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  • Bro


    Fabulae

    Filli aspiró un'altra boccata di catrame, osservando l'estremità della sigaretta accendersi di un luccichio incandescente. Lui e Alessio erano rimasti a fare qualche tiro in porta, dopo l’allenamento, mentre gli altri erano già andati via. Poi, Alessio era entrato nello spogliatoio, mentre Filli era andato a sedersi sugli spalti, a fumare in silenzio come faceva spesso. Guardava distrattamente il cielo crepuscolare di Marzo ma senza guardarlo, guardando oltre, guardando qualcosa di indefinibile che era in realtà dentro di lui. Qualcosa che non capiva, qualcosa che però provava distintamente, che sentiva nel petto, ma a cui non riusciva a dare una spiegazione né tantomeno un nome. Era una sensazione dolciastra, intensa, penetrante. Era qualcosa che gli provocava benessere e malessere allo stesso tempo, e cioè una specie di tristezza agrodolce, in perfetta armonia con il mood di quell’ora decadente. Ma era in verità un’emozione molto più composita. Era euforia nel momento in cui preparava il borsone della scuola calcio nel primo pomeriggio sapendo che lo avrebbe visto di sicuro, o anche certe mattine andando a scuola e immaginando di incontrarlo nel corridoio; era ansia, ma un’ansia deliziosa, durante il tempo che trascorreva insieme a lui; era una lieve irritazione quando Alessio rivolgeva le sue attenzioni ad altri amici, o a Jessica; era malinconia nei momenti come quello, cioè quando Filli era da solo e la situazione esteriore la fomentava. Del resto, Filli era particolarmente suscettibile ai cambi d’umore dovuti al tempo atmosferico, o alla musica, o al momento della giornata. E lo era sempre stato, ma da quando conosceva Alessio quei cambi di umore repentini erano diventati infinitamente più frequenti. Nonostante adorasse crogiolarsi in quella malinconia, lo assalì improvvisamente l'urgenza di abbandonare la sua solitudine pensosa e raggiungere Alessio nelle docce prima che lui avesse finito. Perché adorava chiacchierare con Alessio in una situazione tanto intima, sotto la doccia, soprattutto se da soli. In tali occasioni, sentiva con lui una connessione che non aveva mai provato con nessun altro, anche se poi blateravano solo di argomenti spiccioli. Come se lo scroscio dell’acqua avesse il potere di isolare loro due dal resto dell’universo, e trasportarli in una dimensione della stessa consistenza del vapore che aleggiava tra i loro corpi, una dimensione irreale ed immateriale, dove non esisteva altro se non i loro corpi nudi e bagnati. E poi, di soppiatto, quando Alessio parlava dandogli le spalle, Filli sbirciava il suo corpo nudo, i suoi polpacci, le sue cosce muscolose, il suo sedere addirittura, ma solo perché provava verso il corpo di Alessio, e verso Alessio in generale, un’ammirazione sproporzionata. E dopo quelle fugaci occhiate ritraeva velocemente lo sguardo per paura che l’altro si girasse e, cogliendolo in flagrante, pensasse che fosse Filli frocio. E Filli era certo di non essere frocio. Era sempre stato un ragazzo mascolino, amante del calcio, e mai si era sognato di fare cose da froci come truccarsi o indossare vestiti da donna. Era solo ammirazione, la sua. Si alzò di scatto, spense la sigaretta contro il muretto e si affrettò verso la palestra.

     

    Entrò nello spogliatoio inanimato. Un odore chimico fruttato, di bagnoschiuma o di deodorante. Si sfilò i vestiti  di dosso con foga e cavò lo sciampo e l’accappatoio fuori dal borsone, che era appoggiato sulla panca proprio affianco al borsone di Alessio. Si precipitò verso le docce da cui proveniva il rumore dell’acqua che Filli immaginò scivolare sul corpo nudo di Alessio. Immaginò le sue gambe bagnate e l'acqua grondare sui suoi peli che in quella circostanza assomigliavano sempre a fili di muschio lungo il getto di un fontanile. Ma proprio in quell’istante lo scroscio si spense. Filli fu assalito da una fitta pungente di rabbia contro se stesso, per aver perso tempo. Entrando, vide Alessio uscire dal cubicolo e indossare l’accappatoio, strofinarsi energeticamente i capelli riccioluti con il tessuto del cappuccio. Si accorse di Filli, gli sorrise distrattamente. Filli rimase per un istante a guardarlo: l’accappatoio lasciava scoperte le sue gambe dal ginocchio in giù. Osservò le caviglie grosse, e i peli sparsi e bagnati, orientati verso il basso, appesantiti dall’acqua come fili di muschio in un fontanile. Alessio gli sgusciò di fianco, senza guardarlo.

