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  • IL PALAZZO DI VIA FORIA


    Domenico De Ferraro

     

     

     

     

     

     

     

    Il palazzo  ove abitava  Lorenzo di professione restauratore era molto bello  si trovava al numero civico 54 di via Foria era una casa antica , cosi antica che ci venivano a svernare tutti gli uccelli migratori di passaggio.  C’era  chi diceva che la casa fosse infestata da fantasmi , qualcun altro  diceva che non era vero , che la voce delle presenze spettrali  la spargesse  Lorenzo per tenere alto il prezzo dell’immobile in caso un giorno pensasse di venderlo  . Essendo  stata costruita  per conto di   un nobile spagnolo   che aveva fatto la guerra a  Santa Cruz per passare poi in  Perù dove si diceva si facesse dell’ottimo purè a base di coca il quale  una volta assaggiato  metteva  una carica  sessuale cosi esuberante da farti sollevare una montagna intera . Lorenzino era un mattacchione gli piaceva giocare a tressette e si diceva pure che avesse un amante.  Il palazzo in cui abitava era molto bello,  ornato  di fregi dipinto a mano . Un opera d’arte , simile solo al Colosseo ed a  San Pietro.  Costruito con pietre di marmo di pomice,  pietre lapislazzuli  che costavano un occhio della fronte, lo aveva  ereditato dal suo bisnonno per i servizi resi  come  fedele maggiordomo del duca della Gheradesca che in vita gli piaceva assai la ventresca e diceva di avere l’alito  profumato  come la fantesca la quale lasciava   l’esca sempre  appesa ad un amo. Era proprio bello,  vedere quel palazzo incastonato in mezzo ad altri illustri palazzi in quel lungo vicolo che sembrava non aver mai fine. Dove tutti si portavano la sedia di casa  fuori l’uscio e stavano per ore seduti all’ aria  fresca , a parlare di come va la vita , di come si sa , di come non si sa , chi aveva rubato  in casa di mastro celestino la notte  prima . La vita del vicolo era dolce , come un mela cotta,  profonda  come la morte che viene cantando quasi ubriaca , portandosi  seco il suo ardore , la gioia di un tempo perduto , l’amore di un mondo dimenticato dentro un buco più cupo della  nostra storia . Le grandi finestre  del palazzo erano tutte dipinte di giallo ocra ,  larghe tre spalle che venivano  spalancate  di prima mattina sulla città ancora addormentata , perduta in mille sogni ed in  mille fantasie in quella dolcezza  lasciva   ebbrezza che ti tiene per la capezza che si ingarbuglia con le parole  dette con la sorte di un popolo  oppresso ,  da  tante vicende che possono essere belle o brutte ma sono il seguire la sorte di tanti uomini o donne che appese ad un amo diventano pesce.

     

    Quante strade  un uomo può percorrere ,  quante ore passiamo  a pensare che tutto possa andare bene , poi spinti  dall’arte ,  parvenza dell’essere  ci rende  protagonisti , di questo trascendere la storia  in nostra madre, nella  nostra vittoria sul male .Ecco un canto trasale  tra il  rigo macchiato  d’inchiostro, una voce corre lungo il vicolo  storto, c’è chi corre incontro la morte , chi non conosce la vittoria dell’essere soli davanti a un Dio padrone del nostro destino. La vita di mille e mille uomini , di tanta gente  rassegnata  presa  con la gola  dalla fame. Non c’è  certezza di cosa siamo stati,  siamo morti in tempi andati , ora rinasciamo dalle ceneri di questo canto , dalle pagine di  questo libro scritto tanti anni fa.

