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  • Giulia Bianchi, diario del 1940


    Massimiliano Lanza

    Inizia a s

     

    Massimiliano Lanza

     

    Giulia Bianchi

    Diario del 1940

     

    Prefazione dell'autore

    Mi sono preoccupato, come da promessa che decisi di mantenere tempo fa nei confronti di un amica, di redigere una sorta di Diario che una giovane donna, Giulia Bianchi - * 1916 - + 2003 - (il cui scritto mi fu fornito dalla figlia) scrive durante un periodo di degenza in un sanatorio all'interno di un istituto religioso, declamando, paradossalmente i ricordi più belli. La storia che leggerete è una storia di malattia che poi diventa una storia di guarigione, tra tenebre e luce; l'inquietudine, la sofferenza fisica, diventano grazia, gioia: “trasformerò i vostri lutti in gioia”, come afferma la Bibbia! Cercherò di trascrivere questo diario con lo stesso linguaggio, con pochissime varianti e correzioni, più che altro per una questione stilistica, quasi rifinendo leggermente il testo, con l'aggiunta di qualche breve didascalia, per trasmettere alla figlia e ai lettori che lo affronteranno, l'originalità di un messaggio che una donna santa (o almeno potrebbe essere tale) trasmette.

    09 marzo 2020,

    Massimiliano Lanza

     

    Massimiliano Lanza (Biografia)

    Giulia era una persona semplice, semplice ma, come si evince leggendo il suo diario, decisamente acculturata e corretta nella sintassi della lingua italiana, benché discostandosi dal linguaggio odierno.

    Dirò alcune note biografiche mie in sintesi:

    Massimiliano Lanza, nato a Biella nel 1970 ha conseguito l'Attestato presso la Scuola Diocesana di Formazione Teologica presso il Seminario Vescovile di Biella nel 1996. Nel 1988 ha terminato studi di formazione professionale e si è avviato al mondo del lavoro. Nel 1992 ha conseguito l'Attestato di Qualifica di Videoterminalista. Nel 2000 ha conseguito il Diploma di Maturità Magistrale presso l'Istituto Magistrale “Rosa Stampa” di Vercelli. Nel 2004 la patente informatica ECDL e nel 2006 l'Attestazione di superamento di Studi teologici presso il Seminario Vescovile di Biella (Tesi: “Il peccato originale”) e la Facoltà teologica di Milano dove ha avuto delle dispense per potersi preparare all'esame di Baccalaureato. Nel 2017 si è Laureato in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro con 80/110 (Tesi: “Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities” in collaborazione con l'ASL di Biella). È scrittore dilettante, poeta e pittore naif (dilettante), lavora come Assistente Amministrativo ed è Infermiere Generalista volontario (superamento corsi singoli presso Università del Piemonte Orientale) al Day-Hospital area medica dell'ASL di Biella – Fondazione Clelio Angelino, Associazione Italiana Leucemie.

    Vive a Borriana con i genitori, ha fatto parte del Rinnovamento Carismatico, dell'Ordine Francescano Secolare e della Società San Vincenzo de Paoli, ha conosciuto e frequentato il Movimento dei Focolari. È fervente Cattolico tradizionalista e un po' “ribelle” alle gerarchie ecclesiastiche anche se si è mantenuto sempre nell'obbedienza (Giulia mi ha conosciuto e sapeva pregi e difetti del sottoscritto…).

    Caratterizzato da un carattere forte, negli ultimi anni ha avuto diversi problemi di salute, che ha superato, ma vuole combattere fino in fondo la sua battaglia (prima finirà il seguente testo). L'irruenza del suo carattere, nonostante i numerosi anni di studio, non gli hanno permesso di compiere nessuna carriera di rilievo. È attualmente iscritto al concorso per Collaboratori Amministrativi Contabili area D dell'Asl di Vercelli.

