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Trovato 23 risultati

  1. dfense

    Brè Edizioni

    Nome: Brè Edizioni Generi trattati: Narrativa, erotici, poesia, gialli, noir-thriller, horror, saggi Modalità di invio dei manoscritti: https://breedizioni.com/pubblica-con-noi/ Distribuzione: cito dal sito: "Abbiamo scelto di affidare la vendita delle nostre opere solo ad Amazon" Sito: https://breedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Brè-Edizioni-2105813419632447/
  2. cignonero edizioni

    Cignonero Edizioni

    Nome: cignonero edizioni Generi trattati: Romance, Young Adult, New Adult, Narrativa romantica, erotico, romance storico, forbidden romance. Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@cignonero.it Distribuzione: tramite DirectBOOK Sito: http://www.cignonero.it/ Facebook: https://www.facebook.com/cignoneroediz/ Nuova casa editrice costituente, accetta già l'invio di manoscritti in valutazione per costruire il catalogo.
  3. Sissi77

    Delrai edizioni

    Nome: Delrai edizioni Generi trattati: romance, distopico, fantasy, erotico, retelling, steam-punk, thriller e giallo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.delraiedizioni.com/invio-manoscritti Distribuzione: Sito: http://www.delraiedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/delraiedizioni/?fref=nf Conosciuti alla fiera del libro di Torino, molto gentili... Per invio manoscritti le modalità sono indicate sul loro sito internet. I tempi di attesa per la valutazione si aggirano attorno ai 3 mesi, così mi è stato detto a voce ed è scritto anche sul sito. Casa editrice free. Qualcuno ha avuto esperienze con questa loro?
  4. taxidriver

    Edizioni Jolly Roger

    Nome: Edizioni Jolly Roger Generi trattati: Tutti Modalità di invio dei manoscritti: alla voce "Invia manoscritti" del sito Distribuzione: non specificata Sito: http://www.edizionijollyroger.it/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniJollyRoger/ Dovrebbero essere free, visto che le persone che gli hanno dato vita sono le stesse de La Signoria editore. Il progetto editoriale sembra il medesimo (sito quasi identico, stesse collane, stessa grafica) e personalmente non so dirvi quanto sia ancora in piedi il progetto precedente. Sono stato in contatto con loro per qualche settimana, il mio romanzo era stato da loro selezionato con il precedente marchio editoriale, poi non se n'è più fatto niente. Loro sono migrati verso questo nuovo progetto e io ho trovato un altro editore.
  5. Cerco  compagni per un gruppo di lettura. Il titolo è: Vox di Christina Dalcher.

     

    Rispondete se siete interessati, grazie. <3

  6. dfense

    EF edizioni

    Nome: EF edizioni Generi trattati: Ho taggato alcuni generi di riferimento, in quanto pubblicano anche narrativa, ma si occupano principalmente di fumetti. Modalità di invio dei manoscritti: http://www.efedizioni.com/fumettisti.html Distribuzione: http://www.efedizioni.com/distributori.html Sito: http://www.efedizioni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/efedizioni/
  7. Ospite

    Graphe.it

    [La Casa Editrice accetterà manoscritti inviati esclusivamente a febbraio 2019] Nome: Graphe Generi valutati: cucina, narrativa in formato e-book, linguistica, erotismo, poesia, saggistica, spiritualità Invio manoscritti: https://www.graphe.it/pubblica-con-noi.html Distribuzione: http://www.graphe.it...tribuzione.html Sito: http://www.graphe.it/ Facebook: https://www.facebook.com/Graphe.itEdizioni
  8. Nightafter