     

    In piedi stava sul davanzale , affacciata  davanti al  cielo di Napoli nel  ricordo  di sua madre  , stava chiaretta con la sua storia ella  era chiara come l’acqua che scorre , oscura come chi scrive,  senza le  scarpe  ai piedi, uguale a  chi scrive per vivere,  chi per sognare ancora,  chi per giungere in un altro  amore  e tutti avevano  da dire  sul suo conto, che  chiaretta era chiatta , ma bona assai e tutti la criticavano per i suoi modi di fare ma nessuno voleva prendersi la briga di dire quella che pensava di lei ,  perché chi siamo noi per giudicare gli altri .  Ed in tanti  passavano  incuriositi per quelle strade  estasiati in cerca di quel piccolo vicolo  pronti a visitare quell’ antico palazzo.  Chiaretta  , massiccia come  una  roccia,  riccia come una  scarola ,  sanguigna  ,femmina bella  ,  fremente di  passioni .  Da lungo tempo la poveretta,  perseguiva una strana idea di suicidio,  si mio Dio voleva togliersi la vita.  Ella , cosi bella simile ad un raggio di sole in una giornata di pioggia, era depressa  per  ciò che l’aspettava  all’indomani senza amore  in una vita  che non aveva  più nulla da dirgli ,  cosi chiaretta  continua a scendere le scale  della depressione .   Avrebbe  voluto volare  libera nell’aria andare  lassù sopra  Posillipo ,  comprarsi un bel gelato dal signor Vincenzo . Chiaretta aveva pressa a poco , quaranta anni ben portati con un animo  che annegava nella disperazione  del vivere quotidiano.  Un idea malvagia  si faceva  spesso largo in lei ,  un idea terribile,  morire per un amore  mai assaporato .  Ma  dato in questa esistenza  c’è sempre chi lo prende  in quel posto ,  tutti  le  facevano  la posta , chi diceva   una banalità , chi non preoccuparti che c’è  sempre da ridere sul latte versato.  Ma ride bene , chi ride ultimo , chiaretta si voleva ad ogni costo  gettarsi  dalla finestra , farla finita con quella   vita ingrata .  A vederla gli avresti dato cinque anni in meno,  era fresca , gaia come una giostra   che  molti ragazzi impazzivano solo a vederla . Chiaretta che non l’avrebbe data mai prima del matrimonio  , pensate  se  si sarebbe mai concessa al figlio del macellaio che gli faceva una corte spietata  il quale  gli  riempiva  la casa di carne in scatola , di salsicce e  involtini  imbottiti di carne di struzzo.  Vestiva sempre con abiti succinti che gli stringevano i fianchi,  rendendola assai donna , forse un angelo , forse una sirena che a vederla rimanevi stupito da tanta grazia .  Travolto  da tanta bellezza  ivi avresti scritto una canzone allegra , una canzone d’amore solo per lei . Portava occhiali spessi  di nascosto, non vedeva da qui a li ed era assai cecata che quando veniva arrivare Lorenzo suo fratello  da lavoro si metteva un altro paio di occhiali sopra per vederci meglio. Lorenzo il fratello ritornava a casa  sempre verso le due , dopo aver finito di lavorare nella sua bottega di restauratore di mobili. Un bravo artigianato cosi bravo che tutti lo chiamavano mastro Lorenzo.

     

    Lorenzo : Che fai sull’uscio del davanzale , fai entrare i muratori che la morte non guarda in faccia nessuno. Vedete quante cose un uomo deve pensare , non c’è pace in questa casa . Vedete sono tutti morti , come i fantasmi  che s’aggirano in questo antico palazzo.  Signore architetto vi aspettavo Lunedi , ora  il prezzo scende . Architetto  chi non progetta  non mangia.

     

    Architetto : Mi dovete scusare Lorenzo  ho avuto tanto da fare.  Mia moglie me la detto un sacco di volte mastro Lorenzo ti cerca disperatamente. Ma io ero cosi preso da mille lavori,  che vi confesso m’ero dimenticato del nostro appuntamento.

    E avete fatto male , non ci sono scusanti

    Per carità , Lorenzo siamo di casa

    La casa mi dispiace non è  in vendita ,  me la dovete aggiustare voi

    Sara fatto

    Sono contento

    Non vi rammaricate

    Chi dice niente

     

    Lorenzino: Architetto allora mi volete prendere per i fondelli qua la cosa è urgente, anzi urgentissima.

     

    Muratore :  Non vi preoccupate mazze e cucchiaie in quattro e quattro otto ed il lavoro sarà fatto

     

    Secondo muratore: Buttiamo  le mane , come bere  un bicchiere di vino buono.