     

     

     

    Giulia Bianchi

     

    (8 agosto 1940)

     

    Istituto “Cottolengo” in località Bioglio (Biella)

     

    “I mie ricordi più belli”

     

     

    Capitolo I

    Una giornata triste

     

    Si hanno delle ore così tristi, così angosciose nelle quali l'anima ha bisogno di vedere dinnanzi al suo sguardo non una pagina, che non riuscirebbe a leggere, ma un solo pensiero che dà sollievo e conforto. Nell'ora della sua passione, Gesù ha pronunciato quella parola che è tutta la storia della vita.

    “Fiat”: Non lasciarti opprimere povero cuore. Dio ti guarda con occhio paternamente pietoso, il dolore è la prova sublime dell'amore, il sacrificio ti rende più grande dinanzi a Dio: Fiat!

    Soffri in pace; passerai questa triste giornata, domani non resterà che la tua purezza, e la bellezza di quell'angoscia che si avrà purificato per cielo: Fiat!

    La felicità è come il profumo che inebria: il dolore che accascia rende silenzioso lo spirito, e, quanto lo spirito si raccoglie, piange, prega, e sospira la patria eterna. Dio è geloso come una madre; perché sente le mani dei suoi figli che si stringono alla Croce, non cerca più altro, li abbraccia e, dopo le ore angosciose, viene la calma serena, dolce, soave, perché è l'amplesso divino. Fiat!

    In queste ore di cupa tristezza si vorrebbe essere lontani da tutti, essere soli in una profonda solitudine. Ma Dio lo nota questo abbandono del cuore, perché vuole che l'anima abbia questi momenti di abbandono e questi non sono conosciuti da lei e da Dio. Fiat!

    Dinanzi all'altare, ai piedi del tabernacolo, si troverà una sorgente divina di consacrazioni.

    Lo scoramento si si è insinuato lentamente nell'anima1; non lasciare, o mio cuore, che la disperazione ti accasci: pensa che è la mano di Dio che ti batte attorno per purificarti, staccarti, condurti a ricorrere a Lui; il dolore santificato dalla rassegnazione è come una consacrazione dell'anima a Dio: Fiat!

    Dinnanzi all'altare, ai piedi del tabernacolo si troverà una sorgente divina di consacrazione. Quando l'angoscia opprime ed è rattristato lo spirito, e a quella misteriosa sorgente che bisogna dissetare le ardenti brame del cuore. Nelle tue mani raccomando il mio spirito: il cuore stretto dall'angoscia si perde e l'anima scossa mormora; prudenza, leggerezza nei consigli.

    Fa tanto bene e dà tanta forza il tacere le proprie pene!… Quando ci vediamo incompresi e giudicati sfavorevolmente, che gioia difendersi?… Lasciamo correre, non diciamo niente, è così dolce lasciare che ci giudicano come vogliono!...Oh! Beato silenzio che dà tanta pace all'anima. Tutto sarà per lui, tutto e anche quando non avrò nulla da offrirgli, gli offrirò questa mente.

    Nella direzione delle anime, non lasciarmi mai correre per restare in pace, non combattiamo senza misura, senza un momento di tregua, anche se non siamo sicuri di vincere, che importa il successo?… Se incontriamo un'anima sgradita, non diciamo “non c'è più niente da fare!”. Non capisce!… Bisogna abbandonarla!… Non ne posso più!...” Oh! Parlar così è una viltà, bisogna fare il nostro dovere fino in fondo”. Facciamo del nostro cuore un giardino di delizie nel quale il nostro Dolce Salvatore venga a riposarsi2. Essendo che gigli di purezza… e poi non dimentichiamo mai che la verginità è un silenzio profondo di ogni cosa terrena: non solo di quelle inutili, ma di tutto. Che grazia quella di essere vergine e sposa di Gesù! Deve essere una cosa ben sublime, dal momento che la più pura e la più intelligente di tutte le creature avrebbe preferito restare vergine piuttosto che divenire Madre di un Dio. I cuori più puri sono spesso i più provati dalle tentazioni, ed immersi nelle tenebre, essi credono allora di aver perduto quel candore e pensano alle spine che circondano la loro corazza. Invece no, i gigli fra le spine che le circondano sono più preservanti, ed in essi Gesù prende le sue delizie. Beato Colui che fu trovato degno di soffrire le tentazioni.

