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  • Leibiniz, l'informatico del '600 – '700 secondo me


    Massimiliano Lanza

    Inizia a scrivere la tua storia..

    “SLIDING DOORS, LA FILOSOFIA DI LEIBNIZ SECONDO VOI”

     

    Titolo: "Leibiniz, l'informatico del '600 – '700 secondo me"

     

    scadenza 20/12/2019

     

    Capitolo I: Leibiniz si presenta

     

    Ciao a tutti,

    Sono Gottfried Wihelm Leibniz, l'antesignano della scienza del futuro, l'informatica! Io sono un autodidatta, mi sono accostato alla biblioteca di mio Padre, poi ho studiato filosofia, diritto, matematica a Lipsia e a Jena, ho discusso la tesi a carattere logico-matematico. A me non interessava insegnare nelle università, m’interessava la vita di corte e mi piaceva l'organizzazione del sapere.

    Nel 1668 mi sono dato alla politica diventando consigliere dell'elettore di Magonza, Giovanni Filippo Schonborn. Dopo essere stato in diverse corti, sempre pensando alla logica e alla matematica, sono entrato in contatto con Pietro il Grande e con Eugenio di Savoia, anche se m’importava fondare delle accademie e così avvenne: nel 1700 ho fondato l’Accademia delle scienze di Berlino (anche se non si poteva sempre parlare di scienza vera e propria, ma ho fatto del mio meglio!).

    Oltre a tutto ciò ho attraversato l'Europa, ho scoperto il calcolo infinitesimale e tanti altri tipi di calcoli, ho collaborato e litigato con Newton, sono morto ad Amburgo ed ora vi parlo dal "paradiso dei filosofi"; anzi, un illuminista nel paradiso cristiano è un po' insolito, non vi pare? Sono sepolto in una Chiesa luterana, con Gesù che mi rimprovera il fatto d’essere illuminista, ma elogia che, grazie a me, l'umanità verso il progresso: ha pensato a me, forse il buon Dio crea alcune persone appositamente, ma è Lui che decide, io ne sono onorato!

    Ho conosciuto tanti matematici e scienziati: Arnauld, Melebranche, Huygens, Newton, Spinoza, Samule Clarke e l'italiano (vostro connazionale) Antonio Muratori.

     

    Capitolo II: La logica secondo Gottfried Wihelm

    Quand'ero giovane mi interessai di logica, avevo vent'anni nel 1666 e scrissi la Dissertatio de arte Combinatoria. Mi ispirai ad un certo Hobbes e studiai la logica obiettivamente. Le operazioni mentali per me erano una sorta di calcolus ratiocinator. La parte più interessante che studiai (ma ioo ero non privo di ingenuità, la dedicai alla logica simbolica (ma perché dovetti affrontare argomenti così difficili o cercarmi guai?). L'ingenuità mia stette nel fatto ce io facevo coincidere verità con correttezza dal punto di vista di quest'ultima (ma che caspita di ragionamenti facevo?). Per me lòe affermazioni diventavano vere solo quando erano formalmente corrette (sembro un giurista, un burocrate, certo un matematico più che un filosofo). I posteri dicono che avessi inaugurato il trionfo della sintassi sulla semantica, che gli amici positivisti se ne appropriarono. I posteri dicono che la grammatica viene insegnata sulla base dei miei modelli, insomma anche la grammatica italiana o tedesca, è pura logica e matematica! I cari posteri, da me, hanno inventato l'informatica, con frasi senza senso ma architetture informatiche sensate.

    Ero convinto che si potesse creare un linguaggio universale e necessario semplicemente combinando dei simboli, sul significato dei quali vi doveva essere un consenso preventivo. Il mio amico Hobbes sì che la sapeva lunga, ma per me ragionare è calcolare, ovvero i concetti possono essere sostituiti dai simboli, più facile, apparentemente, vi pare? Cari miei lettori, non c'è più bisogno di usare frasi auliche e solenni, frasi prolisse, lunghe discussioni: gli esseri umani possono parlare anche con simboli, cosa che oggi miei uomini e donne del futuro, utilizzate con Tablet, Pc e Smartphone.

    Capitolo III: Un linguaggio universale della scienza

    Un linguaggio universale della scienza

    Nella prima fase della sua vita convinto che molte cose si sarebbero risolte con il buon senso, ma non era così; ideai un linguaggio universale per le scienze, sempre basato su simboli, che i miei amici studiosi chiamarono "pasigrafia": nella mia epoca, nel Settecento, voleva dire che un sistema di segni convenzionali, universali per tutti, potevano essere compresi da persone di lingua diversa, ma ciò, secondo me è mera utopia. La cosa compleassa era quella di stabilire corrispondenze tra le parole di una data lingua e dei simboli leggibili nella lingua propria. A tal proposito voglio vedere che cosa farete voi, miei cari lettori!

    I numeri arabi, che ognuno legge nella propria lingua, sono un qualcosa che rappresenta quanto vio ho detto. I missionari Gesuiti cattolici che si recavano in Cina e Giappone, ritenevano (azzardandosi) che i simboli di tali lingue potessero essere imparati e utilizzati come linguaggio comune dalla popolazione mondiale. A proposito di "pasigrafia" i miei posteri inventarono l'alfabeto morse e il telegrafo, inventarono i segnali stradali e il linguaggio dei segni per i sordomuti. Non so spiegare tali fenomeni perché li ho solo previsti, anzi visti “dall'alto”.

    Nel 1714 scrissi la Monadologia, in cui capiie che la logica non poteva spiegare tutti gli eventi ricchidi contraddizioni, cioè eventi che una spiegazione logica o una giustificazione non ce l'hanno.

    Capitolo IV: La natura analitica delle proposizioni

    Cari amici, se volete capire la mia “logica”, dovete comprendere e studiare l'analisi logica, focalizzandovi su Soggetto, Predicato Verbale e Complemento oggetto.

    I miei amici scienziati hanno poi inventato e studiato i predicati: essi ci dicono ciò che è vero e ciò che non è vero: in questo modo è facile, tutti possono capire una procedura scientifica di tale portata, non è più logica, ma di nuovo buon senso, verità e giustizia. Per me l'analisi logica è pura matematica, sono algoritmi, come spiegava un mio antenato-scienziato di nome Euclide.

    La matematica è commensurabile, Dio no, è incommensurabile. Studiate e capirete, leggere e capirete, pregate e capirete.

    Dicono che anche il mio amico Cartesio abbia usato il mio metodo, ma no, forse no, lui era per Cogito Ergo Sum.

    Cambiando discorso sempre su Cartesio, si può considerare, come il mio collega rifiutava il concetto di materia “viva”, perché significava che fosse magica! Ciò significa che la legge della gravitazione universale di Newton sia magia? Non credo proprio. E lui lo sapeva!



     

     

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