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  1. Fraudolente

    Hadriaticum di Pio Bianchini

    Titolo: Hadriaticum Autore: Pio Bianchini Casa editrice: Augh! (Gruppo Edizioni Alter Ego) Collana: Frecce ISBN : 978-88-9343-153-8 Data di pubblicazione: maggio 2017 Prezzo: 15,00 € Genere: Azione e avventura, Storico Pagine: 282 Quarta di copertina: Un romanzo storico, un intreccio di storie che parte dai sottoportici della Venezia del XIII secolo e si apre alle vie dell’Adriatico, tra le sponde di Almissa e di Portonovo. Lunardo e Marin, gemelli nati dall’unione clandestina tra il nobile Jacopo Polani e una meretrice, crescono ignari delle loro blasonate origini. Divenuti ragazzi, la loro somiglianza col padre non passa inosservata. Rimasti orfani e caduti in disgrazia a causa delle trame ordite contro di loro, si imbarcano come rematori su una galea diretta verso la Grecia. A bordo ci sono due fanciulle in procinto di conoscere i loro sposi, ma durante il viaggio l’equipaggio diviene preda della sagitta capitanata da Siniša, fiero pirata di Almissa. Le vite dei protagonisti vengono stravolte; eventi tragici accomunano aguzzini e vittime, conducendo infine alla necessità di ricostruire le rispettive esistenze alle porte delle terre riminesi. Che si rivelano una polveriera pronta a esplodere… Link all'acquisto: http://www.aughedizioni.it/frecce/hadriaticum/ https://www.libreriauniversitaria.it/hadriaticum-pirati-almissa-bianchini-pio/libro/9788893431538?utm_source=google-shopping&utm_medium=cpc&utm_term=9788893431538&utm_content=Libri%20Italiani&utm_campaign=google-shopping-lib&gclid=CM7cipecq9QCFUtsGwodsjcCiA https://www.ibs.it/libri/autori/Pio%20Bianchini https://www.amazon.it/Hadriaticum-Pirati-Almissa-Pio-Bianchini/dp/889343153X/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1496820918&sr=1-2&keywords=pio+bianchini
  2. Writer's Dream Staff

    Salani Editore

    Nome: Salani editore Sito: http://www.salani.it/ Genere valutati: azione e avventura, fantasy, horror, giallo, mistery, saggistica, letteratura per bambini e ragazzi Pubblicazione: Senza contributo. Distribuzione: Non si trovano informazioni riguardo la distribuzione. Invio manoscritti: segreteria-letteraria@salani.it Facebook: https://it-it.facebook.com/AdrianoSalaniEditore/?ref=page_internal Questa è l'unica pagina dove ci sono dei dati: http://www.salani.it/chi_siamo.php
  3. Titolo: Siamo in ballo – storie di tormento e di speranza Autore: Marcello Nucciarelli Collana: Le Ossidiane Casa editrice: Alcheringa Edizioni ISBN: 9788894897265 Data di pubblicazione : 23 Giugno 2018 Prezzo: 12,90 (cartaceo) Genere: Antologia di racconti, generi vari Pagine: 275 Quarta di copertina: Un tormentato amore adolescenziale, il sapore acidulo di un liquore slovacco, un solitario dai risvolti filosofici, l'incredibile avventura capitata a una senzatetto: non sono che alcune delle storie raccontate nelle pagine di “Siamo in ballo”. Le popolano persone qualsiasi e personaggi di grande spessore, come Lech Wałęsa e Sandro Pertini, ma non mancano una gatta dal pelo fulvo e un cane che soffre di nostalgia. Li accomuna il trovarsi di fronte a scelte difficili, spesso dolorose, che decideranno del loro futuro. In questi racconti l'autore trova spazio per sviluppare temi e sentimenti soltanto accennati nei romanzi che compongono la serie poliziesca di Gretije de Witt, i cui protagonisti ritornano nei due più corposi dei trentotto che compongono l'antologia. Dai ringraziamenti: Buona parte dei racconti presenti in questa raccolta sono nati per partecipare ai contest che si tengono periodicamente sul forum e in particolare a quello più longevo: il Mezzogiorno d'inchiostro, una gara dove in dodici ore, da mezzogiorno a mezzanotte, si deve comporre un racconto di massimo ottomila caratteri, rispettando una traccia che si apprende soltanto all'inizio della gara. La caratteristica che distingue Writer's Dream da altri siti analoghi è l'accuratezza dei commenti che si ricevono, utili in un secondo tempo per rielaborare i racconti, seguendo suggerimenti e consigli degli altri utenti. Per questo motivo i ringraziamenti vanno estesi a tutti gli iscritti al forum, vecchi e nuovi: grazie ragazzi, se almeno qualcuno di questi racconti sarà piaciuto, il merito è soprattutto vostro. Un grazie speciale va a Chiara, per aver ideato l'isolotto di Ruca e per la mappa dettagliata che trovate a pag. 79 Link all'acquisto: Alcheringa IBS Libreria Universitaria Amazon Unilibro Feltrinelli negli altri store seguirà a breve
  4. Giuliano G.

    Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo

    Titolo: Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo Autore: Giuliano Golfieri Autopubblicato: Amazon KDP ISBN: 1521594414 Data di pubblicazione: 10/07/2017 Prezzo: Carteceo € 16,00 - Digitale: € 4,99 Genere: Avventura/Fantascienza/Esoterico/Storico Caratteri: 500.000 Quarta di copertina o estratto del libro: Francia, 1745. Un ragazzo si sveglia in un bosco alle porte di Parigi senza memoria del suo passato. Tramite un fortuito incidente, scopre di possedere un inspiegabile potere in grado di farlo trasmigrare nel corpo di altre persone, smettendo di esistere e invecchiare durante la permanenza nei suoi ospiti. Grazie a questa capacità, la vita del protagonista si intreccerà con quella di famosi personaggi dell’epoca e trasformerà il suo singolare dono in una sinistra professione al servizio della massoneria e dei potenti della Francia settecentesca. Un’avventura lunga più di un secolo che in un crescendo sempre più ritmato gli farà vivere in prima persona un'escalation di momenti storici, tra cui la rivoluzione francese. Attraverso viaggi esotici, sesso, amori dannati, amicizie altolocate e nemici potenti che tramano nell’ombra, culminando in un colpo di scena finale Alter Ego racconta uno scorcio su una delle epoche più buie della storia, con un vivo retrogusto esoterico. La realizzazione di Alter Ego ha richiesto un lavoro di ricerca storica di oltre due anni. Molti dei personaggi, anche quelli secondari, sono realmente esistiti e vengono accuratamente raccontati grazie al loro coinvolgimento diretto nella trama, lasciando al lettore il gusto di approfondire i dettagli e scoprire legami e sotterfugi nascosti nel racconto. Link all'acquisto: Versione cartacea: https://goo.gl/TnHUy1 Versione e-book Kindle: https://goo.gl/wTsf53
  5. Alba Artemide

    Geeko Editor

    Nome: Geeko Editor Caratteristiche: casa editrice digitale ospitata su una piattaforma interattiva, che è anche un social network letterario. Chiunque può iscriversi, caricare racconti, recensioni, aggiornare un proprio blog letterario, leggere e commentare le storie caricate e interagire con gli altri utenti. Il sito è costantemente animato da varie iniziative dedicate agli appassionati di lettura e scrittura: contest narrativi, letture condivise, serate culturali di discussione, articoli di approfondimento, esercizi di scrittura creativa. Generi trattati: narrativa, senza esclusione di generi, comprese le raccolte di racconti. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.geekoeditor.it/proponi-la-tua-opera/ Distribuzione: I libri sono pubblicati in e-book (pdf, epub e formato per kindle) e scaricabili dal sito geekoeditor.it; sono inoltre scaricabili in formato pdf sulle principali piattaforme di distribuzione, attraverso il circuito di BookRepublic. Sito: https://www.geekoeditor.it/ Facebook: https://www.facebook.com/GeekoEditor/ Instagram: https://www.instagram.com/geekoeditor
  6. Toy