    Ma chi m’avete portato due ubriaconi

    Chi si  è ubriacato ?

    Sentite non ci posso credere

    Vi puzza l’alito

    A me

    A voi

    Sia fatta la volontà di nostro signore

    Avete bevuto

    Sono tre giorni che non bevo vino

    Questo lo dite voi,  l’occhio inganna

    Siamo fatti della stessa pasta

    A me mi piace il pistacchio

    A noi la carne cotta alla brace

    Quella  io non la digerisco

    Per rifare questa casa ci vorranno cent’anni

    Per quel tempo sarò morto è  sepolto

     

     

    Lorenzo : non ci posso credere mi state facendo cadere il palazzo addosso, siete degli ingrati

     

    Architetto : non vi adirate il lavoro sarà fatto ed il palazzo  ritornerà ad essere  nuovo

     

    La discussione prosegue in vari battibecchi,  l’architetto non trovava gli occhiali ed il cane della signora Giuseppina,  gironzolando  intorno alle gambe del muratore in cerca di un osso li trova e se li mette sopra al naso  nell’ ossesso di un verso di un amore mai vissuto si gratta la schiena come se fosse un  saggio cane randagio. Ed il cagnolino aveva una coda  a forma d’interrogativo ed il male non si può quantificare  poiché non si può comprare neppure vendere,  poiché  la morte arriva  prima o poi di certo per tutti , fossi anche un papa,  un dottore  la sola salvezza sarebbe quella di rinascere  dal grembo di un  Dio di altri tempi che ama i suoi simili ed il suo prossimo.

     

    Lorenzino : speriamo bene che sarà fatto tutto in tempo

     

    Architetto Il materiale è  arrivato , se no  non possiamo fare nulla .

     

    Lorenzino. Ho comprato tutto  quello che occorre, bidè e lavandini  le mattonelle le ho fatto venire da Positano. Mi  raccomando al colore della  pittura , una bella pittata c’è  la dovete fare all’affacciata .

     

    Architetto: Non vi preoccupate lavoriamo  con coscienza , siamo precisi e sistemati.

    Questo me state ripetendo da giorni anzi da mesi,  io vi credo perché sono credente .

    Ma vedete non so se mia sorella la prende per il verso giusto .

    Quando saprà  che la casa  non sarà  fatta a dovere.

    Voi mi tirate per la giacca

    Chi io ?  me ne guardo dal farlo , sono una persona seria.

    Lei   ? ed io chi sono

    Voi siete l’architetto

     

     

    Ecco cosa si può dedurre da questo incontro.  Lorenzo , non era un fesso è l’architetto non badava a spesa poiché sapeva che un giorno  all’altro avrebbe vinto all’enalotto . Dato che questa vita spesso volte ti mette davanti al fatto compiuto. Non ci sono scusanti per giustificare l’operato altrui,  la vita è  quella che viviamo  al bar  o al chiostro dell’acquaiolo con tante gente attorno ove  tutti possono sentirsi  felice dopo aver bevuto un buon bicchiere di acqua fresca. Ed il palazzo di Lorenzo era un palazzo spettrale,  tutelato dalla soprintendenza per i beni architettonici  ed il vecchio Gigino che faceva il custode nel palazzo difronte  una  volta vide affacciata all’ultimo piano una signora vestita di bianco e giurava che fosse  un fantasma. E tutti si spaventarono,  quando seppero di quelle apparizioni che enzuccio  il garzone dell’enoteca arrivo a mettere un cartello davanti al portone  del  palazzo con su scritto : In questo palazzo non abitano i fantasmi può darsi qualche anima buona del purgatoria per nulla nociva , qui ci sono solo anime  in pena .  La  vicenda  ed il chiacchierare della gente del popolo , prosegui a lungo e per giunta il fatto arrivò  all’orecchio del parroco della parrocchia  della stella che voleva far luce sulla vicenda  , curioso come era , voleva giungere alla verità dei fatti. Ed era pronto a stilare,  una serie di  considerazioni  che  parlavano delle apparizioni  per poi  mandare  il tutto per iscritto  alla santa sede.