    [MI 111 Fuori concorso] L'ascensore Pt. 2

    Signetti cambiò nervosamente posizione e le sfuggì un gemito di dolore. - Lei non sente dei crampi alle gambe Martini? - - E' il caldo Signetti, provi a mettersi in piedi e batta con forza I talloni al pavimento, dovrebbero passare. - La senti fare ciò che avevo suggerito: sospirava penosamente ad ogni botta del piede. - Wow! Funziona! - esclamò con sollievo – Va molto meglio, grazie. - - Si figuri, è un trucco del nostro allenatore di calcetto, è molto efficace con questo genere di crampi. - - Gioca a calcetto Martini? Uhm...Non sapevo fosse uno sportivo. - - Niente di che, qualche amichevole con amici, una o due volte al mese, nulla di serio, mi creda. - - Bèh! Non faccia il modesto, a ben pensarci ho notato un suo certo portamento atletico. - - Ma no, cerco solo di non mummificarmi prima del tempo. Anche lei, se è per questo, si tiene in ottima forma. - - Si, palestra, massaggi e piscina tre volte alla settimana: mi piace muovermi, sentirmi dinamica. Mi creda: nulla come questa inattività mi rende nevrastenica.- “Certo!” Mi venne da pensare: “Qui non c'è nessuno da licenziare o a cui fare un servizietto per scalare la piramide societaria”. La stanchezza e il caldo mi rendevano cinico e rancoroso fino alla misoginia. Rivoli di sudore mi correvano lungo la schiena, la camicia era fradicia, l'avrei potuta strizzare e stendere su un filo con due mollette. - Mi scusi Signetti, ma io mi levo la camicia. Perdonerà la poca eleganza del gesto, ma non riesco più a tenerla addosso bagnata così. - - Faccia pure Martini. Non mi formalizzo per così poco. Del resto, per quello che si vede qui dentro, fossimo anche nudi, chi mai se ne accorgerebbe? Anzi sa che le dico? Sto morendo dal caldo. - rispose con un sospiro di sfinimento. - Data la situazione possiamo permetterci qualche libertà: quindi mi alleggerisco un po' anch'io. - Gli occhi, in quelle tenebre, coglievano solo l'impronta nera della sua sagoma: stava sbottonando il vestito, altri movimenti e fruscii lasciavano intuire che stesse sfilando le braccia dall'abito, alla fine si fermò, poggiando le spalle denudate alla parete di specchio dietro noi. L'idea che fosse rimasta col solo il reggiseno, mi procurò un turbamento che mi distolse dall'urgenza della mia vescica. È incredibile come il nostro corpo reagisca in maniera del tutto involontaria anche nelle situazioni più estreme. Nonostante la singolarità della situazione, l'idea di ciò che era avvenuto in quel buio, a poca distanza, mi creò un rimescolio interno: il sangue accelerò le pulsazioni e mio malgrado mi ritrovai in erezione. Mi sentivo colpevole senza una ragione, con un riflesso di pudore irrazionale coprì l'inguine con le mani: ero grato all'oscurità che nascondeva il mio imbarazzo e il resto. - Cosa c'è Martini, la sento nervoso? - C'era una nota divertita nella sua voce. Quella donna possedeva una sensibilità diabolica, di certo aveva percepito una variazione nel mio umore. - Nulla Signetti, è solo questo maledetto caldo.- Controllavo il respio, temevo percepisse le varaizioni tachicardiche nel mio petto, o che mi leggesse il pensierio. - Si, Martini, fa troppo caldo. Non le nascondo che sarei tentata di spogliarmi del tutto.- Il suo profumo mi stordiva e quelle parole azzerarono la mia salivazione. - Ma non abbia timore, non lo farò, non vorrei scandalizzarla. - Seguì una sonora risata: evidentemente trovava l'idea spassosa. - Scandalizzarmi di che? Ma quando mai? Si figuri Signetti. - La voce usciva incerta, dovetti tossire per schiarirla. - Anzi, se vuole, per non crearle imbarazzo, mi volto dall'altra parte. - - Ahahah!… - Una nuova scrosciante risata. - Sembriamo immersi in un catino di pece. Non sia ridicolo, che vuole voltarsi a fare? Mica avrà agli infrarossi nello sguardo? O per caso ci vede di notte come i gatti? Questa si che sarebbe una bella sorpresa. - - Ma no, via, era per dire…- Altro colpo di tosse. - Quindi non si scandalizza Martini? Un uomo navigato come lei, volevo ben dire.- Era ironica, stava giocando. - La trovo molto riservato e galante sa? Ma come mai è sempre così controllato nelle sue cose? Altri, in questa situazione, con una donna seminuda al fianco…beh, forse non terrebbero lo stesso distacco. - Immaginavo l'espressione beffarda che sicuramente aveva in volto. - Non è che mi sarà un po' timido con le donne Martini? - Cazzo! Che stronza, eravamo allo sfotò dichiarato. - Boh? Signetti, in fondo non è una situazione molto diversa dal trovarsi discinti in spiaggia al mare. Giusto, no?. - - In spiaggia al mare?…Ahaha! Già mi figuro noi a giocare con secchiello, paletta e formine. Questa è bella davvero! - - Se ci riflette, nella sostanza, cosa cambia? Si tratta solo di convenzioni sociali. - - Martini la sottovalutavo sa? Lei oltre che sportivo è anche filosofo. Doveva capitarci questa seccatura perché lo scoprissi. - Nel parlare, si era fatta comunque più vicina. - Quindi l'idea di noi due qui, soli al buio, seminudi... Dica la verità, davvero la lascia indifferente? - Stava sussurrando. Un tono di voce suadente, di cinque gradi più bollente dell'atmosfera che ci conteneva. - Si! Cioè, no. Nel senso, ecco, volevo dire: lei è una gran bella donna. Davvero. Ma io non mi permetterei mai. Assolutamente…Cioè, ho il massimo rispetto…Però appunto intendevo dire...- Dovevo fare uno sforzo per riuscire a esprimermi in maniera sensata. Mi pareva di camminare sui carboni ardenti come un fachiro, mi stava mandando nel pallone. - Peccato, pensavo che tra noi ci fosse un po' di simpatia. Forse non proprio confidenza, ma che, in qualche modo, non le fossi del tutto indifferente. È evidente che mi sbagliavo, vero Martini? - Ora il tono pareva dispiaciuto. - Ma no! Che dice Signetti? Lei non mi è indifferente, tutt'altro. Poi ripeto: è sicuramente una donna splendida. Però ho sempre guardato a lei come ad una collega di lavoro, anzi un mio superiore, un dirigente.- - Via Martini, siamo alla fine del ventesimo secolo, c'è stata la Rivoluzione d'Ottobre lo sa? Abbiamo da anni lo Statuto dei Lavoratori, mentre lei mi pare ragioni ancora con categorie sociali di un secolo fa. Qui, ora, non ci sono superiori: lei ne vede qualcuno? Si rilassi, su, da bravo. - Rideva di gusto! Cazzo aveva da ridere? Era chiaro che mi provocava. Perché lo faceva? Per farmi sentire un coglione? Potevo sentire l'aura calda del suo corpo, ci stavamo quasi sfiorando. - Cosa c'è che non le piace in me Martini?