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  • OLTRE IL LIMITE - Capitolo1


    CelesteOrla

    1 Gennaio 2018

    "If I could, then I would 
    I'll go wherever you will go 
    Way up high or down low, I'll go wherever you will go 
    And maybe, I'll find out 
    A way to make it back someday 
    To watch you, to guide you through the darkest of your days 
    If a great wave shall fall and fall upon us all 
    Then I hope there's someone out there who can bring me back to you..."

    Alle mie delicate orecchie arriva la leggera melodia di una canzone, "wherever you will go", canzone dei The Calling, molto probabilmente riprodotta da qualche specie radio-sveglia o che so io, che sta riempiendo la stanza. Non riuscivo ad aprire gli occhi, e avevo un terribile mal di testa, dovevo darci un taglio con la Tequila. 
    Nonostante non avessi la minima idea di dove mi trovassi, e del perché il mio cuscino fosse così duro e perché stesse respirando, la prima domanda che mi sfiorò l'anticamera del cervello fu: "Riproducono ancora questa canzone alla radio?", era un classico nel 2009, bei tempi, quando ancora non capivo un cazzo della vita. 
    Passando a pensieri molto serie, vediamo se in qualche modo si riesco a ricapitolare il tutto e pensai a cosa avevo fatto la notte prima. Era l'ultimo dell'anno, io e i ragazzi eravamo andati a ballare, e fin qui tutto andava bene, anche se andare in discoteca per il 31 dicembre non era il massimo. 
    Un'improvvisa fitta alla testa s'impadronì di me, dovevo smettere davvero con tutta quella tequila. 
    Mi ricordai che avevo conosciuto un ragazzo e che avevamo deciso di andare lungo mare. 
    "Si, perché il primo gennaio le persone normali vanno sul mare, ovvio" disse Lili 
    "Non sono più normale da quando esisti tu nella mia testa."
    Molto probabilmente quel qualcuno, che in quel momento stava dormendo sopra il mio braccio destro impedendomi di muoverlo, doveva essere quel ragazzo e quel ragazzo stava russando come un trattore. Quando riuscì finalmente ad aprire un occhio, non servì a molto, dato che la stanza era immersa nel buio più totale, però constatai che stavo benissimo sotto al piumone che mi ricopriva in quel momento, c'era quel tepore che era impossibile abbandonare; in qualche modo però dovevo alzarmi. In qualche modo dovevo vestirmi e dovevo fuggire da quella stanza prima che, chiunque ci fosse con me, si svegliasse. Avevo il braccio sinistro libero, per fortuna, e con un po' di fatica riuscì ad accendere la piccola abat-jour, che si trovava vicino al letto, che illuminò di una leggera luce gialla la parte del letto dove mi trovavo io.

    Era ormai dieci minuti che stavo cercando di togliere tutto quel ben di dio da sopra il mio braccio, ma il tizio proprio non ne voleva sapere di scansarsi. 
    "Sei sicura? È un figo pazzesco" mi sentii dire 
    "Per prima cosa, non mi interessa. Secondo devo andarmene. Terzo nessuno dice più "figo" smettila." 
    "Fai come vuoi, ma io un pensierino di prima mattina ce lo farei" disse Lili 
    "No, è una regola, non scopare mai più di una volta con la solita persona" pensai.
    Alla fine il tizio con un grugnito più simile ad un animale che ad un essere umano si girò su un fianco e lasciò andare il mio braccio "Finalmente libera!" pensai alzano le braccia al cielo. Mi alzai velocemente dal letto e nel più totale silenzio cercai tutti i miei indumenti. Infilai in modo sbrigativo la brasiliana di pizzo rosso con il reggiseno coordinato, ovviamente regalato da Gabriel per natale, e infine indossai il vestito nero che avevo portato per tutta la sera precedente. Una volta prese le mie converse nere alte, cercai velocemente un foglio e una penna, scarabocchiai un "Grazie per la piacevole nottata Giacomo, baci." lo lasciai accanto al suo cellulare, presi la mia borsetta e uscì dalla camera dell'hotel. Mentre percorrevo il corridoio presi il cellulare dalla borsa e scorsi tutte le numerose notifiche tra Facebook, Instagram, messaggi di auguri del nuovo anno su WhatsApp e tutte le chiamate perse di Alberto. Alzai gli occhi al cielo. Avevo quasi 24 anni, e si preoccupava se passavano una notte fuori. Notai che c'era un messaggio da parte di Gabriel mandato intorno alle 3 di notte.