    Il Potere delle ombre

    Luca Cozzi presenta "Il potere delle ombre", terzo libro della saga di Luke McDowell, presso il Mondadori Store di Alessandria. Oscuri poteri, le cui radici affondano nell’abisso dei tempi, non possono permettere che l’ordine delle cose sia messo in pericolo. Sulla via del sale, in preda a funesti presagi, un fedele servitore decide di affidare alle vestigia di un santo le sorti del proprio padrone. Sette secoli dopo, un volume dimenticato e antiche reliquie innescano una caccia al tesoro che coinvolgerà le persone sbagliate: una miscela esplosiva che solo un pugno di uomini disposti a tutto sarà in grado di affrontare. Un’altra missione per l’ex ufficiale degli U.S Navy SEALs Luke McDowell e il manipolo di uomini al suo comando. Un’avventura straordinaria porterà il lettore attraverso le tenebre di misteri senza tempo fino allo scontro finale…
  7. Toy

    "Il potere delle ombre"

    Il potere delle ombre, terzo thriller della saga di Luke McDowell è ambientato tra Italia, Spagna e... (non ve lo dico). Oscuri poteri, le cui radici affondano nell’abisso dei tempi, non possono permettere che l’ordine delle cose sia messo in pericolo. Sulla via del sale, in preda a funesti presagi, un fedele servitore decide di affidare alle vestigia di un santo le sorti del proprio padrone. Sette secoli dopo, un volume dimenticato e antiche reliquie innescano una caccia al tesoro che coinvolgerà le persone sbagliate: una miscela esplosiva che solo un pugno di uomini disposti a tutto sarà in grado di affrontare. Un’altra missione per l’ex membro degli U.S Navy SEALs Luke McDowell e il manipolo di uomini al suo comando. Un’avventura straordinaria porterà il lettore attraverso le tenebre di misteri senza tempo fino allo scontro finale…
  8. Alexmusic

    Sibrium

    Titolo: Sibrium Autore: Alessandro Cuccuru Editore: Aporema Edizioni ISBN 978-88-942182- 1-3 Prezzo € 15,90 Romanzo di ambientazione storica Pagine 496 Link all'acquisto Disponibile anche nella versione E-book, in formato Epub e in formato Kindle. Siamo nell'ottobre del 476: Romolo Augusto, ultimo imperatore romano d'Occidente, è stato deposto dal generale barbaro Odoacre e Marco Terenzio Ambusto, ufficiale romano comandante della guarnigione di stanza nell'avamposto dell'odierna Castelseprio, è rimasto senza ordini. Sui suoi soldati e sugli abitanti del circondario incombono due angoscianti attese: l'arrivo dei guerrieri di Odoacre, guidati da Edecon, suo nipote, a reclamare un terzo delle terre coltivabili e la probabile calata dei Burgundi nella pianura padana. Il romanzo si dipana attraverso le vicende e le avventure dei vari protagonisti, tra cui spiccano le figure di due donne: la coraggiosa Clelia, la vedova che da sola manda avanti la sua villa e gestisce i suoi abitanti, e Lavinia, la deliziosa giovanetta, figlia del fabbro Vulcano. E poi molti personaggi, romani e germanici: Unter, Panezio, Ariete, i gemelli Silvio e Claudio, il presbitero Marcello, il diacono Giovanni, il possidente Paolo Massenzio, Odric e Gudal, tutti rappresentati nella loro umanità, con i loro pregi e i loro difetti e per questo così vicini a noi, nonostante i secoli che ci separano. In "Sibrium" c'è tutto: intrighi, spedizioni diplomatiche, strategie militari, combattimenti, amore, invidia ed odio. È scritto in modo scorrevole, con espressioni gergali decisamente "moderne" che possono suscitare perplessità, ma che l'autore ha deciso di utilizzare per avvicinare alla lettura anche i più giovani. Si legge con piacere ed è collocato in una realtà locale precisa dal punto di vista geografico, ma in un periodo per il quale mancano documenti e fonti univoche, rendendo così legittime licenze e libertà di narrazione.
  9. Nowhere Books

    Selezioni Progetto Breaking Book > ANIMA LIQUIDA

    Fino a
    A breve avranno inizio le selezioni dei prossimi 8 autori da inserire all'interno del Progetto Breaking Book per la produzione del terzo romanzo della serie: ANIMA LIQUIDA. Non sai così è un Breaking Book? Qui tutti i dettagli.
  10. Sarah Cameron

    Corbaccio Editore

    Nome editore: Corbaccio Editore Generi pubblicati: narrativa, romance, benessere, avventura,brivido, business Invio manoscritti: non viene specificato Distribuzione: Messaggerie Italiane Contatti: info@corbaccio.it Sito: http://www.corbaccio.it/ Facebook: https://www.facebook.com/corbaccio.fanpage È tra gli editori "big", e quindi presumo free, ma se volete mandare una mail standard per sicurezza fate pure Nata nel 1923 pubblica diversi generi: alpinismo, autobiografia, avventura, biografia, esplorazione, manuali, narrativa, poesia, saggistica, self-help, testimonianza, varia, thriller. Distributore: Messaggerie. Dal 2005 fa parte del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Insomma, tanto di cappello. Tra aprile e maggio ho mandato loro due mail per chiedere un'informazione sulle modalità di invio dei manoscritti (perché nel loro sito non sono riuscita a trovare nulla al riguardo), ma non mi hanno mai risposto.
  11. pietroc67

    Runa Editrice

    Nome: Runa editrice Genere: Noir, Giallo, Avventura, Narrativa, Saggistica Invio manoscritti: non specificato (contatti: http://www.runaeditrice.it/index.php/contatti.html) Sito web: http://www.runaeditrice.it/ Distribuzione: http://www.runaeditrice.it/index.php/promozione.html Facebook: https://www.facebook.com/runaeditrice
  12. Titolo: Yohnna e il Baluardo dei Deserti Autore: Andreina Grieco Casa editrice: EKT Edikit Data di pubblicazione: 4 ottobre 2018 Prezzo: 14 euro cartaceo, 2,99 digitale Genere: Fantasy con ambientazione Mille e una Notte, Azione, Avventura Pagine: 208 Sinossi: Yohnna, giovane arrotino siriano, stappa una bottiglia trovata tra le sabbie e libera Horèb, il malefico Jinn protettore del deserto. Dovrà imparare a conviverci, perché lo spirito lo perseguiterà con la scusa di un terzo desiderio ancora da esprimere Estratto: La porta del Caffè si aprì con violenza. Quando sei me e una porta si apre in quel modo, non sai mai chi, o cosa, e in che forma entrerà. Mi aspettavo però che fosse Jamaal, un pastore beduino con cui ogni tanto trascorrevo un po’ di tempo giocando a carte. C’era vento nel deserto da cinque giorni di fila e il pastore, in quelle situazioni, passava in paese per rinfrescare la gola arida e ritemprarsi con una bella fumata di narghilè. Ma ciò che vidi quella sera, invece, non fu lui: un uomo dalla barba brizzolata, vestito di stoffe ricercate, mentre abituava la vista alla penombra del locale, posò lo sguardo su tutti gli avventori, uno ad uno. Con passi lenti e misurati si avvicinò al bancone e ordinò un tè alla menta, poi si diresse verso il tavolo a cui ero seduto. «Posso?» chiese indicando una sedia di vimini di fronte alla mia. Gli feci cenno col capo di accomodarsi. «Sto facendo un lungo viaggio nel deserto per giungere a Damasco con la mia carovana di spezie, ma più mi avvicino alla meta e più mi arrivano alle orecchie strane storie su un uomo dai capelli lunghi che frequenta questo Caffè. Sei tu quell’uomo?» Un sorriso incontrollabile mi incurvò labbra. «Dipende da quali storie hai sentito.» «Di furbizia e di paura. Di sangue e di magia. Di Jinn.» Link all'acquisto: Amazon: https://amzn.to/2OBszFm Sito editore: http://www.ektglobe.com/prodotto/yohnna-e-il-baluardo-dei-deserti/
  13. Federico Aviano

    Imlestar

    Ciao a tutti, Mi chiamo Federico Aviano, ho ventidue anni e ho creato da una settimana il mio blog personale, il cui indirizzo è https://imlestar.wordpress.com Il blog tratta di fantasy, fantascienza, romanzi storici e giochi da tavolo. Vi aspetto!
  14. Kikki

    EDT

    Nome: EDT Generi trattati: http://www.edt.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: non specificato sul sito, io ho mandato qualcosa a a Luisella Arzani direttore editoriale Giralangolo l.arzani@edt.it che mi era stata segnalata, risponde sempre ed è molto gentile Distribuzione: http://www.edt.it/area_librai/distribuzione-promozione/ Sito: http://www.edt.it/ Facebook: https://www.facebook.com/giralangolo/
  15. Cerco  compagni per un gruppo di lettura. Il titolo è: Vox di Christina Dalcher.

