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  • La piccola lucciola


    Daiana Vaiani

    ..

    Il profumo della fine dell'estate si sente nell'aria della piccola cittadina di Milven. Uno spiraglio di luce attraversò la finestra di legno e gli illuminò il viso, svegliandolo. Guardò l'orologio appeso al muro, erano le dieci del mattino e lui era di nuovo in ritardo. Intanto, il rumore dei passi della signora Gray giù per le scale diveniva sempre più forte.

    «Timoteo, presto o farai tardi!» disse aprendo lentamente la porta. Mentre entrava nella stanza la sua attenzione veniva attratta dalla montagna di libri sul comodino, restavano in piedi infrangendo qualche legge fisica. Lo guardò con aria preoccupata prima di dirigersi verso di lui e dirgli la solita frase di ogni mattina, «Sei di nuovo rimasto a leggere fino a tardi» 
    Timothy sbuffò girandosi dall'altra parte. 
    «Non ti preoccupare, non sono rimasto più del solito» disse velocemente come se la risposta fosse una routine. Timothy è un ragazzo di quattordici anni piuttosto magrolino con i capelli neri ricci e gli occhi verdi e il naso un po 'a patata, molto timido e riservato non amava stare con gli altri ragazzi dell'istituto Liwell.
    Non capiva perché la signora Grey tutte le mattine continuava a dirgli semper la stessa cosa, ciò lo infastidiva ma capiva anche che era una premura da parte sua.

    «Devi sbrigarti ci sono ospiti, non ricordi?» disse mentre lo incitava ad alzarsi. 
    Doveva arrivare una nuova insegnante ea lui questo non piaceva particolarmente. Era rimasto affezionato alla professoressa Harris la quale gli assegnava semper nuovi libri da leggere maturare in lui una profonda passione per la lettura.

    Con il viso visibilmente stanco si sedette sul letto, passò le dita tra i capelli arruffati e le mandò uno sguardo distaccato, era solito farlo appena sveglio, non amava essere rimproverato perché era in ritardo ogni mattina. Infine la signora Grey uscì dalla stanza facendo sbattere la porta.

    Timothy afferrò i pantaloni e la maglietta sgualcita sparsi sulla sedia, andò in bagno e si vestì velocemente. Non appena fu pronto aprí uno dei cassetti del comodino, prese un taccuino e una penna e li lanciò nella borsa.

    Si diresse verso la scrivania e prese dal cassetto un piccolo bauletto in legno scuro. Lo tenne con entrambe le mani e aprì il coperchio con cura. All'interno scintillava un ciondolo di pietra viola con sopra inciso un albero. La signora Gray glielo aveva dato raccontandogli che lo aveva trovato accanto a lui in orfanotrofio, da quel momento passava intere giornate in biblioteca nel tentativo di capire cosa significasse quell'albero. Tutto questo assillava la sua mente costantemente.

    Scese le scale immerso nei suoi pensieri, il corridoio era tappezzato di quadri, nonostante passasse di lì ogni giorno, la sensazione di essere osservato lo faceva sentire sempre a disagio mettendogli addosso una certa angoscia.

    Arrivato in cortile vide tutti i ragazzi in fila, non gli era mai piaciuto il rito di presentazione quando qualcuno arrivava in istituto, gli sembrava eccessivo che tutti dovessero mettersi in fila e fare un inchino. 
    Si sistemò i vestiti e si mise in fila sperando che nessuno notasse il suo ritardo. 
    Al centro del cortile c'era una donna dall'aspetto semplice e delicato, con la pelle molto chiara che faceva risaltare gli occhi celesti ei capelli neri. Guardò tutti i ragazzi per un po 'prima di presentarsi e giunta davanti a Timothy si soffermo a guardarlo e gli sorrise. Rimase confuso da quel gesto, lo conosceva forse? S qualcosa sui suoi genitori? Stava di nuovo fantasticando e la sua mente ipotizzava come al solito.

    «Salve ragazzi sono Amanda Carter, mi sono trasferita qualche anno fa dagli Stati Uniti. Sono la vostra nuova insegnate di lettere, spero che insieme passeremo un buon anno »disse con una voce delicata e calma. Tutti si inchinarono facendola arrossire di colpo.

    Timothy non gradiva particolarmente i cambiamenti, impiegava sempre parecchio tempo ad adattarsi e questo lo portava ad isolarsi dalle persone sentendosi a disagio.

    Rimase colpito dalla semplicità e delicatezza con cui si era mostrata quella donna. Aveva avuto un atteggiamento accogliente con i ragazzi quasi materno.

    Nel frattempo arrivò la direttrice con passo deciso, era una donna esile ma dalla grande presenza. Con due grandi occhi neri e cupi. Vestiva sempre con un tailleur grigio antracite. Era una persona diffidente e non amava fare discorsi lunghi. Si limitò ad augurare alla nuova insegnante un buon inizio e ricordò a tutti che per qualsiasi problema bisognava rivolgersi a lei.

