Vai al contenuto
  • LA TOPICA


    Domenico De Ferraro

    LA TOPICA

    Una cosa è certa che chi conosce la topica  , campa cent’anni e si potrebbe dire che  credere nella sopravvivenza,  sia il succo del discorso , poiché la speranza è un pezzo di strada , fatto insieme . E la speranza , rimarrà sempre tale,  in quanto chi ha sempre mangiato  formaggio , non ha nulla da temere. Tutto è  dato per scontato , certo nella logica dei fatti , precostituiti ad immagine di una divinità organica che concentra in se il dato di fatto come espressione del vero t’induce  a farti  crescere la barba  per essere simile ad un moderno profeta metropolitano . Una distopia  , una questione che persegue  una proposta ignobile , certo la sposa era assai  pelosa , mentre la giostra continuava a girare  nel paese della  meraviglia  al suono di mille campanelli.

     

    Ed il signor Topo continuò a  sognare  giorni migliori,  sognava  una casa tutta sua , di fare un viaggio nelle indie in cerca del per se ,  un lago dove poter fare il bagno.

    Le varie ricerche ontologiche  che il signor Topo aveva condiviso con il signor Gatto  non avevano  cambiato il contenuto programmato della sua  ricerca etimologica  , incentrata sul discorrere  di idiomi , ed idiozie varie che trascendono  la volontà di azione. In questo concetto linguistico , riassumente  il senso della storia , vengono  rimandate varie,  domande insite nel discorso filologico.

    Un programma serio,  fatto ad immagine della stessa ragione pura  che noi desumiamo sia il senso della partecipazione omologata all’ inchiesta , intrapresa nel comprendere il concetto come oggetto e soggetto. Una qualsiasi  topica, un argomento che riassume ogni argomentazione insita nel discorso,  intrapreso come forma  tipica come soggetto ed oggetto , sintesi di una realtà individuale che rappresenta il nesso logico del divenire come azione.

     

    Ma spesso volte la vita ti passa accanto  , senza neppure guardati in faccia , passa con tutte le  sue passione , che appassiscono    come fiori  , in vecchie memorie che viaggiano sopra  un mare che si agita all’interno della coscienza , che ti conduce verso  nuove avventure metafisiche,  oltre ogni intendimenti ed ogni personale comprensione , per finire   in fondo all’illusione dell’essere .  Cosi fermo sotto la pensilina il signor Topo ,  aspetta  passi  l’autobus che lo  porterà lontano,  da quello che teme  , da quello che sogna  o  spera  di afferrare,  nell’attimo illogico di una realtà mutevole , nella sua forma grammaticale , migrante ,  sgranocchiante, crocchiante , nell’eco di una libertà trascendentale   . Uno spazio virtuale ove  hai la possibilità di incontrare  i   mostri dell’apocalisse ,  trasformati in idee sibilline  . E con lo sguardo svanito di che non ha più nulla da dire, vedrai  l’amore e la morte,   venirti incontro nella logica dei fatti presunti,  compromessi nel nesso licenzioso , senza pubblicità,  senza ancore , simili a  nave alla deriva ,  con lo stesso viso  della  stessa medaglia di un vivere trascorso nel peccato venereo.

    Come poter giustificare , tutto il  male che aspira ad essere se stesso in  questo barlume di coscienza , orgiastica, tale d’afferrare  la sua comprensione organica , nell’idea insita nell’ immagine di una realtà in movimento.  

     

    Finirai per farti male, ed essere bollato come beato ,  da molti  perseguitati come ieri . Anche oggi non hai steso i panni ad asciugare,  fuori al balcone,  difronte  la casa del professore .

     Alcuni  ragazzini , giocano  sotto la sua finestra , si  sbaciucchiano,  negli occhi luccica  la loro  giovinezza,  scorre la bellezza dell’adolescenza  che  illumina  i molti pensieri  stesi al sole.

    Sarebbe stato bello,  seguire  il traffico,  ma sono le nove e senza mutande si avvia un  signore per strada,  urlando ai quattro venti la propria follia. Nell’incoscienza dei fatti in molti , sono rimasti a guardare , sperare , tutto passasse inosservato. Che tutto fosse preso alla leggera   come un pennello sopra una tela ,  tratteggiante una riga ,  nel  risvolto della  medaglia , lasciata appesa al petto del vecchio soldato in posa nella foto .

     

    Prendere per i fondelli questo paradigma filosofico e come osservare se stessi , mentre tutto passa e spassa , qualcuno  sposta i mobili di casa , sposta la  statua del santo , spera tutto passi in fretta,  che arrivi presto  l’ autobus delle sette per andare a lavoro.

