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  • Magnificat


    Vonnettesheim

    Candido: “Ho sempre avuto l’impressione che necessitasse di un restauro. I colori mi sono sempre sembrati incerti e privi dei contrasti originali. Ma quando passo davanti a S. Lorenzo in Lucina entro quasi sempre in chiesa e mi fermo ad osservarlo” dice a bassa voce mentre, lentamente, siede su una panca, prossima all’altare.
    Mirra: “Chi è il pittore?” chiede lei sedendosi accanto.
    Candido: “Guido Reni”
    Mirra: “E che cosa ti colpisce in particolare?”
    Candido “Mah. Il vigore, la luce e lo sguardo doloroso del Cristo, mentre rimette lo spirito nelle mani del Padre, e il mondo, alle sue spalle, è già nel buio, è già entrato nel tempo in cui sarà senza di lui. Non è un Cristo annientato e vinto; qui, pur esanime, sembra prepararsi già al trionfo sulla morte e a condurre gli uomini alla salvezza perché, come tanti pecoroni smarriti, non sono stati capaci di distinguere il bene dal male e a salvarsi da soli, obbedendo alle leggi di Dio, così chiare, così semplici.” Si gira a guardarla.
    Mirra: “Scusa ma il tuo Buddismo, Taoismo, Induismo. Lo zazen, il Chi Qong, il Tai Chi … Come si coniugano con questo tuo … Mah … slancio cattolico? sussurra lei con un mezzo sorriso ironico.
    Candido: “Una volta sono stato a cena con un principone nero romano, suo padre e parte della corte sopravvissuta. Nel breve tragitto, a piedi, da Piazza Venezia fino a Fontana di Trevi, dove era il ristorante, si fermò in tutte le chiese che incontravamo. Si scusava, superava rapidamente la porta, si segnava, dopo aver bagnato la mano nell’acquasantiera, e si genufletteva. Poi usciva subito. Mi sembrò un rito strano, esibizionistico, un vezzo papalino. Invece negli anni mi sono sorpreso a fare anche io la stessa cosa”
    Mirra: “E perchè?”
    Candido: “Mi gratifica. Entrando in molte chiesa di Roma mi si spiega davanti agli occhi, in pochi secondi, un sistema di storie, opere e capolavori dell’uomo in cerca Dio che mi coinvolge completamente, nell’inconscio e nei sensi.”
    Mirra: “Ah ho capito la visita turistica con suggestioni mistiche” soggiunge lei sollevando gli occhi, che hanno ora assunto i toni più scuri dell’ambra, e scrutano il soffitto decorato.
    Candido: “Si, sono risucchiato dalle vetrate, dalle scene della vita dei santi e dei martiri, dagli altari, e da tutti quegli strati di vita, cultura ed arte, depositatisi nei secoli, che fanno di una chiesa un organo della città. Ma la parte che preferisco, tuttavia, è la commedia umana che vi si rappresenta. Le pie donne, anziane, timorose e decise, che, a sera, recitano il rosario; la fretta dell’anziano sagrestano che corre veloce, da un lato all’altro del tempio, badando, affannato, alle mille cose da fare; il parroco che appare sempre all’improvviso in modo tanto, apparentemente, spontaneo quanto teatrale, per verificare che tutto sia pronto per la messa; il turista intimidito, con i pacchi in mano e la fotocamera che ciondola dal collo; i bambini che sghignazzano incoscienti e scorazzano ovunque. Le persone in chiesa mi sembrano sempre personaggi fuggiti dal presepe, dopo aver preso vita improvvisamente”.
    Mirra: “Comunque è vero. Il tempo nelle chiese è sempre un po sospeso. Rarefatto.” mentre continua a scrutare iscrizioni, dipinti, sacelli.
    Candido: “Visito anche le chiese moderne. Quelle di cemento armato, fredde e spoglie, come garage, il frutto di progetti troppo spesso falliti. Mi immergo in quella sacralità metropolitana, scarna e distratta, testimoniata da brutte vetrate colorate, cristi postmoderni, piante finte, lumini elettrici, luci al neon e colori stonati sulle pareti. Lì prevale l’umanità. L’odore di brodo che arriva dal refettorio dell’asilo limitrofo, le suore indaffarate, i cori dei bambini al catechismo, le piatte e raggelanti comunicazioni delle morti e delle nascite affisse sulla bacheca di legno all’entrata. Penso sempre che una chiesa che si rispetti dovrebbe comunicare anche le resurrezioni!” ride sommessamente
    Mirra: “Uno dei tuoi acquari insomma” osserva mentre tenta di inquadrarlo col cellulare per scattare una foto.