     

     

    Non si potuto mai  dimostrare  che i fatti narrati da Gigino fossero veri , di come mai si era giunti  a quella plausibile ipotesi che i fantasmi esistono per davvero.  Ed il parroco della stella don Ciccio era  corto e chiatto  per giunta pure un poco maccarone e gli piacevano  mangiare i  panzerotti e  pezzelle.  Li  comprava sempre  sopra  porta alba dove aveva una piccola congrega , dove si riunivano tutti gli amici della stella,  poiché la buona stella ti conduce verso quello che desideri ,  verso quello che credi e  non ci sono falsi termini o illusioni se si crede ad una stella , poiché quella ti condurrà   prima o poi sempre  verso una buona stella.

     

    Architetto : Vedrete la vostra fidanzata rimarrà assai contenta

     

    Lorenzo : Ma quale fidanzata,  voi dite quella tedesca che ieri era nel mio negozio.

     

    Architetto : Gran bella ragazza

     

     

    Lorenzo : Quella non è la mia ragazza era una cliente che voleva essere restaurato un vaso di notte

     

    Architetto: A me sembrava assai interessato a lei e al palazzo vi mangiava con gli occhi

     

    Lorenzo: Avete gli occhi buoni , ma non è  la mia ragazza , mi stava dando dei consigli per arredare al meglio il mio appartamento. Mi ha suggerito di dipingerlo di rosa e azzurro questo palazzo . Ma io ho inorridito al pensiero . E ripartita oggi per la Germania . Ma ha promesso che sarebbe ritornata al più presto qui a Napoli. Innamorata come è  della città.

     

    Architetto . Mastro Lorenzo io sto perdendo la testa appresso a questo progetto mi sono messo pure in aspettativa e mi dovete credere sul mio onore io questo palazzo ve lo faccio nuovo.

     

    Lorenzo: Non ho dubbio però facciamo presto che vorrei vederlo finito per quanto ritorna la tedesca . Sapete la voglio invitare a pranzo a casa mia.

     

    Architetto: Confessate siete innamorato

     

    Lorenzo: Architetto state al vostro posto.  

     

    Architetto: Sentite a me mettiamoci pure un paio di condizionatori d’aria e questa casa sarà un'altra .

     

     

    Lorenzo : Ma mi avete fatto già un preventivo che supera la cifra che avevo intenzione di spendere.

     

    Architetto: Escludendo altre spese c’è la possibilità di trasformare a studio le tre camere da letto accanto a quella di vostra sorella.

    Madonna ma voi state bestemmiando questa è una bestialità

    No,  perché

    Perché non c’è perché nel perché

    Questo  è  un tranello ,  una frottola

    No è  un panzarotto impanato e fritto

    Mi prendete in giro

    Ma  lei non si chiama  Gigino

    Io mi chiamo Lorenzo

    Ecco svelato l’arcano

    Datemi una ragione per credervi normale  

    Bisogna rifare tutto da capo stanza dopo stanza

    Oh madonna e chi la senta a mia sorella per lei quelle stanze sono sacre.

     

     

    Come vedete esiste sempre una possibilità  che la morte possa trasformarci tutti in cadaveri .  Ed i sogni rincorrono sempre una certa personalità . Ci possono essere momenti positivi nella nostra vita altri incredibilmente ingarbugliati da non farti capire un accidenti. E la casa di Lorenzo avrebbe potuto ospitare  tante  persone  una squadra di calcio  compreso l’allenatore  . Ma Lorenzo era tirchio non voleva cedere la sua parte di bene al prossimo . Poiché  noi siamo  uomini e non caporali è  tutto quello che desideriamo  è vivere  la nostra esistenza , animati da una fremente  conclusione che l’essere possa essere diverso  attraverso quel   momento filologico del divenire nei diversi gradi dell’esperienza.  Per quanto Lorenzo è  la sorella si volessero bene il palazzo rimaneva isolato lontano dal mondo . Vi continuavano a vivere fantasmi e strani personaggi. Strani esseri   animavano le stanze della bella dimora. Lorenzo forse  aveva una vaga idea di ciò che fosse la bellezza , figlia della indifferenza  e non badava a spesa ad abbellire quel suo palazzo perché in fondo a lui le straniere gli piacevano assai.