    Gabriel:
    Buon anno bambola! 
    Senti, ho visto che sei andata via con un tizio, appena ti svegli chiama Albe, lo sai. 
    Buona scopata. 03.26

    Chiamai il mio amico una volta entrata in ascensore per evitare che si preoccupasse ancora.
    «Pronto?» disse con voce assonnata
    «Albe, sto tornando ora a casa. Tra un'ora sono lì»
    «Dio santo Fleur! ma dove cavolo sei stata??» lo sentì imprecare
    «Ti racconto quando arrivo. Ora salgo in macchina» e riattaccai
    Una volta montata sulla mia Mercedes, comprata dopo tanti sacrifici, mi specchiai e constatai che si, ero orribile. La matita e il mascara nero che avevo sugli occhi era tutto sbavato, l'ombretto che mi ero messa la sera prima era praticamente inesistente e avevo delle enormi occhiaie, per non parlare dei miei capelli. 
    "Senti, mi è venuto un dubbio"
    «Dimmi Lili» 
    "Sei sicura che il tizio di sopra si chiamasse Giacomo?"
    Mi bloccai con le mani sul volante. Aveva fatto venire il dubbio pure a me. Qualche secondo dopo feci un'alzata di spalle e dissi «chissenefrega, tanto nemmeno lui si ricorderà il mio».
    Erano appena passate le 8 e ci avrei messo un'ora buona per tornare a casa se avessi preso l'autostrada, misi in moto e con Believer degli Imagine Dragons partì.

    Erano quasi già passati tre anni da quando quel giorno me ne andai via di casa dopo la discussione con mia madre e vivevo con i ragazzi. All'inizio ero eccitata all'idea di ciò, volevo vedere com'era abitare veramente con loro due, mi ero immaginata una sorta di convivenza come in quei film americani che guardano tutti alla tv, divertimento assoluto, tutti i fini settimane ci sarebbero state delle feste in casa nostra. Mi sarei immaginata noi tre sul divano a mangiare una ciottola di pop corn davanti a un film, tante, tantissime risate. Pensavo già ai nostri turni su chi doveva pulire casa. In sostanza una normale e pacifica convivenza con due ragazzi maturi, intelligenti, con delle responsabilità, che se ci fosse stato qualche problema si sarebbe risolto; pensai che erano più grandi di me di ben quattro anni, avevano già avuto delle esperienze del genere, pensai che mi avrebbero aiutata e invece. Eravamo andati ad abitare nella casa di proprietà del padre di Gabriel, o meglio, in una delle sue tante case. Il signor Leonardo era proprietario di alcuni, diversi, e molti appartamenti in tutta Italia e in più possedeva un maglificio in Cina. Si perché, quello che era il mio migliore amico aveva omesso di dire alla sua migliore amica che era ricco. Certo, non è la prima cosa che si dice quando ci si presenta, non mi aspettavo mica qualcosa tipo "Ciao, piacere mi chiamo Gabriel, ho 24 anni e ho un patrimonio che ammonta a qualche milione di euro", però avrei preferito sapere un qualcosa di simile dal mio amico. Però per fortuna non sbatteva in faccia a nessuno la sua situazione economica, anche perché come ha sempre detto lui "i soldi sono di mio padre, non mia", lui faceva tutto da solo, aveva un lavoro con cui si impegnava a pagare, come me e Albe, le bollette di casa e si impegnava al massimo negli esami universitari per mantenere la borsa di studio, beh era quello che facevamo tutti e tre. Ah, per diversi mesi mi aveva anche omesso l'esistenza di ben sei fratelli più grandi. Gabriel era il più piccolo, precisamente era il settimo fratello. Chiamato Gabriel in onore dell'arcangelo Gabriele.
    I suoi genitori erano molto credenti e sua madre, la signora Cara Dubois, di origini francesi, da quale maniaca del controllo era aveva deciso, ovviamente senza chiedere nessun parere del marito, di chiamare i propri figli con nomi che richiamassero il cristianesimo. Abraham era il fratello maggiore, poi venivano Benjamin, Caleb, Daniel, Ephraim e Fineas.
    L'unico con cui avevo legato un po' di più era Caleb, sapevo che si era laureato in Economia con il massimo dei voti all'università che aveva frequentato la madre, ovvero la Sorbona a Parigi. Scoprì che era il fratello maggiore di Gabriel perché, coincidenza, era il nuovo fidanzato di Serena. 
    E come mi pareva giusto infilai tutti i capi neri di Gabriel in lavatrice con un litro di candeggina, così la prossima volta impara a omettermi che ha 6 fratelli più grandi, quella merda e nello stesso tempo la mia migliore amica mi aveva omesso che stesse con una persona di dieci anni più grande di lei. 
    Degli altri sapevo poco o nulla, avevo parlato qualche volta con  Benjamin, sapevo che aveva una fidanzata e un bellissimo bambino. Non entravano mai nel particolare delle loro vite e soprattutto dei loro rapporti nel caso avessero una ragazza. Sapevo che abitavano anche lontani rispetto a dove abitavamo noi, so solo che si riunivano una volta al mese tra di loro per stare insieme. Il peggio di tutti e il più strano era Abraham, o come lo chiamavo io "AbraPaloInCulo". Laureato con il massimo dei voti all'università di Harvard e sapevo che poteva esercitare la professione di avvocato sia in America che in Italia.

