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  • CANTO FUNEBRE DI CARNEVALE


    Domenico De Ferraro

    CANTO FUNEBRE DI CARNEVALE

     

     

     

    Il carrozzone  del  carnevale  va  lungo strade,  quasi deserte , rincorso da bande di monelli nel sole del mattino , con la gioia nel cuore ,  inseguito da una folla disordinata , mascherata   tutti diretti   verso la grande  montagna di fuoco , la quale potrebbe esplodere da un momento all’altro. Le note  nel vento,  mi riportano  a quando ero bambino, piccirillo  con lo mucco ò naso,  con gli schazzere dentro l’uocchio  ,  scherzi, schizzi e spruzzi,  miezza a via  impazza la follia . Lasso in  questa storia passo , penso all’amore passato ,  pian , pian  allontanatosi  da me, cresciuto  solitario  come una pianta di limone nel giardino del re del carnevale . Sulle note  di un canto funebre , viaggio nell’ aria limpida,   attraverso  mille immagini  attraverso la ragione , una fede millenaria  . Un immagine laica  simile ad  un aquilone ,  sfiora il sole ,  s’impenna nel cielo azzurro , di questo dolce mattino vicino al mare . Mattino di carnevale c’è brighella e pulcinella ,  si dividono un pezzo di mortadella,   in piazza mentre il mondo và avanti  ,  tutto è  cosi illogico  simile allo  sberleffo ,  l’incerta  pernacchia ,  flebile ,  s’ode , tetra  ed ironica lungo il vicolo.

     

    Qualche  orrenda  maschera  dal corpo deforme dalle mani callose ,  prova ad esprimere il suo dolore, il suo soffrire ,  la sua sorte. Si muove sopra un piccolo palco cerca i suoi compagni con lo sguardo , fa mosse , poi si riposa  , cerca di far ridere della sua triste  condizione,  sull’essere una maschera di cartapesta. Ed ogni scherzo vale,  se non mangi carne di cavallo,  se non mangi chiacchiere ed altre stupidaggine, la gioia  è  simile alla sorte di una vecchia maschera. Simile all’amore che   mi ha abbandonato ai  margine di una strada,  tra due donne d’indubbia fede cattolica. Se  fossi una maschera per d’avvero saprei recitare questa vita mia in modo assai migliore , saprei dire questo è  quello,  parlerei della morte della vita d’ognuno, di quanto  bene,  sento nel mio animo .  Parlerei dell’amore,   mentre volo e m’alzo da terra.  Poi ci si ritrova fuori al bar  mentre Pantalone tira fuori gli occhiali ,  l’inforca e recita la sua parte ,  la sua strana  storia d’impiegato. Una storia fatta di tante tragedie e di tanti svantaggi ,  di tanti sogni mai raggiunti.  . Buffo non  saper d’essere una maschera come tutti gli altri,  terribile dramma  la morte , la quale si avvicina sempre più e  cerca di portarti dentro un fosso,  nell’ossesso del sesso,  sofferto . Faccio un giro per strade solitarie,  vedo donne magnifiche,  vedo volare fiche nell’aria cupa del mattino . Mi sento piccolo come una ranocchia sopra  un filo d’erba . Mi sento bambino ,   vorrei abbracciare il cielo ed altre stelle.  Vorrei  mostrarti il  mio  corpo ,  l’altra faccia di giano bifronte.

     

    Un raggio di sole illumina la  mia  triste storia,  poi tutti insieme , dentro la metro,  andiamo ,  viaggiamo verso il paese dei balocchi . La metro   ci porterà verso un idea  felice , aggrappati ad  una bugia  dalle gambe lunghe . Insieme a pinocchio ed il grillo parlante  che la non smette di far moralista  mentre lucignolo tira  via dalla testa il parrucchino a mastro Geppetto .  Tutti ridono , tutti sono allegri i carri sfilano , passano per strade in festa , tra  mille amori  segreti  , baci , carezze,  erezioni ed emozioni,  passa questa vita ed difficile continuare a  non credere nell’amore. Un giungere in fondo al cuore ,  un stringersi nel freddo della sera, essere un  unico corpo , ci  ricorda della vita e dell’amore  di come si era ,come si è . Siamo  in tanti,  tutti in  maschere , alcuni  non hanno più nulla da dire , altri  vanno dove gli pare. E la sera regala tenere  emozioni ,  bevendo  vino,  ubriachi di parole  , cantare sotto le stelle . Attraverso il tempo anche noi siamo giunti dove tutto ha fine , dove tutto ha inizio,  dove questa storia buffa ci  ha resi maschere e spettatori di una tragica commedia.

     

    Siamo in tanti in piazza,   in tanti senza certezze  , senza cappello con un cuore fatto a pezzi  ed ecco pulcinella saltimbanco ,  bere  e ridere di se . 

    Pulcinella vedrai  la terra si ribellerà al male che ha  coltivato.

    Vedrai il mondo girare intorno ad un idea e sarai il signore dei tuoi sogni , sarai l’amore  hai sperato fosse.  Tutto scorre,  tutto cambia tutto è  un ilare  gioco , uno sberleffo un falsa mossa,  un rincorrersi per strade affollate ,  invase  di marionette con in capo uno strano turbante,  turbato dal caso,  turbato dall’amore morboso. Solo,  coperto da coriandoli , sotto un portico attendo la vita cambi viso  , cambi aspetto,  cambi abito,  poi rido come un matto e sono matto , sono  morto per amore e per diletto , recito la mia parte con pulcinella più ubriaco di arlecchino. E colombina la fa vedere a pantalone e gianduia ha un cuore di latte , Brighella   una storia da raccontare a tutti i bambini del mondo. Ma quel matto di mangiafuoco si è infuriato ed ha chiamato i carabinieri quelli con i pennacchi a sedare la folla e gli animi . A sedare questa follia del carnevale ed ogni scherzo vale . E  come ascoltare tre liriche al mercato dei cavalli ,tirare l’ orecchio  al cane, seguire  un concetto tutto incentrato sulla pace e la  differenza  di razza .

     

    La mia vita si nasconde dietro  una maschera grigia.  Racconta chi ero e cosa sono stato,  racconta delle mie passioni di quando girai il mondo a piedi . Quando andai in Africa poi a Gerusalemme poi la sorte mi spinse per laidi lidi ,  perduto  in un vicolo di Napoli cercai  di capire dove fossi finito,  mentre il mio cuore batteva   forte,  la sorte  mi prese  tra le sue braccia e mi cullò vicino al mare della mia infanzia . Ho vissuto   in  un  eterno canto  ,verso dopo verso , egli si spande   nell’aria e volo , volo   fino al domani  .  Ora  io muoio  nella mia puerile passione  , continuo a  vivere  di sogni , di amori incompresi , di storie assurde fatte a tegamino in  giorni belli e brutti che un dì  faranno ridere i ben pensanti. Ed  in molti  diventeranno  ,  strane maschere di se stessi ,grasse e mistiche  , interprete di  molte  vite ,  ora io   cammino  pensoso , appreso  questo corteo funebre, innocente in questo  vivace  canto carnevalesco.

     

     

     


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