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  • Milano-Highlands


    vittore

    MILANO-HIGHLANDS

     

     

    Alle sette in punto la radio sveglia si accende rompendo il silenzio e riempiendo la camera da letto di gracchianti notizie poco piacevoli: è un segnale che Archie conosce bene.  Ah!… Archie è un West Higland White Terrier di quattro anni ed è sveglio da un pezzo in attesa di quel segnale. Sa che il suo padrone ora si girerà dall’altra parte facendo finta di non sentire, mentre la radio lo incalzerà e lo tormenterà fino al termine del “gazzettino padano”, momento in cui non avrà più scampo e si dovrà alzare, grazie anche a una sua grattatina e ad una spintarella ben assestata.  Poi lo seguirà come un’ombra, senza mai perderlo di vista, prima in bagno poi in cucina poi di nuovo in camera da letto ed infine all’ingresso accanto al suo guinzaglio.

     “Finalmente! Una volta o l’altra me la faccio addosso…”  Pensa Archie, mentre accanto al padrone aspetta l’ascensore annusando l’aria circostante sperando in qualche fresca ed interessante notizia.

    Qualcuno, esperto in comunicazione canina, mi ha spiegato che per un cane è indispensabile annusare l’ambiente circostante per essere costantemente e puntualmente informato su ciò che è accaduto, accade o che accadrà nel suo territorio. In altre parole “legge il giornale”, proprio come fa l’uomo la mattina con il corriere o la gazzetta.

    La prima notizia si trova in ascensore: quella smorfiosa di Milly è rientrata dalle vacanze. Il suo profumo, mescolato a quello della sua padrona, ristagna ancora ed è maledettamente volgare e insopportabile. Milly è un barboncino-nano di due anni, femmina naturalmente.  Archie non la sopporta per quella sua aria saccente e presuntuosa; sempre fresca di toelettatura, ben spazzolata, profumata ed agghindata con un fiocchetto sul capo mai dello stesso colore.

    Un saluto a Pietro, il portinaio, ed eccolo finalmente fuori dove può fare pipì nella sua aiuola preferita. “Ahhh!…Chi non piscia in compagnia… fa bene perchè qui ci piscio io! 

    “Che si annusa oggi di nuovo?  Senti, senti, il bastardo si è alzato presto…”

     Il bastardo è il cane di uno sbandato che bazzica la Centrale: un meticcio di grossa taglia con un brutto carattere che rispecchia quello del suo padrone. E’ un attaccabrighe e per questo viene tenuto a debita distanza dai cani della zona.   

    “Ha lasciato anche il suo biglietto da visita… figuriamoci se il suo padrone si preoccupa di raccoglierla…”  Dopo aver letto la prima pagina, i titoli e qualche trafiletto qua e là, Archie si dirige sul luogo del solito appuntamento.  “Eccolo!  Orgoglioso come Mel Gibson in Braveheart e sospettoso come Sherlock Holmes ne Il mastino dei Baskerville… Come ti butta, vecchia cornamusa sfiatata? ”  Il personaggio che Archie ha appena così pittorescamente descritto e salutato è Scott, un Westie più anziano e più grassottello di Archie;  i due sono grandi amici da lunga data, ma Scott, a differenza di Archie è nato ad Edinburgo e non perde occasione per vantarsi del suo nobile sangue scozzese. Pare anche che suo nonno sia vissuto in un cottage nelle Highlands, un vero paradiso naturale che ha visto l’origine della razza Westie.

    “Che ne puoi sapere tu di Scozia, cuore, orgoglio e cornamuse?  Scommetto che un prato verde tu non l’hai visto nemmeno in tivù…Ah!  Voi  milanesi…., vi dovrebbero ritirare il libretto sanitario per appropriazione indebita di razza!”  I due si apostrofano e si punzecchiano continuamente, ma si vogliono un gran bene e non riuscirebbero a stare nemmeno un giorno senza vedersi.

    “Buon sangue non mente!  I miei documenti sono in regola e poi sono nato in provincia di Varese e di prati all’inglese ne ho visti… Certo che qui un filo d’erba si fatica a trovarlo, però, in compenso, ho trovato una simpatica famiglia che non mi fa mancare niente, neanche la mutua. Ormai mi sono abituato a vivere con l’uomo e non ti nascondo che a volte è anche divertente: ho due compagni di giochi fantastici!”