     

    Rispondete se siete interessati, grazie. <3

  16. zMatt.

    La Cava - Parte 1

    L’essere umano è sempre stato curioso di natura. La curiosità ha un ruolo importante nella vita di tutti, poiché esistono individui la cui curiosità arriva a livelli “esagerati” mentre altri preferiscono accontentarsi di ciò che si conosce già, di guardare solo ed esclusivamente ciò che li circonda e non viaggiare per il mondo, non voler studiare per sapere cosa successe migliaia di anni prima della loro nascita semplicemente per “pigrizia”, oppure non volere aprirsi ad altre persone per timore, per mostrarsi agli altri come persone riservate e non proferire parola con nessuno. Questi individui, alla fin fine, sono tutti della stessa razza. L’uomo che squarta l’animale per sapere com’è fatto, nonostante lo sappia già perché lo ha visto in un libro di scuola, ma lo fa ugualmente per poter ammirare dal vivo e tastarne la consistenza, l’uomo che uccide e sventra per lo stesso motivo, che sia un serial killer o un pazzo psicopatico, entrambi bramano qualcosa, e magari quel qualcosa è nato dall’animo più curioso di tutti. Semplicemente pensando al famoso detto: “la curiosità uccise il gatto”, l’uomo suggerisce a se stesso di non cercare il troppo, di non spingersi oltre al limite, poiché potrebbe finire per autolesionarsi, provocarsi qualcosa che, alla fin fine, lo fa stare tutt’altro che bene. Ma molti se ne fregano. A molti non importa, tuttavia, vi sono curiosità di livelli distinti, e gli individui sopra citati ne sono la prova. L’essere umano è nato curioso. Ha la curiosità nell’animo, e chi gliela potrà mai togliere…? Fin da piccolo, sono stato un individuo davvero, davvero curioso. E ora che ho ventitré anni, sono riuscito a mettere piede in uno dei siti minerari abbandonati più misterioso di tutt’Italia. Situata in Sicilia, la così detta “Miniera del non ritorno” ha misteriosamente procurato morti e molta gente dispersa. Un sondaggio risalente a circa una decina di anni fa affermava del fatto che chiunque abbia messo piede lì non ne sia mai uscito vivo e, se lo fosse stato, che si sarebbe trovato ancora all’interno della cava. Il sondaggio affermava anche che, in assenza di beni consumabili come cibo e acqua, in breve tempo anche gli esploratori più resistenti prima o poi sarebbero deceduti in un luogo così misteriosamente tortuoso. Alla scuola elementare della mia città, una cittadina del Virginia, mi volli informare sull’Italia e tutti i luoghi che erano situati lì, dalla bella Venezia al Colosseo, e dal Colosseo al Monte Bianco. Le città, i monti, i monumenti storici e le opere d’arte avevano catturato la mia mente, e da lì capii di essere diventato un bambino davvero curioso di scoprire di più sul mondo, cominciando da un semplice paese. L’ultima città di cui mi informai prima di raggiungere la maturità in una scuola situata proprio in Italia, in Calabria, fu proprio la Sicilia. Scopri che un censimento risalente all’incirca agli anni ’90 affermava che, in quella regione, erano presenti più di 700 siti minerari. Dopo diverse gite turistiche, venni a conoscenza di un sito minerario chiuso per le troppe voci che correvano nelle città vicine. Era un luogo spaventoso, dicevano molti, le persone perdevano la vita, spinte dall’istinto di addentrarsi per cercare di dare una spiegazione alle morti dei loro simili. Era tutto così… Interessante. Mi ero interessato, prima di questo, a moltissimi altri casi di “morti inspiegate”. In circa cinque o sei anni della mia vita, dedicai il mio tempo libero nello studio di certi argomenti. In particolare, mi colpì molto il famosissimo caso del “Перевал Дятлова”, in italiano Passo Djatlov, un incidente datato 2 febbraio 1959. Tutt’oggi, quelle morti sono rimaste inspiegate proprio come quelle della caverna siciliana. Così, decisi di addentrarmi. Esatto, me ne fregavo degli avvertimenti, non avevo paura di morire, di sparire, o qualunque cosa avessi mai dovuto sopportare lì dentro. L’entrata era avvolta da diversi nastri che segnalavano un pericolo. Diversi cartelli informavano di stare lontano, mostrando un’intimidatoria scritta di “pericolo di morte”, seguita da diverse scritte “keep out”. Attraversai, ovviamente munito di uno zainetto molto probabilmente simile a quelli che i precedenti esploratori portarono dietro con sé durante l’esplorazione, il varco che distingueva il territorio della madre natura dal territorio scavato dall’essere umano. Il venticello d’autunno mi scompigliava leggermente i capelli, mentre tiravo ripetutamente dei sospiri. Cercavo di farmi più forza possibile. E così, entrai. All’entrata, si poteva odorare un fetore indescrivibile. Era così forte che dovetti coprirmi la bocca con le mie mani. Proseguivo sempre più avanti a passi lenti, mentre l’oscurità silenziosamente e lievemente m’avvolgeva in un alone di dubbi e pensieri. Cercando quantomeno di distrarmi da quell’orrendo odore, provavo a pensare a cosa m’ero messo in spalle: nel mio zaino si trovavano diversi strumenti utili e qualche foglio di carta straccia per poter segnare una temporanea mappa del luogo. Evidentemente, tutti gli esploratori che misero piede all’interno di quella cava erano solamente di passaggio, magari per una visita turistica, e notando i cartelli di fare attenzione – probabilmente in precedenza ridotti in numero – vollero lo stesso entrarci, esclusivamente per fare qualcosa di diverso e per infrangere un po’ la legge. Rispettando questa teoria, essa spiegherebbe anche il motivo per il quale, nonostante le mie profondissime ricerche per tutto il web, io non riuscii a trovare una semplicissima mappa del sito minerario, nemmeno di quand’era in funzione. Che nessuno ci abbia pensato, o che sia tutto stato fatto apposta? Non potevo saperlo. Per questo, appunto, decisi di creare la mia personale mappa del posto. Mi interessava, in particolare, una cosa che lessi su un libro riferito al Passo Djatlov. Decisi di portare con me un contatore Geiger per poter misurare la radioattività della zona. Come pensavo, all’entrata si poteva notare che il contatore stava cominciando a dare lievi segni di presenza di radioattività. Interessante. Più andavo avanti, e più la lancetta continuava a salire, i valori continuavano ad aumentare spaventosamente. Seguivo principalmente quella per orientarmi, poiché notavo che mi stava portando da qualche parte. Mi fermai in punto dove la lancetta iniziò a produrre un allarme, che segnalava il massimo di radioattività contabile. Quando lo notai, mi accorsi anche di trovarmi al buio. Non ero andato così poi lontano, così non mi preoccupai molto di trascrivere la mia posizione sulla mappa. Presi in mano una torcia e la puntai verso il punto segnalato dal contatore Geiger come zona di massima radioattività. Quasi presi un infarto, quando notai un cadavere proprio sotto di me, seduto e appoggiato di schiena ad un muro ben scavato di pietra. Mi trovavo ancora nella zona “umana” del sito minerario. Notai che erano anche presenti dei binari per il passaggio di carrelli utilizzati dagli ex minatori del posto per il trasporto di pietre preziose o altri materiali importanti. Per poco non inciampai su uno di quei binari alla vista del cadavere. Così, decisi di avvicinarmi a lui per ispezionarlo. Doveva trattarsi di uno dei precedenti esploratori. In mezzo alle sue gambe giaceva il suo zainetto giallo opaco, squarciato per metà e mezzo aperto, con degli oggetti a terra ed alcuni che fuoriuscivano leggermente. Le sue mani erano in posizioni ambigue: non si riusciva a capire se, prima di morire, avesse desiderato di fare uso di qualcuno di quegli oggetti a terra, o se stesse toccandosi una parte del corpo sotto la maglia di cotone leopardata. Puntai la torcia alla testa e notai un dettaglio che mi fece ricordare per l’ennesima volta il Passo Djatlov: le parti molli del suo capo erano sparite. Non aveva occhi, o lingua. Tuttavia, pensai, essendo che più o meno il corpo doveva trovarsi lì da qualche anno, ed essendo anche che le parti molli sono le prime a decomporsi subito dopo la morte, attribuii questa spiegazione al fatto che mancassero occhi e lingua. Seguentemente, optai per la seconda teoria che feci per spiegare la posizione delle mani: ovvero, provai a scoprire il petto del povero ragazzo. Indossava un’unica maglia, probabilmente per il caldo si doveva essere tolto la felpa che era presente nello zaino al momento del ritrovamento. Una mano era puntata al baricentro del suo corpo: lì, infatti, si poteva notare un tratto di epidermide quasi infetto da una bizzarra malattia. Era nero, anzi, tendente al marroncino, o forse verde? Fatto sta, che sapeva da marcio. Un odore insopportabile. Che provenisse effettivamente da lì? “Cosa potrebbe aver causato una cosa simile?” mi chiesi. Era un dettaglio quasi… Disumano.
  17. zMatt.