    Candido: “Proprio no. Davanti a questo Crocefisso ho sempre chiesto qualcosa. Far tornare un amore, la serenità, successo nel lavoro. Ora chiedo solo perdono, a chiunque sia in ascolto. E ringrazio. Con l’occasione chiedo anche salute”.
    Mirra: “Ma scusa allora sei un credente?” domanda lei mentre verifica l’esito dei suoi scatti.
    Candido: “No . Non in senso tecnico. No. Voglio dire … Il concetto è “scherza coi fanti e lascia stare i santi” ridendo sommessamente.
    Mirra: “Che ridi scemo! Pensavo fossi serio invece cazzeggi sempre!” aggiunge sorridendo mentre spegne il cellulare.
    Candido: “Insomma. Credo che non ci si debba sottrarre allo sviluppo di una intelligenza spirituale, che ci guidi verso una mera disponibilità ad ascoltare, ad avvertire i segnali e i messaggi di uno sconosciuto imperatore, quasi sempre indecifrabili. Finché con l’ascolto non si giunge alla questione fondamentale ovvero la necessità di abbandonare il sé. E li cascano quasi tutti gli asini.”
    Mirra sorride intimidita.
    Candido: “Natura umana e rito sono inscindibilmente legati. Non possiamo prescinderne. Se vuoi tutto è rito. Non trovo differenze tra offrire una ciotola di frutti e un bastoncino di incenso alla statua di Shiva e portare qualche fiore fresco ad una Madonnina ignorata, chiusa in una veccia edicola, posta al bivio tra due vicoli. Così anche gli omaggi dei monaci novizi ai maestri zen mi sembra che condividano la stessa natura di altri gesti rituali, come cedere il posto nella fila, allo sportello di un ufficio pubblico, ad una anziana suora. Anche la recitazione del rosario e la ripetizione di un mantra assolvono, secondo me, allo stesso scopo, ovvero silenziare la mente ed aprirla ad altro. Ed è anche il modo migliore, sinora scoperto dall’uomo, per liberare le sue energie migliori, quelle più nascoste, forse proprio per custodirle inconsciamente, e non sprecarle in modi meno benefici. E questi gesti li sento sempre più necessari ora che, superata la linea d’ombra, i sogni notturni impestano i miei stati d’animo ben oltre il mio risveglio, i continui bilanci mi levano il sonno, e “il cane nero alle mie spalle” non smette di seguirmi, perché credo che mi aiutino a raggiungere qualche breve, transitoria ma autentica redenzione. Credo siano la fonte di quella strana felicità che mi prende la sera, quando inforco il motorino e ritrovo inaspettatamente la voglia di ridere imitando un amico, un cliente, una malafemmina o storpiando una canzone pubblicitaria o inventandone una senza senso. O quando un impegno mi porta in un quartiere dove non vado da tanti anni, consentendomi di vedere luoghi mutati, facce sconosciute, mode, vestiti, palazzi e balconi da osservare, botteghe esotiche in cui curiosare, cercare dischi di vinile, portafortuna, e popoli e razze nel loro quotidiano. Del resto, non saprei come spiegare altrimenti questa euforia improvvisa, leggera e inafferrabile, questo vento fresco, del tutto inaspettato, che riappare come un amico perduto che torna e che speri non ti abbandonerà mai, anche quando non ci sarà più nulla da fare. E questo è un koan”.
    Mirra: “Cos’è un koan?”
    Candido: “Un indovinello senza soluzione”.
    Mirra: “Non capisco”.
    Candido “Sono tecniche dello Zen Rinzai con le quali si cerca di far naufragare il pensiero razionale favorendo quello intuitivo, la parte più profonda e unica del nostro sè. A seconda della risposta che dai, il maestro valuta il tuo grado di illuminazione”.
    Mirra: “Come?”
    Candido: “Ne vuoi sentire qualcuno?”
    Mirra: “Si dai!”
    Candido: ”Qual è il suono di una sola mano che applaude?
    Mirra: “Ma …”
    Candido: “Il cane ha la natura di Buddha?”
    Mirra: “Aspetta …”
    Candido: “Prima che sorga la mente, dove sono le cose?”
    Mirra: “Smettila!” e ride.
    Candido: “E, come chiedeva sempre, da ragazzi, er Sor Edmondo appena seduti al tavolo della sua osteria: bianco o rosso?”
    Mirra ride con la mano davanti alla bocca.
    Candido “E poi. E’ lecito per un uomo non riuscire a staccarsi neanche un istante dagli occhi di una donna gargantuescamente più giovane?”
    Mirra: “La so! La so! Sono illuminata! Andiamo a prendere il motorino!” urla ridendo e tirandolo con la mano fuori dalla chiesa.
    EXEUNT


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