    Archie si riferisce a Teo, il suo padroncino di dieci anni, particolarmente incline alla lotta e al calcio, a ad Alice, la sorella più grande, che lo ricopre continuamente di coccole e baci e che si occupa del suo look e della sue pappa, o almeno dovrebbe farlo.

    “Pensa che ieri ho dovuto sostenere un incontro di Wresting con Teo. Mi sono divertito una cifra! Soprattutto quanto dal divano sono planato sulla sua pancia:  è stato il colpo che ha deciso il match! 

    Nottetempo poi, quanto tutti dormivano, ho allungato le zampette sul morbido divano del salotto dove ho dormito a pancia in su, come un pashà, fino al mattino.  Bè, certo, ci sono dei momenti in cui rimango a casa solo…, però ti devo dire che è proprio in quei momenti che ripenso a quelle storie affascinanti che mi racconti e mi metto a fantasticare e sogno.., sogno le Highlands, le grandi valli verdeggianti, macchie bianche di pecore  ritagliate nel verde intenso dei pascoli, e le scogliere a picco sull’oceano e gli arcobaleni, il sole, la pioggia e poi ancora sole in un cielo sempre in movimento, attraversato dagli splendidi cormorani.  A proposito raccontami ancora di quella battuta di caccia in cui tuo nonno si era infilato nella tana di una volpe e…”

    “Ehi,Ehi!…Frena amico!…Potrei raccontartela ancora mille volte, ma ora ho da  dirti una cosa molto più importante, che potrebbe cambiare la nostra vita. Archie, amico mio, drizza bene coda e orecchie:  Tagliamo la corda! O meglio: tagliamo il guinzaglio!”

    Che? Tagliare la corda…Che vuoi dire?”  “Hai presente il cottage nelle Highlands di cui ti ho parlato…quello sulla collina, che domina una vallata infinita, con splendidi laghetti, boschi e prati, dove si può correre liberi a perdifiato senza incontrare nessuno, a parte pecore, volpi o lontre?  Bene!  Diventerà casa nostra!  Ho un piano. Ascolta!”

    Archie è rapito ed estasiato ma impaurito: le parole di Scott sono musica per le sue orecchie. I suoi sogni potrebbero realizzarsi, ma la missione gli appare impossibile.

    “Scott!  Ti rendi conto? Quante miglia da percorrere e quanti rischi…non ce la faremo mai!”

    “Caro amico…tu forse non conosci quegli enormi cormorani d’acciaio dalla lunga pancia affusolata che brillano sotto il sole e lampeggiano sotto le stelle… Parlo degli aeroplani. Se riusciamo a saltare su uno di quelli, in poco meno di un’ora siamo in Scozia, giusto il tempo di sorseggiare una Guinness.  Poi sarà il naso a guidarci alle Highlands. Ho studiato tutto nei minimi dettagli. Funzionerà! Ecco il mio piano.

     Domani sera, alle 20:07, puntuale come tutti i venerdì, il Malpensa-Shuttle, il bus diretto all’aeroporto, passerà  proprio di qui, ma la cosa straordinaria è che a bordo ci saranno dei robusti, simpatici, festanti e coloriti uomini in  gonnellino. Sì, il Kilt, il loro inconfondibile abito tradizionale. Sono i supporters della squadra di rugby scozzese che ritornano a casa.  Ieri hanno vinto a mani basse contro l’Italia e saranno più che sbronzi mai su di giri me al solito in queste occasioni.  Il Malpensa-Shuttle si fermerà davanti al bar Gonzales proprio qui all’angolo. L’autista scenderà per comprare le sigarette, lasciando la portiera aperta per circa trenta secondi, come fa abitualmente tutti i venerdì alla 20:07. A questo punto noi entreremo in azione, saliremo a bordo e ci infileremo lesti, lesti, sotto i primi sedili. Con un pizzico di fortuna nessuno ci vedrà. L’autobus si fermerà direttamente in zona partenze internazionali e qui inizierà la parte più difficile. Punteremo sul fatto che non c’e nulla di strano che due Westie seguano un gruppo di scozzesi: sarebbe come se un dalmata seguisse Crudelia De Mon o  un bassotto il sig. Bonaventura…   Il problema è Rex, il cane poliziotto.  Lui ci aspetterà al varco, o meglio all’imbarco… ma, niente paura, a questo punto giocherò la mia carta. So alcune cosette sui cani poliziotto, specie quelli dell’antidroga come Rex: lui lo sa e io potrei spifferare tutto, mettendolo nei guai, oppure passare inosservato con la benedizione del pastore tedesco.  Come vedi ho pensato a tutto. Gli scozzesi saranno felici di averci come compagni di viaggio, l’importante è sorridere…ehm…scodinzolare sempre ed abbaiare mai, e sarà un viaggio piacevole.  L’arrivo ad Edimburgo e previsto per le 23:45, ora locale.  Domande?”