     

    Lorenzo: Quando ho  detto a chiaretta che volevate trasformare le stanze accanto alla sua per poco non gli veniva una sincope.  Da quelle stanze si vede tutta Napoli.  Si vede il Vesuvio e pure la signora di fronte quando fa il bagno. In queste  stanze sono vissute le buone  anime di mio padre e mia madre,  che il signore li abbi in gloria. Grazie a loro,  oggi  noi abbiamo questo palazzo che c’invidia  tutta Napoli. In queste  stanze hanno vissute ed hanno chiuso gli occhi , davanti all’immensità del cielo di Napoli.   

     

    Architetto: Capisco non piangete

     

    Lorenzo:  E chi piange . Non abbiamo toccato nulla,  tutto quello che era dei nostri genitori,  tutti i loro vestiti  gli oggetti personali ,  i pettini , le calze ed i berretti di papà  stanno tutti ancora là . Stanno là a perpetua memoria di chi furono di cosa sono stati , di come vissero. Non servono epitaffi   per capire il senso della loro vita fatta all’insegna della santità.

     

    Architetto: Allora avete deciso quelle tre stanze non si toccano

     

     

    Lorenzo. Per carità non ci provate neppure

    Ma si potrebbero trasformarle

    Non voglio rinnegare il loro ricordo

    Vedrete  sarà fatto  solo qualche  modifica

    Non mi fido il ricordo rimane ricordo , quanto è dettato dall’affetto

    Non fate il finto tonto Lorenzo ci potete guadagnare un mucchio

    di denari affittando  queste stanze un domani.

    Per carità state bestemmiando

    Per Giove mi   guardo dal  farlo

    Siete un demonio

    No,  sono un architetto

    Siete un ipocrita mi avevate giurato che non avreste stravolto l’ambiente

    Siamo qui a vostro servizio

    Allora fate quello che dovete fare il resto ci penso io

    Come desiderate , ma la tenete una sigaretta ?

    Io non fumo

    Allora vi fate fumare

    Non siate scostumato

    Avete ragione  mo’ mi rimetto subito a lavoro

    Ecco fate bene che io mi vado a fare  una  bella camminata

     

    Architetto : Allora è deciso quelle tre camere rimarranno come sono

     

    Lorenzo: finche siamo vivi io mia sorella non si tocca nulla

     

    Come volete siete voi il proprietario

    Lo potete dire forte

    Una vostra parole è  un ordine

    Certamente . Non ci sono vie d’uscita le stanze sono la memoria vivente della passata esistenza dei nostri genitori

    Volete che vi accompagni al camposanto

    Architetto lei un tempo mi era simpatico

    Oggi le sono antipatico ma il tempo passa ed io devo mettere mano all’opera

    Lavorate pure sulla facciata su tutto l’immobile ma non toccate quelle stanze

     

    I muratori richiamati dall’architetto raccolgono gli arnesi.

     

    Chiaretta: Badate a voi , se toccate solo una pietra di questo palazzo ed io mi butto abbascio .

     

    Lorenzo :  Chiarì Ma tu sei pazza ?

    Pazzi siete voi che non conoscete  l’amore

    Io ti ho sempre voluto bene

    Non voglio una tomba al camposanto sormontato da una statua ricordalo fratello ma solo opere di bene per tutti gli orfanelli

    Ma tu sei fuori di senno

    Io mo’ mi meno

    Ferma , faccio  come vuoi

    Ricordati  di me nelle tue preghiere

    Faccio di meglio , ti faccio il corredo nuovo

    Non voglio essere  la sposa di un fantasma

    E chi dice che ti devi sposare un fantasma qui ci sono tanti bei giovani

    E vero l’incontrario io con te dietro,  per via Toledo con il mio innamorato non ci vengo

    Hai perduto ogni capacità di capire , fino a quale punto,  l’imbecillità possa arrivare. Non capisce più niente  da quando hai conosciuto quella straniera , ti sei rimbambito. 

    E ammesso che io sia pure rimbambito , tu ti vorresti menare abbascio?

