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  • CANTO AL SOLE


    Domenico De Ferraro

     

    CANTO AL SOLE

     

     

     

    Canto al  sole , sotto i gialli limoni , nella scia di mille pensieri fioriti nell’amore e nell’odio,  nel passare in altri dimensioni , nel mio senso di racchiudere uno strano sentimento,  oltre questa incomprensione , provando a  saltare  nel sesso.  La luna all’alba prossima ,  cade  nel mare dei mie ricordi ,  nel silenzio dei miei interrogativi. Fermo davanti al portone con un cappello in mano , con  nel cuore tutto l’amore , sotto il braccio , un cesto di carciofi maturi.

     

    Sulla finestra a grate dipinta d’ azzurro da cui passano i raggi del sole mattutino ,  osservo il  mio mondo , perduto   nel canto delle fanciulle dei negri che vanno a lavorare nei campi. Tutto mi è  congeniale come l’intelligenza,  l’azione,  lo slancio,  il cadere,  il soffrire per rime in estremi tentativi di vivere sotto  un arcata solitaria illuminata dal cielo.

     

    Questo il mio cammino , il mio dubbio di non sapere cosa è l’amore la morte altrui ,  l’arte , la mia vita un salto nel buio di mille parole che si trasformano , diventano draghi , diventano belle donne che ridono di me mentre  cerco di essere serio  nella  mia speranza di  rinascita.

     

    La tua tomba bambino è candita,  adagiata sulla terra , là tra l’erba alta sotto una croce , fiorita  che s’alza  verso il cielo , verso il domani , verso una morte annunciata sotto il cielo. File di neri , ballano sotto i ponti , cantando la bella canzone delle rivolta,  cantano la gioia , l’amore ,il sesso conquistato  , comprato,  donato ai margini dei fossi.

     

    Raccontaci della tua  morte o bambino,  ricordaci di cosa fummo , di come combattemmo,  di come cademmo nell’ ore della rivolta  in nuovi intendimenti , in medicazioni ed afflizioni varie. Come un gioco infranto , rimesso alla sorte del vento tra nuvole e pianto.

     

    Ora sei qui bambino , ragazzo mio , breve sogno nato  tra il mio dire nel percorrere a ritroso la mesta libertà  , nell’andare oltre ogni costo verso la fine del giorno , ritornerai giovine vita , giovine sogno apparso  nell’alba che sale lentamente sopra gli stanchi muri attraverso  i miti , nei  canti pellegrini di un vivere senza nome.

     

    Guardare i morti si rimane senza parole , alla città rimangono  pochi amori da cantare  con l’andare  ancora più in  fondo di se . Fragili sentimenti ,sbattono l’ali , s’alzano  in volo verso l’orizzonte di un mare,  livido sotto il cielo. Con le mani infreddolite ,  m’ aggrappo alla ringhiera , salendo le scale in sogno , mi sembra  l’ultima sera e gli ultimi versi di una vita spesa troppo in fretta. Ed io che credevo di portare in dono il mio amore per sentirmi  dire ch’ero buono.  Ma erano là i più forti , forti dei nostri torti , delle nostre paure, i terribili mille morti di questa terribile epidemia.  


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