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  • COSMIOCOMICA PASQUALE


    Domenico De Ferraro

    COSMIOCOMICA PASQUALE

     

     

     

     

    Dopo una dura giornata a lavoro, passata in ospedale  a rincorrere la morte per lunghi corridoi maleodoranti,  nell’ardore dell’essere e nell’oscurità  che trascende  l’essere afflitto dal male ,  ritornai a casa stanco ed avvilito mi gettai sul  letto come se fossi un sacco ,  chiusi gli occhi dolcemente  e mi abbandonai in un  dolce sonno ristoratore  Ricordo a mala pena cosa accade quella  notte illuminata da una grande luna, in cui improvvisamente   mi sentii posseduto  da una immensa forza , afferrato dallo scorrere del tempo  viaggiai attraverso  lo spazio  verso altri dimensioni  mi  ritrovai  al risveglio   su un pianeta  misterioso , ove ogni cosa si rigenerava  da sola  in un circolo naturale di forme e contenuti che generavano mostri ed idee solitarie con ali di pipistrelli , dall’espetto disumano .    Giunto su quella  misteriosa, terra mi senti perduto,  mi guardai intorno ,  tutto mi era estraneo,  solo,  inerme,  incapace di reagire ad una serie d’eventi soprannaturali ,  un vento sottile e nefando , solcava quella terra desolata. Mi vedevo morire ,  in un vortice di forze contrarie  , tra le spire di un serpente enorme  , non riuscivo ad uscire  dalle profondità del mio essere a risalire verso una  ipotetica superfici. Impiegai molto tempo per capire cosa  mi stesse accedendo , dove fossi. E tutto quello che vedevo era meraviglioso , bello, profondo come l’universo come gli occhi di una fanciulla,  il sorgere di una  vita primordiale che prendeva  forma dal nulla , lava che scorreva  dalla bocca dei vulcani , scendeva  verso valle , travolgendo  ogni cosa ed ogni cosa distruggeva lungo il suo cammino . Faticai tanto per trovarmi un rifugio . Lo trovai tra le rocce vulcaniche , una piccola grotta, li m’accampai  come un primitivo , come se fossi un uomo di Netherlands,  infreddolito , con gli occhi lucidi , affamato .  in quel mio nascondiglio incominciai a  rammentare   la mia  terra   d’origine , minuscola, lontana anni luce.  Ripercorrevo con la mente , invasa da molti incubi , assediata da molte paure,  la sua  incredibile storia .   Rammentavo generazioni  e generazioni, d’esseri umani ,  civiltà distrutte  dal desiderio di  potere,  di voler giungere ad nuovo punto ad un altra conquista in un'altra vita nata dalla morte altrui. Lontano mi sembrava irraggiungibile , quel mio piccolo  luogo natio ,  divorato  dall’odio incontrollato dei suoi abitanti. Di notte raggomitolato nella piccola grotta  potevo  vedere rilucere  immensi corpi celesti, astri frantumarsi , scoppiare in cielo luci ed astri , mostri immaginari affacciarsi alla mia coscienza . Un grande freddo ,  gelava  il mio corpo , provavo  assai paura, mi sentivo infinitamente  solo , avrei   voluto ritornare indietro, ma non sapevo come fare. Mi sentivo immensamente   solo ,nessun altro essere vivente  sembra  abitare quei luoghi .

     

    Oggi dopo lunghi mesi di permanenza ho imparato a spiccare grandi balzi in avanti, grazie alla mia esile forma corporale e alla diversa legge di gravità del pianeta  da cui provengo.  Continuamente provo a ricordare ciò che ero stato e come sia  potuto accadere una cosa del genere forse  continuo a dormire , viaggio nel mio sognare , è forse  tutto un sogno e chi sa da un momento all’altro mi sarei svegliato , mi sarei alzato dal letto dove mi ero tuffato,  dopo quella lunga giornata passata a lavoro  e tutto sarebbe ritornato normale . Avrei continuato a vivere,  la mia vita sarei ritornato ad essere quello che ero sempre stato .  Sarei ritornato a passeggiare per le strade della mia  piccola città , a rincorrere i miei sogni e le mie vanità di uomo là nel mio paesello,  un uomo tra tanti uomini , con in mano un fiore da portare sopra una tomba ,  con un cero da portare verso il cielo . Desto nel mio  sogno  l’avrei  scalato nella mia solitudine d’uomo.  Provavo  a ricostruire il mio passato ,la mia vita un tempo passato sulla terra. Tutto mi era incredibilmente , incomprensibile ,  come la vita,  la morte non rammentavo neppure chi fossi e cosa ci facessi da solo su quel grande  immenso  pianeta.  Con il tempo poi pian piano , ho preso  coraggio,  ho  provato  a capire  cosa mi stesse accadendo , compiendo   un lungo viaggio all’interno  della mia coscienza  per  così meglio comprendere   da dove vengo, chi ero , chi sono.