    Con Gabriel e Alberto imparai in fretta che la convivenza che mi ero immaginata era tutt'altro, e era meglio se smettevo di leggere libri e di vedere film americani dove ti fa sembrare tutto bello e divertente, perché era tutto tranne che bello e divertente. Il fine settimana non c'era alcuna festa in casa, piuttosto tre studenti universitari con i nervi a pelle per gli esami e per i soldi che scarseggiavano, e se eravamo fortunati andavamo un paio di volte al mese in discoteca. Adesso la nostra situazione economica si era stabilizzata rispetto al primo anno. L'immagine di noi tre pacificamente seduti sul divano a vedere un film era una cosa praticamente impossibile, era più una sorta di corsa di velocità per vedere chi prendeva per primo il telecomando della televisione, ovviamente era Gabriel che vinceva, ma capitemi, alla seconda volta gli tirai una gomitata nello stomaco per prendermi quel telecomando. Da lì avevamo deciso che per la televisione facevamo i turni, il problema veniva la domenica, quando c'erano le partite di calcio. Tre squadre differenti nel solito orario, lì era un vero problema. Scordiamoci il fatto che quei due uomini, o meglio quelle due scimmie, si fossero mai rimboccate le maniche per pulire una volta casa, ma scherziamo? "La donna sei tu, toccano a te queste cose" disse un giorno Gabriel mentre eravamo tutti e tre seduti intorno al tavolo a pranzo. Mentre lui mangiava tranquillamente non si era minimamente accorto che io invece mi ero fermata con la forchetta a metà via tra il piatto e la mia bocca e vicino a lui si trovava Alberto che mi faceva degli strani versi con il viso e con le mani per intimarmi di non fare niente di assurdo, non gli avrei fatto nulla di pericoloso. Mi alzai con tutta tranquillità, andai al lavandino e riempì di acqua gelata la pentola dove avevamo preparato la pasta al ragù e gliela arrovesciai in testa. 
    "Sono stata clemente" gli dissi mentre mi guardava tra l'incazzato e il sorpreso
    "adesso smettila di fare il maschilista di merda e aiutami a pulire" dissi in tono duro. Mi conoscevano ancora poco, ma impararono in fretta a non farmi arrabbiare, ogni tanto mi facevano qualche scherzo che ovviamente gli contraccambiavo sempre di un paio di livelli in più per puro divertimento. Solo che un giorno esagerarono, dovete capire, avevo il ciclo da quella mattina, a lavoro non mi avevano ancora pagato e avevo fatto un esame che dire pietoso era un complimento.