…Su, me lo dica? Qualcosa nel mio viso? Oppure è il mio corpo? Non sono il suo tipo? - La sua voce era un sussurro caldo e accattivante. Una tensione incandescente correva lungo la mia spina dorsale, dovetti rabbrividire per fermarla. - Come è il suo tipo Martini? Una donna come sua moglie? O ha in mente un genere diverso? Chessò, qualcuna del suo passato, magari ora più lontana? - Che significava? Cosa stava insinuando? Non capivo dove volesse arrivare, o meglio credevo di capirlo benissimo e questo non mi piaceva affatto. - Non parla Martini? Non mi dice nulla? Cosa non le piace di me Martini, forse il mio profumo? - Tacevo e grondavo sudore, avrei perso almeno cinque chili in quella sauna, accidenti a lei e al suo profumo. - No ma si figuri Signetti, cosa dice? Il suo profumo è…è…- - Su, lo dica Martini, non sia timido. Come è il mio profumo?…Me lo descriva. - Si era avvicinata al mio orecchio, era un soffio, un bisbiglio lascivo. - Lo sa che ha un buon odore Martini? Sono pochi gli uomini che sudando così mantengono un odore gradevole. Lei sa di uomo, di maschio, ma buono, come muschio di sottobosco. - Avvertì l'umido delle sue labbra sfiorarmi il lobo dell'orecchio. Era il diavolo fatto femmina questa donna. Cazzo, se lo era. - Mi ascolti, la prego: lei è una donna molto attraente, il suo profumo mi da le vertiginei Se dovessi immaginare un tipo di donna desiderabile, mi creda, il suo sarebbe il primo che mi verrebbe in mente…Ma veda…- - Ma vedo cosa, Martini? Cosa dovrei vedere in questo buio? Lo dica. - Le sue dita percorrevano lente la base del mio collo, poi scesero delicate, sfiorarono la peluria sul petto, mi graffiò piano un capezzolo, ci giocò provocante con la punta delle unghie. Il mio sesso ormai tendeva il cotone dei pantaloni, era una reazione pulsante, quasi dolorosa. - Signetti, la prego, io non sono per queste cose, non sono libero. Mi comprenda: sono un uomo sposato. - Era quasi una invocazione, mendicavo la sua comprensione, tentavo ancora di salvarmi, annaspavo come un gatto in un pozzo. Inutile, non mi ascoltava: la sua mano scendeva più in giù, a cercare la zip dei miei pantaloni. - Anche io sono sposata Martini. Non è una scusa. Ne cerchi un'altra. - La sua bocca sigillò la mia. Il tempo delle parole era finito. La lingua morbida e frenetica mi cercava: cedetti schiudendo le labbra, era viva e dolce, baciava da sturbo. Possedeva labbra soavemente carnose, gliele morsi piano, le avviluppai con le mie prendendole la testa tra le mani. Mi tirò a sé, strusciava i capezzoli eretti sul mio petto. Gli presi il seno tra le mani, a stento ne contenevo il volume, carezzai, ghermii, succhiai il turgore dei capezzoli, il sapido della sua pelle risvegliava pulsioni ferine. Aggredivo quei seni con voracità, passando da uno all'altro con la bocca spalancata, li mordevo con foga, poi giocavo con la lingua, mescolando saliva e sudore. La stringevo con forza, con cattiveria voluta, lei gemeva, mi leccava il collo, il viso, ansante come un cucciolo digiuno. Sentì le sue unghie rigarmi la schiena, le schiaffeggiai le tette, poi succhiando e mordendo coprivo di labbra avide ogni spazio della sua epidermide. Aveva estratto il mio sesso, lo stringeva carezzandomi, infine scese per cercarmi con la bocca, buttai in avanti il bacino, lei fece correre labbra e lingua lungo la mia carne congestionata. Aggrappata alle mie natiche con le mani mi traeva a sé con rabbia, quasi temesse di perdermi, un animale ansioso di cibo, mi accoglieva ingorda, annegata nella sua stessa bava vischiosa. Respiravamo con frequenza di mantici, le narici dilatate al limite della capacità di assorbire l'ossigeno dell'esigua scatola che ci conteneva. Affondai in viso nella sua intimità, la fragranza inebriante del suo sesso mi colmò le narici, il suo sapore liquido la bocca. Sentivo martellare le tempie, gli occhi nel buio catturavano bagliori rossi che esplodevano nel campo visivo. Ci chiamavamo con epiteti turpi, scambiandoci le parole oscene del sesso. Colmavamo lo spazio di rantoli, sussurri e urla improvvise: liberi, privi di ritegno e esitazioni, nessuno poteva udirci e il buio amniotico favoriva quell'abbandono sfrenato. Non c'era tregua, rotolavamo sulla moquette ispida e abrasiva, era una lotta cruenta, animale, lei ansimava mentre frugavo la carne frolla del suo sesso. Cercavamo golosi i sapori dei nostri fluidi, inseguivamo le scie dei nostri odori segreti in ogni piega della carne, umori liquidi si spandevano sulla superficie madida delle nostre pelli bollenti. - Sei un porco Martini! Lo sapevo che eri così. Dai fottimi. Fotti la tua puttana. - La presi, da dietro, con un colpo rabbioso fui in lei. Aggressivo e martellante, le imposi un amplesso da violenza carnale. Un uggiolio rauco, delirante, si levava dalle sue labbra sotto l'impeto impietoso di quegli assalti. La schiacciai sotto colpi brutali, immaginavo il suo viso deformarsi in una tensione di piacere dolorosa e scomposta. Le colpivo le natiche con schiaffi violenti e sonori che avrebbero lasciato segni per giorni. A ogni affondo la sua fronte urtava la superficie nera dello specchio che aveva in fronte. Poggiava le mani su quella superfice, cercava appiglio per sorreggersi in maniera febbrile, disperata: i palmi umidi strisciavano il cristallo, scivolando in quella presa vana. Piegata in ginocchio spingeva le natiche all'infuori per resistermi, per attutire la violenza delle mie spinte, pareva un volatile ferito che si dibatteva per sfuggire alla cattura della trappola. Ma non poteva nulla mentre l'orgasmo veniva a scuoterla come le fronde di un piccolo albero perduto nell'uragano. Avevo una foga rabbiosa che sapeva di rancore, di vendetta, brama di punire e sottomettere. Alla fine si arrese, si accasciò, in un abbandono disfatto, esalò un gemito di belva ferita che vede sfuggire l'ultimo bagliore di vita. Allora la seguì, mi lasciai precipitare nel suo calore, persi consapevolezza di me, del luogo, del mondo ed esplosi nelle sue viscere. Avevamo combattuto, ora la lotta era finita, il mio sesso disciolto si ritirava da lei, domata, resa mansueta nella sua natura più fragile e animale. Restavamo in quel teatro di guerra, bagnati, abbandonati ai nostri respiri ansanti come galata morenti. Ora non parlava, non rideva più, persa nel suo silenzio con la mente lontana da noi. Era vinta. Ma ero io, a sentire d'aver perso. - Sveglia Martini! Sono venuti a prenderci. - Sobbalzai, spalancai gli occhi nel buio, si sentiva il rumore dei cavi vibranti, la cabina si muoveva, ero confuso e ubriaco. Non c'era ancora luce, ma ci stavano calando al piano con una manovra manuale. - Era ora che si accorgessero di noi, pensavo quasi di doverci passare la notte qua dentro.- La Signetti aveva il solito tono spazientito e incalzante. Mi sentivo stordito, compresi che dovevo essermi assopito. - Coraggio Martini, si riprenda, sono due ore che mi russa nelle orecchie. Poi lo sa che quando dorme si agita come un forsennato e dice anche un sacco di cose sconce? Ma sua moglie non si lamenta? - Non sapevo cosa rispondere, ma a che punto di quella storia mi ero addormentato? L'ascensore giunse al piano, le porte si aprirono, la luce morente del tardo pomeriggio mi fece stringere le palpebre. (fine)
  9. Pee Gee Daniel