     

    Ho rammentato ,la mia città natale . I miei amici d’un tempo

    il mare   che si confondeva  con l’azzurro del cielo .Mi ripromisi: Se riuscirò a sopravvivere , ho in mente  di creare  una nuova civiltà  ,nuove generazioni  d’esseri  viventi  meno prepotenti e vendicativi .  Voglio creare una civiltà d’amore ove tutti possono vivere in armonia con gli altri. Questo pianeta è così grande ,la fitta vegetazione  si trova per la maggior parte sulle  alte montagne  vulcaniche. Per il resto è deserto , fatto di  anfratti , ove puoi scendere giù in gole profondissime  ed  entrare   nell’immenso  e terribile sottosuolo alieno. La paura m’accompagna passo dopo passo , ma vado avanti e non passa giorno  in cui non scopra qualcosa di nuovo .  L’altro giorno ho trovato  una cava  ove le parete erano  d’oro massiccio  e di platino. Con   la forza delle mie braccia ho strappato  alla roccia   diversi chili d’oro .Un bel pò  lo conservato in una sacca, altro  durante la  salita  causa  il peso  eccessivo  ho dovuto buttarlo  via  . Oggi scambierei volentieri  tutto l’oro trovato con qualcosa di buono  da mangiare .  Mangio dell’erba commestibile , piccoli animaletti che sono difficili da catturare,  serpentelli neri dalle capocchie di spillo che strisciano nella polvere,  si muovono tra le dune,  rade , dove l’erba commestibile cresce. Per acchiapparli ci vogliono ore,  in primo momento avevo paura che fossero extraterrestri , esseri capaci di divorarmi , poi preso coraggio ne afferrai uno e gli diedi un morso sul dorso,  fu la fame la disperazione il serpentello era dolce ed il suo sangue mi dissetò. Mi senti forte , poi mangia l’erba commestibili filamenti  sempre verdi smeraldo dal sapore di merda. Per bere un po’   d’acqua invece  bisogna  salire  in alto  sui monti per dissetarsi e fare scorte  .

    Sono giorni che  cammino in  questo deserto di pietre minerarie.

    Sono stanco,  mi sembra di vagare in un labirinto .

    Che cosa c’è, andando avanti ?

    Forse me stesso

    Non aver paura tutto ti sarà chiaro

    Oh come vorrei che una luce illuminasse il mio cammino

    Tu sei te stesso fin in fondo alla tua credo

    Oh mio signore luce del mio cammino perché mi hai abbandonato ero  tuo figlio

    Ora sei il padrone sei un dio a pari di me

    Io vorrei ritornare ad essere un uomo

    Hai scelto di essere dio e sarei l’origine di una nuova specie

    No perché mi condanni a questo peso

    Perché il perché e per gli sciocchi

    Io vorrei essere cretino e continuare a vivere

    Non farti prendere in giro dal tuo destino

    Mi spingi verso un baratro

    Io cerco di salvarti di esserti vicino sono la tua luce sono quello che hai sempre creduto

    Non posso credere d’essere ciò che dici io un Dio

    Si non sei contento tutto ti e chiaro ora vai

    Dove vado io non so neppure dove mi trovo

    Questa terra ora e la tua terra

    Io non mangio un piatto di maccheroni da mesi non bevo un sorso di vino da anni vorrei una donna con cui giacere ,vorrei un figlio mio

    Avrai ogni cosa a tempo debito non aver paura tutto e scritto

    Gia vorrei essere certo di farcela

    Io ti sono vicino illumino la tua notte sorreggo il tuo animo dagli affanni

    Vero che l’incontrario di questa morte tu mi appari come l’eterna salvezza. Tu dio dei mie padri ora dio del mio illudermi della mia presunta salvezza

    Io sono la certezza

    Io sono indifferente io

    Io sono la via di mezzo

    Come vorrei crederti

    Tu sai io chi sono,  la verità e la vita

     

    Misteriosi   luoghi  ho avuto modo di conoscere durante le tante escursioni  luoghi in cui vivono  varie  forme intelligenti , microorganismi , piccoli esseri fatti di carne ed ossa, inoffensivi a vederli , poi terribili dall’affrontare capaci di trasformarsi in pericolosi esseri. Ho paura , mi nascondo mi camuffo , mi guardo sempre le spalle forse da un momento all’altro potrò divenire cibo per gatti cibo per  quei esseri mostruosi .

    Paradisi o inferni alieni ,deserti sconfinati ,luoghi 

    ignoti  e pericolosi intorno a me .  

    Un vento  strano , freddo,  soffia forte  la polvere  finisce

    per  accecarmi   e non vedo  più dove metto  i piedi .