    “Scott, lasciatelo dire, sei grande!  Il tuo piano è praticamente perfetto! Ottimo lavoro! Sento già profumo di brughiera…anche se, ti confesso, sono affascinato quanto spaventato.”

    “Archie!  Non ti riconosco più!  Dov’è finito il temperamento del terrier che c’è in te?  Volere è potere!  E poi dimentichi che ho vissuto un anno in Scozia ed i soci del mio Clan ci daranno una mano: conservo ancora un paio di buoni indirizzi ad Edimburgo, sono amici e ci ospiteranno volentieri. ” “Scott, sono con te!  Qua la zampa! La vita è una, e la nostra è breve. Che la forza di Highlander sia con noi!  A domani, vecchio mio…e non scordarti la Guinness!”

    Archie è al settimo cielo.  Rassegnato ormai al tran tran quotidiano di una grigia vita cittadina fatta di traffico, auto, inquinamento, asfalto e cemento, si vede di punto in bianco proiettato in una nuova dimensione, in una nuova e luminosa realtà, da sempre sognata e desiderata. Il terrier che c’è in lui ora si fa sentire in modo prepotente e reclama spazio, natura ed aria pulita, profumata di pascolo: vuole riappropriarsi della sua terra e delle sue radici. Le Highlands sono ad un passo e lo stanno aspettando.

    Archie passa il resto della giornata a fantasticare e la notte, in preda all’emozione, non chiude occhio. Non fa che pensare al momento in cui metterà le zampe su quel bus. Gironzola nervosamente per casa passando da una camera all’altra: vorrebbe abbracciare i suoi padroni, renderli partecipi della sua scelta. Vorrebbe abbaiare, ululare a tutti la sua felicità, ma può soltanto sospirare, aspettando il fatidico momento.