     

    Capitolo II

    Frammenti Eucaristici

    La spina che forse punge più acutamente il cuore allorquando si soffre e piange è il pensiero che gli altri siamo insensibili al racconto delle nostre pene, e le ascolti solo per cortesia umana, ma non le senta con la carità cristiana. Come fa male il dover talvolta palesare, od anche solo lasciar capire le nostre angosce a gente senza cuore!… Dove però si è certi, infallibilmente certi, di essere ascoltati, compresi e compatiti con amore, è spesso il Tabernacolo. Il Cuore di Gesù è il cuore di un uomo che ha sofferto martiri ineffabili, ma è pure il Cuore di un Dio che ama gli sventurati di amore infinito… Essere compresi ed essere amati, che vi è di meglio per un cuore che soffre?… certi cuori, privilegiati dalla grazia, non hanno che una speranza sola: quella di amare Gesù in terra e di goderlo poi in cielo: il resto per loro non è nulla. Bella speranza! Ma quanti soffi gelati non vi candono sopra per avvizzirle e farle morire! Non c'è che un riparo solo per salvarla: nasconderla vicino al tabernacolo di Gesù. Vi è una certa fiamma contro la quale si squagliano i ghiacci più intensi. Quando un cuore vive con Gesù Sacramentato, invitatelo pure ad amare, a desiderare altro fuori di lui: esso on vi comprenderà. E quando una tentazione non riesce a farsi comprendere, è già vinta.

    E sopratutto nei giorni della sventura che sia conosce quanto sia prezioso il balsamo di un'amicizia sincera. Certe anime che nei giorni della prosperità dimenticano Gesù per godersi le delizie delle vita senza timore di essere disturbati da un rimorso, quando sono colpite da un disinganno o da una disgrazia, non hanno più difficoltà dio trattenersi qualche poco davanti al Sacramento, sembra che lo loro indole sia trasformata. Però di trasformato non c'è nulla: c'è solo l'istinto Eucaristico il quale si sveglia in esse sotto la sforzi del dolore, e lo spinge verso il Tabernacolo, dove poco a poco trova un conforto che prima non sognava neppure potesse trovarsi in terra. Forse un tempo addietro dicevano d'aver perduta la Fede, ma non era perduta, era solo sepolta sotto un mucchio di godimenti, scomparsi i quali la fede, senza la fatica di molte ricerche e discussioni difficili, si palesò in tutta la bellezza e soavemente le circondusse a Gesù Sacramentato.

    La vita è il dovere voluto e adempiuto. Siamo in questo mondo per vivere, nessun dubbio. L'importante è saper capire in che cosa precisamente consiste la vita. Per qualche disgraziato (da compiangere e da condannare, ma anche più che compiangere che da condannare), la vita consiste nei godimenti materiali, nella soddisfazione pagana dei sensi, nelle animalità de piaceri… Questa non è vita che in essa l'anima non fa che degradarsi e spegnersi, morta prima di morire, infangata e fradicia. Per altri vivere è brillare in società, avere su di sé gli occhi del mondo slanciati sulle capacità del nostro insegno, sulla fastosità della nostra posizione sociale, sulle nostre doti di avvenenza e di eleganza, sulle nostre qualità di spigliatezza e il loro vivere è affermarsi sugli altri, vedere delle schiene piegate, sentirsi rivestiti di ammirazione e di invidia, andare sulla bocca di tutti, passare tra turibuli di incenso e di lodi e di complimenti… Poveri illusi anche questi! Che se si guardano dentro in sincerità, si sentiranno vuoti, malcontenti, irrequieti, insoddisfatti sempre. Quello che il mondo ci può dare non estingue mai la sete.

