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  • Amore implacabile


    Ira

    Le tira la pelle, come se sulla faccia avesse una maschera di cartone.
    Si guarda intorno: una specie di nebbia grigiastra dappertutto, non si vede neanche i piedi. Non ci sono alberi o colline o qualunque cosa assomigli a un paesaggio. Niente che ricordi una costruzione umana.
    Cerca di capire le sue sensazioni ma piomba in un groviglio , si confonde. Forse ha freddo, forse no. Annusa l’aria: non sa di niente.
    “Ciao, Dany.”
    Finalmente, una voce amica.
    “Ciao, dottoressa. Che nebbione oggi. Strano, dalle nostre parti la nebbia non c’è mai.”
    “Come ti senti?”
    “Bene. Un po’ confusa, magari.” Le verrebbe il suo sorriso timido, quello con cui si protegge dalla violenza degli altri, ma le tira la faccia. Quando tenta di sorridere sembra che si deformi qualcosa.
    “Dove hai lasciato la famiglia, Dany?”
    “Mah – dice leggera – saranno dove sono sempre. I ragazzi a scuola, lui in officina.”
    “Ti mancano?”
    “Lei mi fa sempre certe domande, doc. Certo che mi mancano, sono la mia famiglia. Come potrebbero non mancarmi?”
    “Anche Piero?”
    “Certo, anche lui. E’ mio marito.”
    Fa una pausa.
    “Però oggi ho una sensazione strana. Non so. Forse è successo qualcosa e non me ne ricordo. Ogni tanto succede qualcosa, con Piero. Sa com’è, è un carattere difficile.”
    “Mi avevi detto che avevate dei problemi. Vuoi parlarmene?”
    Di nuovo il sorriso tirato di Dany, quello che non esce perché è come se avesse la faccia incollata.
    “Lei è strana, doc. Vuole sempre starmi a sentire, come con i suoi pazienti. Io non la pago, non potrei, e lei vuole ascoltarmi lo stesso.”
    “Siamo vicine di casa, Dany. Se stai bene mi fa piacere.”
    Dany fa una voce birichina.
    “Sapesse lui come si arrabbia, che ci parliamo. Dice: quella ti sobilla. Così dice. Che scemo: è lui che certe volte mi fa venir voglia di scappare. Intendiamoci, io voglio bene a Piero, gliene ho sempre voluto. Però non è più come prima. Mi capisce? Insomma, le cose sono cambiate. Lui si agita, e io mi spavento. Allora corro in bagno e mi ci chiudo, e lui si arrabbia ancora di più.”
    “Non scappi poi tanto, Dany. L’anno scorso ti sei fatta complessivamente venti giorni di ospedale, perché lui si arrabbia. Vuol dire che non sei scappata. Sei rimasta lì a subire.”
    “Ho dovuto rinunciare a scappare, lui se la prende coi bambini. Allora ho cominciato a spedirli in camera, e che si sfoghi pure con me. Non è cattivo, sa dottoressa. Però è tanto nervoso. Il lavoro è difficile, c’è la concorrenza, i clienti pagano in ritardo…sa com’è.”
    Ha un gesto timido, Dany. Un po’ si vergogna di queste miserie.
    “Dany, te l’ho detto tante volte. Dovevi denunciarlo, o prendere i bambini e scappare. Perché non hai voluto denunciarlo?”
    “Ma, dottoressa, è un brav’uomo. Poi mi ama. E’ geloso, sa?”
    “Quindi ti ama?”
    “Bè, gli importa no? Altrimenti non si interesserebbe, mi avrebbe già lasciato. Invece lui ci tiene tanto che stiamo assieme, anche con i bambini. Il senso della famiglia, è quello che mi è sempre piaciuto di lui. Pensi che qualche giorno fa…”
    Si ferma di colpo.
    “Cosa? Cosa è successo qualche giorno fa?”
    “Niente. No, niente.”
    “Dany, per favore. Non ti interrompere. C’è stata qualche novità fra di voi?”
    “Bè, io ho avuto un momento, sa, uno di quei momenti di esasperazione, e gli ho detto che volevo finirla. Vedesse che faccia, dottoressa: un uomo distrutto. Si è chiuso in officina, non l’ho visto per due giorni. Ho mandato i bambini dalla nonna, non lo avevo mai visto così nero. Io volevo chiudere, questa volta lo volevo proprio.”
    “C’era un altro, nella tua vita?”
    “Per carità, nessuno, nessuno. E chi ha voglia di buttarsi in un’altra storia, dopo quindici anni con lui, così?”
    “Poi? E’ tornato?”
    Silenzio. Dany guarda in terra, deglutisce. Le sembra che non le venga il respiro, e neanche le idee. Sono confuse e girano intorno come quella nebbia. I suoi piedi ci sono sempre immersi dentro.
    “Non…non mi ricordo.”
    “Secondo me ti ricordi, Dany. Vero, che ti ricordi?”
    Dany ha voglia di piangere, le tremano le mani.
    “Dany, pensaci. Devi ricordarlo.”
    “Perché? – grida Dany – perché accidenti devo ricordarlo? Magari non voglio!”
    “Perché altrimenti resti bloccata qui. Bisogna procedere, bisogna andare avanti.”
    “Qui? E dove è qui? Io non capisco.”
    Tace.
    “Sì, è tornato. Di notte. Mi ha lanciato addosso una cosa, non so. Cos’era?”
    “Vetriolo.”
    “Oddio, ecco perché sento la faccia così…poi mi ha pestato forte. E dopo non mi ricordo. Ma se mi ha lanciato il vetriolo, e io non sento dolore..”
    Guarda verso la dottoressa, che risponde al suo sguardo e la fissa.
    “Sono morta? Davvero, sono morta?”
    “Mi spiace, Dany. Alla fine ti ha uccisa. Non per le botte. Ha usato un coltello.”
    Dany si guarda intorno, scruta la nebbia. C’è qualcosa che la disturba. Cosa…?
    “Se io sono morta, dottoressa, lei che ci fa qui?”
    La dottoressa sorride leggermente.
    “Quando ha finito con te, Dany, è venuto a trovarmi.”


