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  • L'angelo e il diavolo


    Saryo

     Chiara si buttò sul letto e saltò sul materasso ridendo, finché la raggiunse il nonno. La guardò con occhi severi e lei capì che doveva smettere. Si mise il pigiama anche se non aveva sonno. Entrò sotto le coperte e attese che Angelo le desse il bacio della buona notte.

     “Devo dormire anche se non ho sonno?” chiese seria.

     “Se prometti che dopo chiuderai gli occhi, allora ti racconto una storia.” le disse afferrando una sedia. Si spostò sul lato del letto e si mise seduto.

     “Lo prometto!” gli occhi di Chiara erano luccicanti di gioia per quanto le piacevano le storie del nonno. Riuscivano a catturarla, a incuriosirla, poi aveva quel tono di voce che lo avrebbe voluto ascoltare per sempre.

     “Va bene” disse Angelo sistemandosi comodo, “ti racconterò la storia di un Angelo e di un Diavolo, ma dopo chiuderai gli occhi e cercherai di dormire?”.

     Chiara assentì con la testa. Le coperte rimboccate fino al mento, gli occhi che esprimevano tutta l'aspettativa per la nuova storia.

     Angelo si schiarì la voce con un colpo di tosse: “Lo sai che nel mondo ci sono molte creature che non riusciamo a vedere?”.

     “Come gli angeli e i diavoli?” lo interruppe Chiara.

     Lui la fissò per un istante, con lo sguardo serio, infine le sorrise. “Esatto, proprio come loro. E questa storia sarà tenera come i dolci che ti prepara la mamma e dura come a volte può essere la vita.”.

     “Anche papà è duro” disse lei, poi aggiunse: “qualche volta.”

     “Si comporta così perché a volte è necessario. Ma posso continuare la storia?”

     Chiara fece scivolare le piccole mani sulle coperte, tirandole fin quasi agli occhi, il suo sguardo che scrutava il nonno.

     “Dicevamo degli angeli e dei diavoli, giusto? A volte succede che s'incontrino e rimangano affascinati l'uno dell'altra. Si forma una specie di equilibrio, a volte sboccia l'amore e succedono dei miracoli.”.

     “Continua, ti prego.” disse la bimba.

     Angelo si alzò dalla sedia e, lentamente, si mise seduto sul bordo del letto; le accarezzò i capelli biondi e le fece un largo sorriso.

     “Certo, la storia mica finisce qui.”.

     “Chi sono? Li conosco?” chiese la nipote.

     “Quanta fretta che hai.” Angelo attese un paio di secondi, alzò il dito indice e chiese: “Sai mantenere un segreto?”.

     Chiara si alzò sui gomiti, lo sguardo stupefatto. Amava i segreti perché pensava alla responsabilità che le veniva data, inoltre era molto curiosa. “Certo nonno! Dalla mia bocca non uscirà niente.”.

     “Quando vedrai una stella cadente, vuol dire che un angelo e un diavolo si sono incontrati, i loro sguardi si sono incrociati... si sono studiati.”.

     “Vuoi dire come è successo a mamma e papà?”.

     “Non ti sfugge niente, vedo.”.

     “Ma...” Chiara lo fissò perplessa, “Mamma e papà non sono come dovrebbero essere, non li ho mai visti come un angelo e un diavolo.”.

     Angelo sorrise vedendo l'espressione della nipote: stupita, interdetta. C'era qualcosa che non riusciva a comprendere.

     “E' vero” ammise l'anziano, “ ma sappi che, da quando si sono incontrati, è successo qualcosa fra tua madre e tuo padre, qualcosa che non doveva succedere. L'amore.”.

     “Anche io lo provo, sai?” disse Chiara afferrando l'orsacchiotto Emy. “E' la stessa cosa?”.

     Angelo sorrise: “Più o meno si!”.

     “Allora perché papà non è cattivo? Dopo tutto è un diavolo.”.

     “Tuo padre è cambiato. E' successo quando ha conosciuto la mamma, quando tutto ha raggiunto un equilibrio ed è avvenuto un miracolo!”.

     “Il miracolo è Chiara?” chiese la bambina.

     “Già!” le sussurrò a un orecchio.

     “Io sono buona o cattiva?” la domanda fece rimanere perplesso il nonno, che si mise una mano nella tasca per estrarre una moneta. La fissò per qualche attimo, dopo spostò lo sguardo su Chiara.

     “Se riesco a dimostrarti che sei l'equilibrio tra buono e cattivo, dopo ti metterai a dormire?”.

     “Promesso!” rispose la bambina con un sorriso fiammante.

     “Lancia a terra questa moneta: se esce testa sei buona, croce sei cattiva!”.

     Chiara accettò la sfida. Si mise seduta sul letto e afferrò la moneta. Aveva il viso acceso per l'emozione e per la paura, tutte sensazioni che, senza volerlo, dimostrava al nonno. Scrutò l'oggetto per diversi secondi, come se non fosse sicura di quello che stava per fare.

     Lanciò la moneta in aria, che cadde sul parquet. La bimba aveva portato le mani al viso, spostò indice e anulare per sbirciare e fece un respiro profondo per la sorpresa: la moneta era caduta in piedi, come se una forza invisibile la tenesse ferma in quella posizione. Né testa, né croce.

     “Hai visto? Sei l'equilibrio esatto fra buono e cattivo!”.

     Chiara guardò la moneta, ancora in quella posizione così innaturale. Sospirò e spostò lo sguardo sul nonno che le sorrideva compiaciuto: “Mamma e papà quando tornano?”.

     “Adesso hanno degli impegni molto importanti, ma presto torneranno da te, dal loro piccolo miracolo. Adesso mettiti giù e dormi.”.

     


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