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  • Il Rapporto Brandt - Capitolo 2


    MimmoCapece

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    LA RIVELAZIONE

     

    Ore 9:45, Schwarz si reca nel suo appartamento dirigendosi direttamente nello studio. Accende il suo SW-TB con il quale normalmente scrive le sue relazioni. Si tratta di un sistema datato di riconoscimento vocale. Indossa l’auricolare in dotazione, si porta verso la parete dei documenti e inizia il suo lavoro.
     
    Punta gli occhi sull’estratto di una dichiarazione, mentre detta al sistema il comando per iniziare un nuovo documento.
     
    «L'uomo primitivo odia ciò di cui ha paura. In alcuni strati della sua anima, anche l'uomo colto è primitivo. Anche l'odio tra i popoli e razze non si basa sulla superiorità e sulla forza ma sull'insicurezza e sulla paura. L'odio contro gli ebrei è un complesso d’inferiorità mascherato. Rispetto al popolo molto vecchio e saggio degli ebrei, certi strati meno saggi di un'altra razza sentono un'invidia che nasce dalla concorrenza e un'inferiorità umiliante. Più violentemente questa brutta sensazione si manifesta nella veste della superiorità, più è certo che dietro si nascondono paura e debolezza.», legge Schwarz riportando fedelmente quella citazione, poi continua senza guardare alcun documento, muovendosi avanti e in dietro lungo la parete.
     
    «Negli anni si è cercato di screditare il programma di eugenetica intrapreso dal Führer. Ancor prima del progetto Aktion T4, lo stesso Platone sosteneva l’importanza di uno Stato le cui guide fossero selezionate sulla base di caratteristiche fisiche, di salute e morali. Questo dimostra che il programma di eugenetica del 1939 non aveva nulla a che fare con il concetto di antisemitismo cui si è tentato di associarlo. Il principio del programma si fondava su valori ben più alti che non hanno un collegamento diretto con l’avversione nei confronti dell’ebraismo. Quest’ultima, infatti, si può semplicemente considerare un effetto di secondaria importanza rispetto al valore stesso del programma. Josef Mengele e il suo staff di medici erano perfettamente consapevoli che un tale progetto sarebbe stato avversato per la radicalità di quella politica biomedica. Hitler non ha mai emesso ordini che potessero essere configurati come un crimine di guerra nei confronti dell’umanità. Anche se il suo programma di eutanasia, proposto per migliorare la vita di creature in stato di sofferenza, fu considerato una semplice lotta contro la diversità.
     
    Cito esattamente, l’incarico ufficiale partito dalla cancelleria del Führer nel 30 aprile del 1939:
     
    “Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili, secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia.”
     
    In questo mandato, stilato da Adolf Hitler, non vi era nulla di quanto, senza alcuna persecuzione, nei primi anni di questo secolo, era concesso di fare in paesi coma la Svizzera o il Belgio. Nella stessa Francia del 2013 il presidente François Hollande dichiarò il suo personale appoggio all’introduzione di norme che disciplinassero l’eutanasia. Cavallo di battaglia nella sua campagna elettorale era proprio “il diritto a morire con dignità!” »
     
    Per Schwarz tutto ciò dimostra che Adolf Hitler ha commesso solo l’errore di proporre un tale programma in tempi poco maturi.
     
    «Oggi a cento anni di distanza possiamo affermare che non era errato il principio ma solo immatura il popolo. Lo stesso popolo che nel 2008 ha visto approvato il diritto all’eutanasia per mano del parlamento lussemburghese. Lo stesso popolo che nei Paesi Bassi nel 1973 condanna un medico per aver favorito la morte della madre e ventinove anni dopo legalizza il suicidio assistito. Ora per quanti nomi possa avere avuto il programma siamo sempre di fronte allo stesso principio. Verhaftet!»
     
    Schwarz termina la dettatura e si guarda intorno, poi, si rende conto che non ha ancora visto l’altra stanza. Incuriosito si porta alla porta opposta a quella della camera da letto sulla sinistra a quella dello studio, la apre e vi trova un ambiente completamente vuoto appena più piccola del suo ufficio. Sulla lunga parete di sinistra un distributore di the e caffè, si avvicina incuriosito dalla presenza di un biglietto appeso con un adesivo di colore rosso.
     
    «Caro Schwarz, non ho volutamente attrezzato una cucina, perché penso sia più appropriato per te un comodo posto nel ristorante Neues Deutschland. Ho informato il titolare delle tue necessità alimentari. Vedrai sarà come se preparassi tu stesso. Ora goditi il tuo nuovo appartamento.».
    Al termine si rende conto che sono ben ventiquattro ore che non si concede un pasto.
     
