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  • Mi dicevi di volare


    Enrico_C

    Lucia piegò il foglio che a fatica aveva scritto, nascondendolo fra le pagine del suo romanzo preferito. Ragione e sentimento, di Jane Austen. Sbirciò l’orologio sulla scrivania: erano le tre in punto. Aprì la finestra, si affacciò e si tolse la vita.

    A questo mondo le era rimasta solo una sorella, la quale sarebbe dovuta presto partire per il Giappone. Un viaggio di piacere, già il quarto che compiva quell’anno. “Ci mancava pure questa”, pensò la donna quando al telefono la informarono del gesto di Lucia. Era la prima persona - l’unica - che era stata contattata in merito a quel decesso.

    Sbrigò distrattamente il funerale, essendo la sua mente già tutta per la vacanza. Pagò le esequie con quel che trovò nel conto della defunta, che ora era divenuto parte del suo. Non voleva di certo spendere tutto, così acquistò la cassa più economica che riuscì a trovare. Girò ben quattro posti diversi, alla ricerca di quella al miglior prezzo. Tenne il rimanente per sè. 

    A Tokyo procedette tutto nel migliore dei modi, dal volo al pernottamento, alle visite guidate, alle serate passate a far baldoria. Fu indimenticabile - ben lo attestanto le 277 fotografie scattate da lei e i suoi amici durante il viaggio. Quasi tutte la ritraggono felice e sorridente mentre visita un ameno giardino zen o tenta di assaggiare una zuppa dai misteriosi ingredienti. Dato che ormai mi trovo nel suo profilo Facebook, decido di sbirciare gli ultimi contenuti che sono stati condivisi. Leggo: “Nuovo capitolo in arrivo per la fortunata saga cinematografica…”; “Magico concorso a premi, condividi ora e potrai essere tu uno dei fortunati vincitori dell’ultimo modello di…”; “Guardate questo tenero micino come gioca con il suo…”. Non una riga di cordoglio per Lucia. 

    Passarono altre settimane. La donna visitò l’appartamento della defunta, i cui termini d’affitto sarebbero a breve terminati. Vi trovò la carcassa decomposta di Tim, il cagnolino della sorella. La povera bestiola era morta proprio a ridosso del fusto che conteneva il suo cibo, tanto che si notavano graffi e morsi in tutta la parete di latta, in un disperato quanto inutile tentativo di sopravvivenza animale. Lei sapeva del cane, certo, ma non era un suo problema. Si tappò il naso con due dita mentre prendeva le poche cose che le interessavano. Due collanine e un paio di orecchini. Oro bianco, quanto lo adorava! Li indossò immediatamente, osservando la sua immagine riflessa nello specchio della camera da letto. “Divina”, pensò. Ancora una cosa: il barattolo verde con la scritta ZUCCHERO sulla mensola in cucina. Dentro vi trovò 235 Euro. Buoni per il fine settimana, che avrebbe trascorso in compagnia del ragazzo da poco conosciuto con cui si frequentava. A meno che, come sperava, non avesse pagato lui tutto quanto.

    Sopra la scrivania vi era un pacchetto di sigarette, pieno per metà: tanto meglio, di fortuna in fortuna! Notò lì accanto quel romanzo che Lucia spesso citava come una delle opere a cui era più affezionata. Ragione e sentimento.

    “Libri, roba da perdenti”, pensò, facendo cadere la copia stampata con un gesto di reale disprezzo. Nell’impatto con il pavimento, vide uscire dalle pagine un foglio su cui riconobbe subito la grafia della sorella. Stava per chinarsi a raccoglierlo quando il telefono che aveva nella borsa trillò. Una chiamata da parte di Lorenzo, il tipo del weekend. Le si illuminarono immediatamente gli occhi. “Ciao!”, rispose con fare civettuolo mentre usciva dalla stanza, noncurante del fatto che stesse calpestando le ultime parole di Lucia.

    Non ci tornò più; così, allo scadere del contratto, il locatore fece ripulire l’immobile dalla salma dell’animale e dagli ultimi oggetti rimasti, che sarebbero così divenuti rifiuti da gettare. 

    Uno degli operai, giovane e di bell’aspetto, trovò e lesse il messaggio che giaceva a terra. Il suo nome era Lorenzo, ma questa è un’altra storia.


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