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Trovato 73 risultati

  1. Progetto Elohim di Andrea Zanotti

    Immagine di copertina: http://www.fantasymagazine.it/imgbank/halfpage/201804/42465-9788825405583.jpg Titolo: Progetto Elohim Autore: Andrea Zanotti Collana: Fantasy Tales Casa editrice: Delos Digital ISBN: 9788825405583 Data di pubblicazione (o di uscita): Prezzo: Euro 1,99 Genere: Fantasy, Fantasy coloniale Pagine: 40 Quarta di copertina o estratto del libro: Il battello a vapore risale le acque dell’Inganno nel cuore dell’inesplorato Glagon. Qui i fumi delle nuove fabbriche che spuntano nel regno dei nani sono solo un lontano ricordo, così come la civilizzazione e il progresso. Eppure la natura che regna incontrastata, non è sempre amichevole e gli abitanti del posto men che meno. L’avventuriero Durako e la sua banda di tagliagole al servizio della Corporazione dei Mercanti, se ne accorgeranno ben presto. I Nilbog, dediti a culti di strane e violente divinità, prima con minacce, poi con maledizioni e riti blasfemi, ed infine con attacchi fisici e biologici, cercheranno di arrestare l’avanzata dei nani. Non meno pericolosa si dimostrerà la rigida ottusità delle truppe del Re, messe al servizio della spedizione, che rischierà, infine, di doversela vedere con il mostruoso Dio dei Nilbog, disceso sulla terra per proteggere i suoi accoliti. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/gp/product/B07C2M17PR/ref=as_li_qf_asin_il_tl?ie=UTF8&tag=wwwscrittorin-21&creative=21718&linkCode=as2&creativeASIN=B07C2M17PR&linkId=b5519208785c90e91cedca3e92043fc2
  2. O barra o

    Nome: O barra o Generi trattati: inchieste, Oriente-Occidente, libri di viaggio, saggi, scritti filosofici, teatrali, scientifici Modalità di invio dei manoscritti: manoscritti@obarrao.com Distribuzione: non specificato Sito: https://www.obarrao.com/ Facebook: https://www.facebook.com/obarra.edizioni
  3. Presentazione de "I pirati di Maail" di Marco Ruffo

    Fino a
    Nel suo Giorno della Pienazza, Lukas è finalmente pronto a diventare un giovane minatore, seguendo le orme di suo padre e del nonno prima di lui. Quando i Maestri Kaiv decidono di far esplodere l’intera parete sud della Miniera Nera, una misteriosa pietra verde emerge dalle tenebre mettendo in moto gli eventi di cui Lukas sarà suo malgrado protagonista: mentre una terribile malattia si abbatte inesorabile su queste terre, il giovane incontrerà Hannah, figlia del Capitano Sam Cliffhanger, e si arruolerà a bordo della leggendaria Bella Donna tra le fila dei famigerati Pirati di Maail. Insieme, i due ragazzi dovranno combattere contro l'esercito del Generale Toras Malvagor, nell'estremo tentativo di preservare ancora una volta la Pace su Ekeroth.
  4. 22 luglio 1944

    «Eccoli!» Il tenente Pesaresi si accucciò all’improvviso dietro un enorme cespuglio di rovi. Si volse e portò l’indice alle labbra. Leo si immobilizzò e gli altri, via via, seguirono il suo esempio. Pesaresi, a cenni nervosi, fece intendere di circondare la casa. I ragazzi erano nell’aia, due seduti sul gradino davanti alla porta e il terzo, di guardia con un vecchio moschetto, in piedi all’ombra del fico. Leo, tenendosi basso, strisciò dal tenente: «Sono solo quelli o ce ne saranno degli altri?» «Aspettiamo…» Incurante del volo di mosche, il tenente ribadì con la mano l’invito a star calmi. Il tempo sembrò fermarsi. Il tizio sotto il fico era alto e secco come una pertica, con un paio di calzoni larghi che finivano con un risvolto, zozzo e liso, che lasciava scoperte le caviglie. La camicia era logora, chiara, e aperta sul petto. Gli occhi, grandi e azzurri, spiccavano sul volto abbronzato, dalla fronte alta sotto un ciuffo di capelli scuri e scompigliati. «Quello deve essere il capo…» Leo non era capace di stare zitto, e il tenente lo sgridò con un’occhiataccia. Paolino strinse con forza il fucile e si appiattì nell’erba. Dal lato opposto, verso il crinale coperto di faggi, individuò, oltre la siepe di pruno selvatico che delimitava il sentiero, il nascondiglio degli altri camerati. Trattenne il fiato e attese. Le cicale frinivano, quasi assordanti, e senza curarsi della malvagità dell’uomo. Paolino pensò che ai banditi sarebbe bastato un cagnetto per dare l’allarme… Quelli sul gradino, in brache corte, canottiera e senza scarpe, andavano sbocconcellando due tocchi di pan nero e coriaceo da mandar giù. Per deglutirlo dovevano masticare a lungo, e intervallare ogni tanto qualche sorso da un fiasco di vino. «Ehi, voi due, lasciate qualcosa anche per me!» Il tono del ragazzo sotto il fico era maschio, quasi da uomo maturo. «Giulio, la mamma domani ce ne darà dell’altro…» La voce tradì la giovane età: poco più di due fanciulli, ancora imberbi. Gli occhi chiari e i capelli erano gli stessi del fratello maggiore. Attesero ancora pochi minuti e, quando fu lampante che i tre erano soli, il tenente annuì l’ordine muto a Leo. Era il momento. Paolino chiuse gli occhi, mollò il fucile e, con entrambe le mani, si turò le orecchie. Leo prese la mira con calma. Il colpo secco fece tacere le cicale. Giulio, per un attimo, rimase in piedi, il viso contorto in un moto di paura e stupore. Poi si accasciò supino, senza un grido, sull’erbetta verde sotto il fico. Strillarono, in tono acuto e infantile, i suoi fratelli. I legionari uscirono allo scoperto e, imbracciando le armi, chiusero il cerchio attorno alla casetta. I due fanciulli, in lacrime, si strinsero l’un l’altro disperati. Pesaresi si avvicinò al cadavere. Una macchia vermiglia sulla camicia si andava allargando sempre più. «Colpito al cuore…» Si chinò per prendere il moschetto. «È scarico, porca…» Trattenne l’imprecazione e lo porse a Leo che, dopo averlo afferrato, sogghignando chiese: «E gli altri due, signor tenente?» «Chi, quei due bambini?» «Signor tenente, hanno dato ricovero e celato la presenza di un bandito!» «Sono i fratelli…» Leo citò pedissequamente l’ultima ordinanza del Tenente Colonnello Zuccari Merico: «Saranno passati per le armi tutti coloro che aiuteranno in qualsiasi maniera i banditi (fra questi sono compresi anche quelli che offriranno agli stessi un semplice bicchiere d’acqua)» «Marchi, non rompere i coglioni! Per fucilare qualcuno ci vuole il processo…» «Ma…» «Ma un cazzo!» Leo, deluso, si zittì. Pesaresi si avvicinò ai fratelli. Quello che pareva il più grande ebbe un moto d’orgoglio, e lo fissò dritto negli occhi. Muovendo la mano su e giù, l’ufficiale gli indicò il sentiero in discesa. Si alzarono senza fiatare. Un’ultima occhiata a Giulio e, tremanti, si incamminarono. Un legionario si scansò per farli passare. E le cicale ripresero a frinire.
  5. 23 luglio 1944