    Olovon, L'estinzione - Parte 1

    Commento: Parte 1: Dominus. «Allora, come procede l'identificazione del nome originale del mittente di questo olomessaggio? Ci sta impiegando più del previsto. Dobbiamo darci una mossa, o il capo ci bastonerà a sangue.» disse una voce da dietro una porta, in fondo alla stanza dove un'equipe di nove persone giaceva, intenta a scoprire qualcosa in più riguardo ad un misterioso olomessaggio. Esso conteneva diversi problemi, poiché viaggiò il tempo per arrivare nelle mani di Olovon. Ma cos'è, per l'esattezza, Olovon? Alcuni lo definiscono "paradiso artificiale", altri solo "paradiso". Tuttavia, la vera natura di Olovon è un'altra: è un'ultima spiaggia, una conseguenza. Qual è, quindi, il dilemma? Semplicemente, nessuno, a parte l'equipe "Dominus" e il loro superiore, nonché unico capo assoluto di Olovon. Parlando in modo un po' più concreto, Olovon è una nave spaziale originalmente ideata come nave di salvataggio per la razza umana, in seguito ad un'improvvisa minaccia per il pianeta Terra. Questa minaccia era stata prevista da almeno una cinquantina d'anni, eppure, nessuno previde il fatto che la minaccia stessa si presentò quintuplicata, finendo per schiantarsi contro il pianeta Terra nella zona dell'emisfero boreale. Un uomo misterioso di cui attualmente non si conosce il nome, 45 anni fa, assieme ad un'organizzazione ancor più segreta del nome di costui, ideò Olovon, una salvezza per l'umanità. Il raggio d'azione della cometa K-298, detta anche "Splendor", aggettivo riferito al fatto che, tra tutte le comete passate vicino al pianeta, essa era la più luminosa e la più splendente. Vi è un altro dilemma. Il tempo di costruzione stimato per Olovon è stimato essere di almeno una ventina d'anni, per un'organizzazione ampia come quella del figlio di Ethan Hookman. Dunque, come avranno fatto a costruire un'immensa nave se nessuno era a conoscenza del fatto che la minaccia si presentò quintuplicata? Nessuno ancora lo sa. Ed è di questo che l'equipe Dominus si occupa. Scoprire i segreti di quell'organizzazione. «Stai calma, Hazel. Ci sta mettendo un po' perché qualcuno, qui, al posto di fornire un desideratissimo aiutino, sta facendo colazione con uova e pancetta proprio qui sotto al tavolo, pensando che nessuno lo veda. Che hai intenzione di fare con tuo fratello, eh...?» disse un ragazzo di nome Dilann seduto ad un vasto tavolo. «Ehh?! Mav è qui? Ma non l'ho visto poco fa...?» disse una ragazza sulla ventina, ovvero la voce dietro la porta. Era appena entrata all'interno di un vasto salone. A centro di esso, vi era un tavolo d'acciaio su cui erano posti dei monitor. Vi erano milioni e milioni di programmi di decifrazione aperti per cercare di identificare quel nome misterioso. Hazel si abbassò mettendosi in ginocchio a terra, prendendo per il braccio suo fratello Maverick. «H-Hey, sorellona Hazy... Senti, questa mattina non ho mangiato, e stavo morendo di fame!» disse il ragazzo. «E va bene... Ti perdono. A patto che però tu ti rimetta a lavoro immediatamente.» rispose la ragazza. «Hey, tuo fratello Maverick sta causando un po' troppi malanni qui in giro, non trovi, Hazel?» disse una voce lontana. Da dietro tutti i monitor al centro del tavolo, sbucò un paio d'occhiali appoggiato ad una tonda testa pelata. «JD, tu invece sei sempre a commentare invece che fare il tuo lavoro, eh?» disse un ragazzo seduto a fianco a lui. «Eh? IO?» rispose lui. Hazel sospirò. Maverick, nel frattempo riprese il proprio posto. Nove posti attorno ad un unico, grande tavolo. Uno, tuttavia, era vuoto. Ormai, su quella sedia vi erano ragnatele e sporcizie. Nessuno più la puliva o se ne occupava. «Lui...» disse Hazel «è ancora...?» «Sì, signora Brown.» rispose una voce cupa. Fu subito silenzio. Era una voce che non si sentiva spesso, perciò tutti i membri dell'equipe presenti in quel momento si stupirono di udirla. A pronunciare quelle parole fu un uomo con una cicatrice a forma di croce sul braccio. Una cicatrice che, nonostante profonda ma vecchia, si teneva in bella vista, quasi per dimostrare qualcosa. «Lui è ancora nella sua stanza. Ormai... Sono quasi due settimane che non si fa vedere.» continuò l'uomo. «Dannazione...» replicò Hazel. Batté col pugno contro il tavolo. «Signor Zavis, suo fratello Xavier... Verrà curato, almeno?» chiese la ragazza, fissandolo con sguardo serio. L'uomo, tuttavia, rimase in silenzio e abbassò lo sguardo. Tutti rimasero a fissare il vuoto per almeno una manciata di secondi. Dopo un lungo sospiro da parte di Hazel, essa si sedette al suo posto. Vicino a lei, Maverick, dall'altro lato Dilann. «Va bene... Per adesso, scopriamo qualcosa di più su questo dannato messaggio. Cosa sappiamo riguardo al mittente?» chiese Hazel. Dilann, al suo fianco, tirò fuori una lista di informazioni digitali dal suo monitor. «Beh, è un uomo, il suo nome ha quattro caratteri, è figlio di Ethan Hookman, deduco che il suo cognome sia uguale a quello del padre... Il nome affidato in precedenza era "Soggetto X" da noi dell'equipe per recuperare maggiori dettagli e metterli assieme per risalire al nome originale.» disse lo stesso Dilann. «Ethan fu proclamato da Zacharias, nostro capo e comandante di Olovon, come ideatore del progetto per il salvataggio della razza umana.» «Tuttavia...» replicò Hazel «Il mittente, ovvero suo figlio, ha scritto questo messaggio per poi farlo arrivare a noi, residenti di Olovon. Zacharias non s'interessò come lo stiamo facendo noi a questo messaggio così misterioso, ci disse solamente, dopo averlo in precedenza trovato e messo in sicurezza tra gli archivi più interni di Olovon, che Ethan è stato l'unico e vero fondatore di questa nave... Ma, dopo aver letto questo messaggio, dopo così tanti anni, i dubbi non cessano di entrarmi in testa.» «Hai ragione, Hazel.» disse Dilann. Maverick guardò verso Dilann e la sorella. Aveva un'aria confusa. Non ci sapeva fare con le cose complicate, nonostante prese parte di Dominus. «Sapete cosa vi dico?» disse Maverick. «Vado a rinfrescarmi le idee e poi torno.» «Hai ancora intenzione di-» disse Hazel, ma Dilann le afferrò la spalla con delicatezza. «Lascialo, per ora non abbiamo limiti di tempo per lavorare. Dovremmo tutti uscire un po' e goderci ciò che la nostra effettivamente limitata vita ci riserva all'interno di questa nave. Usciamo tutti, che ne dite, ragazzi?» disse Dilann, voltandosi poi verso l'equipe. A tutti si illuminarono gli occhi, fuorché a Zavis. Si alzarono tutti in piedi, sgranchiendosi le ossa e tirando continui sospiri di sollievo. Mentre tutti uscivano, Maverick per primo, Dilann e Zavis rimasero ai loro posti per un altro po'. Hazel era in piedi, dava le spalle a Dilann, che stava sistemando le proprie cose prima di uscire. Hazel rifletteva. «Hey,» disse Dilann, riferendosi a Zavis, «hai intenzione di venire con noi?» Hazel, con la coda dell'occhio, scrutava i due. «So di non piacerti affatto.» disse poi, mettendosi una valigetta di cuoio a tracolla. «Se non vuoi farlo per te stesso, fallo per le ricerche. Rilassati una volta, ogni tanto, nella vita.» prima di uscire dalla stanza, si fermò e girò la testa di quarantacinque gradi, guardando Hazel con la coda dell'occhio, con uno sguardo serio. Hazel, vedendolo, cominciò leggermente a respirare più affannosamente. Gli veniva in mente Xavier. Tutti uscirono dalla stanza a parte Hazel e Zavis. Hazel si era avvicinata a Zavis. «Non puoi rimanere incollato qui per sempre, Zavis. So che portare a termine questa ricerca farà felice tuo fratello... Almeno... Per i suoi ultimi momenti...» gli disse. Zavis quasi ridacchiò. Hazel fece una faccia confusa. «Hai ragione, ragazzina.» le disse con un sorriso. Le sue labbra erano screpolate e il suo viso affaticato. «Vai pure avanti... Ti raggiungerò a breve, promesso. Vado prima... A controllare come sta mio fratello.» «C-Capisco...» disse, mordendosi il labbro. Il suo battito cardiaco aumentò per una manciata di secondi. Aveva paura. Seguentemente, si voltò e uscì dalla stanza. «Bentornata alla Piazza Principale, signorina Hazel Brown.» disse una voce preregistrata. Davanti ad Hazel si presentava una enorme fontana, statue di marmo versavano acqua, il quale scroscio non permetteva il silenzio all'interno della piazza. Centinaia di migliaia di persone vivevano la loro vita normalmente all'interno di quella piazza. Era un luogo di svago, ampio era dir poco, la noia non era concessa e gli eventi più importanti come varie mostre astronomiche avevano luogo proprio al centro di tale piazza, per quello veniva chiamata "principale". Era il luogo più ampio all'interno di Olovon, dopo Olovon stessa. «Wow, quanta gente, tra poco ci sarà una sorta di mostra sulle galassie o sbaglio?!» disse Evelyn, una ragazza sulla ventina dell'equipe Dominus, che si trovava a pochi passi da Hazel. Essa raggiunse Evelyn. «Hey, Eve! I tuoi occhi sembrano quasi brillare, che ti è successo?» disse Hazel, fissando Evelyn. Seguentemente si fece strada in mezzo a tutte le persone presenti posizionate a cerchio attorno al centro della piazza. Al centro di quest'ultima vi era un grosso sipario rosso, una struttura ottagonale che rispettava il centro geometrico della piazza. Le luci stavano lentamente venendo catturate dal buio. I sipari si alzarono. Dei macchinari stavano proiettando la rappresentazione tridimensionale della Via Lattea, di Andromeda e altre stupende galassie all'interno dell'universo osservabile. Si udì, in seguito, una voce. «Salve, salve, salve a tutti giovani e un po' meno giovani. Sono il vostro amato Axel Dross, ed è con piacere che oggi, grazie al consenso del nostro unico ed inimitabile capitano Zacharias, qui presente ma invisibile al pubblico, ho l'onore di rendere pubblica la scoperta del secolo, qualcosa che non vi ricapiterà di vedere se non adesso, proprio qui!» «Cosa?!» disse Evelyn. «Non era programmato! Adesso sono super, ultra, mega iper eccitata!» disse battendo i piedi a terra. Li raggiunse Dilann. «Yo.» disse lui. «A-Ah, Dilann, ci sei anche tu, vedo.» disse Hazel. Evelyn non si interruppe per salutare il compagno dell'equipe. Dilann si avvicinò all'orecchio di Hazel, sussurrando. «Che diavolo sta facendo Zavis? Non lo trovo da nessuna parte.» «Ah... Mi aveva detto che... Andava a trovare suo fratello Xavier, non te l'ha detto?» rispose Hazel. «Capisco. Tuttavia, c'è un piccolo problema.» disse Dilann. «Ovvero?» disse Hazel. «Zavis non si trova neppure nella camera riservata a Xavier, ho già controllato.» disse Dilann. «Cosa?» disse Hazel, preoccupata. «Q-Quel vecchio sarà rimasto ancora dentro alla stanza per le ricerche di Dominus, dai, non hai controllato?» «Hazel.» disse lui. «Ho controllato dappertutto.» I due si bloccarono, fissandosi. Evelyn, invece, rimase stupita a guardare cosa stavano mostrando al centro della stanza. «Ed ecco a voi, signore e signori, il primo esempio di galassia concatenata. È nata dalla collisione di due, o addirittura tre galassie che, al posto di mangiarsi a vicenda secondo ciò che la loro natura dice, hanno trovato posto all'interno l'una dell'altra, dando vita a questa bellezza.» disse l'uomo. Il proiettore puntò e proiettò l'immagine della galassia concatenata proprio contro il soffitto di vetro della Piazza Principale. Dal soffitto si potevano notare le infinità di stelle visibili a occhio nudo della regione di spazio dove, in quel momento, Olovon si era momentaneamente fermata. «Ammirate, ammirate! Questa è la ricostruzione in scala dell'unico esempio attualmente esistente di galassia concatenata! Queste galassie, tuttavia, sono tutte a spirale. Immaginate cosa potrebbe accadere se questi scherzi della natura avvengano su galassie di diversi tipi. Di sicuro, il vostro Axel Dross sarà qui con voi a esporlo pubblicamente!» dal centro della stanza, in seguito, si alzò una piattaforma con dei tavoli colmi di cibarie varie. Le luci si riaccesero. «Diamo via al buffet, e quando avremo finito, vi spiegherò i dettagli di cotanta magnificenza.» «Dobbiamo metterci sulle tracce di Zav-» ma prima che Dilann finisse di parlare, improvvisamente cadde a terra. «Dilann! Cos-» disse Hazel, ma non riuscì a finire di parlare. E poi, buio.
  18. zMatt.

