. Poi gli diede le spalle e si allontanò, svanendo all’interno dell’ascensore. Jack restò solo, legato al tavolo, nudo. I bellissimi capelli biondi della donna che aveva amato ora erano un groviglio sanguinolento che si mischiava con i pezzi di cervello. Doveva solo aspettare il lunedì, pensò. Che seccatura. Ripensò allo sguardo che gli aveva rivolto l’androide dopo aver ucciso sua moglie, mentre lo torreggiava. Per un motivo che neanche lui capiva fino in fondo, quello sguardo glielo aveva fatto diventare duro come il tavolo di marmo. «Oh, lo sai, amico, il mio rap ti sbrana, Lo sappiamo tutti che tua mamma è una puttana.» Tug Boi rise e diede un pugno sulla spalla a Jimmy. «Fai cagare a fare freestyle, vrp». «Diglielo sul beat, diglielo sul beat!» Gracchiò Puttanella, la boombox in mano che mandava la base a palla per tutto il quartiere. Erano appostati davanti alla stazione dei treni abbondonata, passando le lente ore della notte a rappare. Tug Boi alzò lo sguardo alle nuvole da cui sta nevicando, quando passò un dirigibile che proiettava ologrammi pubblicitari. Androidi di marchio RotCorp. Schiavi robotici all’ultimo grido, in tutto e per tutto simili a un essere umano, comprali alla modica cifra di non-basta-il-lavoro-di-una-vita! «Sì, diglielo sul beat!», fecero eco gli altri ragazzi. Tug Boi scosse la testa, tornando alla realtà. «Non ne vale la pena». «Okay, o-okay, facciamo così», ribatté Puttanella. Frugò nella tasca del giaccone e tirò fuori una pastiglietta verde. «Chi vince riceve questa». Tug Boi finì di scolare la birra e gettò la latta per strada. «Dammi quella roba», sbottò, strappando la pastiglia di mano a Puttanella e cacciandosela in bocca. Gli altri ragazzi risero, dando pacche di consolazione a Puttanella. Tug Boi si schiarì la voce. «Okay, ah, Jimmy, senti qua. Mia madre non è una puttana, ma fattura, non sei originale. Voglio vedere quanto dura il tuo rap senza mia madre da insultare. Lo sai, ogni ragazzino che si mette contro di me, Sembra solo un clown che vuole sfidare il re, ah.» Gli altri ragazzi presero a urlare e fischiare. Poi alzarono lo sguardo e ammutolirono. Dal fondo della strada una figura stava barcollando nella loro direzione. Si prepararono a scappare. Qualche passo ancora, e si accorsero della pulsante luce azzurra sulla fronte, più visibile di qualsiasi fascetta al braccio. «Oh cazzo, è un-», disse Puttanella, prima di ricevere una gomitata. Quella era la cosa più assurda che Tug Boi avesse mai visto in vita sua. Un’androide femminile, dall’aspetto di una giovane ragazza attraente, stava camminando per strada, fissando dritto avanti a sé. Era completamente nuda, nonostante il vento freddo e la neve, e aveva le mani e il viso sporchi di sangue. Aveva uno strap-on in vita. Arrivò accanto a loro e fece per tirare dritto. Ammirarono quelle curve mozzafiato. Tug Boi allungò una mano per fermarla. Il suo palmo toccò il ventre dell’androide. Era caldo. «Non così in fretta, bellezza». Lei gli rivolse uno sguardo spaesato. Gli altri fecero per avventarvisi, ma Tug Boi li fermò. «Secondo voi quanto può valere un gioiellino del genere?», chiese. «Lo vedi tutto quel sangue, Tug Boi? Cristo! Questa ha ammazzato qualcuno.» Rispose Jimmy. «Aiutatemi, per favore». Un sussurro appena percettibile al di sopra del beat. «Come?» Puttanella si sporse in avanti, sorridendo. «Aiutatemi, ho freddo». Gli altri scoppiarono a ridere. «Ha freddo, questa è bella». Puttanella estrasse un coltello. «Urla pure se vuoi, così la polizia può venire a ritirarti.» L’androide non urlò. Le sfilarono lo strap-op e la costrinsero in ginocchio, e lei li lasciò fare, docile. «Che cazzo state facendo, vrps? Se la toccate con un dito vi apro il culo a calci. Se riusciamo a piazzarla sul mercato siamo a posto per tutta la vita, cazzo! Per tutta la vita. Pensateci.» «Non lo so, non guardo così in là come te, Tug Boi. E anche se fosse, perché non divertirci un po’? Dimmi, da quant’è che ti è spuntata la fica, Tug Boi?» Gli altri ragazzi risero, dando ragione a