    Iddio, che accendi ogni fiamma e fermi ogni cuore rinnova ogni giorno la passione mia per l'Italia. Rendimi sempre più degno dei nostri morti, affinché loro stessi -i più forti- rispondano ai vivi: "Presente"! Paolino si rigirò in branda bisbigliando la solita preghiera. Nonostante la stanchezza, gli eventi sconvolgenti degli ultimi giorni erano ancora lì, davanti ai suoi occhi. Edo russava già come un trombone, mentre Leo sbuffò: «Si può sapere che cosa hai da borbottare?» «Niente, niente… ho caldo e non riesca a chiudere occhio.» «Beh, almeno lascia in pace i camerati che hanno voglia di dormire!» Paolino si raggomitolò in posizione fetale e chiuse gli occhi. Ma non dormì. Erano arrivati a Sassocorvaro da poco più di un mese, e il colonnello non aveva dato loro tregua. I rastrellamenti si erano susseguiti ininterrottamente, su e giù per i monti, nei posti più impervi e sempre con l’ansia di incappare in un’imboscata. I banditi erano armati un po’ alla buona, ma conoscevano benissimo i luoghi, ogni anfratto, ogni grotta e ogni casupola e baracca, anche quelle più isolate e sperdute, dove trovare ricovero e rifugio. Inoltre, nonostante la minaccia di passare per le armi chiunque li aiutasse, la popolazione continuava a proteggere i partigiani. Ne avevano già catturato qualcuno, ragazzotti magri e malvestiti che non erano stati abbastanza lesti da fuggire in tempo, e il colonnello li aveva subito messi al muro. Il tenente, le prime volte, aveva provato a salvarli, dicendo che, per fucilare qualcuno ci volevano un processo e una sentenza, ma non c’era stato nulla da fare. Erano morti così, una sigaretta tra le labbra, i polsi legati dietro la schiena, i più riottosi e fieri dopo essere stati presi a bastonate, e senza neppure il conforto di un prete. Paolino provò a pregare in silenzio e, questa volta, ripensò l’Ave Maia e l’Angelo Custode con la mamma, nella sua cameretta di Cremona. Il babbo, un fornaio fascista, di quelli convinti e della prima ora, gli aveva insegnato tutto quello che un bravo balilla avrebbe dovuto sapere: vincere o morire! Quando suo figlio, appena sedicenne, era partito volontario per difendere la patria dagli invasori, si era persino quasi commosso. La mamma, invece, aveva pianto disperata, ma orgogliosa di quel prode ragazzo, bellissimo nell’elegante divisa con la camicia nera e il fez.
  6. Blake il divenire degli dei

    Uscita editoriale: BLAKE IL DIVENIRE DEGLI DEI A marzo 2018 sarà disponibile nelle migliori librerie e piattaforme online il romanzo di esordio di Simone Alessi edito da Vertigo Edizioni che svela in un racconto sorprendente la dura ricerca di sé stessi, elevandola ad un piano indefinito e irreale, dando vita ad una storia mai narrata prima. Il sottile confine che delinea la cruda realtà dalla fantasia viene espresso dallo sguardo dell’autore in modo magistrale, dando la possibilità ad ogni persona di poter vivere la narrazione in modi completamente differenti e articolati. Conoscerete in questo romanzo Blake, un adolescente, o almeno questo è ciò che vi sembrerà al principio. La verità è che Blake è qualcosa di molto più antico e più potente di quanto la mente umana possa concepire. Dal passato storico alla pura mitologia, dalla religione agli archetipi del simbolismo, Blake si troverà coinvolto in un’avventura spettacolare, confrontandosi con le sue stesse origini e, contemporaneamente, lottando con la propria interiorità di fronte allo strano rapporto che si formerà con Luce. Una saga che ridefinisce i confini del fantasy, spalancando le porte ad elementi provenienti da una quantità di generi letterari che si fonderanno in un solo incredibile romanzo. Blake è la metafora della diversità, dell’accettazione, del riconoscimento in una società irriconoscibile. È un faro per coloro che non riescono a integrarsi in un mondo così distante. Dei, uomini, essere magici sono solo i semplici nomi delle maschere che ogni giorno ci circondano. “Tutto ha avuto inizio in una notte d’inverno, quando la fantasia regnava fra le offuscate nuvole del cielo. La mia vita stava cambiando. Ero giovane e ancora non ne conoscevo le varie sfumature. Blake era celato nei miei sogni. Giorno dopo giorno ho scritto di lui e del suo mondo, del nostro mondo, e così è nato”. Simone Alessi Blake – il divenire degli dei, è il primo capitolo della saga. www.blakelasaga.com
  7. Fino a
    Il Comune di Ripa Teatina, con la Scuola Macondo – l’Officina delle Storie, e con il contributo di Saquella Caffè, Azienda Leone 1947, Infinito Edizioni, Lions Club Pescara Ennio Flaiano, Il Centro Quotidiano d'Abruzzo e Libreria Mondadori Francavilla al Mare, e il patrocinio di Regione Abruzzo, CONI Abruzzo, Proloco Ripa Teatina e Siedas, indice la II edizione del Premio Letterario Rocky Marciano “Storie di sport”, con il fine di diffondere i valori ed i principi dello sport considerato nei suoi molteplici aspetti, con particolare evidenza su principi e valori quali diritti umani, salute, cultura, educazione e integrazione. DESTINATARI: studenti della Scuole Primaria e Secondaria di primo e secondo grado presenti su tutto il territorio italiano, e ai Giovani under 35 GENERI LETTERARI AMMESSI: Tutti ISCRIZIONE GRATUITA ELABORATI: un unico racconto di propria produzione, edito o inedito, in lingua italiana, anche già premiato in altri concorsi. SCADENZA: entro le 24.00 del giorno 15 maggio all’indirizzo mail premioletterariostoriedisport@gmail.com SITO UFFICIALE, SCHEDA ISCRIZIONE E REGOLAMENTO qui: http://www.scuolamacondo.it/iniziative/storiedisport.html
  8. Commento Capitolo 1 I Ponti delle Illusioni Capitolo 2: In marcia Marciavamo da diverse ore verso nord. La città di Prigua era ormai alle nostre spalle e il paesaggio era cambiato radicalmente: superati gli ultimi edifici bassi di mattoni tennè, infatti, si era presto fatta spazio la natura con il suo arcobaleno di colori. Attraversammo un lungo acrocoro costellato di trespigni giallastri e biancospini dai frutti purpurei. La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta. Tutto ciò che si trovava al di fuori della città rappresentava un mondo ignoto, del quale ignoravo l'esistenza. Prigua, capitale del Patriziato, con la sua caserma e i suoi bastioni, era il confine della mia conoscenza. Prima di arrivarci avevo vissuto a Nexua, città in cui probabilmente ero nato, ma di questa non ricordavo quasi nulla. Salimmo verso le montagne boschive. Gli occhi violacei e iniettati di sangue dei pagiori selvatici che spuntavano qua e là dalle fronde smeraldine ci fecero compagnia per buona parte del cammino in mezzo alla selva. Ne sentivo lo sguardo famelico sul corpo e questo mi provocava un brivido, nonostante fossi sicuro del fatto che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide. Un soldato dalle trecce lunghe a pochi passi da me esclamò con voce bassa, ma non tanto da non arrivare alle mie orecchie: «Quelle bestie mi fanno accapponare la pelle. Se solo una di loro prova ad avvicinarsi...» Non terminò la frase. Un verso agghiacciante risuonò nell'aria, qualcosa di indecifrabile, più acuto delle grida di cento ofenonti e al tempo stesso gutturale come un rigurgito. Proveniva da est, da un punto fitto del bosco non troppo distante da dove stavamo passando. Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo. A chi ci avesse visto dall'alto saremmo sembrati un lungo millepiedi esitante ricoperto di ferraglia, un artropode gigante inchiodato al terreno per la paura di finire nel becco di una poiana che svolazza sulla sua testa. L'immobilità fu interrotta solo quando il comandante Drevon ordinò di ricominciare la marcia. Lo stesso soldato dalle trecce lunghe riprese a parlare, stavolta con voce più alta: «Cosa diamine era? Avete sentito?» La domanda restò senza risposta. Il rumore dei passi pesanti che riprendevano l'avanzata fu il solo suono a propagarsi nell'aria. «Qual è il tuo nome, straniero?» La voce era quella del soldato che marciava alla mia destra. Era alto e snello, un po' curvo su se stesso. Camminava e mi parlava a testa bassa. Per il fisico sproporzionato e il modo in cui ondeggiava mi diede l'impressione di un alberello sotto vento. Gli dissi il mio nome, poi riflettei un attimo e gli chiesi: «Come mai mi hai chiamato straniero? Non siamo tutti soldati dello stesso esercito e per questo fratelli?» Continuava a stare con il capo chino. Sembrò riflettere qualche istante prima di ribattere: «Due braccia che difendono lo stesso corpo non è detto siano uguali.» Osservai la corazza che indossava: i fregi sulle spalle e sugli avambracci erano quelli della Seconda Colonna. Le armi che portava erano un'ascia di vetro infrangibile dell'Alto Isterio infilata sotto la cinghia e una lunga zagaglia affiliata, un arsenale di tutto rispetto paragonato allo spado leggero che tenevo legato sulla schiena. «Se ti riferisci alle diverse Colonne cui apparteniamo...» Non mi lasciò concludere. Si voltò e mi mostro un ghigno. «Tu non sei come noi, come nessuno di noi, no, no, no.» «Cosa intendi?» Abbassò di nuovo il capo e non mi rivolse più la parola. Ogni tanto ripeteva «no, no, no», parlando più a sé stesso che non a me. Il soldato che avevo davanti si voltò e mi sorrise. «Non dargli retta, Boso è andato. Probabilmente il Demone Tuh gli ha mangiato il cervello.» disse. «No, no, no.» Annuii. «Non sarebbe il primo a finire così. Almeno speriamo che tiri fuori un po' della furia di Tuh contro il nemico.» Il soldato mi squadrò. Non percepii ostilità nel modo in cui mi osservava, piuttosto sembrava parecchio interessato a me. «Tu ci credi?» mi chiese. «A cosa?» «Ai Demoni e ai Tutori.» «Non lo so. Tu?» «Avevo un fratello che officiava alle celebrazioni di Ulto, ogni anno. Si chiamava Raxho. Era un brav'uomo, se esiste un luogo piacevole dove le anime buone vanno quando vengono strappate dai corpi, lui è lì, adesso.» «Cosa gli è successo?» Si limitò a dire «è morto» e io capii che non voleva aggiungere altro, così cambiai discorso. «Sai quanto manca a... ?» Non conclusi la domanda. Mi resi conto che l'unica cosa di cui avevo coscienza era che stavo andando incontro a una probabile morte in battaglia. Non sapevo di preciso né il luogo, né per mano di quale nemico. «La piana di Assiiab. Siamo diretti lì. Credo manchi poco, il Secondo Sole è già alto e il Terzo sta per spuntare da dietro i monti laggiù, questo vuol dire che stiamo marciando da abbastanza tempo.» Indicò con un dito un punto di fronte a noi. «Immagino che troveremo la piana non appena superata quell'altura.» Tomolas - quello era il nome del soldato - si rivelò un ottimo profeta. Giunti in cima alla collina, il comandante ordinò improvvisamente di arrestarci. Ci fermammo tutti insieme, come un orchestra di silonisti smette di soffiare al segnale della bacchetta che li dirige. La sensazione che provai quando smisi di marciare fu di avere i muscoli delle gambe ripieni di burro e acqua. Mi sgranchii le spalle e poggiai lo spado sul terreno per distribuire il peso del mio corpo su di esso. Da lassù, stanco e intorpidito, vedi il nemico schierato, gli scudi neri e le corna lunghe sui loro cimieri. Da lì, ne sentii il grido di guerra mentre risaliva verso di noi.
  9. Le Fronde del Salice