    Olovon, L'estinzione - Prologo

    Prima di iniziare, Ecco il commento: 10/1/2155 Coordinate: ██:██:██,██ Olomessaggio da: ████ Mi chiamo ████, vengo dal Texas, lavoro presso un'agenzia centenaria fondata dal mio prodigioso padre, Ethan Hookman, ormai deceduto da un bel po' di anni. L'idea comune era una sola, nata dallo spirito di salvaguardia che tutti un po' avevamo al momento della notizia. S'aggiunse ai pensieri quotidiani di tutti come un fugace uccello afferra la sua preda per poi tornare al suo nido, una velocità sbalorditiva, e come le zampe di quel volatile toccano la preda, la cometa fu qualcosa che appena le nostre orecchie fecero da ponte da giornali, notiziari televisivi e quant'altro fino a raggiungere le nostre teste, noi tutti fummo colpiti da qualcosa che ci spinse a riflettere. Quel qualcosa era una forte voglia di vivere, mista a dell'altruismo. Ma come si può sperare nella propria sopravvivenza se l'essere umano non è che un egoista? Dovremmo tutti davvero pensare: "voglio salvare me stesso", e non "voglio salvare l'intera umanità"? Ovviamente, è impensabile, se non si dispone dell'attrezzatura necessaria, di poter salvare più di sette miliardi di persone da un'inevitabile fine. Se devo essere sincero, mi verrebbe da dire che l'impensabile è anche l'infattibile. Voglio dire, come può un gruppo di comuni mortali cancellare l'inevitabile fine dell'intera razza umana? Ma, se tutti la pensassimo così, se tutti pensassimo che l'impensabile è anche l'infattibile, tutto andrebbe in fumo. Questa è la prima cosa che il cervello umano concepirebbe, l'impossibile è infattibile. Non per questo, l'impensabile è fattibile. Come si fa l'impensabile? Facendo l'impossibile. Ecco cosa abbiamo fatto noi. Abbiamo fatto l'impossibile.
  19. Ecco un frammento del mio primo libro fantasy intitolato "James Biancospino e le sette pietre magiche" Fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie a tutti per il vostro contributo. Non era la prima volta che James si svegliava angosciato da strani sogni. Visioni oniriche così autentiche, concitate e moralmente preoccupanti da alterare il ritmo cardiaco e togliere il respiro. Per calmarsi scese in cucina e prese dal frigo mezzo vuoto una bottiglia d’acqua. Dopo qualche sorso, si diresse in bagno per sciacquarsi la faccia. Riempì il lavandino fino all’orlo e ci ficcò la testa trattenendo il fiato. Alcune ciocche dei lunghi capelli biondo scuro sfuggite al codino finirono in acqua insieme al viso. Riemerse di scatto per non bagnarsi il resto della testa e prese a scrutare l’immagine riflessa dallo specchio. Gli occhi azzurro cielo brillavano alla luce opaca dei faretti sospesi palesando agitazione e smarrimento. Sentì un dolore acuto alla spalla sinistra, la solita sensazione che lo assaliva dopo quel tipo di sogni, insieme a un bruciore improvviso e opprimente, come di un fuoco interno. Proprio non riusciva a spiegarselo quel male, ma non aveva il coraggio di parlarne con un medico. Su internet aveva scoperto che sintomi del genere potevano essere legati a un conflitto subacromiale, o a una patologia chiamata fibromialgia, ma informandosi meglio venne a sapere che si trattava di un disturbo prettamente femminile… Il battito frenetico del cuore si stava lentamente calmando per lasciare spazio a lunghi sospiri di sconforto. Tornato in camera e tolta la maglietta sudata, si sedette per terra con la schiena nuda contro il muro, freddo e ruvido. Infilò le cuffie alle orecchie e iniziò a fissare le stelle dalla finestra mentre le prime note di The Unforgiven III dei Metallica si misero ad accompagnare le sue preoccupazioni. Quel buco di camera era il suo piccolo angolo di vita disordinata. Sui muri erano affissi i poster dei suoi gruppi preferiti e, a lato della scrivania piena di libri, giacevano il suo amplificatore e la chitarra. A suonare James non era quello che si dice un portento, ma riusciva a trovare nella musica la forza per affrontare gli ostacoli e i limiti con cui doveva quotidianamente scontrarsi. Isolandosi e viaggiando con la fantasia riusciva a trovare quella serenità e quella gioia che a detta di molti avrebbero dovuto caratterizzare il suo essere adolescente. Soprattutto di serenità aveva bisogno, James Biancospino. Specie in quell’ultimo periodo. Non pretendeva pace, felicità, o fortuna: voleva solo imparare a godersi i suoi anni e le esperienze della vita senza tanti turbamenti, angosce e paranoie. Il mattino seguente aprì gli occhi malvolentieri, allertato da un rumore prima ovattato poi più distinto. Si era svegliato nel letto, ma non ricordava come e quando ci fosse entrato, dopo aver passato quasi tutta la notte in bianco. C’era qualcosa di strano. Quella che sentiva non era la suoneria della sveglia con cui era abituato alzarsi. Qualcuno lo stava chiamando al cellulare. Dopo che Always, Wu dei Volbeat terminò di ruggire, realizzò il significato di quella chiamata … «Merda! Sono in ritardo.»
  20. Ospite

    Nord

    Nome: Casa editrice Nord (Gruppo GEMS) Sito: http://www.editricenord.it Genere valutati: Azione e avventura, Gialli e mystery, Letteratura, Narrativa fantastica, Narrativa non di genere, Thriller Invio manoscritti: http://www.editricenord.it/invio_manoscritto.php Distribuzione: non specificata Facebook: https://www.facebook.com/CasaEditriceNord/?fref=ts
  21. Red Wind

    Death Among Us - Capitolo 1 (parte2/2)

    Commento Capitolo 1 Parte 1 -Ho bisogno di sapere una cosa- disse l'Arciera interrompendo il Conte -E' stato qualcuno di voi a organizzare questo incontro?- Gli altri tre si scambiarono occhiate sospettose, poi scossero la testa. L'Arciera li trapassò con lo sguardo uno a uno, poi, concludendo che nessuno di loro stava mentendo, digrignò i denti. -Qualcuno, quindi, qualcuno che non è tra noi, ha convocato i proprietari della Traslazione in un unico posto- disse con aria truce, dando l'impressione di aver scoperto una grave notizia. -E con ciò?- chiese l'Ombra, stufa di quel tergiversare. L'Arciera si voltò di scatto verso di lui, ancora vicino alla finestra, rabbia malcelata e disgusto le modellavano il volto. -Non ci arrivi? Ci dev'essere un motivo se l'ha fatto, e l'unico motivo plausibile è che abbia bisogno di noi, in qualche modo. Dev'essere stato un modo per farci uscire allo scoperto e poi contattarci, se così si può dire- -Allora prima ce ne andiamo, meglio è- riprese la parola il Conte. -Se la ragazza ha ragione è importante tenersi in contatto- si intromise la Donna -Adesso può sembrarvi strano, ma noi quattro siamo gli unici di cui dovremmo fidarci. La Traslazione ci appartiene e spetta solo a noi decidere che uso farne, eppure, come tutti sapete, spesso in passato è stata sfruttata da terzi per i loro scopi. L'unico modo per difendere la libertà della Traslazione è allearci, capite?