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  • CANTO DELLA TRISTE MORTE


    Domenico De Ferraro

    CANTO  DELLA TRISTE MORTE

     

     

     

    Sono qui  con i miei canti ,  sento la  morte venire , andare  per  strade deserte ,  entrare  nelle  case,  negli  ospedali , dove ella giunge,  la gente  piange i propri cari  .   Come  un fuoco soffoca il respiro  ,  l’amore langue dentro le ossa impaurite   . La morte  balla sotto un freddo  cielo , vestita come fosse una regina e  ogni cosa  si trascende , si perde  nel ricordo di gioie perdute per sempre .  Il male  matura  dentro il corpo degli ammalati,  brucia le speranze ,  brucia l’esistenza . Poi  tutto svanisce in un attimo nel tempo di nostra vita .

     

    Ella avrà le mie  labbra,  il mio  essere per se , ed oltre nell’indefinito concepire e reprimere   ella sarà la signora del mio  tempo , la figlia , la madre di questo male che ho  coltivato in seno.

     

    Ella cerca la sintesi del giusto,  una bellezza che fiorisce dal male commesso , memore di  demoni antichi e dire illustri.  Tutto è nulla rimangono  folle   rime ed altre locuzioni  per condurre me  al patibolo . Ballo  sotto un  cupo cielo,  ballo con  la mia  vita , con il mio  credo il  vivere negletto,  ghettizzato nell’azione . Ed ella mi condurrà  , verso qualcosa d’indefinibile  , nell’incredibile verso in  altre dimensioni plastiche che si sommano strada facendo.  La morte è una cara signora , senza l’ombrello ,  balla  con me  sotto la pioggia , nuda .  Libera , ride  nel divenire  se stessa , nel condurmi  in  una sequenze di forme che generano la vita cosi come io  lo concepite.

     

    La morte viene sicura di se , con amabile sguardo,  con tante amiche come se fosse una cosa da nulla,  ti racconta la sua vita,  dei  suo passati amori .  Civetta,  fa le smorfie , cerca dentro me stesso la speranza  che mi sorregge  . La morte mi conquisterà e  sarà la  signore dei  giorni  legati al carro della sfortuna. Ed io    sarò  il  suo figlio prediletto ai piedi di una croce , sarò il  sasso  sul  sasso che adornerà la  mia tomba .  Ed in questo ballo  mi dirà tutto quello che non mi mai detto  :  sarai con me nella santa terra dei padri  a cercare funghi a cogliere fiori da regalare  alle giovinette  che vengono da laggiù . Sarai con me ed io sarò con te nella storia   della salvezza ,  saremo madre  e figlio , una stessa forma una stessa sostanza che avvizzisce nella scienza. Nelle varie scemenze , saremo morti entrambi nei giorni avvenire .In  un tragico epilogo ogni cosa ci  condurrà oltre questa indifferenza   , tra le braccia di questa triste  morte .

     

    In tanti saremo  li a pregare sul golgota , ove  la sorte agisce in varie forme e nella verità che anima  il mondo , canteremo la nostra  sorte  alle generazioni avvenire . Una vita vissuta   come se fosse una forma migrante in altre cognizioni ed in altri momenti utopici come una rosa bianca in rosso roseto,  un fiore da mettere davanti ad una tomba , spoglia,  priva di epigrafi . Una preghiera  sale da basso in questi giorni , per chi soffre nell’attesa di guarire , la negli ospedali,  nelle case semichiuse al vento della morte che passa e miete ancora tante vite innocenti . E tu  abbi pieta di noi tutti   signore dell’universo ,  padre eterno , signore del mio umile  canto.


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