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  • Stefano Iatosti

    Scendo all’imbocco della medina, la città araba. Le botteghe mi disorientano con la profusione della merce esposta. Contratto l’acquisto di un anello e con l’amuleto di cui finalmente sono entrato in possesso m'inoltro nel dedalo fra le pareti cieche e bianche da cui non arrivano suoni.

    La città non è più così aliena: una sua porzione minuscola mi appartiene, la stringo fra le dita.

    Ma in fondo siamo noi, l’amuleto, la fedele e immarcescibile riproduzione di noi stessi, il feticcio custodito nella tasca da cui non ci separeremo più.

    Il viaggio è il riscatto della condizione nomade, è l'idea e l'atto della scelta, l'aleatorietà del movimento, il confronto, il disagio, la scena vuota, lo specchio e il pozzo, il simbolo e la cosa, l'avventura e la sua parafrasi burlesca, il centone di ogni altro viaggio passato e a venire.

    La vita quotidiana, al paragone, è una parentesi ottusa, per quanto ripetuta, ostinata, che non riesci proprio a grattar via.


     


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