    Cado  perdo  i sensi  e rimango  lì per l’intera notte  stellare

    disteso per terra  preda dei tanti mostri di questo pianeta sconosciuto . La luce  degli astri  mi coglie all’improvviso ancora riverso  per terra.  Quando apro gli occhi mi ritrovo  vicino  a una grande roccia dalla forma ovoidale. Provo ad alzarmi ma   vado  a sbattere  il muso proprio su quell’  enorme  masso dalla forma di uovo.  Faccio  un balzo indietro  non credo ai miei  occhi incomincio 

    a domandarmi  cosa è mai quel grosso uovo   lì davanti a  mè . 

    Poi comprendo :  non è possibile stento a crederci . 

    Urlo di gioia : Un uovo,  grido ho trovato un uovo in questo 

    deserto pianeta . L’uovo l’origine stessa della  vita  primordiale  cellula creatrice di  ogni forma di vita  primaria. 

    Ovoidale è la terra ,l’uomo è  l’uovo  sono dei sinonimi

    sembrano avere   pari origini.  Meglio un uovo oggi ,che una gallina domani ripeto tra me .  

    Questo uovo  è una sorpresa ,  una soluzione ad ogni  mio problema.

    La sacca embrionale d’una nuova vita.

    Dentro un uovo puoi trovare ogni cosa.

    Ricordo da piccolo   nel rompere  l’uovo regalatomi 

    da miei  nonni nei giorni  prossimi  alla Santa Pasqua  terrestre

    vi trovai dentro  un piccolo gnomo  barbuto  e  sorridente.

    Un mio amico, stessa marca d’uovo un rabbino arrabbiato .

    Nella mia classe   , qualcuno trovò nel suo uovo  dei buoni voti  , 

    qualcuno dei profilattici , chi dei vibratori , chi una bambola gonfiabili che poi non sono propri dei regali consigliati per dei ragazzi adolescenti quali eravamo ma tutto fa brodo . Chi  cercava allegrie, gioie ,  saggi e maghi come nel mio caso  pronti a insegnarti   tante cose importanti  della vita ebbe una amara sorpresa ricordo che qualcuno pianse lo andò a dire all’insegnante che non si tenne il misfatto e chiamo i  nostri genitori per informarli dell’accaduto. Ed il gnomo baffuto fece la sua apparizione rubo tutto le uova di cioccolato e li diede ai poveretti qualcuno ebbe mal di pancia chi decise di farsi suora chi prete . Che venne il papa da Roma e disse questa cioccolata non va mangiata cosi il professore chiamo  il preside per infirmarlo dell’accaduto la notizia apparve su tutti i giornali e fu informato anche il presidente della nostra nazione. Quell’uovo di cioccolato fece scoppiare una guerra che condusse ad una nuova guerra e poi ad una guerra nucleare e ci furono milioni di morti . La terra si stava quasi per autodistruggere .  

    Crebbe pian piano   in me ora la voglia   di scoprire  all’interno

    di  quell’ uovo che avevo davanti   cosa mai  ci  fosse  dentro?

     Forse una vita migliore, un essere primordiale, piccolo , indifeso come mi sentivo io in quel luogo ameno.  Immaginavo tante cose e tanti mostri  mi apparivano alla mia immaginazione in una lotta impari contro mostri d’ogni genere ,esseri metafisici frutto della mia ragione poetica.  Non avevo  il coraggio di romperlo,  mi tremava  la mano , indietreggiavo, saltellavo, cercavo di romperlo , cercavo di trovare la forza di  farlo ora o  mai più. 

    Così tirai  giù un poderoso colpo con una mazza dopo vari tentativi   lo colpì  giusto al centro,  aprendone  una  piccola falla .

    Uno strano liquido incominciò  ad uscire e improvvisamente

    prese  vita ,  strani enormi granchi dalle chele terribili  si materializzano  dal  nulla .  Provai  a   scappare via.

     Ma un granchio gigante  m’ afferrò  il piede , quasi mi  saltò  addosso,  pronto a divorarmi ,  quando  tutto ad un tratto un altro granchio corse  sul dorso  del più grande  e  afferrandogli la minuscola testa tra le chele lo divorò  lentamente  ,per poi svanire sotto terra . Terrorizzato non sapendo cosa fare  provai  a correre a fuggire ,inciampai ,  caddi  , tentai  d’alzarmi   vedi cosi   dall’uovo  rotto uscire fuori  strani animali preistorici , creature  mitiche  ,  Titani  Ciclopi  , ecatonchiri , fiumi melmosi   il  mio  tentativo

    di fuggire via da lì falli improvvisamente. Esausto mi fermai

    a guardare  sbalordito ,schiudere completamento quel grosso strano uovo trovato  per caso.  Dopo aver visto  uscire fuori  un migliaio  d’animali  una  strana figura umana mi  apparve  controluce .  Era una deliziosa piccola fanciulla , nuda dai lunghi

    capelli  biondi , dai grandi occhi verdi, dalle forme umane , nuda , liscia , perfetta, curve sinuose , lascive , procace, simile ad una dea  immobile e spaventata  rannicchiata  in se stessa . Farfugliò strane parole , balbettò uno strano linguaggio gutturale  , assai primitivo quasi animalesco che mi fu difficile capire . Aiutandosi con i gesti delle mani riuscì a farmi capire di aver bisogno d’aiuto .

