Vai al contenuto
  • TRE CANZONI PER TE


    Domenico De Ferraro

    DI: DOMENICO DE FERRARO

     

    LA CANZONE DI ROSA

     

     

    Una volta lassù  nel prato della mia giovinezza  vidi correre una ragazza nel vento del mattino. Ella  si muoveva nell’erba alta ondulante  nel vento .Il suo sorriso splendeva  con i raggi del  sole in  mille  mie visioni . E la grazia   sorgeva dalla terra ed il  mondo era piccolo come l’occhio di un dio morente nei  miei ricordi.

    Era cosi giovane e  bella , sembrava una rosa appena sbocciata  dondolante  nel vento degli eventi  e dove andai in seguito  portai con me il  ricordo  del suo   bel viso,   simile ad rosa  rossa ,  matura,  dagli occhi verdi come il mare in primavera.

     

    E la sua gioia era tanta ,  l’anima sua annegava nell’amore dei suoi anni ,  andava come una vela dispersa in mezzo al mare,  si muoveva  perduta in mille avventure e mille viaggi . Giunse cosi  ad Ischia un bel giorno con i suoi anni  ed i suoi occhi sempre verdi  fece innamorare un  vecchio marinaio ,  il contadino e l’ortolano ,  tutti s’innamorarono di  lei in quel giorno benedetto.  Rosa di marzo,  sogno di una generazione  fuggita via . L’immagino  oggi , salire ancora  tra l’erba alta del monte Epomeo , correre   a perdifiato  verso la  bassa collina delle croce .

     

    Ed un ragazzo gli disse ti vorrei amare

    E lei fu turbato dal suo sguardo

    Rispose che non aveva tempo per l’amore carnale

    non gli interessava . Che era tardi è  la sera stava per giungere ,

    come una serranda  che viene calata su negozio degli alimentari.

    Il ragazzo gli disse : Io  voglio il tuo frutto

    Ed ella : Non per dire sono il senso di questa canzone

    Abbassati,  lasciati baciare

    Ma lei si tirò  di nuovo indietro e lasciò  il ragazzo in mezzo all’erba con il suo cuore a pezzi.

     

    Rosa della mia giovinezza ,  rosa circondata di molti versi  primaverili  , rime  elette  a grandi imprese,  ora tutto scorre e perduto sono nel bel canto dei morti che vanno lungo le coste deserte . E sono di nuovo  li dove nacque questa storia , questo amore bandito  , beato  nella mia sorte di uomo di mezz’età ,  con il mio  credo ed  il mio essere  in altre storie.  Io,  signore di molti canti e di molte rime  con le  prime  e le  seconde  , sono sotto la panca a capire il canto e l’inganno .

     

    E il rude ragazzo  da solo , colse fiori  per  il prato,  da solo li colse in fretta , mano nella mano ad un ricordo ,  mano nella mano di un fantasma.  Ed il suo  amore  , volò  via  nel vento della sua giovinezza. Ora  oggi , egli ritorna ancora  oltre ogni intendimento,  nella morte e nella vita di un amore ,  nato  per caso là  sul bel colle delle croci.

     

     

     

     

     

     

     

    IL CANTO DEL TOPO

     

     

     

    Io sono il cantante ambulante che va  per contrade  deserte , per strade cantando il mondo di una volta .  Sono il sogno perduto di un  amore  svanito nella volontà di rinascere  che vola alto come  un airone libero in arie  e melodie.   Sono  sempre al fine dal capire , chi sono , dove mai il mio andare avrà fine  e le molte rime fanno feste intorno alla mia voglia di viaggiare ancora . Sono il cantore che ha  venduto il suo amore ,  caduto là  nel suo  inferno.  Tra la morte gente,  ho cantato una dolce nenia,  ed il mondo non mi conosce ed io non conosco loro ed io  sono l’amore e la morte,  sono l’atto filologico che si tramuta in un verso ,  sono il principio di questa storia che esulta nel suo vivere e nel capire cosa sta accadendo.  Sono l’amore di molta gente , il canto di un cantore  viandante per strade solitarie.  In questa città,  fatico e  non so chi sono ,  tutto ciò mi ferisce   come i molluschi venduti al mercato del pesce , come il canto delle donne vendute  , dolce  corona  di spine intorno al capo del redentore.