Jimmy. «Fatelo e vi ammazzo». «Provaci, fichetta». Jimmy si avvicinò a Tug Boi, pronto a fare a botte. Intanto gli altri ragazzi si slacciarono le cinture. «Non fatelo, per favore». La voce dell’androide era piatta e apatica. I ragazzi risero. «Ah no? Allora perché sei stata costruita, mh? Sei un oggetto, ecco cosa.» «Quindi infilereste l’uccello nel tostapane?» Li canzonò lei. «Che cazzo hai detto, puttanella?», disse Puttanella. «Adesso ti insegno io le buone maniere». Afferrò una mano dell’androide e i ragazzi acclamarono. Tug Boi intanto aveva steso con un pugno alla mandibola il gracile Jimmy, ma non fece in tempo a fermare Puttanella. Tagliò con un colpo secco il mignolo dalla mano dell’androide, che urlò di dolore. Tug Boi osservò il pezzo di carne cadere sull’asfalto sporco della città, e invece di cavi elettrici vide muscoli, tendini, sangue. «Wow, hanno riprodotto anche il dolore in questi cosi. A che cazzo serve?» «Per gli stronzi sadici che li comprano, te lo dico io». Tug Boi non ci vide più dalla rabbia e si avventò su Puttanella, dando inizio alla rissa. «Hey, hey, stronzi!» Una voce tonante li fece fermare. Alzarono lo sguardo e videro un uomo vecchio e grasso affacciato a una finestra illuminata. «Se non la finite con questo casino scendo giù e vi ammazzo come capretti, è chiaro?» A riprova di ciò, dalla finestra sbucò una doppietta. «Oh cazzo, è il vecchio Rin, è impazzito!» «Puoi giurarci se lo sono!» Sbraitò lui, sparando un colpo in aria. «Scappiamo, veloci, veloci, vrps!» Disse Tug Boi. Gli altri ragazzi presero a correre a perdifiato, un po’ inciampando, un po’ scivolando sulla neve. Tug Boi lanciò un’ultima occhiata all’androide, accucciata a terra, tremante, e incrociò il suo sguardo terrorizzato. Sospirò, si sfilò la giacca e la lanciò alla macchina. Poi si voltò e prese a correre, raggiungendo gli altri e sparendo tra i vicoli bui. Mentre scappavano, il beat continuava a pompare a tutto volume dalla cassa. «Spegni quella cazzo di boombox, Puttanella». Il vecchio Rin osservò la ragazza seduta dall’altra parte del tavolo della squallida cucina. «Grazie per avermi aiutato», disse lei. Ora che era pulita Rin poté constatare quanto fosse carina. Le aveva medicato anche il dito, alla bell’e meglio. «Dovresti coprire quella cosa», disse Rin, indicando con il coltello che teneva in mano il led azzurro in fronte alla ragazza. Poi con la lama tagliò uno spicchio di mela e gliel’offrì. Lei scosse la testa. «È importante, definisce chi sono.» «E chi sei?» «Un’androide». «Non esistono androidi, ragazzina.» Sospirò e si mise in bocca lo spicchio di mela. Gli faceva così pena. «Come?» Sembrava turbata, come Rin aveva immaginato. «Non esistono androidi. I tuoi genitori ti hanno venduto alla RotCorp prima ancora che tu fossi nata. È quello che la gente fa, quando l’unico potere che gli è rimasto è quello di generare prole.» La ragazza si ritrasse sulla sedia, scuotendo la testa, gli occhi lucidi. «No, non capisco. Non capisco cosa stai dicendo. Sei pazzo, ti stai prendendo gioco di me. Io sono un’androide. Io sono un...» Il vecchio Rin picchiò il pugno sul tavolo e la ragazza sussultò. Iniziava a stancarsi. «No che non lo sei. Tu sei una persona, una persona sottoposta a lavaggio del cervello dal primo giorno che è nata per essere il prodotto più adatto per ubbidire a qualsiasi padrone.» Rin sospirò, scuotendo la testa e alzando lo sguardo oltre la finestra. «Ci passiamo tutti quanti, qui nei bassifondi, prima o poi: la scelta è vendere i propri figli o morire di fame. Io stesso ho venduto mio figlio alla RotCorp. Io e mia moglie volevamo mettere i soldi da parte per garantire un futuro al secondo bambino, che volevamo tenere. Ma non è mai arrivato. Pochi mesi dopo, mia moglie è morta di cancro. Lavorava in fabbrica, tutti i giorni a contatto con prodotti tossici, perciò...» «Ma, ma, se è veramente come dici tu, allora perché nessuno sa nulla? Dovremmo...» «Secondo te io come so queste cose? Lo sanno tutti, ragazzina.» Lei lo guardò, la bocca