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  • Somaro bugiardo


    Ginevra

    Mi chiamo Carlo DeLorean e sono qui per raccontare cosa mi è accaduto nel ferragosto di due anni fa.
    Il quattordici ho ricevuto, via raccomandata espresso, una busta gialla spedita dal notaio Luigi Apolloni di Roccamaggiore. 
    Incuriosito, ho aperto il plico e ho scoperto che un mio lontano parente mi aveva lasciato in eredità un castello. Mi sono messo a ridere, ho pensato a una delle solite truffe, comunque ho contattato un amico avvocato per un parere e lui, fatte tutte le ricerche del caso, mi ha assicurato che il defunto era il legittimo proprietario del castello e il lascito assolutamente legale.
    In Google map  ho visto che si trattava di una piccola rocca situata alla sommità di un altipiano a picco sul Tirreno, a circa trecento chilometri da casa mia.
    La curiosità montava insieme all'odore persistente della presa per i fondelli.

     

    Prima di accettare l'improvvisa eredità, ho deciso di andare a vederla, così ho organizzato il viaggio e il navigatore mi ha condotto a destinazione senza problemi. 
    Mi sono ritrovato alla sommità di un dirupo battuto dal vento, accanto a un cumulo di macerie invaso da erbacce e con la sola compagnia di una nutrita colonia di gabbiani.
    C'era ancora luce, così decisi di esaminare i ruderi.


    A un primo esame non avevo trovato aperture, ma poi, spostando un grande cespuglio di ginepro fenicio sporto sulla falesia, ho scoperto un varco e con il coraggio degli incoscienti sono entrato. Un piccolo spazio conduceva a una galleria in lieve discesa. Senza esitazioni ho acceso la torcia e ho cominciato a scendere; procedevo come un automa, guidato da una forza che non sapevo di avere. Ad un tratto la discesa è diventata una scala con gradini di pietra bianca che mi ha condotto  in una grande sala rotonda. 
    La luce della luna pioveva da una feritoia e cadeva su un enorme leggio che sorreggeva un libro chiuso, rilegato in cuoio e trattenuto lungo la costola e agli angoli da un metallo lucidissimo sul quale erano incastonate pietre colorate. 
    Stavo vivendo dentro un miracolo. Ho spento la torcia e mi sono avvicinato al libro trattenendo il respiro.

    Le grandi pagine non avevano scritte, ma immagini vivide, in 3D. Mostravano avvenimenti passati, ambienti, persone ed eroi appartenenti alla nostra Storia. Sfogliavo incantato, tutto era molto più realistico dei nostri film, delle ricostruzioni storiche che a volte presentano errori imperdonabili.

     

    Ammiravo il cavallo appartenuto ad Alessandro Magno, il suo mantello lucidissimo, e mi è venuto  il desiderio di toccarlo. Subito la stanza si è riempita di grida, dello scalpiccio di zoccoli potenti:  la parete di fondo è scivolata via e si è aperta su Bucefalo, saldamente trattenuto dal suo splendido cavaliere. Accanto a loro, protetta dalle sue ancelle, la splendida Roxane, principessa di Babilonia, mi guardava seria.
    Ma li avevo evocati io? 
    Incredulo, ho girato alcune pagine e ho sfiorato un'antica, popolosa città cresciuta all'ombra del Vesuvio. Subito le strade si sono animate, le botteghe degli artigiani, i loro richiami attraversavano l'aria, mentre i ricchi si spostavano in comode portantine, trasportate da robusti servitori; le tendine si muovevano e mi permettevano di sbirciare all'interno l'occupante, adagiato su soffici cuscini. Agli angoli delle strade, crocchie di donne attingevano l'acqua alle fontane e chiacchieravano fitto. I bambini erano gli stessi di sempre, si rincorrevano e saltavano sui gradini di pietra che servivano per attraversare le strade.
    Spinto dall'entusiasmo, ho riprovato ancora e ancora. 
    Ho visto lucide bighe correre lungo il perimetro di un'arena che spesso si intrideva di sangue;
    ho visto bramini insegnare pratiche yoga per favorire la concentrazione dei fedeli durante la preghiera; ho incontrato Archimede, Annibale e Semiramide; ho ammirato il profilo imperfetto di Cleopatra e ho ascoltato la cetra di Nerone, l'imperatore folle.
    Ho seguito le battaglie di re Riccardo, le Crociate, il lavoro degli amanuensi chiusi nei loro "scriptoria", ho gridato - Terra! abbarbicato sull'albero di maestra di una caravella.

     

    Ero stremato e mai sazio. Durante le evocazioni  mi afferravo saldamente al legno del leggio, non osavo scendere dal gradino su cui poggiava per il timore di venir risucchiato da tutta quella folla che attraversava con me epoche e avvenimenti, mi mostrava eventi crudeli e sublimi, mi coinvolgeva fino alle lacrime.