    Titolo: Le Fronde del Salice Autore: Ginevra Alpi Casa editrice: Genesis Publishing ISBN cartaceo: 978-88-99603-39-7 ISBN Kindle: 978-88-99603-37-3 ISBN ePub: 978-88-99603-38-0 Data di pubblicazione: 8 Aprile 2016 Prezzo cartaceo: € 13.60 Prezzo digitale: € 3.99 Genere: Avventura, young adult Pagine: 398 - 480 Link all'acquisto: Genesis Publishing (contiene link a tutte le piattaforme) Quando il quindicenne scavezzacollo Christian si trasferisce con la madre nel vecchio Condominio del Salice Argentato, non sa ancora cosa lo attende. Un gatto misterioso, un vecchio nottambulo, rumori dietro le pareti... Quale grottesco segreto nascondono quelle mura? Ma soprattutto chi è Stella Maris, la vicina eccentrica, iperattiva e arrogante? Insieme agli amici, i due si troveranno presto a fare i conti con una vera e propria caccia al tesoro, che sconvolgerà per sempre la loro scanzonata adolescenza. Saranno costretti a dover lottare contro ostacoli più grandi di loro, a difendersi da nemici spietati, ad affrontare il buio di antri pieni di insidie. La ricerca li condurrà negli abissi della loro mente e della storia umana. Il loro coraggio sarà messo alla prova, e anche la fiducia in chi avrebbe dovuto proteggerli. Ma forse la soluzione non è così difficile, e si nasconde in una poesia... “Un romanzo di formazione e di avventura. Le fronde del Salice narra di un gruppetto di ragazzini strampalati che s'immergono in un'emozionante caccia al tesoro e la seconda Guerra Mondiale rivive dalle pagine di un antico manoscritto. Narrazione pura ed esaltante fatta di enigmi e rompicapi che daranno filo da torcere alla nostra protagonista Stella Maris e ai suoi amici sconclusionati ma fedeli alla "causa". Dedicato agli appassionati di storie per ragazzi, ma con temi forti e profondi. Una ragazzetta senza peli sulla lingua vi trascinerà direttamente nel passato, senza farvi perdere il contatto con il presente.” [L'Editore]
  10. Il Dominio dei Mondi - Il Mistero del Manoscritto