    Mi precipito ad aiutarla la sollevai ,cercai   di riscaldarla

    con il mio corpo.  Avvertivo   in lei  una  profonda paura   per  qualsiasi cosa che la circonda. Nei suoi  grandi occhi simili al colore dell’ambra ,leggevo  in lei  i suoi pensieri , le sue emozioni primitive , pensai tra me  :ho finalmente  una compagna , qualcuno con cui parlare , provare dell’emozioni comuni.

    Dio ha soddisfatto il mio desiderio d’essere padre .

    Posso continuare a vivere , sperare, amare.

    Ti ringrazio Iddio per la tua clemenza.

    Bada questa è mia figlia trattala bene

    Non preoccuparti sarò per lei un figlio e padre sarò il marito

    sarò il suo amore

    Bada no farle del male

    Mai e poi mai

    Giura

    Giuro su ciò che mi sta più caro

    Va bene te l’affido

    Amatevi gli uno con gli altri nel mio santo nome  

    Sarà fatto non preoccuparti

    Non chiudere la porta in faccia alla giustizia

    Per carità sarà sempre aperta

    Non fare molti figli

    Userò ogni  precauzione concezionale

    Non esagerare  ,  devi creare una nuova civiltà

    Faro il mio  dovere

    Ti adoro mio signore

    Ora vado non voglio  perdere tempo prezioso

    Ma di tempo ne avete  una infinita

    Quando sarai vecchio non spegnere la luce della saggezza

    I sentimenti sono miti

    Apri la porta agli ultimi

    Faro quello che andrà fatto

    Sono passati quindici anni  anni da quando trovai  Gea  cosi ho chiamata la mia compagna , uscita  da quell’ uovo , uscito fuori  da chi sa  dove  . 

    Abbiamo generato insieme in pochi anni   dodici  figli di cui  alcuni  dall’ enorme  forza e  di bell’ aspetto, eccezionali  in ogni cosa facciano, dotati  di misteriosi poteri  sovrumani , provvisti di più braccia e gambe ,sulla terra verrebbero visti come dei mostri .  Qui sono padroni  di spazi infiniti e  sconosciuti.

    Signori di modi infiniti e sconosciuti , signori della vita e della morte di ogni cosa viva in questi luoghi.

    Qui possono vivere in pace lontani da ogni malvagità e iniquità. Crescono a dismisura sono  dei veri giganti   molto più alti di me di quattro volte.

    Faccio fatica a tenerli a bada .

    La madre li protegge e li cura , asseconda ogni loro capriccio.

    Dopo tante vicissitudini , bisticci , incomprensioni di vario genere ho deciso di  ritirarmi  a vivere  da solo su un’alta montagna .

    Tra i boschi , ricchi  d’alberi bellissimi . Da qui osservo la vita scorrere vedo mondi in lontana stelle dall’intensa luce , universi che si muovono in altri universi e mi trascinano verso mondi infiniti e dolcezze senza limiti.  Medito molto,  m’esercito  a sviluppare i miei poteri .  Riesco ad alzare  pesi enormi senza alcuno sforzo . 

    A mutare il corso degli eventi climatici con la volontà del mio pensiero.  Pur cosciente della mia forza e dei mie poteri   continuo a provare  dentro di me un profondo dolore un sordo  rancore verso i miei figli che non hanno compreso  il mio amore verso di loro.  Questo mi rattrista molto. Piango mi dispero vorrei averli tutti con me come quando erano piccoli.  Gea non la vedo più da  molto tempo  l’altro giorno  mi sembrò d’aver visto   Iperione  aggirarsi nei  paraggi della mia capanna di legno.   Ho provato a  inseguirlo lo chiamato  numerose volte  l’eco delle mie parole risuonava sordo tra i monti . La mia voce si perdeva nell’eco del nulla . Iperione era una sagoma che vagava lontano dal mio sguardo,  si perdeva ai confini del mio essere padre , nella mia  veneranda età. . Così ho compreso d’essere rimasto di nuovo , solo senza  alcuno che mi voglia veramente bene.  Solo di nuovo con me stesso senza dio o come un dio che attende un nuovo dio per rinascere  dalle sue  paure  d’essere come me  prigioniero  in questo Eden  in  questo lontano  pianeta  disperso nella grande galassia d’alpha centauri.

     


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