    Flashback

    «non ci credo» sussurrai tra me e me.
    Ero appena rientrata dall'università e mi ritrovai sulla scrivania di camera il mio manuale di pedagogia completamente bagnato, era andato, non potevo salvarlo, era da buttare. 
    "ahahah non ci credo" mi disse Lili
    "Ridi?" domandai sarcastica
    "Certo, perché sono convinta che siano nei guai fino al collo" 
    "oh oh, puoi dirlo forte." 
    "Sono con te sorella!" Lili mi stava incitando. Tanto era inutile provare a calmarmi, quando prendevo la decisione su qualcosa ero come un treno.
    "Però, vacci piano dai, è solo un manuale" disse Lili
    "oh puoi stare tranquilla, ci andrò leggera, questo te lo prometto" e mi si formò il solito ghigno cattivo, avevo già le idee chiare su cosa gli avrei fatto. 
    Andai in cucina e trovai Gabriel e Albe a parlottare tra di loro del locale che frequentavano loro il sabato sera, il Black.
    «okei, se mi dite subito chi è stato e il perché lo ha fatto, vi prometto che ci andrò leggera» li avvisai subito gettando il libro sull'isola davanti alle loro facce. 
    «Sono stato io a farlo» mi fissò Gabriel. 
    Feci un respiro profondo, chiusi gli occhi, mi presi il setto nasale tra il pollice e l'indice. 
    «perché?» chiesi con calma 
    «ho perso una scommessa» 
    «Con chi?» chiesi per sapere a chi altro dovrei farla pagare 
    «Con me» disse Albe. 
    «bene». dissi, girai l'isola e andai verso il frigo per prendere una mela. 
    «Bene? tutto qui?» mi domandò lui con sorpresa «non me la fai pagare? non mi tagli i capelli mentre dormo?» mi guardò ancora più stupito. 
    Era quello che avevo fatto a Albe due settimane prima perché mi aveva messo un lassativo nel bicchiere di latte che prendo di solito la mattina prima dell'università, non vi dico com'è stato l'intero pomeriggio. Mi vendicai, gli misi tre goccioline di sonnifero nel suo bicchiere di camomilla che prendeva prima di dormire e mentre stava facendo i suoi stupendi sogni gli tagliai i capelli con le forbici. Era stato un dramma il giorno dopo considerando è molto geloso dei suoi capelli. Le cose sono molto semplici, non mi fai arrabbiare, non mi crei problemi con i miei esami e i miei corsi universitari e puoi stare tranquillo.
    «oh no!» risi «non lo farò, perché quello te lo aspetteresti» mi allontanai e lo salutai con la manina e con un sorriso malefico. 
    «ah Albe?» chiamai il mio amico e quando mi girai lo vidi spostare lo sguardo che aveva dal suo cellulare a me, «Ti avviso, sei colpevole quanto Gabriel anche se non me lo hai rovinato tu.» 
    Avevo pagato quel libro ben 50 euro e che fine aveva fatto? nella spazzatura, irrecuperabile!
    Sono passati dieci giorni da quando mi è stato distrutto il libro, oggi lo vedranno con chi hanno a che fare.
    «ehi Fleur!!» dissero in coro Gabriel e Alberto quando entrarono in casa. 
    Ero seduta sul divano in sala a vedere A-team alla tv 
    «sii??» gli chiesi senza togliere gli occhi dalla scena finale del film. 
    «Perché hai acceso il camino in pieno luglio?? ci sono 50 gradi fuori lo sai»? domandò Albe ridendo
    «Certo! 50 gradi come i 50 euro del mio manuale di pedagogia. Comunque volevo fare un po' di carne cotta alla brace per cena, mi era venuta la voglia» lo informai molto seria, non facendo trapelare niente della vendetta che avevo messo in atto... 
    Mi girai verso i ragazzi e li guardai senza trasmettere nessuna emozione. Se lo meritava e loro già sapevano che era successo qualcosa
    «Fleur» mi chiamò Albe 
    «Albe?» inclinai leggermente la testa verso sinistra con un piccolo sorrisino malefico che mi incorniciava la faccia.
    «Cosa hai fatto?» mi chiese, ormai conoscevano le mie espressioni del viso e sapevano benissimo quando avevo combinato qualcosa. Io invece notavo sempre di più la sua preoccupazione, riuscivo quasi a vedere le goccioline di sudore provocate dalla paura che gli scendevano lungo la fronte 
    «Credi davvero che sia la domanda giusta? Sei abbastanza intelligente da non pormi la domanda e darti la risposta da solo» risposi tornando a fissare la tv e cambiando canale per vedere se c'era qualcosa di interessante. Albe mi guardò ancora per un po', poi spalancò gli occhi e iniziò a spostare lo sguardo tra me e il camino e subito dopo corse in camera sua. 
    "Tre...due...uno...Eccolo" pensai «Fle!!» urlò Albe «perché cazzo mancano tre dispense di medicina dalla mia libreria?? cosa ci hai fatto??» mi domandò rosso in faccia con la vena del collo che pulsava. 