    La trilogia de Il Dominio dei Mondi si conclude con quest’ultimo volume dal titolo Il Mistero del Manoscritto. QUI potete trovare la presentazione del primo volume, L'Egemonia del Drago. QUI il secondo volume, L’Angelo nero. Non posso non dire che sia stata una bellissima esperienza di scrittura, con cui ho esordito, che ha dato e continua a darmi enormi soddisfazioni. Alla prossima avventura! Titolo: Il Dominio dei Mondi – IL MISTERO DEL MANOSCRITTO Autore: Nunzia Alemanno Autopubblicato: Amazon, YouCanPrint ISBN: 978-1980239987 Data di pubblicazione: Novembre 2017 Prezzo: ebook: 3,99 cartaceo: 14,90 Genere: Low fantasy Caratteri: 630.321 Pagina Facebook Amazon autor central Anteprima Gli alleati si preparano ad affrontare qualcosa al di sopra dei loro limiti. Dovranno percorrere la via impervia delle stagioni che peraltro nessuno è mai riuscito ad attraversare, trovandosi dinanzi a pericoli insormontabili, mentre dall’altra parte di Castaryus, qualcosa di orribile sta per accadere. Il nero angelo della stirpe dei Soukray, Gaerash, si prepara per l’avvenimento più importante che sta per verificarsi nel regno di Dionas: la nascita del suo erede. Dall'altro capo dell’universo, invece, Johan, Karen, Xusar e i ragazzi hanno una nuova guerra da combattere. Svelato finalmente il mistero di Giantoliv, ora lo dovranno affrontare e più trascorrerà il tempo, maggiori diverranno le difficoltà cui far fronte. Saranno consapevoli di essere in possesso di un’arma invincibile che li aiuterà ad annientare il male e salvare non solo Karl, che frattanto sarà tenuto all'oscuro di tutto, ma ogni essere, popolo, terra e galassia dell’intero universo. Karl, intanto, si farà distinguere nel mondo del lavoro e accetterà una proposta che non solo cambierà la sua vita ma la sconvolgerà. Intanto un dubbio atroce rimarrà nel cuore dei suoi cari: sarà lui a prendere in mano le redini del potere e proseguire le gesta di distruzione compiute anni prima da Elenìae? Riuscirà Nikael, primogenita di Nicholas e Ambra, a portare a termine la missione assegnatale dal Fato? L’amore continua a rappresentare l’elemento fondante su cui si basa la trilogia. In quest’ultimo capitolo si lancerà furioso nella lotta contro il male servendosi di un’arma potentissima: il sacrificio. A volte si rende necessario per il bene altrui, per le persone che si amano, e anche qui, ne Il Mistero del Manoscritto, non mancherà di fare la sua mossa, mettendo una volta per tutte la parola fine. Link all’acquisto: Amazon IBS La Feltrinelli Mondadori store
  11. Commento I Ponti delle Illusioni Capitolo 1: Piove sangue Qualche giorno fa è piovuto sangue. Osservare quelle gocce dense e rossastre spruzzate giù dal cielo nero come un ombra e imbrattare il terreno mi ha riportato alla mente un tempo passato, in cui non sapevo niente. Allora accadde la stessa cosa durante una battaglia, la mia prima battaglia. Mi sembrò un prodigio estasiante, e fu allora che conobbi Esste. A quel tempo non sapevo nulla dell'esistenza di terre lontane o di città diverse dalle uniche due in cui avevo vissuto - forse ne avevo perduto il ricordo visto che si dice esistano memorie antecedenti alla nascita di ciascun uomo - né nulla sapevo della magia degli Ologrami o delle tre maestose gole degli spettri in cui avrei smarrito una parte di me. Non avevo mai sentito parlare del mare, o del Ponte o degli Oracoli. Ero un giovane soldato, e come tutti i giovani soldati non conoscevo nulla che non fosse insegnato durante l'addestramento. Della mia vita precedente portavo pochi ricordi, la maggior parte ricoperti dalla polvere e divorati dai ratti che avevano riempito le mie giornate nelle galere. Eppure, dal giorno di quella battaglia tutto cambiò. Oggi sorriderei al ricordo di quei tempi. Potrei ridere con gusto di quel ragazzo incosciente e ingenuo che ero, se solo ne avessi ancora l'animo. Al campo l'aria schiaffeggiava e fendeva sulla pelle come le lame splendenti dello scissone di Drevon, il nostro comandante, reso celebre da mille vittorie. Al tempo non lo capii, ma ognuno di noi avrebbe dovuto essere grato di essere stato affidato a lui invece che a uno qualsiasi degli altri ufficiali del Patrizio; questo nonostante le fatiche a cui ci costringeva. Lo ricordo come un uomo severo, ma tutto sommato giusto e determinato. Imparare a combattere da lui fu un privilegio. Il modo in cui roteava lo scissione era incredibile: le lame sotto la sua guida ferrea sembravano falchi ammaestrati dal becco vorace. E poi, e a lui che devo ogni giorno di vita in più da quello dello scontro sulla piana. In accordo con le regole, l'addestramento aveva una durata variabile, a seconda del ruolo e della sezione che ci sarebbero stati assegnati in battaglia. Per ciascuna colonna, esisteva un decorso naturale e un tempo da rispettare. Siv, ad esempio, aveva cominciato molto prima che io arrivassi e ciò nonostante avremmo terminato insieme. Per la colonna a cui apparteneva era necessario un addestramento molto più lungo e delicato di quello in cui ero impegnato io. Siv aveva più o meno la mia età, ma era possente e robusto quasi il doppio. Il volto da ragazzino su quel corpo da mastodonte suscitò in me un'impressione bizzarra la prima volta che lo vidi. Ero seduto sul terreno, i palmi a terra e gli occhi rivolti verso i bersagli, quando mi si accostò. Gli arcieri si stavano allenando. «Sono della Terza» mi disse, senza prima presentarsi. Lo avrebbe fatto solo quella notte. In quel momento mi si era avvicinato unicamente perché incuriosito dal berretto che indossavo sul capo. Aveva l'aria baldanzosa di tutti quelli che, come lui, erano stati scelti per la Terza, la colonna dei guerrieri più temibili e rispettati dell'esercito. «Buon per te» risposi. La mia voce era ancora affannata per l'esercitazione e probabilmente l'intonazione tradiva la mancanza d'interesse da parte mia per il socializzare, soprattutto con chi cercava di apparire superiore. «Cos'è quello?» chiese indicando l'oggetto sulla mia testa. «Un cappello. Mai visto uno?» Restò per un po' a fissarlo, come ammaliato. Era un berretto di persa nera, due cordini di color porpora si intrecciavano e giravano tutt'intorno dalla base alla punta, sulla quale spuntava un fregio dentato. Mi era stato permesso di tenerlo, nonostante fosse un simbolo di una civiltà un tempo nemica e ormai soppressa. Siv fece di no col capo. «Lo posso provare?» Nonostante tentasse di darsi un'aria autoritaria, in quel momento la sua espressione da bambino curioso suscitò in me solo tenerezza. Fissai lo spado a due punte che spuntava da dietro la spalla sinistra del soldato. «Facciamo una cosa» dissi mentre mi rialzavo, «te lo regalo se riuscirai a colpirmi in duello.» Non so perché lo dissi. Non avevo nulla da dimostrare a nessuno, e niente contro quel ragazzo. Era una sfida senza alcun motivo, ma le parole erano uscite da sole. Mi sfregai le mani per pulirle dal terriccio rosso. «Ci vediamo domani mattina presto, poco prima che il Secondo Sole raggiunga il nazír.» Me ne andai senza aspettare una risposta. D'altronde, con un guerriero di Terza colonna non puoi aspettarti un ritiro da una tenzone. Il duello non ebbe mai luogo, perché poco prima del nazír la tromba squillò. Quando ancora il Primo Sole si stagliava solitario in cielo, venivamo svegliati per una cerimonia di consegna dei gradi in tutta fretta. La guerra era scoppiata bruscamente, avevano bisogno di tutte le forze disponibili. Al centro del campo d'addestramento fu improvvisato un palchetto di ottone. Il generale Glosh impugnò la ferza cerimoniale, pronunciò le frasi di rito e ci mandò tutti di corsa in armeria. Una fiumana di uomini vi entrava in braghe e ne usciva bardata di metallo. Sotto la luce fioca del Primo Sole le armi, gli elmi e gli scudi sbrilluccicavano come mille coppe d'ambra su una tavola imbandita. La marcia iniziò: fummo spediti tutti verso la piana di Assiiab, dove il nemico era ansioso di conoscere il proprio destino. Siv avrebbe dovuto aspettare parecchio per avere il mio cappello.
  12. Fino a
    Si tratta della prima presentazione che si tiene a Busto Arsizio di "Sibrium", un romanzo storico ambientato a Castelseprio e scritto da Alessandro Cuccuru. L'autore illustrerà la genesi e le linee guida che hanno ispirato il libro e risponderà alle domande dei presenti. L'ingresso è libero e gratuito. Per chi lo volesse, sarà attivo un ottimo servizio bar.
  13. Shaytan

    Fino a
    Sabato 3 marzo, presso Mondadori Store di Alessandria, incontro con i lettori e firma copie dei due thriller della saga di Luke McDowell: "Senza nome e senza gloria" e "Shaytan"
  14. 24esimo Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico

    Fino a
    Sono aperte sino al 20 marzo 2018 le iscrizioni per il XXIV Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, concorso bandito dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, con il supporto del festival internazionale Lucca Comics & Games. Il Trofeo RiLL è un premio letterario per racconti di genere fantastico: possono partecipare storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”. La partecipazione è libera e aperta a tutti. Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana. Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono circa 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all’estero (Australia, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi dell’Unione Europea). Nel 2017 i racconti ricevuti sono stati 350. I migliori racconti del XXIV Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati, edizioni Wild Boar). Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente: - in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One; - in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror); - in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa). All’autore del racconto vincitore andrà, infine, un premio di 250 euro. La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. Ciascun racconto sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura. La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia “Mondi Incantati” del 2018. Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Francesco Dimitri, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; il sociologo Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti. Ciascun partecipante al XXIV Trofeo RiLL riceverà una copia omaggio dell’antologia “DAVANTI ALLO SPECCHIO e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2017, collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXIII Trofeo RiLL, scritto dal bolognese Valentino Poppi. Il volume propone quindici storie: i migliori racconti del XXIII Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso organizzato da RiLL nel 2017) e i racconti vincitori di cinque premi letterari per storie fantastiche banditi all’estero (in Australia, Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato. Tutte le antologie della collana “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL. Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL. La cerimonia di premiazione del XXIV Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2018, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games. Per maggiori informazioni sul XXIV Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana “Mondi Incantati”. Per contattare lo staff di RiLL: www.rill.it trofeo@rill.it
  15. Protocollo Genesys

    Titolo: Protocollo Genesys Autore: Mauro Barbarito Collana: N/A Casa editrice: N/A ISBN: 9788827548233 Data di pubblicazione (o di uscita): 08/01/2018 Prezzo: 1,99 eBook Genere: fanta-thriller (?) Pagine: 136 Quarta di copertina : Un ingegnere insoddisfatto della sua vita, un colosso dell'industria aerospaziale e una misteriosa organizzazione sovranazionale, legati da un'arma potenzialmente devastante. L'unica certezza è che nulla è come sembra. Link all'acquisto: eBook
  16. battaglia di lancia e spada

    link al commento Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni su questo combattimento. Ogni volta che ne scrivo uno ho paura di rendere le cose o troppo confusionarie o troppo noiose. Una piccola nota: il soggetto delle frasi precedenti è Selene, per capire di chi si sta parlando nella prima frase. I tre lancieri incappucciati le furono addosso in pochi istanti. La loro coordinazione era magistrale, e si alternavano negli attacchi con un perfetto sincronismo. Roteavano la lancia con grande abilità e i lunghi mantelli neri volteggiavano attorno a loro in una danza silenziosa. Il vantaggio dei lancieri neri risiedeva nella loro arma, che costringeva gli avversari a tenersi a distanza. La sua punta di ossidrite era così tagliente che bastava un breve contatto per provocare una ferita. Selene riusciva a schivare i colpi saltando in continuazione e quando la punta di una delle lance stava per sfiorarla, la fermava con la sua lama di cristallio. Era impossibile che potesse mantenere quel ritmo per lungo tempo. Irine Segres rimase accanto all’imperatore, per proteggerlo nella remota eventualità che lei arrivasse fin lì. L’altro capitano mosse qualche passo in avanti e cambiò presa sull’asta della lancia, soppesandola, tenendo lo sguardo fisso su Selene. Nella foga del combattimento, ad uno dei tre lancieri neri calò il cappuccio, rivelando una donna dal viso appuntito e dei capelli corti e biondi. Attaccò Selene con un affondo, ma lei saltò all’indietro con una mezza capriola ed atterrò a distanza di sicurezza dai suoi avversari. Prima che questi le fossero di nuovo addosso, sfoderò una seconda spada, quella con la lama di ossidrite. I tre lancieri si scagliarono verso Selene e ripresero ad attaccarla senza sosta. Uno di loro protese la lancia verso il suo fianco, ma Selene la schivò con un guizzo. La donna dal viso aguzzo roteò la propria arma e menò un colpo diretto all’altro fianco. Selene non poteva spostarsi perché la lancia del primo avversario le chiudeva la fuga. Parò il colpo con la spada di cristallio, che cozzò direttamente con la punta della lancia e la frantumò. Approfittò di quella apertura e si slanciò subito verso la donna. Con la seconda spada sferrò un fendente contro di lei, ma il terzo lanciere lo fermò con la sua lancia. La donna mosse immediatamente l’asta dell'arma rotta e colpì Selene alla gamba. Lei barcollò e fu costretta a fare un passo indietro. All’improvviso, i tre lancieri balzarono via all’unisono. I mantelli neri sembrarono un’onda di risacca nella notte. Il loro capitano aveva preso la rincorsa e scagliò la lancia contro Selene. La folla si ammutolì. Selene se ne accorse solo quando era troppo tardi: gli uomini davanti a lei le avevano ostacolato la vista. Schizzò all’indietro più in fretta che poté. Impedì che la lancia la trafiggesse al petto, ma non poté evitare che le si conficcasse nella gamba destra. Elios aveva pensato che sua sorella sarebbe morta davvero e per un attimo il suo cuore aveva smesso di battere. Vide che il gruppo di gendarmi aveva quasi raggiunto i lancieri, e lo svantaggio numerico di Selene sarebbe ulteriormente aumentato. Inoltre, ora che era ferita non avrebbe potuto evitare i colpi dei lancieri con altrettanta agilità. Elios si guardò attorno, in cerca di una scalinata per raggiungerla, ma la folla lo stava schiacciando contro la ringhiera e non sarebbe mai riuscito ad andarsene da lì in tempo. Selene si strappò via la lancia dalla gamba senza emettere un gemito, e il polpaccio cominciò a sanguinare. I lancieri neri ripresero ad attaccarla. Nonostante il dolore alla gamba, lei continuava a muoversi velocemente, ma era evidente che presto sarebbe crollata. Elios strinse i pugni. Avrebbero ucciso sua sorella e lui non stava facendo assolutamente nulla per aiutarla.
  17. Edizioni Librarsi

    [Valutazioni sospese per il 2018] Nome: Edizioni Librarsi Generi trattati: Avventure fantasy, mitologia, fantasy game e sottogeneri Modalità di invio dei manoscritti: info@edizionilibrarsi.it, anticipazione/spiegazione tema trattato, sinossi e primo capitolo. Intero manoscritto solo se interessati Distribuzione: http://www.edizionilibrarsi.it/acquistare Sito: http://www.edizionilibrarsi.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionilibrarsi/ Casa editrice incontrata navigando sul web. Sembrano specializzati per i romanzi a scelta multipla e fantasy. Altro non conosco, al momento. Pensateci voi, grazie!
  18. Firma copie Shaytan

    Fino a
    Incontro informale con i lettori e firma copie del nuovo thriller Shaytan da Mondadori Store Alessandria.
  19. Il Buco Nell'Acqua

    "Il Buco nell'Acqua" "Il Buco nell'Acqua" è un esperimento e una personale necessità di scrittura, di evasione e di condivisione. E' un portale che conduce verso ignote mete, un luogo virtuale, in divenire, il cui format sarà frutto di un'evoluzione spontanea e naturale. "Il Buco Nell'Acqua" é un'insieme di idee, scagliate in un oceano di parole. Queste potranno affondare, ma non senza aver prima creato nel lettore una piccola perturbazione. I racconti variano e varieranno dal gotico al pulp, dal thriller al noir. Il filo conduttore è la ricerca di una scrittura che mostri e che descriva immagini-per-immagini. Una scrittura cinematografica, in bianco e nero. Che evidenzi i contrasti. Una scrittura a volte violenta, in cui la penna si trasforma in coltello e graffia, erode, scava. Nel profondo dell'essere umano. Lasciatevi quindi sedurre dalla mia penna. E prendetemi per mano. Bastien de la Bastille http://unbuconellacqua.blogspot.nl/
  20. Paix entre Nous - capitolo 3

