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  • (Bio)Diversi punti di vista - Mai soli


    GuglielmoMori

    «Rimani ferma, non ti muovere mai. Muoviti come se fossi ferma.»

    «Come faccio?»

    «Lentamente. Non andare veloce, loro odiano chi si muove. Loro odiano chi non si muove come loro. Loro odiano chi è diverso da loro. Rimani ferma.»

    «Come faccio a vivere ferma?»

    «Non farti mai sentire da loro.»

    ****

    Edo sanguinava copiosamente. La ferita all'addome era seria. Quella alla gamba meno, ma non riusciva a correre, a stento camminava. Era riuscito a scappare appena in tempo: la rapina era andata malissimo, la polizia aveva sparato per uccidere. Era giunto il momento. Stava morendo, lo sentiva. Lo vedeva.

    Si trascinò fino ad un leccio enorme. L'ombra della chioma lo avrebbe protetto dal caldo di giugno. Sarebbe morto al fresco. Che magnifica ironia. Morire al fresco di un albero e non al fresco in galera. La vita è ironica nei momenti peggiori.

    Era seduto, il suolo asciutto. Il panorama: meraviglioso. Il mare era calmo, le dune con quei ginepri rigogliosi e l'erica e il profumo dei fiori ed il ronzare delle api. Era un bel posto dove morire.

    Il Sole apparentemente si spostava e i suoi raggi arrivarono dritti dritti sugli occhi di Edo. Non riusciva a muovere le braccia, poteva solo chiudere gli occhi. Morire accecati non è il massimo.

    Morire soli non è il massimo. 

    Un ramo carico di foglie coprì il suo volto impedendo ai raggi di raggiungerlo.

    «Cosa... Cosa?»

    Allucinazioni. Aveva perso molto sangue, è normale. Ora gli alberi si muovono. 

    "Beh, almeno è stato gentile" pensò Edo.

    «Cosa fai?!»

    «Chi ha parlato?» disse Edo. "Perfetto, anche allucinazioni uditive".

    «Lo aiuto, sta morendo.»

    «Lascialo morire! Non ti muovere!»

    «Chiunque tu sia, grazie» sussurrò Edo divertito di parlare alle proprie allucinazioni. Lo sforzo era stato enorme. Il lago di sangue sotto il suo corpo continuava ad espandersi, il liquido rosso si infiltrava nel suolo.

    «Ah, e grazie anche a te» disse ironico all'altra voce.

    «Come ti chiami?»

    «Edo, dovresti saperlo!»

    Aveva perso così tanto sangue che il suo cervello non lo riconosceva più?

    «Non morirai solo, Edo. Sono qui con te.»

    Edo non parlò più.

    «Perché hai parlato con uno di loro? Sai che non possiamo farlo.»

    «Stava morendo»

    «Non si è neanche reso conto che eravamo noi a parlare! Non ci arrivano. Non fanno parte di questo mondo. Sono un cancro per noi e gli altri esseri viventi di questa Terra. Noi siamo oggetti per loro. Gli animali sono oggetti per loro. Noi non parliamo con loro. Noi stiamo fermi se ci sono loro.»

    «Lui non era più uno di loro. Lui ci ha visto, ci ha sentito. Forse nell'ultimo momento della sua  vita si è accorto del mondo che aveva intorno, e tanto basta. E tanto è bastato per rendersi conto che non stava morendo solo, ma circondato dalla vita più pulsante.

    Quel tanto che basta a sentirsi parte della Natura di nuovo.

    Quel tanto che basta a morire sereni.»


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