    “Vivere – dice una Santa scrittrice francese – vuol dire saper amare, pensare, patire secondo la volontà di Dio, vuol dire praticare il dono di noi stessi agli altri e con tutto, con le gioie, coi desideri, con gli affetti, con dolore compare una specie di intimo inno sublime che giungeva col mormorio delle sue note al prossimo e lo risveglierà forse dal sonno, dal torpore morale in cui vivono tante povere creature…

    Vivere è sforzo, e azione continua, è il dovere compiuto anche nelle ore di aridità, anche quando il nostro dovere pare difficile e le nostre occupazioni quotidiane private di ogni attrattiva: è il dovere compiuto ance in quelle ore in cui ci viene negata ogni consolazione in terra , cioè quanto facciamo ci apre tanta poca cosa, tanto inutile cosa da farci sensazione che non serviamo a nulla, che la nostra vita non vale la pena di viverla.

    È precisamente in queste circostanze che dobbiamo incoraggiarci a darci una spinta, che vivere è appunto lavorare in umiltà e semplicità e perseveranza sotto l'occhio di Dio elevando a Lui il cuore, affinché ci dia la volontà di fare, se è necessario, conto sulla nostra volontà. “Giaculatoria: Virgo potens, ora pro nobis3”.

     

    Capitolo III

    Essere messi da parte

    Triste, ben triste pensiero questo!…

    Perché non strazi il cuore e non ci riempia l'anima d'amarezza, bisogna meditarlo davanti al Crocifisso.

    O Gesù! Gesù dimenticato4 nelle lunghe ore della vostra passione , e sovente anche nell'Eucarestia, si sconosciuta e non curata: lasciate, lasciate ch'io guardi, con occhio calmo e sereno quel terribile stato di abbandono che forse mi serbate per l'avvenire.

    Essere messi da parte è il sentirsi che ci lasciano in un angolo, inutili a tutto, convinti che nessuno volge a noi un pensiero, che nessuna affezione giunga fino a noi; trascurati come un vecchio mobile che ha servito lungamente, e del quale, benché inutile, non si riesce a sbarazzarsi (l'originale è non si può sbarazzarsi).

    Essere messi da parte è il sentire che non si è più buoni a nulla, nemmeno ad essere consultati; come vecchi foglietti dei quali si sono tolti tutti i pensieri, e che ora si respingono perché annoiano.

    Essere messi da parte è il sentirsi ridotti, al silenzio, ed all'inazione in una casa che si animava colla propria attività: forse perché le forze sono indebolite, l'intelligenza meno pronta, o perché è scomparso quello splendore che ci circondava per la protezione di un superiore o per la carica di cui eravamo rivestiti.

    Essere messi da parte è il sentire venir meno a poco a poco intorno a sé ed andarsene giorno per giorno quel prestigio che ci circondava come di una luce dolce ed amabile, quella simpatia che ci attorniava di sorrisi e di benevolenza e vedere coloro che noi chiamiamo e crediamo nostri amici ritirarsi lentamente uno ad uno.

    Oh quale angoscia deve provare il povero cuore che ha conservato tutta la sua potenza d'amore e di sacrificio, ed al quale Dio ha riservato quella dura prova dell'abbandono!

    Non conoscete intorno a voi dei cuori che piangono lacrime silenziose e presso i quali forse, per abitudine, passate indifferenti?

    Vecchi ed infermi obbligati in casa, che non mancano di nulla, senza dubbio dal punto di vista materiale, ma che non sono mai rallegrati da un raggio affettuoso, che si ritirano nella loro camera, sotto pretesto di riposo quando di prepara una festa, e che, più d'una volta, hanno tanto amato quella parola così dura: è ben noiosa!5…

    Abbandonati nelle famiglie e nelle comunità, ai quali si parla appena, che si sopra caricano di lavoro, che si trovano sempre in fallo, pei quali (non ho corretto volutamente – sembra un linguaggio poetico, dantesco oserei dire - ma oggi si direbbe “per i quali”) non si ha mai una parola di benevolenza, perché non sono simpatici, perché hanno qualche difetto di carattere, che l'amore continuato potrebbe guarirle, perché sono mal giudicati. Essi sono:

    Colpevoli giudicati, pentiti e perdonati davanti a Dio, ma che non hanno potuto essere riabilitati agli occhi degli uomini.

