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  • IL MIO AMICO GOLEM


    Domenico De Ferraro

    IL MIO AMICO  GOLEM

     

     

     

     

    La prima volta che vidi un Golem lo intravide attraverso il mio specchio di casa successivamente l’incontrai spesso strada facendo.  Lo vedevo alla fermata dell’autobus o  mentre compravo  il giornale,  mentre sognavo sul letto  o cercavo di volare via per andare dove si sta tranquilli con se stessi. Il golem era un tipo silenzioso  per meta  fatto di gomma,  per metà di pasta frolla , un buffo personaggio antropomorfico fatto ad immagine di un Dio burlone di un Dio senza pietà,  senza peli sulla lingua. Un essere il golem che riassume il male ed il bene,  il mistero della vita come noi concepiamo il filosofare in genere. Non si sa se lui è nato da mille alambicchi o sia nato dalla terra insanguinata da mille e mille guerre. Leggende e storie surreali fanno del Golem un atipico personaggio fiabesco , assai buffo con uno strano umorismo e senso della civiltà.  Da parte mia io ho sempre cercato di sfuggire alla falsità dei fatti perseguiti  che come un tarlo mi rodono dentro ,  mi conducono  a girare per luoghi malfamati a guardare attraverso i vetri dei negozi una donna , uno sciallo, un capello .  La vita ha molte facce e molte ipotesi reali , si congiungono nell’inverosimile dell’essere non essere. Tutto può divenire ,  molte volte una utopia,  è un ombrello aperto sotto la pioggia in un giorno qualunque.    Gli ideali  in cui  si crede  perseguono  vari dilemma di un vivere trascendentale  , fatta ad immagine di un mondo inconscio  ove l’animo agogna nel credere nell’idea fallace dell’essere  chi sa quale libertà .  Cosi come una fiamma che illumina una soffitta  o una stanza dove ci si rifugia a sognare.  Tutto segue una sua logica è l’immagine di noi può divenire un Golem  , un pupazzo  di stoffa , può divenire pinocchio che balla con mastro Geppetto dentro la pancia della balena , una allegra tarantella.  E la citta ai nostri piedi  è maestosa,  apocalittica ci spinge  a volare o credere d’essere migliori.

    Come quaglie migranti ci dirigiamo al bar a bere un caffè.  

    Credi che possiamo  farcela alla fine?

    Non so dirle

    Ci vuole  molto  pazienza

    Lo ripeto  spesso e volentieri .

    Volete nu poco rosolio ?

    Mi basta nù bicchiere d’acqua

    Acqua benedetta

    Facciamo  nù miezzo litro di vino

    Voi mi siete simpatico

    Certo bisogna avere nà faccia tosta  per fare quello che fate

    Ma siete  certo nun vi piace fare nella buoatta

    A me  mi piace  il pomodoro passato

    Lo sapevo tenete li vizi

    Veramente  , il vizio è  una via di mezzo

    Chesta ammore vi ha fatto  girare la capa

    Signorina  fatemi  ò  piacere levatevi davanti al sole

    Signore mio  bello , siete voi che mi fate ombra

    Va bene  facciamo così ,  miezzo e miezzo

    Non ti pigliare collera,  ci sta sempre lo secondo tempo

    Tu  mi fa ridere,  la buoatta , chiene di succo di pomodoro

    Certo  noi siamo napoletani , ci piace fare nella buoatta

    Carmelina non piangere

    Chi piange stò facendo penitenza

    Miezzo a questa via?

    Dove credo giusto sia

    Io mi domando come fai ad essere cosi indisponente

    Credimi  sono   nata sfortunata

    Questo ritornello lo conosco

    Giochiamo a nascondino ?

    Non  sarebbe  meglio bere un limoncello

    Facciamo fandango cosi  dopo mangiamo

    Le solite polpette al sugo ?

    E quello che ci passa il convento

     

    Certo la psicologia ha cullato a lungo il mio pensiero filosofico ,mi sono addentrato nel mistero della vita come un lungo treno sulle rotaie ho attraversato nazioni , paesi . Ho  attraversato mezzo mondo,  l’intero universo , nell’infinito  mi sono perso , tra  un battito di ciglio sono divenuto un angelo, , un uccello, paperino, Pippo.  Analizzando l’inconscio  ,ho compreso un sacco di cose strane ,dalla mia  storia  ho visto  nascere ogni  meraviglia , ogni dubbio ed ogni amore. Tutto ciò  mi ha reso un uomo  quasi infelice , nostalgico in quello che credo ed amo .

