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  • assuntina antonacci

    Ormai vicino agli ottanta anni, è ritornato qui alla Fontan del Papa un giorno d’estate con sua moglie Luigina.

    Sicuro il suo passo, commovente il suo incedere.

    Basilio ritornava alla sua storia, al suo passato, alla sua gioventù, al ricordo di sua madre Rosa e di suo padre Giovanni.

    La memoria è viva nella figura di suo padre con l’immancabile pipa di terracotta dove infilava una cannuccia, “quante volte dovevo recarmi in paese a comprargli il tabacco”.

    Gli occhi, il cuore lo guidavano sicuro “ecco.. ecco.. li c’era il letto delle mie sorelle, loro dormivano nella stanza con mia madre e mio padre, di qua, due rapazzole i miei fratelli e io.

    Il camino faceva fumo e la finestra mandava spifferi”.

    Chiedo: – “il bagno, come facevate? – “… un secchio per la notte e poi là” una levata di testa ad indicare l’oliveto. L’acqua? … “eh quella pesava ogni volta e le mie sorelle la prendevano al fontanile e la portavano in casa. Quando ci si doveva lavare, si riscaldava l’acqua sul fuoco con un grosso callaro, un gettacqua sapone di Marsiglia e uno alla volta ci lavavamo, sempre davanti al fuoco.

    In estate invece ci si lavava ai bottagoni, ma solo noi maschi”.

    Il lavoro era tanto dall’alba al tramonto.. in questo magazzino (“Cinabro”) ci mangiavamo, com’era buono tutto, quante bell’acquacotte, tanta frutta zuccherina.

    In questa stanza invece (Pungitopo) mettevamo tutte le olive raccolte e ogni sera le spalavamo, le rigiravamo In autunno con le castagne, la raccolta delle olive … cinque, sei, sette ragazze venivano da Tolfa , la mattina presto si cominciava .. no, altro che teli, con le mani si faceva tutto con le mani, un secchio ed un robusto sinale e le mani diventavano veloci rastrelli, le olive raccolte a grappolo dall’albero e una ad una quelle che cadevano a terra … le piante erano circa ottocento.

    Alla fine del raccolto poco prima di natale veniva il camion di Nunzio e trasportava tutto a Vetralla per farne un’unica macinata.

    Il molino aveva due grosse ruote in pietra, triturava tutto, macinava, impastava, poi con delle pale larghe circa una ventina di centimetri l’impasto era steso su dei larghi dischi di saggina.

    Il frantoiano seguiva tutto questo con gesti sicuri, non lasciava che sbavature fuoriuscissero da questi larghi cerchi, che andavano ad impilarsi uno ad uno sull’asse che le avrebbe pressate lentamente … molto lentamente: la spremitura.

    L’olio usciva raccolto alla base verso un canale ad imbuto … eccolo, eccolo il sottile filo d’oro iniziava a uscire, si ingrossava, diveniva verde cupo, l’olio era messo nelle larghe damigiane impagliate, via una via l’altra il camion ritornava con il prezioso carico di olio “un anno ne abbiamo raccolte addirittura 94 quintali di olive e quanto olio ..tanto.. che poi vendevamo a circa 300 lire al litro”.

    Basilio illumina i sui occhi, quando racconta delle “noccioline”.. “le avevamo piantate proprio ai piedi del fontanile dove nasce l’acqua li e la terra è sempre umida, adatta per coltivare noccioline, le tiravamo su e appigliate alla radice venivano fuori ricchi graspi, ma proprio tante …a Tolfa le vendevamo a Boby … quanti soldi che ci dette quella volta … quanti soldi..!”

    Era il 1940 quando Basilio venne ad abitare con la sua famiglia alla Fontana del Papa aveva 11 anni, ancora oggi, racconta “ Quando ci vivevo, non ho mai sofferto la fame, c’era tutto”.

    La proprietà della Fontana del Papa, a quel tempo era molto più estesa e comprendeva anche l’altro casale, e giù fino al fosso di Santa Lucia, i due molini fino al bagnarello.

    Racconta Basilio:- “l’affitto che pagavamo per ogni anno era di cinquecentomila lire .. tanti soldi quasi l’equivalente del costo di una casa, ma quello che ne veniva da questo terreno era una ricchezza, gli animali ci aiutavano in questo, per la pulizia del terreno, le bestie mangiavano e concimavano, le vacche ci davano il latte che ogni giorno portavamo al paese L’uliveto e il prezioso olio, l’orto, gli alberi da frutto per ogni stagione, noci, castagne le dolcissime prugne “goccia d’oro”, le ciliegie, nocciole, fichi, pesche, albicocche, more … la grazia di Dio era su questa terra.

    Gli uomini lavoravano la terra e coltivavano l’orto, si occupavano del bestiame, insomma dei lavori più pesanti Le mie sorelle con mia madre non erano da meno nel duro lavoro della campagna, nell’orto e in casa. Si lavorava tutti insieme.

    Gli asini con le ceste erano i mezzi di trasporto per i prodotti che portavano al vicino paese.”

    Nel 1951 Basilio e la sua famiglia furono costretti a lasciare la Fontana del Papa, ancora Basilio ne parla con amarezza.

    Quando Basilio, appoggiandosi al suo bastone mi ha salutato per ritornare a casa, nel palmo della mano gli ho messo una pipa in terracotta rossa che durante i lavori avevamo trovato, Basilio mi ha guardato mi ha sorriso e ha detto: – “ma è quella di mio padre!”

    L’ha stretta in pugno e ha rivolto lo sguardo verso l’uliveto e il cucuzzolo del diruto castello, verso ricordi e affetti lontani, verso suo padre. 


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