    Qualcun altro è pronto a  gridare  di lasciare perdere il giudizio storico.

     

    Poi sei arrivato tu , con tutti i tuoi timori, le speranze,  le mistiche delusioni , che si confondono nell’ipocrisia dei sensi , nello scorrere degli atti mistici,  di un mondo  in declino,  tali da   sembrare fuochi d’artifici ,  espressioni dialettali che hanno una loro ragione dialettica. E non c’è nulla di normale,  nulla di serio, ogni cosa,  ha  lo stesso peso utopico,  che funge da esempio,  per chi non crede in se stesso ,  molte volte espresso troppo in fretta camuffato da  rima caduta  nella trappola del ragno poetico.

     

    In fondo il Topo era un ladro di auto   che aveva compiuto  molte avventure ,  molti errori.  Tutti lo chiamavano l’uomo ragno , chi  Nembo kid  il quale  sapeva rubare con la gomma tra i denti , la valigia da viaggio  al viaggiatore , distratto sotto la metro,  mentre saluta la sua ragazza , mentre il mondo viaggia   verso altre epidemie ed altre esperienze , poche chiare che si scolorano nella speranza dell’essere uomini  o topi in preda alla paura di morire.  Il Topo  non era un pope,  neppure un ortodosso , convinto che essere musulmano  poteva essere una salvezza , una certezza che rimanda alla musica liturgica ove emerge il fatto  che siamo tutti uguali alla fine nel  giudizio estetico. L’immagine del tempo , scorre  dietro le spalle,  parla  della sua inquietudine,  dei suoi turbamenti di ladro poiché essere ladro,  significa essere soli in mezzo agli altri.  Significa essere Topi e come topo sei vittima  di  un sistema giuridico  che  spesso volte non conduce  a nulla di buono , se non a quella  esperienza interiore che apre , questa porta , verso un altro mondo. Saper parlare un'altra  lingua , ti da il diritto di comprendere l’altro,  ti da il mezzo che aziona il cervello,  che ti fa volare,  verso altre dimensioni , ed altre storie surreale ed il topo era cosciente che si può essere topi e persone perbene,  ma la svolta morale è  una certezza insignificante nel processo conoscitivo che rimanda ad una certezza,  poco conveniente che non adduce a nessun risultato metafisico . Poiché un argomento è una topica ed un topos è  il processo conoscitivo che riassume il nostro percorso poetico,  come principio e fine , come un volo pindarico  verso altre isole , ed altri pianeti , ove vivono altri esseri assai simili a noi . E tutti  hanno paura del topo che in noi , poiché rappresenta la coscienza storica , la  coscienza del male  che ti rende incompreso e perfino capace di finire  in galera per aver provato a rubare il santo Graal  al  diavolo in volo , verso Stoccolma.

     

    Certo la pigrizia,  inizia con una giornata di pioggia , con la sua bocca a forma di fragole di giardino,  con quella aria stralunata,  che rimette ogni peccato in gioco. Frutto di  tutta la bellezza,  di una città  in delirio , fatta ad immagine di una notte stellare che si rispecchia nel sogno di milioni di anime defunte .  Cosi  il topo  resta  accanto  al morto per ore seduto al  suo fianco in attesa tutto passi.

    Il male , ha una lingua gialla a volte  diventa verde come una pianticella, piccola  come un   bambino ,  cresce  con la vita , cresce  con il sapere che vive nell’ accento  linguistico della gente condotta all’obitorio. Contagiati ,  portati  per strada  selvagge e solitarie , dove si vende l’amore e la speranza dove  sono in tanti a  cantare vittoria  insieme alla signora trombetta  che con sua  figlia   cerca la pace dei sensi.

     

    Spesso  è  molto difficile capire il prossimo,  poiché c’è  sempre qualcuno dietro le spalle pronto a dirti addio  , qualcosa di dissimile che  aspetta che tu faccia l’errore di muoverti troppo in fretta. Un essere  troppo , diverso dall’essere  gatto o topo , volpe  con zampe lunghe come  le gambe del gigante delle favole. Ed il topo è morto ed risorto in un giorno qualsiasi  nella  speranza messianica annunciata al mondo intero,  mentre in molti,  continuano a  pensare d’ essere salvi  nella topica in un argomento utopico che conduce sempre vuoi o non vuoi ad una certa  felicità .


    Libro Collegato: Capitolo Precedente: Capitolo Successivo:


    Feedback utente

    Commenti raccomandati

    Non ci sono commenti da visualizzare.



    Crea un account o accedi per lasciare un commento

    Devi essere un utente per inserire un commento.

    Crea un account

    Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

    Registra un nuovo account

    Accedi

    Sei già registrato? Accedi qui.

    Accedi Ora

×