- Gli sguardi degli altri non erano tutti limpidi, quindi la Donna si sentì costretta a spiegare. -La Traslazione è la forza più potente di questo mondo e attualmente è spartita tra di noi, miei cari. Nessuno può sottomettere la Traslazione, ma ognuno di noi, preso singolarmente, potrebbe essere sfruttato più facilmente di quanto pensiate. Per questo è essenziale mantenersi in contatto e allearsi, a qualunque costo: diventeremmo la potenza più grande di questo mondo- Il Conte ridacchiò. -E' una donna piuttosto ingenua se crede che ciò sia possibile. Non le hanno raccontato le favole da bambina? La Traslazione, ogni singola volta, si è autodistrutta, i membri si sono uccisi tra di loro per ottenere maggior potere...- -Quindi è vero che se uno dei membri muore il suo potere viene ridistribuito tra i restanti?- lo interruppe l'Ombra, gli occhi scuri luccicanti nella penombra del cappuccio. -Così pare- riprese il Conte -Non so chi sarà lo stolto che darà inizio alla nostra distruzione, ma so che accadrà, anche questa volta- -Non è detto! Il destino ci appartiene- sentenziò la Donna. -E' un'utopia credere che i proprietari della Traslazione possano vivere in pace- ribatté il più anziano. -Dannazione, siamo in quattro! È così impensabile mettere d'accordo quattro persone?- intervenì l'Arciera. Seguì un attimo di silenzio, in cui il Conte si rilassò appoggiando la schiena alla poltrona. Riprese a parlare con più calma, la voce compassata. -Nonostante non creda molto in questa possibilità, non vedo altra scelta se non provarci: chissà che non si riesca a ritardare la nostra fine di un poco- Gli altri annuirono. -Forse non avremmo mai dovuto incontrarci- disse l'Ombra, sospettosa -Perlomeno non avremmo avuto modo di ucciderci a vicenda- -Perché sei venuto, allora?- chiese l'Arciera, scostante. -Per curiosità- rispose invece la Donna -Come tutti- L'Angelo Nero, appollaiato su un albero di fronte alla villa, restò immobile, in ascolto. Sentiva e vedeva tutto ciò che stava accadendo nella stanza, impassibile come sempre, nonostante le informazioni di fondamentale importanza che registrava con dedizione della sua mente. La villa era scura come quella notte senza luna, eppure la sua mente era in grado ormai di vedere attraverso le sottili pareti che gli uomini costruivano per sentirsi al sicuro. La Traslazione, come nelle loro aspettative più ottimiste, era al completo, all'interno della stessa stanza. L'Angelo Nero sorrise appena nel buio, in attesa che i quattro rivelassero la loro Arte. Erano piuttosto svegli, purtroppo, ma era certa che sua sorella non avrebbe avuto difficoltà a portarli dalla propria parte: in fondo chi si sarebbe mai rifiutato di combattere contro la Morte? Ognuno, scrutando i presenti, non faceva che chiedersi quali fossero le loro Arti, ma allo stesso tempo non voleva essere il primo a rivelarsi. Le candele si consumavano inesorabilmente nella penombra della sala e nessuno ancora si azzardava ad arrivare al sodo, nessuno osava chiedere né rivelare, finché l'Ombra, sempre impaziente, non si fece avanti. -L'unico motivo per cui sono qui- disse, la testa inclinata in avanti e il volto coperto dal cappuccio -è conoscere la natura della vostra Traslazione. Quindi...- L'Arciera lo interruppe. -Non è poi così difficile indovinare la mia Arte: io uccido. L'arco è il mio miglior compagno, ma non disdegno nessuno strumento che possa essermi d'aiuto- L'intera stanza sembrò percorsa da un brivido, senza che se ne potesse individuare la precisa sorgente, in quanto tutti ostentarono indifferenza. -Quanto a me- prese la parola la Donna -vedo molte cose- -Ciò non significa niente- ribatté scocciata l'Ombra. -Vedo cose lontane, passate e presenti, e talvolta mi è concesso uno sguardo sull'avvenire. La mia Arte è la chiaroveggenza, caro- concluse sorridendo -Quanto a te?- L'Ombra esitò, si guardò intorno nervosamente come in trappola, poi buttò fuori la frase in un sospiro, come se se ne vergognasse. -Controllo l'Energia- Gli altri rimasero stupiti da una simile abilità, ma il Conte trattenne a stento un sorriso: controllare l'Energia richiedeva un controllo sovrumano della propria persona in tutte le sue parti, non per niente era una specialità degli anziani; un carattere come quello del giovane non sarebbe stato in grado di controllare un bel niente, anzi sarebbe stato un pericolo per sé stesso e per tutto ciò che lo circondava. Doveva essere dotato, però, se possedeva la Traslazione. Gli sguardi, a quel punto, si spostarono sul Conte, ancora assorto nei propri pensieri. -Io so- disse soltanto, mostrando i denti bianchissimi in un sorriso compiaciuto. -La tua Arte è... la sapienza?- chiese conferma l'Arciera. Il Conte annuì. I quattro si scrutarono, analizzando le possibilità alla luce di queste nuove informazioni, giunsero alla conclusione che ognuno di loro potesse essere parecchio pericoloso e che probabilmente era meglio tenersene il più possibile alla larga, seppur, senza un motivo preciso, in cuor suo ognuno fosse convinto della propria superiorità. -A questo punto non ci resta che dividerci e non incontrarci mai più- disse l'Ombra. -Qualcuno ci cerca: dobbiamo rimanere in contatto- affermò decisa la Donna, ribadendo quanto aveva detto in precedenza. -Come?- chiese pragmatico il Conte. -Useremo i miei corvi- rispose con ovvietà la Donna. Come a confermare le sue parole, dalla finestra socchiusa entrò un uccello nero, magnifico e lucido, che andò a posarsi sul tavolo, accanto alla padrona. -Prendete uno, porteranno per voi i messaggi- Altri tre animali entrarono frusciando lievemente, per poi avvicinarsi ai destinatari stupiti. -Tranquilli, vi seguiranno senza fatica- concluse, alzandosi. Gli altri la imitarono lentamente. L'Arciera si calò dalla finestra da cui era venuta senza aggiungere altro, il Conte e la Donna percorsero fianco a fianco i corridoi della grande villa uscendo dal portone principale, mentre l'Ombra cercò le vie più oscure e indisturbate, ognuno seguito dal nuovo messaggero personale.
  22. Uppel

