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  • CANZONE ALL’INIZIO DI SETTEMBRE


    Domenico De Ferraro

    CANZONE ALL’INIZIO DI SETTEMBRE

     

     

    All’inizio di settembre  dopo tanto patire  Marisa , ti trovasti in un bel posto per sognare ed io fui felice della tua  nuova vita . Del lungo viaggio  fatto , dentro questa esistenza , che rifiorisce  come un fiore selvatico.  Ti vidi volare   come un airone   nel vento ,  verso il mare dei ricordi, perduta  dove saltellano  i versi  nel canto . Nel mattino di questa vita , ebbi la certezza che  questo amore  non aveva  più lacrime da versare  .  

    Molte  erano scese,   fitte , goccia dopo goccia come fossero  lacrime di vetro pronte  a rompersi in mille pezzi.
    Cosi capii perché́ t'erano stati chiesti gli occhi in prestito per il loro particolare colore simile all'iride delle finestre.

    Compresi tutto ad un tratto  , cosa eravamo stati  insieme               nell’ intrigato germogliare  intorno all’albero della vita .

    Quasi mi  sembrò  quel sentimento , un serpente piumato ,  un mostro  dai mille occhi , dalle mille mani ,

    teso verso la città con i suoi dolori partoriti dal  ventre  delle muse che danzano sopra il manto stradale.

    Muse le  quale  non vogliono essere viste nude con la loro farfalla in  volo ,  libere sul prato dell’immaginazione.

    Molte di loro  dirette  verso la casa dei  satiri  , verso l’indefinito sistema che raccoglie il senso delle cose.
    Alla fine mi fu chiaro , perché́ quel gran parlare
    della tua bella conchiglia auricolare.

    Ora fai presto a venire che dobbiamo partire. Mi dicesti.

    Ed io risposi : Aspetta debbo  allacciarmi  le scarpe e cantare

    Fai presto  se parte questo treno,  perdo  tutto il mio  tempo

    Non dire scemenze c’è Crescenzo che ci attende

    Non posso essere circonciso ed incidere un disco

    Il senso del discorso non  chiude

    Sei fermo all’anno duemila

    Non voglio vendere questa anima al migliore offerente

    Fai come me vivi e lascia vivere

    Io voto chi voglio ,  poi  annego nel mio interloquire

    Sei fuori di testa  da tempo

    Credo  lo sono da quando,  decisi di  prendere la nave per le indie

    A bordo il comandante suonava il suo piano a poppa

    Che giorni

    Quante  vite  spese , verso l’avventura

    Quanta parole vendute troppo  in fretta

    Vorrei bere di nuovo ,  acqua dalla fonte della giovinezza

    Ti credi  sincero

    Non prendermi di petto

    Non rompo il silenzio

    Sei fuori di senno

    Sono dentro un giorno migliore


    Quanti contrasti , abbiamo attraversato  insieme, perché́ in quello che credevamo

    c'era tutta la nostra  educazione  la nostra  pazzia ,  i tuoi comportamenti e le reazioni contrarie
    le tue belle presenze , gli abbandoni
    le carezze in cambio delle tue carezze
     le scontrosità̀ , le irritazioni.

    Non ho rimorsi ,  sono  stata vera dentro e bella fuori

    Non voglio essere frainteso   e come non capire un accidente ed incollare un francobollo

    Non per nulla mi chiamano Brigitte Bardot
    C'era anche qualcuno che ti diceva " Signorina è tardi
    dobbiamo andare" tu dicevi "no io voglio ancora restare

    Sei  certo di quello che dici

    Era uno scherzo

    Era l’amore non marmellata

    Era dolce spalmarla su una fetta di pane secco

    Era come te e me nei giorni difficili

    Quanti ricordi e quanti dolori  abbiamo condiviso

    Il mio viso è l’espressione di un desiderio sbocciato in fretta

    Ed io sono la tua ispirazione ,   la tua  locomotiva

    Dai andremo per il mondo ancora  

    Per me è un viaggio verso l’infinito  
    Non sai  cosa avrei fatto per sentirmi un pò meno solo per dolcemente navigar sul dorso e sul tuo petto e fare una capriola
    che ribaltasse il cielo.

    Tante  passioni , tanta confusione , intanto tutto passa

    Se non passa chiamo il capostazione

    Ero certo che c’è l’avremmo fatta

    Ero una figura geometrica

    Un triangolo amoroso

    Non voglio essere incompreso   ma il tuo  vecchio amante mi era antipatico

    Non importa lo era anche a me

    Non guardo in fondo all’anima dell’invidia

    Io mi vesto

    Io  sono una capretta

    Bruchiamo l’erbetta in cima al monte  

    Non portare le pecore al pascolo , quando bazzica  il lupo

    La pazzia spesso  anima le canzoni di protesta 


    Guarda,  quanti  passeggeri in questo vagone ,  grappoli affannati
    d'uve segrete dalle pelli boriose e fini. Soli  per i prati di questo martirio,  in questa giostra di forme voraci , che cercano di afferrare la vita segreta  delle maschere.  Il  mondo  si è capovolto nell’indifferenza  , abbiamo dimenticato il vero volto di Dio .            Ed il mondo cadrà  come al solito   in bilico su un filo,  mentre i presidenti canteranno la loro canzone d’amore. L’Europa ,  un luogo dove vivere e portare le pecore al pascolo. Mentre  l’uomo nero  guarda il signore  dal buco della serratura ,  guarda il sedere  della donna seduta  sopra il suo cappello di paglia.
    Perché́ tu che ti senti , alle volte  parte di una mandria che pascola , che va per terre lontane per i prati celesti .  In gruppo   , andremo tutti,  dove spunta il sole , dove danzano queste idee,  dove la donna si lasciò andare , mesta nel suo eterno  femminio   in disordine  nell’essere misto alla lava del vulcano ,all’ immagine che si scioglie nello scorrere del tempo , nato dal ventre  del volgo.
     

    Ora  dimmi Marisa : Possa  partecipare ai rosei  tuoi selvaggi festini
    sotto  curvi cieli estivi che scendono
    come coperchi sul tetto bollente
     Posso venire a casa tua con i  miei freschi  pensieri mattutini                        

     che soffiano sotto i cuscini. E tu  m’assali
    con gli abbracci e le guance
    già̀  calde  come  all'equatore
    perché́ di te già̀   mi sono cibata  bellezza del mio tempo , nel calore che  ebbi bisogno ,  nell’orgoglio  del mio vivere distratto.  Mi sono sfamato  di Panem et  circenses ,  di viaggi ,  di tanti canti  per  comprendere  alfine questa civiltà inferma , la quale segue  inerme   questa estate che   muore lentamente sul tuo  piccolo seno.

     

     


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