Vai al contenuto
  • LA LUPA NAPOLETANA


    Domenico De Ferraro

     

    LA LUPA NAPOLETANA

     

     

     

    Quando un uomo cerca  di volare e non riesce a  volare,  si lancia  incontro  a mille incertezze , percorre  varie storie di pianto nel canto che l’eleva verso una nuova vita  , lotta  disperato contro un male che genera in se  un certo smarrimento. Cosi  come la luce che entra nella mia anima e illumina il breve tragitto  delle idee pellegrine lungo il corso degli eventi ,  come in ogni cosa appresa e non compresa nello slancio creativo che rappresenta  una sequenza di esperienze descritte   in mezzo a questo bianco foglio di carta. Io rinasco nell’errore commesso,  nella storia che mi ha reso  personaggio in questa storia  che segue i suoi desideri   ,  cammina  nella speranza,  mista  di molte volontà , la quale diventa  marzapane, un impasto  di molliche di pane , di gioie che trasudano dalla pelle di una pantegana di passaggio per il centro .  Non ha importanza essere,  ma ciò che siamo,  come dire , che la vita  mi potrebbe cambiare  tutto ad un tratto. Contro ogni infausta volontà , narro questa mia vita passata  fuori al bar della sessantesima strada in attesa del taxi per tornare a casa.  Lo scorrere della folla,  nella sera mi porta verso il mio quartiere  situato all’estrema periferia , di questa grande città ove  la mia libertà , anima il mio vivere ed il mio canto.

     

    Non ho mai trovato un donna  perfetta ,  neppure sono certo che ella esista  . Immagino a volte d’essere il frutto  di questa  mia vita  che  sboccia tra mille concetti  ,  nella genealogia  dei giorni  passati tra il cielo  la terra . Ed a volte il diavolo  mi prende per mano e mi conduce dove ci sono tante donne di malaffare , dove si fa l’amore, ignudi  sotto il cavolfiore , sotto le piante di limone , sotto il   bel sole di maggio. Solo nello scorrere di molti versi , di molti canti,  solo nella  leggenda  raggiunta  che ha reso il mio vivere , un  mistico viaggio verso la terra della meraviglia . In una utopia ove  provo a  creare  molti  versi  dionisiaci a  sentirmi  come  Apollo e Anchise. Ed  ad alcuni piace , adorare la luna , altri il sole , chi rubare sogni ,  chi sedurre una donna  seduta ai lati della strada,  che  ti porta oltre quello che credi , nel bel boschetto dove riposa in pace  l’orco Camillo . Dove il contadino semina le sue piante i suoi ortaggi con  il coraggio di vivere,  i versi scemano  nelle frasi senza senso,  nella forza di poter dire basta , poiché l’amore  non ha  prezzo.

     

    La lupa  la prima volta la vidi sedeva  sotto un ombrellino al sole ,abbigliata  con panni colorati, strizzava l’occhio a chiunque passava di li,  diceva :

    Vuoi venire con me ,  sotto quel pergolato adorno d’edera verde

    L’automobilista:  Non voglio cadere nell’oblio dei sensi

    Non si tratta di cadere ,  ma godere per un attimo e basta

    Lascio il mio bagaglio  culturale e sono da te

    Chi sei che passi per questa strada con tante domande

    Sono il passeggero incompreso

    Sei fornito di tanti annessi e connessi

    Non ho mai chiesto a nessuno  chi fossi ,  neppure  a mia madre

    che mi ha concepito con tanto  dolore e credo  un po' d’amore.

    Sei simpatico  , basso , quasi ridicolo con quei baffi neri

    Sono quello che credo, ma non voglio conquistarti  sotto il lampione

    Fai pure , io  so volare e posso imparati a spiccare il volo

    Sei carina,  ma gioco a carte  scoperte , spesso con la morte

    Ecco,  tu mi vorresti prendere in giro

    La lupa si gira di scatto una fila interminabile di auto l’aspettano L’automobilista continua a parlare

    La lupa:  Sei piccolo , come una formica

    Sono uno di passaggio , vorrei un assaggio

    Prima paga , poi andiamo

    Non sono capace di credere che tutto possa essere cosi facile

    Basta , lasciarsi andare

    Sei deciso a rimanere qui a sorreggere il moccolo alla luna

    Io non rinnego la liberta delle parole

    Io faccio quello che mi pare,  sono una dea , non una strega

    L’avevo pensato,  sei cosi bella , tanto da essere invidiata

    da chiunque ti veda. 

    La lupa , sorride poi quasi infastidita dice:

    Allora andiamo,  non ho tempo da vendere inutilmente

    L’automobilista : Volentieri   , va bene , andiamo

     

    La Lupa sale  in macchina,  l’automobilista si strofina le mani

    L’automobilista : Dove andiamo ?

    La Lupa : Vai,  dove ti porta la strada

    Dove finisce questo sogno ?

    Se sogno si tratta lo puoi chiamare alla fine,  una scopata

    Parola volgare,  meglio sveltina

    Sveltina,  per carità sono sempre venti

    Non preoccuparti i soldi ci sono

    Sei carino , come ti chiami

    Mi chiamo Ignazio

    Ignazio,  chicazzo

    Sei napoletana ?