    «mi sembra ovvio» gli risposi guardandolo «mi sono serviti per preparare la cena» Albe mi guardò in silenzio, forse per assimilare anche cosa era successo. 
    Il suo sguardo alla fine si andò a fermare sul camino e infine li posò su di me 
    «Non me lo dire...» 
    «non te lo dico» dissi alzando le spalle e sorridendo. Gli stava bene! 
    «sono tre dispense» mi disse ancora incredulo. 
    «erano tre dispense» lo corressi 
    «ma...» mi guardò ancora sconvolto. 
    «50 euro per 50 euro» gli dissi e Albe spalanco la bocca, ancora non ci credeva che avevo bruciato i suoi manuali di medicina. Se ne andò verso la cucina, molto probabilmente a bere quanta più acqua potesse contenere la sua vescica per calmare i nervi che aveva. Gabriel stava ancora ridendo, era piegato in due e si teneva la pancia, mi girai verso di lui e lo chiamai 
    «Gabriel?» 
    «s... sì?» parlava con fatica dato che stava ancora ridendo 
    «fossi in te non riderei più di tanto» lo fissai. 
    Lui si mise in posizione eretta in pochi millesimi di secondo 
    «Fleur. Io non sono Alberto, te lo voglio ricordare» mi minaccia con voce dura 
    «Gabriel, devi capire che io con te mi diverto di più perché mi sottovaluti sempre, pensi che io abbia paura di te? ti sbagli. Ti vendicherai? d'accordo, ci divertiremo insieme, ma ricorda che se tu mi togli due io ti tolgo quattro e così via. Io sarò sempre due passi avanti a te» lo avvisai con il viso privo di emozioni. 
    «Fleur, cosa hai fatto?» si avvicinò con passo minaccioso verso di me pensando di spaventarmi e mi sovrastò con il suo corpo.
    «per cominciare smetti di fare il pavone che cosi ti rendi solo ridicolo e poi...» gli sorrisi dolcemente «voglio darti un piccolo aiuto, mi sento buona oggi, qualcuno sa che ore sono?» domandai 
    «sono quasi le 20» rispose lui
    «quasi le 20 mhmm...» mi picchietta l'indice sul mento 
    «che giorno della settimana è?» 
    «Martedì» rispose ancora lui, sicuramente stanco dei miei giochetti «arriva al dunque» 
    «mmmh... sono quasi le 20 ed è martedì, hai impegni stasera Gabriel?» gli domandai con voce innocente 
     «ho il turno al pub» mi guardò. 
    "tre secondi e ci arriva" pensai tra me e me 
    "sei stata cattiva con lui Fleur" mi disse Lili 
    "se lo è meritato!" gli risposi 
    Gabriel spalanco gli occhi 
    «Non hai osato...!» mi puntò un dito contro urlando! Nel mentre arrivò Albe dalla cucina e ci guardò 
    «Fleur, cosa gli hai fatto?» domandò mentre si aggiustava gli occhiali da vista che portava ogni tanto in casa
    «io? io gli ho solo ricordato che aveva il turno al pub» sbuffai. 
    Albe iniziò a guardarmi pensieroso, lo conoscevo bene, stava collegando le cose
    «Gli hai toccato la macchina?» domandò incredulo e spalancò gli occhi. 
    Li guardai entrambi con un ghigno malefico sul viso, cosi la prossima volta ci penseranno due volte a farmi arrabbiare.
    «Porca puttana Fleur! quella è una Maserati Levante ultimo modello! l'ha pagata uno stonfo!!» disse Alberto
    Gabriel non fiatava, secondo me non aveva ancora metabolizzato la cosa. 
    «"L'ha pagata uno stonfo"» scimmiottai Albe. «Possiede abbastanza soldi per comprarsi tutta la ditta Lamborghini, compresi il padre e la figlia, non avrà problemi a risolvere le conseguenze dei suoi errori». Poi mi girai verso il diretto interessato e gli parlai «Bada bene Gabriel, non è solo per il libro, ma sono anche tutte quelle piccole cose che mi fai, come prestare la mia biancheria alle tue puttanelle e per ogni volta che hai cambiato l'ora della mia sveglia facendomi fare tardi a lezione» lo rimbeccai 
    «Fleur, dimmi cosa hai fatto alla mia macchina» disse Gabriel digrignando i denti guardandomi 
    «Miscela di miele, zucchero, limone ed acqua» gli risposi tranquillamente cambiando ancora canale 
    "uh! Indiana Jones" 
    «Non...Non l'avrai mica messa nel serbatoio della benzina, vero?» mi domandò Gabriel
    «Avrei potuto, ero molto ma molto intenzionata, ma no, non sono stata così cattiva, ci ho solo ricoperto i sedili in pelle» Albe torna in silenzio verso la cucina non mettendo bocca nella nostra discussione perché tra me e Gabriel va così, siamo due caratteri che prendano fuoco facilmente ed esplodiamo ed è sempre meglio non intervenire. 
    Lui nel mentre si era incamminato con passi pesanti verso l'entrata del garage sotto casa dove conteneva le nostre auto. 
    "chissà se si sarà già riempita la macchina di formiche" mi domandai 
    Albe mi richiamo dalla cucina e girandomi lo vidi appoggiato al muro 
    «mmmh?» gli risposi continuando a guardare la tv 
    «l'hai fatta grossa.» 
    «pff!»