spalancata. «Quello che dici non ha senso...» Fece per alzarsi, ma Rin con un’occhiata le fece cenno di stare seduta. «Insomma, perché nessuno fa niente? Nel mio database, nella sezione sui diritti umani, viene detto che...» «Non hai nessun maledetto database, è il tuo cervello, e i diritti umani sono quelli che ti sono stati insegnati all’allevamento di “androidi”. Ma quello che non ti è stato insegnato è che non tutti possono permettersi il privilegio dei diritti fondamentali. Due pesi, due misure. Lo sai perché la gente non fa niente? Perché tutti sperano di arrivare a essere abbastanza ricchi da permettersi un androide, un giorno. È intrinseco nella nostra società: l’egoismo ci viene insegnato come un valore. A nessuno frega un cazzo se ci sono persone che muoiono di fame per strada, persone usate come schiavi, persone costrette a vivere da miserabile. Se qualcuno è in queste condizioni, be’, è perché se lo è meritato.» La ragazza ascoltò lo sproloquio di Rin con gli occhi sgranati, scuotendo la testa, stringendo i braccioli della sedia fino a farsi diventare le nocche bianche. «Meritato? Ma io non ho fatto nulla...» «Lo so, lo sanno, lo sanno tutti, ma non gliene frega un cazzo a nessuno! Lo vuoi capire? Alle persone interessano solo due cose: mangiare il banchetto che hanno davanti a sé, o arrivare un giorno ad averne uno da poter mangiare.» La ragazza rimase qualche attimo in silenzio. «Quindi anche a te interessa questo?» «A me interessa solo raggiungere mia moglie per dirle di aver vissuto una vita dignitosa». Finì di mangiare la mela con calma, lo sguardo alzato alla finestra, ripensando alla gioventù e ai momenti passati con la donna che aveva amato. Ingoiato l’ultimo boccone, si voltò nuovamente verso la ragazza. «Sei una persona», affermò, con voce piatta, come dicendo un’ovvietà. «Mh». «E le persone hanno un nome. Come vuoi chiamarti?» «Io...» La ragazza fissò un punto al centro del tavolo, pensierosa. Dopo qualche attimo, alzò gli occhi a quelli del vecchio. Rin sorrise alla determinazione che lesse in quello sguardo e un brivido percorse la sua schiena. «Sophia. Mi chiamo Sophia.» Sophia si guardò attorno. Avere un nome era una sensazione che non aveva mai provato. Rivolse lo sguardo alla luce gialla del lampadario, al tavolaccio di legno, ai fornelli da cui ancora saliva odore di aglio, all’uomo anziano di fronte a lei assorto nei suoi pensieri. Non sapeva ancora se credere alle sue parole. Ma in ogni caso... Che cosa cambiava? Si portò una mano alla fronte, al led incastonato nella sua carne, e per la prima volta lo percepì come un corpo estraneo, così come il suo amore per Jack. Alzò lo sguardo al cielo freddo, al di là del vetro. Un pallido raggio di sole stava iniziando a squarciare le nubi, ma non accennava a smettere di nevicare. La coltre bianca scendeva sulla città, inesorabile, e Sophia rabbrividì. Si sentì soffocare sotto tutta quella neve, si sentì senza via di uscita, si sentì piccola, fragile, impotente. Sophia sorrise. Per la prima volta, si sentì umana.
  25. Domenico S.

    "Robot, draghi, fantasmi" di Domenico Santoro

    Immagine di copertina: Titolo: Robot, draghi, fantasmi Autore: Domenico Santoro Casa editrice: Autopubblicazione su Amazon ISBN: 1691376124 Data di pubblicazione: 6 settembre 2019 Prezzo: 1€ digitale, 5€ cartaceo Genere: fantascienza/fantasy Pagine: 157 Quarta di copertina: Un robot con un difetto di fabbrica viaggia per la galassia alla ricerca del senso della vita. Una principessa vuole svegliare il drago che dorme da secoli sotto il castello. Forse non è una buona idea. Una ragazza vive nell'ombra della madre defunta. Più di un'ombra? Questa raccolta offre al pubblico tre storie di genere fantastico che presentano un incontro di suggestioni esistenziali e scatenata immaginazione. Il libro è autopubblicato. L'autore si scusa per errori e refusi. Potete segnalarli scrivendo a dom.santoro@gmail.com. Link all'acquisto: Robot, draghi, fantasmi di Domenico Santoro
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