    Ho  rubato  il fuoco degli dei un bel giorno , ho  rubato  il lecca,  lecca del bimbo fuori il negozio e sono vivo e rido  di  me stesso , sono il re dei miei sogni . Mentre salgo le mille scale della creazione sono ad un passo dall’essere un re,  solo in  uno stormo di pensieri che passano per il cielo . M’abbandono al vento ed oltre vado.

    Logico lei dice io non lo trovo così  semplice.

    Come fa  pensare all’incontrario?

    Io non penso,  rifletto.

    Lei deduce ,  mi creda,  brucia nel suo essere

    Oh vile dilemma quale agognata questione morale ora pesa nella mia coscienza

    Non  è un concetto  , mi creda è solo l’apparenza del divenire

    La filosofia della  buoatta ?

    Tutti la desiderano , nessuno lo dice apertamente

    I pelati sono buoni , sono come i poeti

    Chi siamo noi per aspirare a tanto

    Io certo non lo so.

    Siamo uguali a  costoro che gridano   evviva il padrone.

    Rimane il fatto del bisogno d’una  lunga riflessione sul credere 

    e sull’ essere ,per giungere ad una comune conclusione.

    Le mie convinzioni antropologiche  valgano ben poco .

    Mi creda il  gatto rimarrà sempre un felino ed il topo sarà sempre

    il padrone del suo destino.

    Certo non è sperimentando strane forme verbali si  potrà

    far risorgere quel  strano Golem personale.

    Un Golem è una gola profonda

    Una statua di sale

    L’essenza del filosofare

    Un principio su generis

    Cosa utile sé messo di guardia fuori la nostra casa .

    Pensate allo spavento dei malintenzionati  nel ritrovarsi 

    faccia a faccia ad un Golem  con tre teste.

     Stamani ho partecipato ad un funerale  nel pieno possesso delle mie  capacità intellettuali  come se fossi stato invitato ad  una  gran festa, ho  dimenticato    differenza , culture e lingue .

    Io ho messo i miei pensieri  ad asciugare al sole fuori al balcone di casa.   Ed io   che continuo ad essere preoccupato di cosa mi  sarebbe potuto  accadere  sé incontravo  per caso nel bosco un terribile orco. Sarei fuggito  a gambe levate lontano da quell’orrore sarei scappato  sulla luna , terrorizzato per  rimanere là per mesi in attesa, tutto passi.

    Anch’io di  cose strane ne ho viste tante , al punto da giungere a  narrarle  per ore  ,storie da far drizzare i peli sulla pelle.

    Io invece me  ne guardo bene dal raccontarle  per non essere

    preso per matto. Ho già una condanna  al mio carico da pagare.  

    Le mie convinzioni valgono ben poco  o  si è o non si è.

    Quando si è nati sotto una cattiva  stella bisogna accontentarsi di ciò che si è  di ciò che sia ha.

    Giusto le  conclusioni  filosofiche sono sempre molteplici , a volte 

    difficili da riassumere .  Ma v’assicuro  vale sempre la pena  capire il perché  del creare  per essere  simili  ai nostri antagonisti,  cloni o rappresentazioni, similitudini   parte del nostro codice genetico e del bisogno  d’ auto riprodursi all’infinito per giungere ad un'unica forma di vita predominante su tutte le altre nell’intero universo.  

    Lo so sembra assurdo ,difficile da digerire  non c’è spiegazioni, un lume che illumini il cammino per giungere ad una verità fisica , ove la meta attraversa  quella strada che ci porterà verso casa con tutte le domande con le poche risposte.  E la vita apre le ali ci conduce felici sulla città , sopra il mare , nell’illusione , nel dolce palpitante nel buio dell’incoscienza.  Per il resto  basterà aspettare   l’alba ed il momento buono per poter  ritornare a vivere come normali individui  in  quella strana  vita  assegnataci dai signori della pace e della guerra.  Senza pensare d’essere diversi da chi è più fortunato , da chi  intanto si gode il meglio , di chi  ha il  cuore infranto perché  ha una storia racchiusa in sé . Ed il mare splende sotto i raggi della luna  mentre mia  moglie è intenta a  prepararmi   la cena , certo non è tutto nella vita , nemmeno l’inverso ma è sempre cosi dolce ritornare a casa per  poter continuare a sognare accanto al  mio amico Golem.  


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