    Fine flashback

    Parcheggiai l'auto nel nostro garage precisamente alle 9.02 minuti, nonostante in superstrada non ci fosse nessuno e avevo raggiunto i 150km/h mi ci volle ugualmente un'oretta di strada. Stavo salendo le scale che portavano dal garage al nostro appartamento a piedi scalzi, avevo lasciato le scarpe in macchina, non avevo voglia di tenere tutto in mano le sarei andata a prendere più tardi, sempre se me ne ricordavo e sempre se mi veniva la voglia di farlo. Mentre giravo la chiave nella serratura di casa per aprire la porta blindata del nostro appartamento avevo gli occhi incollati sul telefono su alcuni messaggi delle mie amiche, Serena e Laura.

    Quelle giuste:

    Serena: Facciamo qualcosa questa settimana? 08.55
    Laura: È tornato Mattia ieri pomeriggio e va via sabato mattina, voglio stare un po' con lui, ma nel caso sabato sera ci sono per qualcosa. 08.57

    Fleur: Salutacelo! Comunque anche per me va bene sabato sera. 09.04

    Serena: Aggiudicato per sabato sera. 09.05
    Ma vedi di esserci Laura!!! 09.05
    Laura: Certo Caporale Maggior! 9.06

     

    Serena e Laura sono entrambe fidanzate, da poco più di un paio di due anni tutte e due, la differenza è che il fidanzato di Serena è Caleb il fratello di Gabriel. So che Mattia e Laura si sono conosciuti durante un mio compleanno in discoteca, anche se io non li avevo mai visti insieme quella sera, ma non ci ricordiamo molto in realtà, eravamo entrambe ubriache e quella sera toccava a Laura fare il turno da "mamma". Caleb, come Gabriel per molti anni ha fatto il ginnasta. Capelli molto corti, su una tonalità di castano scuro e diversi tatuaggi sparsi per il corpo. Aveva degl'occhi color nocciola e delle labbra leggermente carnose, ma non troppo. 
    Era un uomo simpatico quando iniziavi a conoscerlo, era un po' timido. Il fidanzato di Laura invece, appena uscito dalla maturità era entrato nell'esercito italiano nel corpo dei bersaglieri, infatti, come sempre appena tornava la nostra amica spariva per qualche giorno, come dicevo io ai miei amici "È tornato Mattia, ora se lo deve spupazzare tutto". Potevamo capirla, stava mesi senza vederlo perché era molto distante dalla nostra regione. La parte peggiore di tutta quella relazione era il giorno che partiva di nuovo e quello dopo, Laura si trasformava in uno zombie. Mattia era un ragazzo non altissimo, non arrivava nemmeno al metro e settanta, aveva le orecchie a sventola e i capelli cortissimi, quasi a pelle, color neri e gli occhi marroni. Aveva un fisico da militare, ovviamente, tutti gli allenamenti a cui era sottoposto. 

    Nel tempo ero riuscita a circondarmi di persone simpatiche e divertenti, che sapevano prendermi nel modo giusto e non erano mai noiose. Mi annoio molto velocemente della gente, il mio cervello ha bisogno di stimoli continui.