    Ci siamo: sono le 20,00. Archie è accanto alla porta d’ingresso. I bambini sono nelle loro camere al piano di sopra. C’è silenzio in casa e la tensione è crescente. Puntuale come ogni sera il padrone porta fuori il sacco dell’immondizia. Si apre la porta ed Archie scatta come se avesse avvistato una volpe. Si fionda per le scale ed in cinque secondi netti varca il portone ed è in strada all’insaputa di tutti. Archie è in trans emotiva e non percepisce alcun rumore, a parte il suo rapido respiro e corre, corre all’impazzata verso la meta. Scott è già nel punto stabilito mentre il Malpensa-Shuttle sopraggiunge. Solo una strada li separa. Scatta il semaforo rosso ma Archie non si ferma. Lo stridore di una brusca frenata riecheggia tra i palazzi. Archie si blocca di colpo e rimane così come pietrificato in mezzo all’incrocio, di fronte a un’auto che è riuscita miracolosamente ad arrestare la sua corsa a pochi centimetri da lui, sfiorando una tragedia.  “Tutto bene, piccolino…tranquillo, non è successo niente…, che paura mi hai fatto prendere…ma dove andavi così di fretta?” Una ragazza è scesa dall’auto, gli si è avvicinata ed ora lo accarezza cercando di tranquillizzarlo. Archi, pervaso da un tremore irrefrenabile, rimane immobile con la coda ben nascosta tra le zampe ed il pelo irto per lo spavento.  Scott che ha seguito la scena lo sta chiamando a gran voce:”Per mille cornamuse…Archi! Che fai? Datti una mossa!  L’autobus non aspetta!” Archie non può sentirlo. L’incidente sfiorato oltre ad averlo spaventato ha messo a nudo tutta la sua fragilità, come se il terrier dentro di lui avesse fatto posto ad un criceto. In un momento i suoi sogni svaniscono come bolle di sapone in una giornata di vento. La dolcezza e le carezze della ragazza lo riportano lentamente alla realtà. In quei pochi istanti scorre, davanti ai suoi occhi, il film della sua vita e si rivede cucciolo mentre sgomita tra i fratellini per mettersi in mostra. Rivede i volti estasiati ed increduli di Alice e Teo quando lo scoprono il giorno di Natale. Rivive le vacanze al mare, le corse sulla spiaggia e il primo bagno ed in montagna mentre rotola felice sulla neve fresca. No!  Non può e non vuole dimenticare tutto e tutti. Dimenticare la sua casa, la sua famiglia e l’amore ricevuto e ricambiato con fedeltà, affetto e allegria.  Probabilmente lo staranno già cercando nei suoi nascondigli preferiti. Alice lo starà chiamando con uno di quei nomignoli buffi che lei sola riesce a trovare. Teo sarà alla ricerca del portiere in grado di parare quei suoi rigori micidiali  ed il padrone rischierà di far tardi la mattina, senza le sue ridestanti moine. Ora gli è tutto più chiaro e la voglia di tornare a casa è grande. Scott ha smesso di sbraitare e a malincuore, è riuscito all’ultimo istante ad infilarsi nel Malpensa Shuttle senza il fedele compagno ed ora viaggia verso l’aeroporto tra risate, birra e canti scozzesi.

     “Forse è giusto così. Buona fortuna, Scott! Abbi cura di te.  Porta i miei saluti alle Highlands, agli amici Westie e mi raccomando tieni sempre una Guinness in frigo.  Chissà…non è escluso che un giorno o l’altro ti ricapiti tra le zampe… vecchia cornamusa sfiatata!”

     

    E’ passato ormai un mese da quel fatidico venerdì. La primavera è alle porte e anche la città se ne accorge. Tra i palazzi riescono a farsi largo teneri rametti gialli di forsizia e l’aria è gradevolmente più pulita. Archie è di buon umore: le sue passeggiate sono ora più lunghe e le notizie tante ed interessanti.

    Svoltato l’angolo, ecco una fresca notizia nuova e familiare al tempo stesso. Da un elegante portone sbuca una graziosa, giovane Westie ben strippata e spazzolata con due splendidi occhi neri vispi ed un codino ben ritto.  “E questa da dove arriva?” Archie è piacevolmente sorpreso. I due si avvicinano con circospezione.  “Ciao! Tu sei Archie…vero? Io sono arrivata da poco, ma ho già avuto tue notizie in zona…oh! Scusami…Che sbadata…Mi chiamo Elisabeth, Beth per gli amici.”

    La sua voce è melodiosa ed i suoi occhi irresistibilmente neri e profondi. Archie  ne è visibilmente colpito. Rimane senza parole, a bocca aperta e lingua a penzoloni per interminabili attimi in contemplazione.  “Coo...Come va?”  Riesce a balbettare imbarazzato. “Bella giornata eh?  Tu..tu da dove vieni?”  “Sono di Glasgow, Scozia. Ci siamo trasferiti in Italia. Il mio padrone è vice-console…Certo che qui a Milano i prati scarseggiano…pensare che solo una settimana fa ero in vacanza dai nonni: hanno un cottage nelle Highlands, un posto fantastico!  Ci sei mai stato?

    Archie non sa se ridere o piangere. Quel nome risveglia in lui ricordi ed emozione mai cancellate. Un nodo alla gola gli impedisce di parlare. Ha il cuore gonfio di nostalgia e gli occhi di pianto, ma non è mai stato così felice. I due nuovi compagni si guardano teneramente negli occhi. E’ come se si conoscessero da sempre.  “No…non ci sono mai stato…ma, ti prego, parlami delle Highlands.” 

     

         

     

     

                                                                                                                          Vittore Andreotti

      

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