     

    Questo sono io il cantore dall’animo sereno,  un acchiapparatti che va cantando la morte di molta gente e di molte donne , questo sono io il cantore  morto e risorto tornato  dopo le tante rime dette  nella confusione di molti versi , simili ad altri ,  sono il bel canto , la colpa commessa , il senso di essere questa poesia innocente.

     

    Ma cosa ho guadagnato da tanto  amore e tale  cantare ,  la mia gola vorrebbe altra acquavite per placare la sete delle mie passioni e sono innocente  del mio creare ,  come  in ogni  vita che ho vissuto ,  sono non sono ,  sempre ad un passo  dal capire me stesso .

     

     

     

     

     

    IL CANTORE

     

     

    Oltre questo canto ,  oltre questa porta,  viaggio nell’immaginario . Sento le  tante voce dei sofferenti , sopra  questo ponte,   mille persone  lo passano. Ascolto  questa voce  echeggiare  nel grigio pomeriggio , ascolto  questo grido  ,  corro  a più non posso attraverso il ponte delle mie  passioni, oltre  il ponte dei miei ricordi.  Ed oltre andremo,  ci perderemo in un'altra canzone e saremo come figlio e padre , signore del mio  vivere.  Fu il presidente  a dire che il mondo andava guarito,  sanato da tanto male e la donna si diede da fare a pulire la sua piccola casa, la pulì da cima a fondo per paura di contagiarsi dall’ amore che non aveva nome.  Ed era inutile ritornare indietro , ritornare a cosa fummo  ,  immaginai tanta gente , senza testa e coda. Ed  in una notte  solitaria noi ritornammo ad ascoltare  il canto della locomotiva.

     

    Ora in questo amore,  ho sepolto il  mio cuore,  lo sepolto sotto l’albero dei miei anni verdi , tra l’intendere ed il mio dire , nel ridere e passare ad altre elocuzioni,  emozioni di marzo. Ed il cielo è ricco di astri di cui non conosciamo il nome ed lo  canto,  lo sento correre per vie deserte , dove un tempo di bocca in bocca s’udiva l’amore della propria terra ed il mare ed altri mondi possibili , sono il sorriso di me stesso  in mezzo a questo pomeriggio.

     

    Il cantore strinse a se il suo amore ed il suo canto prese forma attraverso il senso ed il sesso , toccò  le corde del suo destino , salto , si fece audace più audace della tigre tra lo sguardo delle belle donne invitate al ballo di marzo. La sedute accanto  al prode presidente della nostra grande nazione. Al presidente piacque tanto quel canto che ordinò   fosse ascoltato da tutto il popolo , da tutti  gli uomini, fino ai confini della terra.

     

    Come l’uccello che dimora in mezzo ai rami degli alberi del bel bosco il cantore continuò cosi  a cantare il suo amore ed il mare aveva un nome e la vita un'altra storia da raccontare .  Ed io canto  il mio amore , lo canto dal ramo più alto , con la mia gola arsa dalle fiamme dell’inferno.  Allora alzo la coppa del vincitore e bevo ,  bevo alla vita che mi disseta  nel  tempo trascorso  , bevo il vivere  bevo il bene ed il male e sono ubriaco di molti versi e di molte storie.  E ringrazio Iddio della sua misericordia con fervore per avermi donato questa  voce ,  di aver placato per un momento  la mia sete  d’amore .  


    Libro Collegato: Capitolo Precedente: Capitolo Successivo:


    Feedback utente

    Commenti raccomandati

    Non ci sono commenti da visualizzare.



    Per favore accedi per lasciare un commento

    Potrai inserire un commento dopo aver effettuato l'accesso.



    Accedi Ora

×