    23 febbraio, ore 12:30
     
    Indossato il solito soprabito, un paio di guanti e la sciarpa a protezione della gola, prende il suo nuovo mazzo di chiavi e si avvia verso il ristorante suggerito da Richter. Schwarz ha sempre provveduto da sé alle sue necessità e non nega di provare un certo piacere per le attenzioni dell’amico. Non ha mai conosciuto i suoi genitori e, seppur nel rispetto dei ruoli, intende le attenzioni di Richter come le coccole di un fratello che non ha mai avuto.
     
    Il ristorante indicato da Richter è situato poco distante dal bar e rammenta di esserci stato in un paio di occasioni. Non ricorda molto del locale e del proprietario ma è certo che non sentirà la mancanza della sua cucina come assicurato da Richter.
    Arrivato davanti al ristorante, il suo sguardo si allunga fino al suo interno, attraversa ogni vetrata per poi fermarsi su di un uomo, robusto, dai folti baffi e dallo sguardo truce. In quel momento un impulso, partito dalla più profonda delle sue terminazioni nervose, ne ferma ogni movimento. E’ lì immobile, mentre, in una sequenza rallentata come il suo battito, una giovane coppia gli passa davanti, seguita a breve distanza da un anziano dall’aspetto distinto. Il suo cuore batte sempre più lento, quasi fino a fermarsi e anche i suoni non sono più tali. Allarga le braccia, volge lo sguardo al cielo e la pioggia gli offusca la vista.
     
    «Signor Schwarz!»
    Una voce gli riporta l’attenzione verso quel ristorante. Quell’uomo che pochi istanti prima vedeva attraverso la vetrata ora è lì con lui.
    «Signor Schwarz!», ancora quella voce, mentre sempre paralizzato, senza memoria di alcun movimento, dalla vetrata ora vede la strada dove prima era lì immobile il suo corpo.
    «Mi dia il suo soprabito, Signor Schwarz, lo metteremo ad asciugare, mentre mangerà un bel piatto caldo.», ancora quella voce.
     
    «Come osa! Con quelle sudice mani!», sbotta Schwarz allontanando violentemente quell’uomo con gli occhi rossi di sangue e le  vene gonfie che ne deformano il volto.
     
    Risvegliato da uno stato di trance, come se nulla fosse accaduto, con la sua solita gentilezza, si china per porgere una mano all’uomo, poi tutto ritorna normale.
     
    «Mi scusi Signor Schwarz! Non volevo essere invadente.», dice l’uomo rialzandosi e indietreggiando di un passo, come se si sentisse nello stesso tempo responsabile e intimorito da quella reazione.
    «Nulla, buon uomo. Non è accaduto nulla.», risponde Schwarz, mentre i clienti, ancora scossi, tornano con voce sommessa alla normalità.
     
    «Mi segua Signore, ho riservato un posto per lei.»
    Il medico si accomoda dove indicato mentre l’uomo gli porge il menù.
     
    «Mi porti semplicemente delle polpettine di soia...», dice Schwarz, « e aggiunga una bottiglia di acqua naturale.»
     
    Ritornato al garbo di sempre, nell’attesa di quel pasto, inizia ad osservarsi attorno. Accenna un sorriso ad una donna che, dal momento del suo ingresso, non ha smesso un solo istante di osservarlo. Pochi minuti dopo arriva l’uomo che gli serve la pietanza.
     
    «Potrei sapere il suo nome?»
    «Certo Signor Schwarz, mi chiamo Alois.»
    «Bene. Grazie, Alois.»
     
    Mangia lentamente il suo pasto e tra un boccone e l’altro continua a guardarsi attorno, come se avesse l’impressione che tutti in quella stanza stessero parlando di lui. Ad ogni tentativo di incrociare gli sguardi, questi gli sfuggono ritornando ad altre attenzioni. Al termine del pasto, dopo aver atteso non più di cinque minuti, richiama Alois con un cenno della mano.
    «Alois, ti ringrazio per il buon pasto.», dice Schwarz, mentre si presta a lasciare una lauta mancia sul tavolo.
     
    «No, Signor Schwarz, non posso accettare.», esorta Alois opponendosi con entrambe le mani. «E’ per me un piacere servirla.», aggiunge, mentre Schwarz incurante di quanto detto dall’uomo non esita a portare a termine il suo gesto.
    «Il piacere è mio, Alois.»
    Con un sorriso lo saluta mentre si avvia all’uscita.
     
    ore 14:15, Schwarz torna al suo lavoro, riprende la dettatura, ma il citofono lo richiama all’ingresso.
     