    Una volta entrata in casa lasciai borsa e chiavi sul mobiletto che rimaneva alla mia sinistra vicino alla porta, mi incamminai verso la cucina per mettere qualcosa nello stomaco e con la coda dell'occhio vidi una scimmia di un metro e novantacinque con le braccia incrociate al petto e le gambe divaricate. La scimmia in questione era Alberto, la maglia rossa con una strana scritta in inglese sul davanti veniva tirata dai muscoli del petto e delle braccia che erano in tensione, e nonostante i pantaloni della tuta grigia che portava gli stessero larghi si poteva notate che anche le sue gambe erano muscolose. 
    «Sai, se non fossi gay ti avrei già scopato da un po'» rifletto ad alta voce mentre i miei occhi lo guardano in tutto il suo metro e novantacinque. Era gay, e lo sapevo benissimo e non ci ho mai provato, però capitemi, sono una ragazza e quando davanti a uno spettacolo del genere le mie ovaie si svegliano.
    "Sei proprio una ninfomane" dice Lili 
    "Ma chetati"
    «Sai, se tu non fossi una ragazza ti prenderei a pugni» rispose lui. Per quanto delle volte ci fossero queste battutine tra me e lui o con Gabriel sapevamo che si scherzava e non dicevamo sul serio. Io e Gabriel eravamo troppo uguali, e beh, Alberto aveva altri gusti. 
    «dai, rovineresti questo faccino da angioletto» mi girai verso di lui facendogli un sorriso dolce e battendo le ciglia. 
    «Ogni giorno ho sempre di più la conferma» disse scuotendo la testa mentre si sedeva su uno sgabello intorno all'isola che avevamo in cucina
    « di cosa? Che sono un angioletto?» 
    «Che sei la figlia del diavolo» disse secco mentre io scoppiai in una risata. 
    Nel mentre avevo già preparato una tazza di latte e cereali per me, non riuscivo più a mangiare i pancake. Quando me ne andai di casa, insieme al tatuaggio mi feci fare anche il piercing alla lingua e ora, come mangiavo i pancake o i miei amatissimi gnocchi mi si appiccicavano tutti intorno alla pallina che avevo sulla lingua. 
    «Allora? Mi spieghi dove sei stata?» disse cambiando discorso 
    «Tu invece mi spieghi perché devi fare il padre?» dissi mentre con un movimento di braccio faccio volare il pancake in aria per riprenderlo subito. 
    «Non ne ho mai avuto uno Albe, non iniziare a farlo tu». Ero nata senza un padre, non che la cosa mi avesse creato dei problemi nella mia adolescenza. Giovanna, quella che era mia madre, era rimasta incinta di me quando aveva venti anni e lui se n'era andato lasciandola con la frase "fai quello che vuoi", non c'è da essere tristi, non c'è da provare pena per nessuno, io sto bene così, non ne ho mai sentito il bisogno di averlo. 
    «Non voglio fare il padre di nessuno Fleur. Però potevi avvisare o degnarti almeno di mandare un misero messaggio sul gruppo» disse con tono duro. Questa volta non potevo dargli torno, aveva ragione, lo so che avevo sbagliato a non avvisare nessuno dei due, sopratutto per il passato, però Gabriel mi aveva notata 
    « Gabriel aveva visto che ero con un ragazzo» dissi cercando una motivazione, non mi sarei mai scusata per il mio comportamento la parola "scusa" non esisteva nel mio dizionario. 
    «Gabriel era talmente ubriaco che mi aveva scambiato per una ragazza» disse. 
    Stavo mettendo i tre pancake nel piatto con un po' di miele, come piacevano a lui che mi blocco e alzo lo sguardo verso di lui
    « Davvero?» dico trattenendo una risata
    « Si, davvero. E la cosa era alquanto disgustosa» dice fa una faccia schifata 
    « Peccato, dovevo filmare l'evento, mi sarebbe servito sicuramente.» 
    Mi sedetti difronte a lui per mangiare, che dopo un paio di minuti ci arriva la voce di Gabriel dal corridoio dove sono situate le nostre camere da letto.
    « buona giornata bellezza.» 
    Guardo l'orologio e noto che sono le 09.45; ci giriamo verso la voce e notiamo uscire dal corridoio il nostro amico, con indosso dei pantaloni della tuta dell'Adidas banchi che gli cascano sul bacino facendo intravedere l'elastico dei boxer firmati Calvin Klein, insieme a una ragazza con dei lunghi capelli biondi vestita con un vestitino striminzito che la copre appena. 
    Alzo spontaneamente un sopracciglio 
    "A Gabriel non piacciono le bionde" mi dico 
    "un'altra sgualdrina." Dice Lili 
    « per te sono tutte sgualdrine tranne me» dico alzando gli occhi al cielo. 
    « non se né mai andata vero? » sussurra Albe al mio orecchio 
    « come? » mi giro di scatto verso di lui notando che era alle mie spalle 
    « hai parlato ad alta voce hai detto " per te sono tutte sgualdrine tranne me " » mi fa notare, lo guardo qualche secondo e sulle mie labbra si forma una linea, le mani formano dei pugni lungo i miei fianchi e conficco con forza le unghie nei palmi, devo stare calma, non mi piace parlare di Lili.
