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  • QUANDO LA MIA VITA SI AGITA


    Domenico De Ferraro

    QUANDO LA MIA  VITA  SI AGITA

    di dino de ferraro

     

     

    Quando la  mia vita   si agita , la  barca  miei dei sogni ,  balla  in mezzo al mare   dei  miei ricordi ,  nell’ardore di un tempo trascorso  ,  tra   mille idiomi stranieri  che nascono dalla  mia anima , mi trascinano  verso il fondo di me stesso.  Verso  un nuovo canto   , ove  nulla è  dolce  come il viaggio  .  Vedo,  seduta  in macchina la signorina mentre  si sbottona  la camicetta , lascia scivolare   la gonna a scacchi ,  pronta a cadere nel vuoto delle parole , tra le braccia del suo ragazzo.  La vita si confonde nella verità conquistata, ed io  rinasco dall’ossesso del canto  nella sorte , seguo  il passo   è  tutto il mondo dorme  in  questo suono  che sale  dal corpo di Napoli  ,  vecchie canzoni,  s’alzano in volo e vanno verso la marina.  Verso Mergellina nella ragione di molte donne e molti uomini  dopo   mesi e mesi , dalla quarantena  , rinascono   dal  grembo  di un amore disperato  .

     

    Sento cantare  il mare,   muoversi  le  sue onde , condurmi    verso  l’indomani  ,  verso   una promessa che passa e mi  lascia solo con le mie rime , con  mille promesse fatte nel giardino della regina  , tra mille stornelli  e  canzoni d’amore  . Rime che   vanno per il  cielo , vanno verso Posillipo,  verso Marechiaro,  verso piazza plebiscito,  si muovono tra la folla imbavagliata ,  come fossero  dromedari alati , mentre  tutti , fuggono dal virus  ,  fuggono dal contagio   , dal  gioco delle tre carte , dalla voglia di dire e fermarsi per un attimo a  pigliarsi un caffè  al bar.

     

     

    Fresca e rossa,  questa  giovane rosa , dai teneri boccioli  , mi  sboccia in seno  ,  sembra   la pianta dei miracoli che s’arrampica, verso il cielo , verso paradisi artificiali  ed  ogni cosa ed ogni passione , arde  nel suo  acerbo corpo , nella  sua  giovane voglia,  nella fresca estate che avanza. Ed  il  bel  mattino  evade in  un canto che s’apre a mille intendimenti e  mille sentimenti  . Ed io mi preparo ad una  nuova guerra, una dura battaglia  che non avrà  mai fine. Mi preparo ad una lenta rinascita   con  le mie  rime , in  altre illusioni ,  nella ricerca del senso delle mie canzoni . Nella  mia triste  poesia,  fiore appassito, immagini  d’altri tempi , appuntiti come una freccia scoccata  da un cherubino  dietro un cespuglio di rose selvatiche.  

     

    Sono solo  , sotto questo cielo con le mani in tasca,  cammino di fretta verso la marina,  fumando una sigaretta , fumando la mia vita ,  in compagnia di  mille note  che raccolgo strada facendo. E sono l’amore  che incontro strada facendo , con  il mio  triste  verso insito  nel mio silenzio ,  sono me stesso che aspira  ad essere poesia  , cantante,  musico,  trapezista in bilico  sul filo della memoria . Lassù  vado  con il mio Dio  fatto di nuvole  e vento  , con  il mio spirito che s’innalza,  verso  altri intendimenti e mille interrogativi . Nella ricerca di una breve  felicita,  nella  suadente sera tra i vicoli e lupanari , affamato di sesso e di rose rosse da portare alla mia bella.

     

    Rosella di maggio , io ragiono intorno al tuo nome   con coraggio , sono sul punto dal passare in altre dimensioni  , nel bel verso di un amore speso ,  con tante domande pronte a essere gettate nel fosso  delle mie domande. E si canta , mentre il vento passa e  mi porta con esso,  verso piazza dei martiri , tra i due leoni , mi sento  l’unico uomo di questo mondo. Corro , lungo le strade della città  deserta come fosse  ieri , come fossi uscito  oggi dall’ospedale verso un ora tardi , con il mio pigiama sporco sotto l’ascella. E  sono contento di essere sfuggito al  male   , di aver rivisto la mia città  ancora una volta,  come tanti anni fa , come l’ultima volta che ho girato lo sguardo verso la mia felicità .  Verso il mare della mia  giovinezza . Ho rivisto in alto  la luna, splendere  sopra la montagna , mi son detto : come sei  bella santa lucia , santa lucia lontana .

     

    Il tempo è passato mi ha donato,  questo amore,  questo passato fatto di versi,  intriso di tante illusioni , che s’intrecciano nell’idioma asettico  ,logorati  dalla logica di una sottrazioni di frasi scurrili . Ed io sono qui che mi struggo nel canto del meriggio,  ragiono  sulla vergine sull’immagine  di una città  che s’avvolge di luce e di sofferenze,  nell’incanto di un vivere che trascina questa vita fatta a regola d’arte,  fatto di tanti voli nel cielo sparsi  nell’aria come fossero uccelli migratori, come fosse una malattia che mina l’anima. Ed il contagio di una ragione illogica,  figlia della mite illusione di dover continuare a cantare sotto le stelle a sera vicino al mare di Napoli con l’anima stracco,  colmo di tante meraviglie con gli occhi pieni di lacrime ,  la gola arsa dalle fiamme di una passione , lacerato dall’ululato di un licantropo ululato che spaventa lungo la via di ritorno . Dolce il vento passa le barche fuggono verso l’orizzonte,  le vorrei inseguirle con la mano,  prenderle,  afferrarle come fossi  un dio dei mari che rema contro corrente nella fosca notte. Sotto Posillipo si sentono le voci e chitarre , s’alzano in coro ad una ,una , nell’impeto di miti canti antichi,  mite sirene affiorate  sopra il pelo dell’acqua . Maria non stare  in  pensiero  per me . Dormi Maria , dormi sotto le stelle dell’estate che s’affaccia svestita  e ci porta lontano , oltre questo dolore.

     

     


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