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  • FANTASCIENTIFICO FRANCESCO


    Domenico De Ferraro

    FANTASCIENTIFICO  FRANCESCO

     

    Quando la terra diventa un inferno gli uomini , camminano  sopra una sola gamba , quando la terra gira all’incontrario, gli uomini  combattono contro  il male, nelle ore difficili  affiora il loro coraggio ,  contro l’inciviltà dei secoli passati . Quando la terra gira,  balla nel vuoto della memoria ,  la morte giunge e non si sa  dove  scappare  . La vita  diventa    avara ,  cattiva   , cosi  chi ha  fede , nell’aldilà  chiudi gli occhi  , provi a sognare  nuove dimensioni , un piccolo pianeta  situato in una remota galassia chiamato Francesco dall’aspetto assai grazioso ove vivono tanti  simpatici  esseri  minuscoli e laboriosi  .

     

    Piccoli esseri,  dai buffi nomi  dalle stature ridotte che rompono ogni schema ed ogni preconcetto,  ogni dire , ed ogni  fare   metrico  In quell’ottica utopica  si giunge facilmente  alla fine nel trascendere la logica dei fatti , verso una nuova forma  grammaticale . Ed in  fondo all’universo ,  questo  mondo colorato ,  appare, luminoso  vi  vagano tanti fantasmi ,  fioriscono tante illusioni , molte nascono  fuori   i piccoli balconi delle  loro abitazioni.

     

    Questi piccoli esseri  ,  sanno pensare,  cose grandi e importanti, 

    sanno sognare , un amore diverso  che emerge  nell’essenza delle cose,  che scivola nell’ardire ed in altri  dire.  Per strade ardue , per trasverso, costoro  sanno fare calcoli fisici ed  astronomici  e tante altre  cose  di cui noi poveri umani,  non riusciremmo mai a fare.

    Rimani sbalorditi dalla loro abnegazione , dal negoziare,  dall’essere ultimi e felici nello scorrere dei fatti che precludono nuovi mondi e nuovi modi di fare , finiti nel fondo della coscienza che biasima, avanza,  salta , in  questo destino errante come fosse una gazzella inseguita da un leone affamato.

     

    Un mondo piccolo , un microcosmo ove nascono altre desideri ed altri interrogativi , megalitici , malaticci nel circoscrivere il  risultato di un essere unico,  fatto ad immagine di chi avanza  nello spazio abitato da tanti spettri,  piccoli esseri, cappuccini, monaci ,bonzi rabbini ,sacerdoti,  barbieri  che portano con se sempre la bibbia. Ubriachi di parole,  legati al carro dell’incomprensione,  le città, sono tante, luminose e solitarie nello spazio che si piega nello scorrere del tempo nella sorte avversa.

    In  questo lontano  pianeta , distante da noi  anni luce  puoi  ripeto raggiungerlo, chiudendo gli occhi e  sognando con candore ,  una sorte migliore , un amore legato al dito che non fa male se tagliato  in tempo prima che giunga la cancrena. Su  questo pianeta,  vivono tutti  coloro  che  hanno offerto  con coraggio la loro vita   agli ultimi di questo universo  , essi hanno  rappresentano in vita  i nostri ideali , la carità , la passione , la misericordia , l’idillio di un vivere che traluce all’alba , che brilla nell’oscurità dello spazio profondo .

     

    Ideali  che hanno alimentato gli animi  di ogni singolo essere vivente in questa creazione cosmica ,  in questa comica realtà che trascende il dire ed il fare , di chi vaga ramingo per angiporto solitari, attaccati  alle ali di un angelo che conosce il senso della divinità.  E l’amore regala un nuovo  essere ed un divenire diverso un per se nell’in se che funge da colorante per i capelli grigi che penduli , giacciono,  sulla cute del cranio rasato . E la morte  la fa da  padrone ,  gonfia il petto , gonfia la pancia,  dice d’essere invece  non è  nessuno come l’essere dialettico che  scorrere nei vari idiomi .  Qui sulla vecchia terra malata,  uccisa dai rifiuti , da tanti che non  hanno a cuore la sorte di questa terra , di questo pianeta , qui dove   venivano chiamati  santi,  martiri, giusti, teologhi, filosofi. Su  quel lontano pianeta,  son  solo uomini e donne di buona volontà , che lavorano tutti i giorni  correndo  di qua e di là.

     

    Ognuno uguale all’altro, senza alcuna distinzione , s’aiutano  a vicenda  per poi ritornare   sereni a casa a sera   in allegria  intorno al desco  all’ombra della  grande   luna Francescana . Essi   discutono di ciò che bene ,di ciò che male.  Passano  a volte ore  a meditare  su grandi  temi dell’esistenza ,  insita di tante domande filosofiche , politiche , esistenziali che si squagliano nel discorrere dell’essere e delle frasi fatta che saltano dalla logica del peccato uccidendo  l’ipocrisia ,  accendendo l’animo di tanta poesia. Bello  , leggere  i grandi libri di quegli  uomini , di chi vive eremita , pensando in un punto sconosciuto di questo universo una nuova vita , una nuova genealogia,  una logica che trascende l’essere nel suo divenire , creatura di Dio. Una vita   che contiene   tanti segreti e tante delusioni . Poi verso notte,  quando il cielo francescano viene illuminato da milioni di stelle ,  li  puoi udire cantare,  una dolce ninna nanna ,  li  puoi  udire   fin giù  sulla terra ,  un  dolce canto  di pace  e di speranza   per tutti coloro che ancora credono che    quel  piccolo  strano pianeta  chiamato  Francesco sia il ancora il paradiso ,  la  mitica terra promessa.

     


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