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  • Storia di Natale


    Ira

    Mentre camminava nel bosco, quella mattina, il Natale era lì, a prenderlo in giro. Va bene, era un bambino maturo, glielo diceva sempre il nonno, ma anche lui avrebbe voluto un regalo. Un paio di scarponcini nuovi per esempio, visto che al momento portava quelli di Tonino, che aveva tre anni più di lui. I suoi genitori erano i più ricchi del paese, e distribuivano in giro i suoi abiti smessi.

    “Magari sono contenti – pensava Gigi – così si liberano la casa dagli impicci. Loro li chiamano così. Potessi averli io così tanti impicci.”

    Non che Gigi fosse un bambino avido, ma insomma, camminava con un paio di scarpe di tre numeri più grandi, e l’ovatta che la mamma metteva dentro la punta per riempirli gli dava fastidio. Alla fine se la trova appallottolata in un bolo duro e tormentoso, e per camminare doveva levarla e srotolarla, per ricominciare mezz'ora dopo.

    Il terreno scricchiolava sotto i suoi piedi per il ghiaccio scintillante che si annidava sotto rami e foglie. Era bello, a guardarlo controluce. I ghiaccioli pendevano dagli alberi, e quando una poiana si appoggiava su un ramo qualche pezzo cadeva per terra e sembrava un diamante. Almeno, quello che Gigi immaginava fosse un diamante, considerando che non ne aveva mai visto uno.

    Per arrivare a scuola aveva preso una scorciatoia che conoscevano in pochi, arrotolata fra i larici. Gli scapparono davanti al naso una volpe e due tassi. Gli piacevano in modo particolare, i tassi, così buffi e tondi. Poi dietro una curva che conosceva a memoria vide apparire una piccola casa, come quelle che fanno i ricchi ai cani. Bè, magari un po’ più grande, ma non molto. Sembrava fatta con pezzi di ovatta bianca e strisce di luce. Una cosa strana.

    Gigi era un bambino ligio, la mamma gli diceva sempre di non uscire dal sentiero,  ma quella volta non ce la fece proprio a resistere. Era così bella la piccola casa,  luccicava. Rimase un po’ lì a guardarla, poi entrò, molto cauto, dalla porta. C’era un grande pacco con la carta colorata, coi nastri e la frutta di bosco a fare da fiocco. Gigi non aveva mai visto una cosa simile dal vero. Solo nei film.

    Sentì una voce simile alla sua.

    “E’ per te.”

    Fece un tale salto che quasi bucava il tetto. Si girò di scatto e vide un ragazzino. Bruno, piccolo. Gli somigliava, un po’.

    “Chi sei?”

    “Non è importante chi sono io. C’è qui un regalo per te.”

    “Perché mi fai un regalo?”

    “Mi sei simpatico, e poi non pensi  sempre di essere il più furbo di tutti. E’ già tanto, sai?”

    “E cosa devo fare?”

    La mamma gli diceva sempre che niente piove dal cielo. Le cose bisogna guadagnarsele.

    “Prima aprilo, poi te lo dico.”

    Dalla bellissima scatola, che Gigi cercò di non rovinare, emersero un paio di scarponcini nuovi, di daino e col carrarmato. Quelli che lui sognava da tanto tempo.

    Gli brillavano gli occhi.

    “Allora, che devo fare?”

    “Niente di complicato. Vai a casa e prendi qualcosa di tuo,  a cui tieni, e regalalo a qualcuno che sai che lo vorrebbe.”

    Gigi pensava. Non era difficile. Lui aveva l’aquilone che gli aveva fatto il nonno. Gli dispiaceva un po’, ma magari avrebbe potuto provare a farsene uno da solo. Piaceva tanto a Ennio, quell’aquilone. Gliel’avrebbe dato.

    “Tutto qui?”

    “No, c’è un’altra cosa. Dovrai farlo sempre.”

    “Cosa?”

    “Ogni volta che ti arriverà qualcosa di bello tu dovrai regalare una tua cosa, a cui tieni. “

    “Perché?”

    “Perché i regali si onorano. Tu ricevi un regalo e ne fai uno, capito?”

    “Anche se per avere quella cosa ho faticato tanto? Se me la sono guadagnata?”

    “Anche in quel caso. Vedi, a volte non si ottiene niente, nonostante uno si sia impegnato tanto. Allora quando alla fine ce la fai è comunque un po’ anche un regalo.”

    Gigi ci pensava su. Questa storia non l’aveva mai sentita, però gli sembrava che ci fosse qualcosa di sensato. Assunse un’aria da grande. Si sentiva più grande in quel momento, in effetti.

    “Come se avessi un debito, e dovessi ripagarlo?”

    Il ragazzino sorrise.

    “Bravo, hai capito tutto.”

    Nel dire questo scomparve, di colpo, sotto lo sguardo attonito di Gigi.

    Lui non perse tempo, si mise subito gli scarponcini nuovi e, per la paura che il regalo scomparisse, si precipitò a casa a prendere l’aquilone in regalo per Ennio. Sarebbe arrivato in ritardo a scuola, ma pazienza. Si sarebbe inventato qualcosa per giustificarsi con la maestra.

     

    Il bosco scintillava di ghiaccio e di sussurri, e sul sentiero che tutti i giorni Ennio faceva per andare a scuola un ragazzino costruiva una piccola casa di luce.

     

     

     

     


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