    Una macchina del tempo!  Una splendida macchina del tempo che mi faceva volare attraverso lo spazio, le epoche e i misteri insondabili.
    Sapevo che nel nostro mondo ci sono tre dimensioni: altezza, larghezza e profondità, sapevo che il tempo può essere considerato una quarta dimensione e che in essa si può viaggiare e ora io ne ero testimone, ne ero la prova lampante.

     

    La luce della luna si era più volte avvicendata con quella del sole, ma la curiosità, l'entusiasmo non scemavano...
    Poi, finalmente, chiuso religiosamente il libro, mi sono trascinato su per la scala, e sono uscito sul prato, accanto alla mia macchina. Sono sprofondato in un sonno profondo e nero, senza sogni; quando mi sono svegliato ero temprato, pieno di entusiasmo, con mille progetti in testa. Il più pressante e sensato era scendere in paese per le provviste e per procurarmi una cinepresa.


    Durante il tragitto mi venne in mente un quesito enorme e mi meravigliavo di non averci fatto caso quando ero stato a contatto con il libro: in quale data terminava? C'era un avvenimento conclusivo, certo. Era la fine del mondo? O cosa altro?

     

    Appena sceso nella stanza rotonda andai a controllare: l'ultima pagina mostrava l'immagine di Papa Francesco a colloquio con Obama. 
    Ci sono rimasto male, pensavo che avrei avuto a disposizione anche il futuro: magari sarei potuto diventare un profeta, salvare il mondo, fare un sacco di cose. In fin dei conti, tutti conoscevano la storia passata, tutti potevano documentarsi. Vuoi mettere avere il futuro? 
    Mi era passata anche un po' la voglia di evocare. Tanto per provare la cinepresa, cercai un fatto, uno qualunque, ad esempio l'assassinio di Kennedy. Sfogliai in fretta, poi più adagio, ma quel preciso accadimento non c'era. 
    -Allora va bene, cercherò la morte di Cesare. 
    Ma sfoglia, sfoglia, quel preciso episodio non c'era. 
    Mi colse un malumore, un risentimento contro quell'oggetto che mi aveva entusiasmato fino al parossismo e ora mi deludeva.
    -Va bene. Vengo a vedere la mia nascita. Questa è una cosa facile, c'è sicuramente.
    Invece non c'era.
    Il malcontento, la rabbia, montavano e mi impedivano di affidarmi al libro, di lasciare che fosse lui a mostrarmi i fatti, come era accaduto all'inizio. 
    La testardaggine mi faceva provare e riprovare, cercavo episodi specifici senza mai trovarli. 
    E accadde l'impensabile: con un atto di rabbia, spinsi il leggio; il libro cadde a terra e si dissolse in mille schegge minute che brillarono nell'aria, ammutolita per tanta idiozia. 

     

    Quando mi  resi conto dell'irreparabile, un sudore freddo mi avvolse, la vista si annebbiò.

    Fu in quel momento che percepii chiaramente il brontolio cupo del boato che precede una scossa di terremoto. Corsi trafelato su per la galleria mentre le pareti tremavano e saltai  in macchina nel preciso momento in cui iniziava la scossa più forte. Non so come, ma arrivai in paese. Credevo di trovare un fuggi fuggi, gente spaventata, invece nessuno aveva sentito niente. Seppi poi, consultando Internet, che soltanto quel preciso bastione di roccia si era sgretolato in mare come capita a volte per l'incuria dell'uomo o per eventi naturali.

     

    Diventai l'ombra di me stesso. Avevo raccontato tutta la storia al mio amico avvocato e lui l'aveva riferita incautamente a un tale Cecchi Paone che si piccava di essere uno scienziato. Il tizio mi cercò in FB e mi sommerse di improperi. Mi dava del somaro bugiardo e mi diffidava dal diffondere scempiaggini pena una denuncia. In cuor mio sapevo di essere molto peggio di un "somaro bugiardo". Tacqui.

     

     

     

     

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    Nessuno conosce nessuno, e neanche troppo bene. 

    (Fratelli Coen, registi)


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    Commenti raccomandati

    Ciao Ginevra, la trama di questo racconto mi è piaciuta, però secondo me la narrazione poteva essere strutturata un po' diversamente, l'avrei anche arricchita di qualche particolare in più, soprattutto descrittivo. Manca anche una caratterizzazione del personaggio principale, di lui non si sa nulla. Potresti inserire nella narrazione qualche dettaglio che consenta di capire il suo aspetto fisico e il suo modo di essere, senza però fare un elenco delle sue caratteristiche. Sistemerei un pochino anche il finale, a mio avviso troppo sbrigativo (intendo a livello di narrazione, non di contenuto).

    Alla prossima.

    Alessio

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    Ciao, Alessio. Grazie per gli ottimi suggerimenti, ne terrò conto se e quando rivedrò il pezzo. L'ho postato proprio all'apertura di questo spazio utilissimo che è diventato prezioso e affollato.

    Ci si rivede per le tante strade del WD. (y):rosa:

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