    Il primo pensiero di Rebecca, quando si svegliò che il sole stava giusto sorgendo, fu di controllare le condizioni del suo paziente. Si avvicinò al letto – lei, invece, aveva passato la notte su un mucchio di cuscini orientali raccolti in un angolo – e stette ad ascoltare: il respiro del Templare era ancora fioco, ma non quanto il giorno prima. Rebecca si sentì più leggera e tastò senza timore il suo polso. Anche i battiti, regolari, erano più forti. Ma doveva essere cauta: Miriam le aveva spiegato che quando gli organi soffrono troppo a lungo per la mancanza di sangue, è possibile che un uomo non si svegli più e che muoia nonostante la ferita sia sana e i segni vitali incoraggianti. Ricordò ciò che aveva detto in presenza dell’arciere e si morse il labbro, temendo di essere stata troppo avventata nelle previsioni. Si vestì in fretta e corse al pozzo di casa per attingere altra acqua. L’avrebbe fatta bollire e poi, una volta raffreddata, l’avrebbe usata per inzuppare fazzoletti da disseminare su viso, spalle e torace del cavaliere. Quando tornò in casa, nel silenzio del sonno di pressoché tutti gli altri abitanti, aspettò che l’acqua fosse bollente e poi, portandosi dietro la pentola in cui l’aveva scaldata, si chiuse nella propria stanza. Quando guardò il letto, però, trovò che il ferito si era mosso. Era ancora privo di conoscenza, ma aveva mosso un braccio. Aveva la mano prossima alla benda che gli fasciava il ventre, come se avesse sentito dolore e inconsciamente avesse voluto cercare la ferita. Era un ottimo segno e Rebecca si precipitò al suo capezzale. La speranza le diceva di vigilare perché avrebbe potuto svegliarsi da un momento all’altro. Il rabbino Nathan, anche se riluttante, la raggiunse quella stessa mattina per aiutarla a cambiare le fasciature e, a denti stretti, lodò la medicazione. Tuttavia, prima di lasciarla sola con il ferito, dedicò a entrambi uno sguardo di disapprovazione e scosse la testa. Rebecca si fece portare il pranzo e non lasciò la camera per tutta la giornata: stette seduta sui cuscini o alla finestra e ingannò il tempo mescolando intrugli che le sarebbero tornati utili in un secondo momento. Intanto si avvicinava il tramonto e Bois-Guilbert non aveva più dato cenni di vita. La giovane fanciulla ebrea quasi temeva di scoprirlo morto. E nel frattempo le tornavano alla memoria i tragici momenti dello scontro tra il Templare e Ivanhoe. A proposito, Ivanhoe, il cavaliere sassone cui aveva affidato la vita e che non le aveva rivolto nemmeno una parola nel momento in cui il pericolo era svanito. All’apparire di re Richard, Ivanhoe aveva dimenticato persino dove si trovasse e perché. Aveva ascoltato le accuse ai traditori con il cuore infiammato d’orgoglio, nella consapevolezza che uno di questi giaceva a pochi passi da lui. Si era fatto giustiziere per il re e per Dio. Era davvero tanto diverso dall’uomo che sarebbe dovuto morire e invece respirava sul letto? Sì, in effetti sì: Ivanhoe aveva combattuto per puro spirito cavalleresco, per ricambiare un favore che, per quanto assoluto come la vita, l’aveva spinto all’arena di Templestowe solo per dovere. Brian de Bois-Guilbert – solo ora pensava al suo nome completo, come se nel solo nome della stirpe si confondessero tante cose e si perdesse l’unicità di quella persona e della sua anima – Brian de Bois-Guilbert era lì, suo malgrado, schierato dalla parte sbagliata. “Avevo intenzione di apparire come tuo campione” le aveva detto, quando era andato a trovarla per l’ultima volta nella sua cella. E lei non aveva saputo opporgli altro che uno stentato: “Voi?!” Queste parole erano state pronunciate solo due giorni prima, ma a Rebecca sembrava trascorsa un’eternità. Suonavano lontane, mescolate agli schianti delle spade contro gli scudi. Le lame avevano fatto scintille; e scintille avevano lanciato gli occhi dei due contendenti. Amore e odio si erano scontrati su quel campo di battaglia e l’amore aveva vinto. Questo non significava che avrebbe ceduto alle lusinghe di Bois-Guilbert: l’unica cosa che riconosceva era il suo debito di gratitudine, debito che intendeva sanare attraverso la propria dote di guaritrice. Mentre era assorta in così tragiche riflessioni, la mano del ferito si mosse di nuovo; ebbe un tremito, strisciò contro il lenzuolo e si accostò alle bende. Rebecca osservò tutto, rimanendo immobile sui cuscini. Vide che il suo viso si contraeva in una smorfia di dolore e che le sue palpebre tremavano. Un singulto, e Bois-Guilbert mosse anche la testa: la ruotò a destra, poi a sinistra. Rebecca si alzò, accostandosi ai piedi del letto. Il Templare si contorse ancora per un attimo prima di aprire gli occhi con immensa fatica. Era un morto che risorgeva dalla morte. Le sue membra gli erano pesanti, i legamenti erano intorpiditi e anche lo sguardo era appannato dalla nebbia dell’incoscienza. Pure, il suo spirito battagliero aveva dichiarato guerra al torpore mortifero. Il movimento convulso delle palpebre alla fine trovò requie e gli occhi azzurri del cavaliere brillarono di nuovo di vita. Qualche sguardo, ancora confuso, al soffitto, poi ai tendaggi orientali della finestra. Poi Brian de Bois-Guilbert spalancò gli occhi e li fermò su Rebecca. Parve che, per un attimo, volesse ritrarsi, ma il dolore lo fece crollare nuovamente disteso. Rebecca si avvicinò ancora, lentamente, finché non gli fu accanto. «Sono in Paradiso?» domandò lui, con lo sguardo di un bambino sperduto. «No, signore. Siete nella casa del rabbino Nathan» spiegò lei, impassibile. «Non sono morto, dunque? – continuò – Per un attimo ho creduto che lo fossimo entrambi e che questa stanza fosse il Paradiso...» Le sue parole si spensero pian piano, e Rebecca non si trattenne dal raccomandare: «Non esagerate, signore. Avete bisogno di molto riposo» Lui le sorrise debolmente e reclinò il capo su una spalla: «Siete ancora più bella, Rebecca, di quanto la mia memoria ricordasse» Rebecca si accostò come se non avesse sentito, gli sollevò leggermente la testa e gli porse alle labbra una ciotola ingiungendogli, con tono dolce ma fermo, di bere. Lui obbedì, nonostante nei suoi occhi fosse balenata una vena di sospetto. «Cosa mi hai dato?» domandò. Evidentemente, ora che si trovava in completa balia di lei, l’audace cavaliere ripensava alle accuse di stregoneria e le sue certezze vacillavano davanti alla prospettiva di essere avvelenato. «Qualcosa che vi farà dormire» rispose sibillina Rebecca, quindi uscì dalla camera.
  21. Paix entre Nous - capitolo 2

