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  • visitatore oscuro


    Bernt Schulte

    CAP 1

    La guardia prese la torcia dal muro e dopo aver esaminato alla luce il viso dello sconosciuto, accennò con la testa al forestiero, indicandogli la porta e la via per entrare nella città. La porta scricchiola e il forestiero è entrato nella città. La quiete della notte viene interrotta dal rumore insolito degli stivali del forestiero, e dal conseguente scoppio dei latrati dei cani, che nel sonno fanno maledire lo sconosciuto dai sonnolenti abitanti. Dopo alcuni minuti, il rumore degli stivali si interrompe. Si è fermato davanti ad una casa.

    Tutte le case intorno ammutoliscono, i cani vengono fatti zittire, il silenzio regna. Un rumore di nocche metalliche che incontrano il legno di una porta risuona nel silenzio della notte, un rumore sommesso di pianto risuona leggero dalla casa. Un altro suono viene ad interrompere la falsa quiete della notte, identico al precedente, impaziente, questa volta. La porta si apre, e lo sconosciuto entra nella casa, facendo tirare un sospiro di sollievo alle facce oscure che per tutto il viaggio lo avevano seguito da dietro le finestre.

    15 minuti. In un quarto d'ora, tutto inizia e tutto finisce. All'inizio il silenzio, ma dura poco, sostituito immediatamente da alcuni bisbigli, mischiati a dei lamenti sommessi, sostituiti a tratti da un pianto ininterrotto. I bisbigli diventano sempre più alti, ma troppo lontani per essere compresi dagli ascoltatori silenti delle case intorno. Un rumore secco, e tutto è finito i bisbigli sono terminati rimangono solamente dei lamenti sommessi, ma anche quelli sono destinati a terminare a momenti.

     

    Quella mattina alla casa arrivarono un gruppo di guardie, che arrivarono giusto in tempo per fermare i primi curiosi che iniziavano ad affluire verso il luogo di interesse. "Mattina movimentata eh? Riguarda gli avvenimenti di ieri sera ci scommetto" chiese un abitante i quelle case lì intorno, " Spiacente amico, sono cose che non ti riguardano, perciò chiedo a te e ai tuoi compaesani" rispose una guardia, adesso urlando per farsi sentire dalla folla di curiosi, "di allontanarsi da qui e di lasciare libera la strada" e, vedendo che soltanto in pochi riluttanti accennavano ad allontanarsi, riprese ad urlare, questa volta sguainando la spada; "questa sarà la prima e ultima volta che mi ripeto. Se non sgomberate l'area immediatamente, sarete arrestati e portati tutti in catene al tribunale dell'inquisizione!" Quello che fece impaurire la folla non era la minaccia del'arresto, poiché sapevano con certezza che la guardia cittadina non avrebbe mai permesso che così tanti cittadini sarebbero potuti essere incarcerati, anche solo per un fattore di spazio che era molto ristretto nelle piccole prigioni della cittadina. I cittadini erano rimasti spaventati dalla minaccia di essere portati al tribunale dell'inquisizione, nel quale venivano portati solamente gli oppositori della chiesa, e mai nessuno ne usciva, almeno non sui propri piedi.

    Mentre la folla si disperdeva, un forte rumore di zoccoli sulla strada risuonava sempre più forte; pochi attimi dopo, dall'angolo della strada, comparve a tutta velocità un drappello di cavalieri. In totale erano cinque, di cui quattro vestivano una lunga tunica bianca con una grossa croce rossa al centro del petto; un cappuccio bianco gli copriva interamente la testa, eccezion fatta per le facce, che però erano nascoste dietro un pesante elmo di ferro squadrato; ai fianchi del cavallo era legata una spada, una lunga spada decorata con filamenti d'oro intrecciati. Il cavaliere in testa invece indossava una armatura completa in ferro brunito, con decorazioni in oro, come la croce che portava sul petto. Aveva la faccia scoperta, lunghi capelli neri che, spinti dall'aria, ricadevano sulla schiena. Subito la folla che si apprestava a andarsene, si spostò velocemente per far posto ai nuovi arrivati. Colmi di curiosità tutti i cittadini rimasero lì a guardare, dimenticandosi delle minacce precedenti. Appena i cavalieri si fermarono davanti alla casa e davanti alle guardie, questi ultimi si inchinarono a terra, aiutando a scendere i nuovi arrivati da cavallo; solo il cavaliere con la faccia scoperta rimase in sella. "Chi è tutta questa gente?" domandò, non aspettandosi di certo una risposta, "perché non è ancora stata sgomberata?" questa volta si girò a guardare le guardie; " mio signore, gli abbiamo già ordinato di andarsene, ma questi bifolchi non hanno ascoltato" rispose allora il capo delle guardie.

    Il cavaliere allora, alzandosi sul cavallo con voce autoritaria disse: “Cittadini, se non vi allontanate immediatamente, vi passerò a fil di spada uno ad uno finché di voi non rimarranno che carcasse per corvi!” e mentre finiva di parlare i cavalieri vestiti di bianco sfoderarono le spade e iniziarono ad avvicinarsi alla folla che aveva già capito che era meglio cambiare aria e allontanarsi, reprimendo controvoglia la loro curiosità.

    Dopo che si furono allontanati tutti il cavaliere smontò da cavallo e, mentre questo veniva portato via da uno dei cavalieri, entrò nella casa, dove rimase per qualche ora, mentre i suoi cavalieri sorvegliavano la porta. Dal fuori, la casa sembrava normale, ma non si può dire la stessa cosa dell’interno; appena varcata la porta il cavaliere non poté fare a meno di sentire il forte odore di spezie e di erbe che veleggiava lungo la stanza. Sul tavolo ancora i resti della cena erano rimasti intoccati, quattro piatti, cinque bicchieri. Continuò ad esaminare la stanza, e notò che i cassetti erano tutti stati rovistati, aperti o rovesciati; le uniche cose rimaste nella stanza erano oggetti senza valore, non che ce dovesse essere stato molto in una casa così povera, pensò il cavaliere. Procedette a salire le scale che portavano alle camere e mentre saliva le scale subito sentì l’odore pungente del sangue e dell’appena iniziato processo di decomposizione. Mettendosi un panno bagnato con delle erbe profumate fattosi portare da uno dei suoi cavalieri, salì l’ultimo gradino e si ritrovò nel corridoio che portava alle camere. Tre porte. Passa in rassegna le prime due, trovandole tutte buttate all'aria, rovistate, ma nessun corpo. l’odore del sangue cominciò ad aumentare man mano che si avvicinava alla porta della terza camera. Il cavaliere la spinse con un piede, aspettandosi il peggio e sfoderando la spada; quello che vide dentro la camera fu un massacro. Due corpi di quelli che il cavaliere dedusse fossero poveri artigiani erano a terra con la gola tagliata. Sono stati uccisi alle spalle, pensò il cavaliere dopo aver esaminato i tagli attentamente. Procedendo verso l’interno della camera il sangue putrido iniziò ad attaccarsi alle suole dei suoi stivali. Il cavaliere si imbatté in un letto. Sul letto, giaceva il corpo di un ragazzino, Anch'esso con la gola tagliata. Le vesti del ragazzo erano strappate all'altezza del busto. Sotto le ascelle, bubboni violacei. Peste, pensò il cavaliere indietreggiando e premendosi il fazzoletto bagnato sul viso, terrorizzato. Mezz'ora dopo il cavaliere sedeva con il capo della guardie nella stanza di sotto, discutendo. Due ore dopo, un’alta pira arse al di fuori delle mura della città.


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