    « No, non se né mai andata » sussurro dura
    «ehi» mi si para davanti prendendo le mie mani nelle sue facendole rilassare « devi stare tranquilla con me, non l'ho mai detto a nessuno, ti puoi fidare » mi sorride leggermente e in fondo so che mi posso fidare ciecamente di lui. Quando mi svelò che era gay io gli confessai che fin dall'età di sei anni nella mia testa sentivo una vocina che mi parlava. 
    «Mi chiamerai?» la ragazza sbatte le lunghe ciglia rivolta a Gabriel distraendomi dalla piccola conversazione che avevo con Albe. Sapevo bene che Gabriel non avrebbe mai richiamato nessuna, quindi dato che mi annoiavo a morte, decisi di divertirmi.
    « ehi, cosa costi» la chiamai. 
    «Fleur, smettila» dice Albe alle mie spalle, ma ovviamente come sempre lo ignoro del tutto. La ragazza piega leggermente la testa verso destra per vedermi meglio
    « sì? dici a me?» mi domanda alzando un sopracciglio «si, parliamo un attimo da donna a..» la guardo da testa a piedi per pensare a un aggettivo idoneo per la persona che ho davanti «...donna(?) vabbè comunque, volevo semplicemente avvisarti che non ti richiamerà, solo questo. Non è stato un piacere avere questa intensa conversazione con te, ma adesso abbiamo da fare, quella è la porta. Ciao»
    « ehi!» fa un urlo stridulo. Io mi giro verso di lei con le sopracciglia alzate fino a toccarmi i capelli 
    "ma che... ha ingoiato un tacchino ieri sera?" 
    «chi ti credi di essere per parlarmi cosi? eh? e poi non sai cosa avrebbe fatto lui» continua con quella sua voce stridula. La guardo ancora basita domandandomi come si fa ad avere una voce del genere, ma soprattutto come ha fatto a sopportarla Gabriel, conoscendo il tipo 
    "credo sia brava con i pompini" mi fa sapere Lili 
    "Lo credo anche io! Deve essere proprio brava" rifletto 
    « Hai ragione» ammetto, facendo creare sul suo volto un piccolo sorriso di vincita. Piano piano mi avvicino a lei dicendo «ma dopo aver ascoltato la tua voce sono ancora più sicura che non ti chiamerà, ma chiediamolo a lui, Gabriel?» mi giro verso di lui che era seduto sullo sgabello in cucina aspettando che Albe finisca di cucinare i pancake, alza lo sguardo verso noi due 
    « sì? » mi domanda 
    « Avresti richiamato il tacchino? » indico con il pollice la persona alle mie spalle 
    « ehi! tacchino a chi? » urla ancora con quella sua voce stridula, 
    "dio, è insopportabile" 
    « ssh! non interrompere maleducata » l'avverto.
    « Gabriel? » incito il mio amico a rispondere 
    « no, non l'avrei richiamata » risponde rivolgendosi a me, subito dopo si gira verso la ragazza sorridendogli « bambolina, scopi a meraviglia davvero, hai un culo che è una favola, ma non è da me fare un secondo giro sulla solita giostra » gli fa un occhiolino e si gira verso Albe chiedendogli a che punto era con i suoi pancake. Mi giro verso la ragazza, sentendo in sottofondo la voce di Albe che risponde al suo amico di non rompergli le palle. Lei mi guarda con la bocca spalancata 
    « non sbattere la porta quando esci, grazie» mi giro verso i ragazzi. Sento chiudere la porta alle mie spalle e capisco che il tacchino se ne è andato. 
    «Notte Stronzo» dice Alberto mentre va verso la sua camera e fa il dito medio al suo migliore amico. 
    «Che gli hai fatto?» chiedo indicando con il pollice il ragazzo appena scomparso alle mie spalle e Gabriel con un sorriso dice «Niente, ho solo scopato come sempre, solamente che stavolta la ragazza aveva degli urli acuti.» 
    Scuoto la testa e ridacchio «Sempre il solito» 
    « a te? Com'è andata?» chiede mentre si versa un bicchiere di latte freddo
    « Ricordo poco, ma mi fanno male le gambe a camminare» dico alzando le spalle e al mio commento inizia a ridere. 
    «Se vuoi imparare qualcosina...» dice facendomi l'occhiolino
    « Muori » dico e scoppiamo entrambi a ridere. Anche sì mi fanno ammattire a tutte le ore del giorno quei due li adoro e non riuscirei a vivere senza. Non riuscire a stare senza le preoccupazioni e le raccomandazioni di Alberto, e non riuscirei a stare senza i commenti a sfondo sessuale di Gabriel. Sono due ragazzi stupendi, tranne quando fanno gli stupidi e combinano qualcosa, come quando Gabriel ha incendiato la pentola con la pasta dentro, e ancora oggi mi domando come diavolo abbia fatto. Sono dei ragazzi meravigliosi a loro modo, nonostante i miei quasi 24 anni, ad aprile, e i loro quasi 28 anni, a maggio e giugno, ci prendiamo sempre in giro e ci comportiamo come ragazzini delle elementari che si fanno sempre i dispetti a vicenda. 


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