    Calunniati sui quali Dio ha lasciato tutta l'apparenza del male, e che gli uomini schivano come schiverebbero un appestato!… Oh! Se ce ne sono intorno a voi, andate qualche volta, andate a far loro l'elemosina di uno sguardo, d'una parola, d'una semplice stretta di mano.

    Restate qualche momento presso di loro, e per dare ad essi un po' di gioia, fate loro comprendere che sono utili ancora. Credetelo, essi hanno ricevuto da Dio una missione salutare per coloro che li circondano.

    E voi, poveri abbandonati, che osate appena mostrare la piaga del vostro cuore e che più sovente, non trovate nessuno a cui mostrarla, volgete in alto, lassù al cielo, i vostri occhi pieni di lacrime e mandate quel a grido sfuggito ad un cuore che sanguinava come il vostro.

    O Gesù, Gesù! Voi almeno non mi abbandonerete. No, cari abbandonati. Dio non vi lascia da parte. Egli s'avvicina tanto più a voi quanto gli altri se ne allontanano. Guardatevi innocenti da ogni mormorazione, e per calmare le rivolte inevitabili della natura dite sovente: è dura questa prova, ma poiché Dio me l'ha mandata , è necessaria per me…

    E nelle ore pensose in cui il vostro cuore ulcerato lascerà sfuggire questo grido: Chi dunque pensa a me? Ascoltate il vostro Angelo custode: Che pensa a te, povera anima?

    Dio, la Santa Vergine, gli Angeli, il Cielo, il Cielo tutto e sempre.

     

    “Vivere con Gesù,

    Amare sempre Gesù,

    Morire con Gesù6”.

     

    Capitolo IV

    Visione

    Il tiepido bacio del sole di aprile, innanzi all'incanto di sterminati campi fioriti, la mente ondeggiava fluttuante in incerti, vaghi pensieri, per poi arrestarsi in un sogno di sublimi ideali che in linee più distinte determinarono una dolce visione:

    Nel centro d'ignota città le vie si intrecciavano per poi stendersi, dileguarsi lontano, lontano…

    Alzo lo sguardo e leggo:

    Via del piacere… mi avvio… ma un angelo mi arresta e, con un piglio severo mi dice: non proseguire, qui folleggiano i mondani, in suoni, canti, danze, invitanti piaceri; essi sciupano la vita… Coronati di rose abbiano il dovere, l'anima, Dio… Ma li attende l'eterno pianto. Ebbene, supplicai, angelo benedetto, tu mi guidi per altra via… la via del cielo. Vieni – mi rispose soavemente l'angelo spirito – mi sorprese un nome:

    Via della vanità… spinsi avido lo sguardo: era il lusso sfrenato del trionfo, della moda tiranna. E l'angelo: su questa via si trova solo leggerezza, volubilità, illusione.

    1Tipico fenomeno che coinvolge i mistici e in particolare i santi o beati: la notte dell'anima. Significa che il mistico non è più sicuro della sua spiritualità, del suo rapporto ieratico (religioso, sacrale) con Dio, più propriamente è convinto che Dio non sia più dalla sua parte, che Dio non lo ami più. Questo stadio viene sempre superato.

    2Bellissimo passaggio, poetico, umanizzante… accade quando le anime beate vedono Dio come uno di loro, nella Bibbia Emmanuele significa Dio-con-noi, è Gesù, il Dio antropizzato.

    3Vergine potente, prega per noi (traduzione dal Latino).

    4Il “Gesù abbandonato” è un concetto teologico elaborato in seno al “Movimento dei Focolari”, fondato da Chiara Lubich, di venerata memoria. La figlia di Giulia fa parte del Movimento dei Focolari o Opera di Maria, ed è un movimento ecclesiale riconosciuto dalla Sede Apostolica.

    5Passaggio oscuro e di difficile interpretazione, degno certamente di una teologa e di una mistica (in mente ho il “Castello Interiore” di Santa Teresa d'Avila (Teresa la Grande). (N.d.A.)

    6Sembra la giaculatoria tanto cara a San Giovanni Bosco: “Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell'ultima mia agonia, Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l'anima mia”.

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