    Associazione Golena

    Nome: Golena Generi: Saggistica, Erotico, Narrativa Modalità di invio manoscritti: email a info@golenaedizioni.com Distribuzione: non specificata Sito Web: http://www.golenaedizioni.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/maya.golena/ Twitter: https://twitter.com/golenaedizioni A giorni pubblicherò con loro. Si tratta della rinascita editoriale della storica Mala Tempora (già a suo tempo presente nella lista free), che chiuse circa un paio di anni fa. Pur personalmente certo della loro correttezza, ve la sottopongo come da regolamento.
  10. delena00

    Le sfumature dell'amore. Prologo.

    11 anni prima Caro Diario E’ il 04/08/2006 e sono le 19.39 Solitamente ti scrivo a notte fonda, quando nessuno può disturbarmi. Ma oggi farò un’eccezione. Stasera per me non è una serata come le altre. Sono finalmente riuscita a convincere mamma e papà, a lasciarmi andare ad una festa! Certo, grazie anche a Nonna Mary che è stata imperterrita dalla mia parte. Che fortuna che ho, che lei viva qui. Mi supporta, e mi sostiene in ogni mia decisione. E spesso, litiga anche con il suo adorato figlio per me. Mamma Greta e Papà Cristian, pensano che io sia “troppo piccola” per andare a dei party. Ma al diavolo, ho 14 anni. Voglio dire, ho il ciclo e posso avere un bambino. Sono una donna! Ed è ora che io vada a dei festini con le mie amiche. Nicolas ha la casa vuota, perché i suoi genitori sono fuori per lavoro. Ha deciso di fare questa goliardata, senza che loro sappiano nulla. Non posso dire che ci sarà tutta Atlanta, ma senz’altro mezzo quartiere di Grant Park. Ovviamente ci sono delle condizioni: coprifuoco alle 02.00 e devono essere loro a venirmi a prendere sino a casa di Nicolas. Poi mi hanno vietato di bere, di fumare, e di appartarmi da sola con ragazzi. Ho acconsentito a tutto, tranne al fatto che loro mi vengano a prendere sino a casa di Nic. Non esiste! Sarebbe una figuraccia se gli altri ragazzi mi vedessero. Quindi siamo rimasti che io andrò all’01.50 ad un isolato da dove si terrà la festa, e loro mi prenderanno li. Hanno accettato. Ed io sono felice. Oggi è stato un bel giorno, e stanotte lo sarà ancora di più. Riposo il diario nel mio posto segreto, ovvero all’interno di un’asse rotta del pavimento, e mi dirigo al piano di sotto. Mentre mi trovo sulla soglia delle scale, do uno sguardo alle foto messe in schiera sulla parete. In una io ho circa 3 anni, i miei genitori mi tengono per mano e mi fissano sorridendo. In un’altra ci sono solo loro, nel giorno del loro matrimonio. Sono stupendi. Mamma ha i capelli schiariti dal sole di Luglio, ed i suoi occhi blu risplendono in quelli scuri di mio padre. Lui invece è moro, ed io ho senza dubbio preso i capelli e gli occhi da lei. Nella foto si guardano, e sono felici. Ed io non posso che sorridere, e ritenermi fortunata nell’avere una famiglia che mi ama e mi protegge come la mia. Scendo le scale, ma la mia attenzione viene catturata da una piccola discussione dei miei genitori, e proviene dal soggiorno. «Ho paura Cristian, se le capitasse qualcosa io non sopravvivrei.» «Non aver paura Greta. Non hanno motivo di prendersela anche con lei» «Si è vero non hanno motivo, ma tu sai che loro odiano tutto ciò che riguarda noi. E se…» «Non dirlo. Andrà tutto bene. E se a noi dovesse andar male, sai che lui si prenderà cura di lei» «Si… lo farà.» “Cam, Greta, Cristian è pronta la cena” la voce di nonna Mary, mi riporta alla realtà. Per un attimo mi prende un colpo, e subito mi ritraggo dietro la parete. Cosa ho appena sentito? Mamma sembrava spaventata, e papà la consolava. Forse vogliono mandar via la mia nonnina? O si riferivano a me? «Cam, che ci fai qui?» la voce di papà mi strappa da quei pensieri. Mamma è accanto a lui. «Papà, nulla. Pensavo… alla festa» camuffo il fatto che stessi origliando, con un sorriso. «Quando vengono Clarissa e Laila?.» mi chiede mamma. «Dopo cena. Infatti devo sbrigarmi.» dico, poi papà mi prende per mano e mi porta in cucina. Ceno in fretta e furia. Più tardi Clarissa e Laila sono davanti il giardino di casa mia, non appena le raggiungo ci avviamo presso casa di Nicolas. «Mike è già li?» chiedo. «Si ovvio. Sai che dov’è Phebe, è lui!» Laila ci strappa una risata. Mike è il nostro migliore amico, ed ha una cotta pazzesca per questa Phebe. Ma lei non se lo fila, e lui non fa altro che farle il cagnolino. «Sai che stasera Nicolas potrebbe baciarti, vero Camilla?» mi chiede Clarissa. Alzo gli occhi al cielo. «No che non lo farà! Siamo solo amici, e lo sa bene!» «Si ma questo non toglie che lui abbia un debole per te.» stavolta è Laila. «Ei voi due, la smettete!» lo dico in tono scherzoso, ma in fondo so anche io che è così. Ma non m’importa. Nicolas, io, Laila, Clarissa e Mike siamo una squadra e questo non deve cambiare mai. Arriviamo nella villetta. La musica è fortissima, e c’è talmente tanta gente che molti sono costretti a restare fuori nel giardino. Passo la serata ballando e scatenandomi, e non penso di essere stata mai più felice e serena in vita mia. Do un’occhiata all’orologio. “Merda” Sono le 02.13. Trovo 6 chiamate perse di mamma, e l’ultima è alle 02.01. “Devo muovermi” In mezzo alla folla riesco a trovare Clarissa, e le dico che sto andando via. Mi avvio fuori la villetta, ed inizio a correre. “Saranno arrabbiatissimi” Nel frattempo provo a chiamarli, ma non mi rispondono. “Ok, mi cacciano fuori casa” penso, quando arrivo nel luogo del nostro incontro. Ed il mio mondo smette di esistere. “Non è vero, non è vero” Non sta accadendo. No, no. E’ la loro auto. La loro auto è capovolta. Distrutta. Così come la mia vita. Non ho ricordi chiari di quel momento. Io che urlo, un’autoambulanza che li trasporta via. “Potete dichiarare il decesso, non c’è nulla da fare per entrambi” quella frase che riecheggia come se fosse un suono lontano. Come se stessi vivendo un incubo. La polizia arriva. Mi chiede perché sono in quel luogo. Perché sono in quel luogo? Sono i miei genitori quelli. Quelli che sono stati appena dichiarati morti, sono i miei genitori. Non è vero. Vorrei che non fosse vero, ma lo è. Nonna arriva, mi abbraccia. Io sono paralizzata. I miei genitori sono morti. Li ho persi. Li ho persi per sempre. Cosa ne sarà di me? E’ il giorno del funerale. Li seppelliscono nel piccolo cimitero di Oakland. Mamma, papà davvero state per essere sotterrati davanti ai miei occhi? Davvero io non vi rivedrò mai più? Non sentirò più la vostra voce? Un’agente della polizia più tardi ci raggiunge a casa. Vuole parlare con nonna Mary. Perché un’agente della polizia vuole parlare con nonna Mary? Mi metto ad origliare. “Questi sono gli effetti personali di suo figlio e sua nuora. L’incidente potrebbe essere stato doloso. Erano posteggiati, e un’auto li ha travolti. Ma non abbiamo tracce da seguire. Il caso verrà archiviato. Solo un’ultima domanda signora Jhonson. L’ultima chiamata effettuata dal cellulare di suo figlio, è di un numero proveniente da Seattle. Ma è stato già disattivato. Sa se qualcuno di questo luogo, potrebbe aver voluto far loro del male?” “Non ne so nulla agente, mi dispiace.” Nonna Mary, finito il piccolo rinfresco mi dice di fare le valigie. Perché dobbiamo fare le valigie? Pensa che stare qui, potrebbe farci solo più male. Ma io non sono pronta, non voglio andarmene. Nonna mi supplica, ma la mia decisione è quella di rimanere. Passano quattro anni, mi diplomo in linguistica. Nonna Mary viene colpita da un improvviso malore. Mi lascia anche lei. Sono sola. Decido di dedicare tutta la mia vita alla carriera. Vendo l’azienda dei miei genitori, ne ricavo un bel gruzzolo che mi permette di poter tirare avanti. Mi iscrivo all’università della Columbia, e mi trasferisco a New York. Mi laureo in 3 anni esatti in Comunicazione. Svolgo praticantato presso il New York Times, e divento Giornalista. Ma non mi basta. Non voglio avere tempo libero. Non voglio pensare. Mi iscrivo ad un master in Marketing aziendale. Divento una Product Manager. Poi decido che può bastare. Sono ormai passai 11 anni dalla morte dei miei genitori, e 8 dalla morte di nonna Mary. Forse adesso posso tornare un po' a casa mia? Non dovrebbe fare più tanto male. Torno ad Atlanta. Passa poco più di un mese, quando una mattina come le altre noto una lettera, all’interno della cassetta postale. Proviene da Seattle. “Seattle.” Perché non ci sono mai stata, eppure c’è qualcosa di familiare a leggere questo nome? Apro la lettera. “Camilla Patricia Jhonson, grazie alla sua eccellente carriera universitaria conclusasi con la sua laurea in 110/110 e lode, con nostro piacere Le comunichiamo che è stata selezionate per un colloquio presso la Blake’s Corporation di Seattle, il 12/09/2017. Attendiamo conferma entro e non oltre il 02/09/2017. Distinti saluti Blake’s Corporation S.p.a.” Ho inviato tanti curriculum, ovunque. Ma non a Seattle. Seattle. Eppure c’è qualcosa di familiare in questo luogo. Ma non so cosa. Io non ci sono mai stata. Vogliono vedermi per un colloquio. Perché sanno della mia carriera, se io non ho mai inviato loro un curriculum? Non lo so. Non so cosa pensare. O forse devo smetterla di pensare? Forse stavolta il destino vuole solo sorridermi, ed io devo smetterla di pensare. “Seattle” eppure… Eppure io...
  11. kjkj

    Trash sorrisi e cafoni

    Dopo una (breve) serie di collaborazioni in quanto articolista con un po' di blog centrati sul mondo dello spettacolo, ho aperto il mio: sentivo l'esigenza di espirmermi senza filtri su ciò che ero "costretta" a guardare, leggere o sentire. L'intento, alla base, è sempre stato semplice: dire la mia opinione senza filtri e strappare, nel caso, qualche risata a coloro che hanno una visione simile alla mia. Immagino che i programmi televisivi, così come il mondo Youtube ed altri aspetti toccati dal mio blog interessino a pochi, in questo forum mi limito, dunque, ad indicarvi la sezione dedicata alle recensioni (ironiche) dei libri spazzatura fino ad ora letti ( per lo più riguardante questo ""nuovo"" filone di libri analoghi alle 50 sfumature). Trash sorrisi e cafoni- Libri
  12. Anna Magic