    Commento «Aiutatemi a sfilargli la cotta» disse Rebecca all’arciere e questi obbedì alle sue indicazioni. Il respiro del Templare era diventato più flebile, ma restava regolare. Una volta che la ferita fu scoperta, Rebecca si armò di ago e filo e ne ricucì i lembi. Subito dopo, sciacquò il sangue e spalmò un unguento dal profumo intenso. Quando ebbero anche fasciato tutto il busto a protezione della sutura, la giovane ringraziò l’arciere sconosciuto, allungandogli un borsello pieno di monete d’oro. Questi ringraziò e chiese di poter attendere l’arrivo dei due compagni per ripartire insieme a loro. Rebecca si inginocchiò accanto al Templare privo di conoscenza e annuì. Intanto tastava il polso, prendeva la temperatura della fronte e tornava a pulire le ultime tracce di sangue schizzate sul viso. Nathan, il rabbino, non era in casa in quel momento; alla servitù Rebecca aveva ordinato di non entrare nella camera riservata agli ospiti – e in quel momento spettante a lei. Non avrebbe saputo dove lasciar coricare il Templare ferito con la certezza che nessuno l’avrebbe trovato. L’arciere non aveva sollevato nessuna questione, ma l’aveva osservata per tutto il tempo con fare sospettoso. Aveva tenuto d’occhio i suoi movimenti, controllato l’unguento e mantenuto un rigoroso silenzio durante le operazioni. Rebecca non riusciva a crearsi un’idea di cosa quel giovane arciere stesse pensando di lei in quel momento. «Diffidate ancora di me?» gli domandò, per spezzare definitivamente la cappa di sospetto che incombeva nella stanza. «No, non più. Ho visto che tenete alla salute di quest’uomo; e francamente non me ne capacito» ribatté, aggiustandosi il cappello sulla testa. «Voi probabilmente non conoscete la storia» constatò Rebecca con un sospiro. «Conosco tutta la storia: mi chiamo Locksley ed ero a Torquilstone con i miei uomini e il Cavaliere Nero; il quale non è altri che re Richard, a quanto ho potuto vedere» Rebecca volse gli occhi in su, sperduta: «Eravate là?» farfugliò, senza tenere conto della seconda parte della risposta. «Ho visto con i miei occhi questo Templare che vi portava via passando attraverso le frecce e le spade dei miei uomini; giuro che non ho mai visto un uomo così pazzo» ribatté Locksley, accennando con la testa. Rebecca si rialzò: «Se supererà questa notte – disse, quasi parlasse a se stessa – potrò auspicare che sopravvivrà alle successive. Ha perso molto sangue...» «Perché salvate l’uomo che avrebbe potuto decidere per la vostra morte?» Rebecca, a disagio per l’insistenza di Locksley, gli dedicò uno sguardo imbarazzato prima di rispondere: «Perché in effetti avrebbe potuto condannarmi, ma ha preferito farsi uccidere piuttosto di vedermi, da vincitore, ardere sul rogo» Locksley annuì, fissando intensamente gli occhi di lei. Ma quel momento di sospensione fu brevissimo: dalla porta d’ingresso la voce di Frate Tuck risuonò potente. Stava discutendo con Isaac su un passo dell’Antico Testamento, tentando in tutti i modi di convincere l’ebreo della propria interpretazione per dichiararlo convertito. «Mio buon eremita – lo interruppe Locksley raggiungendolo all’ingresso – Il cristiano è in buone mani, il funerale non si farà più. L’elemosina, però, l’abbiamo ricevuta lo stesso» e dicendo così fece tintinnare il borsello legato alla cintura. In pochi minuti i tre presero la loro strada e scomparvero nell’aria fredda di un crepuscolo nuvoloso. Isaac indovinò facilmente dove potesse trovarsi la figlia e la sorprese inginocchiata in preghiera ai piedi del letto su cui giaceva il Templare a petto nudo. «Figlia mia! – chiamò ad alta voce, senza rispettare il silenzio della fanciulla e del ferito – Figlia mia, se quegli uomini sapessero che costui è sopravvissuto, ti condannerebbero di certo! Lascia che a prendersene cura siano i suoi compagni...» «Non ne ha più – intervenne Rebecca – Il prezzo della sconfitta sarebbe stata l’espulsione dall’Ordine» «Allora la sua famiglia penserà a lui!» obiettò Isaac. Rebecca negò: «Credo che non abbia neanche questa. O per lo meno, credo sia molto lontana» Isaac la guardò con espressione affranta: «Quale figlia sconsiderata mi ha dato l’Onnipotente. Un passo falso e potremmo essere messi a processo... Ma costei vuole salvare il suo nemico! Non come Giuditta, che preservò il popolo eletto...» Rebecca decise che sarebbe stato inutile rispondere. Si rimise a pregare ad alta voce, recitando i salmi del re David. E suo padre preferì andare a lamentarsi nell’altra stanza piuttosto che interrompere nuovamente le sante parole della figlia.
  22. Commento Sua Maestà re Richard Cuor di Leone aveva gettato la maschera. Stava fiero in groppa al suo destriero, che calpestava altezzosamente il terreno insanguinato della lizza di Templestowe. L’aria vibrava tra lo stupore e la rabbia dei presenti. I contadini dei dintorni alzarono forti urla di approvazione, coprendo quasi del tutto le parole del sovrano. Ma chi non avesse potuto udirle con le proprie orecchie le avrebbe intese dalla faccia del Gran Maestro Beaumanoir, che diventava sempre più livido di stizza e vergogna. Albert de Malvoisin, la serpe della discordia, era assicurato alla custodia delle guardie del re e Richard tornava a rivolgersi al Gran Maestro, circondato dai propri fidi, tra cui lo stesso Wilfred di Ivanhoe. Rebecca non badava a ciò che le capitava attorno, intontita dall’angoscia che lentamente lasciava il suo corpo. Fuoriusciva come fuoriusciva, in quel preciso momento, il sangue dalla ferita aperta nella bianca tonaca del Templare Bois-Guilbert. Da quando aveva visto la spada di Ivanhoe immergersi nella sua carne era pervasa da una sensazione che aumentava al diminuire dell’angoscia. Quasi non si accorse di suo padre che l’abbracciava e baciava e accarezzava. I suoi occhi erano fissi al luogo dove ancora giaceva il cadavere dello sconfitto. Richiamati da Beaumanoir, i Templari si erano raccolti ordinatamente in assetto da combattimento, ma la risolutezza con cui il Gran Maestro aveva ordinato subito dopo di abbandonare la lizza li obbligò a marciare rapidamente via da quella che era stata la Precettoria di Templestowe. E il cadavere di Bois-Guilbert era abbandonato a un destino crudele. Lentamente, Rebecca si sottrasse alle attenzioni del padre. «Rebecca, luce dei miei occhi – la pregò – Lasciamo questo luogo maledetto il più in fretta possibile» «Voglio vederlo» bisbigliò la fanciulla, senza prestare attenzione alle sue parole. «La follia ha colto mia figlia, la mia unica figlia! – si lamentò Isaac tendendo le mani al cielo – Andiamo via, prima che i cristiani si adirino con noi» Rebecca non lo ascoltava; camminò veloce, praticamente non vista, tra i cavalieri del re e raggiunse il nemico che l’aveva condotta alle soglie di una morte orribile. Lo guardò attentamente, fissò il suo viso immobile e pallido, la sua posa degna di un crocifisso, a braccia aperte. E il fianco aperto: ora che era più vicina, si accorse che la ferita non era estesa come aveva creduto. Sentì il cuore sussultare nel petto e non seppe spiegarsi il perché. Si inginocchiò accanto a lui, osservò più attentamente il suo corpo e capì, capì che respirava flebilmente. “È vivo!” pensò, senza sapere se gioire per una vita risparmiata o se disperarsi per il prolungarsi della sua persecuzione. Si voltò e vide che il re si stava allontanando, per mettere fretta ai Templari e convincerli che tornare indietro non sarebbe stata affatto una buona idea. Solo suo padre non distoglieva gli occhi da lei e si stringeva nel mantello, lanciandole certe occhiatacce. Rebecca tornò ad osservare la ferita di Bois-Guilbert: era curabile, avrebbe saputo guarirlo. Oppure avrebbe potuto fare come i Templari e abbandonarlo lì come giusta ricompensa per ciò che le aveva fatto. Ma, pensò, lei gli aveva dato il suo perdono; e nondimeno lui l’aveva esortata a fuggire. Lo stallone aspettava ancora nascosto nel bosco da qualche parte. E poi, quello sguardo... quell’ultimo sguardo prima del terribile fendente... Non era stata una distrazione a condannarlo alla sconfitta. All’attacco disperato di Ivanhoe Bois-Guilbert avrebbe facilmente opposto una difesa; invece aveva allargato le braccia e offerto il petto. Rebecca era tanto concentrata a controllare i segni vitali del Templare da non notare tre figure che si avvicinavano dal vicino boschetto. «Giudea – la apostrofò una voce carica di disapprovazione – Sei stata dichiarata innocente, ma per me resti comunque una negromante: cosa vuoi fare a questo disgraziato, ora che è morto?» Rebecca alzò gli occhi, sorpresa. A parlare era stato l’uomo vestito da monaco. Un altro aveva un cappello a punta dotato di piuma e un lungo arco a cui si appoggiava; il terzo aveva un cappello simile, ma nessun arco, bensì una cetra a tracolla. «Parola mia, giudea – continuò l’arciere – Noi non abbiamo le sofisticherie di questo monaci armati. Emaniamo in fretta le nostre sentenze e, per quanto quest’uomo in vita non fosse proprio uno stinco di santo e neanche un sassone, era comunque un cristiano. Frate Tuck, vorresti provvedere a un buon funerale per lui?» Il monaco storse il naso: «Lo faccio in ossequio alla croce che ha sul mantello; l’ho visto sulle mura di Torquilstone e non ha di certo conquistato la mia simpatia» «Allora andiamo; prima lo seppelliamo cristianamente, prima potremo tornare alla Quercia» rispose l’arciere e si apprestò, con l’aiuto del menestrello, a sollevare il cadavere. «Se lo farete – intervenne Rebecca, frapponendosi – seppellirete un uomo vivo, condannandolo a una morte ben peggiore» All’udire quelle parole, tutti e tre gli uomini sobbalzarono. «Grande Signore! – esclamò il monaco – Questa donna ha già compiuto le sue cabale richiamandolo dall’Inferno!» Rebecca scostò il brandello di stoffa che teneva premuto contro il fianco del Templare, indicò prontamente la ferita e ribatté:«Guardate la ferita: converrete con me che non è mortale. E ascoltate: sentite anche voi? Respira piano, ma respira ancora!» I tre uomini dovettero riconoscere che non si trattava di magia: Bois-Guilbert non aveva mai superato la soglia dell’altro mondo. «Che cosa possiamo fare?» domandò il menestrello, rivolto all’arciere. Questi aveva un’aria cupa; il monaco rispose al posto suo: «Non possiamo farci niente. Io posso solo abbreviargli le sofferenze con un colpo ben assestato del mio bastone» L’arciere alzò le spalle: «Nella foresta non troverebbe chi lo possa medicare» «Potreste aiutarmi a portarlo presso il rabbino Nathan? Noi sapremo salvargli la vita» intervenne Rebecca. Nel frattempo Isaac li aveva raggiunti e aveva sentito le sue ultime parole: «Follia! – esclamò – La mia unica figlia ha perso l’intelletto!» e continuò a lamentarsi per tutto il tempo. L’arciere diede una rapida occhiata ai due compagni e disse: «Giudea, possiamo fidarci davvero delle tue intenzioni?» «Certamente!» «Ma figliola! Questo infedele ti ha quasi fatta bruciare come la buona Miriam, che il Signore accolga la sua anima nei cieli!» obiettò Isaac. «Attento a chi chiami infedele, giudeo! – ringhiò Frate Tuck – Ma su una cosa hai ragione: la tua generosità mi suona sospetta, ragazza» Rebecca deglutì: «Avete visto tutti che si è lasciato trafiggere. L’ha fatto per salvarmi la vita!» «Se tu, Frate Tuck, sei d’accordo con il padre, io lo sono con la figlia. Se quest’uomo non era sotto l’effetto di una magia, c’è solo un’altra spiegazione: amore» ammise l’arciere. Rebecca si sentì arrossire e senza rialzare lo sguardo sugli sconosciuti tagliò corto: «Vogliate portare il Templare dove vi ho detto e avrete una giusta ricompensa per la vostra compassione». I tre accettarono di buon grado. E i lamenti del povero Isaac non sortirono alcun effetto. Rebecca avvertiva con ansia lo scorrere del tempo: la ferita, in sé, non era mortale, ma Bois-Guilbert rischiava il dissanguamento. Isaac aveva un cavallo; lo stallone nero del Templare fu trovato tra gli alberi a brucare. L’arciere montò in sella e caricò il ferito, dando di sprone per fare più in fretta. Non aveva bisogno di guide che gli indicassero la casa di Nathan. Rebecca lo seguì con il cavallo del padre; Isaac e gli altri due avrebbero continuato a piedi.
  23. Conflitto