     

    Filli avrebbe voluto urlare, ma non lo fece. Indirizzò invece la sua rabbia contro il muro della doccia piastrellato di azzurro, e lo scroscio dell’acqua coprì il rumore delle sue nocche che impattavano ripetutamente contro la superficie fredda e bagnata. Non sapeva perché lo stava facendo, e non si poneva il problema, perché quella rabbia cieca e indefinita gli impediva di pensare. 

     

    Nello spogliatoio trovò l'amico di spalle, intento a strofinarsi i capelli con un asciugamano. Indossava un paio di boxer grigi, che aderivano perfettamente alla forma del suo corpo, alle linee curve delle sue cosce e del suo fondoschiena. Alessio si volò, sentendolo arrivare. Si scambiarono un sorriso formale, e poi Alessio tornò ad asciugarsi con lo sguardo assente. Anche Filli si asciugava, si era tolto l’accappatoio ed era rimasto nudo, si strofinava il corpo bagnato con l’asciugamano. E provò una sensazione insolita, come se quel silenzio fosse una specie di tenda per coprire frasi che non venivano dette. Aveva la sensazione che Alessio avrebbe voluto iniziare un discorso, ma non lo faceva, e quasi si sforzasse di sembrare completamente indifferente alla sua presenza. 

     

    Ripensò allora a quella cosa strana che Alessio gli aveva detto qualche giorno prima, fumando insieme dietro la palestra durante la ricreazione. Alessio aveva lasciato cadere il suo mozzicone esausto e, distrattamente, con nonchalance, aveva detto “bro, poi ti devo dire un fatto." Ed era andato via così, e non ne avevano più parlato. Filli fremeva dalla voglia di sapere di cosa si trattasse, ed era la prima volta che i due si ritrovavano da soli dopo quell’evento. Però non osò porre la domanda, continuò ad asciugarsi in silenzio. 

     

    Alessio lo stava osservando. Filli se ne accorso e per qualche istante si sforzò di rimanere impassibile, ma era uno sforzo titanico. Allora sollevò lo sguardo ed incrociò quello di Alessio. Gli sorrise in modo impacciato, ma Alessio non ricambiò il sorriso e continuò a fissarlo.  “Ti devo dire quel fatto, bro” esordí quindi Alessio. 

    “Che fatto?” chiese Filli, cercando pateticamente di dissimulare di aver pensato giorno e notte alla natura di quel misterioso “fatto.” La sua voce tremava quasi; di certo tremavano le sue mani. Eppure si sforzò anche lui di sembrare indifferente, continuando a strofinarsi l’asciugamano sul petto. “Un fatto che volevo dirti da un po’,” ma non aggiunse altro. Estrasse il fohn ed andò ad asciugarsi i capelli davanti allo specchio. Il rumore occupò lo spazio destinato a rivelazioni che non venivano proferite.

     

     

    Filli si sentiva come di fronte ad una scelta rischiosissima che avrebbe determinato il suo destino. Come dovesse spiccare un salto di diversi metri per salvarsi da un morte certa. Doveva dire qualcosa, incrinare quel silenzio. Ma non sapevo cosa. E allora disse una cosa che non aveva alcun senso, ed era quasi certo che non fosse stata la sua mente a concepirla. Sembrava come se la sua volontà gli fosse sfuggita di mano, come se un'entità estranea avesse preso possesso del suo apparato fonetico e lui stesse lì sotto forma di coscienza impotente ad assistere alla scena.  Disse: "mi vuoi confessare che sei frocio?"

    Alessio spense l'asciugacapelli, si voltò: "…che hai detto, bro?" "Ho detto, mi vuoi confessare che sei frocio?" Il cuore di Filli pulsava frenetico.

    "Te sei frocio" rispose Alessio, vagamente irritato.

    "Tanto è questo che vuoi dirmi" incalzò.

    Alessio appoggiò l'asciugacapelli sulla mensola, con una calma minacciosa. Marciò verso di lui, guardandolo sfacciatamente negli occhi, con il passo marziale di un plotone inarrestabile. Si bloccò con il viso a pochi centimetri dal suo. Filli poteva sentirne il respiro sulle labbra, e il suo sguardo trafiggergli i bulbi oculari.

    "Ripetilo, su" disse Alessio.

    Filli inspirò, e ripeté: "secondo me mi vuoi confessare che sei frocio."

    Non riusciva a capire come la sua volontà avesse potuto perdere il controllo di ciò che diceva. Alessio lo fissava stupito, interdetto. Scattò con la velocità di una mantide religiosa e spinse Filli contro la spalliera di legno, premendogli l'avambraccio di taglio contro pomo di Adamo. Filli soffocava, ma non disse nulla, quel contatto fisico era terribilmente dolce, e rimase a fissare le pupille di Alessio che a sua volta lo fissava in silenzio con minacciosa serietà. 