    «Signor Schwarz! Abbiamo un pacco per lei.», annunciano due uomini al citofono.
    «Solo un minuto e sarò da voi.», risponde. Pochi istanti dopo raggiunge l’ingresso.
     
    «Da parte del Dottor Richter.», dice uno dei due uomini, mentre l’altro gli porge il pacco.
     
    Il pacco è molto voluminoso e completo di sigilli che ne garantiscono l’integrità di ogni lato. Arrivato nel suo studio, lo pone sul tavolo centrale e lo osserva per pochi secondi, poi, lo apre e inizia a sfilare ogni singolo documento. Attratto da un diario, lo apre e inizia a sfogliarlo delicatamente. Dopo alcune pagine, scorge tra le righe il nome di Padre Agustín, avvicina una sedia poco lontana, siede e inizia una più attenta lettura.
     
    “14 Marzo 1959. Sono molto grato a Padre Agustín che oggi mi ha consentito di dare una svolta definitiva alla mia ricerca. La creatura selezionata, per questo decisivo esperimento, è perfettamente rispondente a quanto da me richiesto. In un territorio che non è il mio, con limitate possibilità di movimento, la sua azione è stata di fondamentale importanza per allestire il mio laboratorio e recuperare molta della documentazione che in anni di studio avevo già condotto.
     
    Ore 23:40, è iniziato il processo di prelievo delle cellule staminali dalla creatura NX-1023.
     
    Le cellule del sangue prodotte nel midollo osseo,  immesse in circolo, originano da cellule progenitrici dette staminali. Hanno la caratteristica di essere totipotenti, cioè di riprodursi a un ritmo estremamente intenso.
    Ore 2:45, ha inizio l’azione della molecola T4.”
     
    Schwarz ricerca tra i vari documenti il rapporto riguardante la molecola T4 e inizia a leggerla.
     
    “6 Aprile 1958. Determinazioni sulla sintesi della molecola T4. L’azione delle staminali, come da me già accertata da un anno, conferma che anche i neuroni, ritenuti erroneamente incapaci di riprodursi, sfruttano tale processo. Tra poche ore inizierà il trattamento MGL con il quale sarà possibile variare il livello di compatibilità tessutale."
     
    Schwarz è sempre più preso da quella lettura e, tra una tazza di the e lunghe passeggiate attorno al tavolo di centro, continua la sua lettura:
     
    "Ciascuno di noi possiede un patrimonio di geni ereditati dai genitori che, come le impronte digitali, ci caratterizzano in maniera univoca. Alcuni di questi controllano l'espressione di strutture (antigeni) presenti sulla superficie di tutte le cellule del nostro corpo. Grazie a tali antigeni, caratteristici di un singolo individuo, il sistema immunitario riconosce le proprie cellule normali e reagisce contro quelle estranee o contro le proprie, se modificate.
     
    La molecola T4, di cui riporto in questo documento la sua formula e i risultati ottenuti, consente di annullare gli effetti d’incompatibilità tessutale. Il risultato è ottenuto grazie alla sua capacità di duplicare dalla cellula ospite la struttura ereditaria e trasmetterla alla cellula staminale.
     
    Il processo, da condurre in vitro, prevede che, dopo aver prelevato la cellula ospite, questa sia messa a contatto con la cellula staminale trattata in precedenza con la molecola T4.
     
    Al termine della sua alterazione la cellula ottenuta è denominata Staminale di tipo HK (Host Kopie – Copia dell’ospite).
     
    Partendo da questa cellula è possibile procedere con i processi di riparazione o perfetta clonazione di organi. Presto sarà possibile la clonazione guidata d’interi individui. Sarà inoltre possibile determinare, con precisione matematica, i tratti ereditari essenziali scartando quelli indesiderati e introdurne di nuovi.
     
    Il vantaggio di condurre esperimenti, direttamente su cavie umane, mi ha consentito di precorrere i tempi e la loro osservazione ha reso possibile la sintesi di una molecola del tutto stabile.”
     
    Schwarz, appende il documento lungo la parete di legno usando una delle sue puntine rosse e ritorna al diario.
     