    Dégagée 5

    Attraverso un bicchiere conico, il verde dell’assenzio brillava inquietante. La luce gelida di un giorno morente disegnava geometrie sul pavimento di marmo nero. Seduta all’unico tavolino, Leonora gettava davanti a sé uno sguardo deciso e insieme distante. Le sue gambe, irrequiete, cambiavano posizione di tanto in tanto. Al centro della sala deserta, vide se stessa ballare in modo audace su di un cavallo d’acciaio. Il suo volto era tanto seducente e sfrontato da incutere timore. Si muoveva allusivamente, al ritmo di una musica immaginaria, come se non avesse mai fatto altro che degli striptease. D’un tratto, la scena si complicò, con una coppia danzante. Accavallando le gambe, osservò se stessa e Claudio ballare un silenzioso walzer attorno alla spogliarellista. Stavolta, infiocchettata com’era in un abito di tulle rosa pesca, sembrava una bambola di porcellana. Il fidanzato ne guidava le membra senza vita, guardandola con aria seriosa e infatuata. Presa da disgusto, Leonora buttò giù un gran sorso dell’intruglio smeraldino, ma la sua presa delicata non resse il calice, i cui frantumi scintillarono in terra come diamanti. Lo schianto, cristallino e sordo al contempo, si propagò nella spoglia sala da ballo, interrompendo il sogno. «Che orrore…» mormorò la ragazza, abbandonando il suo delirio onirico «Claudio ama un manichino, non me. Non si accorge di nulla, non capisce che io sono…» e non finì la frase, sentendosi quasi come se avesse davvero ingurgitato assenzio. Doveva sciogliere quel vincolo insensato, ma come? «Ah, però! Cos’è, il nuovo idolo delle femministe? Dove l’hai vista la modella, al cinematografo?» disse il padre di Leonora bonariamente, mentre si abbottonava i polsini della camicia. «Semmai “cinema”, papà» rispose lei senza voltarsi «Parla meno vecchio di quel che sei, fai uno sforzo!» e continuò a lavorare al cavalletto, senza poter trattenere un sorrisino. «Comunque tu dovevi studiare arte, dico sul serio… Io, se avessi incontrato una tale bellezza, avrei perso la testa: altro che tua madre!» Risero insieme. «Certo, però, che è un po’ troppo spudorata. Fa quasi paura…» aggiunse l’uomo. Leonora si alzò per guardare meglio la figura dipinta, e pensò di averle dato la sua stessa personalità, ma un’apparenza somigliante a Roberta. Ne sorrise divertita, poi rispose: «Cosa vuoi, “le streghe son tornate”!» «D’accordo, tu pensa a fare l’incantesimo di venderli, ‘sti capolavori, che una figlia famosa in casa fa sempre comodo» disse lui accarezzandole la testa prima di uscire. «Preferisco restare un’artista incompresa» scherzò lei «vuoi mettere lo charme maledetto? Ciao, a dopo». Rimasta sola, si affacciò alla finestra per togliersi di dosso quella leggerezza ostentata, l’unico modo sensato di interagire con suo padre. Il freddo umido dell’aria e l’ottusità della nebbia la rimandarono nel suo mondo interiore. Tornò poi a dipingere il suo personaggio, ora intenta soprattutto a rifinirne il corpo. Dalla tela, una ragazza mozzafiato sfidava l’osservatore col suo sguardo nerissimo ed un lieve sorriso provocante. I suoi capelli corvini ricadevano lisci e lucenti sulle spalle scoperte. Leonora ne carezzò col pennello i seni, a malapena coperti da un gilet di cuoio sfrangiato, poi scese sul solco dell’ombelico. Sì, sembra proprio Roberta, si disse mentre firmava con un monogramma, tranne che lei è biondiccia, e ha l’aria più dozzinale. Dovrebbe imparare a vestirsi, e a muoversi come una donna. Poi rise di se stessa, pensando che sembrava di sentire sua madre. Lavando i pennelli, rifletté che il fascino di Roberta stava proprio nella sua sottile androginia, soprattutto della voce. E che era un peccato che il dipinto non si sarebbe asciugato in tempo per il suo appuntamento col pittore misterioso.
  13. Anna Magic

    Dégagée 4

    Con gesto chirurgico, Claudio aprì la ventiquattrore sulla scrivania massiccia. Le sue mani fecero rullare dei documenti sul cuoio luttuoso, finché ebbe trovato il fascicolo giusto. «Guarda, questo è il mio attuale contratto» disse, frustando con le scartoffie il ripiano di vetro verdastro. Leonora, molto più elegante del solito, aveva gli occhi fissi sulle mani del fidanzato, che armeggiavano nel ventre squartato della valigetta. Si sporse per prendere il documento, mentre Claudio era una sagoma in controluce: la sovrastava in attesa di risposta. Mentre leggeva condizioni e clausole, la ragazza sentì dei rumori provenienti da una stanza vicina. «Dev’essere mio padre», disse Claudio con lieve impaccio «Oggi ha passato molto tempo in studio.» Sentendosi in qualche modo spiata, Leonora tenne a bada la sua irrequietezza. Dopo aver finto interesse per il contratto, declamò da copione: «Congratulazioni, hai davvero fatto strada!» Lui, paonazzo, la guardò sorridere ed accavallare le gambe sotto la gonna del suo impeccabile tailleur avorio. I passi del padre scricchiolavano sul parquet del locale adiacente. «I miei sono d’accordo, lo sai. Aspettiamo solo il tuo sì» le disse mentre riponeva il fascicolo. «Ora devo andare o perderò il treno. Sai quanto ci tengo a vedere quella mostra.» disse lei indecifrabile, alzandosi e recuperando la pochette. «Sì, certo, amore» rispose Claudio, mentre l’aiutava ad infilarsi il cappotto bordato di pelo «Perdonami se stasera non posso accompagnarti…» «Non preoccuparti, ci sarà qualche mio collega di università al vernissage. Sai, di quelli che fanno sempre domande scomode. Ci sarà da divertirsi… Allora io vado, ci telefoniamo» si congedò Leonora, sopportando il bacio a stampo del suo ottuso fidanzato. «Ne ammazzano troppo poche! Non si sa mica che vogliono, ‘ste qua!» esclamò sardonico un uomo maturo, schiaffeggiando il giornale col dorso della mano. Leonora, preparandosi a scendere dal treno, lo guardò con la coda dell’occhio. Il trentenne seduto accanto a lui cercava di non contrariarlo, sorridendo remissivamente. Io so leggere la loro mente, ma loro non capirebbero la mia, pensò la ragazza, mentre si affrettava sulla banchina ferroviaria. Nella campagna circostante, la luce era del colore spento che precede il tramonto. Con una stretta allo stomaco, prese a correre su una lunga strada imbrecciata. Alla fine del rettilineo, suonò ripetutamente ad un cancello. Una giovane domestica bruna la fece entrare in casa senza dire una parola, poi la guidò verso uno spogliatoio dalla luce dorata. Sola e circondata da specchi, Leonora iniziò a sfilarsi un indumento dopo l’altro, con calma. Il suo caschetto ondulato si era scarmigliato, ma lo lasciò un po’ in disordine. Guardandosi nuda da ogni lato, si chiese se non fosse davvero dimagrita troppo. Accomodatasi su di una poltroncina rossa, accavallò le gambe sottili ed iniziò a fumare. Credo proprio che ci metterà ancora un po’ ad arrivare, mormorò al suo riflesso. La ragazza cominciò allora ad accarezzare dolcemente il suo seno appena accennato, sentendo i capezzoli tendersi sotto la mano. Percepiva la presenza della colf dietro le tende del camerino, ma ciò non la disturbava, tutt’altro. Aprì le gambe per adagiarle sui braccioli. Lentamente, iniziò a risvegliare il suo sesso con le dita, finché le sentì dissolvere nel calore umido. Gli specchi le rimandavano il suo sguardo intorbidito, mentre il profumo degli umori si diffondeva nella stanza. Il suo corpo iniziò a slanciarsi in dei moti convulsi di piacere. Ma prima di raggiungere il culmine, Leonora si arrestò bruscamente. Così sarà più bello, poi, pensò. Ancora piena di voglia, andò ad aprire la tendina ed invitò la domestica, perché la aiutasse a prepararsi. Al ritmo dionisiaco sprigionato dal giradischi, Leonora danzava nella penombra. Da terra, una grossa candela gettava una luce tremula sul suo corpo. Attorno al seno, al pube e alle gambe, un nastro di raso rosso la avvolgeva. Con un suo lembo giocava a bendarsi, o a mettersi un bavaglio. Nel buio del salotto, un uomo seduto in poltrona si godeva lo spettacolo. Il suo bicchiere di whisky e i suoi occhi brillavano. Non distolse mai lo sguardo lascivo dalla ragazza, che terminò la danza liberandosi del nastro. All’improvviso, si protese per afferrarle il polso ed attirarla a sé. Leonora, prona sul grembo dell’uomo, si sentì penetrare profondamente da due dita ruvide. L’affondo deciso la fece trasalire, prima di abbandonarsi a gemiti e sospiri crescenti. Non esisteva più nulla, se non la mano esperta che la frugava, e l’altra che le abbrancava i capelli. Dimenò il bacino sulla poltrona, finché il suo intero corpo fu scosso dall’orgasmo. Con il cuore in gola, alzò gli occhi velati al suo amante. Il cinquantenne continuò a carezzarle lievemente l’esterno della vulva e a prenderle in mano il sedere perfetto. Poi, tenendole il mento tra le dita, le disse nervosamente: «Bella… Sei troppo bella… Se non fossi quasi ridotto all’impotenza ti sposerei io. Non ti lascerei certo a quel cretino di mio figlio!» La ragazza rotolò sul tappeto e disse ridendo: «Pazzo… Tu sei completamente pazzo!». Per tutta risposta, il padre di Claudio la tirò per le gambe e si avventò a leccarla profondamente. Leonora chiuse gli occhi e si godé le sapienti attenzioni di quell’uomo vanesio, che non amava affatto.
  14. Ospite