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    Commenti raccomandati

    Toccante.

    Semplice, perché alla fine non c'è una "trama", piuttosto una descrizione introspettiva sotto forma di dialogo, ma simile - se vogliamo - a una pagina di diario; semplice ma toccante. Efficace nell'esprimere i pensieri e le emozioni del personaggio.

    Notevole anche il fatto che pur nell'assenza di un intreccio vero e proprio il personaggio principale "cresca", sviluppi la sua consapevolezza nel corso delle righe. Bello anche che ciò avvenga grazie a un secondo personaggio, che ne provoca le riflessioni. Sarebbe stato più monotono e scontato se il personaggio principale si fosse fermato da solo a riflettere. 

    Il finale non è imprevedibile, è un po' un cliché, ma sempre piacevole. Non è un cliché che disturba. 

    Per me, è una prova positiva. 

    Non è mia abitudine "stare largo" con i giudizi, ma se dovessi dare un giudizio sintetico a questo racconto darei di sicuro 7/10, pieno (e conoscendomi è parecchio!). 

     

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    Se posso aggiungere una cosa, unica "nota" reale: potendo, avrei speso qualche parola in più nelle descrizioni dell'ambiente circostante o dei due personaggi. L'abbondanza dei dialoghi rende il testo molto scorrevole, ma qualche tocco in più di descrizione non lo avrebbe a mio avviso appesantito, anzi...il contesto è bello nel suo essere effimero, darebbe degli spunti interessanti, che potrebbero essere resi anche con pochi aggettivi. 

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    Penso tu abbia ragione. In un primo momento mi è sembrato che "l'assenza" di una ambientazione favorisse l'aspetto introspettivo, però forse isola troppo i personaggi...buona per la prossima!!

     

    Grazie, 

    ciao

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