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  • Clara cerca Clara. Capitolo 1: fermata per l'Inferno


    Toddarts

    CAPITOLO 1:

    FERMATA PER L’INFERNO

     

     

    Faceva caldo dentro di sé. Talmente caldo, anche nel pieno cuore di Novembre, che Clara non si accorse minimamente di essersi sfilata la sciarpa e degli sguardi d’irriverente e sdegnosa curiosità degli altri alla fermata del bus. O forse lo sapeva, ma non voleva guardare.

       Un po’ come nei suoi ricordi travagliati di una infanzia ben presa da mirabolanti e terrificanti fantasie come il classico Mostro nell’armadio; i suoi occhi puntati verso il basso; le sue braccia tremanti ad afferrare la densa coperta presto calata addosso come un mantello protettivo.

       Ignorando allo stesso modo il Mostro adesso tramutato negli sguardi altrui, rapidamente la ragazza si levò anche il cappotto logoro, dandosi aria con le mani, sperando che ciò potesse perlomeno esserle sufficiente ad evitare un conato in pubblica piazza…

     

       … Ma fu lì, proprio lì, che purtroppo la udì: Elisabetta Maffia.

       «Quella è proprio strana, non trovi? Fa un freddo boia e si toglie tutto.»

       Il commento di Nadia Lombrini non fu di certo, però, in miglior modo simpatico in sua replica: «Forse vuol far colpo su Paolo… Ma a Paolo piace la carne, fino a un certo limite!»

       Elisabetta parve annuire, ancora sorridendo. La solita smorfia mista a compiacimento e pena. O disgusto. O semplice ignoranza giovanile sempre e comunque tollerata e resa innocente dall’età. «Paolo non si metterebbe MAI con una cicciona così. Forse qualcuno glielo dovrebbe dire che quella gli fa il filo… Poveretto…»

       «Sono solo ragazzate», aveva commentato qualche giorno prima un tale di nome Augusto Solemi – un certo Signor Preside di una scuola non molto limitrofa ma comunque a pochi chilometri di distanza – riferendosi a un caso di bullismo psicologico ai danni di un alunno delle classi di Quinta Elementare. E aggiungendo: «Bullismo psicologico? Andiamo: adesso state un tantino esagerando e ingigantendo la situazione… Non vi sembra davvero una esagerazione? Il bullismo non è da prendere sottogamba, ma non per forza ogni burla forse un po’ protratta dev’essere per forza di cose chiamata bullismo! Non siete mai stati ragazzi, voi? Sono sicuro di sì. E sono anche più che sicuro di un’altra cosa: avete fatto peggio di questo ragazzino, ma fare la parte degli accusatori piace a chiunque; specialmente se si può guadagnare qualcosina in notorietà e media.

       «Parlerò con i genitori di Luca – su questo non c’è alcun dubbio in merito – ma sono sicurissimo che in parte abbiano già provveduto a placare suo figlio. Del resto non possiamo mai prevedere chi ci troviamo di fronte e che molte persone siano un po’ suscettibile per un nonnulla.»

       La liceale aveva commentato con un brontolio, spegnendo il televisore e sua madre aveva alzato le spalle, commentando in tono contrito. Una bella farsa, se le vittime di bullismo erano i figli degli altri.

       Ma Clara era davvero stata dispiaciuta di aver udito una simile risposta. E da parte di un Preside, per giunta.

     

     

       La vittima si chiamava Vincenzo Loschi. A quanto avevano discusso nei giorni precedenti le svariate emittenti locali, quel tale Luca Bertielli era stato accusato di una serie incalcolabile ma sovente di furti di biro e oggetti vari dallo zaino del compagno di banco, avergli più volte soffiato la merenda e il pranzo e averlo lasciato a stomaco vuoto («se lo dici ai tuoi ti gonfio di botte come fa mio padre al pugilato; io so come si fa e so dove tiene nascosti i guantoni», era scritto nella denuncia – secondo ciò che aveva rivelato Vincenzo ai genitori, all’ennesimo rifiuto di tornare a scuola e vuotando finalmente il sacco sul perché), e tante altre cose che… tanto son solo ragazzate.

       Salvo poi due giorni prima, quando il Canale Regionale 18 aveva intervistato la famiglia della parte illesa, e nel vero senso della parola: qualcuno aveva effettivamente colpito il bambino alla guancia destra, rendendogliela in breve nera nera.

       «Si è colpito da solo» Enrico Bertielli, padre di Luca, ci aveva fatto su una risata, scatenando diverse reazioni di sdegno negli spettatori serali. «Io nascondo bene la mia roba; a meno che i miei guantoni non abbiano per magia fabbricato da sé delle gambe per correre.

       «Le accuse su mio figlio sono a dir poco scandalose e – credete pure a me – se Luca rischierà l’anno a causa di questa pagliacciata io vi faccio chiudere l’Istituto per diffamazione.»

       «Intanto mio figlio si trova con questo occhio nero! Colpito da solo? Se non lei non sa educare suo figlio – e forse da come parla si capisce anche da chi abbia imparato a fare lo spaccone – noi non meritiamo di portare i nostri in una classe del genere! E non è la prima volta che suo figlio viene accusato di molestie!»

       Al commento di Irene Costa, quella di Enrico era stata oltre a un colpo agli occhi: «Molestie? Addirittura? Guardate troppi film americani. Ad ogni modo rigiro la frittata, visto che a voi piace tanto farlo: se lei, Signora Irene, non ha mai spiegato a suo figlio che dire falsa testimonianza è un reato pari agli altri, e non sa rendersi conto che è un autolesionista, quello che dovrebbe lasciare la scuola e finire in una clinica di recupero è il suo. E con questo ho detto tutto; se non vi spiace avrei da andare a lavoro, giusto per rendermi utile.»

     

     

    *

     

          «Ehy, cicciona! Non avrai mica intenzione di fare lo spogliarello, eh? Ho mangiato da poco e non mi va di vomitare» Nadia le si piazzò davanti. Dietro di lei qualcuno rise.

       Clara masticò l’ennesima gomma, inspirò e non rispose come al suo solito.

     

     

       Il pullman finalmente arrivò.

       Purtroppo. O per fortuna.

     

     

    (Note autrice: esperimento tutelato su Patamu; codice di deposito: 96966

    Tutti i diritti riservati.

     

    ***Storia a più capitoli e in corso.)

     

     

     


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