    Scena at cazzum senza nessun collegamento a niente, solo come esercizio di stile. Commento: Sentì delle voci avvicinarsi. Aspirò un’altra volta. La sigaretta sfrigolò debole, un pezzo di cenere si separò infrangendosi al suolo. Paolo se la tolse di bocca, buttò fuori il fumo e poi la gettò poco distante dal suo piede, che la calpestò spegnendola. Due persone comparvero all’entrata, non notando la figura in piedi contro il muro vestito di ombre, passarono oltre continuando a parlare. A braccetto uno all’altra. Paolo allora uscì e si mise dietro di loro, accelerò il passo fino a poterli toccare e poi, di punto in bianco, colpì dietro al ginocchio destro il ragazzo. Quello cadde a terra, fermandosi con le mani prima di toccare con la faccia l’asfalto del marciapiede. La ragazza bionda lo guardò, riconobbe Paolo e poi ricevette un pungo al volto che la fece caracollare. Il suo compagno si alzò e affrontò Paolo, lo placcò a mo’ di rugbista buttandolo a terra. Gli assestò due pugni precisi al volto, che gli fecero rimbalzare la testa, il terzo non arrivò mai perché Paolo lo aveva colpito al fianco. Insistette su quel punto fino a che il ragazzo si ritrasse, quindi si rialzò e continuò a infierire. Un montante poderoso lo spinse contro un negozio dalla sarracinesca abbassata, generando un gran fracasso. L’aggressore infierì di nuovo colpendolo all’addome con una ginocchiata, afferrandolo al collo rifece il gesto. D’improvviso però delle mani iniziarono a tirarlo indietro, piccole dita dalle unghie colorate di rosso. Paolo si voltò e prese per i capelli Valeria, gettandola in mezzo alla strada. Fece per andarle dietro ma il traditore si avventò su di lui e lo spinse in avanti. La faccia strisciò sul ruvido asfalto, la testa gli venne afferrata e schiacciata ancora di più verso il basso. Seguirono parecchie craniate che non poté evitare, avvertendo i primi segni di vera debolezza. Venne girato, preso dal giubbotto e costretto a prendersi i cazzotti dallo stesso tipo che avrebbe voluto uccidere con le sue mani. Valeria continuava a urlare di fermarsi, di lasciarlo stare perché così l’avrebbe ucciso, ma lui nulla. Lei quindi si mise tra i due, spinse lontano il ragazzo mentre Paolo cercava di riprendere fiato. Non era così che doveva andare a finire. Si voltò dall’altra parte, non avrebbe visto uscire il coltello dalla tasca del giubbotto. Lo fece scattare. Analizzò la distanza delle voci, capì che quello era il momento giusto e a fatica, con la faccia insanguinata e le gambe tremanti si mise in piedi. Crollò subito dopo, appoggiando la mano con il coltello a terra per sorreggersi. Il traditore, colui che aveva reso la sua vita inutile, colui che aveva rubato la sua unica ragione di vita lo notò. Spinse di lato Valeria, in pochi passi lo raggiunse e gli mollò un calcio tra mascella e occhio che lasciò Paolo a terra. Impotente. Lo sentì infierire sull’addome, imprecare che non avrebbe dovuto farlo, che era stata una pessima idea ma ormai lo aveva già capito. Mentre subiva tutto quel dolore, mentre il sangue gli colava sugli occhi, mentre il fiato si smorzava. Come la sigaretta venne calpestato e la sua luce interna, già spenta dal dolore, svanì del tutto, come il suo vano tentativo di vendetta. Lo abbandonarono a terra, sul catrame inzaccherato di sangue, un corpo senza vita. Forse, già da prima di quello scontro.
  24. Shaytan

    Fino a
    Sabato 2 dicembre, presso la Libreria La Piazzetta, incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
  25. Shaytan

    Fino a
    Venerdì 1 dicembre presso Mondadori Store Alessandria incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
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