    Ma quella giocosa pantomima si rivelò come tale nel momento in cui Alessio non riuscì più a trattenersi dal ridere. Anche Filli rise di rimando. Quindi, Alessio cominciò a colpire a pugni, con forza misurata, la spalla dell'altro, il quale si parava e cercava inutilmente di sgusciare dalla morsa. I due giocavano spesso a prendersi a pugni, a fare la lotta, come due leoncini. Era il loro modo di dimostrare l'affetto e la fiducia reciproci: ognuno dava all'altro la possibilità di danneggiarlo fisicamente con la certezza che però non lo avrebbe mai fatto. Ognuno consegnava all'altro il proprio corpo vulnerabile. Proprio come nel sesso. 

    Filli aveva provato a contrattaccare, ma Alessio gli aveva afferrato il polso, avevo preso il controllo del suo braccio. Filli cercò allora di spingerlo via con l'altro braccio, ma Alessio era monolitico. Filli premeva inutilmente la mano contro il petto dell'altro. E sentì sotto il palmo la deliziosa sensazione dei suoi muscoli irrigiditi al di sotto delle la pelle nuda e calda. Ebbe la tentazioni irresistibile di accarezzarli. Osservò quel corpo così vicino al suo. Osservò la muscolatura definita, e la sottile striscia di peluria che saliva dall'ombelico e lungo lo sterno. Con uno spasmo improvviso cercò ancora di divincolarsi, ma, come nelle ragnatele, questo ebbe l'effetto di

    intrappolarlo ancora di più nella stretta di Alessio, il quale ora premeva il suo corpo sul corpo ancora nudo di Filli. Sentì la carne calda di Alessio contro la sua, il petto a contatto con il suo, il basso ventre a contatto con il suo, e il rigonfiamento dei boxer contro l'inguine nudo. 

     

    Avevano smesso di ridere, si guardavano in un silenzio serioso, quasi solenne. Sentivano l'uno il fiato dell'altro solleticare le labbra.  E allora Filli ebbe quel pensiero assurdo e terribile, quel pensiero impensabile, e in effetti non era stato lui a pensarlo: era piuttosto la manifestazione cosciente di un desiderio profondo a indomabile. Guardò le sue labbra immobili così vicine alle sue. 

    E accadde una cosa incredibile. Accadde che Filli sentí qualcosa esercitare una pressione crescente contro la pelle del suo inguine , qualcosa che si trovava sotto il tessuto dei boxer dell’amico: fu innegabile che il corpo di Alessio stava effettivamente confessando quella veritá inconfessabile. Ma la cosa più terribile fu che, si accorse, anche il suo corpo stava facendo lo stesso. Filli vide nello sguardo di Alessio lo stesso panico e lo stesso orrore che erano esplosi dentro di lui. 

     

    Che fare dunque? Chiaramente, nessuno dei due lo sapeva, erano entrambi sconvolti e interdetti, paralizzati dal terrore. Di certo non si poteva fare finta di nulla, essendo ció che stava accadendo innegabile, entrambi coscienti che anche l’altro se n'era accorto. E intanto, I loro corpi, traditori e bastarsi, quasi a volersi prendere gioco di loro, continuavano inesorabilmente a fare affluire sangue ai corpi cavernosi. Filli sentí i palmi di Alessio premere sulla sua gabbia toracica, esercitare una pressione che lo sbalzó all'indietro, ponendo fine a quell'abbraccio dolce e terribile. Filli barcolló, quasi perse l'equilibrio per la forza con cui Alessio lo aveva spinto via, lontano da sé. Filli rimase immobile a fissare Alessio, senza sapere cosa dire o casa fare, con la sua erezione pericolosamente esposta alla vista dell'amico. Ma Alessio non lo guardó, riprese ad asciugarsi, a compiere quelle azioni meccaniche che compiva in quello spogliatoio tutte le altre volte: finí di asciugarsi i capelli ancora umidi con l'asciugamano, infiló addossola canottiera e la felpa, infiló il pantalone della tuta, infiló i calzini di spugna e le sneakers. Senza guardarlo. 

     

    Filli era ancora lí, statuariamente immobile e nudo, a fissare Alessio il quale riponeva le sue cose dentro il borsone come se fosse solo in quello spogliatoio. Lo osservó rispondere al cellulare, dire: “sí pa', sto uscendo,” lo osservó indossare il giubbotto e tirarne su la zip, lo osservò afferrare il borsone dicendo, ovviamente senza guardarlo: “ciao eh.” Alessio andò verso la porta d’ingresso, ma prima di uscire si bloccó. Senza voltarsi, disse: “comunque, il fatto che volevo dirti é che forse mi fidanzo con Jessica.” E, detto ció, andó via, lasciando Filli ancora nudo e immobile.


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