    Può funzionare un'opera "Multi-genere"?

    Salve! Pensai alla storia che sto attualmente scrivendo quando avevo circa 15 anni. Da che fu un concentrato di "giappominkiate" incredibile si è trasformato in qualcosa di totalmente diverso. La trama si inalbera tra le vicissitudini di 7 personaggi attraverso diversi eventi, il tutto ambientato nel 2730 circa. Per farla breve: si parte da un'ambientazione vagamente cyberpunk, ovviamente ultra-futuristica, accade un fatto catastrofico, si entra in una fase totalmente apocalittica e in seguito, per ovvie ragioni, post-apocalittica con sfumature horror e weird soprattutto (molto lovecraftiane); la fase finale è invece una space-opera a tinte di Hyperionensi di Dan Simmons. Ora. Senza nessun dettaglio della trama, così a naso, secondo voi, un'opera "multi-genere" può funzionare? Avete esempi che potete portarmi? Consigli vari su come giostrare il tutto in maniera efficace? Grazie!
  23. Fraudolente

    Presentazione di "Hadriaticum" di Pio Bianchini

    Fino a
    Alle 21,30 di sabato 28 luglio, presentazione a "La Libreria di Alice", in viale della Repubblica 18 a Misano Adriatico (Rimini), del romanzo storico "Hadriaticum" di Pio Bianchini. (Nella speranza che non piova....) http://
  24. Ehilà! Questo è l'ultimo estratto del prologo di uno dei miei personaggi preferiti del mio romanzo che mai vedrà la luce perchè sono una mezza chiavic' diciamo In ogni caso: adoro questo personaggio perchè penso che, come gli altri 6 personaggi, sia uno "spacchettamento" o una "partizione" della mia personalità, pregna quindi di pregi, difetti e sopratutto di certi "valori" per me imprescindibili. Nell'ultimo pezzo del prologo di Mataius, sto bel pischello si ritrova in una cosiddetta "Fuoriuscita" proprio nel cuore della città martoriata dalla guerriglia urbana. Che cosa sia una Fuoriuscita non vi è dato saperlo con certezza, ma potrete intuirlo leggendo. Spero capiate quello che vedevo in testa mentre scrivevo: se avete mai letto Lovecraft o giocato a STALKER potrebbe risultarvi tutto più facile da immaginare. Qui la seconda parte del Prologo che magari vi servirà per collegare un po' di robetta: Qui trovate il mio commento da espertone proprio in Officina: spero di aver dato un contributo sensato: Enjoy! Il tracciatore segnalava che qualcosa era proprio a pochi metri da lui. Alzò lentamente lo sguardo e oltre la fitta coltre grigiastra non colse chiaramente cosa indicasse l’apparecchio da lui costruito. Strizzò gli occhi, mise a fuoco, si concentrò su un singolo punto della visuale, allungò il collo in avanti. Poi vide un’ombra. Il cuore saltò un battito. Stava lì, immobile, in piedi, forse a fissarlo in maniera vuota. Calcolò che quella cosa fosse alta almeno tre metri. Aveva una silouhette frastagliata dal capo fino all’addome, come se indossasse un vestiario sul capo. Mataius sentì l’ano restringersi e la gola seccarsi improvvisamente, lo stomaco sottosopra e ripieno di lepidotteri che svolazzavano sbattendo da una parete all’altra. Sentì i polmoni collassare per mantenere un respiro regolare, combattendo contro il battito cardiaco accelerato che sembrava frantumargli lo sterno. I muscoli erano paralizzati. Un urlo. Non il suo, ma simile a quello di una donna terrorizzata lo fece destare dal torpore facendolo indietreggiare di qualche passo. Ma la cosa che stava a pochi metri da lui, iniziò a muoversi quasi impercettibilmente verso la sua direzione. Iniziò a farfugliare, a fare gargarismi e gorgoglii malati, di una musicalità fuori dal mondo a noi conosciuto. Mataius non aveva la forza di fare un solo altro movimento e non osava mettere mano alla saccoccia di juta rattoppata. La mostruosità non di qui fece un altro passo. Uno stridio metallico risuonò come un violino per la strada impolverata, mentre un pezzo di lamiera si staccava dalle pareti morte dei palazzi. Un altro passo ancora, la creatura sembrava rigurgitare blande parole in una lingua sconosciuta e lontana. Mataius sentì il battito del cuore scoppiargli nelle orecchie. Il tracciatore sembrava impazzito, i bip si ripetevano con una frequenza tale da bucare il cervello. La creatura dell’altrove intercedeva nel suo passo dondolante verso il ragazzo. Un altro latrato lontano. Alcune evanescenze azzurre apparivano e scomparivano dal suo campo visivo, ma Mataius non osava muoversi. La bruttura mastodontica continuava il lento cammino. L’orrore si manifestò di fronte al rigattiere sfortunato in tutta la sua inumanità: gli arti rachitici cadevano come zampe di un artropode morto lungo i fianchi, il capo e l’addome ricoperti con una sorta di lenzuolo rossastro, a coprire totalmente il volto di quell’abominio. Mataius stette con gli occhi spalancati tutto il tempo, il capo alzato verso il mostro, la sua ombra sinistra lo aveva totalmente rivestito di paura. I gorgoglii famelici, i suoni gutturali filtrati dai liquami che secerneva dalla bocca e l’odore acre del suo fiato, deturpavano ogni senso. BIPBIPBIPBIPBIPBIPBIPBIPBIPBIP… il tracciatore pareva sul punto di prendere fuoco. – Mehk tah luima ku ‘i den… ma wari mehk tah… – recitava l’antropomorfo, in una sorta di cantilena spenta, con timbro baritonale, disturbato da rigurgiti continui e ansimi sinistri. Mataius osservò la creatura sorpassarlo a pochi centimetri di distanza, senza che nemmeno si accorgesse di lui. Ma lo sgomento fu doppio nel notare che non era affatto un pezzo di stoffa a ricoprire il busto di quella cosa che, imperterrita, proseguiva il suo avanzare lento e oscillante, quasi trascinato, dietro di lui: era la pelle della schiena ad essere stata squartata e riposta sopra il capo, lasciando scoperta la cassa toracica da cui si intravedevano i polmoni dilatarsi e restringersi ad ogni sospiro catarroso. Dondolante, il mostro trascinava le gambe secche come stecchi recitando la cantilena a ripetizione. Mataius la cosa scomparire dietro di lui, inghiottita dalla nube di aghi di vetro che ancora circondava l’area. Si sentii mancare. Aspettò qualche minuto affinchè il Tracciatore smettesse di segnalare la Fuoriuscita attorno alla zona. Le gambe cedettero e si accasciò lentamente a terra, in ginocchio, con lo stomaco sottosopra e ogni capillare del suo corpo dilatato a dismisura. Ci mise qualche minuto, poi si riprese dallo shock e ricominciò il suo cammino per le strade della città morta, solleticato dall’urina colante lungo la gamba. Le cose non di qui, le brutture indicibili a cui l’umanità stava assistendo, quasi nessuno sapeva da dove venissero né del perché venissero. Dopo la Grande Onda qualunque legge fisica o procedimento logico era stato messo totalmente in discussione. Con la mente Mataius viaggiò nei ricordi della vita antecedente il disastro, che aveva cancellato ogni singola traccia di una società votata al progresso e alla prosperità. – Alan… – sussurrò, trasportato dai ricordi.
  25. Red Wind