    Finito l'incontro Timothy andò sotto l'albero più maestoso presente nel giardino e si sedette a leggere come suo solito. Teneva tra le mani con cura l'ultimo libro assegnatogli da Harris prima di andarsene e lo leggeva attentamente sperando di trovare qualche messaggio implicito ma più andava avanti più la delusione aumentava, forse era lui a non capire il significato di quel libro, si soffermava sul titolo "La coscienza dell'io", sembrava troppo complesso ma la curiosità lo spingeva a continuare a leggere.

    Rimase come al solito sotto quell'albero tutto il pomeriggio, nonostante vedesse gli altri ragazzi giocare la cosa non suscitava mai interesse in lui. La Harris cercava sempre di coinvolgerlo per farlo stare con gli altri ma non era mai riuscito veramente uno sbloccare. 
    Preferiva passare il tempo sui libri che sembravano capirlo di più.

    Un signore dall'aspetto ben curato con un bel completo nero che sembrava fatto su misura si diresse verso Timothy, era il guardiano dell'istituto. Ogni volta che lo vedeva perso nei suoi libri cercava di convincerlo a giocare ea stare un po 'con gli altri ragazzi, sempre con frasi e motivazioni diverse anche se poi stranamente finiva sempre a raccontare cose di se stesso e della sua vita. 
    Si avvicinò come al solito con le parole già pronte sulle labbra. 
    «Sei di nuovo qui da solo?» disse lanciandogli uno sguardo preoccupato 
    «Questo è l'ultimo libro signor Victor, non si preoccupi per me, io sto bene così» 
    «Ragazzo starsene sempre immerso in qualche libro ti farà dimenticare che là fuori c'è un mondo tutto da scoprire»
    Le parole del guardiano sapevano semper colpire nel profondo Timoteo tanto che iniziava a chiedersi se davvero si stava perdendo qualcosa. 
    «Grazie, cercherò di fare del mio meglio» 
    Mentre parlava con Victor il suo sguardo cadde sul suo bastone dove c'era incastonata una pietra di un blu molto scuro con inciso un corvo. Rimase stupito dalla somiglianza con quella posseduta da lui. Pensò che era molto strano ma che fare domande sarebbe stato rischioso.

    Era arrivata in un attimo la sera, il cielo si era tinto di un'arancione molto delicato Timothy era rimasto ad osservarlo per un po ', con lo sguardo perso. Prima di recarsi a mensa.

    All'ora di cena i ragazzi si ritrovavano tutti insieme per cenare. Lui era solito recarsi a mensa per ultimo e sedersi a un tavolino in un angolo così da poter continuare a rimanere solo nei pensieri. 
    Una signora con il viso tondo e piuttosto in carne con un grembiule un po 'sporco si avvicinò con un vassoio pieno di pietanze e gliela pose davanti facendolo sobbalzare. «Devi mangiare qualcosa» disse con un sorriso ma in tono deciso. 
    «La ringrazio signora Morris, non deve preoccuparsi così tanto per me» 
    Era solita portagli lei da mangiare quando lo vedeva distratto. Aveva sempre riservato nei suoi confronti delle premure. Timothy mangiò volentieri la cena ricambiando il sorriso. In fondo gli era simpatica quella donna.

    Finita la cena era solito rientrare subito nella sua stanza senza unirsi agli altri ragazzi che invece dopo cena si intrattenevano a parlare o fare giochi di società. 
    Mentre percorreva il corridoio che lo riportava in camera sua vide una ragazza, nonostante non parlasse mai con nessuno ricordava tutti i visi dei suoi compagni. Lei non l'aveva mai vista prima e pure a differenza degli altri ragazzi suscitò subito in lui dell'interesse. Provò ad avvicinarsi ma lei scomparve lasciandolo confuso. Stava sognando? Si era di nuovo perso nei suoi pensieri a tal punto? La sua mente a volte sembra non appartenergli e lui odiava questa sensazione. 
    Continuò a dirigersi verso la sua stanza pensieroso, aprì la porta posò il libro sulla scrivania e si tolse i vestiti gettandoli sulla sedia accanto al letto, prese da sotto il cuscino il pigiama e lo indossò. Guardò per un po 'fuori dalla finestra, c'era un bel cielo stellato e un vento leggero che gli scompigliava i capelli. Gli piaceva sentire quell'aria fresca sul viso. Chiuse gli occhi respirò profondamente riuscendo per un attimo a liberare la sua mente da ogni pensiero.

    Si mise a letto e continuò a leggere il libro. Era convinto che al suo interno nascosto tra le righe ci fosse un messaggio della signora Harris o che in quel libro ci fosse qualche risposta alle sue domande. Voleva capire perché il signor Victor aveva una pietra simile alla sua, forse era a conoscenza di qualcosa su di lui, questo era quello di cui lui si era convinto. 
    Si spensero tutte le luci allora prese da uno dei cassetti del comodino una torcia e continuó a leggere.

     


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