    Eroscultura

    Nome: Eroscultura Generi: Erotico Modalità di invio dei manoscritti: http://www.eroscultura.com/pubblica-il-tuo-racconto/ Distribuzione: attraverso il sito o le principali librerie on-line Sito: http://www.eroscultura.com/ Dal loro sito web, pagina chi siamo: Ci sono stati segnalati da un utente per email, li abbiamo contattati. Ci rispondono di non chiedere contributi, di pubblicare ebook sui maggiori canali distributivi online e di sottoporre i testi ad accurato editing.
  15. emmegi13

    Ti odio

    Rimosso su richiesta dell'autore.
  16. commento Traccia mezzogiorno «Ci voleva proprio una gita fuori città, Remo. Così possiamo stare tranquilli, per una volta.» Laura Rizzoli era appena uscita dalla doccia, e si asciugava la cascata di capelli scuri. Il suo corpo snello e dalla carnagione olivastra, brillava nudo sotto la luce bianca delle lampade a parete che illuminavano la piccola baita. I piccoli piedi si mossero leggeri sul tappeto per raggiungere Remo che, steso sul divano, le fissava incantato il pube dal pelo sottile che danzava nel movimento dei fianchi. «Eh sì, ci voleva proprio» disse lui, «per fortuna sono riuscito a rubare la chiave della baita ai miei, così possiamo stare soli soletti. Spero solo che non se ne accorgano fino al mio rientro.» «Mh, ragazzo cattivo!» Laura piovve tra le braccia di Remo, e le loro bocche si incastrarono con passione. Il ragazzo aveva già i pantaloni gonfi. «Non sai che pena dover far finta di nulla quando siamo a scuola» disse lei specchiando gli occhi come perle scure in quelli marroni di Remo. «Fingere che tu sia un semplice allievo e io soltanto la tua supplente, evitare i tuoi sguardi…» «Lo so, dovrei smetterla di lanciarti certe occhiate. Ma sono solo uno studente ammaliato dalla sua bellissima insegnante, i miei ormoni sono giustificati!» Risero e si baciarono. Laura si corrucciò per un attimo. «Supplente, non insegnante. Prima o poi dovrò lasciare il posto.» «Ma continueremo a vederci lo stesso.» Fecero l’amore sul divano. Era la terza volta per loro. La prima era stata un veloce amplesso nel bagno della scuola, dopo l’ora di uscita, quando Laura colse la verginità adolescenziale di Remo. «Certo, pensare che a Roma gira questo Segatore, e che non riescono ancora a catturarlo… c’è da aver paura.» Laura commentava l’articolo del Messaggero, mentre sorseggiava il vino in attesa della cena. C’era una nuova vittima del killer soprannominato “il Segatore”, una donna uccisa nella sua cucina e tagliata a pezzi. Il numero degli omicidi saliva, e la polizia ancora non aveva cavato un ragno dal buco. “Siamo terrorizzati anche noi, come tutti i cittadini” aveva dichiarato il commissario Banzi. Remo le rispose dalla cucina: «Già, pensare che esistono certi maniaci mette i brividi. Molla il giornale, dai, godiamoci il nostro momento.» Cenarono leggeri, con un occhio di riguardo alla linea impeccabile di Laura. Finito a tavola, si spostarono davanti alla finestra a guardare il paesaggio, Remo che cingeva da dietro la sua bellissima supplente. I quindici anni che li separavano erano annullati in quel momento di intima convivenza. Fuori, la neve scendeva lenta, leggera, attecchiva poco sull’erba verde che circondava la baita, e gli alberi sullo sfondo, fitti e scuri, sembravano lì per metterli al riparo da qualsiasi occhio indiscreto e da ogni possibilità di scandalo. «Magari potrei approfittare delle nostre scappatelle qui per fare esercizio con la carabina» disse Laura, che lontana dagli impegni scolastici praticava il tiro a segno sportivo. «Sì, potremmo disegnare dei bersagli sugli alberi. Per te qualsiasi cosa» disse Remo. Lei lo baciò, poi si mosse felina verso il bagno, lasciandolo momentaneamente solo con il suo desiderio. Poco dopo, il rumore dell’acqua divenne un sottofondo che creava un’attesa eccitante. Uno scatto metallico distolse Remo dai suoi pensieri. Ne sentì un altro, proveniente dalla porta d’ingresso. Remo si accigliò nel sentire alcuni scricchiolii sparsi all’interno della stanza; forse era il parquet, ma potevano provenire anche dalle pareti in legno. Sospirò con fastidio pensando ai topi. Era un po’ che la baita non veniva usata, di certo i topi ne avevano approfittato, e adesso doveva dargli la caccia per non far spaventare Laura e rovinare così il loro week end. La schiuma si gonfiava fuoriuscendo dalla spugna stretta tra le mani, per poi scivolare in basso sotto la spinta liscia dell’acqua calda. Laura strofinò con leggerezza la pelle delle cosce e del sedere tondo, lasciò che la schiuma le coprisse i piccoli seni e piegò la testa all’indietro sotto lo scroscio della doccia. L’occhio che la scrutava attraverso il buco della serratura batteva le palpebre con nervosismo. Stava lì dietro la porta da diversi minuti a godersi lo spettacolo, assorbito dalla sensualità di Laura che si muoveva sinuosa tra i vapori e gli schizzi, e che ora offriva una visuale della schiena perfetta, con l’acqua che convergeva tra le natiche formando una piccola cascata. Laura mise l’accappatoio rosa e diede una rapida controllata nello specchio al proprio volto esotico, frutto del genoma indiano ereditato dalla madre. Sorrise pensando a Remo che l’attendeva. Uscì dal bagno e trovò le luci spente e un silenzio inaspettato. «Remo?» Nessuna risposta. Laura camminò lenta verso il tavolo al centro della stanza, l’unica illuminazione era quella flebile che penetrava attraverso i vetri delle finestre. «Remo, sei in camera?» La camera da letto era a destra, e Laura si diresse da quella parte scrutando la penombra. «Va bene creare l’atmosfera, ma potevi accendere qualche candela almeno.» Raggiunse la porta della camera e aprì. Fu investita da qualcosa che crollava in pezzi, come se avesse urtato delle scatole incolonnate con scarso equilibrio. Le sfuggì un grido di sorpresa, che divenne urlo di terrore quando si chinò a raccogliere da terra uno di quegli strani oggetti e si trovò tra le mani la testa di Remo. Mentre urlava, sentì tra le dita i capelli ricci del ragazzo, e l’umido appiccicaticcio del sangue. Senza capire bene cosa faceva, mollò di scatto la testa e raccolse altri pezzi dall’ombra: una mano, le braccia, le caviglie, i piedi. C’ era tutto Remo sparso sul parquet. Laura annaspò all’indietro, si voltò e corse verso l’uscita. Picchiò duro contro il tavolo, rimbalzò tra le sedie, finì contro la porta d’ingresso, le mani tremanti sulla maniglia. Non si apriva. Spinse per forzarla, ma la porta era chiusa a doppia mandata. Tentò allora di aprire una delle finestre per poter scivolare fuori, ma anche quella risultò bloccata. Lo erano tutte, chiuse, serrate, non si sollevavano. Fuori la neve era aumentata d’intensità, la barriera di alberi ora sembrava il muro di una prigione. La mano inguantata avanzò verso di lei e l’afferrò per l’accappatoio. Laura si divincolò e l’accappatoio si aprì, scoprendole il davanti, mentre la sagoma dell’uomo sollevò una lama dentata pronta a colpirla. D’istinto, Laura si gettò di corsa verso la camera da letto, cercando di non guardare Remo sparpagliato come i pezzi di un puzzle. Chiuse la porta e girò la chiave. Rimase immobile per qualche istante, le mani tra i capelli bagnati, i seni turgidi. Vide la maniglia cominciare ad abbassarsi, una, due volte, finché non prese a fare su e giù con rapidi colpi, mentre la porta veniva percossa da tonfi sordi. Laura si guardò intorno; la finestra della camera era un riquadro in alto, con una inferriata che sporgeva verso l’esterno. Frugò allora nella cassettiera, in cerca di qualche oggetto da usare come difesa. Aprì l’armadio e sussultò in un moto di gioia: una doppietta da caccia era agganciata all’anta destra. La prese, si concentrò per calmarsi e riuscì a maneggiarla abilmente. La porta continuava a essere colpita, la maniglia a essere scossa. Laura trovò le cartucce del fucile dentro una scatola sul fondo dell’armadio. «Adesso me la paghi» disse mentre caricava la doppietta. Puntò verso la porta e sparò. I due colpi aprirono un grosso otto fumante nel legno. Attraverso i due buchi, Laura vide la sagoma del Segatore barcollare contro il muro e scivolare a sinistra. Ricaricò la doppietta e si fece avanti, cauta, la canna d’acciaio puntata. Aprì la porta e poggiò il calcio sulla spalla destra. Camminò di nuovo tra i resti di Remo, inseguendo un lamento affannato. Trovò il Segatore pigiato contro la porta. La stava aprendo. Nel momento in cui la neve penetrò nella baita insieme al soffio del vento, Laura esplose due colpi, e un getto scuro schizzò dal petto dell’assassino. La forza degli spari lo gettò fuori, con la faccia sull’erba.
  17. alea