    No.  Polonia

    Io di Qualiano

    Dove si trova ?

    Vicino Napoli

    Che bello  vivere a Napoli

    Tutto una tarantella  

    No , caro mio una scopata e basta,  la doppia si paga

    Per carità pago , pago

    Ecco , cosi mi piaci  

    La strada  ci guida verso la fine del piacere

    Sei un romantico ?

    Sono fatto di carne ed ossa

    Sei carino hai un grosso naso

    E per annusare meglio

    Hai due grandi occhi

    Per guardare meglio

    Hai grandi mani

    Per afferrare meglio le cose

    Hai grande pene

    Le mie pene sono tante , come le stelle del cielo

    Sei il cliente  giusto per me

    Sono fatto di vizi  e virtù

    Non ci posso credere che tu abbia scelto me

    Sono qui per questo

    Non correre

    Stiamo per passare il sottopassaggio

    Oltre quello discarica,  fermati li

    Va bene

    Siamo giunti

    Sono qui per te

    Facciamo presto

    Come vuoi 

    Questa passione è  fatta di polvere di terra

    Puoi sempre pensare di volare via

    Non voglio finire di nuovo all’inferno

    Sei volgare

    Sono del popolo

    Sei nel buco delle tue incertezze

    Sono in mezzo ad una via

    Con me o con un'altra il discorso non cambia

    Ora mi  sento vivo

    Bene allora andiamo

     

    Si appartano,  consumano la loro passione , la macchina si muove traballa , ancheggia, dopo un po' la lupa scende dall’auto l’automobilista la segue il sole è cocente , asciuga i loro corpi sudati.

    La lupa : Un arcobaleno d’emozioni

    L’automobilista :  peccato che sia  stato cosi breve

    Quando vuoi , puoi ritornare

    Ritorno con la mia morte

    Puoi ritornare anche senza

    Va bene , vedrò che posso fare

    Sei simpatico,  che bocca grande che hai

    Per mangiarti meglio

     

    Cosi l’automobilista si lancia sulla lupa,  cercando di mangiarla di baci , i due lottano fino allo spasimo, fino all’orgasmo  la lupa  disperata ulula,  l’automobilista balla con i calzoni calati . L’erba alta si adagia  nel  vento che passa , ed il cielo è chiaro come gli occhi della bella lupa. Il mondo  intanto continua ad andare avanti , gli uccelli cantano nel cielo la loro pigolante melanconica canzone d’amore . Una tarantella  sicula, africana ,  imparata strada facendo,  s’ode in lontananza , una musica  ne bella , ne brutta , figlia di tante melodie  , di tante sofferenze  , figlia di questa lunga strada che percorro contro il mio volere , nel mio libero canto di uomo,  di essere  animale che fluisce nella semenza senile del verbo fattosi carne. E tutto quello che provo è  una grande rassegnazione,  nella  grande bellezza che inebria il mio pensiero ed il mio essere. Forse  questa  storia è  la mia  strada   ,  quella vecchia strada che mi riporterà dall’inferno  prima poi verso il paradiso promesso. Almeno lo spero ,  poiché  la morale mi segue  ad ogni passo , in  ogni angolo  di questo mio vivere in  ogni mio slancio creativo .  Oggi ho imparato a volare  forse ad amare, odiare non so  , ora  sono in volo , verso una altra città , verso  un altro paese . Ed io  sono quello che sono in questo scorrere di versi e verbi  sibillini in questo mondo malato sempre più d’amore  fatto  di sesso e canzoni  . Sono la forma ed il contenuto di  questo  racconto colto nel bel prato della vita in un mattino di sole , nato  da  un  coito  veloce in macchina  ad un  prezzo popolare ,  mentre navigo , nella mia storia  con  la mia stupida poesia. Ed il tempo passa ed io piango la mia anima , la mia bellezza sfiorita  nel  sogno che mi ha reso uomo poi un soggetto pensante nel turbine dei sensi,  nella colpa commessa io canto l’amore dei sensi , la sveltina ribelle dell’automobilista  nel chiarore del mattino sotto i bei platani sussurranti al vento che passa. Io canto la lupa,  la donna di un amore venereo , figlia del suo tempo e delle sue passioni . Poiché ogni cosa scorre come la strada che ogni uomo,  percorre nel suo essere o non essere nel suo divenire se stesso , un altro,  automobilista,  lupa , amico,  dannato,  canto,  sogno,  altre parole che sono sempre il frutto di questa  volontà di volare  in alto,  liberi . 

     

     


    Libro Collegato: Capitolo Precedente: Capitolo Successivo:


    Feedback utente

    Commenti raccomandati

    Non ci sono commenti da visualizzare.



    Crea un account o accedi per lasciare un commento

    Devi essere un utente per inserire un commento.

    Crea un account

    Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

    Registra un nuovo account

    Accedi

    Sei già registrato? Accedi qui.

    Accedi Ora

×