    Death Among Us - Capitolo 2

    Commento Parte precedente (Capitolo 1 parte 2/2) L'Angelo Nero li guardò uscire, analizzandone i volti ancora un poco. Ormai conosceva le loro Arti e già immaginava quanto utili sarebbero state alla loro causa. In ogni caso, era meglio premunirsi per ogni evenienza, compresa quella di contrastarli, e il primo passo era conoscerli al meglio. Si aspettavano già qualche pericolo, purtroppo, quindi era meglio convincerli delle buone intenzioni della Regina piuttosto che forzarli. In fondo non avevano fretta: la Morte avrebbe avuto altri problemi per parecchio tempo. Nel frattempo, decise, li avrebbe incontrati tutti insieme, per illuderli di essere al sicuro. La Donna non era l'unica ad avere dei corvi messaggeri. Azzurra aprì la porta di casa con una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Non era per niente normale quell'atmosfera lugubre in piena estate, ma forse si trattava soltanto di una sua impressione. Il vialetto di casa coperto di ghiaia era usualmente sterile, ma nel prato circostante, dove coltivava spezie, erbe medicinali e qualche ortaggio, crescevano solitamente fiori spontanei. Pareva, però, che in quel momento nessuno di loro fosse in vena di sbocciare. Si incamminò verso il bosco, alla ricerca di frutta e magari di selvaggina rimasta nelle sue trappole. Il cielo era stranamente grigio da qualche giorno e al di sotto della fitta chioma degli alberi la luce scarseggiava, quel giorno era tutto anche piuttosto silenzioso. Vagando tra i grandi tronchi e i cespugli, Azzurra trovò parecchi alberi da frutto, ma perlopiù malati e striminziti: non ricordava che quell'annata fosse andata così male. In breve decise di puntare sulla carne, andando a controllare le sue trappole. Stranamente le trovò tutte piene di succulente bestie, cosa che non accadeva ormai da tempo. Non riusciva a credere che lei e la sua povera madre avrebbero avuto a disposizione tanta carne, di cui buona parte si poteva mettere via per l'inverno. Si dimenticò completamente dell'atmosfera strana che regnava quel giorno: la sua mente era tanto in giubilio che i suoi occhi vedevano tutto sotto una luce migliore. Sentì il festoso dovere di ringraziare l'Uno e di farlo per bene: sarebbe andata nella vecchia cappella abbandonata che talvolta usava per pregare, in mancanza di strutture migliori in quelle terre sperdute tra la campagna. Man mano che si addentrava nel bosco e si avvicinava al suo obbiettivo, però, sentiva un'oppressione crescente, il ritorno di quell'atmosfera funeraria che aveva notato prima. Decisa nel suo proposito, decise di continuare verso la sua meta, finché non vide la radura in cui si ergeva il piccolo edificio e con essa il tetto spiovente della cappella. Senza motivo apparente, l'angoscia la pervase e si avvicinò in fretta, appoggiò la mano destra sul portone di vernice nera scrostata, pronta ad entrare, quando sentì un rumore. C'era qualcuno all'interno dell'edificio fatiscente e improvvisamente Azzurra capì che il forte disagio che provava proveniva proprio da lì. Incapace di muoversi restò in ascolto: un pianto sommesso e terrorizzato faceva da sottofondo al rumore liquido e poi scricchiolante che aveva sentito prima. Alla bambina parve una bestia che si stesse cibando. Forse qualcuno, lì dentro, era in pericolo. La paura che l'attanagliava si trasformò in adrenalina, spingendola a scoprire che cosa stesse accadendo all'interno della cappella. Corse silenziosamente verso il lato lungo della costruzione, dove vetrate sporche scandivano lo spazio della parete annerita. L'ansia, nel momento di affacciarsi per sbirciare all'interno, era tale che Azzurra temette di morirne. Un altare bianco attirò subito la sua attenzione, facendole notare all'istante la scena che stava accadendo: una figura incappucciata e indefinibile era riversa su una carcassa insanguinata e se ne stava cibando, a qualche metro di distanza un'altra figura scura si stagliava vicino ad una ragazzina incatenata. La bambina non ebbe tempo di vedere altro, perché la prima figura alzò lo sguardo dal suo pasto, fissandola con tanta intensità da non permetterle di guardare altrove. In quel momento ebbe la certezza di morire, mentre alla sua mente sovvenivano le idee più terribili, i pensieri più angosciosi e le emozioni più atroci. Tornò a vivere soltanto quando il mostro dai lunghi denti distolse lo sguardo da lei, voltandosi a parlare con l'altra figura, sicuramente per urlargli di catturare la ragazzina. Appena la sua mente si fu schiarita da quelle ombre, Azzurra ebbe soltanto una certezza: doveva fuggire il più lontano possibile, non importava dove, e non fermarsi più. La Donna gustò la sensazione del cristallo totalmente liscio e dalla curvatura perfetta sotto ai polpastrelli. Non vi era posto dove si sentisse più a suo agio rispetto a quello che chiamava il suo studio. All'interno della grande casa dove abitava ormai soltanto con i servitori, quella stanza, nella torretta laterale dell'edificio, era la più intima ed isolata. La forma circolare, unita al tavolino rotondo che si trovava al centro della stessa, dava l'idea di una certa perfezione, e i colori scuri, associati soltanto di rado a sprazzi di rosso, creavano un effetto di morboso mistero. Era il luogo migliore dove le visioni avrebbero potuto manifestarsi, al sicuro da occhi indiscreti e attratte dalla lusinghiera preparazione che per loro era stata fatta. L'aria tremò appena, ma alla Donna bastò per capire che il momento propizio era giunto. Tuffò lo sguardo nella profondità gelatinosa della sfera di cristallo, mentre brividi le risalivano la schiena, avvertendola dell'importanza della sua prossima visione. Non aveva idea, però, che quello a cui stava per assistere sarebbe stato al di là di ogni sua immaginazione. Vide quello che ai comuni mortali è precluso osservare per più di qualche secondo: vide la Morte. Osservò ogni cosa dalla sua prospettiva esterna, vide la bambina e l'Oscuro. Non era come essere veramente lì, la Morte non poteva guardarla negli occhi come aveva fatto la con la piccola, eppure le visioni non erano mai come essere spettatori a teatro, non solo la vista era sopraffatta dall'apparizione, ma tutti i sensi ne erano inebriati. In quel caso, l'odore di sangue e morte le arrivò acre alle narici, mentre l'udito veniva straziato da quella voce, se così si poteva chiamare, che impartiva ordini di puro terrore. Quando la visione si interruppe, la Donna ebbe l'impressione di aver vissuto la fatica di mille vite in pochi secondi e il disgusto che inconsciamente la pervase, insieme allo shock, la sopraffecero totalmente. Cadde priva di sensi rovesciando lo sgabello su cui sedeva.
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