    “Ore 4:15, la staminale HK del soggetto NX-1023 è pronta per iniziare il processo di clonazione programmata. Il risultato cui miro in questo esperimento è la creazione di un individuo con la capacità di rigenerare i propri tessuti. Il gene Wnt è al centro del meccanismo rigenerativo tissutale tipico delle lucertole. Il gene in questione produce una proteina che innesca una reazione a catena che termina con la ricrescita della coda, nel caso del rettile.
    Lo stesso gene, presente anche nei mammiferi, sarebbe la chiave per la produzione di staminali umane. Il gene produce una proteina che consente all'animale di riprodurre, in maniera esponenziale, le cellule che vanno poi a formare il nuovo arto. La fecondazione avverrà generando una cellula uovo primitiva e non per enucleazione di una cellula prelevata da altro soggetto. L’embrione umano, così ottenuto, crescerà in una soluzione che riproduce le condizioni tipiche del liquido amniotico della cavità uterina.
     
    Il processo di fecondazione indotto artificialmente può essere controllato fino a determinare la velocità di sviluppo del futuro embrione. Ad oggi l’accelerazione massima è stata di circa il 73% rispetto al tempo richiesto in natura. Con un tale controllo abbiamo la completa formazione dell’individuo dopo solo settantuno giorni dalla fecondazione.
     
    I risultati di maggior successo sono da ricondurre alla determinazione dei caratteri somatici che oramai hanno raggiunto un livello di precisione del 100%. Mentre la predeterminazione delle capacità intellettive trova una rispondenza dell’89%. Ancora a un livello non del tutto soddisfacente è la capacità di essere immune alla totalità delle malattie degenerative dei tessuti.”
     
    Schwarz, sempre assorto nel suo lavoro, continua a spostarsi tra quei documenti e gli schedari dove custodisce le pubblicazioni scientifiche degli ultimi ottant’anni, per poi ritornare al suo computer dove riprende a dettare la sua relazione. Le ore scorrono come i suoi occhi su ogni singola riga tracciata dalla penna di Mengele. Tra le pagine di quel diario e di altri documenti la storia svela ogni cosa. Schwarz inizia a comprendere che la fitta rete tessuta dal Terzo Reich non ha mai cessato di lavorare dietro quell’ambizioso progetto. Ad eccezione dei traditori, già condannati dal partito, tutta la struttura ha retto per oltre cent’anni. Uomini, medici, scienziati e politici disseminati in tutto il mondo hanno continuato a lavorare con la consapevolezza che sarebbe arrivato il momento in cui il popolo non avrebbe avuto necessità di una guerra per capire. Le crisi economiche, le politiche energetiche, le riforme sui diritti delle persone, la paura della morte unite alla sempre più crescente mancanza di fede, sono gli elementi che hanno saputo plasmare i popoli per prepararli a ciò che in altri tempi non erano in grado di capire. Il valore di milioni di morti per motivi di potere non vale nulla rispetto a quello di una singola creatura sacrificata in nome della scienza. Migliaia di creature hanno reso possibile, aldilà di ogni tempo, un futuro certo per il genere umano. Così come un padre è pronto a dare la propria vita per un figlio, così le creature sacrificate in questi anni hanno reso possibile un futuro migliore per le successive generazioni. Un bambino di oggi, privato delle sofferenze di una vita imperfetta, ha reso migliore quella di molti uomini di domani.
     
    ore 1:47, Schwarz non è solito far della notte la sua vita, ma non riesce a staccare gli occhi da quei documenti e da tutta quella conoscenza. Sempre più chiaramente si delineano i meccanismi utilizzati dal potere per preparare l’umanità al compimento di questa grande opera. Le informazioni sul DNA, divulgate con molta parsimonia, le battaglie sull’eutanasia, quelle sull’uso delle cellule staminali, la questione morale, la fallimentare lotta contro i tumori, HIV e l’ebola hanno spinto le popolazioni a chiedere alla scienza una soluzione anche a scapito della morale.
     
    Al contrario di quanto accadde nel 1939 con l’arcivescovo di Münster, Monsignore Clements August, che più volte aveva tentato di condannare le politiche sociali del Führer, oggi, l’indebolimento della Chiesa con gli scandali sulla pedofilia, gli attacchi mediatici verso le figure dei Papi e dei sacerdoti hanno screditato definitivamente gli unici veri oppositori.
     
    24 febbraio, ore 10:30
     
    Schwarz dopo essersi concesso non più di tre ore di sonno, dalle sei del mattino è di nuovo  immerso in quei documenti. La stesura della sua relazione avanza incessantemente. Quel diario che molto ha svelato è giunto alla fine e grazie ad esso il giovane medico ha compreso bene gli avvenimenti di oltre trent’anni di storia dal 1939 al 1977. Le memorie di Mengele, infatti, terminano il 15 luglio di quell’anno con le ultime tre pagine di quegli scritti.
     