    Sexspotting

    Immagine di copertina: Titolo: SEXSPOTTING Autore: Alea Corini Collana: Casa editrice: ErosCultura ISBN: 9788869360800 Data di pubblicazione: 16 luglio 2016 Prezzo: 4,99 € in formato digitale, 11,49 € in formato cartaceo solo su Amazon CreateSpace Genere: Young Adults Erotico Pagine: 186 Estratto del libro e Quarta di copertina: UNDICESIMO VAGONE «Ciao Marco». Ohmammamia la “scimmietta". «Ciao Cristina, come va? Ė un tot che non ci si sente». Il mio amico “nome noto” mi aveva messo al corrente che Cristina e il graduato si erano lasciati, ma mai avrei supposto che mi avrebbe cercato. L’istinto mi diceva di buttare giù il ricevitore. Le diedi una chance. «Vero. Sai, avevo un ragazzo fisso… Comunque non ti sto telefonando per uscire con te: a me piacciono i maschi che cercano, non che si fanno cercare». Seee. «Volevo solo invitarti sabato mattina alla sfilata delle acconciature presso il professionale». «Devo votare la tua acconciatura?» “Per forza hai bisogno di voti, sarà una roba inguardabile”, pensai. «Nooo, sono già arrivata terza. Le mostriamo al pubblico. Sai, finito l’anno dobbiamo iniziare a cercare lavoro. Meglio se ci si fa conoscere già. E poi, sarà pieno di ragazze, vuoi mettere». L’ultima frase me la sussurrò via cavo come se, dicendo quella, potessi solo rispondere di sì. «Dai, vengo con alcuni compagni allupati. Ci vediamo sabato mattina». Anche se poco allettato, restava sempre una buona scusa per fare fughino. I corridoi della scuola brulicavano di esaltate. La sfilata c’era stata alle dieci, noi eravamo arrivati alle undici, ma c’era ancora il pienone di gente. Ed erano tutte ragazze! I miei compagni giravano tra di loro, eccitati al massimo. Ragazze in reggiseno o addirittura in mutande, che urlavano in visibilio alle amiche in visibilio. Si trattava delle “modelle” della sfilata: tutte le bellone di sedici, diciassette anni della città, pettinate a puntino, che davano una mano alle amiche future parrucchiere a farsi conoscere. Presentarsi con la modella migliore aumentava le possibilità di essere notate. Se Cristina aveva usato la “bisteccona” come modella, auguri! «Ciao Marco!» Mi girai convinto di trovarmi di fronte la “scimmietta”, magari ben agghindata. E, invece, rimasi a bocca aperta. Chi mi stava sorridendo era una strafiga con un taglio di capelli da urlo che le evidenziava i lineamenti del viso. Oltre a sorridere stava anche dicendomi qualcosa del tipo “sono contenta che sei venuto”. Non l’ascoltai nemmeno, rapito com’ero a fissarla. «Teresa! Sei bellissima». … QUARTA DI COPERTINA Sotto le mentite spoglie di Alea Corini non si nasconde un autore al suo primo romanzo YA erotico, bensì un barman acrobatico. Per creare il suo cocktail è partito da una base composta da fasti e delusioni dell’adolescenza. L’ha mischiata con quelli di amiche, amici e conoscenze dell’epoca. Per alzare il tasso alcoolico-erotico ha versato alcune gocce di “sarebbe potuto essere” e “sarebbe stato bello fosse”. Infine ha shakerato il tutto con innumerevoli evoluzioni di fantasia e umorismo. Il risultato è Sexspotting. Link all'acquisto: in digitale: http://www.eroscultura.com/prodotto/sexspotting/
  18. Writer's Dream Staff

    Smasher edizioni

    Nome: Smasher Edizioni Generi: Narrativa, Poesia, Erotico, Saggistica, Narrativa sperimentale Modalità di invio manoscritti: http://www.edizionismasher.it/pubblicaconnoi.html Distribuzione: http://www.edizionismasher.it/distribuzionelibrerie.html Sito web: http://www.edizionismasher.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionismasher/
  19. Ospite

    Borelli Editore

    Nome editore: Borelli Editore Generi pubblicati: Erotismo al femminile Invio Manoscritti: http://www.borellieditore.com/contatti/ Distribuzione: non specificata Sito: http://www.borellieditore.com Facebook: https://it-it.facebook.com/BorelliEditore/
  20. Jair Ohmsford

    Diamond Editrice

    Nome: Diamond Editrice Generi valutati: narrativa, racconti, erotico, storia, gialli Invio Manoscritti: http://www.diamondeditrice.eu/leggimi-e-sarai-letto/ Distribuzione: circuiti Feltrinelli e Centri Euronics Andreoli Spa Sito: http://www.diamondeditrice.eu/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Diamond-Editrice/257433537753539?fref=ts Per poter proporre all'editore un manoscritto (quindi essere letto per poter eventualmente accedere alla selezione dei testi da pubblicare) è obbligatorio comprare un libro del loro catalogo e darne dimostrazione mediante email, come specificato qui
  21. Lo scrittore incolore

    [MI90] Che entri il pachiderma!