    E tu non stai facendo lo stesso con la tua vita sregolata senza passioni certe,  senza amori , pensi sempre ai denari e alle donne dai facili costumi.  Sei caduto in un baratro di errori morali , dove non c’è più speranza dove la vita  rinnega la bellezza . Bada bene se non vanno subito via architetto  e muratori io ti faccio vedere il volo dell’angelo.

    Ma perché mi fai questo. Non eravamo d’accordo che dovevamo rifare  l’appartamento  renderlo più moderno

    D’accordo con chi con me , ti sei sbagliato

    E con chi ho parlato per tutti questi giorni con un fantasma

    Un'altra volta che dici fantasma mi butto giù dal secondo piano

    Sia fatta la volontà di nostro signore , si butta giù dal secondo piano

    Mi butto , mi butto non preoccuparti

    E buttati,  significa che  era segnato nel tuo destino . Mi hai fatto arrivare al giorno dei lavori mi hai fatto scomodare architetto e muratori ed ora minacci di buttarti dalla finestra.

     

    Chiarina : io ci sento buono , tanto che ci  sento che sento le voci di tutta Napoli , sento  le voce dello vicolo,  dei guaglioni che corrono sopra il motorino. Sente questa fame e questa disperazione e non riesco a chiudere gli occhi Lorenzo.  La notte mi sonno tante gente tanti fantasmi mi sonno a mammà e papà  e non trovo pace. Quando tu parlavi di trasformare la nostra casa credevo in una trasformazione parziale   che non intaccasse i ricordi della nostra infanzia.

     

    Vuoi rimanere legati ai tuoi ricordi d’infanzia , ti capisco anch’io provo lo stesso affetto per i nostri genitori , ma chiarina mia bisogna cambiare dare una svolta a questa vita , poiché il mondo è  andato molto avanti .

     

    Il signorino mo’ si ricorda che viviamo nel ventesimo secolo

     

    Non ho dimenticato in che anno viviamo la cosa strana è  che tu ti vuoi buttare dalla finestra per una scemenza

     

    Non è una scemenza le stanze dei nostri genitori non si toccano

     

    Vuoi vivere ad eterna  loro memoria , va bene accomodati

     

    Si io  entro e chiudo la porta ,  insieme ai mie ricordi

     

    Non è una buona idea , ma come erano padre e madre a me  cosi lo sono stati anche per te. Statti calma comunque se no chiamo i pompieri.

     

    E chiamali io non ho niente in contrario , anzi mo’ mi metto

    pure in disabbigliè

    Disgraziata , svergognata copriti subito

    E tu fai andare via l’architetto ed i muratori

     

    Sei una disgrazia , sei la mia rovina ma ti rendi conto di quanti soldi potremmo fare affittando quelle stanze una volta messe a nuovo

     

    Disamorato

     

    Non offendere che chiamo i carabinieri

     

    La colpa è  tua . Tu mi costringi a buttarmi dalla finestra.

    Chiarina ritorna in te,  non fare questa scemenza non fare la creatura che dal cielo i nostri genitori ci guardano . Li fai piangere dal dolore. Una figlia morta . non hai  riconoscenza per questo fratello tuo che ti  ha voluto sempre bene.

    Le stanze non si toccano se no chiamo a san Pietro

    Va bene ed io vado dal padreterno in persona e gli spiego tutto

    Saresti capace di vederti l’anima al diavolo pure di arrivare ai tuoi intenti

    Sacrilegio

    Non parlare più Lorenzo che il dato è  tratto

    Chiari tu mi fai paura

    Lorenzo non ci pensare lassa sta meglio una sora viva che un palazzo pieno di fantasmi

    Va bene come vuoi hai vinto tu , architetto arrivederci lasciamo le cose come stanno

    Benissimo  , muratori  alzatevi ,  andiamo via oggi non è cosa

    Buona giornata architetto

    Buona giornata mastro Lorenzo vi faccio capitare la fattura per la consulenza

    Come siete pignolo

    Questo palazzo era tutto per me, era la mia fortuna , oggi è diventata la mia disgrazia.

     

     

     

     

     

     

     

     

     


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