    “15 Luglio 1977. Dopo la morte di Padre Agustín, avvenuta oramai da cinque anni, anche il mio lavoro è giunto al termine. Sento che è arrivato il mio tempo. Il mio fedele compagno di viaggio, che tutto ha sacrificato della sua vita, ora riposa in gloria nella nostra Berlino. Ogni suo sforzo in nome del partito è stato premiato con il suo congiungimento al nostro amato Führer che prima di noi, in un momento difficile, come quello del 30 aprile 1945, ha saputo lasciar memoria di se per le generazioni future. Il mio unico rammarico è di non essere ancora riuscito a ridonare al nostro Reich il suo passato splendore. Vivo questi ultimi anni della mia vita nella certezza di aver creato le basi affinché il lavoro possa continuare per mano di una seconda generazione di uomini fedeli. Un giorno l’eredità del nostro Führer ritornerà, con ancor più vigore, a guidare un popolo che nel frattempo avrà capito che in quegli anni era stata intrapresa la giusta via per il bene di tutti.”
     
    Quest’ultima pagina terminava così senza aggiungere altro. Ma le ricerche di Richter, quelle no, infatti, tra i documenti ordinati da Schwarz, in ordine cronologico, due nuovi medici già citati più volte nelle relazioni di Mengele, scrivono di loro pugno nuovi rapporti annunciando di volta in volta successi e sconfitte. Tra tutti uno in particolare ora lo incuriosisce.
     
    “4 Settembre 1979. Progetto Memory Retrieval. La memoria della storia per i figli è ciò che consente di estrapolare quanto di buono e quanto di errato avevano i loro padri. La memoria di un individuo è il risultato diretto delle proprie esperienze e non si può ottenere solo attraverso la dottrina. Un individuo è il risultato del proprio vissuto. I nostri comportamenti e le nostre reazioni sono influenzati da eventi accaduti in passato che hanno riguardato i nostri antenati e che sono stati trasmessi a noi mediante una “memoria genetica”. I ricordi si possono trasmettere di genitore in figlio, imprimendosi nel Dna, influenzando lo sviluppo cerebrale e i comportamenti delle generazioni successive.
     
    La scoperta, benché sia stata condotta inizialmente su animali, potrebbe avere implicazioni sul fronte degli studi transgenerazionali. Potrebbe spiegare, ad esempio, perché un evento traumatico che ha coinvolto un antenato continua a influenzare la famiglia molte generazioni dopo. Lo studio fornisce un’evidenza della cosiddetta Eredità Epigenetica Transgenerazionale. Si tratta di una condizione in cui l’ambiente esterno influenza la genetica di un individuo, modificandone il Dna, rendendo l’esperienza ereditabile.
     
    Addestrando dei topolini ad evitare un certo odore si è potuto dimostrare che anche i nipoti di questi continuano ad evitare lo stesso odore, anche se nessuno li ha addestrati a farlo. L’addestramento dei nonni s’imprime sul Dna dello sperma, quindi il comportamento passa alle generazioni successive. Il problema principale risiede nella mancanza di consapevolezza da parte della progenie. Abbiamo dimostrato infatti, che l’essere eredita un’informazione, ma non ne ha consapevolezza fino a che non si attiva un fattore scatenante, e solo da quel momento nasce nell’individuo ha coscienza di quella memoria. Il Trigger Awareness o fattore di attivazione della coscienza può essere indotto con molteplici espedienti, ma tutti, in qualche modo, devono richiamare i momenti chiave dello sviluppo della memoria del progenitore.
     
    Nel caso dell’esperimento condotto sui topi, la progenie ignora di avere una determinata conoscenza fino a quando l’odore ne attiva il ricordo. Ma per un essere umano, la questione si complica a causa della complessità di eventi a cui è sottoposto e dalla sua elevata capacità di elaborarli. Individui diversi possono elaborare una determinata circostanza in svariati modi opponendo azioni diverse. Per replicare la conoscenza in modo efficace si rende quindi necessario determinare una sequenza di Trigger Awareness molto più elaborata. A tal proposito il software realizzato dalla nostra squadra di esperti può determinare i cosiddetti Key Trigger (Eventi chiave).
     
    Il complesso modello matematico sviluppato è in grado di simulare, con un buon livello di precisione, il livello evolutivo che la mente umana raggiungerà, se sottoposto ad una determinata sequenza di Eventi chiave.”


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