    prompt di mezzanotte commento «Che entri il pachiderma!» La porta damascata sulla mia destra viene spalancata e nella stanza fa il suo ingresso un elefante in carne e ossa. Sulle sue possenti zanne sono state montate due corde nodose e resistenti, spruzzate d’oro, che sorreggono una tavola di ebano. Sull’originale e preziosa altalena se ne sta seduta una donna nuda, dal corpo completamente dipinto di bianco, il cui canto argentino risuona in ogni angolo dell’enorme stanza. L’elefante cammina a rilento, ma ogni volta che termina un passo e le zampe battono sul pavimento mosaicato, tutto trema. Posso sentire persino il mio stomaco vibrare, mentre butto giù uno shot dopo l’altro. Non appena l’animale arriva all’altro capo del salone, ecco che fanno il loro ingresso dei coloratissimi trampolieri. Il loro abbigliamento sgargiante si compone per lo più di mantelli fatti di piume variopinte e nei loro volteggi incrociati fanno comparire nell’aria prima un pavone, poi un colibrì, quindi un’upupa. Il dubstep assordante di sottofondo si blocca nei momenti precisi in cui gli uccelli si materializzano e un trio di archi ne riproduce fedelmente il verso. «Questi cinesi arricchiti non badano a spese, eh? Cercano a tutti i costi di piacere a noi occidentali e il risultato è, come dire, kitsch?» Una donna mi guarda dall’alto della sua coppa “margarita”. Ha gli occhi troppo distanti uno dall’altro e, cosa che mi infastidisce ancor di più, le braccia davvero esili. Odio quando la natura non si impegna. «Cara, credi davvero di avere le potenzialità per finire a letto con me? Con questi presupposti il processo per l’acquisizione di una minima onestà intellettuale mi sembra lungo e tortuoso, ma io posso aiutarti: la compassione è una delle mie doti migliori.» L’essere sproporzionato capisce che non è aria e si allontana. La saluto con la mano destra e aggiungo: «Ho adorato l’elefante!», quindi mi ributto su shot e tartine al caviale, gli unici eccessi che concedo a quel tempio che è il mio corpo. Faccio l’accompagnatore di professione e intrattengo allo stesso modo uomini e donne, purché paghino il mio corposo cachet. Quello che assicuro ai miei clienti è un servizio extralusso ed è mia premura tenere degli standard altissimi. Mi muovo dunque con discrezione fra yatch ancorati al largo delle Seychelles, manieri del nord Europa e ville della west coast statunitense, alla ricerca del party più esclusivo e dei pesci più grossi. All’inizio prendevo tutto, ma il tempo mi ha insegnato prima a essere selettivo, poi iper selettivo, infine maniacale. Ora preferisco persino restare senza lavoro per qualche tempo, se non trovo nessuno che risponda ai canoni estetici che richiedo. Oggi ad esempio credo che continuerò a vagare in questa villa di Shangai, buttando giù il rum divino che i camerieri fanno circolare fra gli astanti. Bao Hu Jie, leader della “Tomorrobot”, start up di robotica numero uno al mondo, ha voluto festeggiare il raggiungimento del valore record di nove milioni di euro in borsa della sua compagnia, con una festa colossale. Mi sono procurato l’invito con l’intento di intercettare il maggior numero possibile di uomini di potere, ma finora sul piano estetico è stato un misero fallimento. «Sapevo di trovarti qui.» Un uomo di una decina d’anni più vecchio di me mi ha messo una mano sulla spalla. «Ci conosciamo?» Sorride ed è un bel sorriso, disteso. «Ti direi di sì, ma mentirei. Io so tutto di te, ma in definitiva tu non sai nulla di me. Se ti chiedessi di seguirmi, lo faresti? Non posso più aspettare.» Nei suoi occhi c’è un riflesso strano. No, non posso andare con lui. E invece le gambe lo seguono, oltre gli ultimi volteggi dei trampolieri, oltre i pavimenti mosaicati, fino a dei lussuosi bagni dai marmi multicolore. Si guarda attorno con circospezione, ma sulla sua faccia c’è sempre quel sorriso rassicurante che mi ha conquistato. Poi mi fa una cosa che nessuno osava farmi da tempo immemore: mi ficca la lingua in bocca senza chiedere, mentre con i palmi delle mani mi spinge delicatamente contro la parete. Restiamo così per un tempo indefinito e io ci sto, perché il suo sapore e il suo odore sono insieme passione profonda e tenero ricordo di qualcosa che la mia mente ha ben presente, ma non riesce a focalizzare. Quando la sua mano va a infilarsi nei miei pantaloni di lino, finalmente riprendo coscienza del tempo e dello spazio e riesco a fermarlo. «Tutto questo ha un prezzo che possono permettersi in pochi» sussurro con poca convinzione nel suo orecchio sinistro. Quello, continuando imperterrito l’attività carnale con una mano, con l’altra tira fuori dalla propria tasca un American Express Centurion Card uguale a una delle mie, quindi la rimette a posto e mi piazza un indice sulle labbra. «Fai solo un cenno con la testa per rispondere. C’è una stanza in questa villa in cui possiamo oltrepassare il limite?» Io alzo e riabbasso la testa un paio di volte, quindi lo prendo per mano e lo trascino dietro di me, al secondo piano. Totalizzante. Non facevo del sesso di qualità così alta da non so più quando. Ha dettato legge prima lui, poi ha lasciato l’iniziativa a me, quindi ancora lui e infine ci siamo uniti in un unico corpo vibrante. Ha saputo quando spingere e quando rallentare, quando osare e quando no. Me ne sto disteso e nudo, con il petto arrossato, a contare le goccioline di sudore fra i capezzoli, prodotto ultimo di una passione bruciante. Il respiro è ancora corto e irregolare, ma ho bisogno di capire, indagare. «Ci credi se ti dico che non l’ho mai fatto con nessuno… Così? È stato… Non saprei come definirlo.» «Lo credo bene» dice lui in un sussurro. Se ne sta allungato sul fianco sinistro, con il solito sorriso disteso sul volto, ma mi osserva con attenzione, quasi a voler esaminare il mio corpo, a voler imprimere nella memoria le mie forme. «Chi sei?» L’ho chiesto davvero? E perché con un tono d’un tratto stridulo, insicuro? «Non vuoi saperlo. Non ti interessa.» Lui parla in modo bonario, che scansa l’indagine e aumenta il mistero. «E invece sì, perché io…» Mi porto una mano davanti alla bocca. Sul serio stavo per dire “Ti amo”? Sulla base di cosa? Partendo da quali presupposti? Ho vissuto relazioni di ogni forma, colore e intensità. Sto sul serio perdendo la testa per un brizzolato sul viale del tramonto? No no, riprenditi, David. Tu ci lavori con i sentimenti e li soggioghi. Non ti fai soggiogare. «Fai sempre così, lo sai? Dopo esserti fatto trascinare, ti crucci e ti perdi in mille pensieri. Anche il mese scorso, prima che ti svelassi chi ero, ti sei rabbuiato in un modo… Ma eri ancora più sexy, lo sai? O forse dovrei dire “eravamo”? Non so più bene nemmeno io come definire tutto questo. Gli amici del mio tempo mi implorano di smetterla, ma ormai è come una droga.» Lo osservo a lungo, soppesando ogni sua parola una seconda volta nella mia testa, prima di formulare una risposta. Alla fine mi esce fuori solo un incerto: «Non credo di capire.». Il mio amante allora si tocca un punto dietro l’orecchio destro e per poco non svengo dall’emozione. I suoi connotati si muovono sulla faccia e nel giro di un paio di secondi danno vita a un nuovo volto: il mio, invecchiato di dieci anni. «Tu sei…» «Te.» «P-perché?» «Perché quando la perfezione non trova più un confronto degno, può solo riflettere su sé stessa. Altri dieci anni di relazioni insoddisfacenti, mi hanno portato a elaborare questa follia e le nuove tecnologie di viaggi intertemporali ne hanno permesso l’attuazione. Questa è la diciannovesima volta che torno indietro e giaccio con te, il me stesso all’apice della prestanza fisica e del vigore. Un dio in terra.» Non so cosa rispondere. Sento che il cervello sta per friggere, tanto è lo sforzo che gli si chiede per elaborare una simile mole di assurdità. «Perdonami, ma adesso dovrò cancellarti di nuovo i ricordi di questi eventi, per evitare complesse ripercussioni.» Faccio un cenno di assenso meccanico, innaturale, poi gli metto una mano sul polso. «Prima che tu lo faccia, voglio togliermi un peso: mi amo infinitamente.»
  22. Ospite

    Stampa Alternativa

    Nome: Stampa alternativa Genere valutati: Inchiesta giornalistica, Saggistica(anche musicale), Erotismo, narrativa Pubblicazione: Senza contributo Invio manoscritti: http://www.stampalternativa.it/manoscritti.php Distribuzione: http://www.stampalternativa.it/librerie.php Sito: http://www.stampalternativa.it Facebook: https://www.facebook.com/stampaalternativa.nuoviequilibri
  23. Ospite

    Lite Editions

    Nome: Lite Editions Generi valutati: storia (antichi amori), cucina, narrativa romantica, pulp: racconti hard boiled, gotico, poliziesco, dark e horror, gialli, fantasy e fantascientifico Invio manoscritti: https://liteeditions.wordpress.com/2011/10/24/per-proposte-informazioni-e-contatti/ Distribuzione: digitale. E' possibile acquistare i loro libri direttamente dal sito Sito: https://liteeditions.wordpress.com/ Facebook: /
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