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  • LA BALLATA AL DOLCE PADRE


    Domenico De Ferraro

    LA BALLATA  AL DOLCE  PADRE

     

     

    Laudibus, qui res hominum ac deorum

    qui mare  ac terras variisque mundum temperat horis .

     

    Al padre che gli dei ,gli uomini,il mare,

    la terra ,il mondo regge nel mutare  delle stagioni.

     

    Canto padre   sostanza  del mio  essere  il   sofferto  mio passato.

    Canto padre,  l’amore che provo,  l’amore dannato,  il dolore che provo  nel mio  sognare ad occhi aperti .

    Dall’inizio di questa vita nata  dalla terra in cui sono cresciuto.   

    Amore  o morte  io  son  fatto,  padre della tua  stessa carne   ,padre degli uomini e delle donne , padre dell’eterno canto  che spinge il mondo a sperare.

    Padre dai molti visi e di molti nomi , che  ho amato  in silenzio.

    Padre morto in un giorno qualunque , ci hai abbandonato su questa madre  terra.

    Essere dalle tante vite ,  sorriso nascosto sotto i baffi  , mano tesa nel sogno che mi condusse  per terre  sconosciuti in  luoghi d’inenarrabile bellezza.

    Invincibile  sotto questo   cielo con la zappa in mano a spaccare le dure zolle  dei campi elisi .

     In questo mare  di immagini  , vivi  e trascendi me stesso , l’ immagine  di padre  e figlio in   ogni cosa , eterno immutabile, dolorosa esistenza  rinasci in me.

    Generato per creare e rinascere, origine di ogni cosa .

     Padre dal  buon nome.

    Eterno  essere  ,  stirpe della mia  gente .

     Intima espressione di ciò che sono  .

    Gentile anima  di un mondo nascosto in me .

    La tua storia passata è la  mia ,  mentre  continuo

    a lottare , a crescere  a sperare.

    Vivo   nel  percorrere

    le vie  impervie  di  questo mondo nel  ricordo

    di te che   mi  sollevi    verso il cielo stellato.

    Rammento le ore  passate  insieme in  discussioni interminabili

    Su cosa essere ,  non essere  per  ritornare  di nuovo a te.

     E mentre  cambiava   il mondo  ,  son diventato   a mia  volta padre .

     Figlio  un tempo ,  ignaro  del pericolo  che emerse  

    nelle mie  varie  tentazioni   di cui tu mi mettevi in guardia.

    Arrampicato   tra i rami dell’ albero  della vita

    oggi mangio i  suoi  frutti maturi .

    Forse divento  altro , tentenno  nel riconoscere

    il bene dal  male ,  perduto  in diverse culture e  intendimenti

    affronto  le correnti avverse in bilico  su questa  zattera di legno   navigo

    verso terre sconosciute in cerca di fortune  e  ricchezze.

    Verso una terra promessa  ove  condurre me , la mia famiglia  .

    E se potrei  ,scenderei  giù nell’Ade, per   riabbracciarti di nuovo.

    In questi  tristi giorni  in cui un terribile virus fa crescere il numero dei morti,  

    scrivo  ed    ascolto  battere il cuore  della città , ascolto il suo canto  di morte , il suo grido  di dolore.

    Dubbi  e  incertezze  provo  in questo  mio cammino irto e impervio

    Nella terribile sventura , nel vento della morte che soffia forte , nella disperata ricerca  d’una pace  comune .

    Ferito  sono   ed il pianto mio  copioso cade senza fine

    bagna la terra   su cui cammino  ,sanguino ,

    il mio verso  vacilla,  cresce, rinasce, ruggisce

    prende forma , diviene  una piccola  poesia in nome tuo.

    Ed il tempo curerà   l’animo dicevi  , addolcirà  il ricordo  dei nostri cari sepolti sulla calva collina del teschio.

    Solitario rimango  in attesa passi  questa pandemia  , passi  la morte e l’amore trionfi  nel  sacrificio dei tanti miei amici  ora  tra le braccia  della oscura sorte . 

    E nel  viaggio  della  mia  prima giovinezza

    nel  canto  della  primavera che avanza

    nella bellezza  delle canzoni   e nell’amore delle  fanciulle in fiore

    per  bacco ed Arianna  fu causa di quel maledetto tabacco

    tu cominciasti a tossire di notte.

    Io t’udivo  dal mio giaciglio  , percepivo   il tuo soffrire  , la tua mano  accarezzare il mio capo .

     Ora  la mia memoria è  il mio amore mi spinge verso te padre dei miei padri ,  padre  di molte vittorie , di tante sconfitte .

    Ed i miei errori sono tanti , quanti i chiodi infilati nella tua croce .   

     Questa canzone  canto per te , io  figlio  dell’umile grande  padre .

    Canto la  mia vita   quello che è  rimasto  dentro il mio  ricordo di te.   

    Momenti indimenticabili  e incancellabili.

    E Nulla ha veste  più bella , dell’orgoglio  quando   provo a rammentarti ,  mio eroe , mio capitano.

    Nei giorni infausti ,  la tua vita vissuta

    m’ infonde coraggio    all’animo mio  commosso.

     E ricordo  lo stanco tuo  aspetto , esule  di mille imprese  ,

    felice nei tuoi  pensieri a sera tra le braccia di nostro signore .

    Oggi io  canto te  padre  mio,  questo immenso  amore di figlio.

     

     

     


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